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Salone del risparmio 27 marzo 2014 ADVISOR .pdf



Nome del file originale: Salone del risparmio - 27 marzo 2014- ADVISOR.pdf
Titolo: Salone del risparmio - 27 marzo 2014- ADVISOR[1].pptx
Autore: Francesco

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Roberta D’Apice

Il SALONE DEL RISPARMIO

Milano, 27 marzo 2014

PROMOTORI, SGR E MIFID II: L’ITALIA E’
PRONTA !

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Roberta D’Apice

Il SALONE DEL RISPARMIO

Milano, 27 marzo 2014

MIFID II: ALCUNI DEI PRESIDI A TUTELA
DELL’INVESTITORE
1. I requisiti in materia di governance dei prodotti e la c.d.
product intervention
2. L’informativa alla clientela
3. La consulenza indipendente e la gestione di portafogli
4. La disciplina sugli inducement
5. La remunerazione del personale
6. La competenza del personale addetto alla consulenza o
alla vendita dei prodotti

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Roberta D’Apice

Il SALONE DEL RISPARMIO

Milano, 27 marzo 2014

1. LA GOVERNANCE DEI PRODOTTI E LA C.D.
PRODUCT INTERVENTION
La governance dei prodotti (articolo 16 e 24 MIFID 2): i prodotti

devono essere concepiti per soddisfare le esigenze di un determinato
mercato target di clienti finali e la strategia di distribuzione degli
strumenti finanziari deve essere compatibile con tale target:

1)  Le imprese di investimento che realizzano prodotti devono garantire che tali
prodotti siano concepiti per rispondere alle esigenze di un determinato mercato di
riferimento di clienti finali all’interno della pertinente categoria di clienti, devono
adottare provvedimenti ragionevoli per garantire che i prodotti siano distribuiti al
mercato di riferimento individuato e riesaminare regolarmente l’identificazione del
mercato di riferimento dei prodotti che offrono e il loro rendimento;
2)  Le imprese di investimento che offrono o raccomandano ai clienti prodotti che non
sono stati loro a realizzare devono disporre di meccanismi adeguati per ottenere e
comprendere le pertinenti informazioni relative al processo di approvazione del
prodotto, compreso il mercato di riferimento identificato e le caratteristiche del
prodotto che offrono o raccomandano.

Estensione della valutazione di adeguatezza che non è più limitata
al momento in cui l’intermediario consiglia lo strumento finanziario
al cliente ma viene estesa anche alla fase di design del prodotto da
parte dell’impresa d’investimento (emittente).

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Roberta D’Apice

Il SALONE DEL RISPARMIO

Milano, 27 marzo 2014

1. LA GOVERNANCE DEI PRODOTTI E LA C.D.
PRODUCT INTERVENTION
La c.d. product intervention (articolo 71 MIFID 2): potere delle
autorità di vigilanza di sospendere la commercializzazione o la
vendita di strumenti finanziari o depositi strutturati qualora
l’impresa di investimento non abbia sviluppato o applicato un
processo di approvazione del prodotto efficace o non abbia
altrimenti rispettato le disposizioni di cui all’articolo 16.

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Roberta D’Apice

Il SALONE DEL RISPARMIO

Milano, 27 marzo 2014

2. LE INFORMAZIONI AI CLIENTI
Ai clienti o potenziali clienti devono essere fornite tempestivamente
informazioni appropriate sull'impresa di investimento e i relativi servizi,
gli strumenti finanziari e le strategie di investimento proposte, le sedi di
esecuzione e tutti i costi e oneri relativi. Tali informazioni
comprendono:
1. INFORMAZIONI SPECIFICHE IN CASO DI CONSULENZA IN MATERIA DI
INVESTIMENTI
a) in caso di prestazione di consulenza in materia di investimenti, l'impresa
di investimento, in tempo utile prima della prestazione delle consulenza,
deve informare il cliente di quanto segue:
i) se la consulenza è fornita su base indipendente o meno;
ii) se la consulenza è basata su un'analisi del mercato ampia o più ristretta
delle varie tipologie di strumenti finanziari, e in particolare se la gamma
è limitata agli strumenti finanziari emessi o forniti da entità che hanno
stretti legami con l'impresa di investimento o

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Roberta D’Apice

Il SALONE DEL RISPARMIO

Milano, 27 marzo 2014

2. LE INFORMAZIONI AI CLIENTI
2. INFORMAZIONI SUGLI STRUMENTI FINANZIARI E SULLE STRATEGIE DI
INVESTIMENTO PROPOSTE
devono comprendere opportuni orientamenti e avvertenze sui rischi associati agli
investimenti relativi a tali strumenti finanziari o a determinate strategie di
investimento, e l'indicazione se gli strumenti finanziari siano destinati alla vendita
al dettaglio o alla clientela professionale, tenendo conto del previsto mercato
target di cui al paragrafo 2;
3. INFORMAZIONI SU TUTTI I COSTI E GLI ONERI CONNESSI
devono comprendere informazioni relative sia ai servizi d'investimento che ai
servizi accessori, anche sul costo eventuale della consulenza, sul costo dello
strumento finanziario raccomandato o offerto in vendita al cliente e sulle modalità
di pagamento da parte di quest'ultimo, includendo anche eventuali pagamenti a
terzi.
Le informazioni sui costi e oneri - compresi quelli connessi al servizio
d'investimento e allo strumento finanziario - non causati dal verificarsi da un
rischio di mercato sottostante, devono essere presentate in forma aggregata per
permettere al cliente di conoscere il costo totale e il suo effetto complessivo sul
rendimento e, se il cliente lo richiede, in forma analitica. Laddove applicabile, tali
informazioni sono fornite al cliente con periodicità regolare, e comunque almeno
annuale, per tutto il periodo dell'investimento.

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Roberta D’Apice

Il SALONE DEL RISPARMIO

Milano, 27 marzo 2014

3. LA CONSULENZA INDIPENDENTE E LA GESTIONE DI
PORTAFOGLI
Quando l'impresa di investimento informa il cliente che la consulenza in
materia di investimenti è fornita su base indipendente, essa deve:
a) valutare una congrua gamma di strumenti finanziari disponibili sul mercato, che
devono essere sufficientemente diversificati in termini di tipologia ed emittenti
o fornitori di prodotti da garantire che gli obiettivi di investimento del cliente
siano opportunamente soddisfatti e non devono essere limitati agli strumenti
finanziari emessi o forniti: i)
dall'impresa di investimento stessa o da
entità che hanno con essa stretti legami o ii)
da altre entità che hanno
con l'impresa di investimento stretti legami o rapporti legali o economici come un rapporto contrattuale - tali da comportare il rischio di
compromettere l'indipendenza della consulenza prestata;
b)

non accettare e trattenere onorari, commissioni o altri benefici monetari o non
monetari pagati o forniti da terzi o da una persona che agisce per conto di terzi in
relazione alla prestazione del servizio ai clienti. Occorre comunicare
chiaramente i benefici non monetari di entità minima che possono migliorare
la qualità del servizio offerto ai clienti e che, per la loro portata e natura, non
possono essere considerati tali da pregiudicare il rispetto da parte delle
imprese di investimento del dovere di agire nel migliore interesse dei clienti;
tali benefici sono esclusi dalla presente disposizione.

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Roberta D’Apice

Il SALONE DEL RISPARMIO

Milano, 27 marzo 2014

3. LA CONSULENZA INDIPENDENTE E LA GESTIONE DI
PORTAFOGLI
Per la fornitura di un servizio di gestione del portafoglio l'impresa di
investimento non accetta e trattiene onorari, commissioni o altri benefici
monetari o non monetari pagati o forniti da terzi o da una persona che
agisce per conto di terzi in relazione alla prestazione del servizio ai
clienti. Occorre comunicare chiaramente i benefici non monetari di
entità minima che possono migliorare la qualità del servizio offerto ai
clienti e che, per la loro portata e natura, non possono essere
considerati tali da pregiudicare il rispetto da parte delle imprese di
investimento del dovere di agire nel migliore interesse dei clienti; tali
benefici sono esclusi dal presente paragrafo.
Ne consegue che, nel caso di consulenza indipendente e di gestione di
portafogli: a) tutti gli onorari, le commissioni e gli altri benefici monetari
pagati o forniti da un terzo debbano essere restituiti integralmente al cliente
quanto prima possibile dopo il ricevimento dei pagamenti stessi da parte
dell'impresa e che b) quest'ultima non debba essere autorizzata a detrarre i
pagamenti di terzi dalle commissioni che il cliente deve all'impresa.

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Roberta D’Apice

Il SALONE DEL RISPARMIO

Milano, 27 marzo 2014

4. LA DISCIPLINA SUGLI INDUCEMENT
Le imprese di investimento non sono considerate in regola con gli
obblighi loro incombenti in virtù dell'articolo 23 o del paragrafo 1 del
presente articolo qualora paghino o percepiscano un onorario o una
commissione o forniscano o ricevano benefici non monetari in relazione
alla prestazione di un servizio di investimento o di un servizio
accessorio da un qualsiasi soggetto diverso dal cliente o da persona
operante per suo conto, a meno che i pagamenti o i benefici:
a) abbiano lo scopo di accrescere la qualità del servizio fornito al
cliente, e
b) non pregiudichino il rispetto del dovere dell'impresa di investimento
di agire in modo onesto, equo e professionale nel migliore interesse del
cliente.
L’esistenza, la natura e l’importo dei pagamenti o benefici di cui al
primo comma o, qualora l’importo non possa essere accertato, il
metodo di calcolo di tale importo, devono essere comunicati
chiaramente al cliente, in modo completo, accurato e comprensibile,
prima della prestazione del servizio di investimento o del servizio
accessorio. Laddove applicabile, l'impresa di investimento informa
inoltre la clientela in merito ai meccanismi per trasferire al cliente gli
onorari, le commissioni o i benefici monetari e non monetari percepiti
per la prestazione del servizio di investimento o del servizio accessorio.

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Roberta D’Apice

Il SALONE DEL RISPARMIO

Milano, 27 marzo 2014

4. LA DISCIPLINA SUGLI INDUCEMENT

I pagamenti o benefici che consentono o sono necessari alla prestazione
di servizi d'investimento, come ad esempio i costi di custodia, le
competenze di regolamento e cambio, i prelievi obbligatori o le
competenze legali e, che per loro natura, non possono entrare in
conflitto con il dovere dell'impresa di investimento di agire in modo
onesto, equo e professionale per servire al meglio gli interessi dei suoi
clienti, non sono soggetti agli obblighi di cui al primo comma.
La MIFID 2 stabilisce le condizioni e le procedure che gli Stati membri
devono osservare se intendono imporre obblighi aggiuntivi. Tali
obblighi possono includere il divieto o l'ulteriore restrizione
dell'offerta o accettazione di onorari, commissioni o altri benefici
monetari e non monetari pagati o forniti da terzi o da una persona
che agisce per conto di terzi in relazione alla prestazione del
servizio ai clienti.

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Il SALONE DEL RISPARMIO

Milano, 27 marzo 2014

5. LA COMPETENZA DEL PERSONALE ADDETTO ALLA
CONSULENZA O ALLA VENDITA DI PRODOTTI
L'impresa di investimento devono garantire e dimostrare alle
autorità competenti su loro richiesta che le persone giuridiche
che forniscono consulenza alla clientela in materia di
investimenti o informazioni su strumenti finanziari, servizi
d'investimento o servizi accessori per conto dell'impresa
d'investimento sono in possesso delle conoscenze e
competenze necessarie ad adempiere ai loro obblighi ai
sensi dell'articolo 24 e del presente articolo.
Gli Stati membri devono pubblicare i criteri da utilizzare per
valutare tali conoscenze e competenze.

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Roberta D’Apice

Il SALONE DEL RISPARMIO

Milano, 27 marzo 2014

6. LA REMUNERAZIONE DEL PERSONALE

L'impresa di investimento che fornisce servizi di investimento ai
clienti deve evitare di remunerare o valutare le prestazioni
del proprio personale secondo modalità incompatibili con il
suo dovere di agire nel migliore interesse dei clienti.
In particolare non deve adottare disposizioni in materia di
remunerazione, target di vendita o d'altro tipo che potrebbero
incentivare il personale a raccomandare ai clienti al dettaglio un
particolare strumento finanziario, se l'impresa di investimento
può offrire uno strumento differente, più adatto alle esigenze
del cliente.


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