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Busacchi, Delle favole del Rev. Sinjyo M Claus contro la Soka Gakkai.pdf


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precisamente quella stessa «dottrina» che la Soka Gakkai «condivide» con la Nichiren
Shoshu e che la Nichiren Shoshu assume, a sua volta, come proprio «supporto dottrinale»
(ossia, il patrimonio di insegnamento e di pratica di Nichiren Daishonin). Il problema sta al
livello dell’interpretazione delle scritture buddiste di Nichiren e dell’impegno per kosen rufu
(ossia per la felicità di tutte le persone attraverso la Legge buddista), insomma lo stesso
genere di problema per cui vi è differenza e distanza anche tra la Nichiren Shoshu e la
Kempon Hokke Shu, la scuola del nostro reverendo Sinjyo – fondata, come Claus ci ricorda,
nel 1384 da Nichiju Shonin. Dunque, ad essere onesti, non possiamo dire di trovarci di fronte
ad un confronto tra uno e tutti, piuttosto ad un confronto con un esponente della scuola
Kempon, il quale, con la critica alla Gakkai mira ad attaccare la dottrina che ne è alla base e
che, attraverso la Nichiren Shoshu, rimonta direttamente a Nikko Shonin (1246-1333),
discepolo ed erede unico e diretto – come dimostra l’Atto di successione di Minobu redatto
dallo stesso Nichiren Daishonin l’8 settembre del 1282. Nichiju rientra tra i cosiddetti sei
preti anziani, nominati dallo stesso Nichiren l’8 ottobre del medesimo anno (ossia Nissho,
Nichiro, Nikko, Niko, Nitcho e, appunto, Nichiju). Cinque giorni dopo, il 13 ottobre 1282, il
Daishonin moriva dopo aver redatto quest’ultimo scritto (Atto di successione di Ikegami):
«Io trasferisco gli insegnamenti di cinquant’anni del Budda Shakyamuni a Byakuren Ajari
Nikko, che dovrà diventare il patriarca del tempio Minobu san Kuon. I preti e i laici che
disobbediranno a questa volontà saranno considerati apostati. Il tredicesimo giorno del
decimo mese del quinto anno di Koan. Residenza di Ikegami, provincia di Musashi.
Nichiren».

Stando a questo scritto, Nichiju è da considerare apostata, in quanto tempo dopo si allontanò
(come altri) da Nikko, riformulando e reinterpretando diversamente le dottrine di Nichiren.
Come è noto, Nichiju fu tra quelli che (1) non riconobbe Nichiren Daishonin come Budda
originale dell’Ultimo giorno della Legge [id est, epoca caratterizzata secondo la tradizione
buddista dalle diatribe dottrinali e dal conflitto], (2) disconoscendo la valenza del DaiGohonzon quale autentico oggetto di culto del nostro tempo e (3) negando, ancora, il
carattere di Budda di ogni essere umano.
L’articolo di Claus mira a ribadire e difendere queste idee servendosi – come lui stesso
afferma dichiaratamente – delle scritture di Nichiren (Gosho) trascritte ed utilizzate dalla
Soka Gakkai.
Vediamo.
Che Nichiren non sia il vero Budda
Scrive il reverendo Sinjyo: «Anche chi non è Buddhista sa che il fondatore del Buddhismo è
il principe Siddharta Gotama Shakyamuni. La Soka Gakkai si definisce un’organizzazione
Buddhista, quindi, come minimo, ci si aspetterebbe che onorasse e riverisse il Buddha
storico, come fondatore della religione che professa (…) Se la religione professata dalla Soka
Gakkai è Buddhismo, come mai si è sostituito il Buddha storico, considerandolo nell’epoca
attuale ininfluente?».
Rispondo che il nostro Buddismo riconosce e rispetta il Budda Shakyamuni quale fondatore
storico del Buddismo, figura esemplare e fondamentale di santo per tutta l’umanità (d’ogni
tempo e luogo; di ieri, di oggi, di domani). Aggiungo, che la nostra pratica quotidiana, consta
della lettura – mattina e sera – di due brani estratti dal Sutra del Loto (il più grande
insegnamento di Shakyamuni, noto come “la Bibbia dell’Oriente”); come se non bastasse, la
presenza delle scritture buddiste tradizionali nel Gosho di Nichiren è ampia e sostanziale.
Non parlo solo del Sutra del Loto, ma di almeno altri cento sutra. Claus sostiene che
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