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MANIFESTO INTEGRALE .pdf



Nome del file originale: MANIFESTO INTEGRALE.pdf
Autore: Luca

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Anteprima del documento


PER UN’ITALIA CHE CI
CREDE
Il programma di "Azzurra Libertà"
Presidente: Andrea Zappacosta

1.
2.
3.
4.
5.

Una burocrazia che funzioni
Uno Stato al servizio del cittadino
Una giustizia responsabile
Un'Europa delle patrie
Un’istruzione che guardi al futuro

1.

Una burocrazia che funzioni

Uno dei motivi per cui gli investitori, stranieri e non,
guardando dubbiosamente al nostro Paese è a causa del
difficoltoso, torbido e rigido sistema burocratico che ci
contraddistingue. Aprire una start-up per un giovane
può risultare un’impresa estremamente ardua, se non si
è fortunati passano anni prima di cominciare.
Quello di cui c’è bisogno è un sistema più veloce,
concreto, pratico e che permetta a chiunque di potersi
mettere in gioco nel mondo dell’impresa e del lavoro.
Deve nascere un sistema burocratico che sia come una
casa per il cittadino, che lo aiuti, che lo agevoli e che se
lo renda amico.
Per questo motivo riteniamo opportuna la sostituzione
degli attuali uffici burocratici con la creazione in ogni
Comune di una “Casa delle Imprese” su modello
britannico, ovvero un nuovo ente che con delle
procedure semplici e immediate permetta a tutti di
poter aprire un’attività nel rispetto delle regole e delle
leggi.

Il sistema che noi proponiamo si basa sulla piena
assunzione di responsabilità da parte del singolo che dà
il via alla propria impresa e sul principio del
silenzio/assenso. E' ingiusto che la burocrazia ostacoli
pregiudizialmente il cittadino, limitando il suo spirito di
intraprendenza e la sua capacità d'iniziativa. Con il
modello " Casa delle Imprese" viene fissato un limite
temporale ai controlli "ante", oltre il quale il cittadino ha
il diritto di iniziare la propria attività e la burocrazia può
intraprendere solo dei controlli "ex post".
Il

nuovo

sistema

burocratico

che

teorizziamo

consentirebbe a tutti di poter intraprendere un’attività
in un tempo massimo di sette giorni come accade nelle
nazioni anglofone, per potere vivere in un Paese più
serio e che dia realmente delle opportunità.

2. Uno Stato
cittadino

al

servizio

del

L’elevata pressione fiscale è una spada di Damocle
continua per i cittadini della nostra nazione. Oggi lo
Stato Italiano viene percepito come un ostacolo e un

freno al benessere, uno Stato che chiede ma che non dà,
uno Stato ingiusto, che pretende che tutti i suoi cittadini
adempiano ai loro compiti quando poi si comporta da
pessimo maestro.
E’ necessario iniziare ad aiutare l’individuo, rendere più
agevole la produttività, lo sviluppo, il lavoro, la crescita.
Per ripartire, bisogna rimodulare in maniera drastica la
pressione fiscale, che oggi ha raggiunto livelli mai visti
e che si attesta come una delle prime al mondo. Le
imprese devono pagare meno tasse, in modo da poter
produrre, investire e assumere di più ; ma allo stesso
tempo nelle tasche dei lavoratori devono entrare più
soldi, così da far ripartire i consumi e il mercato privato.

Adeguandoci ai modelli delle nazioni più sviluppate,
proponiamo un radicale abbassamento dell’imposizione
fiscale nei confronti delle imprese, introducendo il
pagamento di un’unica aliquota annuale sugli utili a
seconda delle ricchezza prodotta su modello del
seguente schema:

Utile annuo piccole
società
12.001 – 300.000
euro
20%

Utile annuo medie
società
300.001 – 1.000.000
euro
23%

Utile annuo grandi
società
1.000.000 euro in su
30%

Lo stesso sistema lo proponiamo per le tasse sul lavoro,
semplificandole e riducendole a una sola aliquota
variabile – con totale esenzione per i neoassunti – in
modo che si possa creare nuova occupazione e che il
mercato possa sbloccarsi, seguendo il seguente schema:
Stipendio
mensile basso
0 – 2.150 euro
10%

3.

lordo Stipendio
lordo
mensile medio
2.151 – 33.330 euro
22%

Stipendio
lordo
mensile alto
Sopra 33.300 euro
30%

Una giustizia responsabile

Il principio della divisione e dell'efficienza dei poteri,
teorizzato in tempi passati dal filosofo Montesqieau, è
alla base di ogni sana e moderna democrazia. Affinché

un Paese possa funzionare, è necessario che ogni organo
svolga

i

propri

compiti

adeguatamente

e

non

interferisca in maniera distruttiva in quelli altrui.
Nell’Italia di oggi un principio del genere è solo
un’illusione: il potere giudiziario è entrato molto spesso
gratuitamente a gamba tesa nella vita politica e in
quella dei cittadini, condizionandola e cambiandone
radicalmente gli assetti.
I magistrati non hanno mai avuto alcun problema nel
farlo, agevolati dal fatto che qualora avessero sbagliato
non sarebbero mai stati puniti. Sono tanti i casi di
sentenze oscure, che non hanno nulla a che vedere con
il diritto e che sono completamente lontane dalla realtà.
Questo tipo di giustizia non ha danneggiato solo il
mondo politico, ha distrutto anche i normali cittadini,
ha bloccato il sistema statale e ha fatto scappare gli
investitori.
Oggi in Italia non c’è la certezza del diritto, i processi
durano anni e anni, non si ha la sicurezza che il giudice
che si sta occupando di un caso lo stia facendo in
maniera seria e imparziale o stia semplicemente
cercando di guadagnare qualche prima pagina sui
quotidiani.

Abbiamo assistito ad indecenze come la candidatura di
alcuni magistrati in politica contro uomini che avevano
precedentemente inquisito.
Abbiamo assistito ad indecenze come l’incarcerazione di
persone che si sono poi rivelate innocenti.
Abbiamo assistito ad indecenze come la morte di
persone che non sono riuscite a veder concluso il
proprio processo.
Tutto ciò mina le fondamenta della nostra democrazia e
dello stato di diritto. Se non ripartiamo da qui, il resto
sarà irrealizzabile. Bisogna prima avere la certezza delle
regole, solo poi si potrà intraprendere la strada del
cambiamento.
La riforma della giustizia che teorizziamo tenta di
risolvere a 360 gradi questi problemi, partendo dalla
responsabilità civile dei magistrati per finire ai ritardi
della giustizia civile, che danneggiano il 2% del nostro
PIL.
Le nostre proposte si basano su:
 Soluzione al sovraffollamento carcerario:

- Far scontare la pena e la carcerazione preventiva ai
cittadini non italiani nel loro Paese di origine.
- Adibire le caserme inutilizzate a nuove strutture
carcerarie.
- Utilizzo di pene alternative al carcere per molti reati,
eccetto quelli di sangue e di quelli di pericolosità e
allarme sociale.
- Introduzione della cauzione per la carcerazione
preventiva su modello Statunitense, eccetto per i reati
di sangue.

 Soluzione alla lentezza della giustizia civile
- Promozione e maggior utilizzo di misure
alternative al processo come la mediazione e
l'arbitrato.
- Stabilire degli obiettivi di operosità che ogni
magistrato deve annualmente raggiungere.
- Controllo dell'operosità dei magistrati da parte dei
singoli uffici giudiziari e del CSM.

 Miglioramenti per una VERA giustizia
- Istituire la responsabilità civile e penale - nei casi
di corruzione e dolo - per i magistrati.
- Separazione delle carriere fra pubblici ministeri e
magistrati giudicanti.
- Cambiare il sistema di controllo e provvedimenti
disciplinari verso i magistrati, che non deve essere
più esercitato dal CSM ma da un organo esterno
dipendente dal Ministero dell'Interno per garantire
terzietà ed equilibrio.
- Divieto di utilizzo pubblico delle intercettazioni
telefoniche prima del deposito degli atti definitivi
del processo, che devono riguardare aspetti inerenti
soltanto al procedimento in corso e non alla vita
privata dell'imputato.
- Obbligo per i magistrati che si candidano in
politica di presentare le dimissioni almeno un anno
prima dalla data della candidatura. Divieto di

tornare ad esercitare l'attività giudiziaria una volta
conclusa l'esperienza politica.

4.

Un’Europa delle patrie

Il “Progetto Europa” sarebbe un progetto bellissimo,
affascinante e con delle possibilità strabilianti. Tuttavia
non

corrisponde

assolutamente

all’Europa

che

conosciamo oggi e che noi sognavamo. Troppe
incoerenze dietro una comunità che dovrebbe fare gli
interessi dei cittadini ma che riesce a curare solo affari
oligarchici.
L'Europa in cui crediamo deve essere un’Europa delle
patrie, che abbia dei valori comuni, ma che rispetti le
identità delle singole nazioni perché ogni Paese
costituisce un patrimonio culturale da conservare e da
trasmettere.
L’Europa non deve definirsi tale soltanto quando c’è da
tirare la corda sui vincoli economici, ma anche
nell’ambito

dell’immigrazione,

diplomazia estera.

della

difesa,

della

In molte situazioni ogni Paese ha agito seguendo i
propri interessi personali e trasgredendo le regole: se si
costituisce una comunità, questa deve comportarsi
come tale in ogni circostanza, non a seconda degli
interessi dei più forti.
D’altro canto è però necessario che l’Italia si dimostri
più autorevole soprattutto sulle questioni economiche.
Abbiamo aderito ad una moneta unica che favorisce
soltanto alcuni paesi e danneggia altri, che non tutela
tutti e che non permette un serio e armonico sviluppo.
Uno dei motivi per cui oggi non riusciamo ancora ad
uscire dalla profonda fase di recessione che stiamo
vivendo è perché siamo vincolati a delle norme
economiche, imposte da vari trattati europei, che ormai
si sono dimostrate fallimentari, anacronistiche e
dannose. La politica di austerity ha fallito e sta
continuando ad arrecare danni enormi a tante nazioni,
fra cui la nostra.
E’ arrivato il momento di cambiare.
Credere nel “Progetto Europa” non significa farsi del
male da soli: se vogliamo continuare a vivere all’interno

di questa comunità, dobbiamo starci in maniera seria,
con autorevolezza e soprattutto non dobbiamo esserne
danneggiati.
Vogliamo continuare a stare nell’Europa, ma in
un’Europa diversa. Per cambiarla c’è bisogno di un’Italia
unita, forte, con la schiena dritta.
I

provvedimenti

principali

che

noi

riteniamo

fondamentali per il miglioramento dell'Unione Europea
e della condizione italiana sono:
- Trasformazione della BCE in prestatore di ultima
istanza per immettere liquidità.
- Rinegoziazione del Fiscal Compact e del vincolo del
3% sul rapporto Deficit/PIL.
- Unione bancaria e utilizzo degli eurobond.
- Unione militare e creazione di un esercito unico.
- Instaurazione di un dialogo comune con i paesi del
Mediterraneo per creare una politica estera omogenea
fra tutti i paesi dell'UE.

- Intervento strutturale in materia di immigrazione e
risoluzione della questione "sbarchi a Lampedusa", con
un'assunzione di responsabilità da parte di ogni singolo
Paese.

5. Un’ istruzione che guardi al
futuro
L’istruzione è il centro primario nel quale si formano i
giovani che diverranno gli adulti del domani, quelli che
decideranno non solo le sorti del loro futuro ma anche
del nostro Paese.
Bisogna che la scuola diventi una seconda famiglia per
lo studente, un luogo nel quale giovani promesse
vengano prese per mano ed accompagnate, con
passione

e

dedizione,

alla

meta

che

intendono

raggiungere.
Il modello di istruzione di cui riteniamo che abbia
bisogno il nostro Paese è finalizzato all’apprendimento
pratico delle diverse discipline, visto che troppo spesso

ci si perde in insegnamenti prettamente teorici che
offrono grande cultura - peculiarità dalla quale
ovviamente non si può prescindere - ma che non
preparano adeguatamente ad affrontare l’ostile e
difficile mondo del lavoro.

Abbiamo bisogno di scuole e di università che
coniughino entrambe le esigenze: da un lato una forte
preparazione intellettuale, ma dall’altro un grande
accento sugli effetti pratici che quelle stesse materie
devono richiedere.
E’ anche necessario fornire un grande aiuto agli
studenti meritevoli che non possono permettersi
economicamente un’adeguata formazione.
Riteniamo

fondamentale

l’aumento

delle

ore

di

insegnamento delle lingue straniere, non soltanto
dell’inglese e di una seconda lingua ma anche di altri
idiomi che forniscono una forte marcia in un contesto
sempre più internazionale e globalizzato come la società
odierna.

Per

soddisfare

migliorare

il

tutte
sistema

queste

esigenze,

dell'istruzione

vogliamo

con

questi

cambiamenti:

- Decentralizzare la gestione delle scuole e delle
università, con la creazione in ogni Regione di una
"Casa dello studio" in modo da avere un sostentamento
più preciso e capillare secondo il principio di
sussidiarietà.
- Incrementare del 50% l'insegnamento delle lingue
straniere in tutte le tipologie di licei.
- Inserire gli studi sociali fra le materie obbligatorie nei
licei.
- Creare un unico "Istituto delle borse di studio" su
modello britannico, semplificando il complesso sistema
attualmente vigente.
- Uniformare tutti i cicli di laurea, eccetto quello di
medicina, ad una durata complessiva di quattro anni.
- Tripartire il piano di studi universitario in 60% di corsi
teorici, 30% di corsi pratici e 10% di corsi sportivi per

evitare un apprendimento eccessivamente nozionistico
e permettere lo sviluppo delle caratteristiche personali.


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