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La Stampa 18.05.2014.pdf


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2 .Primo Piano

STAMPA
.LA
DOMENICA 18 MAGGIO 2014

U

TANGENTI
SCANDALO APPALTI

La presenza
dell’Autorità
ha senso soltanto
se ci danno strumenti
di controllo ad hoc

La nomina di Cantone
non è stata formale
Gli saranno dati
tutti gli strumenti
per poter agire

Raffaele Cantone

Maurizio Lupi

Autorità anticorruzione
e commissario Expo

Ministro
delle Infrastrutture

ANSA

L’Esposizione di Milano aprirà i battenti nel maggio 2015

Expo, Cantone spiazza il governo
Il ministro Lupi: “Avrà i poteri che ha chiesto”. Ma Palazzo Chigi: “Sorpresi dalle parole del magistrato”
ALESSANDRO BARBERA
GUIDO RUOTOLO
ROMA

Rassicura Renzi: le richieste
dell’Autorità nazionale anticorruzione di Raffaele Cantone non verranno archiviate,
«l’Expo non verrà lasciata in
mano a chi prende tangenti».
Rassicurano il ministro delle
Infrastrutture Maurizio Lupi
e quello dell’Interno Angelino
Alfano: Cantone «avrà i poteri che chiede». Il magistrato,
incaricato di guidare una
task force anticorruzione nei
cantieri venerdì era stato duro: «Non farò gite a Milano,
sull’Expo, voglio poteri veri».
Ma con il passare delle ore è
come se qualcuno volesse gio-

care a chi spegne per ultimo il
cerino. Finora non è arrivato
nessun segnale concreto di accelerare i tempi, di procedere a
interventi legislativi d’urgenza, visto che i lavori sono in ritardo, anzi devono concludersi
in fretta: il countdown è entrato nell’ultimo anno. Per il momento da Palazzo Chigi non ci
sono commenti ufficiali, anche
se trapela «sorpresa» per le
modalità con le quali Cantone
ha affrontato un tema delicato,
da affrontare nei prossimi giorni, però «attorno ad un tavolo».
Un passo indietro nel tempo.
Un’immagine: martedì scorso,
Milano, vertice straordinario
su Expo 2015. Ci sono lo stesso
Cantone, Renzi, i ministri Mar-

tina e Lupi, il commissario Sala, le autorità locali. Da pochi
giorni è stata scoperchiata la
Cupola del malaffare dalla Procura di Milano. Il governatore
lombardo Maroni prende la parola: «Propongo di affidare poteri eccezionali all’Autorità nazionale anticorruzione, che
possa conoscere gli atti delle
inchieste giudiziarie». Maroni
si appella all’articolo 118 del Codice di procedura penale: «Il
ministro dell’Interno, direttamente o a mezzo di un ufficiale
di polizia giudiziaria o del personale della Direzione investigativa antimafia appositamente delegato, può ottenere dall’autorità giudiziaria [...] copie
di atti di procedimenti penali e

informazioni scritte sul loro
contenuto, ritenute indispensabili per la prevenzione dei
delitti per i quali è obbligatorio
l’arresto in flagranza. L’autorità può trasmettere le copie e le
informazioni anche di propria
iniziativa».
Proposta estrema, quella di
Maroni. Prende la parola Cantone il quale, rivolgendosi al
premier dice chiaramente:
«Non condivido la proposta di
dare gli strumenti all’Autorità
per poter interferire con l’autorità giudiziaria». Cantone boccia la possibilità di acquisire atti coperti dal segreto investigativo. Da magistrato è molto
sensibile al tema dell’autonomia e dell’indipendenza della

magistratura, oltre che della
sacralità del segreto investigativo delle indagini.
Dunque? Cosa chiede esattamente Cantone? Che sia solo
un problema di incomprensioni? Il magistrato nei giorni
scorsi ha ricordato di aver informato il premier delle iniziative da prendere per controllare che Expo 2015 possa realizzarsi nel rispetto della legge.
Tre le richieste: dare all’Autorità nazionale anticorruzione il
potere di supervisione dei singoli appalti in corso e in itinere,
ovvero permettere all’Autorità
di chiedere alle imprese che
partecipano alle gare d’appalto
tutta la documentazione necessaria. Secondo: dare la pos-

La storia
MATTIA FELTRI
ROMA

Cesare Mori Carlo A. Dalla Chiesa

Guido Bertolaso

Generale dei carabinieri nel 1974 nel
Nord-Ovest ebbe un ruolo decisivo
nella lotta alle Brigate Rosse. Nel 1982
da prefetto è inviato a Palermo per
combattere la Mafia. Fu ucciso insieme
alla moglie nel settembre del 1982

Ha raggiunto l’apice della carriera
nella Protezione civile. È stato
Commissario straordinario
per il terremoto dell’Aquila,
rischio bionucleare
e il G8 de L’Aquila del 2009

Durante il Fascismo fu inviato
nel 1924 da Mussolini in Sicilia
per combattere la mafia.
Fu soprannominato «prefetto
di ferro» per la sua durezza
e determinazione

Dal prefetto Mori a Bondi
L’ossessione italiana
per l’uomo solo al comando
a già un nome, Anac, adatto
a una municipalizzata o a
una nuova tassa locale, e
perfetto per consegnare il rassicurante suono burocratico a un’impresa muscolare. Perché vuol dire
Autorità Anticorruzione e sarà presieduta da Raffaele Cantone, il magistrato incaricato dal governo di

H

portare fino all’inaugurazione l’Expo,
e precisamente di vegliare perché ci
si arrivi senza che ladruncoli e ladroni ci mettano le mani. Il povero Cantone, buon conoscitore dell’ingranaggio, ha detto che non vuole andare a
Milano a fare qualche gita: al momento, ha detto venerdì, non ci sono gli
strumenti «per occuparsi delle vicen-

de dell’Expo». Avremo l’ennesima
legge, ha detto, che «però non avrà
nessuna efficacia». E così ieri si è cominciato a discutere del conferimento a Cantone di poteri speciali.
Niente di straordinario, nella
straordinarietà del nostro paese, attualmente governato da un numero
di norme che i più sventurati specia-

Enrico Bondi
Si è occupato del salvataggio
della Montedison e poi dopo
il crack del 2003 è diventato
commissario straordinario
per la Parmalat. Attualmente
è commissario per l’Ilva

sibilità di far partecipare alle
stesse gare d’appalto un delegato dell’Autorità. Terzo: tutta
l’attività preventiva di controllo della stessa Autorità deve
essere resa pubblica. Insomma, nessuna violazione del segreto d’indagine. Il procuratore di Milano Bruti Liberati sottolinea la sua disponibilità: «Ci
siamo già sentiti, gli abbiamo
messo a disposizione le carte di
tutte le misure cautelari e gli
atti amministrativi», ovvero
tutto ciò che non è coperto dal
segreto. Ora manca solo la risposta di Palazzo Chigi e del
governo. Campagna elettorale
permettendo.
Twitter @alexbarbera
@guiruo

listi fissano in 125 mila. Leggi che
contraddicono leggi e poi controllori
di controllori, uffici studiati perché
si annullino l’uno con l’altro, competenze distribuite con chirurgica confusione ai quattro punti cardinali.
L’unico modo di combinare qualcosa
è rimediare la dispensa eccezionale,
e cioè di radunare per sé poteri complessivi, indiscutibili, implacabili,
superiori a ogni protocollo o procedura, e che faranno di Cantone, come dei suoi predecessori, l’eroico
salvatore (almeno sinché le cose andranno bene).
Questo è sempre stato il paese dei
raffinati bizantinismi, una morbida
rete sempre più fitta, da cui poi ci si
salva solo con la falce. Il prefetto Mori in Sicilia, Guido Bertolaso negli anni della gloria berlusconiana, Carlo
Alberto Dalla Chiesa contro le Brigate rosse (e poi contro la mafia), l’ormai mitologico Enrico Bondi, una
specie di cerottone a ogni ferita nell’economia nazionale. La parola
“commissario” è l’abracadabra dopo
il culmine della disperazione: i commissari per Pompei, i commissari
per l’emergenza carceri, persino i
commissari per le persone scomparse o per i rischi idrogeologici. L’uomo
forte - direbbero quelli che ancora
hanno paura del più noto e sbrigativo
commissario straordinario conosciuto nella recente storia italiana: Benito Mussolini. È che siamo collettivamente bravissimi a metterci nei pasticci, e poi ci serve uno che ce ne tiri
fuori. Quanto a Cantone, comincerà a
lavorare in attesa che vengano nominati i suoi quattro vice, una nomina
che, fanno sapere, «non potrà avvenire in tempi brevi». Ma va?