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LA STAMPA
DOMENICA 30 MARZO 2014

Primo Piano .3

.

Impiegati

il caso
ROBERTO GIOVANNINI
ROMA

a pubblica amministrazione italiana non funziona, e
gran parte della colpa va
attribuita a leggi e regole
infinite e pervasive, alla
dirigenza politicizzata e corporativa,
a un’organizzazione ottocentesca e
farraginosa a una cultura burocratica sclerotizzata e invecchiata. Forse
alcuni problemi però dipendono anche da un altro tipo di «invecchiamento»: quello anagrafico che ha travolto dal 2000 il personale del comparto. Un processo scatenato evidentemente dalla sfilza di blocchi del
turnover - le assunzioni di nuovo personale in sostituzione di quello andato in pensione Pil - che da oltre un
decennio sono stati imposti per risparmiare soldi pubblici. Blocchi che
sono stati certamente in parte aggirati reclutando personale a tempo
determinato o in collaborazione, tendenzialmente più giovane. Ma che alla fine hanno dato vita a una pubblica
amministrazione il cui personale è
passato da un’età media di 43,6 anni
nel 2001 a una di 48,1 nel 2012.
Non per forza di cose disporre di
personale relativamente anziano
equivale a inefficienza e malfunzionamento. Del resto i cinquantenni di
oggi sono molto diversi e «freschi»
rispetto ai cinquantenni di qualche
decennio orsono. E non si può negare che il processo di invecchiamento
dei «travet» ricalca da vicino l’analogo processo che ha coinvolto l’intera società italiana. Ma non c’è dubbio che una forza lavoro più giovane,
oltre ad essere più agile mentalmente e culturalmente (e in teoria dotata di una migliore qualificazione scolastica) è anche più pronta ad accettare i drastici cambiamenti organizzativi (e soprattutto di cultura organizzativa) che tutti gli addetti ai lavori ritengono indispensabili al Paese. Dopo di che, se quello del ringiovanimento del personale pubblico è
l’obiettivo, non ci sono grandissime
alternative: o si allenta la morsa del
blocco del turnover, favorendo assunzioni «mirate» di ragazzi qualifi-

L

Dal 2001
al 2012
l’età media
dei
dipendenti
pubblici
è salita
di quattro
punti
e mezzo

48,1%
Età media
Nella Pubblica
amministrazione l’età
media è oltre i 48
Molti gli over 60

10%
Under 35
I lavoratori giovani sono il
10% in Italia contro il 25%
del Regno Unito e il 28%
della Francia

Il blocco del turn over paralizza
la Pubblica amministrazione
Solo un dipendente su cento ha meno di 29 anni. 180 mila gli over 60
ETA’ MEDIA DIPENDENTI PUBBLICI PER COMPARTI
p
Carriera diplomatica
Forze armate
Scuola
Enti art. 70-comma 4-D.165/01
Enti di ricerca
g
Agenzie
fiscali
Università
Ist. form.ne art.co mus.le
g dei Ministri
Presidenza Consiglio
g
Magistratura
Vigili del Fuoco
p
Enti pubblici
non economici
Carriera prefettizia
g
Regione
ed autonomie locali
Servizio sanitario nazionale
p
Autorità dipendenti
p
Carriera penitenziaria
p di polizia
p
Corpi
Ministeri
Enti art. 60-comme 3-D.165/01
g
Regioni
a statuto speciale
TOTALE

2006
46,4
37,1
,
49,8
50,8
48,9
49,2
49,1
49,7
50,6
48,8
43,3
49,1
50,7
47,9
46,1
43,7
48,2
39,4
48,9
44,7
44,6
46,7

2012
45,0
36,7
49,8
50,9
49,0
49,9
50,1
50,7
51,8
50,0
44,7
51,0
52,8
50,1
48,3
46,3
50,8
42,2
51,9
48,0
48,4
48,1

Differenza percentuale
-1,32
Fonte: Conto
-0,43
annuale RGS
-0,03
,
0,09
0,15
0,74
0,95
1,05
1,12
1,19
1,39
1,88
2,11
2,19
2,21
2,53
2,57
2,85
2,99
3,30
3,75
1,30

cati ma aumentando i costi per pen- che sostanzialmente hanno mantenusioni e stipendi, oppure ci si tiene il to un’età media intorno ai 50 anni.
personale che c’è, riorganizzandolo
L’altra faccia della medaglia è il basnel modo migliore possibile.
sissimo numero di giovani presenti
I numeri, comunque, sono chiarissi- nella pubblica amministrazione. Conmi. Secondo la Ragioneria dello Stato, siderando l’intero settore nel 2011, solo
appunto, nel 2012 l’età media del per- il 4,2% del personale può vantare mesonale «stabile» era di 48,1 anni. Un no di 29 anni di età. Il 16,8% sta nella
dato che inganna,
fascia 30-39, convisto che nel pubbliI MINISTERIALI I PIÙ VECCHI tro il 34,8% di quaco impiego ci sono
il 37,8%
Mediamente nei dicasteri rantenni,
comparti come le
di cinquantenni, e
l’età di chi ci lavora addirittura il 6,3%
Forze armate e i
raggiunge quasi i 52 anni di ultrasessantenCorpi di polizia che
per forza di cose soni. Negli enti pubno più «giovani» (rispettivamente, blici non economici, nella ricerca, nei
36,7 e 42,2 anni in media). I più anziani ministeri, nell’università e in magi(esclusi i Prefetti) sono i ministeriali stratura c’è meno di un dipendente su
(51,9 anni) e il personale degli enti pub- cento con meno di 29 anni. La scuola
blici non economici (51). Il processo di conta esattamente un solo giovane su
invecchiamento è stato generale, con cento dipendenti. La maestrina dalla
l’eccezione della scuola e della ricerca, penna rossa è davvero solo un ricordo.

orie
questo antagonismo edipico: «Capisco
che non è possibile costringere le persone alla pensione e che non si può tagliare di netto la generazione di chi ha
tra i 60 e i 65 anni, però, considerando
che a quell’età si crea un gap comunicativo con i ragazzi, si potrebbero trovare soluzioni alternative, impiegarli
come tutor dei docenti più inesperti».
Nella guerra tra poveri non ci sono
vincitori, concorda la Marchionne:
«Bisogna uscire dalla contrapposizione giovani-vecchi e riconoscere che gli
insegnanti sono troppi, da un lato l’università ne sforna più del necessario e
dall’altro la scuola è il refugium peccatorum di chi non trova altro. Un tempo
era un buon posto ambito dai bravi con
cui, per esempio, io e mio marito, docenti entrambi, riuscivamo a vivere
bene. Oggi è così mal pagato da attrarre chiunque, compresi giovani poco
preparati e poco umili che seppure esistesse un’osmosi didattica non vorrebbero ascoltare la lezione dei vecchi».

Il precario e l’ex professoressa

Nella scuola è già in corso
il duello tra padri e figli
FRANCESCA PACI
ROMA

L’Italia della rottamazione non è più
un paese per vecchi ma non è ancora
un paese per giovani. La scuola, per
dire, detiene la maglia nera europea
della minor percentuale di insegnanti sotto il 40 anni, il 15% contro il quasi 50% della Germania. Tra i banchi
dunque, la staffetta generazionale
evocata dal ministro Madia diventa
una specie di guerra fra poveri, padri
IL DOCENTE A TEMPO

«La staffetta generazionale
farebbe comodo. Saremmo
in molti a essere assunti»
contro figli per 1300 euro al mese.
«L’antinomia vecchi-giovani non
funziona in un ambito come la scuola
dove ogni docente fa storia a sé, ci
sono quelli la cui anzianità è un danno perché non si aggiornano e quelli
che potrebbero essere un arricchimento» ragiona la professoressa Antonietta Marchionne, in pensione dal
2011 dopo 42 anni a insegnare latino
e greco al liceo classico. Nel 2011,
quando le restavano 12 mesi prima di

spegnere 65 candeline, ha ricevuto la
lettera di congedo: «Sarei rimasta, ero
affezionata alle classi, ma una circolare del Provveditorato stabiliva che 40
anni di servizio erano sufficienti per
dirsi addio. Io ci ho rimesso marginalmente, altri colleghi invece sono stati
mandati a casa a 60 anni, c’è stato perfino chi ha rinunciato al riscatto degli
anni di laurea per non andare in pensione. Così va l’Italia. È previsto per
esempio che si possa chiedere una
proroga se a 65 anni non se ne hanno
ancora 40 di servizio, ma a Roma il
Provveditorato non ne ha concessa alcuna». Molti professori rimarrebbero
volentieri al loro posto fuori tempo
massimo, ammette lei che ora viene
invitata dagli ex colleghi come «esperta esterna». Lo farebbero gratis, per
propria soddisfazione: ma «sarebbero
anche una risorsa preziosa». Invece
stanno lì, umiliati da un sistema specializzato nel disperdere energie e
guardati con invidia affatto bonaria
dagli un tempo alunni diventati rivali.
Dall’altra parte della barricata, in
questa simbolica contesa di una poltrona per due c’è Paolo Maiore, classe
1978, precario di matematica in lista
d’attesa dal 2005 che non era neppure

Ha
detto
Sinceramente
sarei restata.
In molti casi
i vecchi
professori
sono
una risorsa

twitter @frapac71

Docente
In pensione dopo 42 anni Antonietta
Marchionne sostiene che
in realtà ci sono troppi professori

nato quando la neo laureata Marchionne debuttava in cattedra. I loro destini
s’incrociano più conflittualmente che
in passato nell’Italia in cui la disoccupazione giovanile sfiora il 40%.
«A me la staffetta generazionale farebbe comodo perchè se andassero in
pensione 50 professori e ne venissero
assunti altrettanti ci rientrerei anche
io che sono 30simo in graduatoria, ma

Jena
il problema vero è la fila, non si doveva
creare il collo di bottiglia» osserva Paolo Maiore che, nell’attesa di esercitare nel pubblico l’abilitazione ottenuta 9
anni fa dopo gli stage non pagati in
agenzie immobiliari e istituti di sondaggi, insegna nella scuola paritaria,
dove lo stipendio è ancora più basso
(circa mille euro). A sua volta figlio di
una proff, Paolo vorrebbe uscire da

Comunisti
La metafora di Ingrao che oggi
compie 99 anni:
«Pensammo una torre
Scavammo nella polvere».

jena@lastampa.it