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La Stampa 22.05.2014.pdf


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2 .Primo Piano

STAMPA
.LA
GIOVEDÌ 22 MAGGIO 2014

U

EUROPEE 2014

La pattuglia
degli euroscettici

LA SFIDA ELETTORALE

Londra apre le danze
Farage guida la carica
degli anti-Bruxelles

Olanda
Secondo
i sondaggi
il Partito per la
Libertà di Geert
Wilders può
arrivare al 30%

Oggi vota il Regno Unito. Il leader dell’Ukip: vinceremo
ALESSANDRA RIZZO
LONDRA

«Ma tu, chi sei?» chiedeva Nigel Farage, sprezzante e sarcastico, al presidente del Consiglio europeo. «Hai il
carisma di uno straccio bagnato e
l’aspetto di un impiegato di banca di
basso livello... Chi sei?». Oggi molti si
domandano la stessa cosa di lui: Chi è
Farage? L’esuberante euroscettico
inglese, birra in mano e sorriso stampato in volto, potrebbe risultare il
vincitore delle elezioni europee in
Gran Bretagna.
Secondo i sostenitori, Farage è
l’erede del conservatorismo britannico, il difensore degli interessi del
paese contro gli odiosi burocrati di
Bruxelles, il paladino dei lavoratori
inglesi contro gli immigrati. Per i detrattori, è un fomentatore di pregiudizi, un pericoloso razzista, un ipocrita che alimenta l’odio contro gli
stranieri ma impiega la moglie tedesca come assistente. Qualunque cosa si pensi del leader di Ukip, il partito che vuole la Gran Bretagna fuori
dalla Ue, Farage è emerso come la
forza nuova della politica britannica.

Intervista

Ha dominato la campagna per il voto
di oggi, che accorpa elezioni europee e
locali, con il suo stile di uomo del popolo e doti di formidabile comunicatore che anche gli avversari gli riconoscono. Farage parla a braccio, ha la
battuta pronta; nemico del politically
correct, è un provocatore nato che
sguazza nelle polemiche ed è capace
di uscirne indenne. Cinquant’anni,
quattro figli e un passato di trader nella City, Farage ama dire di sè che non è
un politico di professione. Eppure la
politica lo ha quasi ucciso. Nel 2010,
scampò per miracolo allo schianto del
piccolo aereo in cui viaggiava: lo striscione elettorale («Vota per il Paese.
Vota Ukip») si impigliò nella coda, facendo precipitare il monomotore. Deluso dai conservatori, ha fondato Ukip
ed è stato eletto tre volte nel parlamento europeo, l’istituzione dove nel
2010 pronunciò il discorso dello
«straccio bagnato» di fronte ad un
esterrefatto Van Rompuy.
Farage incarna il sentimento di diffidenza verso l’Europa, quando non di
aperta ostilità, ancora radicato nel paese nonostante siano passati 41 anni

Ungheria

27

AFP

Il leader dell’Ukip Nigel Farage

per cento
I consensi che, secondo
gli ultimi sondaggi,
hanno Ukip e laburisti
I conservatori sono al 23%

dall’adesione al blocco. È quel senso di
orgogliosa insularità che fece scrivere
al «Times» in un famoso titolo del 1957:
«Nebbia sulla Manica, Continente isolato». Ma Ukip cerca anche di intercettare il voto degli elettori provati
dalla crisi economica e delusi da Tory
e Labour, entrambi visti come espressione delle élite metropolitane.
Farage è certo di essere rieletto all’Europarlamento nel quale siede col

solo intento di ridicolizzarlo e, idealmente, sopprimerlo. Alla vigilia delle
elezioni, in cui 46 milioni di cittadini
sono chiamati alle urne, i sondaggi davano Ukip testa a testa con i laburisti,
relegando i conservatori di David Cameron in un’imbarazzante terza posizione. Ma è da tempo che Farage crea
grattacapi al primo ministro e ne influenza ile politiche: per esempio costringendo Cameron a promettere un
referendum per decidere se stare dentro o fuori la Ue, dopo le elezioni politiche del prossimo anno. All’Ukip sono
sicuri di stravincere. Allora chi è Nigel
Farage? Resta da vedere. Soprattutto
se sarà in grado di portare il suo movimento di protesta dai banchi di Strasburgo a quelli di Westminster.

Le Pen: “Saremo così forti
da fermare le politiche Ue”
La leader del Fn: stop al Trattato con gli Usa e all’allargamento

Jobbik,
movimento di
estrema destra
guidato da
Gabor Vona, è il
terzo partito

Germania
Alle elezioni del
22 settembre
Alternativa per
la Germania di
Bernd Lucke ha
preso il 4,7%

Svezia
Il re dei populisti
si chiama Jimmie
Akesson: a 35
anni è leader dei
Democratici
della Svezia

ALBERTO MATTIOLI
INVIATO A LE HAVRE

ultimo comizio non è dei più
esaltanti. Sarà che Le Havre non è proprio una roccaforte del Front national, sarà
che piove a dirotto, sarà che i francesi le europee le «sentono» perfino meno degli italiani (pare che solo il 40% abbia deciso di andare a
votare), fatto sta che sugli spalti
del cupo palazzone dello sport ci
saranno al massimo trecento persone. Pazienza. Per Marine Le Pen
i sondaggi sono ottimi. Secondo
l’ultimo, il suo Front national sarebbe al 24%, i sarkozysti dell’Ump
al 22 e i socialisti a un misero 17,5.
Le gradinate semivuote non sono
un problema. Lei, in ogni caso, inveisce diligente contro l’«Unione
sovietica europea», dà la carica ai
francesi, «dei leoni governati da
asini» (François Hollande ringrazia), tuona contro la Bce, l’Fmi, le
banche, la finanza, i tedeschi. E
poi, a comizio finito, sorseggia
champagne parlando con noi.

L’

Madame Le Pen, domenica sarete
il primo partito francese?

«Dirlo non mi sembra corretto. Lo
decidono i francesi, non i sondaggisti. Ma di certo è una possibilità
molto concreta».
Crede che a Bruxelles siano preoccupati?

«Credo che a Bruxelles siano nel
panico. Infatti contro di noi hanno
mobilitato tutto e tutti, politici ed
editorialisti, industriali ed ecologisti. Ma ci hanno fatto un favore: così hanno trasformato le elezioni europee in un referendum sul Fn».

Perché non ha fatto l’alleanza con
Beppe Grillo?

Favorita

«Bisogna chiederlo a lui. Credo però
che debba fare ancora molta strada
per essere davvero credibile. Sì, è
contro l’euro e contro la corruzione
dei politici, ma contestare non basta,
bisogna anche proporre».

Marine Le Pen
durante un
comizio
I sondaggi
danno il Front
National
come primo
partito
davanti
all’Ump

Insomma, rimpiange di non aver
fatto l’accordo?

La frase choc

Francia sommersa
dagli immigrati? Monsieur
Ebola può risolvere
il problema in tre mesi
Jean-Marie Le Pen
AFP

Nessuna alleanza con Grillo

Deve fare ancora molta
strada per essere credibile
Non basta contestare
L’immigrazione

I singoli Paesi devono
riprendersi la sovranità
e controllare il territorio
Marine Le Pen

Secondo i sondaggi, nel nuovo Parlamento europeo un deputato su
quattro sarà euroscettico. Ma allora
che ci andate a fare?

«Andiamo a bloccarlo. Il mio gruppo, perché spero che il Fn con i suoi
alleati sarà talmente forte da poter
costituire un gruppo, si batterà per
impedire ogni ulteriore allargamento dell’Europa, per respingere il
trattato di commercio in discussione con gli Stati Uniti, per fermare le
politiche di austerità che servono
solo alle banche e, in generale, per
dire di no a qualsiasi decisione contraria agli interessi della Francia».
Per esempio, le ondate di immigrati
che si stanno abbattendo su Lampe-

dusa sono un problema europeo o
italiano?

«Un problema europeo, anche perché la maggioranza dei migranti
che arriva in Italia non si ferma
certo lì. Quindi è anche un problema francese, tedesco o svedese,
per citare i Paesi che ne accolgono
di più. Ma la soluzione, quella, non
è europea, è italiana. Solo riprendendo la sovranità, quindi il controllo del proprio territorio, ogni
Paese potrà decidere la sua politica e gli strumenti per applicarla.
Bloccare l’immigrazione incontrollata in Francia significa bloccare la pompa aspirante che attira
i migranti in Italia».

«Rimpiango il fatto che dei patrioti non capiscano che solo l’unione
di tutti i patrioti potrà salvare
davvero i nostri Paesi. Al di là del
settarismo».
Invece con la Lega l’accordo è
solido?

«Ci conosciamo bene e da molto tempo. Ma c’è stata una svolta. Prima,
come molti partiti regionalisti, anche la Lega era abbastanza favorevole all’euro. Poi è arrivata la svolta con
l’elezione di monsieur Salvini, che ha
preso chiaramente posizione contro
l’Unione europea».
Altri partiti italiani con i quali pensa
di poter lavorare?

«Fratelli d’Italia. Mi sembra che abbiamo molti punti in comune».
Ultima domanda. Ieri (martedì, ndr)
suo padre Jean-Marie ha fatto scalpore, come al solito, spiegando che
la soluzione al problema dell’esplosione demografica del terzo mondo
è «monsieur Ebola», che «in tre mesi
potrebbe risolvere la situazione...

«Una semplice osservazione, magari un po’ cruda, che è stata snaturata per montarci sopra una piccola manovra pre elettorale. Se credono di fermarci con questi sistemi, beh, si sbagliano».