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ES 7 8 Luglio Agosto 2014 web .pdf



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Titolo: Layout 1

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N. 7 - luglio-agosto 2014

Lo strabismo d’amore
dell’Unicef
geom. Christian Palombizio
Impresa Edile

Tel. 0864.271379 - Cell. 349.4262328
Via Adda, 57 - Pratola Peligna (AQ)

via isonzo, 4 - 67035 pratola peligna (aq)
mobile: (+39) 393 48 98 532
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Edizione Straordinaria
Mensile della Valle Peligna e non solo...
ed_straordinaria@libero.it
Direttore responsabile
Simona Pace
pacesimona@hotmail.it
Direttore editoriale
Antonio Vivarelli
tonywiller@yahoo.it
Redazione
Luisa D’Avolio, Michele Taddei,
Valentina Latini, Alessia Fistola,
Veronica Pacella, Cristina Palombizio,
Antonio Secondo, Carlo Liberatore,
Andrea D’Andrea, Silvio Don Pizzica,
Riccardo Merolli, Antonio Casasanta,
Brunella Campea, Antonella Pal
Contributi
Ennio Bellucci
Alessio Di Benedetto
Lucia Petitti
Editore
Ass.ne Culturale “Eventi Dok”
Via XXIV Maggio, 47 - Pratola Peligna (AQ)
Grafica, impaginazione e stampa
Ars Grafica Vivarelli - Pratola Peligna (AQ)
Registr. Tribunale Sulmona N. 90/1988
Per vostra la pubblicità: 346.0336946

Edizione Straordinaria

EDITORIALE

O



ltre duecento ettari di terreno agricolo mai utilizzato e la
previsione che nel 2018 la domanda di cibo nel mondo
supererà l’offerta. Un fenomeno da arginare che ha portato i
Comuni, parte dell’associazione Terre dei Peligni (Roccacasale,
Corfinio, Vittorito, Raiano, Prezza), ad inserire nel progetto
Fas “Percorsi Peligni” quello più specifico di “Cibo dei Peligni”.
Perché, oltre a valorizzare il territorio a nord della Valle
Peligna, quello a cui si punta è il turismo enogastronomico
che muove, più del resto, i visitatori. Dopo una visita al parco
avventura, una passeggiata a cavallo o una escursione in
montagna alla fine il turista si siede a tavola. E cosa mettere
nel piatto se non una “buona” serie di cibi autoctoni? Non
solo. La rivoluzione enogastronomica dovrà coinvolgere
anche gli stessi abitanti della valle per arginare l’avanzata della
grande distribuzione. Così Terre dei Peligni ha presentato
qualche giorno fa il progetto che vuole far leva sui giovani
con “Garanzia giovani” (pag. 13). Ed effettivamente una
buona fetta di loro, in Valle Peligna, memori di esperienze
universitarie, non del tutto, gratificanti, torna ad occuparsi
della terra. Tre i tipi di azienda alle quali saranno destinate le
risorse: orti periurbani, aziende per il confezionamento di
prodotti, aziende zootecniche. Il marchio Terre dei Peligni
farà, inoltre, da supporto all’e-commerce dei prodotti, pronti
ad altre destinazioni. Progetto interessante che non aspetta
altro se non la firma sugli accordi di programma quadro,
passo obbligato per l’erogazione dei fondi Fas. Ora, se di
tempo da perdere non ce n’è, gli amministratori continuano
a perderne. Il neo governo in Regione sembra confuso, ma
promette di accelerare la firma degli Apq. La linea “Garanzia
giovani” va benissimo, però limita l’accesso agli under 29.
Gli altri giovani (ma non abbastanza), oltre i 30, nuovi “esodati”,
restano esclusi, vittime di un sistema che ha promesso e non
ha mantenuto. Impossibilitati all’accesso, non solo di questo,
ma di altri bandi. Niente di così sorprendente, in fondo
viviamo in un’epoca in cui le statistiche sull’occupazione
giovanile si riferiscono ad una fascia di età tra i 15 ed i 24
anni, gli anni della formazione per intenderci. Un “paradosso”
fuori dalla realtà socio-economica attuale. E che sia la realtà
dei fatti, questa volta, la leva dello sviluppo per non lasciare
indietro nessuno. Dopo le promesse non mantenute, si lasci,
ora, la possibilità di rimettersi almeno in discussione.
Simona Pace

ES - LUGLIO/AGOSTO 2014

3

Convenzione sul
controllo analogo Cogesa,
parola alla Commissione
I soci non sottoscrivono il documento presentato da Sulmona
e delegano una squadra per eventuali osservazioni.
De Crescentiis: “Entro agosto approvazione nei rispettivi Consigli”.
Goti sostiene la presenza del criterio della prevalenza dell’attività
sui soci: “Il Tar ha sbagliato”

L

e parole della minoranza,
in Commissione ambiente
a giugno e successivamente in
Consiglio comunale, risuonano
quasi come una premonizione.
Alcuni consiglieri di opposizione
lo avevano annunciato che l’iter
di approvazione della Convezione
Cogesa avrebbe potuto subire
un blocco tale da ritardare le
procedure di esternalizzazione
del servizio rifiuti per Sulmona.
Nell’assemblea dei soci, avvenuta
l’11 luglio scorso, in effetti, il

4

ES - LUGLIO/AGOSTO 2014

primo cittadino, Peppino Ranalli,
non è riuscito a far sottoscrivere
il documento e l’incontro si è
concluso con la formazione di
una Commissione paritetica
(composta dai sindaci di Sulmona,
Pratola, Campo di Giove, uno
della Valle Subequana e vari tecnici)
che si è riunita già in due incontri
per analizzare la Convenzione
presentata dall’amministrazione
sulmonese ed apportare eventuali
modifiche. L’esternalizzazione
del Cogesa, quindi, potrebbe

slittare ancora. «Ci siamo dati tempi
stretti -spiega il primo cittadino di
Pratola, Antonio De Crescentiismassimo due riunioni, entro agosto,
e poi tutti i Comuni dovranno
approvare il documento in
Consiglio comunale». Prima, però,
il documento dovrà essere ratificato
dall’assemblea dei soci. Sui ritardi
che si vanno accumulando la
pensa diversamente l’assessore
all’Ambiente del Comune di
Sulmona, Stefano Goti, ancora
fiducioso che l’iter volga al termine
agli inizi di agosto. «Il gruppo di
lavoro ha verificato se ci sono i
mezzi per avviare un controllo
più serrato del Cogesa -spiega
Goti- ed effettivamente hanno
riscontrato che all’interno c’è
tutto visto che le modifiche
apportate sono state minime».
Dubbi erano scaturiti dalla
sentenza del Tar con la quale è
stato bocciato, il 10 luglio,
l’affidamento in house del
comune di Castel di Sangro al
Cogesa sotto ricorso della Undis
Servizi srl, altra azienda del
settore. Le motivazioni alla base
della decisione del tribunale
amministrativo sono ricondotte
all’assenza, al momento, di un
reale controllo analogo congiunto
e alla non prevalenza dell’attività
del Cogesa (società pubblica e
partecipata) nei confronti dei
suoi soci, 37 Comuni in tutto,
attualmente ferma al 55 per cento
di contro l’80 richiesto dalla
normativa europea (diventata di
riferimento dopo l’abrogazione,
per incostituzionalità, della legge
italiana). Se sul primo punto

effettivamente, al momento, il
controllo sul Cogesa si può
definirlo virtuale, dall’altro il
calcolo della prevalenza
dell’attività tra i soci sarebbe
roba da rifare.
L’attività svolta dal Cogesa si divide
in “raccolta e spazzamento”
effettuata tra i Comuni soci
(esclusi Sulmona e Pratola) e
“trattamento e messa in discarica”
anche in favore dei non soci, nel
rispetto della legge di “prossimità”
che obbliga la società a ricevere i
rifiuti dai comuni vicini.
La somma del fatturato delle due
attività, quindi, non consente il
raggiungimento dell’80 per cento
di attività prevalente tra i soci,
pre-condizione dell’affidamento
in house. Tuttavia l’attività svolta
a favore dei non soci va, di fatto,
sottratta poiché il Cogesa è
obbligato a svolgerla in
riferimento alla legge suddetta.
In questo modo, quindi, la soglia
della prevalenza è raggiunta e
uperata, e uno dei criteri, alla
base dell’affidamento in house,
salvo. L'assessore Goti inoltre
solleva un’altra questione ossia
quella dell’attuale “illegittimità”
dei contratti in house della
maggior parte dei Comuni soci,
sempre secondo la normativa
vigente che prevede appunto che
la società sia pubblica, che ci sia
controllo analogo a quello
effettuato sui servizi gestiti
direttamente dall’ente pubblico
e che ci sia la prevalenza delle
attività svolte tra i soci. «Se entra
Sulmona i contratti sono salvi»
sostiene l’assessore in virtù del

conseguente aumento del fatturato
e della convenzione per il controllo
analogo congiunto.
Ma cos’è il controllo analogo
congiunto e come si esercita?
“Per controllo analogo si intende
un controllo gestionale e finanziario stringente e penetrante
dell’ente pubblico sulla società”
si legge sul documento. In pratica
quello a cui si aspira è un “potere
di direzione, coordinamento e
supervisione dell’attività del
soggetto partecipato, che non

possiede alcuna autonomia
decisionale in relazione ai più
importanti atti di gestione”. Il
controllo, inoltre, sarà congiunto,
cioè effettuato da tutti i Comuni
soci, grazie a determinati organi di
controllo: il Comitato di indirizzo
strategico e di controllo e l’Ufficio
del controllo analogo e congiunto.
Il Comitato, composto dai sindaci
o delegati (che possono essere
anche altri soci), dovrà riunirsi
almeno quattro volte all’anno
ed avrà il compito di “esprimere
un parere preliminare sulle
deliberazioni di competenza
dell’assemblea ordinaria dei soci”

salvo alcuni argomenti che
dovranno essere sottoposti a
preventiva autorizzazione del
Comitato. Tra essi: il bilancio,
assunzioni, investimenti,
acquisizione o dismissione di
immobili o azioni, definizioni
delle tariffe, modifiche aziendali
o del contratto di servizio, cambi
ai vertici aziendali, atti di
competenza dell’assemblea
straordinaria. Il Comitato, in
pratica l’organo “politico” i cui
componenti sono referenti nei
rispettivi Consigli, ha il compito
di verificare gli atti approvati ed
autorizzati e fornire relazione
semestrale. A coadiuvare il lavoro
del Comitato, come organo
“tecnico”, c’è l’Ufficio di controllo
analogo congiunto, punto di
raccordo tra le amministrazioni
comunali composto da dipendenti
designati dai soci, che deve
mettere in pratica il controllo
analogo sulla società.
Il funzionamento di entrambi
deve essere economicamente
sostenuto dal Cogesa, sempre in
base alla Convenzione.
L’esternalizzazione del servizio
rifiuti al Cogesa è, per Sulmona,
prioritaria. La gestione di tale
servizio, insieme alla manutenzione del verde pubblico, è una
questione che deve essere
assolutamente risolta per il bene
della città che ogni giorno mette
in mostra i segni di un servizio
inefficiente. Ad esso, inoltre, è
legato anche il destino di quaranta
operai che, con l’entrata di Sulmona,
grazie a patti sindacali pregressi,
saranno riassorbiti dal Cogesa.

ES - LUGLIO/AGOSTO 2014

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• STORIE

La presentore di
“Elastica-mente”
Tra arte orafa e psicologia

N

o, per otto mesi non hanno
valicato la soglia del Centro
di salute mentale come fatto, in
passato, ogni giorno. Per otto
mesi alcuni utenti, sei per
l’esattezza, sono stati attori di un
progetto che ha voluto, ed è
riuscito, a provare come la
creatività, il sentirsi utili, possa
contribuire ad un fattivo
reinserimento sociale.
È questo quello che la dottoressa
Mariachiara Pagone ha voluto per
i suoi pazienti, quelli del Centro
“Giuliana Fapore” di Sulmona.
Così, partendo dalla profonda
passione per l’arte, quella orafa in
particolare, la dottoressa si è data
da fare nell’ideare un progetto
che impegnasse queste persone
nella creazione di un prodotto
artigianale in un laboratorio
orafo, quello sulmonese di Alessio
Mancinelli.
Un lavoro di convinzione e
tenacia che l’ha ripagata
dell’impegno, grazie al supporto
del personale Csm. Il corso,
partito lo scorso ottobre e
conclusosi a giugno, ha portato
alla creazione non di anonimi
gioielli bensì delle care abruzzesi

6

ES - LUGLIO/AGOSTO 2014

presentose. Per rendere il più
chiaro possibile l’approccio dei
“novelli” all’arte orafa il corso è
stato organizzato in diverse fasi
partendo dalla teoria, con la
spiegazione delle tecniche
dell’oreficeria, e dalla storia della
presentosa. Nella seconda fase gli
utenti, carta e matita alla mano,
hanno avuto la possibilità di dare
libero sfogo alla propria creatività
disegnando i gioielli che si era in
procinto di creare passando,
successivamente, all’utilizzo della
strumentazione di base. Pinze e
tronchesine hanno contribuito,
in questo step, ad un approccio
più concreto al mondo
dell’oreficeria facendo acquisire
loro una certa manualità nella
gestione e nel modellamento dei
materiali. Quasi come un gioco,
dal filo di acciaio si è passati
all’osservazione della tecnica
della “fusione”, che tramite
trafilature conduce alla produzione
di filo e lastre d’argento. Mossi i
primi passi i “novelli” orafi sono
stati piacevolmente catapultati nel
modo della filigrana, fili d’argento
che si intrecciano fino alla creazione
di disegni che si ispirano allo stile

arabesco. Una tecnica tira l’altra
(traforo, taglio della gomma,
lucidatura, cilindro a gesso, ecc.)
i sei utenti si sono ritrovati in
men che non si dica ognuno con
il proprio gioiello, ma tutto
questo non bastava. La dottoressa
Pagone ha puntato ancora più in
alto cercando quel fattore in più
che rendesse quelle presentose
uniche, come il suo progetto. Ed
ecco la smaltatura con una serie
di colori che si sono rincorsi tra
gli intrecci in argento, a colpo di
pennello e pazienza, arrivando ad

un prodotto finale innovativo
che ha stupito tutti durante la
presentazione del progetto al
pubblico, avvenuta lo scorso
2 luglio. Ed è stata quella la sede
in cui “Elastica-mente”, questo il
nome del progetto, ha riscontrato
successo soprattutto tra gli
addetti del settore. Il coordinatore del settore psichiatrico della
Asl 1, Vittorio Sconci, è stato
piacevolmente sorpreso
dall’iniziativa della dottoressa
Pagone. «Io ho solo avuto il merito
di aver trovato qualche piccolo
fondo -ha dichiarato- ma se non
ci fosse stato l’amore della
dottoressa i soldi non sarebbero
serviti a nulla. Soltanto l’anima
riesce a tradurre in pratica». Il
merito, quindi, è quello di essersi
messi in discussione sfidando, se
si vuole, pregiudizi che vogliono
le persone affette da qualsivoglia
patologia psichiatrica ai margini
della società. Con Elastica-mente
la situazione si è del tutto ribaltata
perché gli utenti sono stati

inseriti all’interno di un
“normale” contesto sociale.
«Persone solitamente etichettate
da una malattia- ha continuato
Sconci- hanno trovato una
identità inserita in un contesto
sociale». Da qui la richiesta,
più che legittima, al sindaco di
Sulmona, Peppino Ranalli, di
trovare una sede alternativa
all’attuale Csm il quale versa in
condizioni pietose, e che mesi fa
era stato addirittura chiuso dopo
una ispezione dei Nas. In questo
senso, l’annuncio, avvenuto nei
giorni scorsi, dell’inserimento nel
patrimonio comunale della
caserma “Cesare Battisti” sembra
calare a pennello. Il trasferimento
di uffici della Asl 1 al suo interno
è, per di più, una richiesta
proveniente da più parti e Csm
e reparto di neuropsichiatria
infantile sono, al momento, i più
bisognosi. D’altronde Ranalli lo
ha lasciato intendere che il
trasferimento in una sede
centrale del Csm poteva essere

cosa fattibile.
A riguardo una risposta arriverà
nei prossimi mesi. Elastica-mente,
quindi, oltre ad aver dato
positivamente risalto ad una
realtà, solitamente al margine
della società, ha avuto il primato
nell’intraprendere anche uno
sbocco lavorativo per gli utenti.
Sconci, infatti, oltre ad
impegnarsi pubblicamente
nel reperimento di fondi con
l’obiettivo di dare seguito
al progetto, ha, in separata sede,
lasciato intendere che ha tutte le
potenzialità per trasformarsi in
una vera e propria realtà
professionale in cui inserire
i pazienti. Come i metalli anche
le menti si possono plasmare,
basta avere gli attrezzi giusti. ■

ES - LUGLIO/AGOSTO 2014

7

È il caso ad esempio del Parco
Fluviale, che a seguito di un
investimento di 120 mila euro,
sta per essere ridonato alla città
(riapertura 7 agosto), pronto ad
ospitare manifestazioni di ogni
tipo. In progetto vi è, inoltre,
il restauro del Teatrino di Via
Quatrario, in quel di Porta
Bonomini, troppo a lungo
dimenticato dall’ex amministrazione
Federico (sono passati quattro
anni dalla sua chiusura) e ad oggi
nella lista dei lavori previsti, con
lo stanziamento di 50 mila euro
per ripristinare le condizioni
igienico sanitarie e gli impianti,
per un mese di lavoro in tutto.
Il primo punto all’ordine del
giorno rimane comunque quello
di ultimare i lavori dell’Abbazia
Celestiniana, importante struttura
ricettiva cittadina e impeccabile
arena per l’organizzazione di
concerti, rappresentazioni teatrali,
convegni e simili. Lo stanziamento
complessivo, da parte della
Soprintendenza, di 550 mila euro
per donargli nuova vita sembrano
dare i suoi frutti, nonostante il
termine dei lavori sia fissato per il
2015. Come dire, gli spazi ci
sono (o quasi), non resta ora che
attendere delle buone proposte in
merito agli eventi.
“La cultura non la fa chi siede a
Palazzo San Francesco, ma gli
stessi cittadini” spiega l’assessore
ai lavori pubblici Stefano Goti.
Eppure ci si chiede ancora come
mai gli organizzatori dell’Amref
Reggae Festival prima, e del
Summer Break Festival poi,
abbiano entrambi deciso di
di Antonio Secondo
spostare i loro eventi da Sulmona a
Pratola Peligna. “Altrove ti aprono
l consueto ritardo nella
redatto ad estate inoltrata.
presentazione del cartellone
Ammettiamolo: la città soffre da le porte -commenta Lorenzo Gizzi,
curatore del Summer Break
estivo scandisce anche
tempo di una forte carenza in
Festival-. Qui invece è tutto
quest’anno l’inizio della calda
merito all’organizzazione di
difficile”. Uscire dal preconcetto
stagione sulmonese. Mentre da
eventi culturali, ma sembra
che per “cultura” non si intenda
un lato si continua a parlare di
questo un qualcosa destinato a
solo grandi eventi come la Giostra
unificare gli eventi in tutti i comuni cambiare. I lavori per rendere
Cavalleresca sembra quindi divenire
della Valle Peligna, dall’altro ci si nuovamente operativi spazi
chiede come sia possibile realizzare destinati alla cultura, che fino ad per tutti la nuova priorità, che
fortunatamente non necessita di
un solo cartellone se quello del suo oggi operavano a singhiozzo o
capoluogo, che dovrebbe essere
non operavano, sono attualmente alcun finanziamento, ma solo di
Sulmona, venga puntualmente
in corso o in fase di progettazione. un po’ di lungimiranza.

Spazi culturali in corso
di valorizzazione
Parco fluviale verso la riapertura e a breve
lavori anche nel Teatrino di via Quatrario

I
8

ES - LUGLIO/AGOSTO 2014

in rosa

di Luisa D’Avolio

Lotta alla violenza
di genere, pura teoria
Che fine faranno i 18 milioni di euro a
disposizione del Governo Renzi per la lotta alla
violenza di genere, per il momento, è cosa
ignota. Questi fondi restano inutilizzati
nonostante l'approvazione, nel 2013, di un
decreto “per la realizzazione di azioni a sostegno
delle donne vittime di violenza” e lo
stanziamento di 10 milioni di euro per ciascun
anno fino al 2016.
Non che non ci sia un piano. Il Governo
italiano ha messo a bilancio di sfruttare, entro il
solo 2014, 10 milioni di euro per il Piano di
azione straordinario contro la violenza sessuale e
di genere; 7 milioni per l’assistenza sul territorio
alle donne e ai figli vittime della violenza
domestica; 700mila euro per le attività di
contrasto e prevenzione (stalking) e 300mila per
la macchina “burocratica” (statistiche e banche
dati sui servizi).
Unico ostacolo all'attuazione del Piano del
Governo? Il Governo stesso. Il decreto prevede,
infatti, che sia il “il ministro delegato per le pari
opportunità” ad occuparsi della gestione dei
fondi, peccato però che, ad oggi e contrariamente ai suoi predecessori, Renzi abbia tenuto
per sé la delega e non abbia pensato ad
assegnare nemmeno una piccola fetta dei 18
milioni (di cui 8, sono già i milioni di euro non
utilizzati nel 2013).
Questo Governo conferma di essere più abile
nella teoria che nella pratica. In teoria, abbiamo
a disposione una notevole somma di denaro per
cercare di arginare questa gravissima piaga
sociale; in pratica, invece, questi soldi restano
appesi al palo mentre i centri antiviolenza sono
costretti a chiudere ed i casi di violenza a
reiterarsi. Manca solo una firma.

Mardin e Kilis,
mete della tolleranza
interculturale
Open Space si aggiudica altri
due progetti europei in Turchia
Saranno Celestino V e Beato Mariano le figure di
riferimento che, l’associazione di Roccacasale Open
Space, ha intenzione di portare in Turchia a Mardin,
dal 9 al 16 ottobre, nell’ambito del progetto europeo
“Religion Park”. Il gruppo roccolano, impegnato
nell’implementare gli scambi culturali in Europa e nel
Mondo, si è aggiudicato, infatti, altri due bandi, tra cui
quello destinato al confronto delle culture religiose.
“Si tratta di una opportunità per far conoscere due figure
di rilievo appartenenti al territorio peligno -spiega il
presidente dell’associazione Enrico Pace- e di
conseguenza valorizzare il territorio che sta puntando
decisamente verso il turismo, anche religioso. Inoltre
potrebbe essere un modo per riavvicinare i giovani alla
spiritualità”. Non solo. Obiettivo di questo progetto,
che trova in Mardin un crocevia tra diverse religioni, è
quello dell’insegnamento alla tolleranza distruggendo
tutti i pregiudizi che limitano la coesione interculturale.
L’altro progetto “Full rights of immigrants” si concentra,
invece, sulla tolleranza nei confronti degli immigrati.
Il campo si svolgerà a Kilis, sempre in Turchia, dal 2 al 9
ottobre, con l’obiettivo di scardinare i concetti di
razzismo e discriminazione. I due campus coinvolgeranno
42 partecipanti ciascuno provenienti da Italia, Ungheria,
Romania, Macedonia, Polonia, Bulgaria, Slovacchia e
Turchia, con rimborso del 70 per cento da parte
dell’Unione Europea. “Stiamo cercando giovani dai 18
ai 25 anni -conclude il presidente- intenzionati a lavorare
vivendo delle esperienze uniche a contatto con coetanei
diversi nella cultura, ma che condividono tutti i valori di
tolleranza e uguaglianza tra i popoli”.

ES - LUGLIO/AGOSTO 2014

9

• DAL CAPOLUOGO

Progetto Sprar, oltre le barriere culturali
A Castel Del Monte i rifugiati, in attesa di ottenere lo status,
impegnati nei laboratori caseari ed artigiani
di Cristina Palombizio

I

l Sistema di Protezione per
Richiedenti Asilo e Rifugiati
(Sprar) è costituito dalle reti degli
enti locali che con il finanziamento
del Ministero degli Interni
realizzano progetti di accoglienza
per richiedenti e titolari di
protezione internazionale. Anche
il comune dell’Aquila ha aderito a
questo sistema, avvalendosi per la
gestione dei progetti del Comitato
Territoriale Arci aquilano.
Lo Sprar prevede l’attivazione di
percorsi di assistenza integrata
che superano la sola distribuzione
di vitto e alloggio prevedendo
“percorsi di informazione,
accompagnamento, assistenza e
orientamento per l’inserimento
socio economico”. Dal 2011 sono
arrivate a L’Aquila circa 50 persone
(tra cui anche 2 famiglie con
minori) mentre ad oggi sono 14
gli uomini ospitati in città
provenienti principalmente dal
Senegal, Mali, Siria e Iraq, arrivati
quasi tutti in Italia via mare.
Donne e uomini costretti ad
abbandonare i propri paesi di
provenienza a causa di guerre,
violenze e privazioni delle proprie
libertà personali e che, una volta
arrivati a destinazione, devono
scontrarsi con un sistema
legislativo che non garantisce a
tutti gli stessi diritti. Parliamo in
particolare della cosiddetta
Convenzione di Dublino la quale
stabilisce che sia esclusivamente
lo Stato, in cui il migrante viene
identificato per la prima volta, a
farsi carico dello svolgimento
delle pratiche per la richiesta
dello status di rifugiato, non
permettendogli, quindi, di
scegliere dove richiedere asilo e
10

ES - LUGLIO/AGOSTO 2014

impedendo, di fatto, in molti casi,
anche il ricongiungimento delle
famiglie. La convenzione fa si che
siano principalmente i paesi più
a sud dell’Europa, come l’Italia,
a gestire i flussi migratori
provenienti dal Mediterraneo.
Lo scorso marzo, in seguito ad un
aumento degli sbarchi sulle coste
siciliane, il comitato Arci aquilano
è stato nuovamente attivato,
questa volta dalle prefetture, per
accogliere altri 15 giovanissimi
uomini, tutti di provenienza
maliana. Ad aprire le porte del
proprio comune è stato Castel
del Monte, piccolo borgo di 500
anime ai piedi del Gran Sasso, che
con grande spirito di solidarietà
ha messo a disposizione una
struttura confortevole. In realtà i
ragazzi in Italia c’erano già da
dicembre, chiusi dentro i centri di
prima accoglienza in attesa di
sapere come e quando avrebbero
potuto compiere un primo passo
verso l’ottenimento dello status di

rifugiato. Quello di Castel del
Monte è solo un centro
temporaneo chiamato ad offrire
assistenza sanitaria, protezione e
assistenza legale. Eppure in questi
mesi, grazie alle politiche di
integrazione dell’Arci e alla
straordinaria risposta dei
castellani, è stato possibile
inserire attività extra.
Da qualche settimana poi ai
ragazzi sono state aperte le porte
dei laboratori per la produzione
del formaggio di pecora e delle
botteghe artigiane per far
conoscere loro gli antichi mestieri
delle nostre terre anche se, fino
all’ottenimento dei permessi,
non è concesso loro di lavorare.
La testimonianza più grande di
questo straordinario processo di
integrazione c’è il 30 luglio con
l’organizzazione della prima festa
dell’interculturalità, una intera
giornata dedicata al superamento
delle barriere culturali.

Regione: domati i fuochi,
ma non gli appetiti
T
re e una quattro, scopa.
Concluso il lungo conteggio
delle schede, dei voti e proclamati
gli eletti, il cardinale, diventato
papa, ha formato la sua squadra
senza tante sorprese ed eccessivi
scossoni. Il mosaico, con abile
regia, è stato composto, ogni
tassello è andato al posto giusto,
come previsto e preventivato, dai
soliti padroni del partito più forte
che hanno potuto così soddisfare
le loro bramosie. Insomma tutto
è bene quel che finisce bene e
oramai da qualche settimana in
Regione i magnifici sei
dell’esecutivo sono al lavoro per
garantirci magnifiche sorti
progressive, e meno incertezze.
È comunque noto che in luna di
miele tutto va bene, tutto funziona
a meraviglia e si procede d’amore
e d’accordo. Per dirla tutta però
qualcosina va pure detta e ribadita.
Non è piaciuta, ad esempio,
l’esclusione dei cinque stelle da quei
ruoli tradizionalmente assegnati e
dovuti agli oppositori. Si tratta di
una norma elementare e codificata
della democrazia, perché non farlo
alimentando polemiche e strane
congetture? Perché non ascoltare
chi propone drastici tagli ad
appannaggi e scandalosi privilegi
ignorando lo stato comatoso in
cui versano vaste aree del territorio
regionale? Giusta l’abolizione del
listino, fatta in precedenza,



L’OPINIONE
di Ennio Bellucci

sarebbero stati ben diversi e, forse,
destabilizzanti. I tanti scontenti
candidati non eletti, sfruttati e
mal ripagati per ora, mugugnano
ma tacciono. Donato Di Matteo,
a dispetto di chi voleva farlo fuori,
sull’onda di un forte consenso
elettorale è tornato a ricoprire un
incarico nell’esecutivo, mentre la
Valle Peligna (o Centro Abruzzo)
ha si il suo rappresentante in
consiglio, ma non incarichi in
Giunta. Calcolo o esclusione?
Non “c’azzecca”, però mentre siamo
al computer a scrivere queste poche
righe, una enorme, gigantesca,
inquinante e maleodorante, nera
colonna di fumo avvolge e si
diffonde su tutta l’area tra Pratola
e Sulmona. Vanno a fuoco (per la
seconda volta in pochi giorni) i
pneumatici esausti all’interno di
una fabbrica della zona. Allarme,
proteste, preoccupazione e, nonostante la buona volontà di
qualche amministratore locale, di
l’assessorato all’agricoltura è il
vigili del fuoco ed operatori saninuovo Presidente del Consiglio
tari ed ambientali, lo sconcerto
Regionale, Lolli (unico divino
grande delle popolazioni.
esterno,) battezzato sottosegretario, Domate le fiamme si aspettano,
è il Vice di “sua santità” D’Alfonso con ansia e apprensione, i risultati
e meno male che l’unica donna
della necessaria indagine sanitaria.
entrata in giunta, dopo un lungo Proprio come alla Regione.
estenuante tira e molla, è stata
Spenti i fuochi, domati, per la
proclamata eletta con grande
verità, non tutti gli appetiti, si
sollievo di alcuni pidiessini e della attendono i primi segnali concreti
componente aquilana della
di una reale tangibile inversione
coalizione. Altrimenti gli scenari di tendenza.
opportuna la riduzione del numero
degli assessori e dei consiglieri
voluta dalla nuova legge che ha
disciplinato il voto, ma ora
occorrerebbe anche accorpare
meglio e di più la formazione
dei gruppi consiliari. Si potrebbe
risparmiare evitando gli sprechi
e le storture del passato prossimo
e remoto. Ma torniamo a ”bomba”.
Di Pangrazio che chiedeva

ES - LUGLIO/AGOSTO 2014

11

Negozi storici in tempo di crisi,
a Popoli ne resiste ancora uno

L’

di Brunella Campea

Abruzzo, come il resto
d'Italia, è fatto di grandi e
piccoli borghi e, a fronte
dell'ambizione cittadina
generalizzata, questi ultimi fanno
ancora parte di quegli elementi
caratteristici e unici che il nostro
Paese possa esprimere. Ma, non
dappertutto e non in egual misura,
da diversi anni molti di essi sono
entrati in grande sofferenza. Popoli
ne è un piccolo, significativo
esempio. Alla oramai ben nota
“crisi” si è fatto complice, 5 anni
fa, il terremoto, come elemento di
accelerazione di quel che sembra
un progressivo e silenzioso declino
del centro storico. Infatti, con la
temporanea sparizione delle
scuole e del Comune, dislocati
ancora nei luoghi deputati
dall'emergenza, si assiste da diverso tempo ad una frequente
chiusura di negozi.
Si nota persino un cambiamento

12

ES - LUGLIO/AGOSTO 2014

“sociologico” in quel che riguarda
la fruizione del piccolo centro da
parte dei suoi cittadini, con la
diffusa presenza di bar (11) solo
nella cintura urbana più centrale,
e con la recente comparsa di 2
sale per scommesse on line e slot
machine. Eppure, in mezzo a
tante difficoltà, c'è chi resiste.
Stiamo parlando dell'ultimo negozio
storico di Popoli, appartenuto alla
famiglia Gizzarelli dalla fine
dell'800, di cui ogni abitante ricorda
l'ultimo esponente, Waifro, che
fino al 1990 perpetuò l'attività di
famiglia. Questa è poi passata
nelle mani della signora Maria
Zaino, che non ne ha cambiato
nulla; unica concessione, il nome
del negozio, dedicato alla figlia:
“Alessandra–Caffè-Dolciumi-Liquori”. All’interno è tutto
immutato, dai mobili chiari stile
liberty originali, alle vecchie insegne
pubblicitarie. Ma quello che

colpisce di più è quel profumo
inconfondibile, aroma particolare
che sa di caffè appena macinato
(6 miscele) e cioccolato, erbe
liquorose e biscotti, zenzero e
cannella, e che ti accoglie invitante
appena entri, confondendo i
pensieri. Maria resiste. Nel ‘60, a
20 anni, sola, emigrò in Venezuela,
come tanti allora. Lì si sposò,
ebbe una figlia e, per quest'ultima,
decise di rimettersi in gioco
completando gli studi: liceo
scientifico e Università, facoltà di
Economia e Commercio. Lavorava
e studiava, portando la sua italianità
come un bene prezioso, insieme
alla nostra cucina tipica, le nostre
tradizioni, i tanti ricordi. Poi, dopo
30 anni, la decisione di tornare e
rilevare un'attività da sempre
caratteristica a Popoli, intesa come
“radice” che restituisce il senso della
propria vita, attraverso un lungo
e faticoso viaggio. «L'emigrante
dovrebbero farlo tutti, anche solo
per un anno, per capire» dice Maria,
che si è sentita emigrante per 30
anni in Venezuela, ma si è accorta
di esserlo anche ora, nel suo
paese, così cambiato. Potrebbe
chiudere, forse dovrebbe, a rigor
di logica, vista la tendenza del
mercato locale, già tanto devastato
dal boom ultradecennale dei
grandi centri commerciali. Ma le
sembra di tradire la storia di una
famiglia, lunga più di un secolo.
Vorrebbe cedere il testimone, ma
non c'è nessuno a raccoglierlo,
che voglia proseguire il viaggio.
Forse ha ragione lei: l'emigrante
dovrebbero farlo tutti, per capire.

OPPORTUNITÀ



“Garanzia Giovani”, la Regione parte in quinta

Bozza del Piano regionale a Bruxelles. Oltre cento milioni di euro
per favorire le politiche giovanili. L’assessore Marinella Sclocco vuole
anticipare alcune azioni
con le organizzazioni sindacali la
di Luisa D’Avolio, luisadavolio@alice.it

U

na partenza impegnativa
per la neocostituita Giunta
regionale abruzzese ed il suo
Presidente Luciano D'Alfonso.
In accordo con la programmazione
del nuovo ciclo dei Fondi Europei
2014-2020, infatti- il 27 Giugno
scorso a Vasto- è stata presentata
la bozza della nuova
programmazione Po-Fse Abruzzo,
che consentirà al sistema abruzzese
di utilizzare 114 milioni di euro
in favore delle politiche di crescita
e di coesione economica, sociale e
territoriale e che nella sua stesura
definitiva, dovrà essere presentata
a Bruxelles entro il 22 luglio.
Al centro dell'incontro a Palazzo
d’Avalos, sopratutto il Piano
esecutivo “Garanzia Giovani”:
il documento che prevede uno

stanziamento
complessivo
-per il bienno
2014-2015- di
31 milioni e 160
mila euro.
A beneficiarne saranno
i giovani abruzzesi
under 29 non occupati e
non impegnati in un percorso
di istruzione e/o formazione (Neet)
che avranno, in questo modo, la
possibilità di accedere ad un
pacchetto di politiche per
l’occupabilità: tirocini, apprendistato
di 1° e 3° livello, bonus
assunzionali, autoimprenditorialità,
servizio civile, formazione
professionale. Tutti servizi erogati
dai Centri per l’impiego, le
Agenzie per il lavoro e gli Organismi
di formazione accreditati.
Con 3012 richieste, l'Abruzzo è
una delle ultime regioni in
termini di iscritti, a fronte di una
disoccupazione giovanile, tra i 14
e i 29 anni, intorno al 28,2%,
(dati Cisl Abruzzo-Molise): più
di 42 mila giovani non studiano,
non lavorano e non sono impiegati
in un percorso di formazione.
Data l’urgenza, durante l’incontro

neo assessora al sociale e al
lavoro, Marinella Sclocco, ha
richiesto loro la disponibilità a
redigere un protocollo d’intesa
atto a garantire l’attività di
accoglienza e informazione, e
dare quindi massima risonanza al
programma, ma ha anche
annunciato di voler anticipare
l’esecutività delle singole azioni
di “Garanzia Giovani” ricorrendo
a risorse già disponibili grazie a
fondi ministeriali e comunitari
compatibili con l’iniziativa.
Per aderire al Programma,
occorre compilare il modulo
online (oppure recarsi
personalmente presso il proprio
Centro per l’impiego), verranno
così fornite le credenziali con cui
accedere all'area personale del
portale “Cliclavoro“ e completare
l’adesione selezionando la regione
d'interesse (che può essere anche
diversa da quella di domicilio).
Dopo l'adesione, entro 60
giorni, la Regione dovrà
contattare l'iscritto per
indirizzarlo ad uno sportello dei
Servizi per l'Impiego al fine
di concordare un percorso
personalizzato per l'inserimento
lavorativo o di formazione
professionale ed entro il limte
di 4 mesi, dovrà essere pianificata
e offerta una misura in linea con
il profilo specifico.

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TEMPO PERSO
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CHIUSO IL MARTEDÌ

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SULMONA (AQ)
TEL. 0864.52545
ES - LUGLIO/AGOSTO 2014

13

• L’INTERVISTA

Anna Maria Coppa Monti
e lo “strabismo d’amore” dell’Unicef

Anna Maria Coppa Monti e lo
“strabismo d’amore” dell’Unicef
Anna Maria Coppa Monti
nasce nel 1940, donna piena
di entusiasmo, con energia
da vendere e da fare invidia.
Nel 1980 riceve mandato
direttamente da Arnoldo
Farina, fondatore di
Unicef Italia, di istituire
in Abruzzo un Comitato
regionale della sezione
Onu dedicata alla difesa
dei diritti per l’infanzia,
di cui è l’attuale
presidente. Nel 1981
vengono istituite,
così, quattro
sedi nei
rispettivi

14

ES - LUGLIO/AGOSTO 2014

capoluoghi di provincia con
l’obiettivo di sostenere azioni in
favore dei piccoli del Terzo Mondo.
Da oltre 33 anni, quindi, la
signora Coppa Monti cerca di
sensibilizzare l’Abruzzo alle
tematiche dell’infanzia e lo fa,
non chiedendo semplicemente
denaro, ma cercando di innescare
nelle persone quel senso della
solidarietà che nel tempo si va via
via perdendo. Il suo lavoro a
sostegno dei bambini bisognosi
parte, quindi, dall’opera di
sensibilizzazione dei piccoli
“cittadini” abruzzesi affinché
crescano nella coscienza che “se
per loro l’acqua è gioco per altri
è vita”, come spiega la stessa
Coppa Monti. Il lavoro svolto
dall’Unicef Abruzzo ha coinvolto
e continua a coinvolgere anche la
Valle Peligna e Popoli con due
progetti davvero interessanti.
Come lavora l’Unicef
sul territorio abruzzese
e quali attività svolge?
Dopo la seconda guerra mondiale
l’Unicef si è occupata di portare
un aiuto ai bambini in Europa
dopodiché si è concentrata sulle
difficili realtà che attanagliano
quelli del Terzo Mondo. L’Unicef,
come mi piace sostenere, si
muove secondo la filosofia dello
“strabismo d’amore” e cioè con
un occhio da una parte e uno

dall’altra per favorire la nascita di
un amore globale. Noi cerchiamo
di coinvolgere le istituzioni locali
a prendersi cura dei bambini
dell’Africa attraverso i bambini
occidentali. In questo modo
favoriamo loro una “coscienza”
nei confronti di chi è più bisognoso. In Abruzzo la Regione si
è attivata fin da subito con quello
che nel 1988 era il governatore,
Emilio Mattucci, il quale, rimasto
colpito dalle nostre iniziative, ha
avviato il processo per la legge
46/1988 rendendo ufficialmente
l’Abruzzo “difensore dei bambini”.
Da lì, ogni anno, l’Unicef riceve
dei fondi regionali per portare
avanti diverse statistiche sulla
loro situazione. Questa regione,
mi piace ricordarlo, è una delle
più propense alla difesa del minore.
Qual è la situazione dei
bambini in Abruzzo?
Dall’ultima statistica è risultato che
l’Abruzzo non è più quell’isola
felice di una volta, ma la famiglia,
come coesione, regge ancora
bene, anche se si è notato un
cambiamento nei rapporti
genitori-figli. Oggi si fa fatica a
badare alla propria prole per via
dei ritmi accelerati ai quali i
genitori devono far fronte a causa
del lavoro. Quindi si creano
grosse conflittualità, anche nei
confronti del resto degli adulti,
perché alla base manca il senso
del rispetto. I genitori per farsi
perdonare la mancanza di tempo
rinunciano ad essere severi anche
quando è necessario. Nell’ultima
statistica abbiano analizzato
anche la situazione dei bambini
nel post- terremoto. Dopo
l’iniziale dolore la famiglia si era

raccolta in un abbraccio solidale
seguito da uno di scompiglio,
quando si viveva in tenda. Ora il
disagio dei più piccoli è grande
perché non si è mossa nessuna
istituzione per ricreare il senso
di coesione, non ci sono spazi di
socializzazione. Insieme ai ragazzi
chi ne soffre sono gli anziani,
che si sono lasciati e si stanno
lasciando morire.
L’Unicef, da tempo, porta
avanti un progetto con il
carcere di Sulmona,
di cosa si tratta?
Da circa cinque anni, grazie alla
dottoressa Fiorella Ranalli, è stato
messo su un laboratorio permanente
per creare le pigotte, le famose
bambole dell’Unicef che vengono
adottate al prezzo di 20 euro, il
costo di un kit salvavita per capirci.
Sempre all’interno della casa di
reclusione, sono stati organizzati
corsi di psicologia all’interno dei
quali sono stati affrontati i disagi
e problemi dei detenuti, come
quello della perdita della patria
potestà e quello dei conflitti in
famiglia. Sempre a Sulmona,
inoltre, l’Unicef ha contribuito ad
istituire uno spazio esteticamente
bello in cui i piccoli possono
incontrare i loro papà.
Più recente è, invece, un altro
progetto, quello che state
avviando in questi giorni
a Popoli. Ce ne parla?
Abbiamo avviato una collaborazione
con l’Università della terza età e
con la scuola di ricamo che vi è
ospitata all’interno. Le donne che
partecipano ai corsi hanno creato
anche loro delle pigotte e le hanno
donate all’Unicef, ora stiamo
valutando altre possibilità. In più

abbiamo proposto al sindaco
Concezio Galli di diventare
“difensore ideale dei bambini”.
Ciò implicherà la costituzione
del Consiglio dei bambini con
l’obiettivo di far nascere in loro il
senso della responsabilità e della
solidarietà, che aiuterà, in futuro,
ad avere dei buoni adulti. Penso
che i bambini debbano imparare
a fare politica, ma nel senso vero
della parola e cioè a fare azioni
per il bene della comunità. Con il
Consiglio verranno coinvolte
anche le scuole e da lì avvieremo
anche una serie di incontri su
determinate tematiche.
Lei sta promuovendo il suo
libro, nato con l’idea di non
essere venduto e, in effetti,
il suo nome in copertina
non è riportato.
Perché e di cosa tratta?
“Un ricordo, un amore, una
vita…” è il racconto dei primi
venti anni della mia vita. L’ho
scritto per lasciare qualcosa della
mia famiglia alle mie nipoti e per
evitare che tante usanze e tradizioni
andassero perse. Dopo il terremoto
il libro si è trasformato, ampliandosi
anche alla storia dell’Aquila e in
particolare a San Nicandro. Non
c’è il mio nome perché doveva
essere un semplice diario, non ho
mai pensato alla vendita. Ora,
invece, i fondi ricavati saranno
devoluti all’Unicef per costruire
una palestra per i salesiani
dell’Aquila. La storia è una storia
di guerra, di rispetto verso gli
adulti, di tradizioni. Pensi che vi
è anche descritto il passaggio da
un’agricoltura fatta di buoi e
aratri a quella attuale caratterizzata
da sostanze chimiche. ■

ES - LUGLIO/AGOSTO 2014

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• CONTRIBUTO

Sistemi e tecnologie antigravitazionali
di Alessio Di Benedetto
La tecnologia del futuro
avrà a che fare con la magia.
Ma la magia non è nient’altro
che la tecnologia
realizzata con altri mezzi.
EUGEN GEORG
Civiltà scomparse, 1930

Allora come oggi, però, gli scopi
bellici prevalsero su quelli pacifici.
Un mezzo eccellente per
combattere l’inquinamento
nell’atmosfera terrestre ed a
e prime notizie sulle
atmosferico, causato dall’eccessivo
tecnologie antigravitazionali, 10.000 km/h al di fuori di essa.
consumo di carburanti fossili,
Il disco sarebbe stato realizzato
applicate a navi volanti,
tipo il petrolio, si volse a vantaggio
risalgono al periodo del III Reich nella base segreta di ricerche
strategiche del III Reich, ovvero a soltanto delle mire distruttive
ed alla Germania del 1936-‘45.
programmate dal Nuovo Ordine
Peenemünde, situata nella parte
Già nel 1931, Ott Christoph
Mondiale o IV Reich, nel quale
nord-orientale della Germania,
Hilgenberg, uno dei migliori
sulla penisola tedesca di Usedom viviamo oggi, in questo preciso
studenti del prof. premio Nobel
Walter Gerlach, aveva pubblicato nel Mar Baltico, ai confini con la istante. Bisogna però arrivare al
1966 per avere notizie certe su 25
Polonia. Il 24 aprile 1945 una
il saggio: “Gravitazione e onde
progetti classificati come segreti.
nei mezzi in movimento”, in cui squadriglia di quattro dischi,
Essi riguardano studi scientifici
ognuno dei quali aveva due
si recuperava il concetto di etere
per eliminare e nel contempo
piloti, decollò da un aeroporto
in movimento contro la sviante
controllare l’energia gravitazionale
di Berlino per una destinazione
concezione della teoria della
che avrebbe permesso una velocità
relatività, che aveva dato il colpo sconosciuta.
inimmaginabile a dischi volanti
Nell’immediato dopoguerra, le
di grazia a quell’indirizzo di
con un diametro di 100 metri e
scienza applicata (Dayton Miller) ricerche si concentrarono anche
più da impiegare nell’atmosfera
sui problemi di minigravità
e che portò volutamente verso
terrestre e di astronavi madri di
riguardante la schermatura della
altri lidi la ricerca ufficiale,
1,5 km di lunghezza. Il passaggio
affinché non si scoprisse nulla sui spaventosa forza inerziale cui
di simili aviogetti lascia dietro di sé
sono sottoposti i piloti, quando
sistemi antigravitazionali!
un ronzio vibratorio, accompagnato
simili oggetti volanti sono
Per Hilgenberg la gravitazione è
in fase di manovra da “risonanze
scagliati nell’atmosfera terrestre
“una caduta verticale di etere”.
a 8 e 9 volte la velocità del suono harmonikali”, tipico dei gruppi
La propulsione con sistemi
elettrogeni antigravitazionali.
elettrogravitazionali e con motori (Mach 1 = 1225 km orari).
ad implosione, secondo il sistema
Schauberger, o a galleggiamento
vibrazionale sulla gravità terrestre,
sembra avesse dato buoni risultati
a livello di prototipi. Il 2 maggio
1980 la Neue Presse di Augsburg
presentò un articolo sulle
dichiarazioni del settantaseienne
Heinrich Fleißner, il consulente
tecnico per lo sviluppo di un
disco volante (Flugscheibe)
Bombardiere B-2 Stealth equipaggiato con sistemi elettrogravitazionali
capace di volare a 3.000 km/h
Disco volante Nazista o Fliegendenscheibe con propulsione antigravitazionale

L

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ES - LUGLIO/AGOSTO 2014

inspiegati (Unexplained Aerial
Phenomena - UAP) del ministero
inglese della difesa che nel maggio
2006, originalmente classificato
come “SECRET UK eyes only”,
porta l’attenzione su alcuni
programmi segreti di ricerca
aerospaziale, totalmente coperta
da fondi in “nero”. Nel rapporto
vi è un capitolo intitolato “Aerei
neri e altri aerei come eventi
UAP”, dove si fanno risalire
alcuni avvistamenti di UAP…
a programmi aeronautici segreti”.
TR-3B durante un volo notturno
Uno dei progetti, finanziati dai
In fase di atterraggio e di decollo,
fondi occulti della Difesa USA,
l’estrema potenza delle onde
riguarda la costruzione del TR-3B
gravitazionali ultrasoniche
che ha una particolarissima
arrivano a bruciare il terreno,
struttura triangolare ad antigravità.
gli alberi e le piante, per il flusso
Essa permette all’aviogetto di
energetico che si sprigiona dai
rimanere letteralmente sospeso
punti di focalizzazione. Uno dei
nell’aria, mentre i suoi cannoni
maggiori esperti su tale tecnologia
laser sparano dalla corta fino
è l’ingegnere Edgar Fouché che
alla lunga distanza.
ha lavorato a “progetti ombra”
In particolare, il Tr-3B è dotato di
come specialista di Tecnologia
un Magnetic Field Disruptor
Aerea dell’Aeronautica Militare
USA nella famosa Area 51, oggi
un vero e proprio paravento per
la più occulta base sperimentale
Area 13 della difesa governativa
DoD dal 1987 al ’95. A questo
periodo risale il Nighthhawk F-117
o caccia mimetico Stealth
(invisibile perché “radar
assorbente”), un intercettorebombardiere che fece la sua
prima apparizione “in campo”,
durante la Guerra del Golfo del
1990-’91. Il suo prototipo aveva
volato già alla fine degli anni ’70,
ma di esso non si sapeva nulla
TAW 50 in laboratorio
fino al giorno della Operazione
(MFD), ossia di una sorta di
Tempesta nel Deserto contro
interruttore di campo magnetico.
Saddam Hussein. Poi fu la volta
Esso è in grado di ridurre fino
del bombardiere B-2 Stealth ad
alta tecnologia che fu prodotto in al 90% l’attrazione gravitazionale
terrestre, grazie a vortici d’onda
pochissimi esemplari, poiché
ognuno di essi costa ben 1 miliardo subharmonici che modificano
a piacimento la gravità circostante.
di dollari, una cifra veramente
astronomica. È noto da tempo al Il risultato è una sorta di
galleggiamento del mezzo su campi
pubblico come aereo strategico
anche per i film che gli sono stati magnetici, come se questi fossero
onde del mare, che l’aviogetto
dedicati, ma i suoi sistemi
antigravitazionali, che permettono modifica a suo piacimento.
di ridurre drasticamente il suo peso Sotto il cerchio color oro dello
e farlo sfrecciare su grandi distanze schema è alloggiato un acceleratore
circolare di plasma che arriva
con un minimo di carburante,
fino a 50.000 giri al minuto,
è ancora un segreto di stato.
permettendo al velivolo un decollo
Esiste anche un rapporto sugli
immediato.
UFO o sui Fenomeni aerei

Sembra che l’equipaggio minimo
per manovrare il velivolo sia di 4
persone. Il TR-3B è denominato
Black World e finalizzato a viaggi
interstellari, in grado di raggiungere
una velocità di Mach 9 (11 mila
km orari).
Chi ha poi messo in dubbio la
vivibilità dell’equipaggio a simili
velocità, tenga presente che
l’aereo possiede pure un sistema
di microgravità interna e sistemi
di vortici supersonici in grado di
ristabilire con tute protettive ad
alta tecnologia compensatoria
l’equilibrio organico dei piloti.
Crediamo, però, che il più
prestante sia il cacciabombardiere
ipersonico antigravitazionale
TAW-50, in grado si superare la
velocità di 61.000 km orari
(Mach 50, non è un errore di
stampa). Tale aereo, che in 6-7
ore è capace di arrivare sulla luna,
utilizza un sistema di ricostituzione
della gravità artificiale in assenza

di peso quand’è nello spazio.
Ma la cosa più strabiliante è che
può annullare la massa del velivolo
durante le operazioni di volo.
La sua maneggevolezza lo rende
praticamente imprendibile, poiché
mentre è in orbita a 36.000 km
orari, può tuffarsi a capofitto
nell’atmosfera fino a 61.000 km
orari ed invertire la rotta a 50
metri da terra per risalire alla
stessa velocità di caduta.
Questo perché con i suoi sistemi
microgravitazionali riesce quasi
ad azzerare la propria massa e a
cambiare la direzione di marcia
di 180° istantaneamente.
ES - LUGLIO/AGOSTO 2014

17

A supporto delle donne
arriva “La Diosa”
L’associazione di promozione sociale
partirà a settembre con un punto di ascolto
e diversi laboratori

U

n mondo meraviglioso e
complesso quello delle donne
che, per tale complessità, ha bisogno
di una particolare attenzione in
grado di comprenderne le mille
sfaccettature. Nasce, così, “La Diosa”,
una nuova associazione di
promozione sociale che vuole
occuparsi di tutto questo, ma
anche di minori e disabili, attraverso
l’approccio “multidisciplinare”
alle problematiche.
Nella squadra fondata da dieci
professioniste l’obiettivo è quello
di indirizzare nel miglior modo
possibile le utenti ad intraprendere
a strada della risoluzione dei loro
problemi. Ed è per questo che da
settembre partirà il punto di
ascolto all’interno della Croce
Rossa di Sulmona. Una volta a
settimana le figure professionali
ruoteranno in diversi orari, a
disposizione di chi vorrà avere un
consulto gratuito. La Diosa, però,
non mira solo all’ascolto, ma anche

18

ES - LUGLIO/AGOSTO 2014

al coinvolgimento delle donne
presenti sul territorio in giornate
informative e laboratori vari, che
saranno messi a punto entro
l’estate. L’associazione, inoltre,
ha avviato un confronto con
diverse realtà associative per creare
una rete che sia il più possibile di
supporto al mondo femminile.
Tra le cause che hanno spinto le
fondatrici (Veronica Pacella,
Marialaura Cicerone e Donatella
Iavarone) ad avviare il progetto c’è
proprio una mancanza di coesione,
informazione e comunicazione
in Valle Peligna fra associazioni
ed istituzioni, fattore che, spesso,
disorienta le utenti.
Sul sito de “La Diosa”
www.associazioneladiosa.it
verrà di volta in volta aggiornata
l’area partners man mano che
le altre associazioni aderiranno
ufficialmente all’“unione di intenti”
che sarà presto presentata.
Grazie alla squadra, tutta al

femminile, i settori di cui “La Diosa”
si occuperà spaziano da quello
psicofisico a quello legale, dalla
cooperazione, al sostegno
lavorativo, attraverso diverse
forme di accompagnamento,
e naturalmente l’informazione,
unico mezzo per sensibilizzare
le stesse donne e spingerle verso
la risoluzione di problemi,
spesso, sottaciuti.
L’associazione vanta, al momento,
la collaborazione di un medico,
una osteopata, due psicologhe, un
avvocato, una dirigente nel settore
socio sanitario, una nutrizionista,
una geriatra ed una pediatra.
La Diosa, nome spagnolo che
indica “dea”, rappresenta l’aspetto
femminile della divinità con il
carico di significato attribuito
all’abbondanza, alla creatività,
accoglienza, bellezza e potenza.
In ogni donna c’è una risorsa
basta scovarla e di questo
le “diose” ne sono convinte. ■

“Gotico Abruzzese”

OLTRE IL TABÙ



“esploratori” del nuovo millennio
alla ri-scoperta dell’Abruzzo montano
dimenticato

D

ove non arrivano le
istituzioni ci pensano quelli
di “Gotico Abruzzese”, un gruppo
di giovani (un archeologo, uno
studioso d'arte classica, un
videomaker e qualche semplice
appassionato) che sta lavorando
per rivalorizzare le bellezze
dell’Abruzzo montano, sia nelle
tradizioni sia nelle ricchezze
architettoniche dimenticate dai
più. Il loro ultimo intervento di
“promozione” si è concentrato
sulla Chiesa, del XVI secolo, di
San Matteo a Sulmona. È qui che
hanno riportato alla luce un
affresco del ‘600, un’apertura che
ospitava la ruota in cui in passato
si abbandonavano i neonati ed alcuni bassorilievi. Il gruppo nasce
su Facebook grazie ad una pagina
creata da Antonio Secondo (nostro
collaboratore) che ha raccolto le
passioni e curiosità di più
persone per esplorare un mondo
abbandonato e sommerso, il più
delle volte, dalla vegetazione. «
Grazie alle varie conoscenze
-racconta Secondo- abbiamo
deciso di iniziare a visitare questi
posti, per curiosità, per poterli
condividere con gli altri e
riaccendere su di essi l’attenzione».
“Gotico Abruzzese”, ora, sta
portando avanti una ricerca per

far tornare alla luce la Sulmona
“sotterranea”.
«Ci stiamo attivando per la
riscoperta del vecchio livello
stradale rimasto sepolto a seguito
di lavori, terremoti o altro -spiega
ancora- La città, avendo una
storia antichissima ed essendo
stata ricostruita più volte, conserva
in alcuni luoghi come fondaci e
cantine private, che non siano
state condizionate da lavori di
ristrutturazione, elementi o
caratteristiche della vecchia
Sulmona, come per esempio la
vecchia pavimentazione stradale.
In una cantina in centro, a cinque
metri sottoterra, abbiamo rinvenuto,
oltre che al ciottolato che una
volta costituiva il manto stradale,
il portone di una casa che una
volta si trovava in superficie.
Quello che ci piacerebbe fare,
per ora, è creare una mappatura
di questi ambienti, poi si vedrà».
Al vaglio dei ragazzi, inoltre, ci
sono anche altri luoghi come i
sotterranei del liceo classico, la
chiesa della Madonna de Contra a
Raiano, l’eremo di San Terenziano
a Corfinio e alcuni ambienti
dell’Annunziata. La ri-scoperta
dell’Abruzzo, però, passa anche
attraverso la trascrizione di vecchie
tradizioni e leggende, come questa:

«Si racconta che la Majella si sia
formata con la morte della dea
Maia, fuggita dalla Frigia in
guerra con in braccio suo figlio,
un gigante di nome Ermete,
ferito in battaglia. Approdata
sulle coste di Ortona, la dea si
incamminò verso il massiccio del
Gran Sasso, trovando riparo in una
delle sue grotte.
Qui constatò che il suo figliolo
era morto e lo seppellì sotto un
cumulo di sassi dando così
origine alla vetta del Corno
Grande. Maia vagò a lungo
finché, stremata dalla fatica e
dal dolore, si accasciò a terra
lasciandosi morire, dando così
origine al Monte Amaro, la vetta
più alta della Majella, il cui passo
più famoso è ancora oggi
conosciuto come “Valle di
Femmina Morta”». ■

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• SPORT

Atletica, due chiacchiere
con Giulio Perpetuo

V

di Andrea D’Andrea

entunesimo posto per il
mezzofondista sulmonese,
Giulio Perpetuo sui diecimila dei
mondiali di Eugene in Oregon.
Dagli Stati Uniti, dove ancora si
trova, l’atleta è riuscito a rispondere
a qualche domanda.
Come nasce la passione per la
corsa?
È nata praticamente insieme a me.
I miei genitori mi raccontano che
non ho mai gattonato, ma la prima
cosa che ho fatto è stata correre.
Mi ricordo che, al contrario di
tutti i bambini che chiedevano di
andare alla scuola calcio, pregavo
i miei di portarmi a fare atletica,
allora ancora non pensavo se fare
velocità o resistenza, volevo solo
correre, ma i miei non sapevano
minimamente dove indirizzarmi.
Così purtroppo e per fortuna ho
iniziato con l’atletica nel momento
più adatto, avevo 11 anni.
Cosa accadde?
Avevo vinto la mia prima corsa
campestre partecipando con la mia
scuola media, il mio professore di
educazione fisica Mario De Santis,
vedendo il mio talento nella corsa
di resistenza, mi indirizzò all’amatori
Serafini e alla mia allenatrice
Annalise Knoll. La carriera così si
avviò sempre più per il meglio,
crescendo mese dopo mese.
E poi?
Dopo un anno di prima esperienza

20

ES - LUGLIO/AGOSTO 2014

e di adattamento arrivano i
campionati Italiani.
Al primo anno di categoria cadetti
arrivai settimo ai campionati
italiani di cross a Formello.
Da quel momento non ho più
lasciato le prime otto posizioni
nei vari campionati Italiani.
La gara più avvincente?
Il campionato italiano a Jesolo, nel
2011, quando conquistai il secondo
posto ed il record regionale nei
2000m in 5.43.45 lottando in una
fantastica volata per l’argento contro
l’atleta Yhoannes Chiappinelli,
che nell' anno seguente conseguì
il record europeo. La vittoria che
mi è piaciuta di più e che ricordo
con passione è stata quella sui
2000m siepi a Modena l'anno
scorso, nella quale conquistai per
la prima volta la maglia azzurra
ed il record regionale di 5.53.68.
Perché hai lasciato la Valle
Peligna?
Ho scelto una società del nord, la
G.S. Valsugana Trentino, perché
oltre ad offrirmi molti più vantaggi, pensa soprattutto alla riuscita del talento. Più sali di livello
e categoria, più le gare diventano
poche e lontane da casa, quindi
devi girarti tutta l' Italia e a quel
punto almeno il rimborso per le
spese devono esserci. Così per
non cederti ad un altra società
sportiva o militare, che può of-

frirti sicuramente un budget migliore e quindi occasioni per
metterti in mostra e farti “spiccare il volo”, preferiscono farti
“spegnere a livello regionale”.
Anche a livello di preparazione
atletica si è indietro e non vi è
alcun interesse nell'aggiornarsi.
Ed ora? Sono costretto ad allenarmi a Roma e fare 200km al
giorno per allenarmi con un
degno allenatore, Giuliano Baccani, esiliato dalla pista del mio
paese perché appare proprietà
della mia vecchia società.

L’addio al calcio
U
n susseguirsi di colpi di scena così, e a distanza di
pochi giorni uno dall’altro, potevamo aspettarceli
solo da una soap opera, invece protagonista di questa
storia è il calcio peligno che ha visto tramontare due
squadre importanti: Pratola Calcio 1910 e Pacentro,
con Sulmona, la cui iscrizione arrivata in extremis
non ha assicurato alcun futuro concreto alla squadra.
La squadra storica del Pratola, retrocessa dalla
promozione, ha deciso di confluire nell’altra squadra
del paese, la Virtus Pratola, reduce da un ottimo
campionato che l’ha catapultata nella prima categoria.
Fatti due conti, quindi, le rispettive dirigenze hanno
trovato una formula, la Virtus Pratola Calcio 1910,
in grado di accontentare un po’ tutti. Che poi due
squadre nella stessa categoria, in un paese come
Pratola, suonava un po’ come una barzelletta. «La
nostra è stata una unione di forze -ha spiegato Simone
Tofano, membro del direttivo sia nella vecchia che
nella nuova dirigenza- Il Pratola Calcio 1910 porta
con se una mole di esperienza e risorse che potrebbero
essere utili per raggiungere ottimi risultati».
Si punta, infatti, a conquistare la promozione nel
prossimo campionato, anche attraverso nuovi acquisti
e magari sfruttando anche lo scioglimento del
Pacentro, retrocessa anch’essa dalla promozione,
con la sua “rosa” libera, ormai, da legami.
Il presidente di quest’ultima (ormai ex), Nino Ciccone
e Armando Sinibaldi, ad inizio luglio si erano
accordati per non far scomparire il calcio a Sulmona,
visto i mille dubbi che imperversavano sul
Sulmona Calcio 1921. Per salvarlo ecco che sarebbe
dovuta nascere la Vis Sulmona.
Un tam tam generale è seguito alla fuoriuscita della
notizia, decisamente troppo precoce, con un carico
di preoccupazione e domande legate, invece, al
destino del Sulmona.
Il progetto della Vis è saltato nel giro di pochissimo.
I due, infatti, non hanno raggiunto l’accordo. I panni
di paladino del calcio sono stati indossati da Maurizio
Scelli. Torna, così, in ballo il Sulmona Calcio, quello
delle mille polemiche, degli abbandoni e delle riprese,

Fuori dai campionati Pratola
Calcio 1910, Pacentro e Torrese.
Sulmona dal futuro incerto
una squadra dal passato travagliato e dal futuro incerto.
L’attuale presidente è riuscito ad assicurare
l’iscrizione della squadra nel campionato di
eccellenza davvero in extremis, nel termine di
chiusura delle iscrizioni, con l’idea di lasciare tutto
in mano al primo cittadino del capoluogo peligno.
I debiti, però, la fanno da padrone
e il Comune chiede alla società di pagare pegno.
Il resto lo si vedrà solo vivendo, ma non si può non
sottolineare come, ad abbandonare
il calcio, sia stata anche un’altra squadra importante
che ha lottato contro le peligne, ma che ha
accolto tanti calciatori della valle: la Torrese. ■

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• PSICHE

nel branco, dove è più facile
mimetizzarsi e sentirsi forti,
protetti dalla forza unanime del
gruppo. Qualcun altro invece
preferisce mutilarsi il corpo,
procurandosi cicatrici vistose e
spingendosi ben oltre, fino a
mettere a rischio la propria vita.
Ma qual è il senso di tutta questa
violenza? Nonostante sembri
rifiutare apparentemente la
protezione degli adulti, il giovane
adolescente sta comunicando
proprio l'opposto: il bisogno di
avere al proprio fianco un adulto
capace di contenere la sua rabbia,
di resistere alla sua aggressività,
un adulto che non si lasci
spaventare. Più il genitore rimane
impotente di fronte a questi
comportamenti, più l’adolescente
aumenterà il carico di violenza
per verificare fino a che punto i
genitori siano in grado di
prendersi cura di lui.
In genere gli adulti tendono a
reagire in due modi: o si
sottomettono alla presa di
posizione, comunicando il
messaggio che il figlio detiene il
potere in famiglia, o
di Alessia Fistola, psicologa - alessia.fistola@gmail.com
controbattono alla violenza con
altrettanta violenza, mettendosi
a violenza è da sempre il
quasi in competizione.
associati alla perdita e al bisogno
riflesso di conflitti ed
di sentirsi protetti in una fase così Ciascuna delle due reazioni si
angosce che spesso l’individuo
rivela presto fallimentare e crea
turbolenta come quella
non riesce ad esternare.
una distanza incolmabile tra le
dell’adolescenza, dove non si è
Quando viene espressa da giovani più bambini ma neanche adulti.
due generazioni.
adolescenti si fa molta fatica ad
Non è raro osservare situazioni
L’adolescenza è l'età
immaginare tutto il mondo
familiari in cui la violenza
dell’incertezza, della crisi, della
emotivo che c’è dietro.
dell’adolescente ha la funzione
rivolta contro l'autorità e la
Le notizie di cronaca ci narrano
regola. Le trasgressioni sono sfide vitale di mantenere unita una
spesso di adolescenti che
coppia che ha da tempo
necessarie per costruire un
picchiano i compagni di scuola,
rinunciato alla sua intimità.
proprio spazio all'interno della
spintonano i genitori o si
È come se il figlio si facesse
famiglia, ma in alcuni casi
tagliuzzano il corpo nel buio
carico di distrarre i genitori dal
possono assumere una portata
della loro camera.
loro conflitto coniugale
più ampia e allarmare i genitori.
Il fenomeno oggi è molto più
scegliendo un sintomo talmente
Spesso è difficile per un adulto
diffuso di quanto si creda,
riconoscere una richiesta d’aiuto eclatante da accentrare tutta
coperto dal senso di vergogna
l’attenzione su di sé.
dietro l'ennesima spinta o la
dei familiari che a fatica trovano
Solo andando oltre quei pugni
scazzottata di turno.
la forza di chiedere aiuto.
stretti, si potrà cogliere quella
A volte la violenza viene giocata
Cosa si nasconde dietro tanta
voragine di sofferenza mascherata
proprio in casa, contro gli stessi
aggressività?
per darsi la possibilità, come
genitori, destabilizzando
L'atto violento è una forma di
genitore, di ricostruire un
completamente l’atmosfera
comunicazione distorta che
rapporto fatto di vicinanza e
familiare.
nasconde spesso sentimenti
Altre volte viene agita all’esterno, comprensione.

La violenza
in adolescenza

una pericolosa richiesta di aiuto

L

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BENESSERE

Afa estiva, l’equilibrio
vien mangiando



di Veronica Pacella,
biologa nutrizionista esperta in discipline olistiche
veronicapacella@gmail.com

L

a tradizione orientale divide la
stagione estiva in due parti:
l’estate vera e propria e la tarda
estate, o “quinta stagione”. Come
spiegato nei numeri precedenti,
la Medicina Tradizionale Cinese
associa ad ogni stagione una
coppia di organi che lavora più
intensamente e che, per questo,
è più esposta a situazioni di
squilibrio. In estate le energie
corporee si espandono e circolano
meglio portando ad un aumento
della vitalità, della voglia di
uscire, di fare nuove amicizie
e si associano al cuore e alla sua
emozione. Gli orientali consigliano
di fare attività tranquille e lunghe
passeggiate all’aperto, evitando di
arrabbiarsi perché il cuore si
potrebbe affaticare: infatti molte
delle persone che a causa del
caldo diventano capricciosi e
irascibili spesso soffrono di
malori in questa parte del corpo.
Durante la stagione calda è
opportuno trovare il giusto
equilibrio fra alimenti e bevande,
evitando di assumere quelli
troppo caldi o troppo freddi.
Si consigliano, pertanto, alimenti
“freschi”. L’orzo è uno dei cereali
più antichi, è un’ottima fonte di

selenio, di magnesio e fibre. I
cetrioli, composti principalmente
da acqua, sono un’ottima fonte di
vitamine C, A, acido folico e silicio.
Le carote, invece, sono ricche di
caroteni, vit. A, C, K, biotina,
potassio, fibre e sono utilissime
in estate poiché contengono
antiossidanti vantaggiosi nella
prevenzione delle malattie
cardiocircolatorie. Favoriscono,
inoltre, la visione notturna e il
betacarotene previene la cataratta
senile.
Il pomodoro contiene vitamina
C, biotina, vit. K e Licopene,
un prezioso antiossidante che
aiuta a prevenire malattie
cardiocircolatorie, malattie della
pelle e diversi tipi di tumore. La
lattuga, ricca di acqua, clorofilla,
vit. K e B, è una delle verdure più
rinfrescanti e depurative. Sulla
tavola, poi, non possono mancare
anguria e melone. La prima ha un
contenuto d’acqua molto elevato

ed è uno dei frutti più diuretici,
ricco di zuccheri e buona fonte di
vit. B, C, magnesio, potassio e
fibre. Il melone, invece, è un
concentrato di sostanze nutritive:
caroteni (vit.A), vitamine del
gruppo B, vit. C, potassio, acido
folico e fibre.
Questi alimenti arricchiscono la
nostra alimentazione estiva, che
di base dovrebbe essere sempre
sana e naturale, priva o a ridotto
contenuto di alimenti
confezionati. Per far fronte al
caldo può essere d’aiuto la
Floriterapia Australiana con il
“Solaris”, un combinato che
contiene tre essenze floreali: il
Mulla Mulla che riduce la paura
delle scottature, aiuta a sopportare
il caldo e dona sollievo dopo
esposizioni prolungate al sole, lo
Spinifex che allevia tutte le
problematiche associate alla pelle,
e la She Oak che favorisce
l’idratazione della pelle.

ES - LUGLIO/AGOSTO 2014

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Foto: Fabrizio Giammarco 2002

• CULTURA

MuntagnInJazz
Festival 2014
Al via l’ottava edizione
Si amplia la “rosa” dei concerti
e delle inziative
di Veronica Pacella

I

Il MuntagnInJazz è un festival
giunto all’ottava edizione,
ma non per questo si da per
scontato, anzi, cresce e allarga la
sua rosa di concerti e di iniziative
coinvolgendo nuovi paesi della
vallata e offrendo sempre
qualcosa in più rispetto agli anni
precedenti. Quest’anno si
svolgerà dal 2 al 20 Agosto e sono
nove i paesi che prendono parte
all’evento: oltre ad Introdacqua,
sede dell’Associazione Culturale

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ES - LUGLIO/AGOSTO 2014

MuntagnInJazz da cui è partito
tutto, ci sono Bugnara, Prezza,
Anversa, Villalago, Pratola
Peligna, Campo Di Giove,
Roccaraso e Villetta Barrea, in
cui si svolgerà la parte notturna
del festival con i concerti serali,
molti dei quali ad ingresso
gratuito. Tanti i protagonisti,
fra cui spiccano nomi di punta
nel panorama nazionale e
internazionale come Rafhael
Gualazzi, Fabrizio Bosso, Peppe

Servillo, Daniele Sepe e molti
altri. Confermata anche la
“Lunga notte del Muntagn in
Jazz” che si svolgerà sabato 16
Agosto nel centro storico di
Introdacqua con concerti dal vivo
e punti gastronomici fino alle
prime luci dell’alba.
La novità di quest’anno è
rappresentata da quattro itinerari
che prevedono un trekking in
montagna: il lago di San
Domenico a Villalago, le Sorgenti
del Cavuto ad Anversa, Valle
Paparesca ad Introdacqua e
Prezza. Per ogni itinerario si
parte la mattina e ci si muove
lungo un tragitto ad anello in cui
saranno presenti delle postazioni
musicali itineranti e un concerto
finale a conclusione del percorso
verso mezzogiorno. Si potrà
partecipare a piedi o in bicicletta,
il tutto arricchito dalla
degustazione di prodotti tipici dei
produttori locali. Come spiega
Valter Colasante, presidente
dell’associazione MuntagnInJazz,
“La collaborazione con i comuni,
le proloco e le altre associazioni,
che hanno preso parte all’iniziativa,
è stata importantissima e ha
permesso di creare una sinergia
ottimale per la buona riuscita del
festival e per dare visibilità ai
paesi e ai prodotti tipici nell’ottica
della valorizzazione del nostro
territorio”. E sembra che il segreto
sia proprio questo: collaborare e
fare rete, perché, risultati alla
mano, il MuntagnInJazz cresce
di anno in anno per numero di
presenze e per qualità dell’offerta
legata non solo al jazz, ma anche
ad altri generi come la musica
classica ed etnica, confermandosi
così uno degli eventi più
importanti in Abruzzo.

Monticelli & Pagone
In Scozia per il Festival
delle arti Contemporanee Europee

Q

di Veronica Pacella

uando chiedi un’intervista
a Monticelli & Pagone la
prima cosa che ti dicono è: no
copertina, no intervista. Schietti,
irriverenti, incuranti del giudizio
altrui: Monticelli & Pagone sono
così ed è forse per questo che le
loro mostre fin’ora sono state
protagoniste di importanti
esposizioni a livello nazionale e
internazionale, ma rare nella
Valle Peligna.
L’ultima, in programma a
Edimburgo, Scozia, al Festival
delle Arti Contemporanee
Europee 2014, segna il loro
ingresso in UK e si svolgerà ad
Agosto e Settembre.
«La mostra» ci racconta
Alessandro Monticelli «nasce
dalla collaborazione fra il
Ministero dei Beni Culturali
Scozzese e l’Istituto Italiano di
Cultura di Edimburgo. Siamo
stati invitati dalla Galleria D’Arte
Alpha Art Gallery di Edimburgo
e da curatori d’arte internazionali.
Quella scozzese è uno dei nostri
primi appuntamenti artistici in
Inghilterra, ne saranno previsti
altri nei prossimi mesi.
La maggior parte dei lavori che
esporremo sono stati creati per
quest’evento e rispecchiano la
nostra filosofia: quella di credere,

anzi, essere convinti che l’opera
rappresenti un vero e proprio
atto performativo, da una
condizione di tipo estetico ad
una di natura etica».
L’istituto Italiano di Cultura ed
Alpha Art Gallery di Edimburgo
stanno promuovendo i M&P

come tra gli esponenti più
interessanti del panorama
artistico italiano, insieme ad altri
che accompagneranno il progetto
“Foreign Bodies-Corpi Estranei”.
Malgrado la “giovane età”, i loro
lavori sono stati inseriti nel
patrimonio nazionale italiano
come “Arte del XXI secolo Collezione Futuro”, un
importante traguardo e, allo
stesso tempo, anche una certa
responsabilità che a loro non
sembra spaventare poiché,
affermano: «il tema della ricerca
di semplici complessità procede
giorno dopo giorno».
A questi traguardi si aggiunge la
firma al progetto “Artefacto” in
cui una rinomata azienda
produttrice di jeans e casualwear
ha commissionato a Monticelli &
Pagone la decorazione di alcuni
modelli che solitamente le
maison affidano a stilisti di moda,
una nuova sfida che sicuramente
non li spaventa. Alla domanda
sul motivo per cui lavorano in
coppia, Monticelli risponde:
«per sbaglio e per piacere».
Sarà la curiosità di vedere questo
singolare binomio di artisti
all’opera uno dei motivi che, nel
tempo, ha portato a catalizzare un
interesse sempre crescente verso
la loro arte.

ES - LUGLIO/AGOSTO 2014

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“Qui ci vuole Mr. Woland”
L’arte tra evasione e riflessione

S

Sulmona
sala lettura biblioteca diocesana
piazza Garibaldi
(ex covento di santa Chiara)
ore 9-13 / 15,30-19
lunedì chiuso
26

ES - LUGLIO/AGOSTO 2014

ono tre, totalmente diversi
tra loro, ma con in comune
la stessa passione per l’arte, che li
conduce e li guida attraverso una
ricerca delle tecniche più adatte a
rendere al meglio i concetti che
vogliono esprimere. Sono Serenella Polidoro, Emidio Mastrangioli e Alfredo Santella, tre artisti,
peligni, che dal 20 luglio scorso
all’8 agosto saranno protagonisti,
o meglio, le loro opere, nell’ambito della mostra collettiva “Qui
ci vuole Mr. Woland”, presso la
Biblioteca dell’ex Convento
Santa Chiara a Sulmona. E si,
proprio quel Woland protagonista
del romanzo “Il maestro e Margherita” che, seppur incastrato
nella sfera del male, si ritrova ad
incarnare i panni da giustiziere
contro le pressanti istituzioni
russe. Stessa cosa vogliono fare i
tre pittori attraverso l’arte ossia
offrire un momento di evasione
dalla realtà circostante, sfiancante
soprattutto negli ultimi tempi, e
di riflessione. Un obiettivo comune che si realizza attraverso le
visioni africane di Polidoro, le
nature “vive” di Mastrangioli e
gli esperimenti artistici di Santella. Quest’ultimo, in particolare, gioca a far la raccolta
“differenziata” grazie allo stile
“maia”, che vuole il riutilizzo dei
rifiuti per le creazioni artistiche.
Mastrangioli, intanto, si occupa
di definire il suo tratto distintivo:

come Modigliani con i colli lunghi, lui dipinge colli di bottiglie
dall’aspetto deforme. Polidoro,
invece, dipinge le sue emozioni,
quelle che ha provato nei suoi
frequenti soggiorni in Africa e
che sta racchiudendo nel suo
“diario” di viaggio in formato
tela, naturalmente. La mostra ha
la particolarità di essere affettuosamente dedicata a tutti gli artisti
“scomparsi” che hanno contribuito a dare risalto, anche oltre i
confini nazionali, alla Valle Peligna. Altro fattore di rilievo e prestigio è stato la presenza della
nota critica d’arte Chiara Strozzieri durante l’inaugurazione.
L’interesse della curatrice per il
trio d’arte si è proiettata, in passato, anche nella loro presenza in
diverse mostre sul territorio nazionale. La collettiva porta l’autografo anche dell’associazione
Ethnè-Linguaggi d’arte”.

Cesare Cremonini
Logico
Genere: Pop, Cantautorato (Ita)
Voto: 6,5/10
Angelo Violante
Mi sono preso la briga di aspettare il nuovo Logico e ho
provato a farmi un’idea meno legata agli isterismi
concettuali di certa critica, quella di cui non si capisce
un cazzo quando scrive, non perché scriva con parole
sofisticate ma perché scrive roba che non significa un cazzo.
Vi dirò, il disco di Cremonini non è male. Ma non
erano male nemmeno quelli che lo avevano preceduto.
E lo so perché li avevo ascoltati e lo avevo visto dal vivo
più volte. Diamo a Cesare quel che è di Cesare, non un
centesimo di più, né un centesimo di meno, perché
anche aspettare che arrivi è una bella colonna sonora.

Lo Stato Sociale
L’Italia Peggiore
Genere: Pop, Elettronica (Ita)
Voto: 6,5/10
Lorenzo Cetrangolo
L’effetto che mi fanno le canzoni de Lo Stato Sociale
è quello degli animatori nei villaggi vacanze. Ti devono
caricare, energizzare, devono per forza farti sorridere,
partecipare. Si attaccano ai luoghi comuni, li sfruttano,
per poi farti credere che è ironia, e magari lo è davvero,
ma dopo due o tre giri di giostra, come si fa a distinguere
il cliché dal commento sarcastico al cliché? Si divertono a
cazzeggiare senza remore, però in fondo si percepisce un
orgoglio da gruppo impegnato che a quel punto un po’
stona. Voi ballate e divertitevi, e cercate di perdonarmi se
non faccio salti di gioia.

Aa. Vv.
Son of A Gun
(A Tribute to Kurt Cobain)
Genere: Alt Rock, Punk,
Grunge (Ita)
Voto: 5/10
Silvio “Don” Pizzica
Big Red Agency e RuSsU hanno promosso questa raccolta
di cover, reinterpretate da band e musicisti lombardi,
ringraziando Kurt Cobain per quello che ci ha consegnato.
Un lavoro senza troppe ambizioni che non regala molte
positive chiavi di lettura, ma quantomeno pone l’accento
su una grande formazione a tratti troppo bistrattata ma che
invece ha saputo fare della semplicità e del minimalismo
rabbioso una forza capace di resistere al tempo. Un disco
che aiuterà i più distratti a ricordare di un perdente che il
tempo ci ha insegnato a riconoscere come un grande
uomo oltre che un immenso artista.

Inutili
Music to Watch the Clouds
on a Sunny Day
Genere: Psych Rock,
Experimental (Usa)
Voto: 7,5/10
Silvio “Don” Pizzica
Il lavoro, che viaggia per le strade della psichedelia, del
Lo-Fi estremo, dell’improvvisazione e del Krautrock più
classico e audace, si costruisce su due pezzi. Il primo è un
lungo crescendo lisergico e psicotico. Il lato B, tra Blues e
caotico Funky, cambia completamente le carte in tavola.
Un album che pare ispirarsi molto non solo alla tradizione
classica occidentale dei 60 e 70 ma che pesca a piene mani
nel mito di Mizutani Takashi per provare a rielaborare in
chiave ancor più devastante e aggressiva quelle suggestioni
disastrose, vulcaniche, elettriche, più pesanti di una
morte in famiglia.

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Out of the furnace
Regia: Scott Cooper
Sceneggiatura: Scott Cooper,
Brad Ingelsby
Cast: Christian Bale, Casey Affleck
Drammatico/thriller, Usa, 2013
Data Di Uscita: 21 Agosto 2014

di Carlo Liberatore
Il grado di intimità-empatia necessario a far si che un film si astragga
dal fin troppo semplicistico status
di opera a tema, è direttamente
proporzionale alla qualità/quantità
di dimensioni personali che sono
attribuite ai personaggi. Cioè, non
si può pensare che: 1) il cattivone
di turno sia un ostile-violento-bastardissimo-drogatissimo individuo
per tutta la durata del film; 2)
l’eroe-sfortunato-protagonista
debba essere il polo attrattivo delle
disgrazie universali da portarsi
sulle spalle nonostante la palese
impossibilità di redenzione; 3) il
fratello dell’eroe-sfortunato-protagonista sia una volta ancora il blabla-bla-reduce-dall’Iraq-non-sopp
orto-il-ricordo-del-mio-amicoche-mi-è-morto-accanto-ho-dovuto-raccogliere-la-gamba. E’ per
lo meno doverosa l’analisi di tematiche politiche e sociali così importanti, ma l’approccio del cinema al
racconto delle realtà provinciali
americane, percosse dalle inadeguatezze della storia recente, non
può non considerare una profondità di sguardo ben differente.
“Out of the furnace”, opera seconda di Scott Cooper (Crazy
heart) si colloca senza mezzi termini in quel grigio limbo del cinema d’oltreoceano nato di buoni
propositi ma irrimediabilmente ri-

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ES - LUGLIO/AGOSTO 2014

legato nei luoghi delle occasioni
perse. Presentato in concorso all’ultimo festival del cinema di
Roma, il film vanta tuttavia la presenza di un cast di primo ordine:
Christian Bale, Casey Affleck,
Woody Harrelson, William Defoe,
Forest Withaker. La trama è la solita: un uomo onesto, Russel Baze
(Bale) di Braddock in Pennsylvania, conduce una vita dignitosa nonostante la durezza del lavoro in
acciaieria. Il suo cruccio è il fratello
Rodney (Affleck) le cui fragilità
emotive derivanti dalla permanenza in Iraq lo hanno spinto in un
giro di scommesse clandestine capeggiate dal di cui sopra cattivissimo DeGroat (Harrelson). Ha una
compagna (Zoe Saldana) con la
quale condivide un rapporto sincero e un padre, anche lui operaio
nella stessa fabbrica, malato terminale (il film suggerisce una correlazione tra il lavoro e la malattia,

suggerisce soltanto). Succede l’impensabile. Rodney manca un appuntamento con Russel, il quale,
sulla strada del ritorno, provoca un
incidente mortale che gli costa alcuni anni di prigione. Durante la
sua detenzione il padre muore.
Non è tutto. Scontata la pena, iniziano i guai veri. La moglie lo lascia
per l’indolente sceriffo della città e
il fratello perde la vita per mano di
DeGroat. Una vera disfatta per
l’iperprotettivo-eroe-sfortunatoprotagonista che consapevole dell’impossibilità di una resurrezione
non può che appellarsi a quell’orgoglio vendicativo dal quale scaturisce la giustizia personale. Sei nato
povero, morirai povero. E’ colpa
del governo, di Bush, delle fabbriche, della guerra, della sfortuna,
ma perché?. Attento bastardissimodrogatissimo-DeGroat, Batman sta
arrivando armato di doppietta.

Film in uscita:

A Promise
Regia: Patrice Leconte
Sceneggiatura: Patrice Leconte,
Jerome Tonnerre
Cast: Rbecca Hall, alan Rickman
Drammatico, Francia, 2013
Data Di Uscita: 28 agosto 2014

Il sale della terra
Regia: Wim Wenders
Juliano Ribeiro Salgado
Sceneggiatura: Wim Wendersy
Cast: Juliano Ribeiro Salgado
Documentario
Brasile/Italia/Francia, 2012
Data Di Uscita: 28 agosto 2014

LIBRinAZIONE



Breve trattato sulla
decrescita serena
Crolla il capitalismo, si blocca la crescita.
La marcia indietro di Serge Latouche parla
di una rivoluzione culturale e politica:
“arretrare per meglio saltare”
di Brunella Campea

S

erge Latouche è un professore
emerito di scienze economiche
all'Università di Paris-Sud e specialista di rapporti economici e
culturali Nord-Sud. Lo scorso 21
febbraio è stato ospite della nostra regione per una conferenza
tenutasi ad Ortona, al Teatro
Tosti ed aperta anche ai ragazzi
delle scuole. La sua teoria sulla
“decrescita”, pur osteggiata da
tanti, si sta comunque diffondendo, rivelandosi come non
solo economica, ma filosofica e
antropologica. Il suo libro “Breve
trattato sulla decrescita serena”
(Bollati Boringhieri) rappresenta
una pietra miliare ai fini della
consapevolezza che solo con il
superamento dell'attuale e fallimentare modello di sviluppo, potremo avere una società nella
quale si vivrà meglio lavorando e
consumando di meno. Le sue parole sono lapidarie quando, parafrasando Woody Allen, pone le
famose tre domande essenziali:
Da dove veniamo? Dove andiamo? Che mangiamo stasera? E
se per i due terzi dell'umanità è la
terza quella più importante, noi
dovremmo porci bene la seconda: “Dove andiamo? Dritti
contro un muro. Siamo a bordo
di un bolide senza pilota, senza
marcia indietro e senza freni, che
sta andando a fracassarsi contro i
limiti del pianeta”. E cioè, come
può una crescita infinita essere

compatibile con un pianeta finito? In Italia si parla di decrescita dal 2006, tema dibattuto
non solo tra i Verdi, ma allargatosi anche a molti movimenti
contro le “grandi opere” (l'alta
velocità Lione-Torino, il Mose di
Venezia). L'origine del pensiero
della decrescita ha però radici antiche, legate ad una critica dell'economia sia dal punto di vista
ecologico che culturale. Fin dagli
anni '60 in molti misero in discussione la società dei consumi e
le sue basi, intuendo la necessità
di sostituire alla scienza economica tradizionale una “bioeconomia”, più attenta al rispetto delle
leggi della natura (biologia, chimica e fisica) e quindi ad un più
generale rispetto della Terra. L'attuale società dei consumi ha bisogno di tre elementi per
perpetuarsi: la pubblicità, il credito e l'obsolescenza programmata dei prodotti. La sola
pubblicità rappresenta il secondo
bilancio mondiale dopo gli armamenti. E la televisione ne è divenuta la sua “arma di distruzione
di massa”. Secondo Latouche
siamo quindi diventati dei “tossicodipendenti” della crescita. Ma
per capire quanto il progetto della
decrescita passi inevitabilmente
per un percorso di rivoluzione
culturale e di rifondazione della
politica, torna utile ricordare il

suo circolo virtuoso delle otto
“R”:Rivalutare-Riconcettualizzare-Ristrutturare-RidistribuireRilocalizzare-Ridurre-Riutilizzar
e-Riciclare. Inesorabile perciò la
critica del capitalismo, inteso
anche come civiltà e destinato a
crollo sicuro. E critica è pure la
visione del Pil come unico indicatore valido del benessere, che
equiparando la felicità al benessere materiale, inteso mediamente come un “soddisfacente
avere”, tende ad escludere tutte le
conseguenti “perdite” che esso
comporta. Forse in alcuni casi la
marcia indietro è una prova di
saggezza, anche perché si tratterebbe di un “arretrare per meglio
saltare”.

ES - LUGLIO/AGOSTO 2014

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PENSA CREATIVO



Una t-shirt per collana
di Antonella Pal, palombizio@virgilio.it
In questo appuntamento vi mostrerò com’è
semplice realizzare una collana, praticamente a
costo zero, riciclando una vecchia maglietta o
canotta: l’importante è che sia in tessuto jersey,
ovvero cotone elasticizzato.
Più avanti capirete il perché.
Occorrente:
- una vecchia t-shirt o canotta in jersey;
- forbici;
- ago e filo;
- un bottone
Una volta che avrete procurato tutto l’occorrente procedete in questo modo: piegate la t-shirt in due parti
(nel senso della lunghezza) e tagliate la parte superiore e quella inferiore, come a formare un rettangolo
preciso. In seguito fate dei tagli come mostrato nella foto 2; ora aprite il pezzo di stoffa e vi troverete davanti
il risultato della foto 3. Bene! Procedete prendendo i due lembi con le mani e tirando come fosse una molla.
Per questo è importante che il cotone sia elasticizzato: creerà un effetto più bello! Ora vi resteranno le due
parti di giunzione che tengono unite le fettucce. Con due strisce tagliate dagli scarti iniziali della maglietta
andiamo a ricoprire come nella foto 5, avvolgendo la stoffa e cucendo con ago e filo. Questa operazione va
ripetuta per entrambi i lati di giunzione. Ora creiamo la decorazione della nostra collana. Sempre con i ritagli
precedenti tagliamo dei cerchi e li sovrapponiamo, cucendoli insieme al bottone che formerà la parte
centrale del fiore. A questo punto non resta che cucirlo sulla collana ed è subito pronta per essere indossata.
Pittura rupestre in ocra rossa che, per il suo stile simbolico, sembra appartenere a quel filone di raffigurazioni legate ai culti
magico-religiosi del tardo neolitico. Nei pressi dell’eremo di Sant’Onofrio sul Morrone (foto: Villiam Vallera)

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