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A Tutto Sport Magazine Extra Staff .pdf



Nome del file originale: A Tutto Sport Magazine Extra Staff.pdf
Autore: Daniele

Questo documento in formato PDF 1.5 è stato generato da Microsoft® Office Word 2007, ed è stato inviato su file-pdf.it il 21/04/2014 alle 00:57, dall'indirizzo IP 87.9.x.x. La pagina di download del file è stata vista 1663 volte.
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1 www.atuttosportrimini.it

Sommario
EXTRA NUMERO 1 – Aprile 2014

3 Daniele Manuelli
4 Riccardo Giannini
5 Renzo Sartini & Stefano Papini
6 Lara Agnoletti
7 Emanuele Pironi
8 Francesca Giovannelli
9 Serena Miller
10 Irri Bene
11 Giacomo Alpini
12 Manuela Catanese


Un ringraziamento va a tutti coloro che in queste due annate hanno contribuito ad aiutarci in particolar
modo: Marcello Bartolini, Sebastian Donzella, Giorgia Bertozzi.

ATuttoSport Magazine

Responsabile del trattamento dati ai sensi del (DLGS. 196/2003): Daniele Manuelli
Redazione e grafica: Daniele Manuelli. Foto articoli: tratte dal canale Rete8Vga TeleRimini
Magazine digitale. Distribuzione gratuita. In allegato extra AtuttoSport inerente ai personaggi dello staff televisivo


Il presente magazine è stato chiuso in redazione martedì 9 aprile alle ore 12

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Direttore Responsabile Daniele Manuelli (danieleisernia@teletu.it)

Una vita dedicata al calcio

Giornalista, conduttore e cronista, Daniele
Manuelli nasce a Isernia, ma da bambino si
trasferisce con la famiglia a Novafeltria, paese
allora dell’entroterra marchigiano, ora in Provincia di Rimini. Fin da piccolo coltiva una grande passione per il mondo
del calcio: in primis le partitelle con gli amici, giocate su campi di terra battuta, oppure sul famigerato campetto in
puro cemento della parrocchia di Novafeltria. Crescendo vive anche le prime esperienze da calciatore nel settore
giovanile del Novafeltria e dei Delfini Rimini. Gioca da centrocampista centrale, in rare circostanze da esterno destro,
segnalandosi per le sue capacità d’incursore che gli permettono di raccogliere discreti bottini di reti. Calcio giocato,
ma anche osservato, tifato, “sviscerato”, vissuto a 360°. Il rito della domenica: 90° minuto, Domenica Sprint,
Domenica Sportiva, Pressing, le partite del suo amato Milan. La collezione di figurine Panini, la Gazzetta, il Guerin
Sportivo. Una collezione sterminata di gagliardetti, circa 200, e di maglie da calcio “Match Worn” (realmente
indossate dai calciatori), circa 100. Le divise a cui è più legato sono la maglia biancoazzurra dell'Isernia, amata
squadra della sua città natale, la maglia del centenario del Milan, firmata dal
campione brasiliano Leonardo; la maglia bianca del Milan con la firma di
Ibrahimovic, incontrato a San Marino in occasione di una gara tra la nazionale del
Titano e della Svezia. La stanza di Daniele è un piccolo museo per l'appassionato
calciofilo e milanista, con dvd, tazze, sciarpe, portachiavi, pupazzetti,
merchandising raccolto nel tempo con grande passione. Il calcio diventa poi non
solo un passatempo, ma anche lavoro. Nel 2007 Daniele inizia a cimentarsi nelle
telecronache del Milan sulle web tv, in compagnia dell’amico e collega Riccardo
Giannini, poi entra nel mondo del giornalismo, come appassionato e coinvolgente radiocronista per le partite del
Rimini. Dallo stadio allo studio, oltre alle cronache Daniele inizia la sua attività di opinionista televisivo sulle tv locali
per i campionati di B e C1. Nel gennaio del 2011 fonda la testata giornalista on-line “Dna Milan”, di cui è il direttore
responsabile. Un sito in cui si incontrano tifosi rossoneri da ogni parte di Italia e dove i giornalisti in erba hanno
possibilità di muovere i primi passi come opinionisti ed editorialisti. Un anno dopo entra nella grande famiglia del
Santarcangelo Calcio: qui si ritaglia fin da subito un ruolo di primo piano nella
gestione della comunicazione e dell'amministrazione, contribuendo all'ascesa
della società clementina, vicinissima al traguardo della Lega Pro unica.
Nell’autunno del 2012 inizia la grande avventura di “A tutto sport”, programma
da lui ideato e condotto, in onda il lunedì sera su Vga Telerimini, storica
emittente della città di Rimini. Un format che propone servizi, interviste,
opinioni senza peli sulla lingua e approfondimenti sul calcio riminese e
romagnolo di Lega Pro. In seguito nascerà anche “ Anteprima Sport”, tg sportivo
dedicato alle squadre locali e all’approfondimento della Lega Pro. Con competenza e professionalità, ma anche
ironia, perché il calcio resta un bellissimo gioco. Un gioco, una passione, uno stile di vita di cui Daniele si è
innamorato fin dai primi anni della sua vita.
Riccardo Giannini

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Daniele Manuelli: Ideatore e conduttore
della trasmissione “A tutto sport” e
“Anteprima Sport”.

L’AMICO DI SEMPRE
Dico subito che per me l'amicizia è un legame un po' particolare. Nei miei desideri si
tratta di un rapporto naturale, che non richiede alcuno sforzo, fra due persone che
hanno delle affinità e delle preferenze in comune. In realtà, come tutti i rapporti
umani, mi sono accorto che anche l'amicizia richiede un certo tipo di lavoro e di fatica
per andare avanti. È un rapporto fra due persone fatto di telefonate, d’incontri, di
volontà di vedersi anche se magari quel giorno non se ne ha tanta voglia. Io,
purtroppo, ci sono delle giornate che mi piace starmene da solo, a pensare, a sognare,
a giocare e a fantasticare per conto mio e non ho voglia di vedere nessuno. Capita
allora che gli amici talvolta ci rimangano male, si scoccino, si risentano e un po' me la facciano pagare e perciò capita
poi di vedersi più di rado. Penso anche di idealizzare l'amicizia, di essere molto esigente, per cui quando qualcuno non
incarna il mio tipo ideale di amico, tendo io stesso a staccarmi. Al primo errore o alla prima delusione, mi raffreddo.
Esiste comunque nella mia vita quello che io considero il mio miglior amico, costui porta il nome di Riccardo. Uno
che sopporta queste mie complicazioni e che, a modo suo, mi sa capire, sa capire i miei umori e di che pasta sono
fatto. L’amicizia con Riccardo è nata spontanea quando ai tempi delle medie, previa della nostra passione comune (il
Milan) si parlava nel break della colazione delle ore 10.30 dei bidoni rossoneri. Era la stagione 94/95, il Milan vantava
tra le proprie fila elementi del calibro di Sordo, Melli, Lorenzini, Ielpo, De Francesco
ma era anche la stagione delle meteore nel nostro campionato, vedesi ad esempio
un certo Marcio Santos della Fiorentina. Da qui forse nascono i primi ritornelli
famosi dettati dalla mia e dalla nostra ironia, il calciatore più scarso delle medie
veniva ribattezzato Kazuyoshi Miura (meteora del Genoa), l’attaccante più disastroso
diveniva Cadete (meteora del Brescia), il più nasone Enzo Gambaro (allora alla
Reggiana) e colui che metteva il primo orecchino Cyprien (meteora di Torino e
Lecce). Noi ci divertivamo anche così, facevamo le cosiddette (usando la gerarchia
romagnola) pataccate. Finito il tempo delle medie ci siamo persi, ci siamo ritrovati
nell’estate del 2006, quella in cui la nazionale italiana trionfò a Berlino e la Juventus
fu condannata alla serie B. Ci siamo voluti nuovamente bene (mettiamola così) tanto
che tra una partita di calcetto, visionata con il suo impeccabile occhio e qualche
chiacchierata è arrivata l’opportunità di lavorare insieme per una nota radio locale.
Da lì in poi il mio e il nostro mondo è cambiato. Ricordo come se fosse ieri, il test, il
provino, in cui fui scaraventato in radio per curare la prima radiocronaca di calcio. La
squadra in questione era il Rimini, ma entrambi venivamo da alcune esperienze di
telecronache inerenti al Milan fatte sul web. Ed ecco che con lui si va on air a
raccontare le emozioni di una partita di calcio, il Rimini per la cronaca vinse a Salerno
per due a tre. Da qui si apre il mondo lavorativo con Riccardo fatto di anni di collaborazione radiofonica e da due anni
anche televisiva. La stima che ho per lui è immensa. Da anni svolge il ruolo di speaker radiofonico, ha una voce molto
calda, acuta, densa di significato che da emozioni a chi lo ascolta. E’ dotato di un’intelligenza unica e come me ama i
vecchi film di Bud Spencer e Terence Hill, il Milan e il calcio in generale. Ama leggere mensili come il Guerin Sportivo,
la Gazzetta al mattino è d’obbligo, ma lui in verità è un divoratore di Almanacchi Panini, chiedeteli nel 1967 dove
giocava Tizio, Caio e Sempronio e vedrete che vi lascerà a bocca aperta. Per ogni informazione inerente al meteo
potete rivolgervi a lui. Se domani c’è il sole o piove, se l’indomani ci sarà il sole o piove, lui saprà sempre rispondervi
e non vi dico le volte che ho pensato di mandarlo a quel paese quando prima di uscire di casa mi diceva “ SanDaniè
prendi l’ombrello che a momenti piove, oppure, domani piove”. E che caspita.. verrebbe da dire, ma alla fine lui è
fatto così, guai a contraddirlo anche sulle magliette da indossare, se è estate e tira leggermente vento, nonostante ci
siano 39° gradi indossa la felpa, non trascura mai le sue amate dell’adidas o le sue magliette sportive. Passione
sfrenata soprattutto per i portieri, vive di divise da loro indossate. Un noto spot nazionale ricorda che un mondo
senza Nutella sarebbe un mondo diverso, la mia vita senza un amico così sarebbe davvero diversa. Con stima, il tuo
amico Daniele. P.s scusa per lo sponsor (figura sotto) con le bare

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11 anni senza vedersi poi la ritrovata amicizia

Nati con la camicia
Ricordate il film di Bud Spencer e Terence Hill “ Altrimenti ci
arrabbiamo?”. Ecco, guai a fare arrabbiare due come loro, meglio averli
come amici che come nemici. In quella scena, per una macchina Bud e
Terence iniziano una vera sfida a colpi di birra e salciccia, ma nel set con
Renzo e Stefano la sfida è ben diversa, la frase d’ordine è sempre la solita:”vai tranquillo che sei sempre il numero 1”.
Si definiscono unioni civili tutte quelle forme di convivenza fra due persone legate da vincoli affettivi ed economici,
che non accedono volontariamente all’istituto giuridico del matrimonio, tale definizione è ricopiata da wikipedia ed è
utile ai fini dell’articolo. Perché, pur con tutta la buona volontà non puoi raccontare Stefano senza tirare in ballo
Renzo, né viceversa. I due, sia chiaro, si somigliano per molti aspetti, ma forse proprio per questo la loro “unione
civile” hanno scritto pagine importanti nella storia della televisione locale. Ognuno dei due in tutti questi anni ha
interpretato la propria parte senza pestarsi i piedi, il divertimento in questo modo è sempre stato assicurato. Ci sono
coppie vincenti nel calcio come quelle formate da Vialli-Mancini, da Del Piero-Inzaghi, da Maradona-Careca, da Van
Basten-Gullit ma anche coppie famose televisive come Bud Spencer e Terence
Hill, Stanlio-Onlio o dei cartoni animati come Cip-Ciop. Noi a Rimini, abbiamo
Renzo&Stefano, in altre parole il massimo. Dal 17° piano del grattacielo,
attraverso un ascensore, sopraggiungo al piano terra, lì ci sono gli studi televisivi.
Mi emoziono, perché i titolari mi fanno capire che stanno per presentarmi due
grandi persone che sono alla regia da più di 30 anni: Renzo e Stefano. Il primo
contatto ufficiale avviene con entrambi, non oso dirvi i nostri pensieri comuni,
lascio a voi libera interpretazione ed immaginazione. Stefano ha qualche
perplessità che viene del tutto cancellata il giorno dopo, quando il mattino mi
presento davanti allo studio con le vallette, lì credo che da parte sua ho ottenuto
i primi consensi, della serie: “ bravo dalla vita hai capito tutto, così mi piaci!”. La giornata non finisce qui: al
pomeriggio con la mia equipe mi dirigo nuovamente verso gli studi, qui ad accogliermi alla porta questa volta c’è
Renzo, anche lui vedendo le due nuove vallette rivolge i suoi primi consensi dandomi indicazioni favorevoli, e per
indicazioni non intendo di certo quelle stradali. Si realizza di conseguenza la nuova sigla, una sigla che deve creare
scompiglio, curiosità e qui Stefano si lascia andare totalmente coinvolgendomi da subito anche per i dettagli. Renzo
rimane ancora un po’ restio, ma qui sta per succedere qualcosa: 29 ottobre 2012, giorno della prima diretta. Sono
teso, devo eseguire servizi video, realizzare le cronache e curare gli ultimi dettagli. Renzo capisce che per l’emozione,
per la tensione non ho ancora mangiato e sparisce per alcuni minuti. A distanza di quindici, lo ritrovo in postazione al
mio fianco, con due panini alla mortadella più grandi di me, due birre e uno sguardo accattivante quasi a dire:
“mangia e stai zitto altrimenti prendi anche due tozzoni”. Il rapporto che nasce tra me, Renzo e Stefano in questi due
anni si può sintetizzare in questa maniera, attraverso due episodi che fanno capire quanto bene mi vogliano. Con
loro mi sono ritrovato a vivere questa esperienza che è bellissima poiché la prima cosa che si richiede in ogni ambito
lavorativo è l’armonia. Con Renzo e Stefano non potrebbe essere altrimenti, due meravigliose persone che nei miei
confronti si comportano da padre e da fratello maggiore. Sono ambedue genitori e capiscono le esigenze di noi
giovani, entrambi col senso dell'umorismo, grazie a questo riescono sempre a farmi ridere e a farmi dimenticare le
difficoltà. In loro compagnia riesco a dare il giusto peso agli avvenimenti della vita di tutti i giorni, anche a quelli
spiacevoli. Insomma per me vale il detto:” Chi trova un amico trova un tesoro”. Il problema è che con loro due io ho
trovato non uno ma bensì due tesori.

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Renzo e Stefano: da 30 anni in regia

Generazioni di fenomeni
Lara video maker di successo in cerca di fortuna.

Ivano Fossati, maestro della canzone d’autore ama sempre citare nei suoi concerti le intelligenze silenziose: quelle
persone che non amano la ribalta, le parole fuori posto, l’esserci a tutti i costi. A detta sua, sono persone di fantasia,
di genio, di classe naturale come la
nostra Lara. Tranquille in apparenza,
da sembrare quasi assenti o
trasparenti, in realtà, talmente dentro
il mondo da sembrare quasi perfette.
Non è che su Lara si potesse scrivere
un libro. Lara è un libro con tante
pagine
aperte,
anche
contemporaneamente e soprattutto
diverse fra loro. I canali di Lara non
finiscono mai, lei stessa è una
piattaforma sempre collegata e
connessa con il mondo. Vi assicuro il
business, interessi economici non sono
al primo posto, ma c’è dell’altro: la sua ambizione, la sua passione, il suo bisogno di scaricare energia e di competere.
E’ un po’ questo il gruppo elettrogeno di Lara. Mi sono sentito di definirla un fenomeno per il portamento fiero,
autoritario e la sua classe in campo. Lei non è una che si tira indietro, che sta zitta, anzi piuttosto sprona e da
indicazioni alla troupe. Alla distanza potrebbe sembrare una persona troppo perfetta, etichetta scomoda a volte, ma
è semplicemente preparata, concentrata, seria e sicura, pronta a fare autocritica in caso di errori. Lara è un numero
uno, è una professionista assoluta e chi ha avuto il piacere di lavorare con lei può testimoniarlo con facilità. E’ una
predestinata ma quante volte abbiamo letto o scritto questa parola abbinata a persone sbagliate ed detta a
sproposito? Tante, troppe, ma quando vedi una persona così giovane e capace, quando vedi una persona in grado di
risolvere problematiche riguardanti spot, video, immagini di coperture e tanto altro, hai capito bene chi hai davanti.
E’ stata brava Lara anche nel sapersi destreggiare nel nuovo circuito ideato da Popi Bonnici -ci riferiamo alla
piattaforma Tau Media della Lega Pro- che da quest’anno permette a tutti gli italiani di vedere comodamente in
poltrona le immagini delle gare inerenti al panorama della terza serie. E’ stata per quasi tutto il campionato la prima
a caricare (in tutto il girone di Seconda Divisione girone A) le sintesi delle gare nella piattaforma sopra indicata.
Semmai ce ne fosse bisogno ancora una volta sinonimo di vera “number one”.

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Con certe persone c’è sintonia a prima vista. Diventano beniamini (in termini calcistici) praticamente subito, come se
tra loro scattasse qualcosa di istintivo, un po’ come quella che tra coppie d’attaccanti ben affiatate viene definita “la
chimica”, se mi passate questo paragone ispirato dalla primavera. Si saltano i convenevoli, le presentazioni, le
timidezze, e si capisce quando si entra in campo di essere fatti gli uni per gli altri e questa è una cosa che non può
non giovare al resto del team. E non si sta ad indagare molto sul passato, questo che sembra essere capitato pare
essere un colpo di fortuna per puntare ad ottenere in futuro risultati importanti. Ci sono storie lavorative che durano
una vita. Cominciano nella più tenera età e si rafforzano nel tempo, non senza sacrifici e rinunce, a volte anche con
qualche ripensamento. Sono di solito le storie più romantiche, che celano in sé un sentimento di stima profonda e
sincera, indistruttibile. Se chiedete a Lara Agnoletti, video maker nella vita, lei vi racconterà che la sua storia ha un
nome, anzi, ne ha addirittura due: il primo è ovviamente il suo fidanzato, il secondo è la sua telecamera.

Emanuele Pironi l’uomo biancorosso

Non si può capire Emanuele senza conoscere quella terra schietta, intima chiamata Romagna. Gente allegra
ma dedita interamente al lavoro. E lui, nel sorriso che espone nei saluti e nell’impegno che mette nel proprio
lavoro ne è una conferma. Il primo pensiero va sempre agli amici biancorossi con i quali in trasferta o in casa
guarda le partite, mangia gnocchi e tagliatelle (e non più funghi dopo Gavorrano) e condivide la passione
calcistica.
Certi lunedì nel dopo puntata ci ritroviamo nei locali, a parlare per ore. Si, è vero: quasi sempre mangiamo
schifezze, ridiamo e scherziamo e parliamo di cose senza importanza. Talvolta addirittura di cose banali.
Però ci sono dei giorni che sembriamo due vecchi filosofi e parliamo degli argomenti importanti
dell'esistenza: l'amore, l'amicizia, il sesso, il futuro. Lui, in genere, sa molte più cose di me e mi dà sempre
motivo di riflettere, più tardi, sulle scoperte di cui mi ha portato a conoscenza. Sulla nostra vita futura
abbiamo comunque tutti e due normali incertezze e trascorriamo molte ore a raccontarci cosa ci piacerebbe
fare e cosa invece ci farebbe schifo. Di una cosa però siamo certi: che, se anche in futuro ci perderemo di
vista, il nostro incontro rimarrà per entrambi una delle esperienze più importanti della nostra vita e del nostro
percorso formativo, benedetto allora il pallone che ci ha fatto incontrare, riunire e capire il mondo
biancorosso. Come ogni tifoso che si rispetti, Emanuele, non le mandava e non le manda a dire ad avversari,
arbitri e soprattutto – se le cose giravano male- alla
squadra e ai giocatori. Sono anni un po’ di transizione
per il Rimini, quando lui inizia a seguirlo, fino alla
meritata serie B, dove l’obiettivo è quello di coprirsi di
gloria sul campo. E quando la gloria torna a riempire le
giornate di Rimini, Emanuele è lì ad incitare i propri
beniamini. Nel 1980-1981 il Rimini ottiene uno dei
suoi migliori piazzamenti di sempre conquistando il
nono posto con 36 punti, togliendosi anche la
soddisfazione di fermare il Milan al Romeo Neri con
un 2-2, da segnalare tra l’altro in quella gara la
spettacolare rete di Saltutti. Al termine dell'anno
successivo lo stesso bottino di 36 punti non fu
sufficiente per il raggiungimento della salvezza. Da qui
nasce ancora di più l’amore per questi colori da parte di Emanuele che vede la sua amata sfiorare la B,
retrocedere, ripartire dalla D, fino a rivederla nel tempio della gloria, dove un folletto chiamato Ricchiuti
deliziava e incantava con le sue magie il popolo biancorosso. Poi l’incubo, nuova ripartenza dalla D,
promozione in C2, spareggi salvezza e ora (da settembre scorso) il ruolo di tifoso/opinionista nella
trasmissione “A tutto Sport”, sull’emittente che forse più da vicino ha visto il Rimini padroneggiare nei
propri schermi. Emanuele oggi, è padre di due bellissimi figli, nella vita si guadagna da vivere svolgendo il
mestiere di operaio nella vicina Santarcangelo ed è impegnato in diversi progetti specie quello che riguarda
da vicino l’azionariato popolare del Rimini: “Amici del Rimini calcio”. L’incontro decisivo con lui è
avvenuto nel giugno 2013. Sono bastate poche parole per capire e per capirsi che insieme si poteva costruire
un importante progetto. Se la prima apparenza è quella che conta, allora possiamo decisamente dire che
Emanuele è un acquisto di quelli giusti, e per apparenza non intendiamo il taglio di capelli, ma piuttosto il
piglio sicuro e le risposte che poche volte si è soliti ricevere. Attenzione però a nominarli la parola Cesena
perchè da buon riminese quei colori e quella squadra potrebbero causarli strani effetti collaterali.

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L’opinionista biancorosso di “ A tutto Sport” che tifa Rimini e sostiene Rimini.

Dal Colosseo all’Arco di Augusto
Non la conosco da molto, saranno circa due anni. L’ho incontrata per caso, come spesso succede nel mio
lavoro. Ricordo che era primavera, forse più o meno in questo periodo. Credo che la diffidenza iniziale sia
durata lo spazio di 30’ secondi per poi parlarci, ridere, scherzare. Tre giorni dopo ci siamo rivisti per parlare
del nostro progetto che lei ha accolto immediatamente con l’entusiasmo contagioso di una bambina. La
sensazione iniziale è quella che ho ancora oggi, un’amica con la quale dividere pensieri, esperienze e stati
d’animo. Curiosa la sorte che mi abbia messo davanti una persona alla quale non frega nulla di apparire ma
semplicemente un personaggio che con le sue sfumature ha portato nei nostri studi dolcezza, ironia e
quell’ingenuità che a noi tutti è piaciuta. D’accordo non possiamo esimerci dal fatto che le sue guf sono
divenuti i veri tormentoni del nostro gruppo, ma alla fine Francesca è così naturale davanti allo schermo che
sarebbe difficile, quasi una condanna, insegnarle recitazione. Allora via allo stadio come inviata del Rimini,
telecamera e microfono a portata di mano per realizzare le interviste del dopogara.
Francesca, in un pomeriggio freddo di novembre ci accoglie nella sua casa, raccontando la sua vita fatta di
alti e bassi. È bella in un modo
naturale quasi eteo, come un raggio
di sole che illumina un campo di
fiori o un ruscelletto d’acqua fresca
nel cuore d’un bosco; senza trucco
né inganno “indossa” la sua
bellezza in modo naturale senza
esaltarla, come un pavone con le
sue meravigliose piume. E' una
ragazza normale, ha il naso alla
francesina, le labbra carnose, gli
occhi lucidi color verde speranza.
Ha il timbro della voce caldo e un
accento buffo diviso tra il romano e
il romagnolo. E' una ragazza
elegante e sportiva sa sempre come
vestirsi in modo adeguato in
qualsiasi situazione. E' simpatica, è
altruista con tutti, è dolce ma
quando la prendono in giro diventa una belva umana. Un suo pregio è che da cuore a tutti e un suo difetto e
che si affeziona subito alla gente. C’è ne siamo accorti immediatamente noi dello staff accogliendola tra noi
per la sua limpidezza: E’ una ragazza semplice, di quelle che sognano dietro ai libri e alle poesie, e se la vita
è carogna non importa, una ragione buona per sorridere la trovi comunque. E’ un tipo così. E’ bellissima, nel
suo genere. Famiglia numerosa la sua, ricca di sorelle tra cui una gemella. Il suo trasferimento da Roma a
Rimini è stato naturale. Da ragazza posata, seria e volenterosa, ha cercato e trovato lavoro come commessa.
La sua è una storia particolare:“I miei genitori mi dicono sempre che la mia solarità mi aprirà mille porte,
ma io mi reputo una ragazza umile piena di sogni e di aspirazioni, pronta a diventare una donna
equilibrata e una buona madre”. Questa frase emessa da una ragazza di 25 anni, potrebbe risultare strana
nell’epoca odierna, ma spiega perfettamente il personaggio e i valori di una persona che è cresciuta con un
cuore grande quanto una casa.

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Da Roma a Rimini, la piccola Francesca in cerca di fortuna.

Il Diavolo continua a vestire Prada

Dalle passerelle al calcio: se è vero che conta non solo la mèta in sé, ma anche il percorso attraverso cui la
raggiungi, per Serena, l’approdo in tv è stato inatteso, ma proprio per questo ancora più bello e gratificante.
Lasciamo dunque che il diavolo continui a vestire Prada. Come nel titolo del film interpretato da Meryl
Streep, ma anche dalla bella attrice americana Anna Hathaway e come nel romanzo scritto da Lauren
Weisberger, Serena ha una storia che merita attenzione. Dal 2011 la sua vita è cambiata, dopo aver
partecipato per caso ad un concorso di bellezza nella sua città e alle selezioni di miss Italia, iniziò a lavorare
per molte agenzie di moda come fotomodella, ragazza immagine e hostess agli eventi, dividendo il suo
lavoro in varie città d’Italia tra cui Milano, la capitale della moda. E’ arrivata per ultima in televisione, in
punta di piedi, senza i clamori tipici che animano le scene finali di un film. Ma, come un numero ritardatario
al superenalotto, ha fatto saltare il banco e da ragazza semplice qual è, ha fatto breccia nel cuore dello staff.
Serena Miller, semplicemente “ Sere o Milly” per gli amici stretti o “ La Sere” per chi come lei è nata e vive
in Romagna. E’ una giornata più autunnale che estiva, nonostante sia il 1 settembre. Il sole lo mette Serena
che nello studio, al suo debutto, prima della
diretta sembra una bambina in un negozio di
giocattoli o caramelle, si emoziona, si veste,
indossa i suoi amati tacchi, si trucca con
disinvoltura, si mette in posa e ciak, fa la
consueta fotina (lei le chiama così) per ricordare
il momento topico. Quando sale sullo sgabello,
avvicina a sé il tavolo con sopra pc e cellulare,
dove leggere mail e sms dei nostri spettatori poi
infine pone domande sul campionato e sulla
scaletta da seguire. E’ salita in cima “La Sere”,
sopra c’è solo il cielo e chi soffre di vertigini
rinuncia, lei no, ha carattere la ragazza, apre
perfino le braccia per l’ennesimo scatto e ha
anche il coraggio – poco prima della diretta- di
dire: ”Questa sarebbe una grande copertina per
la nostra pagina Facebook”. La storia di Serena non lascia spazio ai dubbi: siamo in presenza di una tifosa
milanista sincera, sanguigna e preparata. Ho il sospetto che sia così fin da subito perché fa parte della
generazione 1989, quella in cui chi tifa Milan la porta con sé per quella coppa campioni vinta dopo 26 anni
di astinenza contro la Steaua Bucarest, in una città, Barcellona, che conosce il più grande esodo di tifosi
(90.000) al seguito di una squadra. Passione rossonera trasmessa dal padre che come lei è nato a pane e
Milan. Oggi, il sorriso è lo stesso del primo giorno, comè uguale il suo approccio alla vita, un approccio
sempre positivo che cerca e trova il meglio in tutto e da tutti. Se l’importanza, la bellezza di un viaggio si
misura anche dai posti in cui ti sei fermata, beh, vuol dire che il viaggio di Serena nel calcio e nella tv è stato
davvero il massimo. Venticinque anni ancora da compiere, un curriculum che i suoi coetanei già si sognano,
tante belle promesse da mantenere tra paragoni impegnativi e modelle da seguire. Seria, riservata, educata,
disponibile sul piano umano. Continua, affidabile, elegante, eclettica sul piano professionale. Doti che
l’hanno portata e la porteranno lontano come il suo personaggio Disneyland preferito “Trilli Campanellino”,
colei che lascia nei cieli della favola una scia luminosa e fantastica. Vola lontano “La Sere” perché come lei
è leggera, divertente, emozionante, allegra, vola verso scenari importanti. E allora come diceva il suo grande
riferimento Marylin Monroe:” Fai il modo che la felicità sia il tuo unico vizio”.

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Dalle passerelle al mondo del calcio passando per la tv.

IO BALLO DA SOLA

I colori per me sono molto importanti: spesso,quando immagino le note musicali o le stagioni dell’anno o i
mesi, li immagino colorati! Per esempio il Do è azzurro, febbraio è verde scuro e l’estate è tra il giallo e il
verde pastello. I colori danno un senso alla vita. Il mio preferito è il rosso. Rosso sta a significare anche
passione, quella passione che c’è in Irene Bernardi per il dettaglio, per il passo lento della frase che si snoda
lungo il percorso di uno sguardo intenso che non conosce fretta, per i tempi lunghi di una riflessione intorno
all’oggetto – conversazione, luogo, tratto dalla persona che sia – capace di aggirarlo da più parti e
angolature; c’è una cura per le linee, i contorni, le rifiniture, una minuziosità e attenzione nell’approccio a
ciò di cui sta narrando per poi raffigurarlo nel migliore dei modi, nella sua arte: il disegno. Semplicemente
Irri Bene verrebbe da dire, all’anagrafe Irene Bernardi. Nella sua carta d’identità nella voce segni particolari
troverete genio e sregolatezza. A vederla se fosse un calciatore, giocherebbe davvero a tutto campo perché
in un solo ruolo si annoierebbe, lei abituata a essere una stacanovista non si ferma mai, neppure nelle dirette
televisive dove tra un disegno e l’altro tempera la sua matita, prepara i suoi pastelli per regalarci favolose
vignette ispirandosi ad Afrodite, la dea della bellezza per i suoi tocchi deliziosi. Ragazza riservata, sempre
disponibile, talvolta schiva, ma senza negare mai un sorriso a chi la saluta, che sia un amico, un collega
oppure un semplice appassionato. Dalla sua ha quella faccia da brava ragazza che ispira subito simpatia; a
questo si aggiunge lo spassosissimo accento romagnolo che eleva il sorriso all’ennesima potenza. La sua
sensualità è travolgente ed unita al suo sguardo
divino la rendono unica, con quei occhi che
ricordano (facendo un paragone calcistico)
quelli di Sheva a Manchester 2003, occhi che
guardano per un istante l’avversario, fermo
sulla riga di porta, poi dopo una frazione di
secondo, si volgono verso l’arbitro quasi a
implorargli di fischiare presto. Ancora un
battito di ciglia verso la porta, il fischio, il
silenzio irreale, la corsa, il tiro, il gol e la gioia
personale.
Tutto
questo
è
sinonimo
d’intelligenza, volere e determinazione. E’ sexi
Irene, non rinuncia mai al suo tacco e al suo
vestito elegante che evidenzia le sue curve ma
non è mai stata volgare perché è una donna con
la D maiuscola avendo ben equilibrato e
scandito il rapporto tra la sua bellezza esteriore
e la sua nudità interiore. Ha chiaramente
dimostrato la sua abilità nel disegno e la sua disinvoltura nel momento in cui è stata chiamata a svolgere il
ruolo di co-conduttrice. Si divide spesso tra viaggi di lavoro, disegni e caricature varie, lo fa anche per il
noto mensile “Calcio Illustrato”, dopotutto perseguire i grandi piaceri della vita è per lei un dogma. E’
un’inguaribile ottimista, si sveglia la mattina e pensa “che bella giornata”, vede le nuvole e pensa “che bello
ci sono le nuvole”. Lei ha il suo sogno e ci sta lavorando, qualcosa per cui c’è bisogno di creatività ed
immaginazione, segue la corrente e va dove la porta il cuore. Balla al ritmo del suo stesso tamburo. Non ha
un orologio. I suoi giorni sono scanditi dal sole e dalla luna. E’ uno spirito libero Irri, dopotutto una leonessa
in gabbia non può far felice nessuno. In tv con lei accanto non ci rimane che riempire la tela più importante,
utilizzando mille colori, mille pennelli per disegnare un arcobaleno colorato.

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La vignettista Irene ci delizia il palato ogni settimana con le sue fantastiche vignette.

JACK ALPINI E’ USCITO DAL GRUPPO

Ha imparato ad apprezzare anche Rimini dove tuttora lavora, ma con noi di “ A Tutto Sport”, dopo alcune apparizioni
nella precedente edizione ha voluto fare una scommessa. La scommessa è una metafora della vita. Immagini come
possa andare una partita o una corsa di cavalli e punti di conseguenza. Poi le cose, proprio come nella vita, possono
non andare come avevi immaginato e stracci il biglietto, oppure sei bravo e fortunato vai alla cassa. La scommessa ti
regala un’attesa, una prospettiva: se esci dall’ippodromo senza aver azzeccato un solo cavallo, ti consoli pensando
che il giorno dopo ci saranno altre corse e avrai l’occasione di rifarti. Giacomo con “A tutto Sport” ha vinto nella veste
di opinionista la sua scommessa. In un anno si sono capovolte la sua vita e quella del Bellaria. Dagli elogi ai fischi
incondizionati, dalla zona salvezza alla retrocessione. Se il calcio è capace di ribaltare giudizi in poco tempo, cosa che
dovrebbe suggerire a molti opinionisti maggiore prudenza, Giacomo ne è la prova migliore. Tutto va in cavalleria,
tutto si dimentica. Non vale per il protagonista, chiaro, che nonostante i sorrisi e il buonumore qualche sgradevole
ricordo di questa stagione lo conserva. Dicono i vecchi saggi del calcio che per costruire una buona squadra occorre
fantasia. Per ricostruirla ci vuole soprattutto pazienza. Esattamente la dote che è mancata quest’anno al suo Bellaria
e quella che non è mai sfuggita a lui (foto in basso) unico tifoso in quel di Forlì a sostenere i colori adriatici
nonostante la cinquina rimediata. Dagli allenatori che si sono alternati al comando, agli stessi tifosi, che fruendo
anche dei moderni mezzi informatici hanno preso a martellare contestazioni preventive, complicando ulteriormente
l’opera dei già confusi architetti, Nicolini, Ulizio e Califano in primis. Giacomo è stato sempre lì con il suo bandierone
ad ascoltare tutti, a rendersi disponibile in caso di bisogno per sperare di vedere al “Nanni” una squadra che
oggettivamente non è mai stata competitiva per
raggiungere l’agognata salvezza. Tentativo vano. Allora a
quel punto, spazio al calcetto con le consuete partite
settimanali con gli amici di sempre. Da Rho a Bellaria, la
strada alla fine non è poi così lunga, dalla Lombardia
all’Emilia Romagna, ogni mondo è paese verrebbe da dire.
Sarà un’ossessione. Sarà quella voglia di cambiamento e
di motivazioni nuove. Sarà una combinazione di tutto
questo che porta molti di noi a fare scelte lavorative o di
vita importante. Di lui in questi mesi si è potuto
apprezzare quell’innata capacità di piacere a tutti,
compresi i nemici sul campo, compresi i rivali più spietati.
Nel modo di fare di Giacomo c’è qualcosa di new age, c’è
una strada ottimistica per arrivare in fondo al percorso. C’è una parola giusta per qualunque interlocutore. Ma
tornando al calcio e pensando alla sua fede, c’è anche una fame di vittorie che non si esaurisce mai, c’è il gusto di
trionfare senza umiliare e anche senza creare il fantoccio di un drago da decapitare. Per questo è piaciuto subito allo
staff, strappandosi via in un secondo, quella fama di bravo ragazzo, urlando contro tutti e contro il tempo quando ha
assistito a uno spettacolo impietoso della squadra che per undici anni ha onorato questa categoria. Ha tifato, ha
seguito, ha letto perché per chi non l’avesse capito Giacomo a Bellaria ha messo radici, costruendo una famiglia
formata da due bellissimi bimbi e una moglie splendida. Angolo benedetto da madre natura, clima eccezionale, cielo
azzurro, ampie pinete e spiaggia sabbiosa, Bellaria la definisce così, una cosa bella come lo è per lui questa seconda
esperienza di “ A Tutto Sport” che li ha permesso di assaporare la terza serie e di parlare di calcio come piace a lui,
come un tempo, ritrovando quell’entusiasmo da ragazzo e di conseguenza come una volta il nostro Giacomo ha fatto
tredici.

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Giacomo Alpini, dalla difesa all’attacco.

LA VERA MANUELONA NAZIONALE
Pazza estate catanese, chiamiamola così. Incontro e conosco Manuela previa di dnamilan. Dopo una collaborazione,
(tuttora in corso) con il sito rossonero Manuela viene spedita come nostra inviata al “ Massimino” di Catania ogni
domenica. Ha iniziato a raccontarci con il piglio giusto e la sua simpatia le cronache dei rosanero raccogliendo un
discreto successo. Manuela più volta ribattezzata dal sottoscritto la “ Manuelona” nazionale, in quanto a curve non
ha nulla da invidiare alla più famosa Manuela Arcuri; oltre ad essere un’incantevole bellezza, si mostra subito
preparata sull’argomento calcistico. Ogni settimana raccoglie per noi interviste a destra e a sinistra e ha la fortuna di
conoscere e di divenire amica con l’ex calciatore del Rimini Adrian Ricchiuti che lei definisce una grande persona.
Sono gli anni in cui il Catania si avvale anche delle prestazioni di Maxi Lopez, lontano parente di quello visto ora, o
meglio di quello che si diverte a duellare con Icardi per la
sua amata Wanda. Manuela è una che sa il fatto suo, è
solare, divertente, educata e fa morire dal ridere.
Sentendola spesso mi accorgo che ha una vocina davvero
particolare, con la consultazione anche dell’amico fidato
Riccardo, iniziamo a proporle dei servizi sportivi sempre in
onda su dnamilan, lei si occupa ovviamente di quelli
inerenti al Catania, ma la sua voce ha un timbro
particolare. Da quest’anno è divenuta la cosiddetta
“donna dei gol”. A lei, infatti, è affidato il commento
inerente al servizio di tutte le reti della giornata. Manuela,
nella vita quotidiana è una persona normale. Ama
sorridere ed è difficile trovarla di pessimo umore, anche
se quando si arrabbia, fa morire dal ridere, vedere per
credere. Proviene dalla classifica famiglia siciliana che le
ha imposto sani principi. Quando parli con lei in merito ai
ragazzi, dice di volere a fianco a sé una persona seria con
valori importanti. Nel suo futuro si vede bene come madre, ma per i bambini c’è tempo, ora l’unico bambino che
ama seguire e vedere è il suo nipotino. Spesso quando lo vede giocare a calcio si emoziona, perché per lei i bambini
sono il massimo. Quando ci troviamo a parlare di determinati argomenti sa di essere a suo agio, quasi si commuove.
Manuela ha un cuore grandissimo e si vede anche nella passione che mette in questo lavoro e per il suo Catania.
Sono innumerevoli le iniziative benefiche che organizza e presenta tutto l’anno, spesso fra colleghi di lavoro o
direttamente con i giocatori o personaggi del Catania Calcio. Purtroppo per lei questa stagione non sta proseguendo
nel migliore dei modi, nonostante la vittoria con la Sampdoria la sua squadra del cuore sembra la più seria candidata
alla retrocessione e per lei sarebbe un doppio dispiacere anche perché, appena 10 mesi prima, da buona catanese,
festeggiava per la retrocessione dell’odiato Palermo, ma il calcio è anche questo bisogna accettare il verdetto del
campo. Sta crescendo Manuela, spesso si è recata anche in trasferta a seguire il suo amato Catania e l’ha fatto anche
in uno stadio importante come quello di “ an Siro”. Quest’anno la sua presenza è stata di buon auspicio agli
“elefantini” che hanno ottenuto un punto importante contro l’Inter. Dall’Etna a Milano, il suo mondo sembra essere
sempre in evoluzione, non ci stancheremo mai ad avere al fianco un tipo così vulcanico. Dopotutto una grande donna
si vede anche da ciò.
R.B.

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Da Catania a Rimini ci delizia con la sua voce dei gol.

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