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La Liburia
In origine, prima dell'affermarsi del toponimo Terra di Lavoro, la regione era chiamata con il nome
di Liburia, da un'antica popolazione, quella dei Leborini (o Liburi). Secondo altri, invece, l'origine
del nome sarebbe da individuarsi nel gentilizio Libor, probabilmente divenuto Labor.
Il toponimo Leboria compare per la prima volta nel I secolo d.C. con Plinio il Vecchio nell'opera
Naturalis Historia, quando fa riferimento al territorio che i Greci conoscevano come Campi Flegrei.
Per questo, Liburia, Leboria, Leboriae o, secondo una variante, Liguriae si indicava quell‟area
specifica della Campania felix. In un documento del 786 siglato da Arechi, principe longobardo di
Benevento, ed il Duca di Napoli il toponimo viene citato nella sua versione volgare di Liburia.
Nel corso dei secoli, i confini del territorio identificato come Leboriae si erano ampliati: il toponimo
si riferiva adesso ad un'area che comprendente Capua, Nola, Pozzuoli e Napoli ch‟era ben più vasta
dell'originale.
La Campania felix.
Nell'antichità, gran parte della Terra di Lavoro era denominata Campania felix.
Il toponimo Campania, risalente al V secolo a.C., è di origine classica. L'ipotesi più accreditata è
che esso derivi dal nome degli antichi abitatori di Capua. Da Capuani, infatti, si avrebbe Campani e,
quindi, Campania; infatti, sia Livio che Polibio, parlano di un Ager Campanus riferendosi
chiaramente a Capua e al territorio circostante.
Volere individuare i precisi confini per la Leboria non è semplice. In epoca altomedioevale, quando
questo territorio fu oggetto di contesa tra il Ducato di Benevento e quello di Napoli, i suoi confini
potevano essere: a Nord, il confine era segnato dal fiume Clanio, mentre a Sud era rappresentato da
una linea ideale che attraversava Caibanus, Carditum, Fratta, Villam Casandrini et Grumi.
Nel corso dei secoli, però, questi confini si ampliarono includendo porzioni sempre maggiori di
territorio. Al nucleo rappresentato dall'aera compresa tra il Clanio e i Campi Flegrei, si aggiunsero a
Nord, i territori fino al Volturno e, a Sud e ad Est, l'Ager neapolitanus ed il Territorium nolanum.
Dal VII secolo la denominazione Liburia o Liguria indicò buona parte del Ducato napoletano. Il
Duca di Napoli, nell'anno 715, sottrasse Cuma ai Longobardi, occupando anche le terre leboree che
da allora vennero indicate come Liburia Ducalis, seu de partibus militiae, e mentre i bizantini si
indebolivano nella penisola italica, i Duchi di Napoli estesero, a poco a poco, il patrimonio del loro
Ducato: la Liburia, limitata inizialmente nella piana di Quarto, si estese sino a Liternum (fissando il
confine col territorio Capuano lungo il corso del fiume Clanio), sino ad Avella girando poi intorno
alle falde del Vesuvio e scendendo per la villa di Portici fno al mare. I Longobardi iniziarono ad
associare al toponimo Liburia a parte delle loro terre, in particolare i territori confinanti con la
Liburia napoletana, e per questo, i territori di Nola, di Acerra, di Suessola e di Avella furono, per
consuetudine, denominati Laborini.
In definitiva, in epoca Longobarda, la zona denominata Liburia si estese ai territori immediatamente
circostanti e, poi, alla fine dell'XI secolo, in epoca normanna, a quella che verrà indicata come Terra
di Lavoro durante il Regno di Sicilia. Sotto i Normanni e gli Svevi, si consolidò il toponimo Terra
di Lavoro e cadde in disuso quello di Liburia.
Alla fine del secolo X, la Liburia, una vasta regione della Campania settentrionale al nord di Napoli
e delineata dal fiume Clanio, risultava divisa in due aree di diversa influenza politica. Il territorio,
teatro di aspri combattimenti tra i Longobardi e i Bizantini e non solo, subiva anche irruzioni da
parte dei Saraceni. La regione meridionale della Liburia, apparteneva al ducato di Napoli dominata
a partibus militiate e quella settentrionale detta a partibus longobardorum era annessa al principato
di Capua. Queste due regioni Liburiche erano divise tra loro dalla via consolare Campana (di età
romana) che all‟epoca classica conduceva da Puteoli (Pozzuoli) a Capys (S. Maria C.V.). Al tempo
dei longobardi nella regione settentrionale sorgevano solo piccoli villaggi nati su rovine di ville del
tardo impero.