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2 .Primo Piano

STAMPA
.LA
DOMENICA 30 MARZO 2014

U

GOVERNO
IL NODO DELLA P. A.
Hanno
detto

Marianna Madia

Bisogna sostituire
i dipendenti vicini alla
pensione per favorire
l’ingresso dei giovani
Stefania Giannini

Un sistema sano non
ha bisogno di mandare
a casa gli anziani per
far entrare i giovani

Generazioni
La ministra dell’Istruzione Stefania Giannini
con quella della P. A. Marianna Madia
NEWPRESS

Lavoro, primo scontro tra ministre
Madia propone i pensionamenti per creare occupazione e Giannini replica: no a scontri fra giovani e vecchi
GIUSEPPE BOTTERO
TORINO

Visto che su 3,3 milioni di dipendenti pubblici italiani uno
ogni quattro ha più di 55 anni,
perché non immaginare una
staffetta generazionale per
accompagnare verso la pensione i più anziani e liberare
risorse per permettere l’ingresso dei giovani? La proposta del ministro della Semplificazione e Pubblica amministrazione Marianna Madia,
lanciata in una intervista al
«Corriere della Sera», si
scontra con i muri alzati dalla
collega di governo Stefania
Giannini, titolare dell’Istruzione, e dai sindacati. «Va avviato un processo di riduzione
non traumatica dei dirigenti e

più in generale dei dipendenti
vicini alla pensione per favorire
l’ingresso dei giovani - è la tesi
di Madia -. Se non si fa, non ci
può essere il rinnovamento della P.a., ma anzi si andrà verso la
sua agonia. Un po’ quello che

La ex rettore: «Non amo
il collegamento tra
chi va casa e chi resta
Serve un altro criterio»
accade a un Paese che non fa figli. Noi invece dobbiamo avere
una visione, un obiettivo politico». Obiettivo che, evidentemente, non è troppo condiviso
anche tra i banchi dell’esecutivo. «Non amo il collegamento

tra chi va a casa e chi entra. Un
sistema sano non ha bisogno di
mandare a casa gli anziani per
far entrare i giovani. Per me è
necessaria una alternanza costante» dice la Giannini dal
convegno di Confindustria a
Bari. Eppure i numeri sono
chiari: la percentuale di under
35 nella nostra Pubblica Amministrazione supera di pochissimo il 10%, nel Regno Unito e in
Francia galoppa oltre il 25%.
Giannini lo sa, ma al momento
preferisce rilanciare sulle riforme che dovrebbero sbloccare il
mercato del lavoro: «Il precariato è una deformazione patologica del principio di flessibilità, che va restituito alla sua fisiologicità. Un governo che crede nella flessibilità e non nella

sua patologia deve trovare gli
strumenti e lo sta facendo».
La proposta Madia, come
prevedibile, per ora non trova
sponda tra i sindacati. «Mi pare
che il ministro sia un po’ confuso», dice il segretario confederale della Cisl, Giovanni Faverin. Rosanna Dettori, Cgil, apre
al ricambio generazionale, ma
attraverso il ripristino del turnover. A Dettori i toni di Madia
non sono piaciuti, si sta «parlando con troppa facilità di esuberi e prepensionamenti», spiega. «Madia ha detto che non
vuole cambiare la Fornero e se
non si cambia rischiamo nuovi
esodati». Molto più cauta la posizione della Uil. «Non vedo
male il ricambio generazionale,
è quasi normale», ragiona il se-

3,3
milioni
Il numero dei dipendenti
che lavorano a vario titolo
per la Pubblica
amministrazione

55
anni
Un dipendente
pubblico su
quattro ha un’età
superiore ai 55 anni

gretario confederale Antonio
Foccillo. «È giusto che entrino i
giovani con nuove capacità anche per far fronte a esigenze
mutate. Certo questo non significa per forza staffetta, ma se
non si risparmia tagliando in altri modi come spesso abbiamo
chiesto, su questo bisogna puntare». Naturalmente, ragiona, il
meccanismo «di uscita deve essere su base volontaria». Più o
meno come succede nelle
aziende private, o in alcuni enti
controllati dallo Stato che stanno già sperimentando il patto.
«Così - spiega Foccillo - mi sembra un’ipotesi accettabile». Nel
dibattito interviene anche l’ex
ministro Fornero: «Prepensionamenti? Attenzione - dice - a
non smontare le riforme».

Le st
to trent’anni alla catena di montaggio.
E, mi creda, trent’anni non sono uno
scherzo». Ma scusi, adesso come vive? «Fra mobilità e incentivo, diciamo
che ho lo stipendio assicurato per tre
anni. Intanto mi guardo intorno». Appunto: i cinquantenni, statistiche alla
mano, sono quelli che hanno meno
possibilità di ritrovare un lavoro. Per
questo, se sono così fortunati da averne uno, fanno di tutto per non mollarlo. «E io invece ho fatto il contrario.
Devo cercarmi un posto, d’accordo.
Ma lo considero uno stimolo, non una
disgrazia». Scusi la curiosità, è sposato? «Sì, con una ragazza comasca, si
chiama Tiziana. Niente figli. Lei è una
frontaliera, ha un ottimo lavoro in
Svizzera». E che le ha detto quando si
è licenziato? «Beh, diciamo che non

L’ex operaio 50enne

“Licenziavano e ho lasciato
il mio posto a un giovane”
per me, ho pensato».
La storia si svolge a Olgiate Coma«Quando sono arrivate le lettere di li- sco, paesone di 11 mila abitanti al conficenziamento ho pensato ai colleghi ne svizzero, e questa volta riguarda il
più giovani, magari con dei figli e il settore privato. L’azienda è la Sisme,
mutuo da pagare. Ho pensato che po- motori per elettrodomestici. E la via
tevo, si può dire?, salvare le chiappe a crucis della crisi, quella che abbiamo
qualcuno. E allora mi sono licenziato letto mille volte. Prima ristrutturazioio». Nell’Italia della guerra fra gene- ne nel 2009, dopo le delocalizzazioni in
razioni, con i giovani parcheggiati a Cina e in Slovacchia: su 790 lavoratori,
replicare all’infinito inutili stage se ne vanno in 170, 140 prepensionati e
aspettando che qualche anziano va- 30 con incentivi. Nel gennaio scorso, le
da finalmente in pensione, la vicenda lettere di licenziamento di cui parla
di Giuseppe Caravello è quantomeno Caravello arrivano ad altre 198 persoinsolita. «Ma non mi faccia passare ne: «Mai visto, da queste parti. È semper il buon samaritano. Dopo tren- pre stata una zona ricca, di impiego
t’anni di fabbrica, avevo voglia di ri- quasi pieno. Anche le vertenze sindamettermi in gioco. Eravamo tutti in cali erano tranquille». Questa, ovviasala mensa, di presidio perché la ver- mente, no. Dopo 17 giorni di scioperi e
tenza con l’azienpresidi, si trova
da era di quelle
con
IN FABBRICA A 20 ANNI l’accordo
dure, quando hanl’azienda, che poi
«Dopo 30 anni alla catena cambia idea e lo deno cominciato a
di
montaggio
ero anche stufo nuncia. Il giudice
squillare i telefonini. Chiamavano
di continuare quella vita» stabilisce che i lida casa per ancenziamenti sono
nunciare che erano arrivate le lettere illegittimi. Nuova conciliazione: la quadi licenziamento. Mi sono sentito li- dra è la mobilità più un incentivo di 20
cenziato anch’io, benché non sapessi mila euro per chi lascia. Decidono di
ancora se lo ero davvero. E mi è scat- andarsene anche diciotto che non eratato qualcosa dentro: è finita anche no stati licenziati, fra i quali appunto
ALBERTO MATTIOLI
MILANO

Ha
detto
Ho pensato ai
più giovani,
magari con figli
e mutuo
da pagare e
così ho deciso
di licenziarmi

FUTURO

«Con l’incentivo e la mobilità
posso resistere tre anni
Intanto ne cerco un altro»

Impegno
Giuseppe Caravello ora si occupa
di attività sindacale «a titolo gratuito»
ci tiene a precisare

Caravello. «Ma quasi tutti - racconta
lui - sarebbero arrivati alla pensione
con la mobilità. Io no. Ho 50 anni, me
ne mancano ancora dieci, a voler essere ottimisti. Però ero stufo. E l’idea che
forse avrei potuto salvare il posto a
qualcuno più giovane è stata la molla
decisiva».
Il kamikaze ha una storia tipica.
Genitori di Rosolini, provincia di Sira-

cusa, che nel ’63, ormai quasi fuori
tempo massimo, emigrano in Francia.
Giuseppe nasce quell’anno nella
banlieue di Parigi. Nel ’68, rientro in
Sicilia e all’inizio degli Anni Ottanta
nuova emigrazione, questa volta al
Nord quasi Svizzera. «Io sono entrato
in fabbrica a vent’anni e mi ritengo
anche fortunato, perché già all’epoca
non si assumeva più molto. Poi ho fat-

mi ha esattamente fatto l’applauso.
Me lo farà quando avrò un altro lavoro. Una ragione di più per trovarlo».
Nel frattempo, l’ex Cipputi fa attività sindacale («Da volontario e gratis, sia chiaro») per la Cisl. È sempre
stato uomo di buone letture («Fu un
gran peccato, lasciare il liceo scientifico per andare a lavorare», dice) e
adesso prova a metterle a frutto per
scrivere la sua storia, «trent’anni di
lavoro, ma anche di amicizie, di divertimento e di attività politica e sindacale». Titolo, «provvisorio» dice lui,
bellissimo aggiungiamo noi: «Il mio
turno lo decido io».