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la stampa 30 03 2014 by pds signed .pdf



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Autore: 8080 pdfGrill - http://www.8080.it

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*

Domani in edicola con La Stampa

*

W

LA
LA STAMPA
STAMPA
QUOTIDIANO FONDATO NEL 1867
DOMENICA 30 MARZO 2014 • ANNO 148 N. 88 • 1,30 € IN ITALIA (PREZZI PROMOZIONALI ED ESTERO IN ULTIMA) SPEDIZIONE ABB. POSTALE - D.L. 353/03 (CONV. IN L. 27/02/04) ART. 1 COMMA 1, DCB - TO www.lastampa.it

OGGI ALLE URNE

LA TURCHIA
DI ERDOGAN
A UN BIVIO
ENZO BETTIZA

D

omenica elettorale non di poco
conto. Si vota ad
Ankara in un
momento in cui
sulla Turchia, nazione chiave del grande Medio Oriente, incombono responsabilità delicate per l’ordine e la
stabilità tra Asia ed Europa
mediterranee. La dice lunga
quanto è già accaduto nella
burrascosa appendice del
Mediterraneo che è il Mar
Nero. Basterà nominare la
Crimea che ha visto Putin tirare fuori la mano e prendersela in un colpo solo: un colpo da baro, eseguito forse
con la collaborazione passiva della stessa vittima.
La Turchia, che del Mar
Nero è la seconda potenza,
dopo esserne stata la prima
in altri tempi, non ha potuto
che tacere e difatti ha taciuto. Fa comunque una certa
impressione contemplare e
misurare il ridimensionamento storico subito dalla
Turchia, ridotta da impero
intercontinentale a una penisola autarchica e più asiatica che europea. Tuttavia,
in virtù anche dello scossone datole negli Anni Venti
da Ataturk, continuiamo a
vedere in piedi sempre una
nazione importante, degna
di molteplice considerazione per la statura economica,
geopolitica e strategica. C’è
libertà più che democrazia,
la quale ultima, a dire il vero, non rientra nel costume
politico tradizionale: lo
stesso Ataturk era tutt’altro
che un democratico.

Condannati a 14 anni gli esecutori

La nuova legge è in vigore

Sfregiata con l’acido
20 anni all’ex fidanzato
«Mi riprendo la vita»

Londra, primi sposi gay
Cameron si congratula
«Una svolta epocale»

Longo A PAGINA 17

Rizzo A PAGINA 15

Si apre il caso della staffetta generazionale dopo il confronto fra le ministre del governo Renzi

“Impegno a innovare”

Dipendenti pubblici,
under 35 solo uno su 10

Visco insiste
“Le imprese
ora devono
investire”

Madia: un giovane assunto ogni 3 uscite. Giannini: no, è sbagliato
La «staffetta generazionale» proposta dalla ministra
Marianna Madia si scontra
con il «no» della collega Stefania Giannini: «Un sistema
sano non ha bisogno di mandare a casa gli anziani per far
entrare i giovani». Il 25% dei
3,3 milioni di dipendenti pubblici ha più di 55 anni.

1

Bottero, Giovannini, Mattioli
e Paci ALLE PAGINE 2 E 3

INTERVISTA

L’AUTOBUS STRAPIENO Barca: sei mesi
stro della Pubblica ammini-

WALTER PASSERINI

P

otremmo chiamarla la
guerra delle due dame. Lo scontro a viso
aperto sulla staffetta generazionale fra la trentatreenne Marianna Madia, mini-

strazione e della Semplificazione, e la cinquantatreenne
Stefania Giannini, ministro
dell’Istruzione, università e
ricerca, è la metafora perfetta
del nostro Paese.

1 Nessun

dietrofront sulle
accuse di rigidità, anzi. Il governatore di Bankitalia chiede alle
imprese di avere fiducia e investire «perché non deve cambiare solo lo Stato».
Chiarelli,
Pitoni e Talarico A PAGINA 4

per giudicare Renzi

L’IMMOBILISMO

“I sindacati invece
non hanno cambiato”

TECNOLOGICO
IL PIÙ DANNOSO

Paolo Festuccia

CONTINUA A PAGINA 33

A PAGINA 7

STEFANO LEPRI

N

PATTINAGGIO, IN GIAPPONE ORO PER CAPPELLINI E LANOTTE, BRONZO PER KOSTNER

Magie sul ghiaccio, due medaglie mondiali

el quotidiano teatro
mediatico, se gli interlocutori non si azzuffano non c’è notizia, cosicché
su scambi a stretto giro di
soundbites o di tweets si sceneggia una inesistente rissa.
CONTINUA A PAGINA 5

Oggi Kerry vede Lavrov

“Autonomia
e ritiro”
Il piano Usa
per l’Ucraina
1A

Parigi prove di disgelo
tra Usa e Russia. Intanto a
Kiev il fronte di piazza Maidan
si organizza per le Presidenziali: Klitschko lascia, il tycoon Poroshenko sfiderà Timoshenko
e Dobkin.
Baroni, Mastrolilli

CONTINUA A PAGINA 33

e Zafesova ALLE PAGINE 8 E 9

Istanbul, il candidato sindaco
“Soffoca la libertà
Erdogan è finito”

Interscambio Italia-Russia
Sanzioni a Mosca:
fattura da 30 miliardi
REUTERS/YUYA SHINO

Marta Ottaviani A PAGINA 11

Zonca A PAGINA 43

L’esibizione di Anna Cappellini e Luca Lanotte: alle recenti Olimpiadi di Sochi avevano chiuso al sesto posto

Karaoke e hotel a 5 stelle nel comprensorio sciistico coreano del dittatore in stile occidentale

Uno slalom sulle piste di Kim Jong-un
NICOLA BUSCA

ORA LEGALE

MASIK (NORD COREA)

M

asikryong» in coreano significa «collina dove anche i cavalli devono riposare», e il suo significato è legato a un’antica leggenda del XVI secolo, quando le due Coree erano unite sotto la dinastia Joseon. Per
vendere parte del raccolto, un contadino di
Wonsan (Sud-Est dell’attuale Corea del Nord)
dovette percorrere a cavallo i 200 chilometri.
CONTINUA A PAGINA 13

Vi siete ricordati
di portare
le lancette

AVANTI DI
UN’ORA?
Centimetri
LA STAMPA

Paolo Baroni A PAGINA 9

2 .Primo Piano

STAMPA
.LA
DOMENICA 30 MARZO 2014

U

GOVERNO
IL NODO DELLA P. A.
Hanno
detto

Marianna Madia

Bisogna sostituire
i dipendenti vicini alla
pensione per favorire
l’ingresso dei giovani
Stefania Giannini

Un sistema sano non
ha bisogno di mandare
a casa gli anziani per
far entrare i giovani

Generazioni
La ministra dell’Istruzione Stefania Giannini
con quella della P. A. Marianna Madia
NEWPRESS

Lavoro, primo scontro tra ministre
Madia propone i pensionamenti per creare occupazione e Giannini replica: no a scontri fra giovani e vecchi
GIUSEPPE BOTTERO
TORINO

Visto che su 3,3 milioni di dipendenti pubblici italiani uno
ogni quattro ha più di 55 anni,
perché non immaginare una
staffetta generazionale per
accompagnare verso la pensione i più anziani e liberare
risorse per permettere l’ingresso dei giovani? La proposta del ministro della Semplificazione e Pubblica amministrazione Marianna Madia,
lanciata in una intervista al
«Corriere della Sera», si
scontra con i muri alzati dalla
collega di governo Stefania
Giannini, titolare dell’Istruzione, e dai sindacati. «Va avviato un processo di riduzione
non traumatica dei dirigenti e

più in generale dei dipendenti
vicini alla pensione per favorire
l’ingresso dei giovani - è la tesi
di Madia -. Se non si fa, non ci
può essere il rinnovamento della P.a., ma anzi si andrà verso la
sua agonia. Un po’ quello che

La ex rettore: «Non amo
il collegamento tra
chi va casa e chi resta
Serve un altro criterio»
accade a un Paese che non fa figli. Noi invece dobbiamo avere
una visione, un obiettivo politico». Obiettivo che, evidentemente, non è troppo condiviso
anche tra i banchi dell’esecutivo. «Non amo il collegamento

tra chi va a casa e chi entra. Un
sistema sano non ha bisogno di
mandare a casa gli anziani per
far entrare i giovani. Per me è
necessaria una alternanza costante» dice la Giannini dal
convegno di Confindustria a
Bari. Eppure i numeri sono
chiari: la percentuale di under
35 nella nostra Pubblica Amministrazione supera di pochissimo il 10%, nel Regno Unito e in
Francia galoppa oltre il 25%.
Giannini lo sa, ma al momento
preferisce rilanciare sulle riforme che dovrebbero sbloccare il
mercato del lavoro: «Il precariato è una deformazione patologica del principio di flessibilità, che va restituito alla sua fisiologicità. Un governo che crede nella flessibilità e non nella

sua patologia deve trovare gli
strumenti e lo sta facendo».
La proposta Madia, come
prevedibile, per ora non trova
sponda tra i sindacati. «Mi pare
che il ministro sia un po’ confuso», dice il segretario confederale della Cisl, Giovanni Faverin. Rosanna Dettori, Cgil, apre
al ricambio generazionale, ma
attraverso il ripristino del turnover. A Dettori i toni di Madia
non sono piaciuti, si sta «parlando con troppa facilità di esuberi e prepensionamenti», spiega. «Madia ha detto che non
vuole cambiare la Fornero e se
non si cambia rischiamo nuovi
esodati». Molto più cauta la posizione della Uil. «Non vedo
male il ricambio generazionale,
è quasi normale», ragiona il se-

3,3
milioni
Il numero dei dipendenti
che lavorano a vario titolo
per la Pubblica
amministrazione

55
anni
Un dipendente
pubblico su
quattro ha un’età
superiore ai 55 anni

gretario confederale Antonio
Foccillo. «È giusto che entrino i
giovani con nuove capacità anche per far fronte a esigenze
mutate. Certo questo non significa per forza staffetta, ma se
non si risparmia tagliando in altri modi come spesso abbiamo
chiesto, su questo bisogna puntare». Naturalmente, ragiona, il
meccanismo «di uscita deve essere su base volontaria». Più o
meno come succede nelle
aziende private, o in alcuni enti
controllati dallo Stato che stanno già sperimentando il patto.
«Così - spiega Foccillo - mi sembra un’ipotesi accettabile». Nel
dibattito interviene anche l’ex
ministro Fornero: «Prepensionamenti? Attenzione - dice - a
non smontare le riforme».

Le st
to trent’anni alla catena di montaggio.
E, mi creda, trent’anni non sono uno
scherzo». Ma scusi, adesso come vive? «Fra mobilità e incentivo, diciamo
che ho lo stipendio assicurato per tre
anni. Intanto mi guardo intorno». Appunto: i cinquantenni, statistiche alla
mano, sono quelli che hanno meno
possibilità di ritrovare un lavoro. Per
questo, se sono così fortunati da averne uno, fanno di tutto per non mollarlo. «E io invece ho fatto il contrario.
Devo cercarmi un posto, d’accordo.
Ma lo considero uno stimolo, non una
disgrazia». Scusi la curiosità, è sposato? «Sì, con una ragazza comasca, si
chiama Tiziana. Niente figli. Lei è una
frontaliera, ha un ottimo lavoro in
Svizzera». E che le ha detto quando si
è licenziato? «Beh, diciamo che non

L’ex operaio 50enne

“Licenziavano e ho lasciato
il mio posto a un giovane”
per me, ho pensato».
La storia si svolge a Olgiate Coma«Quando sono arrivate le lettere di li- sco, paesone di 11 mila abitanti al conficenziamento ho pensato ai colleghi ne svizzero, e questa volta riguarda il
più giovani, magari con dei figli e il settore privato. L’azienda è la Sisme,
mutuo da pagare. Ho pensato che po- motori per elettrodomestici. E la via
tevo, si può dire?, salvare le chiappe a crucis della crisi, quella che abbiamo
qualcuno. E allora mi sono licenziato letto mille volte. Prima ristrutturazioio». Nell’Italia della guerra fra gene- ne nel 2009, dopo le delocalizzazioni in
razioni, con i giovani parcheggiati a Cina e in Slovacchia: su 790 lavoratori,
replicare all’infinito inutili stage se ne vanno in 170, 140 prepensionati e
aspettando che qualche anziano va- 30 con incentivi. Nel gennaio scorso, le
da finalmente in pensione, la vicenda lettere di licenziamento di cui parla
di Giuseppe Caravello è quantomeno Caravello arrivano ad altre 198 persoinsolita. «Ma non mi faccia passare ne: «Mai visto, da queste parti. È semper il buon samaritano. Dopo tren- pre stata una zona ricca, di impiego
t’anni di fabbrica, avevo voglia di ri- quasi pieno. Anche le vertenze sindamettermi in gioco. Eravamo tutti in cali erano tranquille». Questa, ovviasala mensa, di presidio perché la ver- mente, no. Dopo 17 giorni di scioperi e
tenza con l’azienpresidi, si trova
da era di quelle
con
IN FABBRICA A 20 ANNI l’accordo
dure, quando hanl’azienda, che poi
«Dopo 30 anni alla catena cambia idea e lo deno cominciato a
di
montaggio
ero anche stufo nuncia. Il giudice
squillare i telefonini. Chiamavano
di continuare quella vita» stabilisce che i lida casa per ancenziamenti sono
nunciare che erano arrivate le lettere illegittimi. Nuova conciliazione: la quadi licenziamento. Mi sono sentito li- dra è la mobilità più un incentivo di 20
cenziato anch’io, benché non sapessi mila euro per chi lascia. Decidono di
ancora se lo ero davvero. E mi è scat- andarsene anche diciotto che non eratato qualcosa dentro: è finita anche no stati licenziati, fra i quali appunto
ALBERTO MATTIOLI
MILANO

Ha
detto
Ho pensato ai
più giovani,
magari con figli
e mutuo
da pagare e
così ho deciso
di licenziarmi

FUTURO

«Con l’incentivo e la mobilità
posso resistere tre anni
Intanto ne cerco un altro»

Impegno
Giuseppe Caravello ora si occupa
di attività sindacale «a titolo gratuito»
ci tiene a precisare

Caravello. «Ma quasi tutti - racconta
lui - sarebbero arrivati alla pensione
con la mobilità. Io no. Ho 50 anni, me
ne mancano ancora dieci, a voler essere ottimisti. Però ero stufo. E l’idea che
forse avrei potuto salvare il posto a
qualcuno più giovane è stata la molla
decisiva».
Il kamikaze ha una storia tipica.
Genitori di Rosolini, provincia di Sira-

cusa, che nel ’63, ormai quasi fuori
tempo massimo, emigrano in Francia.
Giuseppe nasce quell’anno nella
banlieue di Parigi. Nel ’68, rientro in
Sicilia e all’inizio degli Anni Ottanta
nuova emigrazione, questa volta al
Nord quasi Svizzera. «Io sono entrato
in fabbrica a vent’anni e mi ritengo
anche fortunato, perché già all’epoca
non si assumeva più molto. Poi ho fat-

mi ha esattamente fatto l’applauso.
Me lo farà quando avrò un altro lavoro. Una ragione di più per trovarlo».
Nel frattempo, l’ex Cipputi fa attività sindacale («Da volontario e gratis, sia chiaro») per la Cisl. È sempre
stato uomo di buone letture («Fu un
gran peccato, lasciare il liceo scientifico per andare a lavorare», dice) e
adesso prova a metterle a frutto per
scrivere la sua storia, «trent’anni di
lavoro, ma anche di amicizie, di divertimento e di attività politica e sindacale». Titolo, «provvisorio» dice lui,
bellissimo aggiungiamo noi: «Il mio
turno lo decido io».

LA STAMPA
DOMENICA 30 MARZO 2014

Primo Piano .3

.

Impiegati

il caso
ROBERTO GIOVANNINI
ROMA

a pubblica amministrazione italiana non funziona, e
gran parte della colpa va
attribuita a leggi e regole
infinite e pervasive, alla
dirigenza politicizzata e corporativa,
a un’organizzazione ottocentesca e
farraginosa a una cultura burocratica sclerotizzata e invecchiata. Forse
alcuni problemi però dipendono anche da un altro tipo di «invecchiamento»: quello anagrafico che ha travolto dal 2000 il personale del comparto. Un processo scatenato evidentemente dalla sfilza di blocchi del
turnover - le assunzioni di nuovo personale in sostituzione di quello andato in pensione Pil - che da oltre un
decennio sono stati imposti per risparmiare soldi pubblici. Blocchi che
sono stati certamente in parte aggirati reclutando personale a tempo
determinato o in collaborazione, tendenzialmente più giovane. Ma che alla fine hanno dato vita a una pubblica
amministrazione il cui personale è
passato da un’età media di 43,6 anni
nel 2001 a una di 48,1 nel 2012.
Non per forza di cose disporre di
personale relativamente anziano
equivale a inefficienza e malfunzionamento. Del resto i cinquantenni di
oggi sono molto diversi e «freschi»
rispetto ai cinquantenni di qualche
decennio orsono. E non si può negare che il processo di invecchiamento
dei «travet» ricalca da vicino l’analogo processo che ha coinvolto l’intera società italiana. Ma non c’è dubbio che una forza lavoro più giovane,
oltre ad essere più agile mentalmente e culturalmente (e in teoria dotata di una migliore qualificazione scolastica) è anche più pronta ad accettare i drastici cambiamenti organizzativi (e soprattutto di cultura organizzativa) che tutti gli addetti ai lavori ritengono indispensabili al Paese. Dopo di che, se quello del ringiovanimento del personale pubblico è
l’obiettivo, non ci sono grandissime
alternative: o si allenta la morsa del
blocco del turnover, favorendo assunzioni «mirate» di ragazzi qualifi-

L

Dal 2001
al 2012
l’età media
dei
dipendenti
pubblici
è salita
di quattro
punti
e mezzo

48,1%
Età media
Nella Pubblica
amministrazione l’età
media è oltre i 48
Molti gli over 60

10%
Under 35
I lavoratori giovani sono il
10% in Italia contro il 25%
del Regno Unito e il 28%
della Francia

Il blocco del turn over paralizza
la Pubblica amministrazione
Solo un dipendente su cento ha meno di 29 anni. 180 mila gli over 60
ETA’ MEDIA DIPENDENTI PUBBLICI PER COMPARTI
p
Carriera diplomatica
Forze armate
Scuola
Enti art. 70-comma 4-D.165/01
Enti di ricerca
g
Agenzie
fiscali
Università
Ist. form.ne art.co mus.le
g dei Ministri
Presidenza Consiglio
g
Magistratura
Vigili del Fuoco
p
Enti pubblici
non economici
Carriera prefettizia
g
Regione
ed autonomie locali
Servizio sanitario nazionale
p
Autorità dipendenti
p
Carriera penitenziaria
p di polizia
p
Corpi
Ministeri
Enti art. 60-comme 3-D.165/01
g
Regioni
a statuto speciale
TOTALE

2006
46,4
37,1
,
49,8
50,8
48,9
49,2
49,1
49,7
50,6
48,8
43,3
49,1
50,7
47,9
46,1
43,7
48,2
39,4
48,9
44,7
44,6
46,7

2012
45,0
36,7
49,8
50,9
49,0
49,9
50,1
50,7
51,8
50,0
44,7
51,0
52,8
50,1
48,3
46,3
50,8
42,2
51,9
48,0
48,4
48,1

Differenza percentuale
-1,32
Fonte: Conto
-0,43
annuale RGS
-0,03
,
0,09
0,15
0,74
0,95
1,05
1,12
1,19
1,39
1,88
2,11
2,19
2,21
2,53
2,57
2,85
2,99
3,30
3,75
1,30

cati ma aumentando i costi per pen- che sostanzialmente hanno mantenusioni e stipendi, oppure ci si tiene il to un’età media intorno ai 50 anni.
personale che c’è, riorganizzandolo
L’altra faccia della medaglia è il basnel modo migliore possibile.
sissimo numero di giovani presenti
I numeri, comunque, sono chiarissi- nella pubblica amministrazione. Conmi. Secondo la Ragioneria dello Stato, siderando l’intero settore nel 2011, solo
appunto, nel 2012 l’età media del per- il 4,2% del personale può vantare mesonale «stabile» era di 48,1 anni. Un no di 29 anni di età. Il 16,8% sta nella
dato che inganna,
fascia 30-39, convisto che nel pubbliI MINISTERIALI I PIÙ VECCHI tro il 34,8% di quaco impiego ci sono
il 37,8%
Mediamente nei dicasteri rantenni,
comparti come le
di cinquantenni, e
l’età di chi ci lavora addirittura il 6,3%
Forze armate e i
raggiunge quasi i 52 anni di ultrasessantenCorpi di polizia che
per forza di cose soni. Negli enti pubno più «giovani» (rispettivamente, blici non economici, nella ricerca, nei
36,7 e 42,2 anni in media). I più anziani ministeri, nell’università e in magi(esclusi i Prefetti) sono i ministeriali stratura c’è meno di un dipendente su
(51,9 anni) e il personale degli enti pub- cento con meno di 29 anni. La scuola
blici non economici (51). Il processo di conta esattamente un solo giovane su
invecchiamento è stato generale, con cento dipendenti. La maestrina dalla
l’eccezione della scuola e della ricerca, penna rossa è davvero solo un ricordo.

orie
questo antagonismo edipico: «Capisco
che non è possibile costringere le persone alla pensione e che non si può tagliare di netto la generazione di chi ha
tra i 60 e i 65 anni, però, considerando
che a quell’età si crea un gap comunicativo con i ragazzi, si potrebbero trovare soluzioni alternative, impiegarli
come tutor dei docenti più inesperti».
Nella guerra tra poveri non ci sono
vincitori, concorda la Marchionne:
«Bisogna uscire dalla contrapposizione giovani-vecchi e riconoscere che gli
insegnanti sono troppi, da un lato l’università ne sforna più del necessario e
dall’altro la scuola è il refugium peccatorum di chi non trova altro. Un tempo
era un buon posto ambito dai bravi con
cui, per esempio, io e mio marito, docenti entrambi, riuscivamo a vivere
bene. Oggi è così mal pagato da attrarre chiunque, compresi giovani poco
preparati e poco umili che seppure esistesse un’osmosi didattica non vorrebbero ascoltare la lezione dei vecchi».

Il precario e l’ex professoressa

Nella scuola è già in corso
il duello tra padri e figli
FRANCESCA PACI
ROMA

L’Italia della rottamazione non è più
un paese per vecchi ma non è ancora
un paese per giovani. La scuola, per
dire, detiene la maglia nera europea
della minor percentuale di insegnanti sotto il 40 anni, il 15% contro il quasi 50% della Germania. Tra i banchi
dunque, la staffetta generazionale
evocata dal ministro Madia diventa
una specie di guerra fra poveri, padri
IL DOCENTE A TEMPO

«La staffetta generazionale
farebbe comodo. Saremmo
in molti a essere assunti»
contro figli per 1300 euro al mese.
«L’antinomia vecchi-giovani non
funziona in un ambito come la scuola
dove ogni docente fa storia a sé, ci
sono quelli la cui anzianità è un danno perché non si aggiornano e quelli
che potrebbero essere un arricchimento» ragiona la professoressa Antonietta Marchionne, in pensione dal
2011 dopo 42 anni a insegnare latino
e greco al liceo classico. Nel 2011,
quando le restavano 12 mesi prima di

spegnere 65 candeline, ha ricevuto la
lettera di congedo: «Sarei rimasta, ero
affezionata alle classi, ma una circolare del Provveditorato stabiliva che 40
anni di servizio erano sufficienti per
dirsi addio. Io ci ho rimesso marginalmente, altri colleghi invece sono stati
mandati a casa a 60 anni, c’è stato perfino chi ha rinunciato al riscatto degli
anni di laurea per non andare in pensione. Così va l’Italia. È previsto per
esempio che si possa chiedere una
proroga se a 65 anni non se ne hanno
ancora 40 di servizio, ma a Roma il
Provveditorato non ne ha concessa alcuna». Molti professori rimarrebbero
volentieri al loro posto fuori tempo
massimo, ammette lei che ora viene
invitata dagli ex colleghi come «esperta esterna». Lo farebbero gratis, per
propria soddisfazione: ma «sarebbero
anche una risorsa preziosa». Invece
stanno lì, umiliati da un sistema specializzato nel disperdere energie e
guardati con invidia affatto bonaria
dagli un tempo alunni diventati rivali.
Dall’altra parte della barricata, in
questa simbolica contesa di una poltrona per due c’è Paolo Maiore, classe
1978, precario di matematica in lista
d’attesa dal 2005 che non era neppure

Ha
detto
Sinceramente
sarei restata.
In molti casi
i vecchi
professori
sono
una risorsa

twitter @frapac71

Docente
In pensione dopo 42 anni Antonietta
Marchionne sostiene che
in realtà ci sono troppi professori

nato quando la neo laureata Marchionne debuttava in cattedra. I loro destini
s’incrociano più conflittualmente che
in passato nell’Italia in cui la disoccupazione giovanile sfiora il 40%.
«A me la staffetta generazionale farebbe comodo perchè se andassero in
pensione 50 professori e ne venissero
assunti altrettanti ci rientrerei anche
io che sono 30simo in graduatoria, ma

Jena
il problema vero è la fila, non si doveva
creare il collo di bottiglia» osserva Paolo Maiore che, nell’attesa di esercitare nel pubblico l’abilitazione ottenuta 9
anni fa dopo gli stage non pagati in
agenzie immobiliari e istituti di sondaggi, insegna nella scuola paritaria,
dove lo stipendio è ancora più basso
(circa mille euro). A sua volta figlio di
una proff, Paolo vorrebbe uscire da

Comunisti
La metafora di Ingrao che oggi
compie 99 anni:
«Pensammo una torre
Scavammo nella polvere».

jena@lastampa.it

4 .Primo Piano

STAMPA
.LA
DOMENICA 30 MARZO 2014

U

LA CRISI

Sul palco
Giorgio Squinzi
e Ignazio Visco

LA SFIDA DELLO SVILUPPO
Le
frasi

ANSA

GIORGIO SQUINZI

IGNAZIO VISCO

Tra noi imprenditori
c’è una percezione
netta e diffusa
della necessità
di un mutamento
profondo

Gli industriali
potranno dimostrare
anche con risorse
proprie la loro fiducia
nelle prospettive
delle loro aziende

“Confindustria
è la prima a volere
il cambiamento”
Squinzi:paghiamolenon-scelte.Visco:rischiatedipiù
TEODORO CHIARELLI
INVIATO A BARI

Prova a gettare acqua sul fuoco il governatore di Bankitalia
Ignazio Visco, guardando
dritto negli occhi, dal palco
del Teatro Petruzzelli di Bari,
il leader degli industriali Giorgio Squinzi. Conferma - ci
mancherebbe - quanto detto il
giorno prima a Roma («Rigidità legislative, burocratiche,
corporative, imprenditoriali e
sindacali, sono sempre la remora principale allo sviluppo
del nostro Paese»), ma nega
qualsiasi riferimento specifico al dibattito su flessibilità e
mercato del lavoro. Nessun
allarme sulla rigidità di imprenditori e sindacati, nè la
volontà di polemizzare. Sem-

mai una stoccata «a chi riduce i
ragionamenti in messaggi da
trasmettere via twitter, con il
rischio di alimentare incomprensioni ed equivoci».
Poi, però, alla platea degli industriali che già avevano dovuto incassare venerdì la reprimenda del ministro del Lavoro,
Giuliano Poletti, Visco non fa
sconti. Chiede di innovare e, soprattutto, investire. «Perché
non solo ai soggetti pubblici e ai
policy-maker è domandato uno
sforzo di cambiamento. Un altrettanto profondo mutamento
del settore privato è richiesto a
imprese e lavoratori». Anche
perché, accanto ai segni di ripresa, «il quadro economico resta fragile». La sfida per le imprese, insiste il Governatore, è

un salto di qualità di prodotto e
di processo, che le porti a essere più grandi, più tecnologiche,
più internazionalizzate.
«Attraverso una maggiore
patrimonializzazione, anche
con risorse proprie, gli imprenditori potranno dimostrare direttamente la fiducia nelle prospettive delle loro imprese».
Insomma, le imprese italiane
devono crescere, ribilanciare il
peso dell’indebitamento, investire. «Per lungo tempo l’influenza negativa di un contesto
istituzionale poco favorevole
all’attività imprenditoriale sulla competitività e sulla sua capacità di attrarre investimenti
dall’estero è stata sottovalutata». Le colpe? «Siamo tutti responsabili - chiosa Visco -. Chi

per non aver agito e chi per non
essere riuscito a convincere ad
agire in direzioni adeguate». E
avverte: è rischioso per le
aziende che la maggior parte di
esse sia rimasta intrappolata
in scale produttive ridotte,

Camusso irritata:
ormai va di moda
dire che i colpevoli
sono sindacati e imprese
mentre crescere è cruciale. Invece a lievitare è l’indebitamento, a cui non ha corrisposto un rafforzamento della capacità delle imprese di sostenerne il costo. Infine una battuta sul tema, al centro del con-

vegno di Confindustria, del capitale umano da rilanciare come “forza del Paese”: «Rapporti di lavoro più stabili sarebbero certamente d’aiuto».
E gli industriali? Squinzi
non si sente sul banco degli imputati. «La Confindustria, la
mia Confindustria - rivendica,
rimarcando il “mia” quasi come segno di discontinuità con
le gestioni precedenti - ha puntato su innovazione e competitività». Poi, rivolto a Visco:
«C’è tra noi imprenditori la
percezione netta e diffusa della
necessità di avviare un cambiamento profondo. Ogni giorno misuriamo i costi altissimi
di un immobilismo durato
troppo a lungo». Confindustria
preannuncia proposte sorrette

da numeri, costruttive, in vista
del Def. Squinzi ritorna anche
sul rapporto con il governo
Renzi. Sostiene di apprezzarne
lo spirito europeista, la voglia
di riforme, la determinazione a
fare rapidamente. Senza pregiudizi, «perché per le imprese
contano i fatti». Bene rapidità e
coraggio del decreto Lavoro,
ma forti dubbi per l’aumento
della tassazione delle rendite
finanziarie solo sui titoli privati. In attesa «di una spinta forte
alla competitività». Alla fine a
polemizzare con il Governatore rimane la leader Cgil, Susanna Camusso. «Ma quale rigidità... - sibila dal palco del Petruzzelli -. E’ la stagione in cui i
colpevoli sono imprese e sindacati perché va di moda».

Le int

Stefano Parisi

La proposta
del Maxi Job

“Le parti sociali devono
rinunciare al ruolo politico”
ANTONIO PITONI
ROMA

L

«Che prenda in mano la realizzazione
dell’Agenda digitale. E faccia la stessa
battaglia che sta conducendo per l’eliminazione della burocrazia inefficiente e la semplificazione».

a dura legge del ricambio è stato Stefano Parisi in persona,
presidente uscente di Confindustria Digitale, a spingere perché
Da dove si comincia?
fosse recepita dallo statuto: «Due «Dalla volontà politica di vincere le
anni di mandato (il massimo consen- resistenze di chi dovrebbe essere
tito) sono sufficienti per creare rota- coinvolti in questo processo».
zione e nuova classe dirigente», spieIl suo giudizio sul governo Renzi semga. Nata per unificare l’intera filiera
bra positivo…
dell’Ict (75 miliardi di fatturato e «Ha preso impegni che se mantenuti
250mila dipendenti), la federazione aiuteranno il rilancio. Una cosa imha eretto l’Agenportante l’ha già
da digitale a proIL JOBS ACT DI RENZI fatta: la riforma
prio manifesto.
mercato del la«Di fatto ha abrogato del
voro, abrogando di
Oggi a che
la riforma Fornero fatto la legge Forpunto siamo?
Può aiutare il rilancio» nero. Se riuscisse
«Siamo partiti nel
novembre 2011.
poi a pagare tutti i
Da allora sono cambiati tre governi. E debiti della Pa con le imprese, saremla cosa non ha aiutato. Di sicuro, i mo un bel pezzo avanti. Il giudizio per
prossimi 3 anni saranno decisivi: o la ora è sospeso ma in senso positivo».
svolta tecnologica o l’arretratezza
A proposito di mercato del lavoro, tra
strutturale della nostra economia».
le vostre proposte al governo c’è il
Volendoriassumereilsuomandato?

«Chi si è occupato di questi temi in
questi anni nello Stato ha incontrato forti resistenze nelle amministrazioni pubbliche».
Ora a Palazzo Chigi c’è Renzi: cosa si
aspetta?

modello del Maxi Job lanciato da Luca Ricolfi su «La Stampa»…

«Esatto. L’idea è quella di inserire giovani digitali all’interno delle aziende
più mature, come quelle manifatturiere, dove possono portare logiche e
mentalità nuove. Assumiamoli con il

«Cominciamo
ad applicarlo
alle assunzioni dei
giovani per innovare
le aziende»

Presidente
Stefano Parisi
guida
Confindustria
Digitale,
che rappresenta
le imprese
della filiera
dell’Itc
Insieme fatturano
75 miliardi

zione non hanno prodotto riforme.
Dopo il ‘92 le riforme che hanno inciso
sono state fatte senza l’adesione o con
l’adesione parziale delle parti sociali.
Vedi Monti sulle pensioni, la riforma
Biagi o l’art.8 che introduce la deroga
all’articolo 18. Ha ragione Renzi a dire
che la concertazione è finita, l’aveva
già detto Monti. Le organizzazioni di
rappresentanza devono ripensare al
LA SPENDING REVIEW

Maxi Job, che prevede forti sconti sul
costo del lavoro. Se fossi Confindustria promuoverei questo modello per
l’intera economia».
Devo ricordarle, però, che lei non è
Confindustria…

«Infatti. E visto che, come al solito, in
Italia c’è grande preoccupazione per
le cose che innovano, cominciamo almeno ad applicarlo alle assunzioni dei
giovani nelle aziende che più hanno
bisogno di innovazione e, magari, anche nella pubblica amministrazione».
Digitalizzare anche per la spending
review. E’ una sintesi corretta della
vostra idea?

«Sì. La vera revisione della spesa non
si fa spegnendo la luce un po’ prima o
chiudendo un paio di sedi regionali
della Rai. Ma si fa introducendo tecnologie e riorganizzando la struttura
produttiva. Oggi tutti i processi della
Pa sono inefficienti, cartacei o affidati
a sistemi informativi che non parlano
tra loro. La lentezza della Pa e i relativi costi dipendono molto da queste
inefficienze.».
Il governatore di Bankitalia giovedì
se l’è presa con le «rigidità» anche imprenditoriali e sindacali che frenano
il Paese…

«Sono d’accordo. 20 anni di concerta-

«La vera rivoluzione si fa
introducendo tecnologie
e riorganizzando le strutture»
loro ruolo. A cominciare da Confindustria. Non trarranno più la loro forza
dalla Sala Verde di Palazzo Chigi, ma
dall’adesione vera dei loro iscritti».
In che modo?

«Rinunciando al ruolo politico degli
ultimi anni e cercando di rappresentare al meglio gli interessi degli associati compatibilmente con gli quelli
generali. Proponendo soluzioni. Poi
sarà la politica a decidere. Le buone
politiche non nascono mai dalle mediazioni ma dalle decisioni».

LA STAMPA
DOMENICA 30 MARZO 2014

Ma il vero immobilismo
è investire poco in tecnologia

Analisi
STEFANO LEPRI
ROMA

SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

ra la nebbia degli equivoci, alcune (cordiali)
differenze tra come la
Banca d’Italia vede la
nostra economia e come la vede la Confindustria peraltro affiorano. Su alcune questioni,
in primo luogo l’inefficienza del
settore pubblico, le affinità sono
vaste. Si diverge invece sulla quota di responsabilità da attribuire
agli imprenditori. Qui il discorso
pronunciato dal governatore ieri
è assai più significativo rispetto
alle poche fraintese parole del
giorno precedente.
Nelle analisi che da anni la Banca d’Italia conduce e man mano
aggiorna, le rigidità che da anni
frenano la nostra economia (con
bassa o nulla crescita della produttività) dipendono da un insieme di fattori difficili da districare:

T

Le imprese non innovano abbastanza: per questo fanno fatica a crescere
d’Italia (in molti altri Paesi avanzati l’azienda proprietà di una famiglia resta realtà diffusa) quanto un
capitalismo familista, dove di norma si preferisce affidare i ruoli direttivi a parenti anche se non troppo brillanti piuttosto che assumere
dall’esterno manager capaci. Inoltre, troppi capitalisti italiani pur di

restare «padroni in casa propria»
rifiutano di crescere raccogliendo
fondi altrui; pur se un segno buono
è che negli ultimi tempi le richieste
di quotazione in Borsa sono aumentate. Talvolta anche nel rischio
imprenditoriale vengono impegnate solo una parte delle risorse disponibili, mettendo il resto al sicu-

LE IMPRESE
INNOVATRICI

ro altrove, in immobili o finanza.
Naturalmente alla Banca d’Italia
non interessa attribuire moralisticamente colpe all’una o all’altra
parte. In tutti i casi si può discutere
quanto le carenze del sistema industriale siano endogene e quanto siano indotte da cattivi incentivi forniti dall’assetto istituzionale (politica,

GLI OBIETTIVI
(valori percentuali sul totale delle imprese innovatrici)

(valori percentuali sul totale
delle imprese)

Miglioramento della qualità dei prodotti
Aumento del numero di prodotti e servizi offerti
Accesso a nuovi mercati o aumento
della propria quota di mercato
Maggiore capacità di produzione

10-49 ADDETTI
50-249 ADDETTI
250 ADDETTI E OLTRE
TOTALE

Miglioramento della salute e sicurezza sul lavoro

Totale
I DOCUMENTI BANKITALIA

CAPITALISMO FAMILIARE

Riduzione dell’impatto ambientale
Riduzione del costo del lavoro per unità di prodotto

Industria

Centimetri
LA STAMPA

GLI OSTACOLI
(valori percentuali sul totale delle imprese innovatrici)
Costi di innovazione troppo elevati
Mancanza di risorse finanziarie interne
Mancanza di fonti di finanziamento esterne
Fonte: Istat

Domanda instabile di prodotti/servizi innovativi
Mercati dominati da imprese consolidate

Servizi

Mancanza di personale qualificato
Difficoltà di individuare partner con cui cooperare
Mancanza di informazioni sui mercati
Mancanza di informazioni sulle tecnologie

0

I ruoli direttivi sono affidati
a parenti poco brillanti
e non a esterni più capaci

Riduzione dei costi dei materiali e dell’energia
0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100

Costruzioni

burocrazia, fisco, giustizia); tanto
più che tutto si avvita in circoli viziosi dove è difficile discernere.
Tra i circoli viziosi, da anni preoccupa Ignazio Visco quello che si
instaura tra scarsa richiesta di
competenze avanzate da parte delle imprese, modesta qualità del nostro sistema scolastico, limitato investimento delle famiglie sull’istruzione. Perché meravigliarsi
della fuga dei cervelli all’estero se
in Italia i laureati sono poco richiesti e anche quando trovano impiego
sono mal pagati?
Dagli studi della Banca d’Italia
escono argomenti e cifre che invitano la Confindustria a guardare agli
interessi di lungo periodo dell’impresa, piuttosto che a quelli imme-

Maggiore flessibilità nella produzione dei prodotti
Sostituzione di prodotti e processi obsoleti

«Si prediligono produzioni
e settori che non richiedono
competenze elevate»
tra essi la scarsa «capacità di innovazione e di organizzazione delle imprese» si mescola al «contesto istituzionale» come pure ad
una qualità della forza lavoro inferiore ad altri Paesi avanzati.
Dal lato delle imprese, le indagini hanno documentato una accentuata lentezza nell’adottare le
nuove tecnologie, e soprattutto
nel farne pieno uso per migliorare
la struttura delle aziende; perfino
una conservativa tendenza ad andare sul sicuro, a «prediligere tecnologie e settori che non richiedono competenze elevate». Processi
innovativi già lenti sono stati
spesso interrotti dalla crisi. Non è
tanto un capitalismo familiare il
nostro, nella visione della Banca

Primo Piano .5

.

0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100

10 20 30 40 50 60 70 80

diati (esempio di ieri: risparmiare
sul costo del lavoro assumendo precari «usa e getta» alla lunga abbassa la qualità delle prestazioni e danneggia la produttività aziendale).
Per l’appunto Guido Carli, che
presiedette la Confindustria dopo
aver guidato la Banca d’Italia, si
sforzò – non sempre con successo –
di mutare l’atteggiamento degli industriali verso il governo. Si trattava secondo lui di premere per una
politica liberale d’insieme, favorevole al mercato, piuttosto che negoziare specifici favori e sussidi; nelle sue
parole, occorreva evitare la trappola
di sollecitare dalla politica disparati
«interventi misericordiosi, atti a
conquistare gratitudine alle arciconfraternite che li compiono».

erviste

Raffaele Bonanni

La polemica
col governatore

“Il freno non siamo noi
ma i partiti: ci scavalcano”
ROSARIA TALARICO
ROMA

Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, allora parlava «a vanvera» il governatore di Banca d’Italia, Ignazio Visco, a proposito della
responsabilitàdisindacatieimprenditori nella situazione dell’Itala?

«Mi pare ridimensionato il senso
delle sue affermazioni: ieri ha chiarito sostenendo che il Paese deve crescere migliorando la qualità della
produzione e innovazione. Mi sono
espresso con molta forza perché mi
ero sentito offeso. Non accetterò mai
chi fa di tutta l’erba un fascio, in questi anni le forze sindacali hanno dato
vita a una riforma delle relazioni industriali molto potente, al contrario
della politica».
Ma spesso i sindacati sono percepiti
come un potere organico, non
esterno alla politica. Molti candidati
arrivano proprio da un passato nel
sindacato.

«Dov’è il problema se nell’esercizio
del lavoro sindacale mantengono
una concreta distanza dalle dinamiche partitiche? Certo non devono essere una cinghia di trasmissione. Il
mio sindacato è stato sempre orgoglioso della sua autonomia. Si candi-

Banco Popolare
FrattaPasinieSaviotti
confermatiallaguida
1 L’assemblea dei Soci del Banco

Popolare ha confermato per un altro
mandato Carlo Fratta Pasini (presidente) e Pier Francesco Saviotti (ad).
È stato anche approvato il bilancio
d’esercizio 2013 della Capogruppo
Banco Popolare che si chiude una
perdita netta di 590.654.282 euro,
«deliberando l’immediata copertura
della medesima mediante l’utilizzo
delle riserve disponibili». Il bilancio
consolidato chiude con una perdita
netta di 606 milioni di euro. A pesare
sul risultato «sono state le rettifiche
nette di valore sui crediti addebitate
al conto economico per 1.691 milioni». Quanto al maxi-aumento da 1,5
miliardi che decollerà lunedì, Saviotti si è detto fiducioso di incassare
una buona risposta. «Spero che dopo l’asset quality review e gli stress
test, il Banco possa muoversi sul territorio cogliendo tutte le opportunità di crescita».

Avevo accusato
Visco di parlare
a vanvera perché
mi sentivo offeso
Ieri ha chiarito

Segretario
Raffaele Bonanni
dal 2006
è il segretario
generale
della Cisl
È stato rieletto
per la seconda
volta alla guida
del sindacato
nel 2009

E qual è?

«Tutte le regole del lavoro le hanno
scritte i politici, facendo decreti su
decreti a scavalco delle parti sociali.
Noi diciamo che servono investimenti. Quale può essere la responsabilità
del sindacato e delle imprese se sono
stati rimossi dall’invadenza della politica? Si tenta di far diventare il fantino un cavallo».
RESPONSABILITÀ

ANSA

dano imprenditori, avvocati, medici e
giornalisti e non dovrebbero farlo i
sindacalisti che accumulano esperienze utili alla comunità?».
I sindacati non hanno responsabilità
nel frenare le riforme?

«Il mio sindacato ha partecipato a
scelte di innovazione e ha pagato un
prezzo proprio perché era dentro un
processo di modernizzazione: abbiamo avuto persone picchiate, assalti,
sedi bruciate, io stesso vivo sotto
scorta da dieci anni».

Non tutti i sindacati hanno questa
propensione alla modernità.

«Insieme abbiamo fatto l’accordo sulla

rappresentanza, risolvendo un problema vecchio di 60 anni».
Con la Cgil e la Fiom però non si può
dire che siate sulle stesse posizioni.

«L’accusa che fanno al mio sindacato è che dialoga con il governo. E cosa dovremmo fare? La Fiom è una
minoranza dentro il sindacato e anche dentro la Cgil. È legittimo, ma
nei processi democratici le maggioranze vanno avanti. La Cgil ha fatto
l’accordo con noi. Il problema è la
Fiom? Fanno bene a rappresentare
quello che pensano, ma per il resto
c’è una maggioranza schiacciante.
Ma il punto non è questo».

«Noi abbiamo fatto un accordo
sulla rappresentanza
che mancava da 60 anni»
Nessuna responsabilità da parte del
sindacato?

«Quando ero ragazzo c’era chi diceva
che il sindacato rovinava l’Italia chiedendo l’aumento del salario. C’è chi
ritiene che si possa governare la società attraverso lo scavalcamento o
la soppressione dei corpi medi. Bruciare tutto ciò che c’è tra chi comanda e il cittadino è un’idea pericolosa e
lontana dalla cultura democratica
europea».
Twitter @RosariaTalarico

6 .Primo Piano

STAMPA
.LA
DOMENICA 30 MARZO 2014

U

CENTROSINISTRA
I DEMOCRATICI

Il leader
Matteo Renzi è
premier ma anche
segretario del Pd

Il Pd targato Renzi
apre le iscrizioni
e cerca nuovi fondi
Nuova tessera-chip : servirà per referendum interni

Retroscena
CARLO BERTINI
ROMA

O

ra che Renzi è al
governo, il Pd sarà ridotto a un comitato elettorale,
diventerà un partito liquido? Nei giorni in cui al
ponte di comando salgono due
vicesegretari, la Serracchiani
e Guerini, sono queste le domande ricorrenti tra gli
«sconfitti», quelli che chiedono di aprire un dibattito sulla
forma partito, «per mettere i
puntini sulle i e poter dire che
non entrano in segreteria solo
per le poltrone», è l’accusa tagliente dei renziani doc.
Ebbene, il premier-leader
non intende affatto mettere in
sonno il «suo» Pd, lo vuole trasformare in una creatura
strutturata ma al passo coi
tempi. La linea trasmessa ai
colonnelli è che non può essere un partito burocratico, costoso e con un ceto dipendente troppo elevato, ma deve valorizzare molto i territori, ridefinire la sua militanza: quella anagraficamente piuttosto
«anziana» va coltivata come
un patrimonio che racconta
storie di impegno, ma vanno
promosse nuove forme di militanza, con una relazione interattiva, attraverso l’idea di
partito che trasmette la carica impressa al governo del Paese dal premier. Certo, con un
atteggiamento inclusivo della
minoranza, che si sta ristrutturando e che dovrà indicare
un nuovo presidente (e si fa il
nome di Guglielmo Epifani).
Ma che dovrà anche portare
acqua al mulino di una «ditta»
che il leader vorrebbe vedere
premiata con un pieno di consensi alle europee: sopra la soglia del 30% e magari il più
possibile vicino a quel 35% che
sarà la vera inconfessabile
asticella. Per questo è ben
gradito pure l’apporto che potranno dare i socialisti di Nencini, magari con uno zero virgola o l’un per cento, tanto che
si è deciso che il simbolo del
Pd alle europee conterrà anche un riferimento in piccolo
al Pse, come viatico alla scelta
di liste uniche maturata ieri
dal consiglio nazionale del Psi.
Insomma tutte le componenti,
renziani e non, stanno lavorando alle candidature per le
europee: i cinque capilista saranno Michele Emiliano al
sud, Giusi Nicolini, sindaco di
Lampedusa nelle isole, David
Sassoli al centro, Paolo De Castro al nord-est e Stefano Boeri (o una donna al suo posto) al
nord ovest. Svariati nuovi ingressi, da Goffredo Bettini alla ex bersaniana Alessandra

Moretti in Veneto, che in quel
caso dovrebbe lasciare il suo
scranno a Montecitorio. Ma il
più significativo potrebbe essere quello di Lucia Annibali, l’avvocatessa sfigurata con l’acido,
che ancora deve sciogliere la
sua riserva.
Per rilanciare il partito però
il lavoro non manca: tessera-

I capilista

Emiliano
Michele Emiliano sindaco di
Bari in scadenza, sarà capolista
nella circoscrizione Sud

Nicolini
Giusi Nicolini, sindaco di
Lampedusa, sarà capolista
nella circoscrizione isole

Sassoli
David Sassoli, ex volto del Tg1,
oggi parlamentare europeo,
sarà capolista nel centro

De Castro
Paolo De Castro, ex ministro
dell’agricoltura, dalemiano,
sarà capolista nel Nord-Est

Boeri
Stefano Boeri, architetto, ex
assessore alla Cultura di Pisapia
a Milano, sarà capolista al Nord

mento, costi della struttura ora
che verrà a mancare il finanziamento pubblico, primarie da regolare con albi preventivi per
evitare inquinamenti e non ultimo il delicato rapporto con i
due giornali d’area, L’Unità ed
Europa. La storica testata del
Pci, ad esempio, costa al partito
2,2 milioni di euro l’anno in co-

ANSA

Matteo Renzi, premier e segretario Pd

pie acquistate, per non dire delle fideiussioni iscritte in bilancio: perciò dentro un percorso
di dimagrimento dei costi in cui
il partito comunque garantirà
un certo numero di copie comprate, si sta lavorando alla ridefinizione della compagine societaria con qualche nuovo innesto. «La situazione di Europa è

assai meno complicata perché
costa molto meno, ma comunque entrambe le testate dovranno puntare ad una maggiore autonomia finanziaria»,
spiega uno dei dirigenti che si
sta occupando della questione.
La campagna per il rinnovo
delle tessere, cresciute l’anno
scorso da 280 a 700 mila e pas-

sa grazie alla stagione congressuale del 2013, partirà il 25 aprile: è stato trasmesso il modulo
alle segreterie provinciali, la
tessera costerà 15 euro e sarà
plastificata, con un brand stampato fronte-retro, che conterrà
un solo messaggio sviluppato in
slogan seriali: il Pd cambia l’Italia, cambia il Pd, l’Italia che
cambia, partecipa al cambiamento, e così via.
La tessera avrà un chip, per
essere utilizzata come una
card: una password consentirà di partecipare on line ai referendum tematici, a sondaggi
tra gli iscritti, una partecipazione attraverso la piattaforma Pd-web che deve essere implementata. Si sta ragionando
su una piattaforma di servizi
legati alla tessera per assicurare sconti con case editrici o
per eventi culturali. Tesserarsi
on line costerà più di 50 euro,
per paura di iscrizioni in massa e tesserati dormienti, insomma per evitare signori delle tessere camuffati.
Poi a breve partirà anche la
campagna del 2 per mille, con
una lettera alle famiglie italiane, per spiegare come si può fare e quali sono i benefici fiscali,
coinvolgendo segretari di circoli e provinciali nel cosiddetto
fund rasing.

Primo Piano .7

.

PAOLO FESTUCCIA
ROMA

F

abrizio Barca è in
Europa. Per confrontarsi grazie al
Pd di Bruxelles
con i circoli dei giovani Pd di tutta Italia e il commissario alle politiche del lavoro
László Andor. Tra i giovani, euro-convinti ed euro-scettici, Andor e Barca parlano del primato della politica sui tecnocrati, del perché sia un bene sostenere la
corsa di un tedesco, Martin Schulz, alla
guida della Commissione europea. Nel
mezzo c’è l’Italia, la crescita, l’austerità,
ma soprattutto il prossimo voto. Barca
sarà in lista? «Assolutamente no». Perché? «Faccio un altro lavoro…».
Ma allora tanto attivismo nel partito,
sul territorio, il lancio dei «luoghi ideali», a cosa serve?

«A non vedere necessario che uno come
me si candidi alla segreteria del Pd. Per
questo sarà utile capire se tra un anno in
quei “luoghi ideali” le condizioni saranno
migliorate grazie al Pd, se gli obiettivi saranno raggiunti. Con “luoghi ideali” si
sperimentano soluzioni di sistema, si
traccia una strada perché alcuni trentenni diventino i leader del partito».
Con i giovani ha discusso anche di politiche del lavoro. Il piano Renzi però
sta creando tensioni nel partito. E la
minoranza si dice pronta a non votarlo se non dovesse cambiare. Che ne
pensa?

«Penso che la flessibilità sia un valore
se serve a tutte le parti. Ma ciò dipende
dai dettagli del provvedimento. Perché
nei dettagli c’è il diavolo. Ed, infatti, la
scelta di avere anche una lunga provvisorietà nell’entrata in azienda non è
mai stata respinta in sé ma è subordinata al come. Se è accompagnata da un
percorso formativo per il lavoratore e
da costi crescenti per l’imprenditore, è
SULLA MADIA

«Ha colto nel segno
Serve un graduale rinnovamento
nella pubblica amministrazione»
utile; se invece si rincorre la competitività con bassi salari allora è dannosa. Sì
allora alla flessibilità ma se è un vincivinci tra lavoratore e imprenditore e
non un perdi-perdi».
Per la ministra Madia ci sono troppi
dirigenti anziani nella pubblica amministrazione. Da qui, l’ipotesi di una
staffetta generazionale. E’ d’accordo?

«La Madia ha colto nel segno. Non si
tratta di tagliare posti nella P.A. che
peraltro in molti casi sono necessari,
ma di migliorarli e favorire un graduale rinnovamento con giovani ben selezionati e affiancati da dipendenti
esperti qualificati».
Dal 1° aprile scatta il tetto per i manager pubblici. Un segnale positivo?

«Qualunque siano le regole è bene che le

Centrodestra

Ha
detto

Berlusconi
ha fretta
di scontare
la pena

La flessibilità è un
valore se serve a tutte
le parti. Ma nei
dettagli c’è il diavolo

UGO MAGRI
ROMA

La telefonata col finto
Vendola? Nasceva
dal timore che Renzi
non ce la potesse fare

Barca
L’ex ministro è
in Europa per
confrontarsi con
i circoli del Pd

L’EX MINISTRO

Barca: il nuovo governo?
Dategli sei mesi, i sindacati
non hanno innovato
remunerazioni dei manager delle aziende
pubbliche che operano nel mercato siano
sottoposte e determinate in modalità non
diverse da quanto avviene nelle aziende
private. Mettere, infatti, delle soglie generalizzate sarebbe sbagliato perché le
aziende pubbliche si devono confrontare
con quelle private. L’Ente da parte suo deve tenere sotto vaglio chi le gestisce ma
non in modo burocratico».
Matteo Renzi ha detto che sarà un
«buffone» se nelle buste paga del 27
maggio non arriveranno gli 80 euro
promessi. Come finirà?

«Una dichiarazione così robusta, forte, è
una modalità nuova soprattutto a sinistra,
che rivendica il primato della politica sulle
scelte. Bene o male, tra Irap e Irpef sceglie
la politica e se ne assume la responsabili-

tà, ci mette la faccia, vuole valutare una serie di alternative per la copertura finanziaria ma intende centrare l’obiettivo».
A metà febbraio in uno scherzo telefonico del programma «La Zanzara» lei
credendo di parlare con Vendola ha
espresso giudizi critici sulle prime mosse di Renzi. Qual è il suo giudizio oggi?

«Per giudicare qualunque governo non bisogna avere fretta. Ci vogliono almeno sei
mesi, di meno è ridicolo. Rispetto a quella
telefonata se fossi una terza persona e la
sentissi per l’ennesima volta e, mi lasci dire, superassi il rigetto, ne dedurrei che la
persona che parla è un pezzo di quei gruppi dirigenti, minoritari, che teme che questa scossa non ce la possa fare, insomma,
un timore espresso con l’emozione».
Il governatore Visco critica le rigidità

corporative, sindacali e imprenditoriali, Renzi replica alle critiche dei sindacati con «ce ne faremo una ragione»…
Siamo alla fine della concertazione?

«A me la concertazione così come per
molti anni è stata concepita non è mai piaciuta. Il problema vero è che le organizzazioni sindacali nate con il compito essenziale di tutelare i lavoratori dai bassi salari e dalla precarizzazione sono state distratte da questo compito che avrebbe
aiutato le imprese a cercare la competitività nell’innovazione. Per questo i partiti
socialisti europei propongono misure che
riducano la concorrenza al ribasso dei salari e della qualità di vita tra Paesi, come
ad esempio il salario minimo che ridurrebbe la concorrenza al ribasso da parte
dei Paesi più poveri».

Striscione
«Forza Renzi»,
firmato «Gli
amici di Milano»: i commercianti di
Buenos Aires,
per la prima
volta, si buttano a sinistra

La storia
JACOPO IACOBONI

«F

orza Renzi». E d’incanto,
passeggiando ieri a Milano,
l’incubo più incubo di bersaniani, dalemiani e varie altre fresche tribù della sinistra era diventato realtà: la
mutazione antropologica compiuta, la
devastazione finale, il leaderismo becero fatto e finito. Insomma: dal Pd a «Forza Renzi».
Lo striscione se ne stava lì, sfrontato
in mezzo a corso Buenos Aires, davanti
a Porta Venezia, accanto al negozio di
Hilfiger e alla pubblicità, giallognola e
rossa, di un sexy shop (poi bisognerà riflettere sulla simbologia di queste vicinanze). «Forza Renzi». La scritta rossa,
una firma in verde, «Gli amici di Milano», la faccia di Renzi sulla sinistra, e
sulla destra un gruppo di ragazzi - alla
minoranza del Pd dovranno certamente
sembrare dei giovani berlusconiani, forse peronisti - che esultano. Inaudito.
Nei giorni in cui l’unica scelta assennata sarebbe mettere il nome di Renzi
nel simbolo alle europee - accanto al logo Pd? in grande? in piccolo? o addirittura, blasfemia, solo il nome Renzi? - l’im-

È già il partito di Matteo?
Per ora c’è “Forza Renzi!”
provvisa epifania dello striscione mila- opera dei commercianti di quel tratto di
nese colpiva molti. «Sarà l’inizio di una Buenos Aires. E qui si apre un interescampagna personalizzata?», domanda- sante capitolo: lo stesso gruppo di perva per esempio Gad Lerner.
sone in passato ha già partorito, almeno
No,
nessuna
altre tre volte, trovacampagna personaSTRISCIONE A MILANO te analoghe, e sempre
lizzata, né nel Pd, né
la destra, mai per
I commercianti di corso Buenos per
nei comitati renziaun uomo del centrosini milanesi nessuno Aires lo fecero per Silvio e Bossi, nistra. Fecero uno
ha lanciato una e adesso per un leader di sinistra striscione per il Senacampagna, e neantùr (tutto verde, è
che in «Milano metropoli», l’associazio- gente pragmatica), «W Bossi re del
ne che si costituirà come il referente di nord!!»; acclamarono la Moratti sindaca
tutti i comitati renziani. Lo striscione è del berlusco-leghismo, «Buon Natale

per Letizia»; soprattutto organizzarono
una rumorosa iniziativa per chi? Ovviamente per lui, il Silvio: nel 2009 gli fecero lo stesso omaggio durante una manifestazione per rilanciare il suo governo,
già abbastanza moribondo.
Paolo Uguccione, uno di questi commercianti, spiega il senso: «Oggi Renzi è
il meglio sul mercato. Peccato sia del Pd,
un partito litigioso». E ora ripetiamo il
mantra: è una bestemmia, uno scandalo, basta col leaderismo e meglio perdere coi voti di sinistra che vincere coi voti
dei commercianti.

Se i magistrati seguiranno il
loro buon senso, ragiona una
fonte molto prossima a Berlusconi, «non gli faranno
svolgere i servizi sociali
presso una comunità». Immaginiamo il circo che si
scatenerebbe, la morbosità
mediatica, tivù da tutto il
mondo per raccontare come
sconta la pena il quattro volte premier. C’è chi, dentro
Forza Italia, non chiederebbe di meglio in vista: tanto
clamore sarebbe benzina
ideale per la propaganda in
vista delle Europee. Sono gli
stessi pasdaran che, estremizzando, vorrebbero vedere il loro leader dietro le
sbarre, in modo da giustificare manifestazioni di piazza al grido di «Silvio libero».
Il diretto interessato, però,
non pare abbia questa vocazione al martirio.
La sola prospettiva di
scontare la condanna in un
centro di recupero offende
l’immagine che l’uomo ha di
sé. Addirittura, Berlusconi
preferirebbe il carcere a domicilio, se l’alternativa fosse
qualche mansione davvero
umiliante (potrebbe «pulire i
cessi», ipotizzò una volta
Don Mazzi). Ma gli avvocati
Coppi e Ghedini sperano che
non si arrivi a tanto. «I giudici prenderanno atto che Berlusconi ha 78 anni», è l’auspicio dello staff legale, «una
persona di quell’età andrebbe affidata ai servizi sociali
senza pretendere che svolga
chissà quale lavoro...». Alcune ore a settimana di colloIL DILEMMA

Il Cavaliere teme l’umiliazione
dei servizi sociali,
preferirebbe i domiciliari
quio con l’assistente sociale
sarebbero in quest’ottica la
soluzione meno traumatica.
L’udienza davanti al Tribunale di sorveglianza è fissata tra 10 giorni, la decisione arriverà entro martedì 15
aprile. Il condannato Berlusconi non pare abbia in animo di chiedere un rinvio fino
al 25 maggio, data delle elezioni europee. Due le ragioni:
anzitutto, perché probabilmente il rinvio non gli sarebbe concesso. E poi, perché la
convenienza del Cavaliere
consiste nell’affrettare i
tempi. Prima inizia a scontare, e prima se ne libera. Per
quanto ardita possa apparire, la scommessa è di tornare in pista già dai primi di
marzo 2015. L’affidamento ai
servizi sociali, per sua natura, porterebbe a estinguere
le pene accessorie, compresa l’interdizione dai pubblici
uffici appena fissata nella
misura di due anni. Resterebbe l’incandidabilità sancita dalla legge Severino.
Tuttavia nel giro stretto berlusconiano nutrono parecchia fiducia nella Cedu (Corte europea dei diritti dell’Uomo) con sede a Strasburgo:
«Abbiamo serie indicazioni
che l’applicazione della Severino potrebbe essere contestata». In quel caso, trascorsi 10 mesi e 15 giorni dall’inizio della pena, Berlusconi tornerebbe candidabile,
senza bisogno di trascinare
in lista i figli o i nipoti.

R

8 .Primo Piano

STAMPA
.LA
DOMENICA 30 MARZO 2014

U

UCRAINA

A Parigi
Oggi i ministri
degli Esteri
russo Lavrov e
americano
Kerry si incontreranno
nuovamente
per cercare
una soluzione
alla crisi
ucraina. Il 14
marzo a
Londra (foto)
il colloquio
fu un fiasco
totale

LA PARTITA DIPLOMATICA
Hanno
detto

Abbiamo differenti
punti di vista. Le nostre
discussioni sono
scambi di idee
Sergei Ryabkov
Vice ministro degli Esteri russo

Temo che Putin non
si fermerà alla Crimea
Non agisce più
in modo razionale
Anders Fogh Rasmussen
Segretario generale della Nato
ANSA

Ecco il piano Usa per fermare la crisi
Oggi a Parigi vertice Kerry-Lavrov: autonomia alle regioni abitate dai russi in cambio del ritiro dalla Crimea
PAOLO MASTROLILLI
INVIATO A NEW YORK

È lungo una pagina, grosso modo, il documento da cui dipende il futuro dell’Ucraina. Il segretario di Stato americano
John Kerry lo ha riconsegnato
al collega russo Serghiei Lavrov a l’Aja, quando si sono incrociati a margine del Summit
nucleare, e quella resta la base
del negoziato che i due mediatori riprenderanno nelle prossime ore a Parigi.
Il vero interrogativo ora è se
il leader del Cremlino Putin intendeva davvero riavviare la
trattativa diplomatica, con la
telefonata fatta venerdì sera al
presidente Obama, oppure se
cercava solo la copertura per

altre iniziative militari. Lavrov ha
detto ieri che le posizioni tra russi e occidentali «si stanno avvicinando», e ha garantito che Mosca non intende varcare i confini
dell’Ucraina. Già in passato, però, aveva dato indicazioni poi disattese, e Washington non è sicura di quanta influenza abbia su
Putin in questa crisi e più tardi
una nota del ministero degli
Esteri russo ha precisato che
«permangono «significative differenze» fra Russia e Usa.
Secondo fonti che l’hanno letta, la proposta negoziale americana si basa sul riconoscimento
delle autonomie in Ucraina, e la
protezione delle minoranze russe, che il Cremlino ha usato come scusa per invadere la

Crimea. In cambio ha come
obiettivo massimo il ritiro delle
truppe di Mosca dalla penisola, e
minimo il congelamento della situazione attuale, senza riconoscimento dell’annessione e nuove mosse provocatorie.
L’idea ruota intorno al fatto
che la costituzione ucraina verrà riscritta, e questo consente
aggiustamenti in grado di tenere
conto delle esigenze di tutte le
parti. La nuova carta dovrebbe
contenere ampie autonomie per
la Crimea, e tutte le altre regioni
dove vivono le minoranze, soprattutto nella zona orientale
del Paese. I cittadini di origine
russa riceverebbero garanzie
specifiche, e l’intero accordo sarebbe assicurato dalla presenza

sul terreno di osservatori disarmati dell’Onu e dell’Osce. L’intesa poi prevederebbe il disarmo
di tutte le milizie emerse negli
ultimi mesi, proprio per garantire che i cittadini russi non possa-

Il Cremlino frena i primi
entusiasmi: restano
«differenze significative»
fra i due Paesi
no essere vittime di abusi e violenze, da parte di forze che a livello locale sfuggono al controllo
del governo centrale.
Anche il rapporto dell’Ucraina con le organizzazioni internazionali verrebbe definito nel det-

taglio dall’accordo, nel rispetto
del principio affermato dallo
stesso presidente Obama, secondo cui gli abitanti di questo
Paese non devono essere costretti a scegliere tra l’Europa, e
l’Occidente in generale, o la Russia. In sostanza una specie di finlandizzazione, che però va definita nel dettaglio. Lo stop al cammino di avvicinamento all’Unione Europea è stata la ragione
che ha provocato le proteste da
cui è scaturita la crisi, e dopo gli
impegni presi dalla Ue e dal governo temporaneo sarebbe difficile tornare indietro. Il rapporto
con la Nato invece potrebbe essere limitato, proprio per non
dare alla Russia la sensazione
dell’accerchiamento militare.

Il problema ora è capire quali
sono le vere intenzioni di Putin, e
l’interpretazione che il Cremlino
ha dato della sua chiamata con
Obama lascia nell’incertezza. Il
leader russo non ha nemmeno citato la Crimea, la cui annessione
ormai considera un fatto compiuto indiscutibile. Poi ha sottolineato il problema degli estremismi in
Ucraina, come a dire che se non
verranno affrontati e risolti, lui
avrebbe la giustificazione per altri interventi in favore delle minoranze russe. Infine Mosca ha
accennato alla possibilità di ricevere un mandato internazionale
per la protezione della Crimea,
inaccettabile per il governo americano, che rifiuta qualunque riconoscimento dell’annessione.

il caso
ANNA ZAFESOVA

ulia Timoshenko spacca il fronte del Maidan e insiste a correre per la presidenza, nonostante le richieste di unità dagli altri leader del nuovo governo. Ieri, nella giornata in cui tutti i partiti ucraini hanno
tenuto i loro congressi per esprimere
i candidati alle elezioni del 25 maggio
prossimo, un peso massimo come il
pugile Vitaly Klitschko ha rinunciato
a correre. «L’unico modo di vincere è
avere un unico candidato delle forze
democratiche, abbandoniamo la regola che per ogni due ucraini ci sono
tre partiti», ha detto. Il campione leader del partito Udar, uno dei personaggi che ha guidato la protesta in
piazza dei mesi scorsi guadagnandosi
a un certo punto la leadership nei son-

Y

VERSO L’EUROPA

Il candidato più vicino
alla piazza vuole l’adesione
all’Unione europea e alla Nato
daggi, ha deciso di investire la sua popolarità in Petro Poroshenko, che diventa così il candidato di punta, godendo di un 24% dei consensi ai quali
va ad aggiungersi l’8% di Klitschko. Il
pugile ha scelto invece di correre per
la carica di sindaco di Kiev.
Il 48enne miliardario che ha sponsorizzato apertamente - sia con i soldi
provenienti dai suoi business, dai
cioccolatini alle fabbriche di pullman,
sia con le sue tv - il Maidan, è da anni
uno dei protagonisti della politica
ucraina. È stato poi alleato e amico intimo del presidente «arancione» Viktor Yushenko, ma ha lavorato anche
nei governi di Yanukovich. È stato mi-

REUTERS

REUTERS

Il pugile e il tycoon

L’eroina arancione

Vitaly Klitschko accanto a Petro Poroshenko. I sondaggi
danno il primo all’8% il secono al 24: hanno deciso di unirsi

Sostenitrici di Yulia Timoshenko: la leader della rivoluzione
del 2004 oggi gode soltanto dell’8% dei consensi

Si ritira Klitschko, Maidan si affida
al “re dei cioccolatini” Poroshenko
Al voto del 25 maggio il miliardario affronterà Timoshenko e il filo-russo Dobkin
nistro dell’Economia e degli Esteri, responsabile dell’integrazione europea in
parlamento, convinto sostenitore dell’adesione alla Nato. E non piace alla
Russia: tra le prime pressioni di Mosca
contro l’Ucraina c’è stato il divieto di
importare i cioccolatini di Roshen, l’impero dolciario di Poroshenko. Con Timoshenko sono nemici e concorrenti
da sempre, anche se la ex premier dice
che «applaudirà» l’eventuale vittoria
del magnate. Ma intanto vuole provarci

da sola, nonostante la sua popolarità
sia ad appena l’8%. Propone il potenziamento dell’esercito e sequestri di beni
russi, mentre accusa l’attuale governo
di aver «consegnato la Crimea» senza
resistenza.
La penisola annessa da Mosca sarà
al centro della campagna elettorale, e
perfino il candidato «filo-russo»
Mikhail Dobkin promette di riportarla
all’Ucraina. Dobkin, governatore di
Kharkiv attualmente ai domiciliari per-

ché indagato dal nuovo governo, è stato
candidato alla presidenza ieri dal Partito delle regioni, che ha espulso il suo ex
leader Yanukovich. Considerato «uomo
di Mosca», vuole ripristinare i rapporti
diplomatici ed economici con il vicino, e
gode dell’11% dei consensi, ai quali potrebbe sommare il 4% di Serghei Tighipko, suo compagno di partito che però
si candida come indipendente, e il 7%
del comunista Piotr Simonenko. Gli ultra-nazionalisti Yarosh e Tyahnibok

viaggiano intorno all’un per cento. Ma
in due mesi di campagna elettorale, durante i quali scatteranno le drastiche riforme economiche del governo, lo scontro politico diventerà più teso, e a Mosca non potrebbe che fare piacere. Secondo il ministro degli Esteri di Kiev,
Andriy Deshiza, la Russia cerca di presentare l’Ucraina all’estero come uno
Stato fallito, dominato da bande di «nazisti», e convincere l’Occidente ad appaltare la gestione della crisi a Putin.

R

LA STAMPA
DOMENICA 30 MARZO 2014

Primo Piano .9

.

gg Dossier/Le ripercussioni sull’Italia

g

Sanzioni a Mosca, una fattura da 30 miliardi
A tanto ammonta il nostro interscambio con la Russia, uno dei pochi mercati in crescita per il made in Italy. In caso
di blocco soffrirebbero interi comparti, come mobile, pelle e meccanica e distretti industriali del Centro Nord
PAOLO BARONI

Gli scambi commerciali
Andamento dell'export in alcuni principali paesi

Andamento dell'export verso la Russia tra il 2007 e il 2014

var. % febbraio 2012-gennaio 2013 su dodici medi precedenti

febbraio 2007-febbraio 2014 - var. % export cumulato dodici mesi su dodici mesi precedenti

0,0

10,0

-5,7

-10,0
-20,0
-40,0

2007

Esportazioni verso
la Russia per settore
nel 2013
Articoli
di abbigliamento
(anche in pelle e in pelliccia)
Articoli in pelle
(escluso abbigliamento)
e simili

26,8%
12,2%
7,5%

TOTALE

10.797
6,4%

milioni di euro
var. % sul 2012

6,1%

8,2%

Petrolio
greggio
e gas
naturale

Coke e prodotti
derivanti dalla
raffinazione
del petrolio

Prodotti
della
metallurgia

2010

TOTALE

Apparecchiature
elettriche
e app.uso
domestico
non elettriche

20.056
milioni di euro
var. % sul 2012

5,3%

Paese

17,8%
1
6,1%
3,8%

Prodotti chimici

Autoveicoli, rimorchi
e semirimorchi

Prodotti in metallo,
esclusi macchinari
e attrezzature

Elaborazione
Ufficio Studi
Confartigianato
su dati Istat

3,7%
Altro

2013

Russia

9,5%

5,2%

2012

02

2013 2014

milioni di euro

67,0%

Mobili

2011

Importazioni di petrolio greggio
e gas naturale da Paesi "instabili"

5,4%

25,1%

Altro

2009

Importazioni
dalla Russia
nel 2013

Macchinari
e apparecchiature

Giorgio Merletti, presidente
di Confartigianato: «Un grosso
rischio per le nostre aziende»

2008

02
05
08
11

-50,0

i
e
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a
o
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T
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S
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St
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02
05
08
11

-20,0

-30,0

02
05
08
11
02
05
08
11
02
05
08
11
02
05
08
11
02
05
08
11

-15,0

-13,9

-12,2

5,5
-

-3,4

-10,0

0,0

-2,9

-5,0

-2,8

-0,7

0,0

SBOCCO ESSENZIALE

l’export italiano ed accentuare ulteriormente il rallentamento in corso».

5,7

20,0

0,8

2,9

5,0

1,5

30,0

5,4

10,0

7,3

40,0

7,3

15,0

8,7

S

e dovesse andare davvero
male, se dovessero scattare
le sanzioni contro la Russia,
in ballo per noi ci sarebbero
circa 30 miliardi di euro di
interscambio commerciale: oltre 10
miliardi di esportazioni e quasi 20 di
importazioni. Per questo si capisce la
cautela del nostro governo nell’assecondare misure troppo drastiche. E
non a caso, nei giorni scorsi, Renzi
parlava di sanzioni «progressive» e
soprattutto «reversibili». Non solo la
Russia vale circa il 2,8% del totale del
nostro export, ma rappresenta uno
dei pochi mercati di sbocco dove il
made in Italy ha continuato ad affermarsi nonostante la crisi globale degli ultimi tempi.
Secondo l’ultima analisi dell’Ufficio studi di Confartigianato, che anticipiamo in esclusiva, a gennaio 2014
l’export cumulato degli ultimi 12 mesi
(febbraio 2012-gennaio 2013) segna
infatti una flessione dello 0,7% (dovuta in particolare al -1,2% del mercato
interno europeo), mentre in Russia
siamo riusciti a mettere a segno un
lusinghiero +5,3% (solo in Cina +8,7 e
Belgio + 9% siamo anditi meglio). All’opposto in alcuni importanti Paesi
emergenti si registrano flessioni molto significative: -5,5% in Turchia,
-12,2% in India. La crisi tra Russia e
Ucraina, dunque, segnala Confartigianato, «potrebbe riverberarsi su
uno dei mercati più dinamici per

9,0

ROMA

Prodotti
chimici

1,7%
Carbone (esclusa torba)

% var. %
totale
2013

13.438

24,3

12,0

Libia

6.919

12,5

-42,1

Azerbaigian

6.874

12,5

-3,8

Algeria

5.346

9,7

-35,0

Iraq

2.924

5,3

-16,2

Nigeria

1.817

3,3

19,9

Egitto

604

1,1

-41,9

Tunisia

279

0,5

90,4

Turchia

59

0,1

4,5

Mauritania

47

0,1

-

Totale
paesi 'instabili'

38.306

69,4

-16,3

Resto Mondo

16.884

30,6

-25,9

Totale

55.190

100,0 -19,5
- LA STAMPA

I settori in pericolo

Il settore del made in Italy più «esposto» è quello dei macchinari, che da solo vale più di un quarto (26,8%) della
torta totale delle nostre esportazioni
verso la Federazione russa e che solo
nel 2013 ha messo a segno un brillante
+10,3%. A ruota seguono articoli di abbigliamento con il 12,2% (+5,1%), articoli in pelle col 7,5% (+7,7%), mobili col
6,4% (+6,7%), apparecchiature elettriche col 6,1% (+4,3%), i prodotti chimici
col 5,4% e i prodotti in metallo col 5,3%.
A essere «colpite» sarebbero un po’
tutte le fasce d’imprese, comprese le
più piccole: nei primi 15 settori, che coprono il 90,4% dell’export totale, segnala infatti Confartigianato, la quota di
occupazione nelle micro e piccole imprese fino a 20 addetti è del 38,2%.

+5,3%
in un anno
Le esportazioni
italiane in Russia
a febbraio 2014 secondo
Confartigianato

-0,7%
l’export totale
Abbiamo venduto
meno in Europa (-1,2%)
e India (-12,2%)
e più in Cina (+8,7%)

Il rebus importazioni

E se bloccassimo le importazioni? O
venissero interrotte le forniture russe? Per noi potrebbe essere un problema grosso: poco meno dei nove decimi
dell’import dalla Federazione Russa,
19,67 miliardi di euro, riguarda infatti
prodotti energetici. Difficile farne a
meno a cuor leggero. Gli acquisti di petrolio greggio e gas naturale valgono
circa un quarto delle nostre importazioni totali. L’Italia è il quinto cliente
del gas russo, con acquisti per 13,6 miliardi di metri cubi, dato questo che
sommato agli acquisti di petrolio nel
2013 ha fatto segnare un aumento del
12% delle importazioni di prodotti
energetici dalla Russia mentre il totale
generale calava del 19,5%.
Le province più esposte

Confartigianato ha elaborato anche un
«indice di specializzazione» che, al di là
delle quote grezze di mercato, ricalcola
il peso effettivo dell’export verso la
Russia rispetto alle nostre medie mondiali. Ed il risultato vede in testa i mobili (indice di specializzazione pari a
297), seguito da articoli di abbiglia-

REUTERS

Le proteste a Mosca
«Le sanzioni contro la Russia sono ancora contro di me»: è uno degli
slogan intonati e scritti dagli studenti in un corteo venerdì scorso

LA ROSOBORONEXPORT FORNISCE PER CONTO DEGLI USA ELICOTTERI D’ASSALTO ANTI-TALEBANI

I paradossi dell’embargo: il Pentagono ora è in difficoltà
Mosca continua a fare i conti
con le sanzioni, sia quelle già esistenti che quelle in arrivo. Tra i settori che potrebbero venire colpiti
per primi dalla prossima raffica di
provvedimenti americani ci sono
gli armamenti, una delle principali
voci di entrate russe. La statale Rosoboronexport commercia l’80%
delle armi russe vendute all’estero,
ed è già stata sanzionata dalla Casa
Bianca in passato per sospetti contatti con l’Iran. L’embargo colpirebbe però anche i piani degli Usa:

1

l’azienda di Mosca infatti ha un accordo da un miliardo di dollari con
il Pentagono per la fornitura all’Afghanistan di 63 elicotteri d’attacco,
considerati fondamentali nella
guerra contro i taleban.
Ma ancora prima dell’embargo Mosca sta avvertendo i pesanti effetti
del clima di sfiducia nei suoi confronti. Giovedì il ministero delle Finanze ha collocato 2,8 miliardi di
dollari di suoi titoli direttamente
presso le banche e i fondi pensione,
dopo che diverse aste del debito

pubblico erano saltate. Mentre la
fuga dei capitali dovrebbe raggiungere i 70 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2014 (la metà solo
a marzo), il Cremlino a quanto pare
non conta più su acquirenti esteri e
si rivolge a compratori interni, con
un’offerta che non possono rifiutare. Decine di banche e società russe
hanno difficoltà a mandare avanti
crediti e contratti con l’estero, non
solo per motivi politici ma per il timore dei partner stranieri di non
vederli onorati.
[A. ZAF.]

mento (268), articoli in pelle (165) e macchinari e apparecchiature (146) .
Non sorprende quindi che le Marche, uno dei distretti di eccellenza del
comparto del mobile, si collochino al
primo posto con una incidenza dell’export verso la Russia sul valore aggiunto regionale del 2,0%, a fronte di
una media nazionale dello 0,8%. Seguono l’Emilia Romagna con l’1,6%, il
Veneto (1,4%) e l’Abruzzo (+1,2%). A livello regionale, per stare solo alle produzioni manifatturiere svetta la Toscana (5,7% di quota) con una crescita
del 21,6%, seguono Lombardia col
13,3% (da cui proviene il 29,5% dell’export manifatturiero italiano verso
il territorio russo), Veneto con il +9,9%
(16,9% dell’export manifatturiero nazionale verso la Russia), dal Piemonte
con il +8,9% (7,8% dell’export) e dall’Emilia-Romagna con il +5,9% (18,9%).
A livello provinciale, al primo posto c’è
la «vecchia» provincia di Ascoli col
3,4%, poi Chieti (3,2%), Reggio Emilia
(2,6%), Rimini (2,5%) e Vicenza (2,1%).
Ma a pagare dazio, in caso di sanzioni,
sarebbero anche le province che hanno una più spiccata vocazione all’export, a cominciare da Varese, Roma, Novara, Mantova e Firenze che tra
le 31 province che presentano una quota dell’export superiore all’1%, nel 2013
sono cresciute tra il 24 ed il 55%.
Sintetizza Giorgio Merletti, presidente Confartigianato: «Le nostre rilevazioni confermano che le produzioni
made in Italy sono competitive e continuano a conquistare i mercati mondiali. Ma situazioni a rischio come quella
che interessa l’area della Russia condizionano pesantemente le performances delle nostre imprese all’estero.
Questo non fa che rafforzare la necessità di puntare al rilancio dei consumi
interni, se vogliamo sostenere la ripresa economica e rasserenare le prospettive degli imprenditori».
Twitter @paoloxbaroni

DOMENICA 30 MARZO 2014 LA STAMPA 10

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LA STAMPA
DOMENICA 30 MARZO 2014

Primo Piano .11

.

U

TURCHIA

La competizione

Il programma

Sarà una lotta dura, all’ultima Abbiamo 14 milioni di abitanti
scheda: sono decisive poche punteremo sui trasporti
migliaia di voti, ce la faremo Ma anche su onestà e giustizia

UN PAESE AL BIVIO

Intervista
Alta tensione
Oggi50milionialleurne
traarrestiecensura
1 Il direttore del quotidiano proMARTA OTTAVIANI
ISTANBUL

l suo nome in turco significa
«rosa gialla» ed è proprio con
questo fiore che decine di migliaia di persone ieri lo hanno
accolto per il suo comizio di fine campagna elettorale a Kadikoy,
quartiere della parte asiatica di
Istanbul, tradizionale roccaforte
dei laici del Chp, il Partito repubblicano del Popolo, fondato niente meno che da Mustafa Kemal Ataturk,
padre della Turchia moderna. Per
molte persone, non solo sul Bosforo,
Mustafa Sarigul, 57 anni, è l’uomo
che potrebbe strappare la città fra i
due continenti al dominio dell’Akp,
il Partito islamico-moderato per la
Giustizia e lo Sviluppo che la governa da 10 anni con Kadir Topbas, e
diventare lo sfidante naturale del
premier Recep Tayyip Erdogan,
che lo teme. Una specie di uomo della Provvidenza, l’unico al momento
di cui disponga l’opposizione laica in
Parlamento, che su di lui fa molto affidamento, nonostante la sua figura
non sia apprezzata da tutti nel Chp.
In politica dagli Anni Ottanta,
due matrimoni alle spalle, Sarigul è
noto per il suo carisma. All’attivo ha
una lunga esperienza come sindaco
del quartiere di Sisli, uno dei distretti, meglio funzionanti di Istanbul e gode, fra l’altro, dell’appoggio
delle minoranze religiose del Paese,
che in lui hanno sempre visto quasi
come un protettore. Caratterizzato
da uno stile di vita decisamente all’occidentale, dei suoi piani come futuro, possibile capo dell’opposizione non parla.

I

AFP

Mustafa Sarigul
Uno dei leader del Partito repubblicano del popolo fondato da Ataturk, 57 anni
è popolarissimo nella metropoli sul Bosforo, la più occidentale delle città turche

LA SFIDA DI ISTANBUL

“Il ciclo di Erdogan è finito
sta soffocando la libertà”

Mustafa Sarigul, ormai siamo agli
sgoccioli della campagna elettorale. Gli ultimi sondaggi danno un testa a testa sia a Istanbul sia nella capitale Ankara. Riuscirete, lei e il
Chp,asconfiggereilsindacouscente Kadir Topbas?

Sarigul, candidato sindaco del partito laico: prenderemo la città, poi il Paese

disposizione, avrebbe potuto fare
«Sarà sicuramente una lotta all’ul- molto di più».
timo voto. Ci sono quartieri dove ce
Il momento in Turchia è molto delicala giocheremo per poche migliaia
to. Pensa davvero che il premier Erdi schede, ma alle fine sono convindogan questa volta sia in difficoltà?
to che ce la faremo. Secondo i no- «Assolutamente sì, questa è la sua fistri calcoli prenderemo fra il 12 e il ne politica. Il declino è iniziato lo
17% dei voti che fino a questo mo- scorso giugno. Come ha gestito le rimento erano dell’Akp. Se questi nu- volte di Gezi Park lo aveva già messo
meri verranno confermati, come sotto una cattiva luce. Ma credo che il
credo, si tratterà di un grandissimo colpo di grazia gli sia arrivato con le
risultato. La dimostrazione che il accuse di corruzione seguite allo
tempo del cambiamento è iniziato, scandalo del 17 dicembre, che ha
non solo per
coinvolto non solo
Istanbul. StavolL’INIZIO DEL DECLINO il premier e la sua
ta tocca a noi».
ma anche
«Con la repressione a Gezi famiglia,
molti suoi miniFino a oggi ha
guidato
il Park si è messo in cattiva luce stri».
quartiere di Sisli, che è uno
dei più efficienti a Istanbul. Ma che
piani ha per la
città?

Qui perderà il 17% dei voti»

MINACCIA ALLA DEMOCRAZIA

«La morsa si sta stringendo
censura i social network, sta
arrivando alla sfera privata»

«I miei primi
provvedimenti saranno a favore
della viabilità. Istanbul ha oltre 14
milioni di abitanti. Bisogna lavorare
perché venga realizzato un’integrazione dei vari mezzi di trasporto, le
metropolitane, le metrotramvie, gli
autobus e i traghetti. Ma penso sia
opportuno lavorare anche sulla
gente di Istanbul. Dobbiamo creare
i presupposti perché vi sia più amore, rispetto e giustizia in città».
Istanbul però non è amministrata
male...

«Guardi non voglio dare un giudizio negativo su Topbas, ma credo
che sia stanco, che dopo dieci anni
al governo non abbia più idee per la
città. Rimane poi il fatto che, secondo me, con il budget che aveva a

governativo «Haberturk», Fatih Altayli, che annuncia le dimissioni
(«Non si può più scrivere quello che si
vuole», ha commentato ieri alla
«Cnn»). Un reporter di «Zaman», il
giornale più diffuso del Paese, arrestato durante un comizio di Erdogan a
Istanbul («Farò denuncia per violazione della libertà di stampa», ha promesso mentre veniva trasferito in
commissariato). È in questo clima di
tensione e censura che oggi la Turchia
andrà alle urne. Oltre 50 milioni di
elettori sono chiamati al voto per le
elezioni amministrative, considerate
cruciali per il futuro del premier islamico. Circa un quinto degli aventi diritto di voto vive a Istanbul. La battaglia per la conquista della megalopoli
del Bosforo sarà al centro della giornata elettorale. L’opposizione spera di
riuscire a strapparla al partito islamico Akp di Erdogan (che senza voce ha
annullato gli ultimi comizi) insieme alla capitale Ankara. Gli elettori sono
chiamati al voto in 177 mila seggi distribuiti nelle 81 province del Paese.

Non è la prima volta
che girano voci sulla
presunta corruzione
del primo ministro e
però alle elezioni ha
sempre vinto...

«Questa volta non
è come le altre. La
portata dello scandalo è enorme. Erdogan in pochi mesi ha perso la fiducia del suo elettorato che aveva impiegato anni per costruire e lo ha fatto nel peggiore dei modi».
Nell’ultimo mese e mezzo il parlamento turco ha approvato in modo
fulmineo prima la nuova legge su Internet e la riforma della giustizia. Negli ultimi 10 giorni sono stati bloccati
Facebook e YouTube. Che succede in
Turchia?

«Credo che la democrazia turca sia
sotto seria minaccia, la morsa si sta
stringendo sempre di più. Con questi
provvedimenti si sta toccando la sfera delle libertà personali della gente,
se continua così fra poco non si potrà
più nemmeno parlare al telefono».

Ha
detto

In crisi
Il premier
Erdogan
con la moglie
Emine
Gli ultimi
scandali
hanno coinvolto anche il
figlio e fatto
calare la sua
popolarità

Recep Erdogan

Chi conquista Istanbul,
prende la Nazione
Daremo uno schiaffo
all’opposizione
Primo ministro della Turchia

IL VOTO IN FRANCIA

Ballottaggi con l’incubo astensionismo
PAOLO LEVI
PARIGI

È l’ora della resa dei conti per la maggioranza
socialista di François Hollande, con milioni di
francesi chiamati oggi alle urne per il secondo
turno delle elezioni municipali, dopo lo schiaffo
elettorale di domenica. Alla vigilia dello scrutinio si sono moltiplicati gli appelli della gauche
contro l’astensionismo record del primo turno
(39%) e per un sussulto repubblicano davanti all’incubo lepenista. Ma nessuno ci crede più veramente. «I ballottaggi? C’è solo l’imbarazzo
della scelta, Pearl Harbor o Inferno di cristallo...», ironizza amaro un deputato socialista.
Al di là del clamore mediatico suscitato dallo
storico balzo in avanti del Front National, il
«voto-sanzione» contro Hollande - che preso
atto della portata della sconfitta potrebbe annunciare il rimpasto già da domani - dovrebbe

Leader
Marine Le Pen
è alla guida
del Front National
dal 2011

anzitutto tradursi in una vittoria della destra neogollista Ump, con la conquista di oltre 100 città con più di diecimila abitanti. Nessuno osa invece
pensare allo scenario di una sconfitta
a Parigi, dove la candidata socialista
Anne Hidalgo si è fatta sorpassare al
primo turno dalla sfidante Nathalie
Kosciusko-Morizet, ma dovrebbe comunque farcela nel secondo turno.
Quanto al Front National, la partita è
di fatto già vinta con lo storico risultato del primo turno. Per completare
l’impresa, resterebbero da conquistare cinque
o sei municipi, fra cui Forbach in Mosella, Perpignan nel sud e Avignone. Ma il partito di Marine Le Pen già guarda alle elezioni europee di
maggio dove alcuni sondaggi lo accreditano come primo partito di Francia.

12 .Primo Piano

STAMPA
.LA
DOMENICA 30 MARZO 2014

Ireportagedelladomenica
ISRAELE

Nella Gerusalemme del sottosuolo
tra fedeli e turisti Indiana Jones
Viaggio nei cunicoli che dalle fondamenta del Tempio di Erode portano alla fonte di Re David
MAURIZIO MOLINARI
CORRISPONDENTE DA GERUSALEMME

er sentir battere il cuore di
Gerusalemme bisogna entrare nelle sue viscere ovvero passeggiare nei tunnel sotterranei assieme al
popolo di fedeli e curiosi che li frequenta per le ragioni più disparate.
Scavati da generazioni di archeologi
incuranti di conflitti e conquiste, risalenti alla genesi della città oltre
3000 anni fa e oggetto di roventi diatribe politiche fra israeliani e palestinesi, i tunnel accolgono chiunque desidera immergersi in una dimensione
della Storia dove il passato è immanente.
Sin dalle prime ore del mattino piccoli gruppi di ebrei ortodossi, uomini
e donne, scendono i gradini del
Minheret HaKote che li portano nel
tunnel che costeggia il Muro Occidentale dell’antico Tempio di Erode. È la
continuazione del Muro del Pianto.
Ma rispetto ai circa 60 metri all’aria
aperta questi sono 485 metri scavati
sotto il quartiere arabo, consentono
di toccare la pietra più grande del Secondo Tempio - circa 570 tonnellate di
peso - distrutto dalle legioni di Tito e
di arrivare nel luogo più vicino a dove
l’archeologo Dan Bahat ritiene che si
trovasse il Santuario. È questo il motivo per cui gli ebrei ortodossi hanno
ricavato fra le impalcature di legno alcuni piccoli spazi nei quali pregare,
separatamente, rivolti verso il luogo
considerato più sacro dall’ebraismo.
Luci basse, sedie di plastica bianca,
piccoli libri di preghiera e un silenzio
assordante distinguono questi miniluoghi di fede, dove gli ortodossi non
si accorgono neanche dei gruppi di turisti e appassionati di ogni possibile
origine che quasi li toccano fisicamente attraversando con foga, e armati di smartphone, cunicoli angusti
e imprevedibili.
Uscendo dal
tunnel ci si ritrova nei pressi
della Via Dolorosa, nel quartiere cristiano.
Bastano dieci
minuti a piedi
per uscire dalla
Porta di Damasco e trovarsi
davanti all’entrata della Grotta di Zedekia. Si
tratta di 20 mila
mq, che scendono fino ad un
massimo di 10
metri sotto il
suolo, in un luogo dove la tradizione vuole che
re Salomone fece estrarre il
calcare necessario per la costruzione del
Primo Tempio.
Nei secoli queste grotte, forse perché segnate da
un’origine misteriosa, sono diventate
il punto di incontro dei massoni. Tutto iniziò quando la prima Loggia della Terra Santa vi celebrò la riunione
inaugurale, il 7 maggio 1873. Forse
non è un caso che lungo questo percorso, segnato dall’acqua che gocciola inarrestabile da soffitti sopra i
quali c’è il quartiere musulmano della Città Vecchia, si incontrano le persone più diverse: donne vestite in

P

AFP

Sotto il Muro del Pianto
La rete di tunnel sotterranei parte dal luogo più sacro
per gli ebrei: la parte nascosta è lunga 485 metri

- LA STAMPA

Il tunnel di Ezechia
Porta fino all’acqua della fonte di Gihon, sul luogo
dove 3500 anni fa ci fu il primo insediamento umano

abiti lunghi bianchi come se dovessero
andare a una cena di gala, uomini attempati con i cappelli alla Indiana Jones e giovani un po’ disorientati, quasi
tutti europei e nordamericani.
È un angolo della città dove il Medio Oriente sembra restare sull’uscio.

Ovvero l’esatto opposto di quanto avviene nel sottosuolo della Città di David, la collina a Sud dell’Antico Monte
del Tempio - dove oggi si trova la Spianata della Moschea - sulla quale i gevusei costruirono il primo insediamento fra le valli di Hinnom e Kidron.

Qui siamo fuori dalle mura della Città possessarsene. E poi ci sono i russi.
Vecchia e il tunnel cananeo e di Eze- Cristiano-ordodossi o ebrei, uomini e
chia consentono di scendere, su per- donne, hanno quasi tutti abiti firmati
corsi asciutti e bagnati, fino all’acqua e guide private. Si muovono in gruppi
che sgorga dalla fonte di Gihon ovvero ristretti, spesso di due sole persone.
il motivo per cui fu possibile il primo Guardano turisti e scolaresche con
insediamento umano, forse 3500 anni evidente distacco. Sembrano vivere il
fa. I 70 cm di altezza dell’acqua sotter- tunnel come una sorta di safari per
ranea spiegano perché i gevusei si ac- vip fra i tesori dell’antichità. Al ritorcamparono nel luogo dove il re David no in superficie i contrasti del Medio
Oriente si imponavrebbe costruito
il suo palazzo danIL LUOGO PIÙ SACRO gono immediati,
il grapdo vita a una soGli ebrei pregano rivolti verso mozzafiato:
polo di case ebraivrapposizione fra
la pietra angolare del Tempio che di Shiloach infede, tradizione e
leggenda che acco- incuranti del flusso di visitatori castonate dentro la
moltitudine umana
muna le tre grandi
del quartiere arabo di Silwan riassufedi monoteistiche.
A popolare questi tunnel angusti me l’aspro conflitto politico che cirdove sembra esserci più acqua che conda i tunnel. I leader arabi li consiaria è una moltitudine di individui dal- derano uno strumento per imporre la
le origini più diverse: gli studenti di «giudaizzazione» di Gerusalemme
scuole rabbiniche arrivano dotati di mentre per gli archeologi israeliani
lumini da minatore legati al capo per sono uno strumento teso a recuperare
farsi largo nell’oscurità con un’enfasi un patrimonio dell’umanità. Quale
che stride con il silenzio impenetrabi- che sia l’opinione su tale lacerante dile dei turisti cinesi cristiani che, uno a sputa, il variegato popolo dei tunnel
uno, con pazienza e meticolosità sem- continua incrociarsi sotto il suolo di
brano voler toccare ogni centimetro Gerusalemme, attratto dal mistero di
delle pareti del tunnel. Quasi per im- come tutto ebbe inizio.

LA STAMPA
DOMENICA 30 MARZO 2014

Primo Piano .13

.

In seggiovia
La maggior parte sono soldati in vacanza premio
o persone del posto che approfittano degli impianti
di risalita per fare qualche discesa con il bob
Per ora di stranieri se ne vedono poco

Mar del
Giappone
Baia di
Corea

NICOLA BUSCA
MASIK (NORD COREA)
SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

NICOLA BUSCA

ra il tragitto tra la sua città
natale e Pyongyang, e le impervie montagne misero a
dura prova l’animale e obbligarono l’agricoltore a
fermarsi più volte per farlo riposare.
È proprio su questo ripido versante
che l’attuale leader nordcoreano, Kim
Jong-un, ha fatto costruire a tempo di
record (meno di un anno) il primo comprensorio sciistico del Paese, il «Masik
Pass Ski Resort», un demanio capace
di competere con diverse realtà «minori» del panorama sciistico occidentale. E la scelta della posizione non è
stata certo casuale, in quanto una delle
residenze di Kim si trova a Wonsan, a
meno di mezz’ora di strada da Masik.
L’offerta sciistica nordcoreana è
una novità di quest’inverno, e Masik
Pass, a 184 chilometri e 3 ore e mezza
di macchina da Pyongyang, ha aperto
ufficialmente lo scorso 31 dicembre.
Vi si accede tramite l’autostrada

E

COREA DEL NORD

Sulle piste di Kim Jong-un
tra karaoke e hotel a 5 stelle
Viaggio nel nuovo comprensorio sciistico del dittatore in stile occidentale
resta un rebus: chi verrà a sciare fin
qui? Di turisti stranieri se ne sono visti
pochi, mentre il resto della clientela è
caratterizzato da studenti e militari in
vacanza premio o «local» che salgono
per fare qualche discesa col bob, mentre le piste e l’albergo rimangono generalmente mezzi vuoti.
Il contrasto tra questa piccola Svizzera scintillante e i campi poco distanti - dove l’agricoltura è ancora praticata con mucche pelle ossa che tirano
l’aratro, o con pale e badili - è sicuramente stridente. Tuttavia, le agenzie
occidentali che portano turisti in Corea del Nord (ve ne sono molte, ma i
pionieri attivi dal 1993 con maggior
esperienza sono gli inglesi della
«Koryo Tours») hanno già in programma settimane bianche da proporre
per la prossima stagione invernale.

LUSSO E DIVERTIMENTO

Nel resort piscina, spa e palestra
Ma anche una sala giochi
accessi al Web e ristoranti
«dell’arcobaleno», che fende da Ovest
a Est la penisola coreana ed è stata
realizzata con la posa di grandi lastre
di cemento sul tracciato. Nei punti
strategici del percorso, inoltre, sono
stati posizionati imponenti pilastri
All’interno si trovano vestiti di marca
che in caso di necessità possono essee attrezzatura tecnica made in Italy: è possibile
re fatti esplodere alla base e cadere
noleggiarla al prezzo di 30 euro al giorno
sull’arteria, bloccando così l’accesso
compreso lo ski pass. Sopra una veduta dalla
a punti strategici da proteggere.
cima del Masik e a destra un bambino scia
La base degli impianti di risalita
sulla pista ai piedi della montagna
(dove un maxi schermo trasmette karaoke e video di propaganda) è situata
a un’altezza di 650 metri sul livello del mare, mentre il
punto più alto del comprensorio, il «Taehwabong Pavillon» (al quale si arriva dopo 40
minuti di risalita su
Il punto più alto
Di discese
tre seggiovie), è a
La base degli impianti
Le piste sono dieci (una
1350 metri di quota.
di risalita è situata
illuminata anche di notte)
Nei 10 mesi di lavori a
a un’altezza
e hanno diverse
Masik sono state readi 650 metri
difficoltà
lizzate 4 seggiovie (2 a
due posti e due a quattro),
2 tapis roulant per i principianti e uno skilift. Le piste in totale sono 10 (una illuminata anche di (mentre il resort è dotato di cannoni una sala Internet dove i social network
notte alla cui base si trova la guest sparaneve), ma i maestri di sci sono non sono criptati, sale congressi, un
house dove ha dormito l’ex cestista sicuri: «Il prossimo anno il compren- negozio di abbigliamento e un nolegUsa Dennis Rodman) per un totale di sorio sarà potenziato e anche questi gio (attrezzatura tutta made in Italy a
17 chilometri di discese. Queste sono aspetti verranno migliorati».
30 euro al giorno compreso lo ski
Nel Masikryong Hotel, 9 piani e 5 pass). Anche le stanze, nonostante alnumerate in ordine crescente da Est a
Ovest (l’esposizione è a Nord) e hanno stelle alla partenza dagli impianti, c’è cuni materiali non siano di prim’ordidiverse difficoltà: da quelle più sem- proprio tutto: una piscina da 25 metri, ne, sono lussuosissime, con frigo bar,
plici a quelle molto impegnative e dal- una spa, una palestra, una sala giochi, tv al plasma che trasmette anche Rale pendenze severe. Mancano ancora bar e ristoranti (uno aperto 24 ore), iuno e una scrivania con matita, temcolori che definiscano la difficoltà del- una sala da ballo a cui si accede pagan- perino e gomma, nel caso il turista vole piste e anche la segnaletica è scarsa do 13 dollari all’ora, un minimarket, lesse studiare o prendere appunti. Ma

Negozi di abbigliamento

1350

17

metri

chilometri

SOLO VIAGGI ORGANIZZATI

I soggiorni pianificati dal regime
Guide governative controllano
che i turisti si comportino bene

10
mesi
Il tempo impiegato
per la costruzione
del comprensorio
(4 seggiovie e 1 skilift)

E, ovviamente, l’unico modo per accedere al Paese più isolato e misterioso al mondo è quello di prendere parte
a uno di questi viaggi organizzati (che
non propongono solo lo sci). Va da sé,
però, che il viaggio sarà interamente
pianificato e controllato da agenzie turistiche governative, le cui guide (normalmente 2 per ogni gruppo, con l’aggiunta di una guida supplementare di
controllo nel caso ci fossero statunitensi), oltreché presentare al mondo
esterno la propria nazione, controlleranno con attenzione il comportamento dei turisti, chiedendo di cancellare le fotografie non autorizzate (soprattutto militari, ma anche quelle
che non ritraggono per intero le statue dei leader) e di rispettare le spesso
iperboliche norme di comportamento
nelle visite ai mausolei e ai luoghi cari
al popolo: giacca e cravatta per il mausoleo di Kim Il-sung e Kim Jong-il e inchino di fronte alle statue.

T1 CV PR T2

14 .Estero

STAMPA
.LA
DOMENICA 30 MARZO 2014

SABATO SI VOTA, NOVE CANDIDATI ALLA SUCCESSIONE DI KARZAI

VICINO AL CONFINE CON LA SIRIA

Kabul, taleban all’assalto
degli uffici delle elezioni

Libano, attacco suicida
contro l’esercito: 3 morti

Commandomascheratosottoiburqa:tuttiuccisidoposeioredibattaglia
GIORDANO STABILE

Il conto alla rovescia è cominciato con il consueto sottofondo
di esplosioni, autobombe, attacchi con lanciarazzi e granate.
Manca una settimana al primo
turno delle elezioni presidenziali afghane e i taleban, come
nell’agosto del 2009, provano in
tutti i modi a dire la loro. Il voto,
in ogni caso, metterà fine al regno di Hamid Karzai, di fatto al
potere dal 2001, che alla fine ha
rinunciato non solo a candidarsi ma anche a far scendere in
campo il fratello Qayum.
Le «elezioni fantoccio», come le hanno definite, sono diventare il bersaglio numero
uno dei taleban, indeboliti però
rispetto a cinque anni fa, anche
perché «l’ala moderata» sta
dialogando proprio con Karzai
in vista del ritiro della Nato a
fine anno.
Restano gli oltranzisti, che
ruotano attorno al «network
Haqqani», il gruppo che aiutò
bin Laden a fuggire in Pakistan
nel 2001. Un serie di cellule suicide si sono infiltrate nella capitale nell’ultima settimana. Il 20,
in un attacco all’hotel Serena, è
stato ucciso il reporter veterano di guerra Sardar Ahmad.
Mercoledì scorso un kamikaze
si è fatto esplodere davanti agli
uffici della Commissione elettorale, uccidendo due poliziotti.

Pakistan
Bombasulrisciò
mortaunabimba
1 Un ordigno nascosto

in un risciò ha ucciso una
bambina a Quetta, nel
Sud-Ovest del Pakistan.
L’ordigno era nascosto su
veicolo fermo al bordo di
Sariab Roadal ed è esploso al passaggio di un veicolo delle forze di sicurezza, provocando anche il
ferimento di altre 18 persone. La polizia sospetta
dei gruppi separatisti del
Baluchistan, provincia in
cui si trova Quetta.

BEIRUT

Torna il terrorismo anche
nel Libano. Ieri mattina un
attacco suicida ha colpito un
posto di blocco dell’esercito
ad Aqabet al-Jurd nell’area
di Arsal, al confine con la Siria. Il bilancio è di almeno tre
soldati libanesi uccisi e quattro feriti, ma potrebbe ulteriormente aggravarsi.
La zona orientale del Libano è colpita da violenze
collegate al conflitto nella vicina Siria. Sempre ieri le forze lealiste siriane, appoggiate dai miliziani sciiti libanesi

ERA CON GLI ANTI-MADURO, COLPITO DALLA POLIZIA

Ucciso in Venezuela
uno studente italiano

Le forze di sicurezza speciali sul luogo dell’attacco
CARACAS

Venerdì un commando ha dato
l’assalto a una foresteria che ospita la Ong americana Roots for Peace, una bimba è rimasta uccisa.
Ieri gli islamisti sono tornati
all’assalto della Commissione
elettorale, l’organo che dovrà
certificare la validità del voto.
Quattro guerriglieri, camuffati
da donne sotto i burqa, sono penetrati in un edificio davanti al
compound fortificato, sulla superstrada che porta all’aeroporto. Dalle finestre hanno cominciato a bersagliare gli uffici di
fronte con kalashnikov e lancia-

razzi. Dopo un assedio di sei ore
«sono stati tutti uccisi», ha confermato il capo della polizia di
Kabul, generale Zahir.
Un tweet di Zabiullah
Mujahid, portavoce degli islamisti, ha rivendicato il «martirio»
dei «mujaheddin». Il ministro
dell’Interno Omar Daudzai ha invece invitato i concittadini ad andare alle urne «con più determinazione», sabato. Dopo il ritiro di
Qayum Karzai, fra i nove candidati rimasti in lizza, saranno in
quattro a contendersi i due posti
per il ballottaggio.

In testa c’è Abdullah Abdullah, coriaceo avversario di Karzai
nel 2009, rappresentante del
Nord dominato dai Tagiki. Poi
Ashraf Ghani Ahmadzai, già ministro delle finanze, esponente
del Sud pashtun come Karzai ma
alleato con il famigerato leader
degli uzbeki (altra componente
etnica fondamentale), il generale
Abdul Rashid Dostum. Segue nei
sondaggi Zalmay Rassoul, già
ministro degli Esteri, vicinissimo
a Karzai. Infine la possibile sorpresa, il principe Nadir Naim, nipote dell’ultimo re Zahir Shah.

di Hezbollah, hanno ripreso
oggi il controllo di altre due località siriane vicine al confine
con il Libano. L’offensiva, culminata all’inizio del mese con
la conquista di Yabrud, roccaforte dei ribella nella regione,
mira a interrompere le vie di
comunicazione degli insorti
anti-Assad con le loro basi di
retroguardia in alcune località sunnite libanesi. Negli ultimi tre anni, sciiti e sunniti libanesi si sono combattuti a
colpi di attentati in città come
Tripoli e Beirut proprio come
riflesso della guerra civile siriana.
[E. ST.]

È un cittadino italiano e si
chiama Roberto Annese, 33
anni, la 38esima vittima della
rivolta iniziata il 12 febbraio
scorso contro il presidente
Maduro in corso in Venezuela.
A confermare l’identità del
giovane (un venezuelano con
passaporto italiano), è stata la
Farnesina. Annese è stato ucciso da colpi d’arma da fuoco,
sparati, secondo il sito de «La
Verdad de Maracaibo», dalla
polizia, ieri all’alba, nella città,
capitale dello Stato nordo-

rientale di Zulia, al confine con
la Colombia, mentre con altri
oppositori aveva alzato una
«guarimba», una barricata su
una strada.
Il procuratore generale venezuelano, Luisa Ortega, aveva
riferito che a venerdì le vittime
delle violenze erano arrivate a
quota 37, di cui «29 civili e 8
agenti della polizia militare». I
feriti, sempre secondo la conta
ufficiale, sono 559 (379 civili e
180 agenti) e 168 i detenuti, 17
dei quali membri delle forze di
sicurezza, ed altre 3 agli arresti
domiciliari.
[E. ST. ]

LA STAMPA
DOMENICA 30 MARZO 2014

La storia
ALESSANDRA RIZZO
LONDRA

I

futuri sposi che si tengono per
mano nella sala del Comune
hanno atteso a lungo questo
momento. Come spesso capita
nei matrimoni, sono tesi nel dire
«sì» davanti ad amici e parenti. Uno
dei due si impappina leggermente nel
pronunciare il nome dell’altro, suscitando i sorrisi affettuosi del pubblico.
I fotografi immortalano la scena.
Sembra una cerimonia come tutte
le altre, ma lo è solo in parte. Peter
McGraith e David Cabreza sono diventati marito e marito a pochi minuti dall’entrata in vigore della legge
che consente i matrimoni civili omosessuali in Inghilterra e Galles. Lo
hanno fatto davanti a telecamere e
giornalisti, nella sala comunale del
quartiere trendy di Islington, nel
nord di Londra, allo scoccare della
mezzanotte tra venerdì e sabato. Vestiti entrambi in smoking, con papillon grigio e fiore rosso all’occhiello,
hanno esibito felici il certificato di
matrimonio. «Per noi è un momento
profondamente personale, ma al

.

Estero .15

Peter e David finalmente sposi
A Londra la corsa gay per dirsi “sì”
Appena è entrata in vigore la legge, decine di coppie si sono unite in matrimonio
già conferivano loro riconoscimento
legale e molti degli stessi diritti delle
coppie sposate eterosessuali, inclusa
la possibilità di adottare bambini. Ma
la nuova legislazione ha un alto valore
simbolico in un Paese che negli Anni
80, con Margaret Thatcher, proibì a
scuole e autorità locali la «promozione» dell’omosessualità (la legge fu
abolita nel 2003). Riflette inoltre un
cambiamento sociale: al contrario
che in altri Paesi, tra cui la Francia, la
legge non ha suscitato proteste di
piazza. I sondaggi dimostrano che la
maggior parte dei cittadini britannici,
soprattutto i più giovani, sostiene i
matrimoni omosessuali, anche se, secondo una rilevazione della «Bbc», il
22% delle 1.007 persone interpellate
rifiuterebbe un invito ad andarci.
David Cameron, che ha fortemente
sostenuto la legislazione, ha parlato di

DAVANTI AI GIORNALISTI

POCHI MALUMORI

«Vogliamo mostrare al mondo
che la Gran Bretagna riconosce
e rispetta la nostra relazione»

A differenza che in Francia
la norma non ha suscitato
contestazioni di piazza
FACUNDO ARRIZABALAGA /EPA

tempo stesso abbiamo deciso di farlo
pubblicamente per mostrare al mondo che il nostro Paese riconosce e rispetta la nostra relazione», ha raccontato McGraith.
Peter, designer scozzese di 49 anni, e David, finanziere di 42 anni originario di Seattle, stanno insieme
da 17 anni e hanno due figli adottivi.
Desideravano da tempo ufficializzare il rapporto, e già tre anni fa David aveva chiesto a Peter di «sposarlo». Quando la nuova legge è stata approvata nel luglio scorso, non
hanno perso tempo. «Erano entrambi molto emozionati», racconta
Peter Tatchell, amico della coppia,
testimone di nozze e attivista per i
diritti degli omosessuali. «Il momento più toccante si è avuto quando i figli gli hanno portato le fedi nuziali, molti dei presenti avevano le
lacrime agli occhi».
Dal punto di vista pratico, la nuova legge non cambia sensibilmente
lo status delle coppie omosessuali.
Le unioni civili approvate nel 2005

La cerimonia
Peter McGraith e David Cabreza davanti al municipio di Islington, a Londra
Sotto il matrimonio di Sarah Keith ed Emma Powell a Brighton, nel Sud dell’Inghilterra

Il tweet
di David Cameron
Congratulazioni
alle coppie dello stesso
sesso che si sposeranno
Vi auguro tutta la felicità
possibile per il futuro

«momento importante per il Paese».
In un articolo pubblicato sul sito di
notizie gay «PinkNews», il Primo ministro ha spiegato: «Non sarà più importante in Gran Bretagna sapere se
sei eterosessuale o omosessuale: lo
Stato riconoscerà il rapporto nello
stesso modo».
Anche il capo della Chiesa Anglicana, l’arcivescovo di Canterbury Justin
Welby, ha ammesso: «La legge è cambiata, accettiamo la situazione». Proteste sono invece arrivate da alcuni
gruppi religiosi conservatori. Andrea
Williams di Christian Concern ha detto che «la legge ridefinisce improvvisamente l’idea di matrimonio per motivi
egoistici e allo scopo di perseguire una
dominazione culturale».
Per Peter e David, è un passo nella
giusta direzione, ma non la fine della
battaglia contro la discriminazione.
«Speriamo che questo cambiamento
dia speranza e forza ai gay in Nigeria,
Uganda, Russia, India e ovunque siano
criminalizzati per il loro orientamento
sessuale», ha detto McGraith.

La Famiglia Reale
La residenza estiva di Osborne House

Il governo potrebbe renderle pubbliche

Apre al pubblico il cottage
della regina Vittoria: qui i figli
imparavano la vita del popolo

Il principe Carlo nel mirino
per le lettere ai parlamentari:
violata la neutralità della Corona

VITTORIO SABADIN

I

l cottage svizzero di Osborne House, sull’Isola di
Wight, è stato restaurato e
aperto al pubblico. Era un’autentica casetta svizzera di legno, fatta smontare e portare
sull’isola nel 1850 dal principe
Alberto, marito della regina
Vittoria. Il cottage aveva una
funzione del tutto particolare:
serviva a insegnare ai nove figli della coppia reale come vive la gente comune, e come ci
si può arrangiare coltivando
un orto, vendendo i prodotti al
mercato e cucinando da soli.
Vittoria e Albert passavano molto tempo a Osborne
House, una magnifica casa di
vacanza che il principe costruì ispirandosi al Rinascimento italiano, con due belvedere e una imponente collezione di opere d’arte. I compleanni della coppia erano
sempre festeggiati nell’isola,

dove si trascorreva l’intera
estate. C’era, e c’è ancora, una
bella spiaggia privata affacciata sulle acque Solent, troppo
fredde per chiunque, ma abbastanza tiepide per un inglese.
Vittoria, il 30 luglio del 1847, vi
fece il primo bagno di mare della sua vita, usando la «Bathing
machine», un carrozzone che
la deponeva in acqua proteggendone l’intimità.
A Osborne House i principini
non avevano un attimo di tempo libero. Intorno allo chalet
svizzero, Albert aveva assegnato a ognuno un piccolo appezzamento di terreno nel quale dovevano coltivare frutta, verdura e fiori. In casa c’erano farina,
uova, zucchero e una cucina. I
bambini cuocevano torte e biscotti che servivano per il tè
della regina e avevano l’obbligo
di curare ogni giorno l’orto.
Per spiegare ai figli le regole
dell’economia, Albert aveva organizzato un vero mercato, nel

I
Osborne House, sull’isola di Wight

quale i bambini portavano la loro frutta e verdura. A comprarle era lo stesso principe, che
aveva così modo di spiegare che
se sono in offerta troppe patate
il loro prezzo scende e che una
carota dall’aspetto vigoroso vale di più di una carota avvizzita.
Di tutti i compiti a casa per
le vacanze estive, quelli dello
Swiss Cottage erano i più piacevoli e forse anche i più utili.
Albert spiegò che lo faceva per
«tenere con i piedi per terra» i
figli e per spiegare loro come
viveva la maggior parte della
gente al di fuori dei palazzi, faticando e sudando per poche,
incerte monete.

l principe Carlo potrebbe
essere presto al centro di
una bufera ben peggiore
di quella che seguì le piccanti
rivelazioni della sua tresca
con Camilla Parker Bowels.
Il governo sarà forse costretto a rendere pubbliche le numerose lettere che l’erede al
trono ha scritto ripetutamente a ministri e parlamentari per influenzarli sulle leggi da approvare. L’insistenza
con la quale il principe interviene sul potere politico viola
il principio di neutralità della
corona inglese ed è vista come un incubo nella prospettiva che Carlo diventi re.
La battaglia per rendere
pubbliche le lettere è sostenuta da nove anni dal giornale «The Guardian», che valendosi del «Freedom of Information Act» ha chiesto di
visionare 27 missive dal settembre 2004 all’aprile 2005.
Con un percorso giudiziario

molto «italiano», un primo tribunale ha dato ragione al giornale, ma la sentenza ha subito
il veto del procuratore generale Dominic Grieve, appoggiato
dal governo. Un processo d’appello ha ribaltato la decisione
di Grieve e ora si attende il giudizio finale della corte suprema. Tra un’udienza e l’altra,
gli otto dipartimenti del governo che hanno ricevuto le lettere di Carlo hanno già speso
250 mila sterline (300 mila euro) in avvocati e pratiche legali
per fare in modo che le raccomandazioni dell’erede al trono
restino segrete.
Il giudice Grieve, nel motivare la sua decisione, ha detto
che le lettere, scritte a mano,
contengono punti di vista
molto intimi e dettagli precisi
di quello che Carlo pensa davvero. In gioco, ha aggiunto, è
anche il principio costituzionale in base al quale il governo
ha il diritto di mantenere il se-

Il principe Carlo di Inghilterra

greto su documenti che non
vuole rendere pubblici. Ma
secondo il deputato Paul
Flynn, laburista, se in quelle
lettere si dimostra che Carlo
sarà un «poor monarch», un
monarca scadente, i sudditi
hanno il diritto di saperlo.
Durante il suo lungo regno,
Elisabetta si è ben guardata
dall’interferire con governo e
parlamento, limitando le sue
osservazioni ai riservatissimi
incontri settimanali con il premier di turno. Carlo invece
non sa resistere, e vuole cambiare il mondo. Come quasi
sempre avviene, il mondo
cambierà presto lui. [VIT. SAB.]

16 .Cronache

STAMPA
.LA
DOMENICA 30 MARZO 2014

La tragedia
Schianto
ieri nel
pomeriggio
tra un camion
compattatore
della raccolta
rifiuti
e un’auto
Quattro morti
e tre feriti
gravi
Nello schianto
coinvolti
anche
un’altra auto
e un pullman
di linea

il caso
RICCARDO ARENA
PALERMO

l dramma sull’autostrada Messina-Palermo, un
incidente dal bilancio
pesantissimo, con quattro morti e tre feriti gravi, coinvolti un autocompattatore, due macchine e un pullman di linea. Una tragedia dovuta con ogni probabilità al sistema siciliano di smaltimento dei rifiuti, che vede il trasporto giornaliero, dai paesi
dell’hinterland del capoluogo
siciliano, dell’immondizia in
provincia di Messina, a Mazzarrà Sant’Andrea.
I morti sono padre, madre,
la loro figlia di dieci anni e
l’autista del mezzo di proprietà della ditta Raspanti di
Bagheria, che si occupa della
raccolta dei rifiuti e va a scaricare a 170 chilometri di distanza, solo andata. Tre i feriti, in condizioni molto gravi: fra di loro un bambino di
sette anni, il quarto componente della famiglia distrutta. Il bilancio poteva essere
più grave, ma per fortuna i
passeggeri dell’autobus se la
sono cavata con contusioni
ed escoriazioni.
Secondo la prima ricostruzione, l’autocompattatore si è
messo di traverso nella galleria Battaglia, tra Castelbuono
e Cefalù, in direzione di Palermo, a una sessantina di chilometri dal capoluogo: l’autista,
Rosario Sucato, 26 anni, di
Misilmeri, paese alle porte del
capoluogo siciliano, uno dei
quattro morti, ha probabilmente perso il controllo e sul
camion è finita a gran velocità
la Renault Megane su cui
viaggiava la famiglia di Guglielmo Di Maggio, 45 anni,

I

E’ mancato

Palermo, inferno in galleria
Schianto tra auto e camion
distrutta una famiglia
Morti padre, madre, figlia di 10 anni e l’autista
palermitano che gestiva una
macelleria a Patti, in provincia
di Messina. L’uomo è morto anche lui sul colpo, come la moglie, Nunzia Natoli, 39 anni.
Morta anche la figlia più grande, Anna, mentre il fratellino,
Antonino, è stato estratto vivo
da quel che rimaneva dell’automobile. Per alcune ore non c’è
stata certezza nemmeno sul tipo di macchina su cui viaggiavano, viste le condizioni in cui
era ridotta.
Sono sopraggiunti poi anche

E’ mancato

una Peugeot 307 e un pullman
di linea della Sais, in servizio
tra Messina e Palermo. Antonino è in gravi condizioni, ma potrebbe cavarsela: ai soccorritori dell’elisoccorso, che lo hanno
portato a Palermo, all’ospedale
dei Bambini, avrebbe detto che
domenica, cioè oggi, la famiglia
avrebbe dovuto festeggiare un
compleanno nel capoluogo dell’Isola, di cui era originario il
padre. Poi però ha perso conoscenza. Il piccolo ha un femore
rotto e un trauma toracico-ad-

E’ mancato

dominale. Ricoverati al San
Raffaele Giglio di Cefalù invece
due anziani, Andrea Cattarinich, di 75 anni, e Rosa Insana, di
74. Anche le loro condizioni sono critiche.
Lo scontro è avvenuto intorno alle quattro del pomeriggio,
mentre il compattatore della
ditta Raspanti tornava verso
Palermo. Sulla sua pagina Facebook Di Maggio aveva postato
le foto della moglie e dei figli.
Come didascalia aveva aggiunto «i miei tesori».

I famigliari di

Pietro Subba

Guido Trossero

Romano Tomba

anziano AMIAT
anni 75
Lo annunciano la moglie Rita Comba,
le sorelle, i cognati Comba e i nipoti.
Funerali lunedì ore 15,00 nella parrocchia di Bruino.
– Bruino, 30 marzo 2014

Lo annunciano con grande tristezza
la moglie Bruna, la iglia Manuela e
il iglio Maurizio con le rispettive famiglie. Santo Rosario in Torino questa
sera ore 18,30 parrocchia Sant’Ermenegildo corso Telesio 98. Funerale in
Torino lunedì 31 marzo ore 15 parrocchia Sant’Ermenegildo. Tumulazione
nel Cimitero di Cantoira.
– Torino, 29 marzo 2014
Grappolo & Gariazzo tel. 0123.320330

Con profondo dolore lo annuncia la
moglie Ermanna Mortarotti. Funerali
lunedì 31 marzo alle ore 14,30 nella
parrocchia S. Maria della Scala, Moncalieri.
– Moncalieri, 28 marzo 2014

sentitamente ringraziano per l’affettuosa partecipazione.
– Torino, 30 marzo 2014

E’ mancato all’affetto dei suoi cari

Giovanni Bonansea
ex veterinario
anni 98
L’annunciano; la moglie Alma, la iglia
Lucia, consuocero, cognato, nipoti,
pronipoti e parenti tutti. I Funerali
avranno luogo in Volpiano lunedì alle
ore 14,30 nella chiesa parrocchiale.
Seguirà tumulazione nel Cimitero di
Bricherasio.
– Volpiano, 29 marzo 2014

I cognati Capodaglio con le rispettive
famiglie partecipano al triste momento.
Sei sempre stato un esempio per noi,
grazie per tutto ciò che ci hai insegnato con amore. Non ti dimenticheremo
mai. Addio NONNO, ti vogliamo bene.
Roberta, Simone e Samuele.
Jose, Gigi e Alessandra ricordano con
affetto PIERO.

E’ mancata

Luciana Porporato
in Piras
di anni 81
Lo annunciano il marito Bruno, la iglia Simonetta con Antonio e Claudia,
parenti tutti. Funerali in Avigliana lunedì 31 corr. ore 15 presso la parrocchia San Giovanni.
– Avigliana, 30 marzo 2014
LUCIANA carissima sarai sempre con
noi, con il tuo sorriso e la tua allegria.
Bruna, Vero, Gisella, Claudio.
Anita e Natalia partecipano affettuosamente al grande dolore di Bruno
Simonetta Maria.
E’ mancata all’affetto dei suoi cari

Giuseppina Rubini
(Pina)
ved. Vivenza
Ne danno il triste annuncio le iglie
Rosa e Domenica, la sorella Maria, la
cognata Ette, la nipote Elisa e parenti
tutti. I Funerali si svolgeranno martedì
1 aprile alle ore 9,30 parrocchia San
Secondo. Il Rosario sarà recitato lunedì 31 marzo alle ore 18 in parrocchia.
– Torino, 29 marzo 2014

L’imprenditore Di Finizio

E’ mancata all’affetto dei suoi cari

Cecilia Vecchio
in Rossi
Ne danno il triste annuncio il marito
Piero, il iglio Giuseppe, la nuora Luciana e la nipote Caterina. Rosario domenica 30 marzo ore 17,25 parrocchia
Santa Giulia. Esequie lunedì 31 marzo
ore 11. Non iori ma offerte a Fondazione FARO o ricerca sul cancro.
– Torino, 28 marzo 2014
O.F. Beato Cottolengo tel. 011.8172464
Antonio Ricci e tutta Striscia la Notizia sono vicini all’avvocato Giuseppe
Rossi nel momento del dolore per la
scomparsa della madre

Cecilia Vecchio
– Milano Due, 29 marzo 2014

Eugenio Maccari, con la segretaria Renata Bassino, Bruna Marzanati, Pino
Zese ricorda il
doTTor

Luciano Frego
per anni prezioso collaboratore
nell’affrontare nel lavoro quotidiano i
problemi della sanità piemontese.
– Torino, 28 marzo 2014
La Presidenza, il Consiglio, la segreteria e soci tutti dell’Associazione Granaria di Torino, partecipano al dolore
della famiglia per la perdita di

Aurelio Mondino
Vicepresidente dell’Associazione.
– Bra, 30 marzo 2014
Giovanni Bricarelli e Gioachino Borello
si uniscono al dolore della famiglia per
la perdita del caro

Aurelio
– Bra, 30 marzo 2014

rINGrAZIAMENTI

ANNIvErsArI
1966

3 APrILE

Battista Pininfarina
E’ sempre presente nel ricordo della
sua famiglia che con grande affetto e
rimpianto ne rievoca la cara memoria.

Imprenditore
per la quarta volta
sulla cupola
di San Pietro

cav. lav. arch.
Battista Pininfarina
Dirigenti, impiegati, maestranze della
Pininfarina ricordano con profondo
rimpianto il loro amato Fondatore.
– Torino, 3 aprile 2014
Il Gruppo Anziani Pininfarina ricorda
con immutata devozione il suo amatissimo
MAEsTro

Battista Pininfarina
nel 48° Anniversario della sua scomparsa.
– Torino, 3 aprile 2014
2005

Cecilia Vecchio
– Cologno Monzese, 29 marzo 2014

2014

Nel nono anniversario della scomparsa del
La famiglia Ghione sentitamente
ringrazia per il commovente tributo di
affetto reso al carissimo

Luigi Ghione
La S. Messa di Trigesima verrà celebrata sabato 5 aprile alle ore 18 parrocchia Gran Madre di Dio.
– Torino, 30 marzo 2014

dott. Giorgio Giovando
Cavaliere del Lavoro
Laura, Cristina con Giorgio, Guido con
Emanuela, Giacomo, Laura, Anna e
Giorgia lo ricordano nel pensiero di
ogni giorno.
– Torino, 30 marzo 2014
2014

Eravate in tanti a salutare con noi il
nostro caro

Rodolfo Mailander

Silvio Tordolo Orsello

Sempre nei nostri cuori. Carla, Monica, Carolina.

In tanti ci siete stati vicini, avete scritto
e telefonato. Tanti che non riusciamo
a dire a ciascuno il nostro grazie. Vi
abbracciamo tutti. Famiglia Tordolo
Orsello Ghione.
– Torino, 30 marzo 2014

Per la quarta volta è riuscito
ad eludere la sicurezza e a
«scalare» la cupola di San
Pietro. L’imprenditore triestino Marcello Di Finizio da
ieri pomeriggio è di nuovo
sulla basilica. L’uomo, titolare di un locale sul lungomare
di Trieste, è ormai una «vecchia conoscenza» della gendarmeria vaticana. I suoi blitz hanno ormai scadenza ciclica. Il primo risale al 30 luglio 2012, quando protestò
contro la direttiva Bolkestein
che, a suo dire, danneggerebbe la sua attività imprenditoriale. Il 10 ottobre dello stesso anno replicò l’iniziativa,
questa volta per manifestare
contro il governo Monti e le
multinazionali. Il 20 maggio
2013 un’altra scalata.
Ieri ha fatto sapere che
non intende cedere, neanche
di fronte alla prospettiva di
incontrare un ministro. «Restituiteci la democrazia - ha
scritto a caratteri cubitali sul
suo striscione - restituiteci le
nostre vite».

Cesare Castellotti Vaglienti ricorda
con commozione, immutato dolore e
profondo rimpianto, la mamma
N.d.

Albina Vaglienti
Marsengo Bastia Castellotti
Una Messa in sua memoria sarà oficiata sabato 5 aprile 2014 alle ore
11,15 nella Abbazia di Staffarda, celebrante il Rettore Abate, Ettore Signorile.
– Torino, 30 marzo 2014
2007

1979

2014

Martino Portonero
Amore ininito.

30 MArZo

2014

Alberto Veronese
Tua Wilma.

Nel 48° Anniversario della scomparsa del

2008
Gina Nieri, Consigliere di Amministrazione di Mediaset, Carolina Lorenzon,
Maria Eleanora Lucchin, Vincenzo Prochilo, Pasquale Straziota con i colleghi
della Direzione Affari Istituzionali e
Legali di Mediaset si stringono al prof.
Giuseppe Rossi nel dolore per la scomparsa della cara mamma

2014

Cade in casa
e muore
a tre anni
Giallo a Verbania
VERBANIA

LA PROTESTA

CITTÀ DEL VATICANO

Giovanni Piero Albino

Le sorelle Maria e Rosina con le rispettive famiglie commosse piangono la
perdita del caro PIERO.

DOMANI L’AUTOPSIA

Ore di ricostruzioni, testimonianze, sopralluoghi a Verbania, ma la causa della morte
di Rachele, bimba di tre anni
e due mesi, non c’è. «Nessuna
ipotesi investigativa prevalente» dicono i carabinieri.
La mamma fino a notte
non è stata in grado di fornire
spiegazioni: quando il medico
del 118 le ha detto che per la
sua piccola non c’era nulla da
fare ha perso il controllo ed è
stata sedata. Neanche il medico legale ha potuto rispondere ai tanti quesiti: dall’esame esterno della salma non
sono emerse possibili cause
del decesso. Bisognerà attendere l’autopsia fissata per domani. Intanto l’appartamento
di frazione Intra è stato sequestrato su decisione del pm
Gianluca Periani.
È un giallo, al momento, il
dramma che ha colpito ieri
pomeriggio questa tranquilla
cittadina del Lago Maggiore.
Erano le 13,05 quando al centralino del 118 è arrivata la richiesta di soccorso: al telefono una mamma angosciata,
Paula Sanabia, dominicana,
32 anni. Via Muller è in centro
a Intra e l’ambulanza ha impiegato pochi minuti: il medico, però, non ha potuto far
nulla. Rachele era morta. Inutile il precedente tentativo di
rianimazione che aveva fatto
la mamma, che però credeva
la figlia solo priva di sensi. A
questo punto scatta la chiamata al 112 e arrivano i carabinieri, coordinati dal capitano Giovanni Della Sala del
Nucleo investigativo.
Il compagno della mamma
di Rachele, Fulvio Valloggia,
fa il cuoco in Svizzera. A quell’ora stava rientrando dal
Canton Ticino. È stato sentito
a lungo dai militari, ma neppure lui ha fornito indicazioni
ritenute utili. La ricostruzione parte allora dalle poche
parole dette dalla dominicana ai primi soccorritori. Pare
che Rachele fosse sul triciclo
sul balcone. La bimba sarebbe caduta, avrebbe pianto.
Avrebbe anche chiesto un
bicchiere d’acqua, poi il buio.
Il colonnello Luca Politi,
comandante provinciale dell’Arma, conferma che tutte le
[I.FO.]
strade sono aperte.

Il Lotto

ConcorsoN.38-Sabato29marzo2014
Bari
23 2 34 65 12
Cagliari
3 8 88 48 36
Firenze
44 77 9 38 8
Genova
43 53 16 82 64
Milano
78 20 35 30 44
Napoli
39 36 50 75 51
Palermo
90 2 53 57 7
Roma
66 52 1 8 49
Torino
87 45 76 28 38
Venezia
8 84 10 87 43
Nazionale
62 40 4 50 67

SUPERENALOTTO
Combinazionevincente
12 21 57
numerojolly 82
68 86 88
superstar 21
MONTEPREMI 1.916.636,24 €
JACKPOT
9.861.668,57 €
Nessun6
Nessun5+
Ai12conpunti5
23.957 €
Ai972conpunti4
304,14 €
Ai33.338conpunti3
17,49 €

10 e LOTTO
Numeri vincenti

2 3 8 20 23 34 36 39 43 44
45 52 53 66 77 78 84 87 88 90

LA STAMPA
DOMENICA 30 MARZO 2014

La
vicenda

Cronache .17

.

L’agguato

Le indagini

Al Quirinale

Lucia
Annibali,
avvocato,
viene sfregiata con l’acido
il 16 aprile
2013 davanti
all’ingresso
della sua
abitazione a
Pesaro

Procura e Ris
raccolgono
testimonianze
e intercettazioni, poi
processo
immediato
condotto dal
pm Monica
Garulli

La vicenda
diventa simbolo delle
violenze sulle
donne:
Giorgio
Napolitano la
nomina
Cavaliere
della
Repubblica

Sfigurata con l’acido, 20 anni all’ex
Pesaro, la sentenza del gip accolta tra gli applausi. I due esecutori albanesi condannati a 14 anni di carcere
DALL’INVIATA A PESARO

Applausi a Lucia, 37 anni,
bella nonostante il volto sfigurato dall’acido, «Brava, auguri!». Sberleffi agli avvocati
difensori dell’ex fidanzato
Luca Varani, condannato a
20 anni per tentato omicidio,
stalking e lesioni gravissime,
«Buffoni, perché non ridete
ora voi che ridevate l’udienza
passata?». La tensione si
stempera così al momento
della sentenza con cui il gip
Maurizio Di Palma giudica
Varani il mandante dell’ag-

gressione all’avvocatessa da
poco decorata cavaliere della
Repubblica dal presidente
Giorgio Napolitano. Quattordici anni invece - quattro in meno della richiesta del pm Monica Garulli, perché non è stata
riconosciuta l’aggravante dello
stalking - ai due sicari Rubin
Talaban, esecutore materiale,
e al «palo» Altistin Precetaj.
L’attesa del verdetto è breve, un’ora appena, e il fragoroso
applauso esplode ancora prima dell’apertura della porta
dell’aula giudiziaria del processo a porte chiuse con rito ab-

breviato. È la stessa Lucia - avvocato come Varani - a comunicarlo, tramite un messaggino
alle amiche che affollano il corridoio del tribunale. Qualcuna
piange di gioia, qualcun’altra
gira subito il messaggio agli
amici. Attonito Luca Varani,
che quando il gip annuncia che
il verdetto arriverà dopo
un’ora guarda i suoi avvocati
ed esclama: «Possibile così poco? Ma allora mi condanna! Io
non ho ordinato di sfregiare
Lucia ma solo la sua auto».
Piangono invece gli zii e i genitori di Lucia, mentre gli avvo-

cati del condannato Roberto
Brunelli e Francesco Maisano
annunciano l’appello: «Per fortuna i prossimi due gradi di
giudizio saranno ad Ancona e a
Roma. Non si è mai vista una
sentenza dopo solo un’ora di
camera di consiglio. Per non
parlare della pena, equiparata
a quella di un omicidio conclamato». In un amen si era risolto, il giallo di un orologio di Lucia da lei non immediatamente
riconosciuto, per i problemi di
vista causati dalle ustioni, e
che secondo i difensori di Varani apparteneva invece all’ag-

gressore. Le prove contro Varani erano schiaccianti. Non
solo, le indagini su di lui si erano attivate ancora prima del
barattolo di acido lanciato sul
viso della sua ex fidanzata. Già
la mattina di quel maledetto 16
aprile di un anno fa, i carabinieri agli ordini del colonnello Giuseppe Donnarumma erano stati avvertiti da un «informatore» che «un avvocato con la
Porsche sta preparando un attentato contro una donna». I
militari capiscono che si tratta
di Varani e lo pedinano, lo vedono entrare nel palazzo dove

abita Lucia ma non c’è niente
che la colleghi a lui. Non un certificato di matrimonio, non una
denuncia. La terribile verità si
scoprirà solo la sera. «È tutta
colpa del mio ex» rivelerà Lucia ai carabinieri, in ospedale.
Varani viene arrestato la notte
stessa e si scopre che aveva fatto distruggere la sua Smart
parzialmente corrosa dall’acido. Poi spedisce in carcere ai
due albanesi un «pizzino» dove
suggeriva la versione da dare
ai giudici. Ma i due si sono sempre avvalsi della facoltà di non
rispondere.
[GRA.LON.]

Vittima
e imputato

Intervista

Lucia Annibali
nell’aula del
processo e
Luca Varani
all’arrivo in
tribunale

GRAZIE LONGO
INVIATA A PESARO

legante - camicia di seta rosa pesca e nera,
pantaloni a sigaretta
scuri, scarpe con il tacco -,
forte, determinata, coraggiosa. Ma anche sorprendente
per la capacità di capovolgere l’approccio a un problema.

E

Fine di un incubo?

«Per la verità mi sono liberata dall’incubo la sera dell’aggressione. È proprio quella
notte che é finito l’incubo della persecuzione ed è iniziata
la mia nuova vita. Da quel
momento ho ripreso le redini
della mia vita. E non mi rimprovero nulla, quel che è accaduto era imprevedibile».

“Ho capito che si può
tornare a vivere anche
se non si è perfetti”

Chi è la nuova Lucia?

«Una donna che sa guardare
al positivo, essere ottimista.
Questa esperienza mi ha insegnato a essere molto ottimista nella vita e a cogliere il
bello. Quando ti tolgono tutto
e rischi di perdere tutto poi la
vita ha un sapore diverso».
Potrà mai concedere il perdono al suo ex fidanzato?

«Dentro di me ho più che altro sentimenti positivi, non
ho coltivato rabbia o rancore,
le miserie le lascio agli altri.
Ma penso a me, non a lui».
Quanto è importante per lei
questa sentenza?

«Tanto, tantissimo. È una
sentenza giusta, e sono contenta per me e per la mia famiglia. Se ho cercato di resistere è anche per loro. Ma rimane una vicenda triste, non
c’era bisogno di arrivare a
tanto (e con la mano indica il
volto deturpato, ndr). Anche
se in realtà non c’è niente che
potrà ripagarmi né a me né
alla mia famiglia di questo
enorme dolore che ancora viviamo».

Lucia: “Alle Europee con il Pd? Ora non ci penso”
Chi le dà la forza?

«La trovo dentro di me. Grande è il desiderio di riprendere
la mia vita e non dare soddisfazione a nessuno. Vado avanti
come sempre, con la mia vita,
la mia famiglia, i miei amici. Io
vado avanti. L’importante è il
mio benessere, il resto è un
premio giusto al lavoro che è
stato fatto dalla Procura, dai
carabinieri, da tutti quelli che
hanno lavorato a questo caso».
Com’è stato durante tutto il
processo sedere a tre sedie di
distanza da Luca Varani e sentire le sue dichiarazioni?

Ha detto

«È stata una prova molto difficile ma cercavo di concentrami su quel che c’è di positivo. E
comunque quando lui parlava
io uscivo dall’aula».
Cosa c’è per lei nell’immediato?

Non c’è niente per cui
festeggiare. Perdono?
Non coltivo rabbia
o rancore, ma penso
a me, non a lui
Lucia Annibali

«Un altro intervento chirurgico (sorride, ndr)».
Accetterà di candidarsi alle
elezioni Europee come le è
stato proposto dal Pd?

«Non è questo il momento di
pensare a questo. Ora voglio
godermi il momento con la mia
famiglia e i miei amici con cui
starò insieme stasera. Non c’è

nulla da festeggiare, ma ho
piacere di condividere con loro
la soddisfazione per l’esito del
processo».
Lei è diventata suo malgrado
un simbolo delle donne che
subiscono violenza. Che cosa
si sente di dire a chi si trova
nelle sue condizioni?

«Di non perdere mai la speranza, di non annullarsi per colpa
di certi uomini e di coltivare il
desiderio di amore vero».
Quali sono stati il momento
più bello e il più brutto in quest’ultimo anno?

«Il più bello è stato quando mi

sono rialzata dal letto dopo un
mese e mezzo di ospedale e mi
sono resa conto di poter vedere, ancora male, ma che almeno non ero rimasta cieca. Il
momento più brutto quella sera, quando ho realizzato che
avevo questo acido in viso che
mi stava corrodendo e che sarei anche potuta morire».
Quale messaggio vuole comunicare a chi soffre, a chi è
stato ustionato come lei?

«Di non perdere mai la speranza, di pensare che comunque si
può tornare alla vita anche se
non si è perfetti».

T1 CV PR T2

DOMENICA 30 MARZO 2014 LA STAMPA 18

LA STAMPA
DOMENICA 30 MARZO 2014

Cronache .19

.

Città del Vaticano
Fallitamegatruffa
alloIor:denunciati

il caso
GIACOMO GALEAZZI
CITTÀ DEL VATICANO

Costruire
cose buone
AGNESE
MORO

1 Una mega truffa ai danni

l no alla denuncia è a tutela delle
vittime dei preti pedofili, assicura il cardinale Angelo Bagnasco.
Aveva suscitato nei giorni scorsi
accese polemiche sui mass media
il fatto che nelle linee guida della Cei
non ci sia l’obbligo dei vescovi a denunciare all’autorità giudiziaria i sacerdoti
che commettono abusi sessuali sui minori. Ma, garantisce il capo della Chiesa italiana, ciò è dovuto soprattutto al
rispetto della privacy delle vittime e
«risponde a quel che i genitori ritengono meglio per il bene dei propri figli».
Infatti, «per noi l’obbligo morale è ben
più forte dell’ obbligo giuridico e impegna la Chiesa a fare tutto il possibile
per le vittime».
Inoltre, precisa il leader dei vescovi
in un convegno a Genova, «la questione
è più ampia e il punto fondamentale è
la cooperazione con l’autorità giudiziaria». Dunque «il Vaticano prescrive di
rispettare le leggi nazionali e la legge
italiana non riconosce questo dovere
di denuncia». Però «quello che è più
importante è il rispetto delle vittime e
dei loro familiari, che non è detto vogliano presentare denuncia, per ragioni personali». Perciò «bisogna essere
molto attenti affinché noi sacerdoti,

I

IL RAPPORTO CON L’ITALIA

«Il Vaticano prescrive di rispettare
le leggi nazionali e sappiamo che
non c’è questo dovere di denuncia»
noi vescovi non andiamo a mancare
gravemente di rispetto alla privacy, alla discrezione alla riservatezza e anche
ai drammi di vittime che non vogliano
essere messe in piazza, brutalmente
parlando». Infatti «noi pastori abbiamo molto riflettuto e questa ragione ci
è parsa importantissima». Quindi «a
seconda di quello che può essere la posizione dei familiari delle vittime, si
può decidere nei casi concreti».
La Cei ha pubblicato venerdì le «linee guida» per i casi di abusi sui minori
da parte dei religiosi, corrette dopo
che l’ex Sant’Uffizio aveva chiesto di rivedere il precedente documento dell’episcopato. Nella versione finale si
legge che i presuli non sono «pubblici
ufficiali» e quindi non sono obbligati a
denunciare all’autorità giudiziaria casi
di abusi sessuali nei confronti dei minori che sono di loro conoscenza. Si
parla solo di un «dovere morale di con-

La posizione della Cei

ANSA

dello Ior, l’istituto di credito
del Vaticano, è stata sventata
da Finanza e Gendarmeria vaticana: sequestrati titoli di credito al portatore per migliaia
di miliardi di euro, dollari e altre valute pregiate. Denunciati due stranieri, uno dei quali
aveva tre passaporti. I truffatori, un olandese e un americano, sono stati bloccati mentre
entravano in Vaticano con una
valigetta: volevano depositarne il contenuto di titoli falsi
per miliardi di valuta pregiata
allo Ior. Fermati dalla Gendarmeria vaticana hanno millantato conoscenze con due cardinali. Il loro obiettivo era ottenere l’apertura di una linea
di credito con cui, poi, agire sui
mercati internazionali. Nelle
loro camere d’albergo c’erano
timbri, certificazioni di carattere finanziario, telefoni, computer e tre passaporti validi rilasciati da Olanda e Malesia.

Il presidente dei vescovi, Angelo Bagnasco, ha dato indicato le linee guida del Vaticano

“LaChiesanondenunciaipreti
pertutelarelevittimedegliabusi”
Il cardinale Bagnasco: l’obbligo morale è più forte di quello giuridico
Ha
detto

Bisogna essere molto attenti
affinché non andiamo
a mancare gravemente
di rispetto alla privacy, alla
discrezione e alla riservatezza
Card. Angelo Bagnasco, presidente Cei

tribuire al bene comune», quindi non ri- dote eventualmente accusato. È un paferito esplicitamente alla denuncia.
dre per tutti, soprattutto è padre di chi
La collaborazione con l’autorità civile, ha subito gli abusi. E deve agire di consedefinita «importante» nel documento guenza, cioè prendere decisioni concredella Cei, resta a discrezione dei singoli. te». Inoltre le informazioni su un proceI vescovi di altri Paesi, come ad esempio dimento giudiziario canonico possono
Irlanda, Germania, Danimarca hanno essere richiesti dall’autorità giudiziaria
invece scelto la stra«ma non possono coda di una più stretta
L’INDICAZIONE DEI VESCOVI stituire oggetto di un
collaborazione tra
di esibizione o
Collaborare con l’autorità ordine
autorità ecclesiastidi sequestro». E «ricivile è «importante» ma scontrata la veridicità
che e civili. Venerdì il
segretario Cei, Nun- resta a discrezione dei singoli dei fatti», le sanzioni
zio Galantino, preecclesiastiche previsentando a Roma il testo , aveva già chia- ste per i preti colpevoli vanno dalla rerito che «il vescovo ha il dovere morale strizione del ministero pubblico (niente
di favorire la giustizia che persegue i re- contatti con i minori) alla dimissione
ati: non è il difensore d’ufficio del sacer- dallo stato clericale.

Il Papa nel paese di Cocò
ucciso a tre anni dai clan
CITTA’ DEL VATICANO

Dopo Lampedusa, Cagliari e
Assisi la «via crucis» nell’Italia in difficoltà porterà Francesco a giugno in Calabria per
una visita a Cassano allo Jonio, il paese di Cocò Campolongo, il bimbo ucciso e bruciato insieme al nonno dalla
’ndrangheta. Osserva il vescovo della diocesi calabrese e segretario Cei, Nunzio Galatino:
«La presenza del Papa a Cassano sarà un segno concreto
di vicinanza a un territorio
che va recuperato a una vita
degna di essere vissuta» Infatti, «i recenti episodi esprimono un disagio che attende
risposte».
Francesco chiederà scusa
ai fedeli di Cassano perché,
per alcuni giorni della settimana, terrà lontano dalla diocesi il loro presule al quale ha
affidato a Roma l’incaricochiave di «numero due» della
Chiesa italiana. In pochi mesi
Cassano allo Jonio è stato teatro di due delitti efferati. Il
primo è quello del piccolo Cocò Campolongo, assassinato e

Gli altri viaggi di Francesco
Isuoitemi:immigrazione,lavoro,povertà

8/08/2013
Lampedusa
1 Francesco visita Lampedu-

sa dopo l’ultimo tragedia degli
immigrati e invita a «risvegliare
le nostre coscienze perché ciò
che è accaduto non si ripeta».

22/9/2013
Cagliari
1 «Senza lavoro non c’è di-

gnità, serve solidarietà», così il
Papa sul tema della disoccupazione. «Questa tragedia - aggiunge -, che ha al centro un idolo che si chiama denaro».

4/10/2013
Assisi
1 Bergoglio va ad Assisi nel

giorno di San Francesco, visita i
bimbi disabili, poi pranza con i
poveri. Il suo messaggio: «Il dolore deve essere ascoltato».

Nicola (Cocò) Campolongo, ucciso e bruciato a Cassano allo Jonio

bruciato dalle cosche e poi quello di padre Lazzaro, il sacerdote
ucciso a sprangate dopo aver
scoperto dei furti di denaro nella canonica. Francesco aveva
ricordato Cocò all’Angelus del
26 gennaio. I genitori del bimbo,
Antonia Iannicelli e Nicola
Campolongo, hanno espresso il
desiderio di poter incontrare ed
abbracciare il Pontefice:«Vogliamo ringraziare il Papa e raccontagli tutto il nostro dolore,
siamo sicuri che nelle sue parole troveremo la forza per andare avanti».
La visita di Bergoglio (che
guarda «con benevolenza alle
piccole realtà») sarà un momento di profonda spiritualità
per tutta la Calabria e non certo
l’occasione, assicura Galantino,
per «interventi di maquillage
occasionali. Quindi occorre «te-

nersi alla larga dalla tentazione
di promettere trattamenti di favore o posti privilegiati a chicchessia». E «non venite a chiederli a me», avverte il vescovo: «
Gli unici privilegiati saranno gli
ammalati e i poveri della Caritas, la prima fila è per loro». I
Intanto a Roma Francesco
prosegue il suo «apostolato della prossimità». Venerdì si è inginocchiato per ricevere l’assoluzione nella basilica vaticana
prima di confessare a sua volta.
Ieri l’abbraccio con ottomila
persone cieche o sordomute.
Parole e gesti per promettere ai
disabili «la cultura dell’incontro» contro la «logica dell’
esclusione». E a metà settembre venti giovani coppie romane saranno sposate a San Pietro da Bergoglio: semplice prete e parroco del mondo. [GIA. GAL.]

Renata Fonte
l’esempio
e il ricordo
che resistono
enata Fonte era
un’assessore del Comune di Nardò, nel
leccese. Fu uccisa dalla
mafia il 31 marzo del 1984
per il suo impegno contro
la speculazione edilizia e
contro l’infiltrazione mafiosa. Aveva 33 anni. Viene
ricordata oggi a Guagnano
e domani a Nardò, in iniziative che vedono il coinvolgimento
delle scuole, di
Libera, del
sindaco di
Nardò Marcello Risi, di Monsignor
Fernando Filograna, di
don Luigi Ciotti, di Gian
Carlo Caselli, di don Salvatore Leopizzi, di Roberta
Culiersi, di Mino De Santis, e di tanti altri.
Renata aveva due figlie,
Sabrina e Viviana, allora di
15 e di 10 anni, che hanno
conservato e trasmesso un
ricordo vivo di lei. Così l’ha
descritta Viaviana, in una
intervista che le ho fatto
per l’annuale Rapporto di
“Avviso pubblico”: «Il suo
modo di essere madre e
sposa, amministratrice
pubblico, insegnante e artista; ragione e sentimento; una donna a tutto tondo! Era una donna appassionata, innamorata della
vita, della famiglia, della
natura e dell’arte. Lei racchiudeva in sé tutta l’essenza di una donna! Coltivava i necessari complementi dell’anima: dipingeva e scriveva poesie, ci ha
lasciato scritti di una
struggente bellezza dedicati alla sua terra. Traduceva libri, studiava lingue e
letterature straniere all’università. Era segretario del suo partito, il Pri, di
cui era stata la prima assessore donna. Era a capo
di un movimento per la salvaguardia di Portoselvaggio, oggi Parco naturale
grazie al suo sacrificio. Seguiva molte lotte civili, da
quelle ambientaliste a
quelle per l’emancipazione
delle donne, in un contesto
dai forti retaggi culturali
connotati al maschile. Era
diventata suo malgrado
leader di un movimento
politico e di pensiero che
denunciava, in radio ed in
televisione, il fatto che, in
quella che fino ad allora
era considerata un’isola felice, il Salento, stavano attecchendo i metodi e la cultura mafiosa. Era una sognatrice di giustizia! Quella della mamma è stata una
vita di un’intensità difficile
di eguagliare, nel suo vortice di impegni non faceva
mai mancare il dolce fatto
da lei ed i fiori a tavola, e
non dimenticava mai di essere ogni giorno la nostra
migliore amica, mia e di
mia sorella, con quella saggezza che oggi ritrovo solo
nelle persone che la loro vita hanno avuto il tempo di
viverla. Lei è per me un
esempio insieme di donna
e personaggio pubblico di
cui non potrei essere più
fiera!». Giustamente.

R

T1 CV PR T2

DOMENICA 30 MARZO 2014 LA STAMPA 20

LA STAMPA
DOMENICA 30 MARZO 2014

Immigrati
Nei primi tre
mesi del 2014
sono già oltre
diecimila
i richiedenti
asilo in Italia
Nel 2013
erano stati
43.000
Chi fa
domanda
aspetta anche
un anno
prima
di ottenere
risposta
e poter così
avere
i documenti
che gli
permetteranno di raggiungere i propri
parenti in altri
Paesi europei

il caso
FRANCESCO GRIGNETTI
ROMA

I

l ministero dell’Interno annaspa sotto l’urto di tanti, troppi
stranieri che accorrono in Italia a chiedere asilo politico.
L’anno scorso sono stati quasi
43 mila; nei primi tre mesi dell’anno
ne sono arrivati 10.724. Solo ieri le
nostre navi militari ne hanno raccolti in mare altri 128. Ma notizie di intelligence parlano di 90 mila profughi siriani già arrivati in Libia, avanguardia di 900 mila in movimento
verso l’Europa. E il nostro sistema di
accoglienza è prossimo al tilt.
«Quest’anno ci aspettiamo un
numero di sbarchi uguale o anche
superiore a quello dell’anno scorso», dice il sottosegretario Domenico Manzione, che segue la questione dei rifugiati al ministero dell’Interno. Il punto è che accogliere
cinquantamila nuovi profughi non
è uno scherzo. Ci sono a disposizione circa 20 mila posti, che nel 2014
saliranno a 30 mila. Ma sono pieni.
La settimana scorsa, dovendo piazzare 5000 persone sbarcate in pochi giorni, il ministero ha fatto ricorso alle prefetture chiedendo di
assorbire 40/50 profughi ciascuna.

ANSA

Caritas e Arci chiedono
di usare prefetture e Comuni
Ma mancano i soldi per attivarsi

1 Il tono è quello da ultimo

appello. Non è la prima volta
che il ministro dell’Interno
Angelino Alfano si rivolge all’Europa chiedendo un intervento, ma questa volta si è alla vigilia dell’estate e le informazioni dei Servizi Segreti
non promettono nulla di buono. «In Nordafrica - ha detto
Alfano - ci sono tra le 300 e le
600.000 persone che scappano dalle guerre, sono nelle
mani di trafficanti di morte e
sono pronte ad arrivare in Italia». Alfano è stato di recente
in un hangar a Lampedusa.
«Ho visto 90 persone morte,
tra cui una mamma col bimbo
attaccato al grembo - dice il
ministro - ho promesso che
mai e poi mai avrei smesso di
parlare di frontiera europea,
non la dobbiamo difendere
da soli ma la deve difendere
l’Europa».

La strategia di Renzi: aiuti dall’Ue e tempi più rapidi per dare i documenti

10.724
migranti
I richiedenti asilo
nei primi tre mesi
del 2014

230
milioni di euro
Fondi necessari
per rifinanziare
la rete Sprar per
chi chiede asilo

2014 che preveda anche il finanziamento alla rete Sprar».
Il Viminale si scontra però con le
rigidità di bilancio: siccome lo Sprar
dev’essere rifinanziato dal ministero
dell’Economia e quest’anno costerà
ben 230 milioni di euro, i fondi ancora non sono arrivati e si gratta il bilancio residuo delle prefetture.
Di fronte a numeri così imponenti, intanto, il governo sta studiando soluzioni strutturali. La
prima l’ha annunciata qualche
giorno fa il ministro Angelino Alfano: aumentare il numero delle
commissioni ministeriali che devono stabilire se ogni richiesta di asilo sia fondata oppure no.
Attualmente il richiedente asilo
può attendere fino a un anno per

avere la risposta. Nel frattempo, però, non ha documenti sufficienti per
muoversi in Europa (e se lo trovano
in Germania o in Francia lo rispediscono indietro) e tocca allo Stato italiano garantirgli vitto e alloggio. Con
UN ANNO D’ATTESA

Poche commissioni ministeriali
per vagliare le domande, così
la burocrazia li blocca da noi
più commissioni, i tempi potrebbero
ridursi a sei mesi. Dimezzare i tempi di attesa significa dimezzare anche i costi di diaria. E a quel punto
l’asilante avrebbe diritto a un permesso di soggiorno valido per l’area
Schengen e magari raggiungere i

parenti dovunque essi siano.
La seconda mossa del governo
Renzi si giocherà nel Semestre europeo: far partire finalmente quella
missione dell’Unione europea che
doveva subentrare a Mare Nostrum. C’era una promessa dell’agenzia Frontex. Subito dopo la
strage di Lampedusa anche molti
governi del Nord Europa sembravano mossi a compassione. Ma i mesi
sono passati e le posizioni sono tornate ad irrigidirsi. Eppure se ci fosse una missione Frontex di «search
and rescue», ossia di ricerca e salvataggio, sull’arco che va da Malta alla
Spagna, non soltanto il peso economico della missione sarebbe meglio
distribuito tra i Paesi membri, ma
anche i numeri dell’accoglienza.

Società di mutuo soccorso
per le salme senegalesi

Sede Legale: VIA DE MARINI 1 - 16149 GENOVA
Sede Amministrativa e Direzione:
VIA XX SETTEMBRE 42 - 16121 GENOVA
TELEFONO +39 - 01065451 -- FAX +39 - 0106545422

DATASIEL S.P.A. - ESTRATTO DI BANDO DI GARA.
Datasiel, in qualità di Amministrazione Aggiudicatrice,
indice una Gara europea a procedura ristretta ai sensi del
D.Lgs.163/2006 per l’acquisizione della fornitura di servizi
di manutenzione di apparecchiature informatiche (server,
storage e apparati di rete) CIG.5666681517. L’importo
massimo complessivo non impegnativo per l’Amministrazione e non superabile è pari a Euro 1.950.000=iva
esclusa. In particolare, il massimale non superabile a pena
di esclusione dalla gara è pari a Euro 1.300.000,00= iva
esclusa. L’importo residuo pari a Euro 650.000,00= iva
esclusa rappresenta, conformemente a quanto prescritto
dall’art. 57 D.Lgs. n. 163/2006, la quota riservata a eventuali forniture di beni analoghi e servizi complementari
ove si rendessero necessarie. Gli oneri per la sicurezza
non soggetti a ribasso (art. 86 del D.Lgs. n. 163/2006)
sono pari a euro 1.000,00= oltre oneri di legge. Le domande di partecipazione dovranno pervenire a DATASIEL, via
XX Settembre 42, 16121 Genova, entro le ore 12:00 del
02/05/2014. I testi integrali del Bando e della documentazione di gara sono pubblicati sul sito www.datasiel.net
(sezione acquisti e gare/gare/in corso).

MAURO PIANTA
TORINO

Dott.ssa Francesca Dellepiane – Responsabile Procedimento di Gara

Questi e molti altri avvisi li puoi trovare anche su internet
Consulta i siti
www.legaleentieaste.it - www.lastampa.it

AVVISO DI CONVOCAZIONE
DI ASSEMBLEA ORDINARIA
ai sensi del R.D. 23/10/1925 n. 2537 e del D.P.R. 8 luglio 2005, n. 169

Si invitano gli Iscritti all’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e
Conservatori della provincia di Torino all’Assemblea Ordinaria che si terrà
in prima convocazione il giorno 15 aprile 2014 alle ore 12,00 presso la
sede OAT in via Giovanni Giolitti 1 ed in seconda convocazione
MERCOLEDÌ 16 APRILE 2014 ALLE ORE 17,30
presso la sede di Toolbox via Agostino da Montefeltro 2 - Torino, con il seguente
ordine del giorno:
1. relazioni del Presidente e dei Consiglieri dell’Ordine sulle attività;
2. relazioni sul bilancio consuntivo 2013, bilancio preventivo 2014 e votazioni;
3. varie ed eventuali.
Il Consigliere Segretario
Arch. Ilario Abate Daga

Alfano
«Pronteasbarcare
500.000persone»

Troppe domande d’asilo
L’Italia viaggia verso il collasso

LA RETE SPRAR

«Non potevamo certo lasciarli sul
molo di Augusta», spiega Manzione. Eppure c’è chi storce il naso.
Arci e Caritas hanno firmato una
lettera aperta: «La vicenda della
cosiddetta Emergenza Nord Africa
è emblematica di un approccio che
non paga: non si assicurano condizioni dignitose a tutti i richiedenti
asilo, si coinvolgono alberghi e altre strutture inadeguate, si creano
tensioni con organizzazioni locali
che pure sarebbero disponibili ad
accogliere. Evitiamo di fare anche
quest’anno gli stessi errori».
Arci e Caritas avrebbero preferito che i nuovi arrivati fossero
smistati nel sistema Sprar, che si
appoggia non alle prefetture ma
agli enti locali. Anche l’Unhcr delle
Nazioni Unite, in un’audizione in
Parlamento, ha appena auspicato
«che il governo italiano intervenga
al più presto con un piano per il

Cronache .21

.

Il Presidente
Arch. Marco Aimetti

«Avete idea di cosa significhi per un immigrato affrontare le pratiche e i costi della
burocrazia italiana nel tentativo di far rimpatriare la salma di un congiunto o di un
amico?». A gettarci addosso
la (fastidiosa) domanda è
Ass Cassett, 50 anni, sindacalista, cittadino italiano
fuggito dal Senegal 25 anni
fa, oggi presidente della Federazione Associazioni Senegalesi del Nord Italia (Fasni). La questione sollevata
da Casset è tutt’altro che peregrina tra la comunità dei
senegalesi che vivono nel
Belpaese (90mila regolari,
altrettanti clandestini). Già,
perché la cultura tradizionale di questi uomini dell’Africa
occidentale, unita ed elementi religiosi rintracciabili
nell’islamismo e nell’animismo, lo dice chiaro e tondo:
se muori lontano dal tuo Paese il corpo deve ritornare al
più presto in patria. Al più
presto. Ma la cultura tradizionale senegalese deve fare
i conti con una serie di italia-

nissime pratiche: certificato
di decesso, nulla-osta, perizie,
passaporto mortuario, prenotazione aereo, e via velocizzando. «Ricordo un caso - dice
Cassett - in cui ci sono voluti
quasi due mesi».
C’è un altro aspetto, ancora
più drammatico. La cultura
senegalese impone che la famiglia del defunto fornisca vitto e alloggio a parenti e amici
mentre aspettano tutti insieme la salma per celebrare il funerale. «Sono famiglie povere
- racconta ancora Cassett -:
aspettare settimane l’arrivo
del loro caro con quaranta,
cinquanta persone in casa il

90.000
residenti
In Italia vivono
attualmente
90.000 senegalesi
regolari

Il rimpatrio
In attesa
del corpo
del proprio
caro,
la famiglia
deve offrire
vitto e alloggio ad amici
e parenti
del defunto

più delle volte li getta sul lastrico. O li fa litigare».
Adesso, dopo anni di esperimenti, è arrivata la soluzione.
Si chiama «Società di Mutuo
Soccorso Pro Senegal», è nata
a Milano, punta a raccogliere a partire da maggio - almeno
15mila adesioni. «Abbiamo interrogato la storia italiana spiega Ibrahima Cisse, 55enne
programmatore informatico e
presidente del sodalizio - e abbiamo scoperto che queste
unioni senza scopo di lucro,
come accadeva ai lavoratori
italiani dell’Ottocento, possono essere decisive». E le assicurazioni? «Ci abbiamo provato - risponde - troppo care». Ci
hanno provato anche come

singole associazioni. Troppo
leggero il peso specifico. Con il
mutuo soccorso ogni socio (e
saranno davvero tanti tra federazioni, associazioni e confraternite) versa 25 euro l’anno ottenendo così un «pacchetto» di servizi: sussidi in
caso di spese sanitarie, contributi in caso di difficoltà economiche e, naturalmente, il rimpatrio della salma. «Per questo aspetto - chiarisce Cissa sono state strette convenzioni
con agenzie di pompe funebri,
studi legali, e siglati accordi
con il Comune di Milano e il
nostro Consolato. In questo
modo la pratica per il rimpatrio si concluderà al massimo
in 72 ore». Gli ospiti, laggiù in
Senegal, sono avvisati.

T1 CV PR T2

DOMENICA 30 MARZO 2014 LA STAMPA 22

LA STAMPA
DOMENICA 30 MARZO 2014

La storia
UGO LEO
TORINO

.

Società .23

L’idea Ha speso tutti i suoi risparmi per volare Il racconto Le riprese, le foto e il diario di viaggio
a Katmandu e partire verso Est: in 528 giorni sono diventati un web-documentario in cinque
ha fatto 95 mila chilometri, in 24 nazioni
puntate, tutte online sul sito www.lastampa.it
TRANSIBERIANA

ARRIVO
Vladivostok
RUSSIA

6

3
Tarifa
SPAGNA

5

PARTENZA
Annapurna
1
NEPAL

Oceano
Atlantico

Katmandu
NEPAL

OCEANO
PACIFICO

2

Tad Lo
LAOS

3
OCEANO
PACIFICO
Deserto di Atacama
CILE

Oceano
Atlantico

4

Oceano
Indiano

L’itinerario
L’itinerario
Centimetri - LA STAMPA

Il mondo senza aerei (e senza paura)
CarloTaglia,29anni.haattraversatoviaterraemaretuttoilPianeta.Perconoscerlo,econosceresestesso

Annapurna (Nepal)

1

IL VIAGGIO DI CARLO TAGLIA È PARTITO DAL NEPAL: IN
ANNAPURNA, ACCOMPAGNATO DA UN RAGAZZINO
CRESCIUTO SULL’HIMALAYA, LA PRIMA AVVENTURA

iciotto mesi di
tempo, il biglietto aereo per raggiungere il luogo
di partenza, zero
paura. Ecco la formula per girare il mondo: tre numeri che
- dice Carlo Taglia, 29 anni,
viaggiatore e blogger - possono aprire qualsiasi porta.
L’ultima sua avventura,
quella in cui ha scoperto
l’equazione per la felicità, ha
inizio a Katmandu, Nepal con
una stretta di mano. Carlo ha
bisogno di una guida per scalare il circuito dell’Annapurna. Incontra Kim, un ragazzino nato e cresciuto sull’Himalaya che si presenta come
«scalatore di montagne».
Carlo gli dà fiducia e parte
con lui: comincia così un
viaggio lungo 528 giorni,

D

95.450 chilometri e 24 nazioni,
un percorso affrontato senza
aerei che è possibile rivivere
sul sito de La Stampa con il suo
racconto e alle immagini raccolte durante il giro del mondo
nel web-doc «Se questo è il paradiso».
Il viaggio di Carlo Taglia è
un’odissea al contrario,
«un’esplorazione che mi ha
portato lontano da casa per ritrovare me stesso». Un itinerario iniziato e portato a termine
per concedersi il tempo di conoscere, vivere le culture dei
popoli che di volta in volta ha
incrociato. E per curarsi. Dopo
un’adolescenza difficile, la malattia e la morte di un genitore,
Carlo ha scelto la strada per allontanare una tristezza invadente. Per un anno e mezzo ha
abbandonato la vita che aveva.

2

Tad Lo (Laos)
ANCHE QUESTO È UN SELFIE, IN FONDO: CARLO
L’HA SCATTATO NEL LAOS MERIDIONALE, A TAD LO,
FAMOSO PER LE BELLISSIME CASCATE

Il budget? Tutti i suoi risparmi, 13 mila euro, e guadagni occasionali durante il cammino.
Dall’Annapurna, dopo aver
raggiunto la vetta, si è avvicinato al confine con l’India. È
entrato a Gorakhpur, la porta
d’ingresso per il Paese. Lì ha
conosciuto la realtà di una città di confine, attraversata da
migliaia di viaggiatori indifferenti a tal punto da ignorare un
cadavere nascosto in una stazione ferroviaria tra topi e immondizia. Ha percorso da nord
a sud l’India. Ha incontrato
santoni, praticato la meditazione, visitato i luoghi sacri del
buddhismo.
Ha lavorato, navigato su uno
yacht con due uomini d’affari
indiani. È passato per Kuala
Lumpur, si è avventurato nella
giungla ed è risalito verso nord

per entrare in Cina. Ha passeggiato per Shanghai, è arrivato
in Corea del Sud ed è partito su
un cargo per l’altro lato del Pianeta. Dopo venti giorni di viaggio è arrivato a Buenaventura,
Colombia. Una città che gli
piace ricordare «come la più
pericolosa del mondo, con un
tasso di mortalità superiore a
Baghdad e Città del Messico».
Dal porto di Buenaventura è
iniziata l’avventura sudamericana. Carlo ha sperimentato la
ayahuasca, la bevanda magica
dei popoli amazzonici e andini.
Ha ballato per le strade di Rio,
ha trovato un impiego a Cordoba (Argentina), scalato le vette
della Patagonia, si è immerso
nelle acque di laghi vulcanici a
quattromila metri. Poi è tornato in Europa, e l’ha attraversata tutta, fino a Vladivostok.

3

Sull’Oceano Pacifico
DALLA COREA ALLA COLOMBIA, LA TRAVERSATA DEL
PACIFICO È AVVENUTA SU UNA PORTA CONTAINER, FINO A
BUENAVENTURA, «LA CITTÀ PIÙ PERICOLOSA DEL MONDO»

4

Deserto di Atacama (Cile)

5

Tarifa (Spagna)

L’AMERICA LATINA L’HA ATTRAVERSATA A ZIG-ZAG: QUI È NEL
DESERTO DEL CILE SETTENTRIONALE, DOVE, PRIMA DEL 1971,
LA PIOGGIA NON ERA MAI CADUTA IN QUATTROCENTO ANNI

Assegnati gli Oscar dell’alpinismo
I«Piolets»aSteckeaicanadesidelK6
1 Ueli Steck supera ogni

dubbio buttato lì tra l’invidia e
la voglia di polemica e si aggiudica l’Oscar dell’alpinismo. Lo
fa a pari merito con due canadesi, Ian Welsted e Raphael
Salwinski. La giuria presieduta
dall’americano George Lowe
ha premiato le loro due impre
tra le cinque nomination. Steck
era arrivato dalla sua Berna ai
«Piolets d’or» di CourmayeurChamonix come sicuro vincitore per aver salito in solitaria (e
in 28 ore) la parete Sud dell’An-

napurna (8091 metri) seguendo un itinerario nuovo. La sua
impresa, nell’ottobre del 2013,
era stata considerata «leggendaria». Ma - puntuali - sono piovute polemiche che hanno trovato sponda in uno dei giurati,
la grande alpinista Catherine
Destivelle. La giuria ha però
spazzato ogni ombra. I canadesi si portano a casa il «piolet»
per aver affrontato con successo il K6 Ouest, montagna pakistana di 7040 metri, isolata dai
ghiacci del Charakusa. [E. MAR.]

6

Sulla Transiberiana
VLADIVOSTOK, AVAMPOSTO RUSSO SUL PACIFICO,
È LA DESTINAZIONE FINALE: FIN LAGGIÙ, CI È ARRIVATO
CON LA LEGGENDARIA LINEA FERROVIARIA

LA CITTÀ DEL VENTO (E DEL SURF) È IL PUNTO IN CUI IL
CAMMINO DI CARLO TAGLIA INCONTRA DI NUOVO
L’EUROPA: A 14 CHILOMETRI IN LINEA D’ARIA, IL MAROCCO

T1 CV PR T2

24 .Società

STAMPA
.LA
DOMENICA 30 MARZO 2014

Domenica
con
Alain Elkann

re a casa. Ho bisogno del momento giusto per lavorare bene e di solito alla sera sto a casa. In campagna, dove trascorro l’altra metà del mio tempo, devo
tenere la casa in ordine, ma non sono
molto adatta ai lavori domestici. Mi
piace fare il bucato, non lavare i piatti».

gente viene qui per essere in comunità
con altri. Io amo gli artisti completamente diversi e mi ispiro a ciò che fanno e che hanno fatto in passato. Tutti
insegnano qualcosa. Da bambina
“Guernica” di Picasso era ancora al
MoMA e lì vidi i tessuti stampati oceanici di Matisse e poi la “Notte stellata”
di Van Gogh. Sono andata cinque volte
a Colmar a vedere l’altare di Isenheim
di Grünewald. Ricordo quando andai a
vedere l’Arazzo dell’Apocalisse, ad Angers, nel 1976. È uno degli eventi memorabili della mia vita. E trovo fantastici gli arazzi che Jean Lurçat ha fatto
dopo la guerra come risposta, sono
molto strani. Mi piace molto Chagall
soprattutto come pittore di vetrate
perché usa l’astrazione ma allo stesso
tempo è molto grafico. Tra i contemporanei mi piacciono Rob Voerman, Peter Buggenhout, Nancy Spero e Leon
Golub. Anche Pat Steir».

Viaggia molto?

«Principalmente per lavoro. Negli ultimi sei anni sono andata cinque volte all’anno in Germania perché là lavoro in
una fabbrica di vetrate. A volte vado in
Italia. Mi piace di più rispetto a quando
ero più giovane. Diffidavo delle persone che amano troppo mangiare. Ora ho
alcuni amici americani che vivono fuori Firenze e vado a trovarli, lavoravo
per una fonderia, a Firenze e a Roma
ho una galleria, Lorcan O’Neill».
Ma qual è il suo posto preferito?

«Casa mia. Stare a casa e lavorare.
Amo la vita monastica. Mi alzo, faccio
un po’ di yoga, vado fino alla fonderia.
Poi al cinema. Preferisco avere una sola attività, in un posto fisso. A New
York ci sono troppe informazioni, troppe email. Mi piace concentrarmi sul
mio lavoro. E anche avere una vita privata, separata dalla vita artistica. Da
un paio di anni vivo con il mio fidanzato serbo, siamo molto diversi ma è stimolante, interessante».

A New York il tempo è ancora invernale e freddo. Il cielo è blu ma il vento è
molto forte nel
Lower East Side di
È difficile essere un’artista donna?
Manhattan dove incontro Kiki Smi- «Non è difficile, è un grande dono e un
th, nella sua casa studio. La porta piacere, una cosa che fai per te stesso».
d’ingresso è dipinta in rosso brillanLa sua arte è multiforme, in cosa consite. Kiki mi aspetta al secondo piano
ste esattamente?
in una grande stanza dipinta a tinte «Sono attratta dalla varietà, curiosa di
pastello. Sul pavimento vi è una sperimentare il più possibile. Faccio digrande opera in allestimento. Kiki ha segni, stampe, sculture, video, foto e
pantaloni neri e un maglione grigio arazzi. Vado dove voglio, seguo il lavoro».
scuro. Porta sempre i capelli grigi
Che tipo di artista è?
lunghi, forse appe«Non ho bisogno di
na un po’ più corti.
TUTTA CASA E LAVORO ritrovarmi in qual«Vivo in città
ideologia. La cre«L’Italia? Da giovane che
metà del mio tematività è una pura
po, il venerdì inse- diffidavo delle persone che questione di consaamano troppo mangiare» pevolezza. Un modo
gno incisione alla
Columbia Universiper sintetizzare. È
ty. Adesso ho una mostra alla Galle- un buon linguaggio per incarnare la
ria Pace di New York, sculture, arazzi coscienza in maniera visibile a tutti. È
e dipinti su vetro con foglia dorata. come una prova. Io non sono la persoDa quando ha aperto, creo gioielli na più introspettiva al mondo, sono socon una ragazza che lavora con me». lo più vorace».
Dove lavora?

«Su un tavolo pieghevole di plastica o
sul pavimento. Una volta avevo uno
studio ma lo odiavo. Mi piace lavora-

È interessata al lavoro di altri artisti?
New York è un luogo creativo?

«New York ha un’alta concentrazione
di persone che esprimono se stesse. La

Lei è appassionata di arazzi.

«Amo gli arazzi, penso che siano sacri
e sono come una coperta. Ti proteggono dal mondo, creano un cuscino tra te
e il mondo. I miei sono tessuti su telai
Jacquard, diversi rispetto ai tradizionali tessuti a mano. Ne ho fatti nove finora, un paio alla Galleria Pace».
Il disegno è una parte importante del
suo lavoro?

Kiki Smith
Artista

“Amo gli arazzi
sono un cuscino
tra te e il mondo”

«Sì: per gli arazzi faccio un disegno originale, poi una litografia, poi un collage
e infine il colore. Gli arazzi mi permettono di lavorare intensamente con il
colore e questo mi piace».
Quanto conta il successo?

«Avere successo mi ha offerto un gran
numero di esperienze e opportunità
che altrimenti non avrei avuto».
E lo star system dell’arte?

«Non è il mio interesse centrale».
Colleziona arte?

«Sì, ho opere di altri artisti che ho
scambiato o comprato. Ho cose di mio
padre Tony Smith, scultore, e di mia
sorella Seton Smith, fotografa. Mi piace vivere con l’arte. Mi piace imparare
dagli altri. Non sento la necessità di
guardare il mio lavoro dopo averlo
concluso. Conservo tutte le edizioni,
tengo una prova d’artista per me. Butto via tonnellate di mie opere».
È un periodo propizio alle arti?

«L’arte è sempre utile nella vita, ci aiuta a essere consapevoli del presente».

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LA STAMPA
DOMENICA 30 MARZO 2014

Dante Gabriel Rossetti, «Lady Lilith», ritratto della mitica prima moglie di Adamo

MARIA CORBI
l trucco c’è ma non si vede. Le tendenze prossime venture promettono di sconfiggere la bellezza troppo
costruita e puntano decisamente al
naturale. Alla fiera della vanità, ossia Cosmoprof Bologna, dal 4 al 7 aprile,
va in scena la naturalezza. Bella così come sei. O quasi. E si inizia dalle palette
dei colori invase da colori pastello, da beige e da grigi per smokey eyes molto tenui.
Benvenuti correttori, illuminanti, ciprie,
BB cream e tutto quello che serve per
correggere senza l’effetto mascherone.

I

Fine dei vasetti di crema, arrivano
fiale monodose , cerotti
e contagocce. Tutto per difendere
i prodotti dalla contaminazione
Questo non vuol dire che non ci si trucchi
più. Anzi. Avete mai visto una adolescente?
Anche loro che godono della «bellezza dell’asino», quel particolare stato di estasi della
pelle che svanisce dopo i venti anni, non vanno leggere con i pennelli, evitando però fondotinta troppo forti, e ombretti sgargianti.
Mai senza matita per gli occhi e mascara,
che rimangono i due «must have» delle pochette make-up.
Naturali anche gli ingredienti. La chimica
può attendere, sostituita da elementi naturali, come terra, fiori e frutta. Cambiano non
solo colori e formule cosmetiche, sempre
più tecnologiche, ma anche i contenitori. Vasetti addio. Il gesto quotidiano del dito nella
crema sta per diventare desueto. È il momento delle fiale monodose, dei patch (ce-

NATURALI
CON IL TRUCCO
Bella così come sei (o quasi): è questa la filosofia
cosmetica che sarà protagonista al Cosmprof
rotti) dei contagocce, dei dispenser. Tutto per
difendere le molecole, che promettono miracoli, dalla contaminazione. E intanto i conti
del settore, che saranno presentati al Cosmoprof, raccontano di un’Italia dove i consumi
arrancano (-1,2 per cento) e le esportazioni
volano. E dove gli italiani si posizionano su fasce di prodotti meno cari. «Nello specifico commenta Gian Andrea Positano, responsabile del Centro studi di Cosmetica Italia - gli
italiani non rinunciano all’acquisto del cosmetico, prodotto indispensabile di igiene quotidiana e di benessere personale. All’interno
delle varie famiglie di prodotto ci si sposta però verso fasce di prezzo più economiche e dal
miglior rapporto qualità-prezzo: ecco perché
cala lievemente il valore del mercato cosmetico, ma non il volume dei prodotti venduti».
L’estero ci fa decisamente belli con un + 11
per cento, e traina il settore della cosmetica
made in Italy, che nel 2013 ha superato i 9.500
milioni di euro di fatturato. Per il secondo anno consecutivo i valori dei consumi interni
scendono, a causa della difficoltà dei canali
professionali, una tenuta della grande distri-

buzione (+0,1 per cento), una leggera crescita
sia della farmacia (+0,3 per cento) sia dell’erboristeria (+2,8 per cento) e, un exploit delle
vendite dirette a domicilio(+4,5 per cento)
che superano i 450 milioni di euro.
«Il buon andamento dell’estero ha permesso di mantenere in positivo la bilancia
commerciale - ha detto Fabio Rossello, presidente di Cosmetica Italia - nel 2013 ha raggiunto 1,5 miliardi di euro, per intenderci,
un dato migliore rispetto ad altre categorie
di punta del made in Italy come per esempio
la pasta. L’Italia conferma quindi il suo ruolo dominante nel beauty, basti pensare che
nel nostro Paese viene prodotto il 60% del
beauty nel mondo».
Tra le novità della 47ª edizione di Cosmoprof worldwide Bologna, la mostra del fotografo Oliviero Toscani che nei suoi scatti ha
interpretato la bellezza ricreando volti con
fiori e piante. «Dopo anni di foto di grandi modelle al top, penso a una bellezza femminile
più vera e soprattutto unica, così le mie modelle sono fatte di fiori. Ho creato un giardino
di facce di nuova bellezza».

1 Tutte le nuove

tendenze del Salone dell’Orologeria
di Basilea
De Vecchi PAGINA 26

1 Chi è Serge

PA
SS
IO
NI

Manseau, creatore di flaconi per
profumi
Castagneri P. 26

1 Fitness

sul
divano e mini orto cittadino in
verticale
Ferrero e Ferrigo P. 27

HI-TECH
1 Le strategie

MODE

delle fotocamere
per sopravvivere
agli smartphone
Ruffilli PAGINA 28

1 La

«capsule
collection» che si
vede in negozio e si
vende online
Ricotta Voza P. 28

BEAUTY

STILE

esercizidi

TEMPO

Società .25

DESIGN

12345 34789A5 B41C25 D4EFB 5 8 B4 5 CE7782A8
FA 8E9982 A4 4 A2 8BE 34 E 74BB81EAE

.

1 In questa pa-

gina: novità e soprese della fiera
della cosmetica
Cosmoprof

Pomoterapia
È una delle novità
su cui punta il
prossimo
Cosmoprof:
, nutrire la propria
pelle ogni giorno
con i polifenoli
derivanti dalle
mele per renderla
radiosa, come
promette la nuova
linea cosmetica
in arrivo
dalla Francia
Sopracciglia
Anastasia Soare
(nella foto)
è un’artista che
«scolpisce»
le sopracciglia di
star come
Madonna, Jennifer
Lopez, ma anche
della First Lady
americana
Michelle Obama
Il 7 aprile armata
di pinzette sarà
al Cosmoprof
La linfa
Estratta dagli
alberi, è un must
Arrivano dalla
Corea i prodotti
che sostituiscono
l’acqua
con la linfa
dell’acero, ricca
di elementi
minerali,
uno zucchero
naturale
che scherma
la pelle

Ai lettori
Dal prossimo numero, «Esercizi di stile» esce con La
Stampa di sabato. Appuntamento a sabato 5 aprile.

TEMPO

26 .Società

STAMPA
.LA
DOMENICA 30 MARZO 2014

PAOLO DE V ECCHI

Breitling
Chronomat
Gmt
Cronografo
automatico in
acciaio
dedicato alla
pattuglia
svizzera di
volo
acrobatico,
costa 8.820
euro

in pieno svolgimento a Basilea il Salone dell’Orologeria,
quello che un tempo era l’unico appuntamento mondiale con le
novità di settore e che oggi
condivide questo ruolo con altri eventi, non solo in Svizzera,
patria dell’orologeria da polso,
ma anche in Medio ed Estremo
Oriente, oltre che in America.
Chiamato Baselworld, chiuderà i battenti il 3 aprile e a
quella data si presume che ne
abbiano percorso i corridoi

È

Breitling torna
alle radici aeronautiche
dedicando un modello
alla pattuglia svizzera

DESIGN

Bell & Ross
Carbon
Cronografo
automatico
con cassa
in acciaio
trattata
in PVD nero,
costa
4.500 euro

circa 150 mila visitatori, tra
appassionati di lancette, semplici curiosi e addetti ai lavori.
L’industria del tempo si è
ormai affermata come fenomeno legato agli stili di vita,
ben al di là del prodotto in se
stesso, legandosi sempre più al
mondo dello sport, della moda,
della cultura e dello spettacolo.
È questo il motivo principale
per cui gli eventi di settore sono sempre più frequentati e
diffusi. È comunque a Baselworld che si genera la maggior percentuale di fatturato
mondiale (l’80% se si tiene
conto anche della gioielleria),
anche perché è qui che confluiscono la maggior parte dei
marchi implicati
nella
istruzione
delle macchine del tempo.
Da Rolex e
Patek Philippe fino alle
produzioni
giapponesi e
a quelle economiche, passando per il
potente Swatch Group
(una ventina i
suoi marchi),
le più importanti firme
della moda e innumerevoli nomi che fanno tendenza.
Bisogna dire che l’affluenza
di pubblico è anche dovuta alla
consuetudine del luogo con i
grandi eventi (Art Basel, per
esempio) e al lato spettacolare
della manifestazione: gli orologi delle varie marche sono presentati in stand che fanno a gara nella straordinarietà del
progetto e nella coerenza con
la marca che rappresentano.
L’intero edificio è stato peraltro completamente rinno-

Visita al Salone dell’Orologeria a Basilea

TRADIZIONE E IDENTITA’
UN TANDEM CHE VALE ORO
Bulgari
Octo
Cronografo
automatico
con cassa in
oro e cinturino
in alligatore,
costa
23.900 euro

vato tra il 2012 e il 2013 con lavori affidati allo studio svizzero Herzog & de Meuron, mentre l’esempio quest’anno più significativo lo si vede da Patek
Philippe, il cui padiglione è un
inno alla trasparenza firmato
dall’architetto italiano Ottavio
di Blasi.
In un contesto del genere
non è facile individuare un’unica e precisa tendenza, c’è tutto
e il contrario di tutto e comunque l’argomento sarà puntualmente trattato nel corso del-

Il sito
Bindaonline

Blancpain Villeret automatico
con quadrante in smalto

Hamilton Flintridge in acciaio
con coperchio sul quadrante

l’anno in queste pagine, ma
quello che al momento è emerso è l’abbandono di forzature
alla ricerca della creatività a
tutti i costi e l’intenso lavoro
sull’identità di marca.
Ecco allora che, a titolo di
esempio, Breitling e Zenith riprendono la propria grande
tradizione in campo aeronautico dedicando rispettivamente
un cronografo alla pattuglia
svizzera di volo acrobatico e ai
fratelli Wright, pionieri dell’aviazione, mentre Bell & Ross

ha il proprio cavallo di battaglia
nelle serie di orologi che riprendono, nella loro fisionomia, la
strumentazione delle cabine di
pilotaggio. Ritorna l’oro sui modelli più classici come ben fatto
da Bulgari e Blancpain, mentre
il mondo femminile viene interpretato dalla ditta americana
Hamilton e dalla maison francese Chanel con un modello di
gusto Vintage e con un minuscolo orologio modernista dal
bracciale con triplo giro intrecciato in pelle e acciaio.

1 Debutto nel canale e-

commerce per il Gruppo Binda, che lo fa con Breil, il marchio di proprietà più noto al
grande pubblico. Orologi e
gioielli potranno così essere
acquistati direttamente sul
sito Breil.com, completamente ridisegnato in funzione dell’area di «shop on line».
Aggiornato tempestivamente con tutte le novità, il sito
sarà anche la vetrina di prodotti speciali realizzati per il
canale web e di nuove categorie merceologiche presentate in anteprima.

Serge Mansau, scultore e creatore di flaconi

L’UOMO CHE METTE
I PROFUMI SOTTO VETRO
LORENZA CASTAGNERI
na boccetta trasparente, cilindrica e compatta. Incoronata da un tappo che custodisce un papavero
in fiore. É quella di «Flower in
The Air», la fragranza di Kenzo. Una delle ultime creazioni di
Serge Mansau. Ottantatré anni
portati benissimo, gli occhi scuri, lucenti, l’energia con cui ancora vuole affrontare nuove sfide. Eccolo qui l’artigiano dei flaconi, lo scultore passato alla
storia per aver disegnato le bottiglie dei profumi più celebrati
al mondo.
Tutto comincia nel 1960.
Mansau ha poco più di vent’an-

U

ni e diventa capo dei creativi
della casa cosmetica fondata
dall’imprenditrice polacca Helena Rubinstein. «Ero appassionato di teatro. Il mio sogno
era fare lo scenografo o il costu-

Francese, 83 anni. Dice:
«In generale, ciò
che ricerco nelle mie
opere è la bellezza»
mista. Avevo anche scritto
qualche soggetto. E invece mi
ritrovai a pensare alla forma da
dare ai contenitori di prodotti
di bellezza - ricorda -. La mia
prima opera é stata il flacone di

“Skin Dew”, una crema per il viso».
A poco a poco, le aspirazioni
di questo giovane parigino
cambiano. Nel 1964, esattamente cinquant’anni fa, Mansau apre il suo studio. Cominciano ad arrivare le grandi maison - Hermés, Dior, Cerruti,
Lancôme, Cartier - e le boccette
di profumo. Piccoli capolavori
di vetro, frutto di un’immaginazione senza limiti e che non ne
vuole sapere di marketing e regole di mercato. Mansau ne ha
firmate oltre 250. Uno dei suoi
committenti più importanti é
Givenchy, per cui crea, tra gli
altri, il flacone della fragranza
«Ange ou Demon», dall’insolita

Serge
Mansau
83 anni portati
benissimo
disegna flaconi
di profumo per
grandi griffe

forma a prisma. «In questo caso mi sono ispirato ai pendenti
che, nell’età barocca, si usavano
tantissimo per decorare i grandi lampadari di vetro. Volevo
che la boccetta assomigliasse a
uno di quelli, anche se rivista in
chiave moderna, ovviamente.
In generale, ciò che ricerco nelle mie opere é la bellezza».
Cosa che gli riesce piuttosto
bene, verrebbe da dire, ammi-

rando certi flaconi. Come quello di «Dolce Vita», di Dior:
un’ampolla dal corpo rotondo
con un collo dorato fatto apposta per abbinarsi con il color
giallo acceso del profumo. Bottiglie dal corpo affusolato, basse e rettangolari, che imitano il
corpo stilizzato di una donna,
ornate con fiocchi e chiusi da
un tappo-gioiello. Tutti firmati
Mansau.

LA STAMPA

PASSIONI

DOMENICA 30 MARZO 2014

Antipigrizia
Un
autoscatto
(oggi si dice
selfie), 140
caratteri e un
hashtag per
sfidare la
pigrizia
È l’invito
di Alt,
Associazione
per la lotta
alla trombosi
e malattie
cardio
vascolari:
basta
immortalarsi
con scatti
selfie
pubblicando
tutti i giorni
le proprie
foto su
Instagram,
Twitter e
Facebook con
l’hashtag
#ALTpigrizi
a. Sulla home
page del sito
altpigrizia.
org le
immagini
della
campagna
nata per
correggere gli
stili di vita e
promuovere
le abitudini
più sane

.

Società .27

CLAUDIA FERRERO

La formula casalinga del benessere

Gli esercizi

n era di fitness guru, personal trainer, wellness coach e ginnastica rigorosamente «su misura» in ogni
luogo - casa compresa -, il
vecchio caro divano riacquista
valore. E da simbolo di relax, di
ore passate davanti alla tv o a
chiacchierare con gli amici, si
trasforma in uno straordinario
alleato per il fitness.
A dire il vero ogni casa abbonda di «piccoli e grandi attrezzi» come sedie, tavoli o anche semplici libri da sfruttare
per tenersi in forma. Ma il divano in più ci accoglie, si concilia
bene con l’idea di un allenamento alla portata di tutti, dà insomma sicurezza psicologica. «È un
attrezzo ginnico eccezionale: intanto ha un piano d’azione ottimo, poi si può usare il bracciolo
come punto d’appoggio per le
mani, facilitando esercizi di tonificazione e mobilizzazione articolare - spiega il personal trainer Luciano Gemello, direttore
del dipartimento di sport e salute alla St. John International
University -. Una semplice ginnastica alla portata di tutti è una
garanzia di farmaco: ci fa sentire subito meglio, e grazie alle en-

SORPRESA:ILDIVANO
DIVENTA UN ALLEATO
DELLA FORMA FISICA

1

I

Il personal trainer
Gemello: una ginnastica
alla portata di tutti è
una garanzia di salute
dorfine che il corpo attiva, aiuta
a irrorare le nostre “pulegge articolari”. Significa che viene richiamato e prodotto più liquido
sinoviale. L’immobilità crea infatti immobilità, spianando la
strada alle artrosi».
È un’equazione diretta: se
non si usa mai un determinato
gruppo articolare, ossa e muscoli perdono la loro piena capacità di movimento. E l’avanzare
dell’età non aiuta. Flessibilità,
elasticità, fiato: in casa c’è tutta
l’attrezzatura «per allenarsi,
senza esasperazione, soprattutto alla vita di tutti i giorni continua Gemello, che ha creato una metodologia di esercizi
proprio con il divano -. L’obiettivo di salute è riuscire a fare le
scale senza fermarsi dieci volte
per riprendere fiato, a fare
l’amore con più capacità, a sali-

re agilmente in auto o ad alzarsi
la mattina senza dolorini».
Tutto questo anche grazie al
nostro divano di casa: basta alzarsi in piedi e sedersi ripetutamente per alcuni minuti con un
aumento della frequenza cardiaca che già porta a un adattamento salutare. Si può lavorare
stando seduti (come gli esercizi
nel grafico a destra): con una
gamba incrociata sull’altra per
creare una resistenza naturale
mentre si solleva ripetutamente il tallone da terra; con una
palla da stringere tra le ginocchia per tonificare l’interno delle cosce; o stringendo la palla
tra le mani per un esercizio isometrico che rassoda braccia e
pettorali; gli addominali si possono tenere in forma stendendo
le gambe in avanti mentre alternativamente si portano le ginocchia al petto; o ancora tenendole raccolte, facendole
oscillare da un lato all’altro.
Esempi molto semplici, ma la
gamma si può ampliare creando
anche allenamenti di grossa intensità. «Qui dobbiamo tornare
al concetto di ginnastica come
farmaco: potente se fatto bene,
pessimo se fatto male», precisa
Gemello. Ecco perché esercizi e
ripetizioni devono essere appropriati e suggeriti da esperti.
Una buona efficienza si ottiene poi lavorando a cir-

cuito: quattro-cinque esercizi
da fare di seguito senza pause,
poi ci si riposa e si riprende tutto
daccapo, quindi si cambiano i
gruppi muscolari da allenare,
«mentre il corpo va a sperimentare dimensioni nuove, a volte
perse fin da bambini». E allora
appuntiamoci la formula casalinga del benessere: almeno 30
minuti di un’attività fisica moderata tutti i giorni (camminare e
fare le scale a piedi compresi);
unire il tutto a una buona dose di
esercizi per forza e flessibilità.
Senza scuse, anche in salotto.

2

Un nuovo studio
Umorismopalestradellamente

3

1 Un sorriso accennato o una risata a crepa-

pelle sono una forma di ginnastica che allena il
cervello ad essere più forte, elastico e capace di
affrontare situazioni stressanti. Alla pari di una
sessione di spinning o di una bella corsa, l’umorismo è la palestra della mente e fa bene al sistema
immunitario. Essere sardonici fa invece male, indica autopunizione. Così Scott Weems, neuro
scienziato alla University of Mariland e autore di
«Ah! The science of when we laugh and why».

4

5
6

7
La realtà aumentata

1. Scarica gratuitamente l’App AR-Code per Apple e Android
2. Avvia l’app e inquadra la foto sopra con lo smartphone o il tablet
3. Guarda il filmato che illustra una sequenza di esercizi sul divano

8
Dai vasi all’illuminazione, le soluzioni verdi salvaspazio

TUTTE LE IDEE PER L’ORTO VERTICALE
NADIA FERRIGO
l primo raggio di sole
primaverile, impossibile
resistere alla tentazione
di ritagliarsi un angolo verde,
anche in città. Non è indispensabile avere un grande terrazzo
o un giardino: basta un tavolino
basso per il caffè o una sdraio
per coricarsi in compagnia di
un libro per creare una piccola
oasi di pace.
Per organizzare al meglio lo
spazio, sono moltissime le soluzioni di design pratiche e innovative: la classica tenda da sole
è ormai un ricordo, l’ultima tendenza per garantirsi un po’ di
discrezione è l’orto verticale.
Quel che davvero non può mancare, anche nel più piccolo dei
balconi, è il verde: una piantina

A

di basilico, menta e altre erbe
aromatiche sono tra le soluzioni
più gettonate, ma ci si può sbizzarrire, coltivando melanzane,
pomodori e zucchine, lavanda,
tarassaco e fragoline di bosco.
Non serve riempire tutto lo
spazio a disposizione con una

I moduli per coltivare
piante aromatiche e
fragoline di bosco
si ordinano online
selva di vasi e cassette: con le
creazioni di Windowsfarm le
piante crescono in verticale,
sfruttando la coltivazione idroponica. I moduli per costruire
una serra su misura si possono
ordinare online, ma per chi in-

La proposta
Non serve
riempire
il balcone
di vasi, vasetti
e cassette:
con le
creazioni di
Windowsfarm
le piante si
sviluppano
verso l’alto,
sfruttando
la coltivazione
idroponica

vece volesse provare a fare da
solo ci sono anche le istruzioni
per ricreare la coltivazione con
bottiglie di plastica riciclate.
Un’altra soluzione è Minigarden, una struttura modulare da
parete realizzata dall’azienda
portoghese Quizcamp: i moduli
sono impilabili e disponibili in
diverse misure, realizzati con
un tipo particolare di plastica
che non rilascia sostanze chimiche. È ideale anche per la coltivazione degli ortaggi.
Sistemato il verde, si può
passare ai dettagli. Una buona
illuminazione è importante: su
Dalani, piattaforma di arredamento online, oltre a vasi decorati e tavolini perfetti per l’outdoor, si trovano anche lanterne
e lampade da terra: per la primavera il sito lancia ogni settimana una collezione dedicata
agli spazi all’aperto.
Un’idea in più? Lasciare nel
cassetto zampironi e spray e
coltivare piante anti-zanzare,
come citronella, calendula, eucalipto e rosmarino.

HI-TECH

28 .Società

MODE

Bluetooth
con stile
Design
essenziale in
acciaio,
regolazione
automatica del
volume,
aggiornamenti
vocali sullo
stato della
batteria e della
connessione
bluetooth con
smartphone e
tablet
Si chiama
Jabra Style
l’auricolare
più nuovo, che
ha perfino
un’app per
rintracciarlo
quando viene
smarrito

Speciali
Tre
dei dodici
look
della nuova
capsule
collection
Pinko
Uniqueness
disegnata
da Viviana
Volpicella

.

Nikon Coolpix S6600
Basta passare la mano davanti allo
schermo ruotante per attivarla.
16 Mpx, zoom ottico 12x, registra
video in full Hd e stereo. 179 €

Samsung Nx mini
Piccolissima, 20,5 Mpx, mirrorless a
obbiettivi intercambiabili, è perfetta
per i selfie: basta fare l’occhiolino e
scatta. Prezzo ancora da definire

Panasonic Lumix Tz55
Zoom 20x, 16Mpx, ha un display
che ruota a 180 gradi. C’è anche
un’app che trasforma lo smartphone
in telecomando e visore remoto. 349 €

Canon Powershot N100
Il massimo per i selfie: può usare
insieme la fotocamera anteriore
e posteriore, per immagini doppie
o a 360 gradi. A maggio, a 380 euro

Sony A5000
La qualità di una reflex, con 20,1
Mpx e lenti intercambiabili, il wi-fi e
un corpo leggero e robusto. Anche
qui c’è un app. Costa 450 euro

BRUNO RUFFILLI

Le strategie delle fotocamere per sopravvivere agli smartphone

N

TUTTOILMONDO
RIFLESSOINUNSELFIE

el 2013 «selfie» è stata la parola dell’anno: una moda, un fenomeno culturale,
una mania che ha
contagiato tutti. Anche il mercato
delle fotocamere: schiacciate dagli smartphone, per competere si
sono trasformate in strumenti
perfetti per il selfie.
Così, se gli autoscatti fatti con
cellulari e tablet sono di qualità
non eccelsa perché di solito viene
usata la fotocamera anteriore, i
produttori di macchine fotografiche hanno introdotto schermi

Htc One M8, il telefono
che voleva essere una reflex
1 Come molti telefoni di ultima generazione,

Gli schermi ruotano
di 180° per scattare e
ci si connette con il wi-fi
I sensori? Intelligenti
ruotanti di 180 gradi, per potersi
vedere mentre si scatta.
Altri, evitando lo scontro diretto, hanno scelto la strada dell’alleanza: quasi tutte le fotocamere attuali sono dotate di connessione
wi-fi e si possono connettere con
uno smartphone per copiare le foto e condividerle. Basta un’app e il
telefono o il tablet diventano un
secondo mirino e un telecomando. Una volta sistemata la fotocamera alla giusta distanza, si controlla l’inquadratura a distanza e

il nuovo Htc One (M8) è un’evoluzione del modello precedente, uno dei migliori del 2013. Le
dimensioni aumentano leggermente, per far posto a un display da 5 pollici in Full hd, cambia la
finitura in alluminio spazzolato, sono più morbide le curve. E si rinnova l’interno: processore più
veloce, batteria più potente, fotocamera frontale migliorata e ottimizzata per i selfie (ha un sensore da 5 Mpx e un software apposito). Ma la vera innovazione è nella fotocamera posteriore:
con gli smartphone che da anni erodono il mercato delle fotocamere entry e mid level, questa
volta i taiwanesi puntano a competere con le reflex. Per questo, al sensore tradizionale (rivisto
pure quello) ne hanno abbinato uno che rileva la
profondità di campo. Un software permette di
mettere a fuoco il primo piano o lo sfondo, anche
dopo che la foto è stata scattata. Il sistema operativo è Android 4.4.2 con l’interfaccia Sense di
Htc. Prezzo: 729 euro per il modello da 16 GB.

con un tocco la fotografia è pronta. Altre fotocamere hanno un
sensore intelligente che rileva i
movimenti: così per scattare una
foto con la Nikon Coolpix S6600, è
sufficiente passare la mano davanti alla lente, mettersi in posa e
aspettare qualche secondo; con la
Samsung Nx mini addirittura basta una strizzatina d’occhio e parte lo scatto.
La nuovissima Canon Powershot N100 di sensori ne ha due,
proprio come uno smartphone:
può scattare due foto contemporaneamente, avanti e dietro l’obbiettivo, ad esempio per mostrare
unpanoramael’espressionedichi
lo sta contemplando. Il risultato è
una immagine dentro l’immagine,
un po’ come quando si chatta in video, dove nella schermata si vedono i due interlocutori insieme.
La stessa funzione è disponibile anche su qualche smartphone
(l’Htc One, ad esempio), e in generale aumentano i modelli ottimizzati per i selfie, con fotocamere
anteriorisemprepiùevoluteosoftware apposta per gli autoscatti.
Perché il selfie è una rappresentazione di sé, un modo per presentarsi agli altri.
E bisogna farlo al meglio: non è
un caso se il tweet più condiviso
della storia è un selfie, quello di Ellen DeGeneres e degli altri divi alla cerimonia di premiazione degli
Oscar, il mese scorso: quasi tre
milioni e mezzo di retweet.

Torna Pinko Uniqueness

LA COLLEZIONE 2.0
SI VEDE IN NEGOZIO
E SI VENDE ONLINE

L

e avanguardiste della moda, quelle a caccia
di sperimentazioni tra reale e digitale, saran contente. Il progetto Uniqueness di
Pinko nato nel 2010 torna e si rilancia online, ma
non solo. Al centro c’è la «capsule collection» dell’inverno prossimo, già pronta e disegnata da Viviana Volpicella. Il meccanismo? La stilista prende le tendenze più forti della collezione principale
di Pinko e le «esaspera» fino a farle evolvere in 12
look Uniqueness, cioè speciali.
I trend di stagione come il tartan, il pied-depoule o il principe di Galles li ritroviamo tutti, ma
impreziositi da lavorazioni inaspettate: il tartan
della lana diventa macrocheck sul visone, il principe di Galles si sposta sulla gonna o sulla felpa di
pelliccia, la giacca pied-de-poule si copre di perle
e la canotta a righe si accende di paillettes.
Dove si troverà tutto ciò? Su una piattaforma
più avanzata che comprende il sito con nuova veste grafica (partenza a giugno) e i Pinko Hybrid
Shop, evoluzione delle boutique Pinko (per
un’idea, farsi un giro in Montenapoleone 26) dove
la collezione si mostra al meglio su manichini su
un podio, si prova dal vivo e si esplora sugli schermi digitali. Se quello che piace non c’è fisicamente, si ordina e si riceve presto a casa.
[S.R.V.]

APRILE 2014
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In collaborazione con

LA STAMPA
DOMENICA 30 MARZO 2014

Come
una
volta

M ICHELE BRAMBILLA
INVIATO A VARIGOTTI (SAVONA)

S

eduto per terra e appoggiato a un ulivo, il signor Domenico Ruffino mi dice:
«Ma ci pensa? Noi siamo
qui a mangiare la focaccia e
a parlare di Renzi; e magari settecento anni fa, sedute all’ombra di questa
stessa pianta, altre due persone come noi stavano parlando di Dante, o
dell’ultima razzia dei Saraceni. Non
trova qualcosa di magico nel fatto
che siamo in mezzo a 850 piante che
hanno già mille anni? Immagina che
cosa hanno visto questi ulivi?».
Confesso l’ignoranza: non sapevo
che gli ulivi sono praticamente immortali, si rigenerano continuamente. Sì, c’è qualcosa di magico nello
stare in questo oliveto, che si chiama
Pria Grossa e dal 1125 - come documenta in quell’anno lo storico Johanne Mabillon nell’Annales Ordinis S.
Benedicti - sta in questo panettone di
roccia sopra il piccolo paradiso di Varigotti, frazione di Finale Ligure.
Domenico Ruffino è il proprietario e l’unico lavoratore a tempo pieno di questo oliveto. Ha 50 anni anche se ne dimostra quindici di me-

.

Società .29

Viaggio nell’Italia del cibo d’eccellenza

“Così ho salvato e rilanciato
il mio oliveto secolare”
Tutti consigliavano a Domenico Ruffino di sradicare le piante. Lui ha fatto di testa sua
Ponente ligure

Il proprietario
Ruffino non vende ai ristoranti, né ai negozi
né su Internet , ma solo nel suo oliveto

ELISIR DI GIOVINEZZA

Ruffino, 50 anni, ne dimostra
quindici in meno e il suo segreto
sta nell’olio d’oliva: i polifenoli
ANTI-OSSIDANTI

Le olive sono ricche di polifenoli
ma nell’olio spesso si perdono
Il segreto? Spremerle da verdi
no, e poi capiremo perché: merito
del suo olio d’oliva, ricco di polifenoli, straordinari anti-ossidanti naturali. La sua è una di quelle storie italiane che fanno sperare nella nostra
capacità di rialzarci. Eccola.
Le olive dell’azienda agricola Pria
Grossa (in dialetto ligure vuole dire:
pietra grossa) non sono le famose
taggiasche, ma un altro tipo, la colombaia. Per capirci: nel mondo esistono 450 varietà di ulivi; 350 di queste sono in Italia; in Liguria al novanta per cento c’è la taggiasca, il cui nome viene da Arma di Taggia; la colombaia c’è praticamente solo qui, introdotta appunto dai benedettini nel
1125. Che cosa c’è di straordinario in
tutto questo? Ebbene: la colombaia
era considerata una varietà di serie B
per non dire di serie C: e questo signor Ruffino - con testardaggine e
soprattutto amore - è riuscito a farla
diventare una meraviglia, al punto
che nel 2012 la guida americana
«Flos Olei», bibbia in materia, ha premiato l’olio di Pria Grossa come miglior olio monovarietale del mondo.
Gli chiedo di raccontare questa
bellissima storia di qualità e di genio
italiano: «Dal Settecento la colombaia ha cominciato il suo declino. “Olio
scadente”, dicevano. Si preferiva
quello di taggiasca, più leggero, più
dolce. Nell’Ottocento arriva il colpo
di grazia: la massima autorità in
campo botanico, e cioè Giorgio Gallesio, che tra l’altro era di Finale Ligure, nella sua opera celeberrima “Pomona italiana”, nella quale analizza e
cataloga tutte le piante esistenti in
Italia, esalta la taggiasca e dà un giudizio negativo sulla colombaia.
«Morale: quando ho avuto l’età per
prendere in mano questo oliveto, che
è della mia famiglia da generazioni,
mio padre e un po’ tutti i parenti mi
consigliavano di sradicare gli ulivi di
colombaia e di mettere quelli di taggiasca. Io mi ero quasi convinto. Poi
ho pensato: ma quale diritto ho io nel
mandar via queste piante che sono
qui da mille anni? Le devo sradicare
perché me lo chiede il mercato? E
poi: possibile che la Natura abbia
creato ulivi che fanno un olio scadente? Non è che siamo noi a non aver

La località
L’oliveto si trova alle spalle di Varigotti e si
raggiunge con una stradina sterrata

Uno degli olivi secolari
di Ruffino: sono piante
quasi immortali,
che si rigenerano

Il documento
Mabillon nei suoi «Annales» data al 1125
l’arrivo dell’olivo nella zona di Varigotti

TOMMASO MARINELLI

889
anni fa
Secondo lo storico Mabillon
la coltivazione dell’olivo nel
Finalese e in particolare a
Varigotti fu introdotta nel
1125: già allora la varietà
autoctona era
la colombaia

450
specie d’ulivo
Tante sono state censite nel
mondo, 350 in Italia; in
Liguria al 90% c’è la
taggiasca; la colombaia è
praticamente solo nella
zona di Finale Ligure

capito queste piante? Così, ho cominciato a studiare la possibilità di lavorare la colombaia in un modo diverso».
Il primo tentativo è stato quello di
cambiare il periodo di raccolta. Normalmente era a gennaio. «Ho anticipato a novembre, poi a ottobre, poi a settembre. Piano piano, l’olio ha iniziato a
cambiare». Con il passare degli anni,
Ruffino ha visto il suo prodotto migliorare sempre di più. Non era un parere
soggettivo: per la valutazione della
qualità dell’olio la chimica dà parametri oggettivi.
Intanto, l’olio era diventato più ricco
di polifenoli, appunto gli anti-ossidanti
che fanno apparire Ruffino un ragazzo
(«Bevetene un cucchiaino ogni mattina», consiglia): «Le olive sono piene di
polifenoli. Ma nell’olio queste sostanze
si perdono. Le spiego: tutte le olive sono verdi da acerbe e nere da mature.
Quando sono verdi, hanno tanto antiossidante; quando sono nere, ne hanno
poco. Ma se le spremi da verdi, ricavi
poco olio; se le spremi da nere, ne ricavi molto. Ecco perché gli oli in circolazione hanno in genere scarse proprietà antiossidanti. Noi abbiamo deciso di
raccogliere e spremere le olive prima,
quando sono verdi: così rinunciamo a

un bel po’ di olio, ma quello che otteniamo è ricco di polifenoli».
Rimaneva aperta la questione del
gusto. Sarà anche chimicamente perfetto e ricco di anti-ossidanti, quest’olio di colombaia: ma è buono? «A
me pareva di sì, ma il mio giudizio vale
zero. Allora ho iniziato a mandarlo ai
I PARAMETRI DEL GUSTO

Nel 2012 la guida Usa «Flos Olei»
ha definito l’olio di Pria Grossa
miglior monovarietale del mondo
ECOSISTEMA IN EQUILIBRIO

Ruffino non usa nulla di chimico
come concime il compostaggio
e l’energia viene dal fotovoltaico
concorsi, dove lo assaggiano alla cieca,
senza sapere chi è il produttore. E ho
visto che iniziavano ad apprezzarlo».
Poi sono cominciati ad arrivare i
premi ai massimi livelli: le tre foglie del
Gambero Rosso nel 2011 e 2012, l’Olivia
2011 di Vissani, la corona di Maestrod’olio 2012 e 2013, il premio internazionale Luigi Veronelli, fino al primato
mondiale di «Flos Olei».

Una bella rivincita di questi ulivi
millenari che avevano già ricevuto un
avviso di sfratto. E una grande soddisfazione per questo agricoltore che
non usa nulla di chimico, né fertilizzanti né antiparassitari né diserbanti; che
come concime utilizza il compostaggio, una miscela di avanzi di potatura e
sansa, cioè lo scarto della lavorazione
delle olive; che ha una filiera produttiva completa, dalla coltivazione delle
piante alla raccolta delle olive alla
frangitura e all’imbottigliamento; che
dal 2011 alimenta l’azienda agricola
con energia pulita grazie all’impianto
fotovoltaico che ha installato sul tetto
del frantoio. «L’ecosistema - dice - deve
restare in equilibrio».
Non pensate però sia facile, gustare
il suo olio. Non lo vende né ai ristoranti
né ai supermercati né ai negozi né via
Internet. Per comprarlo bisogna salire
su fin qui, percorrendo una stradina
sterrata che fa tornare alla mente la
preghiera all’angelo custode. «Non mi
interessa quanto vendo - dice Ruffino voglio che il cliente sia motivato, che
veda dove e come nasce l’olio». Chi fosse interessato, si dia una mossa: la produzione del 2014 è già tutta prenotata.
[5. Continua]

30 .Agricoltura

Qui
Europa
A CURA DI Marco Zatterin

STAMPA
.LA
DOMENICA 30 MARZO 2014

Pac

Etichette

Riso

Tagli diretti

La Cia attacca

Minaccia asiatica

India
Vegetali pericolosi

1 Per il secondo anno consecu-

1 Rispondendo alla prese di

1 Allarme Asia per il riso. Il mi-

1 L’Ue chiude da maggio l’im-

tivo la Commissione Ue propone
al Consiglio e al Parlamento Ue di
tagliare i pagamenti diretti agli
agricoltori per garantire la copertura della Pac. La sforbiciata dovrebbe essere dell’1,30% dei pagamenti 2014 (2,45 nel 2013) .

posizione della Commissione Ue,
la Cia ha affermato che «l’etichettatura d’origine delle carni anche
trasformate non può essere un
optional». Bruxelles ritiene invece
che le regole comuni siano una
sufficiente garanzia per tutti.

nistro delle Politiche agricole
Maurizio Martina ha affermato a
Bruxelles: «Le importazioni di riso
da Cambogia e Myanmar hanno
comportato squilibri di mercato»
che rappresentano «un forte rischio per i nostri produttori».

port dall’India di alcuni tipi di frutta e verdure fresche. La decisione
dopo l’individuazione, in 207 partite di prodotti, di organismi e insetti non presenti da noi. Il divieto
colpisce mango, melanzana, taro,
zucca serpente e zucca amara.

In calo la vendita di bottiglie
ma si brinda ai fatturati

Sostiene
Slow Food
SILVIA
CERIANI

Domenica apre il Vinitaly con il nuovo record di esportazioni per le etichette italiane
Salone
Dal 6 al 9
aprile a
Verona torna
Vinitaly con
4 mila
aziende
e 50 mila
operatori
attesi

Evento
ROBERTO FIORI
VERONA

ualche bottiglia
in meno, ma venduta più cara sulle tavole straniere. Secondo i dati
Istat elaborati da
Vinitaly-Assoenologi, il 2013
ha fatto registrare un nuovo
record in valore per le esportazioni del vino italiano all’estero, superando per la prima volta la soglia dei 5 miliardi di euro. Il tutto, grazie a una
crescita del 7,3% rispetto al
2012 che è valso al vino anche
il primato tra le produzioni
alimentari più vendute oltre
confine.
Un’ascesa che prosegue in- ni riscuotono in Paesi «storici»
cessante da cinque anni, pas- come Stati Uniti, Germania,
sando dai 3.673 milioni di euro Gran Bretagna, Russia e Giapdel 2008 ai 5.039 milioni del pone, mentre si affacciano nuo2013 (+27% sul quinquennio). vi clienti in Estremo Oriente e
E il dato è ancor più rilevante, in Sud America.
se si considera la diminuzione
Lo sanno bene le oltre 4mila
di quasi 1 milione di ettolitri aziende che da domenica prosdei volumi esportati (il totale sima al 9 aprile saranno schieè sceso a 20,4
rate a Veronafiemilioni contro i
A VERONA re per la 48ª edi21,3 del 2012) e il
di Vinitaly
Test sullo stato di salute zione
contestuale ine cercheranno di
di uno dei prodotti intercettare i
cremento del
valore medio principe del made in Italy 50mila operatori
unitario, passaesteri in arrivo
to da 2,20 euro a 2,47 euro al da 120 Paesi. Un evento dove è
litro (+12,3%).
quasi d’obbligo essere presenti,
Dunque, con i consumi in- per tastare il polso ai mercati e
terni costantemente in calo e valutare le prospettive di crela crisi che qui ristagna più scita, con la speranza di veder
che altrove, l’Italia del vino si confermato il buon andamento
salva soprattutto grazie alle del settore negli ultimi mesi,
vendite all’estero e al succes- pur ancora in un contesto di luso che le nostre denominazio- ci e ombre.

Q

5

1,2

Miliardi

Milioni

Il valore delle esportazioni
del vino italiano
lo scorso anno
(+7,3% sul 2012)

Sono gli addetti occupati
nel comparto enologico
italiano: erano la metà
10 anni fa

Secondo un’inchiesta di
Winenews tra le realtà enologiche più importanti d’Italia per
storia, immagine e per volume
d’affari (1,8 miliardi di euro, il
15% del fatturato complessivo
del vino italiano), il 2014 si è
aperto all’insegna dell’ottimismo: per l’88% delle cantine le
vendite nel primo trimestre sono cresciute del 7,5% e il «sentiment» resta positivo anche per

i prossimi mesi. Vedremo se la
sensazione resterà tale anche
dopo la full immersion tra gli
stand della fiera veronese, dove
le tre parole chiave saranno appunto internazionalizzazione,
buyer ed esportazione.
Il report elaborato da Assoenologi dice che nel 2013 il valore
dell’export nell’area dei Paesi
Terzi con 2.575 milioni di euro
ha superato le vendite interne

dell’Unione Europea, ferme a
2.463 milioni. Due sono i mercati di riferimento che insieme assorbono oltre il 41% del valore
totale esportato: Stati Uniti e
Germania, entrambi con un valore di oltre 1 miliardo. Rallentano, invece, le importazioni dei
mercati giovani come l’Estremo Oriente e il Sud America, in
parte per problemi congiunturali e in parte per le dimensioni
ridotte di molte imprese italiane che incontrano crescenti difficoltà a sviluppare rapporti
commerciali con mercati complessi e lontani come quello cinese. Complessivamente, il settore enologico italiano genera
un fatturato annuo di 12 miliardi di euro e dà lavoro a 1,2 milioni di addetti, con una crescita
del 50% negli ultimi dieci anni,
occupati in circa 450 mila
aziende (dati Agrinsieme).

L’onda biologica
Unminisalone

Oltre confine
Spazioalleaziendeestere

Degustazione
Ingarai100«topwine»

Agroalimentare
Olio,birrae«food»

1 L’onda biologica coinvolge an-

1 Parola d’ordine, «internazionaliz-

1 Se quattro giorni di Vinitaly vi

1 Non solo vino. Con Sol&Agrifo-

che Verona. Tra le novità di quest’anno, c’è «Vinitalybio» in partnership
con FederBio: un salone nel salone inserito negli spazi del padiglione 11,
che ospiterà aziende specializzate
esclusivamente in vini biologici certificati. Un debutto in grande stile, in
un momento
in cui questa
nicchia produttiva sta
crescendo, occupando il 7%
del vigneto
nazionale (circa 57 mila ettari coltivati),
dato che ci fa guadagnare il secondo
posto per estensione a livello mondiale. Aziende con storie lunghe secoli o realtà cresciute ai giorni nostri, vini pluripremiati e prodotti di nicchia:
ci saranno tutti, con grande attenzione nel rispondere ai requisiti richiesti
dalla nuova normativa europea. [R. F.]

zazione». Con Vininternational, International Buyers’ Lounge e Vinitaly International Academy la fiera veronese
allarga i suoi confini. Vininternational è
dedicato alle aziende estere provenienti dai principali Paesi produttori e ospita un’area tasting per degustazioni per
i buyer e spazi di
incontro per gli
affari. L’International Buyers’s
Lounge è rivolta
agli incontri b2b
e coinvolge i
consorzi di tutela, le aziende
espositrici e i
buyer esteri con due iniziative mirate,
Taste and Buy, per il b2b, e l’Enoteca con
degustazione libera di vini selezionati
per i mercati internazionali. Infine la Vinitaly International Academy, realtà
creata per divulgare la cultura del vino
made in Italy con un direttore scientifico d’eccezione quale Ian D’Agata. [R. F.]

sembrano pochi, c’è una preziosa anteprima che andrà in scena già sabato 5 aprile nel Palazzo della Gran
Guardia veronese: si tratta di Opera
Wine, una grande degustazione (riservata a pochi fortunati) dei 100 migliori produttori nazionali, in rappresentanza di tutte le regioni, selezionati per la
terza volta in
Italia
dalla
«bibbia del vino»
Wine
Spectator. Ogni
cantina potrà
portare in assaggio una sola etichetta. Se la Toscana è la regione più rappresentata con
più di trenta etichette, il Piemonte
del Barolo e del Barbaresco si colloca
al secondo posto, con ben sedici produttori che da sempre si contendono
i migliori punteggi nelle guide e nelle
riviste internazionali.

od è tutto il made in Italy agroalimentare di qualità a darsi appuntamento a Verona dal 6 al 9 aprile. La
«fiera nella fiera», capace di attrarre
lo scorso anno 60.000 visitatori dei
quali 12.500 in arrivo da tutto il mondo, sta diventando sempre più punto
di riferimento
per le eccellenze alimentari
italiane e anche
di altri Paesi,
con una crescita significativa
di espositori
esteri. Presenti
quest’anno, tra
le circa 350 iscritte, aziende provenienti da Argentina, Algeria, Croazia,
Malta, Marocco, Repubblica Ceca e
Grecia. Olio extravergine di oliva, food e birra sono le tre aree in cui si divide il padiglione di Sol&Agrifood, con
spazi per gli eventi, i tasting e i cooking show.
[R. F.]

Un futuro Ogm
non conviene
al nostro sistema
Fra pochi giorni le semine
di colture geneticamente
modificate potrebbero
avere la strada spianata in
Italia. È uno scenario inquietante che potrebbe delinearsi a partire dal 9
aprile, quando il Tar si pronuncerà sul ricorso presentato da un agricoltore
friulano contro il decreto
interministeriale del luglio
2013 che vieta la semina
del mais MON 810.
Per questo la Task Force per un’Italia libera da
Ogm ha organizzato un
convegno pubblico (Milano, 2 aprile, Agorà di Expo
Milano 2015) e una mobilitazione nazionale (il 5 nelle
principali città del Centro
Nord) per ribadire le ragioni del no. Sono motivazioni che riguardano il benessere ambientale, la salute umana e animale e,
non ultimo, la prosperità
della nostra economia. Sì,
avete letto bene: «economia». In che senso la liberalizzazione delle colture
Gm potrebbe ledere la
competitività dell’Italia sul
mercato globale nel settore alimentare? Seminare
transgenico conviene? A
chi? Non al sistema Italia,
che da sempre fonda la
propria floridità non sull’omologazione ma sulla
specificità e diversità delle
produzioni che costituiscono l’identità del nostro
patrimonio agroalimentare. Non al singolo agricoltore che, in un sistema
consegnato agli Ogm,
avrebbe un peso ancora
più esiguo nelle filiere
agroalimentari, sempre
più controllate da poche
multinazionali, e vedrebbe
i suoi redditi ulteriormente penalizzati. Non all’efficienza del sistema produttivo. Dal punto di vista economico e sociale, gli unici
soggetti in grado di ottenere profitti notevoli dal
transgenico sono le multinazionali che registrano i
brevetti delle sementi Gm.
Gli Ogm costituiscono
l’espressione più deteriore
dei modelli agroindustriali. Non sono un vantaggio
economico né sociale, né
rispondono alla necessità
di nutrire un pianeta sempre più popolato. Anche
per questo è di vitale importanza scendere in campo per un’Italia Ogm Free.
Anche solo con un tweet:
#ItaliaNOogm.

LA STAMPA
DOMENICA 30 MARZO 2014

.

Tempo Libero .31

Giochi

a cura di

Parole incrociate

[Rocchi]
ORIZZONTALI: 1. Porta ad aliquote impositive
esagerate - 8. Cordicella per il pacco - 12. Città
francese sulla Manica - 18. L’ente di Enrico
Mattei (sigla) - 19. Il nome di Affleck - 21. Si dice
di sostanza che dà irritazione cutanea - 23. Le
consonanti di Olivia - 24. Struzzo estinto - 26.
Medico dell’udito - 30. Personaggio di Omero 31. Lo scrittore di «Giro di vento» - 34. Rimaste
tali e quali - 36. Funesta quella di Achille - 38.
Parte di parola - 39. Un multiplo di venti - 42.
Precedente... burocratico - 43. Il cantautore di
«Vivere o niente» - 44. Iniz. della Angiolini - 45.
Limiti del boom - 46. Mezzo che decolla - 47.
Sostanza plastica contenuta nel latice di alcune
piante Sapotacee - 48. Incassare... il colpo - 50.
Simbolo dell’osmio - 51. Robusta chiave per
afferrare tubi - 53. Creò un vaccino antipolio 54. Un’antica lingua - 56. Mago in contatto con
la divinità - 58. Sigla per un codice standard a 7
bit - 59. Solido... e tondo - 61. Juan che scrisse «I
muri ascoltano» - 63. Voltarsi - 64. Privati di ogni
energia - 65. Secondo - 66. Molto amato - 68.
Iniz. di Rosai - 70. Frazione di libbra - 71. Segue
il tic - 72. Era l’impero italiano (sigla) - 74. Soffio
leggero - 75. Colore... di Prussia - 76. Difetti non
gravi - 77. La terza nota - 78. Risultato senza gol
- 79. Connazionale di Andersen - 80. Vecchio
nome della Thailandia.

[Ala]

IL NERO MUOVE E VINCE

6 8

Sudoku
7
2

7 9

7 6

4 5

8

4
4

3

8

3
1 3

9 5

2 8

3
3

8 9

Scacchi

Si conclude oggi il Torneo dei Candidati (sito
http://candidates2014.fide.com) svoltosi a Khanty
Mansiysk (Russia) e sapremo dunque il nome del
prossimo sfidante di Magnus Carlsen, titolo
mondiale in palio. Sarà poi interessante vedere se
davvero il nuovo match sarà organizzato già per
quest'anno (un evento che, detto tra parentesi,
permetterebbe di festeggiare degnamente i 90
anni della FIDE, la Federazione Internazionale,
fondata a Parigi nel luglio 1924). Nell'attesa
segnaliamo il positivo quarto posto di Fabio Bruno
nel campionato Europeo Seniores, da quest'anno probabilmente nel tentativo di aumentare la
partecipazione - aperto agli Over 50 e per questo
con due titoli assegnati: uno per i giocatori tra i 50
e i 64 anni, l'altro per gli Over 65; naturalmente sia
maschile sia femminile. Va detto che la nostra
Federazione si è subito adeguata, con decisione
d'urgenza della Presidenza.

LAAKSO - FRANSSILA

Anche i settori di colore
diverso devono contenere
tutti i numeri da 1 a 9,
senza ripetizioni.

VERTICALI: 1. Minerale usato nell’industria
ceramica - 2. Scagliare ingiurie - 3. Lo dicono gli
sposi - 4. Astuccio per sarti - 5. Iniz. di Buzzati 6. Può essere confesso - 7. Contrario alla Chiesa
di Roma - 9. Ameno e suggestivo - 10. Il creatore
di Don Camillo - 1 1 . Sigla di Oristano - 1 2 .
Musicò «Adriana Lecouvreur» - 13. Un club di
automobilisti (sigla) - 14. Articolo... prima di
Vegas - 15. Stato di trepidazione - 16. Il percorso
burocratico - 17. Introduce l’ipotesi - 20. La
Visconti madre di Ludovico il Moro - 22. Alti
africani - 24. Trasandati e con indumenti logori 25. Elenco professionale - 27. Non la conosce
l’imbroglione - 28. Nell’anno 1325 i Lucchesi vi
sconfissero i Fiorentini - 29. Fenolo bivalente
usato come antisettico dermatologico - 32. La
classe degli ecclesiastici - 33. Fondo di canoa 35. Tanto, molto - 37. Nativo di Erevan - 40.
Schifato - 41. Antico mantello... pucciniano - 43.
Versione latina della Bibbia - 45. Frammento di
pane - 47. Una Maria santa - 49. Uccello dei
Ciconiformi - 51. Culto animista delle Antille - 52.
Wanda della rivista - 55. Pelo della coda del
cavallo - 57. Il nome di Pound - 60. Uomo in
convento - 62. Porte di case - 63. Stretti passaggi
tra i monti - 64. Il fiume di Rostov - 67. Il nome
dell’attore Aykroyd - 69. Liquore per il babà - 73.
Principio d’identità - 75. La prima consonante.

1

2

3

F

I

S

C

4
A

L

N

I

0

G

0

18

5

6

7

D

R

A

G

E

N

0

19

E

23

24

L

0

V

31

M

25
O

26
0

A

D

8

9

S

P

A

0

I

0

20

B

32

0

O

33

B

27
T

O

11

G

O

21
28

I

10

A

R

R

C

A

R

L

O

0

I

L

L

A

B

A

0

38

I

13

14

15

16

17

C

A

L

A

I

S

T

I

C

A

N

T

E

L

I

S

S

E

30
0

A

34

E

12
22

U

29
T

0

U

35
N

A

L

T

E

R

A

T

E

E

N

T

O

S

E

S

S

A

39

S

42

C

43

P

R

E

V

I

0

O

46

V

S

C

O

R

O

S

S

0

I

47

A

E

R

E

0

O

50
T

0

54

55

O

0

O

C

0

61

62

R

U

S

0
57

U

G

T

T

A

P

E

T

E

O

L

T

A

M

A

S

U

R

G

0

O

A

S

C

I

Z

D

E

I

S

T

R

U

A

N

C

I

A

0

T

70

L

A

T

I

0

A

C

0

71

76

R

C

E

I

0

0

I

I

72

T

77

N

A

Giocatore 6
fold

78

M

0

I

O

A

0

S

T

A

A

H

I

I

0

I

R

A

0

R

45
0

A

B

M

49
B

I

R

E

S

A

B

I

N

C

O

U

53

O

0

59

60

S

F

E

R

I

O

3. raise 12

Giocatore 7
fold

2. 4
6. ???

BB

Giocatore 4
fold
Giocatore 3
120

0

N

0

66

67

A

D

I

G

I

R

A

R

S

O

R

A

T

O

L

I

T

O

0

0

0

D

Giocatore 8
200

Tu
320

Ogni riga
e ogni
colonna deve
contenere
i numeri
da 1 a 6.
All’interno
di ogni settore
sono indicati
il risultato
da ottenere
e il segno
aritmetico
col quale
combinare
i numeri
inseriti per
ottenerlo.
Nello stesso
settore i
numeri
possono
ripetersi.

1. 2
5. fold SB

Giocatore 1

I

0

68

69

O

R

B

L

U

I

A

M

0

74
0

75

A

80
A

N

E

S

E

0

S

Texas hold'em

[De Toffoli]

Bui: 2/4

TM

41

N

79
O

Giocatore 5
fold

Ruzzle

C

73
O

Tocca a te: check, call o raise?

Cercate parole del maggior valore possibile
(noi ne abbiamo trovate una quindicina,
alcune inconsuete, sopra i 70 punti). Cercate anche
parole che terminino con "RE" di almeno 3 lettere (noi
29). Cercate anche nomi di comuni del Veneto (noi 9).
Il gioco consiste nel
3L
3L
3
1
3
1
formare parole
attraversando caselle
contigue (anche
2P
2
1
3
1
diagonalmente); in una
parola ogni lettera può
essere usata una sola
2P
2L
1
5
2
2
volta. Si possono
coniugare i verbi.
Punteggio: sommare i
3P
valori di ogni lettera
8
1
1
1
tenendo conto delle
caselle bonus e
aggiungere poi 5 punti
per ogni lettera oltre alla
parola x2
parola x3
quarta. Esempio: LERCI
= (3+1+2x2+2+1) x2+5
lettera x2
lettera x3
= 27.

40

I

37

63
65

O

C

58

64
D

R

52

V

0

48

51
56

0

44
A

0

36

Un problema del poker online sono i bari tecnologici, che praticano
qualche forma di collusion (due o più giocatori allo stesso tavolo in
contatto tra loro e che sfruttano le informazioni ai danni dei
Giocatore 9 malcapitati avversari) o di multi-account (un giocatore siede due o
fold
più volte allo stesso tavolo, essendosi registrato con identità
diverse). Le poker room li combattono (rovinano loro il mercato),
ma con esiti a volte grotteschi e a volte insufficienti. Per esempio
PokerStars banna dalla sede di Malta i giocatori alla loro prima
iscrizione, senza dare spiegazioni e senza cercare una possibile
D
giustificazione. Viceversa i veri furbi alla fine la fanno franca e i loro
account devono essere scongelati. Insomma, ci vorrebbero delle
leggi e dei giudici che le applichino, perché si tratta di veri reati. Su
questa strada si sta muovendo Londra, dove è in corso la revisione
della legge che regola le frodi in ambito sportivo (incluse
scommesse e poker): si parla di carcere fino a 10 anni! Così
bisognerebbe agire contro chi rovina un gioco fra i più belli.
Cash game online 2-4, ti sei appena seduto e in BB hai 5 - 5 , un
giocatore con poche chips apre a 12 e un altro con meno chips
delle tue vede.

Kendoku

Rebus
[9, 8]

[Minigame]

3:

16+

5-

120x

16x

2:

S

3:
3:

2:

T

100x 40x

12x

2:

C

S

2:

Le soluzioni saranno pubblicate su

di Martedì 1 Aprile 2014

32 .Lettere e Commenti

STAMPA
.LA
DOMENICA 30 MARZO 2014

Massimo Gramellini e CUORI ALLO SPECCHIO presentano

Dialoghi con l’angelo custode
Cuori allo specchio - La Stampa,
via Paleocapa, 7 - 20121 Milano
cuoriallospecchio@lastampa.it
www.lastampa.it/cuoriallospecchio/

ilemone, forse è per
colpa di quell’antenna, come la chiami
tu, a cui purtroppo
(secondo me che rotolo nella mia confusione,
quaggiù) o per fortuna (secondo te che puoi permetterti di
fare il fico, protetto dal tuo lassù) non riesco a rinunciare: ma
qualcosa, nella tua ultima risposta, proprio non mi torna.
Ti parlo di Kiki, della sua relazione clandestina con Newland
Archer e ti confido che vorrei
anch’io un uomo con cui magari non stare sempre, ma di cui
proprio per questo non stancarmi mai.
E tu? Mi rispondi che quei
due «rinunciano all’essenziale». Eppure, per ben due volte
ormai, mi esorti a uscire dal
giudizio «per non continuare a
essere vittima di quello altrui». Dunque? Non sei tu stesso, a giudicare Kiki e Newland?
Non sei tu a pensare che «preferiscano gli accomodamenti»
alla vita, quella vera? Dove sta
la differenza, perdonami? Non
te lo chiedo perché non mi fido
di te… E va bene, un po’ anche
per questo. Ma te lo chiedo soprattutto perché Leonardo,
quando gli ho implorato un po’
di comprensione per quello
che d’irreparabile è successo
(ma di cui, ti avverto: NON HO
NESSUNA INTENZIONE DI
PARLARE CON TE), è rimasto
in silenzio tre giorni. Poi mi ha
mandato quella mail. Poi se ne
è andato da casa, per darmi il
tempo di andarmene. Ci ho
provato anche oggi, sai? Al solito, l’ho incrociato fra la seconda e la terza ora, sulla porta della I B.
- Ho almeno ottocentoquattro cose da dirti. - Io.
- Ci siamo già detti tutto, mi
pare. - Lui (guardando le sue
scarpe da ginnastica).
- Non è vero: tu non mi hai
mai permesso di spiegarmi, di
spiegarti. - Io (cercandogli gli
occhi, con gli occhi).
- Le tue spiegazioni servono
solo a dare un alibi a quello che
hai fatto. Dunque servono a te.
A me non interessano. - Lui
(ostinandosi a guardare le sue
scarpe).
- E adesso scusami, ma ho un
compito in classe.

F

Illustrazione
di
Stefania
Manzi

Perché non riusciamo
a non giudicare?
È entrato nella I B. Sono
uscita dalla I B. Allora, Filemone? Non siamo forse tutti forti
dei nostri giudizi? Lo è Leonardo, che preferisce giudicarmi
indegna di continuare a essere
sua moglie, anziché ascoltarmi. Lo sono io, che per questo
lo detesto e mi auguro di trovare un uomo alla Newland Archer, fuori dall’inferno delle responsabilità reciproche. Lo sei
tu, per cui un uomo alla Newland Archer è un tipo «moderatamente vile». Sì: lo sei anche tu. Ammettilo.
Non è umanamente (e nemmeno angelicamente, nonostante io forse non sia in grado
di comprendere fino in fondo la
tua condizione, come la chiami
tu) possibile rinunciare ai nostri giudizi. Con che cosa potremmo mai sostituirli, per

E

DIRETTORE RESPONSABILE
MARIO CALABRESI
VICEDIRETTORI
MASSIMO GRAMELLINI, FRANCESCO MANACORDA (RESPONSABILE MILANO),
CESARE MARTINETTI, LUCA UBALDESCHI
REDATTORI CAPO CENTRALI
FLAVIO CORAZZA, GUIDO BOFFO
MARCO BARDAZZI (DIGITAL EDITOR)

gni tanto respira, Gioconda. Come tuo angelo custode sono rassegnato a
convivere con le parentesi tonde
in cui inglobi ogni sussulto del
pensiero (in realtà spezzettandolo, vedi?) ma provo compassione
per i tuoi interlocutori, costretti a
smarrirsi nei tuoi labirinti mentali. Vuoi sapere la verità sul tema del giudizio e io proverò ad
accontentarti. La vita è un giudizio continuo. O meglio: ogni forma di vita giudica di continuo.
Prima di aggredire la preda, la tigre considera la situazione, l’avversario e anche se stessa: se in

O

sistono altri modi di vivere, diversi da quelli in cui
siamo immersi, che collocano al centro il tempo, i rapporti sociali, la condivisione:
noi abbiamo scelto di sperimentare tutto questo sulla nostra
pelle, per capire se come famiglia ci stiamo perdendo qualcosa». Parlano all’unisono Lucio
Basadonne, filmaker di 35 anni,
e Anna Pollio, insegnante di 40
anni, che insieme alla figlia Gaia
di 5 anni hanno scelto di buttar-

come
DISIMPARARE
Quotidiano fondato nel 1867
1

GIÃ’

FEDERICO TADDÃŒA

D

LA STAMPA

orientarci, fra quaggiù e lassù?
Con le emozioni? Io ci ho provato per trentasei anni e guarda com’è finita.

si in un’avventura nel segno del
«cambio vita» e del «vivere con
lo scambio»: un viaggio di sei
mesi in giro per l’Europa utilizzando come unica forma di sostentamento il baratto.
«La nostra non vuole essere
una scelta estrema», spiega Lucio, «l’obiettivo è quello di documentare le potenzialità dello
sharing, immergendosi in realtà dove altri modelli sociali sono possibili, per porre in discussione convenzioni e convinzioni». Viaggi in autostop trovati
attraverso il sito BlaBlaCar,

LAURA CARASSAI
(RESPONSABILE EDIZIONI PIEMONTE E VALLE D’AOSTA)

CAPO DELLA REDAZIONE ROMANA
PAOLO BARONI
RESPONSABILE EDIZIONI LIGURIA
DARIO CORRADINO
ART DIRECTOR CYNTHIA SGARALLINO
REDAZIONI
GIANNI ARMAND-PILON ITALIA, ALBERTO SIMONI ESTERI,
MARCO SODANO, GIANLUCA PAOLUCCI ECONOMIA E FINANZA,
PIERO NEGRI SCAGLIONE SOCIETÀ, RAFFAELLA SILIPO SPETTACOLI,
PAOLO BRUSORIO SPORT, GUIDO TIBERGA CRONACA DI TORINO

Editrice La Stampa
REDAZIONE
AMMINISTRAZIONE TIPOGRAFIA 10126 Torino, via Lugaro 15, telefono 011.6568111,
fax 011.655306; Roma, via Barberini 50, telefono 06.47661, fax 06.486039/06.484885;
Milano, via Paleocapa 7, telefono 02.762181, fax 02.780049. Internet: www.lastampa.it.
ABBONAMENTI 10126 Torino, via Lugaro 21, telefono 011.56381, fax 011.5627958.
Italia 6 numeri (c.c.p. 950105) consegna dec. posta anno e 360,50; Estero: e 816,50.
Arretrati: un numero costa il doppio dell’attuale prezzo di testata.

lei risuona più forte la fame o la
possibilità di essere uccisa. Ma
quando ti dico che devi uscire dal
giudizio, intendo ovviamente un
altro genere di valutazione: quella che implica condanna e condizionamento emotivo. Ti ricordi il
discorso sugli specchi? Se incroci
delle persone arroganti e ne vieni
scombussolata, significa che ti
stai specchiando in una parte di
te con cui non hai ancora fatto i
conti. A chi non ha problemi con
l’arroganza, le persone arroganti
non danno fastidio. Non le giudica, nel senso che non le condanna. Non modifica il proprio umore a causa loro. Non è vittima di
quelle persone.
Mi ci è voluta tutta una vita
per imparare il segreto che ti ho
appena rivelato. Tutta una vita.
L’ultima, tra l’altro. Potrei dirti
che mi è servita soltanto a que-

ospitalità in cambio di qualche
ora di lavoro in fattorie biologiche grazie al Wwofing, soggiorni gratuiti nelle varie città mettendo a disposizione la propria
casa con Home Exchange o, alla
peggio, un divano letto last minute recuperato con il Couch
Surfing. È questo Unlearning, il
docu-tour della famiglia genovese per uscire dalla propria
zona comfort: dalla Sicilia all’Inghilterra, sempre con la telecamera accesa, i tre si metteranno in gioco tra comunità alternative, ecovillaggi, scuole

sto: a liberarmi dalla schiavitù
del giudizio. A non condannare
gli altri e a non farmene condizionare. Un maestro armeno vissuto
ai tempi in cui ero umano anch’io,
si chiamava Gurdjieff, definì questa forma di autentica libertà
«centro di gravità permanente.»
Il mio compito, Giò, sarebbe aiutarti a trovare il tuo.
Esaurita la teoria, passiamo
alla pratica. E quindi a Leonardo.
Il tuo ex marito si considera vittima di una tua decisione: quella di
cui non mi vuoi parlare, ignorando che il tuo angelo custode era
accanto a te mentre la prendevi…
E tu ti consideri vittima del suo
sentirsi vittima. Comprendi fino
a che punto riescono a essere stupidi gli umani? Orgoglio ferito,
senso di colpa, rancore, invidia e
desiderio di vendetta per ristabilire l’equilibrio violato: sono queste le malattie che indeboliscono
l’anima, rendendola suddita delle
pulsioni più basse. L’inferno esiste e non è un luogo fisico, ma una
condizione spirituale. Tu invece
chiami «inferno» le responsabilità e pensi che scappando da esse
arriverai al paradiso. Stai attenta: un giorno potresti scoprire
che il paradiso era quello che ti
sei lasciata alle spalle.
FILÈMONE

paritarie, co-housing, famiglie
visionarie e cooperative sociali.
«È tutta colpa di nostra figlia», spiega Anna, «un giorno
ha disegnato un pollo con 4
zampe: era così abituata a vedere le confezioni del supermercato con le quattro cosce che
aveva perso il senso della realtà. Lì abbiamo capito che è arrivato il momento di disimparare, di distaccarci dal mondo che
diamo per scontato, per imparare a rivedere le cose con occhio nuovo. È arrivato il momento di ribaltare le priorità».
STAMPA IN FACSIMILE:

1
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LA TIRATURA DI SABATO 29 MARZO 2014 È STATA DI 320.213 COPIE

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MARIO CALABRESI

1

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LA STAMPA
DOMENICA 30 MARZO 2014

Lettere e Commenti .33

.

L’AUTOBUS
STRAPIENO

Illustrazione di
Koen Ivens

WALTER PASSERINI
SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

n Paese che assomiglia a un autobus ormai
strapieno, in cui adulti e anziani restano abbarbicati ai loro posti, mentre i giovani non
riescono nemmeno a salirvi. Ci vorrebbe un
«double-decker bus», un autobus a due piani, detto anche bipiano, icona da turisti nata a Londra,
oppure un Jumbocruiser, un autosnodato, per raddoppiare la portata dei passeggeri.
Da tempo si è aperto un dibattito sulla staffetta generazionale, che ha generato una formula contrattuale, che permette ai lavoratori giovani di entrare in un’azienda con
l’uscita morbida in part time di adulti vicini alla pensione:
la norma per ora è stata accolta tiepidamente da imprese e
parti sociali. La forse incauta versione del ministro Madia
(un piano di uscite anticipate dalla pubblica amministrazione per far posto ai giovani) è invece figlia di un modello
industrialista di prepensionamento, tanto usato quanto
oggi vituperato, difficilmente sostenibile dopo la riforma
Fornero: come si fa a proporre l’uscita anticipata di migliaia di dipendenti pubblici (85 mila secondo mister spending
review, Carlo Cottarelli), quando migliaia di dipendenti privati e pubblici sono costretti a restare più a lungo ai loro
posti di lavoro, generando quel mostro degli esodati, la cui
soluzione definitiva è ancora una questione di civiltà per
qualsiasi governo? A quali costi andrebbe incontro un sistema previdenziale giunto ai limiti della sostenibilità?
La frattura generazionale è ormai una sfida aperta nel
nostro Paese, con una popolazione anziana in continua
crescita e una scarsità relativa della linfa vitale dei giovani. Ora, a partire dal lavoro, lo scontro generazionale va
ricomposto, almeno a quattro livelli. Il primo è la crescita
economica, senza la quale la torta non si allarga e darebbe
luogo solo alla redistribuzione della povertà. Il secondo è
la bomba previdenziale, la cui miccia è accesa da tempo e
rischia di deflagrare, creando future generazioni senza
pensione. Mentre i padri prolungano biologicamente e
culturalmente le proprie vite, grazie alla generosità del sistema retributivo, i giovani stentano a salire sulla giostra,
con il rischio di avere un futuro senza welfare. Ogni decisione di tipo economico e contrattuale dovrà tener conto
dell’effetto domino delle conseguenze previdenziali. Il terzo è l’irresistibile avvento di Internet, che ha sconvolto i
sistemi delle conoscenze e delle competenze necessarie
alla vita e al lavoro. Una vera rivoluzione che, mentre vede
quali imbattibili protagonisti i giovani, «nerd» e digitali,
osserva con malinconica comprensione le difficoltà degli
adulti di capire e usare il web, costringendoli in un «digital
divide» ormai diventato neo-analfabetismo tecnologico. Il
quarto punto è la scarsa possibilità di programmare il futuro, la difficoltà di costruire progetti di vita, che mette in
crisi sia i giovani che gli adulti. Se i giovani rimuovono e
rispondono vivendo in un eterno presente, per l’incertezza del domani, anche gli adulti sembrano deprivati di progetto. Nonostante il meraviglioso allungamento della vita
attiva, appaiono orfani di una inafferrabile pensione, colpiti da miopia e in debito di lungimiranza.
Per costruire il futuro c’è bisogno dell’immaginazione
di tutti: per permettere ai giovani di entrare senza inutili
guerre nel mondo del lavoro; per permettere agli adulti,
agli over 60 e oltre, di godersi la loro stagione della vita e
di sentirsi parte attiva di nuovi progetti. Abbiamo bisogno dello sguardo dei giovani e della saggezza dell’esperienza degli anziani. E’ questo il senso del necessario
nuovo patto generazionale tra Telemaco e Ulisse, così
ben descritto da Massimo Recalcati. Il figlio-Edipo è
quello che per conquistare il potere si lancia nella guerra
contro il padre; il figlio-Narciso resta immobile prigioniero della propria immagine; il figlio-Telemaco è quello
che aspetta il padre per stringere un nuovo patto, da cui
entrambi potrebbero uscire vincitori.

U
ENZO BETTIZA
SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

ggi, comunque, più di un terzo della Nato dipende dalla
posizione d’avanguardia che
Ankara presidia con le sue
efficienti forze armate nello
scacchiere orientale. Tutti, alleati e meno, sanno che il soldato turco è uno dei
più solidi: la sua fama di militare, che
preferisce la morte sul campo piuttosto
che la prigionia nel campo, è rimasta intatta fin dai tempi del sultanato.
La Turchia odierna non va comunque
commisurata soltanto al passato imperiale. È tuttora, pur nelle più modeste dimensioni anatoliche, una nazione solida,
scontrosa, gelosa della propria dignità,
misurata e attenta nei suoi corsi e ricorsi
sui binari della modernità. La più laica
tra le nazioni musulmane, essa ha avuto,
almeno fino ad oggi, in Tayyip Erdogan
un dirigente islamico moderato anche se
di tendenza autocratica e personalistica.
I tentacoli della corruzione sembrano
non aver risparmiato neppure lui. Ma,
probabilmente, non verrà giudicato dalla storia soltanto per questo; sarà anche
giudicato, o meglio soppesato, con ogni
probabilità, per i non pochi meriti con
cui ha saputo tenere insieme, guidare e

O

Il nocciolo duro
di Papa Francesco
Pane al pane
LORENZO
MONDO

uesto Papa non finisce di
sorprenderci. Piaceva, a
tanti, imprigionarlo nella
corazza molle della mansuetudine, di una bonarietà
espressa dall’abbraccio e dal sorriso, di
un perdonismo a tutto campo che non
battesse troppo sull’assunzione di responsabilità e sul pentimento. Ed anche il suo attaccamento ai poveri finiva
per stemperarsi, aneddoticamente,
sulle scarpe grosse, sulla modestia dell’auto, sui pasti presi in comune nel refettorio di Santa Marta.

Q

LA TURCHIA
DI ERDOGAN
A UN BIVIO
inserire in parte una nazione semiasiatica
nel dinamico contesto europeo.
Più di un decennio nel complesso positivo. Queste elezioni sono per Erdogan
anche un referendum che investe, al di là
del suo partito Akp, l’intero sistema che
va sotto il nome Turchia. Sapremo oggi

se l’Akp, che resta in vantaggio in moltissime grandi città, è riuscito o meno. La
riuscita potrebbe costituire un punto di
notevole prestigio e sostegno per una
Turchia destinata a svolgere anch’essa
un ruolo, per ora esterno, nella costruzione di un’Europa allargata.

Bene, chi intendeva raffigurarsi questa
specie di santino ha avuto negli ultimi
giorni occasioni per ricredersi.
Prendiamo la messa celebrata in San
Pietro per gli uomini politici. Erano in cinquecento, tra ministri e parlamentari, e
molti, come irriguardosa carta da visita,
avevano affollato piazza Sant’Uffizio di auto blu. La predica alla «casta» è stata inopinatamente severa. Papa Francesco ha parlato di «una classe dirigenziale che al tempo
di Gesù si era allontanata dal popolo, lo aveva abbandonato». Per egoismo, avidità, insensibilità nei confronti dei poveri e dei reietti. E il trapasso ai tempi nostri, ha dettato
al pontefice una durissima reprimenda: sui
«peccatori che scivolano in corrotti, il cui
cuore si è indurito. I primi saranno perdonati perché possono redimersi, i secondi no,
sono fissati nel loro errore». Nessun sorriso
o battuta scherzosa, nessun cenno di saluto. La cerimonia si è svolta e conclusa in un
clima di manifesta freddezza. Inutilmente
qualcuno si è affrettato a dire, con ovvietà,
che il Papa non alludeva alla corruzione di
ordine penale e, con minore plausibilità,

che si rivolgeva a tutti i credenti. Insinuando quasi che la corruzione se ne stesse confinata nei recessi del cuore anziché riversarsi nei quotidiani comportamenti.
Una settimana fa, papa Francesco aveva partecipato alla giornata, promossa da
Don Ciotti, in memoria delle centinaia di
vittime innocenti di tutte le mafie.
Un contesto ben diverso, trattandosi
qui della più efferata, devastante criminalità. Ma interessa la forza della parola, il
giudizio senza remissione, anche se
espresso con voce pacata e perfino implorante. Era un invito pressante rivolto ai
mafiosi perché si convertano: «Ancora c’è
tempo, per non finire nell’inferno, è quello
che vi aspetta se continuate su questa
strada». La corruzione che si avvita su se
stessa senza possibilità di riscatto, l’inferno che, per quanto screditato dalla morale
corrente, punisce le mani insanguinate dei
mafiosi recidivi. E’ una dolcezza, quella di
Francesco, che fiorisce stupendamente su
un solido terreno, che non ottunde il nocciolo duro di una persuasione, di una fede
incarnata nella verità e nella giustizia.

34

STAMPA
.LA
DOMENICA 30 MARZO 2014

Nato a Torino, sepolto a Parigi
Piero Gobetti nasce a Torino il 19 giugno 1901 da genitori originari
della collina che gestiscono una drogheria in via XX Settembre. Tra
il ’18 e il ’24 dà vita a tre riviste, Energie nove, La rivoluzione liberale
e Il Baretti, nel ’22 si laurea in Giurisprudenza, nel ’23 sposa Ada
Prospero da cui alla fine del ’25 avrà il figlio Paolo. Muore a Parigi,
dove si era rifugiato, il 15 febbraio ’26 per una bronchite che aggrava
i suoi problemi cardiaci. È sepolto al Père Lachaise. La sua casa
torinese, in via Fabro 6, è oggi sede del Centro Studi Piero Gobetti.

CULTURA
SPETTACOLI

&

I NOVANT’ANNI DELLA
Piero Gobetti nel celebre ritratto
del suo amico Felice Casorati, a cui dedicò
una monografia poco prima di morire

La

guerra
di
Piero
Usciva nell’aprile 1924 il saggio
con cui Gobetti tentò l’ultima
battaglia contro il fascismo

ANGELO D’ORSI
icordare i novant’anni
della Rivoluzione liberale,
l’aureo libretto di Piero
Si può ragionare
Gobetti (apparso neldel
Ministero
l’aprile del 1924) significa
ancora una volta affacciarsi sul «proMussolini come
digioso giovinetto» (l’etichetta, celedi
un
fatto d’ordinaria
bre, è di Norberto Bobbio). Il volume
era una raccolta di articoli apparsi amministrazione.
nell’omonimo settimanale, il cui il Ma il fascismo è stato
primo numero era uscito il 12 febbraio 1922 (l’ultimo il 1° novembre ’25). qualcosa di più;
Piero non aveva neppure ventun an- è stato l’autobiografia
ni, essendo nato il 19 giugno 1901. Era della nazione
la sua seconda rivista, dopo le prove
di Energie nove, avviata, diciassetten- Piero Gobetti
ne, ai tempi del liceo; una terza, inti- da La rivoluzione liberale
tolata, con scelta significativa, all’illuminista piemontese Baretti, apparve il 23 dicembre 1924, e fu continua- geniali dell’organizzatore culturale,
ta da un gruppo di amici, dopo l’im- mettendo a frutto l’esperienza fiorenprovvisa morte del fondatore, sino al- tina della Voce, rifiutando però il cinila fine del 1928. Nel frattempo c’era smo di Prezzolini (famoso lo scontro
stato il rapporto con Antonio Gram- fra i due: a Prezzolini che teorizzava la
sci, e la collaborazione come critico «società degli apoti», una sorta di preteatrale all’Ordine nuovo, nel 1921-22, figurazione del nostro «cerchiobottima già nel 1920 Piero aveva guardato smo», Gobetti rispondeva proponenagli operai in lotta nella Torino indu- do, contro il fascismo, «la compagnia
striale come a un contropotere na- della morte»). Ma tutta l’opera di Goscente, speranza della rivoluzione betti non sarebbe pensabile al di fuori
italiana, che peraltro egli, suscitando di Torino, la «città seria» lodata da
sconcerto tanto tra i liberali quanto Gramsci, la città «positiva», permeata
tra i socialisti, si
dalla cultura del riostinava a chiaGENIALE PROVOCATORE gore, dove la «civilmare «liberale».
dei produttori»
Irregolare rispetto alla cultura tà
La rivoluzione
raggiungeva il suo
e alla politica, la sua formula culmine; la città doliberale settimasuonava come un ossimoro ve l’università monale fu lo stendardo di una distrava una vocaziosperata intransigenza, proprio quan- ne civile, in un fecondo interscambio
do a molti la vittoria fascista pareva con la politica, il giornalismo, l’editoinevitabile: una delle voci più forti e ria. Fu una fabbrica di menti eccelse la
coraggiose dell’antifascismo militan- facoltà giuridica dove Piero si laureò
te, che denunciò la viltà del ceto poli- nel ’22, con «il maestro dei maestri»,
tico e l’abiezione di quello intellettua- Gioele Solari (nella stessa sessione,
le «vile razza bastarda», pronta a sal- con Solari, troviamo Alessandro Pastare sul carro del vincitore. Gobetti serin d’Entrèves, e, negli anni seguentuttavia non smise i panni a lui con- ti, una straordinaria schiera, che anno-

R

vera Bobbio e Firpo).
Non scelse l’accademia, Piero, troppo grande era il fervore politico; ma
volle essere studioso, oltre che giornalista e editore: «Penso a un editore come a un creatore», scriveva. E all’editoria affidava il compito di suscitare
«un intero movimento di idee». Le intimidazioni, le censure, le percosse si intensificavano: Mussolini ordinò di
«rendere difficile vita questo insulso
oppositore di governo e fascismo». Poche settimane prima del delitto Matteotti, nell’aprile 1924, nella «Biblioteca
di studi sociali diretta da R. Mondolfo», apparve presso l’editore Cappelli
di Bologna l’opera che oggi ricordiamo: 162 pagine. Il sottotitolo, Saggio
sulla lotta politica in Italia, era un’esplicitazione del significato che l’autore
annetteva al libro: l’ultima dichiarazione di guerra al fascismo che infatti la
raccolse, distruggendo quasi tutte le
copie nel magazzino dell’editore. Ma
era anche il tentativo di capire la genesi del movimento mussoliniano, il punto finale dei mali dell’Italia, la sua triste «autobiografia».
Gobetti stabiliva un canone inter-

pretativo sovente riproposto, specie in che, orfana dei due dioscuri (Gramsci e
epoca recente quando da più parti si è Gobetti), sarebbe rimasta per qualche
creduto di vedere nel berlusconismo tempo una capitale intellettuale. Queuna nuova «autobiografia della nazio- sto è il lascito fondamentale gobettiane». La capacità di sintetizzare in for- no; ma, sul piano etico-politico, la sua
mule efficaci le sue analisi, tanto da ap- battaglia, condotta sulle colonne del
parire una sorta di formidabile settimanale - poi riprese nella loro parcopywriter («Risorgimento senza te meno d’occasione nel libro che con
eroi», «paradosso dello spirito russo», felice intuizione ne ripeteva il titolo - è
e la stessa «rivoluzione liberale»), ha quella più fascinosa, se ancora oggi,
favorito la fortuna di Gobetti, lascian- per esempio, nell’università che fu sua
doci una spigolosa e insieme feconda (quantum mutata ab illa!), un gruppo di
eredità di un pensiero non giunto a studenti avvia un seminario autogesticompimento, gravito dedicato al pendo di spunti, tensioTORINESE INTRANSIGENTE siero di Gobetti.
ni e paradossi. Nes’68 si facevano
Denunciò la viltà dei politici Nel
sun suo coetaneo
su Marcuse e i
ha inciso così pro- e l’abiezione degli intellettuali «francofortesi»… È
«vile razza bastarda» forse proprio la tenfondamente, sia
pure in modo errasione morale che
tico, non tanto nel proprio tempo, anima tutte le sue pagine, oltre che la
quanto in quello a venire.
stessa vicinanza ideale (un giovane che
All’epoca il lavoro febbrile dell’«al- si contrappone ai vecchi, un «provocalievo maestro» (così Augusto Monti, tore» che dà scandalo con la formula
avviando la costruzione del mito), ave- quasi ossimorica della «rivoluzione liva già permeato il tessuto culturale to- berale», un irregolare rispetto alla culrinese, tanto che si può parlare di tura e alla politica), a suggestionare i
un’«aura gobettiana», che ritroviamo suoi coetanei di un secolo dopo, in temin tante iniziative culturali nella città pi di «silenzio degli intellettuali».

LA STAMPA
DOMENICA 30 MARZO 2014

.

35

L’editore: da John Stuart Mill a Montale

Prossimamente in libreria

«Ti moi syn doulousin?», ossia (in greco antico) «che ho a che fare io
con gli schiavi?»: è il motto che compare sulla copertina di tutti i libri
pubblicato dal 1923 da Piero Gobetti come editore, con sede nella sua
casa natale di via XX Settembre 60. In due anni pubblicherà 84 titoli,
traducendo alcuni degli autori simbolo del pensiero liberale come
John Stuart Mill. È tra i primi a pubblicare i testi di Luigi Einaudi
e, nel 1925, la prima edizione di Ossi di seppia di Eugenio Montale.
Molti di questi libri furono distrutti durante il fascismo.

A giorni Einaudi manderà in libreria la ristampa del saggio
La rivoluzione liberale, mentre il Centro Gobetti promuove per l’anno
prossimo un’edizione anastatica. Sempre in aprile verrà riproposto
il gobettiano Matteotti, per le «Edizioni di storia e letteratura» (Roma),
che nei prossimi mesi ristamperanno altri titoli usciti negli Anni Venti
da Piero Gobetti Editore. Intanto Ersilia Alessandrone Perona
sta curando per Einaudi (uscita prevista nella primavera 2015)
il secondo volume del carteggio gobettiano, che copre tutto il 1923.

RIVOLUZIONE LIBERALE
Un articolo sulla Stampa

Italia, proletariato parassitario
e capitalismo dilettantesco
Piero Gobetti scrisse anche per La Stampa. Nel nostro archivio
abbiamo trovato questa recensione a un saggio di Luigi Salvatorelli sul Nazionalfascismo, uscita il 27 giugno 1923 e che svolge gli
stessi temi della Rivoluzione liberale. Ne proponiamo uno stralcio.
PIERO GOBETTI
ggi il fascismo è l’erede di
quei costumi e di quei ceti
tra i quali Cavour restò impopolare e fu considerato come poco italiano, come «inglese». Le
squadre armate del fascismo agrario hanno infatti le loro tradizioni
storiche nel secolo scorso nelle controsette borboniche; mentre l’azione armata del fascismo urbano e interventista si ricollega al partito
d’azione, al garibaldinismo e alle
sette rivoluzionarie.
Come questi atteggiamenti primordiali e questi costumi arretrati
di lotta politica siano riusciti a perpetuarsi nel nostro paese si può

O

spiegare soltanto so si pensa all’immaturità della nostra economia che
alimenta un proletariato parassitario invece che una classe operaia
intransigente e un capitalismo dilettantesco e schiavista (Abenteuer Kapitalismus) invece di una
classe industriale autentica. Solo
per un odio selvaggio e preistorico
contro gli operai, che è caratteristico dei ceti medii, abbiamo avuto
l’azione comune del fascismo
agrario e del fascismo urbano interventista, in nome di un generico mito di classe nazionalista che
ben si accorda con lo spirito plutocratico, impiegatistico e studentesco trovatisi a prevalere in un momento di crisi economica.

Il primo numero
del settimanale
La rivoluzione
liberale, uscito
il 12 febbraio 1922.
Due anni dopo,
il saggio che con
felice intuizione
ne riprese il titolo

Da Berlusconi a D’Alema

Usi e abusi di uno slogan
(s)fortunato
MASSIMILIANO PANARARI
utti la vogliono, ma nessuno
se la piglia. È un po’ questa la
condizione della malmaritata «rivoluzione liberale», calata
dalla nobile sfera delle idee liberalsocialiste alla assai più prosaica
politica reale della Seconda Repubblica, dove, tra usi e abusi, e di
slittamento semantico in scivolamento propagandistico, ha finito
per mutare di significato.
La formula, nel 1994, viene rilanciata da Silvio Berlusconi, e la bandiera liberal-rivoluzionaria passa
così a destra (dove c’è chi annovera
Piero Gobetti tra gli ideologi del cosiddetto
«gramsciazionismo»).
C’era in effetti parecchio di «rivoluzionario» (e postmoderno) per la
politica nostrana nella spinta propulsiva del berlusconismo, ma il tasso di liberalismo lasciava alquanto a
desiderare, configurandosi come
una promessa non realizzata, analogamente a quella a cui si erano invece molto applicati, e ben da prima, i
radicali di Marco Pannella, i quali

T

affermavano di utilizzare i loro referendum come grimaldelli proprio
per innescare e far esplodere l’insurrezione liberale (e liberista).
A sinistra, nel maggio del 1995,
era stato Massimo D’Alema, durante il suo «viaggio iniziatico» presso
la City di Londra, ad annunciare
una rivoluzione liberale prossima
ventura guidata dal Pds; di qui, la
reazione di Norberto Bobbio che,
dalla prima pagina della Stampa, ritenne opportuno evidenziare l’incompatibilità tra «democrazia» e
«rivoluzione», mettendo in guardia
dal rischio di ricadere in qualche
luogo comune e preoccupandosi pure di quale fine avesse fatto l’antica
radice socialista di quel partito. Da
allora lo slogan ricompare un giorno sì e l’altro pure nel dibattito politico e culturale nazionale, dall’economista Luigi Zingales a Paolo Guzzanti (direttore dell’omonimo web
magazine, «organo del PlI»), da Mario Monti ad Angelino Alfano. Perché non possiamo non dirci liberali
(anche se, poi, facciamo un’enorme
fatica a esserlo davvero…).

Straordinaria Ada
che gli mandava tanta vita
Una biografia della moglie: dopo la sua morte
seppe ricominciare e combatté nella Resistenza
PAOLO DI PAOLO
è stato così tanto, così
tanta vita dentro questa vita, che varrebbe
almeno cinque romanzi. Cinque romanzi per
i suoi cinque talenti: Ada Gobetti musicista, dirigente politica, pedagogista,
giornalista, scrittrice. La ragazza dal
temperamento romantico appassionata al canto. Piero, il ragazzo di cui è innamorata, le regala uno spartito di Wagner, ma lei preferisce Verdi. Lentamente, senza strappi, lui la porta lontano: verso la filosofia e la letteratura; lei
ne soffre, però lo segue. Poi, c’è la giovane donna ferita da un immane dolore: il giovane marito geniale muore a
Parigi nemmeno venticinquenne. Ha
subìto diverse vessazioni fasciste, si è
trovato costretto a lasciare l’Italia appena diventato padre. Lei, sul diario
del febbraio 1926, alla notizia della
morte di Piero, scrive: «Non è possibile. Non deve essere possibile… Amore
mio, creatura, vita mia, non ti sono stata vicina là, nella stanza dell’albergo,
nella stanza della clinica, quando più
avresti avuto bisogno di me».
Piero Gobetti con Ada Prospero, sposata l’11 gennaio 1923
Ada è trafitta, ma riesce a rialzarsi:
ha poco più di vent’anni, si occupa del
bambino, insegna a scuola, traduce
dall’inglese, coltiva l’amicizia con CroER SEMPRE GIOVANE, UN’ICONA POP
ce - c’è una fotografia bellissima che li
MAURIZIO ASSALTO
ritrae l’uno accanto all’altra: è il 1939,
camminano su una strada sterrata fra
ay you stay forever young...» cantava Bob Dylan, «che tu possa restare per sempre giovane». Viene in mente davanti alla
gli alberi di un bosco piemontese. Ada
foto di Piero Gobetti accanto alla sua Ada. Guardateli: sono
si è risposata con Ettore Marchesini,
che di lì a poco sarà tra i fondatori del
giovani e belli, belli di giovinezza, quella giovinezza che per lui non si è
Partito d’Azione. Lei stessa entrerà
fuggita tuttavia. È la stessa giovinezza che s’irradia dalla sua scrittura,
nella lotta partigiana, tutt’altro che da
così moderna, così antiretorica, così estranea a ogni trombonismo, quale
spettatrice: su una minuscola agenda,
ci si potrebbe aspettare da un «venerato maestro».
tra il ’43 e il ’45, prende appunti «in un
Gobetti è rimasto per sempre una «brillante promessa», e questa è la
inglese criptico»: daranno vita a quel
sua forza. La bronchite che 88 anni fa se lo portò via, abbattendosi su un
Diario partigiano che Einaudi sta per
fisico provato dai pestaggi fascisti e aggravandone i problemi cardiaci, lo
rimandare in libreria (pp. XIX-444, €
ha cristallizzato in una dimensione di puer aeternus, un po’ come John
15) e offre un autoritratto involontario.
Lennon, a cui pure assomiglia con quegli occhialini rotondi, il naso affilaQuello di una donna energica, coragto, «i lunghi capelli arruffati dai riflessi rossi che gli ombreggiavano la
giosa, con un forte senso pratico e
fronte», come lo ricordò Carlo Levi. Un’immagine da icona pop: come
un’etica che non conosce cedimenti.
sarebbe diventato se fosse vissuto (e morto) in anni più vicini a noi.
È una storia di giorni tesi eppure
carichi di speranza, una storia di armi nascoste, di biciclette che corrono, di uova cucinate in fretta; di angoscia, anche, negli istanti più duri e ri- descrizioni vivide. Ma Ada è scrittrice
«L’ho vista anche piangere, qualche
schiosi, la «strana sensazione di vuo- già nelle lettere d’amore per Piero, rac- volta - racconta l’amica Bianca Guidetti
to nei nervi e nel cuore» quando non colte da Ersilia Alessandrone Perona Serra -, però erano momenti che passaha notizie del figlio Paolo, partigiano nel 1991 in quel libro commovente che è vano subito. Allora lei si sedeva al pianoanche lui, e non smette di nevicare. Nella tua breve esistenza. Di Ada scrittri- forte e cantava». Ecco: di Ada Gobetti
Non c’è una sola pagina retorica, non ce si occupa uno dei saggi raccolti in scaldano ancora la fiducia nella vita e neun istante di recita: una donna le Ada Gobetti e i suoi cinque talenti (appe- gli altri, lo spirito solare, la schiettezza,
chiede a un certo punto di occuparsi na edito da Claudiana, pp. 136, € 14,90): l’impegno politico risolto non come quedi un’organizzaEmmanuela Banfo stione professionale, ma - lo ricorda Gofzione femminile,
IL «DIARIO PARTIGIANO» e Piera Egidi Bou- fredo Fofi - come fatto esistenziale. È tra
«Gruppi di difesa
ricompongo- quegli esseri umani che si darebbe molto
Nelle pagine scritte tra il ’43 chard
della donna e per
no per tessere, at- per aver conosciuto. Non a caso, la frase
e il ’45 l’autoritratto traverso studi e te- più romantica che sia mai uscita dalla
l’assistenza ai
combattenti della di una donna senza cedimenti stimonianze, il ge- penna di quell’incredibile ragazzo torilibertà». Lei annoneroso eclettismo nese degli Anni Venti, chiuso di caratteta: «Non mi piace; in primo luogo è di Ada. Il periodo in cui fu vicesindaco di re, precocemente proiettato nel lavoro
troppo lungo, e poi perché “difesa del- Torino, il lavoro pedagogico, l’invenzio- intellettuale, è scritta per Ada: «Una letla donna” e “assistenza”? Non sareb- ne del Giornale dei genitori, che poi fu di- tera di Didì è la vita sai? Quindi mandabe più semplice dire volontarie della retto da Gianni Rodari; l’attenzione ai mi tanta vita». E lei, che sapeva e capiva
libertà anche per le donne?».
cambiamenti sociali: muore nel marzo tutto, dopo la morte di lui: «E penso che
Straordinaria Ada. La sua intelli- del ’68 e non si sottrae al confronto con tu non vorresti che ti si piangesse, ma
genza e la sua sensibilità saltano fuori l’Italia che cambia e con le richieste dei che si considerasse la tua vita un capolada ogni pagina, le sue osservazioni so- giovani («I giovani ci chiedono aiuto e voro e un esempio». Anche quella di Ada
no semplici e acute, i ritratti efficaci, le non reprimende»).
- semplice, generosa, materna - lo è.

C’

P

«M

36 .Spettacoli

STAMPA
.LA
DOMENICA 30 MARZO 2014

***
***
****
*****

TEATRO e DANZA

PESSIMO
MODESTO
DISCRETO
BUONO
OTTIMO

MASOLINO D’AMICO

La stagione della Fenice

on tanti spettacoli teatrali derivati
da film, Una pura
formalità che
Glauco Mauri ha
ricavato dall’omonima pellicola di Giuseppe Tornatore
dovrebbe rientrare nella routine, se non fosse che quello,
più che un film nato per il cinema, sembrava proprio
l’adattamento di una pièce
teatrale; e magari di una
pièce teatrale nata sulla scia
degli imitatori del procedimento inventato, ormai più
di mezzo secolo fa, da Harold
Pinter. Questo procedimento
consiste nell’impostare una
storia secondo i moduli canonici del giallo - nel senso di
una narrazione ricca di suspense e di piccoli misteri
che, ne siamo sicuri, verranno tutti chiariti alla fine.
Sennonché nel caso di Pinter alla fine non si chiarisce
nulla, e lo spettatore esce
perplesso. Ma che ti aspettavi? Gli dice a questo punto
l’autore, o chi per lui. Non
hai seguito con curiosità e
passione per un’ora e mezza? Gli effetti non sono stati
amministrati con un’abilità
suprema? E allora? Volevi
una soluzione? Ci sono forse
soluzioni nella vita?
Quando il fenomeno Pinter esplose, chi lo visse ne rimase affascinato, ma allo
stesso tempo pensò che il

IgiovaniamantidiHenze
l’eleganzaèsemplicità

C

GIORGIO PESTELLI

L
FOTO MANUELA GIUSTO

Glauco Mauri e Roberto Sturno in «Una pura formalità»

Lo spettacolo di Glauco Mauri da Tornatore

La logica? Una formalità
trucco avrebbe funzionato
quella volta sola, poi il pubblico avrebbe mangiato la foglia e
preteso che agli enigmi presentatigli venisse data una soluzione coerente. Be’, non andò così. A quanto pare se la
storia è raccontata bene ma il
finale è incongruo, nessuno si
scandalizza. Nel cinema questo è stato capito benissimo
proprio da Tornatore, molti
dei cui lavori rientrano in questa categoria, esecuzione su-

«Natale in casa Cupiello»

Il presepe di Russo Alesi
ha una sola statuina
OSVALDO GUERRIERI
iuscireste ad immaginare una grande opera
sinfonica – diciamo, per
esagerare, la Nona di Beethoven – eseguita da un solo strumento, fosse pure il flauto
d’oro di un redivivo Gazzelloni? «Assurdo» direste. Eppure qualcosa del genere accade
con Natale in casa Cupiello
adattato, diretto e interpretato da Fausto Russo Alesi. Senza cambiare una virgola, chiamando a raccolta quasi tutti i
personaggi, spostando qualche battuta, aggiungendo
qualche parola eliminata da

a Stagione lirica della
Fenice ha toccato un
punto altissimo con
l’Elegia per giovani amanti di
Henze, curiosamente allestita
al Teatro Malibran, il cui palcoscenico più ristretto si è però rivelato ancora più adatto
alla concentrazione su questo
tipo di opera: che nella revisione operata dal compositore
nel 1987 si conferma una delle
più vitali del secondo 900, una
delle poche che catturano il
pubblico dall’inizio alla fine.
La storia del poeta che distrugge le personalità e fin la
vita di quanti lo circondano al
fine unico dell’Arte, trova nello scintillante libretto inglese
di Auden e Kallman una realizzazione superba, talmente
completa da rendere problematico l’apporto della musica;
invece essenziale a definirne il
senso conclusivo e le infinite
sfumature per l’esuberante
inventiva di Henze, sul filo di
una strumentalità cameristica d’infallibile definizione; ma
il tessuto vocale non è da meno, con l’avvicendarsi di canto
spiegato, canto coloratura,

R

De Filippo nel passaggio da
uno a tre atti e recitando anche le didascalie, Russo Alesi
affronta in solitaria questa famosissima commedia forse
per svelarne aspetti che considera nascosti e, a suo parere, solo il monologo può fare
affiorare. Ma è davvero così?
Certo con questo spettacolo temerario e generoso l’atto-

perba e gravi difetti nella trama. Ora, la pièce che Mauri ha
diretto e cointerpretato con
un eccellente Roberto Sturno
è degna del metodo-Tornatore: alta qualità del prodotto,
tensione impeccabile durante
tutti i 90’, e alla fine pubblico
troppo grato per prendersela
con un «dénouement» francamente balordo. Si tratta, lo saprete, di un commissariato
kafkiano dove, ricostituendo
un po’ la coppia Porfirij-

re punta sulla rovina fisica di
casa Cupiello, tanto da mettersi in testa un elmetto da
muratore; certo esalta la metafora del presepe, rifugio fiabesco di chi non vuol vedere la
realtà; certo porta a ebollizione le protervie degli uni e le ingenuità degli altri. Ma quel
che si acquista forse è meno
prezioso di ciò che si perde.
Per esempio la tessitura della commedia, il suo concertato, le sue controscene. Smarrisce la chiave classica e per
due ore serratissime offre la
visione straniata del dramma dei Cupiello. Russo Alesi
si conferma attore di strepitosa bravura. Il suo valore
merita gli applausi, ma non
sposta il limite di fondo: credere di fare un presepe con
una sola statuetta.
AL GOBETTI DI TORINO

***

Raskolinkov, un investigatore
sornione estorce passo passo
a un frastornato sospettato
quello che grava sulla coscienza di costui, fino a un
chiarimento più che illogico,
addirittura surreale. Ben coadiuvata da quattro comprimari, la coppia si esibisce così
in una serie di schermaglie di
ottima teatralità.
AL PARIOLI DI ROMA FINO AL 13 APRILE

***

Iceland Dance Company

Lui, lei, la città e la memoria
una trilogia vichinga
SERGIO TROMBETTA
on di solo rock vivono
gli islandesi; i vikinghi
pure ballano. E per farsene un’idea conviene seguire
il programma della Iceland
Dance Company con la Nordic
Trilogy. Agile e forte compagnia formata da un gruppo di
danzatori votati al contemporaneo, la IDC è nata all’inizio
dei 70, ed è guidata da Lara
Stefánsdóttir che firma il brano, forse, più pregevole della
serata: The Swan, il cigno che
ci porta nel mondo di una coppia. È un lungo e appassionante duetto, dove lei, scalza e in

N

tutù sbrindellato è frutto dei
pensieri di lui, che si dondola
in un semiglobo di plexiglass
come in una altalena. Ne
emerge una danza fatta di momenti duri, elegiaci, ironici,
con un fluire di gesti e sentimenti, da lei e lui. Alla fine il
ragazzo torna a dondolarsi
mentre lei scompare nel buio
dell’inconscio di cui pare esse-

mezzo cantato e parlato, tutti
cuciti sui diversi caratteri dei
personaggi.
Tutto ciò servito a meraviglia dall’impianto scenico e dalla regìa di Pier Luigi Pizzi (ripresa da Massimo Gasparon),
un concentrato di essenzialità
ed eleganza, dove satira, sogno,
isterìa e innocente abbandono,
si rispecchiano e si integrano a
vicenda; Jonathan Webb ha
portato gli strumentisti della
Fenice, tutti solisti, all’indispensabile livello di trasparenza e incisività. Decisivo il contributo della compagnia vocale,
Giuseppe Altomare (il poeta
Mittenhofer), Roberto Abbondanza (il dottore), Gladys Rossi:
straordinaria signora Mack, la
vedova che libera le sue allucinazioni a favore del poeta a corto d’ispirazione; e così pure Olga Zhuravel, Zuzana Markova,
John Bellemer, tutti in parte anche come fisico del ruolo. L’allestimento proveniva dal Teatro
delle Muse di Ancona; speriamo che altri seguano la Fenice
nel riprendere questo magnifico spettacolo.
VENEZIA TEATRO MALIBRAN

****

re frutto. Il tutto declinato con
un ricco vocabolario di diversi
stili contemporanei e un tappeto sonoro variegato: dal
Tom Willems del mitico In the
Middle somewhat elevated, al
Prokofiev di Romeo e Giulietta.
Molto teatro danza invece in
Luggage di Valgerður Rúnarsdóttir, una meditazione sui
segni della memoria che ci
portiamo dietro come bagagli.
Cinque viandanti dell’anima
alle prese con oggetti, per
esempio un materasso carico
di persone e cose trascinato
come una slitta. Energico e dinamico infine Grossstadtsafari, del norvegese Jo Strømgren, vede schierati dieci interpreti a raccontarci la giungla della grande città, un ambiente molto dark in una danza ossessiva e individualistica
BOLZANO, AL COMUNALE IL 5 APRILE

***

R

LA STAMPA
DOMENICA 30 MARZO 2014

FULVIA CAPRARA
ROMA

avanti allo spettacolo del Colosseo,
a differenza del
Presidente Obama che ha commentato dicendo «è più grande di uno stadio di baseball»,
John Turturro, italoamericano nel vero senso del termine,
cioè imbevuto delle due differenti culture, avrebbe pensato: «sarei stato un romano o
un cristiano?». Insomma, diritto al cuore del problema.
Proprio come fa, spiegando, a
Roma, il senso del suo nuovo
film, Gigolò per caso (dal 17 in
400 sale con Lucky Red), di
cui è regista e protagonista
accanto a Woody Allen: «In
realtà non credo che ci siano
in giro tante donne disposte a
pagare per un uomo, quello
dei gigolò è un fenomeno limitato e comunque io l’ho usato
come metafora per parlare di
fame di contatto, di quanto la
gente abbia bisogno di essere
guardata, toccata, desiderata.
La mia è una storia sull’amicizia e la solitudine».

D

Il motore di tutto è lei, nei
panni di Fioravante, fioraio
timido e taciturno, spinto,
dall’amico Murray (Allen), a
prostituirsi per racimolare
un po’ di soldi. Fioravante è
subito richiestissimo. Qual è
la chiave del suo fascino?

«Nei film c’è sempre una simmetria perfetta tra bellezza e
attrazione, spesso invece, nella vita vera, le persone hanno
un sex appeal che prescinde
dal loro aspetto... quello di
Fioravante deriva dalla capacità di capire le donne e stare
a proprio agio con loro, perchè le ama molto. Ci sono tanti uomini che, invece, adorano
fare sesso con le donne, ma
preferiscono passare il loro
tempo con altri uomini. E poi
Fioravante è dotato di una
straordinaria manualità, caratteristica che risulta spesso
molto attraente».
Insomma, tutti possiamo essere affascinanti...

«Certo, ognuno possiede la
sua particolare sensualità,
ognuno è star della sua vita di
coppia, ci sono persone belle,
ma noiosissime, incapaci di
attirare l’attenzione. Ricordo
la mia prima ragazza, diceva
di essere pazza di Woody Allen, e io, che ero molto giovane, non riuscivo a spiegarmi il
perchè. Poi l’ho conosciuto e
ho capito, vedendo come parlava e gesticolava, quanto potesse risultare sexy...».
Come è stato dirigerlo?

«Passata la prima ora per acclimatarci, è stato tutto molto facile, Woody si mette lì e

JOHN TURTURRO

“A Woody e Nanni
preferisco Sharon
e Margherita”
L’attore italoamericano ha girato “ Gigolo per caso”
con Allen e la Stone e recita nel nuovo film di Moretti

C

«Mi divertiva l’idea che Sharon
facesse qualcosa che nella sua
vita non ha mai fatto, cioè pagare un uomo per fare sesso».
Dopo Woody Allen, ha recitato
nel nuovo film di Nanni Moretti. Che esperienza è stata?

«Una volta il New York Times ha
pubblicato una specie di mappa
dei registi influenzati da Woody
nel mondo, Moretti era indicato
come una sorta di “nipote” italiano... Io penso, invece, che abbia uno stile molto personale,
per me è stata una prova interessante, è un regista bravo ed
esigente, lo conosco da 20 anni,
avevo visto parecchi suoi lavori
precedenti e tanti mi sono piaciuti molto. Sono stato anche
particolarmente contento di re-

Spettacoli .37

Le lamentele
di Gwyneth
fanno infuriare
le mamme
NEW YORK

«Quanto è difficile esser attrice e mamma: meglio essere
una comune mortale che riesce a conciliare famiglia e ufficio». Reduce dal recente annuncio della separazione dal
marito Chris Martin, Gwyneth Paltrow, 41 anni e due figli
si è messa nei guai con una intervista al sito E! News che le
ha attirato i commenti al vetriolo di tante mamme che lavorano. «È diverso per voi che
lavorate in ufficio perché è una
routine, e avete tempo di fare
tante cose la mattina e poi tornate a casa la sera», ha detto la
diva premio Oscar per Shakespeare in Love: «Se invece giri
un film ti ordinano di andare in
Wisconsin per due settimane
e poi lavori 14 ore al giorno ed è
tutto molto difficile».
Apriti cielo: tante mamme
«normali» su Internet non si
sono affatto divertite, né hanno
avuto nei confronti della diva
sentimenti di benevolo compatimento. Una di loro, Mackenzie Dawson, ha visto rosso e postato la sua indignazione al
New York Post: «Come madre

Mamma Gwyneth Paltrow

«Allen? Io scrivevo e lui
mi dava un feedback,
anche critiche brutali,
tipo: “È terribile”
ma mi ha aiutato
a dare più respiro»

inizia a parlare. Solo di rado
abbiamo ripetuto le scene,
qualche volta gli ho detto “falla più seria, oppure più lenta o
più triste... E poi da Woody ho
avuto critiche e consigli chiari,
anche brutali, fin da quando

«Moretti? è bravo ed
esigente, ha uno stile
molto personale, è
interessante lavorarci.
Ma la cosa più bella è
recitare con la Buy»

gli ho parlato della mia idea».
Gli ha messo accanto una
compagna di colore e un sacco
di bambini. Perché?

«Sì, volevo che avesse una storia con una donna nera, il mio
unico rimpianto è non avergli

fatto girare una scena d’amore... Con i ragazzini è andata
benissimo, non lo conoscevano, poi sono diventati amici,
lui gli ha insegnato il baseball,
e uno di loro, il più grande, gli
ricordava le battute, sul set,

Al teatro Rosetum 500 euro per allestire Puccini
osa si può fare all’opera con 500 euro? Per
esempio, comprare un
biglietto per il Festival di Salisburgo, il più caro del mondo, e avanza anche qualcosa
per la cena. O due biglietti
per la Scala (con un po’ di resto) o due per il Metropolitan
di New York (con un po’ di aggiunta). Oppure pagare un
trentaquattresimo del cachet di un cantante star, fissato per decreto a 17 mila euro massimi. Oppure anche
realizzare un’intera nuova

PerchèhavolutoSharonStone
nel ruolo di donna sposata che
cerca amanti a pagamento?

In «Gigolo per
caso»
John Turturro
è Fioravante,
fioraio timido
e taciturno,
spinto, dall’amico
Murray (Woody
Allen),
a prostituirsi
per racimolare
un po’ di soldi

E Milano s’inventa
la “Bohème” low cost
ALBERTO MATTIOLI
MILANO

quando lui le dimenticava».

.

produzione di Bohème. Tutta:
scene, costumi e luci.
Puccini low cost e fai-da-te,
minimo più che minimalista,
però alla fine pure applaudito
e stranamente persuasivo. È
successo a Milano, al Rosetum, teatrino di frati inaugurato nel ’57 nientemeno che da
Maria Callas e da allora sempre fedele all’appuntamento
con l’opera. Qui fa la sua stagione l’associazione VoceAllOpera, scritto così: Il barbiere di
Siviglia, appunto Bohème, un
concerto dell’ottimo tenore
rossiniano Maxim Mironov (il
5 aprile) come guest e unica

Giovani
Cantanti a
vario grado
di maturazione ma nel
complesso
plausibili

star e L’elisir d’amore. Tutto
fatto in casa, dunque economico ma genuino. Tanto più che
La Bohème c’era tutta: quattro
atti con coro, coro di bambini e
orchestra sintetizzata in trestrumenti-tre. Quasi una riedizione della mitica Amato Opera di New York, oggi purtroppo
defunta, dove mister Amato al-

lestiva nello scantinato di casa
dei sempreVerdi imponenti e
tutti facevano tutto (la signora,
anche dei buonissimi biscotti
al cioccolato venduti negli intervalli per arrotondare) per
un pubblico di operoinomadi
divertiti e italoamericani nostalgici che parlavano ancora
con l’accento di Broccolino.

citare con Margherita Buy».
Dopo Passione aveva in progetto una versione di Questi
fantasmi di De Filippo e ora,
dal 9 maggio, torna sul set con
un regista italiano, Marco Pontecorvo, in Tempo instabile
con possibili schiarite. Le piace
lavorare nel nostro Paese?

«Mi piace soprattutto realizzare collaborazioni con persone
che sento amiche, con cui ho un
rapporto».
Che cosa pensa della Grande
bellezza?

«Bè, ha vinto l’Oscar! Lo trovo
visivamente bellissimo e Servillo è un grande attore, di Sorrentino ho amato soprattutto Le
conseguenze dell’amore».

di un bimbo di due anni non potrei essere più d’accordo! Grazie a Dio che non faccio i milioni
girando un film all’anno è quello che mi dico tutte le mattine
mentre aspetto su una pensilina al vento e al freddo di cominciare i miei 45 minuti da pendolare verso la città. È diventato il
mio mantra». Le mamme normali «hanno tempo di far cose
la mattina»? «Verissimo, a volte riesco a bere mezza tazza di
caffè prima che diventi freddo... Dopo la sveglia alle sei,
posso solo sperare di riuscire
di far la doccia e infilarmi le calze prima che mio figlio cominci
a piangere nella culla. Poi,
quando lui chiama devo decidere se finire di vestirmi o correre da lui ancora bagnata.
Dimmi se non sono viziata con
le mie chance di scelta». [S.N.]

L’uomo che ha fatto Bohème
E allora Rodolfo è un poeta
con 500 euro sogna un carrie- 2.0 che scrive l’articolo di fonra da regista (e qualche teatro do del Castoro sul computer e
«vero» dovrebbe essere così Marcello uno street artist
sveglio da dargli una chance), che annega il Faraone in un
si chiama Gianmaria Aliverta mare di spray rosso. La bare per realizzare la sua Parigi riera d’Enfer, una di quelle
ha usato solo materiali rici- tremende reti di plastica
clati, mentre costumi, attrez- arancione che circoscrivono
zeria e materiali di scena so- gli eterni lavori in corso delle
no stati tutti acquistati al nostre città. Insomma, funmercatino dell’usato. Però le ziona quasi tutto; il quasi è
idee, che non coper qualche
stano niente,
IL REGISTA ALIVERTA bozzettismo di
c’erano. Per
tipo l’inCostumi e scene risulta,
esempio quella
gresso di Bedi fare dei bohè- al mercatino dell’usato noit. Compama le idee ci sono gnia di cantanti
miens degli studenti di oggi, di
ovviamente gioquella generazione Erasmus vani e scelti per concorso, a
che pur di vedere un po’ il vario grado di maturazione
mondo si accontenta di siste- ma nel complesso plausibili.
mazioni che prima fanno im- È una miniBohème, ma è
pressione e poi, ricordandole Bohème. Fra il pubblico moldopo anni, tenerezza e perfi- tissimi giovani, subito entuno nostalgia. Del resto, La siasti quando capiscono che
Bohème è appunto un’opera l’opera può anche non essere
sulla giovinezza, anzi sul rim- un museo, ma lo specchio dopianto per la giovinezza.
ve guardare noi stessi.

38 .Spettacoli

STAMPA
.LA
DOMENICA 30 MARZO 2014

Programmi tv

I programmi settimanali completi delle principali tv satellitari, del digitale terrestre e delle radio su: www.lastampa.it/programmi

del 30 marzo 2014

Rai 1
6.00 Rai Parlamento Punto
Europa Videoframmenti
6.30 UnoMattina in famiglia
Attualità
10.00 Buongiorno benessere
10.30 A Sua immagine Rubrica
religiosa
10.55 Santa Messa
12.00 Recita dell’Angelus
12.20 Linea verde Attualità
13.30 Telegionale
14.00 L’Arena Attualità
14.25 Automobilismo: GP della
Malesia F1
16.30 Tg1
16.35 L’Arena Attualità
17.25 Domenica In Varietà
18.50 L’eredità Game show
20.00 Telegiornale
20.35 Tg sport
20.40 Affari tuoi Game show
21.25 Carosello Reloaded

Rai 2
6.00 Videocomic
6.30 Real School - Il Divertinglese Attualità
7.00 Incinta per caso Telefilm
7.25 Lassie Telefilm
8.15 Inside the world Doc.
9.05 Il nostro amico Charly TF
10.30 Cronache animali
11.30 Mezzogiorno in famiglia
Varietà Conducono
Amadeus, Laura Barriales e Sergio Friscia
13.00 Tg 2 Giorno
13.30 Tg2 Motori
13.45 Quelli che aspettano
15.40 Quelli che... il calcio
Varietà
17.05 Tg 2 L.I.S.
17.10 Stadio Sprint
18.10 Rai sport 90° minuto
19.35 Countdown Varietà
20.30 Tg 2

Rai 3
6.00 Fuori Orario. Cose (mai)
viste
7.05 La grande vallata TF
8.00 Gli imbroglioni Film
(comm., 1963)
9.50 Correva l’anno Doc.
10.45 TeleCamere Attualità
11.10 Tgr Estovest Attualità
11.30 Tgr RegionEuropa
12.00 Tg3
12.25 Tgr Mediterraneo
12.55 12 idee per la crescita
Attualità
13.25 Fuori quadro Cultura
14.00 Tg Regione. Meteo
14.30 In 1/2 h Attualità
15.00 Tg 3 Lis
15.05 Kilimangiaro - Com’è piccolo il mondo Doc.
18.55 Meteo
19.00 Tg 3. Tg Regione. Meteo
20.00 Blob Videoframmenti

21.30
Un medico
in famiglia 9

21.00
NCIS

20.10
Che tempo che fa

TELEFILM. Mentre la squadra

ATTUALITÀ. Nuova serata in com-

FICTION. Sara inizia a gestire il bar

antistante la villetta dei Martini,
ma la sua inesperienza le gioca
bruttischerzi.Intanto,Lorenzoè
in difficoltà con la sua ex moglie

indaga sull’omicidio di una
donna che aveva assunto l’identità di un soldato deceduto,
Gibbs (Mark Harmon) scopre
un rifugio di donne afghane

pagniadiFabioFazio.Nellasquadra del programma c’è anche
MassimoGramellini.Ilgiornalista
e scrittore ogni domenica dà la
“Buonanotte” ai telespettatori

23.30 Speciale Tg1 Attualità
0.35 Tg 1 Notte. Che tempo fa
1.00 Testimoni e protagonisti
2.15 Sette note. Musica e
musiche Magazine
2.45 Così è la mia vita...
Sottovoce Attualità

21.45 Hawaii Five-0 Telefilm
22.40 La Domenica Sportiva
1.00 Tg 2
1.20 Protestantesimo
1.55 Appuntamento al cinema
2.00 Adrenalina blu - La leggenda di Michel Vaillant Film

22.45 Tg 3
22.55 Tg Regione
23.05 Masterpiece
0.35 Telecamere Attualità
1.25 Fuori Orario. Cose (mai)
viste Solo cinema d’autore

Canale 5
6.00
7.55
8.00
8.50

Tg 5 Prima pagina
Traffico
Tg 5 Mattina
Le Frontiere dello Spirito
Rubrica religiosa
10.05 Belli dentro Serie
10.40 Supercinema
11.30 Le storie di Melaverde
Magazine
12.00 Melaverde Magazine
13.00 Tg 5. Meteo.it
13.40 L’Arca di Noè Attualità
14.00 Domenica Live Varietà Il
programma contenitore della domenica
pomeriggio condotto
da Barbara D’Urso
18.50 Avanti un altro!
Game show
20.00 Tg 5. Meteo.it
20.40 Paperissima sprint
Varietà

Italia 1
8.25 Til Death Telefilm
8.50 Scooby Doo e il terrore
del Messico Film-tv
10.25 Flipper Film (avv., 1996)
★★
12.25 Studio Aperto. Meteo
13.00 Sport Mediaset XXL
14.00 Grande Fratello - Live
Reality show
14.25 Duma Film (avv., 2005)
★★
16.25 Il mistero della pietra
magica Film (avv., 2009)
★★
18.15 Tom & Jerry
Cartoni animati
18.30 Studio Aperto. Meteo
19.00 Così fan tutte... bis Serie
19.40 Honey Film (dramm.,
2003) con Jessica Alba,
Lil’ Romeo. Regia di Bille
Woodruff ★★

21.10
La vita è una cosa
meravigliosa ★★

21.30
Lucignolo 2.0

FILM. (comm., 2010) con Gigi Pro-

ietti, Enrico Brignano. Regia di
Carlo Vanzina. Cesare è un agente che si occupa di intercettazioni e vive spiando la vita degli altri

nianze, filmati, interviste e
inchieste, Enrico Ruggeri e
Marco Berry cercheranno di scoprire chi sono davvero i ragazzi di oggi

23.25 Grande Fratello riassunto
0.15 X-Style Attualità Rotocalco di moda, costume,
tendenze, fenomeni,
persone e personaggi
1.15 Tg 5 Notte. Rassegna
stampa. Meteo.it

0.30 Torno a vivere da solo
Film (comm., 2008) con
Jerry Calà, Tosca D’Aquino, Enzo Iacchetti.
Regia di Jerry Calà ★★
2.30 Grande Fratello - Live
Reality show

ATTUALITÀ. Attraverso testimo-

VERO TV

TV & TV

16.45
17.40
17.45
18.30

ALESSANDRA
COMAZZI

19.30
20.25
20.30
21.30

Q

uesto non è un
talent, dice Flavio Insinna, e Insinna è uomo d’onore.
Rifuggendo ogni classificazione, lo possiamo pure chiamare mario, il programma che
ha debuttato l’altra sera su Raiuno. Però
sempre talent resta,
cioè uno spettacolo
che va alla ricerca di
nuovi talenti, e li offre
al pubblico. Nella «Pista» sono in gara 8
squadre con 10 ballerini ciascuna, 80 danzatori non professionisti.
Ma che non siano tutti,
(quasi tutti, via), lì a
sperare che la tv apra
le sue illusionarie porte, è difficilmente ipotizzabile. Il pubblico a
casa, però, non si lascia più incantare dal
genere, o dalla sua negazione. Tre milioni
892 mila spettatori,
comunque il programma più visto in una serata dispersiva. Dove,
su La7, c’era Maurizio
Crozza in spolvero, a
far satira su quanto
l’Europa non ci chiede,
o ci dà, ma ci sottrae: 2
milioni 598 mila spettatori, 9,63 di share,
decisamente molto
per la rete. Insinna è
bravo, irruente e simpatico, la sua versione
di «Affari tuoi», il gioco dei pacchi di costante successo, è sorretta da una narrazione assai personalizzata. Nella «Pista» i giurati sono Claudia Gerini, Gigi Proietti, Rita
Pavone, ospiti vari,
non sempre giustificati nel loro ruolo di tutoraggio, fanno ballare i
ragazzi. Insinna che
deve fare, fa il professionista. Ma la minestra non soltanto è riscaldata, è irrancidita.
E basta, con ‘sti talent!

21.45

Rete 4
7.20
8.00
8.30
9.25

Superpartes Attualità
Zorro Telefilm
Magnifica Italia
Santi - Lo splendore del
divino nel quotidiano
Documentari
10.00 Santa Messa
10.50 Pianeta mare
11.30 Tg 4 - Telegiornale
12.00 Pianeta mare
13.00 Ricette di famiglia
Attualità
13.55 Donnavventura
14.45 Cornetti alla crema Film
(comm., 1981) ★
17.05 Nuclear target Film
(azione, 2005) con
Wesley Snipes ★★
18.55 Tg4 - Telegiornale
19.35 Il segreto Telenovela
20.30 Tempesta d’amore Soap
opera

21.15
La Bibbia
Dio nella Storia
divino e all’aiuto della prostituta Raab, Giosuè e i suoi uomini
riescono a conquistare la città
di Gerico
23.15 La giuria Film (thriller,
2003) con John Cusack,
Gene Hackman. Regia
di Gary Fleder ★★★
1.40 Tg 4 Night News
2.05 Blow Up Film
(dramm., 1966)

ATTUALITÀ. Appuntamento
con il programma ideato e
condotto da Gianluigi Paragone. La trasmissione è preceduta dall’anteprima “Fuori
gabbia”

0.00 Toro scatenato Film
(dramm., 1980)
★★★★★
2.45 Movie Flash
2.50 Va’ e uccidi Film
(dramm., 1962) con Laurence Harvey

REAL TIME

18.30 I Passi del
Silenzio - Roma
19.50 Gocce di Miele
19.55 Storie da Lourdes
20.00 Rosario da
Lourdes
20.30 I Santi nell’Arte I Dottori della
Chiesa
21.00 Karol un papa
rimasto uomo Film

Alen Telenovela
Tg Magazine
Vero in cucina
Vendetta d’amore
Telenovela
Padre coraje TN
Tg News
Perla nera TN
I cuochi pasticcioni
A casa di Letizia

6.00 Tg La7. Meteo. Oroscopo.
Traffico
6.55 Movie Flash
7.00 Omnibus - Rassegna
stampa Attualità
7.30 Tg La7
7.50 Omnibus meteo
7.55 Omnibus Attualità
9.45 L’aria che tira - Il Diario
11.00 Bersaglio Mobile
13.30 Tg La7
14.00 Tg La7 Cronache
14.40 L’uomo di Alcatraz Film
(dramm., 1962) ★★★★
17.25 The District Telefilm
18.10 L’ispettore Barnaby Filmtv Le storie del laconico
ed astuto ispettore
20.00 Tg La7
20.30 Domenica nel Paese
delle meraviglie
21.10 Fuori Gabbia Attualità

21.40
La gabbia

TELEFILM. Grazie all’intervento

TV2000

can. 55

La 7

DMAX

16.15 Dire, Fare, Baciare
- Italia Varietà
18.10 Due abiti per una
sposa Varietà
19.10 Abito da sposa
cercasi Varietà
22.10 L’abito dei sogni
Varietà
23.05 The Undateables:
l’amore non ha
barriere Varietà

16.00
19.30
21.10
22.00
22.50
23.40
1.25
2.15

Orrori da gustare
Man vs Food
Container Wars
Affari a tutti i
costi
Affare fatto!
Cacciatori di fantasmi
Monster Bike UK
Bear Grylls: l’ultimo sopravvissuto

film / intrattenimento
16.50 Coach Carter La storia
dell’ex campione di pallacanestro Ken Carter
(Samuel L. Jackson) SKY
CINEMA FAMILY
FOX LIFE
DISCOVERY

SCIENCE

digitale terrestre
11.15 Oltre il giardino Il giardiniere, mite e analfabeta, Peter Sellers
diventa genio della
politica IRIS
Il cielo cade 1944: due
orfane imparano sulla
loro pelle che significa
essere ebrei RAI MOVIE
11.20 Doctor Who RAI 4
12.55 Martin il marziano
Marziano è costretto a
prendere sembianze
umane e diventa zio di
un giornalista RAI MOVIE
L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente Ya
- Chen (Bruce Lee) arriva a Roma e riesce a
sgominare una banda
RAI 4

13.55 Fuoco assassino Due
fratelli, Kurt Russell e
William Baldwin, diventano pompieri. Di Ron
Howard IRIS
14.30 Carjacked RAI 4
14.35 La grande fuga Gruppo
di prigionieri alleati
progetta la fuga. Con
Steve McQueen e
James Garner RAI MOVIE

17.15 Ocean’s Thirteen
George Clooney e la
sua banda si preparano
ad affrontare un ambizioso colpo PREMIUM
CINEMA

17.50 I Signori della Fuga
PREMIUM ACTION

17.55 Friends JOI
18.20 Big Bang Theory JOI
18.45 Due Uomini e 1/2 JOI
Arrow PREMIUM ACTION
19.00 Alex & Emma Alex
deve finire il suo
romanzo in 30 giorni e
pagare un grosso debito di gioco PREMIUM
UNIVERSAL

19.10 Shit! - My dad says JOI
19.20 Due agenti molto speciali Due agenti appartenenti a due mondi
opposti devono risolvere un caso di omicidio
PREMIUM CINEMA

16.25 Eureka RAI 4
16.30 Ritratto di signora
Tratto dal romanzo di
Henry James, memorabile ritratto dell’infelicità femminile IRIS
17.15 Ashes To Ashes RAI 4
17.30 Rai News - Giorno RAI
MOVIE

17.35 Per favore, non toccate
le vecchiette! RAI MOVIE
18.10 Haven RAI 4
18.55 Flashpoint RAI 4
19.10 G.I. Joe - La nascita dei
Cobra RAI MOVIE
19.15 L’uomo dei sogni Una
strana voce convince
Ray a costruire nel
campo di mais un
campo di baseball IRIS
19.40 Ghost Whisperer RAI 4
21.10 Prova a Incastrarmi IRIS
Dexter RAI 4
21.15 Cloverfield New York. È
una sera come tante,
finché un boato fa tremare le pareti delle
case RAI MOVIE
22.45 La ragazza della porta
accanto RAI MOVIE

19.35 Dr. House - Medical
division JOI
Almost Human
PREMIUM ACTION

MOVIE

0.35 Gli anni delle immagini
perdute RAI MOVIE
0.40 Bruce Lee - Il viaggio di
un guerriero RAI 4
1.35 Cortesie per gli ospiti
Venezia: due turisti
inglesi diventano le vittime di un’ambigua
coppia IRIS
2.05 Malcolm X RAI MOVIE
2.25 Dead Snow RAI 4
3.20 The Anniversary Party
Verità e contraddizioni
di un matrimonio tra
un’attrice e uno scrittore IRIS
3.55 Misfits RAI 4
5.10 Mano Rubata (Amori)
IRIS

17.15 Mission: impossible III
L’agente speciale Tom
Cruise torna in azione
da un capo all’altro del
mondo SKY MAX
Una bugia di troppo
Eddie Murphy è un
agente letterario che
riesce a concludere
ogni affare SKY HITS
17.20 Perché te lo dice
mamma Diane Keaton,
mamma apprensiva,
cerca marito per la
figlia minore single SKY
PASSION

17.25 Impiccalo più in alto
Accusato ingiustamente di furto e condannato a morte, Jed si salva
in extremis SKY CLASSICS
17.30 Cold Case FOX CRIME
17.40 After Earth - Dopo la
fine del mondo Will e
Jaden Smith, padre e
figlio, recitano di
nuovo insieme SKY
CINEMA 1

17.45 Grey’s Anatomy

FOX

LIFE

Tornano i protagonisti
del medical drama
18.10 La febbre dell’oro
DISCOVERY CHANNEL
FOX CRIME

18.20 Cold Case

22.50 Grimm PREMIUM ACTION
22.55 Parenthood MYA
22.59 Parks And Recreation
JOI

20.25 The Originals MYA
21.15 Big Bang Theory JOI
Covert affairs PREMIUM
ACTION

Che cosa aspettarsi
quando si aspetta
Dall’omonimo libro di
Heidi Murkoff, un film
con Cameron Diaz,
Jennifer Lopez PREMIUM
CINEMA

23.15 Baby Mama

PREMIUM

CINEMA

23.25 Due Uomini e 1/2 JOI
23.29 Studio 54 New York,
1979: la disco music
come rivoluzione del
corpo e dello spirito

®

PREMIUM UNIVERSAL

23.40 Gossip Girl MYA
Covert affairs PREMIUM
ACTION

Philadelphia L’avvocato
gay Tom Hanks viene
licenziato quando si
scopre che è affetto da
Aids PREMIUM UNIVERSAL
22.00 Revolution PREMIUM
ACTION

22.05 Mom JOI
Pretty Little Liars

22.55 I tre dell’operazione
drago Nell’isola-fortezza di Mr. Han si svolge
un torneo per campioni
di arti marziali RAI 4
23.25 Uno sguardo dal ponte
Il portuale Raf Vallone,
morbosamente geloso
della nipote, denuncia
il fidanzato IRIS
0.30 Rai News - Notte RAI

MYA

0.25 Revolution

PREMIUM

ACTION

0.30 Dance Academy MYA
1.00 Argo Ben Affleck alla
regia per un film
d’azione tratto da
un’incredibile storia
vera PREMIUM CINEMA
1.05 Chicago PREMIUM UNIVERSAL

DISCOVERY SCIENCE

18.40 Grey’s Anatomy

FOX

LIFE

16.55 Project Runway Italia
17.05 Come è fatto

18.25 U.S.S. Alligator: caccia
al sottomarino

®

18.55 Romanzo di una strage
12 dicembre 1969.
Piazza Fontana è teatro
di un attentato terroristico SKY HITS
19.05 Yukon Men: gli ultimi
cacciatori DISCOVERY
CHANNEL

19.10 Come d’incanto Una
principessa è bandita
dal suo mondo magico
ad opera di una malvagia regina SKY CINEMA
FAMILY

19.15 N.C.I.S. FOX CRIME
19.20 La banda di Harry
Spikes SKY CLASSICS
Mega navi DISCOVERY
SCIENCE

19.25 Blood: The Last
Vampire SKY MAX
Amiche da morire

Bandido SKY CLASSICS
Bob un maggiordomo
tutto fare Bob ha un
problema: passa da un
lavoro all’altro, ma non
riesce a mantenerne
uno SKY CINEMA FAMILY
Sky Cine News Scarlett & Chris SKY
CINEMA 1

Senza traccia FOX CRIME
21.10 Treno di notte per
Lisbona Raimund
Gregorius va a Lisbona
sulle tracce di uno scrittore SKY CINEMA 1
Attack the Block Invasione Aliena Una
banda di adolescenti
deve difendere il suo
blocco da un’invasione
aliena SKY HITS
Cose da non credere
DISCOVERY SCIENCE

SKY

CINEMA 1

19.35 In Cucina con
GialloZafferano FOX LIFE
20.00 Affari a quattro ruote
DISCOVERY CHANNEL
N.C.I.S. FOX CRIME

20.05
20.15 Marchio di fabbrica
DISCOVERY SCIENCE

21.00 Cop Land Stallone deve
accontentarsi di fare lo
sceriffo in una cittadina
del New Jersey SKY MAX
Dance with Me Un
cubano arriva in Texas
per insegnare in una
scuola di ballo. Si innamora SKY PASSION

22.40 I cavalieri dalle lunghe
ombre Le gesta del
mitico Jesse Jame con i
fratelli Keach,
Carradine e Quaid SKY
CLASSICS

Honey Honey insegna
danza hip-hop ai bambini e si esibisce in un
locale. Con J. Alba SKY
CINEMA FAMILY

22.45 Insidious Dalton ha una
straordinaria dote: può
entrare nell’Altrove.
Horror SKY HITS
22.50 Goal! 2 - Vivere un
sogno Arrivato al traguardo, un giovane
campione deve affrontare di tutto SKY MAX

LA STAMPA
DOMENICA 30 MARZO 2014

SPORT

Oggi in Tv
9,05 Pattinaggio ghiaccio. Mondiali:Gala RaiSport1
10,00 F1. Gp della Malesia
SkySportF1
14,30 Calcio. Fulham-Everton
FoxSport
14,35 F1. Gp della Malesia (differita)
Rai1
15,00 Calcio. Sampdoria-Fiorentina
SkySport1
17,00 Calcio. Liverpool-Tottenham
FoxSport

18,25 Volley. Serie A1: Cuneo-Perugia
19,30 Tennis. Finale torneo di Miami
19,45 Ciclismo. Criterium Internazionale
20,10 Basket. Ncaa: final regional
20,30 Basket. Roma-Siena
20,45 Calcio. Napoli-Juventus
23,40 Ciclismo. Settimana Coppi&Bartali
24,00 Basket. Nba: Brooklyn-Minnesota

.

39

RaiSport1
SkySport2
RaiSport2
SkySport2
RaiSport1
SkySport1
RaiSport2
SkySport2

SULLA ROSSA

Kvyat contro Fernando
Incidente nel Q2: la Ferrari
riporta danni alla sospensione

Prima fila

F1, OGGI GP MALESIA (ORE 10): HAMILTON IN POLE DAVANTI A VETTEL

Lewis
Hamilton,
29 anni
(a destra),
alla 33a pole,
con Vettel
In alto,
la Ferrari
di Alonso

Formula
STEFANO MANCINI
INVIATO A SEPANG

La pioggia ha portato qualche
brivido, ma alla fine ha ristabilito vecchie gerarchie. Sono
emersi i soliti nomi nelle qualifiche malesi annaffiate da un
acquazzone che ha rinfrescato
l’aria e fatto slittare il via di
cinquanta minuti: Hamilton in
pole position, Vettel in prima
fila, Rosberg e Alonso in seconda. Tutto è stato rivoluzionato nella Formula 1 2014 tranne i valori. Torna a essere un
Mondiale per pochi protagonisti e tanti outsider che hanno
avuto o avranno il loro quarto
d’ora di celebrità. Le squadre
di vertice sono di nuovo tre: in
testa c’è l’imprendibile Mercedes (ora si è capito perché

Qualifiche nel diluvio,
Kimi sesto. Fernando:
«Siamo al livello dei
campioni del mondo»
nelle prove libere è sempre davanti ma un po’ meno imprendibile: gira con il serbatoio pieno di benzina oppure non
sfrutta tutta la potenza); poi la
Red Bull miracolata, che ha di
fatto saltato i test invernali
perché prendeva fuoco dopo
un giro e si è presentata al via
del campionato lucida e splendente; infine la Ferrari, che ha
accorciato le distanze e si candida al podio.
Alonso ipotizza la gara perfetta. «La partenza, la strategia, i pit stop, non dobbiamo
sbagliare nulla. Con un po’ di
fortuna batteremo la Red
Bull». Il via è uno dei più lunghi del Mondiale, tra la linea
del traguardo e la staccata in
fondo al rettilineo c’è spazio
per sorpassare e Alonso sa di
aver in mano il miglior sistema di partenza. Sono soprattutto i distacchi ridotti a portare un po’ di ottimismo a Ma-

Tre
ranello: sette decimi da Hamilton e Vettel, uno appena da Rosberg. «Siamo sui livelli delle altre squadre con motori Mercedes e della Red Bull», è convinto
Alonso. Vincere è un obiettivo
rinviato, quello che conta in
questa fase iniziale è restare tra
i primi, non ritirarsi mai e lavorare per migliorare la macchina
il più in fretta possibile. In fondo, quella regoletta che assegna
doppio punteggio nell’ultimo
Gp dell’anno e che nessuno
amava (era stato un diktat di
Ecclestone) adesso torna como-

Gran Premio della Malesia

remmo essere», «non avevo mai
guidato questa macchina con le
gomme da pioggia forte, mi sono trovato male».
Per Hamilton è la seconda
pole position su due. «È anche
ora che cominci a fare punti»,
sorride il campione del mondo
2008 ricordando il ritiro a Melbourne. L’unico che pensa seriamente di batterlo è Vettel: «Esiste sempre una possibilità di
farcela, è la ragione per cui sono
qui». Il pilota tedesco racconta
di come per un solo secondo ha
preso la bandiera a scacchi e ha

Sepang
(Kuala Lumpur) Oggi

LA GRIGLIA DI PARTENZA
1
2
5
6
9
10
13
14
17
18
21
22

Prima fila
Hamilton (Mercedes, 44)
Vettel (Red Bull, 1)
Terza fila
Ricciardo (Red Bull, 3)
Raikkonen (Ferrari, 7)
Quinta fila
Vergne (Toro Rosso, 25)
Button (McLaren, 22)
Settima fila
Massa (Williams, 19)
Perez (Force India, 11)
Nona fila
Sutil (Sauber, 99)
Bottas (Williams, 17)*
Undicesima fila
Chilton (Marussia, 4)
Ericsson (Caterham, 9)

Centimetri-LA STAMPA

1’59’’431
1’59’’486
2’00’’541
2’01’’218

dovuto rinunciare all’ultimo assalto alla pole: «Mi sono inc...
Scusate, mi sono arrabbiato
molto». La parolaccia gli è rimasta lì. Un’altra gli era scappata
per descrivere il rumore aspirapolvere-style prodotto dai motori turbo. Ieri girava voce che la
Federazione volesse sanzionarlo per il turpiloquio. Qualche
dietrologo ha ipotizzato una forma di pressione sulla Red Bull
che tutti i giorni contesta il regolamento. Ma a pensare male
si fa peccato.
www.lastampa.it/controsterzo

ORA LOCALE

ORA ITALIANA

ore 16

ore 10

TV: Sky sport F1

(diff. Raiuno ore 14,30)

IL TRACCIATO

3
4
7
8

2’03’’078
2’04’’053 11
12
2’02’’460
2’02’’511 15
16
2’02’’131
2’02’’756 19
20
2’04’’388
2’04’’407

Seconda fila
Rosberg (Mercedes, 6)
Alonso (Ferrari, 14)
Quarta fila
Hulkenberg (Force India, 27)
Magnussen (McLaren, 20)
Sesta fila
Kvyat (Toro Rosso, 26)
Gutierrez (Sauber, 21)
Ottava fila
Grosjean (Lotus, 8)
Maldonado (Lotus, 13)
Decima fila
Bianchi (Marussia, 17)
Kobayashi (Caterham, 10)

Lunghezza
5,543 km

2’00’’050
2’00’’175

Giri
56
Totale
310,408 Km

2’01’’712
2’02’’213
2’02’’351
2’02’’369
2’02’’885
2’02’’074
2’02’’702
2’03’’595

*-3 posizioni
per aver ostacolato
Ricciardo

Risultati 2013
Vettel (Red Bull)
in 1h 38’56"681
Webber (Red Bull)
a 4’’298
Hamilton (Mercedes)
a 12"181
CLASSIFICHE
Piloti
1) Rosberg
2) Magnussen
3) Button

Costruttori
25 1) McLaren-Mercedes
18 2) Mercedes
15 3) Ferrari

Record ai box
Sospensione
aggiustata
in tre minuti
DALL’INVIATO A SEPANG

Red Bull e Ferrari più vicine
alla super Mercedes
Alonso (4°) promette battaglia:
“Dobbiamo puntare al podio”

da. L’importante è non perdere
contatto dai migliori.
Sotto la pioggia la differenza
tra numeri uno e numeri due si
dilata. Hamilton rifila sei decimi
a Rosberg, Vettel lascia indietro
di oltre un secondo Ricciardo,
rallentato da Bottas che per
questo viene retrocesso di tre
posizioni sullo schieramento di
partenza. Di oltre un secondo è
anche il distacco che Alonso rifila a Kimi Raikkonen, che ancora
litiga con la F14 T e ripete dopo
ogni domanda: «Non ho un buon
feeling», «non siamo dove vor-

La riparazione
Per Alonso sembra finita ma
dopo 3’ è di nuovo in pista

33
25
18

Dopo il pit stop in meno di 2
secondi (2013, copyright Red
Bull), ecco la riparazione della sospensione in 3 minuti,
protagonisti i meccanici della
Ferrari. La Formula 1 continua a macinare record di velocità e per questo emoziona
ancora. Ma non lo fa più in pista, dove la Caterham del
2013 batterebbe con facilità la
Mercedes attuale, bensì nei
box. I primati non li battono i
piloti, costretti a risparmiare
benzina, gomme ed energia
elettrica. Né gli ingegneri che
progettano macchine così
complicate da non riuscire a
volte a metterle in moto; o che
spendono centinaia di ore per
modificare il flap di un’ala,
salvo poi dover constatare
che una monoposto incidentata va più forte di una sana.
È una gaffe di Alonso a dare inizio alla storia: mentre
sul circuito di Sepang continua a piovere e la visibilità si
riduce a pochi metri, il pilota
spagnolo e il russo Kvyat sono
impegnati nel loro giro di lancio. L’uno non si accorge dell’altro, le due macchine si toccano in curva e la Ferrari ne
esce con la sospensione anteriore sinistra rotta. L’impressione è che sia finita: la F14 T
rientra in garage, dove l’attendono il capo delle operazioni ai box Francesco Uguzzoni e il capo macchina Beppe
Rizzo. La macchina tornerà
in pista tre minuti dopo con
un braccetto della sospensione e il tirante dello sterzo sostituiti. «Riuscivo a girare il
volante a destra con un dito,
ma a sinistra non mi bastava
la forza delle due mani» racconta Alonso. In queste condizioni otterrà il 4° tempo: 1’’
meglio di Raikkonen. [S. MAN.]

3R

40 .Sport

STAMPA
.LA
DOMENICA 30 MARZO 2014

Juve, vedi Napoli e poi lo scudetto
Stasera il big-match, capolista all’ultimo ostacolo verso il titolo. Il club non gradisce le parole di Benitez
Senza Tevez

Retroscena

Paul Pogba,
21 anni, con
2385 minuti
giocati è lo
juventino
più impiegato
da Conte in
campionato
Nella gara
d’andata
contro
il Napoli
(qui con Inler
e Callejon)
segnò il gol
del 3-0
In attacco
Osvaldo
sostituisce
Tevez
(squalificato)

MASSIMILIANO NEROZZI
TORINO

V

edi Napoli, (non
perdi) e vinci lo
scudetto. Così
parlò Antonio
Conte, quindici
giorni e cinque partite fa: «Alla fine di questo tour de force
potremo dire qualcosa di più
sulla lotta per il titolo». La
Roma avrà una partita da recuperare (e ancora da vincere), ma anche solo con un pareggio i bianconeri potrebbero restare con nove punti di
vantaggio a otto giornate dalla fine. Quasi fatta, insomma.
E, con buon margine, potrebbero pure pigiare il gas in Europa League, giovedì, a Lione.
Dunque siamo all’ultimo
scoglio, stasera alle 20,45,
tempestoso come sempre
s’annuncia a Napoli. Dentro
al campo e fuori, perché sempre di più la guerra ai bianconeri da sportiva s’è fatta pericolosamente letterale. E il
blocco ultrà di Catania, domenica scorsa, da queste parti sarebbe roba da gentiluomini. L’anno scorso, durante
il tragitto al San Paolo, una
sassata sfondò la vetrata del
pullman juventino, di fianco
ad Asamoah, con la polizia
costretta a lanciare lacrimogeni per allontanare gli ultrà,
lungo il percorso hotel-stadio.
Per questo le forze dell’ordine
hanno alzato il livello di sorveglianza e oggi il corteo

98,3
Milioni
L’investimento del Napoli
per il mercato 2013/14
I bianconeri hanno speso
39,3 milioni

9
Punti distacco
Tra Juve e Napoli, la scorsa
stagione dopo 30 turni
di campionato, 68 punti
a 59: ora sono venti

ALTA TENSIONE

Bus bianconero colpito
da fumogeni e uova. Oggi
scorta con mezzi blindati
bianconero verrà aperto e
chiuso da due mezzi blindati.
Ieri, dopo l’atterraggio in serata, il benvenuto c’è stato
davanti all’albergo: un fumogeno sul tetto del pullman e
alcune uova sui vetri. Prescrizioni anche per i tifosi juventini in viaggio verso Napoli:
dovranno farsi trovare alle
16,30 alla barriera autostradale, da dove saranno scortati al San Paolo: altrimenti si
rischia di non entrare neppure allo stadio.
Oltre che oggetti, sulla Juve volano parole: da Mourinho, venerdì, a Benitez, ieri.
Faccende di obiettivi mancati, la Champions (Mou), e di
quattrini (Rafa). Ufficialmen-

Napoli

Juventus

(4-2-3-1)

(3-5-2)

SKY SPORT 1 - PREMIUM CALCIO ORE 20,45

25

1

Reina Buffon

4

Henrique Caceres

4

21

Fernandez Bonucci

19

33

Albiol Chiellini

3

31

Ghoulam Lichtsteiner

26

88
8
7

Inler Vidal

23

Jorginho Pirlo

21
6

Callejon Pogba

17

Hamsik Asamoah

22

24

Insigne Llorente

14

9

Higuain Osvaldo

18

ARBITRO: ORSATO
All: BENITEZ

All: CONTE

te, da casa Juve se ne stanno
zitti e indifferenti. Diciamo che
hanno dati più fastidio le parole
di Benitez che quelle di Mourinho. In fondo, Conte l’aveva
già spiegato: «L’habitat della
Juve è la Champions». Lo Special One l’ha solo detto in modo
poco carino, come spesso gli
capita. Di Rafa, al contrario, alcuni bianconeri non sopportano gli errori di calcolo, sull’importo della campagna acquisti,
se di milioni la scorsa estate ne
ha spesi più il Napoli che la Juve. Che si conti il mero esborso
di soldi (De Laurentiis ben oltre il doppio) o si faccia il saldo
tra acquisti e cessioni: Juve a
meno 5 milioni, Napoli a meno
29.
Prima del via, Conte e Benitez s’erano quasi scambiati
complimenti, con lo juventino
che aveva riservato allo spagnolo il rispetto per chi vince:
«L’ha fatto in Spagna e Inghilterra». Poi, il duello in campionato ha affilato le parole, fino
all’incrocio di Torino. Benitez:
«Conte mette solo le mani
avanti». Risposta: «Meglio
metterle avanti prima che dietro dopo». Chiudendo con le
conferenze stampa oltre la
mezzanotte, perché nessuno
voleva parlare per prima, dopo
una partita asfaltata dalla Juve
(3-0). Che pure stasera, meno
Barzagli (infortunato) e Tevez
(squalificato, ci sarà Osvaldo),
avrà l’assetto di serie: per vedere Napoli e non morire.

«Siamo a -20 ma loro hanno
un budget di 300 milioni
Conte? Gli piace parlare dopo»

3

domande
a
Rafa Benitez
tecnico del Napoli

Rafa Benitez, cosa vale questo Napoli-Juventus?

«In città ne parla chiunque e
dunque è una partita speciale per i tifosi. La vogliono vincere tutti, anche i nostri avversari, che hanno la rosa più
forte del campionato. A noi
può dare la conferma sulle
nostre potenzialità, che sono
grosse».
Venti punti di distanza in
classifica dalla Juve sono
un’enormità: perché?

«Sinceramente non mi
aspettavo un distacco del genere. Spero che l’anno prossimo sia possibile giocarla a
distanza più ravvicinata.
Non vogliamo lottare per
traguardi importanti ogni
venticinque anni, ma crescere seguendo gli obblighi del
fair play finanziario. La Juventus ha un budget notevole, trecento milioni circa, può
comprare il meglio che c’è in

31 giornata La Roma all’ora di pranzo, c’è Sampdoria-Fiorentina
a

Lazio

Parma

(4-2-3-1)

(4-3-3)

SKY CALCIO 1 - PREMIUM CALCIO 1 ORE 15

Sampdoria

Fiorentina

(4-2-3-1)

(4-3-3)

(4-3-3)

ORE 15

Roma
(4-3-3)

Verona

Genoa

(4-3-3)

(3-4-3)

SKY CALCIO 1 - PREMIUM CALCIO ORE 12,30

SKY CALCIO 4 - PREMIUM CALCIO 3 ORE 15

1

Berisha Mirante

83

1

Da Costa Neto

1

79

26

1

Rafael Perin

29

Konko Cassani

2

29

De Silvestri Tomovic

40

23

35

29

Cacciatore De Maio

20

Biava Paletta

29

8

Mustafi Savic

15

28

17

18

6

28

3

3

30

85
26
15
23
87

Novaretti Lucarelli
Radu Molinaro
Gonzalez Acquah
Onazi Marchionni
Candreva Parolo

SKY SPORT 1 - PREMIUM CALCIO 2

Sassuolo

4

Moras Marchese

15

20

Bianco Castan

5

22

Maietta Antonelli

13

4

3

Longhi Dodò

3

33

Agostini Motta

21

17

Palombo Fernandez

14

45

Chibsah Pjanic

15

26

32

10

Krsticic Aquilani

10

4

Magnanelli De Rossi

16

30

16

11

Gabbiadini Borja Valero

20

7

44

10

Hallfredsson Cofie

14

11

25

Berardi Florenzi

24

15

Iturbe Sculli

10

32

10

Zaza Destro

22

9

72

17

27

11

Mauri Biabiany

7

23

Lulic Cassano

99

21

11

Klose Schelotto

23

7

Gastaldello Diakitè

Eder Cuadrado
Soriano Matri
Maxi Lopez Ilicic

ARBITRO: RUSSO
All: DONADONI

Cannavaro Benatia

1

3

19

All: REJA

Gazzola Torosidis

Costa Roncaglia

6

ARBITRO: DAMATO

Pegolo De Sanctis

All.: MIHAJLOVIC

Missiroli Nainggolan

Sansone N. Gervinho

ARBITRO: GARCIA
All.: MONTELLA

All.: DI FRANCESCO

Sala Sturaro
Donadel Bertolacci

91

Toni Gilardino

11

Jankovic De Ceglie

29

ARBITRO: CELI
All.: GARCIA

69

All.: MANDORLINI

All.: GASPERINI

giro, ma è stata brava; noi abbiamo fatto bene, però qualche rimpianto c’è per aver lasciato alcune occasioni per
strada».
Dopo i dispetti a distanza dell’andata, stavolta a fine gara
chi parlerà per primo tra lei e
Conte?

«So che a lui piace farlo dopo.
Sinceramente a me interessa
più la gara e il suo esito che la
conferenza stampa. Né do
conto a quello che ha dichiarato Mourinho: lui parla tanto, io
penso ai fatti. Con il Liverpool,
che costava la metà del suo
Chelsea, vinsi la Champions;
lui con il Real, la squadra più
costosa di sempre, non c’è riuscito».
[A. D’A.]

L’anticipo:Bolognako
Sassuolo,FloroFloresadotta
ilbambinoabbandonato
1 Bologna ancora ko in ca-

sa, battuto dall’Atalanta (gol
di Di Luca ed Estigarribia, 6 vittorie di fila). Contestato dagli
ultrà, il presidente Guaraldi è
stato costretto a lasciare lo stadio scortato dalla Digos. Ballardini per ora salva la panchina.
Per una brutta storia, un’altra
bellissima: Floro Flores, attaccante del Sassuolo, ha chiesto
di adottare Carmine Francesco, il neonato abbandonato
su un treno in provincia di Avellino, lo scorso 16 marzo. Deciderà il Tribunale di Napoli. «Ho
seguito il cuore, prima di tutto
sono padre», ha detto Floro.

FLOP AZZURRO
IN UN ANNO
ZERO PROGRESSI
MARCO ANSALDO

P

oteva essere la partita
decisiva per lo scudetto
e non lo è. Colpa della
Juve che ha mantenuto un
passo inarrivabile ma attenti
a non cadere nella trappola di
chi la considera l’unica causa
dei 20 punti di distacco. C’è
anche la responsabilità del
Napoli che è tra le delusioni
del campionato. Ci aspettavamo molto di più. Eravamo
convinti che con gli investimenti massicci sul mercato e
con l’arrivo di Benitez in un
ambiente sfibrato ci sarebbe
stato un salto di competitività. Non è stato così. Un po’ di
numeri, per spiegare. Come
l’anno prima Juve e Napoli arrivarono appaiate allo scontro
di Torino, il 10 novembre. Il
Napoli uscì annichilito da quel
3-0, aggrappandosi al fuorigioco di Llorente sull’1-0 ma
constatando che la differenza
era cresciuta anziché ridursi.
Fu la bastonata all’entusiasmo e la svolta in negativo.
Nelle 5 partite successive, la
Juve vinse sempre, il Napoli
solo 2 volte più una sconfitta e
2 pareggi. Altri 7 punti che
con i 3 di Torino portarono il
distacco a 10. Si era a Natale e
già erano finiti i sogni. L’analisi impietosa della classifica dimostra che nelle 18 partite
che seguirono lo scontro diretto la Juve ha colto 50 punti
(16 vittorie e 2 pareggi), 14 più
di quanti ne aveva fatti nel
campionato precedente dopo
il successo (2-0) dell’andata
sul Napoli. Un’enormità. Ma il
Napoli nello stesso periodo ne
ha ottenuti 33, esattamente
come l’anno prima. Insomma
mentre Conte ha inserito il
turbo, Benitez ha mantenuto
la stessa velocità di Mazzarri
e questo è il suo fallimento,
con una squadra più forte e
completa ma ugualmente incapace di mantenere la continuità, dissipando un capitale
in pareggi contro 7 delle ultime 8 in classifica. Tra l’altro la
vera differenza l’ha fatta il
rendimento casalingo: +14
punti contro i +6 in trasferta.
Il Napoli oggi può togliersi la
soddisfazione di interrompere il filotto di imbattibilità della Juve ma sarebbe comunque
un piccolo successo per chi
puntava almeno a restare in
scia fino all’ultimo.

Bologna

0

Atalanta

2

Bologna

Atalanta

(4-4-2)

(4-4-2)

Curci 5,5, Garics 5,
Antonsson 5,5 Natali
4,5, Cherubin 5; Crespo 5 (1’ st Cristaldo
5,5), Perez 4,5 (1’ st
Ibson 5,5), Krhin 5,5,
Christodoulopoulos 6;
Moscardelli 4,5, Acquafresca 5,5 (19’ st
Bianchi 5)

Consigli 7, Nica 6,
Stendardo 7, Lucchini 6,5, Del Grosso 6; Estigarribia 7,
Baselli 7 (26’ st Cigarini 6), Carmona
6,5, Bonaventura 7
(37’ st Raimondi sv);
De Luca 7,5, Denis
6,5 (21’ st Livaja 5)

ALL. Ballardini

5 ALL. Colantuono 7

RETI: pt 21’ De Luca, 26’ Estigarribia

ARBITRO: Valeri 6
AMMONITI: Stendardo, Acquafresca, Livaja, Moscardelli
SPETTATORI: 18mila circa

R

Sport .41

LA STAMPA

.

DOMENICA 30 MARZO 2014

Kakà trascina il Milan
ma ora pensa all’addio

Chi sale
Kakà

7,5

Chi sale
Dramé

6

tranquillizzare i tifosi milanisti
(«Parliamo del presente non
a risurrezione dei del futuro, sono contento qui:
rossoneri per ma- vediamo alla fine ma spero di
no di Clarence Se- rimanere»), ma in realtà - d’acedorf inizia a cordo con la sua famiglia - semprendere forma. Il bra intenzionato a trasferirsi in
Milan, inteso come squadra, America. Non è tanto una queieri ha battuto il Chievo ina- stione di soldi, ma di tenore di
nellando la seconda vittoria vita. Se non fosse arrivato il
consecutiva dopo quella con Milan, quest’estate avrebbe acla Fiorentina.
cettato la proposta dei Los AnÈ stata la notte delle tre- geles Galaxy. Agli americani
cento presenze
Riccardino non
di Kakà festegGALLIANI RIVELA ha detto «no
giate con una «Senza qualificazione grazie», ma
doppietta imsemplicemente
alla Champions «arrivederci».
portantissima
può liberarsi» Se il fisico non
perché arrivata
nel giorno della
avesse retto
verità. L’amministratore de- avrebbe addirittura rescisso il
legato rossonero Adriano suo contratto con i rossoneri
Galliani ha infatti svelato un dopo Natale e questa era la
particolare che potrebbe in- scappatoia che aveva Galliani
cidere sul futuro del brasilia- per liberarsi di uno stipendio
no. «Non riesco a tenere i se- pesante in caso di flop. Invece
greti, il contratto di Kakà sca- Kakà ha reso come tutti sperade nel 2015 ma senza piazza- vano (7 reti in campionato) e
mento in Champions League adesso pensare al suo addio disi può liberare subito». Kakà venta un problema. Se Seedorf
a modo suo ha cercato di resterà saldo al suo posto proLAURA BANDINELLI
MILANO

L

Milan

3

Chievo

0

Milan

Chievo

(4-2-3-1)

(5-3-2)

Abbiati 6; Bonera 6,
Zaccardo 5,5, Rami
6,5, Emanuelson 6;
De Jong 6 (15’ st Poli
6), Muntari 6 (45’ pt
Essien 6); Honda 6,5,
Kakà 7,5 (29’ st Robinho 6), Taarabt 6;
Balotelli 6,5

Agazzi 5; Sardo 4,5,
Bernardini 5,5, Dainelli 5,5, Frey 5,5,
Dramé 6 (23’ st Cesar
5,5); Radovanovic
5,5, Bentivoglio 6,
Hetemaj 5 (32’ st
Guarente sv); Obinna
5,5 (18’ st Thereau
5,5), Paloschi 5,5

ALL. Seedorf

6,5 ALL. Corini

Personaggio

Super doppietta, Chievo ko. Il brasiliano tentato dagli Usa
E
Chi scende
Zaccardo 5,5

T

RETI: pt 4’ Balotelli, 27’ Kakà; st 9’ Kakà

ARBITRO: Giacomelli 5,5
SPETTATORI: paganti 11.460, totali
34.989; incasso 764.133,68 euro

verà a convincerlo ma la strada
si annuncia in salita.
Prima bisognerà chiudere
in maniera dignitosa la stagione con un piazzamento in Eu-

ropa League. Alla vigilia il tecnico del Milan aveva svelato il
segreto per vincere una partita in casa: sbloccarla nei primi
minuti. Balotelli ha colto il
suggerimento e al 5’, grazie a
un bell’assist di Rami, oltre a
realizzare l’1-0 ha aperto finalmente dei varchi. L’arbitro
Giacomelli e soprattutto l’assistente non hanno brillato però per attenzione, perché sul
cross Zaccardo è saltato per

prendere parte all’azione ed
era in fuorigioco. Honda al 22’,
invece, ha sfruttato finalmente la sua tecnica per confezionare un passaggio al millimetro per Kakà, pronto a raddoppiare davanti alla porta. In
avvio di ripresa il 3-0, ancora
di Kakà, stavolta con un capolavoro di destro. Il Chievo, tramortito, nel finale ha trovato
pure il tempo di fallire un rigore (traversa) con Thereau.

«No. È bravo e farà bene, bisogna solo dargli del tempo.
Alla base è tutto un problema di soldi: una volta le società investivano tantissimo,
mentre ora devono portare i
bilanci in pareggio».
Un riferimento al suo Milan,
il primo dell’era Berlusconi?

«Berlusconi è il presidente
che ha vinto di più nel mondo. Dice che ora investe cinquanta milioni l’anno? Non
basta: per un campione ne

Juventus
81
Verona
40
Roma*
67
Torino
39
Napoli
61
Genoa
39
Fiorentina
51
Udinese
35
Inter
48
Cagliari
32
Parma*
47
Chievo**
27
Atalanta**
46
Bologna**
26
Lazio
42
Livorno
24
Milan**
42
Sassuolo
21
Sampdoria
40
Catania
20
*una partita in meno; **una partita in più

Calcio: 32ª di serie B

Come ripartire

Non riconosco più
la Serie A: dagli stadi
alla preparazione, mi
sembra tutto da rifare

Il modello da seguire
è quello della Juve,
avreste bisogno
di ospitare un Mondiale

Premier League
Mourinhoko,oggi
rischiailprimato
1 Pungente a parole, Mou-

rinho perde colpi sul campo:
ieri il suo Chelsea è finito ko in
casa del Crystal Palace (1-0,
autogol di Terry) e oggi rischia
di perdere il primato. Il Liverpool, 2° a un punto, ospita il
Tottenham. E a -2, c’è il Manchester City (1-1 sul campo
dell’Arsenal), che ha 2 gare in
meno. Spagna: l’Atletico Madrid vince 2-1 a Bilbao e resta a
+1 sul Barça, che si aggiudica
grazie a un rigore di Messi il
derby con l’Espanyol. Germania: a titolo acquisito, il Bayern
fa 3-3 con l’Hoffenheim.

SUL «SUO» MILAN

Ha parlato a Seedorf?

Classifica

In breve

Campionato in declino

S

«È un’operazione inutile. Lo
dimostra uno studio inglese:
all’inizio hai l’effetto di scuotere l’ambiente, ma alla fine
fai meno punti».

Ruud Gullit, 51 anni, giocò nel Milan dal 1987 al 1993 e poi ancora nel 1994

“Seedorf ha bisogno di tempo
Berlusconi? Credo che venderà”
Gullit: “Balotelli difficile da gestire, non si può dipendere da lui”
servono almeno quaranta».
E se il campione si chiama Balotelli?

«Se dipendi da lui è un problema. Eppure in tanti hanno
provato a cambiarne il carattere: Mourinho, Mancini, Allegri. È un campione difficile
da gestire».
Crede che Berlusconi potrebbe mai vendere il Milan?

«Se arrivasse l’offerta giusta
lo farebbe. È una cosa norma-

T

Ricardo Kakà, doppietta alla 300 con il Milan

oldi, stadi, stanchezza:
sono le tre «esse» del
calcio italiano malato,
secondo Ruud Gullit. Icona
del Milan di Sacchi, ha conservato il fisico statuario ma
per riconoscerlo, 20 anni dopo e senza treccine, bisogna
lavorare di fantasia. È in Malesia per un evento promozionale e all’autodromo di Sepang per assaggiare un po’ di
F1. «Dovete risanare i bilanci, costruire stadi moderni e
cambiare preparazione fisica», dice. E poi, rivolto agli
uomini della Pirelli che gli offrono un riparo dal monsone:
«Spiegatemi perché la Ferrari non vince». È una storia
lunga e complicata.

Gullit, ci spieghi piuttosto
perché il Milan è così indietroinclassifica:cambiareallenatore è stata una buona
idea?

4,5

5,5

DALL’INVIATO A SEPANG

«Se arriva l’offerta giusta
Silvio dirà sì: il calcio
resta un business»

Chi scende
Sardo

a

Ex rossonero, Pallone d’oro 1987

Intervista

E

le: il calcio è business».
In Italia mancano i soldi, però non si spiega come mai ne
girino tanti nel calcio spagnolo.

«Sono rimasti in pochi a spendere così, ma è un sistema che
non regge. Bisogna prendere
esempio dal calcio tedesco,
che ha risanato i bilanci, ha costruito stadi nuovi e adesso
raccoglie i risultati. Gli stadi
italiani sono vecchi, hanno ba-

gni che puzzano e la pista d’atletica che è un’assurdità nel
calcio, tipo a Roma o a Bari».
Senza stadi nuovi non arrivano i soldi, ma senza soldi non
si costruisce nulla: come se ne
esce?

«Bisognerebbe organizzare
un Europeo o un Mondiale. O
imitare la Juve, che si è costruita il suo impianto e lo
riempie ogni domenica con le
famiglie. Così è anche più fa-

cile isolare gli ultrà».
Un altro problema del calcio
italiano è che arriva a primavera con il fiato corto. Manca
la preparazione?

«Se ne fa troppa all’inizio, così poi un calo di condizione è
inevitabile. Servono resistenza, forza e potenza esplosiva:
le squadre hanno rose di 22
giocatori, ma due soli fuoriclasse e quelli li devi far giocare sempre».
[S. MAN.]

Novara ko a Cesena
1 Serie

B (32ª): AvellinoCittadella 1-0, Cesena-Novara
2-0, Empoli-J. Stabia 2-1, Latina-Carpi 1-0, Modena-Spezia
0-0, Padova-Lanciano 5-1, Pescara-Reggina 2-2, SienaBrescia 2-1, Trapani-Bari 3-4,
Varese-Palermo 1-2; oggi
(12,30) Crotone-Ternana.
Classifica: Palermo 63; Empoli 53; Cesena 50; Siena (-7),
Trapani, Crotone* 49; Lanciano, Latina, Avellino 48; Pescara 45; Spezia 44; Modena
42; Brescia, Ternana*, Carpi,
Bari (-3), Varese 40; Novara
35; Padova 30; Cittadella 29;
Reggina 27; Juve Stabia 16. (*)
= Una partita in meno.

Atletica: dolori a un piede

Bolt fermo per tre mesi
1 Per

un’infiammazione a
un piede Usain Bolt starà fuori fino alla metà di giugno:
Golden Gala a rischio.

Basket: serie A, 25º turno

Cantù travolge Varese
1 25ª

giornata: ieri CantùVarese 84-68; oggi ore 18,15
Cremona-Reggio Emilia, Sassari-Montegranaro, PistoiaBrindisi, Bologna-Caserta,
Avellino-Venezia; 20,30 Roma-Siena (RaiSport1); domani 20,30 Milano-Pesaro.

Volley: gara 2 dei quarti

Cuneo si gioca tutto
1 Playoff,

quarti (gara 2):
ore 17,30 (RaiSport1) CuneoPerugia (situaz. 0-1); ore 18
Modena-Trento (1-0); Città
Castello-Piacenza (0-1); 20,30
Verona-Macerata (0-1).

Ciclismo in Italia e all’estero

Oggi Gand-Wevelgem
1 Oggi

in Belgio si corre la
Gand-Wevelgem. Ieri Clement (Ola) ha vinto la 6ª tappa del Giro di Catalogna, che
si conclude oggi (Rodriguez
difende 4” da Contador), Viviani si è imposto nella 3ª tappa della Coppi & Bartali.

W

42 .Sport

STAMPA
.LA
DOMENICA 30 MARZO 2014

GIANLUCA ODDENINO
TORINO

Un piccolo sforzo e sarà la
miglior stagione di sempre
dell’era Cairo. Il bis dell’andata e il Toro scoprirà una
nuova e più accogliente dimensione. La «road map»
granata per questo finale di
stagione parla chiaro e soprattutto offre occasioni irripetibili per chiudere il
campionato con un sorriso
grande così.
Dopo aver dovuto affrontare le squadre più forti o
più attrezzate nelle prime
undici partite del ritorno, in
una costante scalata verso
l’alto conclusa con la trasferta di Roma, adesso il
percorso per il Torino spiana. Se non addirittura si trasforma in discesa, visto che
nelle restanti otto sfide solo
Lazio, Parma e Fiorentina
hanno più punti in classifica
degli uomini di Ventura.
Si comincia oggi pomeriggio, all’Olimpico davanti
ai propri tifosi, contro un
Cagliari che fuori casa non

Ventura vuole bissare
il trend dell’andata
quando accelerò
proprio nel finale
vince da oltre 400 giorni
(2-0 a Pescara il 17 febbraio
2013) e galleggia in una zona
neutra. Al Toro basta un
punto per toccare la famigerata «quota 40» e così poter
annunciare i rinnovi di Ventura e Petrachi con la salvezza certa, ma c’è tutto un
universo da scoprire alla
portata dei granata. Perché
dal post-fallimento nessuna
squadra si era mai spinta oltre questa barriera sensibile e, nell’era dei tre punti a
vittoria, solo due volte è accaduto. Nel 2001/2002 con

COSI’ ALL’ANDATA
Prime 11 giornate

12
14

PUNTI

ULTIME 8 GIORNATE

Cagliari-Torino

2-1

Torino-Catania

4-1

Genoa-Torino

1-1

Torino-Lazio

1-0

Udinese-Torino

0-2

Torino-Chievo

4-1

Parma-Torino

3-1

COSI’ AL RITORNO
Prime 11 giornate

13
ULTIME
8 GIORNATE

Torino-Fiorentina 0-0

PUNTI

PUNTI

Centimetri - LA STAMPA

Torino-Cagliari

oggi

Catania-Torino

6/4

Torino-Genoa

13/4

Lazio-Torino

19/4

Torino-Udinese

27/4

Chievo-Torino

4/5

Torino-Parma

11/5

Fiorentina-Torino 18/5

40
Punti
Il Toro di Cairo
non s’è mai
spinto oltre
questa quota
in A. Il record
granata degli
ultimi 20 anni
resta fissato
ai 45 punti
del 1994/95

CALENDARIO IN DISCESA: LE ULTIME GARE SENZA BIG POSSONO RILANCIARE I GRANATA

Toro, la verità in 8 partite
Uno sprint per i record
Oggi sfida al Cagliari: può cadere il primato di punti dell’era Cairo
Torino

Cagliari

(3-5-2)

In coppia
Riccardo
Meggiorini,
28 anni,
con Alessio
Cerci (26):
assente per
squalifica
Immobile,
sarà questo
il tandem
d’attacco
granata

(4-3-1-2)

SKY CALCIO 3 - PREMIUM CALCIO 4 ORE 15

30

Padelli Avramov

25

5

Bovo Pisano

14

25
19

Glik Rossettini
Maksimovic Astori

4

Basha Avelar

27

Kurtic Dessena

20
7

15
13
8
24

Vives Conti

5

El Kaddouri Ekdal

20

36

Darmian Vecino

27

11

Cerci Ibarbo

23

69

Meggiorini Nenè

18

ARBITRO: TOMMASI
All: VENTURA

SPAZIO AFFARI >
Gli avvisi si ordinano presso:
TORINO, - via Lugaro 15, t. 011.6665211/258; MILANO,
via Winckelmann 1, t. 02.24424611;
ALESSANDRIA, Borgo Città nuova 72, t. 0131.445522;
AOSTA, piazza Chanoux 28/A, t.0165.231424; ASTI,
corso Dante 80, t. 0141.351011; BIELLA, via Colombo
4, t. 015.2522926-8353508; CUNEO, corso Giolitti
21bis, t. 0171.609122; NOVARA, Corso Cavour 17, t.
0321.393023-442387; PADOVA, via Strada Battaglia
71b 35020 Albignasego (PD), t. 049.8734717; ROMA,
via C. Beccaria 16, t. 06.69548111; VERCELLI, via Balbo
2, t. 0161.503148-211795; GENOVA, Piazza Matteotti
2/7c, t. 010.2758911-2758695; SAVONA, corso Italia
20/4, t. 019.8429950; SANREMO, via Giacomo Matteotti 178, t. 0184.507223
Il prezzo delle inserzioni risulta dal prodotto del numero
di parole (minimo 15) per la tariffa della Rubrica, con
l’aggiunta dei diritti issi e delle imposte pari al 22%
globale e deve essere corrisposto anticipatamente.

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Camolese (11° posto su 18 con
43 punti in 34 partite) e nel
1994/1995 con Sonetti (11° posto con 45 punti).
Il record stabilito 19 anni fa
può essere migliorato da questo Torino, che viaggia su una
media simile (1,3 punti a partita) e soprattutto ha un calendario agevole per stabilire
il nuovo primato. Un girone
fa, nelle ultime otto partite, il
Toro decollò in classifica conquistando ben 14 punti (4 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte)
rispetto ai 12 delle prime undici sfide.
E dire che tutto iniziò con
la sconfitta di Cagliari dello
scorso novembre ma, toccato
il punto più basso del campionato, la risalita fu immediata
ed impetuosa grazie all’esplosione della coppia Cerci-Immobile e al varo del modulo 34-1-2. Oggi, però, il bomber
granata sarà assente e al fianco di Cerci ci sarà Meggiorini
che non segna da un anno
esatto.
L’emergenza è evidente nel
Toro perché, portieri a parte,
Ventura ha a disposizione appena 15 giocatori e un attacco
dimezzato (Immobile squalificato, Larrondo ancora ai box e
Barreto alle prese con la febbre) che verrà rinforzato da
Giasy e Aramu della Primavera. La voglia di rifarsi dalla
beffa di Roma e di ritornare
nella parte sinistra della classifica è grande nel Toro, ma gli
ostacoli per conquistare l’undicesima vittoria stagionale
(nuovo record con Cairo presidente) non mancano. E tra
questi c’è un avversario che è
diventato tabù per il Torino di
Ventura. Il tecnico genovese,
peraltro l’unico ex della partita, ha uno score di tre sconfitte in tre partite contro il Cagliari. E da quando i granata
sono tornati in serie A, solo
Juve e Parma vantano una simile percentuale.

Sport .43

.

Sintonia

In Giappone
RiscattoAsada
OggiGalafinale

Anna
Cappellini
(27 anni)
e Luca
Lanotte (28)
esultano
col tricolore:
sono
allenati
da Paola
Mezzadri,
la stessa
che seguì
Fusar Poli
e Margaglio,
argento
nel 2000
e oro
nel 2001

1 A Saitama, in Giappone,

grande successo dei padroni di
casa. Dopo l’oro maschile con il
bis del campione olimpico Yzuru Hanyu, i giapponesi si ripetono con il successo di Mao Asada
nella gara femminile. Asada
chiude con 216,69 punti e riscatta il fallimento olimpico
davanti alla quindicenne russa
Yulia Lipnitskaya (207,50) e a
Carolina Kostner (203,83). Nella danza podio strettissimo:
oro a Cappellini-Lanotte con
175,43, argento ai canadesi
Weaver-Pojet (allenati a Detroit
dall’italiano Pasquale Camerlengo) con 175,41 e bronzo per
i delusissimi Pechalat-Bourzat
175.37. Oggi il gala, passerella
per gli azzurri: ore 9,05, tv Rai
Sport 1 ed Eurosport.

Ghiaccio d’oro, lo show della mini Italia
Mondiali di pattinaggio: Cappellini-Lanotte primi nella danza. E la Kostner centra un altro bronzo

Personaggi
GIULIA ZONCA

D

ue medaglie in
un solo Mondiale, l’Italia dei
pattini riesce in
quello che potrebbe sembrare un miracolo
e invece è pura insistenza.
Testa dura. Il regalo di gente
che da anni vive da nomade e
le prova tutte pur di centrare
l’obiettivo senza perdere la
passione. Non abbiamo un
movimento però abbiamo carattere.
L’oro, quasi inaspettato,
arriva da una coppia di danza inventata nel 2005, anno
in cui Carolina Kostner, seducente bronzo ieri, saliva
per la prima volta su un podio internazionale. Coincidenze. Le due carriere non si
guardano ma si somigliano
molto. I ragazzi, entrambi
lombardi, un tempo erano fidanzati, «se vogliamo dire
così, eravamo dei ragazzini».

indecisi se continuare o dimenticare e poi hanno trovato
casa. A Milano, dove erano
partiti. Li allena Paola Mezzadri, una signora con frangia
rossa, milanista sfegatata e
abituata a contraddire chi comanda. Ogni anno minaccia di
smettere solo che non lo può
fare: ha portato in cima al
mondo prima Barbara Fusar
Poli e Maurizio Margaglio (oro
nel 2001) e 13 anni dopo si ripete con Anna e Luca. La parola
d’ordine del pattinaggio azzurro è costanza.
Alla prima nota del Bolero,

Tris
Carolina
Kostner,
27 anni,
ha centrato
il terzo
bronzo
di fila dopo
Europei
e Olimpiadi

Il bottino azzurro
ai Mondiali
BRONZO
Carlo Fassi
1953
individuale

BRONZO
Susanna Driano
1978
individuale

ARGENTO
Barbara Fusar
Poli e Maurizio
Margaglio
2000, danza

ORO
Barbara Fusar
Poli e Maurizio
Margaglio
2001, danza

BRONZO
Carolina Kostner
2005
individuale

ARGENTO
Carolina Kostner
2008
individuale

BRONZO

16

Federica Faiella
e Massimo Scali
2010, danza

Medaglie
Il bottino di Carolina
Kostner tra Olimpiadi (1),
Europei (9)
e Mondiali (6)

BRONZO
Carolina Kostner
2011
individuale

ORO
Il flirt è finito in fretta ma
quei pochi mesi da partner,
troppo diversi per stare insieme, hanno creato la coppia da ghiaccio. Sono stati ex,
per poco, e poi amici. Di quelli che hanno un passato in comune e quindi sono speciali.
Si sostengono, sanno quando
è meglio tacere, quando serve riempire i pomeriggi di
parole, quando tentare nuove strade e quando tornare
indietro. Oggi sono altro ancora, «siamo famiglia, non c’è
un altro modo di definirci».
Quando si muovono in sintonia e si affidano l’uno all’altro
si vede. Nel 2008 sono partiti
per la Francia perché in quel
periodo chiunque avesse
avuto successo in questo
sport era diventato bravo all’estero, hanno seguito l’onda
e si sono ritrovati sott’acqua,

Carolina Kostner
2012
individuale

ARGENTO
Carolina Kostner
2013
individuale

ORO
Anna Cappellini
e Luca Lanotte
2014, danza

BRONZO
Carolina Kostner
2014
individuale

Centimetri
LA STAMPA

Carolina Kostner guarda dritto davanti a sé e sembra che
stia puntando il futuro perché
ora deve decidere cosa fare da
grande. A 27 anni ha la maturità per sapere che questo è il
momento perfetto per smettere, non lo certifica solo perché
è troppo felice per aprire la
porta alla nostalgia: «Ora mi
godo questi risultati, per certe
decisioni serve distacco». In
gara osa, cade, rincorre, finisce
con grinta e agguanta un altro
bronzo, il terzo della stagione
dopo quello in Europa e la soddisfazione olimpica, il quarto
podio mondiale consecutivo, il
sesto in assoluto.
Numeri che spaventano, soprattutto perché sarà praticamente impossibile starci dietro quando Kostner darà il suo
addio ufficiale alle competizioni. Per questo le due medaglie
hanno un tempismo perfetto,
c’è la tenacia di una vita e il
RISULTATO STORICO

Mai due medaglie in una
sola edizione: il capolavoro
di un piccolo movimento
PASSAGGIO DI CONSEGNE

Carolina e l’addio: «Ora
mi godo i risultati, per certe
decisioni serve distacco»
passaggio di consegne. Carolina non è sostituibile però non
lascia il vuoto, lascia un esempio o «una strada aperta» come
dicono Anna e Luca: «Ha creato un percorso, ha tenuto i riflettori accesi su una disciplina
che rischia quasi sempre di restare al buio». Allenamenti alle
6 del mattino quando il ghiaccio costa meno, esperimenti,
spostamenti, vite private complicate perché è difficile far capire a chi è fuori da questo
mondo precario cosa succede
davvero sopra quella pista.
Tanto che Anna vive con Ondrej Hotarek, altro pezzo della
squadra azzurra che sui pattini
sta in coppia con Stefania Berton. Le famiglie sono spesso allargate. Cappellini e Lanotte
non sono dei bambini, lui ha 28
anni, lei 27, hanno iniziato dopo
Kostner, sono fisicamente più
freschi eppure non pensano di
tirare fino ai prossimi Giochi.
Almeno non prima di questo
oro e di questa medaglia doppia che mette l’Italia al 2º posto
della classifica generale: dietro
al Giappone, davanti alla Russia senza ori. Due superpotenze e dei supertestardi.

44

STAMPA
.LA
DOMENICA 30 MARZO 2014

I numeri
della
settimana

15

ANNI DI PARTNERSHIP RENAULT-NISSAN
1 Nel 1999 Renault investì 5 miliardi di euro per

acquisire il 36,8% di Nissan. Questa partnership,
che dura da 15 anni, è la più longeva dell’automotive. Insieme oggi vendono 8,3 milioni di veicoli

40

ANNI FA NASCEVA LA VOLKSWAGEN GOLF
1 La prima Golf, disegnata da Giugiaro, debuttò il

29 marzo ’74, 40 anni fa. Volkswagen ha festeggiato
l’anniversario ricordando gli oltre 30 milioni di esemplari venduti. La Golf è arrivata alla 7ª generazione

IL TEST DRIVE DI UN MODELLO ICONICO PER IL MARCHIO KIA

Musica
Le casse con
Mood Lamp
cambiano
colore
in base al
ritmo della
musica

Dettagli
La plancia
con l’ampio
schermo
touch da 8”
e il dettaglio
dei cerchi
in lega
da 18 pollici

PIERO BIANCO
SCIACCA (AGRIGENTO)

Ci sono modelli, come la 500 o
la Mini, che hanno nel Dna un
valore aggiunto: l’unicità dello stile. Così sono evoluti agevolmente, interpretando in
chiave moderna la tradizione
iconica. Chi invece ha dovuto
inventarsi un design caratterizzante partendo dal foglio
bianco ha molto rischiato, ma
qualche volta vinto all’insegna del «facciamole strane».
È il caso della Nissan Juke,
e della Kia Soul che oggi rinasce completamente trasformata. Più aggressiva, più ricca nelle dotazioni e nella qualità percepita, più «estrema»

L’ad Bitti: «Emblema
della nostra capacità di
innovare, ci porterà
clienti trend-setter»

La forza del design
Puntatuttosullostile,moltotrendyepersonale,ilrinnovatocrossovercoreano
Piùspaziosoericconegliinternidovespiccaloschermotouchscreenda8pollici
netta firmata dall’arrivo di Peter Schreyer alla guida dello
Stile dell’intero gruppo Hyundai-Kia. Una rivoluzione che
proseguirà con il futuro Suv
compatto Niro.
Non a caso la grande sfida
della nuova Soul è tutta, o quasi, nella forza di seduzione delle
sue forme anticonvenzionali.

La linea a cuneo è rimasta, con
una dinamicità accentuata dalla cintura alta, dalle grandi ruote in lega da 18 pollici (di serie),
da inserti cromati e dal montante posteriore nascosto, integrato nell’ampia vetratura. Davanti compare un’inedita interpretazione della calandra «tiger nose», spiccano il paraurti

ridisegnato con fendinebbia
circolari dal piglio sportivo e i
proiettori con luci diurne a Led.
Dietro dominano il portellone
sporgente «a zaino», che introduce un bagagliaio di 345 litri, e
i grandi fanali Led verticali.
Nulla è anonimo in questa
coreana che evidenzia negli interni la più netta e apprezzabile

trasformazione. L’abitacolo colpisce per la qualità dei materiali morbidi e delle finiture, il
layout sposa forme circolari ripetute: dalla strumentazione ai
twitter sul cruscotto, ai comandi al volante. Spicca lo schermo
touch screen da 8” con navigatore integrato gestito da App.
Un tocco di classe per i giovani,

UN’ARMA IN PIÙ PER CITROËN (E L’INTERO GRUPPO PSA) NEL SEGMENTO CHIAVE D’EUROPA
nell’inconfondibile look da
scatoletta tecnologica con tetto spiovente tipo Evoque e bicolore, elementi che già caratterizzavano la prima serie datata 2009 (con 700 mila consegne globali). Poco più grande nelle dimensioni: 2 cm in
lunghezza (4,14 metri), 1,5 in
larghezza (1,80) e 1 cm più
bassa (1,60) grazie alla nuova
piattaforma della Cee’d.
Le ambizioni sono cresciute più dei volumi per questa
vettura confortevole e spaziosa che i coreani definiscono BSuv ma è in realtà un crossover 5 porte tendente al monovolume, come la Fiat 500L,
senza trazione integrale però
a guida alta, glamour in ogni
dettaglio. «Ci confrontiamo
anche con la Mini Countryman - dice l’ad Kia Italia, Giuseppe Bitti - e ci rivolgiamo a
clienti nuovi, trend-setter, in
un segmento strategico che è
lievitato nel 2013 del 71%. Questa è una bandiera che sventola la nostra forza d’innovazione e l’impegno del marchio sul
fronte del design». Una svolta

Tre cilindri per esaltare la C4
Il nuovo motore e-THP
è brillante ed eroga
130 Cv ottimizzando
prestazioni e consumi
CORRADO CANALI
CARRIERE-SOUS-POISSY (FRANCIA)

Giunta alla seconda generazione e dopo 478.000 unità
vendute dal lancio nel 2010,
la Citroën C4 si rilancia con
una motorizzazione a tre cilindri turbo di 1200 cc, denominata e-THP 130. Un propulsore figlio del «downsizing» (cioè della riduzione di
pesi e dimensioni) che potrebbe rivelarsi l’arma in più
nell’aspra contesa fra le berline compatte a livello europeo. Questo nuovo motore,
che abbiamo provato da Pa-

rigi a Carrière-sous-Poissy dove ha sede il Centro Tecnico
che sviluppa tutti i motori del
Gruppo PSA (Peugeot e Citroën), è la versione più potente del tre cilindri di 1200 cc con
turbocompressore ad alto rendimento in grado di conciliare
prestazioni elevate e bassi
consumi che vanno di pari passo con emissioni limitate.
All’esterno, la C4 e-THP 130
Cv non si differenzia da quelle
dotate di altre motorizzazioni
e lo stesso vale per l’abitacolo
le cui finiture accostano elementi color titanio a modanature in fibra simile al carbonio,
per un interno dinamico dove
non manca nulla, nemmeno il
volante in pelle con la parte inferiore della corona appiattita.
L’impressione è stata di essere su un’auto dalle prestazioni briose, vivaci, ma che non
brucia i semafori. Il motore è

La Citroën C4 e-THP 130 (qui la Seduction) parte da 21.200 euro

brioso e sfoggia anche un timido borbottio che ti fa capire
che è piccolo, amico dell’ambiente e dei consumi, tuttavia
in grado di graffiare quando è
necessario. Caratteristiche
che trovano conferma nelle accelerazioni progressive fin dai
bassi regimi, durante le quali

la nuova C4 e-THP 130 sorprende con un gradevole e ben
avvertibile «calcio», tipico del
turbo quando, in quarta o in
quinta, il contagiri supera i
3000. Compatta e sbarazzina,
la C4 e-THP 130 è molto seria
quando si tratta di analizzare il
rispetto ambientale. La veloci-

le casse con Mood Lamp che
cambiano colore in base al ritmo della musica. La Soul è trendy anche nelle infinite possibilità di personalizzazione grazie
ai pacchetti Design, Feel e Care
e ai «tatoo» applicabili sul tetto
realizzati dalla 3M. Due i motori, 1.6 iniezione diretta a benzina da 132 Cv (da giugno pure bifuel a Gpl) e 1.6 diesel da 128 Cv.
I prezzi partono da 18.500 euro,
salgono ai 21.000 delle diesel e
Gpl, fino al top di 26.500 della
versione top ultraaccessoriata.
Ma per il lancio (weekend del 12
aprile) si scende a 15.950 euro.
L’ulteriore offerta della Soul
prevede, entro fine anno, la variante full-electric che avrà, come tutte le Kia, 7 anni di garanzia (anche sulle batterie).

tà di punta dichiarata è di 199
km/h e scatta da 0 a 100 km
l’ora in 10,8 secondi, mentre i
dati di consumi e di emissioni
sono di tutto rispetto: 20,8 km/
litro e 110 grammi/km.
Il motore e-THP 130 è il primo propulsore a benzina del
Gruppo PSA a rispettare la
normativa Euro6 e ha nella
progressività dell’erogazione
l’altro suo punto di forza, con il
95% della coppia disponibile
da 1500 a 3500 giri e molto
sfruttabile grazie anche al
cambio a 6 marce. Rispetto al
tre cilindri 1.2 aspirato da cui
deriva ha un albero motore in
acciaio anziché in ghisa ed è
alimentato a iniezione diretta
invece che indiretta.
A breve sarà affiancato dalla versione da 110 Cv. La nuova
Citroën C4 e-THP 130 è già ordinabile, proposta negli allestimenti Seduction ed Exclusive
con prezzi a partire da 21.200
euro. Da segnalare anche la disponibilità di un altro inedito
motore, un turbodiesel da 181
Cv destinato alla DS5, solo con
cambio automatico e in vendita a prezzi da 35.150 euro.

LA STAMPA
DOMENICA 30 MARZO 2014

100

MILIONI DI ESP PRODOTTI FINORA DA BOSCH

www.lastampa.it/motori

1 Bosch ha prodotto 100 milioni (50 solo negli ul-

Nel sito motori
approfondimenti
e fotogallery

timi 4 anni) di Esp. Il controllo elettronico di trazione
salva-vita venne introdotto nel 1995, dal prossimo
novembre sarà obbligatorio su tutti i nuovi veicoli

In breve

Audi, la A3 g-tron
bandiera ecologica

Sul mercato nel 2016

Seat ha annunciato
il suo primo Suv

Longo: “Portiamo il metano nel mondo premium”

1 Seat

delli A4 (che alimentano le flotte) e Q3 (di gran moda come
tutti i Suv compatti). Entro fine
anno arriverà inoltre la versione e-tron della A3, un ulteriore
sviluppo, sebbene la formula
elettrica plug-in hybrid (900
km d’autonomia, di cui 50 a
emissioni zero) sia più costosa.
«In realtà - chiarisce Longo questa g-tron è la chiave d’accesso all’innovazione ecologica
Audi. Come dice Luca De Meo,
non toglie nulla e aggiunge parecchio. E per renderla davvero
accessibile, la offriamo a un costo inferiore al diesel, partendo
da 25.650 euro».
Audi può permettersi di sperimentare strade alternative.
Ha venduto globalmente 1,57

VERONA

Reportage
ALFONSO RIZZO
BANGKOK

eauty in the drive. Leggasi la grande bellezza.
È il motto del 35° Bangkok International Motor
Show (all’Impact Arena fino
al 6 aprile) che punta a superare gli 1,8 milioni di visitatori
dell’anno scorso. Il contesto è
delicato, vista l’instabilità politica che da mesi penalizza la
fiducia dei consumatori, con
una contrazione della domanda sul mercato interno. A gennaio e febbraio le vendite sono
crollate di oltre il 45%, però il
2013 aveva beneficiato di incentivi statali. Quest’anno le
immatricolazioni non supereranno gli 1,2 milioni di unità.
Anche sul fronte della produzione automobilistica, Bangkok paga pegno ai conflitti
interni mossi dall’opposizione
anti-governativa che accusa
di corruzione il premier Yin-

B

45

MOTORI

IL DEBUTTO DELL’ALIMENTAZIONE A GAS NATURALE SULLA SPORTBACK

Dici Audi e pensi alla sublimazione del lusso sportivo, cavalli scatenati in cerca di emozioni. Ma nel caso della A3 Sportback g-tron c’è qualcosa di diverso. «Qualcosa di più obietta Fabrizio Longo, direttore Audi Italia - perché al
concetto di premium abbiniamo un modo responsabile e intelligente di concepire la mobilità». L’alimentazione a metano per la Casa degli anelli
rappresenta la «democratizzazione del lusso, la ricetta
ideale per risparmiare e salvaguardare l’ambiente svincolandosi dalla schiavitù e dai
prezzi del petrolio». Il gas naturale non è certo un’invenzione recente, Fiat da decenni
ne ha fatto un cavallo di battaglia. «La novità - spiega Longo
- è la svolta ecologica tra le
vetture elitarie, senza rinunce
sul fronte delle prestazioni.
Abbiamo nobilitato questa
tecnologia, la offriamo in chiave premium, a cominciare dal
serbatoio leggero in carbonio
e fibre di vetro che fanno risparmiare 50 kg di peso». E’
sotto il vano di carico, la cui
capacità resta invariata: 280
litri che salgono a 1.120 abbattendo il divano posteriore.
Con il motore 1.4 da 110 Cv,
la A3 g-tron raggiunge i 197
km l’ora e scatta da 0 a 100 in
10,3”. Soprattutto si garantisce un’autonomia di 1.300 km,
di cui 400 a metano (con emissioni ridotte a 92 g/km). L’ecopremium prestazionale. Il
problema, arcinoto, è legato
alla scarsità degli impianti di
rifornimento, specie al centro-sud. «In passato è manca-

.

L’Audi A3 Sportback g-tron ha un motore 1.4 da 110 Cv e raggiunge i 197 km/h. Prezzi da 25.650 euro

«Il segreto? Offrire di più
senza togliere nulla»
Prestazioni brillanti e
1.300 km di autonomia

ta una politica industriale di
supporto - aggiunge il manager
- ma daremo il nostro contributo per incrementare i distributori. Più dei classici incentivi,
questo è il modo di aiutare concretamente chi viaggia molto,
riducendo i gas nocivi: il metano è il carburante in assoluto
più pulito dopo l’elettricità. In
Germania e Olanda c’è grande
sensibilità su questo argomento, noi con l’intero Volkswagen
Group vogliamo dare un segnale forte in Italia. Certo non si
fanno miracoli, senza il supporto delle istituzioni».
La Casa tedesca non si fermerà qui, la gamma a metano è
destinata ad ampliarsi sui mo-

milioni di vetture nel 2013
(+8,3%). Una sfida vincente anche nel Belpaese. «Archivieremo un primo trimestre 2014 eccezionale - conclude Longo con una crescita del 20%, meglio di Bmw e Mercedes, a fronte di un mercato che segna il 7%
in più. La ripresina è in atto anche da noi, con il 4° mese consecutivo di crescita e un trend che
pare favorevole. La nostra forza
è una gamma ricca e diversificata, con tutti i modelli ben posizionati, dalla piccola A1 ai
grandi Suv. Non abbiamo abbassato i prezzi, però è aumentato il controvalore che diamo,
con un servizio sempre più curato. Perché questo significa essere un brand premium». [P. BI.]

Ferrari California T a Dubai

1 Straordinario successo per la Ferrari California T al Dubai In-

ternational Financial Center negli Emirati Arabi Uniti. La V8 turbo
del Cavallino è stata legata a un’iniziativa («My Dubai») promossa dal Ministero per la Cultura e le Arti, che ha invitato artisti famosi a reinterpretare sulla tela il concetto dell’automobile.

metterà in vendita
nel 2016 il suo primo Suv, derivato dal concept IBX (foto).
L’obiettivo - ha spiegato il presidente Jürgen Strackmannè presidiare un segmento in
costante crescita, che oggi
rappresenta circa 1 milione di
unità vendute in Europa e che
nell’ultimo lustro ha guadagnato oltre il 40%. Il Suv Seat,
disegnato e progettato in
Spagna, si baserà sulla piattaforma modulare MQB del
Gruppo Volkswagen.

Il 7 aprile a Milano

La Lancia Astura Spider
a «Missione Mobilità»
1 La

passione per la mobilità sarà il tema della nuova
tappa di Missione Mobilità,
l’evento promosso da Amoer
in programma il 7 aprile a Milano. Ospite d’onore la Lancia
Astura Spider, esemplare
unico al mondo dal valore inestimabile, concesso per l’occasione dal Museo Nicolis di
Villafranca (Verona).

Techno Classica di Essen

Lamborghini, in vetrina
la 350 GT e la Jalpa
1 Lamborghini

presenta
alla Techno Classica di Essen
due gioielli del suo museo: la
350 GT e la Jalpa. La 350 GT,
datata 1964 è la prima Lamborghini di serie che quest’anno festeggia il suo 50° compleanno. La Jalpa del 1988 rappresenta invece l’ultima evoluzione dei modelli a 8 cilindri, introdotti a partire dalla
Urraco. Entrambe le vetture
provengono dalla prestigiosa
collezione di auto storiche del
Museo Lamborghini presso la
sede di Sant’Agata Bolognese.

Al Salone di Bangkok
tra politici corrotti
e gran voglia di rilancio
Stabilità politica o i giapponesi se ne andranno
gluck Shinawatra (sorella del- tomobilistico per il pubblico, il
l’auto-esiliato Thaksin, condan- Motor Show di Bangkok che
nato per conflitto di interessi) punta sulla bellezza per far torcostretta ad allontanarsi dalla nare i thailandesi a sognare la
capitale. Molti costruttori che libertà della mobilità. «Puntiain Thailandia producono per i mo a raggiungere i 3 milioni di
mercati del sud
veicoli prodotti
est asiatico, coAREA STRATEGICA entro il 2017 – some Toyota, Hon- L’obiettivo è produrre stiene Prachin
da e Mitsubishi,
E a m l u m n o w,
3 milioni di vetture presidente di Gpi
hanno minacciaper il sud est asiatico e Ceo del Salone
to la ritirata se le
condizioni politi–. La presenza di
che non garantiranno stabilità. tutti i produttori locali con nuoLa relativa calma dopo la fuga vi modelli testimonia l’impordel capo del Governo un mese tanza del mercato thailandese e
fa gioca tuttavia a favore del più la qualità del Motor Show che
importante appuntamento au- entro l’anno replicheremo in

Cambogia e Myanmar, confermando la leadership di Gpi nell’organizzazione di fiere automobilistiche nell’area Asean».
Tra le numerose novità alla
portata di molti thailandesi, come Toyota Corolla Altis
ESport, Suzuki Celerio e
Awind, Honda City, Mazda3 Skyactiv, Nissan Livina o Ford
EcoSport, sono i marchi di lusso europei a far sognare per
bellezza ed esclusività. Bmw
presenta la sua coupé sportiva
ibrida i8 e la nuova Mini, Mercedes la Classe C e la Gla, Aston
Martin lancia Vantage S V12, la
sua prima super sportiva del Q

La Suzuki Celerio è uno dei Suv compatti più ambiti in Thailandia

Project, Rolls-Royce mostra in
anteprima la serie limitata a 35
unità della Ghost Majestic Horse Collection con la Ghost Lwb
da 42,5 milioni di Bath (un milione di euro). Porsche ha Macan Turbo e 911 Gt3, mentre sullo stand Bentley si vede il primo
cartello «sold» (venduta) su
una Continental Gt. A differenza degli altri Saloni, la fiera di
Bangkok è anche l’occasione
ideale per vendere. L’obiettivo è
firmare oltre 40.000 contratti

nei 12 giorni di apertura, contando sulla relativa calma politica per un recupero dopo 7 mesi consecutivi segnati da perdite a doppia cifra percentuale.
L’unico costruttore cinese
presente è Saic che espone la
Mg6, berlina media sbiadita
eredità del mitico marchio inglese Morris Garage. C’è spazio
anche per qualche prototipo,
come il Ford Everest, Suv 7 posti che sarà prodotto a Rayong,
e la Toyota Fv2 Fun Vehicle 2.

T1 CV PR T2

DOMENICA 30 MARZO 2014 LA STAMPA 46

T1 CV PR T2

47

OCCUPATO UN BALCONE DI CASA GRAMSCI

Quattrocento persone, in
gran parte antagonisti e aderenti ai centri sociali, hanno
sfilato in coreto per protestare contro gli sfratti, in aumento negli ultimi mesi. Partiti da
via Madama Cristina, i manifestanti hanno proseguito in

Oggi

Ieri

Un anno fa

MIN (ËšC)

IL TEMPO IN CITTÀ

6

5.6

3.4

MAX

*

In edicola con La Stampa

*

Quattrocento in corteo
contro la politica degli sfratti

20

19.7

10.9

LA STAMPA
DOMENICA 30 MARZO 2014

via Accademia Albertina, piazza Carlina, via Maria Vittoria,
via Santa Teresa, piazza Solferino, via Pietro Micca, con arrivo davanti alla sede della giunta
regionale, in piazza Castello. La
tensione è salita quando un manifestante incappucciato si è

La manifestazione di ieri

arrampicato su un balcone di
Casa Gramsci, dove è in costruzione un albergo a cinque stelle.
Raggiunto il balcone, ha acceso
un fumogeno blu e srotolato
uno striscione: «La casa non è
un lusso. Stop sfratti». Durante
la protesta sono stati accesi anche alcuni fumogeni. Lungo il
percorso, i manifestanti hanno
lanciato uova piene di vernice e
hanno imbrattato le vetrine di
alcune agenzie immobiliari, oltre a una sede della banca Intesa San Paolo.

TORINO

Via Lugaro 15, 10126 Torino, tel. 011 6568111 fax 011 6639003, e-mail cronaca@lastampa.it 1 specchiotempi@lastampa.it 1 quartieri@lastampa.it
INCHIESTA TIENE SOLTANTO IL LUSSO

Il mattone vale meno
In sei mesi perso il 6%
Anche un anno di attesa per vendere un appartamento
dati. Il 2013 è stato l’en* Inesimo
anno di quotazioni

LE ELEZIONI REGIONALI
COM’E’ CAMBIATA TORINO. LA SECONDA PUNTATA DELLA NOSTRA INCHIESTA

Chiamparino
cerca voti
nel centrodestra

in calo per il mercato immobiliare torinese. Secondo Tecnocasa, da giugno a dicembre, sono diminuite del 6,1% rispetto
al semestre precedente,
mentre il dato annuale si è
attestato sul meno 10,9
per cento.

La crisi ha im* Crocetta.
posto una diminuzione

Il segreta* Lariomissione.
regionale del Pd, Da-

dei prezzi in questo quartiere «in»: dai 3 mila euro
si è passati agli attuali
2500 al mq. A Barriera di
Milano un bilocale da 35
mila euro (il prezzo di un
box auto) da parecchi
mesi non trova neppure
un acquirente.

vide Gariglio, e il sindaco,
Piero Fassino, si dicono
convinti che Sergio
Chiamparino sia in grado
di recuperare consensi
tra gli elettori del centrodestra delusi. E lui promette: «Non reggerò mai
il posacenere, sarò il presidente di tutti».

Coccorese e Insalaco
A PAGINA 48 E 49

IL CASO

Chiampari* Leno alleanze.
sta costruendo la sua

REPORTAGE

La situazione
quartiere
per quartiere
La mappa dei prezzi
tra centro e periferia

Il candidato del centrosinistra ieri mattina al Carignano

Via Garibaldi, la riconoscete?
Emanuela Minucci ALLE PAGINE 54-55

Audi Grivetta, Assandri e Molino

lista guardando a mondi
a volte lontani dal centrosinistra. A Torino candida il presidente di un
consorzio di cooperative
agricole aderente a Fedagri-Confcooperative. I
confini dell’alleanza vanno da Sel fino a Moderati
e Scelta Civica.
Tropeano
A PAGINA 51

ALLE PAGINE 48-49

“Tassarsi per i poveri”
MARIA TERESA MARTINENGO

«I

mpegnare una parte
dei nostri beni mobili e
immobili per sostenere i poveri nei loro bisogni in
modo continuato e non solo occasionale. Là dove impegni uno,
Dio ti restituisce cento volte
tanto e questo vale, come ho già
detto altre volte, per gli stabili
vuoti di cui abbondano le nostre città e paesi». L’arcivescovo Nosiglia, ieri al convegno
della Giornata Caritas, ha richiamato ogni cittadino e fedele a farsi carico in prima persona delle difficoltà delle vittime
della crisi. «Di fronte alla sem-

pre più ampia sofferenza di tanti,
persino per il cibo e i beni di sopravvivenza, è necessario risvegliare la coscienza di ogni persona con un reddito o dei beni perché si senta “custode del prossimo”, mettendo a disposizione
una piccola parte per le urgenze
dell’altro».
Nosiglia ha ricordato che «ci
sono mense che, col crescere dei
poveri, non riescono più a garantire risposta: perché non aggiungere alla propria spesa qualche
prodotto per sostenerle? Conosco famiglie che si tassano per
aiutarne altre in difficoltà con
l’affitto o cure mediche: ognuno
di noi può farlo».

Alleanze
in bilico
L’Udc prende tempo
«Insieme ad Alfano
ma solo alle Europee»
Servizio
A PAGINA 53

T1 CV PR T2

48 .Cronaca di Torino

STAMPA
.LA
DOMENICA 30 MARZO 2014

gg Dossier /La crisi e il mercato immobiliare
Vanchiglia

L’affitto agli studenti
salva il mercato
I prezzi sono calati del 15% negli ultimi due
anni e le vendite almeno del 30%. Nonostante
la crisi, però, si compra ancora come
investimento, soprattutto mono o bilocali da
affittare poi agli studenti. «Ci salvano gli
affitti», confidano molte agenzie. La
vicinanza all’università garantisce un bacino
fisso di affittuari disposti a pagare fino a 400
euro per una stanza. A patire di più la crisi il
quartiere Vanchiglietta. Qui l’anno è iniziato
male: 10% di vendite in meno rispetto al 2013.
Il mercato è quasi inesistente per gli alloggi
di 100-150 metri quadrati, Mentre il nuovo in
cantiere si vende ancora. «Lo si considera
sempre un investimento», spiegano da
Dimensione Casa di corso Belgio.
[C.AU. GR]

Quanto costa comprare casa
I prezzi sono in calo costante
Gli agenti: si vende sempre meno, la cifra ormai la impone l’acquirente
Si allungano le trattative: in alcuni quartieri ci vuole più di un anno
Torino
DICEMBRE 2013/gennaio 2013

Centro - San Salvario

-7,5%
Borgo Vittoria - Barriera Milano

-5,7%

Aurora

Anni di attesa
prima della firma
I cartelli «vendesi» campeggiano sui portoni
di quasi tutte le case. Si tratta spesso di bei
palazzi, signorili, costruiti dal 2003 in poi,
ovvero prima che la microcriminalità
sconvolgesse il quartiere. Queste case
restano in attesa di compratori per anni. Il
valore è crollato, ora si aggira intorno ai 5600 euro al metro. In questa situazione si
consuma lo scontro fra agenzie e proprietari.
Le prime invitano ad abbassare le pretese, i
secondi cercano di non svendere. «Un inquilino del mio palazzo - dice il signor G.C., proprietario di una casa in corso Vercelli - è appena riuscito a vendere casa sua dopo anni.
Inutile dire che si è accontentato di meno
della metà del valore d’acquisto».
[C.AU.GR.]

Barriera Milano

Benvenuti nel regno
delle offerte speciali
E’ il quartiere più economico dove cercare
casa. Barriera di Milano: da piazza Crispi a
piazza Rebaudengo fino, quasi, ai confini
della Falchera (a proposito «lì non c’è
mercato» dicono dalle agenzie immobiliari).
«Fino al 2007 un camera e cucina la pagavi
100 mila euro, adesso 40 mila», dice Corrado
Portuesi, titolare dello studio «Sempione» di
corso Giulio Cesare 160. Borgo
dell’immigrazione che mescola le case a
ballatoio degli stranieri e i bei palazzi
residenziali anni ’70 di piazza Respighi.
«Metrò e progetti Urban per adesso sono
delle chimere» aggiunge.
[P.CO.]

Francia - San Paolo

-4,3%
Santa Rita - Mirafiori Nord

-4,7%
Nizza - Lingotto - Mirafiori Sud

-7,2%
Collina

-10,2%
- LA STAMPA

PAOLO COCCORESE
CRISTINA INSALACO

Più che a un consiglio, l’invito sembra la richiesta d’aiuto di una scialuppa che naviga in mezzo a uno
tsunami. «Dopo tanti anni, questo è
il periodo più conveniente per comprare la casa: prezzi in calo e tanta
scelta», dicono in coro gli agenti immobiliari della città.
Il 2013 è stato l’ennesimo anno di
quotazioni a scendere per il mercato torinese. Secondo Tecnocasa, da
giugno a dicembre, sono diminuite
del 6,1% rispetto al semestre precedente, mentre il dato annuale registra il -10,9%. Ma questo non basta a
far ripartire le vendite.
«Pur con qualche segnale positivo, il quadro del mercato rimane
debole» annota Banca d’Italia nel
Sondaggio congiunturale appena
pubblicato. Con un dato che fa riflettere: un’agenzia su cinque non
ha chiuso neanche un contratto nell’ultimo trimestre 2013.
Secondo i dati elaborati da Tec-

nocasa, a Torino il segno meno nei
prezzi al metro quadro è una costante da tre anni. Ma dal 2012 è addirittura a due cifre. Si è passati dal
-2,1 del 2011 al -10,8 dell’anno successivo. Fatto salvo un sostanziale
pareggio del 2010 (+0,4) il mercato
e di conseguenza i prezzi cadono a
picco dal 2008, quando il tunnel della crisi era appena stato imboccato.

dei prezzi effettivi d’acquisto forniti
dall’agenzia.
Segno che la differenza la fa la
trattativa: è li che chi compra può
farsi valere. «Ci sono acquirenti che
fanno sciacallaggio e venditori che,
dopo mesi di deserto, arrivano a dirci: fate voi un’offerta» racconta un
agente di zona Pozzo Strada. Uno
studio dell’agenzia «Il Borsino» ha
quantificato la media del tempo neTrattative
cessario a vendere un alloggio: se al
Il prezzo reale
quadrilatero, a
scende sempre più
BARRIERA MILANO Vanchiglia, in cenrispetto a quello
e a Cit Turin
Un bilocale dal costo tro
«di listino»: le
dove passa la medi un box auto tro possono bastaagenzie sono conon si riesce a vendere re sei mesi, al Parstrette a trattative
più lunghe e a taco Dora oltre un
gliare di più sulla quotazione di par- anno, a Barriera 9 mesi per gli allogtenza rispetto a pochi anni fa. È gi medi, un anno per vendere un apquanto emerge confrontando i dati partamento nuovo o signorile.
di Tecnocasa con quelli dell’osser«Il crescere dell’attenzione nelvatorio della Camera di Commer- l’acquisto e l’aumento dell’offerta
cio, elaborati dal Politecnico. Questi degli immobili sul mercato ha allunultimi sono i prezzi dell’offerta ini- gato di molto i tempi», dice Franceziale: calano, ma in misura minore sco Perri dalla sua agenzia di corso

Fiume 4. In passato per vendere un
appartamento a Borgo Po ci voleva
qualche settimana. Oggi 6 mesi.
Zone della città

Tutto il mercato è in flessione per
la crisi. Se in via Po al metro quadro
l’usato è valutato in media 3,500
euro, alle case Fiat di corso Grosseto, in Borgo Vittoria, appena mille,
in corso Marconi 2.300-2.400.
Prezzi molto diversi anche nella
stessa zona. In Santa Rita e Mirafiori Nord si spende sui 2,000 in
piazza Montanari, corso Orbassano e via Gorizia. Ma se ci si avvicina
al parco Rignon si sale a 2.400.
Nei quartieri periferici e residenziali il prezzo scende meno. Si va dal
-4,3 di San Paolo al -7,5 di centro e
San Salvario, al -10,2 della collina. In
alcuni quartieri, è quasi impossibile
vendere. «In via Spontini, in Barriera di Milano, un bilocale con bagno
interno non trova acquirenti anche
se costa quanto un box auto, 35mila
euro», dice Lucia Vigna della Fiap.

R

T1 CV PR T2

LA STAMPA
DOMENICA 30 MARZO 2014

.

Cronaca di Torino .49

g
CENTRO-SAN SALVARIO

BORGO VITTORIA-BARRIERA DI MILANO

Borgo Dora
Centro - Via Roma
Centro Storico
Crocetta - Rosselli
Crocetta - Zona Mercato
Piazza Statuto
Quadrilatero Romano
San Salvario - Corso Dante/Marconi
San Salvario - Piazza Madama Cristina

800-1.600
2.300-4.000
1.900-3.200
1.900-2.500
2.100-3.100
1.400-2.000
1.400-2.300
1.400-2.300
1.110-2.100

FRANCIA-SAN PAOLO
Borgata Lesna
Cenisia - Adriano - Politecnico
Cenisia - Frejus
Cit Turin
Parella - Campanella
Parella - Cossa
Piazza Bernini
Pozzo Strada - Monte Cucco
Pozzo Strada - Piazza Rivoli
San Donato - Zona Nuovo Ipercoop
San Paolo - Corso Trapani
San Paolo - Piazza Robilant - Sabotino

1.300-1.800
1.100-1.950
1.100-1.600
1.750-1.250
1.150-1.850
1.400-1.950
1.400-2.400
1.600-2.200
1.250-1.750
1.600-2.300
1.200-1.600
1.000-1.750

Aurora - Borgo Rossini - Regio Parco
Aurora - Corso Palermo - Corso Novara
Aurora - Via Cigna
Barca - Bertolla
Barriera Di Milano - Piazza Respighi
Barriera Di Milano - Piazza Sofia
Barriera Di Milano - Vercelli - Crispi
Borgo Vittoria - Corso Grosseto - Metro
Falchera
Giulio Cesare
Lucento - Via Luini - Corso Potenza
Madonna Di Campagna - P.zza Stampalia - Via Lanzo
Vanchiglia
Vanchiglietta - Corso Belgio - Corso Cadore

COLLINA

1.400-2.250
700-1.400
700-1.300
800-1.500
800-1.650
900-1.500
1.050-1.300
1.100-1.500
900-1.500
1.000-1.400
1.300-1.600
1.350-1.750
1.500-2.400
1.400-2.400
Centimetri - LA STAMPA

Collina
3.700-3.900
Borgo Po
3.700-3.900
Sassi
2.400-2.700

Barriera
di Milano
Borgo
Vittoria

Centro

I medio-piccoli
tengono bene
Non c’è crisi che tenga: nonostante la generale
flessione del mercato immobiliare, i prezzi non
hanno subìto ribassi e restano alti rispetto alla
media nel resto della città. Per comprare un
appartamento affacciato su una piazza storica
o ambire a una residenza di prestigio, si va
dagli 8 mila ai 5 mila euro al mq. «Nei primi tre
mesi del 2014 c’è stata una vivacità di scambio
superiore rispetto allo scorso anno. Il centro è
diventato più appetibile, anche grazie ad alcuni
interventi di pedonalizzazione che ne
migliorano la vivibilità» dicono dalla Chiusano
& C. Immobiliare. A cambiare sono però
alcune esigenze degli acquirenti: aumenta la
richiesta di alloggi medio-piccoli, rispetto alle
[D.MOL.]
grandi metrature.

Crocetta
SANTA RITA-MIRAFIORI NORD
Santa Rita - Corso Siracusa
Santa Rita - Largo Orbassano
Santa Rita - Stadio Comunale

1.450-1.950
1.250-1.900
1.400-2.100

Il mercato
a Torino

Centro

Francia

NIZZA-LINGOTTO-MIRAFIORI
NIZZA LINGOTTO MIRAFIORI SUD
Corso Unione Sovietica
Mirafiori - Pio Vii
Mirafiori - Traiano
Mirafiori Sud - Via Candiolo
Molinette - Genova
Nizza - Millefonti - Lingotto Fiere
Nizza - Millefonti - Piazza Bengasi

1.20
1.200-2.000
1
2 0-2.000
1.050-1.800
1.400-2.000
1.000-1.400
1.200-2.100
1.300-2.500
1.100-2.10
100
1.100-2.100

I prezzi
si riferiscono
ad appartamenti
non nuovi
(dati in euro)

Collina
San
Paolo

San
Salvario

Santa
Rita
Mirafiori
Nord

Nizza
Lingotto

Mirafiori
Sud

L’esperto/1

L’esperto/2

“Anche l’Imu frena le vendite
Regge soltanto il lusso”

“Gli alloggi senza ascensore
non li vuole più nessuno”

Per Lucia Vigna, sono due i volti del mercato immobiliare della città: «I
separati e gli investitori stranieri», dice dal suo studio di strada Altessano,
il responsabile comunicazione ed ex presidente della Fiap, la federazione
dei professionisti specializzati nella vendita degli immobili.

Gianni Pautasso, Team Manager Tecnocasa, annuncia la ripresa del mercato immobiliare: «Ci sono piccoli segnali di risveglio. Dopo cinque anni il
ciclo negativo penso sia al termine. Le banche sembrano intenzionate a
riaprire i cordoni delle borse, i costi dei mutui sono più bassi e il livello dei
prezzi in flessione».

Perchè partire dai genitori separati?

«Sono una tipologia di clienti in crescita. Fino al 2010, chi si divideva riusciva ad acquistare, adesso affitta e, per limitare le spese, è disposto a
vivere con dei coinquilini. Con la fine dei matrimoni, la casa della coppia,
in comproprietà e da pagare con il mutuo, viene messa sul mercato. E
molto più spesso si torna dai genitori».
E gli stranieri?

«Pensando al futuro, ci sono i segnali dello sbarco dei grandi investitori
stranieri. Sono arrivate le prime mail di clienti russi e inglesi. I primi,
puntano al lusso e ai palazzi del centro. I secondi, invece, alla collina verso
al chierese e a via Della Rocca, vicino al fiume.
L’Imu frena le vendite?

«Sì. I clienti sono molto attenti alle rendite catastali. In particolare, è necessario informarli al momento dell’acquisto sulle possibili anomalie»
[P .COC.].

Come spiega il trend delle quotazioni?

«C’è un’offerta alta di chi deve vendere e una domanda inferiore di chi
vuole acquistare. La disoccupazione e le difficoltà di accedere al credito
hanno creato molti problemi, ma è anche vero che molti investitori stanno
attendendo che calino i prezzi per acquistare».
Come sta cambiando il mercato con la crisi?

«Le case vecchie senza ascensore non si vendono più. Nessuno è disposto
ad investirci: in più, bisogna puntare sulla riqualificazione degli stabili. I
clienti sono sensibili ai costi di gestione e all’efficienza energetica».
Ma c’è una parte di città che non è in difficoltà?

«Colleghi mi hanno detto che hanno venduto su piazza San Carlo a trentenni accompagnati dai genitori. Si parla di cifre importantissime. Extralusso e famiglie che non sentono la crisi».
[P. COC.]

Uffici e terziario
si salvano ancora
La crisi ha imposto una diminuzione dei prezzi:
dai 3 mila euro si è passati agli attuali 2500 al
mq. Nella scelta pesano sempre di più costi di
gestione, disposizione degli spazi e condizioni
dell’appartamento. La necessità o meno di
ristrutturare la nuova casa gioca un ruolo
importante: «Oggi fare valutazioni in base alla
zona è un azzardo, noi di solito valutiamo caso
per caso – dicono dalla Chiusano & C.
Immobiliare –. Ogni appartamento ha la sua
storia, fra case vicine la differenza di prezzo
può anche essere notevole». Per rispondere
agli effetti della crisi la tendenza è quella di
adottare formule alternative come l’affittoriscatto, utilizzata specie per gli uffici e nel
settore terziario.
[D.MOL.]

Pozzo Strada

Resiste la zona
del Politecnico
«Ci salviamo grazie alla metro». Gli alloggi
sull’asse di corso Francia, anche se a prezzo
scontato, si vendono. «Spesso è un
investimento fatto dai genitori per i figli». C’è
anche il fenomeno opposto, di chi torna in
affitto perché la casa non può più mantenerla.
Piazza Sabotino e corso Racconigi sono andati
giù, tira il Politecnico. Per l’agenzia in
franchising di Sergio Marinelli in corso
Trapani, il 2013 è stato l’anno peggiore: 20 per
cento in meno. «Ho dovuto ridurre i
collaboratori. Le case nuove rischiano di
restare vuote. Un palazzo partito con 5mila al
metro quadro ora vende alla metà».
[F.ASS.]



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