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20140514 IFQ p 8 9 .pdf


Nome del file originale: 20140514_IFQ_p_8_9.pdf
Titolo: IlFatto_20140519.pdf
Autore: Admin

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BERLINGUER, L’ULTIMA INTERVISTA

LUNEDÌ19MAGGIO 2014

COMIZI Uno dei tanti comizi di
Enrico Berlinguer, sempre pieno, affollato. Nel corso degli anni ‘70, il segretario del Pci conoscerà il boom elettorale del
suo partito, nel 1976 e poi, dopo
il ‘79, l’avvio del declino.

I fotogrammi
di una storia
indimenticabile
POCHE ORE PRIMA DEL DRAMMA
GENOVA, 6 GIUGNO 1984:
IL SEGRETARIO PIÙ AMATO DEL PCI
PARLA ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI
EUROPEE. DALLA QUESTIONE
MORALE ALL’IMPEGNO CIVILE.
SONO PASSATI TRENT’ANNI,
MA NULLA SEMBRA CAMBIATO

di Teresa Tacchella

da Genova

7

giugno 1984: mancano 10 giorni alle elezioni europee, stiamo ultimando il montaggio dell’intervista
a Enrico Berlinguer realizzata poche ore prima, nel
salottino di un albergo vicino alla stazione Brignole,
in una pausa della sua impegnativa giornata elettorale in
Liguria, a Genova e Riva Trigoso, ultima tappa prima del
comizio di Padova dove il segretario del Pci viene colto da
malore sul palco. E mentre arrivano le drammatiche notizie
dalla città veneta, con un nodo alla gola, inseriamo la sigla
del programma, le note di Beethoven in una celebre esecuzione, audio e video, diretta da Von Karajan. A rivedere
quelle immagini un po’ sbiadite dal tempo, sul nastro indebolito nella qualità dal peso degli anni, tornano alla mente, quelli sì nitidi, i momenti dell’intervista, il linguaggio
semplice e diretto e l’attualità dei contenuti: a distanza di 30
anni.
Enrico Berlinguer, all’apparenza fragile, l’eleganza sobria
della giacca grigia pied de poule, sul pullover amaranto, camicia azzurra e cravatta con tonalità blu, ci riceve con un
sorriso: una disponibilità e una gentilezza d’altri tempi. Anche quando gli accompagnatori e il servizio d’ordine danno
segni di impazienza; quando il suo volto sudato e il suo
sguardo stanco, sotto la luce dei riflettori, mostrano impietosamente i segni della fatica, lui non si sottrae e risponde
a tutte le domande, comprese quelle raccolte in precedenza
per strada, fra la gente. Era strutturata così la trasmissione
Europa, come…, durata 18 minuti, realizzata assieme a Beatrice Ghersi e Luciano Degli Abbati, prodotta dalla cooperativa Filmvideocoop, un gruppo affiatato di operatori
dell’informazione il cui presidente era Giordano Bruschi
che ancora oggi ricorda i rapporti con Berlinguer che si
perdono nel tempo: dal 1946, con le riunioni romane del
“fronte della gioventù” che raccoglieva ragazze e ragazzi delle associazioni democratiche.
Per le interviste ai cittadini, era stato scelto un quartiere
popolare di Genova, San Fruttuoso in bassa Valbisagno, alle
prese con una forte espansione urbanistica che ha visto le
colline inondate da impressionanti colate di cemento. Chi
ha più anni e ha sofferto la guerra guarda con speranza
all’Europa, tra i più giovani c’è invece indecisione, sfiducia,
scetticismo.

IN PIAZZA La grande manifestazione del 24 marzo 1984 contro il
taglio della scala mobile voluto
dall’allora governo Craxi. Il Pci di
Berlinguer è decisamente schierato. Ma nel referendum dell’85 la
sconfitta sarà cocente.

“In Europa
serve un’Italia
senza evasori,
tangenti e P2”

Una sfiducia che può tradursi in astensionismo, cosa risponde Enrico Berlinguer a questi cittadini?

È comprensibile, afferma, che ci siano dei fenomeni di sfiducia data la condizione del nostro Paese, il modo in cui è
stato ed è governato. Tuttavia, pensiamo che non votare
significhi lasciare il campo libero ai responsabili dei guasti di
cui soffre l’Italia e dei problemi non risolti che sono all’origine della sfiducia dei cittadini.
E quindi, noi pensiamo che si
debba votare e che il voto possa
Dalle file del gruppo
esercitare un’influenza sulla vita del Paese, possa contribuire a
dare più forza a coloro che lotcomunista è venuta
tano per cercare di cambiare lo
stato delle cose”.
Ma al voto europeo viene attribuito un significato pieno di incertezza. Secondo lei qual è la
posta in gioco?

la proposta più innovativa:

momento cruciale della vita politica italiana. Esse possono dare
un’indicazione, manifestare una
volontà dell’elettorato, nel senso
Prima di tutto, la questione delprevede l’unificazione
di contribuire a porre fine all’atla “unità politica” dell’Europa.
tuale situazione che, contrariaÈ proprio dalle file del gruppo
mente a quello che viene predipolitica dell’Europa”
comunista che è venuta la procato dai partiti al governo, è di asposta più innovativa che sia
soluta ingovernabilità. Possono
stata fatta nel corso di questi
cinque anni di vita del parlamento europeo eletto: la pro- finalmente aprire la strada a governi che guardino agli inposta di Altiero Spinelli che rappresenta una via d’uscita alla teressi generali e non siano caratterizzati dalla conflittualità
crisi che attraversa la Comunità Europea. Spinelli propone, continua fra i partiti al governo e fra le loro fazioni.
infatti, di passare da un semplice “mercato comune” a una C’è un rapporto stretto fra il voto europeo e la situazione po“unificazione politica dell’Europa” e di spostare l’asse del litica italiana?
potere dai governi che hanno fatto soltanto praticamente Certo. Soprattutto nel senso che dobbiamo portare in Eudei compromessi fra di loro, al Parlamento Europeo eletto a ropa l’immagine e la realtà di un Paese che non sia caratsuffragio universale dai popoli della Comunità Europea. terizzato dalla P2, dalle tangenti, dall’evasione fiscale e dalla
Questa è la prima questione che direttamente concerne il iniquità sociale qual è quella che si è vista col decreto che
futuro dell’Europa. Tuttavia, le elezioni cadono anche in un taglia i salari, per portare invece nella Comunità Europea il

quella di Altiero Spinelli che

volto di un Paese più pulito, più democratico, più giusto.

RICORDI

Dall’Europa dei popoli alla ‘questione morale’, ai venti di guerra che
soffiano da più parti: l’attualità dell’intervista a Berlinguer di 30
anni fa tocca nodi ancora oggi irrisolti e delinea nuove preoccupazioni. Ieri c’era il problema dei missili in Sicilia, a Comiso, oggi le
polemiche sugli F35, mentre la crisi Ucraina e i conflitti nel sud del
Mediterraneo e nel vicino Oriente aprono scenari inquietanti.
Ma quale pace si può costruire?

Enrico
Berlinguer

La pace è la pace. E oggi significa evitare che l’umanità possa
precipitare nella guerra atomica e nucleare che significherebbe la fine della civiltà umana. Anzi, come dice Alberto
Moravia che si presenta come candidato indipendente nelle
nostre liste, la fine della stessa specie umana. Per la pace oggi
si lotta soprattutto opponendosi alla corsa al riarmo che è in
pieno svolgimento fra le due massime potenze, cercando la
soluzione politica dei conflitti che sono aperti in varie zone
del mondo; cercando di far sì che l’Italia e l’Europa agiscano
come fattori di distensione e di cooperazione sul piano
mondiale.

Olycom

IL FATTO QUOTIDIANO DEL LUNEDÌ
VERSO EST Un Berlinguer da
giovane sulla Muraglia cinese
nel corso di una visita in Cina. I
rapporti internazionali del Pci
erano obbligati, almeno fino allo “strappo” operato con Mosca
dopo i fatti di Polonia nel 1980.

LUNEDÌ 19 MAGGIO 2014

9

NEL CUORE DELLA GENTE Venerdì 17 giugno del
1983, alla vigilia delle Politiche che avvieranno il lungo governo di Craxi, Roberto Benigni presenta Berlinguer: “Io vorrei prenderlo in collo ma lui non si farà
prendere - dice il comico - sarebbe il mio sogno prendere in collo Enrico Berlinguer”. Poi lo prese effettivamente in braccio mentre il segretario sorrideva.

QUEL VOLTO, L’ANIMA DELLA POLITICA
di Walter Veltroni

QUANDO HO VISTO queste immagini, in
una moviola dell'Archivio Audiovisivo del
Movimento Operaio, sono rimasto molto colpito. Non per le parole, preoccupate e sagge,
sulla minaccia di un conflitto nucleare, nel
tempo in cui risorgeva la tensione dei blocchi
e una nuova stagione della guerra fredda. E
neanche per quelle coraggiose e anticipatrici
sulla questione morale, dramma perenne di
questo paese e del suo sistema politico. Rimasi colpito dagli occhi di Berlinguer, dalla
sua stanchezza. Quel giorno, il 6 giugno del
1984, il segretario del Pci aveva tenuto un
comizio in piazza a Genova e poi sarebbe andato in un piccolo comune, Riva Trigoso,in
cui lo attendeva un discorso pubblico e poi
l'inaugurazione della nuova sezione. Ho vissuto tante volte, quando facevo politica a
tempo pieno, situazioni analoghe, momenti
in cui le forze sembrano non essere sufficienti
per consentirti di assolvere ai compiti, alle richieste, alle attese. Forse anche per questo
quegli occhi mi hanno colpito tanto e fatto
tanto male. Se ricordo bene, ad un certo punto Berlinguer alza persino lo sguardo come
per cercare qualcuno che lo aiuti a far cessare quella intervista. La sua naturale gentilezza gli avrebbe impedito di farlo ma forse
nella sua mente scorrevano gli impegni che

IL POPOLO
DI
ENRICO
Con gli operai
di Mirafiori nel
1980, abbracciato durante il
malore di Padova e, in basso,
l’ultimo saluto
il giorno dei funerali. In piazza saranno più
di un milione.
Fotogramma /
Olycom

Dalle domande dei cittadini emergono altri due argomenti
al centro del dibattito politico: la disoccupazione giovanile
e le pensioni.

Le sorti della gioventù sono in gran parte legate al futuro
della Comunità Europea, perché se l’Europa continuerà a
decadere, a perdere punti rispetto agli Stati Uniti e al Giappone, il numero dei disoccupati crescerà inevitabilmente.
Oggi ci sono 13 milioni di disoccupati nei 10 paesi della
Comunità Europea e l’Italia è forse il paese che ha la percentuale più alta. Quanto ai pensionati noi ci siamo sempre battuti e continueremo a batterci per i loro diritti e le
loro rivendicazioni, contro la sordità dei governi. L’attuale
governo non è stato ancora in grado di presentare un progetto di riforma e di riordino del sistema pensionistico.
A chi mette in dubbio la democraticità del Pci e parla di partito
totalitario, Berlinguer risponde con chiarezza e determinazione:

“Se c’è una cosa che ha distinto il nostro partito dalla sua
fondazione, dal 1921 ad oggi, è stato proprio il fatto che

esso ha coerentemente, sempre, lottato a difesa della libertà e della democrazia: contro il fascismo, nella Resistenza e nella lotta di liberazione nazionale, per la fondazione della Repubblica democratica, per la difesa della
Costituzione. Quindi, non vedo proprio come il Partito
Comunista Italiano possa essere considerato un partito
totalitario. Nel corso degli ultimi tempi poi, il partito comunista ha caratterizzato la sua azione politica proprio
nella opposizione ai tentativi di far degenerare il nostro
sistema politico verso forme autoritarie quali sono quelle
praticate dal governo a presidenza socialista (di Craxi,
ndr). Noi pensiamo che il partito comunista italiano nel
corso della sua esistenza e negli ultimi tempi si sia proprio
caratterizzato per questi tratti: di essere il garante della
difesa della libertà dei cittadini e della libertà anche di chi
la pensa diversamente dai comunisti ed è loro avversario”.
La nostra intervista è finita. Enrico Berliguer ci lascia con
un sorriso e una stretta di mano.

ancora lo attendevano, in quella serata ligure. Ventiquattro ore dopo, sul palco di Padova, la sua vita avrebbe cominciato a finire.
Nel film ho ricostruito quegli ultimi giorni,
anche grazie ai filmati girati con le telecamere amatoriali dai militanti di Riva Trigoso. La
sequenza dell'inaugurazione della piccola sezione é bellissima. Berlinguer ascolta , saluta,
dialoga. I militanti sono sorridenti, entusiasti,
affettuosi, Uno gli regala una barca in legno,
evidentemente fatta da lui. Un'altra gli fa salutare la nonna. Lui si tira su i pantaloni,
troppo larghi, e non smette mai di avere quel
sorriso dolce che raccontava tanto di lui. Era
stanco, come lo si é in una campagna elettorale, come lo si é quando si vive all'incrocio
dei venti e non sotto coperta, quando ogni
cosa del mondo, in ogni momento, ti riguarda e ti chiama in causa. Quando non ci si risparmia per le idee in cui si crede ,perché si
pensa che la politica sia una missione e non
un mestiere. Il giorno dopo questa intervista
Berlinguer, mentre interviene a Padova, deciderà interiormente se, dopo il manifestarsi
violento dell'ictus, smettere di parlare per
curarsi o finire il comizio, uno dei tanti, uno
dei mille fatti nella sua vita. Sceglierà la seconda strada, perché il dovere verso gli altri
era , per lui, più importante della cura di se
stessi. Ciò che dovrebbe essere l'anima della
politica. Quella vera, quella bella.

QUELLA GIORNATA

In mezzo agli operai
scosso dall’esplosione
di Alessio

Schiesari

iva Trigoso è una frazione di Sestri Levante che conta poco più di 3
mila abitanti ma, nel 1984, ben due sezioni del Pci. Il 6 giugno del 1984
il paese a prevalenza operaia è in fermento: per la sera è atteso un comizio
del segretario del Pci, Enrico Berlinguer. Sono anche i giorni di una vertenza durissima, quella della Fabbrica italiana tubi, che si concluderà con
oltre 2mila licenziamenti. La mattina, tredici chilometri più a Nord, un
altro borgo rivierasco trema. Una mansarda del centro storico esplode e
divelle il tetto di un palazzo. Il giorno seguente i due quotidiano locali, Il
Secolo XIX e Il Lavoro (che poi diventerà Repubblica Genova) parlano di una
bombola di gas difettosa. La Digos e il servizio d’ordine del Partito comunista non sono persuasi che si tratti di una coincidenza. Al contrario,
temono possa trattarsi di qualcosa più oscuro. Viene rafforzata la sicurezza
per i due comizi che Enrico Berlinguer terrà quel giorno: il primo a Genova,
in una piazza Verdi gremita; il secondo, in programma più tardi la sera, a
Riva Trigoso. Il resto della giornata scorre liscia: la folla lo accoglie al grido
di“Enrico, Enrico” e gli operai rivani regalano al segretario un leudo,
l’imbarcazione a vela tipicamente mediterranea. In un filmato da poco
riesumato dagli archivi del Partito Democratico locale si può osservare
tutto il suo discorso: Berlinguer attacca il Psi sulla scala mobile, tutti i partiti
di governo sullo scandalo P2 e chiama gli operai liguri a europeizzare le loro
lotte, solidarizzando con i siderurgici tedeschi e i minatori inglesi, in
sciopero contro le misure draconiane imposte da Margaret Thatcher. Nei
giorni successivi però si scoprirà che l’inquilino della mansarda saltata in
aria a Lavagna è Enrico Signorini, un militare 23enne da poco congedato
con spiccate simpatie per l’estrema destra che morirà a causa dell’esplosione. La prima ipotesi formulata dalla procura di Chiavari è che Signorini
stesse preparando un ordigno. Roberto Speciale, responsabile Pci della
sezione “Problemi dello Stato”, che ha trascorso tutto il 6 di giugno in
compagnia di Berlinguer, commenta così quell’episodio: “C’era molta
preoccupazione. Erano anni difficili: il terrorismo, anche quello nero, era
in fase calante, ma non ancora sconfitto. Le bombe continuavano ad
esplodere”. Quello che è accaduto in quella mansarda di Lavagna non è mai
stato chiarito fino in fondo. Le indagini si perderanno nel nulla. Anche
perché in quei giorni la storia corre molto più veloce della cronaca: il giorno
dopo Berlinguer è a Padova per il suo comizio più noto, l’ultimo. Un ictus
lo coglie mentre arringa piazza delle Erbe. Morirà quattro giorni più tardi,
l’11 giugno. La domenica successiva, sulla scorta della commozione generale, il Pci supererà la Democrazia Cristiana al voto europeo. Sarà la
prima volta che accade. E anche l’ultima. Roberto Pettinaroli, responsabile
del Secolo XIX per il Levante e all’epoca corrispondente da Lavagna, di
recente ha riportato a galla quella strana esplosione: “Non esiste una verità
storica accertata su quello che è successo. Forse, se Berlinguer non fosse
morto subito dopo, anche su quell’esplosione si sarebbe chiesto di fare
maggiore chiarezza”.

R


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