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Diritti animali e doveri umani.pdf


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generosamente. Più le vittime sono incapaci di difendere i propri diritti, maggiore è il nostro dovere
di farlo al loro posto.
CHI È TITOLARE DI DIRITTI
Qual è il discriminante tra avere diritti e non averli?
All’interno della specie umana nascono individui diversi, geni o disabili mentali, persone che hanno
più o meno talento in un certo ambito, ma questo non giustifica che i meno dotati e i più deboli
debbano vivere per servire gli interessi dei più dotati e più forti. Non sono queste le differenze
moralmente rilevanti per attribuire o negare diritti fondamentali.
Quale proprietà esclusiva avrebbe la specie umana che le permetterebbe di distinguersi (quindi
anche sul piano dei diritti) dalle altre specie animali? Se si pensa ad esempio alla razionalità o
all’uso della parola se ne concluderebbe che gli umani che non possiedono queste proprietà (“casi
marginali” quali neonati o handicappati gravi) potrebbero essere oggetto dello stesso trattamento
oggi riservato agli altri animali. Al contrario tutte le proprietà comuni a tutti gli umani (come la
capacità di provare emozioni, piaceri e dolori) sono condivise anche dagli altri animali (e quindi da
questo punto di vista non c’è motivo di discriminare gli altri animali sul piano dei diritti).
Jeremy Bentham afferma infatti che nell’attribuzione di diritti la discriminante non è la facoltà di
ragionare o di parlare, ma la capacità di soffrire. Gli animali sono esseri senzienti, cioè sono in
grado di provare emozioni come piacere e dolore e da questo punto di vista non ci sono differenze
con l’uomo che giustifichino la non attribuzione agli animali non umani di diritti che invece
attribuiamo all’uomo, come il diritto alla vita e alla libertà.
Dobbiamo quindi considerare gli interessi di tutti gli esseri senzienti. Un oggetto non ha interessi
perché non può provare sensazioni e soffrire, perciò non ha diritti, ma gli animali (che non sono
oggetti bensì soggetti) hanno interesse a non soffrire e vivere secondo le proprie caratteristiche
etologiche di specie. Se un essere soffre non c’è giustificazione morale per non prendere in
considerazione tale sofferenza. Non importa quale sia la natura di questo essere, il principio
d'uguaglianza richiede che la sua sofferenza sia valutata alla pari di sofferenze simili – nella misura
in cui è possibile fare queste comparazioni – di qualsiasi altro essere.
Tom Regan aggiunge che le caratteristiche comuni di tutti i titolari di diritti è essere nel mondo,
essere consapevoli del mondo e di quanto ci succede e che quello che ci succede ci interessa in
quanto condiziona la qualità e la durata della nostra vita. Chi ha queste caratteristiche viene definito
“soggetto di una vita”. Tutti i soggetti di una vita sono uguali dal punto di vista morale e sono
titolari di diritti.
Gli animali sono individui unici, sono quindi dei “qualcuno” e non dei “qualcosa” a disposizione
degli umani; sono dei soggetti con una loro vita, le loro esperienze e le loro aspettative.
Dal punto di vista morale siamo uguali perché siamo un qualcuno, non un qualcosa, siamo soggetti
di una vita e non vite senza soggetto (come lo sono esseri viventi non senzienti quali i vegetali).
Esseri simili sotto tutti gli aspetti moralmente rilevanti devono avere analoghi diritti morali. Tutte le
pratiche che non sarebbero considerate “umanitarie” se applicate all’uomo, non dovrebbero essere
considerate tali neanche se applicate agli altri animali.
La discriminazione infondata degli animali è chiamata specismo, ed è analoga a discriminazioni tra
umani come razzismo o sessismo, perciò è giusto combatterlo.
Molti di noi sono pronti a confermare che i nostri animali domestici sono intelligenti e capaci di
provare sentimenti (piacere, dolore…). Sono esseri psicologicamente complessi: cani e gatti hanno
molte differenze con noi umani, ma come gli umani sono consapevoli del mondo e sono interessati
a quanto accade a loro.