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4 .Primo Piano

STAMPA
.LA
DOMENICA 30 MARZO 2014

U

LA CRISI

Sul palco
Giorgio Squinzi
e Ignazio Visco

LA SFIDA DELLO SVILUPPO
Le
frasi

ANSA

GIORGIO SQUINZI

IGNAZIO VISCO

Tra noi imprenditori
c’è una percezione
netta e diffusa
della necessità
di un mutamento
profondo

Gli industriali
potranno dimostrare
anche con risorse
proprie la loro fiducia
nelle prospettive
delle loro aziende

“Confindustria
è la prima a volere
il cambiamento”
Squinzi:paghiamolenon-scelte.Visco:rischiatedipiù
TEODORO CHIARELLI
INVIATO A BARI

Prova a gettare acqua sul fuoco il governatore di Bankitalia
Ignazio Visco, guardando
dritto negli occhi, dal palco
del Teatro Petruzzelli di Bari,
il leader degli industriali Giorgio Squinzi. Conferma - ci
mancherebbe - quanto detto il
giorno prima a Roma («Rigidità legislative, burocratiche,
corporative, imprenditoriali e
sindacali, sono sempre la remora principale allo sviluppo
del nostro Paese»), ma nega
qualsiasi riferimento specifico al dibattito su flessibilità e
mercato del lavoro. Nessun
allarme sulla rigidità di imprenditori e sindacati, nè la
volontà di polemizzare. Sem-

mai una stoccata «a chi riduce i
ragionamenti in messaggi da
trasmettere via twitter, con il
rischio di alimentare incomprensioni ed equivoci».
Poi, però, alla platea degli industriali che già avevano dovuto incassare venerdì la reprimenda del ministro del Lavoro,
Giuliano Poletti, Visco non fa
sconti. Chiede di innovare e, soprattutto, investire. «Perché
non solo ai soggetti pubblici e ai
policy-maker è domandato uno
sforzo di cambiamento. Un altrettanto profondo mutamento
del settore privato è richiesto a
imprese e lavoratori». Anche
perché, accanto ai segni di ripresa, «il quadro economico resta fragile». La sfida per le imprese, insiste il Governatore, è

un salto di qualità di prodotto e
di processo, che le porti a essere più grandi, più tecnologiche,
più internazionalizzate.
«Attraverso una maggiore
patrimonializzazione, anche
con risorse proprie, gli imprenditori potranno dimostrare direttamente la fiducia nelle prospettive delle loro imprese».
Insomma, le imprese italiane
devono crescere, ribilanciare il
peso dell’indebitamento, investire. «Per lungo tempo l’influenza negativa di un contesto
istituzionale poco favorevole
all’attività imprenditoriale sulla competitività e sulla sua capacità di attrarre investimenti
dall’estero è stata sottovalutata». Le colpe? «Siamo tutti responsabili - chiosa Visco -. Chi

per non aver agito e chi per non
essere riuscito a convincere ad
agire in direzioni adeguate». E
avverte: è rischioso per le
aziende che la maggior parte di
esse sia rimasta intrappolata
in scale produttive ridotte,

Camusso irritata:
ormai va di moda
dire che i colpevoli
sono sindacati e imprese
mentre crescere è cruciale. Invece a lievitare è l’indebitamento, a cui non ha corrisposto un rafforzamento della capacità delle imprese di sostenerne il costo. Infine una battuta sul tema, al centro del con-

vegno di Confindustria, del capitale umano da rilanciare come “forza del Paese”: «Rapporti di lavoro più stabili sarebbero certamente d’aiuto».
E gli industriali? Squinzi
non si sente sul banco degli imputati. «La Confindustria, la
mia Confindustria - rivendica,
rimarcando il “mia” quasi come segno di discontinuità con
le gestioni precedenti - ha puntato su innovazione e competitività». Poi, rivolto a Visco:
«C’è tra noi imprenditori la
percezione netta e diffusa della
necessità di avviare un cambiamento profondo. Ogni giorno misuriamo i costi altissimi
di un immobilismo durato
troppo a lungo». Confindustria
preannuncia proposte sorrette

da numeri, costruttive, in vista
del Def. Squinzi ritorna anche
sul rapporto con il governo
Renzi. Sostiene di apprezzarne
lo spirito europeista, la voglia
di riforme, la determinazione a
fare rapidamente. Senza pregiudizi, «perché per le imprese
contano i fatti». Bene rapidità e
coraggio del decreto Lavoro,
ma forti dubbi per l’aumento
della tassazione delle rendite
finanziarie solo sui titoli privati. In attesa «di una spinta forte
alla competitività». Alla fine a
polemizzare con il Governatore rimane la leader Cgil, Susanna Camusso. «Ma quale rigidità... - sibila dal palco del Petruzzelli -. E’ la stagione in cui i
colpevoli sono imprese e sindacati perché va di moda».

Le int

Stefano Parisi

La proposta
del Maxi Job

“Le parti sociali devono
rinunciare al ruolo politico”
ANTONIO PITONI
ROMA

L

«Che prenda in mano la realizzazione
dell’Agenda digitale. E faccia la stessa
battaglia che sta conducendo per l’eliminazione della burocrazia inefficiente e la semplificazione».

a dura legge del ricambio è stato Stefano Parisi in persona,
presidente uscente di Confindustria Digitale, a spingere perché
Da dove si comincia?
fosse recepita dallo statuto: «Due «Dalla volontà politica di vincere le
anni di mandato (il massimo consen- resistenze di chi dovrebbe essere
tito) sono sufficienti per creare rota- coinvolti in questo processo».
zione e nuova classe dirigente», spieIl suo giudizio sul governo Renzi semga. Nata per unificare l’intera filiera
bra positivo…
dell’Ict (75 miliardi di fatturato e «Ha preso impegni che se mantenuti
250mila dipendenti), la federazione aiuteranno il rilancio. Una cosa imha eretto l’Agenportante l’ha già
da digitale a proIL JOBS ACT DI RENZI fatta: la riforma
prio manifesto.
mercato del la«Di fatto ha abrogato del
voro, abrogando di
Oggi a che
la riforma Fornero fatto la legge Forpunto siamo?
Può aiutare il rilancio» nero. Se riuscisse
«Siamo partiti nel
novembre 2011.
poi a pagare tutti i
Da allora sono cambiati tre governi. E debiti della Pa con le imprese, saremla cosa non ha aiutato. Di sicuro, i mo un bel pezzo avanti. Il giudizio per
prossimi 3 anni saranno decisivi: o la ora è sospeso ma in senso positivo».
svolta tecnologica o l’arretratezza
A proposito di mercato del lavoro, tra
strutturale della nostra economia».
le vostre proposte al governo c’è il
Volendoriassumereilsuomandato?

«Chi si è occupato di questi temi in
questi anni nello Stato ha incontrato forti resistenze nelle amministrazioni pubbliche».
Ora a Palazzo Chigi c’è Renzi: cosa si
aspetta?

modello del Maxi Job lanciato da Luca Ricolfi su «La Stampa»…

«Esatto. L’idea è quella di inserire giovani digitali all’interno delle aziende
più mature, come quelle manifatturiere, dove possono portare logiche e
mentalità nuove. Assumiamoli con il

«Cominciamo
ad applicarlo
alle assunzioni dei
giovani per innovare
le aziende»

Presidente
Stefano Parisi
guida
Confindustria
Digitale,
che rappresenta
le imprese
della filiera
dell’Itc
Insieme fatturano
75 miliardi

zione non hanno prodotto riforme.
Dopo il ‘92 le riforme che hanno inciso
sono state fatte senza l’adesione o con
l’adesione parziale delle parti sociali.
Vedi Monti sulle pensioni, la riforma
Biagi o l’art.8 che introduce la deroga
all’articolo 18. Ha ragione Renzi a dire
che la concertazione è finita, l’aveva
già detto Monti. Le organizzazioni di
rappresentanza devono ripensare al
LA SPENDING REVIEW

Maxi Job, che prevede forti sconti sul
costo del lavoro. Se fossi Confindustria promuoverei questo modello per
l’intera economia».
Devo ricordarle, però, che lei non è
Confindustria…

«Infatti. E visto che, come al solito, in
Italia c’è grande preoccupazione per
le cose che innovano, cominciamo almeno ad applicarlo alle assunzioni dei
giovani nelle aziende che più hanno
bisogno di innovazione e, magari, anche nella pubblica amministrazione».
Digitalizzare anche per la spending
review. E’ una sintesi corretta della
vostra idea?

«Sì. La vera revisione della spesa non
si fa spegnendo la luce un po’ prima o
chiudendo un paio di sedi regionali
della Rai. Ma si fa introducendo tecnologie e riorganizzando la struttura
produttiva. Oggi tutti i processi della
Pa sono inefficienti, cartacei o affidati
a sistemi informativi che non parlano
tra loro. La lentezza della Pa e i relativi costi dipendono molto da queste
inefficienze.».
Il governatore di Bankitalia giovedì
se l’è presa con le «rigidità» anche imprenditoriali e sindacali che frenano
il Paese…

«Sono d’accordo. 20 anni di concerta-

«La vera rivoluzione si fa
introducendo tecnologie
e riorganizzando le strutture»
loro ruolo. A cominciare da Confindustria. Non trarranno più la loro forza
dalla Sala Verde di Palazzo Chigi, ma
dall’adesione vera dei loro iscritti».
In che modo?

«Rinunciando al ruolo politico degli
ultimi anni e cercando di rappresentare al meglio gli interessi degli associati compatibilmente con gli quelli
generali. Proponendo soluzioni. Poi
sarà la politica a decidere. Le buone
politiche non nascono mai dalle mediazioni ma dalle decisioni».