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LA STAMPA
GIOVEDÌ 3 APRILE 2014

Retroscena
UGO MAGRI
ROMA

SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

mpossibile al momento prevedere se trascorrerà il prossimo anno relegato in casa (carcere a
domicilio in ragione dell’età), oppure potrà cavarsela con 10 mesi
e 15 giorni di affidamento ai servizi
sociali. Nel giro berlusconiano tutti
preferirebbero di gran lunga la seconda delle due, che al condannato
garantirebbe tra l’altro un’ampia agibilità politica. Già da tempo una folla
di comunità è in lizza per accoglierlo
in veste di munifico mecenate, sebbene in pole position pare ci sia l’Unitalsi, opera benefica che organizza i

I

cetto. Con tutti i visitatori si sfoga: «Come si può imporre una umiliazione del
genere a chi è stato imprenditore, ha dato lavoro a 50 mila famiglie, ha fondato
la tivù libera in Italia, per quattro volte è
stato premier, ha rappresentato l’Italia
in tutti i consessi, ha parlato addirittura
davanti al Congresso degli Stati Uniti?».
Gli avvocati lo supplicano in ginocchio
di non ripetere questi discorsi in udienza, dove non è escluso che Berlusconi
possa presentarsi, perché i giudici potrebbero prenderlo in parola e dirgli:
«Ah sì? Non gradisce i servizi sociali?
Allora si accomodi ai domiciliari». Magari pure con il divieto di interfacciarsi
con il mondo esterno, a parte pochi intimi (è ampia facoltà discrezionale dei
rebbe l’adesione a concetti come penti- magistrati ritagliare l’esecuzione della
mento e recupero alla società (un tempo pena su misura di ciascun imputato, alla
si sarebbe parlato di redenzione) a lui luce della sua personalità).
del tutto alieni. La prospettiva di farsi
In attesa di conoscere il suo destino,
«redimere», anche solo attraverso collo- Berlusconi da combattente irriducibile
qui settimanali con un assistente socia- le sta provando tutte. Nessuno, tantole, è vissuta da Berlusconi alla stregua di meno chi lo considera il Caimano, può
un’ingiuria. Primo, perché lui continua a stupirsi dei colpi di coda. Tanto più che
proclamarsi innol’uomo destinato alle
cente, si dice certissiIN POLE misure restrittive è
mo che questa sua
stessa persona su
Ci sarebbe l’Unitalsi, la
verità sarà presto dicui fa perno il progetmostrata a Brescia opera benefica che organizza to di rinnovamento
i viaggi dei malati a Lourdes delle istituzioni rein sede di revisione
del processo o in alpubblicane. Il Berluternativa a Strasburgo, davanti alla sconi che viene considerato (come tutti i
Corte europea dei diritti dell’uomo. Di condannati, a norma della Costituzione)
qui lo stato d’animo del leone in gabbia un soggetto da riportare per gradi e con
descritto dalla Biancofiore, che è tra le mille cautele nel consorzio civile è lo
sue visitatrici più assidue.
stesso Berlusconi con il quale Renzi ha
Secondo: il Cavaliere trova altamen- stipulato un patto per rifondare l’Italia.
te offensiva la pretesa che un assistente Lo ha stipulato in quanto, senza il Cavasociale possa insegnare a lui come si liere, mancherebbero i numeri in Parlacampa da persona onesta, e valutare mento… Più che un paradosso, è lo specstrada facendo se ha ben digerito il con- chio della precarietà politica nazionale.

L’angoscia di Silvio
A piede libero ancora
per una settimana
Così il leader vive i giorni dell’attesa

IL TERMINE DEL 15 APRILE

I giudici avranno tempo fino
ad allora per decidere come
dovrà scontare la pena
viaggi dei malati a Lourdes (ha la sede dietro via del Plebiscito). Tutti si
augurano che il Tribunale acconsenta, dalle parti di Berlusconi, tranne
uno: il diretto interessato.
L’uomo è testardamente convinto
che l’affido ai servizi sociali sarebbe
mille volte più devastante per il suo
sconfinato amor proprio. In quanto, diversamente dai domiciliari, richiede-

il caso
MATTIA FELTRI
ROMA

a fine (parziale e provvisoria)
dell’egotismo politico si legge
nella parte bassa dei simboli di
partito in gara alle Europee: i nomi
dei leader cadono per morìa prevedibile ma impressionante. Alla conclusione di una Seconda repubblica basata sul carisma delle leadership - al
punto che i capi cambiavano i nomi
dei loro partiti mentre i partiti non
cambiavano i loro capi - è l’antipolitica a indebolire le strategie anagrafiche. Addio dunque ai Di Pietro e ai
Casini e ai Bossi e ai Monti stampati a
caratteri spesso sovrastanti le dimensioni di quelli del partito stesso.
Resiste soltanto l’eternità ormai fossile del totem Berlusconi: proprio ieri
Forza Italia ha diffuso il simbolo in cui
non si rinuncia allo sponsor migliore,
sebbene il titolare del brand non sia
candidabile (e infatti ha subito ripreso a circolare l’ipotesi che in lista ci
sarà Barbara, e lei ieri si è vezzosamente rifugiata in un cinematografico non confermo e non smentisco).
È successo, come dice il professor
Alessandro Campi, docente di storia
del pensiero politico all’università di
Perugia, che «tramontano le leadership di un ventennio. Probabilmente
se ne affacceranno di nuove, ma ci vuole del tempo». Spiega il professore che
non erano leadership basate sul nulla:
Antonio Di Pietro veniva dalla popolarità travolgente di Mani pulite, Gianfranco Fini era il rifondatore della destra finalmente postmissina e deghettizzata, Umberto Bossi era il condottiero del ribellismo indipendentista
del nord. Tutto finito fra madornali errori politici, piccole e grandi ruberie,
spocchie incomprensibili. «Il nome
non è più un traino, anzi rischia di essere controproducente», dice Campi
che fa notare come una giovane emergente come Giorgia Meloni abbia preferito a sé - per il suo F.lli d’Italia - lo
storico richiamo di An, ottenuto per
delibera della Fondazione proprietaria: sa che il simbolo di Alleanza nazionale detiene ancora qualche appeal
che il suo cognome ancora non ha. Lo
stesso vale nella Lega, dove Matteo
Salvini non soltanto ha avuto il buonsenso di non sostituirsi tipograficamente a Umberto Bossi, ma anche di

L

Silvio Berlusconi

Renzi e Grillo, niente nome
nel simbolo per le europee
Resiste il capo di Forza Italia. E la Lega toglie “Padania”
rinunciare al marchio usurato Padania
(inserito in passato al posto di Bossi) e
infilarci un Basta euro, nel tentativo anche abbastanza disperato di riconsegnare un senso all’esistenza del movimento.
Altri si sono invece arrangiati in qualche modo. Nel simbolo dell’Udc - dove
resiste uno scudocrociato di ampia gloria novecentesca, ma di attrattiva non
irresistibile - la scritta Casini è stata so-

stituita con un “Italia” buono per sempre; Scelta Civica varca i confini (anche
dell’ovvio) e la scritta Monti è stata sostituita con un “Europa” calibrato all’evento. Abbastanza inafferrabile è il
caso del Nuovo centrodestra che ha risistemato il simbolo d’esordio, un terribile quadrato in bianco e blu che pareva
l’insegna di un’azienda odontoiatrica;
adesso è circolare, ha un po’ di tricolore
e soprattutto fiducia nel capo: il nome di

Angelino Alfano è proprio lì dove stavano i nomi durante tutta la prima Repubblica: forse contano in un grado di seduzione ignoto ad altri osservatori. E così
la curiosità vera è che gli unici due uomini in grado di smuovere qualcosa nell’anima al suono del loro nome - Beppe
Grillo e Matteo Renzi - vadano avanti
nella spersonalizzazione tradizionale,
nel caso del Pd, e di ragione sociale, nel
caso del M5S. Almeno per ora.

Oggi e nel 2013
Fi

Ncd

Udc

Il simbolo
europeo,
e quello
nel
2013

Nel
simbolo
c’è
Alfano

Sparito
Casini,
spunta
Italia

Eredità An

Tsipras

Idv

Fratelli
d’Italia
non
mette
Meloni

Simbolo
nuovo
per un
partito
nuovo

Addio
al logo
Di Pietro

Primo Piano .3

.

Taccuino
MARCELLO
SORGI

Il nervosismo
di Berlusconi
minaccia Renzi
ra le ragioni che hanno
portato a un improvviso raffreddamento nei
rapporti tra Berlusconi e Renzi, dopo una luna di miele c’è
soprattutto il nervosismo del
Cavaliere per l’incerta vigilia
delle decisioni dei giudici di
Milano sul suo destino di condannato. Ma ce n’è anche
un’altra, che riguarda i sondaggi più recenti in vista delle
europee, anche quelli solitamente più favorevoli a lui. Da
tre settimane infatti Forza Italia oscilla tra il 21 e il 18%, secondo che le rilevazioni prevedano Berlusconi in campo, in
che modo non si sa, dato che
spetterà alla magistratura riconoscergli o meno la possibilità di partecipare alla campagna, oppure impedito dal
prendervi parte, per effetto
degli arresti domiciliari o dell’affidamento ai servizi sociali.
Nell’un caso o nell’altro il partito del Cavaliere, tendenzialmente sfavorito nelle consultazioni europee, si piazzerebbe terzo, dietro Pd e 5 stelle.
Un risultato che, se dovesse ripetersi poi alle successive politiche vedrebbe Forza Italia
esclusa dal ballottaggio.
A quel punto, il rischio di
una libera uscita dei suoi elettori verso i due finalisti della
competizione sarebbe alto.
Parte dell’elettorato moderato berlusconiano, temendo la
vittoria di Grillo, potrebbe
orientarsi verso il Pd; altra
parte, più radicale, com’è già
accaduto nelle politiche del
2013, potrebbe andare a ingrossare le file dei 5 Stelle. Un
incubo «alla francese», per
dirla con le parole di chi è andato a prospettare a Berlusconi questo scenario, ricordando il caso dell’ultima rielezione di Chirac, in cui i socialisti
francesi furono costretti a votare il candidato gollista perchè al loro posto in ballottaggio era entrato Le Pen.
Logico che un timore del
genere stia spingendo al ripensamento Forza Italia proprio sulla legge elettorale. Il
Cavaliere aveva accettato il
secondo turno pensando che
sarebbe stato un classico
braccio di ferro sinistra-destra. «Alla fine ce la vedremo
io e tua figlia Marina», lo aveva lusingato Renzi, per convincerlo. Se invece il pericolo è
quello di restare esclusi, diventa preferibile andare al voto con qualsiasi sistema elettorale, perfino il “Consultellum” uscito dalla sentenza
della Consulta che ha cancellato il Porcellum. Di qui i dubbi
e la frenata su tutta la partita
delle riforme, da parte di Berlusconi: che in questo campo,
si sa, non è nuovo a far saltare
il banco all’ultimo minuto.

T

Jena
Lega

No Monti

Il duello

Al posto
di
Padania,
“basta
euro”

Nel logo
di Scelta
Civica
addio
Monti

I due partiti
che
potrebbero
sfidarsi
per i primi
posti,
Pd
e M5s,
confermano
il simbolo
storico

Mai
Per evitare il divorzio
basta dire «permesso,
grazie e scusa».
Si vede che il Papa
non è mai stato sposato.

jena@lastampa.it