File PDF .it

Condividi facilmente i tuoi documenti PDF con i tuoi contatti, il Web e i Social network.

Inviare un file File manager Cassetta degli attrezzi Assistenza Contattaci



Il confine di un attimo .pdf



Nome del file originale: Il confine di un attimo.pdf
Titolo: Il confine di un attimo

Questo documento in formato PDF 1.4 è stato inviato su file-pdf.it il 25/06/2014 alle 18:24, dall'indirizzo IP 93.42.x.x. La pagina di download del file è stata vista 24960 volte.
Dimensione del file: 2.1 MB (915 pagine).
Privacy: file pubblico




Scarica il file PDF









Anteprima del documento


Camryn Bennett, vent’anni, non è certo il tipo
da restare ingabbiata in una vita ripetitiva
sempre uguale a se stessa. Ma da quando il suo
ragazzo è morto in un terribile incidente, niente
sembra più importarle davvero…
Dopo che anche la sua migliore amica le volta
le spalle, Camryn salta su un autobus, con solo
un telefono cellulare e una piccola borsa, decisa
a fuggire da tutti coloro che la vogliono incasellare in una vita che non le appartiene. Nel
viaggio incontra un ragazzo di nome Andrew
Parrish, un tipo non molto diverso da lei, da cui
si sente irresistibilmente attratta. Andrew vive
la vita come se non ci fosse domani: la provoca,
la diverte, la protegge, la seduce, le insegna ad
assaporare ogni singolo momento e ad ascoltare
le sue emozioni più profonde, i suoi desideri
più veri e inconfessati. Ben presto diventa il
centro della sua vita. Ma Camryn ha giurato di
non lasciarsi andare mai più, di non innamorarsi mai più… E il segreto che Andrew

3/915

nasconde li spingerà irrimediabilmente insieme
o li distruggerà per sempre? Il confine di un attimo è un fenomeno mondiale: autopubblicato
online, ha scatenato la reazione entusiasta di
migliaia di fan che hanno realizzato video su
YouTube ispirati alla storia, album fotografici,
playlist e che ne hanno fatto un successo da
oltre 200.000 copie. Dopo aver scalato le classifiche americane, è in corso di pubblicazione in
20 Paesi.

J.A. Redmerski, autrice bestseller, vive a
North Little Rock, Arkansas, con i suoi tre figli
e un cane maltese. Attualmente, a grande richiesta dei fan, sta scrivendo il seguito di è Il confine di un attimo.

Jessica Ann Redmerski

Il confine di un attimo
Traduzione di Eleonora Cadelli, Ilaria Katerinov,
Anita Taroni

Proprietà letteraria riservata
© 2012 Jessica Ann Redmerski
This edition published by arrangements with
Little, Brown and Company, New York, NY,
USA.
All rights reserved.
© 2013 RCS Libri S.p.A., Milano
ISBN 978-88-65-97118-5
Titolo originale dell’opera:
the edge of never
Prima edizione digitale 2013 da edizione Fabbri Editori: luglio 2013
In copertina:
fotografia: © Karan Kapoor / Getty Images
© Dmitry Golobokov / 123RF
Art Director: Francesca Leoneschi
/theWorldofDOT

8/915

www.fabbrieditori.eu
Quest’opera è protetta dalla Legge sul diritto
d’autore.
È vietata ogni duplicazione, anche parziale, non
autorizzata.

Il confine di un attimo

A chi ama e a chi sogna,
e a tutti coloro che non hanno mai amato
né sognato davvero

1

Sono dieci minuti che Natalie giocherella con la stessa ciocca di capelli, e la
cosa mi sta mandando fuori di testa.
Scrollo il capo e prendo il bicchiere di
caffellatte freddo, poi porto la cannuccia alle labbra. Natalie è seduta di
fronte a me, i gomiti appoggiati sul tavolino rotondo, il mento su una mano.
«È fantastico» dice, fissando un
ragazzo che si è appena messo in fila.
«Davvero, Cam. Vuoi almeno guardarlo,
per favore?»

12/915

Alzo gli occhi al cielo e bevo un altro
sorso. «Nat» rispondo, rimettendo il bicchiere sul tavolo, «hai un ragazzo. Te lo
devo ricordare di continuo?»

Mi fa una smorfia. «Chi sei, mia
madre?» Ma non riesce a darmi retta,
non finché quello straordinario esemplare di maschio è al bancone a ordinare caffè e frittelle. «E poi a Damon non
importa se qualche volta mi guardo in
giro. Fino a quando gliela do, gli sta
bene.»
Per non ridere rischio di sputare il
caffellatte. E arrossisco.
«Senti, senti» continua Natalie con un
gran sorriso. «Sono riuscita a strapparti
una risata.» Rovista nella sua borsetta
viola. «Devo segnarmelo.» Tira fuori il
telefono e apre l’agenda. «Sabato 15 giugno.» Il suo dito si muove rapido sullo
schermo. «Ore 13.55. Camryn Bennett

13/915

ha riso a una mia battuta a sfondo sessuale.» Rimette via il cellulare e mi
guarda con quell’espressione assorta
che ha sempre quando sta per entrare
in modalità terapia. «Guardalo, almeno
una volta» ripete, più seria.
Decido di accontentarla e mi volto
appena, quanto basta per dare un’occhiata veloce al ragazzo. Lui si allontana
dalla cassa e si sposta in fondo al
bancone per recuperare il caffè. Alto.
Zigomi scolpiti e perfetti. Ipnotici occhi
verdi da modello e capelli lisci e
castani.
«Sì» ammetto, girandomi di nuovo
verso Natalie. «È carino, e allora?»
Natalie lo segue con lo sguardo
mentre esce dalla caffetteria e passa accanto alla vetrina. Solo quando è
sparito, mi risponde. «Oh. Mio. Dio» esclama incredula, con gli occhi sbarrati.

14/915

«Nat, è solo un ragazzo.» Rimetto in
bocca la cannuccia. «Potresti girare con
un cartello in fronte con scritto: “Ninfomane”. Sei fissata. Sbavi dietro a
chiunque.»
«Scherzi?»
esclama,
sconcertata.
«Camryn, tu hai un problema serio, lo
sai, vero?» Si appoggia allo schienale
della sedia. «Devi aumentare il dosaggio delle pastiglie. Dico davvero.»
«Ho smesso di prenderle ad aprile.»
«Cosa? Perché?»
«Perché non ha senso» rispondo in
tono neutro. «Non ho tendenze suicide,
quindi non c’è nessuna ragione per continuare a prenderle.»
Natalie scuote la testa e incrocia le
braccia al petto. «Pensi che quella roba
la prescrivano solo ai potenziali suicidi?
No.» Mi punta il dito contro e subito lo
nasconde di nuovo sotto il braccio. «Il

15/915

tuo è una specie di squilibrio chimico, o
qualche stronzata del genere.»
Replico con un sorrisetto. «Ah, davvero? E da quando sei così esperta di
malattie mentali, medicine e terapie?»
Alzo appena un sopracciglio, quanto
basta per rimarcare che non ha idea di
quel che dice.
Invece di rispondere Natalie arriccia
il naso, così continuo. «Ci riuscirò da
sola, prendendomi tutto il tempo che
mi serve: non ho bisogno delle pillole
per guarire.» Ho iniziato gentile, ma
prima ancora di finire la frase la mia
voce si è fatta inaspettatamente aspra.
Mi succede spesso.
Lei sospira e dal suo volto sparisce
qualsiasi traccia di divertimento.
«Scusa.» Mi sento in colpa per aver
reagito in modo così brusco. «Senti, lo
so che hai ragione. Non nego di essere

16/915

un po’ incasinata emotivamente e che a
volte sono una stronza…»
«A volte?» mormora Natalie, ma ora
sorride di nuovo. Mi ha già perdonato.
Anche questo succede spesso.
Ricambio con un mezzo sorriso. «È
solo che voglio trovare le risposte da
sola, capisci?»
«Quali risposte?» È un po’ seccata adesso. «Cam…» inizia, piegando la testa
di lato con fare premuroso. «Mi spiace
dirlo, ma le sfighe capitano e basta.
Devi solo passarci sopra, distrarti con
qualcosa che ti renda felice.»
Okay, in fondo non è poi tanto male
come terapeuta.
«Lo so, hai ragione, ma…»
Lei inarca le sopracciglia, in attesa.
«Cosa? Coraggio, dài, sfogati!»

17/915

Fisso il muro per un istante, cercando
le parole. Mi capita molto spesso di
pensare alla vita e a tutte le sue sfaccettature. Mi chiedo che cavolo ci faccio qui. Persino in questa caffetteria,
con la mia più cara amica. Ieri mi sono
domandata perché devo svegliarmi
sempre alla stessa ora, perché devo fare
sempre le stesse cose ogni giorno. Per
quale motivo? Cos’è che ci fa andare
avanti, se una parte di noi vorrebbe
solo mandare tutto al diavolo?
Distolgo lo sguardo dal muro e
osservo la mia migliore amica. So che
non capirà ciò che sto per dire, ma lo
dico ugualmente, perché ho bisogno di
tirarlo fuori.
«Hai mai pensato a come sarebbe girare il mondo solo con uno zaino?»

18/915

A Natalie cade la mascella. «Uh, no,
mai» risponde. «Credo che… sarebbe
uno schifo.»
«Be’, pensaci un momento.» Mi
sporgo sul tavolo e concentro tutta l’attenzione su di lei. «Solo tu, uno zaino e
lo stretto necessario. Niente bollette da
pagare. Nessun bisogno di alzarsi alla
stessa ora per andare al lavoro, un lavoro che odi, tra l’altro. Solo tu e il
mondo che ti aspetta. Non sai cosa ti
porterà il domani, chi incontrerai, cosa
mangerai a pranzo o dove dormirai.»
Mi rendo conto di essere talmente persa
nelle mie fantasticherie che forse, per
un attimo, sembro io quella fissata.
«Cominci a farmi paura» dice Natalie,
guardandomi incerta dall’altra parte del
tavolino. «E inoltre bisogna camminare
un sacco, rischi di essere violentata, uccisa e buttata sul ciglio di un’autostrada

19/915

chissà dove. Ah, e poi bisogna camminare un sacco…»
Ora è chiaro: mi crede sull’orlo della
pazzia.
«Come ti è venuto in mente?» chiede
bevendo un sorso rapido. «Sembri in
preda a una specie di crisi di mezza età.
Peccato che hai vent’anni.» Mi punta di
nuovo il dito contro, come per sottolineare le sue parole. «E finora non hai
dovuto pagare molte bollette.»
Beve un altro sorso e fa un risucchio
fastidioso con la cannuccia.
«Forse no» ribatto, riflettendoci su.
«Ma mi toccherà iniziare appena mi
trasferisco da te.»
«Esatto.» Natalie tamburella le dita
sul bicchiere. «Divideremo tutte le
spese a metà… Un momento, non ti stai
tirando indietro, vero?» Si blocca,
guardandomi con circospezione.

20/915

«Assolutamente no. La prossima settimana lascerò la casa di mia madre per
andare a vivere con una ninfomane.»
«Che stronza!» scoppia a ridere
Natalie.
Sorrido anch’io e torno a rimuginare
su quei pensieri che lei non è riuscita a
capire. Ma me l’aspettavo. Anche prima
della morte di Ian, ho sempre avuto
idee un po’ fuori dagli schemi. Invece
di immaginare nuove posizioni a letto,
come fa spesso Natalie con Damon, il
suo ragazzo da cinque anni, io fantastico sulle cose davvero importanti. O almeno importanti nel mio mondo. L’aria
di altri Paesi sulla pelle, l’odore
dell’oceano, il rumore della pioggia che
mi lascia senza fiato. «Sei una tipa profonda» così mi ha detto Damon in più
di un’occasione.

21/915

«Caspita» esclama Natalie, «lo sai che
sei davvero deprimente?» Scuote il
capo con la cannuccia stretta tra le labbra. «Andiamo» dice, alzandosi all’improvviso. «Non la reggo più questa
robaccia filosofica. E poi questi localini
tranquilli hanno un effetto ancora peggiore su di te. Stasera andiamo
all’Underground.»
«Cosa? No, io non ci vengo in quel
posto.»
«Invece sì.» Lancia il bicchiere vuoto
in un cestino e mi afferra per il polso.
«Questa volta vieni con me, perché in
teoria sei la mia migliore amica e non
accetterò un altro no come risposta.»
L’accenno di sorriso si schiude a illuminarle il viso leggermente abbronzato.
Sta facendo sul serio. Fa sempre sul
serio quando ha quello sguardo, un’espressione entusiasta e determinata

22/915

insieme. Forse stavolta è meglio cedere,
altrimenti mi tormenterà. Un male necessario, quando la tua migliore amica
è così assillante.

Mi alzo e metto la borsa a tracolla.
«Sono solo le due» dico.
Bevo l’ultima goccia di caffellatte e
getto il mio bicchiere nello stesso
cestino.
«Sì, ma prima dobbiamo trovarti
qualcosa da mettere.»
«Oh, no» rispondo, risoluta, mentre
Natalie mi spinge fuori dalla porta a
vetri, nell’aria estiva. «Venire all’Underground con te è già una buona azione, e
mi rifiuto di andare a fare shopping.
Sono piena di vestiti.»
Natalie mi prende sottobraccio; camminiamo sul marciapiede e superiamo
una lunga serie di parchimetri. Ride e
mi scocca un’occhiata. «Va bene. Ma

23/915

lascia almeno che ti presti qualcosa di
mio.»
«Cosa c’è che non va nel mio
guardaroba?»
Lei arriccia le labbra e china il capo:
forse si domanda come ho potuto farle
una domanda così stupida. «È l’Underground» ripete, come se la risposta
fosse ovvia.
Okay, forse ha ragione. Natalie e io
siamo migliori amiche, ma con noi funziona la regola degli opposti che si attraggono. Lei è una un po’ alternativa e
ha una cotta per Jared Leto da quando
ha visto Fight Club. Io sono più tranquilla e di rado indosso colori scuri, a
meno che non debba andare a un funerale. Non che Natalie si vesta sempre
di nero o abbia una di quelle acconciature in stile emo, ma di sicuro non impazzisce per le cose che trova nel mio

24/915

armadio; dice che sono insignificanti. Io
non sono d’accordo. So come vestirmi,
e i ragazzi – quando ancora stavo attenta al modo in cui mi guardavano il
sedere se mettevo i miei jeans preferiti
– non hanno mai avuto niente da ridire
sul mio abbigliamento.
Ma l’Underground è per quelli come
Natalie, e quindi per una volta credo
che dovrò vestirmi come lei. Solo per
sentirmi a mio agio. Non sono una pecora, io. Non lo sono mai stata. Però per
qualche ora posso trasformarmi in una
persona diversa, se serve a mescolarmi
tra la folla e a non attirare l’attenzione.
Entrando in camera di Natalie si
capisce subito che non soffre di un
disturbo ossessivo-compulsivo. E questa
è un’altra differenza tra noi. Io appendo
gli abiti in base al colore; lei li lascia
per settimane in una cesta ai piedi del

25/915

letto, poi li butta di nuovo in lavatrice
perché sono tutti sgualciti. Io spolvero
la mia stanza tutti i giorni, mentre per
lei le pulizie di primavera consistono
nel togliere due dita di polvere dalla
tastiera del portatile.
«Questo ti starà benissimo» dice
mostrandomi una maglietta bianca
aderente degli Scars on Broadway. «È
stretta e con le tue tette è perfetta.» Mi
appoggia la T-shirt addosso e valuta
l’effetto.
Io grugnisco, per nulla soddisfatta.
Lei alza gli occhi al cielo. «E va bene»
dice, lanciando la maglietta sul letto.
Dall’armadio ne tira fuori un’altra e me
la porge con un gran sorriso. Una delle
sue tattiche manipolatorie: quando fa
quel sorriso a trentadue denti non riesco a contraddirla.

26/915

«Che ne dici di qualcosa senza il
nome di una band a caso sopra?»
propongo.
«Ma questa è di Brandon Boyd» replica lei, incredula. «Come fa a non piacerti Brandon Boyd?»
«Sì, è carino, ma non mi va di portare
il suo nome stampato addosso.»
«Io vorrei avere lui in persona addosso» ribatte Natalie, ammirando la Tshirt stretta con lo scollo a V, praticamente identica alla prima.
«Allora mettila tu.»
Mi guarda annuendo, come se stesse
valutando la cosa. «Ottima idea.» Si
sfila il top e lo butta nella cesta della
biancheria, poi si fa scivolare sul seno
prosperoso il faccione di Brandon Boyd.

27/915

«Ti sta bene» commento. La osservo
mentre si sistema e si guarda allo specchio da angolazioni diverse.
«Eccome se Brandon mi sta bene.»
«E Jared Leto come la prenderà?»
scherzo.
Natalie scoppia a ridere e si ravvia i
lunghi capelli neri, poi prende la
spazzola. «Lui sarà sempre al primo
posto.»
«E Damon? Sai, il tuo ragazzo, quello
non immaginario…»
«Piantala» esclama Natalie. «Se continui a stuzzicarmi su di lui…» Smette
di spazzolarsi e gira la testa per guardarmi. «Non è che ti piace Damon,
vero?»
Scrollo subito il capo. «No, Nat! Ma
che cavolo…?»

28/915

Lei ride e riprende a spazzolarsi i
capelli. «Stasera ti troveremo un
ragazzo. Ecco di cosa hai bisogno. Risolverà tutto.»
Dal mio silenzio capisce immediatamente di aver esagerato. Non la sopporto quando fa così. Perché bisogna
stare per forza con qualcuno? È una fissazione stupida e un modo molto patetico di vedere le cose.
Natalie appoggia la spazzola sul
comò e si volta verso di me. Ora non
sta più scherzando. Tira un profondo
sospiro. «Lo so, non dovevo dirlo. Senti,
giuro che non mi metterò a fare
l’agente matrimoniale o roba simile,
d’accordo?» Alza le mani in segno di
resa.
«Ti credo» rispondo, cedendo alla sua
sincerità. Certo, so benissimo che nemmeno una promessa può fermarla: se

29/915

anche non sarà lei in persona a cercarmi un ragazzo, non deve far altro che
battere quelle sue ciglia scure e indicare a Damon un tizio qualunque nel
locale, e lui saprà esattamente cosa
fare.
Ma io non ho bisogno del loro aiuto.
Non voglio frequentare nessuno.
«Oh!» esclama Natalie con la testa
dentro l’armadio. «Questo è perfetto!»
Si gira facendo dondolare la gruccia
con un top nero drappeggiato e senza
spalline. Sul davanti c’è scritto:
PECCATRICE.

«L’ho preso da Hot Topic» mi spiega,
togliendolo dall’appendiabiti.
Non voglio tirarla troppo per le
lunghe, così mi svesto e prendo il top.
«Reggiseno nero» commenta lei. «Ottima scelta.»

30/915

Infilo il top e mi guardo allo
specchio.
«Allora, ammettilo! Ti piace, eh?» esclama lei, piazzandosi dietro di me con
aria soddisfatta.
Accenno un sorriso e mi volto dando
le spalle allo specchio: mi accorgo che
il top mi copre a malapena i fianchi.
E solo ora noto la scritta sulla schiena: SANTA.

«Okay» rispondo. «Mi piace. Ma non
abbastanza da mettermi a saccheggiare
il tuo armadio, quindi non ci sperare
troppo. Sono assolutamente soddisfatta
delle mie camicette accollate, grazie.»
«Non ho mai detto che i tuoi vestiti
sono brutti, Cam.» Natalie ride e mi tira
da dietro l’elastico del reggiseno. «Tu
sei sempre strafiga, qualunque cosa ti
metti. Ci proverei con te se non stessi
con Damon.»

31/915

Spalanco la bocca, sconcertata. «Tu
non sei normale, Nat!»
«Lo so» risponde, mentre mi giro di
nuovo verso lo specchio. Avverto un
tono malizioso nella sua voce. «Però è
la verità. Te l’ho già detto una volta e
non stavo scherzando.»
Scuoto il capo e sorrido, poi prendo
la sua spazzola. Una volta, dopo aver
rotto con Damon per un breve periodo,
Natalie è stata con una ragazza. Ma
dice di essere “troppo malata di
uomini” (parole sue, non mie) per sprecare la sua vita con una donna. Non è
che sia davvero una puttanella – potrebbe prenderti a sberle se ti azzardi a
chiamarla così –, ma è la ninfomane
che ogni uomo sogna.
«Adesso passiamo al trucco» annuncia prima di trascinarmi su una sedia.
«No!»

32/915

Natalie si posa le mani sui fianchi
torniti e mi fissa con gli occhi sgranati,
come se fosse mia madre e io l’avessi
appena insultata.

«Vuoi che ti faccia del male?» mi
chiede.
Cedo e mi accascio sulla sedia.
«Fa’ come ti pare» ribatto. Raddrizzo
la testa per darle completo accesso al
mio viso, che ora è diventato la sua
tela. «Niente occhi da panda però,
intesi?»
Mi prende per il mento. «Zitta, adesso» ordina, cercando di restare seria.
«Un’artista» dice con fare drammatico e
agitando la mano libera «ha bisogno di
silenzio per lavorare. Dove pensi di essere, da un’estetista di periferia?»
Al termine della “seduta”, sono
identica a lei. A parte le tette enormi e i
capelli castani lucidi. I miei sono di un

33/915

biondo per cui molte ragazze sarebbero
disposte a pagare un sacco di soldi e mi
arrivano esattamente a metà della schiena. Ammetto di essere stata fortunata
al momento della distribuzione dei
capelli. Natalie mi ha detto che mi stanno meglio sciolti, e io le ho dato retta.
Non avevo scelta: il suo tono era piuttosto intimidatorio.
Non sembro un panda, ma non si può
dire che Natalie ci sia andata leggera
con l’ombretto. «Occhi scuri e capelli
biondi» ha detto mentre mi metteva il
mascara nero e denso. «Molto sexy.» E
a quanto pare i miei sandali non andavano bene, perché mi ha imposto di
rimpiazzarli con un paio di stivaletti a
punta con il tacco, in cui riesco appena
a infilare i jeans skinny.

34/915

«Adesso sei davvero una gran figa»
conclude, squadrandomi da capo a
piedi.
«E tu sei in forte debito con me»
rispondo.
«Eh? Io sarei in debito con te?» Piega
la testa di lato. «No, tesoro, non credo
proprio. Semmai il contrario, perché ti
divertirai un sacco e mi implorerai di
portarti più spesso all’Underground.»
Incrocio le braccia sul petto. «Ne dubito. Ma ti concedo il beneficio del dubbio e spero comunque di divertirmi.»
«Bene» conclude Natalie, infilandosi
gli stivali. «Adesso andiamo. Damon ci
sta aspettando.»

2

Partiamo per l’Underground al tramonto, con il furgone personalizzato di
Damon, e lungo la strada facciamo diverse tappe. Damon parcheggia nel
vialetto di una casa, entra e si ferma
non più di tre o quattro minuti. Al
ritorno non dice una parola, non racconta cos’ha fatto, né con chi ha parlato: le classiche cose che chiunque
farebbe al posto suo. Peccato che lui sia
tutt’altro che normale. Gli voglio un
bene dell’anima, lo conosco più o meno
da quando conosco Natalie, ma non
sono mai riuscita ad accettare il suo

36/915

rapporto con la droga. Coltiva erba in
cantina, ma non la fuma. Nessuno,
tranne me e i pochi amici più stretti,
sospetterebbe mai che un tipo in gamba
come Damon Winters coltivi marijuana:
di solito chi lo fa è un fricchettone,
spesso con una pettinatura ferma tra gli
anni Settanta e i Novanta. Damon non
lo è neanche lontanamente, anzi, potrebbe essere il fratello minore di Alex
Pettyfer. E poi dice che le canne
proprio non fanno per lui. No, lui
preferisce la cocaina, e quindi coltiva e
vende l’erba per comprarsela.
Natalie sostiene che si tratti di un’attività assolutamente innocua. Sa che
Damon non fuma, e secondo lei l’erba
non è poi così male: se altri vogliono
farsi una canna per rilassarsi, lui gli dà
solo una mano.

37/915

Però Natalie si rifiuta di credere che
la cocaina lo ecciti più di quanto riesca
a fare lei con qualunque parte del suo
corpo.

«Okay, ricorda che stai andando a divertirti, va bene?» Scendo dal furgone e
Natalie chiude la mia portiera con un
colpo secco, poi mi guarda come se
avesse già perso ogni speranza. «Insomma, non remare contro o almeno
provaci.»
Alzo gli occhi al cielo. «Nat, non è
che lo faccio apposta. Voglio davvero
divertirmi.»
Damon ci raggiunge e fa scivolare le
braccia attorno alla vita di entrambe.
«Voglio entrare abbracciato a due belle
ragazze.»
Natalie gli dà una gomitata fingendosi offesa. «Zitto, tesoro. Potrei

38/915

ingelosirmi.» E un istante dopo gli sorride maliziosa.
Damon le tocca il sedere con una
mano. Lei risponde con un gemito e si
alza in punta di piedi per baciarlo. Vorrei dire loro di prendersi una stanza,
ma sprecherei solo il fiato.
L’Underground è il posto più fico del
North Carolina, ma sull’elenco del telefono non c’è. In pochi sanno della sua
esistenza. Due anni fa un tizio di nome
Rob ha preso in affitto un magazzino
abbandonato e ha investito un milione
di dollari del suo paparino per trasformarlo in un locale clandestino. Va
ancora alla grande: è diventato un
luogo di riferimento per le star locali
che vogliono vivere il sogno del rock ’n’
roll, con tanto di fan urlanti e groupie.
Ma non è un postaccio; da fuori può
sembrare un edificio abbandonato in

39/915

una città quasi fantasma, ma dentro ha
tutto ciò che ogni locale di livello in cui
si fa musica dal vivo dovrebbe avere:
luci stroboscopiche che fendono la
pista, cameriere sexy e un palco abbastanza grande per ospitare due band
contemporaneamente.
Perché l’Underground resti segreto,
bisogna parcheggiare lontano dall’ingresso e poi andarci a piedi: un assembramento di auto in sosta davanti a un
magazzino “abbandonato” sarebbe ben
più che un indizio.
Lasciamo il furgone sul retro di un
McDonald’s e camminiamo per circa
dieci minuti nella città spettrale.
Natalie si mette tra me e Damon, solo
per torturarmi meglio prima di entrare.
«Allora» dice, come se fosse il primo
punto di un elenco di cose da fare e da
non fare, «se qualcuno te lo chiede, tu

40/915

sei single, capito?» Mi punta un dito in
faccia. «Non voglio più sentire quella
storia che hai tirato fuori con quel tizio
che ti stava rimorchiando da Office
Depot.»

«E cosa ci faceva Cam in un negozio
di articoli per ufficio?» interviene Damon ridendo.
«Damon, quel ragazzo era cotto» continua Natalie, come se io non fossi lì
con loro. «Le bastava battere le ciglia e
quello le avrebbe comprato una macchina. E invece sai cosa gli ha detto?»
Sospiro e mi sottraggo al suo abbraccio. «Quanto sei stupida, Nat. Non è andata così.»
«Ha ragione, tesoro» dice Damon. «Se
quel tizio lavora da Office Depot, non
può comprare una macchina a
nessuno.»

41/915

Natalie gli sferra un pugno sulla
spalla. «Non ho detto che lavorava lì…
Comunque sembrava il figlio illegittimo
di… Adam Levine e…» Muove le dita
sopra la testa come per far materializzare il nome di un altro personaggio
famoso. «… Jensen Ackles. E quando le
ha chiesto il numero di telefono, Miss
Bacchettona gli ha detto di essere
lesbica.»
«Sta’ zitta, Nat» la interrompo, irritata da questa sua abitudine a esagerare.
«Non somigliava a nessuno dei due. Era
un ragazzo normale, non troppo
orrendo.»
Natalie liquida il mio commento con
un gesto e torna a rivolgersi a Damon.
«Come vuoi. Ma il punto è che pur di
tenere lontani i ragazzi è disposta a
mentire. Secondo me, arriverebbe

42/915

persino a dire che ha la candida o le
piattole.»
Damon scoppia a ridere.
Mi fermo sul marciapiede buio e incrocio le braccia, mordendomi il labbro
per l’agitazione.
Natalie si accorge che non sono più
accanto a lei e torna indietro. «Okay!
Okay! Senti, è che non voglio che ti
rovini con le tue mani. Punto. Ti chiedo
solo, se uno non è proprio uno storpio e
ci prova con te, di non scacciarlo
subito. Non c’è niente di male a scambiare due parole, conoscersi… Non ti sto
dicendo di andare a casa con lui.»
Già la odio, e la serata è appena
cominciata. Aveva giurato!
Damon le stringe la vita da dietro e le
solletica il collo con le labbra. «Perché
non le lasci fare quello che vuole, tesoro? Smettila di essere così insistente.»

43/915

«Grazie, Damon» replico con un veloce cenno del capo.
Lui mi fa l’occhiolino.
«Hai ragione» cede Natalie alzando le
mani. «Non dirò più niente, giuro.»
Questa l’ho già sentita…
«Bene» rispondo, e ci rimettiamo in
marcia. Gli stivaletti col tacco mi stanno massacrando i piedi.
L’orco che staziona all’ingresso del
locale con le grosse braccia incrociate
ci squadra e allunga la mano aperta.
Il viso di Natalie si contorce in un’espressione offesa. «Come sarebbe?
Adesso Rob ci fa pagare?»
Damon sfila il portafoglio dalla tasca
posteriore e conta le banconote.
«Venti a testa» grugnisce l’orco.
«Venti? Mi prendi per il culo?» strilla
Natalie.

44/915

Damon la spinge via piano e mette in
mano all’orco tre biglietti da venti. Lui
li intasca e si sposta per lasciarci passare. Entro per prima; Damon appoggia
una mano sulla schiena di Natalie perché lo preceda.
Mentre passa accanto all’orco lei sibila: «Secondo me se li tiene. Ne parlerò
con Rob».
«Va’ avanti» dice Damon.
Percorriamo un corridoio lungo e
tetro con una luce al neon che sfarfalla
e raggiungiamo un montacarichi in
fondo.
Le porte si chiudono con un forte
rumore metallico e scendiamo di diversi metri. Il locale è al piano di sotto, e
l’ascensore sferraglia così tanto che ho
paura che si rompa e ci faccia sfracellare tutti quanti. Man mano che ci addentriamo
nelle
viscere

45/915

dell’Underground, aumenta il volume
della musica e delle grida ubriache degli studenti (e probabilmente di un
mucchio di sfaccendati che l’università
non l’hanno mai finita). Il montacarichi
si ferma con uno scossone e un altro
orco apre le porte per farci uscire.
Natalie
mi
finisce
addosso.
«Sbrigati!» esclama, e mi spinge. «Credo
che stiano suonando i Four Collision!»
grida sopra la musica, mentre entriamo
nella sala principale.
Prende Damon per mano, poi cerca
anche la mia. So che cos’ha in mente,
ma non ho nessuna intenzione di farmi
schiacciare da una massa di corpi sudaticci con quegli stupidi stivaletti ai
piedi.
«Oh, forza!» insiste Natalie, quasi implorando. Mi afferra la mano e mi avvicina a lei. «Smettila di fare la bambina!

46/915

Se qualcuno ti mette le mani addosso lo
prendo a calci in culo, d’accordo?»
Damon mi sorride.
«Va bene!» dico, e li seguo. Natalie
mi tira per le dita e quasi me le sloga.
Una volta in pista, balla un po’ con
me per non farmi sentire esclusa, come
farebbe ogni migliore amica, ma poco
dopo si dedica anima e corpo a Damon.
Potrebbe anche fare sesso con lui di
fronte a tutti e nessuno ci farebbe caso.
Forse lo noto solo io perché sono l’unica lì dentro a non fare la stessa cosa. Ne
approfitto per sgattaiolare via e puntare
verso il bar.
«Cosa ti preparo?» mi chiede il
barista, un tipo alto e biondo. Mi alzo
in punta di piedi e prendo uno sgabello
libero.
«Rum e Cola.»

47/915

Il tizio mi prepara il cocktail. «Roba
forte, eh?» dice, riempiendo il bicchiere
di ghiaccio. «Mi fai vedere un documento?» E ride.

Lo guardo. «Certo, quando tu mi fai
vedere la licenza per gli alcolici.» Gli
sorrido di rimando.
Mescola il drink e me lo porge.
«Comunque non bevo molto» aggiungo, prendendo un sorsetto dalla
cannuccia.
«Ah, no?»
«Sì, be’, forse stasera ho bisogno di
una sbronza.» Poso il bicchiere e
giocherello con la fettina di lime sul
bordo.
«Come mai?» mi chiede, asciugando
il bancone con un pezzo di carta da
cucina.

48/915

«Un momento.» Alzo un dito. «Prima
che tu ti faccia un’idea sbagliata, non
sono qui per sviscerare i miei problemi
con te… Sai, la terapia barista-cliente…» Natalie è l’unica psicologa che
posso sopportare.
Lui ride e getta la carta da qualche
parte dietro il bancone.
«Be’, buono a sapersi, perché non
sono bravo a dare consigli.»
Bevo un altro piccolo sorso, stavolta
chinandomi sulla cannuccia invece di
sollevare il bicchiere. I capelli mi ricadono sul viso. Mi raddrizzo e li ravvio
dietro le orecchie. Odio portare i capelli
sciolti: mi danno fastidio e non ne vale
proprio la pena.
«Se ci tieni a saperlo» riprendo
guardandolo in faccia «mi ha trascinato
qui la mia migliore amica. Se non fossi
venuta, probabilmente mi avrebbe fatto

49/915

qualcosa di imbarazzante mentre dormivo e mi avrebbe ricattato con una
foto.»
«Ho presente il tipo» risponde lui, allungando le braccia sul bancone.
«Avevo anch’io un amico così. Sei mesi
dopo che la mia fidanzata mi ha mollato, mi ha portato in un locale fuori
Baltimora. Io avrei preferito stare a
casa a crogiolarmi nel dolore, e invece
quella serata era esattamente ciò di cui
avevo bisogno.»
Fantastico: questo qui pensa già di
conoscermi, o almeno di conoscere la
mia “situazione”. E invece non sa un
bel niente. Magari è in piena crisi da ex
– prima o poi capita a tutti –, ma il
resto della mia vita, il divorzio dei miei
genitori, mio fratello maggiore Cole in
prigione, la morte del mio grande
amore… Non ho nessuna intenzione di


Documenti correlati


Documento PDF il confine di un attimo
Documento PDF 03 catalogo 2016 mm ambienti confinati 1 1 per fb
Documento PDF monsignor gianni carru un monumento di confine
Documento PDF lo shaman
Documento PDF il significato dei colori
Documento PDF regolamento circoscrizioni siracusa


Parole chiave correlate