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Diritti animali e doveri umani .pdf



Nome del file originale: Diritti animali e doveri umani.pdf
Titolo: Diritti animali e doveri umani
Autore: Di Schiena

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Diritti animali e doveri umani
I diritti morali sono diritto alla vita, alla libertà e all’integrità fisica,
in generale il diritto a essere trattati con rispetto. Gli animali in
quanto esseri senzienti e soggetti di una vita sono titolari di questi
diritti.
Il benessere animale dipende sia dal fattore fisico (l’animale deve
avere cibo, acqua, vivere in un ambiente adeguato e non essere
sottoposto a dolore) che da quello psicologico (dev’essere libero di
esprimere le proprie caratteristiche etologiche di specie e non
dev’essere terrorizzato). Nuove scienze come la zooantropologia ci
mettono di fronte alla necessità di uscire da un approccio
antropocentrico e zootecnico in cui l’animale è sottoposto al dominio dell’uomo per andare invece
in direzione di una relazione paritaria.
Nel ’78 l’UNESCO ha approvato la dichiarazione universale dei diritti dell’animale.
L’industria di sfruttamento animale viola sistematicamente i diritti degli animali. Il compito degli
animalisti (che invitano a boicottare l’industria di sfruttamento animale) è svelare le menzogne e
rendere visibile l’invisibile per far crescere il movimento di liberazione animale e raggiungere
l’obiettivo di gabbie vuote e animali liberi.
COSA SONO I DIRITTI MORALI
I diritti morali sono una protezione che dice che gli altri non sono liberi di arrecarci danno, ovvero
non possono ledere la nostra integrità fisica, ucciderci, interferire con le nostre scelte e limitare la
nostra libertà. I diritti morali quindi proteggono i nostri beni più importanti come la vita, l’integrità
fisica e la libertà. In generale essere titolare di diritti morali vuol dire avere diritto a essere trattati
con rispetto.
I diritti morali si fondano sull’uguaglianza. I diritti umani ad esempio non possono essere negati ad
alcuni uomini discriminandoli in base alla razza, al sesso, alla cultura, alla religione o allo stato
sociale: queste differenze sono moralmente irrilevanti.
I diritti morali sono in cima alla scala dei valori e questo porta alla conclusione che se anche ci
fossero benefici per uno o molti soggetti derivanti dalla violazione dei diritti morali di qualcuno,
allora questa violazione di diritti è ingiustificabile. Un esempio di grave violazione dei diritti umani
di alcuni a beneficio di altri è la triste vicenda dello studio sulla sifilide di Tuskegee.
DIRITTI, NON FAVORI
È importante sottolineare la differenza che intercorre tra il pretendere rispetto per i propri diritti e
richiedere un favore. Uno che fa un favore non è tenuto a farlo in nome di un qualche diritto, ma
può farlo per altri motivi (ad esempio generosità o gentilezza). Nessuno di noi può pretendere un
favore. Al contrario tutti possiamo pretendere e rivendicare i nostri diritti: non si tratta di chiedere a
qualcuno di essere gentile e generoso con noi, ma di chiedere che ci venga giustamente riconosciuto
ciò che ci è dovuto.
Rivendicare diritti vuol dire chiedere giustizia, non generosità, rispetto, non favori.
Spesso le vittime delle ingiustizie non sono neanche a conoscenza di come i loro diritti siano violati
(questo è accaduto nel caso di Tuskegee o in generale accade quando le vittime appartengono a
categorie deboli come bambini o persone provenienti da classi sociali subalterne). In questi casi
coloro che riconoscono l’ingiustizia hanno il dovere morale di intervenire, difendendo i diritti delle
vittime. Si tratta di una richiesta di giustizia, non di un appello alla generosità: le vittime hanno
diritto alla nostra assistenza, aiutarli è qualcosa di dovuto, non un “gesto carino” che gli offriamo

generosamente. Più le vittime sono incapaci di difendere i propri diritti, maggiore è il nostro dovere
di farlo al loro posto.
CHI È TITOLARE DI DIRITTI
Qual è il discriminante tra avere diritti e non averli?
All’interno della specie umana nascono individui diversi, geni o disabili mentali, persone che hanno
più o meno talento in un certo ambito, ma questo non giustifica che i meno dotati e i più deboli
debbano vivere per servire gli interessi dei più dotati e più forti. Non sono queste le differenze
moralmente rilevanti per attribuire o negare diritti fondamentali.
Quale proprietà esclusiva avrebbe la specie umana che le permetterebbe di distinguersi (quindi
anche sul piano dei diritti) dalle altre specie animali? Se si pensa ad esempio alla razionalità o
all’uso della parola se ne concluderebbe che gli umani che non possiedono queste proprietà (“casi
marginali” quali neonati o handicappati gravi) potrebbero essere oggetto dello stesso trattamento
oggi riservato agli altri animali. Al contrario tutte le proprietà comuni a tutti gli umani (come la
capacità di provare emozioni, piaceri e dolori) sono condivise anche dagli altri animali (e quindi da
questo punto di vista non c’è motivo di discriminare gli altri animali sul piano dei diritti).
Jeremy Bentham afferma infatti che nell’attribuzione di diritti la discriminante non è la facoltà di
ragionare o di parlare, ma la capacità di soffrire. Gli animali sono esseri senzienti, cioè sono in
grado di provare emozioni come piacere e dolore e da questo punto di vista non ci sono differenze
con l’uomo che giustifichino la non attribuzione agli animali non umani di diritti che invece
attribuiamo all’uomo, come il diritto alla vita e alla libertà.
Dobbiamo quindi considerare gli interessi di tutti gli esseri senzienti. Un oggetto non ha interessi
perché non può provare sensazioni e soffrire, perciò non ha diritti, ma gli animali (che non sono
oggetti bensì soggetti) hanno interesse a non soffrire e vivere secondo le proprie caratteristiche
etologiche di specie. Se un essere soffre non c’è giustificazione morale per non prendere in
considerazione tale sofferenza. Non importa quale sia la natura di questo essere, il principio
d'uguaglianza richiede che la sua sofferenza sia valutata alla pari di sofferenze simili – nella misura
in cui è possibile fare queste comparazioni – di qualsiasi altro essere.
Tom Regan aggiunge che le caratteristiche comuni di tutti i titolari di diritti è essere nel mondo,
essere consapevoli del mondo e di quanto ci succede e che quello che ci succede ci interessa in
quanto condiziona la qualità e la durata della nostra vita. Chi ha queste caratteristiche viene definito
“soggetto di una vita”. Tutti i soggetti di una vita sono uguali dal punto di vista morale e sono
titolari di diritti.
Gli animali sono individui unici, sono quindi dei “qualcuno” e non dei “qualcosa” a disposizione
degli umani; sono dei soggetti con una loro vita, le loro esperienze e le loro aspettative.
Dal punto di vista morale siamo uguali perché siamo un qualcuno, non un qualcosa, siamo soggetti
di una vita e non vite senza soggetto (come lo sono esseri viventi non senzienti quali i vegetali).
Esseri simili sotto tutti gli aspetti moralmente rilevanti devono avere analoghi diritti morali. Tutte le
pratiche che non sarebbero considerate “umanitarie” se applicate all’uomo, non dovrebbero essere
considerate tali neanche se applicate agli altri animali.
La discriminazione infondata degli animali è chiamata specismo, ed è analoga a discriminazioni tra
umani come razzismo o sessismo, perciò è giusto combatterlo.
Molti di noi sono pronti a confermare che i nostri animali domestici sono intelligenti e capaci di
provare sentimenti (piacere, dolore…). Sono esseri psicologicamente complessi: cani e gatti hanno
molte differenze con noi umani, ma come gli umani sono consapevoli del mondo e sono interessati
a quanto accade a loro.

Anche gli altri animali, che l’uomo definisce “da reddito” (come mucche, maiali, galline, ecc.) sono
altrettanto intelligenti e senzienti, perciò così come la maggior parte di noi occidentali non tollera
maltrattamenti verso cani e gatti, coerentemente non dovrebbe tollerare maltrattamenti e uccisioni
anche verso gli altri animali e di conseguenza dovremmo smettere di assumere comportamenti che
ci rendono complici di quei maltrattamenti.
Secondo la teoria dell’evoluzione delle specie, sappiamo che gli animali condividono un’origine
comune. Darwin affermò che i mammiferi sono in grado di provare piacere e dolore oltre ad una
vasta gamma di sensazioni ed emozioni. Abbiamo molto in comune con gli altri animali, a partire
dal corpo e dalla fisiologia: condividiamo i cinque sensi, gli organi (come cuore, polmoni, reni…) e
un sistema nervoso centrale (cervello). Se qualcosa di nocivo viene a contatto col nostro corpo,
questa informazione arriva al cervello tramite neurotrasmettitori e nervi, rendendoci consapevoli del
danno subito. Questo è valido anche per gli animali non umani. Con gli altri animali condividiamo
anche il linguaggio e il comportamento: se ad esempio un cane è sempre chiuso in gabbia, cerca di
uscire (grattando o con altri metodi) per avere contatti con altri cani o con umani. Questo loro
comportamento è inequivocabile: possiamo interpretare il loro linguaggio cogliendo quali siano i
loro bisogni e desideri.
Oltre agli animali domestici ed ai mammiferi in generale, la scienza ha provato che anche gli uccelli
possiedono facoltà cognitive e sono in grado di imparare e reagire in modo logico; i pesci sono
capaci di provare dolore, vivono in famiglie stabili e si riconoscono a vicenda, hanno ricordi e sono
consapevoli di dove si trovano e dove stanno andando: i più giovani imparano dagli anziani e
possiedono il pensiero associativo. Altri studi dimostrano che anche molluschi (in particolare il
polpo) o insetti (api) possiedono i requisiti per essere considerati soggetti e non oggetti.
Una volta accettato che anche gli animali non umani siano soggetti di una vota, bisogna riconoscere
loro i diritti di cui sono titolari: questo vuol dire abolire le torture e le uccisioni causate dalle
industrie di sfruttamento animale.
DIRITTI E BENESSERE ANIMALE
Quando parliamo di benessere psicofisico animale, oltre ad intendere il non infliggergli dolore,
dovremmo sapere cosa li rende felici: banalmente gli animali sono felici quando sono liberi di
vivere secondo le proprie caratteristiche etologiche, instaurando relazioni intraspecifiche ed
interspecifiche. Gli umani non possono arrogarsi il diritto di minare il benessere psicofisico degli
animali negandogli la libertà, torturandoli ed infine uccidendoli, spesso con metodi molto dolorosi e
crudeli. Questo invece è esattamente ciò che accade quotidianamente nell’industria di sfruttamento
animale che cerca di giustificare il dominio sugli animali non umani con dei benefici per la specie
umana.
Nel 1965 Roger Brambell elencava le cosiddette "cinque libertà" necessarie per evitare disturbi al
"benessere". Agli animali si devono cioè concedere le libertà:
1) dalla sete, dalla fame e dalla cattiva nutrizione;
2) di avere un ambiente fisico adeguato;
3) dal dolore, dalle ferite, dalle malattie;
4) di manifestare le caratteristiche comportamentali specie-specifici normali;
5) dal timore.
Come si può notare le "cinque libertà" ricordano bene che il benessere degli animali dipende dal
rispetto sia delle esigenze fisiologiche (mangiare, bere, ecc.) sia di quelle etologiche (le
caratteristiche comportamentali).

L’idea dei diritti animali è molto semplice e allo stesso tempo profonda perché implica cambiamenti
importanti per la società umana come smettere di allevare gli animali per la carne, di ucciderli per la
pelliccia, di addestrarli per il nostro divertimento o di usarli per la ricerca.
ZOOANTROPOLOGIA
Come tutelare gli animali è un tema essenziale. Ci aiutano le scienze comportamentali applicate, in
particolare l'etologia applicata, la medicina comportamentale animale e la zooantropologia, che
studiano le caratteristiche del rapporto uomo animale, come assicurare il benessere animale, come
rispondere ai bisogni degli animali partendo dalle loro specificità.
La zooantropologia è una disciplina scientifica che studia l’interazione relazionale tra uomo e
animale non umano e i benefici che tale rapporto produce per entrambi i partner.
Nel concetto di benessere animale viene introdotto quindi oltre all’aspetto di benessere fisico e
psicologico anche l’aspetto relazionale, di cui gli animali (compreso l’uomo) hanno bisogno.
La novità di questa scienza sta nel fatto che il rapporto è dialogico e che quindi attraverso uno
scambio di contenuti anche il non umano possa ricoprire un ruolo referenziale per l’uomo.
Partendo da presupposti teorici innovativi, non può che svilupparsi in applicazione e metodologie di
lavoro alternative alla tradizione zootecnica.
Con la zooantropologia si esce da un’ottica antropocentrica che si traduce in reificazione,
antropomorfizzazione, categorizzazione e strumentalizzazione dell’animale non umano. La
zooantropologia riconosce l’alterità animale: un animale partner è coinvolto nel processo
relazionale e non utilizzato come produttore di performance. L’animale ha un ruolo di partner che
interagisce e quindi non dev’essere “utilizzato” o peggio sfruttato.
La zooantropologia incentiva il processo di relazione, di dialogo tra uomo e animale non umano, di
referenza in termini di contributi che scaturiscono da questa relazione, che vanno oltre il
tradizionale beneficio apportato da un approccio zootecnico performativo.
La zoo antropologia sfida quindi l’impostazione zootecnica del rapporto tra uomo e altri animali
(utilizzo degli “animali da…” che riduce l’animale ad un ruolo subalterno ai bisogni dell’uomo), va
nella direzione del rispetto dei diritti animali e del loro benessere, sottraendoli al dominio
dell’uomo.
L’importanza della referenza non umana non è legata alla sostituzione di altre referenze umane
mancanti e non è neanche da ritenere non pertinente con i bisogni umani o utile solo in certe
condizioni (pet therapy), ma bisogna ammettere che è necessaria per promuovere il benessere della
persona e realizzare i predicati umani. La zoo antropologia parte dal presupposto di non
autosufficienza referenziale dell’uomo.
Dobbiamo sforzarci di superare la cultura antropocentrica che vede tutto il mondo (animali,
vegetali, ecc) in funzione della specie umana e dei propri interessi.
Punto fondamentale della zooantropologia è che gli animali domestici non sono stati addomesticati
dall’uomo, bensì che tutte le specie si siano domesticate reciprocamente, attraverso processi di
ibridazione. E’ una rilettura completa del processo di domesticazione. Tale processo non è stato
quindi un atto di sopruso nei confronti di alcune specie animali, ma il momento in cui alcune specie
animali hanno avuto un’alleanza parentale con l’uomo. Per cui non è solo il cane “domesticato”. E’
anche l’uomo “domesticato”. Il cane ha iniziato ad imparare dall’uomo, l’uomo dal cane, ecc.
Su queste basi, da animalisti, non possiamo che contribuire a diffondere la zooantropologia
nell’ottica di un più ampio rispetto del benessere degli animali e dei loro diritti.
DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’ANIMALE

È stata approvata nel 1978 dall’UNESCO con lo scopo di fornire un codice etico per sancire i diritti
che spettano ad ogni animale.
Secondo questa dichiarazione ogni animale ha dei diritti e che la violazione di questi diritti è
considerata un crimine. Si invita ad educare sin dall’infanzia all’osservazione, comprensione
rispetto e all’amore per gli animali.
Gli animali hanno diritto alla vita e al rispetto e l’uomo non può sfruttarli violando i loro diritti, anzi
ha il dovere di mettere le sue conoscenze al servizio degli animali, a considerarli, curarli e
proteggerli.
Gli animali non devono essere sottoposti a maltrattamenti: le specie selvatiche hanno il diritto di
vivere libere nel loro habitat naturale. Non si può privarli della libertà.
Le specie che condividono lo stesso habitat dell’uomo hanno il diritto di vivere e crescere secondo
il ritmo e nelle condizioni di vita e libertà che sono proprie della loro specie. L’uomo non può
modificare queste condizioni a fini mercantili.
Gli animali domestici hanno diritto ad una durata della vita conforme alla sua naturale longevità e
l’uomo non può abbandonarli compiendo un atto crudele e degradante.
Gli animali che lavorano hanno diritto a limitazioni di durata e intensità di lavoro, ad
un’alimentazione adeguata e al riposo.
La sperimentazione animale che implica una sofferenza psicofisica è incompatibile con i diritti
dell’animale, sia che si tratti di sperimentazione medica, scientifica o commerciale.
Nessun animale dev’essere usato per il divertimento dell’uomo: le esibizioni e gli spettacoli che
utilizzano animali sono incompatibili con la dignità dell’animale.
Ogni atto che comporti l’uccisione di un animale senza necessità è un biocidio, cioè un delitto
contro la vita.
Uccidere un numero di animali selvaggi è un genocidio (delitto contro la specie): l’inquinamento e
la distruzione dell’ambiente naturale portano al genocidio.
I diritti dell’animale devono essere difesi dalla legge.
Curiosità: il 10 dicembre è stato proclamato Giornata Internazionale per i Diritti degli Animali.
L’INDUSTRIA DI SFRUTTAMENTO ANIMALE
Tutto ciò di cui abbiamo scritto nei paragrafi precedenti in tema di diritti animali viene calpestato
quotidianamente nell’industria di sfruttamento animale. Con questo termine indichiamo tutte quelle
attività che, per il profitto di pochi umani, sfruttano un numero enorme di animali: tra queste attività
ci riferiamo in particolare agli allevamenti, ai macelli, all’industria dell’abbigliamento, al mondo
dei circhi e degli zoo, agli interessi legati alla caccia e alla pesca, alla vivisezione, ecc.
Tutte queste attività presentano aspetti comuni: sono fondate sulla violazione dei diritti animali
perché meno è rispettato il benessere animale, più aumentano i loro profitti. Questo porta tutte le
varie industrie di sfruttamento animale a cercare di disinformare l’opinione pubblica nascondendo e
distorcendo ciò che accade all’interno. Tutti indistintamente mentono spudoratamente e fanno
affermazioni disconnesse dalla realtà usando in modo improprio le espressioni “trattamento umano”
e “benessere animale”. Trattamento “umano” implica compassione, benevolenza, pietà e rispetto.
Mentre “benessere” vuol dire sentirsi bene, essere sani e felici potendo soddisfare i propri bisogni
essenziali. Questo ovviamente collide con la realtà dell’industria di sfruttamento animale e usare
questi termini (in maniera impropria) serve a creare confusione e mascherare i tanti modi in cui
sfruttano, opprimono e torturano fino all’uccisione gli animali. Le leggi attuali lo permettono,
nascondendosi dietro una falsa e sbagliata idea di benessere animale.
Quando si afferma di trattare umanamente gli animali proviamo ad immaginare che l’oggetto di
questo crudele maltrattamento sia il nostro animale domestico: saremmo disposti ad etichettare
questo trattamento come “umanitario” e rispettoso del benessere animale? Accetteremmo di vedere

il nostro amico chiuso in gabbie affollate, spesso privato del cibo, impossibilitato ad esprimere le
sue caratteristiche etologiche, impaurito, torturato per poi diventare cibo o il collo di una pelliccia o
per essere vivisezionato? Se la risposta è no, e se siamo onesti, allora non dovremmo accettare
questo trattamento per nessun altro animale.
Osservando quanto accade nelle industrie di sfruttamento animale notiamo che la realtà non
corrisponde affatto alle loro affermazioni circa il trattamento umano e il benessere animale. Certo,
si può obiettare che queste industrie operino nel rispetto della legge; per queste leggi, però, lo
standard per il benessere è troppo basso, inoltre l’applicazione di queste leggi è ridicola e facilmente
aggirabile.
Nonostante gli animali siano “soggetti di una vita” la maggior parte degli uomini li tratta come
oggetti, privandoli dei loro diritti fondamentali. Gli animali diventano materie prime da trasformare
in oggetti utili all’uomo come cibo, abbigliamento, spettacolo, sport, strumenti, ecc.
Le righe che seguono sono solo una panoramica molto veloce e superficiale di quanto accade
nell’industria di sfruttamento animale. Vi invitiamo ad approfondire in particolare consultando i
links in basso.
Trasformazione in cibo:
Una delle principali industrie di sfruttamento animale è quella della carne.
La maggioranza delle persone pensa (ingannata anche dalla pubblicità) che la carne venga da
fattorie dove gli animali prima di essere macellati vivono liberi e felici. Nulla di più falso! La quasi
totalità della carne sugli scaffali dei negozi viene da allevamenti intensivi il cui unico obiettivo è
massimizzare i profitti a scapito del benessere animale. Gli animali sono allevati al chiuso (il che
permette di ridurre il personale e di contenere più “capi” in un piccolo spazio), vengono messi
all’ingrasso con una dieta innaturale e addizionata di ormoni e farmaci vari.
I vitelli, una conseguenza dell’industria del latte, vengono macellati molto giovani, prima che
ingeriscano alimenti ricchi di ferro. Vengono messi all’ingrasso in box individuali dove i movimenti
sono estremamente limitati in modo da non farli dimagrire e da non far indurire i muscoli per
mantenere la carne tenera. I box sono di legno perché se fossero di metallo leccando le sbarre i
vitelli assumerebbero ferro che “rovina” la loro carne facendola diventare rossa (e facendone
diminuire il valore). I vitelli sono affetti da anemia cronica, provano sofferenze psicologiche e
hanno problemi alle articolazioni e presentano comportamenti stereotipati.
Ai maiali appena nati vengono tagliate coda e orecchie senza anestesia e i maschi vengono castrati
per evitare che il sapore delle loro carni sia troppo forte; crescendo spesso contraggono malattie
respiratorie legate al luogo in cui vivono.
I polli subiscono l’amputazione del becco e vengono ammassati in stracolme dove subiscono traumi
vertebrali e fratture a causa del peso eccessivo, lesioni alle zampe dovute alla superficie dove
poggiano.
Negli allevamenti di galline ovaiole i pulcini maschi (circa la metà) sono inutili e vengono uccisi lo
stesso giorno in cui nascono: muoiono per soffocamento o tritati vivi.
Inutile dire che questi animali vengono macellati molto giovani rispetto alla loro aspettativa di vita
in natura. La fine della loro breve e triste vita è una vera e propria macabra catena di smontaggio.
La macellazione “umanitaria” prevede lo stordimento (non previsto per i polli a cui viene spezzato
il collo) e lo sgozzamento a testa in giù; non ancora morti gli animali vengono bolliti vivi.
Non solo le leggi sono troppo permissive, ma anche se vengono violate gli ispettori sono impotenti,
corrotti o ricattati e perciò la macellazione illegale procede senza problemi.
Trasformazione in abbigliamento:
Se per giustificare una dieta carnea ci si nasconde dietro ad una sua presunta necessità, per quanto
riguarda le altre pratiche di sfruttamento animale non ci sono scuse. Non abbiamo alcun bisogno di
utilizzare capi in pelle, pellicce e altri materiali per la cui produzione vengono maltrattati e uccisi
animali.

Gli animali “da pelliccia” vivono in gabbia, lontani dal loro habitat e impossibilitati a svolgere
attività per loro naturali. Sintomo del loro malessere psicologico anche in questo caso sono i
movimenti stereotipati.
Per non rovinare la loro pelliccia vengono uccisi spezzando le vertebre cervicali oppure
asfissiandoli o ancora per elettrocuzione anale.
Oltre agli allevamenti, un’altra fonte di animali da pelliccia è la cattura mediante tagliole, che
provoca agli animali gravi traumi.
Per produrre una sola pelliccia servono molti animali: ad esempio per una pelliccia di volpe ne
servono 40, mentre per una di visoni addirittura 60.
Per quanto riguarda i capi in pelle e cuoio alcuni si giustificano col fatto che si tratta di animali
comunque destinati alla macellazione, ma non si pensa mai che l’incasso derivato dai
“sottoprodotti” animali è sostanzioso e permette di tenere in piedi il business degli allevamenti: se si
smettesse di comprare capi in pelle diventerebbe meno conveniente allevare animali per la
macellazione e questo costringerebbe alla chiusura molti allevamenti che andrebbero in passivo.
Trasformazione in “spettacolo”:
Circhi, corse o peggio combattimenti sono alcuni tra gli “spettacoli” di cui sono protagonisti gli
animali. Gli animali sono fuori dal loro habitat naturale, maltrattati e addestrati a fare cose per loro
innaturali. Per quanto come al solito leggi sul “benessere” vogliono illuderci che tutto vada bene,
basta osservare i loro comportamenti stereotipati e ripetitivi per capire che si tratta di animali malati
di mente, creature psicologicamente annientate perché impossibilitati ad esprimere la loro natura.
Negli spostamenti tra una località e l’altra gli animali sono stipati in camion o treni e giunti a
destinazione vengono tenuti in gabbia o legati ad una catena. Le leggi prevedono spazi “sufficienti”
per un’adeguata libertà di movimento: è chiaro che una gabbia per quanto grande non potrà mai
essere adeguata se si pensa che in natura alcuni animali selvatici sono liberi di muoversi in territori
vasti fino a 1000 Km2.
La struttura sociale viene completamente persa: i cuccioli vengono allontanati anzitempo dalle
mamme, gli animali solitari costretti a stare insieme e gli animali sociali impossibilitati a svolgere il
loro ruolo nella comunità.
Gli animali detenuti nei circhi vivono in condizioni peggiori dei più violenti criminali che nelle
celle d’isolamento hanno comunque garantita un’ora di esercizio fisico, letture e TV. Per di più
questi animali, a differenza dei criminali, sono rinchiusi senza nessuna colpa.
Gli addestratori affermano di usare il rinforzo positivo. Ma allora a cosa servono fruste, bastoni
uncinati e pungolatori elettrici? Dei filmati girati clandestinamente mostrano che la crudeltà e la
coercizione sono i metodi di addestramento più diffusi.
Lo stesso discorso vale per parchi acquatici e delfinari che offrono spettacoli con mammiferi
marini.
Le lunghe procedure burocratiche impediscono che i circensi fuori legge vengano puniti.
Trasformazione in “sport”:
Alcune attività vengono etichettate come sport. Tra queste troviamo caccia e pesca da una parte
oppure rodei, corse di levrieri, corride dall’altra.
Su questo tema ci sarebbe molto da dire, ma ci limitiamo a sottolineare che uno sport richiede la
partecipazione volontaria di tutti i concorrenti, mentre in tutti questi casi gli animali sono come al
solito costretti a partecipare ad un triste gioco di maltrattamenti ed infine di morte.
Trasformazione in strumenti di ricerca:
Uno dei più grossi temi animalisti è certamente quello della vivisezione. Migliaia di animali
vengono ogni giorno torturati in nome di un presunto beneficio per gli umani. Ma sono davvero utili
queste torture?

Anche questo è un tema molto vasto e mostreremo solo alcuni esempi come il famigerato test di
tossicità LD50 che stabilisce qual è il dosaggio di sostanza che serve ad uccidere il 50% degli
animali a cui è stata somministrata. I presunti benefici della vivisezione sono sopravvalutati, mentre
si tende a dimenticare i danni provocati da questa falsa scienza che si basa sulla fiducia nel valore
dei “modelli animali”: ogni specie reagisce in modo diverso ai vari farmaci, perciò alcuni farmaci
non tossici per alcuni animali, lo sono per gli umani (e viceversa).
Se i test fossero fatti sugli umani sarebbero più predittivi, ma ovviamente siamo contrari a ledere i
diritti degli umani. Se fossimo coerenti dovremmo essere altrettanto contrari a ledere i diritti degli
altri animali.
Esistono metodi scientifici alternativi (in vitro ad esempio) che non prevedono l’uso di animali e
che sono anche ben più precisi nei risultati rispetto ai test sugli animali.
Per quanto possiamo mostrare, possiamo solo vedere dall’esterno queste torture, ma ciò che non
vediamo e che possiamo solo immaginare, sono le vite viste dall’interno, dal punto di vista del
soggetto che subisce l’oppressione umana. Possiamo solo immaginare ogni singola vita di ciascuno
dei miliardi di animali che soffrono ogni minuto della propria esistenza perché malati cronici,
depressi, lontani parenti dei loro antenati che vivevano liberi.
La realtà è questa e tale rimane perché non vengono usate le parole giuste per descriverla: alla base
dello sfruttamento ci sono ignoranza e disinformazione sia sui concetti di diritti animali e di
benessere e di trattamento umano, sia su quanto accade in realtà nelle industrie di sfruttamento
animale.
Compito degli animalisti è smascherare queste menzogne raccontando la verità su ciò che accade
nell’industria di sfruttamento animale.
DOVERI UMANI: GLI ANIMALISTI
Una volta riconosciuto che gli animali hanno dei diritti che vengono sistematicamente violati, il
dovere degli animalisti è essere abolizionisti, non riformisti rispetto alle pratiche che violano i diritti
animali.
Così come in precedenza abbiamo affermato che nel caso dei diritti umani, quando le vittime delle
violazioni sono vulnerabili e incapaci di autodifendersi abbiamo il dovere morale di intervenire in
loro difesa (non si tratta di un gesto generoso, ma di un atto dovuto), allo stesso modo quando
vengono violati i diritti di animali incapaci a difendersi da soli, abbiamo il dovere morale di
intervenire prendendo le loro difese.
La nostra sfida è rendere visibile l’invisibile, inducendo la gente a capire fino in fondo la sofferenza
e le torture di cui, volontariamente o involontariamente, molti umani si rendono complici con gesti
quotidiani come mangiare carne, indossare capi in pelle/pelliccia/lana, assistere (e quindi
finanziare) a “spettacoli” con animali come circhi, ecc.
Dobbiamo smontare il muro di menzogne che protegge l’industria di sfruttamento animale e
informare tutti di quanto accade lì dentro.
Il nostro compito è diffondere e sviluppare un pensiero radicale che argomenti la difesa dei diritti
animali con una logica antispecista ed egualitaria, basata sulla giustizia e non sulla compassione.
Questo pensiero animalista radicale si deve tradurre in richieste altrettanto radicali: non gabbie più
grandi o più comode, ma gabbie vuote e animali liberi! Questo è l’obbiettivo ultimo del Movimento
di Liberazione Animale: non possiamo accontentarci dei pur utili ed importanti passaggi intermedi
che ottengono piccole vittorie migliorando anche se di poco le condizioni di detenzione degli
animali.

Gli animalisti sono i loro più grandi nemici dell’industria di sfruttamento animale (perché minano i
loro profitti fatti a danno degli animali) ed è per questo che vengono continuamente attaccati con le
accuse più disparate.
L’industria di sfruttamento animale non si oppone ai diritti animali argomentando e discutendo le
proprie ragioni (perché sanno di essere nel torto), ma attaccando gli animalisti e cercando di far
passare l’idea che in questa disputa da una parte ci siano persone normali, moderati sensibili al
benessere animale (al trattamento umano e all’utilizzo responsabile) e dall’altra parte ci sono degli
estremisti violenti pronti anche a dimostrazioni terroristiche.
L’immagine che i rappresentanti dell’industria di sfruttamento animale, con la complicità dei media,
danno degli animalisti non è delle migliori: ci dipingono come “estremisti dei diritti animali”,
nemici della scienza, squilibrati emotivi, sdolcinati e confusi o terroristi misantropi che ostacolano
il benessere umano e minacciano la libertà di scelta della collettività.
Questa disinformazione è dovuta a due fattori: gli sfruttatori degli animali vogliono demolire i loro
principali avversari e giustificare un business basato sulla negazione dei diritti animali, mentre i
media, come si può facilmente intuire, rincorrono sempre notizie che facciano vendere (e fa vendere
di più una storia di un singolo folle animalista violento che la storia di tanti animalisti che
espongono le loro idee con metodi non violenti). Ai media interessa solo ciò che suscita scalpore,
perciò si occupano di diritti animali solo quando succede qualcosa di illegale (ad opera di alcuni
singoli o di isolati gruppetti minoritari, a volte fomentati da provocatori infiltrati, con l’obiettivo di
screditare gli animalisti), trascurando di raccontare le tante battaglie e proteste pacifiche della
stragrande maggioranza degli animalisti (che sono persone normalissime ed equilibrate e si
dissociano dai gruppi violenti).
Per screditare gli animalisti è anche accaduto che degli infiltrati nel movimento scrivano libri che
vanno a rafforzare lo stereotipo del militante violento e misantropo. Purtroppo questi libri vengono
presi sul serio da alcuni ingenui ed emotivi animalisti (che per fortuna sono solo una minoranza del
movimento). In questo modo l’opinione pubblica così (dis)informata a dovere si schiererà senza
troppi problemi dalla loro parte e contro i difensori dei diritti animali.
Gli animalisti sono estremisti?
Se per estremisti si intende terroristi pronti a tutto per la causa, gli animalisti non lo sono; se si
intende invece credere incondizionatamente alle proprie idee ed avere obiettivi radicali, allora gli
animalisti lo sono.
Chi sono allora questi animalisti?
La stragrande maggioranza degli animalisti è gente comune, con idee radicali ma non violente, che
si battono per i diritti umani e animali (senza metterli in contrapposizione), per la giustizia, la libertà
e l’uguaglianza, per la difesa dell’ambiente e dei diritti delle future generazioni.
Alcuni sono animalisti da sempre in quanto dotati di una innata empatia nei confronti degli animali;
altri lo sono diventati in seguito ad un’esperienza che ha provocato in loro un cambiamento di
percezione, portandoli dal considerare gli animali come oggetti al considerarli come soggetti
(individui unici con una loro vita). La maggior parte, invece, è diventata animalista col tempo, in
seguito ad un percorso più o meno lungo fatto di studi, informazioni, riflessioni, ecc.
Il principale obbiettivo tattico del Movimento di Liberazione Animale è informare e far riflettere il
maggior numero di persone, per far crescere il movimento ed avere quindi più chance di
raggiungere l’obbiettivo strategico che rimane quello delle gabbie vuote e animali liberi.
Siamo consapevoli che, anche dopo essersi informati, per molti è difficile cambiare stile di vita. C’è
chi lo fa da un giorno all’altro e chi invece avanza a piccoli passi. Invitiamo tutti i temporeggiatori
che informandosi stanno pian piano maturando una coscienza animalista ad unirsi a noi e alle nostre
lotte per fare ognuno la propria parte, cercando ognuno di dare un contributo che, sommato a quello
degli altri, può portarci alla vittoria e al riconoscimento dei diritti animali.

La lotta contro lo specismo non è una lotta contro i mulini a vento: come in passato in una società
schiavistica e patriarcale è stato naturale sfruttare persone di razze “inferiori” e donne, ancora oggi è
ritenuto normale e socialmente accettabile sfruttare animali non umani; così come oggi sono stati
superati razzismo e sessismo, un domani (quanto vicino dipenderà anche dalle lotte animaliste) la
società potrà superare anche la discriminazione di specie.
Cosa possiamo fare?
Due sono le principali armi che abbiamo per difendere i diritti animali: boicottare le industrie di
sfruttamento animale e fare informazione.
Per quanto riguarda il boicottaggio le prime cose da fare sono adottare una dieta vegetariana (o
vegana), evitare l’acquisto di indumenti fatti di pelle o pelliccia o di prodotti sperimentati sugli
animali. Non si tratta solo di gesti simbolici o di tentativi di isolarsi mantenendosi puri in un mondo
crudele, ma questo boicottaggio è il passo più concreto ed efficace che si può compiere per porre
fine all’inflizione di sofferenze e all’uccisione degli animali non umani.
Parallelamente dobbiamo renderci conto che è importante prendere posizione e far sentire la propria
voce perché la neutralità favorisce sempre l’oppressore, non la vittima, il silenzio incoraggia sempre
il torturatore, mai il torturato. Dobbiamo informare la gente sul tema dei diritti animali e sulla loro
sistematica violazione a causa dell’industria di sfruttamento animale: il nostro obiettivo è
contrastare la cultura del dominio del più forte sul più debole e liberare gli oppressi e gli sfruttati
dalle loro gabbie.
LINK DI APPROFONDIMENTO:
http://www.oipa.org/italia/
http://www.nelcuore.org/ Federazione Italiana delle Associazioni in difesa dei Diritti di Animali e
Ambiente
http://www.siua.it/ Scuola di Interazione Uomo-Animale (collaborano con le associazioni
animaliste con il progetto “La mente animale” e la diffusione della zooantropologia)
http://www.antispecismo.net/ blog antispecista
http://www.oltrelaspecie.org/ approfondimenti teorici antispecisti
http://www.liberazioni.org/ rivista antispecista
http://asinusnovus.net/ rivista di antispecismo e filosofia
http://www.manifestoantispecista.org/web/ per una nuova società libera
http://www.agireora.org/ consigli pratici su cosa fare concretamente per difendere i diritti degli
animali
http://www.campagneperglianimali.org/web/ pubblicità antispeciste
http://www.veganzetta.org/ notizie dal mondo vegan antispecista
video community:
http://www.tvanimalista.info/
http://laverabestia.org/


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