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dottrina cattolica dottrina evangelica .pdf



Nome del file originale: dottrina-cattolica-dottrina-evangelica.pdf
Titolo: Dottrina cattolica e dottrina evangelica a confronto

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Dottrina cattolica e dottrina evangelica a confronto

 

 

INTRODUZIONE

Quando parliamo con i credenti di fede cattolica, una delle domande che più
frequentemente ci viene rivolta è: "Ma quali sono le differenze tra cattolici
ed evangelici?".
Rispondere con poche
parole a questa domanda non è facile: le differenze sono tante, alcune formali,
altre sostanziali. Nelle pagine che seguono puoi trovare sviluppati, sia pure in
modo molto conciso, alcuni dei temi più controversi.
 

La trattazione di questi argomenti non vuole essere sterile polemica, ma
puntualizzazione di temi dottrinali e pratiche religiose, per amore della verità e
comunque nel rispetto di chi si trova su posizioni diverse. L'auspicio è che chi
legge possa valutare con serenità e senza pregiudizi quanto proposto, per
maturare delle convinzioni personali libere da informazione parziale, superficialità
e luoghi comuni. Ci auguriamo che per ognuno siano vere le parole dette a
proposito dei credenti di Berea: "Or questi erano di sentimenti più nobili di
quelli di Tessalonica, perchè ricevettero la Parola con ogni premura,
esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano
così"
(Atti 17:11).

 

Soggetti trattati:

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Dottrina cattolica e dottrina evangelica a confronto

 
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.

Le fonti della Rivelazione
La salvezza per fede
Il culto di Maria e dei Santi
Il culto delle immagini
Il sacrificio della Messa
Il Purgatorio
Il primato di Pietro
Il sacerdozio universale dei cerdenti
La confessione auricolare

 

 

1. LE FONTI DELLA RIVELAZIONE

 

Dio si rivela all'uomo tramite il Creato e mediante la voce della coscienza
(Rom.1:19,20; 2:15). Tuttavia queste fonti ci danno una rivelazione parziale di
Dio, per la naturale incapacità umana di conoscere pienamente Dio e per il
peccato che ha deteriorato il rapporto tra il Creatore e la creatura. Dio si è rivelato
allora tramite i Suoi profeti e, nel modo più completo e definitivo, tramite il Suo
Figlio Gesù Cristo, seconda Persona della Trinità (Ebrei 1:1,2).

Il contenuto di questa Rivelazione si trova compendiato nella Bibbia, il
Libro scritto da uomini di Dio per ispirazione dello Spirito Santo.
 

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Dottrina cattolica e dottrina evangelica a confronto

Sin dai tempi della Riforma Protestante fu adottato il principio
"Sola Scriptura", per dire che si riconoscevano come degne
di fede solo le affermazioni attestate inequivocabilmente dai libri
canonici delle Sacre Scritture. Si rifiutavano così tutti i dogmi sanciti nei
vari Concili della Chiesa Cattolica e le pratiche religiose sviluppatesi nel
corso dei secoli che non avevano un chiaro riscontro biblico.
 

Le Chiese Evangeliche restano fedeli a questo assoluto rispetto per la
Parola di Dio. Crediamo ed accettiamo l'intera Bibbia come l'ispirata
Parola di Dio, unica, infallibile ed autorevole regola della nostra fede e
della nostra condotta (2 Tim. 3:15-17; 2 Piet. 1:21). Crediamo che la
Rivelazione di Dio si sia completata con la venuta di Gesù Cristo e che
nessuno possa aggiungere altro a quello che Egli ci ha rivelato. Non
riconosciamo infallibilità ad alcuna persona od organizzazione religiosa
e non accettiamo dogmi, insegnamenti e pratiche di culto che non siano
documentati nella Bibbia, da qualsiasi parte vengano. "Alla
Legge! Alla testimonianza! Se il popolo non parla così, non vi sarà per
lui alcuna aurora!"
(Isaia 8:20). Queste parole esortano chiaramente il popolo a non
seguire gli insegnamenti e le tradizioni umane, ma di porre la propria
fiducia nel testo scritto (e perciò non suscettibile di mutamenti) della
Parola del Signore.
Particolarmente significative appaiono le parole di S. Paolo ai Corinzi:
"Imparate a praticare per nostro mezzo il
non oltre quel che è scritto
"
(1 Cor. 4:6).
 

La Chiesa cattolica riconosce il Magistero della Chiesa, cioè il diritto e
l'autorità della Chiesa a porsi sullo stesso livello della Rivelazione
biblica, definendo ed insegnando dogmi e precetti. Non crediamo che

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questo sia consentito dall'insegnamento biblico e perciò ribadiamo che
l'unica fonte di Rivelazione resta la Sacra Bibbia.

 

 

2. LA SALVEZZA PER FEDE

 

Il tema della salvezza dell'anima e' il piu' importante che ci sia,
dipendendo da essa il destino eterno di ogni persona. In Marco
16:15,16 sono riportate le parole di Gesu' ai discepoli: "Andate
per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura. Chi avra'
creduto e sara' stato battezzato sara' salvato; ma chi non avra' creduto
sara' condannato".
La
salvezza
dunque e' strettamente connessa all'atto del
credere
nella predicazione dell'Evangelo. Qual e' il messaggio centrale
dell'Evangelo? Lo troviamo mirabilmente sintetizzato in Giovanni 3:16:
"Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il Suo Unigenito Figlio,
affinche' chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna".
 

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Ogni uomo e' peccatore:"Tutti hanno peccato e sono privi della
gloria di Dio"
(Rom. 3:23) e percio'
perduto, incapace di giustificarsi e dunque di salvarsi con le sue stesse
forze. Gesu' si e' fatto uomo, si e' caricato dei peccati di tutto il genere
umano, ha pagato per le colpe dell'intera umanita' morendo sulla croce
ed e' diventato cosi' il Redentore, Colui che ha pagato il
"prezzo di riscatto"
per ogni anima umana. Se un uomo si trova in mano di banditi rapitori e
viene pagato un riscatto per la sua liberazione, non c'e' alcun merito da
parte sua: altri hanno pagato per lui; non puo' vantarsi di avere fatto
alcunche' per avere riacquistato la sua liberta': altri si sono preoccupati
per lui. Cosi' e' della salvezza che e' stata ottenuta da Cristo col Suo
sacrificio e che si riceve
per fede
, senza alcun merito personale.
 

Tutto cio' e' chiaramente insegnato nel brano di Efesini 2:8-10: Infatti
e' per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e cio' non viene da
voi; e' il dono di Dio. Non e' in virtu' di opere, affinche' nessuno se ne
vanti; infatti siamo opera Sua, essendo stati creati in Cristo Gesu' per
fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinche' le
pratichiamo".
Dunque la salvezza e'
per grazia
, mediante
la fede
: grazia e'
dono immeritato
, come quello che ottiene il condannato colpevole che riceve la grazia
dal Capo dello Stato. La grazia e' l'opera di Dio, la fede e' lo strumento
che ci consente di far nostro il dono di Dio. Nel brano citato viene
chiaramente affermato che la salvezza non si ha per mezzo di opere.
Quindi atti di culto, opere pie, elemosine, atti di penitenza e quant'altro
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l'uomo puo' fare
non ci consentono
di essere salvati:la slavezza e'
dono di Dio
, non merito dell'uomo.
 

Le opere buone sono sempre apprezzabili: anche il brano citato ne
parla e da esso veniamo esortati a praticare tali opere, cioe' a
compierle, ma ci viene chiaramente insegnato che nessuno deve
aspettarsi di poter "guadagnarsi" la salvezza con le proprie
opere. Le opere buone sono da vedersi come la risposta grata e
riconoscente di un cuore salvato e non come il mezzo che possa
portare alla salvezza.

 

 

3. IL CULTO DI MARIA E DEI SANTI

 

- Voi non credete in Maria e nei Santi - e' una delle frasi che piu'
frequentemente gli evangelici si sentono rivolgere dai cattolici. Vale
dunque la pena precisare i termini della questione, in considerazione

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anche della grande importanza che il culto di Maria e dei Santi ha nella
Chiesa cattolica.
 

Crediamo a tutto quello che la Bibbia dice a proposito di Maria, la
madre di Gesu', ma respingiamo quello che e' frutto della tradizione o
della dogmatica cattolico-romana.
 

La Bibbia, per esempio, attesta che Gesu' fu concepito per virtu' dello
Spirito Santo quando ancora Maria era nel suo stato di verginita' e che
fino a quando Gesu' nacque, ella non ebbe rapporti coniugali con il
marito Giuseppe (Luca 1:30-35; Matt. 1:24,25), ma dice anche
chiaramente che ella ebbe altri figli e dunque non ne attesta la
perpetua verginita'
(Matt. 13:55,56; Giov. 2:12; 7:5; Atti 1:14).
 

Maria aveva una natura esattamente uguale a quella di tutti gli altri
esseri umani, dunque non e' stata concepita in un modo particolare, e'
vissuta come tutte le altre donne ed ha avuto bisogno anche lei della
salvezza, cosa della quale ella fu pienamente cosciente, quando
dichiaro': "L'anima mia magnifica il Signore e lo spirito mio
esulta in Dio,
mio Salvatore" (Luc. 1:46,47). Non
accettiamo dunque il dogma dell'
Immacolata Concezione
.
 

Non accettiamo neppure il dogma dell'Assunzione, promulgato nel
1950. Secondo questo dogma, Maria sarebbe morta, risuscitata e rapita
in cielo con il corpo glorificato. Ma la Bibbia non dice nulla di tutto cio'.

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Ci dice invece quale sara' l'ordine temporale delle risurrezioni:
"...ciascuno al suo turno: Cristo, la primizia; poi quelli che sono di
Cristo, alla Sua venuta"
(1 Cor. 15:23), quindi anche Maria risuscitera' con un corpo glorificato
al ritorno del Signore.
 

Non possiamo accettare l'appellativo dato a Maria di Madre di Dio,
perche' Dio non e' stato generato da nessuno e Maria ha dato solo la
natura umana a Gesu', non quella divina.
 

Il fatto di non accettare tutte queste cose che la Chiesa Cattolica
insegna, non significa non apprezzare la figura di questa santa donna:
Maria e' un esempio meraviglioso di donna, di moglie, di madre. Il suo
ruolo nella storia della redenzione e' stato altissimo ed unico: fu
scelta per essere la madre del Salvatore, fu ripiena di grazia dall'Alto e
compi' con fedelta' il compito che le fu affidato. Possa ogni donna
cristiana trarre ispirazione da lei!
 

Riguardo ai Santi, ovviamente crediamo che nel corso della storia
dell'umanita' ci siano stati uomini e donne che sono stati fedeli alla
divina chiamata e che quindi godano l'eternita' alla presenza del
Signore. Ma anche in questo campo conviene volgere la nostra
attenzione alla Parola di Dio. Nel Nuovo Testamento il termine
"santi" non è applicato ad una particolare classe di credenti,
superiori agli altri, capaci di cose straordinarie, ma e' applicato a tutti
i credenti
come si puo' rilevare da tanti passi, come ad esempio 1 Cor. 1:2; Fil.
1:1; Col. 1:1; Eb. 6:10; 13:24; Giuda v. 3 e altri ancora. si e' resi santi
dalla grazia misericordiosa di Dio e non dai propri meriti. Ovviamente
non basta definirsi "cristiano" per essere santo: Dio conosce
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Dottrina cattolica e dottrina evangelica a confronto

i cuori e vede se la nostra fede e' solo nominale o se corrisponde ai
requisiti che Lui ha stabilito. Non crediamo che alcun uomo o
organismo ecclesiastico possa arrogarsi il diritto di dichiarare
"beato" o "santo" qualcuno: solo a Dio compete
questo potere.
 

Oltre a quanto detto sopra, gli evangelici rigettano con fermezza la
pratica di rendere culto a Maria e ai Santi, di venerarli, di elevare
preghiere ad essi. Sono pratiche del tutto assenti dal Nuovo
Testamento ed anzi in contrasto con quanto esso dice, sconosciute alla
Chiesa cristiana dei primi secoli e che si cominciarono a diffondere a
partire dal IV secolo d.C. E' espressamente ricordato da Gesù il
comandamento di Dio:
"Adora il
Signore Dio tuo e
a
Lui solo rendi il culto
"
(Matt. 4:10).
 

La Bibbia ricorda alcuni episodi dai quali e' chiaro che gli Apostoli e
perfino gli Angeli rifiutarono ogni atto di culto loro rivolto e sempre
indirizzarono la fede ed il culto delle persone che li circondavano verso
Dio. Basti leggere:
Atti 3:12,13 - "Perche' fissate gli occhi su di noi, come se
per la nostra propria potenza o pieta' avessimo fatto camminare
quest'uomo?...
Per la fede nel Suo Nome, (Gesu')
il Suo
Nome ha fortificato quest'uomo ed e' la fede che si ha
per mezzo di Lui
, che gli ha dato questa perfetta guarigione".
-

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Atti 10:25,26 - "Mentre Pietro entrava, Cornelio,
andandogli incontro, si inginocchio' davanti a lui. Ma Pietro lo rialzo'
dicendo:
Alzati, anch'io son uomo!"
Atti 14:11-18 - "Il sacerdote di Giove ... voleva offrire un
sacrificio con la folla. Ma gli apostoli Paolo e Barnaba, udito cio', si
strapparono le vesti, e balzarono in mezzo alla folla, gridando: Uomini,
perche' fate queste cose?
Anche noi siamo
esseri umani come voi
".
-

Apoc. 19:10 - "Io ( Giovanni ) mi prostrai ai suoi piedi (dell'an
gelo)
p
er adorarlo. Ma egli mi disse: Guardati dal farlo. Io sono un servo come
te e come i tuoi fratelli che custodiscono la testimonianza di Gesu':
Adora Dio!
".
-

Neppure trova fondamento biblico la pratica di rivolgere preghiere a
Maria o ai Santi, richiedendo la loro intercessione a Dio, per ricevere la
salvezza dell'anima o qualche "grazia". Leggiamo ancora la
Parola di Dio:
Atti 4:12 - "In nessun altro e' la salvezza; perche' non vi
e' sotto il cielo
nessun altro
nome
(si
riferisce a Gesu')
che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo
essere salvati".
-

Giov. 16:23 - Gesu' dice: "In verita', in verita' vi dico che
qualsiasi cosa domanderete al Padre
nel Mio Nome
-

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, Egli ve la dara'".
1 Tim. 2:5,6 - "Infatti c'e' un solo Dio e anche un solo
Mediatore
tra Dio e gli uomini,
Cristo Gesu'
uomo, che ha dato Se stesso come prezzo di riscatto per tutti".
-

Ancora una volta ribadiamo che il non pregare Maria e i santi non
significa non credere nella loro esistenza o nel loro esempio di fede, ma
semplicemente mettere in pratica gli insegnamenti biblici.

 

 

 4. IL CULTO DELLE IMMAGINI

 

Nel secondo libro della Bibbia, l'Esodo, al cap. 20, troviamo scritto il D
ecalogo,
i Dieci Comandamenti dati da Dio a Mosè. Il secondo di questi
comandamenti così comanda:
"
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Non farti scultura, nè immagine
alcuna
delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque
sotto la terra.
Non ti prostrare davanti a loro
e non li servire, perchè Io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio
geloso"
(Es. 20:4,5). Sulla base di questo preciso ordine di Dio gli evangelici
rifiutano ogni forma di iconografia, cioè l'uso di immagini e statue cui
tributare culto di qualsiasi tipo. La venerazione delle immagini e delle
statue è peccato, è idolatria. In questo secondo comandamento è
vietato ogni genere ri rappresentazione, non solo quella degli astri, o
degli animali, o di altre cose che nell'antichità diventavano oggetto di
culto idolatrico, ma anche quella di Dio, che è Spirito, e non può dunque
essere rappresentato, e delle creature, cui non può essere tributato
alcun culto (Matt. 4:10).
 

La Chiesa Cattolica, che ha sempre incoraggiato o, nel migliore dei
casi, tollerato, il culto delle immagini, sa bene che questa pratica è in
contrasto con il comandamento di Dio
, tanto è vero che, nella presentazione del
Decalogo
, il secondo comandamento è stato soppresso e, per lasciare inalterato
il numero dei Comandamenti, l'ultimo è stato "sdoppiato". Il
testo originale del decimo comandamento è infatti:
"Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare la
moglie del tuo prossimo, nè il suo servo, nè la sua serva, nè il suo bue,
nè il suo asino, nè cosa alcuna del tuo prossimo"
(Es. 20:17), come ognuno può verificare anche consultando una Bibbia
di edizione cattolica. La lista dei Dieci Comandamenti invece presenta
un nono comandamento che dice: "Non desiderare la donna
d'altri" e un decimo che dice: "Non desiderare la roba
d'altri", in evidente difformità con il testo biblico.
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A volte si dice agli evangelici: "Ma voi avete una fotografia di
vostro padre o di vostra madre che non sono più. Dunque, che male c'è
ad avere una immagine del Signore?". Rispondiamo: "Dio
è Spirito; e quelli che l'adorano
bisogna
che l'adorino in spirito e verità"
(Giov. 4:24). Se Dio è spirito, come già detto, non può essere
raffigurato in alcuna maniera, nè abbiamo alcuna immagine di Gesù
uomo: è l'immaginazione del pittore o dello scultore che produce questa
o quella effigie. Dunque le immagini non possono avere neppure valore
storico raffigurativo. E il verso citato sopra ci insegna chiaramente che il
culto da rendere a Dio deve essere di natura spirituale ed esclude
dunque la possibilità di tributare atti di culto anche ad oggetti come la
croce o il rosario o ad edifici come chiese, cappelle, edicole votive, ecc.
Lo stesso dicasi per le immagini di Maria o dei Santi, circa il culto dei
quali rimandiamo al tema 3 di questa sezione.
 

La Chiesa Cattolica sostiene che le immagini servono solo ad
"aiutare" la comunione con Dio e che in ogni caso il culto va
solo a Dio e non alla "materia", ma l'esperienza dimostra
che è molto facile per l'uomo scivolare nell'idolatria del culto delle
immagini e che per evitare questo pericolo l'unica cosa da fare è
l'osservanza stretta del secondo comandamento.
 

La stoltezza dell'uomo che si rivolge ad una statua muta è
mirabilmente espressa nel passo di Isaia 44:9-20, che invitiamo i lettori
a leggere integralmente e di cui riportiamo uno stralcio: "...si fa
la scelta fra gli alberi della foresta, si piantano dei pini che la pioggia fa
crescere. Poi tutto questo serve all'uomo per fare fuoco, ed egli ne

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prende per riscaldarsi, ne accende anche il forno per cuocere il pane; e
ne fa pure un dio e lo adora, ne scolpisce un'immagine, davanti alla
quale si inginocchia. Ne brucia la metà col fuoco, con l'altra metà
prepara la carne, la fa arrostire e si sazia. Poi si scalda e dice: - Ah, mi
riscaldo, godo a veder questa fiamma! - Con l'avanzo si fa un dio, lo
adora, lo prega e gli dice: - Salvami, perchè tu sei il mio dio! - Non
sanno nulla, non capiscono nulla; hanno impiastrato loro gli occhi
perchè non vedano, e il cuore perchè non comprendano. Nessuno
rientra in se stesso e ha conoscimento e intelletto per dire: - Ne ho
bruciato la metà nel fuoco, sui suoi carboni ho fatto cuocere il pane, vi
ho arrostito la carne che ho mangiato; con il resto farei un idolo
abominevole?
Mi inginocchierei davanti ad un pezzo di legno?
 

Riguardo poi alle presunte manifestazioni miracolose legate ad
immagini o statue che "piangono", "sanguinano",
ecc. il nostro scetticismo è assoluto: molte volte si è chiaramente
dimostrato che tali fenomeni non sono reali, perchè sono il frutto di
psicosi collettive o di azioni fraudolente di persone in mala fede. Se poi
qualcuno di questi fenomeni non dovesse essere di natura spiegabile in
termini scientifici o razionali, non si potrebbe comunque attribuire a Dio,
perchè Dio non può contraddire la Sua Parola, non può
incoraggiare con segni miracolosi quel culto delle immagini che Egli
stesso con tanta chiarezza e precisione proibisce.
 
 

 

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5. IL SACRIFICIO DELLA MESSA

 

Che differenza c'è tra il "Culto" evangelico e la
"Messa" cattolica? E' solo una questione di termini diversi o
ci sono differenze sostanziali? L'uno e l'altra sono il momento più
importante dell'espressione comunitaria della fede dei credenti. Nell'uno
e nell'altra si trovano elementi comuni come la preghiera, il canto, la
lettura della Bibbia, la predicazione della Parola e questo potrebbe far
pensare che in fondo si tratti della stessa cosa.
 

In realtà le differenze sono molte e profonde e questo anche in quei
campi che sembrano presentare analogie. Per esempio, nella preghiera
ci sono invocazioni a Maria, ai Santi, agli Angeli, cosa che gli evangelici
non condividono. Così pure le preghiere innalzate "in
suffragio" delle anime dei defunti, pratica non condivisa, perchè in
contrasto con l'insegnamento delle Scritture. Il fatto che nella Messa la
lettura dei testi biblici e la conseguente meditazione seguano schemi
liturgici e calendarizzazioni rigide, limita fortemente la libertà dello
Spirito Santo nella Sua opera di guida, di ammaestramento, di
consolazione all'interno della Chiesa. Quanto è lontana la celebrazione
"statica" della Messa dalla visione "dinamica" del
culto neotestamentario, così come è presentato nel libro degli Atti e
nelle Epistole! E potremmo continuare.
 

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Dottrina cattolica e dottrina evangelica a confronto

Ma oltre a tutto ciò, c'è una differenza ancora più sostanziale che
rende il culto cattolico della Messa diverso da quello evangelico. Infatti,
secondo la dottrina cattolico-romana, la Messa è un sacrificio
propiziatorio che rinnova il sacrificio di Cristo. Questo è in contrasto con
il chiaro insegnamento della Bibbia: "(Gesù) ...non ha ogni
giorno bisogno, come gli altri sommi sacerdoti, di offrire dei sacrifici
prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo; poichè Egli ha fatto
questo
una volta
per sempre
quando ha offerto se stesso"
(Eb. 7:27). Ed ancora:
"Cristo non è entrato in un luogo santissimo fatto da mano
d'uomo, figura del vero; ma nel cielo stesso, per comparire ora alla
presenza di Dio per noi;
non per offrire se stesso più volte,
come il sommo sacerdote...; ma ora,
una volta sola
, ...è stato manifestato per annullare il peccato con il Suo
sacrificio"
(Eb. 9:24-26). Il sacrificio di Cristo è stato unico: Gesù si è offerto una
volta e per sempre quando è morto sulla croce, al Golgota.
 

Strettamente legata al significato della Messa è la dottrina della trans
ustanziazione
, secondo la quale nel momento della consacrazione dell'ostia, la
sostanza del pane e del vino viene cambiata nel corpo e nel sangue di
Cristo. Tale tradizione cominciò ad introdursi nella Chiesa intorno al 380
d.C. e divenne dogma di fede nel 1215. Come è noto, questa dottrina
trae origine dalle parole di Gesù:
"Questo è il mio corpo... questo è il mio sangue..."
pronunciate in occasione della celebrazione dell'Ultima Pasqua e
dell'istituzione della Santa Cena. Quando Gesù pronunciò queste
parole, era presente in carne ed ossa e dunque è chiaro che bisogna
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intenderle in un senso figurato, simbolico, nello stesso modo in cui
intendiamo altre parole di Gesù:
"Io sono la via... Io sono la porta... Io sono la luce..."
e così via. Gesù aveva già parlato del valore simbolico del Suo corpo e
del Suo sangue (Giov. cap.6), senza fare riferimento al pane e al vino
dell'Ultima Cena.
 

Quanto detto non vuole sminuire il profondo significato spirituale della
S. Cena, che parla di comunione con il Signore e di comunione fraterna
(1 Cor. 10:16,17). Tuttavia crediamo che pane e vino non mutano di
sostanza, ma restano simboli sacri del sacrificio di Cristo fatto una volta
per sempre: se pane e vino divenissero corpo e sangue di Gesù,
davvero si ripeterebbe il sacrificio di Gesù e questo non si accorda con i
passi biblici prima citati.
 
 

 

6. IL PURGATORIO

 

Parlando della condizione delle anime dopo la morte, la Bibbia non fa
mai alcun accenno ad un "luogo" intermedio chiamato

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Purgatorio. Sono indicate solo due possibilita': vita eterna o pene eter
ne.
L'aggettivo
eterno
non lascia adito a dubbi di sorta: si tratta di una condizione definitiva e
non transitoria.
 

Esistono nella Bibbia varie espressioni equivalenti per indicare la vita
eterna (Paradiso, Cielo, Gloria eterna, Nuova Gerusalemme, ecc.) e le
pene eterne (Stagno di fuoco, Geenna, Tenebre, ecc.), ma nelle Scare
Scritture non c'e' alcun riferimento ad una eventuale "terza
via". I brani in cui piu' specificamente si parla del giudizio finale e
del destino eterno delle anime sono:
 

Matteo 25:31-46 "Tutte le genti saranno riunite davanti a Lui ed
Egli separera' gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai
capri; e mettera' le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra...Questi
se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna".
 

Apocalisse 20:11-15 "Poi vidi un grande trono bianco e Colui
che vi sedeva sopra... E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al
trono. I libri furono aperti, e fu aperto anche un altro libro che e' il libro
della vita... E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu
gettato nello stagno di fuoco".
 

In entrambi questi passi si parla solo dell'alternativa tra la gloria
eterna e la perdizione eterna e cosi' in ogni altro brano che tratta questo
soggetto. Nella Parola di Dio non si parla di Purgatorio e cio' che non e'

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attestato dalla Bibbia e' privo di fondamento.
 

L'unico "purgamento" per i nostri peccati e' il sangue del
Signore nostro Gesu' Cristo ed e' un purgamento che dobbiamo
realizzare su questa terra, confessando a Lui le nostre colpe e
credendo nel perdono che Egli ha acquistato per noi con la Sua morte
sulla croce: "Se confessiamo i nostri peccati, Egli e' fedele e
giusto, per rimetterci i peccati e purgarci d'ogni iniquita'...Egli (
Gesu'
) e' il purgamento dei peccati nostri"
(1 Giovanni 1:9; 2:2 - Vers. Diodati). Chi crede in Lui ha vita eterna ed
accesso immediato al Regno dei Cieli. Il ladrone pentito che fu
crocifisso con Gesu' era carico di peccati ed avrebbe dovuto scontare le
sue colpe in Purgatorio per molto tempo ed invece si senti' dire dal
Signore:
"Io ti dico in verita' che
oggi
tu sarai con me in Paradiso"
(Luca 23:43). Oggi stesso! Quale parola puo' essere piu' autorevole di
quella del Signore?
 

La dottrina del Purgatorio, oltre che biblicamente priva di fondamento,
e' fuorviante e dannosa per la fede dei credenti per almeno due ragioni:
Implicitamente incoraggia un certo lassismo morale, con la
convinzione che ci sara' poi la possibilita' di purificarsi e scontare le
proprie colpe.
2.
Alimenta un deprecabile "mercato" di messe in
suffragio delle anime. Non dimentichiamo che proprio la vendita delle
indulgenze fu la causa scatenante della Riforma Protestante del XVI
secolo. se le anime potessero trare beneficio da preghiere ed atti di
1.

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culto, questo significherebbe che i ricchi avrebbero anche nell'al di la'
delle possibilita' in piu' e delle "corsie preferenziali" per
giungere alla meta della vita eterna. Ma tutto cio' e' assolutamente
estraneo al pensiero di Dio rivelato nelle Sacre Scritture.

Il sacrificio di Cristo e' assolutamente sufficiente per la salvezza delle
anime e nient'altro puo' o deve essere aggiunto a quel che Lui ha
compiuto.
 
 

 

7. IL PRIMATO DI PIETRO

 

Uno dei passi più controversi della Scrittura è il seguente: "Io ti
dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte
dell'Ades non la potranno vincere. Io ti darò le chiavi del Regno dei cieli;
tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che
scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli"
(Matt. 16:18,19). Da questo passo la Chiesa cattolica deduce che la
Chiesa è fondata su Pietro e che la dichiarazione di Gesù a Pietro
giustifica l'istituzione del papato.

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Una tra le regole fondamentali per una corretta esegesi biblica, cioè
per una corretta interpretazione del messaggio biblico, è quella di
confrontare tra loro passi che trattano lo stesso argomento, per potere
cogliere il significato più completo dell'insegnamento biblico, e ciò è
tanto più necessario quanto più il passo in questione è problematico.
Leggiamo dunque alcuni altri brani delle Sacre Scritture sul soggetto:
"Nessuno può porre altro fondamento che quello già
posto, cioè Cristo Gesù"
(1 Cor. 3:11).
"Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei
profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale
l'edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essre un
tempio santo nel Signore"
(Ef. 2:20,21).
"Accostandovi a Lui, pietra vivente, rifiutata dagli uomini,
ma davanti a Dio scelta e preziosa, anche voi, come pietre viventi, siete
edificati per formare una casa spirituale,... la pietra che gli edificatori
hanno rigettata
(Gesù) è diventata la pietra angolare" (1
Piet. 2:4-6).
-

Da questi passi si deduce senza ombra di dubbio che il fondamento
della Chiesa e dunque la pietra angolare è Gesù: la Chiesa è
fondata su Gesù Cristo e non sull'apostolo Pietro
. Pietro, come gli altri Apostoli ed i profeti, fanno parte del fondamento
della Chiesa in virtù della loro collocazione storica: non c'è dubbio che
gli Apostoli costituirono il primo nucleo della Chiesa cristiana e in
questo senso essi sono alla base dell'edificio che rappresenta la Chiesa
stessa. Il privilegio di essere alla base di questo edificio, comunque,
non appartiene solo a Pietro, ma è condiviso da tutti coloro che come
lui fecero parte della prima generazione di credenti cristiani. E'
significativo che nell'ultimo brano citato, proprio Pietro, l'autore
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dell'Epistola, ricordi che
Cristo è la pietra
, non se stesso, e che
tutti i credenti sono pietre viventi
nell'edificio spirituale della Chiesa. Dunque nessun privilegio o ruolo
particolare per Pietro.
 

La testimonianza biblica conferma che Pietro non ebbe un ruolo di
supremazia all'interno della Chiesa cristiana del I° secolo. Egli stesso,
in 1 Piet. 5:1, si rivolge ai conduttori della Chiesa con queste parole: &
quot;Esorto dunque gli anziani che sono tra di voi, io che sono anziano
con
loro...". Con
loro, non
sopra
di loro. Nessun primato, dunque, nessuna supremazia. Leggendo gli
Atti degli Apostoli, che ci danno il resoconto dei primi sviluppi della
Chiesa cristiana, vediamo che Pietro svolse una potente azione
evangelistica, ma non ebbe posizioni di primato, tanto che dovette
giustificarsi davanti agli altri Apostoli e ai cristiani di origine giudaica per
aver fatto battezzare il centurione Cornelio che era di origine pagana
(Atti 11:1-18). La comunità di Gerusalemme era guidata non da Pietro,
ma da Giacomo, che fu anche Moderatore della Conferenza di
Gerusalemme (Atti 12:17; 15:13,14). In una occasione fu aspramente
ripreso da Paolo (che neppure era uno degli Apostoli) per il suo
comportamento ritenuto ambiguo (Gal. 2:11-14). Tutto ciò dimostra che
Pietro non si trovava in una condizione di supremazia rispetto agli altri
Apostoli.
 

Non ci sono notizie storiche attendibili circa una sua presenza a
Roma, ma quand'anche questo fatto venisse accertato, ciò non sarebbe

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di per sè dimostrazione che egli sia stato il primo vescovo di Roma, o il
primo Papa. L'evoluzione dell'organizzazione della Chiesa fu talmente
lunga che non fu certo durante la vita di questo Apostolo che si stabilì
l'istituto del papato come lo conosciamo noi.
 

Per quanto riguarda la seconda parte del versetto citato all'inizio (&qu
ot;Io ti darò le chiavi del Regno dei cieli..."
), rimandiamo al tema n. 9 di questa sezione. In questa sede basti
notare che queste parole non furono rivolte solo a Pietro, ma in una
seconda occasione, anche agli altri Apostoli e ai discepoli in genere,
come ricordato in Matt. 18:18:
"Io vi dico in verità che tutte le cose che avrete legate sulla terra,
saranno legate nel cielo; e tutte le cose che avrete sciolte sulla terra,
saranno sciolte nel cielo".
Anche da questo brano si deduce quindi che
non ci fu alcun privilegio per Pietro
, nè alcuna investitura particolare per lui da parte di Gesù.
 

Se Pietro davvero avesse dovuto svolgere un ruolo da
"leader" tra gli Apostoli non ci sarebbe stata occasione
migliore per Gesù di dichiararlo apertamente quando gli fu posta,
proprio dagli Apostoli, la domanda su chi di loro fosse il maggiore (Luc.
22:24). Nessun riferimento a Pietro o a qualcun altro nella risposta di
Gesù, ma solo la promessa che a tutti loro sarebbe stato dato il regn
o
da
parte del Padre.
 
 

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8. IL SACERDOZIO UNIVERSALE DEI CREDENTI

 

La Chiesa Cattolica fa distinzione tra il clero e i laici: da una parte
coloro che hanno ricevuto una
chiamata particolare
e che, mediante il sacramento dell'
ordine
entarno a far parte della "Chiesa docente"; dall'altra i
semplici fedeli, la "Chiesa discente", che impara.
Nella Bibbia questa distinzione non esiste
.
 

Già nell'Antico Testamento, quando fu istituito il sacerdozio levitico,
Dio, parlando al Suo popolo dice: "... mi sarete un regno di sace
rdoti
, una nazione santa"
(Es. 19:6), intendendo sottolineare la "vocazione" spirituale
di
tutto il Suo popolo
. Questo concetto viene ripreso nel Nuovo Testamento in 1 Piet. 2:9:
"Voi siete una stirpe eletta, un
sacerdozio regale
, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perchè
proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua

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luce meravigliosa"
e in Apoc. 1:5,6:
"A Lui che ci ama, e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo
sangue, che ha fatto di noi un regno e dei
sacerdoti
del Dio e Padre Suo, a lui sia la gloria e la potenza nei secoli dei secoli.
Amen".
Questi versetti costituiscono la base biblica per quella che in ambito
evangelico viene definita la dottrina del
sacerdozio universale dei credenti.
 

Secondo il ministerio sacerdotale istituito da Dio nell'Antico
Testamento, i sacerdoti erano abilitati ad offrire i sacrifici a Dio, erano
chiamati a svolgere un'attività di intercessione a favore del popolo,
erano depositari e maestri della Legge. Alla luce del Nuovo
Testamento, queste sono prerogative di tutti i credenti. Infatti in Gesù è
stato abolito il sacerdozio levitico, come è ampiamente spiegato
nell'Epistola agli Ebrei, giacchè tutte le disposizioni della Legge erano
solo "figura" profetica della realtà spirituale che in Cristo si è
realizzata (Eb. 10:1,9).
Oggi tutti i credenti sono chiamati ad offrire sacrifici a Dio: &qu
ot;Per mezzo di Gesù, dunque, offriamo continuamente a Dio un
sacrificio di lode: cioè il frutto di labbra che confessano il Suo
nome"
(Eb. 13:15).
-

Oggi tutti i credenti sono chiamati a svolgere attività di
intercessione:
"... pregate gli uni per
gli altri affinchè siate guariti; la preghiera del giusto ha una grande
efficacia"
(Giac. 5:16).
-

-

Oggi tutti i credenti sono chiamati a prendere parte attiva al
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culto, con un contributo personale autonomo, secondo il dono ricevuto
da Dio:
"Infatti tutti potete profetare a
uno a uno, perchè tutti imparino e tutti siano incoraggiati"
(1 Cor. 14:31).
Oggi tutti i credenti sono chiamati ad essere fonte di
ammaestramento ed esortazione reciproca:
"... esortatevi a vicenda ogni giorno..."
(Eb. 3:13).
-

Oggi tutti i credenti sono chiamati ad essere testimoni della
verità, evangelisti e predicatori della fede in Cristo che salva, senza
bisogno di conseguire un diploma di teologia:
"Voi siete una stirpe eletta, un
sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato,
perchè proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla
sua luce meravigliosa"
(1 Piet. 2:9).
-

E' vero che alcuni credenti hanno ricevuto da Dio un ministerio
particolare: "E' Lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come
profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori"
(Ef. 4:11), ma
questo non fa di loro una categoria a parte.
 

Vale la pena spendere qualche parola sul celibato dei preti. Anche di
questa regola non c'è alcuna traccia nella Bibbia. E' noto che Pietro era
sposato e fu chiamato da Gesù in questa sua condizione (Matt. 8:14)
ed anche altri apostoli erano sposati (1 Cor. 9:5). Paolo incoraggia il
celibato per potere essere dedicati all'opera del Signore a pieno tempo,
ma raccomanda pure di sposarsi per evitare di soccombere alle
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passioni della carne (1 Cor. 7:9). Tra i requisiti richiesti per essere
conduttore di chiesa non è previsto il celibato, anzi si mette l'accento
sul fatto che il pastore sia in una condizione matrimoniale conforme
all'insegnamento biblico e sia un buon padre di famiglia (1 Tim. 3:2,4,5).
Viene condannato il falso insegnamento che vieta il matrimonio per
presunte ragioni di carattere religioso (1 Tim. 4:3).
 

Quanti mali ha prodotto l'imposizione del celibato ai preti è cosa nota
a tutti: immoralità, pedofilia, uso distorto della confessione (che in ogni
caso rifiutiamo), rinuncia al sacerdozio per i più onesti. Sono i risultati
dell'avere imposto dei pesi che la Parola di Dio non prevede e quando
si va fuori dell'insegnamento biblico i risultati non possono che essere
negativi.
 
 

 

9. LA CONFESSIONE AURICOLARE

 

Della confessione auricolare, cioè della confessione privata resa in
segreto ad un ministro di culto per richiedere la'ssoluzione dei peccati,
nella Bibbia non c'è traccia

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.
 

Non c'è persona che non pecchi davanti a Dio e dunque la
confessione dei peccati è essenziale per ristabilire la relazione di
comunione con Dio che il peccato interrompe. L'insegnamento della
Scrittura riguardo a questo soggetto è chiaro perchè viene sottolineata
con forza l'importanza della confessione: "Chi copre le sue
colpe non prospererà, ma
chi le confessa e le abbandona
otterrà misericordia"
(Prov. 28:13);
"
Se confessiamo i nostri peccati
, Egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni
iniquità"
(1 Giov. 1:9).
 

Per la Bibbia è implicito che la confessione debba essere resa a
Dio
. Gesù ci ha insegnato a dire nel Padre nostro:
"Perdonaci i nostri peccati, perchè anche noi perdoniamo ad ogni
nostro debitore"
(Luc. 11:4). Leggiamo pure della confessione di Davide:
"Davanti a Te ho ammesso il mio peccato"
(Sal. 32:5), di Daniele:
"Feci la mia preghiera e la mia confessione al Signore, al mio
Dio"
(Dan. 9:4) e di altri ancora: si tratta sempre di
confessioni fatte a Dio
.
 

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Qunado i Farisei criticarono Gesù perchè disse al paralitico di
Capernaum: "Figliolo, i tuoi peccati ti sono perdonati" si
chiesero l'un l'altro:
"Chi può perdonare i peccati se non uno solo, cioè Dio?"
(Mar. 2:5,7). Gesù non negò la verità di questa affermazione, avevano
ragione quindi i Farisei nel credere che
solo Dio può rimettere i peccati
, ma rivendicò per Sè il diritto di poter rimettere i peccati in virtù della
Sua divinità.
 

La Scrittura presenta dei casi di confessione collettiva o pubblica:
-

"... accorrevano a lui, ed erano battezzati da lui nel fiume

Giordano, confessando i loro peccati"

(Matt. 3:6).

"Molti di quelli che avevano creduto venivano a
confessare e a dichiarare le cose che avevano fatte"
19:18).
-

(Atti

E' evidente che queste confessioni non erano rese allo scopo di
ricevere un'assoluzione, quanto piuttosto come testimonianza del
proprio ravvedimento e dell'opera della grazia.
 

L'esortazione "Confessate dunque i vostri peccati gli uni agli
altri"
(Giac. 5:16) mette tutti i credenti sullo stesso
piano e non c'è dunque una parte della Chiesa (il clero) abilitata a
ricevere le confessioni degli altri. In ogni caso, poi, questa esortazione
intende spronare i credenti ad ammettere umilmente i propri errori, e a

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chiedere perdono ai fratelli per le colpe arrecate. L'importanza di questa
confessione tra fratelli e della concessione del perdono reciproco è
sottolineata dal passo di Matt. 18:18:
"I
o vi dico in verità che tutte le cose che legherete sulla terra, saranno
legate nel cielo; e tutte le cose che scioglierete sulla terra, saranno
sciolte nel cielo".
Il Signore ci chiede di esercitare la misericordia ed il perdono su questa
terra, se non vogliamo che i rancori e la mancanza di armonia che
caratterizzano tante volte i nostri rapporti con i fratelli sulla terra ci
ritrovino nel cielo a nostra condanna. Quindi anche in questo caso
non c'è alcun riferimento alla confessione auricolare
, nè ad una presunta "delega" fatta dal Signore ai ministri di
culto circa la concessione dell'assoluzione che solo Lui può dare.
 

Per completezza di trattazione vale la pena sottolineare che il passo
di Matt. 18:18 appena citato, unitamente a Matt. 16:19 e Giov. 20:22,23,
evidenziano, fra l'altro, anche l'autorità concessa agli apostoli e, più in
generale, ai credenti, di poter pronunciare un "verdetto" di
condanna o di assoluzione in casi eccezionali. Ne troviamo esempi
nella condanna espressa da Pietro nei confronti di Anania e Saffira o di
Simon Mago, o in quella decretata da Paolo, in sintonia con
l'assemblea di Corinto per il credente della stessa comunità
macchiatosi di grave immoralità. L'autorità apostolica può anche
esplicitarsi in queste forme, ma anche in questi casi siamo ben lontani
dalla pratica della confessione auriolare e della conseguente
assoluzione e/o prescrizione di penitenza. D'altronde questa pratica fu
ammesa ufficialmente nella Chiesa Cattolica solo nel 1225 e questo
dimostra quanto fosse lontana la prassi insegnata dalla Bibbia da
quella diventata poi di uso comune
.

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