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Diritti animali e doveri umani.pdf


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il nostro amico chiuso in gabbie affollate, spesso privato del cibo, impossibilitato ad esprimere le
sue caratteristiche etologiche, impaurito, torturato per poi diventare cibo o il collo di una pelliccia o
per essere vivisezionato? Se la risposta è no, e se siamo onesti, allora non dovremmo accettare
questo trattamento per nessun altro animale.
Osservando quanto accade nelle industrie di sfruttamento animale notiamo che la realtà non
corrisponde affatto alle loro affermazioni circa il trattamento umano e il benessere animale. Certo,
si può obiettare che queste industrie operino nel rispetto della legge; per queste leggi, però, lo
standard per il benessere è troppo basso, inoltre l’applicazione di queste leggi è ridicola e facilmente
aggirabile.
Nonostante gli animali siano “soggetti di una vita” la maggior parte degli uomini li tratta come
oggetti, privandoli dei loro diritti fondamentali. Gli animali diventano materie prime da trasformare
in oggetti utili all’uomo come cibo, abbigliamento, spettacolo, sport, strumenti, ecc.
Le righe che seguono sono solo una panoramica molto veloce e superficiale di quanto accade
nell’industria di sfruttamento animale. Vi invitiamo ad approfondire in particolare consultando i
links in basso.
Trasformazione in cibo:
Una delle principali industrie di sfruttamento animale è quella della carne.
La maggioranza delle persone pensa (ingannata anche dalla pubblicità) che la carne venga da
fattorie dove gli animali prima di essere macellati vivono liberi e felici. Nulla di più falso! La quasi
totalità della carne sugli scaffali dei negozi viene da allevamenti intensivi il cui unico obiettivo è
massimizzare i profitti a scapito del benessere animale. Gli animali sono allevati al chiuso (il che
permette di ridurre il personale e di contenere più “capi” in un piccolo spazio), vengono messi
all’ingrasso con una dieta innaturale e addizionata di ormoni e farmaci vari.
I vitelli, una conseguenza dell’industria del latte, vengono macellati molto giovani, prima che
ingeriscano alimenti ricchi di ferro. Vengono messi all’ingrasso in box individuali dove i movimenti
sono estremamente limitati in modo da non farli dimagrire e da non far indurire i muscoli per
mantenere la carne tenera. I box sono di legno perché se fossero di metallo leccando le sbarre i
vitelli assumerebbero ferro che “rovina” la loro carne facendola diventare rossa (e facendone
diminuire il valore). I vitelli sono affetti da anemia cronica, provano sofferenze psicologiche e
hanno problemi alle articolazioni e presentano comportamenti stereotipati.
Ai maiali appena nati vengono tagliate coda e orecchie senza anestesia e i maschi vengono castrati
per evitare che il sapore delle loro carni sia troppo forte; crescendo spesso contraggono malattie
respiratorie legate al luogo in cui vivono.
I polli subiscono l’amputazione del becco e vengono ammassati in stracolme dove subiscono traumi
vertebrali e fratture a causa del peso eccessivo, lesioni alle zampe dovute alla superficie dove
poggiano.
Negli allevamenti di galline ovaiole i pulcini maschi (circa la metà) sono inutili e vengono uccisi lo
stesso giorno in cui nascono: muoiono per soffocamento o tritati vivi.
Inutile dire che questi animali vengono macellati molto giovani rispetto alla loro aspettativa di vita
in natura. La fine della loro breve e triste vita è una vera e propria macabra catena di smontaggio.
La macellazione “umanitaria” prevede lo stordimento (non previsto per i polli a cui viene spezzato
il collo) e lo sgozzamento a testa in giù; non ancora morti gli animali vengono bolliti vivi.
Non solo le leggi sono troppo permissive, ma anche se vengono violate gli ispettori sono impotenti,
corrotti o ricattati e perciò la macellazione illegale procede senza problemi.
Trasformazione in abbigliamento:
Se per giustificare una dieta carnea ci si nasconde dietro ad una sua presunta necessità, per quanto
riguarda le altre pratiche di sfruttamento animale non ci sono scuse. Non abbiamo alcun bisogno di
utilizzare capi in pelle, pellicce e altri materiali per la cui produzione vengono maltrattati e uccisi
animali.