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Delroy interview .pdf


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LA PROVINCIA

38

LUNEDÌ 21 LUGLIO 2014

CulturaeSpettacoli
redcultura@laprovincia.it
Tel. 031 582311

MASSIMARIOMINIMO
A cura di Federico Roncoroni

L’accidia è al tempo stesso madre
e figlia del cinismo
Massimo Tagliaferri

Cultura: Mario Schiani m.schiani@laprovincia.it, Massimo Romanò m.romano@laprovincia.it, Umberto Montin u.montin@laprovincia.it, Mauro Butti m.butti@laprovincia.it, Pietro Berra p.berra@laprovincia.it,
Spettacoli: Edoardo Ceriani e.ceriani@laprovincia.it, Nicola Nenci n.nenci@laprovincia.it, Fabio Cavagna f.cavagna@laprovincia.it, Riccardo Bianchi r.bianchi@laprovincia.it, Lilliana Cavatorta l.cavatorta@laprovincia.it

2

Raduni e dj
1.Un grande raduno rave:
all’origine di questi eventi
il fenomeno Acid house
2. Dj Delroy

1

Drum & bass
Testa alla consolle
e cuore a Londra
Viaggio nelle sottoculture musicali: Fabrizio
Sgubbi (Dj Delroy) racconta come è arrivato
nei club e delle emozioni che li fa vibrare
CARLO ALBÈ

«Il mio nome è Fabrizio
Federico Costantino Maria Sgubbi, non fare quella faccia, nessun
titolo nobiliare alle spalle ma solo
tanta fatica. In ambito musicale
tutti mi chiamano Dj Delroy. Nelle mie vene pulsa sangue romagnolo anche se sono nato a Milano. Ho vissuto nella Grande mela
del Nord fino alla tarda adolescenza, poi nel lontano 7 aprile
del 1980 mi sono trasferito a Londra. Le cose almeno all’inizio non
furono idilliache, pensa che il mio
diciassettesimo compleanno lo

festeggiai all’ospedale di Hiter
Green per un’epatite. Non male,
vero?»
Fabrizio Sgubbi è una di quelle
persone che ti fa fermare. Conosce e non inventa nulla della sua
vita, ha il dono di saper raccontare le sue esperienze passate senza
farsi troppi problemi, le srotola
con naturalezza e quel pizzico di
nostalgia. A cinquant’anni suonati lavora come magazziniere sui
colli piacentini e quando può, riesce ancora a mettere vinili in
qualche club, ricordando magari
un passato colmo di soddisfazio-

ni. Musica elettronica, drum and
bass, genere nato in Inghilterra
tra la fine degli anni ottanta e gli
inizi del novanta.
Anche se l’avvicinamento alla
musica non è stato per nulla
“elettronico”.
Primi e rovinati vinili

«Ho avuto la fortuna di vivere con
un fratello e una sorella decisamente più grandi di me, mi hanno
chiamato Fabrizio perché in casa
si ascoltava De André. I primi e
rovinati vinili che ascoltai furono
“Goodbye” dei Cream ed

“Electric Ladyland” della Jimi
Hendrix Experience. Mi venne
immediatamente voglia di imparare a suonare la chitarra, mio
padre, musicista dell’Orchestra
Rai, non voleva però che i suoi
figli avessero a che fare con la
musica, a me in fin dei conti è
andata bene, visto che fui l’unico
ad accaparrarmi una sei corde».
Fabrizio cresce a braccetto con
l’hard rock, il rock blues e quella
manciata di indimenticabili cantautori italiani che hanno spopolato tra il settanta e gli ottanta e
che ancora oggi sono vere icone.

Ogni rivoluzione, dal Futurismo al fascismo fino a Tangentopoli, è passata in prima battuta dalla capitale morale vera
o presunta, e Franco Tettamanti, collega del “Corriere

della Sera”, ne ha raccolto gli
echi in una rubrica molto letta
che ha preso le forme di un
libro, “Era solo ieri”, pubblicato dalle edizioni Meravigli (160
pagine, 15 euro) in cui “storie
e curiosità, protagonisti, fatti
e misfatti” raccontano cent’anni in maniera accattivante e
aneddotica.
Ecco l’Esposizione internazionale del 1906 a celebrare il
traforo del Sempione con un

celebre manifesto di Metlicovitz, lo stesso anno vede la nascita di Dino Buzzati e l’inaugurazione del nuovo portale di
bronzo del Duomo realizzato
da Ludovico Pogliaghi, più tardi scenografo del “Nerone”
boitiano messo in scena da Toscanini alla Scala nel 1924.
Milano di Giulio Ricordi e
del vecchio Verdi, di Mussolini
direttore dell’“Avanti!”, della
Bugatti, del “Verde e azzurro”

Certe differenze

Alla fine del millennio il grande
passo, mettersi dietro la consolle
per far ballare la gente. «In quel
periodo a Londra molti prediligevano un unico stile elettronico,
quello pesante e martellante, che
attirava pubblico solo per i Rave.
Mi sono “imposto” di potere rappresentare l’intero spettro del genere, perché davvero non potevo
sopportare che tutto andasse in
un’altra direzione. Inoltre, aspetto molto importante, ho affinato
la tecnica di fronte al pubblico,
implementando da subito la mia
idea del rapporto che ci deve essere con la gente che viene a una
serata. Ho imparato dal basso e
sono orgoglioso di essere uno di
quei DJ che sanno riempire una
pista vuota, è troppo facile arrivare col locale stracolmo e mettere

La Drum & bass è una sottocultura
musicale nata in Inghilterra all’inizio degli anni Novanta.
Tutto inizia grazie all’Acid House, un
genere sviluppatosi nel Regno Unito verso la fine degli anni Ottanta,
portando allo sviluppo di attività
all’interno dei nightclub.
Il nome significa “batteria e basso”
e infatti è caratterizzato dalla presenza di ritmi provenienti dall’uso
di una cassa. Lo scopo è far sentire
a chi balla le vibrazioni all’interno
corpo.
La melodia è minimale, qualche volta nella Drum & bass vi è la presenza
di una voce che può essere cantata
o rappata.
Può riprendere numerose sonorità
da parte di altri generi come il jazz,
il reggae, il funk, il soul, il reggae e
l’hip hop, o talvolta alla musica classica, in particolare per l’utilizzo di
campionamenti.
Questa varietà di stili musicali permette di costruire un insieme di
emozioni molto vario.
La costanza del tempo è considerato
un elemento chiave nella pratica
musicale del Dj. C. ALB.

Vivendo per molti anni in Inghilterra è semplice tracciare le differenze col nostro paese.
«Nel Regno Unito c’è una cultura musicale molto più vasta, ce
l’hanno tutti, non solo gli illuminati delle classi medie o alte. Non
parlo di musica classica o jazz,
parlo di un modo di percepire la
Musica Popolare...La Drum &
bass discende dal movimento
hardcore, nato per mantenere i
generi House, Techno, ma anche
soul, funk e hip hop a “casa nostra”, fuori dalle grinfie del business. In Italia? Accade tutto il
contrario perché siamo ghettizzati in alcuni generi che hanno
intasato le radio e i locali».
Fare il dj non è affatto semplice, ci vorrebbe qualche consiglio.
«Prima di tutto comprate la musica e imparate suonando quella
“vera”, che è stampata sui dischi
in vinile. Comprandola darete valore a quello che fate. La cosa più
importante è l’arte della aelezione, seguita a una certa distanza
dalla tecnica. Poi, quando sarete
grandi, potrete passare alle chiavette Usb...»
Il presente di Delroy ha il volto
delle colline piacentine e del fiume Trebbia che scorre selvatico,
ma il futuro si intravede in un solo
volto, Londra. «Ci tornerò presto
per riafferrare la musica, ma ricordati una cosa. Non esistono
generi musicali detestabili, solo
personaggi improponibili». 1

“Era solo ieri”

di Umberto Notari, il più grande giornale del mondo, un metro quadrato di carta piena di
sport ed eventi mondani, icona
della Belle époque e del gusto
floreale, della Nazionale di
Pozzo che incanta San Siro, ma
anche della Scala bombardata,
degli agguati Br ai giornalisti
Montanelli, Passalacqua e Tobagi, di piazza Fontana.
«Ogni tanto dentro quei fogli che lasciano ancora l’inchiostro sulle dita di chi li tiene
in mano, si nasconde qualcosa
di prezioso. Si nascondono racconti capaci di insegnare cose
che non si sapevano, capaci di
attraversare il tempo e rendere
un po’ più chiaro il percorso
che ci ha portati a essere quello
che siamo», scrive Chiara Maf-

fioletti nella prefazione.
Tettamanti mette in fila i
ricordi con la passione del collezionista e la perizia dell’archeologo, e accanto a eventi di
caratura nazionale, come la
fondazione il 25 giugno 1945,
dell’Assolombarda per iniziativa di Giovanni Falck, o quella
del Fai nel 1975, ne racconta
altri di natura più intima, come
la grande nevicata dell’85 che
affondò Milano, la prima cabina telefonica in piazza San Babila (1952), la nascita della
“Settimana enigmistica” per
merito del conte Sisini di Sorso, la scomparsa di Marco Praga, ultimo collegamento con la
vecchia Scapigliatura. Così, a
fine corsa, si è tutti un po’ più
meneghini. 1 Mario Chiodetti

Il grande passo

Milano lunga un secolo
Dall’Esposizione alla tv
Milano racchiusa in un secolo, quello appena trascorso, il ‘900
palestra della modernità e del cambiamento, ma anche scenario di due
guerre, della grande utopia industriale, dell’arrivo della televisione e del
crepuscolo di teatro e melodramma.

La scheda

tutti i “pezzoni” del momento.
“Essere” DJ e non “farlo”, vuol
dire “portare Cultura Musicale”,
hai una grande responsabilità,
perché con la tua musica puoi
lanciare anche dei messaggi».
Delroy con gli anni ha attraversato diverse fasi lavorative.
Manovale, impiegato, operaio e
designer, una vita che sembra un
mosaico con un solo filo conduttore, quello della musica, con un
passato fatto di stagioni affollatissime e affluenza sempre crescente nei club. «Devo ammettere però che un locale imballato
non fa sempre rima con serata
riuscita, a volte ho raccolto più
soddisfazioni facendo divertire
qualche decina di persone, perché le sensazioni erano più forti
e sentivo le vibrazioni, non a caso
la serata peggiore della mia vita
da dj l’ho passata a Roma, molti
anni fa, davanti a duemila persone che nulla avevano a che vedere
con quello che stavo cercando di
comunicare».

Acid House
Il germe
in Inghilterra


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