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Diritti animali e doveri umani.pdf


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Anche gli altri animali, che l’uomo definisce “da reddito” (come mucche, maiali, galline, ecc.) sono
altrettanto intelligenti e senzienti, perciò così come la maggior parte di noi occidentali non tollera
maltrattamenti verso cani e gatti, coerentemente non dovrebbe tollerare maltrattamenti e uccisioni
anche verso gli altri animali e di conseguenza dovremmo smettere di assumere comportamenti che
ci rendono complici di quei maltrattamenti.
Secondo la teoria dell’evoluzione delle specie, sappiamo che gli animali condividono un’origine
comune. Darwin affermò che i mammiferi sono in grado di provare piacere e dolore oltre ad una
vasta gamma di sensazioni ed emozioni. Abbiamo molto in comune con gli altri animali, a partire
dal corpo e dalla fisiologia: condividiamo i cinque sensi, gli organi (come cuore, polmoni, reni…) e
un sistema nervoso centrale (cervello). Se qualcosa di nocivo viene a contatto col nostro corpo,
questa informazione arriva al cervello tramite neurotrasmettitori e nervi, rendendoci consapevoli del
danno subito. Questo è valido anche per gli animali non umani. Con gli altri animali condividiamo
anche il linguaggio e il comportamento: se ad esempio un cane è sempre chiuso in gabbia, cerca di
uscire (grattando o con altri metodi) per avere contatti con altri cani o con umani. Questo loro
comportamento è inequivocabile: possiamo interpretare il loro linguaggio cogliendo quali siano i
loro bisogni e desideri.
Oltre agli animali domestici ed ai mammiferi in generale, la scienza ha provato che anche gli uccelli
possiedono facoltà cognitive e sono in grado di imparare e reagire in modo logico; i pesci sono
capaci di provare dolore, vivono in famiglie stabili e si riconoscono a vicenda, hanno ricordi e sono
consapevoli di dove si trovano e dove stanno andando: i più giovani imparano dagli anziani e
possiedono il pensiero associativo. Altri studi dimostrano che anche molluschi (in particolare il
polpo) o insetti (api) possiedono i requisiti per essere considerati soggetti e non oggetti.
Una volta accettato che anche gli animali non umani siano soggetti di una vota, bisogna riconoscere
loro i diritti di cui sono titolari: questo vuol dire abolire le torture e le uccisioni causate dalle
industrie di sfruttamento animale.
DIRITTI E BENESSERE ANIMALE
Quando parliamo di benessere psicofisico animale, oltre ad intendere il non infliggergli dolore,
dovremmo sapere cosa li rende felici: banalmente gli animali sono felici quando sono liberi di
vivere secondo le proprie caratteristiche etologiche, instaurando relazioni intraspecifiche ed
interspecifiche. Gli umani non possono arrogarsi il diritto di minare il benessere psicofisico degli
animali negandogli la libertà, torturandoli ed infine uccidendoli, spesso con metodi molto dolorosi e
crudeli. Questo invece è esattamente ciò che accade quotidianamente nell’industria di sfruttamento
animale che cerca di giustificare il dominio sugli animali non umani con dei benefici per la specie
umana.
Nel 1965 Roger Brambell elencava le cosiddette "cinque libertà" necessarie per evitare disturbi al
"benessere". Agli animali si devono cioè concedere le libertà:
1) dalla sete, dalla fame e dalla cattiva nutrizione;
2) di avere un ambiente fisico adeguato;
3) dal dolore, dalle ferite, dalle malattie;
4) di manifestare le caratteristiche comportamentali specie-specifici normali;
5) dal timore.
Come si può notare le "cinque libertà" ricordano bene che il benessere degli animali dipende dal
rispetto sia delle esigenze fisiologiche (mangiare, bere, ecc.) sia di quelle etologiche (le
caratteristiche comportamentali).