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Giuseppe Montesano 2 .pdf


Nome del file originale: Giuseppe Montesano 2.pdf
Titolo: Giuseppe Montesanomattino1.pdf
Autore: olimpia

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,
sterminio, ma con un ritocco: la
scritta che campeggia sul cancello «Arbeit Macht Frei», letteralmente «il lavoro rende liberi», è
stata trasformata in «P2 Macht

quello che dovrebbe essere il suo
ultimo «comizio a pagamento».
E, in attesa di chiarimenti sui casi
deiparlamentariM5Srisultatioggi a zero reddito nel 2013.

de l'Italia intera», ha commentatoacaldoilpresidenteRenzoGattegna. Indignazione condivisa
dal mondo della politica, in modo bipartisan. A cominciare dal

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il blog di Grillo A fianco, il
fotomontaggio del comico con
l’ingresso del lager di Auschwitz

La polemica
«È una vergogna utilizzare
rozzamente la poesia e la Storia
per fare osteria politica»
Giuseppe Montesano
SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

No, non ci possono essere dubbi, non è una vergogna sentirsi
fratelli delle donne e degli uomini che a Buchenwald, ad Auschwitz e dovunque la violenza
politica imperversava, erano trasformati in immondizia, cenere,
fango: non è una vergogna sentirsi uomini insieme ad altri uomini.
E’ vergogna invece non capire ciò che è elementare e comune, è vergogna ignorare la Storia
e la poesia, è vergogna manipolare rozzamente la poesia e la Storia per fare osteria politica: come ha fatto il capo del Movimento Cinque Stelle. La prima volta
che abbiamo letto «Se questo è
un uomo» di Levi tutti abbiamo
capito: qui non si tratta di un gioco, qui si tratta della vita. Dietro
quei pochi, scarni, sgraziati e sublimi versi ci sono le fosse comuni, i vinti, i morti, i reietti, l’infamia della legge del più forte
esercitata su
L’appello
un intero popoIl disumano
lo, una sciagunon può
ra che non poteessere
va né essere tadimenticato ciuta né essere
adoperata per
perché
scopi miserabiperderemmo li. E’ per questo
i nostri figli
che la potenza
dei versi di Primo Levi si conserva immensa dopo tanti anni,
ed è per questo che la loro durezza è giusta: noi, persino da bimbetti mocciosi, capiamo che la
maledizione lanciata da Levi a
coloro che dimenticano perché
ormai vivono «sicuri nelle tiepide case» non è una violenza, ma
l’appello traboccante di disperata speranza a noi, ai futuri, a quelli che vengono dopo. Vi prego,
dice Levi, ma pregandovi vi chiedo anche di capire che la preghiera sulle labbra del sopravvissuto
si trasforma in maledizione: vi
prego con tutto me stesso, e vi
prego in nome di quei corpi e
cuori spezzati e umiliati, non dimenticate l’orrore!
Solo se non dimenticherete
quel che di disumano è stato
compiuto, dice Levi, ciò che è disumano non si ripeterà più; se lo
dimenticate, se non lo incidete
nei vostri cuori, se non meditate
su ciò che è stato, così dice Levi,



Moni Ovadia
«Questa iperbole lacera il
senso stesso di una civiltà e
ferisce spietatamente donne
e uomini che hanno
attraversato l'orrore»

La Shoah offesa

Renzo Gattegna
«Infame provocazione e
oscenità: non è possibile
tacere» attacca il presidente
delle Comunità Ebraiche
Italiane Renzo Gattegna

«Se questo è un uomo»
la poesia contro la ferocia
Cosa dicono i versi all’inizio del libro utilizzati dall’ex comico

L’opera

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate
se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate
se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare

vuoti gli occhi
e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa
andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati
torcano il viso da voi.

Il primo libro
Primo Levi sopravvisse
allo sterminio
del lager di Auschwitz

PrimoLevi

vi toccherà la sorte peggiore: «I
vostri nati torcano il viso da
voi...». Non è chiaro? Se noi dimentichiamo il disumano, allora perderemo anche i nostri figli:
essi torceranno il viso da noi,
non ci riconosceranno più, perché noi non saremo più capaci
di riconoscere il futuro, e il bene
sarà per noi una vuota chiacchiera.
E’ così semplice quello che
scrive Primo Levi! Lo capiscono i
bambini, capricciosi fino a un attimo prima che gli si leggano e
spieghino le parole di «Se questo
è un uomo»: basta poco, una frase, un racconto, e i capricciosi
bambini hanno faccette illuminate e intristite dalla comprensione; e lo capiscono gli adolescenti presi dalla colla digitale e
dal ridacchiare scemo: bastano
le parole di Levi, e gli adolescenti ridacchianti si fanno meditabondi, e chiedono «perché», e
«come», e sono di colpo cambiati; e lo capiscono persino gli
adulti, indifferenti, stanchi,
preoccupati, lo La poesia
capiscono aven- Le parole
do idee politiche diverse, e non sono
diverse visioni soffi
del mondo. Le di vuoto
parole di Levi ideologico
gli ricordano
qualcosa che ma carne
già sanno: che viva
l’umano è comune, e invece
il disumano dell’odio e della violenza divide e distrugge. No, non
è vergognoso commuoversi per
le parole scritte da un sopravvissuto alla Shoah, è quanto di più
bello ci sia concesso: la piccola
poesia di Levi è enorme perché
in essa le parole non sono soffi di
vuoto ideologico, ma carne viva
che ci riguarda tutti, noi e quelli
che verranno dopo di noi.
E’ per questo che forse su chi
vergognosamente abusa delle
parole di Primo Levi bisognerebbe stendere un oblio non pietoso ma saggio: l’ignoranza violenta, volontaria e cieca non è perdonabile. A noi tocca ricordare
gli straziati a causa della violenza, dell’ignoranza e dell’accecamento: non per odio o per vendetta, ma per ricordarci di essere
umani, semplicemente umani,
nient’altro che umani.



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Composite IL_MATTINO - NAZIONALE - 5 - 15/04/14 ----

Time: 15/04/14

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