File PDF .it

Condividi facilmente i tuoi documenti PDF con i tuoi contatti, il Web e i Social network.

Inviare un file File manager Cassetta degli attrezzi Ricerca PDF Assistenza Contattaci



La Stampa 13.05.2014.pdf


Anteprima del file PDF la-stampa-13-05-2014.pdf

Pagina 1 23464

Anteprima testo


.

2 .Primo Piano

LA STAMPA

.MARTEDÌ 13 MAGGIO 2014

U

IMMIGRAZIONE
NUOVO DRAMMA

1.138

36.627

arrivi in 24 ore

da gennaio

È questo il numero
complessivo di migranti
sbarcati nella giornata
di ieri in Italia

Gli sbarchi registrati
dall’inizio del 2014 a oggi
sono dieci volte superiori
a quelli dello scorso anno

Il nuovo pericolo
Secondo fonti d’intelligence dalla Libia
partono sempre più spesso imbarcazioni
fatiscenti perché i trafficanti di morte
sanno che le navi italiane vanno a prendere
i migranti fin quasi al limite
delle acque territoriali libiche
GIUSEPPE LAMI/ANSA

Inferno in mare, strage di migranti
Affonda un barcone a 50 miglia dalla Libia: 14 morti, 200 dispersi e 200 naufraghi salvati dalle navi italiane
PALERMO

«L’inferno, qui c’è l’inferno».
La voce arriva dallo specchio
di mare a cento miglia a sud di
Lampedusa, insieme alle grida, ai pianti, ai lamenti. Quattordici i morti recuperati nell’ennesima tragedia dell’immigrazione, 200 i sopravvissuti, ma all’appello ieri sera ne
mancavano altrettanti, perché sul barcone naufragato –
raccontano i superstiti inzuppati d’acqua – erano in quattrocento. Laggiù un brulicare
di corpi: uomini, donne, bambini portati a forza di braccia
sulle quattro motovedette accorse da Lampedusa, insieme
con la nave San Giusto della
Marina militare e con i mercantili dirottati nella zona. Un
allarme partito da un rimorchiatore al servizio di alcune

piattaforme petrolifere che si
trovano a 50 miglia dalle coste
della Libia e al doppio di distanza da Lampedusa.
Ed è una scena che si ripete,
dopo che sabato era affondata
un’altra carretta al largo della
costa africana, trascinando con
sé quaranta corpi, mentre a
Trapani e a Porto Empedocle
arrivavano 890 profughi soccorsi a più riprese nel Canale di
Sicilia. I mezzi dell’operazione
«Mare Nostrum», varata per
soccorrere già in mare le imbarcazioni di migranti in difficoltà, sono impegnati senza
pause. Non c’è il tempo di recuperare un gommone mezzo affondato che subito arriva un altro allarme.
Ieri sera, mentre ancora si
faceva la conta dei morti e dei
vivi del naufragio, è scattato un
nuovo Sos da un barcone con

altri centinaia di migranti a
bordo, forse 250. Così le quattro
motovedette della guardia costiera di Lampedusa si sono
precipitate a tirarli su, mentre
la nave San Giusto restava lì, a
decidere se rientrare sulle coste siciliane o se aspettare che
si compissero nuovi avvistamenti e nuovi destini. Fino a
tarda sera, infatti, incerta perfino la destinazione e i tempi di
sbarco dei sopravvissuti e dei
cadaveri, tanto è trincea in queste ore il Mediterraneo. Probabilmente Augusta, probabilmente domattina. Ma non si
esclude la scelta di Porto Empedocle, che già domenica ha
accolto 467 migranti tra cui 53
donne e 19 bambini. «I viaggi
della speranza vanno prevenuti, il diritto di asilo va chiesto a
terra e non rischiando la vita.
L’unica cosa da fare è l’apertura

di canali umanitari controllati:
se non è possibile dalla Libia, allora lo si faccia dall’Egitto», dice il sindaco dell’isola Giusi Nicolini, mentre Save the Children sottolinea che la situazione di accoglienza in Sicilia «versa in condizioni inaccettabili» e
invita il Governo ad attuare urgentemente «un piano di accoglienza nazionale in grado di rispondere ai bisogni essenziali
di tutti i migranti in arrivo e, in
particolare, dei più vulnerabili,
tra i quali i minori non accompagnati e i nuclei familiari con
bambini».
Già, Lampedusa. Il centro è
chiuso ma non per questo l’isola smette di essere investita
dalle tragedie del Mediterraneo. E non soltanto perché ne è
diventata icona, rappresentazione simbolica dopo che il 3 ottobre dell’anno scorso il suo

La storia
LAURA ANELLO
PALERMO

iuseppe Cannarile, comandante della capitaneria di Porto di
Lampedusa, è di nuovo in prima linea. «Non si sa ancora quante siano state le persone a bordo, ma i superstiti dicono che erano centinaia.
Siamo sul posto, stiamo lavorando
senza sosta». Ci sono quattro motovedette, laggiù, a cento miglia a sud di
Lampedusa, ma è come svuotare
l’oceano con il cucchiaino. E adesso,
alla vigilia delle elezioni europee, la
polvere messa sotto il tappeto con la
chiusura del centro di Lampedusa e
poi con gli sbarchi nei porti siciliani,
sta salendo inesorabilmente per tutta
la Penisola, fino ad arrivare a Roma e
poi a Bruxelles.
Ma mentre la politica fa appelli e
polemizza, mentre le istituzioni comunitarie pronunciano parole di scandalo, in mare e a terra ci sono uomini che
si fanno in quattro da mattina a sera.
Stanchi di raccogliere vivi e morti.
Stanchi di fare fronte da soli a
un’emergenza annunciata e continua.
Stanchi al punto da non riuscire più a
gioire per un bambino salvato o per
una donna sottratta ad anni di stupri e
deserto.
«Ma sa perché non riusciamo più a
gioire? – dice un militare della Guardia
di Finanza a Porto Empedocle, dove

G

ANSA

I cadaveri di alcuni dei migranti recuperati in mare

I soccorritori disperati
“Noi, soli e impotenti
a sfidare la morte”
Allarme accoglienza: le strutture siciliane sono piene
sono sbarcati dall’inizio dell’anno quasi
4200 migranti – perché quei ragazzi che
abbiamo raccolto il giorno prima ammazzandoci la vita, li vediamo scappare
il giorno dopo, alla disperata, di notte, di
giorno». Lo ripete anche lui: «È come

svuotare l’oceano con il cucchiaino».
Una fatica inutile, senza un vero piano
d’accoglienza, con la Sicilia lasciata sola
a trovare materassi e pasti, con i Comuni senza un soldo a darsi da fare per reperire letti di fortuna ai minorenni, che

splendido mare diventò la tomba di 366 migranti. Ma anche
perché sta in mezzo ai due
mondi. L’altro giorno i profughi
raccolti nel Canale di Sicilia e
diretti a Porto Empedocle sono
stati fatti scendere per pochi
minuti nel porto e fatti risalire
sulla nave di linea. «Un trasbordo che ha provocato un forte ritardo nell’orario di partenza e
un’enorme perdita per i pescatori dell’isola che continuamente vedono svalutato il pregiato
pescato», denuncia Askavusa,
il collettivo di giovani in prima
fila a denunciare «l’affare immigrazione che scarica su una piccola comunità problematiche
internazionali e la disperazione
di migliaia di persone».
Anche loro chiedono corridoi umanitari. Mentre, cento
miglia più a sud, si continua a
morire.
[L.AN.]

per legge sono tutti a carico loro.
Così, dietro l’operazione «Mare Nostrum» c’è uno scoraggiamento che buca anche la cortina dell’operazione solidale e umanitaria. Tanto che, fino a tarda sera, l’arrivo della nave con i profughi e i cadaveri era vissuto nei porti siciliani con grande apprensione. Dove
mettere questi altri uomini? Dove? A
Trapani, che ha accolto domenica 423
profughi tra cui un disabile e sei donne
con il pancione della gravidanza, i duemila posti a disposizione sono tutti
esauriti. E così a Messina, e così al Cara
di Mineo, il ghetto diventato quasi ambìto, tanta disperazione c’è intorno.
Tutte strutture allertate, nell’attesa
che si capisca dove la nave andrà a portare il suo carico di umanità. Prefetti in
allarme a chiedere ponti aerei, così come Lampedusa li chiedeva l’anno scorso, quando era stata lasciata sola a fronteggiare la marea.
Non stanno meglio i poliziotti: «Qui
da mesi dormiamo due ore a notte – dice un agente di Augusta – per rintracciare gli scafisti di ogni sbarco, per trovare i mediatori culturali, per cercare di
capire tra le facce, tra le testimonianze,
chi sia il carnefice tra le vittime».
Già, l’arrivo della nave ieri era vissuto come l’estremo colpo a una macchina
dell’accoglienza che è in ginocchio.
«Non ci tireremo indietro – dicono in coro i sindaci – ma non possiamo più farlo
da soli». In ogni paese della Sicilia, anche i più sperduti, ci sono facce di colore
che occhieggiano dalle campagne, che
gironzolano per le strade, che aspettano che qualcosa succeda. Sono i fortunati. Gli altri sono scappati chissà dove.
O non sono mai arrivati.

I precedenti

3/10/2013
Lampedusa sotto choc
1 Davanti all’isola siciliana

perdono la vita 366 persone,
tra le quali tante donne e bambini; 155 i superstiti. È la strage più grossa dal Dopoguerra.

26/7/2013
Gommone ribaltato
1 Si ribalta un gommone a

29 miglia dalla Libia: i soccorsi
recuperano 22 migranti, altri
31 finiscono in fondo al mare.

25/3/2011
Spariscono 2 pescherecci
1 Si perdono le tracce di

due imbarcazioni, una con
335, l’altra con 68 migranti a
bordo, entrambe partite dalla Libia.

25/12/1996
La tragedia di Natale
1 Circa trecento immigra-

ti annegano tra Malta e la Sicilia dopo lo scontro fra un
cargo libanese e una motonave.