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IlMondo marzo2014 .pdf



Nome del file originale: IlMondo_marzo2014.pdf
Titolo: 001_merged
Autore: iPad di Francesco

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LEONARDO DEL VECCHIO

LUXOTTICA
Del Vecchio
a caccia
di occhiali
nelle Hawaii

INCHIESTA
ACCIAIO, LA COLATA
DEGLI STRANIERI
IN ITALIA

STEFANO SASSI

VALENTINO
Lo sceicco
del Qatar
assegna il 7%
ai top manager

.it
SETTIMANALE ECONOMICO DI RCS MEDIAGROUP - Corriere della Sera

n. 8 - 7 marzo 2014 www.ilmondo.it

I CONTI DEI COMUNI

LA GRANDE VORAGINE
SULLE 46 AMMINISTRAZIONI LOCALI IN PRE-DISSESTO, SOLO OTTO SI SONO SALVATE.
TRA LE CITTÀ SULL’ORLO DEL CRACK RESTANO NAPOLI E REGGIO CALABRIA. MENTRE
PER CATANZARO, COSENZA, MESSINA E FOGGIA...

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1.500 - U.S.A. $ 7.00 “Poste Italiane
Sped. in A.P. - DL 353/2003 conv. in
L. 46/2004 art. 1 c. 1 DCB Milano”

COVERSTORY
di Fiorina Capozzi e Mariarosaria Marchesano

Enti locali Viaggio nell’Italia dei campanili e dei conti che non tornano

MAL COMUNE
Sono 46 i municipi che nel 2013 hanno chiesto la procedura
anti-dissesto. Ma soltanto in otto casi il piano di riequilibrio
finanziario è stato approvato dalla magistratura di controllo

A

Napoli mancano i pezzi di
ricambio degli autobus e per far
funzionare alcuni mezzi, se ne
smontano altri. A Cosenza, Edison ha
lasciato al buio il palazzo del Comune,
lo stadio San Vito, il centro anziani, il
bocciodromo e, paradosso, gli impianti
di video sorveglianza, a causa di
bollette non pagate
dall’amministrazione per 4,2 milioni.
Reggio Calabria, dopo il
commissariato per il timore di
infiltrazioni mafiose, ora rischia anche
il crack finanziario. Poi ci sono casi
come quello di Avola, piccolo comune
in provincia di Siracusa, dove un
contenzioso con il gruppo Astaldi di 16
milioni (per la costruzione della
circonvallazione Avola-Noto) si è
trasformato nella zavorra che potrebbe
affondare i conti. La lista delle
sofferenze e dei paradossi dei comuni
italiani in stato di pre-dissesto potrebbe
continuare: a poco più di un anno
dall’entrata in vigore del decreto 174
del 2012 (il cosiddetto «salva-enti»
voluto dal governo Monti) i nodi
vengono al pettine. E la lista dei
Quei Fori Imperiali
Il primo cittadino
di Roma, Ignazio Marino

IL MONDO
7 marzo 2014

municipi falliti, 57 in tutto, ora rischia
di allungarsi. Ma vediamo perché.
L’AUSTERITY DEL SINDACO
Su 46 comuni che nel 2013 hanno fatto
ricorso alla procedura che consente di
evitare il dissesto vero e proprio sono solo
otto i casi in cui il piano di riequilibrio
finanziario pluriennale presentato dai
sindaci (condizione necessaria anche per
accedere ad anticipazioni finanziarie del
fondo rotativo) è stato approvato dalla
Corte dei Conti. Tra i campanili virtuosi,
Catania, Chieti, Potenza e Frosinone, che
andranno incontro a un decennio di
austerity e sacrifici, ma sono riusciti a
evitare il peggio. Secondo quanto il
Mondo è stato in grado di ricostruire sulla
base delle sentenze regionali della Corte
dei conti e delle informazioni riportate dai
media locali, i comuni che si sono visti
bocciare i piani sono in tutto 16 (tra i quali,
Napoli e Reggio Calabria), mentre in
attesa di giudizio ce ne sono altri 22. In
quest’ultima categoria, però, rientrano
anche casi come per esempio quello di
Castrovillari, in cui i magistrati contabili si
sono già espressi chiedendo chiarimenti e
integrazioni su modalità e tempi di rientro
dei debiti. E non mancano situazioni
anomale, come quella di Milazzo, dove la
Corte di Giustizia di Palermo ha appena
stabilito il reintegro del consiglio
comunale e la revoca del dissesto dopo che
la Corte dei conti aveva pochi mesi fa
bocciato il piano di rientro. Insomma, la
contabilità degli enti non torna: dal 2009 a
oggi i tagli applicati dallo Stato centrale
ammontano a 16 miliardi: alcuni comuni
sono riusciti a organizzarsi con meno
risorse, altri non ce l’hanno fatta e si sono
aggrappati al decreto 174 per venirne

8

MEZZO CRACK
PROMOSSI
Racalmuto (Ag)
Campione d’Italia (Co)
Catania
Chieti
Battipaglia (Sa)
Rieti
Frosinone
Potenza

57
37
46

GLI ENTI IN DISSESTO
QUELLI CHE HANNO AVVIATO LA
PROCEDURA DI RIEQUILIBRIO FINANZIARIO
PLURIENNALE NELL’ANNO 2012
GLI ENTI CHE HANNO AVVIATO LA
PROCEDURA DI RIEQUILIBRIO FINANZIARIO
PLURIENNALE NELL’ANNO 2013
FONTE MINISTERO DELL’INTERNO

9

BOCCIATI
Locri (Rc)
Santa Venerina (Ct)
Porto Azzurro (Li)
Mostarace (Rc)
Anoia (Rc)
Belcastro (Cz)
Villalago (Aq)
Napoli
Lamezia Terme (Cz)
Soverato (Ct)
Reggio Calabria
Benevento
Cefalù (Pa)
Ispica (Rg)
Taurianova (Rc)
Scaletta Zanclea (Me)
IN ATTESA DI GIUDIZIO
Belmonte Mazzagno (Pa)
Caccamo (Pa)
Casamicciola Terme (Na)
Arpino (Fr)
San Lucido (Cs)
Rocca di Neto (Cr)
San Nicola Manfredi (Bn)
Contursi Terme (Sa)
Roccabascerana (Av)
Casalduini (Bn)
Messina
Foggia
Catanzaro
Eboli
Modica (Rg)
Giarre (Ct)
Scicli (Rg)
S. Giovanni in Fiore (Cs)
Scordia (Ct)
Avola (Sr)
Cosenza
Chiaravalle Centrale (Ct)
IL MONDO
7 marzo 2014

COVERSTORY

fuori. Ma il meccanismo ha funzionato
solo in parte. Così si è venuto a creare un
vero corto circuito tra istituzioni: le
amministrazioni locali da un lato, che
scrivono e riscrivono piani per il rientro dei
debiti, ma evidentemente sono poco
convincenti, e i magistrati contabili
dall’altro, che hanno reso più severi i
controlli. In mezzo ci sono i cittadini che
pagheranno il prezzo più elevato di una
gestione irrazionale delle risorse e di un
rapporto non sempre costruttivo tra poteri
dello Stato, come messo in evidenza
dall’Anci, l’associazione nazionale dei

Etneo Il sindaco di Catania, Enzo
Bianco. La città è tra quelle promosse

comuni (vedere box nella pagina a fianco).
E se nel caso di Roma (oltre 13 miliardi di
debiti accertati) la miccia sarà disinnescata
ancora una volta con un decreto ad hoc,
che prevede un progetto di risanamento
triennale e la cessione di alcune
partecipazioni, per gli altri comuni in
difficoltà non c’è ancora una risposta a
livello governativo. La speranza è riposta
ora in un nuovo disegno di legge con iter
urgente.
LE CAUSE DEL CORTO CIRCUITO
«Il ricorso a un’ennesima ciambella di
salvataggio è sbagliato perché non si fa
IL MONDO
7 marzo 2014

Real estate Due dei palazzi
storici che il Comune
di Napoli vuole cedere

Napoli Rilievi dei giudici contabili sul piano di dismissioni immobiliari

Per caso sulle vendite facite ammuina?
Napoli scivola sul mattone. Sono numerosi e puntuali i rilievi fatti dalla sezione campana
della Corte dei conti sul piano di riequilibrio presentato dal sindaco Luigi De Magistris
(foto). Una bocciatura su tutta la linea a cui Napoli si può appellare entro il 19 marzo
presentando le controdeduzioni su cui si esprimeranno ancora i giudici contabili, questa
volta a sezioni riunite. Leggendo le motivazioni della sentenza, emerge che sono le lacune
sul programma di dismissione immobiliare uno dei punti che ha più condizionato il
giudizio negativo della Corte. Su una previsione di rientro di debiti pari a 1,4 miliardi in 10
anni, infatti, quasi 800 milioni di potenziali entrate future si basano sulla cessione di
cespiti, sia di edilizia residenziale pubblica (circa 13 mila alloggi) che di patrimonio
cosiddetto disponibile (cioè 2.500 unità di cui fanno parte i gioielli di famiglia, palazzi
storici ed edifici di pregio come il Circolo Posillipo). Ma è davvero possibile vendere 800
milioni di immobili entro il 2024, considerando lo stato spesso fatiscente degli edifici, i
vincoli urbanistici e le condizioni critiche del mercato? Il piano del Comune non ha
convinto i giudici contabili e non c’è da meravigliarsi visto che di questi tempi anche
grandi fondi e società specializzate nel real estate sono ferme al palo con le dismissioni.
La palla ora è nelle mani della Napoli Servizi, società al 100% del Comune di Napoli che il
21 febbraio ha firmato dal notaio il nuovo contratto che aggiunge alle mansioni già svolte
(servizi e facility management) proprio la gestione e la vendita del patrimonio immobiliare.
Nei mesi scorsi la Napoli Servizi, amministrata da
Dario Scalella, ha ricevuto dalla Romeo Gestioni di
Alfredo Romeo (che per vent’anni è stata gestore
del patrimonio) cinque tir di documenti cartacei sui
cespiti sui quali ha cominciato a ricostruire il puzzle.
Ma una cosa fondamentale, a quanto risulta, sembra
mancare: un piano strategico dettagliato su come
procedere, con quali tempi e modalità generando
quali flussi di cassa e così via. Molto probabilmente
si ricomincerà da quello che ha lasciato in sospeso
la Romeo, la vendita di alcune centinaia di alloggi
agli inquilini, ma sui palazzi di pregio dovrà essere il
Comune a dare indicazioni. Quando? La Corte dei
conti non aspetta.

altro che rinviare il problema di un altro
anno», spiega Fabrizio Pezzani,
economista della Bocconi esperto di
management di enti locali, nonché
componente del collegio dei revisori dei
conti del Comune di Milano. «Occorre
un intervento radicale rimodulando il
Patto di stabilità su base regionale, in
questo modo si darebbe il via a un
meccanismo di compensazione tra
comuni della stessa regione a cui viene
imposto un tetto di debito complessivo da
non superare». Secondo Pezzani, ma è
un’opinione condivisa all’interno della
scuola economica bocconiana, una grossa

10

responsabilità dell’attuale situazione è da
attribuire al famoso capitalismo
municipale che ha fatto proliferare il
numero di controllate e partecipate (il
commissario alla spending review Carlo
Cottarelli ne ha contate oltre 6 mila di
cui un terzo ha bilanci in perdita). In
pratica, la trasformazione di uffici e
funzioni in «aziende» e società per azioni
ha consentito di non contabilizzare le
loro perdite nel bilancio comunale, e
quindi nel famigerato Patto di stabilità
interno. «Un escamotage al quale si è
fatto ricorso in modo eccessivo»,
continua Pezzani, «così com’è accaduto

Anci L’associazione e l’incontro chiesto al presidente di via Baiamonti

Diremo alla Corte che la coperta è corta
Non solo attività di controllo. Ma soprattutto cooperazione con l’obiettivo di contribuire a
risolvere i problemi finanziari degli enti locali. È la richiesta che arriva dall’Anci, l’associazione
nazionale dei comuni, guidata dal Pd Piero Fassino (foto), il quale ha richiesto un incontro
ufficiale con il presidente della Corte dei conti, Raffaele Squitieri per discutere dei bilanci dei
comuni (la sede della Corte è in via Baiamonti a Roma). Di fronte a decine di piani di
riequilibrio pluriennali bocciati, l’Anci, dunque, passa al contrattacco. Il che non è cosa da
poco, soprattutto considerando che Fassino è uno di quei sindaci che, nel 2012, ha
volontariamente sforato il Patto di Stabilità per non privare i cittadini dei servizi essenziali. «Dal
2010 la Corte ha acquisito un ampio potere di monitoraggio dei bilanci comunali», spiega
Guido Castelli, responsabile Finanza locale dell’Anci e sindaco di Ascoli Piceno. «Sia chiaro
che non abbiamo paura dei controlli contabili, ma auspichiamo che si crei un rapporto
costruttivo e non di contrapposizione tra comuni e Corte dei conti». Ma come si spiega un
così gran numero di rilievi da parte dei magistrati contabili sui rendiconti dei sindaci? «È in atto
un grande processo di ristrutturazione dei bilanci pubblici che sta facendo emergere alcune
situazioni patologiche», prosegue Castelli, «e le norme sul pre-dissesto hanno introdotto
alcuni criteri sani senza tuttavia affrontare il nodo centrale delle differenze regionali: in alcune
aree del Paese, l’amministrazione locale si è trasformata in una sorta di ammortizzatore
sociale come testimonia la forte incidenza di spese per il personale sui costi complessivi. Per
risolvere casi simili, localizzati soprattutto al Sud, è
necessario un periodo di programmazione e strumenti
adeguati come prepensionamenti in deroga alla legge
Fornero». È vero poi che bisogna procedere con il
disboscamento delle partecipate «ma senza fare di
tutta l’erba un fascio, poiché alcune di queste società
contribuiscono positivamente al bilancio degli enti e a
favorire l’integrazione dei comuni più piccoli». Ma
soprattutto, è convinta l’Anci, servono regole certe
come la stabilizzazione dei flussi finanziari per una
programmazione più razionale che eviti il ricorso a
equilibrismi dell’ultim’ora nella stesura dei bilanci, la
riforma del catasto e quella della riscossione dei tributi
affidata oggi a Equitalia.

per gli strumenti derivati, con il risultato
che l’equilibrio finanziario degli enti
locali è ormai fuori controllo anche in
situazioni ancora non evidenti». C’è da
dire che una legge del 2008 aveva
previsto il consolidamento dei debiti
delle municipalizzate, ma non risulta
ancora applicata nella redazione dei
bilanci 2013. Questo vuol dire che
all’attuale crisi finanziaria di numerosi
enti, occorre aggiungere questo carico di
debito nascosto, surrettiziamente fuori
bilancio, ma che nessuno ha ancora
quantificato. Si parla, comunque, di
diversi miliardi di euro.

CDP IN SOCCORSO (FORSE)
La situazione è quindi assai complicata.
Tanto più che buona parte dei piani di
riequilibrio finanziario degli enti si fonda
sulla cessione di asset. Soprattutto di tipo
immobiliare. Purtroppo, però, il mercato
del mattone non dà ancora segnali di
ripresa (-8,3% secondo Nomisma per le
compravendite nel 2013) con previsioni
poco rosee anche per via dell’aumento
del carico fiscale sugli immobili che,
secondo l’ufficio studi della Cgia di
Mestre, potrebbe lievitare di 3 miliardi
nel 2014 contribuendo a comprimere
ulteriormente i prezzi. In questo scenario,

11

l’unica possibilità concreta per gli enti
pubblici che vogliano cedere i propri
immobili rapidamente, senza svenderli,
viene dalla Cassa depositi e prestiti con
il Fondo di investimenti per la
valorizzazione (Fiv). Quest’ultimo, forte
di una dotazione complessiva di 825
milioni di euro, ha già acquistato,
attraverso il suo comparto denominato
Extra, immobili di pregio per
complessivi 490 milioni nell’ambito di
un’operazione straordinaria condotta con
il Demanio. Ma sono stati in pochi i
comuni che hanno colto al volo
quest’opportunità. Si tratta di Bergamo,
Torino, Venezia, Verona e anche Firenze,
che ha venduto il teatro comunale per 23
milioni. La Cdp ora è pronta, attraverso
il comparto Plus che ha una dotazione di
un centinaio di milioni, a rilevare altri
immobili direttamente dagli enti
pubblici. «Ci sono già alcuni dossier in
corso di valutazione», riferiscono fonti
vicine alla Cassa senza sbilanciarsi sul
numero di richieste pervenute. Finora,
per il segmento Plus, è stata licenziata
una sola acquisizione: due asset
comprati dalla Fondazione Irccs Ca’
Granda Ospedale Maggiore Policlinico
di Milano per 17 milioni. Del resto,
l’esame della Cdp sugli immobili da
acquistare è molto severo: innanzitutto
viene effettuata dai tecnici interni una
vera e propria due diligence per
verificare le reali potenzialità
dell’immobile che l’ente vorrebbe
cedere. Alla fine della procedura di
analisi, la Cassa definisce un prezzo e
l’ente procede a bandire un’asta
pubblica. Solo se quest’ultima va
deserta, la Cdp compra l’immobile per il
valore indicato alla fine della due
diligence. In questo modo, il Comune
evita di finire nel vortice ribassista delle
aste deserte e la Cdp diventa proprietaria
di un asset di pregio da ricollocare
successivamente sul mercato. Il circuito,
insomma, è virtuoso, ma evidentemente
ha senso solo su real estate di pregio.
Non certo per tutto l’enorme patrimonio
immobiliare dei comuni.
Fiorina Capozzi
e Mariarosaria Marchesano
IL MONDO
7 marzo 2014



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