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CASO DI STUDIO Copy .pdf



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CASO DI STUDIO: LE MIGRAZIONI TRA SENEGAL E ITALIA

I Senegalesi migrano in Italia soprattutto dall'inizio degli anni Ottanta del XX secolo, in
particolare dal 1986, anno in cui Francia e Germania, fino a quel momento consuete mete
Europee, chiusero le frontiere.
Le principali cause che hanno spinto i Senegalesi a lasciare la loro terra sono tre [Perrone,
2004]: i retaggi del Colonialismo; gli insuccessi delle politiche di sviluppo attuate dai
governi post-Indipendenza; la crisi economica che ha investito letteralmente il settore
agricolo. Nello specifico, verso la fine degli anni Settanta, la vita nelle campagne e' stata
segnata da una difficile situazione scaturita da una concatenazione di eventi: la siccità, il
crollo del prezzo delle arachidi sul mercato internazionale e la desertificazione. La
diminuzione delle precipitazioni ha provocato il depauperamento dei suoli andando a
complicare l'esistenza dei pastori nomadi Peul, costretti così a rinunciare all'allevamento
come mezzo di sussistenza [Sako, 1998].
La produzione dell'arachide, fondamento dell'economia del Senegal già nel XIX secolo e
molto diffusa sul territorio nazionale, era da sempre finalizzata primariamente al
commercio. La caduta del suo costo, unitamente alla siccità, ha privato l'agricoltura del
Senegal di quelle speranze di sviluppo nate negli anni Cinquanta e Sessanta [Sako, 1998].
Un altro fattore incisivo é stato il problema dell'avanzamento delle aree desertiche,
incrementato da irrazionali disboscamenti, e dall'impoverimento del terreno dovuto alla
monocultura dell'arachide imposto dalla politica coloniale.
A causa della conseguente recessione economica che ha colpito prima di tutto le
campagne, l'emigrazione é divenuta una necessità. Gli abitanti, che fino a quel momento
avevano condotto una una vita incentrata sull'agricoltura, sono stati costretti a spostarsi in
città, determinando un pesante sovrappopolamento, principalmente nella capitale. A
Dakar, inoltre, la complicazione della mancanza di posti di lavoro ha spinto a nuove
partenze, questa volta al di fuori dei confini nazionali.
La migraazione Senegalese, attirata da conformità culturali e linguistiche ereditate dal
Colonialismo, ha avuto come obiettivo prioritario la Francia [Ndiaye, 2004]. Negli anni
Sessanta é stato questo stesso paese a richiamare lavoratori originari del Senegal per far
fronte alle esigenze occupazionali generate dal boom economico.
I Senegalesi che hanno lasciato la madrepatria si sono diretti anche verso gli Stati Uniti
[Fall, 2010] e il Giappone, oltre a mantenere come meta le altre terre dell'Africa
Occidentale e Centrale [Sako,1998].
L'Italia ha assunto importanza invece in un secondo momento: da destinazione di ripiego
e/o tappa intermedia [anni Ottanta] é diventata traguardo privilegiato/definitivo grazie alla
permeabilità delle proprie frontiere, alla prosperità dei distretti industriali e all'informalità del
mercato del lavoro [Ceschi, 2006b].
Gli 80.989 Senegalesi residenti in Italia, al 31 Dicembre 2010, costituiscono la prima
nazionalità proveniente dall'Africa Occidentale [240.241] e la diciassettesima rispetto a
tutte quelle presenti [4.570.317].
La loro entità numerica ha registrato un continuo aumento, con un incremento in 8 anni del
117,7% nonostante un leggero rallentamento tra il 2005 e il 2007.
Se si osserva la presenza dei Senegalesi residenti per genere, emergono due fattori
rilevanti: la costante preponderanza maschile e un peso sempre maggiore delle donne sul
totale dei connazionali. Infatti, dal 2002 al 2010 l'incidenza delle immigrate Senegalesi e'
passata dal 15% al 24,4% del totale dei migrati dal Senegal. Nello stesso periodo
l'incremento dei maschi é stato del 93,6% mentre quello delle femmine del 254,7%
superando di gran lunga anche il dato relativo all'incremento generale delle straniere in
Italia [211,3%].

La forte sproporzione tra i sessi é una peculiarità della migrazione di questa popolazione.
La societa' Senegalese non ha mai favorito l'emigrazione delle donne e ancora oggi il suo
quadro culturale [la tradizione locale e l'influenza Islamica] e giuridico [derivato da
restrizioni nei confronti dei ricongiungimenti familiari nel paese d'accoglienza] costituisce
un freno per l'affermazione di un consistente flusso migratorio femminile [Fall,2010].
Il progetto emigratorio consuetudinario é ancora legato alla distinzione dei ruoli, che
assegna alle donne il ménage familiare e la cura dei figli e dei parenti mentre all'uomo il
sostentamento economico della famiglia.
Presumibilmente é questo il motivo che spinge soprattutto gli uomini a lasciare la patria
per cercare un miglioramento delle condizioni di vita per sé e per tutta la famiglia.
Sembra, però, che si stia verificando un progressivo cambiamento del coinvolgimennto
migratorio della donna. Si nota, effettivamente, un rialzo della loro presenza, più che
triplicata in 8 anni: se nel 2002 sono residenti 5.567 femmine Senegalesi, nel 2010 esse
arrivano a 19.747.
Nonostante la maggior parte di questa popolazione espatri alla ricerca di un lavoro 'LIGGéEY'- e di un miglioramento economico e culturale - 'YOKKUTE' [Ndiaye,
1995], anche dal punto di vista della motivazione d'arrivo tra i due generi sussiste una
differenza che sostanzialmente rimane in linea con la suddivisione culturale dei ruoli
tradizionali dell'uomo e della donna. Infatti, al primo Gennaio 2010, il motivo di rilascio del
permesso di soggiorno é il lavoro per il 78,4% dei maschi mentre solo del 17,4% per le
femmine. Per la maggioranza di queste ultime, l'80,1% la motivazione principale é la
famiglia, che e' invece del 19,8% per l'altro sesso.
Secondo i dati ufficiali, gli immigrati Senegalesi tendono a vivere nell'Italia CentroSettentrionale: Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Lazio e Toscana.
Perseguendo un obiettivo economico, i Senegalesi tendono a stanziarsi in quelle zone
dell'Italia più produttive e interessate da una maggiore offerta lavorativa. Infatti, le province
piu' popolate, che insieme raccolgono circa il 44,3% dei Senegalesi residenti,sono:
Bergamo, Brescia, Milano, Treviso, Pisa, Ravenna, Vicenza e Lecco.
I Senegalesi propendono a stabilirsi nei territori abitati da altri connazionali: é consueto
che, appena giunti a destinazione, pur partendo da soli, si appoggino a una rete parentale
o amicale per agevolare il proprio inserimento nella nuova società; qualora le opportunità
lavorative lo permettano, tendono a mantenere una certa vicinanza con i propri conoscenti
per 'stemperare' la solitudine migratoria.
In effetti lo stretto rapporto con il gruppo e la coesione interna sono due dei tratti che
contraddistinguono gli immigrati di questa nazionalità in terra ospitante. Si può inoltre
attribuire loro una buona capacità di relazionarsi con i contesti coinvolti nel processo
migratorio -il paese d'origine e quello di accoglienza- e la tendenza a costituire
associazioni [Ceschi, 2006b; Stocchiero,2006].
L'Associazionismo, resalta' tipica dell'Africa Occidentale, si manifesta in differenti forme.
Per quanto riguarda il Senegal si possono trovare sparse su tutto il territorio, sia in ambito
rurale sia in ambito urbano, diverse tipologie di associazioni impostate, per esempio, sulle
appartenenze di genere, di villaggio, di religione o di confraternita, di professione
[Stocchiero, 2006]. Tali pratiche, profondamente radicate nella cultura Senegalese e
fondate sui valori della reciprocità e della solidarietà, sono riprodotte nei terreni migratori
con modalita' tradizionali o rinnovate.
In Italia esiste una varietà di associazioni classificabili a seconda degli scopi che
perseguono. Oltre a quelle legate alle confessioni religiose e di pertinenza etnica, si
possono individuare altre due categorie: una é indirizzata al sostegno degli immigrati nel
paese d'arrivo e l'altra é rivolta alla pianificazione di progetti di sviluppo nel paese di
partenza.
Le associazioni che fanno parte del primo gruppo vengono convenzionalmente

denominate “di destinazione” [Mezzetti,2006; Ceschi,2006a], proprio per i fini che si
prefiggono : favorire l'inserimento nel nuovo territorio supportando i nuovi venuti dal punto
di vista logistico e amministrativo, ma anche aiutando coloro che si ritrovano in situazioni
di difficoltà [economica, burocratica,ecc]; organizzare eventi sociali per mantenere vive le
tradizioni e farle conoscere ai figli nati in Italia. Queste associazioni sono, inoltre, delle
vere e proprie mediatrici tra le comunita' locali e i connazionali, in quanto creano momenti
di collaborazione e di scambi culturali per agevolare l'integrazione attraverso la
conoscenza reciproca.
L'altra tipologia associativa é definita “di provenienza” [Mezzetti,2006; Ceschi,2006a].
Quest'ultima é espressione del forte senso di appartenenza alla propria collettività, tipico
del migrante Senegalese, originario sia di contesti cittadini che rurali.
Questo tipo di associazione tesse una rete più sofisticata poiché collega il luogo di
derivazione con quelli di approdo e riunisce gli emigrati della stessa localita' trasferitisi
nelle diverse parti del mondo. Tutti assieme raccolgono fondi che vengono poi inviati nella
zona di provenienza e utilizzati per realizzare progetti nodali per la qualita' della vita della
collettività. Provvedono, a seconda delle priorità, a costruire infrastrutture tra le quali
pozzi, scuole, dispensari, e strade [ Fall e Gamberoni, 2010]. Il governo, accortosi del loro
fondamentale ruolo di attori di sviluppo, interviene a sostegno dei loro progetti mandando
per esempio del personale qualificato a lavorare nelle scuole e negli ospedali, una volta
costruiti.
Insieme all'associazionismo una testimonianza del solido legame dei migranti Senegalesi
con la loro terra sono le rimesse, qui intese come spedizioni di denaro. L'attaccamento alla
madrepatria e il mantenimento di relazioni costanti con familiari e amici, rimasti nel paese
natio, sono determinati anche dalla prospettiva dell'immigrato di ritornare definitivamente a
casa. Il disegno migratorio tradizionale di questo popolo prevede, difatti, come fase
conclusiva il rientro in patria.

Cio' é ben espresso dal termine Wolof “TUKKI” che si puo' tradurre “MIGRARE” ma che
letteralmente assume l'accezione di “ESSERE IN VIAGGIO,VIAGGIARE” [Ndiaye, 1995,
p.125]. Altri due concetti si legano a tale argomento: “FULLA” che sarebbe “ANDARE A
CERCARE QUELLO CHE NON SI HA” e “FAIDA”: “USARE BENE QUELLO CHE SI é
OTTENUTO IN MODO DA DIVENTARE AUTONOMI”[Ndiaye, 2000]. Culturalmente il
significato sembra essere veicolato dal proverbio popolare “FULLA MOOY WUTTI,
WAAY FAIDA MOOY ÑIBBISI” cioé: “L’IMPORTANTE é ANDARE A CERCARE, MA LO
SCOPO é POI DI RIENTRARE”[Ndiaye,2000,p.22]. Questo viaggio é il senso della
migrazione temporanea finalizzata al sostegno della propria famiglia e della comunità. 1

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Milano. Foto a cura di Palma Lapenna.

[MILANO.FOTO A CURA DI PALMA LAPENNA]

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Milano.Thieboudienne a casa tutti insieme ☺ Palma.


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