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la stampa 07 04 2014 by pds .pdf



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Autore: 8080 pdfGrill - http://www.8080.it

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* In edicola con La Stampa *

W

LA
LA STAMPA
STAMPA
QUOTIDIANO FONDATO NEL 1867
LUNEDÌ 7 APRILE 2014 • ANNO 148 N. 96 • 1,30 € IN ITALIA (PREZZI PROMOZIONALI ED ESTERO IN ULTIMA) SPEDIZIONE ABB. POSTALE - D.L. 353/03 (CONV. IN L. 27/02/04) ART. 1 COMMA 1, DCB - TO www.lastampa.it

Nelle Filippine

Lo scontro in Parlamento

TuttoSoldi

Diplomaticoarrestato
«Eracontrebambini»

La crisi del tabacco
scatena le lobby

Borsa,sullaripresa
l’incognitaamericana

L’ambasciatore italiano
in Turkmenistan fermato a Manila
«Non sono un turista del sesso»
Longo A PAGINA 16

Le multinazionali divise sul low cost
Una battaglia per conquistare
un mercato che vale 18,4 miliardi
Russo A PAGINA 13

Gli analisti scommettono
sul maxi piano della Bce
Riparte il settore dei mutui
ALL’INTERNO DEL GIORNALE

Europarlamento, Tardelli tra i candidati Pd. Boschi: «II Senato? Avanti anche senza Forza Italia». Berlusconi: noi sull’Aventino

Stretta sulle municipalizzate
Oggi il premier vede Padoan e Cottarelli: colpiamo i santuari della Pa

Dai casinò ai campeggi
una fabbrica di incarichi

Continua il pressing del
premier sul fronte della revisione della spesa. Nel mirino di Palazzo Chigi ci sono le aziende
municipalizzate e gli enti considerati inutili. Renzi oggi incontrerà il ministro dell’Economia
Padoan e Cottarelli: domani il
varo del Def.

Francesco Spini A PAGINA 3

ALLE PAGINE 2 E 3

1

DOSSIER

IL PIANO B DEL GOVERNO

Quelle 80 mila
RIFORME, RENZI poltrone comunali
NON TEME
IL REFERENDUM
FABIO MARTINI

S

e Silvio Berlusconi
cambiasse davvero
idea sulle riforme - non
sarebbe la prima volta
- il presidente del Consiglio avrebbe già il suo «piano
B». Scartate le elezioni anticipate, Matteo Renzi è pronto ad affrontare l’iter parlamentare con
i voti della sua maggioranza e
poi - e questo è il passaggio più
insidioso per i nemici del governo - se nella votazione finale su
«nuovo» Senato e Titolo V, dovessero mancare i due terzi, a
quel punto scatterebbe l’obbligo
di un referendum confermativo.

Giovannini, Salvaggiulo e Pitoni

VERSO LE EUROPEE

Voto in Ungheria Juncker: parlare
boom delle destre agli euroscettici
Orban confermato premier Il candidato dei popolari:
cresce il partito xenofobo dobbiamo dare risposte
Andrea Sceresini A PAGINA 10

Tonia Mastrobuoni A PAGINA 10

IL PAPA NELLA PERIFERIA ROMANA DI «ROMANZO CRIMINALE»: BISOGNA USCIRE DALLE ZONE MORTE DEL CUORE

Ai balconi della Magliana per Francesco

Ecco perché
la sfida di Putin
aiuta l’Europa
MARTA DASSÙ

L

a politica internazionale può apparire dominata da eventi casuali.
Ma in realtà funziona sulla
base di aspettative razionali.
Se tali aspettative si dimostrano sbagliate, l’ordine internazionale si dissolve.
Gran parte dell’Europa non
aveva previsto – come da ultimo ha sottolineato Ivan Krastev, uno dei migliori politologi della nuova generazione
– che la Russia avrebbe reagito alla rivoluzione di Kiev
annettendosi la Crimea. A
essere onesti l’Italia, nelle discussioni del 2013 sull’offerta
di partnership all’Ucraina,
aveva cercato di mettere in
guardia i colleghi europei.
CONTINUA A PAGINA 29

ISRAELIANI E PALESTINESI

Se i negoziati
ostacolano
la pace

CONTINUA A PAGINA 7

UNA STORIA ESEMPLARE

ABRAHAM B. YEHOSHUA

CARO MATTEO,

N

TONY GENTILE/REUTERS

egli ultimi due anni
l’espressione «processo di pace» si è fatta a
mio parere problematica e,
in un certo senso, dannosa.
Per assurdo potrei dire che il
processo di pace è diventato
un ostacolo alla pace stessa.
Il «processo di pace», a
causa degli israeliani, dei palestinesi, degli americani, e
forse anche degli europei, si è
trasformato in una sorta di
entità diplomatica indipendente, la cui retorica morale
e politica appare più importante dei fatti.

Galeazzi A PAGINA 17

CONTINUA A PAGINA 29

È LA BUROCRAZIA
IL VERO NEMICO
LUCA RICOLFI

C

aro Matteo Renzi,
questo non è un
articolo sul governo, ma è una riflessione sui suoi
nemici. Anzi, su un nemico,
forse il nemico numero uno,
di chiunque voglia cambiare
le cose in Italia: la Pubblica
Amministrazione.
CONTINUA A PAGINA 5

LE IDEE

Migliaia di persone hanno accolto Francesco alla Magliana. Il Pontefice ha regalato il vangelo ai parrocchiani

STASERA BIANCONERI IN CAMPO

BATTUTA LA GRAN BRETAGNA

Roma a -5 dalla Juve
L’Italia riscopre la Davis
l’ultimo brivido della A Semifinale dopo 16 anni
GIGI GARANZINI

STEFANO SEMERARO

D

S

a +14 a +5 nel giro di una settimana. Nel calcio
di un tempo, quando la vittoria valeva due
punti e si giocava tutti rigorosamente alla
stessa ora, non sarebbe bastato un mese: chissà lo
stupore, magari anche il panico di uno juventino datato e un tantino distratto (ci sono anche loro in una
CONTINUA A PAGINA 41

e ne va, se ne va, se ne va, l’Italia - come cantano i 5000 spettatori di piazzale Diaz, ballando sulle tribune sparate in faccia o’ mare
di Napoli, contro il più bello dei fondali possibili.
Se ne va in semifinale di Coppa Davis, come non
capitava dal 1998.
CONTINUA A PAGINA 45

2 .Primo Piano

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

U

GOVERNO

LA POLEMICA

LE MISURE PER LA RIPRESA

Renzi spinge sui tagli
Tocca alle municipalizzate
Nel Def i provvedimenti per colpire “i santuari rimasti nell’ombra”
ROBERTO GIOVANNINI
ROMA

Promettono, a Palazzo Chigi,
che stavolta nel mirino finiranno i «santuari rimasti nell’ombra». Mentre continua, a cavallo tra il ministero del Tesoro e la
PresidenzadelConsiglio,illavoro di preparazione del Documento di Economia e Finanza e
del decreto per abbassare le
tasse sui redditi da lavoro dipendente, gli uffici di Matteo
Renzi continuano il pressing
per abbattere una serie di enti
ed istituti che secondo il premier non hanno più ragione di
esistere. Insomma, dopo che le
attenzioni del governo si sono
rivolte alle spese della politica,
conleazionisuSenatoeProvince si innesca una sorta di «effetto domino» che chiama in causa,unaltrafacciadellaspesacome quella della pubblica amministrazione. Sotto tiro le spese e gli sprechi - di quegli enti che
nel tempo hanno mostrato la loro dipendenza dalla politica, come nel caso di molte imprese
municipalizzate con la loro pletora di poltrone ed incarichi, o
dei i Consorzi di Bonifica. O ancora enti che mostrano duplicazioni di funzioni, come nel caso
della Motorizzazione Civile e
dell’Aci.Saranno,seandràtutto
come desidera il premier, le vittime di quello che Renzi chiama
«Sforbicia Italia».
Si tratta di riforme, spiegano
al governo, che non necessariamente hanno un effetto diretto
o particolarmente significativo

in termini di risparmio nella spesa pubblica. L’Europa, è la tesi riportata da Palazzo Chigi, non
chiede di intervenire su qualche
decimale di punto di deficit/Pil,
ma di rendere il paese più
«smart» ed efficiente. Ad esempio, eliminando doppioni, enti
inutili, organismi che svolgono
funzioni obsolete o funzioni utili
ma in modo inefficiente.
Delle Camere di Commercio si
è già detto: l’intenzione sarebbe
quella di eliminare l’obbligo di
iscrizionealRegistrodelleimprese, facendo così mancare l’ossigenoalsistemacamerale.Perquanto riguarda il settore automobilistico, come indicato nelle schede
del Commissario Cottarelli e confermato dal ministro delle Infrastrutture e Trasporti Lupi, il progettoèquellodifondereinunsolo
organismo il «Pubblico registro
automobilistico» (Pra) controllato dall’Aci e l’«Archivio dei veico-

Lagarde a Draghi
«L’Fmi parla
quando serve»
«Diciamo quello che
dobbiamo dire quando
riteniamo che sia appropriato dirlo». Christine
Lagarde replica a distanza al presidente della
Bce, Mario Draghi, continuando il botta e risposta
in corso da giovedì, quando Draghi si è detto con
una punta di ironia «riconoscente» per le «raccomandazioni» sui tassi del
Fmi e sull’inflazione, augurandosi tale «generosità anche verso altre
banche centrali». L’Fmi
«non è guidato dall’agenda di altre istituzioni» aggiunge Lagarde, ricordando come l’istituto si
era espresso prima di
una riunione della Fed.

1

Ilpremieroggivedrà
ilministroPadoan
«Sforbicia Italia». Renzi ne parleeilcommissarioCottarelli rà oggi con Cottarelli.
Intanto continua l’elaborazioperlaspendingreview
ne del Def e del decreto sull’Irpef

FABIO FRUSTACI/EIDON

Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia

2,6%

+0,8%

6,6

il deficit

il Pil

miliardi di euro

È l’obiettivo che il governo
ha fissato quest’anno
per il rapporto tra passivo
e prodotto
interno lordo

È la crescita economica
dell’Italia prevista
per quest’anno
dalle stime
dell’esecutivo

È il valore dei tagli che
il governo dovrà fare
per compensare
la riduzione
dell’Irpef

li» gestito dalla Motorizzazione
Civile. Sono doppioni, assolutamente identici, dove si documenta il possesso delle autovetture:
uno dei due è chiaramente di
troppo. Se come pare sarà eliminato il Pra, all’Automobile Club
italiano (un’associazione sportiva
con 3000 dipendenti e 800 dirigenti ben pagati) verranno a
mancare il 90% delle entrate.
Stesso discorso dovrebbe valere
per i Consorzi di Bonifica, enti
pubblici che gestiscono le opere
pubbliche idriche nei territori, e
che sono finanziati da contributi
dei proprietari dei terreni e dai
Comuni. Per Palazzo Chigi sono
carrozzoni costosi e inefficienti, e
lelorofunzionipotrebberoessere
attribuiti agli enti locali. Infine, le
municipalizzate, le aziende pubbliche di proprietà dei Comuni
che spesso proliferano fuori controllo. Anche per loro è in arrivo

per i quali il premier incontrerà
oggi il ministro dell’Economia
Pier Carlo Padoan. Il quadro macroeconomicodelDefègiàdefinito(+0,8%Pil,2,6%ildeficit).Itagli
da trovare per compensare lo
sgravio fiscale si attesteranno a
6,6 miliardi; per la Sanità il taglio
non sarà di 2,5 miliardi, anche se
arriverannotagliselettiviconl’introduzione dei costi standard.
Per quanto riguarda l’Irap, la riduzione prevista per le imprese
in realtà nel 2014 sarà solo del 5%,
visto che l’aumento del prelievo
sulle rendite finanziarie scatterà
solo dal primo luglio. Non è ancora completamente tramontata
l’ipotesi di una decontribuzione
delle buste paga tramite l’Inps,
che darebbe un aiuto anche ai
redditi bassissimi che non pagano tasse (i cosiddetti incapienti).
Certaèinvecelastangatasuidirigentipubbliciconl’arrivodinuovi
tetti agli stipendi.

L’imprenditore agricolo

“Conilsalariominimo
il90%delleimprese
danoifallirebbe”
Il nodo degli immigrati a Rosarno
GIUSEPPE SALVAGGIULO

«Io potrei accettare un salario
minimo legale,
ma qui il 90 per
cento delle imprese agricole fallirebbe». Mimmo Cannatà è un imprenditore nella campagne di
Rosarno, dove ogni anno si radunano 5 mila immigrati. Nei
35 ettari dei suoi agrumeti lavorano otto dipendenti fissi più gli
stagionali, 40 nei picchi. Metà
stranieri (in maggioranza africani) «senza i quali dovremmo
chiudere», soprattutto per la
raccolta «perché i giovani italiani disponibili sono pochi, preferiscono essere laureati disoccupati».

compresi, 49 euro al giorno. Incide su ogni kg di arance per 6
centesimi, a cui bisogna aggiungerne 1,5 per potatura, irrigazione, concimi... Le industrie
ce le pagano 7 centesimi al chilo. Dove vado a prendere i soldi
per pagare il salario minimo?».
E quindi che cosa accade?

«Semplice: non raccolgo nemmeno. Basta girare nella piana
per trovare arance sugli alberi.
Abbandono totale».
C’è un’alternativa: il lavoro
nero. Girando nella piana si
vede anche quello, no?

Perché dice che il 90 per cento delle aziende fallirebbe?

«Quest’anno la polvere dell’Etna ci ha fatto perdere l’80 per
cento del raccolto. Ho dovuto
licenziare tutti. Dopo qualche
giorno si presentavano in
azienda chiedendo di lavorare
anche per 10 euro al giorno in
nero. Nessuno li prendeva».

«Un salario minimo esiste già
nei contratti. Un operaio costa all’azienda, contributi

«Non nego. L’80 per cento dei
produttori qui non supera i 2

Nega il lavoro nero?

FRANCO CUFARI/ANSA

Nelle campagne di Rosarno ogni anno si radunano 5 mila immigrati

ettari. Non si tratta nemmeno
di aziende. C’è un rapporto con
gli immigrati che prescinde
dalle regole: per lo più gli immigrati raccolgono e poi dividono
l’incasso con i proprietari, oppure si paga in nero. Non c’è
speculazione o arricchimento,
è l’unico modo per farli lavorare. D’altronde se pensassero di
avere a che fare con razzisti 8
africani su 10 non tornerebbero tutti gli anni».
Che effetti avrebbero salario
minimo e minacce di arresto

su questi produttori?

«Rinuncerebbero a raccogliere. Racconto la mia esperienza.
Fino a un paio di anni fa avevo
un aranceto e non stavo dentro
con i costi. A me non interessava più raccogliere, ma vedendo
questi ragazzi alla fame dicevo:
raccogliete, vendete, guadagnate qualcosa. Da quando sono aumentati i controlli evito:
se arrivano gli ispettori del lavoro non mi credono e finisco
nei guai».
Quindi o nero o niente?

«No. Per questo dico che la mia
azienda è in grado di sostenere
un salario legale. Negli ultimi anni con i soldi della politica agricola europea anziché comprare il
suv ho girato il mondo: Spagna,
Australia, California. Ho capito
che il mercato richiede nuove varietà e le ho impiantate. Ora posso vendere le mie arance a 50
centesimi. I nostri agrumeti sono
fermi a mezzo secolo fa, fuori
mercato: questo è il problema, il
lavoro nero è la conseguenza».
Si può fare qualcosa?

«Il piano di sviluppo rurale finanziato dall’Ue prevede il 40
per cento a fondo perduto per
le riconversioni. Non le fa nessuno perché il tecnico prende
l’8 per cento solo per fare la domanda e la Regione impiega
tre anni a valutarla. Io non voglio soldi a fondo perduto, ma
prestiti a tasso agevolato: dal
terzo anno vado in produzione
e ripago anche il capitale».
Ne ha parlato alle istituzioni?

«Certo che ne ho parlato. Ma
qui è come parlare a vuoto».

LA STAMPA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

Primo Piano .3

.

gg Dossier/I nodi della spending review

g

Gli affari dei Comuni valgono 80 mila poltrone
Acqua ed elettricità ma anche casinò e campeggi. Le imprese controllate dagli enti locali sono migliaia, la metà
delle quali perde soldi. Ma producono anche tanti incarichi: 24 mila consiglieri, altri 56 mila revisori e consulenti
FRANCESCO SPINI

Nel mirino

MILANO

Q

uello che è successo negli ultimi vent’anni «è
paradossale», dice Bernardo Bortolotti, economista dell’Università di
Torino: «Mentre lo Stato per lo più vendeva, privatizzando
molte sue società, i comuni sono entrati in affari». Il risultato? Una catastrofe. Oggi ci sono 6-7 mila imprese
municipalizzate, il costo per tenerle
in piedi è di 12,8 miliardi di euro l’anno. Bortolotti, fondatore del sito Privatization Barometer e autore del
volume «Comuni S.p.a.», non ha dubbi: «La situazione è davvero molto
preoccupante, non ci sono più vie di
mezzo, bisogna privatizzare e ripensare il sistema: nel regno delle economie di scala, quali sono le utility, abbiamo una miriade di piccole e medie
imprese con un doppio dividendo,
politico ed economico». Economico
solo quando va bene, perché metà
della galassia delle partecipate di comuni e di altri enti locali è in perdita.
DUECENTOMILA DIPENDENTI

Gli stipendi costano quasi
13 miliardi l’anno. Altri 2,5
si spendono per i cda
PIÙ DEBITI CHE VALORE

Il passivo cumulato arriva
a 34 miliardi, la valutazione
complessiva si ferma a 30
Hanno un indebitamento complessivo che si aggira sui 34 miliardi, superiore al loro valore, stimato sui 30, di
miliardi. Questo per occuparsi di
svariati settori, dal trasporto pubblico locale ai servizi di acqua, luce e
gas, fino ad attività semi commerciali. Per dire: gestiscono casinò (a Venezia), perfino - perché no? - campeggi e stabilimenti balneari (a Jesolo).
«Sbagliato fare di tutta l’erba un fascio, ma la cifra del nostro capitalismo municipale è quella dell’inefficienza, di buchi di bilancio, di società
che spesso nascono per occultare
delle perdite e far sembrare più solidi
i bilanci dei comuni nel contesto del
patto di stabilità interno. Buchi che
finiscono per essere poco visibili e
poco trasparenti», dice l’economista
torinese. Questa miriade di società

62

La giungla

mila euro
il loro compenso
medio annuo

I NUMERI
(E GLI SPRECHI)
DELLE AZIENDE
MUNICIPALIZZATE

1
Municipalizzate
1 Sono le imprese a partecipazio-

ne pubblica, attive perlopiù nei servizi, nell’energia e nei trasporti. In Italia le municipalizzate sono circa 7 mila e il costo per tenerle in piedi è di
12,8 miliardi di euro. Hanno un indebitamento complessivo che si aggira
sui 34 miliardi, superiore al loro valore, stimato sui 30 miliardi di euro.

«Dico che sono indispensabili
oggi più che mai per lo sviluppo dell’Italia. E mi permetto
anche di far notare che non

24membri
mila

6 mila
società in tutta Italia

dei consigli di
amministrazione

2
1 L’Aci è una federazione sporti-

va gestita dal Coni ma che nel contempo gestisce il Pra, il pubblico registro automobilistico. Che può essere considerato un doppione dell’archivio veicoli della Motorizzazione Civile, ma che nel contempo frutta all’Aci circa 200 milioni di euro
ogni anno

3
Consorzi di bonifica
1 Sono enti pubblici che curano la

manutenzione delle opere pubbliche di bonifica e controllano l’attività dei privati, sul territorio di competenza. Opere del genere riguardano,
per esempio, la sicurezza idraulica
(impianti e canali), la gestione delle
acque destinate all’irrigazione, la
partecipazione a opere urbanistiche.

56fra revisori
mila

13

Automobile Club d’Italia

ANTONIO PITONI
ROMA

Insomma, le Camere di Commercio non si toccano?

in totale

con il bilancio
in passivo

miliardi
il costo
complessivo
delle
retribuzioni

34

30

miliardi
l’indebitamento
complessivo

miliardi
il valore totale
delle municipalizzate

schiera ben 24.310 mila consiglieri di
amministrazione: un vero poltronificio. Che si arricchisce di 56 mila strapuntini per revisori dei conti e consulenti. Gente che costa. Per tenere in
piedi i soli cda partono ogni anno 2,5
miliardi di euro. Tanto più che solo il
16% di queste società pubbliche (anche
minuscole) sceglie di avere un amministratore unico: l’84% sente l’esigenza
di dotarsi di un bel consiglio di amministrazione. Poi ci sono gli oltre 200
mila dipendenti, in crescita almeno fino a qualche tempo fa. Alla fine del
2010 le tre principali aziende del Comune di Roma - ossia Atac, Ama e
Acea - totalizzavano 2.637 posti di lavoro in più rispetto a due anni prima.
Questo «a fronte di performance spesso scadenti e di ingenti situazioni debitorie», come nel 2012 scrive l’Irpa (Isti-

tuto di ricerche sulla pubblica amministrazione) in un’indagine proprio sul
capitalismo municipale. Un rapporto
in cui si fa notare che i numeri relativi
alla crescita degli occupati soprattutto
nelle local utility «in controtendenza
con gli attuali dati dell’occupazione a
livello nazionale», sono «decisamente
emblematici di un uso dello strumento
societario funzionale alla distribuzione di posti e prebende, piuttosto che al
perseguimento di utili o al soddisfacimento degli utenti». Insomma, un panorama desolante di società, i cui bilanci talvolta «sono per lo più composti
da sussidi, come nel trasporto pubblico locale», dice Bortolotti. Dunque la
soluzione, secondo l’economista, è privatizzare. «Indicativamente il valore
delle partecipazioni dei comuni nelle
sole quotate è di 4 miliardi di euro, 5

“Abolire le Camere di Commercio?
Alle imprese sono indispensabili”
«Quando ieri
mattina ha appreso dalla prima pagina de
“La Stampa” dell’idea di Matteo Renzi
di abolire le Camere di Commercio, quasi non riusciva a
crederci. Sono rimasto stupito», dice il presidente di
Unioncamere, Ferruccio Dardanello, riassumendo in due
parole tutta la sua contrarietà: «Non diminuirebbero i costi, ma solo l’efficienza».

200
mila
dipendenti

50%
le aziende

c’è paese economicamente evoluto al mondo dove non ci siano.
Credo che chi propone una riforma di questo tipo non abbia
ben chiaro il pregiudizio che ne
deriverebbe».
Chi la propone è Matteo Renzi
che, prima di diventare premier, delle Camere di Commercio scrisse: «Non fanno nulla di
male di solito, ma raramente
fanno qualcosa di buono».

Ferruccio
Dardanello
È presidente
di Unioncamere,
l’associazione delle
Camere di Commercio

«La considero una valutazione
eccessiva, che prenderei ovviamente in considerazione se a
farla fossero le imprese e non il
presidente del consiglio. Vorrei
sentirmelo dire, per esempio,
dalle cinquemila imprese, delle
quali oltre quattromila portate
ieri dalle Camere di Commercio
a Verona per Vinitaly».
Sembra un modo per chiudere

le porte al cambiamento, non
le pare?

«Che sia necessaria una riforma è indiscutibile. Avevamo già
presentato una proposta ai
tempi del governo Monti che
poi si è arenata in Parlamento».
Ci avete rinunciato?

«No. In questi giorni l’abbiamo rinnovata e se il governo la
farà sua si potrà dare vita ad
una riforma che permetterà di
recuperare risorse importanti
da destinare allo sviluppo, alla
crescita e all’occupazione. Ma
c’è un altro aspetto che mi preme sottolineare».
Quale?

«Le Camere di Commercio non
ricevono un centesimo di trasferimenti dal bilancio dello
Stato, ma sono finanziate unicamente dalle imprese alle qua-

dei conti
e consulenti

Centimetri - LA STAMPA

miliardi incluso il premio per il controllo che possono essere recuperati».
Non solo municipalizzate. Nel mirino
del governo ci sono anche altri gangli
dello Stato che non brillano per efficienza e trasparenza. Dai consorzi di
bonifica fino all’Aci. Una federazione
sportiva riconosciuta dal Coni ma che
nel contempo gestisce il Pra, il pubblico registro automobilistico. Che è un
doppione dell’archivio veicoli della
Motorizzazione Civile, ma che frutta
all’Aci circa 200 milioni ogni anno. Una
tassa in più che sorregge un ente pubblico non economico carico di partecipazioni (dalle assicurazioni Sara una
miriade di società a loro volta controllate dai 106 Club provinciali), di dipendenti (ne ha tremila) e di poltrone pesanti, sui cui emolumenti ha già avuto
da ridire anche la Corte dei Conti.

li spetta giudicare se queste risorse siano ben spese».
Di che cifre parliamo?

«Mediamente, di 9 euro al mese
per impresa. E alla luce di questi dati mi auguro che il governo
non voglia davvero proseguire
su questa strada».
Perché le Camere di Commercio sarebbero indispensabili?

«Partiamo dal Registro delle
imprese, messo in piedi negli
anni ’90, che oggi è uno strumento fondamentale per la sicurezza, la certezza, la trasparenza e la garanzia del mercato
e che in giro per il mondo stanno cercando di copiarci. Basti
pensare che ogni anno, su un totale di 40 milioni di visure, magistratura e forze dell’ordine effettuano 6,5 milioni di accessi
per le indagini di contrasto alla
criminalità».
Andiamo avanti...

«Grazie alla comunicazione unica è possibile far nascere un’impresa in un solo giorno. Con il sistema della giustizia alternativa è possibile risolvere una controversia in 45 giorni evitando
anni di processi in tribunale».

Per 57 mila euro
SueBay,aggiudicate
leprime6autoblu
1 Sono state vendute su e-

Bay le prime sei vecchie auto
blu del governo, che è riuscito a incassare più del valore
delle vetture sul mercato dell’usato. La prima a passare di
mano è stata un’Alfa 166 del
2007 con 126.718 km percorsi, pagata 8.150 euro per la
quale l’asta si è chiusa alle
19.32. Subito dopo è stata assegnata un’altra Alfa, con
126.686 chilometri a 7.100
euro. Quindi è stata la volta di
due Bmw 525D del 2009, vendute rispettivamente a
14.050 e 12.050 euro con un
chilometraggio superiore ai
150.000 km. Infine state piazzate due Lancia Thesis 2.4 Jtd
del 2008 e del 2009, con quasi
200 mila chilometri percorsi,
rispettivamente a 8.000 e
7.550 euro. Incasso complessivo circa 57.000 euro.

LUNEDÌ 7 APRILE 2014 LA STAMPA 4

© Copyright 2014 Motor Show

LA STAMPA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

Primo Piano .5

.

U

LA STORIA
I VINCOLI ALLA CRESCITA

732

1185

euro

giorni

È la parcella dell’Inps per
4 ore di lavoro per cercare
dati sulla Cig: 150 euro
l’ora, più il 22
per cento di Iva

È il tempo medio necessario
in Italia per l’applicazione
dei contratti
in caso
di controversie

233

124

giorni

giorni

È il tempo necessario
per concludere tutte
le procedure per avere
un permesso
per costruire

È il tempo medio necessario
a un’impresa per allacciare
l’energia elettrica: servono
5 passaggi
burocratici
A3/CONTRASTO

Burocrazia, ecco il nemico
numero uno dell’Italia
Lettera aperta al premier Renzi: costi alti, procedure tortuose, errori e ritardi
Chi vuole cambiare le cose deve partire dalla pubblica amministrazione
LUCA RICOLFI

Che succede in questi casi?

SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

Prima eventualità: abbiamo
bisogno dei dati subito e, non
potendoli ottenere in poche
ore, rinunciamo a cercarli; il
lettore della Stampa non avrà
le informazioni che pensavamo di potergli fornire.
Seconda eventualità: stiamo preparando un dossier
che uscirà fra qualche giorno,
settimana o mese, e quindi
possiamo aspettare; decidiamo quindi di chiedere i dati a
chi li produce o li raccoglie, di
norma facendo una telefonata
e mandando una mail al responsabile di un ufficio pubblico (ad esempio il ministero
dell’Interno). E qui comincia
un’odissea che talora non termina mai, quasi sempre richiede molto tempo, diversi
solleciti, e in casi come quello
che sto per raccontare finisce
nel grottesco.

o so che non dirò
cose nuove, ma
vorrei ugualmente raccontare una
storia, perché alle
volte i dettagli sono più illuminanti dei riassunti. Il
riassunto è che la Pubblica
Amministrazione è mal organizzata, inefficiente, arrogante, e non ha nessun rispetto per il cittadino. I dettagli stanno nella storia che
ora vi racconto.
Il quotidiano «La Stampa» ha un ufficio studi, cui
collabora la Fondazione David Hume, specializzata nella raccolta e analisi dei dati.
Molti grafici e dossier originali che potete leggere sulla
Stampa sono frutto di elaborazioni statistiche più o
meno complicate del nostro
ufficio studi. Ma per fare
elaborazioni statistiche ci
vogliono i dati. Noi ne abbiamo tantissimi, e tantissimi li troviamo nelle numerose banche dati accessibili
su internet. Succede però,
qualche volta, che certi dati
non si riescano proprio a
trovare. Non parlo di dati
strani o ultra-specialistici.
No, io parlo di dati importanti ma normalissimi, ad
esempio l’andamento dei
delitti, o le ore di cassa integrazione. In questi casi
può succedere che la Stampa voglia fare un articolo, o
pubblicare un grafico, o
preparare un dossier, e che
non trovi i dati; non perché
non li riesce a trovare, ma
perché chi dovrebbe renderli pubblici non lo fa, o
semplicemente non lo ha
ancora fatto.

L

Lunedì 17 marzo

L’ufficio studi della Stampa
sta cercando di prevedere
quando ci sarà (finalmente!)
una ripresa dell’occupazione. Decidiamo di analizzare i
dati dell’occupazione a partire dal 1980. Ma abbiamo bisogno anche della serie storica, possibilmente su base
mensile, delle ore di cassa integrazione (ordinaria, straordinaria e in deroga).
Che fare?

Si va a consultare il database
on line dell’Inps e si scopre
che i dati ci sono, ma solo dal
2005. Decidiamo quindi di rivolgerci, via telefono e via
mail, agli uffici dell’Inps, per
avere anche i dati dal 1980 al
2005. La risposta arriva il
giorno stesso, e contiene due
sorprese. Prima sorpresa:
l’Inps non è in grado di forni-

re le ore mensili di cassa integrazione nel periodo 19802000. Seconda sorpresa:
l’Inps è disposta a fornire le
ore mensili di cassa integrazione dal 2000 in poi, ma solo
a pagamento;
Incredibile che non si possa
conoscere il passato recente
(prima del 2000) della cassa
integrazione. Incredibile che
per avere dati così banali e di
pubblico interesse si debba
pagare. Ma pazienza, ci teniamo molto a quei dati e quindi
ci disponiamo a pagare. Diciamo all’Inps di mandarci un
preventivo per ottenere i dati
dal 2000 in poi, visto che l’istituto non è in grado di produrre quelli precedenti.
Martedì 18 marzo

L’Inps ci comunica che il preventivo arriverà e che, «assolta (da parte nostra) la
parte burocratica, i dati verranno inviati entro una settimana». Gasp. Chissà quanto
tempo metteranno a produrre questo preventivo, chissà
che cosa sarà la «parte burocratica» che dovremo assolvere, chissà se, una volta pagati i dati (in anticipo, suppongo), ci arriveranno davvero in una settimana.
Aspettiamo con fede. Passa
qualche giorno e, anziché il
preventivo, ci arriva la richiesta di comunicare il codice fiscale o la partita Iva della Fondazione, in modo da accelerare l’iter della nostra richiesta.
Evidentemente
l’Inps si prepara a incassare i
nostri soldi prima ancora di
averci detto quanti ne vuole.
Martedì 1° aprile

Sono passati ormai 14 giorni
dalla nostra prima richiesta e
finalmente riceviamo il pre-

ventivo dell’Inps. Arrivato a
questo punto del mio racconto, però, devo pregare l’ex ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta,
se mai si trovasse a leggere
questo articolo, di non perdere la calma: siamo nel 2014 e,
in barba alla sua riforma e a
ogni direttiva in materia di
digitalizzazione, il preventivo
Inps arriva alla sede della
Stampa per posta. Sì, avete
letto bene: per posta. La lettera è datata mercoledì 26
marzo 2014, dunque è stata
scritta una settimana dopo la
nostra richiesta, e impiega
un’altra settimana per arrivare sul nostro tavolo. Dunque, ricorrendo alla posta ordinaria, anziché a quella elettronica, l’Inps ci ha fatto perdere una settimana, ha sprecato carta per la busta, la lettera e gli allegati, ha fatto lavorare inutilmente le poste,
che hanno trasferito il tutto
da Roma a Torino.
La lettera

Ma questo è niente. La lettera
si rivolge a «codesta Fondazione» e ci informa che, nella busta, troveremo sia il preventivo sia una lettera di accettazione, che dovremo compilare e
restituire firmata (sempre per
posta, suppongo). Tutto ciò
«in attuazione della Determinazione Commissariale n. 60
dell’11 marzo 2010 relativa alla
fornitura di dati statistici».
Sbigottito e tramortito, do
un’occhiata alla lettera di
supplica che, come rappresentante di «codesta Fondazione», dovrei firmare e inviare all’Inps (sempre per posta, suppongo) e vengo a scoprire che tale lettera: è indirizzata al Presidente dell’Inps dott. Antonio Mastra-

pasqua (ma non si era dimesso per i troppi incarichi?); mi
obbliga a spiegare a che diavolo mi servono questi dati
(quasi fossero istruzioni per
costruire la bomba atomica);
mi vieta di farne quel che mi
pare (pur avendoli pagati);
pretende che dichiari di essere a conoscenza del «D.Lgs n.
196/2003», ovviamente comprese le successive modifiche». Rammento al lettore
che avesse avuto la perseveranza di seguirmi fin qui che
non stiamo parlando di dati
sensibili, o di informazioni
personali, ma solo e semplicemente delle ore di cassa integrazione pagate dall’Inps
negli ultimi anni.
Il preventivo

Esausto, guardo il preventivo
e il sangue mi si raggela. Per
darmi queste benedette serie
storiche delle ore di cassa integrazione l’Inps deve produrle
con una «Elaborazione statistica ad Hoc» (perché Hoc maiuscolo?). Tale elaborazione,
che in un qualsiasi centro di
calcolo minimamente organizzato porta via qualche minuto,
all’Inps richiede un passo di
«estrazione e controllo dei dati» nonché un passo di «produzione tavole statistiche», per
un totale di 4 ore di lavoro.
E siamo alla chicca finale:
quanto costano 4 ore di lavoro di un dipendente Inps? Risposta: 732 euro. Un’ora, infatti, costa 150 euro, 4 ore
fanno 600 euro, ma bisogna
aggiungere un 22% di Iva. In
tutto fa, appunto, 732 euro.
Dunque il dipendente Inps
non solo impiega un pomeriggio per fare quel che in una
normale organizzazione richiede non più di 10 minuti,
ma il pomeriggio del dipen-

dente Inps costa circa come
un mese di lavoro di un giovane occupato in un call center.
Nemmeno un alto magistrato
costa così allo Stato.
Morale

Non pagheremo, e rinunceremo ai dati sulla cassa integrazione. Non si possono pagare
così cari dati che dovrebbero
essere pubblici. Non si possono aspettare settimane per ottenere dati così elementari.
Non si può lavorare e fare informazione in un paese che
funziona così.
Ecco, l’articolo è finito. L’ho
rivolto al presidente del Consiglio perché la sua battaglia
per la pubblicità dei dati è sacrosanta ma temo che, per
vincerla, non gli basteranno
buone leggi e buoni regolamenti. La burocrazia non è
fatta solo di procedure tortuose e ingessate, la burocrazia è
anche una mentalità. Una
mentalità i cui capisaldi sono
la rinuncia a usare il buon
senso, e la totale incapacità di
percepire il ridicolo. Può darsi
che, in certi casi, il burocrate
sia strettamente tenuto a seguire certe procedure, e che
qualsiasi ricorso a scorciatoie
semplici e ragionevoli gli costi
rimproveri e punizioni. Ma la
mia sensazione è che, ormai, il
sistema sia arrivato a un tale
punto di sclerosi da aver completamente smarrito la capacità di auto-osservarsi, precondizione di qualsiasi cambiamento. Perché lo scandalo,
la notizia, non è che si chiedano 732 euro per una manciata
di dati, ma è la tranquilla serenità con cui quella richiesta
viene formulata, come se l’assurdo, ormai e per sempre,
fosse entrato nel Dna della
Pubblica Amministrazione.

6 .Primo Piano

.LUNEDÌ 7 APRILE 2014

U

GOVERNO
LO SCONTRO

Berlusconi ai suoi:
“Pronti all’Aventino”
Ma si cerca di ricucire
Verdini e Letta al lavoro per riaprire una trattativa col Pd
AMEDEO LA MATTINA
ROMA

Denis Verdini e Gianni Letta
stanno lavorando per ricucire
lo strappo causato da Berlusconi. Il leader di Fi, tormentato dalla perdita della sua libertà personale (domiciliari o
servizi sociali), è nervoso, angosciato, irritato della sovraesposizione mediatica di Matteo che sta erodendo consensi
all’area moderata. Si sente in
qualche modo tradito dal premier che ha scritto una riforma del Senato senza averlo
consultato: a suo giudizio si
vuole trasformare Palazzo
Madama in una sorta di «dopolavoro dell’Anci». Tanti sindaci del Pd a fronte dell’evanescenza di Fi che guida solo
una città capoluogo di Regione, cioè Campobasso, dove tra
l’altro tra qualche mese si vota, rischiando pure di perderla. E allora è chiaro che per
l’ex premier questa riforma è
«inaccettabile». Peggio se poi
deve servire alla campagna
elettorale di Renzi e a stringere l’ex Cavaliere in un «abbraccio mortale». «Noi non
possiamo appiattirci - ha detto ieri al telefono ad alcuni
esponenti del suo partito - e
adesso dobbiamo rimanere
sull’Aventino, anche a costo di
rompere. A meno che loro nei
prossimi giorni non facciano
marcia indietro su alcuni punti, soprattutto sulla composizione del Senato».
Così sono entrati in campo
Verdini e zio Letta che stanno
cercando di contrastare nel
partito le spinte più radicali e
preoccupate dell’«abbraccio
mortale» di Renzi. Soprattutto stanno cercando di rassicurare l’ex Cavaliere sulla
possibilità di modificare la ri-

Non possiamo appiattirci e adesso
dobbiamo rimanere sull’Aventino,
anche a costo di rompere. A meno
che loro non facciano marcia indietro
su alcuni punti del ddl Senato
Silvio Berlusconi
leader
di Forza Italia

forma del Senato. I pompieri
Verdini e zio Letta, quindi, sono
al lavoro per far scendere Berlusconi dall’Aventino. Da autorevoli fonti di Fi, confermate in
casa Pd, sembra che sabato e
anche ieri ci siano stati contatti
telefonici direttamente con
Renzi. E nei prossimi giorni la
patata bollente finirà nelle mani del vicesegretario Lorenzo

Guerini che incontrerà Verdini. Si starebbe ragionando su
alcune modifiche, in particolare l’attenzione è concentrata
sulla composizione: ci dovrebbero essere meno sindaci, una
rappresentanza delle Regioni
che tenga conto delle maggioranze e delle opposizioni e un
calcolo proporzionale del peso
demografico delle Regioni (la

Valle d’Aosta o il Molise non
possono esprimere la stessa
rappresentanza della Lombardia e della Sicilia).
Ecco, Verdini e Letta stanno
portando a casa qualcosa, sono
riusciti a far capire a Renzi che
così com’è la riforma del Senato
rischia di non passare perché le
divisioni sono trasversali, le
proposte contrarie stanno arrivando sia dal gruppo di Forza
Italia sia da quello del Pd. Il premier avrebbe quindi aperto ma
Renzi non transige su alcuni paletti: il Senato non deve essere
elettivo, non deve votare la fiducia e la legge di bilancio, fine del
bicameralismo perfetto, i nuovi
senatori non devono percepire
alcuna indennità.
In fondo era imperniato su
questi punti l’accordo siglato da
Renzi e Berlusconi al Nazareno.
In quell’incontro però era molto
più dettagliata l’intesa sulla legge elettorale, mentre sulla riforma del Senato erano stati fissati i principi. Non il resto. Ecco
perché ora Brunetta chiede a
Verdini di rendere noto il testo
di quell’accordo: «Sarà chiaro
che non c’era nulla di quello che
poi il governo e la signorina Boschi hanno scritto senza consultarci. Tra l’altro mi risulta
che non era chiaro se i senatori
dovessero essere eletti o meno,
ma su questo si può discutere».
Allora, se la trattativa si
riaprirà, Berlusconi scenderà
dall’Aventino? Già sabato sera, dopo aver tuonato contro
la «riforma inaccettabile»,
aveva ammorbidito i toni. E
ieri, intervenendo telefonicamente a un’iniziativa di Fi,
non ha più fatto cenno alla
questione, ma si è lanciato
contro la «dittatura della sinistra giudiziaria». Il dente del
10 aprile duole sempre.

La secessione aventiniana
Fu un atto di protesta dei deputati d’opposizione
contro il governo fascista, in seguito alla
scomparsa di Giacomo Matteotti l’11 giugno
1924: nella foto Degni, Labriola e Amendola

DOLCEMENTE COMPLICATE ADDIO
MARIA ELENA CAMBIA VERSO
ALBERTO INFELISE
l volto sorridente del renzismo ieri a Sky ha indossato la maglia rossa, si è
piazzata davanti a una finestra assolata, seduta a una
bella scrivania zeppa di libri e giornali, ornata
di fiori freschi: e ha
menato come un
fabbro. Il ministro Maria Elena Boschi, appare ormai
chiaro, è il mastino che Matteo Renzi manda
avanti per divulgare
urbi et orbi la novella
del «cambia verso», nella
speranza che i toni di lei, pacati e sorridenti, suscitino
minore ostilità di quelli del
premier, che sorriderà pure,
ma qualche naso in più lo fa
storcere. Boschi si è calata
perfettamente nella parte di

I

pasdaran renziana. Laddove
un tempo la comunicazione
del centrosinistra era tutto
un «dibattito interno» ora c’è
il Sacro Voto delle Primarie.
Professoroni, gerontocrati,
vecchipolitici sono avvisati:
non è aria. A chi le rinfaccia la polemica antiprofessorale un
po’ volgarotta e
di discendenza
contadina, lei
risponde mai
alterando il
sorriso: «I miei
nonni erano
contadini e me ne
vanto». L’intervista
con Maria Latella ha ribadito una volta ancora il
piatto forte del menù renzista: siamo così (no, non dolcemente complicati, quelli erano gli altri), se non vi stiamo
bene (e ci pare francamente
assurdo) il problema è vostro.
Sorrisi finali e tanti saluti.

LA STAMPA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

Primo Piano .7

.

Camere
con vista

Retroscena

CARLO
BERTINI

FABIO MARTINI
ROMA

Martina
paga il prezzo
della lotta
alla burocrazia

SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

U

n test elettorale che Renzi
immagina di affrontare
con le vesti del riformatore. Sfidando Berlusconi e
Grillo, nella versione dei
custodi dell’ordine costituito e cioè del
«vecchio» Senato. I due se la sentiranno di farsi inchiodare in quel ruolo?
Matteo Renzi è convinto di no, ma
intanto oltre a darsi un percorso a medio termine, sul breve è disposto a
qualche significativa concessione al
vasto fronte dei riottosi. Lo ha fatto
capire in una intervista al «Quotidiano nazionale»: «A me basta che il Senato non costi più un centesimo, non
sia eletto, non dia la fiducia, non voti il
bilancio. Sul resto, si discute». Come
dire: si può trattare sui «nominati»
dal Capo dello Stato e, forse, sulla presenza imponente dei sindaci. Un percorso indirettamente confermato dal
ministro per le Riforme Maria Elena
Boschi, che a Sky, alla domanda se il
governo punta al voto nel caso di fallimento, risponde così: «Assolutamente non pensiamo a un piano B elettorale in caso di fallimento». E ha aggiunto: «Se Forza Italia dovesse sfilarsi dall’accordo» sulle riforme costituzionali «i numeri per andare avanti
ci sarebbero comunque».
I NUMERI IN PARLAMENTO

Senza i due terzi, la parola
passerà agli elettori: sarà
una sfida a Grillo e Berlusconi
GLI SPIRAGLI SUL DDL SENATO

È disposto a concedere modifiche
sui nominati dal Capo dello Stato
ma non sull’elezione dei membri
E il motivo di tanta sicurezza è
spiegato dal combinato disposto dei
numeri parlamentari e dell’ordinamento costituzionale. Il ddl che contiene la riforma del Senato, l’abolizione del Cnel e un diverso rapporto tra
Stato e Regioni, come tutte le leggi di
revisione costituzionale, deve essere
approvato attraverso quattro deliberazioni, o cinque in caso di modifiche
tra un passaggio e l’altro: per le prime
due (o tre) votazioni alla Camera e al
Senato, è sufficiente la maggioranza
semplice dei presenti e dunque il governo dovrebbe stare tranquillo, vantando buoni margini in entrambe le
Camere. Qualche insidia in più nelle
due votazioni finali, perché in questo
caso è necessaria la «maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera», come detta l’articolo 138 della
Costituzione. Al Senato serviranno

C

ANSA/ANGELO CARCONI/ANSA

Matteo Renzi, presidente del Consiglio dei ministri e segretario del Partito Democratico

E Renzi già pregusta
il referendum sulle riforme:
sfideremo i conservatori
Il premier deciso ad andare avanti con la sua maggioranza
e si prepara ad affrontare un’eventuale consultazione
dunque 160 sì e la maggioranza ne conta attualmente 170, un discreto margine di sicurezza che fa dire al professor
Stefano Ceccanti, costituzionalista con
esperienza parlamentare: «Obiettivamente il governo si trova nella situazione del “win-win” : vince se Forza Italia
conferma l’impegno riformatore, ma
vince pure se Berlusconi si tira indietro: la maggioranza è destinata a compattarsi nelle votazioni decisive. Potendo affrontare il successivo referendum
con l’aura dei riformatori».
Una lettura che trova una indiretta

conferma dall’improvviso buonumore
che ha preso i «piccoli» della maggioranza davanti all’ipotesi di uno smarcamento di Berlusconi. Il leader del Ncd Angelino Alfano ostenta baldanzosi toni di sfida: «Noi siamo pronti anche a strappi e
rotture», sulle riforme istituzionali «la
maggioranza assoluta c’è e se non ci saranno i due terzi, andremo a referendum». Altrettanto ingolosito dalla fuga
di Berlusconi, anche Benedetto della Vedova di Scelta Civica: «Spero FI non lasci il tavolo delle riforme, perché sarebbe solo per ragioni elettoralistiche di

“Non ci opponiamo a cambiare il bicameralismo”

Bonsanti: disinformazione
sulla rivolta dei professori
JACOPO IACOBONI

Siamo così sicuri che il problema italiano siano «i professoroni», e non invece
l’establishment istituzionale,
i direttori generali dei ministeri, gli amministratori delle aziende pubbliche, o interi
pezzi dell’establishment imprenditoriale?
La battuta con cui Matteo
Renzi ha liquidato le critiche
di Gustavo Zagrebelsky, Stefano Rodotà, Barbara Spinelli e tanti altri brucia. E ieri la
lettera in cui Rusconi critica
su La Stampa i suoi amici giuristi. Libertà e Giustizia - che

Sandra Bonsanti

Gustavo Zagrebelsky

promosse l’appello contro i rischi di «svolta autoritaria» - ha
scritto una nota assai puntuta,
e singolare: «Eugenio Scalfari
ha scritto che “nessuno, tranne
il movimento di Rodotà e Za-

grebelsky, si oppone all’abolizione del bicameralismo perfetto”». Eppure - osserva il
network vicino a Carlo De Benedetti - «intervistato proprio
da Repubblica, Gustavo Zagre-

corto respiro. Ma se ciò dovesse accadere, la maggioranza avrebbe il dovere di
(e i numeri per) procedere da sola». I
partiti minori della maggioranza si sfregano le mani per una ragione semplice e
al momento inconfessabile: se Berlusconi si sfilasse, Ncd, Scelta civica e Popolari si ritroverebbero una rendita di posizione da spendere in una rinnovata trattativa sulla legge elettorale. Con una
prevedibile sarabanda sulle soglie e sulle
preferenze: esattamente le questioni
che più teme il Cavaliere e che lo avevano indotto al patto con Renzi.

belsky ha affermato che bisogna “andare oltre il bicameralismo perfetto”. E intervistato
dall’Unità, Stefano Rodotà ha
delineato con chiarezza un sistema che abbandonava proprio il bicameralismo perfetto,
configurando un Senato di garanzia, privo in particolare del
potere di votare la fiducia al
governo e di approvare la legge
di bilancio. Inoltre, in molte occasioni, entrambi hanno criticato l’attuale bicameralismo e
sottolineato la necessità di un
suo abbandono». Conclusione:
«La disinformazione che ha accompagnato il dibattito sul
Manifesto di Libertà e Giustizia ha prodotto spesso giudizi
fuorvianti che ne alterano lo
spirito e gli obiettivi».
Insomma, le acque non sono
calme, dentro tradizionali
mondi della sinistra. Sandra
Bonsanti, presidente di L&G,
spiega: «Noi vogliamo migliorare, non affossare, le riforme.
Rodotà era a favore dell’abolizione del Senato, ma in un qua-

dro in cui c’era una legge proporzionale, e in cui si proponeva di limitare la decretazione, il
contrario di ciò che avviene oggi». Oppure: «Zagrebelsky ha
fatto alcune proposte, anche
noi ne faremo una, ci stiamo
pensando, ma non si può cambiare la Costituzione così, come
un rullo compressore, senza
ascoltare nessuno». Senza
ascoltare neanche i migliori, i
più retti? «Io non dico che siamo la parte migliore della società, ma come singoli ci sono
alcune persone che non hanno
nessuna voglia di ambire e potere e poltrone, e già solo per
questo andrebbero ascoltate».
Sostiene Bonsanti che «il
problema di Renzi è innanzitutto un modo di ragionare, e
la nostra è una battaglia culturale: l’irrisione delle ragioni
degli altri, della società, dei
movimenti, è esattamente
quello che lui rimproverava al
vecchio Pd». Sarebbe paradossale facesse anche lui - proprio
ora - un errore analogo.

on la sua strenua
campagna antiburocrazia forse il
premier non sa di aver innescato una corsa al
massacro, che vede in
prima fila proprio quei
tacchini che vorrebbe accompagnare nel forno,
cioè i senatori. L’altro
giorno a farne le spese è
stato il ministro dell’Agricoltura Maurizio
Martina, finito tra le
grinfie dei senatori in aula nel question time. Dopo una sfilza di domande
su cosa stia facendo il governo per aiutare i giovani che cercano di promuovere agricoltura sociale o che si scontrano specie se piccoli - con le
scartoffie che li uccidono, il buon Martina ha
preso i fogli dalla sua cartellina, predisposti come
da anni avviene dagli uffici ministeriali, e si è messo a leggere le risposte.
Ebbene il più tenero nella
replica è stato Formigoni
perché collaborativo presidente della commissione, ma tutti gli altri hanno cominciato a sparare
a pallettoni. A scaldare
l’atmosfera ci ha pensato
Rosario Filippo Tarquinio, classe 1949, sanguigno foggiano di Forza
Italia. «Ci dica come intendiamo aiutare i giovani in un momento di
boom di iscrizioni alle
scuole agrarie? E cosa farà il governo contro la
contraffazione che ci fa
perdere 60 miliardi? Di
Autorità per la sicurezza
alimentare non se ne parla più da sette anni, perché non c’è il decreto?».
Ed ecco la botta: «Ma
perché dovete costringere un senatore a denunciare i dirigenti del suo
ministero? Noi lo faremo,
ma come si muoverà il
governo?». E dopo che
tutti, dai 5 Stelle a Sel,
hanno elencato una sfilza
di problemi aperti che richiederebbero tempestività, il ministro ha svolto
diligente la sua parte. Dicendo che l’agroalimentare costituisce il 17 per
cento del pil, che non
esclude un intervento di
urgenza per misure di
pronto rilancio del settore. Promettendo 75 milioni l’anno per l’imprenditorialità giovanile,
«che non sono mica pochi». E nuovi strumenti
per l’accesso al credito,
ma senza specificare
quali, così come bandi
specifici nelle università.
«In quello che ha letto c’è
la mano di una burocrazia che non ha né cuore
né anima, è ora di superarla», ha sparato a zero
Tarquinio. E Dario Stefáno di Sel. «Mi associo, qui
c’è la mano pesante della
burocrazia. Bisogna indicare strumenti precisi e
non obiettivi generici». I
burocrati dei ministeri
sono avvertiti...

R

LUNEDÌ 7 APRILE 2014 LA STAMPA 8

LA STAMPA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

Primo Piano .9

.

U

VERSO IL VOTO
PARTITI E MOVIMENTI

Europee, spunta Tardelli nel Pd
Nicolini accetta, pressing su Soru e Boeri. Tra i vecchi, Cofferati e Domenici. E c’è la leader di Occupy Pd
FRANCESCA SCHIANCHI
ROMA

«Non sono
certo
candidata per
il mio nome»

«Me lo ha chiesto il premier
Renzi, non potevo dire di no».
Così, dopo giorni di pressing e
un colloquio ieri con il responsabile welfare del partito, Davide Faraone, inviato sull’isola apposta per convincerla, il
sindaco Pd di Lampedusa
Giusy Nicolini ha accettato di
candidarsi alle Europee. «Mi
candido per rafforzare il ruolo di Lampedusa. Non lascerò
mai sola quest’isola. Metterò
tutto il mio impegno per fare
in modo che possa incidere
sulle politiche del Mediterraneo». La Nicolini sarà capolista nella circoscrizione Isole:
dietro di lei ci sarà Caterina
Chinnici, figlia del magistrato
Rocco ucciso dalla mafia nel-

Ci saranno Bresso e la
lettiana Mosca. Verso
il no Annibali, la donna
sfregiata con l’acido
l’83 e magistrato pure lei, e a
seguire una serie di candidati
radicati sul territorio, dal deputato regionale Antonello
Cracolici alla segretaria del
partito di Enna, Tiziana Arena, al sindaco di Agrigento
Marco Zambuto. E’ data per
probabile anche la presenza
di Sonia Alfano, europarlamentare uscente eletta nel
2009 con l’Idv, mentre nell’altra delle isole maggiori, la
Sardegna, il partito sta cer-

Soru

Nicolini

Tardelli

Renato Soru,
ex presidente
della Sardegna e
ex editore dell’Unità

Giusi Nicolini, sindaco
di Lampedusa, sarà
capolista
in Sicilia-Sardegna

Marco Tardelli, ex
centrocampista della
Juve e della Nazionale
Mundial 1982

cando di convincere a correre
l’ex governatore Renato Soru.
Tutte le liste dovranno comunque essere approvate dalla
Direzione nazionale di mercoledì. E prima, tra oggi e domani, è
in programma un incontro tra
Renzi e il suo braccio destro Lorenzo Guerini. Una riunione in
cui il leader democratico vaglierà i nomi proposti dai territori
e, magari, tirerà fuori qualche
nome di appeal della società civile: uno è spuntato ieri, quello
dell’ex calciatore Marco Tardelli, dato per molto probabile,
mentre appare quasi certo il no
di Lucia Annibali, l’avvocatessa
di Pesaro sfregiata con l’acido
nominata Cavaliere della Repubblica dal capo dello Stato.

Per il resto, i nomi che comporranno le liste sono espressione dei territori, in gran parte figure capaci di attirare voti,
visto che il biglietto per Bruxelles si strappa a suon di preferenze: riconfermati gli uscenti
che intendono riprovarci, dall’ex sindaco di Firenze Domenici all’ex leader Cgil Cofferati, da
Patrizia Toia a Roberto Gualtieri. Per Gianni Pittella sarebbe la quarta ricandidatura e occorre una deroga: ma tra i renziani sono tutti convinti che
verrà concessa.
Nella circoscrizione Sud, il
capolista sarà il sindaco di Bari uscente, Michele Emiliano;
al Centro pare certo che a guidare sarà il giornalista David

Sassoli (europarlamentare
uscente), mentre tra le new
entry ci sarà Goffredo Bettini,
considerato il regista del modello Roma incarnato dalle gestioni di Rutelli e Veltroni. Nel
Nord-Est sarà l’ex ministro
prodiano Paolo De Castro il
capolista, seguito, tra le novità, dall’ex ministro Cécile
Kyenge e dalla civatiana Elly
Schlein, 29enne italo-americana già tra i leader del movimento Occupy Pd. Nel NordOvest, il capolista non è ancora certo ma sarà probabilmente l’architetto Stefano Boeri,
seguito dall’ex presidente del
Piemonte Mercedes Bresso e,
tra le novità, la giovane deputata lettiana Alessia Mosca.

5

domande
a
Caterina Chinnici
magistrato

Caterina Chinnici, magistrato dal 1979, figlia dell’indimenticato Rocco Chinnici
che fu procuratore capo di
Palermo, ucciso dalla mafia
con un’autobomba, perché
ha deciso di accettare la candidatura Pd alle Europee?

«Mi è stata chiesta la disponibilità e questa volta ho accettato. Io ho sempre lavorato con attenzione vera, reale
e concreta per il territorio. E
ovviamente ho davanti a me
la testimonianza di un impegno grande, quello di mio padre, che ha sacrificato la sua
vita per la mia terra, la Sicilia, e per l’Italia».
La corteggiavano da molto?

«Ricevetti la prima proposta
di entrare in politica nel
1994. Ben vent’anni fa. Poi,
più volte, in diverse situazioni, mi è stato chiesto se avessi voluto candidarmi. Stavolta ho accettato».
Immediata la polemica: la
candidano perché un simbo-

lo o perché brava?

«L’onorevole Raciti, che è il segretario regionale Pd, ha già
spiegato che la ragione della
mia candidatura non viene dal
nome, o meglio non soltanto dal
nome, ma dal tipo di mio impegno professionale. In questo
senso mi sento serena: ho fatto
un mio percorso avvertendo
sempre la responsabilità del
nome che porto. Non ci sono
mai state, né le avrei consentite,
strumentalizzazioni sul mio nome. Ho lavorato tanto nella magistratura minorile, a contatto
con il disagio dei ragazzi. Ma ho
fatto anche l’assessore e ho avuto modo di sperimentarmi in un
impegno più ampio».
Lei è stata assessore con le
Giunta Lombardo alla regione
siciliana dal 2009 al 2012.

«Ho fatto una legge che ritengo
bellissima: una riforma della
pubblica amministrazione in
ambito siciliano all’insegna
della certezza del diritto, del
buon andamento dell’amministrazione, con norme anticorruzione... Se eletta, porterò la
mia esperienza in Europa. C’è
molto da fare per fissare delle
categorie giuridiche che permettano alle legislazioni interne di poter dialogare».
Imbarazzata dall’affollarsi di
candidature illustri nel campo
dell’Antimafia, da Sonia Alfano a Beppe Lumia?

«Non sono io la persona per
parlare di queste scelte. Io posso solo dire che lavorerò bene
con chiunque ci sarà». [FRA. GRI.]

Le storie
La chiusura della campagna

L’idea di Grillo: a Torino
per un finale col botto
JACOPO IACOBONI

Grillo
Il fondatore
del M5S
sta pensando di
chiudere la
campagna a
Torino

La notizia è di quelle gustose, con un valore simbolico molto forte, e anche se
non è ancora fissata nei dettagli, si può
provare ad anticiparla: Beppe Grillo dovrebbe chiudere a Torino la campagna
elettorale per le europee, nella città che
alle politiche del 2013 cominciò a lanciare il Movimento cinque stelle
verso un successo dalle
dimensioni quasi universalmente impreviste.
Naturalmente l’agenda è ancora da definire,
ma il piano al quale stanno lavorando nel team di
guida del Movimento è
arrivare in città con un
grande evento a sostegno della candidatura di
Davide Bono alle regionali. È ovvio che
Grillo unirà in questo caso due battaglie
in una: il tentativo di lanciare col botto la
sfida delle europee, e quello di essere
molto più che una spina nel fianco del
candidato favorito in Piemonte, l’ex sindaco Sergio Chiamparino.
L’anno scorso, come ricorderà chi ha
prestato un po’ di attenzione alla crescita di questi fenomeni, Grillo andò in
Piazza Castello a poco più di una settimana dal voto politico, e fu quello il suo
trampolino di lancio verso il successo:
riempì la piazza a tal punto che si vede-

Slogan contro l’Italia
va gente fin quasi al fondo di via Roma,
in una città tradizionalmente - si direbbe quasi antropologicamente - di centrosinistra. In quel caso il fondatore del
Movimento era riuscito in una manovra
singolare: saldare alcuni spezzoni di tradizionale antagonismo torinese - il mondo della sinistra-sinistra, l’opposizione,
dura o moderata, al Tav, i delusi del partito democratico - dentro un contenitore
più ampio (e meno connotato) che consentisse, volendo, l’ingresso di altri elettorati, compreso quello degli astenuti e
degli indecisi, Si spiega solo così - a posteriori - quell’exploit di piazza. L’idea
stavolta è ritentarci, naturalmente tenendo sempre molto alte le due bandiere della battaglia M5S in questa fase: il
no all’alta velocità e la sfida molto forte e
polemica al Pd di Matteo Renzi.
Nel cervello milanese del Movimento
sono davvero convinti - a microfoni
spenti lo dicono senza esitazioni - di superare il risultato della Camera a febbraio. Vedremo se sarà un azzardo. In
Piemonte i dati riservati li danno attestati esattamente su quella cifra, un 25
per cento di partenza che potrebbe essere una base notevole (sempre che la
stima sia realistica, naturalmente). Sergio Chiamparino sarà molto difficile da
battere, sarebbe a quote altissime, anche per il suicidio dell’altra parte. Il centrodestra - senza Guido Crosetto - di fatto non esiste, e configura un’immensa
platea del disincanto che si unisce a
quella degli astensionisti. Morale: se
Grillo fa il botto elettorale nella tappa
torinese può ingrossare il suo voto alle
europee, e creare le premesse per dare
molto fastidio al Pd renziano in Regione.

E tra i “Tanki” rispunta Bossi
“I veneti ci hanno risvegliato”
PAOLO COLONNELLO
INVIATO A VERONA

Il «Tanko»
Gli indipendentisti veneti abbracciati
dalla Lega, e
dal vecchio
capo Bossi

Al grido di «Italia, Italia, vaffa...!» si
apre la poco serenissima manifestazione leghista-indipendentista nella piccola piazza dei Signori a Verona, che con
duemila militanti sembra colma come
un uovo. “Tanki” grandi e piccoli, in cartone pressato o decorati
di salami, si sprecano tra i
veneti oppressi dalle tasse e decisi ad arrivare a un
referendum vero e legale
che sancisca come minimo l’autonomia da Roma,
dove «i 21 miliardi che versiamo ogni anno» sono ovviamente sperperati in ladrocinii e frivolezze. Si
sorvola sui rimborsi spese
per le lauree del Trota e le
canottiere di Umberto
Bossi che pure prende la parola per dire
che «i fratelli veneti in carcere hanno risvegliato tutta la padania». Il Carroccio
pare tornato improvvisamente ai bei
tempi andati: Roma è ladrona, lo Stato
oppressore e i 24 secessionisti accusati
di terrorismo arrestati la settimana
scorsa sono «padri e madri di famiglia»
incarcerati per innocenti e sacrosanti
reati di opinione. Salgono sul palco anche Francesca e Maddalena, le giovani
«figlie dei terroristi», annuncia che andrà a trovare il marito in sciopero della
fame domani, Barbara Bernini, moglie

del “patriota” Lucio Chiavegato. Nelle
parole del segretario Matteo Salvini, il
“tanko” blindato e armato di cannoncino pronto all’assalto di piazza San Marco viene ridotto a innocua ruspa, i fucili
e le pistole a “idee di libertà”. Così, «pur
senza voler dare ultimatum», Salvini intima ai «magistrati che non fanno un
cazzo dal mattino alla sera» (Tosi dixit)
di scarcerare i 24 “patrioti” veneti entro
la prossima settimana, «altrimenti nelle
carceri entreremo noi». Poi si corregge
e vira verso una più tranquilla «manifestazione davanti alle carceri». In fondo,
ricorda il pimpante segretario, «siamo
per la via della legalità». E dunque, che
lo Stato mandi i suoi poliziotti e i carabinieri ad arrestare i delinquenti per strada, e a spazzolare gli «zingari», che la
marina militare vada a respingere i
clandestini, perché «mentre s’incarcerano degli innocenti viene abolito il reato di immigrazione clandestina!». Boato
della piazza che si scalda anche quando
il governatore del Veneto Luca Zaia fa
notare come la prefettura di Verona, abbia tolto dal palazzo del governo la bandiera della Serenissima e lasciato soltanto quelle dello Stato italiano (fischi,
buuu) e dell’Europa (fischi, buuu, ma
più tenui). Trascina la piazza in un entusiasmo incontenibile il sindaco di Verona Luca Tosi che se la prende con gli
ispettori del lavoro che sono andati a fare i controlli a Vinitaly, che si svolge poco distante, «rompendo i coglioni alla
gente che lavora». Scatta l’applauso furibondo per le televisioni straniere venute a riprendere «questa immensa manifestazione»: la tivù russa, soprattutto,
nuovo simbolo della libertà leghista.

10 .Primo Piano

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

U

EUROPA
IL VOTO A BUDAPEST

Ungheria, le destre fanno il pieno di voti
Stravince il premier conservatore Orban. Gli xenofobi di Jobbik salgono al 20%. Flop della sinistra
ANDREA SCERESINI
BUDAPEST

Nuovo trionfo per Viktor Orban. Il premier uscente ungherese, leader del partito di
centrodestra Fidesz, ha sbaragliato la fragile coalizione
composta da socialisti, liberali e verdi, si è aggiudicato il
48% dei consensi e si appresta a governare, per altri
quattro anni, forte di una assoluta maggioranza parlamentare, ben 134 seggi su

Illeaderhaimbavagliato
imediaecambiato
laCostituzionema
l’economiavabene
199 secondo le prime proiezioni. Nulla da fare per il centrosinistra, che si ferma al
25%. Il partito dell’estrema
destra Jobbik, più volte tacciato di antisemitismo e xenofobia, fa registrare un ulteriore balzo in avanti, seppure non travolgente, attestandosi a ridosso del 20%.
Un risultato ottenuto a suon
di provocazioni e slogan nazionalistici: «Votate Jobbik
per sconfiggere gli zingari»,
è il testo del lapidario sms
che milioni di ungheresi si
sono ritrovati ieri mattina
sul proprio cellulare.
Budapest si getta ancora
più a destra, confermando i
sondaggi della vigilia e i timori di parte della comunità
internazionale. Per Viktor
Orban è il secondo mandato
consecutivo, il terzo della
sua carriera politica. «Andremo avanti senza esitazione sulla strada che abbiamo
tracciato», aveva promesso

alla vigilia. Certamente sarà
così. Dopo il clamoroso trionfo
del 2010 - quando ottenne il
53% dei consensi contro il 19%
dei socialisti - il leader di Fidesz diede vita a una controversa serie di riforme: fece approvare unilateralmente una nuova carta costituzionale; varò
la legge sui media, che contribuì a imbavagliare le voci
d’opposizione; riformò la Banca centrale magiara, riservando all’esecutivo il potere di nomina dei nuovi governatori.
Cinquantuno anni ancora
da compiere, decisionista dal

piglio burbero e spiccio, Viktor Orban ha ottenuto il suo
primo mandato di governo nel
lontano 1998. Durante gli ultimi quattro anni si è conquistato la stima - e le preferenze
elettorali - dei membri delle
comunità ungheresi residenti
in Romania, Ucraina e Slovacchia, concedendo loro, con
l’ennesimo colpo di teatro, il
diritto di voto in patria. «Manifestare contro il governo
equivale a tradire il Paese», ha
dichiarato. Grande amante
del calcio, ex centravanti di
belle speranze, fierissimo self-

made man in salsa post-socialista: «il Berlusconi magiaro»,
così lo chiamano da queste
parti. Il suo Milan si chiama
Felcsùt, la squadra del villaggio dove è cresciuto, per la
quale ha fatto edificare un futuristico stadio da quattromila posti, che troneggia come
un’astronave tra le modeste
casupole dal tetto di legno.
Ha detto di lui il leader dell’opposizione, il socialista Attila Mesterházy: «Orban è a
capo di una potentissima lobby politico-economica, grazie alla quale è riuscita a sog-

giogare l’intero Pease». L’ultimo colpo di scena risale a
un paio di mesi fa, quando il
premier magiaro ha firmato
un accordo economico con
Vladimir Putin, concedendo
alla società russa Rosaton
l’incarico di costruire due
nuovi reattori nella centrale
nucleare di Paks, l’unica dell’Ungheria. I suoi provvedimenti sono stati aspramente
contestati dall’Unione Europea, che lo scorso anno minacciò sanzioni finanziarie.
Ben lungi dal lasciarsi intimorire, il leader di Fidesz ha

reagito alzando la voce: «Noi
non crediamo nell’Unione
Europea - ha dichiarato -,
crediamo nell’Ungheria».
Il suo cavallo di battaglia si
chiama economia. Nel ultimi
quattro anni il Paese è riemerso dalla crisi, i salari sono
aumentati e la disoccupazione è stata sensibilmente ridotta. Un dato su tutti: dalla
primavera del 2013 a oggi il
numero dei senza lavoro è
sceso dall’11% all’8%. Oggi
Orban promette nuovi miracoli: gli ungheresi hanno deciso di credergli.

Ucraina
Filorussiall’attacco
aKharkiveDonetsk

48%
al Fidedz
Secondo le proiezioni
Il partito del premier
aveva ottenuto
il 53% nel 2010

1 Torna la tensione nel-

25%
all’opposizione
La coalizione formata
da socialisti, verdi
e liberali ha recuperato
pochissimi voti

BERNADETT SZABO/REUTERS

l’Est dell’Ucraina. Centinaia
di manifestanti filo-russi hanno preso ieri sera il controllo
di un edificio dell’amministrazione regionale di Kharkiv
(Kharkov in russo), grande
città russofona nell’Est. L’incursione è avvenuta al culmine di una manifestazione
animata da almeno 2.000
persone, che sventolavano
bandiere russe inneggiando
all’autonomia della loro regione, ma anche all’unione
con Mosca. La polizia locale,
presente in forze, non ha
ostacolato l’avanzata della
folla. Nel pomeriggio un episodio analogo era avvenuto
a Donetsk, altro importante
centro industriale dell’Ucraina orientale tradizionalmente legato alla Russia.

Viktor Orban, 51 anni, sarà premier per la terza volta: è riuscito a portare la disoccupazione dall’11 all’8 per cento

Juncker: “Con gli euroscettici
dobbiamo imparare a dialogare”

Intervista

Il candidato Ppe alla Commissione: “Eurobond? Non ci sono le condizioni”
TONIA MASTROBUONI
INVIATA A BERLINO

a platea berlinese ha salutato
Jean-Claude Juncker con una
vera e propria ovazione alla fine
di un comizio breve che segna una tappa importante della campagna elettorale del candidato dei conservatori alla presidenza della Commissione europea. Ospite, sabato, del mini congresso della Cdu/Csu, Juncker è stato
tagliente sulla necessità che i governi
si decidano finalmente a mandare a
Bruxelles non solo dei burocrati, ma
dei «politici di razza». Ma anche sul
fatto che l’euro non può fallire per la
«mancanza di coraggio dei politici».
L’ex presidente dell’Eurogruppo ha
sottolineato anche che bisogna andare avanti sull’integrazione europea,
anche modificando i Trattati, se necessario. Intercettato a margine del
mini congresso che ha incoronato sabato il capolista dei cristianodemocratici tedeschi alle europee, David Mc
Allister, con un plebiscitario 98% di voti, Juncker accetta di dire la sua in particolare sugli eurobond, sui populisti
anti-euro e sulla differenza, importante, con i movimenti di estrema destra.

L

Ha
detto

Populisti e moderati

Con i movimenti
della destra radicale
non è possibile
fare accordi
Ma ci sono partiti
di destra che
non sono anti-Ue
e anzi pongono
domande all’Europa
con cui dobbiamo
fare i conti

Presidente, cosa pensa dell’avanzata
dei movimenti di estrema destra in Europa, evidente anche dalle ultime elezioni municipali in Francia? Pensa che i
partiti anti-euro possano rappresentare una minaccia, in vista delle elezioni europee del 25 maggio?

«Penso che dobbiamo anzitutto imparare a distinguere. Non dobbiamo
commettere l’errore di mettere tutto
nel calderone della “estrema destra”.
Con i movimenti o i partiti della destra
radicale che sono contro l’Europa è
ovvio che non si transige, che non è
possibile fare accordi. Ma c’è anche un
universo di partiti che non sono contro l’Europa, sono piuttosto euroscettici oppure pongono dei problemi come la convenienza della permanenza
dell’euro o simili. Con questi partiti
che, ripeto, non sono - in linea di principio - contro l’Europa ma pongono
problemi all’Europa, dobbiamo imparare a dialogare».
Cosa pensa degli eurobond? Da quanto detto qui nel comizio sembrerebbe
escluderli, se dovesse diventare presidente della Commissione.

«Anche qui vorrei puntualizzare: nell’attuale quadro sì, li escludo, non ci so-

no le condizioni per una mutualizzazione dei debiti al livello europeo. Tuttavia, se nei prossimi cinque anni dovessimo riuscire a progredire ulteriormente con il progetto europeo, se dovessimo riuscire a mettere insieme le
politiche dei conti pubblici, allora è
pensabile l’introduzione degli eurobond. Io non sono contrario, in linea di
principio. Ma aggiungo: io resto anche
convinto che con il deficit e i debiti non
si creino una maggiore crescita o più
posti di lavoro».
Cosa vuole dire quando sostiene che i
governi devono imparare a non mandare in Europa solo dei «burocrati»?

«Che i governi devono imparare a
mandare a Bruxelles commissari che
siano politici di razza, questo intendo.
Ne abbiamo bisogno».
Giovedì scorso Mario Draghi ha annunciato la possibilità che la Banca
centraleeuropeaacquistititolisovrani
eprivatiinmassa,sumodellodellaFed
Usa, la Frankfurter Allgemeine Zeitung parla di 1.000 miliardi all’anno.
Cosa ne pensa?

«Non ho mai commentato, e non lo farò
neanche adesso, le decisioni di politica
monetaria della Bce».

LA STAMPA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

Primo Piano .11

.

U

IL FUTURO DELLA UE

Fra il 22 e il 25 maggio si svolgeranno
le elezioni europee. Come si
avvicinano al voto i giovani? Che
aspettative ha la gente? Stiamo

GENERAZIONE ERASMUS

3

facendo un viaggio a tappe nelle
principali città e capitali Ue. E da qui
racconteremo timori e speranze dei
nuovi e vecchi europei

VERSO LE EUROPEE

Atene
FRANCESCA PACI
INVIATA A ATENE

tene è la finestra sulle paure dell’Europa, demagogia, nazionalismo centrifugo, nostalgie neofasciste.
Tra i negozi vuoti e i caffè
pieni circola un’energia primordiale in
cui la rabbia si perde nella rassegnazione a godere del poco che resta, come fumare all’interno dei locali, estremo ribellismo contro i veti comunitari. Se c’è
un paese in cui l’immagine di Bruxelles
arrivacosìdistortadafarpauraaibimbi
che, racconta la maestra Panagiota Vasileiadi,neparlanocomedell’antiBabbo
Natale, è la Grecia, dove la combinazione tra recessione e austerity è stata uno
tsunami, con il salario medio precipitato a 600 euro, la disoccupazione giovanile vicina al 60%, un Parlamento che
ospita Alba Dorata, «l’unico partito nazista in un’assemblea elettiva europea»
scrive nel suo libro Dimitri Deliolanes.
Mentre l’Eurogruppo sblocca nuovi
aiutieilpaesefinanziariotornasuimercati, quello reale, che non vedrà presto
gli effetti della eventuale ripresa, s’interroga sull’identità di una generazione
per cui, in barba all’Erasmus, Europa è
associata automaticamente alla crisi.
«Lavoriamo per i vampiri» dice l’attore 29enne Alex Tsotsis che gestisce la
taverna Zoodohos Pigi nel quartiere di
Kaminia dove, racconta, «si vedono persone ben vestite girare nel mercato per
rubare le arance». I media filo-governativi non ne parlano, gli ateniesi sì. «Non
vedo più tg» ammette la studentessa
Melponemi Tsitsimpi. Nella libreria
Elefterutakis chi può spendere sceglie i
romanzi d’evasione della Fakinu,
«La relazione tra Grecia ed Europa è
iniziata su basi superficiali tipo i bassi
tassi d’interesse, un approccio utilitaristico svanito con la crisi» nota Konstantinos Ifantis, docente di relazioni internazionali all’Università di Atene. I suoi
studenti, molti dei quali voteranno per

A

AL BIVIO

Lo spirito europeistico è sempre
più flebile: «Dobbiamo decidere
se stare nell’euro o morire»
la prima volta a maggio, lamentano di
pagare le colpe dei padri che per trent’anni,dividendositraiduepartitidelbipolarismo nato dopo la dittatura, hanno
partecipato alla nuova orgia del potere.
«Nessuno ci ha imposto di indebitarci, ora però dobbiamo decidere se sopravvivere fuori dall’euro o vivere» ragiona l’informatico 24enne Stefanos
Antypas. Gli amici al Floral Caffè, nel
quartiere anarchico di Exarchia, sono
scettici. Tasos Kampouris, laurea in business, sintetizza: «L’Europa è tante cose belle come viaggiare, ma la Grecia
muore. Se avessimo un governo vero
staremmo meglio fuori anche perchè
siamo europei ma anche balcanici».
Così vicini, così lontani. «Per creare
un’identità europea ci vorrebbe l’Erasmus obbligatorio perché solo i greci
che partono si staccano davvero dal legame con una terra di sole, feste, lavoro
non durissimo» nota la scrittrice e docente di legge Lena Divani (ha pubblicato «Memorie di un gatto» con e/o).
«Ho paura di andarmene, l’Europa
del Nord è diversa», ammette l’ingegnere Eleni Letsioce che in un Paese
con 11 milioni di abitanti e 24 università
(più 14 politecnici) fa la commessa nel
quartiere borghese di Kolonaki. Agli
antipodi da lei la disoccupata Katerina
Stavroula, anima della web radio antagonista RadioBubble, conferma: «Posso lavorare a Londra, certo. Ma è una
necessità. Io sceglierei di restare qui».
Qui significa Grecia. A metà tra l’Occidente e quell’Oriente a cui tende il governo trattando investimenti russi e ci-

L’Europa è un mondo non scoperto,
è Erasmus, è crisi economica

L’Europa è assenza

L’Europa è disoccupazione

Nikos Stravapulos, 34 anni,
tassista

Vasiliki Meletaki, 21 anni,
studentessa di sociologia

Foto di Francesca Paci
instagram @frapac

Eleni Letsioce, 30 anni,
ingegnere ambientale e commessa

L’Europa è più similitudini che
differenze, anche se non lo sappiamo

L’Europa è scambio di persone,
movimento

L’Europa è la nostra storia

Angelos Vasileion, 20 anni,
studente in comunicazione e media

Melpomeni Tsitsimpi, 22 anni,
studentessa di letteratura tedesca

Lena Divani, 58 anni, scrittrice
e docente alla facoltà di legge

L’Europa per me è fascismo,
razzismo, buona musica, montagne

L’Europa è un’illusione che si è
trasformata in una delusione

L’Europa è un mondo senza confini

Kalliopi Takaki, 35 anni,
attrice

Alexandros Tsotsis, 29 anni,
attore e ristoratore

Kyriaki Fakoureli, 23 anni,
laureata in legge

Atene piegata dalla recessione
“Europa per noi vuol dire crisi”
Cresce la rabbia, sinistra radicale e neonazisti di Alba Dorata ormai fanno breccia fra i giovani

18%

Finlandia

Regno
Unito
Svezia
Danimarca

Estonia
Lettonia

Olanda

Lituania

Irlanda

Polonia
Germania
R.Ceca

Belgio
Lussemburgo
Francia
Portogallo
Spagna

Slovacchia
Austria Ungheria
Slovenia
Romania
Croazia
Bulgaria
ITALIA

di cittadini
Cipro

POPOLAZIONE

PIL PRO CAPITE

11 milioni

26.600 $ (-6,9%)

Atene (area metropolitana) 5 milioni

INFLAZIONE

IMMIGRATI

-1,1% rispetto al 2013

1 milione

DEBITO PUBBLICO

DISOCCUPAZIONE

27,9% 57% Under 30

(la media europea è 11%)

175% del Pil
20%

35,4%

600 euro al mese

Popolazione
sotto la soglia
di povertà

Numero dei minori
a rischio povertà

PRODOTTO INTERNO LORDO

PREZZI

-6,4% (2012)

% nel 2013
(-0,4% nel 2014)

SALARIO MEDIO

-0,8

- LA STAMPA

La percentuale di
gradimento nei confronti
dell’Europa; nel 2010
era del 32%

86%

Grecia
Malta

di consensi

Sente che la sua voce
non conta in Europa
e il 58% non si sente
cittadino europeo

nesi. Lo sanno bene gli immigrati che sognano Lamerica e si ritrovano bloccati
nella pancia della crisi dagli accordi di
Dublino II. Sono loro la «scusa» di Alba
Dorata che spadroneggia nel quartiere di
Agios Panteleimonas dove il 20% della
popolazione è straniera e le famiglie assaltano i supermercati con il cibo scaduto
in offerta. «Alba Dorata è un voto di protesta» dice la sociologa 21enne Vasiliki
Meletaki. Lei invece, come molti suoi
compagni, è delusa dai partiti tradizionali, confusa, offesa con l’Europa che «ci dipinge pigri»: andrà alle urne ma assai

meno baldanzosa degli estremisti della
destra (Alba Dorata è al 7,6%).
«I giovani sono disgustati dalla politica» riflette l’autore della Trilogia della
Crisi Petros Markaris. Il quasi coetaneo
John Panaretos, docente di statistica ed
ex del governo Papandreou (i socialisti sono al 4,5%), fa mea culpa: «La mia generazione ha creato il problema ma non ne capisce l’effetto, per quanto valgano questi
ragazzi non dispondono del loro futuro».
Il risultato è un arcano. La sinistra radicale di Syriza è in testa ai sondaggi.
«Anche se la gente ce l’ha con Bruxelles
sa che da soli faremmo peggio, per questo, diversamente dal 2012, ci battiamo
per cambiare l’Europa da dentro» spiega
la 28enne di Syriza Irini Agathopoulou.
Ma nell’arena in cui sono nate 14 forze
politiche in due anni avanza To Potami, il
partito dell’ex reporter Theodorakis che
in un mese di vita è già al quarto posto.
«Non saremo più fideistici verso i
partiti come i nostri genitori» dice il
38enne Sotiris Bekas. Il ricordo della
dracma seduce. Ma Dimitri Sotiropoulos della Hellenic Foundation for European and Foreign Policy minimizza:
«Fuori o dentro l’Europa è un dibattito
retorico, i greci sono come i giovani che
contestano la famiglia ma non se ne vanno. È l’effetto della scuola che qui forma
le coscienze su forti dicotomie».
La Grecia si sente la Cenerentola d’Europa. Leggerezza e resilienza. Come
quando, nel 2009, all’inizio della fine, si
scatenava ballando la canzone pop di
Adonis Remos «Kommena piata de nica»
(«Ci hanno tolto il prestito»).

R

LUNEDÌ 7 APRILE 2014 LA STAMPA 12

LA STAMPA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

Primo Piano .13

.

U

SALUTE
IL BUSINESS DEL TABACCO

Fumo, guerra delle lobby in Parlamento
Scontro sulle accise tra produttori del lusso e del “low cost”. Il mercato italiano vale 18 miliardi ma è in crisi
Da qualche mese negli uffici
di onorevoli e senatori è tutto
un via vai di lobbisti del tabacco. Visite private alle mostre d’arte più «in» del momento, cocktail ultra chic, slide di studi apparentemente
indipendenti ma in realtà
commissionati da qualche
multinazionale delle bionde.
È la nuova guerra del fumo,
che vale 18,4 miliardi di euro,
sempre più erosi dalla crisi e
dai fumatori in crisi di coscienza, stritolati tra il vizio e
le campagne anti fumo martellanti. Ma in questa battaglia i signori delle «bionde»
marciano divisi. Quello che si
sta giocando in questi giorni,
in attesa che il governo rimetta mano alle accise sul tabacco con i decreti attuativi
della delega fiscale, è infatti
un vero e proprio derby. Da
un lato la Philips Morris, che
schiera un brand fortissimo
come Marlboro, che da solo
vale un quarto del mercato.
Loro ai parlamentari si presentano con una richiesta apparentemente incomprensibile: aumentate pure le accise
sul tabacco, ma per tutti, riallineando la tassazione che,
dopo una battaglia condotta
a colpi di ricorsi e sentenze,
ha visto alla fine i Monopoli
applicare un’accisa più bassa
per le sigarette low cost,
quelle dai 4 euro a pacchetto
in giù. Una mossa, a dir la verità, da Stato-Tafazzi, perché
alla fine i consumi si sono in
parte trasferiti dai pacchetti
di lusso a quelli «low», con
una perdita netta di 600 milioni per l’erario. E neanche a
dire che ne abbia guadagnato
la salute degli italiani, visto
che il consumo di bionde non
è affatto diminuito ma si è solo spostato su quelle meno
costose. «Tutti gli studi internazionali che ci sono stati
presentati in audizione alla
Camera dimostrano che con
il diminuire dei prezzi aumentano i consumi e viceversa», conferma Ernesto Carbone, Pd, in commissione finanze. Il quale ammette: «da
mesi i nostri uffici sono presi
d’assalto dai lobbisti del fumo
in guerra tra loro». Si, perché
alla squadra della Philips
Morris si contrappone quella
composta dalla British American Tobacco (Lucky Strike
e Dunhill), la JTI, ovvero Japan Tobacco International
(Camel) e la Imperial (Gauloises e Rizla), che fa pressing
perché nessuno tocchi le accise, avendo un mercato che
si è avvantaggiato con il fisco
più leggero sulle low cost. A
dicembre l’università confindustriale, la Luiss, si è presentata in audizione alla Camera con uno studio che dimostrava il vantaggio economico per lo Stato derivante
da una tassazione più leggera
sui pacchetti economici. Peccato che lo stesso studio qualche parlamentare lo abbia ritrovato su Google, ma come
commissionato dalla JTI.
In tutto questo i produttori
di sigarette elettroniche rappresentati dall’Anafe, combattono la loro battaglia per
non veder aumentare del

58% la tassazione sulle e-cig, tifando segretamente per chi
propone allo Stato di far cassa
aumentando e livellando le accise sulla bionde.
Una guerra senza esclusione di colpi, dove fino ad oggi a
rimetterci è stato l’erario e a
guadagnarci il contrabbando. Nel 2012 la sua quota di
mercato era esplosa, lambendo il 10%, per poi riscendere
nel 2013. Ma probabilmente
solo perché il mercato illegale delle bionde sta cambiando volto. L’Agenzia delle Entrate è a conoscenza di pacchetti di contrabbando, con
bollino dei Monopoli contraffatto, in vendita negli scaffali
delle tabaccherie.

A spaventare i grandi player
del tabacco è però soprattutto
l’esercito dei fumatori pentiti o
in via di pentimento. Per questo
Jti è andata a giocare in trasferta, nel campo delle e-cig, però
con un prodotto più simile alla
sigaretta tradizionale. E la Philips Morris è andata oltre. Dal
2015 investirà mezzo miliardo
per realizzare vicino Bologna
una sigaretta un po’ più piccola
di quella convenzionale, con
cialde di vero tabacco che viene
scaldato da un apparecchio
elettrico, senza però combustione. Quella che fa sprigionare oltre 4mila sostanze cancerogene in una normale bionda.
Forse per una volta business e
salute possono non fare a pugni.

I numeri del vizio

Consumo di sigarette al giorno

16,1

Nel 2003

Fumatori
in Italia

10,6
milioni

20,6
%
della popolazione
Consumo
sigarette
fai da te
(2005-2010)

12,7

Nel 2013
Fonte: istituto superiore di sanità

Consumo tabacco
in Italia

93,8
milioni
di tonnellate
nel 2006

Fonte: Nomisma

+157%

Centimetri - LA STAMPA

PAOLO RUSSO
ROMA

75

Fonte:
Anafe

milioni
nel 2013

-20%

«Solo l’aumento
dei prezzi
riduce i consumi
e quindi le morti»

5

domande
a
Roberta Pacifici
Istituto sanità

Roberta Pacifici, Direttrice
dell’Osservatorio fumo, alcol
e droghe dell’Istituto Superiore di Sanità.
Nella guerra delle accise c’è
chi sostiene che aumentando i prezzi delle sigarette diminuiscano i consumi.

«Confermo. E non lo dico io ma
l’Organizzazione mondiale
della sanità, che nel suo piano
strategico sulla lotta alle malattie non infettive ha affermato che l’aumento del prezzo è
l’azione più efficace per far
smettere di fumare e disincentivare i giovani ad iniziare».
Ma esistono dati che confermino la regola?

«Molti studi internazionali a
conferma. In Spagna ad un
aumento dei prezzi del 20% ha
corrisposto un calo dei consumi dell’11, in Germania un piccolo ritocco dei listini ha fatto
calare le vendite del 3,6%,
idem nel Regno Unito».
È vero che oggi in Italia si
muore meno di fumo?

«Il fumo in Italia è ancora responsabile di 70mila morti l’anno di tumore. Certo, dieci anni
fa le vittime era 10mila in più,
ma non c’è da essere ottimisti».
Perché?

«Se prima tra i fumatori il rapporto uomo-donna era di dieci
a uno oggi purtroppo abbiamo
quasi raggiunto la parità dei
sessi. E poiché i danni da fumo
si manifestano a venti anni di
distanza, gli effetti in termini
di mortalità sulle donne lo vedremo più in la nel tempo».
Anche le multinazionali del
tabacco si stanno buttando
nel campo delle sigarette
elettroniche. E’ un bene per
la salute?

«Vedremo. Certo è che il fumo
elettronico come lo abbiamo
conosciuto fino ad ora nuoce
alla salute, soprattutto quando contiene nicotina. Ma fa
sempre molti meno danni della normale sigaretta perché
non genera tumori». [PA. RU.]

14 .Estero

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

Gli
sfidanti

I BOKO HARAM FANNO STRAGE IN NIGERIA: 47 MORTI

Rahul Gandhi

Arvind Kejriwal

Il Partito del Congresso
schiera il figlio di Sonia,
Rahul Gandhi, 43 anni.
Personaggio schivo, il
punto forte della sua
campagna elettorale è
stato quello di promettere
di potenziare il programma
alimentare nelle aree rurali

È Il «Beppe Grillo indiano»
che promette di «mandare
tutti a casa» e ha come
simbolo la tradizionale
ramazza di paglia. L’ex
funzionario del Fisco guida
il Partito dell’uomo
comune, in prima linea
nella lotta alla corruzione

Camerun, migliaia
di soldati alla ricerca
dei sacerdoti rapiti
YAOUNDÉ

Modi, il venditore di tè
che vuole l’India dei Gandhi
Il nazionalista favorito alle elezioni. Vacilla l’egemonia del Congresso
«NaMo»

Personaggio
MARIA GRAZIA COGGIOLA
NEW DELHI

D

a oggi oltre 800
milioni di indiani
andranno al voto
per eleggere un
nuovo Parlamento. La gigantesca maratona
elettorale durerà oltre un
mese e sarà per dimensioni e
per durata il più grande esercizio democratico della storia
dell’umanità. Ma, se i sondaggi della vigilia saranno
confermati, sarà anche la fine
del dominio della famiglia precipitata sotto ill’5%.
Gandhi e l’arrivo della destra
In effetti, è gioco facile per
indù dell’ex venditore di tè Modi cavalcare l’onda di malNarendra Modi.
contento che serpeggia tra la
Il governatore del Gujarat, classe media indiana, stufa di
lo Stato Nord occidentale un’amministrazione corrotta e
«modello» per il suo tasso di di una «casta» privilegiata di
sviluppo e famoso per aver da- politici. Il fenomeno mondiale
to i natali al Mahatma Gandhi, non ha risparmiato neppure
è dato come super favorito or- l’India, come si è visto dalmai da mesi. Tanto che alla l’emergere del partito anti corCamera bassa potrebbe con- ruzione di Arvind Kejriwal, il
quistare 259
«Beppe Grillo inseggi, mentre il
IL CASO MARÒ diano» che proPartito del Condi «manIl «falco» della destra mette
gresso si fermedare tutti a casa»
accusa: trattamento ed emblematicarebbe a 123.
Il carismati- di favore grazie a Sonia mente ha come
co e autoritario
simbolo la tradi63enne Modi, beniamino degli zionale ramazza di paglia.
industriali, da mesi scorrazza
A differenza del rivale Rahul
in lungo e largo da Nord a Sud Gandhi, il primogenito della pocon un piglio di chi sa di avere tente leader italo-indiana Sola vittoria in tasca. Il suo parti- nia, Modi può vantare un’espeto, il Bharatya Janata Party o rienza di ben 13 anni a capo del
Bjp, che incarna i valori della Gujarat, dove ci sono strade
destra nazionalista, è ormai senza buche e la gente ha la corconvinto di farcela alla grande rente elettrica 24 ore su 24. E
sul Congresso, indebolito da soprattutto dove non si spreca
anni di scandali per corruzio- neppure una rupia in bustarelle
ne, dal carovita e dall’econo- e dove praticamente non esiste
mia in crisi, con una crescita criminalità, un tema diventato

Venditore
di tè sui treni
come
suo padre,
Narendra
Modi,
63 anni, ha
cominciato
la carriera
politica
nel Rss,
gruppo indù di
estrema destra
È il candidato
scelto
dal Partito
del Popolo
indiano Bjp

prioritario per le continue vio- di Narendra Modi».
lenze contro le donne.
Da Modi dipenderanno anL’idea del politico è di appli- che le sorti dei marò Massimicare il modello, che si ispira a liano Latorre e Salvatore Giroquello cinese, anche al resto del- ne, arrestati oltre due anni fa
l’India. Un obiettivo ambizioso per la morte di due pescatori in
e probabilmente impraticabile, Kerala. In un comizio aveva dema che raccoglierà molti voti.
nunciato il «trattamento di faIl personaggio, chiamato vore» che sarebbe stato loro ri«NaMo» dai suoi sostenitori, è servato grazie all’italiana Sonia
però molto controverso. Prima Gandhi lasciando intendere che
di essere incoronato candidato dovrebbero stare in prigione e
premier a setnon nell’ambatembre, era un IL NUOVO PARLAMENTO sciata a New
pariah nel partito
Ma sono
Da oggi fino a metà Delhi.
per la sua sospetparole da campamaggio voteranno gna elettorale.
ta complicità
(mai provata) nei 800 milioni di indiani Occorrerà aspetmassacri di mutare i risultati
sulmani avvenuti nel suo Stato dello spoglio del 16 maggio e l’innel 2002. Per anni è stato boicot- sediamento del nuovo governo
tato da Usa ed Europa e solo di per capire quali potranno esserecente è stato «riabilitato» da re le ripercussioni. E vedere anun Occidente, Italia compresa, che se le previsioni a favore di
in cui gli affari con l’India pesa- «NaMo» avranno ragione o se
no evidentemente più dei timori saranno
clamorosamente
per i diritti umani calpestati.
smentite come nel 2004, quanMentre la stampa indiana lo do Sonia Gandhi trionfò a sorosanna, l’«Economist» ha preso presa grazie al supporto di queluna dura posizione nel suo ulti- l’India profonda delle campamo numero con un articolo inti- gne impenetrabile a qualsiasi titolato «L’India merita di meglio po di sondaggio.

Rastrellamenti a tappeto e
frontiere sotto controllo in
Camerun per ritrovare Gianantonio Allegri e Giampaolo Marta, i due sacerdoti italiani rapiti nella notte tra
venerdì e sabato insieme a
un’anziana suora canadese.
Finora non ci sono né notizie né rivendicazioni, anche
se il riserbo è d’obbligo come ha ricordato ieri mattina
il vescovo di Vicenza Beniamino Pizziol.
Gli indiziati numero uno
sono i Boko Haram, impegnati nello sterminio sistematico di cristiani e islamici
moderati nel Nord-Est della
Nigeria, area che confina
con il Nord del Camerun,
proprio quella dove sono
stati rapiti i due sacerdoti vicentini. Anche ieri nello Stato di Yobe e in quello di
Zamfara, nel Nord della Nigeria, sono state massacrate
47 persone in due diversi attacchi. Nel primo sono state
trucidate 17 persone, alcune
delle quali pregavano in una
moschea. Nel secondo, pastori di etnia fulani hanno

massacrato 30 persone, molti
i membri delle milizie di autodifesa anti Boko Haram.
Il timore è che Allegri e
Marta siano stati trasferiti dai
sequestratori in Nigeria. Nella regione della diocesi camerunese di Maroua si continua
comunque a cercare. Anche il
ministro della Difesa Edgard
Alain Mebe Ngo’o si trova lì
per coordinare le ricerche.

Il timore è che gli italiani
siano stati portati oltre
confine. L’esercito
chiude le frontiere
In ogni caso finora non è filtrata nessuna indicazione.
Monsignor Pizziol, da Vicenza, ha invitato i giornalisti alla
massima prudenza per non
interferire con il lavoro della
Farnesina e ha ricordato come «un esplicito invito alla discrezione ci è arrivato direttamente dal ministero degli
Esteri italiano che, fin dai primi momenti, ha attivato la
propria Unità di crisi e i contatti diretti con l’ambasciata
[E. ST.]
in Camerun».

«La Stampa» aderisce alla campagna di Wan-Ifra
Ogni giorno fino al 3 maggio, il World Press Freedom Day,
vi racconteremo la storia di un giornalista imprigionato

I dissidenti del Bahrein
In comune Ahmed Humaidan, Hussein Hubail, AbdulJalil al-Singace e Sayed Ahmed Al-Mousawi hanno
soprattutto una cosa: aver sfidato il regime del Bahrein
con le armi di cui erano in possesso ovvero fotografie,
blog, articoli. E per questo accusati di voler rovesciare la
monarchia o di aver attentato alla sicurezza dello Stato.
Le loro condanne vanno dai 10 anni al carcere a vita.

LA STAMPA

.

Estero .15

La giornata

LUNEDÌ 7 APRILE 2014

Miadit-Palestine

Pronto soccorso

Lo schieramento

Autodifesa

Gli ufficiali italiani davanti alla sede
della missione a Gerico che ha
il compito di addestrare le forze
di sicurezza dell’Autorità palestinese

Le reclute vengono anche addestrate
a far fronte a situazioni di pericolo
in manifestazioni o incidenti
e prestare i primi soccorsi alle vittime

Esercitazione per provare un cordone
anti-dimostranti: fra le tecniche
insegnate anche quella
della «testuggine» con gli scudi alzati

Corsi di pugilato e arti marziali
completano l’addestramento
degli aspiranti «carabinieri»
del futuro Stato palestinese

Reportage
MAURIZIO MOLINARI
INVIATO A GERICO

L

ezioni di tattica romana,
uso della forza senza violenza, addestramento agli
imprevisti e all’ora di colazione formaggio e melanzane: benvenuti nella sede del «Miadit-Palestine», la missione dei carabinieri per istruire soldati ed agenti
dell’Autorità nazionale palestinese
alla gestione della sicurezza nelle
aree della Cisgiordania di cui ha il
pieno controllo. Agli ordini del colonnello Massimo Menniti, 51enne
altoatesino, ci sono 30 carabinieri.
Fra loro ci sono veterani delle missioni in Iraq, Afghanistan, Libia e Gibuti che riversano a 200 reclute provenienti da ogni centro della Cisgiordania nozioni ed esperienze tese a trasformarli in unità autosufficienti nelle attività di controllo del
territorio, ricognizione, controguerriglia, tutela delle antichità, gestione delle scorte e protezione dei vip.

Testuggine romana e lezioni di tiro
così nascono i carabinieri palestinesi
I nostri ufficiali addestrano a Gerico le forze di sicurezza del futuro Stato

Ogni recluta deve
seguire tutti i corsi
e poi un periodo
di specializzazione
Hanno fretta
di apprendere
e il nostro compito
è di metterli in grado
di affrontare ogni
situazione

«FORZA MA NON VIOLENZA»

Il motto rispecchia il metodo
insegnato: ci sono anche corsi
di rispetto dei diritti umani
L’Autorità palestinese ha selezionato alcuni dei suoi elementi più
promettenti in polizia, guardia presidenziale, forze di sicurezza e difesa civile per affidarli ai carabinieri e
la giornata per tutti - reclute e
istruttori - comincia in mensa, facendo colazione con formaggio e
melanzane. Subito dopo in quattro
classi da 50 reclute ognuna iniziano
i corsi. Nell’aula sul «controllo della
folla» l’ufficiale dei carabinieri si
sofferma sulla «tecnica difensiva
della testuggine che risale ai tempi
dell’antica Roma». Le reclute, incuriosite, lo bersagliano di domande e
la spiegazione è fra storia e tattica:
«Per affrontare minacce improvvise
a aggressive i soldati romani si riunivano, proteggendosi con gli scu-

La storia
PAOLO MASTROLILLI
INVIATO A NEW YORK

P

iù delle bombe atomiche, avrebbe potuto il «Dottor Zivago».
Così pensava la Cia, che negli
Anni Cinquanta aveva ordito un complotto internazionale per diffondere il
romanzo di Boris Pasternak nell’Urss,
sperando che aiutasse a minare le fondamenta del regime sovietico.
Tutto era cominciato con Giangiacomo Feltrinelli e il suo agente Sergio
D’Angelo, secondo nuovi documenti
della Central Inteligence Agency, pubblicati nel libro «The Zhivago Affair»
e anticipati dal «Washington Post».
D’Angelo era stato il primo a scoprire
Pasternak, bandito a Mosca, e Feltrinelli aveva sfidato le ire del Partito comunista per pubblicarlo in Italia. Era
il 1957 e la Cia, molto attenta allora al
soft power della letteratura, lo aveva
subito notato. Un anno dopo, infatti, il

Massimo Mennitti
MOHAMAD TOROKMAN/REUTERS

Colonnello
dei Carabinieri

Le reclute nella caserma di addestramento a Gerico

di» per resistere all’impatto dell’avversario e poi assumere progressivamente l’iniziativa. Nell’aula accanto
un altro ufficiale italiano illustra le
tecniche di pronto soccorso: come
aiutare un agente o un civile ferito. Ed
anche qui colpisce l’interazione con i
palestinesi che, in inglese o attraverso l’interprete arabo, seguono ogni
dettaglio, chiedono di tutto. «Hanno
fretta di apprendere e il nostro compito è di metterli in grado di affrontare ogni situazione» sottolinea Mennitti, che nel quartier generale a Ro-

ma è il responsabile dell’addestramento di tutti i carabinieri.
Ecco come spiega il metodo per
prepararli: «Ogni recluta deve seguire tutti i corsi, a rotazione, e poi affrontare un periodo di specializzazione nel suo settore, in maniera da essere in grado di gestire qualsiasi eventualità». Ovvero, mostrando davanti
agli imprevisti la flessibilità che distingue gli stessi Carabinieri. Per il
generale palestinese Mohammed Suleiman, capo del centro di addestramento di Gerico, «i vostri militari ci

stanno aiutando a formare il nostro
esercito il cui compito sarà vegliare
sulla pace con Israele come sulla sicurezza dei nostri cittadini».
Il rapporto fra militari e civili è
uno degli aspetti sui quali i carabinieri si impegnano di più: vi sono corsi
sul rispetto dei diritti umani, sulle
differenze di genere e su un approccio alla popolazione teso a smorzare
tensioni e attriti. Come dimostra l’addestramento all’uso del tonfa, un particolare manganello che serve più a
proteggere l’agente che non a pic-

Il “Dottor Zivago”
arma segreta della Cia
per abbattere l’Urss
capo della Soviet Russia Division,
I superiori avevano concordato,
John Maury, aveva inviato un memo ai aggiungendo che bisognava fare il
suoi capi per sollecitarli ad approvare possibile per sostenere la candidatuun’operazione finalizzata a trafugare ra al Nobel di un autore capace di imil testo originale nell’Urss: «Il messag- barazzare Mosca. La proposta era argio umanistico di
rivata fino alla CaPasternak - seconOLTRECORTINA sa Bianca, che avedo cui ogni persona Nel 1958 ne furono consegnate va dato luce verde.
ha diritto ad una
Inviare direttacentinaia di copie ai visitatori mente il romanzo
vita privata e al rirussi all’Expo di Bruxelles oltre cortina non
spetto come essere
umano, indipenera possibile, ma si
dentemente dal livello della sua lealtà poteva trovare il modo di consegnarpolitica e del contributo allo Stato - lo a cittadini sovietici, che poi lo
pone una sfida fondamentale all’etica avrebbero portato di nascosto in pasovietica del sacrificio dell’individuo tria e fatto circolare tra amici e conoper il sistema comunista».
scenti. L’occasione giusta era parsa

Il «Dottor Zivago» in russo

l’Esposizione universale di Bruxelles,
appunto nel 1958, dove erano attesi
circa 16.000 visitatori russi. Quindi la
Cia contattò il servizio segreto olandese Bvd, chiedendo la cortesia di

chiare chi lo confronta. «Forza ma
non violenza» è il motto che - anche in
arabo - campeggia e viene ripetuto in
classi, corridoi e nella palestra dove
le reclute si addestrano al corpo a
corpo sotto lo sguardo degli ufficiali
palestinesi. C’è anche spazio per le
donne: ve ne sono fra gli ufficiali palestinesi, gli addestratori italiani e i
traduttori consentendo alle reclute
di vivere in un ambiente militare non
comune nei Paesi arabi.
Poco lontano dal centro di addestramento - costruito con il contributo di americani, canadesi, tedeschi e
scandinavi - c’è il poligono e qui Mennitti sottolinea come «l’addestramento al fuoco avviene nel rispetto
degli accordi fra palestinesi ed israeliani» che limitano ai fucili le armi
consentire per soldati e poliziotti.
«Questa missione avviene con il piano consenso di Israele perché rispettiamo regole condivise fra le parti»
precisa Mennitti che a Ramallah ha
incontrato il ministro dell’Interno
palestinese, Said Abu Ali, prima dell’inizio della missione.
«La firma di questo accordo - spiega il Console Generale d’Italia Davide
La Cecilia - dimostra il sostegno italiano al “capacity building” palestinese
perché il rafforzamento delle loro istituzioni costituisce l’obiettivo principale della collaborazione fra i due governi». Con il tricolore issato sulla caserma della guardia presidenziale,
«Miadit-Palestine» ha una durata prevista di quattro mesi ma l’impressione è che sia destinata a prolungarsi.
Anche in vista della formazione di
unità di polizia turistica per rafforzare tutela e salvaguardia del patrimonio artistico palestinese, a cominciare
dal Palazzo di Hisham la cui finestra
rotonda è il simbolo scelto dai carabinieri come il logo della missione.

stampare il più in fretta possibile alcune centinaia di copie in lingua originale. Una volta ricevuti i romanzi
rilegati, gli americani avrebbero potuto distribuirli tramite il loro padiglione, ma questo sarebbe stato un affronto smaccato che avrebbe provocato solo polemiche. Allora la Cia
chiese aiuto al Vaticano, che consentì
di distribuire il Dottor Zivago ai russi
cristiani che avrebbero frequentato il
suo padiglione all’expo di Bruxelles,
chiamato Civitas Dei. In poche ore le
copie erano andate a ruba, e i secchi
della spazzatura della mostra si erano riempiti delle copertine del libro: i
lettori le avevano tagliate per renderlo più facile da nascondere.
L’operazione era stata un successo.
Le copie clandestine del romanzo di
Pasternak erano diventate una merce così ambita fra intellettuali e giovani, che la stessa Cia aveva stampato un’altra edizione economica da trafugare. L’unico infuriato era proprio
Feltrinelli, perché aveva scatenato la
prima battaglia culturale della Guerra Fredda, ma nessuno gli aveva pagato i diritti.

16 .Cronache

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

IL MINISTRO DELL’AMBIENTE: USCIRANNO DAI CANALI

Grandi navi a Venezia
Galletti: soluzione possibile
VENEZIA

La difesa

Li ho incontrati
per strada, erano
malmessi, ho voluto
portarli a passare
un pomeriggio
al Parco Acquatico
Daniele Bosio, ambasciatore

PETER GINTER/SCIENCE FACTION/CORBIS

Le Filippine sono tra le mete più frequentate del turismo sessuale

L’AMBASCIATORE ITALIANO IN TURKMENISTAN TRASCORREVA LE VACANZE NELLE FILIPPINE

Manila, arrestato diplomatico
“Era assieme a tre bambini”
GRAZIA LONGO
ROMA

Turista sessuale o filantropo? Versioni contrastanti sul
fermo - poi trasformato in arresto - di un nostro diplomatico sorpreso con tre bambini, nelle Filippine, nei pressi
della località termale di Laguna a 90 km da Manila. Si
tratta di Daniele Bosio, 46 anni - nato a Taranto, laureato
alla Luiss di Roma - ambasciatore italiano ad Ashgabat, capitale del Turkmenistan dal 2 dicembre scorso.
Bosio non era in missione
diplomatica, ma in vacanza a
titolo personale. L’accusa è di
quelle pesanti: è sospettato
di aver violato la legge filippina numero 7610 del 1992 riguardo gli abusi sui minori.

La polizia locale: erano
in un appartamento
La Farnesina: massima
trasparenza e rigore
Non si conosce ancora il reato specifico contestato, ma la
norma, in un Paese in cui il
turismo sessuale e lo sfruttamento dei minori sono assai
diffusi, punta a «fornire una
maggiore deterrenza e una
protezione speciale contro
pedofilia, sfruttamento e discriminazione», come si legge nel titolo introduttivo. Nei
tredici articoli del provvedimento sono disciplinati i vari
casi di abuso: si va dalla pedofilia al traffico di bambini
allo sfruttamento del lavoro
minorile, al possesso di immagini pedopornografiche.

La massima pena prevista dalla legge è l’ergastolo. Ma Daniele Bosio - che in cella ha ricevuto anche la visita del nostro ambasciatore nelle Filippine - si difende, profondamente turbato, a spada tratta. «Ho
semplice voluto concedere un
pomeriggio di svago a quei tre
bambini piuttosto malmessi ha raccontato Bosio -. Li ho incontrati per la strada mentre
tornavo da un sobborgo di Manila dove ho accompagnato un
mio amico. Notando i bambini
ho voluto regalare loro un pomeriggio al Parco Acquatico».
Ma una donna (pare un’attivista australiana) lo avrebbe visto e insospettita lo avrebbe
segnalato agli agenti.
Diametralmente opposta
l’informazione fornita dalla polizia locale, secondo cui il diplomatico sarebbe stato fermato
con i tre bambini in un appartamento. E l’Ong filippina Bahay
Tuluyan, che lavora in coordinamento con la Onlus internazionale Ecpat (End Child Prostitution, Pornography and
Trafficking) e dove sono stati
accompagnati i tre bambini, indica un contesto ancora più
preciso: l’ambasciatore sarebbe stato scoperto con loro nella stanza del resort in cui alloggiava. Circostanza categoricamente smentita dall’ambasciatore che, a sostegno del suo impegno nei confronti dei minori
in difficoltà, si è attivato per
far recapitare al giudice testimonianze sulla sua attività
passate a favore dell’infanzia e
della sua collaborazione con
alcune Ong. Tra le quali si annoverano la McDonaldHouse a
New York (assistenza a bambi-

ni con tumori), la Big Brothers
of New York (mentoring di minori), la Caritas Roma (minori
in disagio) e la Peter Pan (bambini con tumori). Proprio a Manila, inoltre, il diplomatico
avrebbe contribuito al finanziamento per la costruzione di
una scuola. La Farnesina si è
subito attivata tramite l’ambasciata per chiarire le circostanze del fermo assicurando la
«massima trasparenza e rigore» sul caso. E sta fornendo
ogni assistenza legale, «come
in tutti i casi di fermi o arresti
di connazionali».
Daniele Bosio ha iniziato il
suo iter professionale alla Direzione generale Affari Politici.
Nel 1999 si è trasferito all’Ambasciata d’Italia ad Algeri dove
ha svolto la funzione di Primo

In passato ha svolto
numerose attività
in favore dell’infanzia
e dei minori in difficoltà
segretario fino al 2002, anno in
cui è diventato Console presso
il Consolato generale a New
York. Nel 2006 è tornato alla
Farnesina presso la Direzione
generale Paesi Mediterraneo e
Medio Oriente, dove è rimasto
per quasi quattro anni. Dal 2010
al 2013 ha ricoperto l’incarico di
Primo consigliere commerciale
all’Ambasciata d’Italia a Tokyo.
Oggi, la sua posizione in carcere è delicata. Nel 1995, il senatore Ernesto Herrera ha presentato un disegno di legge, approvato nel 1996, per cui, chiunque costringa alla prostituzione
o abusi di bambini di età inferio-

Le accuse del gip al sacerdote di Ravenna
DonJohn,«almeno5gliadolescentiabusatisessualmente»
1 Riguardano almeno 4-5 ra-

gazzini tra i 14 e i 15 anni gli abusi sessuali attribuiti a don Giovanni «John» Desio, 52 anni, il
parroco arrestato sabato a Ravenna e accusato di adescamento, atti sessuali con minorenni e
sostituzione di persona. Non
tutti gli adolescenti frequentavano la chiesa di San Lorenzo,
nella piccola località della riviera che il prete guidava da 13 anni. Nella canonica sono stati sequestrati un computer, foto,
agende, materiale tecnologico

Don Giovanni Desio
e alcuni giochi. Oggi si terrà l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Rossella Materia, che
aveva parlato di un soggetto

con «spiccata spregiudicatezza
e «totale assenza di freni inibitori» e di una condotta che poteva essere contrastata solo con
il carcere, per il presunto pericolo di reiterazione del reato. In
un’intercettazione il sacerdote
avrebbe fatto riferimento alla
possibilità di poter conservare
la patente (nonostante l’incidente di due mesi fa, quando finì, ubriaco in un canale con il
suo nuovo suv), per tutto il periodo di Pasqua e di poter svagarsi così con uno dei ragazzini.

re ai 12 anni può essere punito
con la reclusione fino a 30 anni
o con la pena di morte. Non è
nota l’età dei tre bambini coinvolti. La legge è stata inasprita
per combattere la piaga del turismo sessuale.E comunque un
paragrafo della legge 7610/1992,
prevede la punizione del che
porta un bambino filippino nella sua camera d’albergo. Allarmanti i dati mondiali: ogni anno
2 milioni di bambini abusati
(100 mila nelle Filippine) per un
giro di oltre 5 miliardi di dollari.

E’ mancato

Aris Grande
anni 82
Lo annunciano i igli: Andrea, Marco, Giorgio e famiglie, parenti tutti.
Funerli lunedì 7 aprile ore 15 Chiesa
Parrocchiale.
– Villar Dora, 6 aprile 2014
O.F. Girodo - Villar Dora
il Consiglio di Amministrazione, i dipendenti, i collaboratori delle società
Co.G.Im Italia, Avant srl, Co.G.Im srl
esprimono con dolore il loro cordoglio
alla famiglia per la scomparsa di

Aris Grande
– Rivoli, 6 aprile 2014
Bruzzone Giuseppe e famiglia addolorati partecipano.
Calderoni Giovanni e famiglia commossi partecipano.

Il Canal Grande sembra un tavolo da biliardo nella giornata
ecologica che ha bloccato le
barche a motore e ha richiamato a Venezia il ministro per
l’ambiente Gianluca Galletti.
A bollire, invece, sono gli animi dei rappresentanti del comitato «No grandi navi» che
attendono il ministro davanti
al Municipio e l’accolgono con
slogan, «fuori le navi dalla laguna», e grandi striscioni.
Pesa come un macigno l’incidente di sabato. Un gigante
del mare, la Msc Preziosa, da
140mila tonnellate di stazza e
oltre 330 metri di lunghezza,
nel giorno del suo debutto a Venezia ha urtato un «finger» al
momento dell’attracco in banchina. Nessuna persona coinvolta o danni particolari, ma
tanto è bastato per riaccendere la miccia. Sul piatto della polemica c’è la riapertura della
stagione delle crociere, c’è l’ordinanza del Tar del Veneto che
stoppa i limiti dei passaggi in
bacino San Marco, in assenza
di «vie alternative», decisi dal
comitato interministeriale.
Galletti si è avvicinato ai
manifestanti. Le urla e gli slogan si sono abbassati e si è
aperto un dialogo. Il ministro
ha ascoltato e detto con chiarezza il suo impegno per far
uscire le navi «dai canali di
Venezia». Sui tempi per la soluzione c’è un tavolo, in piena
sintonia, con il ministero delle
Infrastrutture retto da Maurizio Lupi. Contro la decisione
del Tar c’è già un ricorso. Ha
aggiunto che si sta lavorando

Serenamente è mancata all’affetto
dei suoi cari

Ines Scarzella
ved. Fava
Ne danno il doloroso annuncio il iglio
Gigi con Franca, i nipoti Fabrizio con
Isabella, Simona con Roberto, Massimo con Cristiano. Un ringraziamento
particolare a Rosalba per le amorevoli
cure. Il S. Rosario sarà celebrato lunedì
7 aprile alle ore 19 presso la parrocchia S. Pietro. Per i Funerali contattare
335.5830907.
– Asti, 7 aprile 2014

Costanza e Jolanda ricordano con affetto la NONNA BIS.

E’ mancata all’affetto dei suoi cari

Angela Zaino Solera
Ne danno il triste annuncio il marito
Giorgio, i igli Laura, Claudio con Maura, i nipotini Federico e Pietro, il fratello Gianni con Rosi i cognati con le
rispettive famiglie. Un ringraziamento
particolare alla Chirurgia Generale ed
al Day Hospital Oncologico dell’ospedale Gradenigo. Un particolare riconoscimento alla dottoressa Camilla
Fissore ed all’infermiera Erna Milanova della FARO ed alle premurose attenzioni di Jonela. No iori, sono gradite
offerte alla Fondazione FARO, via Morgari 12, Torino. Santo Rosario lunedì 7
aprile alle ore 17,55 e Funerali martedì
8 ore 10 parrocchia Santa Giulia, piazza Santa Giulia 7 bis, Torino.
– Torino, 6 aprile 2014
Genta dal 1848 - Torino
Lucio e Enzo sono vicini a Giorgio e
famiglia.

Ines Scarzella

I soci dell’Accademia del Santo Spirito
partecipano commossi al dolore del
socio Giorgio Solera per la morte della
signora

– Asti, 7 aprile 2014

anni 88
Lo annunciano i nipoti Eugenio, Carla
e Beppe. Un ringraziamento a Inga e
Vera per la loro assistenza. Santo Rosario lunedì 7 ore 18 e Funerale martedì 8 ore 11,30 parrocchia Natività di
Maria Vergine, via Bardonecchia 161.
– Torino, 5 aprile 2014
O.F. Beato Cottolengo
tel. 011.8172464

a una soluzione che sia compatibile con l’ambiente e che nel
contempo non crei danni all’economia cittadina.
La tensione si è stemperata,
sotto l’occhio attento del questore accanto al ministro, e alla
fine Galletti ha definito una «vivacità positiva» il confronto che
c’è in città su questo tema. Venezia, poi, su un piano più generale, sul fronte ambientalista
può diventare un esempio dell’Italia nel mondo. «Venezia - ha
ricordato - fa notizia nel mondo
per la sua bellezza e particolarità e noi dobbiamo fruttare queste particolarità anche in campo ambientale».
Sul tavolo romano da qualche
settimana ci sono le soluzioni
possibili per arrivare all’uscita
delle grandi navi dal bacino san
Marco e una indicazione operativa dovrebbe arrivare tra duetre mesi. Intanto però il Comitato «No grandi navi» ha rilanciato la mobilitazione e per il 14
aprile ha indetto un’assemblea
cittadina «per costruire le nuovi
[R. I.]
grandi mobilitazioni».

I dipendenti della Fava e Scarzella partecipano al grande dolore della famiglia per la scomparsa di

Ha cessato di battere il cuore generoso di

Eugenia Pastrone

Una nave sul Canal Grande

Angela Zaino
La fornace di Baldichieri è vicina al
geom. Fava in questo momento doloroso.

Con tanto affetto Piera è vicina a Gigi
e Franca ed ai nipoti, nel ricordo della
ca signora INES.

Ci uniamo con affetto al dolore di Gigi
e famiglia. Silvano Margherita.
Giulia e Beatrice ricorderanno per
sempre il dolce sorriso della loro amata ZIZZI.
Ricordando la signora

– Torino, 6 aprile 2014

Il tuo annuncio su
senza recarti allo
sportello.
Telefona allo
011-6665280
011-6548711

Anna e le famiglie Mamini partecipano con affetto.

Ines Scarzella
ved. Fava

E’ mancata all’amore della sua famiglia

siamo vicino con affetto a Franca e
Gigi. I cugini Occhetti, Pugnani, Quaglino, Toja.
– Asti, 7 aprile 2014

Basteranno pochi minuti
per dettare il testo
che desideri pubblicare

Piero, Betti e Andrea, commossi, ricordano con affetto la cara zia INES.

Servizio riservato ai privati
Pagamento solo con carta di credito
Orari:
dal lunedì al venerdì 9.30 - 20.00
sabato 17.00 - 20.00
domenica e festivi 18.00 - 20.00

Fiorella, Maurizio, Guido, Enrico sono
vicini a Gigi e Franca.

Si pregano gli utenti del servizio telefonico
di tenere pronto un documento di identiicazione per poter
dettare gli estremi all’operatore (Art. 119 T.U.L.PS.)

Grazia Gai
in Bisicchia
Lo annunciano il marito Severino, le
iglie Simonetta, Elisa, Nicoletta con
Cesare, Alice, Edoardo. Rosario martedì 8 ore 18 parrocchia Santa Teresa
di Gesù Bambino, corso Mediterraneo
100. Funerale mercoledì 9 ore 9,30
stessa parrocchia.
– Torino, 6 aprile 2014

LA STAMPA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

Cronache .17

.

“La banda della Magliana
ci ha tolto la speranza
Francesco ce l’ha ridata”
Il Papa in borgata: “Dio è nelle vostre debolezze, non in chiesa”
«Dio è nelle vostre debolezze,
non in chiesa». Parole che suonano come un antidoto al veleno della nostalgia per un’epoca
nera che garantiva una parvenGIACOMO GALEAZZI
za di ordine sociale nella totale
ROMA
assenza delle istituzioni. I familiari del capo della «bandaccia»,
Maurizio Abatino abitano ala rinascita in un uli- l’angolo. Vincenzo Migliorelli,
vo. «Ha voluto pian- 50 anni, ricorda bene «Crispitarlo qui la sorella no» e alcuni «bravi ragazzi»
di un boss della Ma- della Magliana li ha avuti per
gliana il giorno del- compagni di scuola. «Giravano
la sua morte», spiega don in fuoriserie e controllavano il
Renzo Chiesa, parroco di San quartiere come casa loro: la
Gregorio Magno da tanti anni gente stava tranquilla, non spain prima linea nelle «terre di droneggiavano gli zingari e i ronessuno» ai margini «geogra- meni come adesso», si infervofici ed esistenziali» della capi- ra. Al bar di piazza Certaldo Titale. Nei palazziana macina
zoni che circonGLI STRISCIONI caffè e malumodano la chiesa
«Era meglio
«Ciao France’, re:
vive ancora
al tempo della
come butta?» Banda, trent’anquel che resta
e «Sei uno di noi» ni fa non c’era
della mala romana. «Con
uno scippo».
questa visita Francesco ci aiu- L’avvocato Ennio Sciamanna
ta a rimarginare vecchie feri- propone una lettura meno raste, a purificare la memoria, a sicurante. «I traffici della Mavoltare pagine sanguinose di gliana continuano e il posto dei
storia», sottolinea il sacerdote gangster di ieri lo hanno occudi frontiera mentre sul sagra- pato le seconde file».
to Bergoglio conclude un baAi parrocchiani, Bergoglio ha
gno di folla di quattro ore. A donato migliaia di copie tascabili
ex tossicodipendenti, alcolisti del Vangelo. «Portatelo sempre
e detenuti assistiti dalle coo- con voi, leggetelo quando siete in
perative sociali, il Pontefice coda o sul bus ma fate attenzione
ha appena assicurato che alle tasche», sorride. Ai balconi

La storia

Tra crimine e potere
Unabandaromanzesca

L

TONY GENTILE/REUTERS

Papa Francesco sul sagrato di San Gregorio Magno alla Magliana

1 Il quartiere visitato dal Papa è legato alla vi-

cenda della banda della Magliana, nome attribuito dalla stampa all’organizzazione criminale
perché alcuni componenti vi risiedevano. Nata
nella tarda metà degli anni Settanta, la banda
fu la prima organizzazione romana con un ruolo
egemone e con attività diversificate e rapporti
con poteri politici ed economici. Dalla vicenda
sono tratti il libro e il film «Romanzo criminale».

una distesa di striscioni. Molti in
romanesco. «Ciao France’ come
butta?». «Francesco uno di
noi». Gente sui tetti, calore popolare in un angolo di periferia
che fatica a lasciarsi alle spalle i
tempi bui della vecchia gang
criminale e soffre tuttora situazioni di forte disagio.

Ha
detto

Nell’omelia Bergoglio non ha
fatto mancare considerazioni di
forte significato: se si resta attaccati al peccato si diventa
«corrotti». Bisogna quindi
«uscire dalle zone morte del
cuore», dalle «tombe» della «necrosi spirituale». Infatti «tutti
siamo peccatori», però «dobbia-

Don Renzo Chiesa

Con questa visita
Francesco ci aiuta
a rimarginare
vecchie ferite,
a voltare pagine
sanguinose di storia

mo essere attenti a non diventare corrotti». I bambini gli hanno
regalato una borsa nera, colma
di lettere e simile a quella con
cui era partito a luglio per il Brasile. Per dominare sul business
della droga la banda ha sparso
cadaveri nelle borgate. Da prete
di strada Bergoglio ha lottato

contro i narcos nelle villas miserias. Da arcivescovo rese pubbliche le minacce di morte ricevute dai «mercaderes de las tinieblas», i trafficanti delle tenebre. Durante la Giornata mondiale della gioventù ha visitato
una comunità terapeutica. «I
mercanti di morte seguono la logica del potere e del denaro ad
ogni costo- tuonò-. Le piaghe del
narcotraffico e della dipendenza chimica favoriscono la violenza e seminano dolore e morte, richiedono un atto di coraggio di tutta la società». In America Latina come alla Magliana.
Bruno, 65 anni, lascia la cerimonia con gli occhi lucidi: «Il male
porta solo male. Il potere criminale ha distrutto tante vite.
Francesco ci restituisce la speranza che non accada mai più».

Istruzione
Nel giro
di pochi mesi
al ministero
dell’Istruzione
si sono
alternati
tre ministri
ALESSANDRO DI MARCO/
ANSA

IL MINISTERO L’HA COMUNICATO ALLA VIGILIA DI CAPODANNO

Anticipati i test per l’università
Studenti nel caos e male informati
FLAVIA AMABILE
ROMA

Tre date cambiate nel giro di
pochi mesi, tre ministri con
altrettante idee diverse e gli
studenti che sono andati in
tilt per i test d’ingresso nelle
università a numero chiuso
più pazzi che si siano finora
visti e che a partire da martedì vedranno impegnati circa
80 mila studenti. Quasi 6 ragazze e ragazzi su 10 non sapevano dell’anticipo, si sono
resi conto soltanto all’annuncio ufficiale delle date che il
test era stato anticipato ad
aprile rispetto alla data tradizionale di settembre.
Ma era il 27 dicembre
quando il Miur comunicava
agli studenti le date ufficiali.
Nel pieno delle vacanze di
Natale, alla vigilia di Capodanno, gli studenti più disciplinati non hanno messo la
testa sui libri prima del 2-3

gennaio. Gli altri avranno
aspettato ancora un po’. E, comunque, nel frattempo c’era
un anno in corso, gennaio con
gli scrutini, l’ansia per i voti del
primo quadrimestre che fanno
media anche sul voto finale
della maturità e quindi l’impossibilità di distrarsi troppo.
La storia dei test di quest’an-

Molti lamentano
un calo del rendimento
al liceo per poter essere
pronti per le selezioni
no è ancora più disorientante di
quanto non lo fosse stata lo
scorso anno quando il bonus
maturità aveva messo in difficoltà gli studenti e fatto partire
una raffica di ricorsi che hanno
fatto riammettere mille esclusi.
Quest’anno si è partiti con la
ministra che ha predisposto il

calendario, Maria Chiara Carrozza, che ha insistito perché i
test precedenti si tenessero lo
scorso settembre ma ha lasciato capire di essere d’accordo
con il suo predecessore, Francesco Profumo, che aveva anticipato i test ad aprile. In questa
situazione di confusione totale
l’annuncio ufficiale è arrivato
solo durante le vacanze di Natale e non è ancora finita. Il
prossimo anno si annunciano
altre novità, come spiega la ministra attuale dell’Istruzione
Stefania Giannini, in un’intervista a Rai News 24: «L’anticipazione in primavera dei test
di ammissione alla facoltà di
Medicina è stata una decisione
assunta in precedenza al mio
mandato e sulla quale io non
sono intervenuta. Credo però
che la compresenza dei test e
della stagione finale della scuola con l’esame di maturità offra
elementi su cui riflettere».

Fanno riflettere anche le
cifre pubblicate ieri dal sito
Skuola.net. La stragrande
maggioranza non ha preso
troppo sul serio le voci che
si rincorrevano dall’inizio
dell’anno. Solo uno studente
su tre ha iniziato la preparazione in vista dei test già all’avvio dell’anno scolastico.
Uno su tre, invece, ha addirittura iniziato a studiare
solo da qualche giorno, il
10% da un paio di settimane
e il 13% da circa un mese.
Le materie da preparare
sono molto diverse da quelle
da studiare per la maturità.
Sono matematica, fisica, logica, chimica e uno studente su

Il ministro Giannini
«Deciso da chi mi
ha preceduto, ma
serve una riflessione»
due ha confessato che i voti a
scuola sono calati per la necessità di impiegare parte del
tempo a studiare anche per i
test. Per fortuna le probabilità di farcela sono aumentate:
nel 2013 c’era un candidato in
meno per ogni posto messo a
disposizione.

33%

80

inizia ora

mila

Uno studente su tre
ha iniziato a studiare
solo da qualche giorno

Il numero degli studenti
che affronteranno i test
per entrare all’università

SETTORE GARE OPERE PUBBLICHE

AVVISO DI GARA CON PROCEDURA APERTA
CODICE IDENTIFICATIVO GARA (C.I.G.) N. 5587684EB1 - APPALTO N. 9/2014
INTERVENTI DI MANUTENZIONE STRAORDINARIA, BONIFICA AMIANTO, MESSA IN SICUREZZA ED ADEGUAMENTI NORMATIVI IN 16 EDIFICI SCOLASTICI CITTADINI ED EXTRACITTADINI (COLONIE) E IN 3 EDIFICI SOCIO
ASSITENZIALI - CUP B46E12000190004
Importo a base d’appalto: € 2.027.510,49 (IVA ESCLUSA);
Oneri interni non soggetti a ribasso: € 32.438,66 (IVA ESCLUSA);
Importo per la qualificazione: € 2.059.949,15 (IVA ESCLUSA)
Categoria Prevalente n. OG1 class. IV del D.P.R. N. 207/2010
Le opere da eseguire sono così suddivise: OPERE PREVALENTI: OG1 class III-bis € 1.565.619,66.= OPERE SCORPORABILI: OG12 class. I € 42.405,13.=; OS6 class. II € 451.924,36.=. Contratto da stipulare a misura mediante
ribasso sull’importo a base d’asta, con aggiudicazione al prezzo più basso e con esclusione delle offerte anomale.
L’appalto è finanziato in parte con mutuo della Cassa Depositi e Prestiti con i fondi del risparmio postale ed in parte
con entrate del titolo IV. Le offerte devono pervenire al Comune di Milano Settore Gare Opere Pubbliche Ufficio
Protocollo - 11° Piano, Via G.B. Pirelli n. 39 - 20124 - Milano - entro e non oltre le ore 12,00 del giorno 05/05/2014.
L’apertura delle offerte sarà effettuata a partire dalle ore 09.00 del giorno 06/05/2014 presso la sala appalti di
Via G.B. Pirelli n. 39 Milano. I requisiti richiesti e le modalità di partecipazione sono riportati nel bando integrale
di gara in pubblicazione all’Albo Pretorio dal 02/04/2014 Documentazione integrale di gara sul sito
www.comune.milano.it/bandi/gare Non si effettua servizio telefax. Responsabile del procedimento è Dott. Ing.
Armando Lotumolo del Settore SETTORE TECNICO - SCUOLE E STRUTTURE SOCIALI - Tel. 02/88466890 al quale
potranno essere richieste notizie di carattere tecnico. Per informazioni e chiarimenti sulla procedura d’appalto e sul
presente bando: Settore Gare Opere Pubbliche - dott.ssa Lara De Filpo - Tel. 02/88453214.
IL DIRETTORE DI SETTORE - Dott.ssa Maria Lucia Grande

AVVISO PROCEDURA APERTA
INTERVENTI DI COMPLETAMENTO DELLA CITRONIERA
I. Stazione appaltante: Consorzio di Valorizzazione Culturale La Venaria Reale;
II. Procedura: aperta
III. C.I.G. 5681231C1F
IV. Importo complessivo dell’appalto: 449.988,41 oltre IVA di cui spese per il personale
pari ad euro 159.954,40 oltre IVA ed oneri per la sicurezza pari ad euro 1.883,59 oltre IVA
non soggetti a ribasso d’asta;
V. Criterio di aggiudicazione: prezzo più basso art. 82 c. 2, lett. a) e c. 3 del Dlgs 163/2006.
VI. Termine di ricezione delle domande di partecipazione e indirizzo al quale inoltrarle:
le domande di partecipazione, a esclusivo rischio dei concorrenti, dovranno pervenire
al Consorzio di Valorizzazione Culturale – La Venaria Reale presso LA REGGIA DI
VENARIA REALE, in P.zza della Repubblica 4, 10078 Venaria Reale (TO), entro il termine
perentorio del 05 maggio 2014 ore 12,00, nel rispetto di tutte le modalità previste nel
disciplinare di gara;
VII. La copia integrale del Bando e del disciplinare di gara contenente tutti i requisiti e
le prescrizioni per essere ammessi e per partecipare alla gara, sono disponibili sul sito
internet www.lavenaria.it
Venaria Reale, lì 26.03.2014
IL RESPONSABILE DEL PROCEDIMENTO

Arch. Maurizio Reggi

Questi e molti altri avvisi li puoi trovare anche su internet
Consulta i siti
www.legaleentieaste.it - www.lastampa.it

LUNEDÌ 7 APRILE 2014 LA STAMPA 18

LA STAMPA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

Cronache .19

.

Il killer: «Pcb»

1968: l’allarme inascoltato

La «zona rossa»

La Caffaro (fondata nel 1906) produceva fino a
2500 tonnellate all’anno di policlorobifenili

Pierino Antonioli segnalò l’acqua «avvelenata» nella sua cascina
Fece la sua denuncia in un’intervista: era il 31 luglio 1968

Il Comune impedisce l’accesso in una zona
ad alto rischio, ma la bonifica non è iniziata

Le altre
Terre
dei fuochi /4
NICCOLÒ ZANCAN
INVIATO A BRESCIA

L’

Brescia, diossina anche sull’erba
Giardini vietati ai bambini
Inquinamento provocato dall’industria chimica Caffaro: pericolosi 2100 ettari
L'area interessata
Brescia

Via D
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50 km

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Fin dove
si è spinta la
contaminazione

F. Ch

Fiumicello

F.

«Premesso che l’Asl ha comunicato la
necessità di reiterare le limitazioni
all’utilizzo dei suoli, in quanto sussistono ancora le condizioni sanitarie
di pericolo per la salute pubblica...».
Come se si trattasse di una questione
di parcheggi, in maniera burocratica,
dispone: «Il divieto di utilizzo del terreno nelle aree di cui all’allegato... Intendendo, con questo, l’aratura, il dissodamento e ogni altra operazione
che comporti il contatto con il terreno stesso». Vietato calpestare l’erba.
Vietato coltivare verdure. Vietato fare le capriole al parco. Sono avvelenati 2100 ettari di terreno, 50 chilometri in linea d’aria, seguendo il sistema
delle rogge, dei canali di scolo e gli argini del fiume Mella. Brescia sud.
Tutto quello che sta a valle dell’industria chimica Caffaro.
Costruita dentro Brescia nel 1906,
è sempre rimasta qui. A meno di un
chilometro dal centro storico. Produceva soda caustica, poi i famigerati
Pcb fino al 1984. Erano anni in cui i policlorobifenili venivano impiegati nei
condensatori e nei trasformatori elettrici come una specie di olio isolante.
Così la Caffaro ne produceva fino a
2500 tonnellate all’anno. E gli scarti di

La Caffaro (gli ultimi proprietari fanno a capo al gruppo Snia), è fallita, ma a Milano c’è un
procedimento civile nei suoi confronti: lo Stato ha chiesto 3 miliardi di euro per le bonifiche

Ove
st

Ogni sei mesi il Comune limita
l’uso del suolo: «Sussiste
pericolo per la salute pubblica»

Sotto accusa

ce

L’ORDINANZA

ANDREA CAMPANELLI/FOTOGRAMMA

Tan
gen
zial
e

erba cresce selvatica, nei
giardini di Brescia. Folta,
bella, non si può toccare.
Sembra un dono di dio,
mentre è il castigo degli
uomini. L’erba di Brescia è zeppa di
Pcb e diossina. La terra è avvelenata in
profondità. E i veleni, anche quando
sono invisibili, risalgono in superficie
dentro ogni nuova forma di vita. Le
bambine della scuola elementare Deledda lo sanno perfettamente. «Possiamo fare ricreazione solo sulla pista di
cemento», dicono. «Stiamo sulle piastrelle». «Quando cadi è brutto». «Se
corriamo fuori dalla pista, la maestra
ci sgrida». «Mio papà mi ha detto che
se tocco l’erba mi sporco con qualcosa
che non si può più lavare». «Mia madre
dice che mi ammalo». Lo sanno. Come
lo sanno i ragazzi e le ragazze della
squadra di atletica, che fino a tre mesi
fa si allenavano sulla pista comunale.
Ora sul cancello chiuso c’è un cartello:
«Sito con livello di inquinamento alto.
Divieto di accesso». Zona rossa. E’ tutto scritto. Noto. Protocollato. La peculiarità del caso Caffaro, il più grave caso di inquinamento ambientale del
Nord Italia, forse più grave persino di
Seveso, è proprio questa: la certificazione del disastro. La resa pubblica di
fronte al disastro certificato.
Ogni sei mesi il Comune di Brescia
firma un’ordinanza che inizia così:

Cremona
A21

Fiume

Po

- LA STAMPA

lavorazione, giù dagli scarichi della fabbrica, andavano a marchiare a morte il
territorio. Marino Ruzzenenti, insegnante di storia in pensione, ambientalista, è stato il primo a capire. Ha indagato per quattro anni, prima di pubblicare un libro molto documentato. Era
agosto 2001, sembrava il finimondo. La
procura aveva aperto subito un’inchiesta: scandalo, indignazione, interpellanze. E poi? «Tanti studi - dice oggi
Ruzzenenti - tante indagini. Adesso abbiamo una marea di dati. Sulla caratterizzazioni del suolo e sull’inquinamento
patito degli esseri umani. Ma il processo di bonifica non è mai partito. Questo
è il problema». Perché? «Io credo perché, sostanzialmente, i bresciani non si
sono fatti sentire. Hanno vissuto questo

disastro con enormi sensi di colpa, come fosse uno scheletro nell’armadio.
Qualcosa da rimuovere. Però il peggio
deve ancora venire, purtroppo. La Caffaro è fallita, sta per chiudere. Sotto la
fabbrica c’è un inquinamento pazzesco,
fino a 35 metri di profondità. Quando
bloccheranno il sistema di pompaggio,
che garantisce la messa in sicurezza
della falda, si scoperchierà un problema enorme. Con rischio di inquinamento persino più disastroso». Si capisce
camminando nel quartiere Primo Maggio, il più colpito, dove persino le aiuole
fiorite sono pericolose.
I procedimenti penali sono stati tutti
archiviati, riaperti e archiviati ancora.
Si indaga su reati già prescritti. Mentre
a Milano c’è un procedimento in sede ci-

vile nei confronti della Caffaro - gli ulti- nel freezer», dice il contadino Pierino
mi proprietari fanno capo al gruppo Antonioli. Ha una cascina nella zona
Snia - in cui si discute di risarcimenti. Il sud, alla fine della città. Ma questa terra
ministero dell’Ambiente ha chiesto 3 non può più essere coltivata, tutto il suo
miliardi di euro per le bonifiche di Bre- mondo è stato dato alle fiamme. Nel
scia, Tor Viscosa e Colleferro. Una cifra sangue di Pierino Antonioli hanno troche rende l’idea. «E’ davvero complica- vato un livello di Pcb pari a 290, quando
to rimuovere il Pcb dalla terra. E’ un ti- la soglia massima accettabile è 15. Sua
po di inquinamento pervicace e profon- madre Luigia ha toccato quota 700.
do», dice Ruzzenenti. Al punto che per- Completamente intossicati, costretti a
sino la direttrice dell’Arpa di Brescia, pagare le tasse su un terreno incoltivaMaria Luisa Pastore, arriva a dire: «Se bile, abitano come sopravvissuti un pezpotessi scegliere, in sincerità i miei figli zo d’Italia in disgrazia totale. «Guardate
li manderei in altre scuole, lontane dalla questo articolo - dice Pierino Antonioli
zona rossa. I tempi di bonifica sono lun- con un sorriso pieno di amarezza - è daghissimi, ma stiamo
tato 31 luglio 1968.
lavorando». Per la
L’INCUBO Titolo: “Bruciata
prima volta l’Arpa
avvelenaL’azienda sta chiudendo: non dall’acqua
sta effettuando anata dagli scarichi la
sarà più garantita la sicurezza campagna di Chielisi a campione su
tutta l’area interes- della falda che raccoglie i veleni sanuova”. Questo
sata dal problema.
qui sotto, nella foto,
Mentre nelle pagine del pur prudente sono io giovane. Mi ero accorto che c’era
opuscolo dell’Asl, distribuito a fine 2013, qualcosa di strano. L’acqua di irrigaziosi può leggere: «Gli effetti tossici cronici ne faceva schiuma. Seccava subito le
dei Pcb comprendono anche effetti can- piante. Fossi stato un signore mi avrebcerogeni, con un’evidenza ritenuta suffi- bero ascoltato...». Ecco: i signori e i conciente per il melanoma e limitata per il tadini. La forma e la sostanza. Brescia è
linfoma non-Hodgking e il cancro alla così. I veleni si nascondono in un contemammella femminile». Ora gli studiosi sto ordinato, quasi perfetto. I cartelli ti
si affannano a trovare dati attendibili avvisano. Gli opuscoli ti informano. A
sui casi di mortalità. Mentre c’è chi ave- Brescia i veleni sono istituzionalizzati.
va già capito tutto, molto modestamen@NiccoloZancan
(4. contina)
te, stando a contatto con la terra. «Nel
2001 sono venuti gli ispettori. Hanno
bruciato le mie mucche, i vitelli, i conigli.
Guarda il video su
Hanno voluto persino i polli che tenevo
www.lastampa.it

LUNEDÌ 7 APRILE 2014 LA STAMPA 20

LA STAMPA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

il caso
ROSELINA SALEMI
MILANO

Il sondaggio Condotto su oltre 150 mila
americani, rivela che la qualità del riposo
continua a migliorare fino agli 80 anni

.

Società .21

No a tv e computer Le immagini
stimolano l’area dell’ipotalamo
alterando l’armonia dei cicli biologici

Aprile, i trucchi del dolce dormire
Perché la primavera concilia il sonno: il cervello entra in manutenzione e sfoltisce le vecchie memorie
Verità confermate

Coricarsi alla stessa ora
IL MOMENTO DEL NORMALE RITMO DI ALTERNANZA
LUCE-BUIO COINCIDE CON LA PREPARAZIONE
DEL NOSTRO CORPO AL RIPOSO (LA TEMPERATURA
CORPOREA SI ABBASSA, COSÌ COME LA PRESSIONE
ARTERIOSA, E SI AVVERTE UN PIACEVOLE TORPORE)

A

prile, dolce dor- Non è vero che la qualità
mire? E’ vero, la del sonno cala con l’età
primavera conci- Invecchiando si dorme meno e
lia il sonno, ma meno bene? Pare sia falso. Uno
sappiamo per- studio pubblicato sulla rivista
ché? Perché il cervello, che «Sleep» (testata quanto mai
raccoglie undici milioni di in- appropriata) dimostra il conformazioni al secondo, sta fa- trario. A partire da un sondagcendo manutenzione. Sfolti- gio condotto su 155.877 cittadisce le vecchie memorie, butta ni americani adulti, i ricercatovia quelle inutili, e per farlo ha ri hanno esplorato la prevalenbisogno di tranquillità. Ha bi- za dei disturbi legati al sonno,
sogno del
tenendo consonno. AssoQUESTIONE DI TEMPI to dell’anamensana, ase valuChi studia la sera grafe
sociazione
tando lo stato
riesce a ricordare di salute, il
non profit di
meglio che al mattino sesso e l’umoneuropsicologi (www.asre. Risultato:
somensaCATTIVE ABITUDINI ad eccezione
na.it) che dal
mezza
L’insonnia degli anziani della
2004 fa riceretà, che si
è più legata allo stile conferma un
ca nell’ambidi vita che all’età momento difto delle funzioni mentali,
ficile anche
ha raccolto nel Vademecum per dormire bene, la qualità del
“Vivere almeno 100 anni (Li- sonno continua a migliorare
nee guida per una sana longe- nel corso della vita, fino agli otvità)”» tutti i segreti della tant’anni. L’insonnia degli anbuonanotte, sfatando alcuni ziani è più legata allo stile di vimiti consolidati.
ta che all’età.
Non è vero che il mattino
ha l’oro in bocca

Praticare lo yoga
UNOSTUDIODELLAHARVARDMEDICALSCHOOLHAPROVATO
CHE30-45MINUTIDIYOGAEMEDITAZIONE
ALGIORNORENDONOMIGLIORELAQUALITÀDELSONNO
ERIDUCONOLEINSONNIEGRAVI.QUINDICIMINUTI
DIESERCIZIDIRESPIRAZIONEAIUTANOA«SPEGNERE»LAMENTE

I testi studiati la sera si ricordano meglio di quelli letti la
mattina. «Due ricerche delle
Università di Washington e del
Wisconsin apparse su “Science”, mettono in evidenza come
dormire bene faccia bene alla
memoria», conferma Giuseppe Alfredo Iannoccari, presidente di Assomensana, «Ciò
che apprendiamo la sera è disponibile per l’80% a distanza
di otto-dieci ore rispetto alle
stesse informazioni acquisite
la mattina, delle quali ricorderemo circa il 40%. Dipende
dalle “interferenze” che subentrano durante la giornata.
Invece la notte protegge anche
la memoria».

Menù soporifero
1 Zuppa di orzo e verdure

(i due alimenti contengono
vitamina B6 che favorisce
l’assorbimento del triptofano, precursore della serotonina, sostanza che rilassa l’organismo in modo naturale).
1 Polpettine di pollo allo
yogurt (yogurt, latte e carni
bianche aiutano il cervello a
utilizzare il triptofano per creare melatonina).
1 Frutta: preferire le ciliegie per le qualità soporifere.
1 Tisane a base di tiglio,
passiflora, valeriana e biancospino (antiansia e rilassanti).

Non è vero che la tivù
concilia il sonno

Quanti si lasciano cullare dai tiggì e dalle trasmissioni notturne
crollando su una poltrona o su un
divano in posizioni spesso scomodissime? Tanti. Eppure dall’University of Pennsylvania arriva una certezza: guardare la televisione prima di andare a letto
riduce il tempo totale del riposo.
Le immagini stimolano la retina,
collegata direttamente all’ipotalamo, zona che regola il ciclo sonno-veglia. Bisognerebbe perciò
staccarsi dallo schermo anche in
casi di irrefrenabile dipendenza
da fiction e talk show. Vale lo
stesso per la tecnologia (iPad,
iphone, BlackBerry, computer) e
per la tentazione di restare connessi ai social network. Lo ricorda Ariannna Huffington nel saggio «Cambiare passo», appena
uscito da Rizzoli: oltre a tessere
l’elogio del sonno, invitando tutti
a non vergognarsi di sani pisolini,
consiglia di lasciare fuori dalla
camera da letto ogni dispositivo
tecnologico. E’ la premessa necessaria al vero riposo (aggiunto
a un po’ di meditazione).

Miti da sfatare

Bere alcolici o eccitanti
E’ DIVENTATA UN’ABITUDINE: HAPPY HOUR, COCKTAIL
E BEVANDE ENERGIZZANTI, STIMOLANO IL CERVELLO
E CI PERMETTONO DI TIRARE TARDI. LA CONSEGUENZA?
SI PUÒ FARE UN’INTENSA VITA NOTTURNA,
MA ANCHE STANCHISSIMI, IL SONNO NON ARRIVA

Non è vero che chi si
affatica riposa meglio

Arrivare fisicamente sfiniti la sera, non è garanzia di un sonno felice. Fare ginnastica o lavori pesanti può addirittura far passare
la voglia di dormire. Bisognerebbe invece concentrarsi sulle condizioni ideali: la temperatura giusta (18°C., fresco) l’orario (possibilmente sempre lo stesso) un rito di relax (tisana alla passiflora)
piccoli trucchi nell’alimentazione
(noci, nocciole, yogurt ,orzo, riso)
qualche esercizio di respirazione
per spegnere il chiacchiericcio
mentale, o di visualizzazione per
lasciarsi alle spalle lo stress della
giornata. Insomma, l’equivalente
delle fiabe della buona notte. Per
adulti, ma non a luci rosse.

In palestra dopo cena
MOLTI, TERMINANO LA GIORNATA DI LAVORO CON UN’ORA
DI ESERCIZI IN PALESTRA PENSANDO DI SCARICARE COSÌ
LO STRESS E L’ANSIA ACCUMULATI IN UFFICIO. NON SANNO
CHE IL CORPO, SOTTOPOSTO A UNO SFORZO, LIBERA
ADRENALINA E RENDE PIÙ DIFFICILE POI PRENDERE SONNO

W

LUNEDÌ 7 APRILE 2014 LA STAMPA 22

LA STAMPA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

MADE IN ITALY

IMMOBILIARE

OCCUPAZIONE

TUTTOSOLDI

Preca Brummel
la moda bimbi
si rafforza
nell’Est Europa

Tassi in calo,
riparte
la surroga
dei mutui

Stipendi fermi
Il potere
d’acquisto va
sempre più giù

LUNEDÌ 7 APRILE 2014

A PAGINA 27

A PAGINA 25

A PAGINA 28

L’INCHIESTA

P

23

NUMERO 75
A CURA DI:
GIANLUCA PAOLUCCI E MARCO SODANO
REDAZIONE:
LUCA FORNOVO
LUIGI GRASSIA
tuttosoldi@lastampa.it
www.lastampa.it/tuttosoldi/

tuttoSOLDI
LAVORO IN CORSO

“Piazza Affari crescerà ancora
ma c’è l’incognita Wall Street”

MARCO
POLO

Gli analisti scommettono sul piano miliardario della Bce. Però la frenata è possibile

SANDRA RICCIO

P

rimi tre mesi dell’anno da record per la Piazza di Milano.
L’indice FtseMib ha chiuso il
periodo con un guadagno del
14% che l’ha proiettato ai primi
posti nel mondo insieme a Spagna (+12%)
e Grecia (+15%). E di gran lunga davanti ai
tre listini principali: Francoforte si è fermata a un +0,3%, l’S&P500 americano ha
fatto +1% mentre Tokyo ha addirittura
perso il 7%. La prima settimana di aprile
ha aggiunto altri due punti al forte cammino in avanti di Milano ma dopo questo
enorme balzo c’è ancora spazio per crescere? La gran parte degli analisti rimane
dell’idea che la spinta rialzista non sia per
niente esaurita. Anzi, l’ottimismo ha ricevuto nuova linfa dalle parole di Mario
Draghi che ha ribadito la possibilità che la
Bce promuova in Europa un Quantitative
easing. L’ipotesi circolata di un piano di
acquisto bond da 1.000 miliardi l’anno da
parte della Banca centrale europea ha
fatto il resto. Gli ingredienti per un proseguimento del “turbo” mercato, almeno in
Italia e Spagna, sembrano esserci tutti
ma tra gli esperti c’è anche chi consiglia
grande cautela. Le voci fuori dal coro ripetono che il mercato è drogato dalle politiche monetarie. Un campanello d’allarme è suonato venerdì a Wall Street con il
Dow Jones scivolato di quasi un punto e il
Nasdaq di tre. Per i (pochi) “gufi” potrebbe essere l’inizio dello storno.
Ancora turbo?

Chi è convinto che la stagione dei rialzi
proseguirà guarda al ritorno di fiducia
sull’Europa e nel “sistema Italia” ma il ve-

L’INTERVISTA

.

Il confronto
L'andamento da inizio anno dell'indice Ftse Mib di Piazza Affari e l'indice
del settore finanziario italiano
Ftse Mib
Settore finanziario italiano

25%
20%
15%
10%
5%
0
2014

13
gen

20
gen

27
gen

3
feb

10
feb

17
feb

24
feb

3
mar

10
mar

17
mar

24
31
mar mar

cazioni. «I titoli dell’industria sono molto
sensibili all’andamento del ciclo economico che vediamo in ripresa mentre le
telecom potrebbero beneficiare del processo di ristrutturazioni in corso in Europa» spiega Vaccari. Di sicuro, sul fronte italiano, aiuta ancora una volta il forte
calo dello spread che la settimana scorsa
è sceso sotto i 160 punti (dai 225 punti di
gennaio). «Quota 100 è ipotizzabile ma
solo se Renzi realizzerà almeno la metà
delle promesse fatte e se l’Europa inizierà davvero a puntare di più sulla crescita
– dice Nicola Trivelli Ceo e direttore investimenti di Sella Gestioni Sgr-. Da
area 150 in giù noi inizieremo a portare a
casa un po’ di sovrappeso fatto in quest’ultimo anno e mezzo». Per l’esperto
una scommessa interessante su cui puntare quest’anno è quella della ripresa dei
consumi europei. «Tutti i Paesi ci stanno
ragionando con la Germania che ha introdotto il salario minimo e Renzi con gli
80 euro» dice Trivelli.

- LA STAMPA

Rischio correzione

ro merito va alla Bce. «La sensazione è
che il meglio debba ancora arrivare - afferma Enrico Vaccari, vice responsabile
degli investimenti di Consultinvest Sgr -.
La manovra annunciata dalla Bce rimane
un motore forte e dal passato arrivano
conferme: laddove le Banche centrali
hanno già messo in campo politiche monetarie espansive, i mercati sono andati
sempre molto bene». E’ successo negli
Usa ma anche in Giappone e in Gran Bretagna. Anche le economie sono migliorate
e da una situazione di recessione si è passati a una crescita importante. «Da noi in
Europa si parte da un misero +0,5% di

crescita del Pil e dunque c’è ancora molta
strada da fare» dice Vaccari. «Il momento
resta positivo soprattutto per l’Italia» è
convinto Sandro Occhilupo di Banque
Syz che però sposta in là nel tempo il giudizio definitivo: “Bisognerà vedere se le
promesse fatte diventeranno concrete. Si
tratterà di aspettare fino all’estate».
La nuova fase dei consumi

Gli esperti ripetono da tempo ormai che
il valore sta nel settore finanziario e in
quello delle assicurazioni, in particolare
in Italia e in Spagna. Subito dopo vengono i comparti industriali e le telecomuni-

«Nel 2013 le banche centrali hanno inondato il mercato di liquidità manipolando
così i prezzi dei titoli del debito pubblico
– dice Pier-Alberto Furno, Ceo di Nemesis Am -. In questo modo hanno ottenuto
un rialzo delle quotazioni e dei profitti
aziendali che hanno fatto registrare dei
nuovi massimi in tutto il mondo. Ma nonostante le prospettive economiche siano migliorate, le valutazioni attuali sono
a livelli troppo elevati e non giustificati
da una forte crescita economica». Per
questo per l’esperto non siamo immuni
da una forte correzione. Già in questo
nuovo trimestre.

Dolcetta: “La Borsa
o un nuovo socio
nel futuro di Fiamm”
IL NUMERO UNO

LE STRATEGIE

Oggi le risorse bancarie
sono sempre più difficili
Si può aprire il capitale
a terzi, se non si vuole
andare in Borsa. Serve
un passo indietro
ma con attenzione
al controllo di gestione

La nostra attività
principale resta
l’automotive
Cresciamo molto
in Europa, Stati Uniti
e Cina: solo il 25%
del fatturato viene
realizzato in Italia

ELEONORA VALLIN
A PAGINA 26

Stefano Dolcetta, amministratore delegato del gruppo Fiamm

Gli amplificatori
di Powersoft
per i muezzin
della Mecca
ALBERTO FERRARESE

I

l canto dei muezzin alla
Mecca viene da Scandicci,
alle porte di Firenze. La
Powersoft ha infatti fornito
gli amplificatori che ogni
giorno portano la preghiera
ai fedeli della “capitale” dell’Islam. «E’ stato un progetto
top secret - spiega l’amministratore delegato Luca Lastrucci - tanto che i nostri tecnici non sono mai potuti andare sul posto. Sulla torre
della Mecca, alta 600 metri, è
stato installato il nostro sistema di amplificazione, in grado di diffondere il suono in un
raggio di dieci chilometri».
Un risultato notevole per
l’azienda nata nel 1995 nel garage di casa dei fratelli Lastrucci, titolari della società
insieme a un amico. Tutti e
tre ingegneri e appassionati
di musica, dopo le prime idee
pensate in garage, hanno brevettato un amplificatore.
«Abbiamo iniziato a proporlo
a varie società - racconta - ma
era così innovativo che nessuno lo voleva. Poi, era il 1997,
un’azienda ci ha detto di presentarlo nel loro stand allo
Smau di Milano. Lì è stato notato dalla Outline che ci ha
chiesto dei modelli. In camera sviluppavamo il software,
sul tavolo di cucina costruivamo i prototipi».
Oggi l’azienda fattura 17,5
milioni (l’11% investito in ricerca), con 55 dipendenti. Le aree
di business sono due: una di
tecnologie per la mobilità pubblica e una dedicata ai sistemi
di amplificazione, che vende
all’estero, in 60 Paesi, il 99%
della produzione. Tra gli ultimi
progetti realizzati ci sono la festa di Capodanno a Times
Square a New York e l’X
Factor americano.
L’obiettivo è di crescere ancora, ma scegliendo con cura i
passi da fare. «Innanzitutto
vogliamo aumentare la nostra
presenza sul mercato - conclude Lastrucci - poi vedremo. La
Borsa? Bisogna vedere se è utile e necessario».

24 .Lavoro in corso

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

investimenti

Banor a Palazzo Carignano

Le insalate Agronomia sull’Aim

Apertura straordinaria a Palazzo Carignano. Le
porte del museo risorgimentale si aprono per
Banor, la Sim guidata da Massimiliano Cagliero
(ex Goldman Sachs). I clienti del private banker si
troveranno oggi per parlare di investimenti con
Eddie Ramsden, guru del value investing e Luca
Riboldi, direttore investimenti di Banor.

Le insalate pronte di Agronomia si preparano a
sbarcare sul listino di Piazza Affari. L’iter di
quotazione per l’Aim è già avviato. La società,
con sedi a Bergamo, Puglia e Germania , ha
deliberato un aumento di capitale riservato, da
3 milioni fino a 5,3 milioni, approvando warrant
da assegnare a chi aderisce all’aumento.

La pensione integrativa per gli studenti
Si può scegliere tra formule di accumulo in quote di fondi o Etf, piani previdenziali, fondi pensione aperti, polizze finanziarie sulla vita
Ho 58 anni, sono un’insegnante,
abito a Chieri e ho due figli, la ragazza
del 1989 iscritta al 4 anno di
Ingegneria Gestionale al Politecnico
di Torino, il ragazzo del 1991 iscritto al
5 anno di Architettura al Politecnico
di Torino. E’ da due anni che mi
chiedo se farei bene
a iniziare per i miei figli la pensione
integrativa con dei piccoli versamenti.
Ho chiesto informazioni a Intesa
Sanpaolo, Unicredit, Assicurazioni
Generali. Tutte mi hanno detto che
facevo bene, che prima si inizia meglio
e’. Non so decidere. E’ una buona
idea? E quale delle tre?

1

?
il

quesito

Infrazioni
al regolamento
di condominio
Con la riforma il regolamento di
condominio può prevedere il pagamento di una somma fino a 800
euro per sanzioni alle violazioni al
regolamento di condominio, somma devoluta al fondo di cui l’amministratore dispone per le spese ordinarie. Lo scopo è indurre i condòmini a rispettare il regolamento, evitando comportamenti che
arrecano fastidio o disagio ad altri. Oggi l’art. 1 comma 9 lett. e) del
d.l. 145/2013, nell’ambito della cosiddetta «riforma della riforma»
del condominio, ha aggiunto un
nuovo inciso al suddetto art. 70, in
forza del quale la sanzione è deliberata dall’assemblea con le maggioranze di cui al secondo comma
dell’articolo 1136 del codice (cioè
dalla maggioranza degli intervenuti che rappresentino almeno la
metà del valore dell’edificio).
Lo scopo della precisazione è di
far sì che la determinazione dell’entità della sanzione, oltre che
dell’accertamento della sussistenza dei presupposti, sia affidata ai condòmini (proprietari), liberando l’amministratore dalla
reazione dei sanzionati che, presumibilmente, avrebbero potuto
interpretare la sanzione da lui irrogata direttamente come uno
sgarbo o un attacco personale, votando contro di lui in sede di rinnovo dell’incarico.
PIER PAOLO BOSSO
CONFEDILIZIA

la
settimana
dei
cambi

FABIA FINO (VIA INTERNET)

Complimenti alla mamma per i
percorsi universitari dei figli, anche nel
merito delle scelte di indirizzi non
umanistici: le lauree scientifiche e
tecniche sono oggi più premiate dal
mercato del lavoro. Quanto all’idea di
integrare le pensioni di ragazzi che non
sanno ancora che carriere avranno, se da
dipendenti o da imprenditori in una start
up, e se in Italia o all’estero, direi che, in
effetti, si tratta della manifestazione
della volontà della lettrice di accantonare
per loro un certo risparmio periodico,
ricavato dalle proprie disponibilità. E’ un
“atto d’amore” prima che un impiego
finanziario, e come tale non può che
essere condiviso e non richiede una
valutazione tecnica: va
approvato. Ma se è formica contro cicala,
come fare la formica al meglio? Le società
citate sono tutte al top per importanza e
solidità: le soluzioni pratiche, però,
variano dalle formule di accumulo in
quote di fondi
o di Etf, in azioni o in bond, ai piani
previdenziali personali fiscalmente
agevolati, dai fondi pensione aperti alle
polizze finanziarie sulla
vita. Per decidere tra le varie offerte
tenendo conto delle commissioni, dei
possibili risparmi fiscali
e del rischio finanziario dei portafogli, la
lettrice dovrebbe indicare
l’obiettivo suo concreto, e farsi fare
proposte in concorrenza dalle tre banche,
e magari anche da altre egualmente
affidabili. Così
si può individuare la soluzione che fa piu’
al caso suo, anche in rapporto ad altri
investimenti già avviati,

1 Un appartamento finisce alla

porta di ingresso? Una delle lastre di
marmo ai lati della mia porta si è
spostata , impedendo la battuta . La
spesa per aggiustare la lastra e di
mia competenza o del condominio?

A CURA DI GLAUCO MAGGI
GLAUCO.MAGGI@MAILBOX.LASTAMPA.IT
COORDINAMENTO DI AGNESE VIGNA
AGNESE.VIGNA@LASTAMPA.IT
Le lettere vanno spedite alla redazione
di TuttoSoldi in via Lugaro, 15

per tener conto del principio complessivo
di diversificazione nel patrimonio
familiare. Se non è in grado di fare da sé,
e giustamente pensa che gli sportellisti
abbiano un interesse a proporre ognuno
solo prodotti propri, si rivolga ad un
consulente finanziario indipendente,
neutrale per professione nella scelta della
soluzione migliore, che farà l’indagine
per lei.

GODI GIUSEPPE-GENOVA

La lastra che incornicia la porta è, a
nostro avviso, parte comune, perché ha
la funzione di dare decoro alla parte
interna dell’edificio. Tuttavia le spese
relative a un pianerottolo competono
solo agli appartamenti che vi si
affacciano, secondo il principio dell’uso
(art. 1123, secondo comma, codice civile).

per i periodi fino al 1995, e
contributivo per i tempi successivi;
2) quella supplementare da
professionista calcolata con il metodo
contributivo.

A casa
per limiti d’età
1 In servizio dal 1° gennaio 1990,

Unione
o separazione?
1 Nato a giugno 1955, iscritto

all’Inps dal 1° settembre 1982 con
versamenti continui fino al 31 agosto
2012 più altri 12 mesi di cassa
integrazione. Ho in corso il riscatto
della laurea magistrale per un periodo
di 42 mesi (dentro il periodo c’è
sovrapposizione con il servizio
militare) Attualmente ho una partita
Iva con contributi versati alla gestione
separata Inps. Quando potrò andare in
pensione? Con quale sistema sarà
calcolata la pensione? Le due
contribuzioni si riuniscono o restano
separate?
V. C.

Dipende dalla sua scelta. A) Se le
unifica chiedendo la totalizzazione avrà
la pensione allorché raggiungerà 40 anni
complessivi di anzianità contributiva, cui
occorrerà
aggiungere l’attesa di 21 mesi per
l’apertura della finestra; la pensione sarà
calcolata con il metodo contributivo. B )
Se non chiederà
la totalizzazione, avrà due
pensioni: 1) quella da lavoro dipendente a
67 + qualche mese
di età e il calcolo sarà retributivo

collocata in pensione d’ufficio da
maggio 2013 per raggiunti limiti di
età. Ho maturato i requisiti per la
pensione di vecchiaia entro il 13
agosto 2011 desidero sapere se per il
pagamento della buonuscita
continuo ad applicare la vecchia
legge (105 giorni) o quella nuova?
V. C.

Verifica del conto
condominiale
1 In qualità di condomino sono

stato in banca per farmi consegnare
una copia estratto conto del
condominio. La risposta dell’addetto
ai rapporti con la clientela ha detto
che per motivi di privacy non poteva
consegnarmi alcunché. Ma la
decisione del Abf n. 814del 19-4-2011
dice tutto il contrario.
UGO ZINI

Quella nuova: dovrà attendere 6
mesi più gli altri tempi tecnici (fino a 3
mesi) che servono agli uffici per
calcolare il tfs. I 90 + 15 giorni
continuano a essere pensionamenti
derivanti da inabilità o decesso.

Lavoro
in Germania
1 A marzo 2014 avrò 66 anni e a

giugno è prevista la finestra per la
pensione di vecchiaia Inps. Una volta
pensionato potrò instaurare un nuovo
rapporto di lavoro dipendente in
Germania? E’ prevista la decurtazione
della pensione italiana? E questo vale
per ogni altro paese comunitario?
C. P.

Potrà lavorare in Germania
tranquillamente e senza alcuna
riduzione della pensione italiana.

Condividiamo quasi integralmente la
decisione dell’Arbitro bancario . L’Arbitro
ha infatti trascurato di rispondere
all’unica obiezione “solida” della banca
che si era rifiutata di fornire copia
dell’estratto conto: come può l’istituto
essere certo della qualità di condomino
del richiedente? L’estratto conto può
comunque essere chiesto in qualsiasi
momento da un solo condomino
all’amministratore, che è costretto a
fornirne copia (dietro pagamento dei
costi di fotocopia). L’assemblea può anche
deliberare che una copia dell’estratto
venga periodicamente inviata a un
consigliere delegato che lo verifichi.
Hanno collaborato:
GIANLUIGI DE MARCHI
BRUNO BENELLI
SILVIO REZZONICO,
PRESIDENTE CONFAPPI

I MERCATI VALUTARI

Effetto Draghi, l’euro perde colpi sul dollaro
L andamento euro/dollaro
L’

- LA STAMPA

GRAFICO GIORNALIERO A CANDELE GIAPPONESI

CARLO ALBERTO DE CASA°

Le candele giapponesi sono il
metodo più usato in borsa per
analizzare le quotazioni in
quanto includono 4 valori per
ogni seduta: apertura, chiusura,
massimo e minimo.
Il corpo della candela è dato
dai valori dell'apertura e della
chiusura della seduta. Candela
verde: quando la chiusura di
seduta è ad un valore superiore
rispetto a quello dell'apertura.
Candela rossa: se la chiusura
è ad un valore inferiore rispetto
a quello dell'apertura. I due
estremi, definiti tecnicamente
"shadow" rappresentano il
massimo di giornata (la linea
sul lato superiore della candela)
e il minimo di giornata (al di
sotto di ciascuna candela). In
caso di chiusura sui minimi o
sui massimi la candela sarà priva di una (o entrambe) le shadow.

1,39649

I

l discorso tenuto da Mario Draghi
al termine della riunione della Bce
di giovedì ha spinto al ribasso il
cambio euro/dollaro, arrivato venerdì sera in area 1,37. Gli investitori hanno reagito con vendite sull’euro alle
parole del presidente della Bce, relative al possibile intervento da parte
della Banca centrale con misure non
convenzionali di stimolo monetario
(Quantitative Easing) per fronteggiare i rischi di deflazione.
Sul rafforzamento del dollaro hanno in parte inciso i nuovi dati macroeconomici provenienti dagli Stati
Uniti. Il saldo delle buste paga dei

Dove finisce
un appartamento?

La posta
di Maggi

1,37933

1,36987
1,36428

1,35841
1,34786
5
mar

10
mar

14
mar

19
mar

24
mar

2014

28
mar

apr

Fonte: Piattaforma MetaTrader
- ActivTrades

settori non agricoli (i “non farm
payrolls”) si è attestato a +192.000 unità, mentre il dato di gennaio è stato rivisto al rialzo da 129.000 a 144.000 unità, per una media del primo trimestre
a +178.000. Questi dati, in linea con le
attese, non dovrebbero determinare
alcun cambiamento nella politica monetaria americana. La riduzione degli
acquisti da parte della Federal Reser-

Attese le misure
espansive della Bce
Balzo in avanti
del metallo giallo

ve tramite il processo di “tapering” sta
proseguendo con incrementi di 10 miliardi di dollari al mese e ha già portato
l’intervento monetario della Fed a 55
miliardi di dollari al mese a fronte degli originari 85.
Per quanto riguarda i metalli preziosi, la discesa che nelle ultime settimane
aveva coinvolto oro e argento potrebbe
aver trovato un primo valido supporto
(cioè un’area che si oppone a un’ulteriore discesa dei prezzi) sui minimi toccati durante la scorsa settimana. L’oro,
infatti, dopo essere sceso fino a quota
1.275-1.280 dollari l’oncia ha invertito la
rotta, tornando oltre quota 1.300 dollari l’oncia. In caso di conferma positiva
le quotazioni auree potrebbero trovare
spazio per salire fino a 1.320 ed eventualmente puntare l’area 1.350.
*Analista dei mercati valutari
presso ActivTrades Londra

LA STAMPA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

.

Lavoro in corso .25

Creval-Alba, alleanza nei leasing

Sogefi, contratto con Hyundai

Bond Unicredit da 1,2 miliardi

Il Credito Valtellinese (Creval) e Alba Leasing
scrivono un accordo per lo sviluppo di
un’alleanza strategica nel settore dei leasing.
L’operazione prevede il conferimento di un
ramo di azienda relativo a una parte delle
attività di leasing di Creval in Alba Leasing e
accordi commerciali per la distribuzione.

Sogefi (gruppo Cir) ha perfezionato la fusione
tra le due società controllate indiane che
producono sistemi motore: Sogefi-Mnr
Filtration India e Systémes Moteurs India. Un
altro tassello della crescita di Sogefi è l’acquisto
della sua prima fornitura col gruppo coreano
Hyundai per il mercato brasiliano.

Unicredit ha lanciato un bond senior da 1,25
miliardi di euro a tasso variabile, con scadenza
a tre anni. L’operazione ha visto la
partecipazione di circa 200 investitori
istituzionali (il 65% erano fondi, il 27% banche
e il 7% società assicurative), con ordini per
oltre 2 miliardi di euro.

Immobiliare

Il sogno
della casa
Realizzarlo
è sempre
la priorità
numero uno
della famiglie
italiane

BRUNO BENELLI

I

Con la rottamazione del mutuo
il tasso si può anche dimezzare
Lo spread va giù e la surroga cresce al 13,7% delle richieste di credito
SANDRA RICCIO
MILANO

T

orna la surroga. La rottamazione del vecchio
mutuo riprende quota
con il calo degli spread
delle banche. Il mercato
dei mutui sta lentamente ripartendo e il risultato è una maggior concorrenza sugli spread proposti dagli istituti. Su questo trend si inserisce l’opportunità, per chi ha già
un mutuo, di ritrattare nuove condizioni più vantaggiose. Si tratta di
un’occasione soprattutto per le fasce di clientela che si erano ritrovate, volenti o nolenti, a dover accendere un finanziamento nel momento più acuto della crisi con i tassi ai
massimi, intorno al 6%.
E di questa possibilità si sono già
accorte molte famiglie. Negli ultimi
mesi è aumenta la fetta di chi chiede la surroga del vecchio mutuo

mercati
e gestori

5

PREVIDENZA
Precari a letto,
l’Inps paga
da 11 a 44 euro

domande
a
Gabriele Spinelli
Ubs

Secondo lei Gabriele Spinelli, Head
of Securities di Ubs Investment Bank
Italia, Piazza Affari guarda a quota
23mila. E’ arrivato il momento di
uscire dal mercato?

«Resto molto fiducioso sul mercato
italiano. I mercati sembrano aver anticipato parte della stabilizzazione in
atto nell’economia. La politica monetaria resta però saldamente espansi-

trasferendolo presso un istituto che
offre tassi più convenienti. Dai dati
raccolti dall’ufficio studi del portale
Mutui.it insieme a Facile.it emerge
che le richieste di surroga rappresentano ormai il 13,7% del totale di
domande di mutui arrivate tra il settembre 2013 e il febbraio 2014. «Ritorna sulla scena questo prodotto
che era stato accantonato perché
non conveniente – spiega Lorenzo
Bacca, Responsabile Business Unit
mutui Facile.it -. Oggi sul mercato ci
sono condizioni migliorative rispetto
a un paio di anni fa e c’è quindi maggior interesse a verificare le condizioni e a trasferire il contratto presso
un altro istituto più vantaggioso».
Le banche non sono ancora al
passo ma l’utilizzo di questo strumento cresce. «Le erogazioni di mutui per surroga sono passate dal 6%
del secondo semestre 2013 a quasi il
9% dei primi tre mesi del 2014 – racconta Roberto Anedda, Direttore

Marketing del portale MutuiOnline.it -. Ancora più significativo il
rialzo delle richieste, che per le surroghe nei primi tre mesi del 2014 sono balzate al 20,6% rispetto al 13,3%
del secondo semestre del 2013, lasciando quindi ipotizzare un futuro
ulteriore incremento di quota anche
per le erogazioni».
Quanto si risparmia? «A guadagnare di più da questo tipo di opportunità è, per esempio, chi si è ritrovato a dover sottoscrivere un mutuo
nella fase più acuta della crisi, nel
2011 o nel 2012, magari a un 6% o
6,5% a tasso fisso – dice Anedda -.
Così è possibile arrivare anche a dimezzare il saggio: adesso si può, infatti, scendere al 3% di un variabile
ma ci sono istituti che si muovono
anche sotto al tre percento». Al di là
di questa ipotesi c’è anche l’opportunità di sostituire un mutuo a tasso
fisso con un altro sempre a tasso fisso riducendo di un punto o un punto

e mezzo il tasso. Oppure dal variabile si può passare a un variabile più
contenuto. Occhio alla polizza però.
La surroga ha conseguenze anche
sulle coperture assicurative legate
al mutuo che nella maggior parte
dei casi decadono con lo spostamento del contratto senza che ci siano
rimborsi. Anzi, molto spesso al
cliente viene proposta una nuova copertura assicurativa dalla nuova
banca a cui si rivolge per il trasloco
del proprio finanziamento. Con costi nuovi da affrontare.
Una strada per non ritrovarsi a
dover riacquistare ogni volta la polizza è quella di scegliere le coperture così dette individuali. «Con questa
soluzione la continuità delle coperture è garantita anche in caso di surroga e il cliente potrà portare la propria polizza sul mutuo in “dote” alla
nuova banca» spiega Pierfrancesco
Basilico, direttore Italia Afi Esca.
Senza costi aggiuntivi.

“La Borsa italiana
non ha finito di correre
Obiettivo quota 23 mila”
va, il peso delle misure di austerity sul
Pil si riduce, e le società, dopo anni di
tagli sui costi, possono ora godere di
una sana leva operativa, mentre i ricavi si riprendono. Con i rendimenti così
bassi, e la Bce che si impegna a tenerli
tali a lungo, l’attrattività relativa dell’azionario resta elevata e diventa quasi una scelta obbligata rispetto a monetario e obbligazionario».
Il momento positivo per la Borsa arriverà anche all’economia reale. Si vedono già gli effetti?

«Alcuni indicatori hanno iniziato a stabilizzarsi, anche se il meccanismo di
intermediazione creditizia delle banche mostra segni di ripresa limitati.

Non tutti i mali vengono però per nuocere: la restrizione creditizia ha obbligato le società italiane a rivolgersi al
mercato dei capitali (minibond, high
yield e Ipo), alimentando un circolo

virtuoso che segna un cambiamento
epocale nel nostro sistema finanziario.
Mentre i consumi faticano ancora, e
credo non si riprenderanno nel breve,
sarei più fiducioso sugli investimenti».
Le società italiane torneranno a investire?

«Tassi ai minimi
ancora a lungo
e i conti aziendali
sono positivi»

«Ne sono convinto. Il rapporto investimenti/ricavi è ai minimi da 30 anni in
Europa, nonostante la domanda finale
si sia stabilizzata, i bilanci societari siano passati da anni di “deleveraging”,
la profittabilità delle imprese sia migliorata, e il mercato dei capitali si stia
dimostrando aperto a società che vogliono investire. Tutto questo porterà
a un aumento degli investimenti».

collaboratori coordinati e continuativi, consulenti, venditori porta a porta, liberi professionisti,
ecc. a determinate condizioni possono avere l’indennità giornaliera di
malattia. L’indennità segue regole
molto particolari: ad esempio, è stabilita in misura fissa, e non in percentuale dei compensi guadagnati. Sono
quattro le condizioni chieste dalla
legge per riconoscere il diritto alla indennità nel corso di quest’anno.
A – Hanno titolo all’indennità solo
i lavoratori che versano all’Inps il
contributo più alto, in quanto non
hanno altre assicurazioni per altri lavori e non sono neanche pensionati.
Sono divisi in due gruppi: i liberi professionisti con partita Iva pagano il
27,72%, gli altri il 28,72%.
B – Nei 12 mesi precedenti l’inizio
della malattia devono avere versato
contributi per almeno 3 mesi.
C – Nell’anno precedente (2013),
devono avere realizzato compensi
per un importo complessivo non superiore a 69.323,80 euro.
D – Devono essere ammalati e assenti dal lavoro per almeno quattro
giorni.
Se manca anche una sola di queste
condizioni si perde il diritto all’indennità. La misura delle indennità Inps
segue regole particolari. E’ diversa a
seconda: 1) del numero di contributi
versati; 2) del luogo dove si svolge la
malattia (casa o in ospedale).
A -Iniziamo dalla malattia in casa,
senza ricovero ospedaliero.
Con la contribuzione minima di
3-4 mesi si ha l’importo più basso,
10,97 euro, pagato per tutti i giorni di
malattia risultanti dal certificato medico. Più sono i mesi di versamento
più cresce l’indennità, da 16,46 euro
(contributi 5-8 mensilità) e poi a 21,94
euro al giorno (da 9 a 12 mensilità).
B - Se invece il parasubordinato è
degente in ospedale le misure raddoppiano. Si parte da 21,94 euro per
salire a 32,92 fino a un massimo di
43,89 euro al giorno.

Gestore
Gabriele Spinelli è Head
of Securities presso la banca
Ubs Investment Bank Italia

Quali i titoli a cui guardate voi in questo momento in Italia?

«Il maggiore effetto leva sulla ripresa
italiana si ottiene con i settori “domestici”: tipicamente finanziari e utilities: Intesa, Generali e Enel sono tre
azioni su cui continuerei a puntare.
Tra le altre, segnalerei Pirelli, Fiat e
Finmeccanica, pur con un profilo di rischio leggermente superiore».
E chi si sta avvicinando solo ora al listino azionario di Milano?

«Le azioni restano un investimento rischioso e volatile. Bilanciare il portafoglio è essenziale. In un mondo di tassi
bassi, rendimenti troppo allettanti riflettono sempre maggiore rischio».

26 .Lavoro in corso

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

made
in

LA TECNOLOGIA OLED

«L’azienda è nata nel 1936 con
Giacomo Pellizzari: si chiamava
Elettra e faceva batterie per uso
industriale. Mio nonno Giulio
nel 1942 rilevò l’azienda»

«Si tratta di piastre sottili che
producono una luce calda e diffusa
consumando poca energia. Serve
all’illuminazione pubblica ma anche
per il design di negozi e case»

L’intervista

Italy

VERSO GLI OTTANT’ANNI DI STORIA

12
stabilimenti
È il numero degli impianti
del gruppo Fiamm,
di cui dieci sono
dedicati al business
tradizionale

30
milioni di euro
Sono i ricavi che Fiamm
prevede di generare
nel 2014 nello stoccaggio
dell’energia, un settore
in fortissima crescita

La sfida dell’innovazione
Nella foto in alto, un team di tecnici Fiamm al lavoro su un nuovo modello di batteria
A destra un deposito per lo stoccaggio dell’energia realizzato dal gruppo
L’energy storage è un mercato che oggi vale nel mondo 400 milioni di euro
ma nel 2019 è stimato salire a 5 miliardi, per arrivare a 15 miliardi nel 2023

INDUSTRIA E AUTOMOTIVE

“Dalle batterie all’energia
le seconda vita di Fiamm”
L’ad Dolcetta: abbiamo investito 100 milioni nello stoccaggio in Svizzera
e nell’illuminazione in Francia. Adesso vogliamo fare il salto di qualità”
ELEONORA VALLIN

L’

automotive resta il core business ma la domanda chiama altrove:
sono lo stoccaggio dell’energia e l’illuminazione Oled le nuove frontiere di
Fiamm. Due settori dove l’azienda
ha recentemente investito oltre 100
milioni grazie ai due stabilimenti in
Svizzera (storange energy) e Francia, a Tolone, per lo sviluppo del
marchio Blackbody. Ma il futuro
guarda anche alla successione
aziendale. Dal 1942 la Spa di Montecchio, che da oltre 60 anni avvia le
nostre automobili, è nelle mani della
famiglia Dolcetta. E, giunta alla terza generazione, l’ad Stefano Dolcetta ragiona con franchezza: «Considero finito un primo ciclo, quello in
cui i soci hanno investito con molta
temerarietà capitali per salvare
l’azienda e ci è andata bene. Ora che
abbiamo messo in sicurezza l’impresa, rafforzando i business storici
e riportandoli a reddito, si fa avanti
una nuova azienda con un portafoglio prodotti molto interessante che
sta creando valore». «Per questo aggiunge - è il momento di fare un
esame preciso e valutare un secondo step. E non è detto che tutti i soci
restino con le stesse quote, qualcuno potrebbe voler capitalizzare il
suo investimento».
Presidente, quali scenari si potrebbero aprire se ciò accadesse?

«Oggi i soci stanno aumentando di
numero con l’arrivo delle nuove generazioni: la famiglia si è allargata e
va superato l’aspetto familiare. Abbiamo un piano industriale molto
spinto, puntiamo all’ampliamento
in Cina e Usa dove vogliamo crescere. Ma uno dei grandi problemi di

L’azienda in cifre
Anno
di fondazione

Export

1936

In

60 Paesi

Mercati

Fatturato 2013

550

Italia
(25%)

Stima fatturato 2014

Europa
(50%)

milioni di euro

600

milioni di euro

Resto del mondo
(25%)

Stabilimenti

Investimenti
in nuovi business

12

100 milioni

oggi, è che i mercati richiedono investimenti elevati e le famiglie non possono più farvi fronte».
Significa apertura del capitale a terzi?

«In passato si è sempre ricorso al debito bancario ma oggi le risorse bancarie sono sempre più difficili e costose. Bisogna avere un approccio diverso: si può aprire il capitale a terzi, se
non si vuole andare in Borsa. Oggi
serve maggiore apertura da parte degli imprenditori. Un passo indietro,
insomma - se non ci sono più le forze ma con attenzione al controllo di gestione».
AncheFiammhaallespalleunastoria
di divisioni familiari. Talvolta il limite
del capitalismo è la famiglia stessa,
specie nel passaggio di testimone.
Nel vostro caso?

«Ogni famiglia ha la sua storia.
Un’azienda non può che nascere da
un imprenditore che la crea e, se è capace, la sviluppa. Poi, alla fine della
sua vita, deve decidere cosa fare; può
succedere che ci siano dei figli capaci
ma non si diventa imprenditori per
eredità. E oggi non è scontato che un
figlio sia in grado di gestire l’azienda.
Il problema successione esiste ed è
difficile da superare. Spesso il padre
insegna ai figli il lavoro e li fa crescere
con lui in azienda. Ma la strada che
bisogna intraprendere è quella della
managerializzazione, delegando funzioni anche importanti. Solo scegliendo i migliori si garantisce un futuro».
Lei da chi ha imparato?

«Da mio zio Francesco, soprattutto; è
stata una persona eccezionale e tutto
quello che so, lo devo a lui e ai suoi
valori».
La sua storia in Fiamm inizia nel 1974
ma si chiude nel 1998 per poi riaprirsi
nel 2007. Nel frattempo ha fondato
anche una sua ‘personale’ azienda,
ancora operativa.

- LA STAMPA

Laboratorio
Il centro
di ricerca
del gruppo
Fiamm studia
e fa test
sui nuovi
prodotti

«Quest’anno
raggiungeremo
un fatturato
di 600 milioni»
«Sì, sono uscito nel ’98 e rientrato nel
2007 liquidando i figli di Francesco e
Antonio, gli altri due fratelli di mio padre Giovanni. Sono rientrato con la
mia famiglia e con Alessandro, mio cugino, e il dr. Zanetti amico e socio. Nel
frattempo ho aperto un’attività distributiva che è cresciuta e si è consolidata. Dicra si occupa della vendita e distribuzione di componenti per auto in
Italia e all’estero. Avevamo avviato anche un business nell’elettronica di consumo ma di recente abbiamo deciso di
concentrarci solo nell’automotive».
Come si è evoluto il mercato dell’auto in oltre 60 anni di attività?

«L’azienda è nata nel 1936 con Giacomo
Pellizzari: si chiamava Elettra e faceva
batterie per uso industriale. Mio nonno Giulio entrò nel ’39 e nel ’42 rilevò
l’azienda. Finita la guerra, Fiamm
(Fabbrica Italiana Accumulatori Motocarri Montecchio, ndr) con mio padre Giovanni seguì il boom italiano.
L’automobile divenne bene di massa e
siamo stati trascinati dalla crescita.
Negli anni ’50 abbiamo prodotto le prime trombe. Poi sono nate le batterie
per le centrali telefoniche e i carrelli
elevatori nei magazzini. Oggi il nostro
core business resta l’automotive dove
le vendite dirette alle case auto (BMW,
Fiat-Chrysler, Ford, Mercedes, GMOpel, PSA, Renault-Nissan, Toyota,
Volkswagen, Jaguar, Ferrari, Maserati) rappresentano il 30% del fatturato.
Ma molto è cambiato».
Come e quanto?

«Siamo cambiati noi: siamo cresciuti
e ci siamo internazionalizzati. Oggi
l’Italia è solo il 25% del nostro fatturato, il 50% lo facciamo in Europa e il
resto tra Usa e Cina. Contiamo 12 sta-

bilimenti, 10 dedicati al business classico che non contempla più i carrelli
che abbiamo ceduto 10 anni fa».
Quanto alla diversificazione, invece?

«Abbiamo aperto in Svizzera uno stabilimento per le batterie sodio-nichel
per la mobilità elettrica e per gli impianti di back up telefonico e le ferrovie. Stiamo puntando molto sul mercato dell’energy storage che nel mondo
vale oggi 400 milioni di euro ma nel
2019 è stimato salire a 5 miliardi nel
2023 è valutato 15 miliardi. Un mercato
importante dove siamo entrati per primi con una tecnologia vincente».
Quanto vale sul totale fatturato
l’energy storage oggi?

«Il gruppo ha chiuso il 2013 a 550 milioni con una previsione per il 2014 di
salire a 600 milioni. L’energy storage
è in fase iniziale ma prevediamo ricavi per 30 milioni nel 2014 contro i 18
del 2013. Erano una decina nel 2012».
La seconda scommessa in terra francese?

«E’ una start up a per lo sviluppo della tecnologia Oled. Si tratta di piastre
sottili che producono una luce calda e
diffusa, consumando poca energia. E’
un’attività che segue mio cugino
Alessandro, con molti brevetti che ci
proteggono. Serve all’illuminazione
pubblica ma stiamo sviluppando anche tutta la parte design per negozi e
case. Poi c’è n’è un’altra molto interessante destinata al settore auto per
fari posteriori e l’illuminazione interna. Il mercato è grande: ci stiamo
concentrando sulle nicchie a maggiore remunerazione».

LA STAMPA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

.

Lavoro in corso .27

Cesare Ragazzi sbarca a Lugano

In conseguenza dell’insanabile conflitto fra gli
azionisti e vista l’impossibilità di proseguire una
gestione di successo, comprovata dai risultati
positivi ottenuti nel suo mandato (da inizio
2012 ad oggi), Stefano Leonangeli si è dimesso
da direttore generale del gruppo Paglieri con
effetto immediato.

Cesare Ragazzi Laboratories, gruppo attivo
nella tricologia, si rafforza in Svizzera aprendo
una nuova “Hair Clinic” a Lugano. L’apertura è
stata effettuata dai manager Viviana Miacola e
Stefano Benassi che gestiscono da oltre
vent’anni il centro CR Lab di Busto ArsizioVarese. Sono previste altre aperture in Europa.

Le aziende

Il dg Leonangeli lascia Paglieri L’Oréal ai vertici per l’etica
L’Oréal, leader nel settore della bellezza, è stata
nominata una delle aziende più etiche al
mondo nell’elenco World’s Most Ethical
Companies® stilato dall’Ethisphere Institute,
centro di ricerca indipendente. L’Oréal si è
inoltre aggiudicata il primo posto nella sezione
«Personal and Household Goods».

ABBIGLIAMENTO

La moda Brums e Mek
per i bimbi di Usa e Russia
E in Italia Preca Brummel punta sull’alleanza con Havaianas e Conbipel
I tre brand
I marchi di punta
sono Brums, Bimbus
e Mek. Nella foto,
una delle aree
creatività di Preca
Brummel
a Carnago (Varese)

LUCA FORNOVO
egli ultimi tre anni ci siamo concentrati per crescere soprattutto in Italia, siglandonuovealleanze-peresempiocon
Conbipel e Havaianas - e aprendo nuovi
negozi di proprietà e in franchising. Ora
siamo pronti per l’estero: Gran Bretagna, Est Europa, Stati Uniti, Sud America e Medio Oriente». Carola Prevosti,
al timone del gruppo Preca Brummel,
fondato dal nonno Giuseppe nel 1951, sta
preparando lo sbarco all’estero in grande stile dell’azienda di famiglia che con i
tre marchi di punta Brums (0-16 anni),
Bimbus (0-14 anni) e Mek (2-16 anni) è
tra i leader dell’abbigliamento per bambini. Gli altri big del settore sono Benetton, Primigi e Original Marines.
Al momento viene realizzato fuori
dall’Italia solo il 5% dei 94 milioni di euro
del fatturato 2013 dell’azienda lombarda Preca Brummel, che ha il suo quartier generale a Carnago (Varese), dove
lavorano 200 persone (su un totale di oltre 400 dipendenti), tra cui il pool di stilisti di un gruppo che sforna 2500 modelli e 8 milioni di capi di abbigliamento
l’anno. «Presto aumenteremo la nostra
quota di ricavi all’estero - spiega Carola
Prevosti - vogliamo crescere cercando
partner nei vari Paesi dove andremo.
Abbiamo inaugurato da poco un outlet
in Polonia e il 15 dicembre apriremo a
Mosca con il partner russo Detsky

«N

94
milioni di euro
È il fatturato che stima
di raggiungere nel 2014
il gruppo d’abbigliamento
per bambini
Preca Brummel

Mir». Peraltro in Russia Preca Brummel
è già presente ed è attiva anche in Serbia,
Slovacchia, Moldavia e Armenia. Sbarco
all’estero che verrà potenziato privilegiando soprattutto la formula del franchising con partner locali. Tornando all’Italia, il gruppo ha stretto un’alleanza con

Conbipel dal 2011. «I nostri prodotti a
marchio Brums e Bimbus - precisa la numero uno di Preca Brummel - vengono
venduti nel reparto bambini di 90 negozi
Conbipel. Abbiamo poi 25 corner nei
grandi magazzini Coin e 5 con la Rinascente». Il gruppo ha poi un contratto con
Havaianas per lo sviluppo del brand in
Italia. In questo caso Preca Brummel agisce come affiliato della società brasiliana
per ampliar la catena commerciale che
nel 2015 arriverà a 35 negozi Havaianas.
Il gruppo in Italia possiede 49 negozi
diretti tra outlet e prima linea. Con il progetto «Mamme fanno imprese», lanciato
nel2010,PrecaBrummelhapoiaperto50
negozi in franchising. «Con quest’ultimo
progetto abbiamo deciso di venire incontro a quelle mamme che vogliono lavora-

re e aprire un negozio, diventando piccole
imprenditrici. Le mamme sono particolarmente adatte a gestire i nostri punti
vendita perché conoscendo bene i prodotti Brums, Bimbus e Mek e sono molto
brave a vendere. Per queste mamme che
fanno imprese è stato creato anche un
welfare rosa: dai mille euro l’anno di guardaroba gratuito per i figli alle borse di studio per l’Università. Oltre ai tradizionali
punti vendita multimarca, monomarca,
corner nei grandi magazzini e outlet, Preca Brummel punta molto anche su un altro canale di vendita: l’e-commerce. Il
gruppo ha lanciato due siti Internet: outletbambini.it e fantazico.com dove vengono venduti le linee di tutti i marchi a clienti in Italia e all’estero. Il canale Internet
supera il milione di euro di ricavi.

LA START UP

Appsbuilder,
così le app
si fanno in casa
NADIA FERRIGO
econdo l’Ossevatorio nuove tecnologie del Politecnico di Milano,
il mercato italiano delle applicazioni per smartphone e tablet oggi vale più di 25 miliardi di euro, con una
previsione di oltre 40 miliardi nel 2016.
Merito dei «mobile surfer», cioè chi
naviga con un dispositivo mobile: uno
su tre nel 2013 ha scaricato un’applicazione a pagamento, e il numero è destinato ad aumentare. Tra le start up che
sono riuscite a cogliere le opportunità
del settore, c’è «Appsbuilder»: una
piattaforma che consente a piccole e
medie imprese di costruire la propria
applicazione, senza dover assoldare
tecnici e sviluppatori. Nata nel 2010 da
un’idea di Luigi Giglio e Daniele Pelleri, ora può contare su una trentina di
dipendenti, due sedi italiane e una a
Londra, e un fatturato che è triplicato
negli ultimi due anni. «Non posso rivelare la cifra esatta - commenta Pelleri,
28 anni, di Ivrea -, ma siamo sotto i dieci milioni di euro, anche se non manca
molto per raggiungere la doppia cifra.
Per avere un’idea del giro d’affari, posso dire che abbiamo 800mila clienti in
tutto il mondo, con un ritmo di circa
8mila applicazioni create al mese in
settanta paesi diversi».
Circa il 20% del fatturato di «Appsbuilder» viene dal mercato italiano, il
resto dall’estero, Nord America in testa. «Il nostro settore è in crescita, in
tutto il mondo – continua Pelleri -. Pensiamo a un piccolo ristorante o a un
negozio: per avere un’applicazione per
mobile che possa aiutarlo nella pubblicità e nella gestione dei clienti, deve
sborsare qualche migliaia di euro e assoldare uno sviluppatore. Noi riusciamo a offrire lo stesso servizio, ma con
una spesa di qualche centianaia di euro, assistenza compresa». Pelleri, che
ha lasciato il Politecnico di Torino per
dedicarsi alla sua attività, ha in mente
anche il futuro di «Appsbuiler». «Il
prossimo passo sarà un servizio dedicato alle agenzia di pubblicità, che con
noi potranno creare le app per i loro
clienti - conclude -. E stiamo pensando
a una nuova sede negli Stati Uniti».

S

28 .Lavoro in corso

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

lavoro

I SETTORI
CHE CREANO
LAVORO

Ottocento nel centro commerciale

Trentacinque posti in salute

Saranno ottocento i posti di lavoro creati
dall’apertura in autunno del centro
commerciale a Ellera di Corciano (Perugia). Si
cerca personale per l’ipermercato e i 50
negozi. I profili vanno dal personale di vendita
ai tecnici, ai magazzinieri. Per informazioni:
quasar@posta.pac2000a.it.

Ge Healthcare, divisione medicale di General
Electric, ha annunciato l’avvio di una struttura
commerciale di vendita diretta per tutte le
divisioni, per rafforzare la presenza
dell’azienda nel mercato italiano. Si creano
così 35 nuove posizioni. Curriculum in lingua
inglese all’indirizzo www.ge.com/careers.

Cinque anni di buste paga

Trend 2013-2012

Le retribuzioni annue lorde medie per categoria, compreso il variabile, valori assoluti

CHI VINCE E CHI PERDE CONTRO L'INFLAZIONE

Operai
4,0% 8,2%

Retribuzioni per categoria dal 2009 al 2013
e Indici dei prezzi (Nic e ad alta frequenza d'acquisto)

Impiegati
2,5% 9,2%

Quadri
0,3% 4,6%

104.342

E’

111,8

110.875

109.737

105.621

103.908

Inflazione Nic

110

Dati in euro

109,2
108,8
108,2

Inflazione alta
frequenza

108

106,3

106

26.151

27.092
21.529

26.920
22.006

54.179

54.023

53.303

53.418

51.804

21.723

27.855

28.562
23.493

22.600

104,6

104
102
100
98

2009

2010

2011

2012

2013

2009

2010

2011

2012

2013
- LA STAMPA

fonte: od&m

Gli stipendi degli italiani sono fermi
E perdono il loro potere d’acquisto
L’indagine di Od&M

Bisogna intervenire subito sul cuneo fiscale, sempre alti i differenziali di genere

i “buoni”
affari
A CURA DI KPMG
bambini e gli adolescenti sotto i 18
anni di età rappresentano circa un
terzo della popolazione mondiale e
in alcuni Paesi addirittura la metà: nel
definire le strategie di crescita e sviluppo non si può quindi prescindere
dal considerare i loro bisogni e diritti.
A dispetto di quello che si pensa comunemente in merito ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, si tratta di diritti
purtroppo ancora non pienamente tutelati. Dai dati dell’Unicef emerge che
oltre 57 milioni di bambini nel mondo
con età compresa tra 6 ai 10 anni non
frequentano la scuola primaria. Il 50%
di questi è vittima di conflitti armati.
Oltre 69 milioni di adolescenti non
hanno una formazione scolare.

I

Dirigenti
1,0% 6,3%

112

WALTER PASSERINI
necessario riaprire subito una discussione sui settori su cui puntare che possono creare lavoro. La discussione è su due piani:
un piano nazionale e un
piano territoriale, per andare alla ricerca dei giacimenti occupazionali potenziali su cui impostare
veri e propri piani industriali. Il Job act che ha visto la luce nel mese di gennaio conteneva i sette settori strategici, che sembra
stiano rischiando di finire
in un cono d’ombra, schiacciati da altre tematiche che
prendono il sopravvento.
E’ invece urgente riportare la discussione sui settori dell’economia reale, in
cui chiamare a raccolta
parti sociali, esperti e decisori politici ed economici. I
settori individuati sono: industria manifatturiera e in
particolare i comparti in
cui vi sono imprese di eccellenza (per esempio macchine utensili, meccanica
di precisione e automazione); il web e l’Ict compresa
l’agenda digitale; la green
economy, che comprende
le nuove energie; il turismo, la cultura, l’alimentazione e il cibo, motori che
attraggono l’interesse degli stranieri; le eccellenze
del made in Italy, in particolare la moda e il design; il
rilancio dell’edilizia e delle
ristrutturazioni; il nuovo
welfare, dentro il quale vi
sono giacimenti anche nelle attività di cura e i servizi
alle persone.
I singoli giacimenti locali integreranno questi
settori guida e aggiungeranno nuove leve competitive. L’obiettivo è creare
lavoro e non restare nel
limbo dell’attesa e della
rassegnazione.

Trend 2013-2009

er alcuni il sogno è avere
gli stipendi di Paolo Scaroni (Eni, 6,7 milioni nel
2012, tutto compreso) o
di Flavio Cattaneo (Terna, 2,4 milioni) o di Massimo Sarmi
(Poste italiane, 1,5 milioni). Per altri avere un lavoro dignitoso, anche
con buste paga molto più modeste.
Di questi tempi si parla molto degli
stipendi dei dirigenti e top manager italiani, pubblici e privati, mettendo in ombra le vere retribuzioni
degli altri italiani.
A gettare una luce statisticamente rilevante, ci prova l’Indagine numero 17 realizzata dalla società specializzata Od&M (Gi
Group), il cui ultimo Rapporto elabora quasi 400mila buste paga
(388.594 profili retributivi, per
l’esattezza) di dipendenti privati
(dirigenti, quadri, impiegati ed
operai) raccolte nell’arco del quinquennio 2009-2013. Si tratta di dati
che parlano da soli. Dal punto di vista nominale, gli stipendi sono cresciuti, anche se di poco, ma ci ha

P

pensato l’inflazione, anche se ora è
bassa, a metterne in riga il potere
d’acquisto, oltre naturalmente al
carico fiscale e contributivo. Nei
cinque anni considerati (2009-13) i
dirigenti hanno visto lievitare le loro retribuzioni del 6,3%, i quadri
del 4,6% , gli impiegati 9,2% , gli
operai dell’8,2%.
Ma l’inflazione misurata secondo l’indice Nic è arrivata a108,8
(+8,8%) , mentre l’inflazione reale,
misurata secondo l’indice dei bene
ad alta frequenza d’acquisto, è arrivata a 111,8 (+11,8%). Con il primo
indice si sono salvati solo gli impiegati, con il secondo hanno perso
tutti. Il Rapporto permette anche
di valutare quanta strada stia facendo la cosiddetta nuova retribuzione, vale a dire quella che, mantenendo un dignitoso zoccolo di stipendio fisso, dia maggiore ossigeno
e spazio di crescita a quello variabile, legato ai risultati. La fotografia che esce dal Rapporto è sconsolante: nonostante il periodo di crisi, gli stipendi di risultato non de-

collano affatto, eppure potrebbero
avere uno funzione di stimolo oltre
che di meritocrazia. Nei cinque anni considerati, per i dirigenti il variabile ha raggiunto il 12,6% (12.406
euro l’anno), per i quadri il 6,8%
(3.445 euro), per gli impiegati il
2,7% (761 euro), per gli operai l’1,8%
(405 euro). In questo modo, i dirigenti nel 2013 in media hanno portato a casa 110.875 euro di retribuzione annua lorda, i quadri 54.179
euro, gli impiegati 28.562 euro e gli
operai, sempre in media, 23.493 euro lordi annui.
Territori e genere. Il Rapporto
permette anche di verificare quali

Più retribuzioni
per i dirigenti
di credito
e assicurazioni

sono le aziende che pagano meglio
per territorio, settore, dimensioni
aziendali e differenze di genere. A
pagare di più sono le grandi imprese rispetto alle piccole, con differenze che arrivano tra i 14-15
punti in media per manager, operai e impiegati. L’area del nordovest paga di più per tutte le categorie, dall’1,2% per i manager, al
4,3% per gli operai.
Tra i settori, pagano decisamente meglio quadri e dirigenti il
credito e le assicurazioni; impiegati e operai sono più pagati nell’industria. Le società di servizi
presentano valori al di sotto della
media nazionale in tutte le categorie tranne che per gli operai; il
commercio e il turismo presentano i valori più bassi per impiegati e
operai. I differenziali medi di stipendio tra uomini e donne confermano la discriminazione: si va dal
9,3% in più per i dirigenti maschi
rispetto alle femmine, al 14,8% tra
gli impiegati, al 9,6% tra gli operai,
al 6% tra i quadri.
[W. P.]

BUSINESS E DIRITTI DELL’INFANZIA

Diritti dei minori: non si può abbassare la guardia
Sebbene i dati più preoccupanti si
registrino nei Paesi in via Sviluppo anche nei Paesi occidentali ci sono numeri allarmanti. Ad esempio, l’Istat riporta che in Italia oltre un milione di
bambini e adolescenti vivono in condizioni di povertà e sono a rischio di dispersione scolastica, lavoro minorile e
discriminazioni.
Le aziende italiane possono svolgere
un importante ruolo nel combattere
questi problemi: il primo passo è includere i minori tra i propri ‘portatori di interessi’ e sviluppare una strategia coerente. È questo che emerge dal decalogo
stilato dall’Unicef, insieme a Save the
Children e Un Global Compact, che hanno definito i 10 principi che intendono
guidare le aziende nel riconoscere e gestire i propri impatti sui minori. Questi
abbracciano un’ampia gamma di tema-

tiche – oltre al lavoro minorile anche gli
aspetti legati alla conciliazione lavorofamiglia, alla sicurezza dei prodotti, alle
campagne pubblicitarie, alle risorse ambientali, all’impegno nelle comunità e
nelle situazioni di emergenza – e si distinguono tra quelli volti al “rispetto” e
quelli focalizzati sul “supporto” ai diritti
dei minori. Per comprendere tale distinzione si può fare riferimento alle impre-

I piccoli al lavoro
sono 168 milioni
Il fenomeno è anche
nel nostro Paese

se alimentari che possono sviluppare
due tipologie di azioni per contribuire a
risolvere il problema dell’obesità: da una
parte possono lavorare sugli ingredienti
per quanto concerne il “rispetto” dei diritti, dall’altra possono sviluppare iniziative di educazione alimentare con i propri dipendenti e loro famiglie - e, magari,
anche nelle scuole - nella direzione del
“supporto” ai diritti dell’infanzia. Si stima che nel mondo il lavoro minorile riguardi 168 milioni di bambini. Di questi,
85 milioni sono coinvolti nelle peggiori
forme di lavoro minorile. In Italia, secondo i dati della Commissione Ue, si registra un 17,6% di abbandono scolastico.
Le aziende hanno la possibilità di contribuire al recupero di questi giovani, ad
esempio motivandoli a concludere il loro
percorso di studi e fornendo loro la possibilità di meglio comprendere il funzio-

namento del mondo del lavoro.
Da un’analisi recentemente condotta
sul tema dei “Children’s Rights and Business Principles” con 26 aziende italiane
‘innovative’ sono emersi risultati incoraggianti. Temi come ‘il lavoro minorile’ e
‘la sicurezza dei prodotti e dei servizi’ sono ben presidiati. Rilevante è la consapevolezza che le aziende hanno in riferimento al proprio ‘potere di influenza’ nel
promuovere questi temi sui propri business partner. La sfida è fare in modo che
si mantenga alta l’attenzione all’interno
delle aziende, affinché si possano recepire i principi, ma è anche necessario che
gli attori della società civile e le istituzioni
si coordinino per creare un sistema d’incentivi e di sanzioni (anche morali) per
incoraggiare processi virtuosi di collaborazione con il ‘profit’, in grado di proteggere e supportare le nuove generazioni.

Lettere e Commenti .29

LA STAMPA

.

LUNEDÌ 7 APRILE 2014

MARTA DASSÙ
SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

e non avessimo tenuto conto del
«fattore Russia», ci saremmo trovati di fronte – questo il nostro argomento – a una reazione scontata e molto dura di Mosca. Ci saremmo insomma trovati nel guaio in cui
siamo oggi: l’ordine europeo post 1989, il
cosiddetto ordine del dopo guerra fredda, è
crollato a pezzi sulle sponde del Mar Nero.
Quali sono le conseguenze? In nome
delle aspettative razionali, possiamo
scartare un ritorno puro e semplice alla
guerra fredda. C’è chi lo teme, c’è chi lo
prevede, ma non ci sarà. Per due ragioni.
Primo: se è ormai chiaro che la Russia
neo-imperiale interpretata da Putin intende a tutti i costi preservare un’area di
influenza diretta ai confini - attraverso la
combinazione fra hard power militare, leva energetica e utilizzo del mito delle minoranze russe – la realtà è che la Russia
attuale non ha comunque la solidità di un
«blocco» ideologico e di potere contrapposto a quello occidentale. Senza Kiev,
l’unione euro-asiatica vagheggiata da
Mosca resterà poca cosa rispetto all’Ue.
Seconda ragione: alcuni decenni di globalizzazione economica impediscono ormai di pensare che lo spazio «grande
Russo», erede della tradizione zarista
prima che comunista, possa mai prosperare in assenza di rapporti con le economie occidentali.
Eliminiamo dagli scenari, quindi, una
replica della guerra fredda nel XXI secolo.
E poniamoci il problema in termini secchi:
su che basi, dopo lo choc della Crimea, potrà essere ricostruito un ordine europeo?
C’è un primo elemento a cui guardare: la
crisi ucraina ha portato gli Stati Uniti a
concentrarsi di nuovo sull’Europa. Barack
Obama, lo ricorderete, aveva esordito con

S

SE I NEGOZIATI
OSTACOLANO
LA PACE
ABRAHAM B. YEHOSHUA
SEGUE DALLA PRIMA PAGINA
ietro la facciata nasconde non
solo uno stato di immobilità ma
talvolta anche peggio: azioni
contro la pace stessa. Il «processo di pace» crea l’illusione
che la pace alla fine arriverà e, di conseguenza, infonde un senso di rilassamento,
induce ad avere pazienza, quando, in fin dei
conti, tale pazienza non è altro che una forma di passività.
Ricordiamo, per esempio, il rapido ed efficiente processo di pace svoltosi tra Israele ed Egitto, due Paesi che si erano affrontati in cinque grandi e sanguinosi conflitti.
La visita del presidente egiziano Sadat in
Israele nel novembre 1977 diede drammaticamente il via ai negoziati e, dopo meno di
un anno, i princìpi di un accordo furono
sanciti a Camp David: ritiro dell’esercito
israeliano dal Sinai, smilitarizzazione della
penisola, smantellamento degli insediamenti israeliani e apertura di sedi di ambasciata. Dopo pochi mesi la pace, che resiste
da più di 35 anni, fu firmata.
Viceversa, nonostante nel 1993 fosse
siglata a Oslo una prima intesa tra israeliani e palestinesi, un accordo di pace tra
loro è ancora lontano. Inoltre, anche se in
questi anni sono stati sottoscritti numerosi trattati provvisori, gran parte di essi
è stato violato e tra le due fazioni sono
avvenuti gravi e sanguinosi scontri, che

D

ECCO PERCHÉ
LA SFIDA DI PUTIN
AIUTA L’EUROPA
il famoso «pivot to Asia», che non ha poi
prodotto grandi risultati. Oggi, si potrebbe parlare di «ri-pivot to Europe». Un ritorno americano in Europa, che potrà rafforzarsi se gli europei smetteranno di eludere il problema delle politiche di difesa –
Obama lo ha ripetuto una ennesima volta
– e se il negoziato transatlantico su commercio e investimenti, il TTIP, verrà condotto sapendo di cosa si tratta: una grande occasione politica per l’Occidente. Forse l’ultima per riuscire ancora a influenzare in modo determinante, attraverso un
accordo che interessa quasi la metà del Pil
mondiale, regole e principi di funzionamento dell’economia globale. La questione energetica, nel dopo Ucraina, è il secondo elemento da considerare con molta
attenzione. Se c’era bisogno di una scusa
per spingere gli Stati Uniti a fare cadere
vecchie riserve sull’export di energia; e se
ci volevano degli incentivi per convincere
l’Europa a porsi finalmente il problema di
una politica di sicurezza energetica degna
di questo nome, scusa e incentivi oggi ci
sono. Vedremo se seguiranno anche i fatti,
a partire dal G7 sull’energia che si terrà
fra poche settimane in Italia. Infine, ma
non in ultimo, l’Europa è per una volta riuscita a non dividersi troppo sulla risposta
immediata alla crisi ucraina. Ma conterà –
il ministro Mogherini è stata esplicita su
questo punto in un recente «Dialogo di
Aspen» - la visione di medio termine: che

lo si voglia o no, storia, geografia, energia,
economia, indicano che la Russia resterà
un interlocutore strategico dell’Ue. Che
rapporto intendiamo costruire con Mosca? E che aspettative abbiamo sul futuro
della Russia? La gestione abbastanza catastrofica della partnership verso Est ha
dimostrato che fino a quando i Paesi europei non troveranno una posizione comune
su una questione così rilevante per la geopolitica continentale, i rischi prevarranno
sul resto. E il capo del Cremlino continuerà a far passare la debolezza del proprio
Paese quale forza di una Russia ritrovata –
in realtà, di una Russia frustrata.
La mia conclusione, guardando a questi elementi, è forse paradossale: pur cercando di non forzare troppo il punto, e
soprattutto senza dimenticare le sofferenze del popolo ucraino, resta il fatto
che lo strappo di Putin sta aiutando l’Europa. L’ha aiutata, messa di fronte alla
brutale annessione della Crimea, a liberarsi di aspettative irrazionali e a sollevare le menti dalla crisi dell’euro. Per guardare alla sfida esterna. Uno spazio euroatlantico rafforzato dal TTIP; una politica energetica comune; un rapporto più
coeso e maturo verso l’Est: se gli europei
si muoveranno in questo senso, la risposta alla crisi ucraina potrebbe segnare il
passaggio dal vecchio ordine europeo, ormai andato in frantumi, a un ordine adatto al XXI secolo.

continuano sporadicamente ancora oggi,
per non parlare del notevole ampliamento degli insediamenti israeliani nei territori palestinesi.
Per ventun anni, a partire dagli accordi
di Oslo, decine, se non centinaia, di emissari e di inviati europei e americani hanno fatto la spola tra Israele e i territori dell’Autorità palestinese. Si sono tenuti decine di
vertici e ci sono stati contatti diretti a tutti i
livelli. Presidenti, Segretari di Stato e della
Difesa degli Stati Uniti, nonché ministri di
molti paesi europei, sono venuti a Gerusalemme e a Ramallah per parlare, sollecitare e avanzare nuove proposte. Il Segretario
di Stato americano John Kerry negli ultimi
sei mesi è stato undici volte in Israele e nei
territori dell’Autorità palestinese per promuovere il processo di pace, che però continua a languire.
La testimonianza più autentica della disillusione sull’attuale «processo di pace» la
si ha nel corso di casuali conversazioni nelle strade delle città israeliane e palestinesi.
Sia moderati che estremisti di entrambe le
parti sono accomunati da una totale mancanza di speranza che la pace possa essere
raggiunta e c’è anche chi, a destra e a sinistra, ritiene che nemmeno in futuro si potrà mai arrivare a tale obiettivo. Eppure la
stragrande maggioranza della popolazione
concorda che non si debbano in alcun modo fermare gli sforzi e questo perché, dopo
una giornata spesa di fatto ad agire contro
qualsiasi possibilità di raggiungere un accordo, è bello addormentarsi la sera con il
«processo di pace» posato addormentato
sul guanciale.
È interessante notare che la stragrande
maggioranza degli israeliani e dei palestinesi e, naturalmente, di tutti gli intermediari europei e americani, descrive più o
meno in maniera simile le possibili linee
guida (reali, non immaginarie) di un giusto
accordo tra Palestina e Israele. Se non che,
nel frattempo, questo infinito «processo di

pace» genera fantasie su possibili concessioni che una parte vorrebbe ottenere dall’altra, così che durante questa interminabile e inesauribile serie di illusioni, la pace
si fa sempre più lontana.
Che cosa fare allora? Personalmente ritengo che solo una vera e propria crisi potrebbe favorire la pace. Non una crisi necessariamente legata a focolai di violenza
bensì un’interruzione dei rapporti e la sospensione ufficiale (benché temporanea)
del «processo di pace». E questa sospensione, naturalmente, non interesserebbe unicamente le parti coinvolte ma soprattutto i
vari intermediari, europei e americani, che
si comportano come assistenti sociali dal
carattere debole in un istituto per ragazzi
problematici. Un ritiro ufficiale degli Stati
Uniti dal processo di pace, con tutto ciò che
questo comporta per israeliani e palestinesi, potrebbe suscitare un senso di panico in
ampi circoli e, forse, servire da incentivo
per un dialogo concreto, e preferibilmente
segreto, in vista di un possibile accordo.
A metà degli Anni Settanta, dopo la
guerra dello Yom Kippur, il Segretario di
Stato americano Henry Kissinger iniziò a
darsi da fare per separare le forze di Israele, Egitto e Siria. Per un intero mese fece
quotidianamente la spola tra le varie capitali. A un certo punto, disperato per la testardaggine di Israele, lasciò intendere che
si sarebbe ritirato dalla mediazione e che
gli Stati Uniti avrebbero riconsiderato i loro rapporti con lo stato ebraico e, in men
che non si dica, meraviglia delle meraviglie,
la posizione di Israele si ammorbidì e un’intesa fu raggiunta.
Non è possibile che gli Stati Uniti, ancora considerati la principale superpotenza
mondiale e con le idee molto chiare sui dettagli e sul tipo di accordo che dovrà essere
stipulato tra palestinesi e israeliani, sprechino le loro risorse, si umilino e creino false illusioni in un «processo di pace» che
non fa che ritardare la pace stessa.

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LA TIRATURA DI DOMENICA 6 APRILE 2014 È STATA DI 321.001 COPIE

TM

Il ritorno dei pidocchi
MARCO
BELPOLITI

Minima

tanno per arrivare. Tra poco sarà caldo, e sul
bancone della farmacia sono apparsi i prodotti contro i pidocchi. Occupano un piccolo reparto, cui si rivolgono le mamme e i papà in
caso di bisogno. L’ultima novità è Pidocchioò,
un pettine elettronico antipeduncoli per bambini e
adulti. Anche la lotta contro questi insetti si modernizza. Se si sente il ronzio, dice la pubblicità, è segno che la
macchinetta sta eliminando le uova. I pidocchi sono
tornati sulle nostre teste a partire dagli Anni Settanta,
dopo almeno due decenni di sterminio grazie all’uso
d’intensivo del Ddt, ha scritto Danilo Mainardi in «Lo
zoo aperto». A partire da quel decennio hanno ricominciato a infestare i nostri peli, dai
capelli alle ascelle, dalle ciglia
all’inguine. Secondo lo zoologo
questi animaletti sono un evento piuttosto giovane nella storia
degli insetti essendo comparsi
insieme ai mammiferi. Sembra
che un primo gruppo si sia adattato alle scimmie, abitando le loro foreste di peli, mentre altri
s’installarono tra gli erbivori,
poi nelle foche, nei leoni e persino negli elefanti marini. La loro vita è legata alla permanenza nell’habitat in cui si sono acclimatati; per questo
hanno perfezionato le forme di resistenza.
Mainardi descrive la loro evoluzione: prima hanno
perso le ali; poi le zampe si sono trasformati in uncini;
l’apparato boccale si è evoluto così da farne un organo
pungente e succhiante. Un cambiamento che è stato diverso a seconda del terreno su cui erano installati. Di
sicuro gli abitanti delle foche marine sono diversi da
quelli che vivono nel cuoio capelluto dei nostri figli. A
noi sono arrivati attraverso le scimmie e ci accompagnano da molto tempo. A ogni mammifero il suo parassita. Nell’universo-uomo ci sarebbero tre tipi di pidocchi diversi. Il Pedunculus humanus capitis si è specializzato in capelli; il Phthirus pubis nei peli del pube; il
Pedunculus humanus humanus è invece figlio del progresso: vive negli abiti ed esce solo per il pasto. Quest’ultimo, poi, riesce a trovare un luogo dove vivere una zattera, dice Mainardi - anche in uomini completamente nudi; basta portare un braccialetto, una collanina, come capita in certe tribù africane, o almeno era
così sino a qualche decennio fa, dato che la civiltà avanza e veste. Non ha torto chi parlando del pidocchio l’ha
definito «il miglior amico dell’uomo». Sicuramente più
piccolo e meno affettuoso del cane. Di certo più fedele.

S

oppure collegandosi al sito www.lastampashop.it; presso gli sportelli del Salone La Stampa,
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T1 AL AO AT BI CN CV IM NO PR SR T2 VB VC

LUNEDÌ 7 APRILE 2014 LA STAMPA 30

LA STAMPA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

Pulp fiction torna nelle sale
A vent’anni dalla prima uscita torna oggi in oltre 100 sale
di tutta l’Italia il cult movie Pulp Fiction, entrato nella
storia del cinema grazie al genio di Quentin Tarantino.
Con ben sette nomination agli Oscar, la Palma d’Oro
al Festival di Cannes e una miriade di altri prestigiosi
premi collezionati negli Stati Uniti e nel mondo dal ’94,
Pulp Fiction creò il culto di Tarantino, rilanciò la carriera
di John Travolta e consacrò una giovane Uma Thurman.

CULTURA
SPETTACOLI

.

31

&

«Il talento non s’insegna»

E. L. Doctorow
Sui corsi di scrittura creativa
anche lo scrittore americano, che
vi ha insegnato per anni, di recente
ha espresso i suoi dubbi: rischiano
di formare scrittori senz’anima,
«più timidi, meno disposti
ad abbracciare il mondo intero»

Un’immagine della scuola di scrittura di Hildesheim, in Germania

TONIA MASTROBUONI
INVIATA A BERLINO

on è affatto pentito delle cose che ha scritto,
anzi. Florian Kessler è
«felice» di aver scatenato una discussione
accesa sulle pagine culturali dei
giornali e settimanali che nel frattempo, attraverso i social media, si è
allargata a un dibattito pubblico sulla qualità della letteratura contemporanea tedesca. In parte, però, è
anche degenerato, per colpa dell’intromissione di «provocatori di professione», sostiene il giornalista e
scrittore di Heidelberg, in discussioni collaterali piuttosto oziose sulla legittimità o meno della letteratura dei migranti su temi tedeschi. Ma
procediamo con ordine.
A fine gennaio Kessler pubblica
sulla Zeit un divertentissimo articolo in cui accusa la letteratura tedesca di essere diventata «conformista» e di non avere più nulla da dire.
Il primo problema, riassume al telefono da Monaco, è che molti scrittori come Juli Zeh, Thomas Pletzinger, Nora Bossong provengono da
famiglie ricche e scrivono «romanzi
ombelicali, borghesi, da “scrittori
che ci provano”, ma lontani dalle cose davvero interessanti che avvengono nella società. Ovvio che ci sono
anche esempi positivi, ma questo fenomeno di una scrittura tranquilla,
rassicurante, vuota è davvero una
corrente importante della letteratura contemporanea».
Il secondo problema è che Kessler non ha dovuto esattamente
«buttare giù con l’accetta la porta
per entrare nell’ambiente letterario», come ha scritto nell’articolo di
un mese e mezzo fa. Un ambiente
notoriamente iper sovvenzionato:
«Mi sono praticamente fatto cadere
in tutta la mia lunghezza nella stanza numero J305 dell’Università di
Hildesheim e da lì sono approdato a
una vita da possibile giovane autore», raccontava nell’articolo. Bisogna eliminare le sovvenzioni, tornare alle mansardine bohémienne dove si muore di fame e di freddo?
«Certo che no, però il dibattito spe-

N

JULIAN STRATENSCHULTE/DPA/CORBIS

Achtung!
Scrittori bamboccioni
Un giovane autore tedesco, Florian Kessler, accusa
i suoi colleghi: la nostra letteratura non ha più nulla da dire,
produce piccoli romanzi ombelicali, lontani dalla realtà

Florian Kessler, scrittore e giornalista
culturale, è nato 33 anni fa a Heidelberg
La provocazione che ha lanciato dalle
colonne della Zeit ha suscitato
in Germania una accesa discussione

ro che serva a mettere a nudo certi
meccanismi malati che dominano ormai l’ambiente».
Un problema sono ad esempio le
scuole di scrittura come Hildesheim
o Lipsia, dove «studi insieme con figli
di professori, di medici e, ancora, di
professori e medici», che creano romanzi mortalmente noiosi. Per Kessler «la storia del successo delle
scuole di scrittura tedesche è la storia del dominio di un determinato milieu», fatto di medici, studiosi, manager, insomma delle élite borghesi. E
crea una letteratura di «bamboccioni» sulla quale Kessler, ma anche
molti altri che gli hanno replicato a

distanza, sono effettivamente critici. schierato dalla mia parte, mi ha reso
Inutile obiettare, ad esempio, che infelice. Ha confermato la sua indole
le scuole di scrittura americane ab- di provocatore di professione, ha
biano prodotto capolavori e fatto scritto cose che non condivido affatemergere autentici geni: «Anche io to». La tesi centrale dello scrittore
ho fatto la scuola – scandisce al telefo- russo, nato a Praga e cresciuto in
no – ed è ovvio che negli Usa ne sono Germania, è che anche i migranti si
emersi dei geni. Il problema, però, è sono adeguati al conformismo domiquando cominci a ragionare “market- nante, anche loro scrivono piccoli rooriented” già a vent’anni. Una volta manzi tedeschi, mentre dovrebbero
nelle scuole superiori avresti studiato concentrarsi sulle loro origini, racsoltanto letteratura, adesso gli stu- contare le loro storie personali.
denti sono già in contatto con agenti, Quando le menzionano, sostiene Bileditori che li educano a soddisfare le ler, diventa spesso solo un dettaglio
ragioni del mercato. Inoltre c’è poca colorito e folkloristico, da «letteratuosservazione sociale. Molta letteratu- ra da Capanna dello zio Tom», ha tuora contemporanea
nato sulla Zeit.
tratta di problemi«Biller muove
LE SCUOLE DI SCRITTURA
ni della grande
una
assur«Il problema di chi le frequenta da –critica
replica Kesborghesia. Sono
è che già a vent’anni si abitua sler – perché il
romanzi piccoli». E
il cuore dell’accusa a ragionare “market oriented”» contrario di una
dello
scrittore
letteratura ombetrentatreenne è che «il mercato lette- licale non è questo. Non si può ridurre
rario è cambiato molto, negli ultimi i migranti alla loro “migrantitudine”,
anni. È finito del tutto in mano agli è ridicolo». All’obiezione che molti
agenti, agli editori e alle catene di li- scrittori tedeschi, ad esempio delbrerie. Ed è sempre più complicato l’Est, abbiano anche scritto dei caposcrivere, se non appartieni a questi lavori – uno per tutti La torre di Uwe
ambienti».
Tellkamp – Kessler risponde che «è
Tra i tanti che gli hanno replicato, vero, ci sono delle eccezioni e molta
il più rumoroso è stato un noto pole- buona letteratura e poesia è venuta
mista convinto da vent’anni che la let- dalla Germania Est. Ma a me preme
teratura tedesca sia diventata inutile: dibattere su come funziona la “fabbriMaxim Biller. «Oh sì – commenta ca” dei libri. E sono felice che lo stiaKessler – la reazione di Biller, che si è mo facendo».

Hanif Kureishi
Per lo scrittore anglo-pakistano,
docente di scrittura creativa, questi
corsi sono «una perdita di tempo»,
perché il talento non si insegna. Dal
festival letterario di Bath ha spiegato
che servono sì, ma ai soli insegnanti,
che ne ricavano uno stipendio

Ma non è (soltanto)
colpa del benessere
C’è anche chi racconta
un’altra Germania
LUIGI FORTE
roppo occupato a demonizzare le scuole di scrittura, i meccanismi di reclutamento e la «fabbrica dei
libri», Florian Kessler ha
dimenticato gli scrittori. Forse perché
li reputa tutti bamboccioni: si guardano l’ombelico e trascurano il mondo. È
vero, ultimamente la letteratura
tedesca è un po’ sotto tono mentre
l’economia celebra i suoi trionfi. Il
benessere non giova alle «lettere»?
Nel caos di Weimar, in una società
lacerata da profondi conflitti c’erano
autori come Brecht, Thomas Mann,
Döblin; dalle macerie della Germania
nel secondo dopoguerra sono usciti
Grass, Walser, Enzensberger a raccontarci l’anno zero e la rinascita del
Paese. Se questa è archeologia letteraria, allora si possono ricordare
quegli scrittori, oggi cinquantenni,
cresciuti in parte nella ex Ddr, come il
romanziere Ingo Schulze o il poeta
Durs Grünbein, che ci hanno svelato
le contraddizioni di un Paese e il suo
senso di irrealtà.
Conflitti, tensioni, mutamenti
epocali: la letteratura prospera in
mezzo al disagio. Nasce di lì, dall’insofferenza individuale e sociale, non
dalle scuole di scrittura. Su questo
Kessler non ha torto, ma le élite borghesi c’entrano poco. Juli Zeh con un
dottorato in legge, ci ha dato, non
ancora quarantenne, ottimi romanzi
su problemi attuali: la violenza, il
diritto e la giustizia, l’individuo minacciato da una società globalizzata.
E Sibylle Lewitscharoff ha un furore
linguistico capace di rinnovare l’epica
moderna, mentre la scrittura della
berlinese Jenny Erpenbeck cattura
magiche emozioni dal suo lucido
disincanto. Sono voci fuori dal coro
della banalità e del conformismo.
Raccontano un’altra Germania e
aiutano a tener desta l’inquietudine.

T

32

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

FOTOGRAFIA/1

Irving Penn a Palazzo Grassi
Si apre venerdì a Palazzo Grassi di Venezia
«L’illusione della luce», mostra di opere del
fotografo Irving Penn, dalle collezioni Pinault

ELENA PONTIGGIA
MAMIANO DI TRAVERSETOLO (PR)

C
Degas-Kiki Smith uno dei confronti della mostra Temi e Variazioni

Le variazioni
Guggenheim
A Venezia Melotti, Magritte & Co.
dalle collezioni di Peggy
FIORELLA M INERVINO
VENEZIA

immortalata nell’atto di riflettersi in uno specchio concavo
nell’ atmosfera magica e surreale del fotografo Kertesz. Ambroise Vollard possedeva un
tempo il Pont Saint Michel a Parigi di Matisse, 1903, il dipinto
che riassume i luoghi, con le acque della Senna e offre lo spunto a un paesaggio urbano ai
giorni nostri, la foto di Basilico
del Ponte Celio a Roma nel
2007. Se le periferie metafisiche di Sironi suggeriscono i gelidi solidi geometrici di Bernd e
Hilla Becker, Max Ernst usa il
frottage per ideare la fantasiosa Città intera 1936-37, esibita a
fianco della ricerca sperimentale di Ruff , Casini 33 dalla serie di Immagini spaziali Nasa di
Saturno. «Spazio e percezione»

uce e oscurità si incontrano e raffrontano, equamente
divise per metà, nel
celebre capolavoro
surrealista di Magritte, l’Impero della luce, 1953-54 , fra i
prediletti di Peggy Guggenheim, che dà ora vita e fiato a
una raffinata e coinvolgente
panoramica. Fu lo stesso maestro belga a spiegare che
proprio dalla contemporaneità del giorno e la notte nasceva la forza di sorprendere e incantare che chiamava poesia.
E’ allora alla ricerca di quel vigore che muove la rassegna
declinando per assonanze e
contrasti il miracolo della luce attraverso 54 opere disseminate in
otto sale per riscoprire la collezione della Guggenheim; si tratta di un fitto dialogo intessuto fra
alcuni suoi noti
capolavori degli
artisti moderni,
Matisse, Duchamp, Rothko,
Temi e variazioni , 1968, una scultura
Fontana, Tapies,
di Fausto Melotti esposta a Venezia
e i contemporanei Gabriele Basilico, Richter, oscilla fra il taglio rosso di Lucio
Kapoor, Thomas Ruff, selezio- Fontana e la scultura purpurea
nati da gallerie e privati, e dal- in acciaio lucidato, un’espansiola collezione del filantropo ne percettiva di Kapoor, 2002,
Stephen Robert con la moglie compongono poi la tela imbottiPilar Crespi.
ta ed estroflessa di Bonalumi
Un racconto per soggetti per terminare nelle geometrie
come figure e occhi, luoghi, pure di Elworth Kelly. Molte le
natura, spazio e percezione e sezioni stimolanti che schieraaltro che il curatore Luca no in campo Duchamp e Jasper
Massimo Barbero conduce Johns, piuttosto che Rothko,
con perizia ed evidente piace- Twombly; o coinvolgono Polre legando la memoria al pre- lock, De Kooning, Richter, se
sente, le illusioni percettive non Dalí, Man Ray, Marcel
dello sguardo agli scavi nel Jean, Halsmanall, Piotr Uklansottosuolo psichico, le geome- ski. A ricreare il paesaggio della
trie ed estroflessioni delle su- campagna inglese è David
perfici ai monocromi quasi Hockney in Three Trees near
opachi dei lavori storici e così Thixendale, estate, 2007, il divia. Ma anche con trappole e pinto colossale, un «panorama»
sorprese. La prima sala intro- che riassume pop, artificio,
duce la figura umana a partire esperienze digitali, tradizione.
dal prezioso pastello di Degas Da non mancare infine il prezioche in un turbinio di vibrazio- so omaggio al Melotti Anni 60ni tratteggia la fanciulla diste- 80, alle sublimi sculture stilizsa mentre osserva un album; zate, evocatrici di note, segni,
a rievocarla è Kiki Smith nel poesia, come Tema e variazioni
2004 che sopra il gigantesco 1968, la composizione che regafoglio disegna una sonnambu- la il nome al ciclo espositivo ora
la in compagnia d’un gufo not- alla quarta edizione.
turno. Poco più in là, ecco affacciarsi la donna per eccel- TEMI E VARIAZIONI
VENEZIA, FONDAZIONE GUGGENHEIM
lenza, la collezionista Peggy FINO AL 14 APRILE

L

ampigli dipingeva
donne, un po’ come Morandi dipingeva vasi e
bottiglie. La figura femminile è il suo soggetto
fondamentale, il suo punto di
partenza e di arrivo, la sua
ossessione. Lo dimostra anche la grande antologica alla
Fondazione Magnani Rocca,
curata da Stefano Roffi, che
raccoglie circa ottanta opere
e si dipana su un vasto spazio,
maggiore che in altre occasioni espositive della Fondazione, a tutto beneficio dei dipinti. Anche se la mostra si
divide in cinque sezioni a tema (il ritratto; la città delle
donne, cioè le madri, le spose,
le ragazze in casa o negli spazi urbani; le figure intente al
lavoro, al gioco, allo spettacolo; i dialoghi muti tra persone; gli idoli), si tratta in realtà
di false suddivisioni, perché
l’idea dominante di Campigli

Nelle sue tele il trauma
d’essere cresciuto
con una zia che era
in realtà sua madre
è una sola: la donna, appunto.
Da quel soggetto si stacca di
rado, e solo per il piacere di
ritornarvi. Potremmo dire
che, a parte qualche ritratto,
qualche padre di famiglia o
lavoratore, i cinque temi in
mostra si riducono a uno.
Quello.
C’è una ragione psicologica, scoperta di recente, che
spiega l’ossessione di Campigli. Una dozzina di anni fa
(dopo che per tutto il Novecento le biografie avevano ripetuto che l’artista era nato a
Firenze nel 1895) Liana Bortolon, nel libro Campigli e il
suo segreto, rivelò che il suo
vero nome era Max Ihlenfeld
e che era nato a Berlino. Sua
madre Anna Ihlenfeld, originaria di Neustrelitz in
Meclemburgo, allora aveva
appena diciotto anni e non
era sposata. Per evitare lo
scandalo il bambino venne
portato in Italia e affidato alla nonna materna che viveva
a Settignano, nella campagna fiorentina. Anna abbandonò anche lei la Germania e

L’ossessione
di Campigli
per le donne
Alla Fondazione Magnani Rocca
una grande retrospettiva sull’artista
le cui opere hanno un solo tema

Vedova, tu vuo’ fa’ l’americano
Verona
Alla Galleria
dello Scudo i lavori
dedicati agli Usa
MARCO VALLORA
VERONA

iamo abituati, ormai, alle mostre di qualità museale della Galleria dello
Scudo, proprio mentre le cosiddette istituzioni museali,
vedi soprattutto nelle nondegne «capitali» Roma e Milano, si specializzano in scadenti mostre-pacchetto di
grandi nomi-«civetta», che
non rispecchiano né rispettano la qualità autentica degli
artisti vantati. Qui, invece,

S

Vedova è trionfalmente e beneficamente solo, aggrappato alle bianche pareti come un
esploratore desolato ed armato, un eroe amazzonico alla
Herzog, che grida nel nero deserto incenerito della sua cruda, snudata potenza energetica, come magicamente raffrenata e in violento stupore della
tela o della carta. Che si va facendo e sfacendo e rifacendo
sotto i suoi elettrizzati occhi
faustiani. Perché questa è occasione straordinaria d’un capitolo davvero trascurato ed
imprescindibile del suo cammino, accigliato ed accidentato, nelle cordigliere meccaniche e costruttive, d’un paese
mal-amato (ideologicamente)
e visceralmente vagheggiato,
come la naturale, selvaggia ed
oltraggiata America. Vista

(ovviamente) dalla parte degli
slum, dei derelitti, di Cuba e di
Luther King. Trascinandosi
sempre appresso, come un angosciato sherpa di sé, oltre che
la compagna-musa Annabianca, che tiene i contatti «mondani», con le Americhe incendiate (mondani nel senso di
terrestri, epistolari) la slitta
ulcerata e copiativa del suo barocco veneziano, dei suoi costitutivi gesti, tellurici e profetici,
facondi ed ustionati, ma anche
dei legni usurati, e degli scarti
e delle deiezioni lagunari che
provengono dagli spettrali
squeri veneziani. Come una risacca antica e sofferta, che valica con lui biblicamente l’Atlantico, e che impresta colloso
alle sue visioni disincantate ed
irate ad un tempo (l’immagine
più convincente potrebbe es-

sere quella degli «Irati flutti»
di Auden) non già della fiorente metropoli americana, che
pare scavalcare con gli occhi
accecati dallo strazio politico,
grazie a un bellicosa impalcatura-apartheid (ancora Porgy
and Bess ma già Living Theater) precipitandosi stentoreo e
complice nei ghetti dei neri,
nei sit-in anti-Vietnam, nelle
marce di proteste.
Parola di Vedova: «Certo che
l’America a me è rimasta dentro; come europei ne sentiamo
la responsabilità, comprendiamo tante distorsioni e tanti inaridimenti umani, avvenuti per
sopravvivere. In un primo momento, non poteva significare
che sopraffare: prima gli indiani, poi i negri trascinandoli in
America, poi… sé stessi! Anche
perché la natura è paurosa,

LA STAMPA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

INAUGURAZIONI

FOTOGRAFIA/2

I ritratti di Pericoli a Torino

Jan Dibbets al Castello di Rivoli

Allo Spazio Don Chisciotte di Torino s’inaugura giovedì la mostra dedicata a ritratti inediti
di scrittori firmati da Tullio Pericoli

Si inaugura domani al Castello di Rivoli la mostra«Jan Dibbets. Un’altra fotografia» che
apre il ciclo di iniziative per i 30 anni del Museo

.

33

ARTE
Graffiti
ROCCO
MOLITERNI

Nonmeniamo
ilKan(dinsky)
perl’aia
Palazzo Reale
di Milano è in
corso una
grande retrospettiva di
Kandinsky, mentre all’Arca di Vercelli c’è «Kandinsky, l’artista come sciamano» con tele in arrivo da
San Pietroburgo e dintorni. A Firenze da poco si è
conclusa una mostra su
Kandinsky e altri avanguardisti russi, a Pisa c’è
stata l’anno scorso una
personale e Aosta nel 2012
ha visto una rassegna su
Kandinsky e l’arte astratta. Senza dimenticare
quelle in giro per l’Europa
e quella del 2012 che ha
fatto record di visitatori al
Guggenheim di New York.
Pur essendo Kandinsky
un grande, di mostre di
Kandinsky non se ne può
più. Eppure volete sapere
quale sarà una delle due
mostre clou nel cartellone
culturale per l’Expo 2015
a Torino? Una personale
di Kandinsky. La mostra
arriva come «regalo» (si fa
per dire) del Guggenheim
di New York, dopo il viaggio del sindaco Fassino
nella Grande Mela. Ora,
che Fassino faccia anche
l’assessore alla Cultura è
encomiabile, ma che nessuno lo avverta che tra le
tante mostre che il Guggenheim è in grado di «regalarci» forse si può puntare su qualcuna che non
sia di Kandinsky (visto
che tra Milano, Aosta e
Vercelli abbiamo già dato)
lascia perplessi.
Ma a lasciare perplessi
è anche un’altra cosa. Fassino ha l’età giusta per ricordare (e aver visto) nel
1971 alla Gam di Torino
«Der Blaue Reiter» la
grande mostra che Luigi
Carluccio curò sul movimento di cui Kandinsky
era l’anima. Quella mostra
non arrivava «chiavi in
mano» da nessun museo,
nasceva grazie all’intelligenza di un critico e alla
capacità produttiva della
Gam. Pochi anni dopo sarà Calder al Palavela a
confermare che in Italia e
a Torino in particolare si
possono (potevano) anche
ideare grandi mostre. Oggi non è più così. Si va a fare shopping nei musei del
mondo e ci si deve accontentare di quel che passa il
convento. Eppure nelle
collezioni del Castello di
Rivoli, della Gam o della
Sabauda non mancano
certo opere che con prestiti di altri musei permetterebbero di produrre
mostre di valore internazionale. Se non si è in grado di farlo, smettiamola di
menare il Kan(dinsky) per
l’aia, con la favola di Torino capitale dell’arte.

A
Questa complessa e quasi
romanzesca vicenda familiare,
che per Campigli si era tradotta in un’infanzia solitaria e in
un rapporto con la madre-zia
carico di disagio, può spiegare
da un punto di vista psicologico il mondo espressivo dell’artista: il suo universo di donne
regali e inaccessibili, l’icona
della dea-madre, della Gran
Madre o della doppia madre
che percorre tutta la sua pittura. E’ un’icona poco rassicurante, che spesso ha accenti

Un mondo espressivo
dominato da figure
femminili regali
e inaccessibili

si stabilì a Firenze, dove raggiungeva il piccolo quando poteva. Nel 1899 si sposò con un
commerciante inglese, un certo Joseph Bennett, e prese il
bambino con sé, fingendo però
di essere sua zia per salvare le
apparenze. Solo nel 1910 Max,
ormai adolescente, scoprirà
casualmente la verità.

conflittuali perché le sue donne sono ora regine, ora prigioniere e schiave. Lui stesso dirà:
«In fondo non dipingo altro che
prigioniere. Due donne che si
parlino, che cuciano vicine, che
si pettinino, che si vestano, sono sempre state per me le più
soavi visioni. E nei quadri, sia
evidente o no, queste coppie
sono sempre ben chiuse in
stanze piccolissime, legate dal
filo col quale cuciono…».
La pittura di Campigli, insomma, si può interpretare come una lunga meditazione sul-

Dalla serie De America realizzata negli Anni 70 da Emilio Vedova

meravigliosa e paurosa insieme. Astrale, tremenda, terra
da diluvi universali e da apocalissi, da profezie bibliche (“deserti di sale”!)… Come organizzarsi, reagire, tenere, se non ci
si convince che questa è la terra promessa…? Provoca immensa pietà quest’”uomo”, sradicato, perseguitato, che deve
pure credere a qualche cosa
per trovare la forza di restare,
radicarsi, costruire…».
La parola che paradossalmente ci rimane nell’udito, è
proprio questa: «costruire»,
oltre che radicarsi. Il ciclo così
poco conosciuto, di tele e soprattutto di carte, trafitte, accarezzate di rabbia, annidate
di fantasmi neri e di lapilli
bianchi, che si chiama De America (tra il 1976-77). Non a caso
Vedova ricorre nel titolo a una
formula classica, meditativa,
quella del «de» ablativo latino
(e ci tornano alla memoria titolo consonanti per il nostro
pittore: il De senectute di Cice-

Donne al piano, olio su tela del
1947. A sinistra Sotto la pioggia,
mosaico su cemento del 1947.
In alto da sinistra Bagnanti, olio
su tela del 1944, Ritratto di Olga
Capogrossi, olio su tela del 1959,
Donne al bagno, 1953

l’enigma della figura materna
e, più in generale, femminile.
Sarebbe però un errore riflettere solo su queste vicende psicologiche, che pure hanno avuto il loro peso (e che peso!) nella vita dell’artista. In realtà
quella di Campigli è una ricerca sulla forma assoluta, che
trova nella donna una declinazione ideale. E in questo senso
può aiutare il paragone con
Morandi, nei cui quadri vasi e
brocche sono solo il pretesto
per una ricerca di armonie
compositive.
Nelle opere di Campigli il
corpo, il volto, il seno delle modelle, soprattutto negli anni fra
le due guerre, sono disegnati
come forme paradigmatiche,
inscritti in geometrie regolari,
calcolati secondo ritmi sapienti in uno studiato rapporto fra
cerchio e quadrato, fra cubo e
sfera. Le forme circolari, ovoidali, ellittiche che si ripetono
nei suoi quadri nascono dal
tentativo (comune negli Anni
Venti e Trenta a tutto l’ambiente artistico tardo-cubista
e purista, da Gris a Léger a Le
Corbusier) di costruire figure
e cose secondo una geometria
immutabile ed eterna, che si
avvicina alle forme prime e originarie. Quelle di cui parlava
Platone.
Si vedano in mostra, per

esempio, il Ritratto di Nicoletta
Pallini, 1949 (sezione prima),
La passeggiata delle educande,
1929 (sezione seconda), Gli zigani, 1928 (sezione quarta). E si
veda soprattutto il Ritratto di
giovane donna, 1922, che apre la
sezione quinta. Appunto nel
1922 Campigli scriveva: «La
natura presenta ai nostri occhi
solo il suo aspetto superficiale,
arruffato. Meglio degli occhi, la
mente può scoprirne l’aspetto
vero e eterno (Platone). Ed è
questo che va dipinto».
Così nelle sue opere il tempo
non esiste e le sue donne sembrano uscite indifferentemente dai ritratti del Fayyum o dai
sarcofagi etruschi, ma anche
(come dimostra l’ultima sezione, dedicata agli idoli) dalle
statue dell’Oceania, tra Papua
e Nuova Guinea.
Chiude la mostra, anche se
fisicamente la introduce, una
serie di studi per mosaico, che
ci ricordano l’adesione di Campigli al Manifesto della pittura
murale di Sironi nel 1933. Anche in queste opere, però, i suoi
soggetti sono quelli di sempre.
E le sue sono letteralmente, come nella Vedova allegra, «donne, donne, eterni dei».

rone, il De rerum natura di Lucrezio) che consiste in una rimeditazione di questa civiltà
che l’artista sente, con consapevolezza europea, vincolata a
sé. Con tutti i problemi biografici di ostilità e ripensamento,
l’amicizia con i poeti beatnik,
l’ostilità nei confronti della
pop art, ecc.

tacieli che imprigionano e potenziano la luce da, «vetrata»,
del rettangolarismo, esasperato dell’International Style, che
Vedova fa esplodere come in un
celebre fotogramma di Antonioni. Riempiendo la sua tela di
un calcolatissimo teatro urbano e au ralenti di laminati, cascami lignei, finestre sventrate… Eppure, lui padrone e sedotto eternamente dalle curve
e della eclettiche del costruire
sansovinesco e tintorettesco, e
dai nerumi rembrandtiani, pare non sapersi sottrarre all’impatto con un certo verticalismo
légeriano, così lontano dal suo
analogo «comunismo visivo».
Con dietro però la suggestione
della fotografia sperimentale
dedicata alla depressione americana.
Accompagna la mostra un
denso catalogo firmato da Germano Celant.

Bianco e neri
in dialogo ribelle
con l’esistenzialismo
dell’action painting
A guardarli con attenzione,
questi splendidi teleri in grandioso bianco e neri coloratissimi, come controllati anche e
raffinati da un continuo dialogo
ribelle e pedagogico nei confronti dell’esistenzialismo solipsitico dell’action painting, richiamano quasi inconsciamente il fascino costruttivo delle
metropoli americane, dei grat-

CAMPIGLI. NOVECENTO ANTICO
MAMIANO DI TRAVERSETOLO (PR)
FONDAZIONE MAGNANI ROCCA
FINO AL 29 GIUGNO

EMILIO VEDOVA. DE AMERICA.
VERONA. GALLERIA DELLO SCUDO.
SINO AL 30 APRILE

W

34 .Spettacoli

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

ittissime stagioni d’opera e balletto animano la vita artistica di
San Pietroburgo in cui il teatro
musicale, soprattutto italiano, ha
messo radici antiche, sin dai tempi di
Caterina II. L’amore per la musica sembra essere divorante. Siccome le splendide sale ottocentesche del Teatro Marinskij, del Teatro Mikhailovskij e di
quello dell’ Ermitage non bastavano a
soddisfare la richiesta del pubblico,
l’anno scorso è stato inaugurato il gigantesco Marninskij II , da 2000 posti,
oltreadunAuditoriummodernissimo,
aperto anche a rappresentazioni sceniche. Così, i pietroburghesi possono
scegliere, nello stesso giorno, fra tre o

F
Colonna
Sonora
PAOLO
GALLARATI

Rimskij Korsakov
una fiaba dove
il folklore russo
incontra il liberty

quattro spettacoli musicali, rappresentati contemporaneamente in un
arco di tempo che, nei giorni festivi, va
da mezzogiorno a tarda sera, con rappresentazioni di opere locali, oppure
italiane, francesi, tedesche, sia in lingua originale che in traduzione russa.
Il pubblico è folto, assai giovane, e abituato a recarsi in teatro con l’agio e la
semplicità con cui si va al cinema. L’altra sera ho visto, nell’antico Marinskij,
La Fiaba dello Zar Saltan (1900) di Rimskij Korsakov, su soggetto di Pushkin. Lo spettacolo dura tre ore, ma i
numerosi ragazzini presenti in teatro
lo seguono con molta attenzione, accompagnando con applausi ritmati

«Mai laureato, mai sposato
3 figlie da 2 madri diverse
amo i preti “contro”»
Intanto, caro Pelù, diciamolo: lei, con quella faccia da
diablo, è un ragazzo di buona
famiglia, è andato a scuola
dalle suore.
«Io di famiglia sono il ribelle come canto proprio nel Diablo,
nato da padre e madre ancora
uniti dopo 55 anni di matrimonio. Mamma casalinga, babbo
radiologo, per questo sarò fissato con gli scheletri fin da
bambino: mi facevo viaggi pazzeschi con le radiografie di mio
padre. Mai laureato, mai sposato, 3 figlie da 2 madri diverse...».
E queste figlie?

«Una ha 25 anni, una 19 e una
10. La più grande ha studiato
moda, si sta laureando, la seconda va al linguistico ed è timidissima, peccato perché sa suonare. La terza, vabbé, è un amore pure lei».
Ce n’è, di materiale per
un’autobiografia...

«Al primo libro ero un giovane
padre, oggi sono un padre diversamente giovane».

SPAZIO AFFARI

LA FIABA DELLO ZAR SOLTAN
REGIA DI ALEXANDER PETROV
TEATRO MARINSKIJ
SAN PIETROBURGO

***

“AdoroCelentano
sognoundiscoconlui”

È

ANCHE COACH A «THE VOICE»

ma della fiaba popolare, reso con uno
stile che ricorda, in parte, quello del
nostro Luzzati. L’orchestra del Marinskij,bennotainoccidente,edirettaqui
da Andrei Petrenko rende la fantasmagoria sinfonica di Rimskij in tutta la sua
ricchezza mentre il cast è di alto livello.
Inoltre, l’acustica dell’antico Marinskij
è perfetta: e se vi contribuiscono le dure poltrone di legno, la loro scomodità
è un tributo che si paga volentieri alla
trasparenza e all’armonia dei suoni.

Paolo Nutini

MARINELLA VENEGONI
MILANO

partito sabato sera
da Roma, con un
breve tour più dj set
con Ringo. «Una
piccola parentesi di
ricarica», la chiama, per recuperare la propria figura di rocker sempre impelagato fra ribellismo, istrionismo, Litfiba,
carriera solista e, tanto per
confondere ancor più le carte, il
ruolo di coach in The Voice ora
in onda su Raidue. La testa di
Piero Pelù gira a mille, forse per
questo il tour s’intitola «Rock.
Identikit». Forse anche per
questo, scoccati i 52 anni, esce
un libro autobiografico, Identikit di un ribelle, scritto con
quell’altro bel tipo che è Massimo Cotto, avanguardista dell’editoria musicale italiana.

l’innofestosodell’ultimocoro.Evidentemente, è musica che loro conoscono
per assimilazione naturale e la cultura
musicale è patrimonio diffuso.
Lo spettacolo, con la regia di
Alexander Petrov, è insieme immediato e sofisticato. Rispetta il gusto della
fiaba popolare russa, ma non cade nel
populismo figurativo di marca sovietica. Le scene di Vladimir Firer riprendono i meravigliosi bozzetti 1907 di Ivan
Bilibin, illustratore e scenografo, che
fondeva il folclore russo con il liberty
europeo,nonsenzasuggestioniorientaleggianti. I costumi sono splendidi,
di tutti i colori, le luci aggiungono i sortilegi della tecnologia moderna al cli-

LUCA DONDONI
MILANO

olte persone credono in Dio e sperano di andare in
Paradiso seguendo questa religione, poi magari linciano una
donna perché ha fatto vedere
una gamba o picchiano un uomo solo perché è gay in nome
della religione». Paolo Nutini,
ex ragazzo prodigio scozzese di
origini italiane, a soli 27 anni ha
già venduto 5 milioni di dischi
nel mondo e ha le idee chiare in
tema di coscienza sociale. L’artista è arrivato in Italia accompagnato dalla sua band per Paolo Nutini, italo-scozzese
suonare da Fabio Fazio il singolo Scream (Funk Up My Life) primo ascolto si rimane facilche fa da apripista al lancio del mente colpiti dalla dolcissima
nuovo disco Caustic Love. Nuti- Fashion cantata in duetto con
ni, ciuffo sugli occhi e occhiali Janelle Monae.
da sole è pronto per aggredire
Cinque anni per fare un alle classifiche di vendita.
bum non sembrano troppi?
Anticonformismo, versatili- «Dopo due anni di tour ero
tà musicale e abilità vocale - stanco di sentire la mia voce e
tanto che in Italia Nutini ha avevo bisogno di una pausa
chiesto di incontrare e lavora- per imparare a fare cose dire con Celentano, («lo adoro e verse. Mi sono goduto la vita.
non vedo l’ora di
Mi sono fidanzafare un disco con
«CAUSTIC LOVE» to e lasciato, ho
lui», ha detto) - Il ritorno dopo 5 anni imparato a cucisono i tre punti
nare e a stare un
«Nel frattempo ho po’ con me stesdi forza del muimparato a vivere» so. Se vorrò farsicista. Disponibile dal 15 aprile
mi una famiglia
Caustic Love contiene brani devo conoscere altro oltre la
originali e in gran parte copro- musica». In Iron Sky ha preso a
dotti con Dani Castelar. Tra i prestito alcune parole tratte
pezzi che saltano all’orecchio ci dal film Il Grande Dittatore di
sono l’epica di Iron sky che con- Charlie Chaplin. «Chaplin satiene un monologo tratto dal peva come realizzare i suoi soGrande Dittatore di Charlie gni e il suo discorso nel film
Chaplin, il rythm & blues di amplifica il significato della
One day, la divertente Let me mia canzone».
down easy, l’emozionante BetLe prossime date del tour: 16
ter man, una Looking for so- luglio Genova; 17 Piazzola Sul
mething dedicata alla madre. Brenta; 19 Roma).
Da sottolineare che già da un
TWITTER @LUCADONDONI

«M
Piero Pelù è in tour: il 12 a Padova, il 16 a Milano, il 18 a Firenze

Piero Pelù

“Il mio identikit
di ribelle mai pentito”
Il rocker in tour mentre esce la sua autobiografia
Ma le pare normale, lei rockettaro, farsi minacciare dalla
‘ndrangheta, come racconta
nel libro?

«Amo il Sud e mi sento molto terrone, anche da toscano. In questi
anni s’è creata una piccola community di artisti in Calabria, sullo
Jonio. Quando ammazzarono il
sindaco Fortugno nel 2004 e ci fu
la famosa manifestazione “E allora ammazzateci tutti”, scrissi
Fiorirà e andai laggiù con la bimba appena nata. Mi fu recapitata
una lettera anonima con minacce
molto pesanti, con richiesta economica bella consistente: altrimenti mi avrebbero mandato un
“bacio”, di piombo. Con Antonella, scappammo. La cosa bella è

che ne scaturì una salvezza, perché andammo a trovare i miei genitori in vacanza e quando fui lì a
mio padre prese un infarto. Mi
trovai con lui che non voleva salire in barella, lo presi di peso e il
giorno dopo lo operarono. La
‘ndrangheta ha salvato una vita,
e di mio padre...».
Lei racconta nel libro di amare
molto i preti «contro». Oggi il
Papa li sta rivalutando

«Ricordo l’incontro con Don
Gallo, nel 2002, ho toccato con
mano che si potesse vivere il
Vangelo in modo naturale e vero. Gli ho dedicato Nel mio mondo. Il Papa? Se fosse un vero rivoluzionario avrebbe già fatto
la fine di Luciani».

Pelù conosce bene Renzi, ex
sindaco di Firenze

«Abbiamo litigato molto, non
mi fido più. Da presidente della
Provincia all’inizio lo avevo sostenuto. Poi ho partecipato a
una sua conferenza per un festivalino: gran simpatia, ma in 40
minuti di discorso non ha detto
niente. Un televenditore».
Eadesso,TheVoice,allaribalta
per via di Suor Cristina...

«È proprio ganzo, me lo sto vivendo alla grande, su Facebook
mi scrivono contenti che si parla veramente di musica. La suora è un segno dei tempi, carina,
positiva, ma ogni volta che arriva scatena l’inferno, ci sono i
paparazzi».

www.priulieverlucca.it

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LA STAMPA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

.

Spettacoli .35

Incontri da Oscar

Lo scenografo

FULVIA CAPRARA
INVIATA A BARI

poco più di un mese dalla
notte dell’Oscar, Paolo
Sorrentino può dire con
massima audacia, che
«la regia è il rifugio del
dilettante concentrato» e che nella
Grande bellezza voleva «raccontare
tutto, proprio tutto quel che c’è, stabilire un tetto e non arrivarci mai.
Questo è stato il tentativo malsano
del film». A tale obiettivo, aggiunge il
regista, protagonista ieri al Bari International Film Festival di una seguitissima lezione di cinema (con oltre 400 persone rimaste fuori dalla
sala), si ricollegano «le uniche critiche negative che condivido, cioè
quelle che ne motivano la superficialità. Che però va bene, perchè Jep è
un superficiale che vive galleggiando
e teme la profondità». Premiato nel
Teatro Petruzzelli, con il «Federico
Fellini Platinum Award», l’autore risponde a un fitto fuoco di fila di domande, senza escludere quella più
ironicamente applaudita: «Ho scritto un soggetto, potrebbe dirmi che ne
pensa?». «No, guardi, adesso è troppo presto. Quando diventerò più
grande, passerò dalla parte di chi
vuol scoprire nuovi talenti». Adesso
è ancora il momento di godersi «la
cosa più bella del lavoro, cioè il lavoro. Per me, subito dopo l’Oscar, è stato normale pensare al nuovo film,

A

L’AMORE È DIFFICILE

«Prima o poi vorrei farne un film
ma non so se ne sarò capace
Per ora racconto gli asociali»
certo, è dispendioso fisicamente, ma
d’altra parte c’è gente come De Oliveira che gira ancora, a 106 anni...».
Del Futuro, star Michael Caine, l’unica novità, per ora, è che ha già cambiato titolo: «Sarà comunque molto
semplice». Meglio parlare del resto.
DENARO. «Non credo che la distinzione tra letteratura e cinema
passi solo attraverso il concetto dei
soldi, la cosa importante è la libertà
delle idee. Le pochezze di certi film
sono attribuibili più alla mancanza di
idee che a quella di denaro... Insomma, questo è un Paese che tende a
piangersi addosso, il problema economico è reale, ma non giustifica il
fallimento di un film».
LINGUAGGIO. «Bisognerebbe lavorare su due binari, da una parte le
idee, dall’altra il linguaggio. Ho fatto
molti esperimenti nella Grande bellezza per arrivare a un linguaggio originale, e questa è una cosa che il cinema italiano fa poco, anche perché è
difficile... essere severi con se stessi
aiuta». Oddio, non sempre: «Mi è capitato di andare su set di colleghi che
avevano un’idea e decidevano di abbandonarla perché l’avevano vista in
un film coreano di due anni prima...».
PERSONAGGI E INTERPRETI. «Mi
occupo sempre di asociali, sono figure in cui mi ritrovo, non trasgressive,
ma con una forma di disagio, spesso
vistoso, verso la società in cui vivono.

Ferretti: spettacolo
sui miei ricordi
SIMONETTA ROBIONY
ROMA

ante Ferretti, il nostro
scenografo più famoso,
cinque candidature e tre
premi Oscar oltre a una infinità
di altri riconoscimenti, ha già
fatto tutto: film italiani e americani, opere liriche, allestimenti
museali, collaborazioni a mostre, ma il drammaturgo no,
questo non l’aveva mai fatto. Fino a oggi: è infatti in scena prodotto dalla Fondazione Alda
Fendi e ideato e diretto dall’amico regista Raffaele Curi,
Oceano Adriatico, spettacolo di
ricordi, emozioni, suggestioni,
pensieri di Ferretti. Lo spettacolo ripercorre, con pezzi di filmato e scene recitate, pezzetti
di vita di Ferretti all’insegna di
una frase che ne è anche il simbolo: «Ho messo l’infanzia in tasca e vado avanti», quello che il
nostro scenografo ha fatto e fa
nella sua vita caotica, piena di
impegni e lavori, descritti con la
semplicità di un artigiano, un
dono ormai sempre più raro.

D

Paolo Sorrentino

“Al nostro cinema
non mancano
i soldi ma le idee”
Il regista: l’Italia smetta di piangersi addosso
Andreotti, per esempio, era un asociale, anche se andava ovunque, era ultracomunicativo, la persona più segreta
di tutte e insieme la più visibile. Il potere gli aveva provocato una strana reazione, tutto, per lui era banale, stava su
un piano orizzontale, per cui un omicidio era come un pranzo. Anzi, rettifico,
il sesso come andare a comprare il pane». Servillo è stato sia Andreotti che
Jep: «Parto sempre dalla scelta del
protagonista, mi aiuta a mettere a fuoco il personaggio... E poi lavorare con
attori bravi è facile e divertente».
PUBBLICO E PRIVATO. «Ho fatto
questo mestiere per un senso di rivalsa. Un sentimento che però bisogna far
durare poco, prendendone presto le distanze». Sia scrivendo libri che dirigendo film si parte dalla necessità di

Il futuro
Paolo
Sorrentino, premio Oscar
per «La
grande
bellezza»
è già al
lavoro sul
nuovo
film, star
Michael
Caine
«Sarà
comunque molto semplice»

«dialogare con se stessi. Poi però bisogna avere a che fare con tante persone
insieme, è faticoso... Non amo essere al
centro dell’attenzione e sul set succede
di esserlo per tanto tempo».
LE (ALTRE) CONSEGUENZE DELL’AMORE. «Prima o poi vorrei fare un

film sull’amore, sentimento dirompente e irrinunciabile, una delle poche cose cui non si può sfuggire... non so se
sarò in grado di scriverlo, mi piacerebbe tanto».
NOSTALGICI E OTTIMISTI. «Lasciateci la nostalgia, qualcuno ha detto che
è l’unica difesa contro il futuro. E’ ovvio essere nostalgici, nel futuro ci sono
la vecchiaia e la morte». Jep Gambardella lo sa bene, ed è per questo che La
grande bellezza «non è affatto un film
pessimista, anzi, l’esatto contrario».

film con Pasolini, cinque con
Fellini, otto con Scorsese....

«A Fellini che mi voleva subito
dopo Satyricon gli chiesi di
aspettare dieci anni: lo adoravo
ma avevo paura che se avessi
sbagliato qualcosa, sarei stato
rovinato per sempre».
Di Pasolini non aveva paura?

«No. Ci capimmo subito».
E di Scorsese?

«È un uomo buono e generoso,
Martin, anche se gira spesso
film duri e crudeli. Adesso parto per Taiwan dove sono già andato tre volte per i sopralluoghi:

Dunque,Ferretti,perunavolta
recita?

«Per carità, faccio lo spettatore.
Fortunatamente la mia brutta
faccia di vecchio si vede pochissimo nel filmato: al posto mio
Curi ha scelto un bambino, bellino assai. E mi fa piacere».
Allora cosa c’è di suo in Oceano Adriatico?

Ferretti in Oceano Adriatico

presto Scorsese comincia a girare Silence, la storia di un
gruppo di gesuiti che nel 600
pensavano di convertire al cattolicesimo i giapponesi e invece
finirono crudelmente uccisi dai
giapponesi disposti a tutto per
difendere la loro identità».

«I ricordi. La vita a Macerata. I
tanti film visti la mattina quando saltavo la scuola dove andavo malissimo. I soldi che rubavo
dalle tasche di
L’ultimo film di
mio padre per IL NUOVO FILM DI SCORSESE Scorsese con Di Cacomprare il biperò, non l’ha
«Preparo a Taiwan prio,
glietto. Le estati
fatto lei?
passate su una “Silence”, una storia «E no, ero già imdi gesuiti nel 600» pegnato con Sipanchina, con gli
amici, a sbirciare
lence: ci vogliono
le pellicole da un finestrone anni per far bene le cose».
basso che ce le faceva vedere a
Non c’era troppa cocaina?
metà. Il mare che non è l’oceano «Ma quale cocaina! Era boroma che è sempre segno di liber- talco».
tà e di futuro».
Progetti italiani?
Cosa l’affascinava del cinema? «Ho detto di sì all’Expo di Mila«Quello che sta intorno agli at- no. Mi occuperò di una strada».
tori. Tutti i ragazzini vorrebbeChe c’è di bello in una strada?
ro diventare un divo. Io no. Vo- «Non potevo tirarmi indietro:
levo lavorare a costruire un l’Expo è una grande occasione
film, ma non sapevo come fare. per l’Italia. Possiamo far vedere
Un conoscente mi spiegò co- tutto quello che siamo capaci di
s’era la scenografia. Da allora la creare, mica solo mozzarelle!
mia vita è cambiata».
Ho immaginato delle enormi
E infatti, a 18 anni decide di statue, di quattro, cinque metri
trasferirsi a Roma all’Accade- ispirate all’Arcimboldo, quel
mia di Belle Arti, dove parte la pittore che faceva ritratti con
sua fantastica carriera. Otto frutta e ortaggi. Farò lo stesso».

LUNEDÌ 7 APRILE 2014 LA STAMPA 36

LUNEDÌ 7 APRILE 2014

.

Spettacoli .37

38 .Sport

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

SPORTLUNEDÌ
Questa F1
va cambiata,
bisogna fare
qualcosa ora
o nel 2015
Luca Montezemolo, n. 1 Ferrari

F1 IN BAHREIN: SOLITO DOMINIO MERCEDES, RAIKKONEN 10°

Sprofondo

Rossa

Ferrari in crisi, Alonso solo 9°. Montezemolo: “Mi addolora essere così lenti”
STEFANO MANCINI
INVIATO A SAKHIR

La sconfitta era in conto, ma è
andata peggio. La Ferrari lascia il Bahrein con una miseria di tre punti, quasi doppiata
dalla Mercedes (meno male la
safety car), distanziata dalla
Force India, battuta senza dif-

Da Todt no a Maranello
«Nuove regole? Questa
non è la repubblica
delle banane...»
ficoltà da una Red Bull appena sopra la sufficienza, graziata dalla McLaren che si è ritirata per problemi alla frizione. I piloti sono annichiliti: tra
qualifica e gara Raikkonen ha
perso cinque posizioni, chiudendo al 10° posto. Alonso lo
ha preceduto di pochi decimi.

«Su questo circuito ho vinto tre
volte - dice -. Non è che ho disimparato a guidare oggi». Tradotto: prendetevela con chi ha
progettato questa macchina. Il
primo dei problemi della F14 T
è la velocità di punta. Sui rettilinei del circuito è stata una sofferenza: un’impresa sorpassare, quasi impossibile resistere
agli attacchi delle macchine con
motori Mercedes. Sembrava di
assistere a una corsa tra vetture di categorie diverse.
Maranello deve incassare
anche la sconfitta politica: le regole per quest’anno non cambiano in quanto manca l’unanimità. E forse non ce n’è neanche
bisogno: il Gp del Bahrein è stato spettacolare, pieno di colpi di
scena, duelli e sorpassi. La vittoria di una Mercedes era scontata, ma Hamilton, che ha vinto
la 24ª gara in carriera e raggiunge Fangio, assieme a Ro-

sberg l’ha resa avvincente. Discendendo la classifica, Perez,
Ricciardo, Hulkenberg, Vettel,
Massa e Bottas si sono conquistati le rispettive posizioni con
duelli e sportellate. Anche
Alonso e Raikkonen hanno partecipato allo show, però ne sono
usciti sconfitti.

Ieri a Sakhir c’era anche il
presidente Montezemolo. «Vado via, non c’è molto da vedere le sue parole lasciando l’autodromo prima della fine -. Mi addolora vedere una Ferrari così
lenta in rettilineo». In precedenza aveva incontrato Ecclestone, con cui ha concordato

Follia Maldonado, paura per Gutierrez
Al 40° giro
Maldonado
sperona
Gutierrez:
la Sauber
si capovolge,
solo stop&go
di 10 secondi
per il pilota
della Lotus

sull’esigenza di cambiare le regole: «Questa Formula 1 è una
via di mezzo tra un negozio di
elettricista e una centrale elettrica. Dobbiamo fare qualcosa,
se non subito il prossimo anno».
Ma il presidente della Fia Jean
Todt chiude la porta: «Le richieste di cambiamento vengono da chi perde. Questa non è la
repubblica delle banane in cui
uno arriva e modifica le cose. Si
seguono le regole: se c’è unanimità si cambia subito, altrimenti no». Il numero 1 della Federazione difende il rumore dei motori, fonte di critiche: «Ecclestone si è lamentato? Non dovrebbe: ha un apparecchio acustico perché il rumore della vecchia Formula 1 gli ha danneggiato l’udito». L’ultima frecciata di Todt è per Vettel, che aveva contestato la rivoluzione dei
turbo («fanno un rumore di
m.»). «Fatico a immaginarmi

Brad Pitt che definisce ‘’film di
m.’’ una produzione hollywoodiana di cui è protagonista».
Di sicuro esiste almeno una
squadra, quella che vince, contraria al cambiamento. La Mercedes non ha problemi di consumo: secondo indiscrezioni ha
corso ieri con meno di 100 chili
nel serbatoio. Quando i suoi due
piloti hanno cominciato a darsele senza tatticismi, hanno rifilato 3 secondi a giro agli inseguitori. Merito del motore, ma
non solo visto che Force India &
C. sono più lente. Il segreto delle Frecce d’argento è anche una
perfetta efficienza aerodinamica che consente di andare veloci senza sprecare benzina. Domani e mercoledì la F1 si ferma
in Bahrein per due giorni di
test. La Ferrari schiera Alonso
per trovare una soluzione prima che sia troppo tardi.
www.lastampa.it/mancini

LUNEDÌ 7 APRILE 2014

Delusione
Fernando
Alonso,
32 anni,
precede Kimi
Raikkonen
(34) nel buio
del Bahrein

Lewis&Nico, che botte
Il titolo è un affare di famiglia
Duello show, vince Hamilton. Rosberg: “Mi dà fastidio stargli dietro”
Coppia
Mercedes

Retroscena

Lewis
Hamilton,
29 anni
(a destra),
24a vittoria
in carriera,
sul podio
con Nico
Rosberg
(28), leader
del Mondiale:
i due sono
stati
protagonisti
di un grande
duello

DALL’INVIATO A SAKHIR

opo il Gran Premio del Bahrein
del 2014 molti
rapporti umani
non saranno più
gli stessi. Lewis Hamilton e
Nico Rosberg cessano di essere amici e diventano ufficialmente rivali. Sul podio si
abbracciano e si complimentano perché si sono divertiti
e sono arrivati al traguardo
con le macchine intatte, ma
prima o poi faranno danni.
In palio non ci sono soltanto
la leadership in Mercedes e
l’orgoglio: i due si stanno giocando il Mondiale con sedici
gare di anticipo. Per adesso
prevale il fair play. Lewis: «È
stata dura impedirgli di passare, è stato bravissimo e
sempre corretto». Nico:
«Sia chiaro che arrivare secondo mi dà fastidio, però è
stata la gara più divertente
della mia vita».
Peggio è andata in casa
Red Bull, dove le gerarchie
erano scritte: tra uno che ha
in bacheca gli ultimi quattro
mondiali ed è considerato
l’erede di Michael Schumacher e l’altro che non ha mai
vinto nulla non dovrebbe esserci partita. Invece c’è eccome, e Vettel le prende da
Ricciardo: il primo sorpasso
viene ordinato dai box, il secondo è frutto di una manovra chirurgica, una staccata
in fondo al rettilineo, correttissima ed efficace. Affari di

D
FUORI

GIRI

“Fatti da parte, please”
Vettel umiliato via radio
uando le comunicazioni radio erano segrete,
gli ordini venivano impartiti in codice. Adesso che
vanno in mondovisione, sembra che le squadre godano a
umiliare i propri piloti. «Bottas è più veloce di te» detto a
Massa in Malesia è stato di
una crudeltà forse nemmeno
calcolata. Ieri la Red Bull si è
superata: ha chiesto al suo
quattro volte campione del
mondo di farsi da parte per
dare strada al compagno.
Vettel non sa ancora che a

Q

ispirare l’ordine non è stato un
ingegnere preoccupato da
qualche parametro fuori controllo, ma il compagno stesso,
quel Daniel Ricciardo che l’ha
battuto anche in qualifica e
che in gara lo stava tallonando.
«Sto perdendo tempo», sono
state le parole del ragazzo al
proprio tecnico. E subito è
scattato l’ordine: «Sebastian,
lascia passare Daniel please».
Detto così, senza rispetto alcuno. Consigliargli di risparmiare benzina sarebbe stato
difficile?
[S. MAN.]

Sport .39

.

REUTERS

Nove attacchi
Hamilton davanti a Rosberg:
il tedesco, bruciato al via,
ha provato più volte il sorpasso

famiglia anche in Force India
tra Perez (3°) e Hulkenberg (5°
in rimonta), alla Williams tra
Massa (7°) e Bottas (8°) e in
Ferrari tra Alonso (9°) e
Raikkonen (10°) che si sono affrontati al via.
Il compagno di squadra è il
punto di riferimento di ogni
pilota, perché rappresenta un
metro di paragone a parità di

macchina. Hamilton e RoTanti i precedenti illustri,
sberg hanno davanti tante oc- da Pironi-Villeneuve a Mancasioni di rivincita. In assenza sell-Piquet, da Prost-Senna a
di avversari, tre vittorie, due Mansell-Prost, tutti lontani
doppiette e tre pole position in nel tempo. La Formula 1 contre gare, possono permettersi temporanea tradizionalmenqualunque cosa. Quando la sa- te evita gli scontri in famiglia
fety car è entrata in pista, la per il bene supremo del risulMercedes ha deciso di conge- tato. Negli ultimi anni ricorlare le posizioni
diamo soltanto
tra i due per evi- SFIDE TRA COMPAGNI pochi momenti:
tare danni. Di
scontro tra
Anche in Red Bull uno
solito le comuniVettel e Webber,
gerarchie in bilico: una litigata tra
cazioni ai piloti
Ricciardo in ascesa Alonso e Massa
vengono date
dai rispettivi ine poco d’altro.
gegneri, ma in questo caso ha Quest’anno invece, sarà il clipreso la radio il team princi- ma di incertezza portato dalle
pal in persona Paddy Lowe. nuove regole, sono saltati gli
«Ragazzi, sono Paddy. Portate schemi. Tra Bottas e Massa in
a casa le macchine». Messag- Malesia ci sono state scintille,
gio chiaro, significa «basta mentre ieri sono saltati tutti
duelli». Rosberg per fortuna gli schemi. «Con Daniel facha disubbidito, regalando un ciamo un bel lavoro di squafinale ad alta tensione e la- dra ed è bello gareggiare sciando capire che la situazio- commenta Vettel a denti
ne non è gestibile: ogni volta stretti -. Certo, avrei preferito
che si presenterà l’occasione, finire davanti a lui». Sarà un
finirà così.
lungo anno.

40

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

Sprint scudetto

«Non credo al titolo, non penso
che la Juve perda tutti quei punti»

Stasera in campo la capolista

Daniele De Rossi

MASSIMILIANO NEROZZI
TORINO

Alla Juve non resta che vincere, stasera contro il Livorno (ore 19), per non alimentare speranze altrui e
ansie proprie, quando sul
calendario resteranno ancora sei partite da giocare.
Saccheggiando ieri Cagliari, la Roma è infatti risalita
a meno cinque, riportando
la classifica indietro di tre
mesi, seppur momentaneamente: l’ultimo avvistamento, a questa distanza, fu
alla pausa di Natale, 22 dicembre, solo che per i bianconeri quelli erano i giorni
della grande fuga e stavolta
devono cercare di non farsi
riacchiappare. Un po’ sotto
pressione, insomma.
«Ci tocca vincere o vincere», ha ben riassunto Fernando Llorente, ieri pomeriggio andando in ritiro. Riuscendoci, la Juve terrebbe il
nemico a meno otto, avvicinando la conquista aritmetica dello scudetto. Facendosi

Conte limita al minimo
il turnover: Tevez
non è al top, ma ci sarà
Torna Llorente
così un bel favore anche per
l’Europa League, che andando avanti stiperà in agenda
altre quattro partite. Con la
Roma a ragionevole distanza, la Juve potrebbero infatti
dirottare tutte le energie sulla Coppa, e sull’argomento,
l’obiettivo minimo è quello di
mantenere appunto gli attuali otto punti di vantaggio:
ovvero, scudetto conquistato
a tre giornate dalla fine, in
casa con l’Atalanta, se entrambe le sfidanti vincessero
sempre. Nel caso, i bianconeri potrebbero andare all’Olimpico, casa Roma, senza
pensieri, il 10 maggio. Anche
perché, il mercoledì successivo è in menù la finale di Europa League, allo Juventus
Stadium: arrivandoci, non
sarebbe male potersi permettere un pianificato turnover, in campionato.
Lo stesso cambio di pezzi
che Antonio Conte ha praticamente sospeso con il Livorno, se l’allenatore pare intenzionato a confermare il
miglior telaio a disposizione.
O almeno quello è stato col-

Juventus

Livorno

(3-5-2)

(3-5-2)

SKY CALCIO 2 E PREMIUM CALCIO

ORE 19

1

Buffon Bardi

4

1

Caceres Ceccherini

17

19

Bonucci Valentini

33

3

Chiellini Castellini

7

26

Lichtsteiner Piccini

6
21

2

Pogba Benassi

24

Pirlo Greco

19

8

Marchisio Biagianti

27

22

Asamoah Mesbah

11

14

Llorente Belfodil

21

10

CENTROCAMPISTA
DELLA ROMA

Tevez Paulinho

9

ARBITRO: GERVASONI
All: CONTE

All: DI CARLO

Indispensabili
Paul Pogba (3376 minuti
giocati), Andrea Pirlo (2920’)
e Carlos Tevez (3082’) esultano:
anche stasera Antonio
Conte non rinuncerà
ai suoi «titolarissimi»

ALLE 19 IL POSTICIPO ALLO STADIUM PER TORNARE A +8

Sotto pressione
“Vincereovincere”:JuvesenzaalternativeconilLivornopertenereadistanzalaRoma
L’obiettivobianconeroèarrivarealtitoloprimadelloscontrodirettoconigiallorossi
laudato negli ultimi allenamenti, compreso ieri. Dunque,
per nove undicesimi, bisogna
aspettarsi la stessa squadra
che giovedì scorso ha vinto a
Lione l’andata dei quarti di Europa League: tutti arruolati,
meno Isla, al cui posto tornerà
Lichtsteiner, e Osvaldo, che
dovrebbe lasciare spazio a Llorente. Allora, solita difesa di
questi tempi incerottati, con
Caceres, Bonucci, Chiellini,
nonostante i ritorni di Ogbonna e Peluso, e idem per il centrocampo, che non avrà per
squalifica Vidal: restano Pogba, Pirlo, Marchisio. Pluri-incidentato, al tendine rotuleo e al-

La volata
Centimetri - LA STAMPA

33a

34a

Juventus
81 punti
Giornate
35a
36a

Roma

76 puntii
37a

38a

14 aprile 19 aprile 27 aprile 4 maggio 11 maggio 18 maggio
Udinese JUVENTUS Sassuolo JUVENTUS
JUVENTUS
JUVENTUS Bologna JUVENTUS Atalanta
Cagliari
12 aprile
ROMA
Atalanta

Fiorentina
ROMA

25 aprile
ROMA
Milan

ROMA
Catania
ROMA

JUVENTUS

Genoa
ROMA

ULTIMA VOLTA 5 PUNTI IN CLASSIFICA TRA JUVENTUS E ROMA
17a giornata, 22 dicembre 20013 Juventus 46, Roma 41

l’adduttore, ci sarà anche Tevez: a volte basta un Carlitos
per fare risultato. Anzi, così è
stato in otto partite decise da
un gol dell’argentino, per tacere di quelle che ha indirizzato
con dribbling e assist.
Nell’ormai consolidata vigilia silenziosa di Conte, ci si può
accontentare dei cattivi pensieri affidati dai tifosi bianconeri a internet, e non proprio
estranei ad alcuni tesserati juventini: gli errori arbitrali che,
qua e là, stanno spuntando nelle partite della Roma. Dai gol
in fuorigioco al confessionale
di Rizzoli per cancellare il nonrigore al Sassuolo, fino al caz-

zotto (non visto) di Destro, ieri
a Cagliari. «Aiutini», direbbe
Totti. Qualcuno di casa Juve,
invece, si limita a una domanda: e se fossero capitati a noi,
che sarebbe successo? Al solito, ci si lamenta del diverso impatto mediatico. L’unico rumore del nemico, in lotta per la
salvezza, è invece quello di Domenico Di Carlo, tecnico del
Livorno: «Loro sono i campioni d’Italia e anche quest’anno
stanno dimostrando di essere i
più forti: ma lottando con le
unghie, nothing is impossible,
niente è impossibile». Lo stesso che, ciascuno a modo suo,
pensano Juve e Roma.

LA STAMPA

.

LUNEDÌ 7 APRILE 2014

76

13

PUNTI DELLA ROMA: MAI COSÌ TANTI
1 Giallorossi mai così in alto a questo punto

del campionato: i punti in più rispetto all’anno
scorso dopo 32 gare sono addirittura 25. Garcia è
alla sesta vittoria di fila: la serie aperta più lunga.

Da -14 a - 5 in un settimana
Destro show, la Roma spera
L’analisi

Vittoria a Cagliari, Juve più vicina. Garcia: “Ma solo i primi fanno la storia”
GUGLIELMO BUCCHERI
INVIATO A CAGLIARI

re volte Destro. La
prima per aprire e
chiudere i conti
con il tabù Cagliari, la seconda per
mettere pressione alla Juve e
la terza per far vacillare il ct
azzurro Prandelli al momento
di compilare la lista per il
Mondiale.
Tre volte Destro, dunque.
Tre reti, ognuna con un suo
peso specifico. La Roma supera l’ostacolo del Sant’Elia e lo
fa salendo a quote in classifica
inedite perchè, mai, la truppa
giallorossa si era spinta fino a
76 punti a sei tappe dalla fine
del campionato e perché
quando Totti e soci il campionato l’hanno vinto si erano
fermati un punto sotto a quelli
in bacheca oggi. «Per fare la
storia bisogna arrivare primi.
E la lotta per il primo posto
non è finita: adesso la pressione sarà tutta per la Juve che
deve ancora giocare con noi a
5 punti di distanza», sentenzia
Rudi Garcia, tecnico felice di
una squadra che sa aspettare
il momento giusto per prendere fra le mani il copione della sfida. A Cagliari, la Roma
ha vivacchiato per quasi mezz’ora, ha capitalizzato due
contropiedi regalo degli avversari e a sigillato il duello
nel momento in cui poteva rischiare. Il tutto attorno al ragazzo che, da ieri, è sempre
più vicino a salire sull’aereo
per il Mondiale.
Destro impressiona per la
confidenza che ha con il gol, in
ogni sua angolazione: se la Roma è scesa dal meno 14 al meno 5 dalla prima della classe
nel giro di sette giorni e tre
partite (per i giallorossi), una
(per i bianconeri), gran parte
del merito va riconosciuto
proprio all’attaccante cresciuto nell’Inter, passato per
la provincia e sbarcato nella
Capitale quasi due anni fa. Destro segna una rete ogni 85
minuti e c’è da chiedersi dove

T

Chi sale
Pinilla

6

E
Chi scende
Dessena

5

La partita

T

Cagliari

1

Roma

3

Cagliari

Roma

(4-3-1-2)

(4-3-3)

Avramov 5; Pisano
5, Oikonomou 5,
Astori 5, Avelar 5;
Dessena 5, Conti
5,5, Ekdal (5’ st
Eriksson 5); Cossu
5,5 (23’ st Ibraimi
5); Pinilla 6, Nenè 5
(12’ st Ibarbo 5,5).

De Sanctis 6; Maicon 7, Benatia 6,
Castan 6,5, Romagnoli 6 (1’ st Torosidis 6); Nainggolan
6,5 (39’ st Bastos
sv), De Rossi 6,5,
Pjanic 6,5 (29’ st
Taddei sv); Gervinho 6,5, Destro 8,
Florenzi 6,5.

ALL. Lopez

5 ALL. Garcia

7

RETI: pt 32’ Destro, st 12’ e 29’ Destro,
44’ Pinilla (rig).
ARBITRO: Massa 5,5.
AMMONITI: Pjanic, Astori, Romagnoli,
Destro, Florenzi.
SPETTATORI: circa 5 mila.

Mattia Destro, 23 anni, ha perso le prime 15 partite della stagione per infortunio

DA PROVA TV?

La manata di Destro
ad Astori: oggi la procura
federale deciderà se
richiedere la prova tv

sarebbe potuto essere oggi se
non avesse dovuto saltare le
prime 15 partite per colpa di un
ginocchio malconcio. «I Mondiali? La Nazionale - spiega il
bomber alla prima tripletta in
A - è la naturale conseguenza di
ciò che fai con la tua squadra: io
ci spero e ci credo...».

Tutto attorno a Destro, ma
non tutto perfetto. Sul pomeriggio magico del ragazzo di
Ascoli Piceno c’è, infatti, una
macchia. «Avevo gli occhi chiusi, dalle immagini si nota. Io ed
Astori siamo amici...», così il
giovane attaccante. Ma Destro
per quella manata sul volto dell’amico rischia la prova tv: questa mattina, il procuratore federale Palazzi valuterà se inoltrarne richiesta al giudice sportivo Tosel. L’arbitro Massa è intervenuto ammonendo Astori
per proteste, il colpo di Destro è
avvenuto prima: il fischietto lo
ha visto e giudicato irrilevante?
A fare questa domanda sarà
Tosel se la richiesta di prova tv
verrà formalizzata da Palazzi.
E, se Massa dovesse rispondere
di no, per Destro il rischio sarebbero 4 turni di stop: uno già
previsto per l’ammonizione rimediata a Cagliari (niente Atalanta causa squalifica anche
per Florenzi e Pjanic), gli altri
tre per il colpo proibito.

Chi sale
Destro

8

E
Chi scende
Romagnoli 6

T

Tripletta del bomber, accorcia Pinilla

32’pt

Assist Gervinho

12’st

Il raddoppio

Il vantaggio della Roma
nasce da un contropiede
regalo dal Cagliari. Destro apre per Gervinho
che si defila e ricambia il
favore al compagno che
va a segno.

Nainggolan si divora
qualche metro di campo
prima di mettere Destro
davanti ad Avramov:
l’azzurro beffa il portiere
sardo con un preciso tocco e firma lo 0-2.

29’st

Match chiuso

44’st

Rigore finale

Destro cala il tris, stavolta
giocando di furbizia: l’assist è di Florenzi, l’attaccante è abile a mandare
fuori tempo Avelar e
spingere il pallone alle
spalle di Avramov.

Il Cagliari segna il suo unico, ed inutile, gol dal dischetto dopo che il fallo
di Benatia su Pinilla nell’area giallorossa. Lo stesso Pinilla realizza con De
Sanctis spiazzato.

41

RETI, IL BOTTINO DI DESTRO IN 18 GARE
1 Record personale in un solo campionato

per l’attaccante della Roma: il precedente primato
erano i 12 gol a fine torneo con il Siena 2011/12. Le
13 reti le ha segnate in 1083 minuti: una ogni 83’.

FUORICAMPO

Classifica
ad alta
velocità
GIGI GARANZINI
SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

tribù stimata in almeno
dodici milioni di persone)
di fronte a una classifica
improvvisamente precipitata. In realtà la Juventus
che per oltre due mesi ha
avuto una partita in più,
adesso ne ha una in meno:
di quelle non esattamente
impossibili da vincere, stasera in casa con il Livorno.
Oppure. Alla Roma,
che ha vinto bene a Cagliari con tre gol di Destro, centravanti del futuro ma con tutta evidenza
anche del presente, restano sei partite da giocare.
Vincendole tutte, salirebbe da 76 a 94 punti. Alla
Juventus, che ne ha 81 ma
con sette partite da disputare, ne bastano 14 su
21 per mettersi al sicuro.
Anzi 13, perché il regolamento prevede che in caso di arrivo a pari punti a
decidere sia il confronto
diretto. Quello di andata
la Juve lo ha vinto 3-0.
Ammesso e non concesso
che il ritorno lo vinca la
Roma, quattro gol di scarto sembrano francamente
improbabili. Poi è vero
che in questa prima, autentica domenica di primavera Fognini ha demolito un campione come
Murray e la Ferrari ha ottenuto niente meno che
un nono e decimo posto.
Ma anche alle sorprese, o
ai disastri, c’è un limite.
Più appassionante, ma
soprattutto più incerta la
contesa tra i centravanti
di nuovo conio per una
maglia azzurra in Brasile.
Con il gol della vittoria a
Catania il granata Immobile è tornato capocannoniere, in coabitazione con
Tevez: ma Destro per l’appunto ne ha segnati tre a
Cagliari ed è salito a 13,
dopo aver saltato per infortunio quasi l’intera andata. Prandelli si augura
di convocarne uno solo,
perché aspetterà sino all’ultimo che Pepito Rossi
guarisca, più o meno come il grande vecio Bearzot attese ad ogni costo il
recupero del suo omonimo Pablito: ma non è poi
così detto che a suon di
gol Destro e Immobile
non riescano a rubare il
posto a Gilardino, perché
son tempi, questi, in cui le
gerarchie si ridiscutono e
rimescolano in fretta. Ben
prima del calcio. Di sicuro
sono in calo le quotazioni
di Osvaldo, in azzurro come del resto in bianconero, dove giustamente risalgono semmai quelle del
negletto Giovinco. Mentre lievitano invano quelle
di Icardi, che ha scelto a
suo tempo la nazionale argentina. Un centravanti
che pur nel disastro dell’Inter, e anzi a maggior
ragione, sempre più ricorda Bobo Vieri. Gli somiglia nei tratti

IN TRASFERTA COL GENOA

Il Milan prova
a prendere
il treno
per l’Europa
Genoa

Milan

(3-4-3)

(4-2-3-1)

SKY SPORT 1, PREMIUM CALCIO

ORE 21

1

Perin Abbiati

32

8

Burdisso Bonera

25

4

De Maio Rami

13

15

Marchese Mexes

5

21

Motta Constant

21

69

Sturaro Montolivo

18

14

Cofie De Jong

34

29
18

De Ceglie Honda
Fetfatzidis Kakà

10
22

11

Gilardino Taarabt

23

13

Antonelli Balotelli

45

ARBITRO: BANTI
All: GASPERINI

All: SEEDORF

LAURA BANDINELLI
MILANO

Il Milan sembra aver ritrovato
la strada della vittoria ma Clarence Seedorf resta vigile
perché sa che la torta di compleanno regalata da Galliani e
i sorrisi sono il frutto di ciò
che di buono ha fatto vedere
in campo negli ultimi tempi.
«Il Milan non è abituato a queste posizioni – ha dichiarato
ieri l’olandese - ma visto il momento c’è un miglioramento.
La gara contro il Genoa è la
più difficile delle prossime 7 e
con questo pensiero ci siamo
preparati in settimana». Il fatto che l’Inter sia in crisi e abbia rallentato fa sperare in un
sorpasso ma Seedorf guarda
oltre perché sono tante le
squadre che insidiano il Milan
nella lotta per un posto in Europa League: «Se continuano

Clarence Seedorf, 38 anni

a vincere i nostri sforzi serviranno a poco, è dura».
L’olandese per battere il
Genoa non ha in mente rivoluzioni, anche se Balotelli ha
viaggiato da solo perché ha
l’influenza e quindi è in dubbio. Dietro Honda, Taarabt e
Kakà. Il futuro del brasiliano
resta uno degli argomenti caldi, ma ascoltando Seedorf si
intuisce che l’intenzione di
Kakà resta quella di trasferirsi in America: «La mozione
degli affetti è importante ma
era già stata fatta anche prima di Madrid. Abbiamo grande rispetto e aspettiamo la
sua decisione a fine stagione».
Il Milan viene prima di tutto ed è chiaro il messaggio che
l’olandese manda a chi si gioca i Mondiali: «Non posso ragionare per la Nazionale, le
esigenze del club vengono prima in ogni parte del mondo».

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

Pagelle

42 .Sport

Toro diesel, basta la ripresa
A Catania decide Ventura

DALL’INVIATO A CATANIA

7

PADELLI

7

BOVO

7

GLIK

6

MORETTI

MARCO ANSALDO
INVIATO A CATANIA

orse non fu vera gloria
battere una squadra alla
ventesima sconfitta in
campionato ma di una cosa siamo abbastanza sicuri: l’anno scorso il Toro sarebbe
psicologicamente franato sotto il
peso di un gol ridicolo preso dopo 2
minuti, giocandone altri 43 come se,
vestendo una divisa bianca, qualcuno si fosse convinto di stare nel Real
Madrid, dunque di possedere una
tale bravura e superiorità da poter
tentare la giocata più astrusa e la
trama più raffinata. Ovviamente
non azzeccandone una.
Quando (e immaginiamo cosa sia
successo nell’intervallo) gli dei si sono riscoperti uomini, a cominciare
da El Kaddouri, le cose si sono aggiustate: il Toro ha preso concretamente possesso della partita, ha
cercato le cose semplici ma efficaci,
ha mostrato la maturità di chi sente,

F

Il meglio sta in
fondo, con la parata su Izco
che salva il risultato.

Concede nulla e
appoggia il centrocampo recuperando molte palle sparacchiate dai catanesi.

Sicuro e falloso
soltanto quando serve.

Pronti, via e scivola sciaguratamente davanti a
Bergessio ed è come quando
si alza la barriera al casello: si
passa.

5,5

MAKSIMOVIC

Ha il piede duro e
lo si vede quando crossa. Un
po’ in difficoltà con Monzon
(dal 20’ st MEGGIORINI 6: mette la testa nell’azione del raddoppio e allarga il fronte del
gioco).

6

EL KADDOURI

Primo tempo da ritiro della tessera e il gol di
Bergessio parte da un suo errore. La ripresa, però, lo riscatta ed è presente nelle
azioni delle due reti.

5,5

Chi sale
Monzon

6,5

E
Chi scende
Lodi

Personaggio

Padelli salva
il risultato
Cerci sfarfalla

L’analisi

Dopo 65’ dentro Meggiorini per Maksimovic: con il tridente arriva la vittoria in rimonta

4,5

TACHTSIDIS

È il vero immobile,
con l’iniziale minuscola, il che
ci può quasi stare per chi gioca nella sua posizione a patto
che la palla canti quando
passa per i suoi piedi. Invece
non va oltre gli appoggi.

5

KURTIC

6

DARMIAN

T

Molta quantità e
altrettanta confusione finchè non si infortuna (dal 33’
pt FARNERUD 6,5: stava naufragando nella marea di giocate sterili quando è incappato in un gran gol).

Diffidato,
con
l’ammonizione di ieri salterà
la partita di domenica con il
Genoa e Ventura magari sarà
costretto a gettare nella mischia Barreca, il terzino della
Primavera. Se non lo prova
stavolta...

sa a dispetto del molto sangue argentino che la irrora e anche allenata male (in serata Maran è stato esonerato) se molla a questo modo nei
secondi tempi. Lo notammo con la
Juve, idem con il Toro. Le altre chiavi del successo sono totalmente granata. Avere un goleador costante
come Immobile è una garanzia: segna persino nelle partite opache in
TENDENZA CONFERMATA

Assestamenti tattici e buona
forma: nei secondi tempi
il 64% dei gol. Maran esonerato
cui ha due occasioni e una la sfrutta.
È nella stagione in cui, se gli sparassero addosso, il proiettile rimbalzerebbe in porta. Ma non crediamo
che Immobile (che può superare nei
gol in campionato, con 6 partite in
più, Pulici e Graziani) sarà un cannoniere di passaggio. Da ragazzo segnava tanto e lo ha fatto pure in B. Si
è preso l’anno sabbatico a Genova

ed è tornato a fare ciò che gli riusciva meglio: capiamo che per prendere la metà della Juve Cairo si assoggetterebbe a sacrifici importanti,
forse impopolari, e non parliamo di
denaro ma di giocatori da cedere.
Un’altra ragione del successo
(senza dimenticare Padelli: una sola
parata ma decisiva a un minuto dalla fine) è nella mossa con cui Ventura ha sconvolto l’ordine difensivo nel
Catania togliendo Maksimovic dopo
20’ della ripresa per mettere Meggiorini. A parte che da quel momento Cerci è tornato a destra, dove è
uscito dall’ombra e ha combinato
cio che non gli riusciva stando troppo al centro, Ventura ha allargato il
campo con il tridente e i catanesi,
passati ad una difesa a 5, si sono
smagliati come un collant graffiato.
Ormai timidi e sulle gambe, gli uomini di Maran hanno presidiato meno il centrocampo e lasciato i corridoi, in uno dei quali si è infilato Farnerud per il gol del pari su assist di
El Kaddouri. Una rete molto bella.

Nel mirino Pulici&Graziani
Immobile, le cose in grande
Ciro a 3 gol dai gemelli: “Ma non parliamo d’Europa”
FABIO ALBANESE

E sono 18

CATANIA

iro Immobile in Nazionale? In sala stampa come
davanti alle telecamere,
Giampiero Ventura deve rispondere sempre alla stessa
domanda. E lo fa con tanto tatto
e tanto mestiere: «Sono d’accordo con Prandelli quando dice che occorre vedere la condizione dei giocatori a fine campionato, il discorso vale per Immobile come per Cerci. Come
per tanti altri giocatori. Ne parliamo tra sei giornate». Discorso chiuso? Manco per sogno. E
d’altronde, ancora una volta è
stato l’attaccante granata ad
essere decisivo, a 7’ dalla fine di
una partita che fino a cinque
minuti prima sembrava ancora
messa male. Ma al 34’ è arrivato
il pareggio di Fernerud e poi, al

Immobile
festeggia con
la panchina
granata il gol
che lo riporta
in vetta
alla classifica
dei cannonieri
di serie A
alla pari con
lo juventino
Tevez

C

38’, proprio Immobile ha messo
il sigillo, regalando ai suoi una
vittoria che sembrava impossibile e a se stesso una chance in
più per andare al Mondiale.
D’altronde, con i suoi 18 gol in

campionato e la freschezza dei
suoi 24 anni, riparte da Catania
avendo agganciato Tevez in testa alla classifica dei marcatori
e cominciando ad assaporare
l’idea di raggiungere, tre reti

Napoli battuto a Parma. Colpo del Sassuolo a Bergamo
Atalanta

0

Fiorentina

2

Lazio

2

Parma

1

Sassuolo

2

Udinese

1

Sampdoria

0

Napoli

0

Atalanta

Sassuolo

Fiorentina

Udinese

Lazio

Sampdoria

Parma

Napoli

(4-4-2)

(4-3-3)

(4-3-3)

(3-5-1-1)

(4-3-3)

(4-2-3-1)

(4-3-3)

(4-2-3-1)

Scuffet 6; Heurtaux 6
Danilo 5 Bubnjic 5,5
(12’ st Lazzari 5,5);
Widmer 6 Badu 6
(38’ st Nico Lopez sv)
Allan 5,5 Pereyra 6
Gabriel Silva 5,5; Fernandes 6,5 (48’st
Yebda sv); Muriel
5,5.

Berisha 6; Konko 6,
Biava 6,5, Cana 6,5,
Radu 6; Onazi 6, Biglia 5, Lulic 6,5 (32’ st
Minala 6); Candreva
7, Postiga 5,5 (16’ st
Mauri 6,5), Keita 6,5
(43’ st Perea sv).

Da Costa 6, De Silvestri 5,5, Mustafi 5,5,
Regini 5, Berardi 5;
Palombo 5, Krsticic
5,5 (29’ st Renan 6);
Gabbiadini 6 (12’ st
Sansone 6), Eder 5,5,
Soriano 5; Maxi Lopez 5,5 (16’ st Okaka
5,5) .

Mirante 6; Cassani 7,
Paletta 6,5, Felipe 6,
Molinaro 6; Acquah
6,5, Marchionni 6,
Parolo 7 (34’ st Munari sv); Schelotto 6,
Palladino 5,5 (44’ st
Gobbi sv), Biabiany
6,5 (47’ st Cerri sv).

Reina 6; Henrique 6,
Albiol 6, Fernandez
6, Ghoulam 5,5; Inler
5, Jorginho 5,5; Callejon 5 (23’ st Mertens 6,5), Hamsik 5
(36’ st Pandev sv), Insigne 6; Higuain 5
(23’ st Zapata 6).

5,5

CERCI

Troppo accentrato
e sfarfalleggiante non vede
palla per un’ora, si sveglia
quando fa l’ala nel tridente
con Meggiorini. Difetta in
concretezza al 23’ della ripresa quando scatta alla sua maniera ma conclude malamente (dal 44’ st BASHA SV).

Consigli 5,5; Benalouane 6, Yepes 5,5,
Lucchini 5, Del
Grosso 5; Estigarribia 5 (32’ st Livaja
5), Cigarini 6, Carmona 5,5 (26’ st Baselli 6), Bonaventura 5; Denis 5, De Luca 5,5 (18’ st Bentancourt 5).

Pegolo 7; Gazzola
6,5, Antei 6,5, Cannavaro 6,5, Longhi
6; Biondini 6,5 (40’
st Chibsah sv), Magnanelli 6, Missiroli
7; Berardi 6,5 (31’ st
Rosi 6), Zaza 6,5
(31’ st Floccari 6),
Sansone 7,5.

Neto 5,5; Tomovic
5,5 Diakitè 6,5 Rodriguez 7 Pasqual 5,5;
Aquilani 6,5 Pizarro
6,5 (48’ st Anderson
sv) Ambrosini 6,5;
Cuadrado 7,5 Matos
6,5 (33’st Matri 6) Ilicic 6 (30’st Wolski
5,5).

7

IMMOBILE

ALL.Colantuono 5,5

ALL. Di Francesco 7

ALL. Montella

Una delle prestazioni più anonime si trasforma in successo con quel gol
che lo porta in testa alla classifica dei cannonieri e in cui
c’è tutto il suo senso della
porta.
[M. ANS.]

adesso, la sicurezza di poter ribaltare ogni situazione almeno contro
certi avversari. Dettaglio statistico:
con le due di ieri la percentuale di
reti segnate nella ripresa è salita al
64%, quasi due su tre, mentre sono
in lieve minoranza (48 contro il 52%)
quelle subite. O siamo di fronte a
una inspiegabile coincidenza oppure il Toro nel secondo tempo trova la
quadratura tattica e comportamentale e sfrutta evidentemente una
buona preparazione atletica per cui
ha energia di riserva. Visto che a
Ventura piace molto parlare di crescita, il passo futuro sarà cominciare a fare bene un po’ prima.
Ci sono alcune chiavi per leggere
il 2-1 sul Catania. La prima, e non la
più importante, è appunto il Catania. Con la nuova batosta i contestatissimi siciliani che furono la rivelazione dell’anno scorso salutano quasi certamente la compagnia: 7 punti
li separano dalla quartultima e non
immaginiamo come possa recuperarli una squadra spuntata, timoro-

RETI: pt 33’ Sansone; st 26’ Sansone

ARBITRO: Orsato 6,5
AMMONITI: Zaza, Antei, Del Grosso,
Cannavaro, Yepes, Carmona, Lucchini
SPETTATORI: paganti 10.003, abbonati
8.573. Incasso: 70.046 euro

6,5 ALL. Guidolin

6

RETI: pt 25’ Cuadrado; st 26’ Rodriguez
(rig.), 37’ Fernandes
ARBITRO: Celi 6
AMMONITI: Badu, Ambrosini, Muriel, Danilo, Pereyra, Herteaux
SPETTATORI: paganti 7.242 (quota
130.006 euro); abbonati 23.382 (quota
371.012 euro)

ALL. Reja

6,5 ALL. Sakic

5,5

RETI: pt 42’ Candreva; st 28’ Lulic

ARBITRO: Calvarese 5
AMMONITI: Regini, Lulic, Keita, Da Costa
ESPULSI: st 12’ Biglia
SPETTATORI: 11mila circa

ALL. Donadoni

7 ALL. Benitez

5

RETI: St 10’ Parolo
ARBITRO: Bergonzi 5,5
AMMONITI: Cassani, Marchionni, Acquah,
Zapata, Parolo, Albiol, Mirante
SPETTATORI: abbonati 9.235, quota abbonati 71.287 euro; paganti 5.508 incasso paganti 127.572

più su, l’Olimpo dei più grandi
attaccanti del Toro. Ieri ha raggiunto Ferrante, una rete sopra
c’è Rizzitelli e a 21 nientemeno
che Pulici&Graziani. A 29, poi,
Valentino mazzola, ma qui siamo nel Mito.
Se poi ci sarà anche un viaggio in Brasile, Ciro da Torre Annunziata preferisce per ora non
metterlo in conto: «Non ho giocato benissimo perchè qui non
c’erano molti spazi in campo, alla fine però contano i gol». Ma
perchè non pensarci alla maglia
azzurra e all’Europa?: «L’ultiGARANZIA

A metà tra Juve e Toro si è
già ritagliato uno spazio
nella storia granata
ma volta che ne abbiamo parlato abbiamo giocato cinque partite senza fare un punto, meglio
lasciare perdere».
Ciro ha imparato a stare con
i piedi per terra, all’orizzonte,
però, non vede ancora quale
maglia indosserà. E non è solo
questione di quella azzurra,
presto si dovrà decidere il suo
futuro: Toro e Juve si dividono
l’Immobile, potrebbero anche
accordarsi in fretta. Già. potrebbero.

Retroscena
TIZIANA CAIRATI
MILANO

rick Thohir rassicura
Walter Mazzarri anche
dopo il 2-2 con il Bologna, ennesima delusione stagionale. Lo fa in privato («Coach, stia tranquillo») e in pubblico: «Il nostro rapporto continuerà anche la prossima stagione», ha detto il presidente
dell’Inter al termine della riunione di ieri. Un incontro programmato «per preparare il
futuro. Magari in Italia non
siete abituati, io sì», sottolinea
il tycoon allenato a pianificare
il futuro, argomento al centro
delle due ore di faccia a faccia
tra il numero 1, Mazzarri, il dg
Fassone e il dt Ausilio.
Durante il vertice, il presidente nerazzurro ha anche

E

LA STAMPA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

Serie A Tim

Occhio di triglia

Classifica

TOTALE
PARTITE

SQUADRE

PUNTI

G

V

N

ELIO
PIRARI

RETI
P

F

S

DIFF

1. Juventus

81

31

26

3

2

67

22

45

2. Roma

76

32

23

7

2

65

18

47

3. Napoli

64

32

19

7

6

59

33

26

4. Fiorentina

55

32

16

7

9

51

34

17

5. Inter

50

32

12

14

6

51

35

16

6. Parma

50

32

13

11

8

52

41

11

7. Lazio

48

32

13

9

10

42

40

2

8. Atalanta

46

32

14

4

14

37

41

-4

9. Verona

46

32

14

4

14

47

52

-5

10. Torino

45

32

12

9

11

47

41

6

11. Milan

42

31

11

9

11

47

43

4

12. Sampdoria

41

32

11

8

13

40

45

-5

13. Genoa

39

31

10

9

12

34

39

-5

14. Udinese

38

32

11

5

16

35

44

-9

15. Cagliari

32

32

7

11

14

30

44

-14

16. Chievo

27

32

7

6

19

26

47

-21

17. Bologna

27

32

5

12

15

26

50

-24

18. Livorno

25

31

6

7

18

34

58

-24

19. Sassuolo

24

32

6

6

20

31

61

-30

20. Catania

20

32

4

8

20

24

57

-33

In caso di parità di punti la classifica viene stilata in base a: 1° Scontri diretti; 2° Differenza reti
negli scontri diretti; 3° Differenza reti generale; 4° Maggior numero di reti segnate; 5° Sorteggio.
Le prime due direttamente in Champions League, la terza ai preliminari di Champions, quarta e
quinta in Europa League, le ultime tre retrocedono in serie B.

ANSA

La partita

Immobile e Meggiorini festeggiano Farnerud, autore del provvisorio 1-1 granata a Catania

Catania

1

Torino

2

2’ pt

Catania

Torino

(4-3-3)

(3-5-2)

Andujar 6; Peruzzi 6
(42’ pt Biraghi 5,5),
Gyomber 5, Bellusci
6, Rolin 6 (24’ st
Spolli 5); Izco 5,5, Lodi 4,5, Plasil 5; Barrientos 5 (33’ st Castro 5,5), Bergessio
6, Monzon 6,5.

Padelli 7; Bovo 7, Glik
7, Moretti 6; Maksimovic 5,5 (20’ st
Meggiorini 6), El
Kaddouri 6, Tachtsidis 5,5, Kurtic 5 (33’
pt Farnerud 6,5), Darmian 6; Cerci 5,5 (44’
st Basha sv), Immobile 7.

ALL. Maran

5 ALL. Ventura

46’pt

Avvio ad handicap
Grave infortunio della difesa
granata. El Kaddouri perde palla, Bergessio la conquista e approfittando dello scivolone di
Moretti si libera al tiro per il gol.

Gol annullato
Finalmente il Toro si affaccia al
tiro. Maksimovic realizza di destro ma l’arbitro aveva fischiato
in precedenza un fallo di Cerci a
centro area.

6,5

RETI: pt 2’ Bergessio; st 35’ Farnerud, 38’
Immobile

35’st

ARBITRO: Rocchi 6
AMMONITI: Peruzzi, Darmian, Rolin, Maksimovic, Glik, Immobile
SPETTATORI: 12 mila circa

Subito Bergessio
38’st
Farnerud e Immobile
firmano il ribaltone

Il pari meritato
Dopo un’occasione sciupata da
Glik, El Kaddouri prende palla e
avanza da destra verso il centro,
poi piazza la palla nel corridoio
dove Farnerud in corsa segna
con il sinistro.

Il sorpasso
Meggiorini corregge di testa un
cross dalla destra e Immobile
controllato male da Gyomber
segna di sinistro. E al 44’ Padelli
salva il risultato su Izco.

Inter, Mazzarri non vince più
Ma ha un futuro, parola di Thohir
Summit di 2 ore: tecnico al sicuro, giocatori sott’accusa

3
Punti
Fatti dall’Inter nelle
ultime 4 partite

Walter Mazzarri, 52 anni

sottolineato il fatto che questo è
un anno di transizione e non di
giudizio. Perché la volontà è costruire, dare vita ad un progetto. Questo è stato detto a Mazzarri, al quale, il magnate asiati-

co ha però ribadito: «Sa quanto
tengo all’Europa...».
Per ora nessuna rivoluzione
in panchina, anche se i dubbi
sulla permanenza dell’ex Napoli restano. E sono legati alla

mancata conquista di un posto
in Europa League. Gira tutto
attorno alle ultime sei partite
contro Sampdoria, Parma, Napoli, Milan, Lazio e Chievo, di
cui solo due in casa, contro i
partenopei e i biancocelesti. Le
questioni spinose non sono solo legate al tecnico: ci sono anche quelle legate alla squadra,
tra giocatori deconcentrati in
allenamento e altri insoddisfatti che chiedono il rinnovo
di contratto o vogliono andare
via come Handanovic e Kovacic. Stagione finita, intanto,
per Juan Jesus: lesione completa del collaterale mediale
del ginocchio destro.

Sport .43

.

Risultati

Chievo-Verona
0-1
s.t.: 20’ Toni (Ve)
Inter-Bologna
2-2
p.t.: 6’ Icardi (In); 35’ Cristaldo (Bo); s.t.: 18’
Icardi (In); 28’ Kone (Bo)
Lazio-Sampdoria
2-0
p.t.: 42’ Candreva (La); s.t.: 28’ Lulic (La)
Atalanta-Sassuolo
0-2
p.t.: 33’ Sansone (Sa); s.t.: 26’ Sansone (Sa)
Cagliari-Roma
1-3
p.t.: 32’ Destro (Ro); s.t.: 11’ Destro (Ro);

Marcatori

28’ Destro (Ro); 44’ Pinilla (Ca) rig.
Catania-Torino
1-2
p.t.: 2’ Bergessio (Ct); s.t.: 34’ Farnerud (To);
38’ Immobile (To)
Fiorentina-Udinese
2-1
p.t.: 25’ Cuadrado (Fi); s.t.: 27’ Rodriguez
(Fi) rig.; 37’ Fernandes (Ud)
Parma-Napoli
1-0
s.t.: 10’ Parolo (Pr)
Juventus-Livorno
oggi 19,00
Genoa-Milan
oggi 21,00

Prossimo turno

18 reti: Immobile(To),Tevez(Ju,1rig.).
16 reti: Toni (Ve, 1 rig.).
14 reti: Palacio (In), Higuain (Na,
4 rig.), Rossi (Fi, 5 rig.).
13 reti: Destro (Ro), Balotelli
(Mi, 3 rig.), Gilardino (Ge, 4 rig.).
12 reti: Callejon (Na), Paulinho
(Li, 2 rig.), Berardi (Sa, 5 rig.), Cerci (To, 5 rig.).
11 reti: Llorente (Ju), Cassano
(Pr, 1 rig.), Denis (At, 1 rig.), Vidal
(Ju, 2 rig.), Di Natale (Ud, 4 rig.).
10 reti: Paloschi (Ch, 3 rig.).

14a di Ritorno 13/04 - Ore 15,00
Bologna-Parma

ore 12,30 (And. 1-1)

Verona-Fiorentina

(3-4)
(0-3)

Livorno-Chievo
Milan-Catania

ore 20,45

Napoli-Lazio
Roma-Atalanta

(3-1)
(4-2)

Sab. ore 20,45 (1-1)

Sampdoria-Inter

(1-1)

Sassuolo-Cagliari Sab. ore 18,00 (2-2)
Torino-Genoa

(1-1)

Udinese-Juventus Lun. ore 20,45 (0-1)

All’estero
Spagna

Inghilterra

32a Giornata

33a Giornata

Almeria-Osasuna
1-2
At. Madrid-Villarreal
1-0
Barcellona-Betis
3-1
Real Sociedad-Real Madrid
0-4
Rayo Vallecano-Celta
3-0
Malaga-Granada
4-1
Elche-Getafe
1-0
Siviglia-Espanyol
4-1
Valladolid-Valencia
0-0
Levante-Athletic
oggi 22,00

4-1
Manch. City-Southampton
1-2
Aston Villa-Fulham
0-3
Cardiff City-Crystal Palace
1-0
Hull City-Swansea
0-4
Newcastle-Manch. United
Norwich City-West Bromwich Albion 0-1
3-0
Chelsea-Stoke City
3-0
Everton-Arsenal
1-2
West Ham-Liverpool
oggi 21,00
Tottenham-Sunderland

Classifica

Classifica

At. Madrid 79; Barcellona 78; Real
Madrid 76; Athletic 56; Siviglia 53;
Real Sociedad 50; Villarreal 49; Valencia 41; Levante, Espanyol 40; Malaga 38; Celta, Rayo Vallecano 36;
Elche 35; Granada 34; Osasuna 33;
Valladolid, Getafe 31; Almeria 30;
Betis 22

Liverpool 74; Chelsea 72; Manch. City
70; Arsenal 64; Everton 63; Manch. United 57; Tottenham 56; Southampton 48;
Newcastle 46; Stoke City 40; West Ham
37; Hull City 36; Aston Villa, Crystal Palace 34; Swansea 33; West Bromwich Albion, Norwich City 32; Fulham 27; Cardiff City 26; Sunderland 25

Germania

Francia

29a Giornata

32a Giornata

Amburgo-B. Leverkusen
Augsburg-Bayern M.
Eintracht F.-Mainz
Norimberga-Borussia M.
Stoccarda-Friburgo
Werder Brema-Schalke 04
Borussia D.-Wolfsburg
Eintracht Braunschweig-Hannover
Hertha Berlino-Hoffenheim

2-1
1-0
2-0
0-2
2-0
1-1
2-1
3-0
1-1

Marsiglia-Ajaccio
Paris-Sg-Stade Reims
Bastia-Sochaux
Bordeaux-Rennes
Guingamp-Montpellier
Lorient-Evian Tg
Tolosa-Lille
St-Etienne-Nizza
Valenciennes-Lione
Monaco-Nantes

3-1
3-0
2-2
2-2
1-2
1-1
1-2
1-1
1-2
3-1

Classifica

Classifica

Bayern M. 78; Borussia D. 58; Schalke 04 55; Borussia M., B. Leverkusen
48; Wolfsburg 47; Mainz 44; Augsburg 42; Hoffenheim, Hertha Berlino 37; Eintracht F. 35; Werder Brema
33; Hannover, Friburgo 29; Stoccarda, Amburgo 27; Norimberga 26; Eintracht Braunschweig 25

Paris-Sg 79; Monaco 66; Lille 60;
St-Etienne 55; Lione 51; Marsiglia
48; Bordeaux, Tolosa, Stade Reims
44; Bastia 41; Nizza 39; Rennes,
Montpellier, Lorient 38; Nantes 37;
Guingamp, Evian Tg 35; Valenciennes 29; Sochaux 27; Ajaccio 19

LE TRE GAMBE
DI MAZZARRI
E I DUE MESI
DI TAARABT

P

iù flemmatico (se
possibile), del solito, Andrea Pirlo a
Radio Deejay: «Fossimo
andati avanti avremmo
fatto la nostra figura anche in Champions League». L’affermazione è rimasta poco chiara ma
nessuno ha provato a
confutarne la premessa.
****
Noi e gli Ufo. «Thohir
vuole l’Europa, lei ha paura di non centrare l’obbiettivo?», Walter Mazzarri: «Ma che paura,
passiamo ai contenuti,
Thohir la vuole ma è sintomatico se si sbaglia un
rigore», poi tira fuori gli
effetti speciali: «Prendiamo gol che passano tra
due o tre (tre?) gambe,
questo è il ragionamento
di un umano, poi voi fate i
vostri».
****
Presa di coscienza di
Edy Reja prima di LazioSampdoria: «Purtroppo
è un periodo che arriviamo sempre dopo le squadre che ci precedono».
****
Woodstock. Lia Capizzi propone un nuovo format di sua invenzione, le
interviste freak: «Corini…, anzi Eugenio, ti do
del tu perché è così inutile darci del lei», poi con
tono materno rivolgendosi al portiere del Chievo
Agazzi: «Agazzi, mi permetto di darti del tu, in
fondo sei così giovane».
****
Invettiva velenosissima di Nava contro il giornalismo prezzolato e
omertoso: «La scorsa settimana Klose ha fatto la
differenza corricchiando
nell’anonimato generale».
****
Vanessa Leonardi un
pochino enfatica: «Stefano io lo so, tu hai un occhio, e non solo un occhio,
anche una penna molto
attenta sui giovani», la
celebrazione commuove
Nava: «Grazie».
****
Esclusiva indimenticabile di Pellegatti con il milanista franco-marocchino Taarabt: «Qual è la differenza tra il Taarabt di
oggi e quello di due mesi
fa?», «Che sono qui da
due mesi».
****
Massimo Caputi alza
l’indice contro Mattia Destro. Tombolini, che già
pregustava una mattanza mafiosa, li alza tutti e
due e commenta deluso il
savoire-faire del centravanti della Roma: «Smettila Max, quella che ha
fatto a Cagliari su Astori
non è stata una violenza
grandiosa, non c’è stato
nemmeno un grande danno fisico».
****
Morale alle stelle.
«Quante speranze vi restano?», l’allenatore del
Catania, Maran, ridotto
alle funzioni vitali basiche: «Tante, forse una su
mille, ma ci giochiamo
anche quella».

44 .Sport

STAMPA
.LA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

In breve

CICLISMO: DRAMMATICO INCIDENTE DURANTE LA CLASSICA BELGA

Fiandre, donna travolta: è in fin di vita
Era su uno spartitraffico e un corridore l’ha centrata: operata d’urgenza al cervello
GIORGIO VIBERTI

Una donna di 65 anni è stata
ricoverata in gravi condizioni
dopo essere stata investita da
un corridore durante il 98º Giro delle Fiandre, classica del
Nord vinta poi dal fuoriclasse
svizzero Fabian Cancellara.
Impressionante la ripresa
amatoriale dell’incidente, subito circolata online. A Wielsbeke, dopo un’ora di corsa, il
gruppo stava procedendo a
forte andatura nel centro abitato quando si è aperto in due
per evitare uno spartitraffico
al centro della carreggiata,
sul quale imprudentemente si

Milano batte Cantù
1 Risultati:

Montegranaro-Brindisi 83-80, Siena-Sassari 82-81, R.Emilia-Roma 8976, Varese-Caserta 72-67, Pesaro-Cremona 86-91, Avellino-Bologna 72-80, Venezia-Pistoia 70-74, Milano-Cantù 7671. Classifica: Milano 42; Siena 36; Cantù, Brindisi 34; Sassari 32; Roma 30; Reggio Emilia 26; Caserta 24: Varese,
Avellino, Pistoia, Venezia, Bologna 22; Cremona 20; Montegranaro 16; Pesaro 12.

Volley: le semifinali

Macerata e Piacenza ok
1 Gara

1 delle semifinali:
Macerata-Modena 3-0; Piacenza-Perugia 3-1. Mercoledì
gara 2 a campi invertiti.

Maratona: Milano a Kiprop

Bekele vince a Parigi
1 Esordio

Vansummeren
è l’atleta coinvolto
nell’impatto: il gruppo
andava a 60 km/h
erano sistemati alcuni spettatori, fra i quali anche un bambino. Il belga Johann Vansummeren - corridore esperto,
vincitore della Parigi-Roubaix
2011 e specialista delle classiche del Nord - non ha visto in
tempo lo spartitraffico e l’ha
centrato in pieno, travolgendo
a circa 60 km orari l’anziana
spettatrice, rimasta esanime
al suolo. L’impatto è stato
molto violento, la signora cadendo deve aver battuto la testa sull’asfalto riportando
gravi fratture facciali e un serio trauma cranico. Ferite alla
testa ha subìto anche Vansummeren, ricoverato a sua

Basket: 26º turno di serie A

Impatto
A fianco, la signora
sullo spartitraffico
prima di essere
investita (sopra)

volta anche per uno stato di
chock. Le riprese amatoriali
smentiscono comunque la notizia, circolata nelle prime ore,
che la signora fosse stata investita mentre attraversava la
strada al sopraggiungere dei
corridori. Tuttavia è stata molto imprudente la scelta di assistere alla corsa praticamente in
mezzo alla strada, seppur sulla
piccola isola formata dallo
spartitraffico.
Il drammatico incidente di
ieri riporta alla mente un altro
episodio simile avvenuto durante una tappa del Giro della

Galizia, in Spagna, nel 1999. Allora un motociclista di 40 anni,
che faceva parte dell’organizzazione della corsa, si era sistemato in piedi lungo il percorso
per segnalare ai ciclisti il pericolo causato da una macchina
parcheggiata male: purtroppo
anche in quel caso un corridore,
l’italiano Denis Zanette, giungendo a forte velocità non vide e
travolse l’uomo, che picchiò violentemente la testa al suolo e
morì il giorno dopo a causa di
un grave trauma cranico.
Secondo le notizie giunte ieri
sera dal Belgio, la signora inve-

stita sarebbe stata operata
d’urgenza al cervello e tenuta
poi in coma farmacologico. Vansummeren invece è stato dimesso dopo essere stato curato
per le ferite al volto, ma senza
fratture. «Johan sta bene - si
legge in una nota del suo team
Garmin -, ma il nostro pensiero
va alla signora investita».
La corsa, come detto, è andata a Fabian Cancellara, 33 anni,
detto Spartacus, svizzero di
nonno e padre lucani, che entra
nella storia avendo vinto il suo
terzo Fiandre, come in passato
erano riusciti solo Achille Buysse (belga, dal 1940 al 1943), Fiorenzo Magni (tris di fila: 1949,
1950, 1951) e gli altri belgi Eric
Leman, Johan Museeuw e Tom
Boonen. Quest’ultimo ieri inseguiva un poker senza precedenti, ma è finito soltanto settimo.

Cancellara fa tris

nella maratona
con record di Parigi per l’etiope Kenenisa Bekele: 2h 05’10”.
A Milano, 1º Francis Kiprop
(Ken, 2h 08’53”) e titolo tricolore a Goffi (6º in 2h 17’20”).

1 Fabian Cancellara ha bat-

tuto i compagni di fuga Van
Avermaet, Vanmarcke e Vandenberghe, tre «van» belgi
che sognavano l’exploit sulle
strade di casa. Lo svizzero aveva già vinto il Fiandre 2010 e
2013. Male gli italiani: il migliore è stato Pozzato, 17º a
1’25”. Ordine d’arrivo: 1. Cancellara (Svi); 2. Van Avermaet
(Bel); 3. Vanmarcke (Bel); 4.
Vandenbergh (Bel); 5. Kristoff
(Nor) 8”; 6. Terpstra (Ola) 18”;
7. Boonen (Bel) 35”; 8. Thomas
(Gbr) 37”; 9. Leukemans (Bel)
41”; 10. Langeveld (Ola) 43”;
’25”; 16. Sagan (Svk) 1’25”; 17.
Pozzato; 25. Gatto 1’41”.

Canottaggio: a Londra

Il titolo va a Oxford
1 La 160ª Oxford-Cambrid-

ge va a Oxford: gara finita dopo soli 5’, quando il vogatore
Luke Juckett di Cambridge ha
perso il remo per qualche secondo dopo un tocco con l’imbarcazione avversaria. Ben 11
le lunghezze di vantaggio, il
più ampio distacco dal 1973.

Tuffi: Assoluti a Torino

Bene Tocci e Batki
1 A Giovanni Tocci (1 mt) e

Noemi Batki (10 mt) gli ultimi
titoli agli Assoluti di Torino.

LA STAMPA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

Personaggi

1998
L’ultima volta

STEFANO SEMERARO
NAPOLI

IN SEMIFINALE DI DAVIS

Gli azzurri superarono gli Usa
a Milwaukee, poi cedettero
con la Svezia a Milano
nell’unica finale giocata in casa

GIOIA SEPPI
«La vittoria più
bella. Ero nervoso,
alla fine il braccio
era pesante ma
ho giocato
un gran game»

Sport .45

.

Intervista
NAPOLI

Fognini, colpo da Masaniello
E l’Italia riscopre la Davis
Murray battuto: l’impresa spinge gli azzurri in semifinale con la Svizzera di Federer
SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

edici anni lunghi e quasi
sempre amari, nei quali ci
è toccata anche l’umiliazione della serie C, sconfitti dallo Zimbabwe, che a
ricordarlo oggi non sembra neppure vero. Ce la giocheremo a settembre, in trasferta contro la Svizzera
di Federer e Wawrinka, uscita solo
al quinto decisivo match dall’incubo Kazakistan.
La firma sotto il bollettino finale
è di Fabio Fognini, generale azzurro che non ha mai smesso di essere
Masaniello, solo con più razionalità. Cuore sempre caldo ma capa
(relativamente) fredda. «Ci ho
messo la faccia», dice lui, un po’ Balotelli un po’ Matteo Renzi, e il bello
per tutti è che non l’ha persa, anzi.
Dopo il passo falso di sabato in coppia con Bolelli ha messo sotto 6-3
6-3 6-4 Andy Murray, il numero 8
del mondo, poi ha lasciato ad Andreas Seppi il compito di portare
contro Ward (n.161 Atp) il punto del
3-2, dopo uno spruzzo di pioggia.
Alla vigilia pareva un miraggio,
un’impresa da San Gennaro. Il Fogna l’ha fatta sembrare quasi facile,
due ore e 17 minuti di grande tennis
su terra battuta. Un frullare di ritmi, di variazioni, di rovesci traccianti e dritti fulminanti, nove dropshot vincenti (su undici tentati) che
hanno prima deragliato, poi scorato
Murray, magari un filo stanco dopo
le oltre quattro ore passate in campo sabato, ma molto british nel riconoscere col cuore triste che «Fabio
di solito nei match ha alti e bassi, ti
fa respirare; oggi invece mi ha sorpreso per la continuità. Il merito è
tutto suo». Onesto, ancora prima
che generoso (e infatti da bravo
scozzese per regalare la racchetta a
papà Fognini ha scelto accuratamente quella rotta). Un’impresa
che ricorda quella di un altro talento febbrile, il Canè capace di sfibrare Wilander a Prato nel ’90, oppure
il Camporese riciclato da Panatta
ad Ancona nel ’97, distruttore di
Carlos Moya (e guarda caso sia Moya sia Wilander a quei tempi erano
n.8 Atp). Masaniello è cambiato,
Masaniello è cresciuto. Gli occhi al
cielo, i calci alle bottigliette, le risse
verbali con gli arbitri restano - e ieri
pure tre-quattro conati di nervoso
alla Messi, sotto gli occhi di Flavia
Pennetta arrivata apposta a Napoli
per coccolarselo. La differenza è
che adesso Fabio sa tenere al guinzaglio i demoni, governare le voci di
dentro. «Finalmente ha capito che
doveva crescere, se non voleva restare il solito cazzone italiano»,
spiega papà Fulvio. «Il merito è anche di Pep Perlas, il coach, e della

S

Fabio Fognini, 26 anni, n. 13 al mondo

Super Fabio
“Ci ho messo
la faccia
Sono unico”
Dopo la vittoria Fabio Fognini
ha ancora lo sguardo da tigre,
sazio ma attraversato da lampi
di allegra ferocia. E non vede
l’ora di rispondere alle domande: «adesso viene il bello».
Fognini, quanto è stata dura battere Andy Murray?

«Battere uno come Murray è sempre duro. Ho dovuto tirare fuori il mio miglior
tennis, ma è per vincere partite così che
ho lavorato tanto. Ci ho messo la faccia, e
gli attributi, come ho sempre fatto in Coppa Davis. Qualche volta magari rimediando castighi e insulti, ma io sono fatto così».
In campo ha anche vomitato, come Messi.
È una novità?

«Sì, non mi era mai successo, un fatto nervoso. Messi però è unico. A pensarci bene
anche Fognini è unico».
In tre giorni è passato da un quasi forfait
per l’infortunio al costato al trionfo.

«Il giorno più duro è stato venerdì, non
sentivo la palla. In doppio ho provato un
po’ di dolore nel secondo set, oggi solo fastidio a servire. Dopo la sconfitta in doppio per noi era un match in salita, ma a me
sono sempre piaciute le partite così. Stamattina mi sono alzato e mi sono detto
“dai, mettici la faccia”. E ho risposto presente».

Andreas Seppi (a sinistra) e Fabio Fognini, gli alfieri azzurri della Coppa Davis

La sfida
a Roger
Roger Federer,
32 anni,
ora numero 4
dell’Atp,
sarà
in campo
con la Svizzera
dal 12 al 14
settembre
nella semifinale
contro l’Italia

moglie psicologa. Ma in fondo si chia- di mestiere fa anche il capitano di Fed
ma maturità». È l’età della ragione Cup – perché altrimenti le ragazze riche da qualche tempo sembra attra- schiavano di scappare troppo in avanversare come una scossa, prima rosa ti». Hanno fatto da elastico, le girls. I
shocking, ora azzurro pieno, tutto il maschi come capita spesso nella vita,
nostro tennis.
arrivano a rimorNel 2009 il nu- LA RESA DELLA GRAN BRETAGNA chio. «Andreas
mero 10 nel
scorso è staCon carattere Seppi batte l’anno
ranking di Flavia
to n.19 del mondo –
Pennetta – da un Ward e porta il punto del 3-2 racconta BarazzutApoteosi a Napoli ti – Fognini oggi è
paio di settimane
tornata al n.12 - nel
n.13, punta alla top2010 il bang della
RINASCIMENTO 10 ma sulla terra
Schiavone a Parigi, Nel periodo oscuro finalmente vale già i 3-4 più
poi i successi di Saforti del mondo.
ra Errani e Rober- alle spalle anche una sconfitta Questa è una squata Vinci, nel 2011 la in serie C contro lo Zimbabwe dra omogenea, marisalita nel tabellotura, che dopo la
ne principale della Davis, la vittoria di delusione del doppio ha saputo vinceGianluigi Quinzi nell’under 18 di Wim- re di carattere, reagendo insieme. Se
bledon. La semifinale di Davis arriva giochiamo sulla terra possiamo gioal momento giusto, è insieme un tra- carcela con tutti. La Svizzera in traguardo e un’occasione di rilanciare sferta? Godiamoci la vittoria. Sapenl’immagine, la popolarità del tennis. do però che con noi, se non stanno at«Mi fa piacere soprattutto per i ragaz- tenti, rischiano». L’impressione è che,
zi – sorride sornione Barazzutti, che comunque vada, sarà un successo.

I risultati dei quarti
Francia-RepubblicaCecasaràl’altrasemifinale
1 Coppa Davis, le semifinali (dal 12 al 14

settembre) sono Svizzera-Italia (la sede
verrà decisa tra due giorni) e Francia-Repubblica Ceca. Risultati. Rep.Ceca-Giappone 5-0 (Rosol-Uchiyama 6-3 3-6 6-4, EselyDaniel 6-4 6-4). Francia-Germania 3-2

(Tsonga-Kamke 6-3 6-2 6-4, MonfilsGojowczyk 6-1 7-6 6-2). Italia-Gran Bretagna 3-2 (Fognini-Murray 6-3 6-3 6-4, SeppiWard 6-4 6-3 6-4). Svizzera-Kazakistan 3-2
(Wawrinka-Kukushkin 6-7 6-4 6-4 6-4, Federer-Golubev 7-6 6-2 6-3).

3
Top ten
BATTUTI DA FOGNINI

Andy Murray è il terzo
top-ten che Fognini batte
in carriera dopo Richard
Gasquet e Tomas Berdych

Ha vinto in tre set: fosse andato al quarto
avrebbe rischiato?

Il tifo della
Pennetta
Per Fognini
una tifosa
speciale
in tribuna
a Napoli:
Flavia Pennetta
32 anni
n.12 della Wta
Si parla di un
flirt tra i due
tennisti

IL PAPÀ
«Fabio ha capito
che doveva
crescere. Il merito
è anche del coach,
ma si chiama
maturità»

«Sarebbe stato più difficile. Chiudere al
terzo è stato importante».
Con l’arbitro ha discusso spesso...

«Dell’arbitro me ne frego. Oggi sono felice,
non tiratemi dentro alle polemiche».
Murray era al meglio?

«Era un po’ stanco. Ma oggi spero che
guarderete più ai miei meriti che ai demeriti di Murray»
È la vittoria più importante della sua carriera? Prima di oggi aveva battuto solo altri due top-ten, Gasquet e Berdych.

«Grande vittoria, ma in Davis ho già dimostrato le mie qualità. Non ho pensato a
Murray ma a me stesso. So quello che valgo, e su questa superficie valgo tanto. Ora
cercherò di vincerne altre di partite così.
In fondo, è il mio lavoro».
[SEME]

LA FRASE

Merito di tutti,
di una squadra
omogenea e matura
che ha saputo
reagire
Corrado Barazzutti
CAPITANO

T1 CV PR T2

LUNEDÌ 7 APRILE 2014 LA STAMPA 46

L’innovazione gestionale per la competitività

L’arte del “Made in LeanItaly”
Venerdì 11 aprile dalle
ore 14.00 alle 18.00 presso
la Sala Giovanni Agnelli
del Centro Congressi
dell’Unione Industriale di
Torino, in via Fanti 17,
avrà luogo - organizzato da
Piccolindustria in
collaborazione con Skillab
e con il contributo di
Intesa Sanpaolo - la quinta
edizione del workshop
annuale dedicato al grande
tema del “LEAN”. Una
materia alla quale Giorgio
Possio, imprenditore
torinese e Vice Presidente
Nazionale di Piccola
Industria, si dedica con
competenza e passione sia
in ambito associativo sia in
quello dell’education.
L’edizione 2014 si
rivolgerà nello specifico, al
Lean Thinking come
sistema di management
attraverso il quale un
numero crescente di
imprese, di tutti i settori,
sta rispondendo al deficit
di competitività che
caratterizza il nostro Paese
e conseguendo risultati più
che confortanti.
L’evento vedrà anche la
partecipazione di Alberto

Alberto Baban

Baban, Presidente
Nazionale Piccola
Industria e Vice
Presidente di
Confindustria, a conferma
sia del rilievo
dell’iniziativa sia dei fattivi
rapporti di collaborazione
con i piccoli imprenditori
torinesi e piemontesi
rappresentati
rispettivamente da Dario
Gallina e da Ernesto
Abbona.
La giornata Lean ruoterà
intorno alla figura di
Arnaldo Camuffo che ha al
proprio attivo vent’anni di
ricerche e di esperienze

prima al MIT all'interno
del Motor Vehicle Program
e poi come presidente
dell'Istituto Lean
Management in seno al
Lean Global Network.
La sintesi di questa lunga
attività confluisce nel libro
“L’Arte di Migliorare.
Il Made in LeanItaly per
rimanere competitivi".
Esso racconta la storia del
Lean Movement italiano e
riporta i risultati ottenuti
dalle imprese che hanno
adottato il Lean Thinking
come sistema di
management. Arnaldo
Camuffo, per la prima
volta, presenterà gli
elementi e le conclusioni
del sua lavoro di analisi
insieme a testimonial di
grandi e piccole-medie
imprese e del mondo
dell’Education, in quanto
soggetto che fornisce e
plasma la risorsa umana,
quella più preziosa ed
importante in ogni
progetto organizzativo e
gestionale.
Il workshop è in definitiva
una prima ed importante
occasione di riflessione
collettiva focalizzata sulle

modalità con cui in Italia si
sta realizzando, passo dopo
passo - con efficacia, ma
senza grande clamore - una
trasformazione radicale di
molte aziende secondo il
modello di management
già abbracciato con vigore
dalla maggioranza delle
imprese world class nel
mondo.
L’analisi non è sempre
benevola; mantiene anzi
un occhio attento e critico
alle specificità delle
trasformazioni introdotte
con il Lean nel nostro
Paese, ai punti di forza e
di debolezza, agli errori
commessi e da non
ripetersi, ed alle possibili
azioni per far crescere non
solo le aziende come
creatrici di valore, ma
anche tutto il Sistema
Paese nel suo complesso.
La partecipazione
all’incontro è gratuita
previa iscrizione on line
sul sito www.skillab.it fino
a esaurimento posti.
Per informazioni:
menchetti@skillab.it
011.5718556,
scialabba@skillab.it
011.5718553.

IN BREVE
Il 16 aprile si terranno le
Assemblee Ordinarie
Separate di Unionfidi per le
imprese socie; per quelle con
sede legale in Provincia di
Torino, l’appuntamento è alle
ore 11.00 presso API di
Torino; per quelle con sede
legale in provincia di Cuneo,
alla stessa ora presso
Confindustria Cuneo.
Info: 011.2272411
www.unionfidi.com
L’Unione Industriale di
Torino, con il Ceipiemonte e
l’Ambasciata d’Angola in
Italia, organizza il Business
Forum Italia-Angola martedi
8 aprile presso il Centro
Congressi, dove saranno
illustrate le opportunità di
collaborazione industriale
offerte dall’Angola. Per info:
Servizio Estero 011.5718296
export@ui.torino.it.
Il 9 aprile dalle ore 14,30
presso il Centro Congressi si
terrà il 1° technology day del
progetto TARGET, per far
conoscere le soluzioni
tecnologiche e i laboratori

LIM e CHILAB. Info:
coordinamento.r&i@ui.torino.
it; tel. 011 5718462.
Fra breve sarà pubblicato
l’elenco dei soggetti abilitati a
validare i piani di
ristrutturazione delle imprese
piemontesi toccate dalla crisi.
Per le imprese, la scadenza
per ottenere il contributo a
fondo perduto, fino a 155 mila
euro, a fronte delle spese per
redigere il piano di rilancio e
l’eventuale utilizzo di part
time managers, è invece
fissata a fine aprile.
Il Gruppo SACE presenta
il 15 aprile alle ore 9,30,
presso il Centro Congressi, il
rapporto “Export 2014”, sulle
previsioni dell’esportazioni
italiane per il prossimo
triennio. Saranno presenti, tra
gli altri, il Presidente
dell’Unione Industriale Licia
Mattioli e Simonetta Acri,
Direttore Rete Italia di
SACE. Per l’occasione sarà
ufficializzata l’apertura degli
Uffici torinesi di SACE
presso la nostra sede.

Torino per l’Esposizione Universale 2015

AZIENDE D’ECCELLENZA
FAIVELEY TRANSPORT : ALTA
TECNOLOGIA “MADE IN TURIN”

Bello, colorato, forte. E’ il logo di EXTO che si affianca a quello dell’EXPO 2015 per dire che Torino
c’è e gioca un ruolo importante, nella grande Esposizione Universale di Milano che si terrà tra il 1º
maggio e il 31 ottobre 2015 dedicata a “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Importante non solo in
termini logistici, per ragioni di vicinanza geografica e rapidità dei collegamenti, ma soprattutto in
ragione di una partecipazione strategica all’evento da parte della nostra città, che sarà quanto più
incisiva se riuscirà ad affiancare all’offerta turistica e culturale la rappresentazione della qualità del
nostro sistema produttivo. Con questo auspicio, il marchio di EXTO sarà ripreso in tutte le nostre
comunicazioni, a cominciare dalla nostra Daily UI.

per l’engineering, oltre ad essere una importante
realtà produttiva del territorio. Una parte rilevante
dei dipendenti operativi a Piossasco (un centinaio di
tecnici) è impegnata nei programmi di ricerca e
Si può essere multinazionali, presenti con 52
stabilimenti distribuiti in 26 Paesi, avere un fatturato sviluppo, nei sistemi di ingegnerizzazione, nel
design e nel concept ed è in
intorno al miliardo e dare
grado di proporre soluzioni su
lavoro a circa 5.500 persone,
misura per venire incontro alle
essere specializzati in impianti
necessità dei clienti sul
di climatizzazione, freni e
trasporto passeggeri e merci.
porte per il trasporto
In particolare Piossasco è
ferroviario, ma avere bisogno
centro di competenza del
proprio di competenze
gruppo Faiveley per
ingegneristiche e tecniche
compressori (tecnologia oil
targate "Torino". La filiale
free), trattamento dell'aria ed
torinese è infatti uno dei 12
elettronica per il comando e
siti mondiali della Faiveley
controllo del freno. Significativa anche l'attività di
Transport dedicati all'attività Brakes & Safety, e,
service dello stabilimento torinese (manutenzione,
oltre a essere la piattaforma commerciale per il
revisione e ricambistica per i sistemi freno) che è in
mercato italiano (450 dipendenti che assicurano il
grado di offrire soluzioni ottimali per l'incremento
10% del fatturato del gruppo), è riconosciuta
all'interno come un Centro strategico di competenza del ciclo vita dei prodotti.

47

T1 CV PR T2

Gli autovelox della settimana in città

IN EDICOLA CON

LA STAMPA
Oggi

Domani

9 apr

IL TEMPO IN CITTÀ
Oggi

Ieri

MIN (˚C)

10

11.7

4.8

MAX

Un anno fa

24

23.8

14.6

Diario

Corso Grosseto
Lungo Stura Lazio

Via Pietro Cossa
Corso Moncalieri

Strada Aeroporto
o
ni
Corso Settembrini

Corso Grosseto
Lungo Stura Lazio
Via Pietro Cossa
Corso Moncalieri
Strada Aeroporto
Corso Giulio Cesare
Corso Tazzoli
Corso Orbassano
Corso Cosenza
Corso Siracusa
Corso Galileo Ferraris

Corso Allamano
Corso Salvemini
Corso Francia
Corso Peschiera
Corso Trapani
Via Mazzarello
Corso Rosselli
Via Botticelli
Corso Vercelli
Corso Giulio Cesare
Corso Novara

Via Agudio
Corso Cairoli
Via Ventimiglia
Via Plava
Corso Settembrini
ni
Strada del Drosso
o
Corso Mediterraneo
neo
Corso Orbassano
o
Via Onorato Vigliani
liani
Via Biscaretti di Ruffia
Strada al Traforo
o di Pino

Corso Grosseto
Lungo Stura Lazio
Via Pietro Cossa

Corso Moncalieri
Strada Aeroporto
Corso Agnelli

Via Ventimiglia
Via Onorato
Vigliani

10 apr

11 apr

Centimetri
LA STAMPA

12 apr

Corso Grosseto
Lungo Stura Lazio
Via Pietro Cossa
Corso Moncalieri
Strada Aeroporto
Corso Vercelli
Corso Tazzoli
Corso Orbassano
Corso Cosenza

Corso Siracusa
Corso Allamano
Corso Salvemini
Corso Francia
Corso Peschiera
Corso Trapani
Via Mazzarello
Corso Rosselli
Via Plava

Corso Sacco e Vanzetti
Corso Cairoli
Corso Mediterraneo
Via Ventimiglia
Via Onorato Vigliani
Strada del Drosso
Corso Galileo Ferraris
Corso Settembrini
Via Biscaretti di Ruffia

Corso Grosseto
Lungo Stura Lazio
Via Pietro Cossa
Corso Moncalieri

Strada Aeroporto
Corso Romania
Corso Novara
Via Agudio

Via Ventimiglia
Via Onorato Vigliani
Strada Comunale
di Pecetto

Corso Grosseto
Lungo Stura Lazio

Via Pietro Cossa
Corso Moncalieri

Strada Aeroporto
Via Guido Reni

DOMENICA 13 APRILE 2014 NESSUN ACCERTAMENTO.
SI RICORDANO IINOLTRE LE POSTAZIONI FISSE DI C.SO REGINA MARGHERITA 401/A E C.SO UNITÀ D’ITALIA

TORINO

LA STAMPA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

Via Lugaro 15, 10126 Torino, tel. 011 6568111 fax 011 6639003, e-mail cronaca@lastampa.it 1 specchiotempi@lastampa.it 1 quartieri@lastampa.it

Dopo gli attacchi
i volontari Pd
imparano
a difendersi
Corsi con polizia
e carabinieri
per proteggere le sedi
Massimo Numa
A PAGINA 51

Clonato il Monviso
della lista
di Chiamparino
Simbolo patacca
presentato
ieri per le Europee
Andrea Rossi
A PAGINA 51

INDAGINE SULLA SALUTE DIABETE, ULCERA, OSTEOPOROSI E ALLERGIE INCIDONO MENO CHE NEL RESTO D’ITALIA

“Piemontesi ipertesi e stressati”
Le malattie più diffuse in regione a confronto con la media nazionale
Non brillano in salute le
condizioni dei piemontesi:
secondo l’Istat le malattie
croniche colpiscono il 39%
della popolazione, rispetto
al 37 della media nazionale.
In Piemonte si è più ipertesi
e stressati degli abitanti in
altre regioni.

2

Elena Lisa

L’intervista
L’analisi
L’esperto: qui la vecchiaia
L’Ires: anche la paura del futuro
non è sinonimo di problemi cronici aumenta i rischi per la salute
Il professor Costa: il vero dramma è l’eccesso
di diversità nelle terapie che vengono seguite

La ricerca: in crescita i consumi di psicofarmaci
Il timore è non ricevere più cure sufficienti

Marco Accossato A PAGINA 49

A PAGINA 48

Marina Cassi A PAGINA 49

IERI TUTTO ESAURITO IN CENTRO, TANTI NEGOZI APERTI, ABBIGLIAMENTO DA GIUGNO. IL METEO ANNUNCIA UNA SETTIMANA DI CALDO

Caldo record nell’anticipo d’estate e oggi si replica

Centrodestra
Una campagna
tutti contro tutti

Non saremo originali, ma guardando il termometro di ieri (che segnava 26 gradi: Torino,
fra le città più calde in Italia) sembra che le mezze stagioni siano evaporate come un ghiacciolo
al sole di piazza Castello. Giusto per restare in
tema, ieri, la fila davanti ai gelatai faceva il giro
dell’isolato, chi era uscito con il soprabito se lo è
legato in vita e si
è rifugiato in
una granita
alla mandorla (tanto il
clima era siciliano). E
poi giù di
panchine
fronte sole
in piazza
Carignano,
da H&M a
comprare canotte e shorts, a
provare l’ebbrezza del ventaglio
orientale venduto al
mercatino di via Cesare Battisti. Le previsioni? Rimarremo ampiamente sopra i venti gradi per tutta la settimana. È prevista pioggia
per domani, ma incapace di abbassare d’un
botto le temperature. Ieri comunque, al di là
del clima estivo, via Roma era zeppa di idee:
dall’appassionato di Pessoa che regalava le poesie sotto i portici, al ragazzo con l’organetto
che macinava musica di carta, «sudando sette
note» come diceva lui.
[E.MIN.]

2

E la Porchietto
pronta a rientrare
nelle file di Forza Italia

26

Alessandro Mondo
A PAGINA 50

Gradi

Milleduecento
minisciatori
a Sestriere
Tutti dietro 2 campioni
Così è partita
la festa dell’Uovo d’oro
Amedeo Macagno
A PAGINA 57

Gli artisti di strada hanno trasformato in uno show le vie centro affollate come per lo shopping natalizio

Notting Rivolhill
bar Stella si è presentato niente meno che Hugh Grant. Aria
e era un sosia è stato co- schiva, occhialoni fumé, e amimunque bello crederci. ca ventenne e sorridente sottoPiù o meno come accade braccio si è concesso una pavedendo i suoi film con finalo- stasciutta fuori orario e un tris
ne romantico. Perché imma- di gusti (Bacio di Dama, Pesto
ginate la felicità
di Pistacchio e
di chi sabato, a
Mascarpone
Rivoli, ha pensad’Espresso, tralato per un’oretta
sciando il «topbuona che piazping») e si è conza Martiri si foscesso agli iPhone
se trasformata
dei proprietari
nel cuore di Notper finire in un nating Hill. Già
nosecondo sui siti
perché poco pridi Facebook. Orima delle due alginale o no, è stata
l’ingresso del La foto apparsa su FB
una piccola favola.
EMANUELA M INUCCI

S

T1 CV PR T2

R

48 .Cronaca di Torino

LA STAMPA

.LUNEDÌ 7 APRILE 2014

gg Dossier/Indagine sulla salute
La
prevenzione

ELENA LISA

I controllini
e le analisi
hanno
un ruolo
sempre
più
importante
nella tutela
dei
piemontesi
dalle malattie
croniche

i sono classifiche
nelle quali si vorrebbe stare in
fondo o ci si accontenterebbe di
galleggiare nella media. In
quella che presentiamo, invece, abbiamo il primato.
Parliamo del Piemonte,
del suo record in malattie
croniche. Reumatiti, dermatiti, diabete, pressione alta,
patologie che per mancanza
di conoscenza hanno la fama
di creare «soltanto» disturbi
quando invece hanno esiti disastrosi. Colpiscono chiunque, a qualsiasi età, così all’improvviso. E le conseguenze sanno essere più devastanti della malattia.

C

La gelateria di Martino

C’è chi per una psoriasi non
trova lavoro, chi un posto
l’aveva ma l’ha perso. Chi si
chiude in se stesso e cade in
depressione. E chi per curare
l’asma fa fondo a ciò che ha.
Già, perché molti farmaci sono passati dalla fascia A, mutuabile, alla C, a pagamento.
Martino aveva una gelate-

«C’è anche chi
per problemi di salute
perde all’improvviso
il proprio lavoro»
ria artigianale a Susa. Soffriva, e ancora soffre, di dolori
reumatici che gli impediscono di tenere in mano anche
un cono. «Ho 54 anni – dice –
sapevo che non avrei trovato
un altro lavoro con la crisi
che c’è. Ma poi con queste
mani chi mi prende? Ora vivo
con i miei risparmi. Finché
durano…».
Angela ha la metà degli anni di Martino. Vive e lavora a
Torino. Anzi, lavorava. Da un
paio di mesi è stata colpita da
una dermatite che dalle mani
arriva al gomito. Il titolare
della panetteria dove Angela
serviva al banco ha deciso di
licenziarla per le lamentele
di alcuni clienti che davanti
alle sue mani macchiate storcevano il naso. «Nessuno sa
dirmi perché mi sia ammalata – dice lei –. In pochi mesi
mi ha preso le braccia. Se
raggiungerà il viso mi chiuderò in casa».
Casi isolati? Affatto. Secondo l’Istat le malattie croniche riguardano il 39% della
popolazione piemontese. La
media italiana è del 37. Nella
nostra regione la patologia

“Siamo ipertesi e stressati”
L’identikit dei piemontesi
Malattie a confronto: ecco le differenze tra Piemonte e la media nazionale
In ospedale diminuiscono gli specialisti e molti farmaci sono a pagamento
Malattie croniche in Piemonte (anno 2013)
SUL TOTALE DELLA POPOLAZIONE PIEMONTESE

16,4%

15%

Persone con artrosi, artrite
Persone con malattie allergiche

10%

9,1%

7,4%

6,5%

Persone con osteoporosi

Persone con diabete

16,7%

17,7%

Persone con ipertensione

Persone con bronchite cronica,
asma bronchiale

CONFRONTO DATO NAZIONALE

5,9%

5,9%

5,4%

4,9%

Persone con disturbi nervosi

3,7%

4%

Persone con malattie del cuore

3,5%

3,7%

Persone con ulcera
gastrica e duodenale

2,7%

3,1%

Centimetri - LA STAMPA

più diffusa è l’ipertensione:
colpisce il 17,7% rispetto al
16,7%, dato nazionale. Siamo
nella media per asma e bronchiti croniche – ne patisce il
5,9% – mentre la superiamo
per ulcere gastriche: qui gli
ammalati sono il 3,1% rispetto
al 2,7 in Italia.
Basterebbe questo a non
farci stare sereni. Invece, dal
rapporto di Cittadinanzattiva il movimento che lavora in Italia e in Europa per la tutela dei
diritti dei cittadini e che ha curato il dossier nazionale sulle
malattie croniche e rare emerge altro: al record piemontese per numero di malati
si affianca quello per spesa sanitaria. «Ci sono creme oncologiche che alleviano gli effetti
di chemio e radioterapie eppu-

re vengono considerate “cosmetiche” - dice Ugo Viora, segretario scientifico dell’Anap,
associazione nazionale “Amici
per la pelle” - quindi totalmente a carico del paziente. Poi c’è
chi è colpito da dermatite e arriva a spendere anche 500 euro al mese per curarsi». Ma cosa preoccupa, in Piemonte, è
soprattutto la riduzione degli
specialisti: «Nel caso della reumatologia - dice Viora - sul sito
della Regione manca addirittura il monitoraggio per i tempi di attesa delle visite. Il rapporto medico-paziente è di
uno ogni 1.200 malati».
Povertà sanitaria

In Piemonte la raccolta di farmaci per tamponare la «povertà
sanitaria» - l’emergenza è stata
lanciata dalla fondazione «Banco Farmaceutico» - cioè per donare farmaci a chi non può permetterseli è salita dell’ 11,4%.
«I nostri dati - dice Elisabetta Sasso di Cittadinanzattiva
in Piemonte - dicono che a Torino ormai l’ 11% di chi è colpito
da malattie croniche rinuncia
a curarsi. Questo significa che
prima o poi finirà in un pronto
soccorso e che la Regione pagherà il doppio rispetto a
quanto non farebbe oggi se
non avesse imposto una politica priva di lungimiranza e zeppa di tagli».

1
Un lettore scrive:
quasi tutti i giorni alle 18,30 circa il tram 15 in
direzione Sassi all’altezza di
corso Tortona simula un guasto e nel borbottio generale fa
scendere tutti e si dirige al
deposito. Sappiamo tutti il
perché, non vorrei rovinarvi
il finale ma il tram in realtà
non è rotto, è il macchinista
che a fine turno “taglia” la
parte finale del tragitto sino
al capolinea di Sassi in barba
ai regolamenti e col benestare dell’azienda. Ieri no però.
«Ieri 2 aprile un signore di
una certa età, non anziano si
badi, un giovanotto di circa
sessant’anni si è ribellato. E
ci ha convinti a non scendere,
ci ha spiegato che questi signori non ci possono abbandonare ad una fermata a caso, che possono interrompere il servizio solo presso il capolinea, ed altri particolari
verbosi che non riporto.
«Dopo aver minacciato di

2 «Come

Specchio dei tempi
1

123567893A853BCD678E9FEC73 1 C7E86C FC FDDE89 1 68D 85 A 9
FC 3D6C 9 89A3 1 6379CDD 5F EC 66 8A!C F963"D85 C7 EC968 39C#
1
chiamare polizia & carabinieri
(non sarebbero mai venuti però uno ci prova uguale...) il
tram magicamente si è riparato e ci ha portati tutti sani e
salvi sino a Sassi.
«Ora mi chiedo, chi ha ragione? Siamo stati noi a essere arroganti ed ignoranti o abbiamo
fatto bene a reagire ad un sopruso? Chi sa mi aiuti a dormire meglio...».
MICHELE

Una lettrice scrive:
2 «Sempre più (mega)pullman attraversano il varco di
piazza Castello da/per viale dei

Partigiani; mi chiedo se qualcuno dei vigili, spesso presenti
per controlli vari, non si sia accorto delle difficoltà di manovra, delle inutili code provocate e dei pericolosi contatti dei
pullman con le colonne.
«Basterebbe prevedere che
i mezzi fossero lasciati 200 metri prima lungo viale dei Partigiani.
«Invece di pensare a pedonalizzare una via con portici
adatti al passaggio delle truppe di Annibale, non sarebbe
meglio salvaguardare un accesso così prestigioso?».
ERRI

Un lettore scrive:
rimasto deluso da
Italgas. Per una chiusura contratto devono venire a piombare il contatore in un mio alloggio attualmente sfitto, e da novembre mi hanno già dato 4
appuntamenti, con un margine
a loro disposizione di 2 ore
ognuno, dandomi buca ogni
volta! Il 14 marzo mi ha chiamato una responsabile del servizio Clienti, ma per una proposta commerciale: con l’occasione ho spiegato il problema e
alla fine abbiamo fissato un
nuovo appuntamento per il 24
marzo scorso.

2 «Sono

Un lettore scrive:
settembre 2013 Gtt rispondeva ad una mia mail, in
merito alla richiesta di installazioni dei tornelli sui mezzi Gtt,
al fine di contrastare l’elusione
dal pagamento del biglietto.
«La Direzione commerciale
di Gtt mi diceva che un tornello di prova sarebbe stato installato su di un mezzo extraurbano e che presto, dopo l’attivazione del sistema Bip,
avrebbero installato altri nove
tornelli su altrettanti autobus:
non mi dissero se urbani o extraurbani.
«La domanda che faccio a
Gtt è: a che punto è l’installazione? Grazie per le risposte,
non solo a me, ma a tutti i cittadini onesti».

2 «A

«Mi ha anche assicurato di
interessarsene personalmente
e di darmi conferma telefonica
venerdì 21 marzo, per evitare il
ripetersi dell’inconveniente.
«La telefonata non è arrivata, e, manco a dirlo, neppure il
tecnico si è visto, per la quinta
volta!
«Ora aspetto che mi richiamino, in attesa di valutare
eventuali richieste danni per il
tempo perso e per la presa in
giro reiterata troppe volte.
«Questa è l’attenzione e il rispetto che Italgas riserva ai
suoi clienti?».
IGOR TOSSO

TOMMASO ACCHIARDI

specchiotempi@lastampa.it
via Lugaro 15, 10126 Torino
Forum lettere su
www.lastampa.it/specchio
www.facebook.com/specchiodeitempi

T1 CV PR T2

LA STAMPA
LUNEDÌ 7 APRILE 2014

.

Cronaca di Torino .49

g

“Più delle malattie
ci preoccupa la diversità
delle terapie utilizzate”

Anche la recessione
e la paura del futuro
fanno male alla salute

Costa: “Si diventa cronici sempre più tardi” Ma i piemontesi non sono insoddisfatti della sanità

Intervista

il caso
MARINA CASSI

L

MARCO ACCOSSATO

on sempre invecchiamento è sinonimo di malattia
cronica. O meglio: «In Piemonte questa tendenza è meno allarmante di quanto ci si aspetti». L’epidemiologo Giuseppe
Costa invita a evitare allarmismi, nella lettura dei dati che
verranno presentati all’Expo
Sanità di Bologna.

N

Professore, pensiamo peggio di quanto stiamo?

«Chi invecchia oggi lo fa molto
diversamente da chi è invecchiato ieri. Le generazioni
passate hanno vissuto esperienze molto più sfavorevoli
delle nostre, fin dalla nascita,
passando attraverso la guerra, e da lavori più pesanti. Oggi, nel complesso, le condizioni di vita sono migliori. Oggi si
diventa cronici uno o due anni
dopo rispetto alle attese».
Oggi si fanno più esami e con
strumenti sempre più sofisticati. Risultiamo più malati
anche per questo?

«Molte patologie croniche
vengono scoperte e diagnosticate perché la medicina è più
attenta. Due esempi: aumenta
il numero di ipertesi e diabetici anche perché queste malattie si diagnosticano molto più
di un tempo. In un certo senso, l’evoluzione della medicina
“crea” le malattie, e ciò accade
anche sotto la spinta delle case farmaceutiche, attraverso
messaggi che ci fanno strategicamente pensare di essere
malati di qualcosa».
Che cosa fa maggiormente
la differenza tra ieri e oggi?

a paura di perdere
il lavoro incide sulla
salute: tra chi non
ha timori il 35% è
convinto di essere
in ottima forma, percentuale
che scende al 20 tra chi teme
per il futuro lavorativo. Secondo una analisi dell’Ires
Piemonte lo stress da crisi fa
ammalare - o trasmette la
percezione soggettiva - di più.
Un dato che si accompagna
a quello denunciato dalla ricercatrice Gabriella Viberti
sul consumo di farmaci: in
dieci anni tra il 2001 e il 2010
l’utilizzo di antidepressivi è
cresciuto in Piemonte del 144
per cento contro un aumento
del 120 in Italia. Il Piemonte è
una delle regioni in cui la crisi
è stata più acuta.
Ma malgrado la recessione
e i tagli subiti dai bilanci famigliari anche nelle spese per la
salute i piemontesi sono convinti di non aver subito trattamenti sanitari insufficienti.
Anzi, nel 2013 le famiglie sostengono di aver fatto meno
sacrifici nelle cure mediche rispetto agli anni precedenti.

È il vizio del fumo
il pericolo principale
soprattutto fra
le donne: gli uomini
stanno smettendo
Giuseppe Costa
Epidemiologo
Piemonte

«A livello macroscopico sono le
caratteristiche sociali a fare la
differenza. A Torino, su circa 15
mila morti l’anno tra gli uomini,
1400 sarebbero evitabili se il
reddito, la posizione sociale, il
livello di istruzione fosse per
tutti uguale, per tutti più elevato, senza distinzioni sociali».
Epidemiologicamente parlando, quali sono i maggiori rischi
in Piemonte?

«Ciò che preoccupa di più non
sono le patologie. Il problema è
la diversità dei modi di curare le
malattie e la mancanza di linee
guida condivise. In altre parole:
il comportamento dei profes-

sionisti e l’organizzazione sanitaria sono molto diverse da zona a zona. Un esempio: la quantità di tonsillectomie varia molto da città a città, senza motivazione epidemiologica. L’approccio degli otorini è molto diverso,
a seconda dell’ospedale o dell’ambulatorio in cui si va».
Quali abitudini preoccupano
maggiormente?

«Il fumo, soprattutto nelle donne. Gli uomini stanno smettendo, mentre fra le donne cominciamo a vedere conseguenze
pesantissime».
Parliamo di immigrazione....

«Altra convinzione errata.
L’immigrazione ha cambiato il
profilo della cronicità. Gli immigrati, in realtà, sono più sani,
perché sono le persone più forti
e più sane che hanno affrontato
il viaggio. Come negli Anni Cinquanta: chi arrivava dal Mezzogiorno erano le persone più forti e sane. Per questo è importante non costringerli a condizioni di vita precarie che mettano a rischio la loro salute».

I sacrifici

Maurizio Maggi dell’Ires spiega: «Le famiglie che hanno avuto difficoltà a affrontare le spese per la salute sono tante: dal
12,5 al 23,9% nel periodo della
crisi. Nell’ultimo anno sono tornate al 18,2, un valore vicino al
pre recessione». Il ricercatore
ha una spiegazione: «Non è che
la crisi sia finita. Ci sono due binari distinti nettamente: il lavoro che va male e il resto dove la
fiducia migliora». E aggiunge
una considerazione illuminante: «Avere meno difficoltà non
significa spendere di più. Credo

La ricerca
L’Ires rileva che i piemontesi non sono insoddisfatti delle
prestazioni ricevute soprattutto per i servizi per anziani

che le famiglie abbiano fatto una
propria spending review; a inizio
crisi hanno aggredito i risparmi o
fatto debiti. Poi hanno ridotto il livello dei consumi».

disfatti per la salute «hanno
oscillato tra il 6 e il 9%». Ma con
belle differenze: «Tra il 2 e il 5
per chi ha un reddito inferiore
alla media e tra il 10 e il 20 per
gli altri».

La salute

Però un legame tra crisi e salute,
almeno da un punto di vista soggettivo, è innegabile. Maggi: «La
sacca di scontento per la propria
salute con persone che si dichiarano molto e del tutto insoddisfatte era diminuita negli anni in
cui c’era stata la cosiddetta ripresina, ma è tornata a crescere».
Fatto 100 il 2009 chi è «poco
o per niente soddisfatto» della
propria salute è passato a 103
nel 2010, a 80 nel 2011, a 65 nel
2012 per risalire a 105 nel 2013 e
a 104 nel 2014. Sarà una percezione soggettiva, sarà che l’ansia per il futuro bene non fa comunque in questi anni gli insod-

Meno sanità?

La Bocconi in una ricerca ha evidenziato il rischio di «undertreatment sanitario» cioè di trattamenti sanitari insufficienti come
conseguenza della recessione. La
ricerca Ires sembra smentire che
questo sia accaduto in Piemonte
dove, anzi, il livello di apprezzamento generale e di alcuni servizi
come quelli per disabili, per anziani e per l’infanzia rimane alto.
Spiega Gabriella Viberti: «Il Piemonte tradizionalmente, al di là
della giunta, ha attenzione, ad
esempio, agli anziani. Malgrado i
tagli per il rientro di bilancio la
percezione non è peggiorata».



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