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La Platea Numero speciale luglio 2014.pdf


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Teatro Eutheca di Roma: Vedettes e la funambolica ricerca del sé
Scritto da Enrico Ferdinandi
Stefania Pecora e Mariapia Rizzo interpretano il ruolo di due vicine di
casa: divise da un muro, che cela all'una l'esistenza dell'altra, ma unite
dalla medesima ossessione dell'apparire.
Si tratta di un voler apparire come, idealmente, si pensa di esser al
proprio interno. Nella realtà entrambe non sanno veramente quale sia la
vera natura del loro essere in quanto troppo occupate a far sì che,
esteriormente, tutto coincida con le proprie ed altrui aspettative.
La loro vita, e le loro paure, si ritrovano così riempite, appagate, da cose
superficiali e si fa sempre più viva e concreta l'idea che basti modificare
la propria estetica davanti ad uno specchio, o quanto meno immaginare che sia sufficiente vedersi diversi nella
superficie, per sentirsi così anche nel profondo.
Lo specchio è il vero protagonista di questo spettacolo. Lui, che inerme non può far altro che riflettere
l'immagine altrui, si ritrova primo, consapevole, testimone del fatto che quella superficie non basta per
conoscere meglio se stessi, ma solo per illudersi che delle false immagini possano appagare quel bisogno di
sicurezze che servono per rapportarsi con il mondo esterno. La chiave che apre le porte dell'equilibrio psicosociale non sta quindi nella beltà di un corpo riflesso ma all'interno di esso. Ci ritroviamo così nel pieno di una
riflessione pirandelliana che porta le due protagoniste a rimanere imprigionate nei labirinti delle loro
insicurezze: proprio lì, dove ripetere davanti ad uno specchio “fa che per una volta io sia veramente me stessa”,
non fa altro che alimentare quel vortice che allontana dal sé.
È proprio la tentazione di cambiarsi in continuazione, pur di capirsi e piacersi, che fa perdere la bussola,
l'equilibrio. Diviene così impossibile capire, anzi ricordare chi si è veramente. Una perdita d'identità che può
portare alla follia.
Vedettes è uno specchio. La platea guardando lo spettacolo ritrova riflesse quelle stesse pulsioni ed ossessioni
che quotidianamente attanagliano l'animo umano quando pensa al suo ruolo nella società ed al modo in cui
viene percepito. Riflettersi in questo spettacolo non solo aiuta a capire questi meccanismi con grande empatia,
ma a prendere con più ironia tutte quelle paure e quelle ossessioni che spesso ci bloccano e non ci fanno
godere a pieno lo stare con gli altri e con noi stessi.

Enrico Ferdinandi
23 febbraio 2014

LaPlatea.it uscita numero V, numero speciale.