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il magazine

La rivista nasce nel dicembre del 2004 (periodicità bimestrale)
con l’intento di portare alla luce artisti emergenti considerati
di qualità, attraverso una selezione che viene attuata dal
comitato redazionale.
La rivista è stata progettata e realizzata solo in formato
elettronico (PDF) scaricabile dal sito ufficiale, per tre motivi
principali: 1) contenimento dei costi rispetto ad una versione
cartacea; 2) il non sottostare ad un limite di pagine; 3) una più
capillare e virale diffusione.
Il nome Frattura Scomposta nasce dal fatto di voler realizzare
un magazine fuori dal coro e lontano dalle “pastette” che
caratterizzano, in gran parte, il movimento artistico italiano,
dove la qualità artistica è messa in secondo piano rispetto alle
conoscenze, al clientelismo, al nepotismo, una ingiustificata
esterofilia e sotto certi aspetti anche una discreta mancanza di
cultura nel settore.
La redazione ha ritenuto fondamentale che tutti gli artisti
italiani emergenti di qualunque provenienza, potessero avere
uno strumento attraverso il quale poter far sentire la loro voce,
nel caso specifico far vedere, ad un folto pubblico, le loro
reali qualità artistiche che diversamente nessuno o pochissimi
avrebbero potuto notare ed apprezzare.
L’interesse per la rivista è andato sempre più aumentando
e nel 2006 si prese la decisione di pubblicare, all’interno di
ogni numero, anche alcuni artisti affermati che sentissero
la necessità di mettersi in gioco e dialogare con i colleghi
emergenti.
Nel 2007 la redazione di Frattura Scomposta, prese la
decisone di “far uscire” gli artisti dal virtuale della rivista
elettronica ed immergerli nella “concretezza” delle mostre,
pertanto, con l’aiuto di alcune realtà importanti dell’arte
contemporanea italiana come la Libreria Bocca, la Wannabee
Gallery e Fabbrica Borroni; a Venezia, in occasione della 54°
Biennale Arti Visive, Frattura Scomposta presentò il progetto
espositivo “Aliens le forme alienanti del contemporaneo” che
fortunatamente ebbe un grande seguito di pubblico e fece
parlare di se le riviste di settore.