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IO, TE E LA NOSTRA STORIA .pdf



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Mattia Cattaneo

Io, te
e la nostra storia

INTRODUZIONE
Come corre il tempo, a volte non ci si rende conto di quanto esso passi e non
appena ci fermiamo un attimo a pensare e rimuginare al passato e a quanto della
nostra vita è già volata ci rendiamo consapevoli di molte cose ai cui occhi molto
spesso fuggono.
Ho sempre creduto in Dio ma non nego di aver messo in discussione la mia
fede più volte quando davanti a me e alla mia famiglia sono capitati ostacoli
grandi come macigni insormontabili; credevo che Gesù non mi ascoltasse e non
vedesse quanto mi, anzi ci, stava accadendo. Solo ora invece capisco che Gesù
non ci lascia mai perché è sempre con noi ogni momento, ogni singolo attimo
della nostra esistenza e sta a noi ascoltarlo perché lui ci parla sempre.
Non ho grandi ambizioni nello scrivere quanto seguirà, sono fatti di vita
vera, della mia vita perché arrivato ad un certo punto credo di avere tutti gli
elementi per scrivere, per riportare quanto della mia esperienza possa essere utile,
possa essere importante a molti ragazzi e ragazze della mia età. Credo sia
rilevante avere sempre una voce in più, una testimonianza ulteriore della vita di
ognuno di noi perché si possa aggiungere ad altre testimonianze e ad altre
esistenze.
I capitoli che seguono sono suddivisi, non tanto in ordine cronologico, ma
per una scansione personalizzata della mia realtà, sono collegati da un filo in
comune: la riscoperta di sé stessi che avviene maggiormente quando si vive in
una realtà dura quando un proprio genitore si ammala gravemente e in assoluto si
rinvigorisce quando questi viene a mancare e la scoperta di un sentimento
profondo come quello dell'amore.
E' tedioso immortalare un'introduzione di come quanto le pagine seguenti
siano strutturate e di cosa parlino perché credo che ogni pagina, ogni riga scritta
debba essere letta, magari anche più volte, con la speranza che chi legge possa
capire e riscoprire il senso che la vita, la nostra vita, abbia.

Buona lettura.

1. LA VITA E' UN PERCORSO
La vita di un essere umano è solitamente divisa per fasi, dalla nascita,
l'infanzia, passando per l'adolescenza, l'età adulta e la vecchiaia, e solitamente in
ognuna di essere ci sono dei ricordi che si concatenano e si legano formando un
groviglio di pensieri, emozioni, belle e brutte, che è difficile slegare. Io invece
riesco a slegarle con parziale facilità forse perché dell'infanzia ho dei ricordi
sommari ma non nego che qualche episodio mi sia rimasto impresso nella mia
mente in modo pregnante.
Abito in un paese della provincia di Bergamo, ai piedi della collina, ho
venticinque anni e quell'infanzia tanto bella quanto ingenua me la ricordo a tratti.
Penso che l'infanzia sia la fase della vita più bella, quella dove impari a conoscere
il mondo, ad entrare in contatto con gli altri, con le cose, con i colori, i profumi, e
non hai pensieri complessi, vivi la vita come un gioco. Questo gioco piano piano
diventa realtà e contemporaneamente vita, quella vita di cui sarai protagonista e
dovrai gestire giorno dopo giorno perché così sì vive cercando di non rimpiangere
mai ciò che si fa.
L'amore che si nutre verso i genitori è un amore incondizionato che ti porti
dentro, sempre e nonostante i contrasti che puoi avere con loro perché ci hanno
donato un bene prezioso che è la vita stessa. Ricordo ancora con estrema lucidità
le vacanze che trascorrevo con i miei genitori, inizialmente in montagna vicino
Sondrio, e poi al mare, nei pressi di Rimini; erano giorni felici e spensierati a cui
vorrei ritornare nello stesso modo, spensierato e felice, che li hanno
contraddistinti. Crescere è un compito importante di noi figli e una responsabilità
importante per i genitori perché credo che chi cresce non sono solo i figli ma
anche i genitori nel momento in cui ci educano, nel momento in cui ci indirizzano
verso quella che sarà la via della nostra vita.
Vedo tutto positivo, mi sento felice e privo di paure e timori verso i dieci
anni, a scuola mi comporto bene nonostante abbia la parola “facile” e venga
richiamato qualche volta oppure mia madre debba svegliarmi tre volte prima di

alzarmi dal letto alla mattina, il profitto è buono anche se studiare è un peso per
me vorrei sempre e solo giocare con le mie adorate macchinine o con i soldatini.
Confesso, non sono un tipo socievole e preferisco starmene a casa da solo a
giocare, non mi piace andare in oratorio o al campo di calcio, sono piuttosto
introverso ma nell'aria percepisco qualcosa che è difficile spiegare ma è un
qualcosa che non mi convince.
In terza elementare cambio scuola, prima frequentavo quella del paese natale
di mio padre ma poi mia madre si licenzia e inizio a frequentare quella del mio
paese ma il distacco con gli amici, gli insegnanti e l'ambiente è traumatico. Il
profitto cala considerevolmente, non capisco perché mia madre di punto in bianco
lascia il lavoro e mi chiudo con tutti diventando estremamente timido. È come se
avessi paura ad aprirmi ma con forza di volontà riesco a superare le scuole
elementari ma con poca voglia raggiungo le scuole medie e li le cose
cambieranno.
Essere adolescenti è un gran bel problema, tutto cambia, la voce, l'aspetto
fisico, la propria autostima e riguardo a ciò ne avrei da dire: non mi piacevo,
grasso e con gli occhiali e molti mi deridevano per questo e la mia timidezza
sprofonda. A casa le cose sembrano andare abbastanza bene ma capisco che c'è
qualcosa che non va: mia madre fa parecchie visite mediche ma mi dicono siano
di routine, a volte raggiunge anche posti fuori città e io non capisco cosa stia
succedendo, sta di fatto che un bel giorno dopo scuola, riuniti per il pranzo, vengo
a sapere che mia madre non sta molto bene ma non ne conosco i dettagli. Questa
notizia mi scuote abbastanza e ha delle ripercussioni sulla scuola, il mio profitto
cala, non ho voglia di studiare, in classe piango improvvisamente e i miei
compagni di classe mi accusano di essere debole.
Ciò che mi ha permesso di responsabilizzarmi fu la nota di un professore di
lettere che mi trovò impreparato all'interrogazione. Da quel momento la mia vita
scolastica subì una grande trasformazione e il profitto si rialzò. Ero felice di
questo perché dimostravo alla mia famiglia che potevo farcela ed ero sicuro che
loro ne sarebbero stati felici. In quanto alla vita sentimentale per me era ancora
presto parlarne, non avevo un'amica o una ragazza che mi piacesse, mi ricordo
solo di avere avuto una piccola storia con una ragazza che durò pochi giorni; in

effetti non mi sentivo ancora pronto per una storia seria, ero un adolescente in
cerca di conferme, di risposte, pieno di tormenti e dubbi come ogni ragazzo ha in
quella fase.
La scelta della scuola superiore fu abbastanza difficile per me e optai per un
istituto tecnico e nonostante la matematica riuscii a superare i primi due anni ma
qualcosa all'interno della mia famiglia cambiò, percepivo tensione e agitazione
finché un Sabato del 2003 successe qualcosa e da lì capii tutto: mia madre era
stata ricoverata presso l'ospedale di Bergamo per delle fitte al capo ma io cercai di
capire di più non era possibile che per una cosa di questo tipo si optasse per il
ricovero. Così mi venne detto che mia madre era malata di sclerosi multipla e se
prima i sintomi e le conseguenze di questa malattia non apparivano ora le cose
purtroppo stavano peggiorando e io sprofondai in un tunnel di forte crisi con me
stesso.
Gli anni che seguirono furono difficili per me e per la mia famiglia: io mi
accorsi di aver sbagliato scuola, i voti che prendevo raggiungevano a stento la
sufficienza, la mia salute barcollava e mi venne detto che soffrivo di cefalea, forti
mal di testa che mi costringevano a stare a casa da scuola. Non stavo bene,
sentivo come un forte peso e macigno sulla mia vita tanto da arrivare a pensare di
buttarmi sotto un auto. Ma probabilmente il buon Dio per me e la mia famiglia
aveva diversi programmi, belli e meno belli.
Mi ricordo ancora che per comunicare il cambio di scuola lasciai una lettera
a mio padre, mi vergognavo di avere sbagliato e di continuare a prendere brutti
voti e capii che l'unico modo era risollevarsi da questa brutta e lunga parentesi
della mia vita. Così ho fatto, riscattandomi e mettendomi d'impegno per far sì che
la mia famiglia fosse orgogliosa di me, in primis mia madre, alla quale ripetevo
ogni volta le cose che avevo studiato oppure a mio padre, cominciai ad uscire un
po' e arrivò anche il mio primo bacio dato in piscina ad una ragazza da poco
conosciuta ma la cosa finì nella stessa giornata. Nel frattempo la malattia di mia
madre avanzò e dal 2008 le cose peggiorarono. Anche il mio carattere subì una
trasformazione e per questo devo ringraziare una docente del terzo anno delle
scuole superiori che mi spinse a partecipare ad uno scambio interculturale in
Germania e per me fu un occasione importante: innanzitutto fu la prima volta che

lasciavo casa, da solo in un paese straniero e una lingua che non era la mia e che
avevo iniziato a studiare solo da cinque mesi. L'esperienza in Germania mi
maturò ne uscii rafforzato, non ero più quel timido ragazzo, introverso di prima
ma capii che l'unico modo per vivere e affrontare la vita era mettersi in gioco,
affrontare le situazioni che si presentano senza mai scappare; da un lato fu una
spinta in più per rialzarmi dal baratro in cui ero caduto negli anni precedenti e da
un lato fu anche traumatico lasciare casa una settimana, ancora mi ricordo le
chiamate di mio padre che mi diceva “se non ti trovi bene dimmelo che vengo a
prenderti” e l'abbraccio alla stazione quando ritornai.
Quell'esperienza è stata importante e mi ha permesso di costruire una forte
corazza, uno scudo che avrei dovuto mettere in campo gli anni che sarebbero
venuti. Lo stato di salute di mia madre peggiorò, faticava a camminare se non
accompagnata da un deambulatore, il suo stato cognitivo perdeva pezzi anno
dopo anno (a nulla valsero le sedute da una psicologa). Vedevo mia madre
lasciarsi andare mese dopo mese, la malattia la stava lentamente trasformando ma
io non perdevo occasione per dimostrarle che io continuavo, e continuo, ad
amarla.
Sentivo la necessità di avere qualcuno al mio fianco, dopo aver perso i
contatti con i miei compagni di classe (giustamente ognuno ha intrapreso la
propria strada) e dal momento che non avevo una compagnia di amici cominciai a
guardarmi attorno ma vedevo solo falsità e ipocrisia ovunque. Ad un certo punto
non mi interessava più trovare una persona con la quale stare assieme, amarla,
l'unico sentimento che provavo era l'amore incondizionato verso mia madre,
l'assistevo, la aiutavo in ogni momento della giornata e nonostante era pesante,
l'unica cosa per me importante in quel momento era lei, solo ed esclusivamente
lei. Dopo la maturità cercai una soluzione: dovevo scegliere se trovarmi un lavoro
o continuare studiando all'università. I tempi erano incerti e così decisi di
intraprendere la carriera universitaria impegnandomi costantemente e riuscendo
ad ottenere dei grandi risultati. Lo dovevo ai miei genitori per tutti i sacrifici che
hanno fatto.
Le mie giornate erano prive di vita sociale e si dividevano tra l'assistenza a
mia madre (assieme a mio padre e un altro familiare, in seguito con l'assistenza

domiciliare) e lo studio sui libri in attesa di preparare gli esami. Furono anni
intensi, preparavo due o tre esami da sostenere in un mese, volevo finire prima
possibile dato che le spese da sostenere erano tante ma la mia vita trovò ancora
ostacoli che dovevo superare seppure con estrema difficoltà: contrasti familiari,
l'aggravamento della salute di mia madre che avvenne tra il 2009 e il 2011.
Furono anni bui quelli dove tutto mi sembrava crollare addosso, alternavo
momenti di entusiasmo a momenti di profonda crisi e pianti incontrollati. Stavo
diventando un uomo ed era giusto affrontare le cose come si doveva, rialzandomi
ancora una volta dall'ennesima caduta, terminando gli studi della laurea triennale
sempre assistendo mia madre che nel frattempo era giunta in ospedale per
un'infezione alle vie urinarie ma di seguito il quadro clinico si complicò e a
malincuore decidemmo di portarla in una casa di cura.
Quella scelta fu difficile ed estremamente dura da accettare, non riuscivo a
capacitarmi dell'assenza di mia madre in casa ma dall'altro lato sapevo che era per
il suo bene, lì sarebbe stata curata da personale medico e paramedico
specializzato e io..io non potevo continuare ad alternarmi tra studio e assistenza
privandomi di quella vita sociale che avevano i miei coetanei. Anche se mia
madre era in quella casa di cura continuai ad assisterla andando ogni giorno
facendole sentire che non era mai sola, con mio padre, e che l'unico modo per
dimostrarle il mio amore incondizionato verso di lei era starle accanto.
Di pari passo ricominciai a guardarmi attorno, ora potevo avere più tempo
per me anche se non troppo, tra lo studio per gli ultimi esami, la preparazione di
una tesi, ma arrivò subito una cocente delusione amorosa (negli anni precedenti
mi capitò di innamorarmi di una compagna di classe ma anche lì fu una bella
illusione) da parte di una ragazza che svolgeva volontariato durante l'estate presso
la casa di cura. Sentivo che forse quella poteva essere la persona adatta ma di
fatto capii che le cose non stavano come volevo io, lei temporeggiava, si limitava
a dare dei semplici baci sulla guancia, io forse mi stavo innamorando ma dai tanti
messaggi che ci scambiavamo arrivò la freddezza di un “non mi sento pronta”. Fu
come un fulmine a ciel sereno, capivo che forse la mia situazione familiare non
era delle migliori ma penso che il buon Dio aveva ancora altri progetti per me e
forse dovevo ascoltarlo di più.

La vita alla casa di cura Santa Maria Ausiliatrice di Bergamo trascorreva
lentamente e quando arrivai lì ricordo ancora il colpo che subii: molte persone
sofferenti, indifese e deboli l'una vicina all'altra. Mi si stringeva il cuore e piano
piano cominciai a fare amicizia con qualche anziana del reparto di mia madre. La
mia vita ritornò ad essere ridondante: da casa arrivavo lì stavo tutta mattina poi
pausa pranzo e poi ancora lì fino a sera ad aspettare mio padre che tornasse dal
lavoro e venisse a salutarla e a darle da mangiare. La salute di mia madre era
parecchio compromessa ma nel giro di pochi mesi la vedevo migliorata, aveva più
luce in volto e negli occhi, parlava di più ed ero così contento che pian piano si
stava abituando a quella realtà seppure così sofferente ma circondata da persone
che le volevano bene e da persone che la curavano. Mi sentivo stanco a volte,
dopo due mesi di ospedale avanti e indietro e la stessa cosa alla casa di cura,
avevo gli esami da preparare e non perdevo tempo portandomi i libri anche alla
casa di cura. Notavo però di piacere a qualche ragazza del volontariato e
cominciai a mostrarmi puntando più su ciò che potevo apparire e non essere,
accorgendomi solo dopo di quanto mi stessi sbagliando.
Ero decisamente stanco di stare da solo, volevo una ragazza che mi amasse e
capisse ma trovai solo ragazze che miravano all'aspetto fisico, al bello e
impossibile e questo se da un lato mi gratificava dall'altro mi faceva innervosire
perché io volevo essere amato indipendentemente dal mio fisico e soprattutto
dalla mia delicata e dura situazione familiare. Solo in un bel Venerdì autunnale mi
si presentò davanti (seppur all'inizio non lo capii) la ragazza giusta, colei che
sarebbe diventata la mia fidanzata: Sabrina.

2. SABRINA
A volte il destino ci fa brutti scherzi ma altre ci regala splendidi avvenimenti;
all'inizio non capivo quanto Sabrina fosse interessata a me a tal punto di
innamorarsi e cercavo a tutti i costi di evitarla forse anche per le recenti delusioni
amorose.
La vita alla casa di riposo trascorreva lenta e monotona ma avevo stretto
amicizia con qualche simpatica anziana tra cui Emma, una donna di ottant'anni,
che da subito mi prese in simpatia e poi le feci conoscere anche mia madre. Da
quel momento in poi non si sarebbe più staccata da lei. Continuavo i miei studi
ma al contempo pensavo che forse era giunta l'ora di prendermi anche del tempo
per me e di cercare una ragazza che condividesse le gioie e i dolori di questa vita,
soprattutto dolori, per quanto riguardava la mia.
Nella casa di riposo c'è un grande salone detto auditorium, dove solitamente
ci si ritrova per qualche spettacolo creato dal servizio animazione o uno spazio
musicale, precisamente il Venerdì. A giorni alterni si presentavano alcune ragazze
del tirocinio scolastico e io mi ero ripromesso di non “cadere più” in trappola...ma
secondo voi riuscivo a starmene lontano da certi sguardi languidi?.
Sabrina apparve con altre sue compagne di classe il Venerdì e solo
successivamente mi accorsi che continuava a guardarmi ma io non mi sbilanciavo
e fingevo di non accorgermene. Le settimane passarono e si arrivò alla fine del
tirocinio, questo significava che non avrei più rivisto Sabrina e da un lato mi
dispiaceva non assistere ai suoi sguardi e ai suoi sorrisi ma dall'altro pensai che
forse poteva essere meglio così dato che la mia situazione familiare era piuttosto
grave.
Ricordo ancora come se fosse ieri i giorni in cui timidamente lei cominciò a
parlarmi e chiedere se volevo il caffè per Emma, inseparabile da quanto l'avevo
conosciuta, o per me e piano piano le due parole diventarono quattro soprattutto
scherzose ma l'ultimo giorno la vedevo piuttosto triste anche se era sicura che
sarebbe ritornata; mi colpii quando mi chiese se avessi il profilo Facebook e io
senza dubitare decisi di acconsentire e ci scambiammo così l'amicizia. La sera

stessa avremmo cominciato a sentirci. Se io ero interessato a lei in quel momento
è una bella domanda, forse la consideravo una buona amica...ma il tempo avrebbe
cambiato le cose.
Per Sabrina le cose erano diverse lei forse provava un sentimento per me e il
giorno di Natale del 2012 mi dichiarò di essersi innamorata di me.
Io non sapevo cosa dire ero ammutolito, cercai di dirle quello che pensavo in
quel preciso istante: per me era presto, non provavo i suoi stessi sentimenti ma lei
non si lasciò prendere dal panico e mi chiese di poterci vedere anche di fuori da
quel contesto, triste, purtroppo. Lì per lì non sapevo che fare non volevo un'altra
delusione e cercai di evitare la cosa cominciando ad essere sfuggente non
partecipando ad esempio alla sua festa di compleanno.
Pensai di avere sbagliato in quel momento, ero totalmente in confusione ma
poi ci scambiammo il numero di cellulare e le conversazioni divennero
quotidiane.
Oltre a questo iniziammo ad uscire il pomeriggio e cominciai a capire che lei
era una ragazza normalissima, senza grilli per la testa come la maggior parte delle
sue coetanee, mi raccontò della sua infanzia difficile e del suo forte lutto in
famiglia per la recente perdita della sua amatissima nonna e pensai che forse lei
potesse capirmi, potesse in qualche modo comprendere la mia triste situazione.
Passo dopo passo mi decisi: lei forse era la ragazza che poteva starmi
accanto e il 18 Aprile 2013 ci fu il nostro primo bacio e decidemmo di provare a
stare insieme..ma qualcosa non funzionò, mia madre aveva appena rischiato un
emorragia intestinale, io ero teso per gli esami e anche perché a breve avrei
dovuto iniziare un tirocinio formativo e mi innervosii a tal punto da essere
sfuggente e freddo con lei. Decisi di lasciarla senza rendermi conto del male che
avrei potuto farle e non capii del grande errore che avevo compiuto. L'estate del
2013 fu veramente pesante per me, con Sabrina mi sentivo ma le avevo detto che
saremmo rimasti amici che forse scambiavo l'amore con l'affetto e che per me
poteva essere una grande amica ma niente di più..forse mentivo a me stesso ma in
quei momenti non capivo, ero confuso, volevo solo starmene in pace e in più
occasioni cercavo di farglielo capire. Lei soffriva, ci stava male e io mi stavo

comportando come una persona cinica pur sapendo che non ero affatto così.
Le condizioni di salute di mia madre viaggiavano stabili, io ero
perennemente stanco del tirocinio formativo e pensavo alla tesi che avrei dovuto
preparare oltre che agli ultimi esami. Volevo convincere me stesso che Sabrina
poteva essere semplicemente un'amica ma il destino per me aveva in serbo ben
altro e forse io in quei momenti non avevo mai smesso di amarla e nemmeno lei,
tentando di reprimere quel forte sentimento che la tormentava scrivendo sulla
pallina antistress che mi regalò il giorno del mio compleanno “ti voglio bene”.
Decisi di trascorrere con lei un bel pomeriggio nel giorno del mio
compleanno offrendole un gelato e poi sarebbero seguiti altri pomeriggi...cosa
stava cambiando in me? Niente forse stavo capendo che avevo fatto un grave
errore e avrei dovuto a tutti i costi cercare di essere più chiaro con me stesso e
capire a fondo i miei sentimenti, ma non era facile. Di lì a poco avrei affrontato
gli ultimi tre esami prima di laurearmi e grazie all'aiuto di Paola, una degente
della casa di riposo con una straordinaria mente, riuscii a superare tutto e per me
la fine degli esami fu una grande gioia e soddisfazione.
Feci conoscere Sabrina anche a Paola e mi disse subito che era una bella
ragazza, a modo e intelligente ma mi disse anche di non distrarmi perché avrei
dovuto preparare una tesi e lei era disposta ad aiutarmi. Ricordo ancora i
pomeriggi passati con lei a ripassare per gli esami e a stendere le idee per la mia
tesi, sul Western americano, di cui sia lei sia Emma erano appassionate, oltre alla
famosa scala quaranta di cui iniziai ad essere un giocatore incallito tra le tante
risate.
Non so cosa Sabrina pensava di me in quei mesi, durante il periodo in cui ci
eravamo lasciati e durante quei giorni in cui uscivamo ma dovevo decidermi, lei
forse aspettava un cenno, una risposta da me. Lei era lì, aspettava me, me lo
faceva capire in tutti i modi che lei era ed è la donna della mia vita.

Mia madre subì un forte calo di piastrine e si riempì la faccia ma anche le
braccia di macchie rosse così dovemmo portarla in ematologia e le venne
somministrata una cura precisa. Anche in quei momenti, e in tutti del resto,

Sabrina era presente nonostante il mio caratteraccio di tutti quei mesi e ancora mi
chiedo come faceva a sopportarmi, forse con la forza dell'amore, mi diceva di
stare tranquillo e che tutto si sarebbe risolto. Lei, solamente lei, riusciva a
tranquillizzarmi e a calmarmi anche su Paola, le cui condizioni apparivano
aggravarsi giorno dopo giorno. A me dispiaceva di vedere la “prof” come io
l'avevo ribattezzata in quelle condizioni, lei mi aveva aiutato tantissimo nella fase
finale dei miei studi.
Martedì 8 Ottobre 2013 sentì Sabrina per telefono mentre raggiungevo la
casa di riposo e ci salutammo in tono scherzoso ma appena arrivai, Rosetta, la
compagna di stanza di Paola con la quale avevo stretto un forte legame appena
arrivata, mi diede una bruttissima notizia: Paola se n'era andata per sempre. I miei
occhi si riempirono di lacrime e dopo aver salutato mia madre ed Emma scesi
nella camera mortuaria. Avvisai anche Sabrina del fattaccio poi pregai in silenzio
di fronte alla bara di Paola chiedendole umilmente grazie per il bel rapporto che si
era stabilito fra di noi, per gli insegnamenti, le ore trascorse a preparare gli esami,
di questo gliene sarò riconoscente a vita. Mi colpii molto quando, al funerale, sua
cognata e suo fratello mi dissero che con me era ritornata la Paola di una volta,
che tanto aveva aiutato gli studenti a prepararsi. Ero sicuro che Paola mi avrebbe
assistito anche il giorno della mia laurea e sarebbe stata contenta di me.
Nel frattempo avevo ripreso a preparare la mia tesi ma anche a chiarire con i
miei sentimenti, dovevo prendere una decisione. Questa decisione arrivò il 21
Ottobre quando decisi di ritornare con Sabrina: fu una gioia immensa e da quel
momento decisi che lei sarebbe stata la donna della mia vita. Ora dovevo
concretizzare il tutto e fissammo i giorni di presentazione alle nostre rispettive
famiglie. Sabrina ha un animo nobile, buono e gentile (a volte un po' pazzerello
ma mi piace anche per questo) e la vedevo con la sua dolcezza stare con mamma
o imboccarla alla sera durante la cena, d'altronde studia per diventare operatrice di
servizi sociali. Capii da quei piccoli gesti che lei è una persona, è la persona di cui
mi posso fidare ciecamente e che può capire la mia situazione.
Decisi che questo passo in avanti dovevo farlo seppure con molta calma e
gradualmente così ci presentammo alle rispettive famiglie e le impressioni furono
positive da entrambi i lati. Fu una grande gioia per me, finalmente avevo trovato

o meglio riscoperto che Sabrina faceva e fa parte di me, della mia vita e quindi
della mia famiglia iniziammo ad uscire più spesso e iniziai anche ad aiutarla con
la scuola con la quale aveva un rapporto problematico contraddistinto da una
bassa autostima e fiducia in sé stessa- “non ti preoccupare, ci sono io, ti aiuto io e
con calma affrontiamo tutto”- le ripetevo e con un sorriso vedevo che il suo
sconforto era passato ed era pronta a combattere con me per dimostrare a tutti che
ce la poteva fare e i risultati non tardarono ad arrivare con nostra immensa gioia.
La vita a volte ci insegna che ai tunnel bui molto spesso c'è una luce dal
fondo che può apparirci distante ma che invece è molto più vicina di quanto
pensiamo. Sabrina rappresenta nella mia vita questa luce, una positività e una
carica d'energia che mi stravolto, in modo positivo, il mondo. È bello avere una
persona con cui potersi confidare, una persona che comprende il tuo problema e
che ti sta vicino, con cui ridere e scherzare, farsi le coccole per dimostrarsi quanto
amore abbiamo dentro e siamo disposti a donare.
Mi sembra tutto un sogno, sto ultimando la tesi da discutere a Marzo 2014,
ho una bellissima ragazza che mi ama e con la quale sto benissimo assieme e non
mi posso lamentare delle condizioni di salute di mia madre che continua ad essere
stabile. Le festività natalizie si avvicinano e a me non piace molto festeggiarle da
quando lei non è più a casa così optiamo per un piccolo albero di Natale, ma
anche in questo caso la vicinanza, oltre che della famiglia di papà, di Sabrina e
della sua famiglia ci permette di trascorrerlo con svago e piacere, qualche ora in
compagnia a farsi quattro risate per distoglierci un attimo dalla realtà, dura, come
sappiamo e ci viene dato il permesso di trascorrere due giorni insieme ad Edolo,
una località montana in Val Camonica, dove Sabrina e la sua famiglia ha una
piccola casetta con roulotte; un po' di aria sana mi fa bene, soprattutto ad uno
come me che ama la montagna e i suoi splendidi panorami.
Dobbiamo apprezzare ciò che Dio ci dona e che ci riserva per noi, tutto ha un
significato e io comincio a pensarci, era destino che io e Sabrina ci incontrassimo
qui in questa casa di cura, forse altrove non ci saremmo mai visti..o chissà; sta di
fatto che con Sabrina riesco a superare anche un altro grande ostacolo: la guida.
Avevo conseguito la patente di guida nel 2006 e successivamente avevo un

blocco, forse mentale, che mi impediva di prendere l'auto e guidare; era diventato
un mio punto di debolezza e a volte mi vergognavo perché dovevo ogni volta
farmi portare da mio padre e ha 25 anni non è proprio gradevole e “normale”.
Chiesi così a mio zio di recuperare con le guide e a poco a poco riuscii di nuovo a
riprendere in mano l'auto. Da Gennaio del 2014 non mi fermo più e grazie a lui e
alla fiducia che mi sono ripreso sono di nuovo pronto ad essere indipendente.
La discussione della tesi di laurea si avvicinava ma non ero affatto pieno di
timori o paure, ero tranquillo...forse troppo. Infatti il destino per me aveva in
serbo un'amara sorpresa che mai avrei creduto di ricevere così in fretta e in modo
totalmente improvviso: la morte di mia madre.

3. IL DRAMMA
Il mio rapporto con la fede è stato parecchio contrastato, andavo rare volte a
messa solo in occasione delle festività, mi appellavo a Dio forse solo quando ne
avevo bisogno. Dio è grande, è infinitamente buono e ora lo ripeto continuamente
nelle mie preghiere, non fa le cose a caso ma ha un chiaro progetto di vita per tutti
noi e forse anche quello che sto per raccontare rientra in questo ampio progetto
che Lui ha riservato a me e a chi mi sta vicino con chiari significati che
all'apparenza a noi possono sfuggire e che vanno approfonditi giorno dopo giorno
pregando.
Avevo dato appuntamento a Sabrina a casa di suo nonno quella mattina, non
era a scuola in occasione della festività del Carnevale, una grigia mattina del 3
Marzo; dovevo sbrigare alcune cose prima e poi la raggiunsi decidendo di andare
a fare colazione per poi raggiungere la casa di cura. All'apparenza può apparire
strano non raggiungerla al solito orario, ovvero verso le nove e trenta circa, ma
anche questo può rappresentare un chiaro segnale. Verso le dieci decidemmo di
raggiungere la casa di riposo e nel tragitto mi accorsi che il cellulare stava
squillando ma non riuscii a rispondere; eravamo quasi arrivati ma un'altra
chiamata mi raggiunse e pregai così a Sabrina di rispondere: era la dottoressa del
reparto che mi avvisava dell'aggravamento di mia madre.
Cominciai ad andare più veloce nonostante Sabrina mi invitava alla calma
ma nella mia mente cominciavano a formarsi mille domande senza risposta.
Raggiunsi la casa di riposo ma non appena arrivai vidi mia madre nel letto già,
purtroppo priva di vita, ma io non me ne capacitai e così andai a chiedere a chi di
turno e mi diedero la notizia che mai avrei voluto ricevere: mia madre se n'era
andata improvvisamente.
Il buio...davanti a me vedo solo buio, non sento più le forze in me e mi lascio
andare.
Preferisco omettere i vari particolari ma fatico a capire come possa essere
successo, ma mi viene detto che in queste malattie tutto è possibile e un infarto
può essere fatale. Davanti a me come un muro che si sbriciola pezzo dopo pezzo,

la mia famiglia incredula davanti a questo, sta di fatto che io penso di essere in un
incubo da cui presto mi risveglio ma purtroppo non è così e se Dio ha deciso
questo è per alleviarla dalla sofferenza di tutti questi anni. Mi faccio mille
domande, mi chiedo perché proprio ora ma sarà solo la Preghiera, in seguito, a
darmi la giusta risposta.
Seguono giorni tremendi e Sabrina decide di stare accanto a me con la sua
famiglia, non ringrazierò mai abbastanza Dio per avermi fatto incontrare e
conoscere delle persone sincere e così devote che mi hanno riaperto gli occhi
sulla fede e soprattutto di grande aiuto, so di potere contare sempre su di loro,
sempre. In quei giorni è stato fondamentale se non prezioso l'apporto di Sabrina,
senza di lei forse avrei commesso qualche sciocchezza o sarei rimasto chiuso
nella mia stanza al buio. Lei ha saputo darmi forza e amore, ha saputo capirmi
come una vera donna sa fare.
La mia vita e quella della mia famiglia è letteralmente cambiata, dall'oggi al
domani, così senza preavviso ed è difficile capacitarsi di aver perso una madre,
una moglie, una persona che hai assistito completamente donando te stesso giorno
dopo giorno, ma appunto Dio non fa nulla per caso, se ha scelto così lo si deve
accettare seppure con molto malincuore.
Fatico a credere nei giorni che vengono ma mi apro a Dio, cerco delle
risposte che non riesco ancora a sentire pienamente e poi c'è un'altra grande
questione: tra pochi giorni devo discutere la tesi di laurea. Che fare?.
Sono combattuto, vorrei mollare tutto e andarmene tra le mie montagne
dell'Alto Adige ma devo essere realista, mamma avrebbe voluto che io
continuassi, devo farlo per lei e così cerco di farmi forza e di prepararmi per la
discussione di laurea mettendole un biglietto tra i fiori sulla lapide perché è anche
grazie a lei, ai suoi sacrifici, ad avermi consentito di raggiungere questo grande
obiettivo. Glielo devo e così decido di affrontare comunque la discussione della
tesi di laurea, lo dedico a lei, in primis.
Il dramma che si è consumato nella mia famiglia è molto forte ma purtroppo
riguarda anche coloro che l'hanno vissuta in quei due anni e mezzo: Emma e
Rosetta, soprattutto per la prima rappresenta un trauma notevole e per i primi due

mesi è molto difficile non vederla piangere di colpo o chiedermi perché se n'è
andata ma io con una forza inspiegabile le dico che lei continua a vivere in noi e
nei nostri cuori e che dall'alto ci protegge, protegge coloro che l'hanno aiutata e
sostenuta, coloro che le hanno voluto bene. Mi riprometto di passare a trovarle
ogni tanto ma quel posto suscita in me troppi ricordi e preferisco stare un po'
lontano, anche se è difficile.
Quel posto rappresenta una realtà difficile e sofferta ma che è

bene

conoscere secondo me per capire quanto la nostra vita sia importante e non vada
mai presa per semplice gioco. Lì trascorrevo gran parte della mia giornata,
conosco tutti perché era diventata la mia seconda casa, e non mi limitavo solo ad
assistere mia madre ma anche a fare un sorriso, una parola buona con tutte quelle
persone sofferenti e devo dire che lavorare in quel posto non è per niente facile ci
vuole una grande dote: la sensibilità.
Il mio dramma è diventato anche il dramma di chi le è stato vicino e ha
combattuto con lei, l'ha conosciuta e quotidianamente mi reco sulla sua tomba a
pregare o a raccontarle quanto ho fatto; ora la forza per andare avanti ce l'ho
grazie anche a Sabrina che mi sostiene ogni giorno che passa, se fossi stato da
solo non so come avrei affrontato la cosa, non ci voglio pensare.
Dopo quel mese tragico le cose, seppure a fatica, sono drasticamente
cambiate in quanto ho maggior tempo per dedicare a me, a Sabrina, aiutandola
con la scuola, alla mia famiglia ma soprattutto alla ricerca di un lavoro anche se le
circostanze odierne sono di profonda crisi del sistema lavorativo.
Il 12 Maggio mia madre avrebbe compiuto 51 anni e con mio padre abbiamo
deciso di metterle delle rose e un biglietto, creato da Sabrina, con una frase
pensata appositamente per lei: “Continui a vivere nel cuore di chi ti vuole bene”.
È proprio così, lei è sempre viva nel mio cuore e non morirà mai.

4. ....E ORA?
Molte volte mi sono fatto questa domanda e non sono mai riuscito a
conoscere la risposta forse perché la risposta corretta la sa solo Dio, solo lui
conosce quello che verrà e dobbiamo accettare il suo disegno di vita che ha
riservato per noi.
La nostra storia continua felicemente, ci amiamo tantissimo, ci rispettiamo,
ci prendiamo in giro, ci confidiamo e ci sosteniamo a vicenda; molte volte
scherziamo su come sarà il giorno del nostro matrimonio o su come ci
divertiremo a coccolare il primo bimbo o bimba arrivato ma le idee sono molto
chiare: lei è la donna con cui formarmi una famiglia perché ha quella sensibilità,
dolcezza che una madre di famiglia possiede ma soprattutto perché la amo con
tutto me stesso.
I giorni passano così come i mesi e il mio amore per lei continua a crescere
sempre più in maniera smisurata, e pensare che all'inizio non mi ero nemmeno
accorto di lei fino agli ultimi giorni del suo tirocinio presso la casa di cura. Fare
progetti è sempre molto rischioso perché non sai gli imprevisti che la vita ti può
far capitare ma avere le idee ben chiare in testa sì.
Ho capito che l'esperienza maturata presso la casa di cura, sia per me sia per
lei, che ha svolto tirocinio altre due volte, ci ha permesso di sviluppare una
grande idea, un progetto che ci piacerebbe portare a termine ma di cui preferisco
non parlarne nei dettagli qui e non lo faccio per scaramanzia. Stare vicino a chi
soffre, a chi non vede futuro, a chi è bisognoso non solo di cure mediche ma
anche di affetto sincero e autentico proveniente dal cuore è una nostra
prerogativa, il desiderio di aiutare chi ha meno di noi perché la vita gli ha tolto
non solo la salute ma anche la vicinanza affettiva è un qualcosa riassumibile nella
figura degli educatori, di coloro che portano un po' di gioia, speranza e sorriso nel
cuore di queste persone.

La vita a volte ti stravolge, mette in disordine i tuoi obiettivi o i tuoi pensieri
per poi capire che in realtà non li ha sparpagliati qua e là a casp, ma ti fa capire
che a tutto c'è una spiegazione e un nesso. Mi si riempe il cuore di gioia quando
riesco a far sorridere una persona bisognosa e sofferente perché so che le ho
donato qualcosa di prezioso che oggi, in questa società ipocrita e materialista, non
viene considerato.
La nostra storia è nata da quel posto e non smetteremo mai di dire grazie a
quel posto che ci ha fatto conoscere, da quel posto che ci ha fatto capire molte
cose e ci ha quindi insegnato che l'amore va al di là dell'aspetto fisico e
dell'attrazione sessuale ma l'amore è anche una carezza data sulla guancia di chi
ha smesso di sorridere perché non ha più motivi per farlo, una pacca sulla spalla
su chi ha perso la voglia di vivere e la speranza di andare avanti, un sorriso
distribuito a tutti con la consapevolezza di aver fatto un dono grande e che
porteranno con sé alla fine della giornata.
Vivere giorno per giorno, amarsi e rispettarsi questa è la ricetta alla base di
una solida unione ed è quello che sia io sia Sabrina vogliamo portare avanti e non
dimenticheremo mai il posto, le persone che sono in questa casa di cura perché ci
hanno permesso di incontrarci e conoscerci e questo è stato fondamentale, la base
di tutto, ma è proprio da qui che vogliamo iniziare il nostro cammino di vita
assieme, pronti, con un forte bagaglio di esperienza, a maturare ancora di più e ad
imparare (perché non si impara mai troppo e né abbastanza) come la vita vada
vissuta.
Quest'ultima parte è dedicata solo a te Sabri: ti ringrazio per ogni giorno che
passa, una storia d'amore è come una piccola pianta che va annaffiata
quotidianamente con sorrisi, carezze, baci, abbracci, rispetto, fiducia, gioco,
sentimento ma anche con lacrime, sfoghi, sconforti perché ci rendono ancora più
solidi e forti alle “tempeste” che la nostra esistenza può mettere sulla strada del
destino e anche se ci sarà un'ombra che può oscurarla in due si è sempre più forti
a combattere e a dimostrare che l'amore, alla fin di tutto, vince sempre.

Solitamente le storie romanzate finiscono con un bel “e vissero felici e
contenti” tipico anche delle favole. L'amore è fatto anche di scontri e
incomprensioni certo, ma l'importante è fare sempre la pace ogni qual volta essi si
presentano.
Sono giunto si, alla fine del racconto della nostra storia, ma esso rappresenta
un punto di inizio da percorrere insieme, mano nella mano, innamorati più che
mai, convinto sempre più di aver trovato un bocciolo di rosa sbocciato nel più bel
fiore mai esistito.


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