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Rassegna Stampa del 20.06.14occupazione direzione del 19.06.2014 (1) .pdf



Nome del file originale: Rassegna Stampa del 20.06.14occupazione direzione del 19.06.2014 (1).pdf
Titolo: Rassegna del 20/06/2014
Autore: Ufficio Stampa

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Rassegna del 20/06/2014

INDICE RASSEGNA STAMPA
Rassegna del 20/06/2014

Si parla di noi
Nazione Firenze

20/06/2014

p. 16

«Poche ostetriche», scatta l'occupazione

Nazione Firenze

20/06/2014

p. 22

Chirurgia robotica toracica: decolla il polo regionale

Manuela Plastina

1
2

Nazione Firenze

20/06/2014

p. 31

Psichiatria & cinema con De Sio e Dazzi

3

Repubblica Firenze

20/06/2014

p. I

Ortopedia a Careggi il primario accusa

Michele Bocci

4

Corriere Fiorentino

20/06/2014

p. 8

Centro nascite, occupazione contro i tagli

Gaetano Cervone

7

Sanità fiorentina e toscana
Nazione Firenze

20/06/2014

p. 22

«Vede le cose che gli altri non vedono»

8

Sanità nazionale
Italia Oggi

20/06/2014

p. 24

L'eterologa è reale

Beatrice
Migliorini

Repubblica

20/06/2014

p. 31

Fecondazione eterologa al via nel caos

Michele Bocci

Sole 24 Ore

20/06/2014

p. 13

Sanità sempre più tecnologica

11

Sole 24 Ore

20/06/2014

p. 48

Le cure all'estero sono un diritto

12

Indice Rassegna Stampa

9
10

Pagina I

PROTESTA DEI SI NDACATI CONTRO LA CARENZA Di PERSONALE

«Poche ostetriche», scatta l'occupazione
LA QUESTIONE sulla carenza di ostetriche a Gareggi diventa battaglia sindacale. Fino a
metà pomeriggio di ieri, i rappresentanti di Uil, Fials, Cobas, Usi e Fsi hanno occupato
la sala riunioni al secondo piano del nuovo ingresso dell'ospedale. «Vogliamo risposte sul futuro della maternità e dei suoi
dipendenti» dicono. L'occupazione è stata decisa al termine
di quella che doveva essere una
normale riunione tra sindacati
e direzione amministrativa su
questioni di contratti. Ma si è
risolta in maniera diversa.
«Abbiamo chiesto spiegazioni
sul perché a Gareggi si abusa
del lavoro delle ostetriche spiega Massimo Geri,infermiere e delegatoFsi -. In 12 giorni consecutivi sono state imposte 10 pronte disponibilità, uno
strumento che dovrebbe essere
usato solo in caso di emergenza, quando un collega si assen-

Si parla di noi

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s^k2,zaïw2í ia1::r.e.2pa8:a
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ta improvvisamente. Invece a
Gareggi è diventata la regolarità». Tra reperibilità, ordini di
servizio e pronta disponibilità,
dicono i sindacati, «le ostetriche arrivano a lavorare anche
13-16 ore di fila, con 2-3 turni
lavorativi di seguito, saltando

anche i giorni di riposo. Un carico lavorativo che mette a rischio la loro salute e quella delle mamme che assistono nel delicato momento del parto».
Non è bastata la riorganizzazione voluta dalla direzione generale di Gareggi dal primo giu-

gno con cui sono state assunte
6 nuove ostetriche integrate alle 7 in servizio alla Margherita,
ossia il centro nascite fisiologiche. «Continua ad esserci carenza di personale» denunciano i
sindacati. Una carenza che, secondo la Cisl (che non ha partecipato alla protesta), «non è
neppure quantificabile non essendo mai stati calcolati i carichi di lavoro, ossia quanto personale serve in ogni reparto».
L'occupazione si è conclusa
verso le 17, quando il direttore
generale Monica Calamai ha
convocato i rappresentanti sindacali per mercoledì prossimo
alle 8,30. Intanto già da oggi,
promettono i vertici di Gareggi, partirà un monitoraggio della situazione alla maternità e alla Margherita, con valutazioni
che saranno presentate nella
prossima riunione sindacato
del 26 giugno.
Manuela Plastina

Pagina 1

C hi ru rg; i a

o GotkTa

tora d caá: decotta
Battesimo del fuoco del Polo regionale di chirurgia robotica che a Firenze, Pisa e Siena,
nei rispettivi centri ha ospitato chirurghi
provenienti da ogni parte del mondo per
una serie di sessioni di live-surgery toracica e cardiaca. «La robotica è oggi l'
evoluzione tecnologica più avanzata in
chirurgia mini-invasiva. In ambito toracico la tecnica è ben standardizzata
solo in pochi centri e la Toscana costituisce uno dei pochi poli di eccellenza
in questo ambito», spiega la dottoressa Franca Melfi, coordinatrice del polo regionale di chirurgia robotica e tutor ufficiale europeo per la chirurgia toracica, oltre che direttrice del corso che
si è appena svolto negli ospedali di Cisanello, Gareggi e Le Scotte. Il percorso
formativo, promosso dalla eacts-European association for cardio thoracic surgery,
era iniziato a dicembre scorso a Windsor,
proseguito a Parigi e concluso appunto
dall'11 al 14 giugno in Toscana con un corso
di alto livello che prevedeva una serie di interventi. I chirurghi esperti del settore provenivano
da Italia, Stati Uniti, Germania, Svizzera, Inghilte.
ra, Olanda, Belgio e Finlandia. Insieme a Franca
Melfi c'erano Ralph Schmid (Berna), Antero Sahlman (Helsinky), Jens Ruckert (Berlino), Roberto Casula (Londra), Bernard Park (New York), Jean Luc
Jensen (Bruxelles), Peter Kappetein (Olanda). I corsisti provenivano da Italia, Belgio, Svizzera, Brasile,
Turchia, Singapore e Finlandia. A Siena sono stati
effettuati interventi di chirurgia toracica su 2 pazienti affetti da miastenia gravis. A Gareggi invece è stata effettuata una riparazione di valvola mitralica
(Unità operativa di Cardiochirurgia, diretta da Pierluigi Stefano, all'interno del Dipartimento Cardiotoraco-vascolare diretto dal professor Gianfranco
Gensini). Infine a Pisa, nel Centro diretto dalla dotoressa Franca Melfi, sono stati effettuati 4 interventi.

V.C.

Si parla di noi

Pagina 2

Psichiatria & cinema
con De Sio e Dazzi
Psichiatria , psicoterapia & cinema:
si terrà nell'aula Magna del Nuovo
Ingresso di Careggi un incontro
speciale che analizza quanto anche
i ruoti cinematrografici siano
importanti anche a livello di
interpretazione. Per questo
saranno presenti due attrici:
Giuliana De Sio e Cecilia Dazzi.
Aula Magna
Nuovo Careggi
oggi datte 9,30

Si parla di noi

Pagina 3

Ortopedia a Careggi
il primario accusa
MICHELE BOCCI
C AREGGI vuole operare prima le fratture di femore
degli anziani, settore che

ha dati di attesa pessimi. L'azienda ha chiesto di incrementare l'attività al responsabile
della traumatologia, Roberto
Buzzi, che ha risposto con una
lettera dove spiega, tra l'altro,
come al Cto ci sia «un collo di bottiglia, la carente offerta di sale
operatorie».
SEGUEA PAGINAV

Si parla di noi

Pagina 4

Fratture del femore
Gareggi maglia nera
e il primario accusa
L'azienda chiede di migliorare e lui in una letteraspiega:
"Manca il personale, carente l'offerta di sale operatorie"
<_Ax.r.
MICHELE BOCCI

___
tONACA

C oAiE dire: per crescere bisogna avere più strumenti di lavoro. Non solo, è necessario anche più personale di
quello attuale. A maggio si è
svolta una riunione in direzione
sanitaria durante la qu ale si è affrontato ancheiltemadellefratture di femore cosiddette "prossimali", cioè vicine all'anca. In
base alle rilevazioni del Mes del
Sant'Anna di Pisa, il policlinico
fiorentino ha i dati peggiori di
tutta la Regione: nel 2013 solo il
50% delle fratture di quel tipo
sono state operate in 48 ore e la
situazione quest'anno non sarebbe migliore. Fare l'operazione entro due giorni dalla c aduta
è considerato un indicatore di
qualità non solo dal Mes ma anche a livello nazionale. Per questo andare male rappresenta
un nervo scopertoperl'azienda.
Tra l'altro, caso piuttosto raro,
la situazione a Careggi tra il
2012 e il 2013 è peggiorata, portandosi dietro tutto il dato medio toscano visto che l'azienda è
il luogo dove si fa il maggior numero di questo tipo di interventi, circa 650 in un anno.
Secondo Buzzi, però, quando
si parla del Cto non ci si può fermare alla valutazione del dato
delle fratture di femore. «Abbiamo un grande trauma center, gli elicotteri arrivano da tutta la Toscana, la situazione è
molto complessa», spiega il pri-

vamente all'emergenza. Nella
lettera che la settimana scorsa
ha spedito l'azienda indica tre
soluzioni. «Filtrare l'attività
meno complessa, rendere più
efficiente l'utilizzo del tempo di
sala, aumentare il numero delle
sedute operatorie. Quest'ultimo punto, per quanto riguarda
la componente medica ortopedica, segnalata in precedenti
mie comunicazioni come insufficiente per una congrua efficacia dell'attività attuale richiede
l'acquisizione di un adeguato
numero di specialisti ortopedici: l'eccessiva stanchezza dei
chirurghi e la conseguente demotivazione rischia di divenire
ulteriore elemento di riduzione
dell'efficacia e dell'efficienza».
Le parole di Buzzi sono molto
chiare. Datempo il primario èin
predicato di essere sostituito da
Domenico Campanacci, e la sua
lettera sarà tacciata come uno
sfogo legato all'avvicendamento. Non è così, perché Buzzi è un
uomo molto equilibrato e serio,
considerato un grande chirurgo traumatologo. «Dare alle
fratture di femore una priorità
- scrive ancora - renderebbe

la degenza media preoperatoria di patologie importanti e a rischio di trombosi ed embolizzazioni di pazienti giovani e con famiglie motivate dai valori attuali (già ritenuti elevati) a valori non tollerabili. Allo stesso
tempo si allungherebbe ulterior ment e l a degenz a preoper atoriadelle patologie minori. Tra
l'altro già adesso non compresa
e non tollerata dai pazienti a livelli non gestibili». Se ci si concentra sul femore, in queste
condizioni, si rende ancora peggiore l'assistenza ad altri traumi, con quarantenni che aspettano di essere operati per giorni
e giorni.
O RIPRODUZIONE RISERVATA

Il policlinico ha il dato
peggiore della Toscana:
intervento entro 48 ore
solo nel 50% dei casi
mario, che lamenta la mancanza di una sala dedicata esclusi-

Si parla di noi

Pagina 5

1
111

li

',

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.

Centro , s c
occupazione
contro i tagh

'

Hanno occupato una sala della
direzione di Careggi per chiedere
all'azienda risposte sulla «grave
situazione di disagio» del personale
ostetrico della maternità e del centro
nascita Margherita. Ieri i delegati
delle sigle sindacali Fials, Uil, Cobas,
Usi e Fsi, non soddisfatti dell'incontro
col direttore amministrativo Paolo
Cordioli, hanno deciso di restare fino
a sera in direzione per chiedere
chiarezza su «una vera emergenza»
che vedrebbe le ostetriche lavorare
dalle 13 alle 18 ore al giorno per la
carenza di organico: «Nelle ultime
settimane, su 12 parti al centro
Margherita ben 1o volte si è richiesto
il rientro del personale - spiega
Massimo Geri della Fsi. Appena un
mese fa Rita Breschi, direttrice della
Margherita - l'unico centro italiano
(pubblico) dove è possibile partorire
secondo modi e tempi della naturasi era dimessa per protesta contro il
nuovo modello che prevede un taglio
di personale da 11 a 7 ostetriche. Un
forma sperimentale, ma che fino a
settembre prevede che nel turno
giornaliero e notturno non ci siano
più due ostetriche ma soltanto una,
con ricorso a un'altra ostetrica
reperibile in caso di un parto. Una
scelta che - secondo i sindacati farebbe acqua da tutte le parti, tanto
che l'azienda avendo esaurito la
scorta delle 6 reperibilità che ogni
ostetrica deve garantire ogni mese,
starebbe ricorrendo alla «pronta
disponibilità»: «Sono ordini di
servizio da utilizzare solo in caso di
estrema emergenza, mentre qui
siamo di fronte a una carenza effettiva
di personale - denuncia Antonietta
Porrini della Uil - Siamo pronti a
ricorrere alla Corte per uso improprio
di questa formula». La situazione,
nonostante l'assunzione di 4 nuove
ostetriche, nelle prossime settimane
potrebbe peggiorare: «In estate 11
ostetriche usufruiranno del congedo
parentale, restando a casa: abbiamo
chiesto all'azienda cosa intende fare,
ma non abbiamo avuto risposte»
spiega Maria Grazia Rizza della Fials.
Dall'azienda fanno sapere che è stato
attivato un monitoraggio
sull'organizzazione del personale
ostetrico e giovedì prossimo la
direttrice Monica Calamai incontrerà
i sindacati.

Gaetano Cervone
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Si parla di noi

Pagina 7

RENZO GUERRINI, NEUROLOGO DEL MEYER, IN PRIMA PAGINA SU `

NCET

7

r
i,,,,.

V e fl j- iy,
LE ECCELLENZE del Meyer in prima pagina. Un neurologo italiano conquista la 'vetrina' della prestigiosa rivista internazionale Lancet Neurology:
è Renzo Guerrini, direttore del Dipartimento di neuroscienze dell'Azienda
ospedaliero universitaria Meyer, nonché professore ordinario di Neuropsichiatria Infantile all'Università di Firenze, pioniere degli studi di genetica
dell'epilessia e delle malformazioni
della corteccia cerebrale. Guerrini è definito il neurologo che «vede le cose
che le altre persone non vedono».

/„

IL RITRATTO, firmato da Adrian
Burton, conferma il valore degli studi
di Guerrini, realizzati «traslando le osservazioni dal letto del paziente al laboratorio» e viceversa. Il gruppo di Guerrini guida anche il multi-milionario
progetto dell'Unione Europea `Desire', il cui acronimo, `Development and
Epilepsy-Strategies for Innovative Research to improve diagnosis, prevention and treatment in children with
difficult to treat Epilepsy', è per il giornalista di Lancet Neurology «una descrizione del lavoro della sua vita come pediatra neurologo, le cui osserva-

zioni cliniche gli hanno permesso di fare connessioni necessarie per intraprendere la ricerca pionieristica nella
genetica della epilessia». Il progetto si
sviluppa in cinque anni e coinvolge 25
partner di 11 Paesi, 8 piccole e medie
imprese, oltre 250 ricercatori in 19
Centri interessati dalla sperimentazione clinica. Christopher Walsh della
Harvard University lo ha definito
«una combinazione straordinaria di
clinico e scienziato che ha classificato
nuove forme di epilessia e di sindromi
epilettiche, caratterizzandone poi le basi genetiche».

ECCELLE NZA U professor Renzo Guerrini

Sanità fiorentina e toscana

Pagina 8

In G. U. n. 26 la sentenza n. 162/2014 della Consulta

L'eterologa è rea le

Sbloccate le prime liste di attesa
DI BEATRICE MIGLIORINI
a fecondazione eterologa diventa tangibile. E
crescono le liste di attesa, ponendo un freno al
fenomeno di migrazione delle
coppie (si veda ItaliaOggi del
1'11 giugno 2014). Da ieri, infatti, è possibile usufruire anche
in Italia di tecniche di fecondazione medicalmente assistita di
tipo eterologo, a seguito della
pubblicazione in Gazzetta Ufficiale serie Corte costituzionale
n. 26, di mercoledì 18 giugno,
della sentenza n. 162/2014 con
cui è stato dichiarato illegittimo il divieto, contenuto nella
legge n. 40/ 2004, di ricorrere
a tecniche eterologhe. La pubblicazione in G. U. era, infatti,
l'ultimo passaggio atteso dalle
coppie che desideravano ottenere le cure necessarie restando in Italia. Da ieri, dunque, le
liste di attesa che, all'indomani
della notizia della sentenza, si
sono create nei centri di Pma
potranno cominciare a essere
smaltite e le coppie interessate non saranno più costrette a
migrare all'estero per ottenere

Sanità nazionale

l'assistenza necessaria. «Gli
esperti di fecondazione medicalmente assistita segnalano
che sono migliaia le richieste di
accesso alla tecniche da parte
di coppie sterili che, pur avendo contattato centri di fecondazione assistita stranieri, hanno
deciso di procedere in Italia»,
ha sottolineato il segretario
dell'associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo, <dn alcuni centri, inoltre, tante coppie
che hanno già avuto gravidanze sono disposte a donare, con
l'anonimato e gratuitamente, i
propri gameti al momento erioconservati, per aiutare altre
coppie ad avere un bambino».
Ci sono già e sono applicabili
alla fecondazione eterologa,
infatti, le disposizioni sulla
donazione ma, in relazione al
numero, invece, la Consulta
considera possibile un aggiornamento delle linee guida. Ed
è questo l'ultimo tassello che
manca per completare il quadro. La Consulta, nel dichiarare l'illegittimità del divieto,
ha, infatti, evidenziato come
la pronuncia non determini
un vuoto normativo, poiché la

legge n. 40 contiene specifiche
norme che regolamentano i
profili più rilevanti conseguenti al ricorso alla fecondazione
eterologa, già disposti in previsione di casi di ricorso alle
pratiche all'estero da parte di
cittadini italiani. Questo è anche il contenuto della richiesta
bipartisan inoltrata al governo
da parte di alcuni esponenti del
senato, secondo cui «è necessario aggiornare le linee guida
sulla procreazione medicalmente assistita per consentire
in sicurezza e trasparenza la
fecondazione eterologa anche
in Italia. Deve essere istituito
un archivio nazionale che consenta la tracciabilità dei donatori e dei riceventi garantendo
così un sistema che assicuri la
piena gratuità della donazione. Sono, infine, necessari», ha
evidenziato Laura Puppato
(Pd), «precisi protocolli medicosanitari che garantiscano la dovuta sicurezza per la salute dei
pazienti nell'effettuare le donazioni, in particolare garantendo
il rispetto dei requisiti medicosanitari del donatore di cellule
riproduttive».

Pagina 9

PEßSAPEANEDIPIÙ
wvwvsalute.yov.it
www.ausLrn.it

Fecondazione eterologa al via nel caos
partono con i trattamenti, le Regioni
studiano linee guida e delibere, il ministero della
Salute sottolinea di essere l'unico titolato a fare atti
sul tema. Ieri è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la sentenza della Corte Costituzionale che ha fatto
cadere il divieto all'eterologa e il sistema sanitario si
presenta già disunito. Si sta riproponendo lo schema
che accompagna da sempre la procreazione medicalmente assistita (pma), con i privati più avanti per
quantità di centri attivi e di casi seguiti rispetto al servizio pubblico. Molte Regioni si stanno attivando per
capire come regolare la materia e dare disposizioni ai
centri pubblici. La Toscana, ad esempio, mira a inserire l'eterologa nei lea, i livelli essenziali di assistenza
per tutti i cittadini. Il ministro Beatrice Lorenzin stoppa subito eventuali scatti in avanti sottolineando come si stia parlando di una legge nazionale. «Non è possibile che ognuno faccia quello che gli pare su questo
tema. Saremo noi a predisporre gli atti necessari per il
rispetto della sentenza». Ci sono da regolare temi come la gratuità degli esami per i donatori, l'eventuale
rimborso spese e l'anonimato di chi mette a disposizione ovociti o gameti. In una mozione bipartisan di
senatori Pd e Forza Italia si chiede proprio al Governo
di «aggiornare subito le linee guida sulla pma per consentire in sicurezza e trasparenza l'eterologa anche nel nostro Paese. Previo accordo con le Regioni, va inserita nei lea, e deve essere creato un archivio per assicurare la gratuità della
donazione».
I privati, sulla base della sentenza
immediatamente esecutiva vanno
per la loro strada. «Nel giro di un mese partiamo con i
primi trattamenti», assicurano dai centri che non rispondono ai sistemi sanitari regionali. È il caso dell'Istituto Hera di Catania. Il direttore dell'unità di medicina della riproduzione, Antonino Guglielmino, spiega che ci sono decine di donne che aspettano di fare
l'eterologa in Sicilia e saranno chiamate nei prossimi
giorni. «Intanto contattiamo le donatrici, tra le pazienti del passato che hanno lasciato ovociti in soprannumero nei nostri congelatori». Stessa cosa avviene a
Bologna, al centro Sismer. «Abbiamo 200 ovociti di ex
pazienti da parte - spiega Luca Gianaroli, direttore
scientifico - 1160% delle donne hanno già dato il via libera alla donazione. Il costo sarà inferiore ai 3.800 euro dell'omologa. Cercheremo di riproporre uno schema che facevamo prima della legge 40 e prevede l'incrocio di donazioni tra coppie». Elisabetta Coccia presidente di Cecos, associazione che raccoglie 20 centri
privati o convenzionati, spiega che ci sono 7-800 coppie che «avranno consulenze per iniziare il percorso
dell'eterologa». Ma c'è anche una realtà pubblica che
parte subito. Si tratta del centro di riproduzione dell'ospedale di Cattolica in Emilia-Romagna. «Entro fine
mese iniziamo le visite - dice il direttore Carlo Bulletti -Abbiamo due coppie, una ha bisogno di gameti
maschili e l'altra dell'ovocita. Faranno donazioni incrociate. Il costo? Quello del ticket, tra 4 e 500 euro».

I

Sanità nazionale

CENTRI privati

Lorenzin: "Dopo
la Consulta, presto
nuove linee guida
No all'anarchia"

Pagina 10

Sani tà sempre
a ieri, e fino a domani,
oltre 8oo gastroenterologi
provenienti da tutto il mondo
sono riuniti nel centro
congressi dell'istituto clinico
Humanitas di Rozzano
(Milano), centro di eccellenza
sanitariaperla
gastroenterologia, l'oncologia
e l'ortopedia, in occasione di
"Image", convegno
internazionale dedicato
all'endoscopia. Fra le novità
presentate durante l'evento,
coordinato dal dottor
Alessandro Repici, il
colonscopio a tre occhi, una
innovativa apparecchiatura
che sarà sperimentata perla
prima volta in Italia da
Humanitas, che coordina uno
studio multicentrico, a seguito
di ricerche condotte in Israele
e in America. Promotori
dell'evento, oltre ad
Alessandro Repici,
responsabile dell'Endoscopia
di Humanitas, sono Alberto
Malesci, responsabile del

Sanità nazionale

i,

tecnologíca

dipartimento di
Gastroenterologia, e Silvio
Danese, responsabile del
Centro di ricerca e cura per le
malattie infiammatorie
croniche intestinali. «Il
colonscopio a tre occhi - dice
Repici -, dotato cioé di tre
telecamerine anziché una, è
uno strumento avveniristico
che permette di raffinare la
sensibilità diagnostica e
quindi di scorgere la presenza
anche delle lesioni più
nascoste della parete del
colon, aumentando la
capacità di diagnosi del
7o-8o%. L'endoscopia è arma
efficace contro i tumori
superficiali nel tratto
gastrointestinale. «Grazie ad
essa -spiega Repici - oggi è
possibile effettuare una
diagnosi dei tumori
gastrointestinali, risolvendo in
modo definitivo i problemi dei
pazienti con tumori
superficiali». (R.LT.)
0 RIPRODUZIONE RISERVATA

Pagina 11

.Un cittadino può andare oltreconfine se nel proprio Paese le strutture non sono adeguate

Le cure all 'estero sono un diritto
,A I cittadini dell'Unione europea hanno diritto di recarsi in altri Stati membri e ricevere cure
mediche se le strutture del Paese di residenza non sono in grado di offrirle per carenza di mezzi. A patto che non si tratti di
mancanze strutturali. Sono nel
segno della più ampia libertà di
ricevere cure mediche senza
frontiere nell'Unione europea le
conclusioni depositate ieri
dall'avvocato generale Cruz Villalón (causa C-268/13, Petru). Si
tratta del primo caso di cui è investita la Corte di giustizia, che si
pronuncerà nei prossimi mesi,
sul rapporto tra libera prestazione dei servizi e diritto a cure mediche in uno Stato membro diverso da quello della residenza
nei casi di carenza di mezzi nel
Paese di origine.
t stato il Tribunale di Sibiu

Sanità nazionale

(Romania) a chiamare in causa,
in via pregiudiziale, la Corte Ue.
Una cittadina rumena aveva deciso di recarsi in Germania per
sottoporsi a un intervento chirurgico necessario per curare la
sua malattia. Ad avviso della donna, la struttura sanitaria rumena
non aveva materiali sufficienti
ad assicurare la buona riuscita di
un difficile intervento chirurgico. Tuttavia, le autorità nazionali avevano negato l'autorizzazione a recarsi all'estero. La donna
aveva deciso di procedere ugual-

Lo Stato di residenza
può negare il rimborso
delle spese sostenute
solo nei casi
di «mancanza strutturale»

mente e aveva chiesto, al rientro
in patria, il rimborso delle spese
sostenute. I giudici rumeni, prima di decidere nel merito, hanno chiesto alla Corte Ue difornire alcuni chiarimenti. L'avvocato generale, le cui conclusioni
non sono vincolanti perla Corte,
parte dalla constatazione che i
servizi sanitari rientrano
nell'ambito della libera prestazione dei servizi perché hanno
carattere economico, anche se
impartiti in strutture pubbliche.
Questo vuol dire che non solo un
medico può recarsi in un altro
Stato per svolgere la sua attività,
ma che anche un paziente può
spostarsi in un altro Paese per ottenere il servizio sanitario. Di
conseguenza, un paziente può
andare all'estero e porre le spese
sostenute a carico del suo sistema sanitario pubblico se iltratta-

mento medico può essere ottenuto, oltre confine, in modo tempestivo. Ora, poiché il diritto Ue
non stabilisce una diversità di
trattamento in relazione ai motivi invocati dal paziente per valutare se una prestazione possa essere praticata o no in modo tempestivo, anche la carenza occasionale dei mezzi materiali giustifica il diritto di spostarsi in un
altro Stato membro e ottenere il
rimborso. Questo perché lamancanza dimezzi è da equiparare alla carenza del personale medico:
il risultato è lo stesso, ossia un ritardo nella somministrazione
delle cure. Detto questo, però,
l'avvocato generale innesca la
marcia indietro nei casi in cui la
carenza dimezzi materiali dipenda da una mancanza strutturale.
In questi casi, infatti, lo Stato
membro di origine potrà negare
l'autorizzazione per gli elevati
oneri economici.
Mar.Ca.
91 RI PRO D UZIO NE RISERVATA

Pagina 12


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