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La Stampa 18.05.2014.pdf


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4 .Primo Piano

STAMPA
.LA
DOMENICA 18 MAGGIO 2014

U

IN PIAZZA
SFIDA A DISTANZA
DEFINITIVO SULLA MONETA UNICA

Chiederemo di eliminare il 3%. Se ci
dicono no, faremo un referendum
e chiederemo di uscire dall’euro
FASSINO E IL SISTEMA PD TORINESE

Quando ha alzato il dito medio

Ha moscio a momenti sveniva, è
detto l’unico globulo rosso che ha

A Torino
Migliaia di persone ieri
in piazza Castello a Torino
a sentire Beppe Grillo
ANSA

IL FONDATORE DEL M5S

Grillo-show, c’è la Merkel nel mirino
Casaleggio, svolta istituzionale a “In mezz’ora”: se vinciamo, pronti ad accettare responsabilità
JACOPO IACOBONI
TORINO

Immaginate il Movimento
cinque stelle di questa fase
come un vinile, due lati. Il lato
A è Grillo, che arriva in piazza
Castello a Torino e si lancia in
invettive, contro Schultz,
Renzi, la Merkel, ma stranamente poco approfitta dei
tanti casi in area Pd piemontese. Schulz l’aveva paragonato a Stalin, e Grillo nelle
risse mena sempre più forte,
è un vecchio principio della
strada (accanto all’altro, di
menare per primi), «guarda,
Schulz, se non c’era Stalin tu
e i tedeschi a quest’ora stavate coi nazisti e la svastica in
fronte». Poi, colpendo Renzi,
in realtà ferisce la Merkel,
«l’ebetino in Europa va solo a
fare due leccate al c... della
Merkel». «Dicono che io sono
Hitler?! Io sono oltre, Hitler.
Senza di noi, in Italia avreste i
nazisti». La frase girerà il
mondo. Mentre la dice, Grillo
strabuzza gli occhi come

quando fa l’invasato. In piazza
la vedono come una performance, non come le dichiarazioni di un politico. «Grillo è così», dice una placida pensionata sabauda, capelli azzurrini,
due figli, tutta la famiglia pro
M5S. È così, e loro lo accettano.
Non gli importa della volgarità.
Poi ci sono i b-sides. Gianroberto Casaleggio ieri ha registrato una puntata di «In mez-

Insulto alla cancelliera
Migliaia in piazza
Castello, ma non è
come lo Tsunami tour
z’ora», la trasmissione di Lucia
Annunziata, prima giornalista
a portarlo in tv. Si presenta con
il cappellino giallo in testa, ci
tiene a mostrarsi guarito e in
forma, racconta di sé - cosa inusuale - attacca molto Renzi ma,
sorpresa, compie una svolta diciamo così «istituzionale» del
Movimento: «Se saremo il pri-

il caso
MARCO BRESOLIN
BERGAMO

è una casa a Bergamo, a due
passi dalle Mura di Città Alta, che potrebbe decidere le
prossime elezioni comunali. Il proprietario si chiama Giorgio Gori ed è
l’aspirante sindaco per il centrosinistra. Fino alla scorsa settimana tutti i
sondaggi lo davano in vantaggio sul
primo cittadino uscente Franco Tentorio (centrodestra), ma lunedì gli
agenti della polizia municipale hanno
suonato al citofono di quella - splendida - villa in via Porta Dipinta. Fotografie, rilievi tecnici, misurazioni,
analisi dei dati degli uffici. Dopo
quattro giorni, il responso: la veranda realizzata dall’ex manager Mediaset in quella casa è abusiva.
Ma come, un candidato sindaco
che commette abusi edilizi nel Comune che vorrebbe amministrare?
Questa la domanda che circola tra i
bergamaschi e che, a una manciata di
giorni dal voto, potrebbe ribaltare lo
scenario disegnato dai sondaggi pri-

C’

mo partito dopo il voto - dice
più o meno - diremo al presidente della Repubblica che in
caso di crisi di governo noi siamo pronti a ricevere un incarico, se lui ce lo desse». Insomma, dal no no no a una forma di
responsabilità.
In realtà lato A, roco, e b-side,
istituzionale, sono d’accordo. Il
Grillo della città antifascista, la
città di Gobetti, una città intimamente, umanamente, si potrebbe dire, “di sinistra”, è sì pugilistico («le manette non mi interessano, mi interessa fare un
processo pubblico, non violento,
- aggiunge dopo - a chi è stato
connivente»), ma soprattutto
nazionalpopolare; è lo stesso
che poi domani sarà da Vespa.
Lui nazionalpopolare, Casaleggio invece a parlare di scenari al
pubblico della terza rete.
Funziona, dal punto di vista
elettorale, questa doppiezza?
In piazza Castello ieri c’era tanta gente, fin oltre le fontane a
terra; ma non era la piazza dello Tsunami tour. Tuttavia più

Io Stalin? Senza Stalin
Schulz sarebbe in
Parlamento con la
svastica. Mi dicono
che sono come Hitler?
Io sono oltre Hitler!
La frase di Beppe Grillo

che la sterile gara delle piazze,
al voto conteranno le astensioni; il che rende tutto imprevedibile. Grillo qui poteva affondare nel burro su Greganti iscritto al Pd a Torino, San Donato - e non l’ha fatto. Poteva
devastare i personaggi torinesi
vicini al sistema FassinoChiamparino, s’è limitato a una
battuta sul sindaco, «quando
ha alzato il dito medio moscio a
momenti sveniva, è l’unico globulo rosso che ha». Poteva attaccare sul caso Genovese,
niente. Sul Tav ha lasciato che
fosse il no tav Perino a dire «se i
4 arrestati sono terroristi, allora siamo tutti terroristi»; in
piazza la saldatura no tav-M5s
era simboleggiata da uno striscione «per ogni azione di lotta
efficace e si prepara la gabbia
del terrorismo», issato, pensate, sul milite sardo davanti a
Palazzo Madama.
Pare un po’ provato. Anche
se mai come ora il M5s dipende dal Capo. La cosa più utile
da registrare è sulla vexata

Nella volata di Gori per il Comune
spunta una veranda abusiva
L’ex manager, candidato a Bergamo, sotto accusa per la villa

FOTO BERGAMONEWS.IT

Nel mirino
Giorgio Gori
è candidato
sindaco con
il centrosinistra
Sopra, la villa
in Città Alta
e nel tondo
la veranda

ma del «casa-gate». E non è finita, perché nelle ultime ore si parla anche di
possibili irregolarità sull’Imu, con fascicoli anonimi inviati nelle redazioni.
Accuse, dossier, veleni: questa la campagna elettorale alla bergamasca.
Dietro questa vicenda c’è lo zampino della Lega Nord, che appoggia la ricandidatura di Tentorio. In città, la voce della veranda abusiva circolava da
un po’. Ma i leghisti hanno atteso il momento giusto per sparare il colpo. Li
per lì, Gori si è difeso bollando quelle
accuse come «polemiche di bassa lega». Sostenendo che in quella casa - in
cui non vive più da due anni, ma che
ora è affittata a un manager – non c’è
stata alcuna irregolarità: «I pannelli
della veranda sono rimovibili». Poi però sono arrivati i vigili (con una celerità effettivamente sospetta, come denunciano i sostenitori di Gori) e già le

foto del blitz, nella casa di un aspirante
sindaco, non sono state un’ottima pubblicità. A quel punto Gori, pur ribadendo la sua buona fede, ha annunciato:
«Rimuoverò la veranda per evitare
strumentalizzazioni». Non potrebbe
fare altrimenti: un contenzioso con il
Comune lo renderebbe incompatibile
MESSO ALL’ANGOLO

La polizia locale: «Lavori eseguiti
senza alcuna autorizzazione»
Giallo su presunte irregolarità Imu
con la carica di sindaco. «Ma questo è
un tranello», ha attaccato.
Nel frattempo, è arrivato il verbale.
Che oltre a rilevare la veranda «abusiva» (di fatto una stanza in più di 40-45
metri) ha anche segnalato un pergolato ricoperto da un roseto e una casetta

quaestio dell’euro: uscita o no?
«Chiederemo di eliminare il
vincolo del 3%. Se ci dicono
no, faremo un referendum e
chiederemo di uscire dall’euro». Secco, chiaro, anche se di
dubbia praticabilità giuridica
e costituzionale. Poi lui è convinto che «ormai digos, dia e
carabinieri votano tutti per
noi». Inverificabile, ma lo ripete sempre; qui c’è qualcosa
che non capiamo.
A Torino, tra no tav, no agli
F35, molto reddito di cittadinanza, Grillo si sposta sempre
a sinistra. In piazza ci sono i
pannelli solari, allo stand-bar i
cannoli siciliani (Torino è una
città sicula, in certe aree tipo
Regio parco), tra gli organizzatori spicca la consigliera Chiara Appendino, una che nel 2016
potrebbe sfidare il Pd per fare
lei il sindaco. «Il vero problema
di Torino è il sistema degli amici degli amici, la Cerchia; fanno
affari anche senza bisogno, magari, di fare reati». È una tipa
tosta, e andrà seguita.

prefabbricata in legno «realizzati in
assenza di titolo autorizzativo». Il tutto in un’area coperta da vincoli paesaggistici. Potrebbe dunque scattare anche un’inchiesta penale, ma Gori dovrebbe cavarsela con la prescrizione (i
lavori risalgono a 5-6 anni fa).
E ora c’è pure il sospetto che Gori
sia scivolato sulla questione Imu. Questa volta non c’entra la casa in via Porta Dipinta, ma quella nella vicina via
Osmano, dove vive con la moglie Cristina Parodi (comproprietaria degli
immobili) e i figli. Una mano anonima
ha spedito ai giornali locali un dossier
contenente documenti su presunte irregolarità fiscali. Nessuno gli ha dato
troppo peso, nessuno ha scritto, ma
Gori ha convocato i giornalisti in fretta
e furia alle 9 di sera per denunciare
l’«atteggiamento inaccettabile» dei
suoi avversari. Si è difeso dalle accuse,
ma sulla questione Imu si è limitato a
un «se ho sbagliato pagherò». Il rivale
Tentorio è sempre rimasto in seconda
fila, lasciando fare il «lavoro sporco»
agli alleati leghisti (ben supportati dagli uffici tecnici del Comune). Ma ieri
ha buttato lì un ironico «prendo atto
delle dichiarazioni di Gori, che ammette l’evasione Imu». Sanare la questione
dal punto di vista fiscale potrebbe costargli poche centinaia di euro. In termini elettorali, forse, qualcosa di più.