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N. 01608 2013 REG.RIC. .pdf



Nome del file originale: N. 01608_2013 REG.RIC..pdf
Titolo: N. 01608/2013 REG.RIC.
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N. 01608/2013 REG.RIC.

http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Venezia/Sezione...

N. 00920/2014 REG.PROV.COLL.
N. 01608/2013 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto
(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente
SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1608 del 2013, integrato da motivi
aggiunti, proposto da:
Domenico Mognol, Dario D'Assie', Pierino Borsoi, Angelo De Nardi,
Antonia De Nardi, Mario D'Assie', Giorgio Bolzan, Teresa Dottor, Maria
Pia Da Ros, Ermanno De Bin, Patrizia Cattai, Marcella Da Ros, Nidda Del
Puppo, Luca Ballarin, Marco Ballarin, Rosa Balbinot, Lucia Casagrande,
Anna D'Arsie', Elio Cataldi, Norma Cudicio, Cosetta Piccin, Gloria
Baccichet, Attilia Verri, Marco Da Rodda, Alessandra Da Rodda, Bruna
Coan, Egidio Da Ros, Giovanni Fava, rappresentati e difesi dall'avv.
Giovanni Cussiol e avv. Matteo Fedalto con domicilio eletto presso
quest’ultimo in Mestre, via Pepe 84;
contro
Comune di Vittorio Veneto, rappresentato e difeso dagli avv. Barbara Colla,
Vittorio Domenichelli, Guido Zago, con domicilio eletto presso la
Segreteria di questo Tribunale ai sensi dell’art. 25 del Codice del processo
Amministrativo;

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Anas Spa, rappresentata e difesa per legge dall'Avvocatura Distrettuale
Stato, domiciliata in Venezia, San Marco, 63;
Provincia di Treviso, rappresentata e difesa dagli avv. Mario Feltrin,
Sebastiano Tonon, con domicilio eletto presso Sebastiano Tonon in
Venezia, San Marco, 3901;
Regione Veneto, rappresentato e difeso per legge dagli avv. Ezio Zanon,
Emanuele Mio, domiciliata in Venezia, Cannaregio, 23;
nei confronti di
Eureca Consorzio Stabile, Accisa Spa, Socogen Srl in Liquidazione,
Sant'Augusta Societa' Consortile Arl, parti non costituite in giudizio;
per l'annullamento,
dei seguenti atti:
1) deliberazione del Consiglio Comunale di Vittorio Veneto di data
12.08.2013 n. 21 - di adozione della variante urbanistica n. 55 / 2013
finalizzata alla reiterazione del vincolo preordinato all'esproprio per la
realizzazione dell'opera pubblica denominata "S.S. n. 51 di "Alemagna"
Variante di Vittorio Veneto (Tangenziale EST) - Collegamento LA
SEGA-OSPEDALE - 1° stralcio "La Sega-Rindola" con gli allegati
seguenti: A1 relazione illustrativa; A2 Carta tecnica regionale; A3 tavola dei
vincoli; A5.1 PRG intero territorio comunale; A5.2 PRG intero territorio
comunale; Controdeduzioni alle osservazioni;
2) deliberazione del Consiglio Comunale di Vittorio Veneto di data
18.10.2013 n. 27 di modifica ed integrazione della deliberazione di
adozione della variante di data 12.8.2013 n. 21, conosciuta il 07.11.2013, e
dei seguenti allegati: A1M relazione illustrativa; A2M Carta Tecnica
Regionale; A3M tavola dei vincoli; A4.1M PRG intero territorio comunale;
A4.2 PRG intero territorio comunale; A5.1 PRG intero territorio
comunale; A5.2 PRG intero territorio comunale; A.6 sovrapposizione;
Relazione di valutazione di compatibilità idraulica del 22 luglio 2013;

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Relazione geologica; Valutazione di incidenza ambientale luglio 2013;
Controdeduzioni alle osservazioni;
3) deliberazione di approvazione del progetto esecutivo con dichiarazione
di pubblica utilità del
Consiglio di Amministrazione dell'ANAS del 12.9.2013 n. 5 dell'opera
pubblica denominata "S.S. n. 51 di "Alemagna" Variante di Vittorio Veneto
(Tangenziale EST) - Collegamento LA SEGA-OSPEDALE - 1° stralcio
"La Sega-Rindola" del 12.9.2013 n. 5, con i relativi allegati: planimetria di
progetto stradale asse nord; planimetria di progetto stradale asse sud,
planimetria di progetto stradale asse nord ortofoto; planimetria di progetto
stradale asse sud ortofoto; planimetria di progetto stradale asse nord
profilo longitudinale; planimetria di progetto stradale asse sud profilo
longitudinale; piano particellare espropri tav. 1 e tav. 2; elenco ditte;
valutazione di incidenza ambientale relazione tecnica del luglio 2013;
relazione geologica e idrogelogica;
4) provvedimento del Presidente dell'ANAS del 18.9.2013 prot.
CDG-0118725-P CUP F1B09000130001, che disponeva di dare attuazione
alla deliberazione n. 5 del Consiglio di Amministrazione dell'ANAS del
12.9.2013 n.5;
5) controdeduzioni Anas alle osservazioni dei ricorrenti prot. n.
CVE-00388423 del 28.10.2013 conosciute il 6.11.2013;
6) cartello di consegna dei lavori rinvenuto il 30.10.2013;
7) parere della Commissione Provinciale V.I.A. della Provincia di Treviso
del 26 luglio 2012;
8) deliberazione della Giunta Regionale del Veneto 23.7.2013 n. 1334 di
presa d'atto della Valutazione di Incidenza Ambientale e del relativo parere
favorevole.
Nonchè con i motivi aggiunti depositati il 15/4/2014
per l'annullamento della deliberazione del Consiglio Comunale del Comune

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di Vittorio Veneto di data 6/2/2014 n. 1 - Variante Urbanistica n. 55/2013
- SS 51 di Alemagna Variante di Vittorio Veneto tangenziale est controdeduzioni alle osservazioni, conosciuta il 18/3/2014 e della
deliberazione della Giunta Provinciale della Provincia di Treviso di data
24/2/2014 n. 63, e conosciuta il 18/3/2014, di approvazione della Variante
Urbanistica n. 55/2013 del Comune di Vittorio Veneto.
Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Comune di Vittorio Veneto e di
Anas Spa e di Provincia di Treviso e di Regione Veneto;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 7 maggio 2014 il dott. Giovanni
Ricchiuto e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO
I ricorrenti sono proprietari di alcune aree soggette ad esproprio nella
procedura di realizzazione della tangenziale denominata “S.S. n. 51 di
Alemagna Variante di Vittorio Veneto (Tangenziale Est) – Collegamento la
Sega – ospedale 1° Stralcio “la Sega- Rindola”.
Il progetto in questione era stato oggetto di una prima valutazione di
impatto ambientale, ai sensi dell’art. 19 della L. Reg. 10/1999 da parte della
Provincia di Treviso e, ciò, con la deliberazione della Giunta del
17/07/2004 n. 378.
Seguiva l’emanazione dell’autorizzazione paesaggistica e la valutazione della
Soprintendenza che, nella nota del 16/08/2005 (prot. 07195), affermava di
ritenere compatibile sotto il profilo paesaggistico il tratto compreso tra il
raccordo con la SS 51 in località La Sega e Rindola.
Si svolgeva la Conferenza di servizi, ai sensi dell’art. 2 del Dpr 383/1994,

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presso il Magistrato delle Acque di Venezia che dichiarava raggiunta l’intesa
tra Stato e Regione.
Veniva così rilasciato, sempre da parte del Magistrato delle Acque, il
provvedimento con il quale si autorizzavano le opere del I stralcio dei
lavori in questione e, ancora, veniva presentato il progetto definitivo in data
Aprile 2009.
Gli atti sopracitati venivano impugnati presso questo Tribunale con il
ricorso RG 1435/2011 che, a sua volta, veniva rigettato con la sentenza n.
1123/2012.
Il Consiglio di Stato, con la decisione n. 3112/2013, accoglieva l’appello
proposto e annullava gli atti impugnati, rilevando la necessità che nella
procedura si effettuasse la Valutazione di Incidenza Ambientale prescritta
dal Dpr 357/1997 ed evidenziando, nel contempo, come nel progetto
risultasse mancante la relazione geologica relativa al rischio sismico.
Veniva così avviato il procedimento di Vinca ed effettuata un’integrazione
del progetto, con autonomo e specifico elaborato riferito al rischio sismico.
Constatando come il vincolo preordinato all’esproprio risultava decaduto, il
Comune di Vittorio Veneto procedeva all’adozione della variante n.
55/2013 intitolata “Variante Urbanistica finalizzata per la reiterazione del vincolo
per l’opera pubblica” e, ciò, con la delibera n. 21 del 12/08/2013 che a sua
volta reiterava espressamente il vincolo espropriativo.
In data 12/09/2013 il Consiglio di Amministrazione dell’Anas approvava,
ai sensi dell’art. 93 comma 2 del D. Lgs. 163/2006, il Progetto esecutivo
corredato dal parere della Soprintendenza, dalla Vinca e dal parere
paesaggistico.
Seguiva la deliberazione del Consiglio comunale n. 27 del 18/10/2013 con
la quale si dava atto dell’avvenuta approvazione del nuovo progetto,
classificato come esecutivo, e si modificava la precedente delibera di
adozione n. 21/2013 rettificando parzialmente il tracciato dell’opera.

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Con il ricorso principale venivano impugnati gli atti sopra precisati,
sostenendo l’esistenza dei seguenti vizi:
1. la violazione dell’art. 50 comma 1 e 3 della L. Reg. 61/1985 nella parte in
cui prevede un preciso procedimento per l’adozione della variante;
2. la violazione della L. Reg. n. 11/2004 nella parte in cui impedisce che il
vincoli preordinati all’esproprio siano reiterati più di una volta;
3. la violazione degli art. 9 e 19 del Dpr 327/2001 per assenza, incongruità
e illogicità della motivazione, in quanto si sarebbe disposta la reiterazione
del vincolo senza la previsione di un indennizzo e di una motivazione;
4. la mancata previsione di un indennizzo a seguito della reiterazione del
vincolo preordinato all’esproprio;
5. la violazione dell’art. 50 comma 5 della L. Reg. Veneto n. 61/1985 per il
mancato rispetto della fascia di 200 metri dai confini di alcuni edifici
vincolati;
6. il mancato aggiornamento dello studio relativo all’entità e ai flussi di
traffico del tracciato che sarebbero riferiti al 2000 e che risulterebbero dalla
VIA del 2002;
7. l’esistenza di presunte carenza della Vinca;
8. la violazione dell’art. 16 del Dpr 327/2001 in quanto l’Anas avrebbe
approvato il progetto esecutivo in data 12/09/2013, prima della scadenza
del termine per le osservazioni;
9. la violazione del Dpr n. 207/2010 in quanto dal progetto approvato
dall’Anas mancherebbero alcuni documenti.
Si richiedeva, inoltre, la condanna delle Pubbliche Amministrazioni
convenute al risarcimento dei danni conseguenti all’illegittimità dei
provvedimenti impugnati.
Il decreto monocratico, depositato il 23/12/2013, rigettava l’istanza
cautelare che, al contrario, veniva accolta da questo Tribunale nel corso
della Camera di Consiglio del 15 Gennaio 2013, con conseguente

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sospensione degli effetti della sola delibera n. 21 del 12/08/2013,
limitatamente alla parte in cui reiterava il vincolo preordinato all’esproprio.
Con i motivi aggiunti si impugnava la deliberazione n.1/2014 di
controdeduzione alle osservazioni e, nel contempo, la deliberazione della
Giunta provinciale della Provincia di Treviso del 24/02/2014 n. 63 di
approvazione della variante urbanistica n. 55/2013.
Nell’ambito di detti motivi aggiunti, oltre a riproporre le censure già
contenute nel ricorso principale, si sosteneva la violazione della procedura
di adozione e approvazione prevista dagli art. 9 e 19 del Dpr 327/2001,
rilevando come la delibera di approvazione non fosse relativa, e
strettamente correlata, alla delibera che aveva adottato il vincolo
preordinato all’esproprio.
Nel corso del giudizio si costituivano, rispettivamente, la Regione Veneto, la
Provincia di Treviso, l’Anas e il Comune di Vittorio Veneto, chiedendo tutti
una pronuncia di rigetto del ricorso.
In particolare le parti ricorrenti, nelle ultime memorie, eccepivano che nel
termine dimezzato di cui all’art. 46 si era costituito il solo Comune di
Vittorio Veneto, ma non le rimanenti parti sopra citate.
Un’ulteriore eccezione preliminare veniva proposta dallo stesso Comune di
Vittorio Veneto nella parte in cui rilevava che, a seguito dell’intervenuta
approvazione della variante adottata con la deliberazione n. 27/2013,
dovevano considerarsi irricevibili tutti i motivi del ricorso che, a loro volta,
erano stati proposti avendo a riferimento la precedente deliberazione n.
21/2013.
All’udienza del 07 Maggio 2014, uditi i procuratori delle parti costituite, il
ricorso veniva trattenuto per la decisione.
DIRITTO
1. In primo luogo va rilevata l’infondatezza delle eccezioni preliminari
proposte dalle parti ricorrenti e dal Comune di Vittorio Veneto.

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1.1 Per quanto riguarda l’asserita violazione del termine dimezzato, e
stabilito di cui all’art. 46 del Codice del Processo Amministrativo, va
rilevato come costituisca espressione di un principio consolidato (Consiglio
di Stato Sez. III, sent. n. 4601 del 02-08-2011) che “il termine di sessanta giorni
dal perfezionamento della notificazione nei propri confronti, assegnato alle parti intimate
per la costituzione in giudizio dall'art. 46 del codice del processo amministrativo (d.lgs.
n. 104/2010) non ha carattere perentorio in assenza di una puntuale comminatoria di
legge. Il termine in parola, lungi dal rappresentare un onere per la parte resistente, ha
invece una funzione garantistica in suo favore, nel senso che sino a che esso non è decorso
non possono essere compiuti in suo pregiudizio atti che presuppongano la pienezza del
contraddittorio (salva la specificità della fase cautelare, che prevede termini diversi). La
parte resistente che non sfrutta la possibilità di costituirsi entro l'apposito termine non
perde il diritto di difendersi e, quindi, di costituirsi, ma semmai si espone al rischio che
nelle more vengano presi provvedimenti pregiudizievoli senza averne potuto discutere
(Conferma della sentenza del T.a.r. Marche - Ancona, sez. I, n.
2455/2010)”.
1.2 Ne consegue che almeno sino allo spirare del termine di cui all’art. 73
del Codice del Processo Amministrativo la costituzione può avvenire con il
deposito di memorie scritte.
L’eccezione è, pertanto, infondata.
2. E’ altrettanto infondata l’eccezione di improcedibilità per sopravvenuto
difetto di interesse nella parte in cui l’Amministrazione comunale rileva che
la delibera n. 27/2013 consentirebbe di superare tutti i motivi proposti
avverso la precedente delibera n. 21/2013.
Sul punto va ricordato che il procedimento di “adozione e approvazione” delle
varianti al Piano regolatore, così come richiamato dall’art. 9 del Dpr
327/2001, costituisce un unico procedimento che presuppone tuttavia,
l’emanazione di atti distinti e autonomi, nell’ambito dei quali, peraltro, i vizi
contenuti nella delibera di adozione hanno l’effetto di riverberarsi sulla

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successiva delibera di approvazione (in questo senso Cons. Stato Sez. IV,
15-02-2013, n. 921).
3. Ciò premesso è possibile esaminare nel merito il ricorso, anticipando sin
d’ora come sia possibile, seppur in parte qua, accoglierlo, risultando fondati
il secondo e il terzo motivo del ricorso principale.
4. E’ in particolare fondato il secondo motivo, laddove si rileva la
violazione dell’art. 34 della L. Reg. n. 11/2004 nella parte in cui prevede il
divieto di reiterazione del vincolo espropriativo non più di una volta.
4.1 La lettura della deliberazione n. 21/2013 conferma la validità della
prospettazione dei ricorrenti e, nel contempo, consente di evincere come
l’imposizione del vincolo sia avvenuta una prima volta con la deliberazione
n. 2733/1995.
Si desume, altresì, che una successiva reiterazione è stata posta in essere
con la variante n. 18/2004 approvata con la delibera del Consiglio
comunale di Vittorio Veneto n. 73/2004.
4.2 E’, allora, evidente che la seconda reiterazione del vincolo è stata
“adottata” con la delibera n.21/2013 e poi approvata con la delibera della
Provincia di Treviso e, ciò, in violazione dell’espresso divieto in questo
senso contenuto nell’art. 34 sopra citato.
4.3 A fronte di detto dato oggettivo non è possibile condividere le tesi
dell’Amministrazione comunale laddove evidenzia che la prima reiterazione
sarebbe stata posta in essere in un momento in cui non era ancora entrato
in vigore l’art. 34 della L. reg. 11/2004.
4.4 L’infondatezza di detta argomentazione è evidente laddove si consideri
che nel momento in cui veniva emanata la delibera di adozione n. 21/2013
era pienamente vigente il divieto in questione, circostanza che avrebbe
dovuto obbligare l’Amministrazione comunale a non procedere ad
un’ennesima reiterazione.
5. Nemmeno appaiono di pregio le argomentazioni dirette a sostenere che

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l’adozione della variante ordinaria ai sensi dell’art. 50 comma 1 e 3 della L.
Reg.11/2004 consentirebbe di superare il divieto di reiterazione sopra
citato.
5.1 Se così fosse si introdurrebbe un regime differenziato a secondo che il
vincolo sia contenuto in una variante ordinaria o semplificata.
5.2 La differenza tra variante predisposta in forma semplificata (ai sensi
dell’art. 50 comma 4 della L. Reg. 61/1985), e quella predisposta ai sensi
del comma 1, va individuata nel solo fatto che la variante ordinaria ha lo
scopo di modificare la destinazione urbanistica per le aree non conformi,
introducendo un vincolo espropriativo in precedenza non previsto.
5.3 Nemmeno è possibile condividere le tesi dirette a sostenere che con la
Conferenza di Servizi del 26/09/2005 sarebbe stato approvato un progetto
definitivo in variante al Prg con apposizione, ex novo, del vincolo
preordinato all’esproprio; per cui con la delibera 21/2013 si sarebbe
reiterato il vincolo non per la prima volta e non per la seconda.
5.4 L’esame della documentazione in atti consente di evincere come tale
Conferenza ha comportato l’apposizione del vincolo ex novo solo per
quanto attiene il sottopasso via Carso – incrocio con via Virgilio, mentre
per il tratto la Sega –Rindola sottopasso via Carso, il vincolo espropriativo
era stato nuovamente reiterato.
5.5 Non convince, in ultimo, l’obiezione diretta a porre l’accento sulla
tipicità del caso di specie, diretta a rilevare che la reiterazione del vincolo
sarebbe la conseguenza della riedizione del procedimento a seguito della
pronuncia del Consiglio di Stato sopra citata.
5.6 Come si è già avuto modo di anticipare con detta pronuncia l’Organo di
Secondo Grado ha ritenuto di annullare gli atti impugnati, accogliendo i
vizi relativi alla mancata predisposizione del Vinca e alla mancata esibizione
della documentazione relativa ai rischi sismici, circostanza quest’ultima che
consente di ritenere che l’annullamento degli atti impugnati non poteva

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non risultare circoscritto al progetto definitivo.
5.7 Si consideri, peraltro, che a seguito di detta pronuncia di parziale
accoglimento, non solo è stata integrata la documentazione originariamente
non prevista, ma nel contempo è stata esperita la valutazione di impatto
ambientale.
5.8 In definitiva la censura è da accogliere, sussistendo la reiterazione del
vincolo espropriativo in violazione dell’art. 34 sopra citato.
6. E’, altresì, da accogliere il terzo motivo, nell’ambito del quale si rileva il
difetto di motivazione delle delibere che procedono alla reiterazione del
vincolo.
6.1

Come

correttamente

ricorda

parte

ricorrente

l’orientamento

giurisprudenziale prevalente richiede l’indicazione e l’esplicitazione delle
ragioni alla base del provvedimento, precisando che nell’ipotesi in cui vi sia
stata una prima reiterazione, quella successiva deve contenere una
ponderata

valutazione

degli

interessi

coinvolti,

esponendo

le

argomentazioni idonee ad escludere profili di eccesso di potere e, nel
contempo, ad ammettere l’attuale sussistenza dell’interesse pubblico (in
questo senso si veda Cons. di Stato sez. IV del 02/10/2008 n. 4765).
6.2 In particolare una recente pronuncia del Consiglio di Stato (n.
3365/2012), i cui contenuti questo Collegio non può che condividere, ha
rilevato che “la reiterazione dei vincoli urbanistici scaduti (oggi rientrante nella
previsione di cui all'art. 9 D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327) non può disporsi senza
svolgere una specifica indagine concreta relativa alle singole aree finalizzata a modulare e
considerare le differenti esigenze, pubbliche e private, in quanto l'amministrazione nel
reiterare i vincoli scaduti è tenuta ad accertare che l'interesse pubblico sia ancora attuale
e non possa essere soddisfatto con soluzioni alternative e deve indicare le concrete
iniziative assunte o di prossima attuazione per soddisfarlo, nonché disporre
l'accantonamento delle somme necessarie per il pagamento dell'indennità di
espropriazione. Si è rilevato, in particolare, che: " l'obbligo di motivazione in materia di

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reiterazione dei vincoli urbanistici scaduti sussiste anche quando la reiterazione del
vincolo sia disposta in occasione dell'adozione di variante generale al p.r.g. “.
6.3 Sempre secondo la pronuncia sopra citata per conferire alla valutazione
di imposizione di vincoli scaduti ed alla conseguente motivazione un grado
di concretezza sufficiente occorre che si proceda secondo uno schema
logico "minimo" composto essenzialmente: “a) dalla ricognizione del perdurante
bisogno di realizzare un certo assetto urbanistico di interesse della collettività e della
portata, dimensione e priorità di tale interesse in relazione alla situazione attuale ed alle
risorse disponibili; b) dall'accertamento che la realizzazione di tale assetto possa
implicare il coinvolgimento necessario ed attuale dell'are di proprietà privata già oggetto
di vincolo; c) dalla dimostrazione che eventuali soluzioni alternative siano impraticabili
o eccessivamente onerose in base a criteri oggettivi di comparazione che tengano, però,
anche conto del necessario bilanciamento tra costo dell'intervento pubblico e sacrificio
imposto al privato".
6.4 Nulla di tutto ciò è presente nelle delibere impugnate che dispongono
la reiterazione e, ciò, a prescindere dal fatto che riguardino l’adozione o
l’approvazione della variante n. 55/2013.
6.5 Nulla si afferma circa la persistenza e l'attualità dell'interesse pubblico
alla realizzazione dell'opera, così come non è possibile evincere le ragioni
del ritardo nell'esecuzione che, in quanto tali, hanno determinato la
decadenza del primo vincolo e del successivo.
6.6 In presenza di detto obbligo di motivazione va evidenziato come sia del
tutto irrilevante la qualifica formale dell'atto; se quindi quest’ultimo integri
la fattispecie di una variante o un provvedimento esplicito, finalizzato
esclusivamente all’apposizione del vincolo, realizzandosi in tutti i casi una
lesione sostanziale e protratta nel tempo del diritto di proprietà del singolo.
6.7 Ne consegue che la reiterazione non può essere disposta senza svolgere
una specifica indagine concreta relativa alle singole aree, finalizzata a
modulare e considerare le differenti esigenze pubbliche e private.

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6.8 Ciò premesso, e pur nella convinzione dell'illegittimità in parte qua degli
atti impugnati, va comunque rilevato come la necessità di vagliare soluzioni
alternative costituisce un profilo che va strettamente correlato al caso di
specie e allo stato di avanzamento dell’opera.
6.9 Se il caso di specie era foriero di una particolare “tipicità” come
sostiene l’Amministrazione comunale ciò non esclude che dell’esistenza di
queste ragioni si sarebbe dovuto dar conto nelle delibere che reiteravano il
vincolo, ponendo in stretta correlazione la reiterazione con le circostanze
che avevano determinato il ritardo e le ragioni che ritenevano
indispensabile disporre l’ulteriore limitazione al diritto di proprietà.
6.9 Si consideri, inoltre, che nel caso in esame la valutazione circa
l’esistenza di soluzioni alternativa era già stata esaminata dalla precedente
sentenza di questo Tribunale nell’ambito della quale si era già avuto modo
di evidenziare come detta fattispecie attenga al merito dell'azione
amministrativa e non sia suscettibile di una valutazione, se non per i
tradizionali profili in materia di eccesso di potere, peraltro insussistenti nel
caso di specie.
6.10 In conclusione a parere di questo Tribunale vanno nettamente distinti
i

profili

attinenti

alle

pur

legittime

istanze finalizzate

ad

un

"riposizionamento delle opere", rispetto a quei profili strettamente correlati
al rispetto degli obblighi di motivazione gravanti nei confronti
dell'Amministrazione procedente.
7. In definitiva è possibile accogliere le censure sopra citate, assorbendo gli
ulteriori motivi dedotti e disponendo l’annullamento degli atti impugnati
limitatamente alla parte in cui dispongono la reiterazione del vincolo
espropriativo nei termini sopra citati.
8. Va rigettata la richiesta di risarcimento in quanto non provata nel venire
in essere degli elementi costitutivi il danno.
9. La particolarità della fattispecie esaminata consente di compensare le

13 di 14

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N. 01608/2013 REG.RIC.

http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Venezia/Sezione...

spese tra le parti costituite.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Seconda)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo
Accoglie in parte qua annullando gli atti impugnati limitatamente a quanto
precisato in parte motiva.
Compensa le spese di giudizio, disponendo a carico delle parti resistenti, in
solido tra loro, la refusione del contributo unificato nella misura di legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Venezia nella camera di consiglio del giorno 7 maggio 2014
con l'intervento dei magistrati:
Oria Settesoldi, Presidente
Alessandra Farina, Consigliere
Giovanni Ricchiuto, Referendario, Estensore

L'ESTENSORE

IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 26/06/2014
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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