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Treben Maria La salute dalla Farmacia del Signore .pdf



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Maria Treben

La Salute
dalla
Farmacia
del Signore
Consigli ed
esperienze
con le erbe
medicinali
Ennsthaler

Maria Treben

Consigli ed esperienze
con le erbe medicinali

§
CASA

EDITRICE

ENNSTHALER,

STEYR

(AUSTRIA)

MARIA TREBEN

Copertina, tavole a colori e disegni di Robert SCHÓLLER, pittore dipi, di Vienna
Tradotto dal tedesco da Olivia CURTIUS, Roma

27° Edizione 2009
ISBN 978-3-85068-122-3

Maria Treben • La Salute dalla Farmacia del Signore
Tutti i diritti sono riservati
Copyright © 1980 di Ennsthaler Verlag, Steyr
Ennsthaler Gesellschaft m.b.H.& Co KG, A-4400 Steyr, Österreich
La riproduzione, anche parziale, è vietata!
Distribuzione in Italia: Casa Editrice ATHESIA, Bolzano

Prefazione

A dispetto dei molteplici attacchi provenienti dalle più svariate parti contro la mia persona ed i miei
consigli nel libro «Salute dalla Farmacia del Signore», le numerose lettere di persone sane o malate, di
medici e guaritori austriaci e stranieri, mi hanno indotto a continuare ad offrire all'umanità le mie
conoscenze e le mie più recenti esperienze con le erbe medicinali in una nuova edizione ampliata dell'
opera suddetta.
In un m o m e n t o in cui la maggior parte dell'umanità va sempre più allontanandosi dalla vita naturale ed
in cui essa è minacciata da gravi malattie dovute all'erroneo atteggiamento spirituale, dovremmo
riscoprire quelle nostre erbe medicamentose che il Signore ci ha donato per sua bontà sin dai tempi più
remoti. Il parroco Kneipp non faceva che ripetere nei suoi libri «che per ogni malattia cresce un'erbetta».
Ognuno di noi ha quindi la possibilità di provvedere alla buona uura della propria salute raccogliendo
per tempo piante ed erbe medicinali dalla «Farmacia del Signore», bevendone le tisane giornalmente o
per la durata di un periodo di cura, usandone gli estratti per linimenti, impacchi, cataplasmi o additivi al
bagno. Una volta decisi ad utilizzare le erbe medicamentose, si dovrebbe cominciare con quelle depurative del sangue che sono l'Aglio, l'Ortica, la Veronica, il Dente di leone e la Piantaggine. Tali cure fatte
seguendo con precisione le rispettive raccomandazioni non potranno mai nuocere a nessuno. Ove non
diano alcuno o solo scarso sollievo ed aiuto è probabile che nell'ambiente domestico o di lavoro del
malato esistano delle zone geopatiche di disturbo. In questi casi si dovrebbe ricorrere ad un rabdomante esperto che cerchi dei luoghi privi di radiazioni.
Quando però si fosse seriamente indisposti, con febbre o altri sintomi evidenti di malattia, è indispensabile consultare tempestivamente il medico affinchè stabilisca la diagnosi. È altrettanto ovvio che il
medico controlli scrupolosamente il decorso di una malattia grave ed il processo di guarigione.
Il 25° Congresso Internazionale di Aggiornamento della Deutsche Bundesärztekammer (Ordine Federale Tedesco dei Medici) e della Österreichische Ärztekammer (Ordine Austriaco dei Medici) che ebbe
luogo a Badgastein nel Marzo 1980 ed al quale parteciparono 1500 medici, ha dimostrato che la
medicina tradizionale c o m i n c i a ad interessarsi anche alla medicina naturalista.
Il Prof. Dr. Carl Alken (Università del Saarland, R.F.G.) spiega nel modo seguente il crescente interesse
della natura: «Dopo la seconda guerra mondiale i medici si trovavano praticamente impotenti di fronte
ad un'insufficienza renaie. Poi avvenne la grande rivoluzione dovuta all'introduzione degli a n t i b i o t i c i , ed
oggi siamo ormai costretti a difenderci dalle conseguenze negative dell'utilizzazione in parte eccessiva
in parte errata di questi potenti "portatori di grazia". Vi si aggiunge un aumento a valanga di malattie
micotiche causate dal perturbamento del normale equilibrio biologico a causa dei troppi medicamenti
e di altre influenze ambientali.»
Da molti anni seguo simposi e congressi di medicina, i cui risultati vengono anche pubblicati nei quotidiani. Numerosi medici, con senso di responsabilità, mettono in guardia dal c o n s u m o esagerato di
pillole e compresse. In particolare viene ripetuto sempre più spesso l'avvertimento circa la potenziale
pericolosità degli analgesici. Un'infinità di persone li prende senza il controllo da parte del medico,
causando in tal modo dei gravi danni organici. I medicinali, per esempio, che diminuiscono la pressione
del sangue, favoriscono il tumore mammario nelle donne se presi per un periodo prolungato: fatto
questo che è stato accertato da tre gruppi di ricercatori che studiavano il fenomeno indipendentemente
l'uno dall'altro a Boston, Bristol e Helsinki.
È quindi il mio desiderio rendere accessibile alle persone malate il potere e l'effetto curativo di piante
importanti e le esperienze degli ultimi due anni e mezzo dalla pubblicazione del libro «Salute dalla
Farmacia del Signore» e dare loro una mano nel ricupero della salute. È un'esperienza straordinaria per
un essere umano trovare una via di uscita dalla disperazione della malattia, servendosi delle proprie
forze e della propria volontà, grazie alle nostre erbe medicamentose, aiuto divino. Il merito personale di
riconquistare la salute innalza la dignità umana a tal punto da consentire al malato di uscire dalla
morsa dell'infermità.
3

Spesso mi si chiede dove ho acquistato la conoscenza delle erbe officinali. Non sono in grado di rispondere con precisione. Nella mia infanzia trascorrevo le mie vacanze presso la famiglia di un capoguardia
forestale. Così imparai a conoscere ed intuire i rapporti e le connessioni nella natura. Sin da bambina
conoscevo ogni pianta e sapevo indicarla per nome; ma le sue proprietà farmacologiche mi erano
sconosciute. Mia madre, una appassionata seguace di Kneipp, teneva a far crescere noi figli in modo
naturale e lontani da ogni influenza chimica.
Da giovinetta furono due le esperienze che incisero nella mia vita. Una vedova circa quarantenne, madre
di tre figli, ammalata di leucemia era stata giudicata incurabile e dimessa dall'ospedale. I medici le
diedero appena tre giorni di vita. La sorella, preoccupata per i figli che sarebbero rimasti orfani, portò le
urine della malata ad un'erborista nei pressi di Karlsbad. Malgrado l'esclamazione spaventata della
donna: « . . . soltanto ora arrivate con quest'acqua da morto!» le erbe inviate fecero miracoli. Un esame
clinico dopo 10 giorni mostrò la sparizione di ogni traccia di leucemia.
Un caso simile si presentò nello stesso periodo in una 38enne madre di quattro figli. Anche qui si trattò
di leucemia ed i medici non davano più alcuna speranza. Anche questa malata cercò il consiglio di
un'erborista e si fece dare le erbe occorrenti. Ogni giorno essa preparava alcune brocche piene di
tisana. Ogni volta che vi passava davanti ne beveva un buon sorso, pensando anche: «Se non dovesse
guarirmi, male non mi farà certamente.» Dopo 10 giorni fu dimostrata la totale assenza di leucemia.
Questi esempi dimostrano l'enorme importanza dell'ingestione di grandi quantitativi giornalieri di
tisana nelle malattie, dall'apparenza inguaribili. Da quel momento fui certa che le erbe portavano aiuto
persino nei casi di malattie maligne.
Mia madre morì il giorno della Candelora nel 1961. Da allora ebbi la netta sensazione di essere spinta
verso la conoscenza delle erbe officinali. Vi si aggiunsero nuove esperienze e lentamente presi possesso, con intuito sicuro, delle nozioni riguardanti le erbe provenienti dalla Farmacia del Signore. Fu
come se mi guidasse una forza maggiore; come se la Madonna, la grande consolatrice degli infermi, mi
indicasse la via sicura. La fede in lei, la venerazione e la preghiera dinnanzi ad una antica effigie miracolosa, che giunse per vie inconsuete nelle mie mani, mi hanno sempre aiutato in tutti i casi di dubbio.
Pertanto è mio desiderio non solo indicare agli uomini le erbe medicinali ed i loro poteri, ma anche
l'onnipotenza del Signore, nelle cui mani è la nostra vita, e che la determina. Presso di lui cerchiamo
aiuto e conforto; nella grave malattia cerchiamo con umiltà e devozione le erbe della Sua farmacia.
Sta a Lui guidarci e farci la grazia, dirigendo la nostra vita secondo la Sua volontà.
Infine vorrei sottolineare che mi sono sforzata in t u t t i i modi di convogliare tutte le mie ulteriori
esperienze nel libro aggiornato, per offrirle all'utilità degli uomini. All'argomento ampiamente trattato,
unisco una preghiera: non telefonatemi, non scrivetemi! Quale non-guaritrice non ricevo neanche
visitatori. Il precisissimo glossario vi porterà sulla giusta via per impiegare le erbe giuste. Inoltre vorrei
richiamare l'attenzione del lettore sul libro «successi terapeutici di Maria Treben» (lettere e relazioni
concernenti i successi terapeutici), pubblicato presso lo stesso «Editore Ennsthaler».
E infine un'altra cosa: non g e s t i s c o una rivendita postale di erbe e non accetto ordinazioni di erbe.
Grieskirchen, maggio 1980
MARIA

TREBEN

INDICE
Prefazione

3
NOTE GENERALI

Corretta raccolta, conservazione e preparazione delle erbe medicinali: Raccolta - Essiccamento ..
Modalità di preparazione: Tisane (infuso e decotto - macerazione)
Tintura (essenza) - Succo fresco - Poltiglie - Cataplasmi con erbe cotte al vapore
Preparaz. di pomate e olii - Bagni di erbe (bagno completo, semicupio) - Impacchi di Erbe Svedesi
LE

ERBE

MEDICINALI

Acetosella
Achillea
Aglio orsino
Agrimonia
Alchemilla
Aparine
Borsa del pastore
Calamo aromatico
Calendula
Camomilla

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9
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DELLA

FARMACIA

Celidonia
Coda cavallina
Consolida maggiore
Epilobio
Farfara
Farfaraccio
Granoturco o Mais
Iperico, Erba San Giovanni .
Licopodio od Erba strega ..
Malva

DEL
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35
35
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SIGNORE

Ortica
Ortica gialla
Piantaggine
Primula
Salvia
Serpillo o Pepolino
Tarassaco
Verga d'oro
Veronica
Vischio

Noce

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7
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55
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Erbe Svedesi (compreso «Antico Manoscritto» e ricetta per il «Piccolo Amaro Svedese»)
59
Cordiale (con ricetta)
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Miscela per tisana adatta alla tavola famigliare 69
CONSIGLI RIGUARDANTI DIVERSE MALATTIE
Aborti - Acne - Alito cattivo - Lingua patinosa - A n g i o m a cavernoso
Atrofia muscolare - Artrosi, Artrite, Artrosi dell'anca
Calcoli biliari - Cataratta e G l a u c o m a
Cattivi voti nella pagella dei bambini - Colpo apoplettico (profilassi)
Manifestazioni paralitiche in seguito a Colpo apoplettico
Crescita dei capelli - Debolezza della vescica
Diabete
Disturbi cardiaci e di Circolazione sanguigna
Dolori di amputazione (Dolore f a n t a s m a nei monconi) - Eccessiva lacrimazione
Edemi o Tumefazioni dovuti alla raccolta di liquidi nel tessuto
Emofilia - Enfisema polmonare - Erisipela - Fimosi - Fistole
Flusso mestruale - Gozzo - Herpes zoster
Inappetenza nei bambini - Mal d'orecchio dovuto a raffreddore - Nevralgie facciali
Onichia (infiammazione del letto ungueale) - Unghie (fragili o danneggiate)
Osteoporosi - Paralisi agitante (Malattia di Parkinson) - Patereccio - Prolasso dell'utero
La Psoriasi «incurabile»
Raffreddore da fieno - Reni - Renella e Calcoli renali
Retrazione della gengiva e Denti vacillanti - Sclerosi multipla
Singhiozzo - Sonno agitato (nei bambini) - Stitichezza
Sudore notturno - Tiflite - Trauma alla colonna vertebrale
Tremore degli arti - Vermi - L'epilobio ha efficacia curativa

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84
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88

CONSIGLI RIGUARDANTI MALATTIE MALIGNE
Cirrosi epatica e Malattia epatica - Leucemia
Malattie addominali (ovaie e utero) - Malattia delle ghiandole linfatiche
Malattia dell'intestino
Malattia della laringe - Malattia della lingua
Malattia delle ossa - Malattia del pancreas - Malattia della pelle
Malattia dei polmoni - Malattia dei reni - Malattia del seno - Malattia dello stomaco
Malattia dei testicoli - Malattia della tiroide - Tumori

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92
93
94
95

Importante avvertimento

98

98

Indice alfabetico

5

NOTE

GENERALI

Corretta raccolta, conservazione e preparazione delle erbe medicinali:
RACCOLTA
Premessa per la raccolta è la conoscenza delle erbe medicinali. Se la possediamo occorrerà soltanto
raccoglierle all'epoca giusta, nel luogo giusto e nel modo giusto.
L'esperienza ha dimostrato che i migliori risultati di guarigione si sono ottenuti con erbe raccolte di
fresco, cosa questa assolutamente necessaria per ottenere un successo nelle malattie gravi. Le erbe
fresche si possono raccogliere personalmente dall'inizio della primavera, a volte sin dal mese di
febbraio, fino al mese di novembre. Alcune si trovano persino d'inverno sotto la coltre nevosa, sempre
che uno ne ricordi la loro dimora (ad esempio la Celidonia).
Per l'inverno si prepara una riserva non troppo grande di erbe essiccate. Occorre coglierle nel momento
del loro maggiore contenuto in sostanze attive.

Ciò avviene per le P A R T I F L O R E A L I all'inizio della fioritura,
per le F O G L I E prima e durante la fioritura.
Le R A D I C I si scavano all'inizio della primavera o in autunno.
I F R U T T I si raccolgono all'epoca della maturazione.

Al riguardo si tengano presenti le seguenti avvertenze: si colgano esclusivamente piante sane, pulite
e prive d'insetti! Coglierle in condizioni asciutte nelle giornate di sole quando la rugiada ne è già
evaporata.
Per la raccolta occorre evitare i campi ed i prati concimati chimicamente, le sponde di acque sudicie ed
inquinate, i terrapieni delle ferrovie e la vicinanza di strade trafficate, autostrade e di impianti industriali.
Abbiate riguardo per la n a t u r a ! (Non strappate le piante con tutte le radici, non causate danni !) Alcune
piante sono sotto protezione. Esiste un numero sufficiente di altre piante medicinali con le stesse
sostanze attive che non sono protette (ad esempio la Primula auricola).
Mentre le cogliete, non schiacciatene i fiori e le foglie e non mettetele in buste di plastica! Altrimenti le
erbe comincerebbero a sudare e una volta essiccate a n n e r i r e b b e r o .

ESSICCAMENTO
Le erbe prima dell'essiccamento non vanno lavate ma soltanto tagliuzzate finemente. Il materiale così
preparato va distribuito in modo sciolto su un panno o su carta non stampata per asciugare il più
rapidamente possibile in un luogo abbastanza caldo ed arieggiato (soffitta). Quando si tratta di radici,
cortecce o parti di piante molto succose è spesso indicato un essiccamento con calore artificiale. In tal
caso però la temperatura non dovrà mai oltrepassare i 35° C. Le radici accuratamente lavate, prima
dell'essiccamento vanno preferibilmente sminuzzate; allo stesso modo il Vischio e l'Epilobio.
Si possono conservare per l'inverno soltanto le erbe completamente secche. Per la loro conservazione
sono indicati soprattutto dei recipienti di vetro o di cartone chiudibili. Si evitino recipienti di plastica o di
latta! È opportuno proteggere le erbe dalla luce (si utilizzino vetri colorati, preferibilmente verdi).
Fate la vostra provvista per un solo inverno! Col passar del tempo le erbe perdono le loro proprietà
curative. Ogni anno ci dona la sua nuova ricchezza di erbe.
6

Modalità di preparazione - TISANE
Infuso e decotto: Le erbe fresche vanno sminuzzate e messe nei quantitativi prescritti in un bricco di
vetro o in un altro recipiente non metallico. Poi, in un altro recipiente, si porta l'acqua all'ebollizione e la si
versa sulle erbe preparate. Il tutto si lascia riposare brevemente (basta mezzo minuto)! La tisana deve
essere di colore chiarissimo: o giallo chiaro o verde chiaro. Invece le erbe essiccate si lasciano riposare
un po' più a lungo (da 1 a 2 minuti). Una tisana così preparata è molto più sana e si presenta anche meglio.
Le radici vanno immerse in acqua fredda che si porta all'ebollizione. A questo punto si toglie il recipiente dal fuoco e si lascia riposare per circa tre minuti.
Si versa il quantitativo giornaliero di tisana in un termos e lo si beve a piccoli sorsi secondo le indicazioni nel corso della giornata. In linea generale si mette un cucchiaino da dessert c o l m o di erbe su un
quarto di litro d'acqua (= 1 tazza), altrimenti secondo le indicazioni per le singole piante.

Macerazione: Alcune erbe (ad esempio la Malva vulgaris, il Vischio e il Calamo aromatico) non
sopportano l'ebollizione poiché per l'effetto del calore perderebbero il loro potere curativo. La tisana di
queste erbe si ottiene mediante la macerazione. Il quantitativo consigliato per le singole piante va
lasciato macerare nell'acqua fredda per 8 - 1 2 ore (di solito durante la notte), poi va riscaldato leggermente (temperatura potabile) ed il quantitativo per una dose giornaliera va conservato in termos preventivamente sciacquato con acqua calda. Un miscuglio fra macerazione e infuso è però considerato la
migliore utilizzazione delle erbe medicinali: durante la notte si mettono a macerare le erbe, nella metà
del quantitativo d'acqua indicato, per passarle poi al setaccio il mattino successivo. Le erbe rimaste nel
setaccio si immergono di nuovo nell'altra metà del quantitativo d'acqua indicato, si porta ad ebollizione
e si filtra nuovamente. Si mescolano quindi le due tisane, quella ottenuta per macerazione con quella
per infuso. Con questa preparazione si ottengono quelle sostanze attive che sono solubili sia in acqua
fredda che in acqua calda.
TINTURA (ESSENZA)
Anche le tinture si ottengono per macerazione in un distillato di frutta o di grano a 38 - 40°. Si riempie
di erbe, in modo sciolto e fino al collo una bottiglia o altro recipiente e si versa sopra il distillato di frutta
o di grano. Si conserva il tutto ben chiuso in luogo caldo (circa 20° C) per 15 gg. o anche più a lungo,
scuotendolo ogni tanto, indi si procede alla filtrazione e quindi alla spremitura del residuo. Le tinture
si prendono per uso interno a gocce con del tè e per uso esterno negli impacchi o nelle lozioni e frizioni.

SUCCO

FRESCO

I succhi freschi di erbe si possono ingerire a gocce oppure si possono utilizzare per spennellature su
parti malate del corpo per mezzo di batuffoli di cotone. Questi succhi si ottengono mediante una centrifuga elettrica per uso d o m e s t i c o che sminuzza e spreme contemporaneamente le erbe. È opportuno
preparare questi succhi giornalmente con erbe fresche. Ma possono essere conservati per alcuni mesi
in bottigliette tenute nel frigorifero.

POLTIGLIE
Col matterello si schiacciano sul tagliere steli e foglie onde ottenere una poltiglia. Spalmata su di un
panno la si applica sulla zona malata del corpo fasciandola indi con un telo e mantenendola calda.
Quest'impacco di poltiglia può rimanere sulla parte per t u t t a la notte.

C A T A P L A S M I CON ERBE COTTE AL V A P O R E
Su una pentola piena d'acqua in ebollizione si poggia un setaccio contenente erbe fresche o essiccate
e si copre il tutto con un coperchio. Dopo un po' di tempo queste erbe ammollite e calde, stese su di una
garza, vanno applicate sulla parte malata. Quest'impiastro deve essere coperto con un panno di lana e
fasciato. Non deve nascere una sensazione di freddo. Molto efficaci sono i cataplasmi al vapore ottenuti con Coda cavallina. I cataplasmi al vapore si lasciano agire per due ore o per tutta una notte.
7

P R E P A R A Z I O N E DI POMATE E O L I I
Tritare quattro manciate di erbe. Riscaldare 500 g di strutto di maiale come per friggere delle cotolette.
Versare le erbe nell'olio bollente e girare lasciando friggere brevemente; girare ancora, togliere la
padella dalla f i a m m a , coprirla e lasciare raffreddare il tutto durante la notte. Il giorno seguente riscaldarlo leggermente, filtrarlo attraverso un panno e travasare la pomata ancora calda in vasetti di vetro
o di porcellana precedentemente preparati.
La preparazione degli olii si svolge nel modo seguente: riempire, senza comprimerli, una bottiglia fino al
collo con fiori o erbe e versarvi sopra dell'olio extravergine d'oliva in modo che le erbe siano coperte
di due dita d'olio. Lasciare la bottiglia per 15 giorni al sole o in vicinanza di une fonte di calore.

BAGNI

DI

ERBE

Bagno completo:

Le erbe indicate vanno immerse in acqua fredda e lasciate riposare per una notte.
Per un bagno occorre un secchio ( 6 - 8 litri) di erbe fresche oppure 200 g di erbe essiccate. Questo
materiale così macerato va riscaldato il giorno successivo e quindi filtrato: l'estratto va aggiunto all'
acqua del bagno. Venti minuti di immersione nel bagno. Il cuore deve rimanere fuori dall'acqua. Dopo
il bagno, invece di asciugarvi, dovete avvolgervi in una spugna da bagno o in un accappatoio e sudare
per un'ora a letto.

Semicupio:

Per un semicupio occorre soltanto metà secchio di erbe fresche o 100 g di quelle secche
per poi procedere come per il bagno completo. L'acqua nella quale vi immergete deve coprire i reni.
Osservate le avvertenze riguardanti le singole erbe.
Nuovamente riscaldata può essere riutilizzata altre due volte sia l'acqua del bagno che quella del
semicupio.

I M P A C C H I DI ERBE SVEDESI
A seconda della parte da trattare si prende un pezzo più o meno grande di ovatta o fibra di cellulosa, lo
si bagna con delle gocce di Erbe Svedesi, stendendolo quindi sulla parte malata precedentemente
spalmata di grasso di maiale o di pomata di Calendula (cosa assolutamente necessaria) affinchè
l'alcool non privi la pelle del suo grasso. Per evitare di sporcare la biancheria si può coprire questo
impacco con un ritaglio di plastica ed infine si lega il tutto con un panno o con una fascia che mantenga
il calore. A seconda del male e della sopportabilità si lascia agire l'impacco da due a quattro ore. Se il
malato lo sopporta, l'impacco può essere lasciato addosso anche per t u t t a la notte. Tolto l'impacco si
spolvera la parte con del talco. Qualora in qualche persona dovessero manifestarsi delle irritazioni della
pelle, sarà necessario abbreviare il tempo di applicazione, oppure sospendere la cura per un certo
periodo. Chi è allergico eviti l'impiego del ritaglio di plastica e copra soltanto con pezzi di stoffa. In
nessun caso però dovete dimenticare di ungere la pelle prima dell'applicazione dell'impacco. Se
dovesse manifestarsi del prurito ungete con pomata di Calendula.
Con questi impacchi non è indispensabile coricarsi a letto; se sono ben fasciati potete muovervi tranquillamente in casa o stare seduti.

8

LE ERBE MEDICINALI DELLA FARMACIA DEL SIGNORE

ACETOSELLA

(Oxalis acetosella)

Volgarmente è chiamata Agretta, Lambrusca, Melagra, Juliola, Salicchia, Pentecoste, Erba brusca bassa, e dappertutto nei nostri boschi di latifoglie e di conifere
copre a tappeto la terra forestale con le sue foglie verdi chiare ed i suoi delicati
fiorellini bianchi. Se ne percepisce l'aspetto come estremamente piacevole. Durante
la raccolta dei funghi qualche volta mi sono inchinata a coglierne una foglia per
mangiarla. Raccolgo piccoli quantitativi di fiori per un miscuglio da tisana indicato
in pagina 69.
L'Acetosella non va essiccata bensì adoperata soltanto fresca. Toglie l'acidità dello
s t o m a c o ed i leggeri disturbi al fegato e alla digestione. Contro questi disturbi la
tisana va sorseggiata fredda in ragione di due tazze al dì. Contro l'itterizia, la nefrite,
gli sfoghi della pelle e i vermi la si sorseggia invece calda.
Dell'Acetosella la medicina popolare raccomanda il succo spremuto di fresco all'
inizio di un cancro allo stomaco, contro ulcere e tumori cancerosi interni ed esterni.
Il succo si ottiene con l'ausilio della centrifuga elettrica ad uso domestico. Ogni
ora se ne beve da tre a cinque gocce diluite in acqua o tisana di erbe. Sulle ulcere cancerose esterne
il succo fresco va spalmato direttamente.
Contro la malattia di Parkinson, il succo, da tre a cinque gocce all'ora, va ingerito con una tisana di
Achillea ed applicato esternamente quale frizione della spina dorsale. Occorre attenersi coscienziosamente alle indicazioni circa la diluizione ed i dosaggio quando si tratta di cancro allo stomaco, di ulcere
cancerose e di paralisi agitante.

MODALITÀ DI
Tisana:

PREPARAZIONE

Sbollentare con 1/2 litro di acqua un cucchiaio di foglie fresche e lasciar riposare
brevemente il tutto.

Succo fresco: Lavare le foglie e spremerle con una centrifuga elettrica a uso domestico.

ACHILLEA

(Achillea millefolium)

Non riusciamo più a concepire la nostra vita senza la pianta medicinale Achillea. Contro molte malattie
gravi essa è certamente la nostra migliore salvaguardia, ma soprattutto lo è per le donne. Non posso
raccomandare abbastanza alle donne di usare l'Achillea. Nei suoi scritti il parroco Kneipp dice: «Le
donne si risparmierebbero molti inconvenienti se ogni tanto si servissero dell'Achillea.» Che si tratti di
una giovane sofferente di mestruazioni irregolari o di una donna più anziana in piena menopausa o che
abbia superato questa fase, per ognuna, giovane o vecchia, è importante bere di tanto in tanto una tazza
di tisana di Achillea. Essa ha un ottimo effetto sull'addome di ogni donna, ragion per cui non può fare di
meglio in favore della propria salute, che cogliere un mazzetto di Achillea fresca ogni volta che si trova
a passeggiare in campagna. La pianta cresce abbondantemente nei prati, lungo i margini dei campi
di grano e lungo i sentieri. I fiori sono bianco-rosa ed al sole emanano un profumo aspro aromatico.
È comunque consigliabile cogliere i fiori in pieno sole poiché in tal modo aumenta il loro olio etereo
e quindi anche il loro potere terapeutico.
9

Conosco una giovane moglie di oste, della quale improvvisamente si
venne a sapere che era ammalata di cancro addominale. Le fecero delle
cure con radiazioni di Cobalto. I parenti vennero informati dai medici che
si trattava di una malattia inguaribile. Pensai al parroco Kneipp ed ai suoi
consigli contro i disturbi a d d o m i n a l i ; raccomandai alla giovane donna di
bere ogni giorno tanta tisana di Achillea quanta ne riusciva ad ingerire.
Fui allibita quando, dopo tre settimane arrivò con la posta la notizia che
ella stava tanto bene da ricuperare lentamente il suo peso normale.
Nelle infiammazioni alle ovaie spesso basta il primo semicupio per
togliere i dolori; l'infiammazione diminuisce giorno per giorno. Con questi
bagni si ottengono gli stessi ottimi risultati nei sofferenti di enuresi notturna, sia nei vecchi che nei giovani e in chi soffre di perdite bianche. In
questi casi è opportuno bere anche 2 tazze di tisana di Achillea al giorno.
Contro il prolasso dell'utero si fanno per un certo periodo dei semicupi di Achillea
sorseggiando contemporaneamente quattro tazze di tisana di Alchemilla al giorno e
massaggiando con tintura di Borsa del pastore la zona addominale, dalla vulva insù.
\

Sotto l'effetto dei giornalieri semicupi di Achillea, da ripetere fino a che il controllo
del medico non risulti negativo, scompaiono i m i o m i dell'utero. Una signorina di
19 anni non aveva le mestruazioni. Il ginecologo le prescrisse la pillola. Le mestruazioni non arrivarono,
ma la signorina sviluppò un seno enorme e si rifiutò quindi di continuare a prendere la pillola. La madre,
preoccupatissima, si rivolse a me. Le consigliai di somministrare alla figlia ogni mattina a digiuno una
tazza di tisana di Achillea. Dopo un mese t u t t o si aggiustò ed è così tuttora. Mi ricordo di un caso
analogo che in seguito, quando nulla più servì, si trasformò in un caso psichiatrico. Purtroppo allora
non avevo ancora quest'esperienza con le piante medicinali.
Durante la menopausa la donna dovrebbe ricórrere ogni giorno alla tisana di Achillea. Si risparmierebbe
l'irrequietezza interna ed altri stati d'animo. I semicupi di Achillea inoltre influiscono positivamente
sulla salute. Nelle nevriti degli arti superiori ed inferiori sono particolarmente benefici i bagni a braccia
e gambe con additivo di Achillea. Ma l'Achillea deve essere c o l t a a mezzogiorno sotto il sole. Di solito
questi bagni si mostrano efficaci sin dalla prima volta, liberando il malato da ogni dolore.
Il Dr. med. Lutze consiglia la tisana di Achillea quando la «pressione arteriosa provoca disturbi alla testa
come se questa dovesse scoppiare, nonché contro le vertigini, le nausee, le malattie degli o c c h i con
lacrimazione, i dolori pungenti nell'occhio ed il sangue dal n a s o . . . » Un attacco di emicrania dovuto
allo scirocco o ad un qualsiasi cambiamento delle condizioni atmosferiche, è spesso eliminato con una
sola tazza di tisana di Achillea sorseggiata caldissima. Mediante una cura regolare a base di tisana di
Achillea l'emicrania a volte scompare completamente.
L'Achillea, negli antichi erbari, è c h i a m a t a «salvezza di tutti i mali» e può essere impiegata dove altre
medicine sono fallite. Attraverso il suo potere depurante del sangue riuscirà a debellare numerose
malattie che si erano annidate nel corpo. Occorre soltanto tentare.
Che l'Achillea influisca direttamente ed ottimamente sul midollo osseo e che vi stimoli la formazione
del sangue non sarà c o s a universalmente conosciuta. Essa giova anche nelle malattie del m i d o l l o osseo
nelle quali fallisce ogni altro rimedio e persino nella necrosi ossea, mediante tisane, bagni e frizioni con
tintura. L'Achillea rappresenta inoltre un buonissimo e m o s t a t i c o nelle emorragie polmonari e, insieme
con la radice di Calamo aromatico, riesce a guarire completamente dal cancro polmonare. Le radici di
Calamo si masticano durante t u t t a la giornata mentre della tisana di Achillea se ne sorseggia una tazza
mattina e sera. Contro le emorragie dello s t o m a c o e contro le emorroidi fortemente sanguinanti nonché
contro dolori e forti bruciori di s t o m a c o la tisana di Achillea agisce rapidissimamente. Contro i raffreddori ed i dolori alla schiena e quelli reumatici è consigliabile berla quanto più calda sia possibile. Essa
stimola l'attività regolare dei reni, toglie l'inappetenza, elimina le flatulenze e gli spasmi allo stomaco,
i disturbi epatici, le infiammazioni delle vie digerenti fra stomaco ed intestino, aumenta l'attività delle
ghiandole intestinali e provvede ad una evacuazione regolare. Dato che giova anche nei disturbi circolatori e negli spasmi dei vasi è talvolta raccomandata contro l'angina pectoris.
Lavande e semicupi a base di infuso di Achillea allontanano il fastidiosissimo prurito nella vagina.
Con i fiori dell'Achillea si può preparare un'eccellente pomata contro le emorroidi (vedi «Modalità di
preparazione»).
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M O D A L I T À D I P R E P A R A Z I O N E (Achillea)
Tisana:

Con 1/4 di litro d'acqua sbollentare 1 cucchiaino da dessert c o l m o ; lasciar riposare il
tutto per breve tempo.

Tintura:

Riempire una bottiglia a collo largo, con fiori di Achillea senza comprimerli, colti sotto
il sole e versarvi sopra dell'acquavite di frumento o di frutta a 38°. Lasciare riposare il
t u t t o per 15 giorni al sole o nelle vicinanze della stufa.

Pomata:

Riscaldare bene 90 g di burro non salato o di strutto di maiale; aggiungervi 15 g di fiori
di Achillea tritati e 15 g di foglie di Lampone tritate, friggere brevemente, girare e
togliere dal fornello. Riscaldare leggermente il tutto il giorno appresso, filtrarlo
attraverso un panno di lino e travasarlo in recipienti di vetro puliti e precedentemente
preparati. Conservare in f r i g o r i f e r o !

Semicupio: Macerare per una notte 100 g di Achillea (tutta la pianta) in acqua fredda; il giorno
seguente riscaldare il t u t t o fino all'ebollizione ed aggiungerlo all'acqua del semicupio
(vedi anche Note generali sotto la voce «Semicupi»).

A G L I O

O R S I N O

(Allium ursinum)

Con ogni primavera nasce la nuova speranza del sole e del caldo.
Intimamente ci pervade un senso di serenità e di slancio; siamo lieti del
primo verde e del giubilo del m o n d o degli uccelli e lo percepiamo con
t u t t o il cuore, c o m e un d o n o amorevole del nostro creatore. In considerazione di t a n t a grazia sarebbe o p p o r t u n o intraprendere una cura p r i m a verile, una d i s i n t o s s i c a z i o n e e p u r i f i c a z i o n e che ci darà una salutare
rinfrescata nient' affatto disprezzabile.
È soprattutto l'Aglio orsino, uno dei primi ambasciatori della primavera.
Le verdi foglie lanceolate, lucide, assomiglianti al mughetto, nascono da
una cipolla allungata circondata da pellicole bianche trasparenti. Lo stelo
verde chiaro, liscio, con la bianca sfera del fiore si alza fino a 30 c m .
L'Aglio orsino cresce soltanto su prati umidi, ricchi di humus, costeggiami per lo più i fiumi, o sotto cespugli e nei boschi di latifoglie e montani.
Se ne sente il forte profumo d'aglio ancora prima di scoprire la pianta con
gli occhi. A questo odore esso deve anche il suo nome di «Aglio selvatico»
ed esclude sicuramente sin da principio che se ne scambi le foglie con
quelle del mughetto o del tossico colchico autunnale.
All'inizio della primavera, molti boschi lungo i fiumi sono pieni di foglie fresche e verdi dell'Aglio orsino.
Sbucano dal terreno in aprile e maggio, a volte anche prima. Ma i fiori si notano soltanto a metà maggio
e a giugno. L'Aglio orsino nasconde poderose forze curative e si racconta, che anche gli orsi ne vanno
alla ricerca dopo il loro letargo invernale per depurare con esso stomaco, intestino e sangue. Sostanzialmente l'Aglio orsino ha le stesse proprietà del nostro Aglio comune, ma maggiorate in senso curativo. Pertanto è particolarmente indicato nelle cure di disintossicazione primaverile e come coadiuvante
terapeutico delle malattie croniche della cute.
L'essiccazione riduce notevolmente le proprietà curative delle foglie che, quindi, debbono essere utilizzate fresche per la cura primaverile di disintossicazione e depurazione. Tritate finemente si spargono
sul pane imburrato e si aggiungono (senza bollirle) come condimento al brodo, alle patate, agli gnocchi
e ad altri pasti il cui gusto normalmente viene corretto con il prezzemolo. Le foglie possono essere
preparate anche come gli spinaci e ad insalata. Poiché, se utilizzate in quantitativi maggiori hanno un
sapore mordente, consiglio per la preparazione uso spinaci, una mistura con foglie di Ortica.
Se ne colgono le giovani foglie in aprile e maggio, cioè prima che la pianta fiorisca, e le cipolle durante
la tarda estate e in autunno. Le cipolle dell'Aglio orsino possono essere utilizzate allo stesso modo dell'
Aglio comune. Chi ha lo stomaco delicato versi del latte caldo su foglie e cipolle tritate, lasci riposare
per due o tre ore, poi beva questo liquido a piccoli sorsi.
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Onde disporre del potere curativo dell'Aglio orsino anche durante il resto dell'anno, se ne prepara un
distillato (vedi «Modalità di preparazione»). Di questo distillato si prendono giornalmente da 10 a 20
gocce in un poco d'acqua. Queste gocce riportano ad un'ottima memoria, prevengono l'arteriosclerosi
ed eliminano molti altri disturbi.
L'Aglio orsino giova molto al sistema digerente. È adattissimo alle diarree acute e croniche, anche se
accompagnate da formazione di gas e coliche e alla stitichezza allorché questa sia dovuta ad uno
spasmo interno o alla pigrizia dell'intestino. Scompaiono i vermi - persino gli ascardi - dopo qualche
tempo di ingestione di Aglio orsino. Una volta migliorato il funzionamento dell'intestino passano anche
quei disturbi che si manifestano di frequente nei vecchi e nei «buoni» mangiatori. Diminuiscono i
disturbi cardiaci, l'insonnia, causati dallo stomaco, ma anche quelli dovuti all'arteriosclerosi o all'alta
pressione sanguigna, come le vertigini, la pressione nella testa e le ansie. L'ipertensione cala lentamente. Il vino di Aglio orsino (vedi «Modalità di preparazione») è un rimedio miracoloso per i vecchi
sofferenti di catarro bronchiale cronico e dei conseguenti disturbi respiratori. Anche nella tosse cronica
si scioglie il catarro bronchiale togliendo quindi anche l'affanno. Questo rimedio è caldamente raccomandato pure nella tisi polmonare e nell'idropisia di cui spesso soffrono le persone anziane. Le foglie
adoperate fresche purificano i reni e la vescica, favorendo l'emissione delle urine. Ferite che stentano a
guarire, spennellate col succo fresco di Aglio orsino, rimarginano rapidamente. Trova giovamento
persino chi soffre di una malattia delle coronarie.
L'Aglio orsino come d i s i n t o s s i c a n t e del sangue non è mai abbastanza decantato e se ne ottengono
ottimi risultati, soprattutto sulla pelle cronicamente impura. Il medico naturista svizzero e parroco
erborista, Kunzle, non si stancava di lodare in particolar modo questa pianta: «Essa purifica il corpo
intero, espelle le sostanze tossiche ed accumulative e forma del sangue sano. Le persone eternamente
malaticce, affette da licheni e foruncoli, comunque molto pallide, e gli scrofolosi e reumatici dovrebbero attaccarsi all'Aglio orsino come alla zattera di salvataggio. Non vi è erba nel mondo più efficace
per la depurazione dello stomaco, dell'intestino e del sangue. I giovani fiorirebbero come rose rampicanti e si schiuderebbero come pigne al sole!» Il Kunzle sostiene inoltre, di conoscere delle famiglie
che «a suo tempo erano state malaticce durante tutto l'anno, erano costantemente dal medico, erano
state piene di sfoghi e licheni, scrofolose in t u t t o il corpo, dall'aspetto pallido, come se fossero già state
nella t o m b a e dissotterrate da galline ruspanti; ebbene, queste erano ritornate completamente sane e
fresche dopo una cura prolungata di tale m a g n i f i c o dono di Dio».

MODALITÀ DI PREPARAZIONE
Spezie:

Tritare, come il prezzemolo, le foglie fresche di Aglio orsino e spargerle su fette di pane,
nelle minestre, salse, insalate e piatti di carne.

Distillato all'Aglio: Le foglie o le cipolle vengono tritate e imbottigliate, senza comprimerle, fino
ai collo; indi si aggiunge acquavite di grano o altro distillato a 38 - 40° e si lascia il
tutto al sole o vicino alla c u c i n a per 15 giorni. Se ne prendono 4 volte al dì da 10 a 15
gocce in un po' d'acqua.
Vino all'Aglio orsino: Prendete una manciata di foglie tritate finemente e bollitele brevemente in
circa 1/4 di litro di vino bianco, dolcificate con miele o sciroppo e bevetene lentamente
qualche sorso ogni tanto durante la giornata.

AGRIMONIA

(Agrimonia eupatoria)

La chiamano anche Eupatoria, Acrimonia, Erba vettonica, Grimonia e Arimonia. Cresce in aree soleggiate e aride, lungo i sentieri e le foreste, lungo i cigli dei campi, sulle scarpate e sul le colline, sui
pendii, nelle radure dei boschi e in vicinanza di ruderi. I piccoli fiori gialli formano, come nel Verbasco,
una lunga spiga. Tutta la pianta è morbidamente vellutata; le grandi foglie raggiungono una lunghezza
di 10 cm e sono dentellate. La pianta si alza a volte sino a 80 cm ed appartiene alla stessa famiglia
dell'Alchemilla. La si coglie durante la sua fioritura nel periodo fra giugno e agosto. La storia di questa
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pianta medicinale è come quella di molte altre assai antica. La conoscevano già gli
antichi Egizi. Essa possiede un notevole effetto curativo in tutte le infiammazioni della
gola, della bocca e della faringe. La dovreste tener presente nei casi di angina, mal di
gola e infiammazioni della mucosa della cavità orale. Chi per motivi professionali è
costretto a parlare o cantare dovrebbe, come profilassi, fare dei gargarismi giornalieri
di tisana di Agrimonia.
Le foglie agiscono efficacemente contro l'anemia e le piaghe nonché
contro i reumatismi, la lombaggine, le indigestioni, la-cirrosi e le malattie della milza. Si possono bere due tazze di tisana al giorno. Una o due
volte all'anno dovremmo tutti sobbarcarci alla fatica di fare un bagno
a base di Agrimonia (vedi «Modalità di preparazione»). I bambini scrofolosi dovrebbero fare un bagno di Agrimonia ogni giorno.
L'effetto astringente e i suoi principi terapeutici collocano l'Agrimonia
fra le nostre migliori erbe medicinali. Il Dr. Schierbaum dice: «Una tazza
di tisana tre volte al giorno ingerita per un certo periodo guarisce la
dilatazione del cuore, dello stomaco, dell'intestino e del polmone,
nonché le malattie renali e delle vie urinarie.» Contro le vene varicose e le ulcere degli
arti inferiori è caldamente consigliata la pomata di Agrimonia (vedi «Modalità di preparazione») che viene usata in modo simile a quella di Calendula.
Contro le malattie del fegato agisce la tisana ottenuta da un miscuglio di 100 g di
Agrimonia, 1 00 g di Aparine e 100 g di Asperula sorseggiandone ogni giorno una tazza a digiuno ed altre
due durante il resto della giornata.

MODALITÀ DI

PREPARAZIONE

Tisana:

Sbollentare con Vi di litro d'acqua bollente un cucchiaino da dessert colmo di Agrimonia e lasciare riposare brevemente.

Bagno:

200 g di Agrimonia per un bagno totale (vedi Note generali «Bagni totali»).

Miscuglio per tisana contro le malattie: Mescolare in parti uguali, Agrimonia, Aparine e Galium
odoratum; sbollentare con Vi di litro d'acqua bollente 1 cucchiaino da dessert colmo.
Pomata:

Amalgamare due manciate abbondanti di foglie, fiori e steli finemente tritati con 200 g
di strutto di maiale (vedi Note generali «Preparazione delle pomate»).

ALCHEMILLA

(Alchemilla vulgaris)

Nota sotto il nome volgare di Erba rossa, Erba stella, Stellaria, Erva
stillaria, Ruttaria, Ventaglina; cresce soprattutto ai margini dei boschi
e dei sentieri, sui pendii e sui prati umidi delle colline e nelle zone
montane. La pianta è dotata di foglie semicircolari a 7 - 9 lobi
poggianti su di un fusto solido, non molto alto; i fiori sono insignificanti gialloverdi, e si vedono da aprile a giugno, ma anche più tardi. In
alcune regioni, per il Corpus Domini se ne fanno coroncine per il capo
di nostro Signore Gesù Cristo sull'altarino di casa. Le foglie dell'Alchemilla, a volte, si stendono piatte sul terreno e di mattina si trova al loro
centro una goccia di rugiada, brillante come una perla. Sulla alture, al
di sopra dei 1000 m, troviamo l'Alchemilla sia su terreno calcare che su
quello roccioso. Si coglie l'erba intera all'epoca della fioritura, più in là
soltanto le foglie, e si fa essiccare il tutto in luogo asciutto. In tedesco
è c h i a m a t a «Frauenkraut» ossia «Erba di nostra Signora» ed è, sin dall'
inizio del cristianesimo, sacra alla Madonna.
L'Alchemilla ha un effetto benefico non solo nei disturbi mestruali,
nella leucorrea, nei disturbi addominali e durante la menopausa, ma
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influisce favorevolmente anche sulle mestruazioni nei periodi iniziali della pubertà, insieme all'Achillea.
L'Alchemilla agisce come astringente e cura rapidamente. Viene inoltre applicata come diuretico e
cardiotonico nelle febbri traumatiche, sulle ferite purulenti e sulle ulcerazioni trascurate. Dopo l'estrazione di un dente, la tisana di Alchemilla è consigliata come uno dei migliori rimedi. La ferita si chiude
dopo pochi sciacqui nel giro di una giornata. Inoltre elimina la debolezza dei muscoli e delle articolazioni e giova nell'anemia.
È una grande collaboratrice nelle ferite dovute al parto, nel rilassamento addominale da parti difficili o
nelle donne aventi tendenza all'aborto, per la stabilizzazione del feto e per il rinforzo dei legamenti dell'
utero. Le donne di questo tipo dovrebbero bere la tisana d'Alchemilla a partire dal terzo mese di gravidanza. Essa è un t o c c a s a n a in tutte le malattie ginecologiche ed è, insieme alla Borsa del pastore, un
rimedio persino nel prolasso dell'utero e nell'ernia inguinale. In questi ultimi casi si sorseggiano quattro
tazze di tisana d'Alchemilla al giorno, possibilmente preparata con erbe colte di fresco. Inoltre si
frizionano le parti malate con la tintura di Borsa del pastore (vedi sotto «Borsa del pastore» e sotto
«Modalità di preparazione», pagina 18); nel prolasso dell'utero si inizia con la frizione esterna dalla vulva
in su. In questi casi si fanno inoltre dei semicupi a base di Achillea (100 g di erbe per ogni bagno; complessivamente tre semicupi alla settimana, e si può riutilizzare, riscaldandola nuovamente, la soluzione
del bagno per altre due volte).
I nostri antenati usavano questa pianta c o m e erba vulneraria per via orale e, esternamente, contro
l'epilessia e le ernie. Ecco una citazione da un antichissimo erbario: «Un individuo reso fragile, sia
giovine o vecchio, faccia bollire due manciate di Alchemilla in un litro d'acqua per tanto tempo quanto
occorre per bollire un uovo sodo, e ne beva.» Nell'odierna medicina popolare, la pianta riconquista il
posto che le compete. Specialmente il parroco svizzero Kunzle rileva: «Col tempestivo e prolungato uso
di quest'erba medicinale diventerebbero superflui due terzi di tutte le operazioni fatte alle donne; e ciò
perchè guarisce tutte le infiammazioni addominali, febbri, gangrene, suppurazioni, ulcere e ernie. Ogni
puerpera dovrebbe bere un buon quantitativo di quest'erba per 8 - 1 0 giorni; numerosi bambini allora
avrebbero ancora la loro m a m m a , e molti vedovi affranti le loro mogli, se avessero conosciuto questo
dono di Dio. Tritata ed applicata esternamente l'Alchemilla guarisce ferite, punture, tagli. I bambini, se
malgrado una buona alimentazione hanno una muscolatura debole, rinvigoriscono con l'uso continuato
di questa tisana.»
L'Alchemilla trova un o t t i m o impiego anche nell'obesità. Da due a tre tazze al dì si dimostrano efficacissime. Anche contro l'insonnia rende ottimi servigi; i diabetici ne dovrebbero bere spesso. I bambini
deboli si rinforzano a vista d'occhio, quando alla loro acqua da bagno si aggiunge dell'Alchemilla
macerata. Per un bagno se ne prendono 200 g (vedi «Note generali» sotto «Bagni completi».)
Combinata con Borsa del pastore (come specificato nel capitolo «Borsa del pastore»), l'Alchemilla
libera dall'atrofia muscolare e da gravi ed inguaribili malattie muscolari. Questa pianta preziosa viene
applicata contro la sclerosi multipla.
Dal Burgenland mi è stato riferito che con l'infuso di Alchemilla, bevuto o impiegato esternamente per
frizioni sulla regione cardiaca in gravi affezioni della muscolatura cardiaca si erano ottenuti miglioramenti notevoli.
Così il nostro Creatore nella sua grazia ha fatto crescere un'erba per ogni malattia; per ciò non gli
saremo mai sufficientemente riconoscenti!

MODALITÀ DI PREPARAZIONE
Tisana:

1 cucchiaino da dessert colmo in 1/4 di litro d'acqua bollente; scottare soltanto e
lasciar riposare brevemente.

Impacco:

Lavare un certo quantitativo di erbe fresche, schiacciarle col matterello sul legno
e appoggiarle sulla parte malata.

Additivo al bagno: Per un bagno completo prendere 200 g di erbe essiccate o alcune manciate di
erbe fresche, metterle a macerare durante la notte in un recipiente; riscaldare il tutto
il giorno seguente e aggiungerlo all'acqua del bagno (vedi anche Note generali sotto
«Bagni completi»).

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A PA R I N E

(Galium aparine)

Ne esistono diverse specie: la cosiddetta Aparine (Galium aparine) diffusa nei
campi, nei prati e sulle recinzioni e combattuta dagli agricoltori mediante diserbanti. Raggiunge un'altezza di 60 - 160 c m , possiede verticilli e fiori verde-bianchi
peduncolati. Questa pianta si arrampica con l'aiuto del fusto peloso e viene quindi
anche c h i a m a t a Aparine rampicante.
Il Gallio (Galium verum), volgarmente chiamato Caglio, Erba zolfina, Reseghetta,
Presuola, Erba nocca, Ingrassabue, Galinetta ecc. è più spesso presente nelle zone
montane, rimane eretto, raggiunge un'altezza di 30 - 60 c m , e si orna di fiori giallo
oro dal forte profumo di miele. Si raccoglie la pianta fiorita nel mese si luglio.
Il Caglio bianco (Galium mollugo) possiede fiori delicati giallo-bianchi, un profumo
amarognolo, leggermente mieloso ed è presente sui terrapieni e lungo i sentieri,
durante la fioritura spesso coricato piuttosto che eretto.
Tutti i tipi citati di Aparine sono, secondo l'habitat, quasi uguali riguardo al loro
potere terapeutico e vengono utilizzati allo stesso modo.
La diffusissima pianta purtroppo cade vieppiù in oblio. Invece dovremmo - in
tempi in cui le malattie cancerogene sono in costante aumento - tenerla in maggiore considerazione. Debbo sottolineare ancora una volta che il potere curativo
delle piante fresche è molto superiore e che soprattutto nelle malattie gravi le erbe dovrebbero essere
applicate esclusivamente in condizioni di assoluta freschezza. D'inverno i germogli freschi del Caglio
bianco si trovano nelle zone prive di neve e sotto l'erba secca.
La tisana di Aparine depura dalle sostanze tossiche reni, fegato, pancreas e milza. Chiunque soffra
di disturbi al sistema delle ghiandole linfatiche, dovrebbe bere questa tisana ogni giorno. Essa agisce
tra l'altro contro la clorosi, l'idropisia e le fitte al fianco. Lo stesso infuso applicato per uso esterno
apporta un rapido beneficio in tutte le dermatosi e piaghe, nei foruncoli e nei comedoni. Impiegandolo
inoltre sotto forma di abluzione calda esso distende la pelle appassita del viso. Dei buoni risultati si
ottengono pure con l'impiego del succo fresco spalmandone le zone malate della pelle e lasciandolo
asciugare.
La medicina naturista popolare consiglia l'Aparine contro l'epilessia, l'isteria, il ballo di S. Vito, le
malattie nervose, la ritenzione d'urina ed i disturbi dovuti a renella o calcolosi. Impiegandola sotto
forma di gargarismi questo infuso agisce contro il gozzo. Una donna infatti mi raccontava di essere
guarita non soltanto del gozzo ma anche della sua malattia alla tiroide.
Ogni anno incontro nella Casa di Cura Kneipp una coppia di Vienna/Mòdling. Quando facemmo conoscenza nel 1979, constatai che la signora aveva sviluppato un gozzo abbastanza appariscente. Temeva
l'operazione. Le consigliai l'Aparine. Questa va scottata ed utilizzata ancora calda per i gargarismi
giornalieri ripetuti il più spesso possibile. In febbraio 1980 ci ritrovammo nuovamente nella Casa di Cura
Kneipp - e guarda caso, il gozzo era sparito. La signora mi riferì piena di soddisfazione che suo marito
si era recato varie volte a cogliere l'Aparine fresca; sin dall'inizio si era accorta del regresso del gozzo
ed aveva insistito con la cura fino a che non era scomparso del tutto.
Da qualche tempo a questa parte aumentano i casi di paralisi delle corde vocali. Sembra che si tratti di
una malattia virale. Gargarismi e sciacqui con infuso di Aparine portano ad un rapido miglioramento.
Secondo il parroco svizzero Kunzle, essa è inoltre un rimedio sicuro contro le più gravi nefriti e pionefrasi anche quando tutti gli altri rimedi fanno cilecca. La sua efficacia aumenta quando è mescolata alla
Verga d'oro e all'Ortica gialla. In questi casi l'effetto sopraggiunge molto presto. Egli parla di quindici
giorni. L'erba va soltanto sbollentata. Se ne beve metà tazza a digiuno prima della prima colazione,
il resto a sorsi nel corso della giornata. Quando la malattia è grave, se ne dovrebbero bere quattro
tazze al dì.
Anticamente il Galium era apprezzato dalle donne sofferenti di disturbi all'utero. Lo si metteva nel letto
della puerpera per facilitarne il parto. Questa credenza fu trasferita nella Vergine Maria la quale se ne
sarebbe servita per il suo sacro giaciglio. Secondo un'altra leggenda l'avrebbe messo sotto forma di
soffice cuscino nella culla di Gesù Bambino. Una leggenda della Slesia racconta che la Santa Vergine
si servì di quest'erba chiamata «giaciglio della Madonna» unicamente perchè l'asino rifiutava di mangiarla. Infatti è cosi. Le mucche la mangiano volentieri, ma asini e maiali la disdegnano.
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Il parroco Künzle riferisce nelle sue scritture di un uomo di 45 anni sofferente di una grave malattia
renale che peggiorava inesorabilmente. Infine gli si dovette estirpare un rene. Ma anche l'altro rene era
suppurato e non lavorava più nel modo dovuto. Allora l'uomo iniziò una cura a base di Galium. Ogni
giorno ingerì quattro tazze di tisana del miscuglio sopracitato di Galium, Verga d'oro e Ortica gialla.
Ne sorseggiava diverse volte durante la giornata fino a che il suo male era completamente sparito.
Lo stesso miscuglio viene impiegato contro l'atrofia renale e altre gravi affezioni renali.
Mentre il noto fitobiologo austriaco, Richard Willfort, nel suo libro «Gesundheit durch Heilkräuter» (la
salute dovuta alle piante medicinali) sostiene che gli sciacqui e le ingestioni di infuso di Galium siano
un o t t i m o rimedio contro il cancro della lingua e che anche il succo di spremitura, mescolato al burro,
giovi contro le ulcere t u m o r a l i di tutti i generi e contro le dermatiti cancerose, il Dr. Heinrich Neuthaler
scrive nel «Kräuterbuch» (Erbario) sul Galium quanto segue: «Il Caglio bianco in alcune regioni viene
ancora oggi consigliato contro il cancro, un'idiozia questa contro la quale non di combatterà mai abbastanza.»
In merito, egregi lettori, desidero riportarvi le mie personali esperienze con il Galium affinchè Ve ne possiate fare un'opinione. Circa dieci anni fa venni a sapere che un dentista di Linz era ammalato di cancro
alla lingua. Dopo l'operazione egli dimagrì moltissimo e dovette recarsi a Vienna per sottoporsi ad una
cura di raggi. Gli consigliai di fare dei gargarismi con infuso di Galium. Una settimana dopo appresi che
i raggi a Vienna non erano più necessari e che il malato andava via via migliorando. In breve tempo era
completamente ristabilito.
Più tardi mi comunicarono che una donna di 28 anni era anch'essa malata di cancro alla lingua. Le raccomandarono di consultarsi con un medico in Carinzia. Costui le promise di guarirla completamente
entro cinque anni e le diede una tisana di erbe che essa ebbe occasione di mostrami. La riconobbi quale
tisana di Galium. Per farle risparmiare la grossa spesa del viaggio in Carinzia ed altre, le mostrai il
Galium in natura, affinchè lo potesse cogliere da sola. Infatti guarì di quel male gravissimo.
Un altro esempio ancora: fu verso la fine di marzo quando una giovane d o n n a di Vienna mi riferì che sua
madre sessantatreenne era gravemente ammalata e che avrebbe dovuto subire una seconda operazione
il 19 aprile. Sei mesi prima infatti, alla poveretta si era improvvisamente sviluppato un tumore maligno.
Allora il medico, tacendole la verità, le aveva detto che si trattava di un gozzo, che effettivamente fu
operato. Per sei mesi t u t t o andò benissimo. Ora però erano sopravvenuti dei dolori atroci nel braccio
sinistro che persistevano giorno e notte. La mano era t u t t a gonfia, mano e braccio insensibili, tanto che
non riusciva nemmeno a reggere un foglio di carta. Per alleviarle i dolori, il primario che aveva effettuato la prima operazione, le aveva proposto ora una seconda, che, come diceva, doveva aver luogo il
19 aprile e nel corso della quale egli voleva reciderle un nervo tra il collo e la clavicola per liberarla
almeno dei dolori peggiori. Un'altra soluzione medica, diceva, non esisteva. Malgrado ciò consigliai
a questa donna di bere della tisana di Galium e di fare con essa anche dei gargarismi. Inoltre le
raccomandai un miscuglio per tisana costituito da 300 g di Calendula, 100 g di Achillea e 100 g di Ortica
(un litro e mezzo al giorno, un sorso ogni 20 minuti), nonché una frizione di pomata di Galium. Potrete
immaginarvi la mia piacevole sorpresa quando seppi che i dolori erano già scomparsi dopo il quarto
giorno dall'inizio della cura. Il 19 aprile la donna aveva ricuperato la sua sensibilità nella mano e nel
braccio riuscendo a muovere entrambi. Il primario si meravigliò molto allorché la figlia gli chiese di non
eseguire la seconda operazione. Rimase visibilmente impressionato quando gli riferì onestamente delia
cura fitoterapica. Rispose: «Sua madre continui pure in questo modo.» Dopo qualche tempo mi fu
riferito che la donna stava «meravigliosamente bene» e che aveva ripreso ad assolvere ai suoi compiti di
casalinga a capo di una famiglia di sei persone.
Anche nelle cure di ulcere maligne vi sono delle possibilità di guarigione. Ultimamente si nota una
recrudescenza di dermatiti a carattere maligno che si presentano come macchie scure, ben circoscritte
e ruvide. Probabilmente si tratta di una malattia infettiva. In questo caso la cura con succo fresco di
Galium e pomata di Calendula sarà coronata da successo. Contemporaneamente si raccomanda caldamente di bere della tisana di Calendula, Ortica e Achillea.
Una d o n n a dell'Alta Austria aveva un nodo sul fondo del palato e terribili dolori in t u t t a la zona della
bocca. Mediante sciacqui con infuso di Galium scomparvero dopo quattro giorni il nodo e con esso
anche tutti i dolori.
L'affermazione che l'uso del Galium contro questo tipo di malattie sia un'idiozia non è quindi sostenibile. Certamente non sono le erbe da sole a dare salvezza: è anche l'onnipotenza di Dio a collaborarvi.
Infine tutto è nelle mani di Dio!
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MODALITÀ DI

PREPARAZIONE

Tisana:

Scottare un cucchiaino da dessert colmo di Galium con un 1/4 di litro d'acqua e
lasciar riposare brevemente.

Succo fresco:

Lavare il Galium fresco e toglierne, ancora bagnato, il succo per mezzo di una
centrifuga per uso domestico.

Pomata:

Amalgamare il succo fresco con burro a temperatura ambiente; quindi conservare
il tutto in frigorifero.

B O R S A

D E L

P A S T O R E

(Capsella bursa-pastoris)

Questa pianta preziosissima che cresce dappertutto, sui sentieri, nei prati,
nei maggesi, nei fossi e sulle scarpate, nei campi e nell'orto, è generalmente considerata un'erbaccia fastidiosa. Non appena viene scaricata
della terra - in particolare vicino ai cantieri edili - nasce subito, quasi
nel giro di una sola notte, la Borsa del pastore.
Volgarmente è conosciuta come Capsella, Borsacchina, Erba Borsa,
Berlet, Scarselline, Ciminu, Vurza di picuraru, Bursa de mazzone. Le foglie
irregolarmente lirate, formano una rosetta simile al Tarassaco. Il fusto
raggiunge i 40 c m . Fioritura: marzo - novembre. I minuscoli fiori di un
bianco sporco formano un grappolo allungato; ai peduncoli sottili sono
attaccati dei piccoli baccelli a forma di cuore che al tocco sembrano di
pelle. Le galline hanno una predilezione per queste borsette cuoriformi.
Non appena si scioglie la neve, ecco che si ripresenta subito la nostra
Borsa del pastore, fresca e verde.
La tisana di Borsa del pastore viene utilizzata, con notevole successo,
due o tre tazze al giorno, per tutti i tipi di emorragie, come ad esempio
emorragie dal naso, allo stomaco, all'intestino e nelle emorragie irregolari
dell'utero. Nelle ferite sanguinanti, nelle quali non si riesce a fermare il
sangue, l'infuso di Borsa del pastore giova in modo sorprendente.
Nelle mestruazioni particolarmente abbondanti se ne beve giornalmente due tazze di tisana, otto o dieci
giorni prima dell'inizio del periodo, prendendo per ogni tazza un cucchiaino colmo di Borsa del pastore.
Questa tisana è valida anche per regolare le mestruazioni nel periodo della pubertà. Durante la menopausa ogni donna dovrebbe berne due tazze al giorno per la durata di un mese, poi interrompere la cura
per tre settimane, e quindi ripeterla ciclicamente.
Per le emorroidi sanguinanti si preparano dei piccoli enteroclismi, semicupi o lavande con l'infuso di
Borsa del pastore riscaldato. Le m a m m e che presentano un gonfiore al seno durante l'allattamento
dovrebbero cogliere della Borsa del pastore, cuocerla a vapore su un setaccio e, raccoltala su una
pezza, appoggiarla ancora calda sul seno. Nelle emorragie dei reni si consigliano due tazze al giorno di
una tisana ottenuta mescolando Borsa del pastore e Coda cavallina, in parti uguali.
La nostra Borsa del pastore - similmente al Vischio - inoltre, possiede un'azione equilibratrice sulla
pressione arteriosa e viene consigliata quindi sia nella pressione troppo alta che in quella troppo bassa.
Diversamente dal Vischio, che va messo a macerare a freddo durante la notte, quest'erba va solo
scottata. Se ne ingeriscono due tazze al dì, interrompendo la cura non appena la pressione è tornata
normale. La Borsa del pastore, come il Vischio, è utile nelle emorragie dell'utero. Anche in quest'ultimo
caso la tisana va bevuta solamente per un certo periodo.
In tutte le malattie muscolari esteriori questa pianta di gran valore è un importante aiuto. È interessante
il fatto che non se ne parli per niente in nessuno dei libri moderni di erboristeria. Alcuni anni fa un
anziano signore mi regalò un antico sempliciario bellissimo con delle stampe e dei disegni unici. Ma
come capita spesso quando si è impegnati dalla mattina presto fino alla tarda sera, riuscii a sfogliare il
volume una volta sola. Una notte mi svegliai improvvisamente dal sonno: mi sembrava che qualcuno mi
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scuotesse lievemente alle spalle. Allora mi colpì l'idea: «Sono ormai sei mesi che sei in possesso di
questo erbario e a tutt'oggi non te ne sei mai occupata seriamente!» Così mi alzai di buon grado, andai
a prendere il libro e con esso mi accomodai nel soggiorno. Lo aprii e immediatamente mi saltarono all'
occhio alcune righe: «Quando nulla serve più nell'atrofia degli arti e dei m u s c o l i , prendi quanto segue:
Borsa del pastore tritata, macerata per 10 giorni in acquavite di grano, vicino alla c u c i n a o al sole,
friziona con essa la parte diverse volte al giorno; per uso interno tisana di Alchemilla.» Chiusi il libro,
come se mi fosse importato soltanto di leggere queste poche righe (in quel momento non me ne
rendevo conto), lo rimisi al suo posto e mi riaddormentai quasi subito. Pochi giorno dopo mi arrivò una
telefonata da Vienna: «Mi può aiutare? Ho 52 anni, sono diplomata infermiera ma sono stata pensionata
con due anni di anticipo. Un'atrofia muscolare mi ha resa del t u t t o inabile!» Le consigliai la ricetta
sopracitata e dopo tre settimane mi venne a trovare a Grieskirchen, completamente ristabilita; appresi
allora che il giorno successivo alla notte in cui mi ero destata d'improvviso, ella aveva intrapreso un
pellegrinaggio alla Madonna di San Damiano in Italia. Al ritorno, un signore che la vide così malandata,
le diede il mio indirizzo. Poco tempo dopo si era ripresa al punto da poter svolgere nuovamente la sua
professione di infermiera.
Un'altra telefonata, stavolta da Steyr: «Ho 62 anni. In seguito ad un rilassamento dello sfintere l'anno
scorso ebbi un prolasso dell'intestino e dovetti essere operato. Quest'anno, in autunno, il fatto si è
ripetuto; giorno e notte dolori continui che partivano dall'ombelico e si estendevano alle anche, come
se mi tagliasse la lama di una sega. I medici dell'ospedale si sono rifiutati di operarmi una seconda
volta perchè non servirebbe a nulla.» Pensai immediatamente alla Borsa del pastore, quel dono di Dio, e
consigliai quattro tazze giornaliere di tisana di Alchemilla per rinforzare internamente la muscolatura;
per uso esterno raccomandai delle frizioni di tintura di Borsa del pastore; questa va aggiunta alla tisana
di Alchemilla nella dose di 10 gocce a tazza. Per superare i dieci giorni necessari alla preparazione della
tintura di Borsa del pastore, suggerii dei cataplasmi di Erbe svedesi. Il mio stupore fu grande quando la
donna mi telefonò dopo qualche tempo per dirmi che erano scomparsi tutti i disturbi. Il prolasso dell'
intestino si era completamente riassorbito, i muscoli dello sfintere funzionavano normalmente e i dolori
lancinanti erano diminuiti sin dal secondo giorno dall'inizio della cura. Poiché al telefono ero rimasta
tanto sorpresa ed allibita, la donna mi venne a trovare due giorni dopo per esprimere personalmente
la sua soddisfazione. Non rimane che osservare: quanto sono utili le erbe della farmacia del Signore!
Chi è che fa questi miracoli? È unicamente la grazia del nostro Creatore.
Una donna della Bassa Austria delle parti di Karlstein scrive: «Dopo una Sua conferenza Le chiesi un
consiglio circa un'ernia inguinale. Misurava circa 10 cm di lunghezza e 3 - 4 cm di larghezza. Prima che
fosse macerata la Borsa del pastore ho applicato dei cataplasmi di Erbe svedesi. Successivamente ho
c o m i n c i a t o a frizionare la parte con tintura di Borsa del pastore e, per sei settimane, ho bevuto quattro
tazze di tisana di Alchemilla al giorno. Non potendomi riguardare, perchè dirigo un'azienda agricola
(era il periodo del raccolto) portavo un busto durante il lavoro. Dopo dodici giorni dall'inizio della cura
non si vedeva più traccia dell'ernia inguinale; i dolori invece non erano passati. Dopo due mesi scomparvero anche quelli. Sono guarita dell'ernia, senza dovermi sottoporre all'intervento.»
Nel prolasso dell'utero sono utili, per uso interno, quattro tazze di tisana di A l c h e m i l l a ; per uso esterno,
frizioni con tintura di Borsa del pastore. (La frizione in questo caso deve partire dalla vulva e proseguire
sull'addome.) Vorrei sottolineare che questa tintura va preparata con Borsa del pastore fresca. In queste
gravi malattie muscolari soltanto le erbe giovano rapidamente e con certezza.

MODALITÀ DI PREPARAZIONE
Tisana:

Con Vi di litro d'acqua bollente scottare 1 cucchiaino da dessert c o l m o ; lasciare
riposare brevemente.

Semicupi:

Vedi Note generali sotto «Semicupi».

Cataplasma al vapore: Due manciate colme di Borsa del pastore messe in un setaccio e tenute
sopra del vapore acqueo. Inserire quindi fra due pezze le erbe così cotte e poggiarle
sulla parte.
Tintura:

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Della Borsa del pastore tritare finemente foglie, fusto, fiori e borsettine, riempiendone una bottiglia fino al collo; versarvi sopra dell'acquavite di grano a 38 - 40° C
(le erbe debbono risultare coperte); lasciare il tutto per 15 giorni al sole o al caldo.

C A L A M O

A R O M A T I C O

(Acorus calamus)

Questa pianta acquatica si trova di solito lungo i bordi di stagni, laghi,
pantani e paludi. Nel fango della riva giace orizzontalmente il rizoma strisciante dal quale si ergono numerose le foglie a forma di spada che raggiungono un'altezza fino a 1 m. Il fusto appiattito porta a metà una pannocchia
c o n i c a dal colore marroncino o marron-giallastro. La radice è grossa quanto
un pollice, si allunga fino ad un metro e possiede, allo stato fresco, un
sapore aromatico amarognolo che, quando la pianta è essiccata, risulta
meno forte. La si raccoglie all'inizio della primavera o in autunno inoltrato.
La radice del Calamo non viene utilizzata soltanto a causa del suo potere
tonificante nei casi di debolezza generale degli organi digerenti, di flatulenza dello s t o m a c o o dell'intestino e contro le coliche, ma porta notevole
giovamento anche nelle malattie ghiandolari e nella gotta. La pianta favorisce enormemente la fluidificazione e l'eliminazione del catarro gastrico e
intestinale. È altrettanto raccomandata contro la pigrizia del metabolismo e
dell'intestino come anche contro la clorosi e l'idropisia.
Persone particolarmente magre, non a causa di una cattiva nutrizione,
dovrebbero bere la tisana di radice di Calamo e fare ogni tanto un bagno
completo a base di Calamo. Il Calamo toglie l'inappetenza, aiuta nei disturbi
renali ed è un o t t i m o rimedio nella depurazione di t u t t o l'organismo. La
tisana giova ai bambini persino nell'intolleranza al glutine, malattia che attualmente si riscontra con
sempre maggiore frequenza. La radice lentamente masticata può liberare dal vizio il fumatore. Gli occhi
indeboliti riacquistano forza quando sulle palpebre chiuse si passa ogni tanto il succo spremuto
da una radice fresca. Attendere per qualche minuto che il succo faccia effetto e poi sciacquare con
acqua fresca.
Diverse volte sono riuscita a procurare sollievo con bagni caldi di Calamo in casi di geloni o di altre
lesioni da freddo. Le radici vanno messe a bagno in acqua fredda per una notte e riscaldate il giorno
seguente fino all'ebollizione. Quindi si lascia riposare il t u t t o per 5 minuti. Nel bagno, riscaldato ma non
troppo, si immergono le parti ammalate per circa 20 minuti. L'infuso può essere riscaldato e riutilizzato
fino a quattro volte. Chi soffre di mani e piedi freddi, può trarre giovamento dagli stessi bagni ma ad una
temperatura più elevata.
Un uomo trentaseinne cui era stato asportato un tumore al fegato, non riusciva a ristabilirsi. Ad intervalli di 4 - 5 settimane soffriva di attacchi f e b b r i l i . Sua suocera mi riferiva con grande preoccupazione
della malattia senza speranza. Già si erano riscontrati dei bacilli tubercolari nell'intestino. Anche in
questo caso si dimostrò utile la radice di Calamo. È sottinteso che in queste gravi malattie la tisana
deve essere bevuta per alcune settimane, se non per mesi interi.
Durante una gita in montagna dalla Valle del Weissenbach fino alla Postalm, incontrai una coppia di
sposi di Bad Ischi che salivano carichi di pesanti sacchi da montagna. Volevano trascorrere una
giornata spensierata in una baita solitaria. Mentre si concedevano un po' di riposo mi unii a loro e venni
a sapere quanto segue:
L'uomo, cinquantenne, alto circa 1,85 m, per quasi un anno era dimagrito costantemente senza però
conoscerne la causa. Quando non pesava più di 48 kg si recò, accompagnato dalla sua infermiera, presso
lo studio del proprio medico dove involontariamente udì la telefonata che quest'ultimo stava facendo ad
un collega: «Le mando ora il mio paziente, un caso disperato, che soffre di cancro al polmone!» Senza
volerlo venne così a conoscenza della diagnosi della sua malattia. In seguito qualcuno gli consigliò di
masticare della radice di Calamo per liberarsi dal vizio del f u m o e di bere, mattina e sera, della tisana di
Achillea. Lentamente c o m i n c i ò ad aumentare di peso e, poiché si sentiva meglio, non andò più dal
medico. Soltanto dopo circa sei mesi tornò allo studio del suo medico curante. Costui saltò su e, appoggiando le due mani sulla scrivania, lo fissò allibito in quanto già lo credeva sotto terra: «Ma cosa ha
fatto Lei?» fu tutto ciò che seppe dire. «Ho masticato radice di Calamo e ho bevuto tisana di Achillea.»
«Radice di Calamo? Dove se ne trova?» «Non occorre cercarla, Professore, la si può acquistare da
qualsiasi erborista per pochi Scellini !» L'uomo a quell'epoca aveva già riacquistato il suo peso pieno di
86 kg, e sei mesi più tardi i n t r a p r e s e quella gita carico del suo pesante sacco da montagna, durante
la quale feci la sua conoscenza.
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Ogni volta che rifletto sull'avvenimento che ora Vi racconterò, quando ne parlo durante una delle mie
conferenze e lo descrivo come in questo caso, esso mi appare come la divina provvidenza tanto che ne
rimango profondamente c o m m o s s a . Mia m a m m a era gravemente malata; il suo intestino era in pessime condizioni, e il medico mi disse un giorno che mi sarei dovuta aspettare il peggio: si trattava di
cancro intestinale. Questo fatto capitò quando ancora mi interessavo poco di erbe medicinali pur
servendomi sempre ed esclusivamente di rimedi naturali senza ricorrere a farmaci. La diagnosi del
medico mi procurò grave costernazione. Ero quasi incapace di svolgere i miei consueti lavori giornalieri.
Contrariamente alle mie abitudini - la mia giornata inizia alle sei del mattino e finisce di solito alle
undici di sera - andai a letto subito dopo le otto. Mentre stavo riflettendo sulla situazione disperata di
mia madre, si aprì la porta. Entrò mio marito, poggiò sul tavolo una radiolina portatile e disse: «Eccoti
questa affinchè non ti senta sola.» Poco t e m p o dopo una voce nella radio comunicava: «Qui parla il
medico di famiglia. Con la radice di Calamo si guarisce qualsiasi disturbo allo s t o m a c o e all'intestino, e
ciò indipendentemente dalla sua cronicità o malignità. Si prende una tazza di acqua fredda, vi si aggiunge un cucchiaino da dessert raso di radice di Calamo, lasciando macerare il t u t t o durante una notte;
lo si riscalda leggermente al mattino dopo, lo si filtra e se ne beve un sorso dopo ogni pasto. Se ne
bevono sei sorsi al giorno, più non sono permessi. La tisana va previamente riscaldata a bagno Maria.
Questa cura vale per l'intero tratto stomaco-intestino, compreso il fegato, la colecisti, la milza e il pancreas.» Il giorno seguente riferii, felice, questa notizia a mia madre, che con un gesto di mesta rassegnazione mi rispose: «Nessuno e nulla può ormai più giovarmi.» Intanto procurai la radice di Calamo e
la utilizzai come sopra consigliato. Sembra un miracolo quando Vi racconto che dopo quindici giorni
mia madre era libera da tutti i disturbi. Ogni settimana aumentava di 400 g quando in precedenza era
dimagrita in modo notevole. Fu proprio quest'avvenimento a spingermi verso la medicina speciale
facendo in modo che potessi rendermi utile in numerosi casi disperati. Fra tutte le piante la radice di
Calamo è quella che porta più frequentemente a nuovi risultati sensazionali.
Nei casi di scarsa o eccessiva acidità gastrica la radice di Calamo funge da equilibratrice.
Una donna di Vorarlberg soffriva da due anni di dolori allo s t o m a c o e non riusciva più neanche un solo
giorno a fare a meno dei farmaci. Dietro mio suggerimento iniziò ad ingerire sei sorsi al giorno di tisana
di radice di Calamo e dopo tre giorni i dolori erano scomparsi, nè ritornarono mai più.
Un'altra donna della Bassa Austria soffriva da molti anni di ulcere duodenali. Per poterne sopportare i
dolori, era costretta quotidianamante ad ingerire dei calmanti. Non digeriva più alcun cibo solido, nè
aveva alcun appetito. Dopo aver avuto notizia della radice di Calamo ne prese giornalmente i sei sorsi
consigliati. I dolori diminuirono progressivamente e dopo 5 settimane ne fu completamente liberata;
riprese a mangiare con appetito e tornò a mangiare tutti i cibi casalinghi come il resto dalla famiglia.
Un sacerdote anziano soffriva di diarrea da diversi anni. Si era rassegnato all'idea che questo male
probabilmente non lo avrebbe mai più abbandonato. Dopo aver seguito le mie lezioni, prese sei sorsi di
tisana di Calamo al dì. Nel giro di un tempo brevissimo il suo intestino era guarito.
Per dieci anni un uomo soffriva di diarrea sanguinolenta che manifestava dalle 30 alle 40 scariche al
giorno. Un suo amico mi raccontò che il suo carattere, un tempo assai gioviale, si era andato trasformando fino a diventare cupo e taciturno. Tutto quanto aveva tentato in questi anni non era servito a
niente. Andò in pensione in età abbastanza giovane. Durante il periodo di Pasqua cominciò - all'inizio
ancora pieno di diffidenza - a prendere quotidianamente i sei sorsi di tisana di Calamo con l'aggiunta
di due tazze di tisana di Calendula al dì. Rimasi sbigottita quando sua moglie mi scrisse che agli inizi
di luglio dello stesso anno egli aveva ripreso a lavorare.

MODALITÀ
Tisana:

DI

PREPARAZIONE

La tisana di radice di Calamo viene preparata a freddo. Macerarne un cucchiaino da
dessert raso per una notte in Vi di litro d'acqua fredda. Al mattino seguente riscaldare
leggermente il tutto e filtrarlo. La tisana, prima dell'uso, va riscaldata a bagno Maria.

Succo fresco:

Lavare accuratamente le radici fresche e, ancora bagnate, estrarne il succo con
la centrifuga elettrica per uso domestico.

A g g i u n t a al bagno c o m p l e t o : Macerare per una notte 200 g di radice di Calamo in 5 litri di acqua
fredda. Il giorno successivo portare il tutto all'ebollizione, lasciarlo riposare e quindi
aggiungerlo all'acqua dei bagno (vedi Note generali sotto «Bagni completi»).

20

C A L E N D U L A

(Calendula officinalis)

Fra le piante nostrane la Calendula o c c u p a un posto di primo piano.
Volgarmente è chiamata anche Callandria o Garofano di Spagna. Essa
fa parte di quelle piante che hanno un ruolo determinante nella lotta
contro il cancro e le ulcere cancerose. La si trova in molti giardini in
campagna, a volte anche inselvatichita sui mucchi di detriti. Essendo
di recente riscoperta e richiesta dalla gente a causa del suo potere
terapeutico, la si ritrova non soltanto nei giardini ma anche coltivata
nei campi. Essa raggiunge un'altezza di 30 - 60 c m , i suoi capolini
brillano gialli o giallo-arancioni, gli steli e le foglie sono succosi e
vischiosi al tatto. Ne esistono diverse varietà, con i capolini ripieni,
con stami chiari o scuri; il potere terapeutico è lo stesso per tutte.
Se i capolini, la mattina dopo le sette, sono ancora chiusi, vuol
dire che pioverà in giornata. Pertanto in tempi passati la Calendula
era ritenuta un'annunciatrice della pioggia.
Nella medicina popolare la pianta viene c o l t a ed utilizzata tutta, steli,
foglie e fiori. È opportuno però coglierla in pieno sole poiché in quel
momento i suoi poteri terapeutici hanno il maggiore effetto. La si può
cogliere in giardino fino ad autunno inoltrato salvo quando è attaccata
dall'oidio.
La Calendula assomiglia molto all'Arnica, ma il suo potere terapeutico è superiore. L'Arnica, per esempio, può essere impiegata soltanto sotto il controllo medico essendone la tisana per i cardiopatici
piuttosto nociva; la tisana della Calendula invece è tollerata da chiunque. Nella sua qualità di depuratrice del sangue essa è la nostra migliore collaboratrice contro l'epatite infettiva. Una o due tazze al
giorno fanno miracoli. La Calendula ha un effetto depurativo e t o n i c o per la circolazione sanguigna e
inoltre favorisce la guarigione delle ferite.
Un uomo che con la mano era finito nella sega circolare, dopo il rilascio d a l l ' o s p e d a l e soffriva di forti
dolori vulnerari. Quando lo venni a sapere consigliai la pomata di Calendula. Contentissimo dell'effetto
di questa pomata egli mi comunicò che i dolori che gli avevano procurato tante notti insonni erano
spariti in brevissimo tempo. Da allora sua moglie ha ripreso a coltivare la Calendula nel suo giardino.
Durante una visita nel Muhlviertel la padrona di casa mi mostrò le sue gambe ricoperte da vene
varicose. Andai subito nel giardino a cogliere delle Calendule e ne preparai una pomata. Ne utilizzai i
residui per fasciare con essi i polpacci (i residui possono essere impiegati anche quattro o cinque volte).
In seguito la signora spalmò ogni giorno su una pezza di lino uno strato di pomata alto 1 mm e se ne
fasciò i polpacci. Stenterete a crederci, ma dopo quattro settimane, allorché la Signora mi venne a
trovare a Grieskirchen, le vene varicose erano scomparse. Entrambe le gambe erano ritornate lisce
come in origine.
Una suora mi riferì di aver suggerito la cura con la pomata di Calendula ad una vecchia signora che
aveva richiamato l'attenzione della gente per strada a cause delle sue vene varicose particolarmente
vistose. Rimase veramente stupita quando dopo un mese questa donna felicissima le mostrò le sue
gambe. Tutte le vene varicose erano sparite e la pelle era ritornata liscia.
Questa pomata giova rapidamente anche contro la flebite, le ulcere da vene varicose inguaribili, le
fistole, i geloni e le piaghe da bruciature. La pomata ed i residui della sua preparazione vengono utilizzati
contro l'ulcera alla mammella anche se maligna (cancro della mammella).
Ad una mia conoscente dovettero improvvisamente asportare il seno. Mentre ancora era ricoverata all'
ospedale e noi tutti eravamo in pensiero per lei, io le preparavo la pomata di Calendula. Questa pomata
in seguito se la spalmò sull'enorme ferita postoperatoria e quasi subito scomparve la fortissima
tensione della ferita stessa. Alla visita postoperatoria le sue cicatrici mostrarono una rimarginazione
tanto perfetta a paragone con le cicatrici di altre pazienti da richiedere soltanto poche applicazioni dei
raggi previsti in questi casi.
La pomata di Calendula è anche un ottimo coadiuvante contro la m i c o s i del piede. Me lo confermano
molte lettere proprio in quei casi in cui precedentemente tutti gli altri rimedi avevano fallito. Contro
questa malattia si ottengono degli ottimi risultati anche con l'infuso di erbe fresche. Ove si mani21

festasse una m i c o s i della zona vaginale si facciano dei lavaggi o dei semicupi con infuso di Calendula.
Si prendono 50 g di Calendule essiccate oppure quattro manciate di quelle fresche per ogni semicupio.
Da Stoccarda mi scrisse una d o n n a che suo marito soffriva di m i c o s i al piede. Quante cose non erano
state provate! Bagni, pomate e polveri non avevano avuto alcun affetto. Quindi egli tentò con la pomata
di Calendula. Dopo otto giorni le piaghe erano guarite e non tornarono più. Non vi pare meraviglioso
questo fatto? Oltre alla pomata sarebbe opportuno preparare anche una tintura di Calendula (vedi la
ricetta sotto «Modalità di preparazione»). Questa tintura diluita con acqua bollita è particolarmente
adatta per cataplasmi su ferite, c o n t u s i o n i , e m a t o m i , strappi muscolari e persino su ulcere purulente o
cancerose, su piaghe da decubito, tumori e tumefazioni.
Per la Calendula quale pianta medicinale contro i tumori maligni si batteva non soltanto il parroco
Kneipp ma anche noti medici come il Dr. Stàger, il Dr. Bohn, il Dr. Halenser ed altri. Il Dr. Bohn cita la
Calendula come il rimedio più importante contro le malattie cancerose nei casi in cui non è più possibile operare e raccomanda per un lungo periodo di ingerire tisana di Calendula. Persino contro il cancro
della pelle si ottengono ottimi risultati con il succo spremuto dalla Calendula fresca. L'angioma cavernoso, per un certo periodo e diverse volte al giorno spalmato di succo fresco, può scomparire completamente così anche le macchie pigmentose e quelle tipiche dell'età senile. Allo stesso modo si possono
eliminare le macchie della pelle ruvida e cancerosa.
Il medico e riceratore americano, Dr. med. Drwey, ha richiamato recentemente l'attenzione sull'eccezionale potere terapeutico della Calendula nella lotta contro il cancro; egli infatti ottiene buonissimi
risultati. Internamente la Calendula viene impiegata sotto forma di tisana contro le malattie del t u b o
digerente (stomaco e intestino), contro gli spasmi e le ulcere gastriche nonché le infiammazioni del
duodeno, l'idropisia e l'ematuria. La stessa tisana è infine un rimedio sicuro contro le malattie da virus
e contro la batteriuria.
Gli effetti favolosi della tisana di Calendula fresca risultano da una relazione inviatami da un medico:
«Una bimbetta di due anni e mezzo, dopo una ripetuta vaccinazione contro la poliomielite si era ammalata di diarrea cronica con conseguente forte dimagrimento ed un evidente indebolimento della vista,
con t u t t a una serie di complicazioni di nutrizione. Nel corso dell'esame clinico si era finalmente giunti
alla diagnosi di un paratifo per cui la bimba continuava a rimanere sotto sorveglianza clinica. Dopo che
per una settimana aveva bevuto la tisana di Calendula ed ingerito qualche farmaco omeopatico, la
bambina era guarita. L'immediata analisi, effettuata tre volte alla ricerca del germe di tifo nelle feci,
risultò negativa.»
I buoni risultati ottenuti con la Calendula contro l'epatite infettiva la fanno ritenere un eccellente
rimedio anche contro le malattie del fegato. Fiori, foglie e steli vanno sbollentati e la tisana va bevuta
senza zucchero. Nelle malattie sopra descritte se ne bevono da tre a quattro tazze al giorno, circa un
cucchiaio ogni quarto d'ora. Si ottiene un buon vermifugo preparando una tisana con Vi di litro d'acqua
e un cucchiaio di fiori di Calendula. Il succo degli steli freschi elimina verruche e scabbia, l'infuso
guarisce lichen e gonfiori ghiandolari lavando con esso le zone affette. La tisana, bevuta regolarmente,
ha un effetto depuratore del sangue. Lavando gli occhi con l'infuso tiepido servendosi di una vaschetta
apposita di vetro, si rinforzerà la vista.
Contro le ulcere ed i tumori cancerosi, le piaghe ai piedi, la carie ossea, le ulcere della coscia nonché
contro le gravi ferite purulente e non guaribili giovano lavaggi con infuso di Calendula e Coda cavallina
mescolate in parti uguali. Di tale miscuglio si prende un cucchiaio colmo per 1/4 litro d'acqua.
Per sottolineare l'effetto eccezionale della tisana di Calendula vorrei elencare ancora alcune guarigioni:
Un'infermiera, da otto anni sofferente di un'infezione dell'intestino crasso, aveva preso un appuntamento dallo specialista. Richiamandosi al mio libro, qualcuno le consigliò la tisana di Calendula. Per
quattro giornate la donna sorseggiò due tazze di tisana di Calendula al dì. Quasi non riuscì a crederci;
dopo questo breve tempo erano spariti tutti i suoi disturbi.
Un altro caso fu quello di una suora che soffriva di diarrea. Pur bevendo tisana di Camomilla, non si
verificava alcun miglioramento. Soltanto quando c o m i n c i ò a bere quella di Calendula il male scomparve
in breve tempo. Un'altra suora Bavarese da quindici anni soffriva di una m i c o s i al piede e spesso anche
di flebite. Con l'impiego della tisana di Calendula ottenne finalmente la guarigione delle sue gambe.
Con la pomata di Calendula si guariscono facilmente le croste nel naso. Nota: chi avesse repulsione
contro lo strutto di maiale, per la preparazione della pomata può usare anche un buon grasso vegetale.
Per rendere più morbida la pomata così preparata può aggiungere un po' d'olio alla massa ancora calda.
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MODALITÀ DI PREPARAZIONE
Tisana:

Un cucchiaino c o l m o di erba su Vi di litro d'acqua.

Semicupi:

Quattro manciate abbondanti di erbe fresche oppure 100 g di quelle essiccate per
semicupio (vedi Note generali sotto «Semicupi»).

Lavaggi:

Un cucchiaio di erbe per 1/2 litro d'acqua.

Tintura:

Lasciare riposare una manciata di fiori in 1 litro di acquavite pura per 15 giorni al
sole oppure ad una temperatura di circa 20° C.

Pomata di Calendula: Tritare quattro manciate abbondanti di Calendule (foglie, gambi e fiori).
Riscaldare 500 g di grasso intestinale di un maiale nutrito naturalmente oppure di
buono strutto di maiale, come se si dovessero friggere delle cotolette. Versare le
Calendule tritate in questo grasso bollente e soffriggerle brevemente, dare una
girata e togliere la padella dal fornello. Coprire e lasciare riposare per una giornata. Il giorno seguente riscaldare il tutto leggermente e, filtrandolo attraverso un
panno, travasarlo in recipienti puliti.
Succo fresco:

Lavare foglie, steli e fiori e spremerne ancora umidi il succo servendosi di una
centrifuga elettrica ad uso domestico.

C A M O M I L L A

(Matricaria chamomilla)

È c h i a m a t a anche Matricaria, Camomilla comune o tedesca. Cresce nei campi
incolti, nei terreni argillosi, nei prati delle foreste, sui detriti e nei campi di grano,
granturco, trifoglio, patate e barbabietole. L'esagerata concimazione c h i m i c a e
purtroppo gli erbicidi distruggono vieppiù la nostra Camomilla. Di norma la si trova
in abbondanza dopo un inverno nevoso o una primavera umida. Diversamente
dalla Camomilla spontanea la nostra ha il capolino vuoto; il profumo è aromatico
e piacevole. Non sarà certamente necessaria una descrizione più dettagliata. Se
ne r a c c o l g o n o i capolini da maggio ad agosto, preferibilmente sotto il sole di
mezzogiorno. Non esagero se chiamo la Camomilla un «toccasana» specialmente
per i neonati. In qualsiasi caso si dovrebbe somministrare al bambino la tisana di
Camomilla e specialmente quando si tratta di crampi o dolori addominali. Essa
giova nella flatulenza, nella diarrea, nello sfogo, nel mal di stomaco, nella diarrea
mucosa nonché nei disturbi mestruali, nella dismenorrea e in altri disturbi addominali; nell'insonnia e nell'epididimite, nel dolore da febbre, nel mal di denti e nel
dolore da piaghe.
La Camomilla ha un effetto sudorifero, tranquillante e decongestionante e in virtù
del suo potere disinfettante previene le infiammazioni di tutti i generi, in particolare delle mucose. Per uso esterno la Camomilla va applicata sotto forma di cataplasmi e lavande nelle
infiammazioni oculari, nella congiuntivite, negli sfoghi pruriginosi e umidi, come colluttorio nel mal di
denti, e come lavaggio, sulle piaghe e sulle ferite. Ogni volta che siamo adirati dovremmo prendere una
tazza di Camomilla che c a l m a immediatamente e prima che il cuore si agiti. È consigliato inoltre un
cataplasma di Camomilla essiccata da applicare caldo sulla zona dolente.
Hanno un effetto calmante i bagni ed i lavaggi alla Camomilla in quanto influiscono sull'intero sistema
nervoso. Dopo una grave malattia o dopo un esaurimento nervoso ne avvertirete presto il beneficio
recuperando la Vostra calma. Per la Vostra cosmesi non dovete dimenticare la Camomilla. Una volta
alla settimana un bagno al viso con infuso di Camomilla e vedrete come la Vostra pelle rifiorirà e
come ritornerà fresca la Vostra carnagione. Dovreste servirvi dell'infuso di Camomilla anche nella
cura dei capelli, soprattutto se avete capelli biondi. Gli sciacqui alla Camomilla li renderanno soffici e
luminosi.
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La Camomilla facilita la defecazione senza avere effetti lassativi ed è quindi indirettamente adatta alla
cura delle emorroidi che si possono curare anche esternamente con la pomata alla Camomilla. La
stessa pomata può essere applicata inoltre nella cura delle ferite. Il raffreddore e la sinusite guariscono
rapidamente mediante inalazioni di vapori di Camomilla. È sottinteso che dopo un trattamento del
genere bisogna rimanere al caldo.
Sin dall'antichità l'olio di Camomilla veniva usato per le frizioni nelle nevralgie e nei dolori articolari.
A causa del suo potere antipiretico e antitermico gli antichi Egiziani veneravano la Camomilla come il
fiore del Dio del sole.
Il nome «Matricaria» è di origine latina e viene da «mater» (madre). Infatti viene usata contro tutte le
malattie delle madri e delle donne. Negli antichi erbari si legge che l'olio di Camomilla toglie la stanchezza alle articolazioni e che i fiori di Camomilla, bolliti nell'acqua e applicati sulla vescica malata ne
leniscono il dolore.
Il naturista e parroco semplicista svizzero Johann Künzle racconta di una donna soprannominata la
«Maga della Camomilla» cui ricorrevano i malati con le loro afflizioni; a cinque sordi fece ritornare
l'udito friggendo un bulbo di Urginea (venduta presso i vivai) in olio di c a m o m i l l a per poi instillare
diverse volte quest'olio nell'orecchio.
Questa «Maga della Camomilla» faceva ritornare la mobilità agli arti paralizzati mediante frizioni a
base di olio di Camomilla. Contro i dolori oculari faceva bollire dei fiori di Camomilla nel latte applicandoli quindi come impacchi sugli occhi chiusi per ottenerne presto la guarigione. Il parroco Künzle
riferisce inoltre:
«Un tessitore riusciva a dormire soltanto seduto, altrimenti gli sembrava di soffocare. La donna erborista, dopo aver esaminato l'uomo, espresse il sospetto di una scarsa diuresi che egli confermò. Gli fu
ordinato di preparare una grande bottiglia di vino nel quale era stato cotto della Camomilla e di berne
un bicchiere rispettivamente mattina e sera. Emise una quantità notevole di urina, prima torbida,
successivamente sempre più limpida; dopo otto giorni era guarito.»

MODALITÀ
Tisana:

DI

PREPARAZIONE

Con Vi di litro d'acqua bollente scottare un cucchiaino da dessert c o l m o e lasciare
riposare brevemente.

Additivo al bagno: Per un bagno completo si prendono quattro manciate di fiori di Camomilla, per
le abluzioni del viso e della testa ne servono rispettivamente una; versarvi sopra
dell'acqua bollente e lasciare riposare.
Cataplasmi:

Versare Vi di litro di latte bollente su un cucchiaio c o l m o di Camomilla, lasciar
riposare brevemente, filtrare e farne dei cataplasmi caldi.

Vapori di C a m o m i l l a : Versare 1 litro di acqua bollente su un cucchiaio di Camomilla. Inalarne i
vapori sotto un asciugamano.
Cuscinetto d'erbe: Riempire un sacchetto di tela con fiori essiccati di Camomilla e ricucirlo.
Riscaldarlo bene in una padella asciutta e applicarlo sulla parte malata.
Olio di C a m o m i l l a : Riempire, senza comprimerli, una bottiglietta fino al collo con fiori freschi di
C a m o m i l l a colti sotto il sole di mezzogiorno e versarvi sopra dell'olio extravergine
d'oliva. L'olio deve coprire i fiori. La bottiglietta va lasciata ben chiusa al sole per
15 giorni. Successivamente conservarla in frigorifero.
Pomata:

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Riscaldare, come per friggere, 250 g di strutto e versarvi due manciate di fiori di
C a m o m i l l a ; quando si alza la schiuma, si gira con un cucchiaio, si copre, e quindi si
lascia riposare il tutto per una notte in luogo fresco. Il giorno seguente riscaldarlo
nuovamente un poco e filtrarlo attraverso un panno di lino. Secondo la mia
esperienza si procede nel modo seguente: mettere un panno di lino in un setaccio
appoggiando quest'ultimo su un recipiente a becco; poi pressare bene. Amalgamare uniformemente il materiale così ottenuto e travasarlo in vasetti di vetro o di
porcellana.

C E L I D O N I A

(Chelidonium majus)

Quest'erba medicamentosa anticamente molto apprezzata, oggi presso il
popolo è spesso considerata un'erbaccia velenosa. Riesco a spiegarmi
l'antipatia in cui è tenuta oggi soltanto col fatto che agli albori dell'industria
farmaceutica sono state condannate definitivamente tutte le piante medicinali di gran valore onde distrarre l'attenzione della gente dalle erbe curative e concentrarla sulle medicine chimiche.
La Celidonia dal portamento ramificato ed alta da 30 a 80 cm fiorisce a
partire da maggio per t u t t a l'estate fino all'autunno. Le foglie sono pennate
con i lobi, come le foglie della quercia. Dal fusto e dalla radice esce un
succo denso giallo arancione. Preferisce i margini meridionali dei boschi,
dei muri, delle recinzioni e di mucchi di macerie. Non importa se l'estate è
a s c i u t t i s s i m a e le scarpate completamente secche; dalla pianta sgorgherà
sempre una quantità di questo succo viscoso giallo arancione. Ma anche
d'inverno, quando la neve copre tutto, si trova la Celidonia semprechè se ne
ricordi la dimora.
La pianta è depurativa del sangue e antianemica. lo la impiegherei, insieme
all'Ortica ed ai germogli di Sambuco, contro la leucemia. Però di questa
tisana miscelata occorre bere almeno due litri al giorno per ottenere dei buoni risultati.
La Celidonia è un rimedio affidabile contro i disturbi al fegato quando è utilizzato sotto forma
omeopatica. Le sue qualità depurative del sangue e del fegato favoriscono un buon metabolismo. Con
quest'erba si ottengono buoni risultati anche nelle disfunzioni della c o l e c i s t i , dei reni e del fegato. Una
pozione di 30 g di Celidonia, radici compresi, lasciati per una o due ore a macerare in Vi litro di vino
bianco, elimina rapidamente l'itterizia. La Celidonia è inoltre raccomandata contro le emorroidi
accompagnate da bruciori all'ano, contro le fitte ed i dolori urenti nell'atto di urinare nonché contro il
ronzio nell'orecchio. In questi casi se ne sorseggiano 2 o 3 tazze di tisana ai giorno (mai bollita, ma
soltanto sbollentata). Esternamente viene applicato contro le neoplasie maligne della cute, contro i
calli, le verruche e i lichen inguaribili. La cataratta nigrescente e le macchie sulla cornea dell'occhio
spariscono lentamente. Il succo giova persino contro le emorragie ed il d i s t a c c o della retina. Prendere
una foglia di Celidonia, lavarla e triturarne il gambo friabile fra il pollice inumidito e l'indice. L'umidità
così ricavata deve essere passata con l'indice sulle palpebre in direzione degli angoli dell'occhio. Non
ostante non sia passata all'interno dell'occhio, gli si c o m u n i c a lo stesso. Ciò vale altresì per la cateratta
nigrescente e per la debolezza della vista nonché preventivamente contro l'affaticamento oculare nelle
persone sane. Io stessa ne traggo beneficio sovente quando sbrigo la corrispondenza fino a notte tarda.
Stanchissima allora cerco una foglia di Celidonia in giardino e me ne passo, come sopra descritto,
l'umore verso gli angoli degli occhi. Ogni volta ho la sensazione benefica come se mi si togliesse un
velo dagli occhi. L'omeopatia prepara una tintura di Celidonia della quale, nei casi accennati, se ne
prendono giornalmente due o tre volte 10 o 15 gocce in un poco d'acqua.
Qualche anno fa mi riferirono che una contadina aveva un'ulcera sulla palpebra destra inferiore, della
grandezza di un bottoncino da camicia. L'oculista cui lei si era rivolta per farsi prescrivere un paio
d'occhiali ed al quale non era piaciuta questa c o s a - la donna aveva quest'ulcera ormai da 7 o 8 anni
senza che le avesse mai dato fastidio - ne inviò un frammento in un laboratorio d'analisi. Si trattava di
cancro della pelle. Fu per la giovane donna - come potrete immaginare - uno shock spaventoso.
Poiché la famiglia faceva parte del nostro giro di conoscenze ebbi l'occasione di richiamare la loro
attenzione sulla Celidonia. Eravamo di febbraio e per fortuna era un inverno mite. La Celidonia sverna e
rimane verde. Consigliai di scavare la pianta per trapiantarla in vaso onde tenerla a portata di mano.
Ogni giorno la donna doveva toccare la zona a m m a l a t a per cinque o sei volte con il succo giallo
arancione. Trovandosi l'ulcera sulla palpebra, la informai dell'innocuità per l'occhio. Consigliai anche di
andare una volta al mese a Linz per la cura dei raggi prescritta dal medico malgrado essi non eliminino
i tumori maligni, mentre invece distruggono parti di pelle ancora sane e spesso anche l'osso. Ma poco
prima di Natale appresi con immensa gioia che l'ulcera maligna era scomparsa. Quando la donna mi
venne a trovare, mi abbracciò sulla soglia dell'ingresso di casa. L'oculista, presso il quale era stata in
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precedenza, le chiese meravigliato cosa avesse fatto. Alla sua risposta: «Ogni mese una volta cura dei
raggi a Linz», egli disse: «Se sono stati i raggi ad allontanare quell'ulcera, sarebbe un miracolo.» Mi
raccontava inoltre che alla vista dei volti corrosi fino all'osso degli altri ammalati che incontrava nel
laboratorio dei raggi ella non avrebbe mai retto se io non le avessi inculcato tanto coraggio, fede e
fiducia in se stessa. Ecco la mia preghiera a Voi tutti che leggete queste righe: aiutate anche Voi in
casi analoghi risparmiando ai Vostri simili una fine terribile. In questi tempi d'inquinamento generale
aumentano i casi in cui da verruche arrossate che improvvisamente c o m i n c i a n o a crescere, si sviluppa
il cancro della pelle.
I peli del volto nonché un aumento della peluria su braccia e gambe delle donne indicano una disfunzione dei reni. Le zone colpite vanno spalmate con succo di Celidonia ottenuto con la centrifuga
elettrica ad uso d o m e s t i c o (il succo si mantiene in frigorifero fino a sei mesi); lo si lascia agire per alcune ore, si sciacqua poi con del sapone neutro e si cura indi la pelle un po' secca con pomata di Calendula, olio di Camomilla o di Iperico (vedi «Modalità di preparazione»). Inoltre è opportuno procedere ad
una cura a base di tisana di Ortica, distribuita fra 3 o 4 tazze al dì, nonché a semicupi di Coda cavallina
per una migliore circolazione sanguigna nei reni (vedi anche sotto la voce «Coda cavallina»).
Un mio conoscente della zona di Magonza, durante le sue passeggiate giornaliere si serviva del succo di
Celidonia nel modo descritto. Lo accompagnava sempre un cane lupo un po' anzianotto. Per gioco una
volta passò anche a lui sugli occhi un po' di tale succo, cosa che sembrava procurare gran beneficio al
cane, perchè da allora si sedette sempre davanti al suo padrone in segno di preghiera ogni volta quest'
ultimo faceva uso per se del succo di Celidonia.
In una parrocchia dell'Alta Austria dove in novembre tenni una conferenza, conobbi un chierichetto
portatore di occhiali. Quando a febbraio tornai in questa parrocchia, il chierichetto non portava più gli
occhiali. Mi raccontò lui stesso che ciò era dovuto soltanto al fatto che da novembre aveva seguito
giornalmente il mio consiglio relativo alla Celidonia. Oltretutto egli vedeva molto meglio di prima
quando portava ancora gli occhiali. In quel periodo era costretto a cercarsi le foglie della Celidonia
sotto la coltre della neve. Ne parlo per mostrare che certe erbe medicamentose si trovano fresche
persino d'inverno quando t u t t a la vegetazione sembra morta.

MODALITÀ
Tisana:
Succo fresco:

DI

PREPARAZIONE

Un cucchiaino da dessert c o l m o per Vi di litro d'acqua; sbollentare soltanto.
Lavare foglie, gambo e fiori e ricavarne ancora bagnati il succo con una centrifuga
ad uso d o m e s t i c o (tale succo va utilizzato esternamente).

Tintura:

Medicinale omeopatico in vendita nelle farmacie.

Macerazione nel vino: Versare 1/2 litro di vino bianco su 30 g di Celidonia, radici comprese,
lasciare riposare il t u t t o per 1 o 2 ore; filtrarlo ed infine sorseggiarlo lentamente.

C O D A

C A V A L L I N A

(Equisetum arvense)

Nomi volgari: Equiseto, Erba rugna, Rasparela, Codabussina, Coa ad cavai - Cucitolo.
All'Inizio della primavera spuntano dal ceppo largo e profondo per primi i bruni fusti fecondi e sporiferi.
Solo più tardi si presentano le verdi spighe estive alte fino a 40 cm che assomigliano a piccoli abeti di
forma regolare. Si trova la Coda cavallina nei c a m p i , sui terrapieni delle ferrovie e lungo le scarpate.
Quella crescente nel terreno di pura argilla possiede il maggiore potere curativo. A seconda della posizione contiene fra il 3% ed il 1 6 % di silice che possiede uno spiccato effetto curativo. Ovviamente è da
evitare la Coda cavallina dei campi chimicamente c o n c i m a t i . Quella con i ramoscelli più sottili - c'è
chi la chiama anche Coda cavallina «fina» - si trova prevalentemente nelle foreste ed ai margini dei
boschi. Anch'essa è medicamentosa.
Nella medicina popolare questa pianta era già f a m o s i s s i m a nell'antichità soprattutto per le sue qualità emostatiche e per i successi manifestati nella lotta contro le malattie renali e delle vie urinarie.
Malgrado ciò fu dimenticata nel corso dei secoli. È stato proprio il nostro grande e popolarissimo
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medico naturista e parroco Kneipp a restituire alla Coda cavallina la sua
gloria originale. La dichiara «unica insostituibile ed inestimabile» contro le
emorragie, l'emantemesi, i disturbi renali e delle vie urinarie, i calcoli e la
renella. «Contro i danni di vecchia data» dice, «contro le piaghe purulente e
persino contro le ulcere cancerose e la necrosi ossea la Coda cavallina
rende dei servizi eccellenti. Lava, scioglie e cauterizza più o meno tutto
quanto è deteriorato. Spesso l'erba, umida e calda, viene avvolta in panni
bagnati che si applicano sulla parte da guarire.»
Il parroco svizzero Kunzle dice che tutte le persone di una certa età dovrebbero bere ogni giorno una tazza di tisana di Coda cavallina. Tutti i dolori
dovuti alla gotta, ai reumatismi ed alle nevralgie scomparirebbero, ogni uomo
avrebbe una vecchiaia sana. Egli racconta di un 86enne liberato mediante un
bagno a vapore di c o d a cavallina da una terribile c a l c o l o s i vivendo in seguito
ancora per molti anni, e prosegue dicendo: «Quest'erba guarisce le peggiori
emorragie e emantemesi se ingerita come tisana; e lo fa in brevissimo
tempo, quasi istantaneamente.»
Contro i dolorosi raffreddamenti alla vescica ed i crampi viscerali non vi è
rimedio migliore dell'infuso sbollentato di Coda cavallina i cui vapori si indirizzano alla zona vescicale con l'aiuto di un accappatoio. Ripetendo quest'
operazione per alcune volte si riesce in breve a debellare il male. Gli anziani
che improvvisamente non riescono più a urinare torcendosi dai fortissimi dolori perchè l'urina o non
esce per niente o soltanto a gocce, vengono liberati dalle loro sofferenze mediante questi vapori caldi di
Coda cavallina e senza che il medico debba ricorrere al catetere.
Contro la renella ed i calcoli renali e vescicali si fanno dei semicupi caldi di Coda cavallina sorseggiando contemporaneamente la calda tisana della stessa erba e trattenendo l'urina per poi lasciarla
scorrere sotto pressione. In questo modo di solito vengono eliminati dei calcoli. In seguito a questi
suggerimenti ho ricevuto delle lettere che confermano quanto sopra: un'applicazione eliminava i calcoli
renali; le persone in questione si sentivano bene ed erano tornate sane.
Nei casi in cui molti diuretici hanno fallito la Coda cavallina si è rivelata efficace come ad esempio nei
versamenti pericardici, in quelli pleurici o nelle complicazioni renali in seguito a scarlattina o altre
malattie infettive gravi, tutto ciò grazie alla sua azione diuretica. Si tratta dunque di un eccellente
rimedio ad uso interno ed esterno per tutto l'apparato renale e vescicale.
Contro la pielonefrite e la cistopielite un semicupio fa miracoli. In questi casi si prende la Coda cavallina alta - solo come applicazione esterna - cioè quella dai fusti grossi come un dito. Questa cresce
nei prati paludosi e sui terreni lasciati a pascolo e, come si è detto, procura un immediato miglioramento a chi è affetto da pielonefrite e cistopielite. Una signora che conoscevo bene, da diversi mesi si
trovava ricoverata con una pielonefrite all'ospedale di Innsbruck. Dato che non migliorava affatto mi
mandò a chiamare. Le consigliai un semicupio di Coda cavallina. Pochi giorni dopo ricevetti una lettera:
«Mi hai salvato la vita. Sono tornata a casa. Il semicupio di Coda cavallina ha allontanato tutti i miei
disturbi e mi ha restituito le mie forze.» La Coda cavallina alta dei prati paludosi e dei pascoli deve
essere impiegata esclusivamente per i semicupi. Invece per la tisana, da prendere per via interna, si
utilizza quella dei campi, sentieri e margini di bosco.
Talvolta nelle giovani madri dopo un parto difficile si manifestano dei disturbi alla vista: questi sono
certamente causati dal fatto che durante la nascita d'un bimbo vengono compromessi i reni della
madre. I semicupi di Coda cavallina dall'esterno facilitano l'irrorazione sanguigna del rene, allontanano
dagli occhi la pressione eccessiva causata dall'insufficienza renale e quindi dileguano lentamente i
disturbi visivi.
Il grande medico tedesco, Dr. Bohn (della scuola del Dr. Kneipp), esprime vivi elogi nei riguardi di questa
pianta: «Da una parte la Coda cavallina è un rimedio contro le emorragie, dall'altra - e ciò in misura
ancora superiore - è un rimedio per i reni. Dopo l'ingestione della tisana di Coda cavallina si elimina
con facilità un'abbondante urina scura. Contro l'idropisia è un rimedio di rapido effetto.» Se i diuretici si
sono dimostrati inefficaci occorre rivolgersi alla Coda cavallina sorseggiando lungo t u t t a la giornata
cinque o sei tazze, e questo per cinque giorni; nei casi particolarmente ostinati è meglio prolungare la
cura fino a sei giorni. L'esperienza dimostra che nella maggioranza dei casi l'urina viene eliminata.
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Contro gli sfoghi pruriginosi delia pelle, anche se crostosi, purulenti o tignosi, giovano lavaggi e
impacchi con infuso di Coda cavallina. I lavaggi ed i bagni giovano anche contro la suppurazione delle
unghie, le piaghe ai piedi, la necrosi, tutte le piaghe perforanti, le ulcere cancerose, lo sprone del
calcagno, le fistole, l'impetiggine e il lichen nonché contro il lupus. Si può applicare anche l'erba
sbollentata sotto forma di cataplasma. Contro le emorroidi, specie se dolorose, si applica una pasta di
erba fresca ottenuta nel modo seguente: lavare la Coda cavallina fresca, t r i t u r a r l a finemente sul
tagliere finché non diventi una pasta omogenea.
In caso di profusa emorragia nasale si applica un impacco di infuso di Coda cavallina raffreddato. Esso
giova anche come emostatico nelle emorragie polmonari, uterine, emorroidarie e gastriche. In questi
casi occorrono naturalmente degli infusi concentrati. Normalmente si prendono due o tre cucchiaini
da dessert colmi per ogni tazza. La Coda cavallina insieme con la Veronica previene efficacemente
l'arteriosclerosi e la perdita della memoria per via delle sue qualità purificanti del sangue. La si può
considerare la migliore prevenzione contro il cancro.
Vorrei raccomandare come rimedio particolarmente buono contro la sudorazione dei piedi la tintura di
Coda cavallina (vedi «Modalità di preparazione»). Con questa tintura si frizionano i piedi ben lavati ed
asciugati. Inoltre si consiglia berne ogni mattina a digiuno, mezz'ora prima di colazione, una tazza di
tisana. Contro la sudorazione eccessiva dei piedi sono molto utili anche i pediluvi della stessa erba
(vedi «Modalità di preparazione»). Contro la forfora del cuoio capelluto è opportuno lavarsi i capelli ogni
giorno con l'infuso di c o d a cavallina massaggiando successivamente la cute con del buon olio d'oliva.
La forfora scomparirà immediatamente.
Un miscuglio di Coda cavallina e Iperico, sbollentato e bevuto in ragione di una tazza o due al giorno
(la sera solo un pasto asciutto), aiuta a vincere l'enuresi notturna. Inoltre può essere utilizzato per
gargarismi nei casi di tonsillite, infiammazione delle mucose orali, stomatite, carie dentaria, infiammazioni ed emorragie gengivarie, fistole e polipi del palato e della gola. Contro le perdite bianche delle
donne vengono raccomandati i semicupi.
Non dimentichiamoci che la Coda cavallina è uno dei migliori medicinali per i polmoni, sia contro la
bronchite cronica che contro la tubercolosi polmonare. Mediante l'ingestione regolare della tisana,
grazie al suo contenuto in acido silicico si ottiene la guarigione della tubercolosi polmonare nonché la
scomparsa della debolezza generale dovuta alla tubercolosi stessa.
Secondo il fitobiologo austriaco Richard Willfort, le ricerche più recenti permettono l'ipotesi che in
seguito al prolungato uso di tisana di Coda cavallina i tumori maligni vengano ostacolati nella loro
crescita e alla fine addirittura distrutti. Persino i polipi nel basso ventre o nell'ano ed anche le infiammazioni delle borse sinoviali si c o m b a t t o n o in questo modo. In entrambi i casi si fanno impacchi al vapore
e semicupi. Questi impacchi al vapore sono utili anche contro i crampi dello s t o m a c o e le coliche epatiche e biliari di fegato nonché contro le stasi sanguigne dolorose che con la loro pressione verso l'alto
si riflettono sull'attività cardiaca.
Il 19 dicembre 1977 ricevetti una telefonata dalla Stiria orientale. Si trattava di un agricoltore di 49 anni.
Sulla pianta del suo piede era cresciuta un tumefazione molto dolorosa. Non riusciva più a poggiare
il piede per terra. Rimase in ospedale per alcuni giorni e poi venne mandato a casa. Gli consigliai gli impacchi al vapore di Coda cavallina che risolvono persino i tumori maligni. Potrete immaginare la mia
sorpresa quando il 22 dicembre, ossia tre giorni dopo, mi telefonarono per dirmi che la tumefazione si
era completamente risolta. La pelle aveva un aspetto un po' flaccido e molle. Un nuovo miracolo della
farmacia del Signore.
Ho fatto l'esperienza che persino i dolori da discopatie - sempre che non siano causati dalla compressione di una radice nervosa - spesso spariscono in breve tempo in seguito ai semicupi di Coda cavallina. Le radiografie mostrano delle vertebre usurate per vecchiaia, ma non vi è motivo di tenersi il dolore.
La pressione di un rene difettoso che, come si sa riflette verso l'alto, si distribuisce nei nervi che
scorrono in superficie lungo la spina dorsale producendo questi dolori. Non sono quindi i dischi stessi,
bensì la pressione del rene prodotta sui nervi esposti. Un semicupio di Coda cavallina, attraverso il suo
effetto in profondità sui reni, elimina subito la loro pressione verso l'alto.
Una signora di 38 anni si trovava da tre anni in cura per disturbi di carattere discopatico. Invece di
diminuire, i dolori si acutizzavano; era diventata talmente rigida nella zona delle spalle e del collo da
alzarsi la mattina soltanto con l'ausilio di un apparecchio di stanghe e verghe costruito dal marito e
sistemato sul soffitto sopra il letto. In quel periodo stavo tenendo delle conferenze a Steyr nell'Alta
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Austria e ne feci la conoscenza. Vi meraviglierete certamente se Vi dico che questa donna, dopo un
solo semicupio di Coda cavallina, aveva perso tutti i suoi dolori e la sua rigidità. Lo stesso vale per le
discopatie prodotte dalla conduzione del trattore. Il suo moto sobbalzante non danneggia i dischi, ma
i reni. Subito interviene una pressione verso l'alto che può essere eliminata con il semicupio di Coda
cavallina.
Una signora svizzera da molti anni era rigida come un bastone, nelle vertebre cervicali. Le cure annuali
presso il Dr. Zeileis a Gallspach procuravano dei miglioramenti soltanto temporanei, ma nessuna
guarigione. Non molto persuasa mi promise, appena tornata a casa, di farsi un semicupio di Coda
cavallina. La telefonata non si fece attendere: appena immersa nel caldo semicupio, scomparve dopo
10 minuti ogni rigidità che poi, come mi fu riferito per anni, non si presentò più.
11 grande neurologo Dr. Wagner-Jauregg dice nei suoi scritti: «Due terzi di t u t t i i malati di nervi non
dovrebbero essere ricoverati negli i s t i t u t i se fossero sani i loro reni.» Infatti ho potuto consigliare i
semicupi di Coda cavallina a molti infelici che, a causa di disturbi renali soffrivano di depressioni,
manie e pazzia furiosa, salvandoli in tal modo dal manicomio. In questi casi occorre curarsi anche per
via interna con una tazza al mattino ed una alla sera di tisana di Ortica, Achillea e Coda cavallina.
Contro i gravi disturbi renali e le loro sequele occorre adoperare la Coda cavallina fresca per i semicupi,
preferibilmente, come ho detto precedentemente, quella alta proveniente dai prati paludosi. Per un
bagno occorre un secchio da 5 litri pieno (vedi «Modalità di preparazione» e Note generali sotto la voce
«Semicupi»). Durante il semicupio i reni debbono trovarsi immersi nell'acqua; 20 minuti è la durata del
bagno. Non asciugarsi ma avvolgersi ancora bagnati nell'accappatoio e coricarsi così nel letto per
un'ora; soltanto allora cambiarsi per la notte. Il semicupio, riscaldato nuovamente, può essere riutilizzato altre due volte.

MODALITÀ DI
Infuso:

PREPARAZIONE

Un cucchiaino da dessert colmo su Vi di litro d'acqua; sbollentare.

Cataplasma al vapore: Mettere in un setaccio due manciate abbondanti di Coda cavallina e appenderlo sopra l'acqua bollente. Non appena l'erba si presenta calda e morbida,
avvolgerla in una pezza di lino che si applica sulla parte malata. Coprirsi bene!
Lasciare agire per diverse ore o per t u t t a la notte.
Semicupi:

Per una notte lasciare macerare nell'acqua fredda 100 g di Coda cavallina. Il
giorno seguente riscaldare il tutto fino all'ebollizione, poi aggiungerlo al bagno.
Durata del bagno 20 minuti. Non asciugarsi; ancora umidi avvolgersi nell'accappatoio e sudare un'altra ora a letto. L'acqua del semicupio deve coprire i reni.

Tintura:

Lasciare macerare per 15 giorni al sole 10 g di Coda cavallina in 50 g di autentica
acquavite di grano. Scuotere la bottiglia ogni giorno.

Cataplasma:

Lavare la Coda cavallina fresca, tritarla finemente sul tagliere finché non si ottenga una pasta.

C O N S O L I D A

M A G G I O R E

(Symphytum officinale)

Volgarmente chiamata anche Sinfito, Borrana selvatica, Erba conferma, Zinzinnici, Oricchi d'asinu,
Erba del cardinale e Regaligo - in inglese, Comfrey. Questa pianta medicinale è fra le migliori e indispensabili che la natura ci offre. Cresce nei prati, lungo i cigli dei campi, i fossi umidi e i corsi d'acqua.
La si trova anche lungo i recinti e sui mucchi di detriti, e fiorisce durante t u t t a l'estate. Le foglie si
presentano ruvide e finiscono molto appuntite. La radice pluriennale, esternamente di un marrone scuro
fino al nero, internamente bianca o giallina, è grossa quanto un pollice e ritagliata si presenta vischiosa,
quasi untuosa e grassa al tatto. Essendo una pianta dalla radice profonda è quasi impossibile estirparla. Se ne scavano le radici in primavera o in autunno aggredendole con una vanga appuntita. L'erba
fresca va raccolta prima e durante la fioritura.
29

La tintura di Consolida maggiore, facilmente preparabile da soli, nasconde un potere miracoloso. I soggetti affetti da dolori e tumefazioni
articolari, curati con ottimi medicamenti ma senza alcun miglioramento, ricuperano rapidamente la loro salute con la tintura di Consolida maggiore. Una donna che non riusciva più a muovere il braccio
destro (l'arto era quasi immobilizzato e il medico aveva già diagnosticato una paralisi) dietro il mio consiglio si frizionò l'articolazione tutti
i giorni con la tintura. Di giorno in giorno avvertiva il miglioramento.
Ora l'articolazione si muove normalmente, e la donna riesce di nuovo a
provvedere alle faccende di casa. Ma anche le foglie della Consolida
maggiore scottate e poggiate sotto forma di poltiglia calda sulle
membra paralizzate giovano nel giro di una notte quando il disturbo è
dovuto ad affaticamento, distorsione, slogatura o colpo apoplettico.
La zia di mio marito venne investita per strada da un motociclista. Fu
portata all'ospedale con una frattura dell'articolazione dell'anca, fu
chiodata e dimessa non appena guarita. Il chiodo avrebbe dovuto essere
rimosso dopo un anno. Dato che non aveva più dolori e che riusciva
nuovamente a camminare in modo normale, la donna trascurò alla data
stabilita di tornare all'ospedale per l'intervento. Tutto sembrava in perfetta regola fino a che un bel
giorno non si manifestarono dei dolori insopportabili. A questo punto, togliendo il chiodo, fu constatato
che si era già f o r m a t a una suppurazione dell'osso. Con delle iniezioni riuscì per breve tempo a sopire
i dolori, ma la suppurazione dell'osso non guarì. In questo stato la donna venne a farci visita ed era
effettivamente in condizioni disperate. Senza esagerare minimamente posso dire che dei cataplasmi di
poltiglia di farina di Consolida maggiore la fecero star meglio nel giro di una notte. Il giorno appresso
la donna riusciva già a sedersi ed a coricarsi senza alcun fastidio. Poiché dagli erboristi si trovavano
in vendita soltanto delle radici tritate, la saggia zia le riessiccò nel forno di c u c i n a e le macinò in un
vecchio macinino da caffè. Continuò a praticarsi questi cataplasmi di poltiglia (vedi la ricetta sotto
«Modalità di preparazione»), fino a non avvertire più alcun disturbo.
Con questi cataplasmi di poltiglia si possono far riassorbire anche le tumefazioni articolari delle mani e
dei piedi. La farina di Consolida maggiore si trova oggi in molte farmacie. Vorrei sottolineare in particolare che questi cataplasmi con poltiglia di farina di Consolida maggiore possono dare sollievo
persino nelle paraplegie. I cataplasmi caldi servono anche nelle ulcere varicose, nei rigonfiamenti
muscolari reumatici, nei nodi g o t t o s i , nei t u m o r i , nelle cefalee nucali, nei dolori al moncone amputato
e addirittura nelle infiammazioni del periostio.
Dalle radici si può prepare una tisana che viene utilizzata contro il catarro bronchiale, nei disturbi all'
apparato digerente, nelle emorragie dello s t o m a c o e nelle pleuriti. Se ne sorseggiano lentamente da
2 a 4 tazze al giorno. Nelle ulcere gastriche si consiglia una tisana mista a base di 100 g di Consolida
maggiore, 50 g di Calendula e 50 g di Coreggiola (Polygonum aviculare), per la preparazione vedi
«Modalità di preparazione». - Vorrei menzionare ancora una volta la tintura di Consolida maggiore.
Applicando degli impacchi imbevuti con essa si ottengono ottimi risultati su ferite esterne ed interne,
lesioni di ogni genere, c o n t u s i o n i , ematomi e fratture ossee.
Le foglie della Consolida maggiore non vengono utilizzate solamente per i cataplasmi, ma anche come
additivi ai bagni completi nei dolori articolari, nella gotta, dolori ossei, nei disturbi dell'irrorazione
sanguigna e nell'ernia del disco. Nei disturbi di irrorazione sanguigna alle gambe però, e nelle vene
varicose come nel trattamento postoperatorio delle fratture ossee si fanno dei semicupi di Consolida
maggiore (nella vasca da bagno).
In alcune regioni friggono nell'olio le foglie di Consolida maggiore, immerse previamente nella pastella
da omelette o nelle uova come per frittata. In questo modo è t u t t a la famiglia ad approfittare delle
sostanze attive di questa pianta medicinale.

Modalità di preparazione - Tisana di radici: Due cucchiaini da dessert di radice tagliuzzata si
lasciano riposare per una notte in VA di litro d'acqua fredda; al mattino seguente
si riscalda un po' il tutto e poi si filtra. Sorseggiare lentamente.

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MODALITÀ DI PREPARAZIONE
Miscela di tisana (nelle ulcere gastriche): Un cucchiaino da dessert c o l m o di miscela viene scottato con 1/4 di litro d'acqua bollente e quindi lasciato riposare per tre minuti. Sorseggiare a caldo 3 o 4 tazze durante la giornata.
Cataplasmi di p o l t i g l i a : Macinare finemente le radici ben essiccate; mescolarle rapidamente in
una tazza con dell'acqua caldissima e alcune gocce d'olio, fino ad ottenere una poltiglia; spalmare quest'ultima su una pezzuola di tela, appoggiarla sulla parte malata
e fasciare.
Cataplasmi di foglie (fresche): Lavare le foglie fresche, schiacciarle con il matterello su un piano
di legno, metterle sulla parte lesa e fasciare.
Cataplasmi di foglie (scottate): Scottare le foglie di Consolida maggiore e stenderle ancora calde
sulla parte.
Additivo per bagno c o m p l e t o : Lasciar macerare per una notte in circa 5 litri d'acqua fredda 500 g di
foglie fresche o essiccate di Consolida maggiore. Il giorno seguente riscaldare il
tutto fino all'ebollizione e aggiungerlo all'acqua del bagno (vedi «Bagni completi»,
Note generali).
Additivo al s e m i c u p i o : Come per il bagno completo, ma soltanto 200 g di foglie.
Tintura:

Le radici della Consolida maggiore vanno lavate e spazzolate, tritate finemente ed
introdotte, senza comprimerle, in una bottiglia sì da riempirla fino al collo. Si
aggiunge quindi dell'acquavite di grano o di frutta e si pone la bottiglia per 15 giorni
al sole o nelle vicinanze della cucina. L'acquavite deve coprire le radici.

Pomata:

A seconda della grandezza si tritano finemente da 4 a 6 radici di Consolida maggiore,
dopo averle lavate; si friggono poi brevemente in 250 g di puro grasso d'intestino di
maiale; si lasciano quindi riposare per una notte. Il giorno seguente, dopo un breve
riscaldamento, si filtra il tutto e lo si spreme. Travasare subito in piccoli recipienti
puliti e conservarli in frigorifero. La pomata di Consolida maggiore può essere usata
al posto del cataplasma di poltiglia. Indispensabile nel trattamento di piaghe e
ferite, nell'uomo e nell'animale.

Vino:

Da 2 a 5 radici fresche e lavate vanno tritate finemente e lasciate macerare in 1 litro
d i vino bianco puro per 5 - 6 settimane. È u n rimedio eccellente nelle malattie
polmonari.

EPILOBIO

(Epilobium parviflorum)

Una volta un padre di famiglia mi scrisse una lettera nella quale disse testualmente: «La prego a mani
giunte, forse mi potrà indicare ancora una via di ritorno alla mia salute e restituire un padre sano alla
mia famiglia che soffre insieme a me.» Precedentemente mi aveva descritto la sua via crucis: nel 1961
un'infiammazione cronica della prostata si acutizzò in seguito ai bagni in acqua radioattiva. Qui iniziò il
suo calvario da un ospedale all'altro, ma senza che nessun medico lo operasse; egli era disperato. Ogni
volta che andava di corpo uscivano sangue e pus. A causa delle molteplici medicine andò incontro a
delle ulcere duodenali, alla distruzione della flora intestinale e ad una grave insufficienza epatica. Era
più vicino alla morte che alla vita e dovette, per ordine del medico, rinunciare a tutte le medicine. Indi lo
operarono, come mi scriveva, elettricamente. Malgrado l'operazione, le infezioni sarebbero rimaste fino
ad oggi. Pasticche ed iniezioni peggiorarono nuovamente il suo stato. Allora fece ricorso alla tisana di
ortica e ne ebbe tale giovamento che a tutt'oggi c o n t i n u a a lavorare. Il provato padre di famiglia probabilmente non avrebbe dovuto affrontare tutte queste pene se avesse conosciuto l'Epilobio che riesce
a guarire completamente le affezioni della prostata.
L'Epilobio, finora generalmente sconosciuto come pianta medicamentosa e mai menzionato nei comuni erbari, ha conosciuto un vero trionfo come erba medicinale contro la prostatite soltanto in seguito
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alla prima edizione del mio volumetto «La Salute dalia Farmacia del
Signore». In pochissimo tempo acquistò notorietà in t u t t a l'Europa ed
oltre perchè giovò a molte persone affette da questo male. Da qualche
tempo appare anche negli erbari e nelle riviste specializzate.
Dato il numero delle varietà dell'Epilobio si è però diffusa anche un po'
di incertezza. Le varietà medicinali sono le seguenti: l'Epilobio roseo
(Epilobium roseum), l'Epilobio a fiore piccolo (Epilobium parviflorum),
l'Epilobio di montagna (Epilobium montanum), l'Epilobio lanceolato
(Epilobium lanceolatum), l'Epilobio scuro (Epilobium obscurum), l'Epilobio di collina (Epilobium collinum), l'Epilobio palustre (Epilobium
palustre), l'Epilobio fleischeri e l'Epilobio anagallidifoglio (Epilobium
anagallidifolium). Quelli con poteri medicinali si riconoscono tutti per i
loro piccoli fiori di colore rosa, rosa pallido o quasi bianco. Sono come
inchiodati su sottili baccelli allungati dai quali cadono, dopo l'apertura, i semi coperti da peli cotonosi bianchi. Nel Tirolo l'Epilobio infatti
viene chiamato «Capello di donna».
Si coglie la pianta intera, ossia fusto con foglie e fiori, troncandola possibilmente al centro - è proprio facile coglierla - affinchè riproduca
nuovamente dei polloni laterali. Il materiale raccolto deve essere sminuzzato fresco. Della tisana di Epilobio si bevono, anche nei casi più
gravi, soltanto due tazze al giorno, cioè una al mattino a digiuno e
l'altra alla sera. Ma questo non significa che si debba trascurare di
andare dal medico. Il medico deve essere interpellato in ogni caso quando si tratta di malattie gravi.
Due varietà di Epilobio difficilmente scambiabili con le altre dal fiore più piccolo sono protette ed è
proibito coglierle. Esse sono l'Epilobio irsuto (Epilobium hirsutum) e quello di bosco (Epilobium angustifolium). I fiori del primo raggiungono una grandezza uguale a quella di un'unghia del pollice e sono di un
rosso purpureo. Lo si trova spesso sotto forma di grandi cespugli alti fino a 150 c m , dentro e vicino ad
acque basse; fusto e foglie sono carnosi e leggermente pelosi. Il noto fitobiologo austriaco Richard
Willfort, che conosceva bene l'Epilobio come pianta medicinale, non ne parla nel suo libro. Potrebbe,
diceva, facilmente essere confuso con l'Epilobio irsuto che, rispetto a quello a fiore piccolo (Epilobium
parviflorum), ha dei fiori almeno cinque volte più grandi, il fusto e le foglie più carnose, un'altezza
molto maggiore, ma produce un effetto del tutto contrario al primo. L'Epilobio di bosco (Epilobium
angustifolium), volgarmente chiamato anche Garofanino di bosco, Sfenice, Behen rosso o Gambi rossi,
raggiunge un'altezza di 150 cm e cresce volentieri nelle radure e lungo i margini dei boschi come anche
negli spiazzi dovuti al taglio completo del bosco e dei rovi. I grandi fiori rosso purpurei sono collocati in
lunghe spighe rade piramidali su di un fusto rossastro. Questi Epilobi di bosco si presentano durante la
fioritura molto numerosi ed appaiono come un mare rosso infocato. Non debbono essere impiegate
nelle malattie della prostata.
Ero ancora una giovane sposa quando mio suocero, nella migliore età dell'uomo, morì di ipertrofia
prostatica. Un vicino che si era fatto una cultura sulle piante medicinali, mi mostrò l'Epilobio dal fiore
piccolo e c o m m e n t ò : «Se Suo suocero avesse bevuto la tisana di questa pianta, sarebbe in vita ancora
oggi. Si ricordi di quest'erba. Lei è una donna ancora giovane e potrà aiutare molte persone con essa.»
Ma come spesso avviene quando si è giovani e sani, non me ne curai più. Diversamente mia madre. Lo
raccoglieva ogni anno ed aiutò molta gente che presentava disturbi alla vescica o ai reni. Il suo potere
curativo è talmente grande che spesso libera di colpo da tutti i fastidi prostatici. Si è dato il caso di
alcuni uomini che erano in attesa dell'operazione e che urinavano a gocce con grande difficoltà;
bastava una sola tazza di tisana per farli migliorare. S'intende che la tisana va bevuta per un periodo
prolungato per ottenere la guarigione.
Da mia madre venni a sapere di un paziente che era stato operato per ben tre volte - cancro alla
vescica clinicamente dimostrato - e che si trovava in condizioni fisiche pessime. Gli consigliai la
tisana di Epilobio. Della sua guarigione seppi più tardi attraverso il suo medico. Ciò era avvenuto
quando io stessa non mi occupavo ancora di fitoterapia. La sua guarigione mi fece un'impressione forte
ed indelebile. Mia madre mi aveva a m m o n i t o spesso di non tralasciare mai la raccolta di quest'erba
quando ella non sarebbe stata più fra i vivi. Nel 1961, il giorno dell'Assunzione, morì mia madre ed io
in quell'estate dimenticai di raccogliere l'Epilobio.
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Nello studio del mio medico venni a sapere che un uomo di mia conoscenza era stato ricoverato all'
ospedale con la diagnosi di cancro alla vescica. «No», esclamai, «quest'uomo tanto bravo non deve
morire!» Pensai subito all'Epilobio. Il medico, pur non essendo contrario alle piante medicinali, riteneva
che in questo caso nulla avrebbe più giovato. Ma io avevo trascurato di raccogliere gli Epilobi e pensavo
con terrore che in quel periodo, cioè a metà ottobre, tutto era già sfiorito e secco. Ciò non ostante ne
andai alla ricerca. Mi ricordavo di un posto dove l'avevo visto fiorire d'estate. Trovai soltanto alcuni fusti
ingialliti e li mandai malgrado tutto sminuzzati alla moglie dell'ammalato grave. Ella gli somministrò
due tazze di tisana al giorno, una al mattino, una alla sera, e dopo quindici giorni appresi dal medico che
mi telefonò, che la condizione dell'ammalato aveva subito un notevole miglioramento. Disse ridendo:
«Dunque, la Tua erbetta giova!» Da allora ho potuto aiutare centinaia di persone secondo quanto mi
aveva suggerito a suo tempo quel vecchio del mio paese: «Si ricordi di questa pianta, con essa potrà
giovare a molte persone.»
Un farmacista di Monaco mi mostrò un'antica farmacopea dove intorno al 1880 l'Epilobio era ancora
ufficialmente elencato. I medicamenti chimici l'hanno completamente soppiantato. Attraverso le mie
conferenze, gite erboristiche e pubblicazioni l'Epilobio è stato nuovamente introdotto in tutti i livelli
sociali. I miei suggerimenti incontrano un forte interesse presso molte persone; infatti ovunque io arrivi
con mio marito durante le nostre escursioni, sia in montagna, sui sentieri forestali, lungo i margini dei
torrenti o sulle radure e persino sul Pòstlingberg e Freinberg a Linz, troviamo con grande soddisfazione
che è stato accuratamente colto il gambo centrale dell'Epilobio. Chiunque c o n o s c a questa pianta, la
rispetta e la protegge dall'estinzione cogliendola senza sciuparla. Dopo la raccolta, la pianta ricresce
ancora due o tre volte. Se il rizoma rimane nel terreno, ricaccerà la primavera successiva.
Dalle lettere che ricevo apprendo con piacere che in molti orti, fra le fragole, gli ortaggi ed i cespugli
ornamentali, cresce l'Epilobio dal fiore piccolo. Una volta lo si estirpava come erbaccia fastidiosa. A
quanti infelici allora avrebbe potuto portare guarigione e nuova vita. Recentemente potei aiutare un
sacerdote affetto da cancro alla prostata ed alla vescica, dato per spacciato dai medici. Oggi è completamente ristabilito e si dedica nuovamente in piena autonomia al suo compito.
Una lettera dalla Foresta Nera: «Mia cognata durante una terapia contro un cancro addominale ha
subito dei danni da irradiazione sotto forma di fistole all'intestino ed alla vescica. I dolori alla vescica
erano tali che il medico le dovette somministrare della morfina. Guidati dall'illustrazione dell'Epilobio
dal fiore piccolo nel Suo volumetto 'La Salute dalla Farmacia del Signore' puntualmente l'abbiamo
trovato; dopo una settimana di tisana sono scomparsi tutti i dolori. Sono questi i miracoli della farmacia
del Signore.» Potrete leggere di altri successi nel volumetto «I successi terapeutici di Maria Treben»
publicato dalla Casa Editrice W. Ennsthaler, A-4400 Steyr.
Molti malati di prostatite possono guarire mediante l'Epilobio dal fiore piccolo, spesso persino senza
dover subire un'operazione. Quando l'intervento è già stato effettuato, la tisana di Epilobio toglie i
bruciori ed altri fastidi che sovente si presentano dopo l'operazione. In ogni caso però si consiglia di
interpellare il medico.
Da Coburg mi scrive un signore guarito da prostatite: «L'Epilobio dal fiore piccolo mi è stato di giovamento contro i miei disturbi alla prostata. Mi trovavo con un infarto al cuore nell'Ospedale Regionale di
Coburg. Inoltre soffrivo di disturbi alla prostata dei quali però non potevo essere liberato chirurgicamente a causa del mio cuore ammalato. Pare che si debba inserire un catetere a permanenza se le
cose non dovessero migliorare. - Sono venuto a sapere del meraviglioso Epilobio dal fiore piccolo che
ha giovato a tante persone colpite dalla stessa infermità. Ho iniziato a berne tre tazze al giorno; dopo
pochi giorni tutti i disturbi alla prostata erano cessati. Ora, per guarire definitivamente, ne bevo due
tazze al giorno. - Ringrazio di tutto cuore il nostro Signore. Voglia Lei, Signora Treben, aiutare ancora
molte persone in pena con l'Epilobio dal fiore piccolo. È incredibile che le piante medicinali del nostro
Signore portino tanto sollievo dove la medicina tradizionale è costretta a rinunciare.»

MODALITÀ
Tisana:

DI

PREPARAZIONE

1 cucchiaino da dessert c o l m o dell'erba su 1/4 di litro d'acqua; sbollentare solamente;
lasciare riposare brevemente. Non più di due tazze al giorno, al mattino a digiuno e alla
sera, 1/2 ora prima di cena.

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FARFARA

(Tussilago farfara)

Quando i nostri prati e pendii non mostrano ancora niente del verde
primaverile, e l'occhio non riconosce quasi il timido gonfiore dei gattini di salice, la Farfara è la prima ad affacciarsi con i suoi capolini
gialli.
Sui terreni umidi, sulle scarpate nude, nelle cave di ghiaia sui maggesi,
sui macereti si trovano degli interi cuscini di fiori di Farfara che spuntano dal terreno molto prima delle foglie. Api ed altri insetti vi cercano
il loro primo nutrimento. La Farfara cresce unicamente su terreno argilloso e rappresenta, per così dire, il segno di riconoscimento dei terreni
argillosi. I suoi fiori sono i primi da cogliere per la riserva invernale.
Le loro proprietà anticatarrali, espettoranti ed anti-infiammatorie conducono a degli ottimi risultati nella bronchite, nella faringite, nella
laringite, nell'asma bronchiale, nella pleurite e, addirittura, all'inizio di
una tubercolosi polmonare. Chi soffre di tosse persistente ed è afflitto
da raucedine dovrebbe bere ripetutamente durante la giornata della
tisana caldissima di Farfara dolcificata col miele.
Più tardi a maggio, quando nascono le foglie, verdi di sopra, argentate di sotto, e felpate, ce ne serviamo
come condimento nei brodi e nelle insalate primaverili in virtù del loro contenuto in vitamina C. Poiché
le foglie contengono più principi attivi dei fiori, le cogliamo per mescolarle con i fiori nella preparazione della tisana.
Dai naturisti dell'antichità fino al parroco Kneipp, tutti cantano all'unisono le lodi della Farfara. Nelle
gravi malattie polmonari giovano le foglie fresche, lavate e schiacciate fino a formarne una poltiglia da
applicare al petto: giovano così nelle gravi malattie polmonari, nella erisipela, nelle contusioni con
tumefazione rosso-bluastra e nelle infiammazioni delle borse sinoviali. Gli effetti di questi cataplasmi di
poltiglia sono sbalorditivi. Contro la scrofolosi si impiegano cataplasmi di un infuso concentrato di
foglie di Farfara. Nella bronchite cronica, accompagnata da tosse e crisi di affanno, si consiglia l'inalazione di vapori di fiori e di foglie di Farfara. Dopo breve tempo si riscontrerà un notevole sollievo.
Dovreste spesso bagnare i piedi gonfi in un infuso di foglie di Farfara.
Garantisce u n ' o t t i m a riuscita nelle affezioni polmonari e nel catarro bronchiale uno sciroppo di foglie di
Farfara. Riempire a strati, rispettivamente di foglie e zucchero grezzo, un vaso di terracotta o di vetro;
attendere che il materiale si depositi bene e aggiungervene dell'altro fino a che il recipiente non risulti
pieno. Indi chiuderlo ermeticamente con due o tre strati di pergamena o cellofan, e sistemarlo in una
buca nel terreno del giardino in un luogo protetto. Coprire il tutto con una tavola, ammucchiandovi della
terra. La temperatura costante ne favorirà la fermentazione. Ricuperare il vaso dopo due mesi, riscaldarne il contenuto portandolo una o due volte all'ebollizione. Non appena raffreddato, travasarlo in
bottigliette dal collo largo. Questo sciroppo è la nostra migliore difesa durante il periodo invernale e
dell'influenza. Ingerirlo a cucchiaini da dessert.
Nelle affezioni asmatiche e nei continui disturbi bronchiali e dei fumatori rendono ottimi servizi in
primavera due o tre cucchiaini da dessert di succo fresco di foglie di Farfara in una tazza di brodo o di
latte caldo.
Per l'infiammazione delle vene è opportuno preparare una massa cremosa ottenuta con foglie fresche
frantumate e panna fresca che, spalmata sulle parti infiammate, va fasciata con un panno. Il succo
spremuto di foglie fresche di Farfara, colato nell'orecchio, giova contro il mal d'orecchio.

TISANA

ESPETTORANTE CONTRO

LA TOSSE

Se desiderate una tisana espettorante contro la tosse,mescolate in parti uguali fiori e foglie di
Farfara, fiori di Verbasco (Tasso barbasso), foglie di Polmonaria e Piantaggine. Prendete due
cucchiaini da dessert di questo miscuglio che scotterete con un quarto di litro d'acqua bollente.
Sorseggiate tre tazze calde al giorno di questa tisana dolcificata con miele.

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MODALITÀ DI PREPARAZIONE
Tisana:
Cataplasma:

Un cucchiaino da dessert colmo di fiori (successivamente foglie e fiori in parti
uguali) va scottato con 1/4 di litro d'acqua bollente e lasciato riposare brevemente.
Frantumare a poltiglia delle foglie fresche e applicarle sulla parte malata.

Inalazione:

Scottare un cucchiaio c o l m o di fiori e foglie, e inalarne i vapori sotto un panno.
Ripetere diverse volte al giorno.

Pediluvi:

Scottare con un sufficiente quantitativo d'acqua bollente due manciate colme di
foglie di Farfara; lasciare riposare l'infuso. Durata del pediluvio 20 minuti.

Succo fresco

Estrarre il succo dalle foglie fresche e lavate mediante una centrifuga elettrica
ad uso domestico.

Sciroppo e miscela per tisana contro tosse e raucedine: Vedi quanto detto sopra.

FARFARACCIO

(Petasites officinalis)

Farfaraccio cresce lungo le rive di fiumi e ruscelli, lungo i fossi e i margini delle foreste. È molto più
grande della Farfara pur appartenendo alla stessa famiglia. Le sue foglie sono grandi
come cappelli, leggermente dentate e inferiormente coperte da una lanuggine grigia.
I fiori, color bianco sporco o rosa pallido, a capolini, sono riuniti fitti nella parte
superiore del fusto.
Ancora prima della fioritura se ne raccoglie la radice, la quale ha un
potere febbrifugo. Questa, in periodi di peste, aveva richiamato grande
attenzione. La tisana sudorifera viene somministrata contro la febbre,
l'affanno, la g o t t a e l'epilessia. Se ne sorseggiano 1 o 2 tazze al giorno.
Le grandi foglie fresche vanno applicate non soltanto sulle distorsioni,
sulle slogature, sui piedi piagati ma anche su qualsiasi gangrena, ulcerazione maligna o ferita con dolori brucianti.

MODALITÀ DI

PREPARAZIONE

Macerare per una notte 1 cucchiaino da dessert raso di radici di
Farfaraccio in Vi di litro d'acqua fredda; riscaldare e filtrare al mattino successivo.
Cataplasmi: Schiacciare ed applicare foglie fresche e lavate. Ripetere l'operazione diverse volte al giorno.

GRANOTURCO

O

MAIS

(Zea Mays)

Recentemente la coltivazione del Granoturco, chiamato anche Mais o Frumentone, si è molto diffusa.
Durante la fioritura sbucano dalle guaine delle foglie gli stili filiformi chiamati barba o capelli di Mais.
Sono loro la parte medicinale della pianta. Il periodo della fioritura va da giugno fino ad agosto. La barba
o i capelli del Mais vanno tagliati prima dell'impollinazione e subito essiccati all'ombra.
Se cercate un diuretico di effetto sicuro, allora bevete la tisana di barba di Mais che oltre tutto è un
efficace ed innocuo medicinale dimagrante (di notevole attualità per tutti gli obesi della nostra società
del benessere.) Se la barba di Mais venisse conservata per un periodo prolungato in condizioni di
non perfetta essiccazione, perderebbe il suo effetto diuretico e si trasformerebbe invece in lassativo.
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Contro le malattie delle vie urinarie con formazione di calcoli, contro il versamento
pericardico e gli edemi la tisana di barba di Mais è tanto efficace quanto contro la
nefrite, la cistite, la gotta ed il reumatismo. Può essere impiegata con successo
anche contro l'enuresi notturna dei bambini e dei vecchi nonché contro le coliche
renali. In tutte queste malattie si prenda un cucchiaio di questa tisana ogni due a
tre ore.

M O D A L I T À DI
Tisana:

P R E P A R A Z I O N E (Granoturco)

Scottare con un Vi di litro d'acqua bollente un cucchiaino colmo di
barba di Mais. Lasciar riposare brevemente. Non zuccherare.

I P E R I C O , ERBA SAN G I O V A N N I

(Hypericum perforatum)

Quest'erba fiorisce lungo i cigli dei campi, boschi e viottoli, sulle colline e nei prati,
da luglio fino a settembre, e reca i nomi popolari di Pilatro, Mille buchi, Parforata,
Pirico o Piriconi. Queste denominazioni popolaresche dimostrano la sua grande
importanza come pianta medicinale.
Essa raggiunge un'altezza di 25 - 60 c m , è molto ramificata e fiorisce in
grandi infiorescenze cimose giallo-oro. Per riconoscerla con sicurezza, se
ne schiacci un fiore completamente aperto; ne sgorgherà un succo rosso.
Per la preparazione della tisana e dei bagni va utilizzata l'intera pianta in
fiore, mentre per l'olio di San Giovanni ci si serve solo dei fiori.
Le antiche credenze popolari collegavano il succo balsamico rosso
sangue dei fiori con il sangue e le ferite del nostro Signore Gesù Cristo.
L'olio di San Giovanni effettivamente è l'olio migliore per le ferite dato
l'effetto analgesico, anti-infiammatorio e cicatrizzante. Una leggenda di
quest'erbetta (che si vanta di nomi popolari così maestosi) racconta:
«Allorché il discepolo preferito del Signore era rimasto mortalmente rattristato ai piedi della croce, raccolse le pianticelle bagnate dal sangue
sacro per farne dono ai fedeli in memoria della morte del nostro Salvatore.» Il succo rosso dà la misteriosa impressione di una goccia di sangue
del Salvatore nascosta nell'umore rosso dei fiori giallo oro.
Nel giorno di San Giovanni, simbolo di sacri poteri di luce e calore,
l'Iperico in fiore (l'Erba San Giovanni) brilla con superbo splendore. In
tempi passati le fanciulle ne intrecciavano corone, e chi ballava intorno al
fuoco di San Giovanni, ne doveva portare in capo una ghirlanda chiamata
la corona di San Giovanni. Durante questa notte piena di misteri, se ne
gettavano ramoscelli anche nell'acqua, e le giovinette vergini indovinavano in base alla rifioritura dei
fiori secchi, se si sarebbero sposate nell'anno a venire.
Nell'Alta Austria esisteva un antico costume secondo il quale l'agricoltore poneva l'Iperico in mezzo a
due fette di pane per offrirlo in pasto alle bestie onde tenere lontano da esse le malattie. Purtroppo
quest'usanza ormai è coltivata soltanto presso poche famiglie religiose.
Tutto ciò ci d i m o s t r a di quanta s t i m a godesse l'Iperico sin dai tempi remoti. L'ingestione della tisana
d'Iperico è consigliata nelle alterazioni dei nervi e nei disturbi nervosi di ogni tipo, nei traumi e nelle
lesioni da sforzo.
Con l'Iperico si combatte la nevralgia del trigemino, bevendone tre tazze di tisana al giorno e frizionando
con l'olio (olio di San Giovanni) per un certo periodo le zone dolenti.
È c h i a m a t a «Arnica dei nervi» una tintura d'Iperico che si può preparare da soli ed applicare con buoni
risultati contro le malattie nervose, le nevriti, le nevrosi, la debolezza nervosa e l'insonnia. Con l'uso dell'
Iperico guariscono inoltre i disturbi di pronuncia, il sonno irrequieto, gli attacchi isterici, il sonnam36

bulismo come anche l'enuresi notturna e le depressioni. L'esperienza mi ha insegnato che contro tutti
questi disturbi non giova soltanto l'applicazione interna mediante tisana, ma anche quella esterna dei
semicupi d'Iperico (vedi «Modalità di preparazione»). Se ne fanno sei per settimana, seguiti ogni volta
da un pediluvio. Questa cura è consigliabile in tutti i disturbi dovuti a disfunzioni nervose.
Fanciulle in età di sviluppo dovrebbero bere due tazze di tisana d'Iperico al giorno; esso favorisce lo
sviluppo degli organi femminili ed elimina le irregolarità del periodo mestruale.
Un semplice molto apprezzato è l'Olio di San Giovanni. Non dovrebbe mai mancare in casa. È facile
prepararlo da soli. Mantiene il suo potere curativo per due anni e viene applicato con buoni risultati sia
sulle ferite aperte, le lesioni recenti, i versamenti emorragici, i gonfiori ghiandolari e, come cosmetico,
sulla pelle ruvida del viso, sia come efficace balsamo contro i dolori alla schiena, la lombaggine, la
sciatica ed i r e u m a t i s m i . Onde aver a portata di mano il migliore rimedio casalingo per le scottature e
le bruciature se ne fanno macerare i fiori in olio di lino. Quest'olio trova impiego anche contro le scottature solari.
I neonati con dolori addominali si calmano presto non appena il loro pancino viene massaggiato con un
po' di olio di San Giovanni. Conosco una contadina che cura tutte le lesioni con l'olio di San Giovanni,
anche quelle degli animali domestici. Un giorno suo marito aveva infilato la mano in una macchina,
ferendosi gravemente. Gli impacchi di olio di San Giovanni lo liberarono presto da ogni dolore e le ferite
guarirono senza problemi. - Un altro agricoltore invece curò con l'olio di San Giovanni una brutta ferita
al piede del suo cavallo.
Un medico aveva riscontrato in una bambina di otto anni la tumefazione di una ghiandola linfatica
addominale. Ogni volta che la bimba era esposta al freddo, accusava mal di pancia, infine addirittura
ogni giorno e soprattutto di mattina. La m a m m a della piccola aveva letto nell'edizione precedente di
questo libro che l'olio d'Iperico serviva contro i gonfiori ghiandolari. Tutte le volte che la bambina si
lamenteva, ella le massaggiava il pancino col suddetto olio e dopo poco tempo tutto era passato.

MODALITÀ DI
Tisana:

PREPARAZIONE

Scottare un cucchiaino da dessert colmo con Vi di litro d'acqua bollente e lasciare riposare brevemente.

Olio di San Giovanni: I fiori colti durante una giornata di sole vanno imbottigliati, senza comprimerli, fino al collo, e poi coperti con olio raffinato d'oliva. La bottiglia ben chiusa
si lascia per alcune settimane al sole o nelle vicinanze della stufa. Dopo un po' di
tempo l'olio prenderà un colore rosso. Lo si filtra attraverso un panno, se ne
spremono i residui, conservando l'olio in bottiglie di vetro scuro. Per le lesioni da
bruciatura, invece dell'olio d'oliva, si utilizza quello di lino.
Tintura d'Iperico: In un litro di acquavite si mettono a macerare due manciate di fiori colti sotto il
sole, lasciando quindi riposare la bottiglia per tre settimane al sole o vicino ad
una fonte di calore.
Semicupi:

Un secchio di Iperico (fusti, foglie e fiori) cui si aggiunge acqua fredda fino a riempirlo, si lascia riposare per una notte. Prima del semicupio si riporta il contenuto
all'ebollizione per poi aggiungerlo all'acqua del bagno. Durata del semicupio:
20 minuti (vedi Note generali sotto «Semicupi»).

L I C O P O D I O od E R B A S T R E G A

(Lycopodium clavatum)

Di norma il Licopodio viene chiamato anche Musco clavato, Braghe d'orso, Erba di surfaru, Colàt,
Muscu terrestri. Questa pianta sempreverde assomiglia ad un muschio strisciante sulla terra di bosco e
forma tralci lunghi da uno a due metri con radicette sottilissime. Da questi tralci si diramano dei piccoli
steli, lunghi sette - dieci centimetri, che si biforcano ancora e si presentano soffici al tatto. D'estate
questa pianta quadriennale sviluppa dei coni giallastri contenenti il polline (farina di Licopodio), che
viene impiegato in omeopatia su piaghe da sfregamento.
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La pianta contiene radio e la si distingue facilmente dagli altri muschi per
i suoi lunghi tralci simili a corde e per il polline giallo dei suoi coni. Cresce
unicamente nei boschi ad alto fusto e sui terreni boschivi disposti verso
nord a partire da un'altezza di 600 m. Dopo il taglio completo del bosco la
pianta ingiallisce e scompare del tutto poiché sotto l'effetto diretto dei
raggi del sole perde la sua forza vitale.
In Austria e in Germania il Licopodio è rigorosamente protetto. Pertanto
ne consiglio l'acquisto in farmacia o erboristeria. Il commercio all'ingrosso si rifornisce di Licopodio nei paesi nordici i quali ne garantiscono la
buona qualità.
La tisana di Licopodio è caldamente raccomandata ai malati di g o t t a e di
reumatismo (anche quando si manifestano già deformazioni delle articolazioni), nella stitichezza cronica e nei casi di portatori di emorroidi. Chi
soffre di diarrea è invitato a servirsi della tisana soltanto con la massima
prudenza, altrimenti potrebbero manifestarsi delle coliche intestinali. Il
Licopodio non deve essere mai cotto bensì soltanto scottato con acqua
bollente. La sua tisana trova impiego anche in tutte le affezioni delle vie
genito-urinarie, nei dolori e indurimenti dei testicoli, nella formazione di
renella e nelle coliche renali. È indicata inoltre contro le epatiti e nelle
proliferazioni del tessuto connettivo intraepatico (precirrosi) anche se già a carattere maligno. Ai convalescenti restituisce tutto il loro vigore.
Il marito di una signora anziana mia conoscente soffriva da anni di grave affanno notturno che veniva
curato come asma cardiaco. Stava peggiorando continuamente fino al suo ritorno dal medico. «Se Lei
non smette immediatamente di lavorare sarà un uomo morto nel giro di otto giorni!» Il medico lo fece
ricoverare all'ospedale di Grieskirchen. Seppi da sua moglie che soffriva di cirrosi epatica all'ultimo
stadio. Con la cirrosi epatica si accompagna l'affanno notturno. Dopo qualche tempo l'uomo fu rimandato a casa perchè ormai ritenuto in fin di vita. Dietro il mio consiglio la moglie si procurò del Licopodio
che si dimostrò di grande utilità. Non vi sembra un miracolo se vi dico che immediatamente dopo la
prima tazza di tisana di Licopodio l'uomo perdette il terribile affanno notturno che l'aveva assillato per
tanti anni?
Se fra le vostre conoscenze venite a sapere di qualche caso di cirrosi epatica, anche se non vi è più
alcuna speranza, fate coraggio a questa persona richiamandone l'attenzione sul nostro Licopodio ricco
di radio e tanto importante nella medicina naturale. Finanche persone sofferenti di affezioni maligne del
fegato possono riconquistare la vita mediante il Licopodio.
Durante una gita istruttiva attraverso il bosco, da me i n t r a p r e s a nell'Alta Austria con un piccolo
gruppo, richiamai l'attenzione del mio accompagnatore, il fitobiologo Dr. Bruno Weinmeister, sul Licopodio tanto efficace nella cirrosi epatica e nel tumore del fegato. Egli allora mi raccontò il seguente
episodio: quando era giovane studente, fece una gita in montagna insieme ad alcuni amici. Lungo il
sentiero che conduceva alla baita, egli trovò fra i pini montani un tralcio di Licopodio e per scherzo se lo
cinse intorno al cappello. Arrivati al rifugio, uno dei suoi compagni fu colpito da un doloroso crampo
alla gamba e ciò a tal punto da distorcergliela dal ginocchio in giù. Invano si cercava di aiutarlo. Il
padrone del rifugio portò della grappa; si fecero dei massaggi, ma senza alcun successo. Il giovane
Weinmeister allora ebbe un'idea e dal cappello sfilò il tralcio di Licopodio e lo avvolse, dal basso verso
l'alto, intorno alla g a m b a irrigidita. Subito la gamba ritornò nella sua posizione naturale. Sulle prime
egli credette si trattasse di un caso fortuito. Probabilmente lo spasmo sarebbe scomparso anche senza
il Licopodio. Al ritorno colse un'altra manciata di Licopodio per la sua padrona di casa, che spesso
soffriva di crampi ai polpacci. La donna fu liberata immediatamente dai suoi crampi. Dopo diversi anni,
il Dr. Weinmeister parlò di questo episodio con un medico specialista. Da lui apprese che nel caso del
Licopodio si trattava di una pianta ricca di radio. Da allora molte persone sono state curate di crampi
alle gambe e ai polpacci mediante l'applicazione del Licopodio.
Una mia conoscente era stata ricoverata all'ospedale perchè non riusciva più a urinare. Il braccio era già
tutto gonfio. Quando fu dimessa dall'ospedale tutto tornò come prima. Per fortuna in quel momento
avevo del Licopodio in casa, dato che mia suocera 86enne che viveva con noi a quell'epoca, soffriva di
crampi ai polpacci. Il mio sospetto, che nel caso della mia conoscente potesse trattarsi di un crampo
alla vescica, fu confermato quando le poggiai un sacchetto di Licopodio essiccato sulla zona vescicale
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ed essa potette urinare nuovamente dopo due minuti. Ella portò ancora per alcuni giorni questo
sacchetto di Licopodio legato sulla zona della vescica. L'edema del braccio scomparve lentamente.
lo stessa soffrivo per molti anni di alta pressione sanguigna. Di solito ciò è dovuto ad una iperattività
del rene, sicché durante la notte mi legai sulla zona renale un sacchetto pieno di Licopodio. Il giorno
seguente la mia pressione sanguigna era calata da 200 a 165. Da allora copro ogni tanto la zona renale
con un sacchetto riempito di Licopodio.
Quando si tratta di crampi ai polpacci, si stende del Licopodio su un panno e lo si lega attorno al polpaccio. Ma se ne possono preparare anche pediluvi e, per il c r a m p o alla vescica, semicupi (vedi Note
generali, sotto «Semicupi»).
Ferite di guerra o altre, dovute ad incidenti vari, possono essere causa di cicatrici, sede di crampi. Un
invalido di guerra aveva una cicatrice profonda sulla schiena che permetteva l'introduzione dell'intera
mano. Questa ferita causava continuamente dei crampi dolorosi che, a loro volta, provocavano sudorazione profusa. I dolori si estendevano fino al cuoio capelluto. Dopo un martirio, durato 30 anni, sono
riuscita a liberare quest'uomo dal suo tormento, applicando dei cuscinetti e facendogli fare dei bagni
di Licopodio.
La farina di Licopodio (in alcune farmacie chiamata anche spore di Licopodio) giova ai malati gravi con
piaghe da decubito, in quanto guarisce le ferite in brevissimo tempo. Un velo sottile di farina di Licopodio viene sparso delicatamente sulle piaghe aperte. Di solito si constata già dopo la prima applicazione un sensibile sollievo.
Chi, come me, possiede una tale profonda familiarità con le erbe medicinali, raggiunge con esse
sempre nuovi successi che rasentano il miracoloso e ricorda che il creatore dell'Universo le mette a
nostra intera disposizione. Purtroppo molti sono ciechi e non avvertono l'onnipotenza del cielo.

MODALITÀ DI
Tisana:

PREPARAZIONE

Su un cucchiaino raso da dessert di Licopodio si versa Vi di litro d'acqua bollente e
si lascia riposare brevemente. Se ne beve a piccoli sorsi una tazza al giorno, la mattina, mezz'ora prima della prima colazione. Chi soffre di cirrosi epatica o di una
malattia tumorale del fegato, ne beva due al giorno.

Cuscinetto di Licopodio: Del Licopodio essiccato (se ne usa no 100 g, 200 g o 300 g, a seconda
della no dimensione della zona colpita dal crampo) va introdotto in un cuscinetto
che si applica durante la notte sulla parte dolente. Tale cuscinetto conserva il suo
effetto per un anno intero.
Semicupio:

Vedi Note Generali, pagina 8.

MALVA

(Malva vulgaris)

Volgarmente la Malva viene chiamata anche Varmetta, Riondella,
Nalba, Melba, Màleva, Miloghia e Narbighedda. La Malva parviflora
cresce nelle vicinanze di recinti, lungo i viottoli e di vecchi muri e
sui mucchi di detriti, ma soltanto nei paraggi di un campo coltivato.
Ove la si trovasse lontano dall'abitato, è certo che a suo tempo in
quel luogo esisteva una fattoria od una casa.
La Malva grandifolia ed altri tipi si trovano di solito nei giardini fioriti
o negli orti. Entrambe queste piante contengono nelle foglie, nei
fiori e nei fusti delle sostanze mucillaginose e del tannino. La Malva
parviflora è leggermente strisciante e un po' legnosa all'inizio del
fusto. Ha le foglie lungamente picchiolate, palminervie e piccoli
fiori viola, venati di rosa. I frutti hanno la forma di piccoli formaggi.
Vi saranno pochi bimbi cresciuti in campagna che non abbiano
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assaporato o almeno giocato con questi frutti a forma di formaggio. Da giugno fino a settembre si
raccolgono fiori, foglie e steli. Dato che con l'essiccamento si perdono le sostanze mucillaginose, è
opportuno usare la Malva quanto più fresca possibile. Tuttavia anche essiccata essa m a n t i e n e abbastanza bene le sue caratteristiche medicinali.
La Malva si dimostra efficace soprattutto sotto forma di tisana nelle infiammazioni delle mucose
interne e cioè nelle gastriti e nelle infiammazioni della vescica, nelle gastroduodeniti e nelle stomatiti,
così anche nelle ulcere gastriche e duodenali. In questi casi si prepara una minestra di foglie di Malva
e orzo. Prima si cuoce l'orzo, al quale, una volta raffreddato, si aggiungono le foglie di Malva.
La Malva è inoltre un o t t i m o rimedio nel catarro polmonare e bronchiale, nella tosse e nella forte raucedine, ma anche nella laringite, nella tonsillite e nella bocca secca. Per non distruggere le sostanze
mucillaginose, la Malva deve essere messa a bagno freddo durante la notte. Come dose giornaliera se
ne sorseggiano due o tre tazze appena riscaldate. È persino un rimedio contro l'ostinato e n f i s e m a
polmonare che spesso è considerato inguaribile ed è causa di grave affanno. Se ne bevono almeno tre
tazze al dì, come dicevamo sopra, e di notte si fanno degli impacchi su bronchi e polmoni con foglie
e fiori setacciati e leggermente riscaldati.
Eccellenti risultati danno i bagni agli occhi e gli impacchi sulle palpebre con tisana di Malva tiepida
quando capita quel raro disturbo del prosciugamento del liquido lacrimale che al malato procura un
fastidioso senso di frustrazione.
Nelle allergie pruriginose ed irritanti del viso i lavaggi con Malva tiepida procurano molto sollievo. Esternamente la Malva viene applicata su ferite, ulcere, tumefazioni dei piedi e delle mani dovute a fratture
o flebiti. In questi casi si fanno dei pediluvi o dei bagni alle mani (vedi «Modalità di preparazione»).
Con questi bagni ho fatto delle ottime esperienze. I pediluvi di Malva sono utili soprattutto nelle fratture
del piede nelle quali capita spesso di affaticarlo troppo causandone la tumefazione. - Nelle nostre
vicinanze abitava una donna che qualche anno prima si era fratturata il malleolo. Il piede le procurava
continue difficoltà tanto che la donna alla fine dovette tornare in ospedale. La incontrai dopo la sua
dimissione e notai che zoppicava fortemente e la g a m b a era gonfia fin sopra il ginocchio. Malgrado si
servisse di un bastone procedeva con la lentezza di una lumaca. Allora andammo insieme a cogliere
della Malva. Il giorno seguente la donna c o m i n c i ò con i pediluvi. Non esagero affatto se Vi dico che
dopo una settimana non le serviva più il bastone avendo il piede riassunto il suo aspetto normale. Lo
stesso capitò ad un'altra donna col polso destro fratturato che le causava un costante fastidio: Qual'è
la casalinga o m a m m a che possa tenere riguardata la mano destra? Ogni notte la mano doleva atrocemente e per un lungo periodo ritornavano i gonfiori. Quando una volta la incontrai, le consigliai la Malva.
Anche nel suo caso il miglioramento avvenne molto presto.
Quando si è vecchi non è indispensabile mantenere un piede piagato e gonfio. Anche in questo caso
giovano pediluvi di Malva e foglie fresche di Piantaggine. Queste ultime, ben lavate e ancora umide,
vanno applicate sulla piaga aperta. Essa si rimarginerà nel giro di una notte e non si aprirà più, anche se
fosse vecchia di dieci, quindici e più anni. Se soffriste di una piaga del genere, date ascolto al mio
consiglio circa le foglie di Piantaggine. Rimarrete stupiti nel constatare con quanta rapidità si richiuderà la Vostra piaga. E mentre leggete queste righe, non pensiate più: «Ecco che la signora Treben
esagera veramente!» lo sostengo tutte queste cose unicamente perchè ho avuto l'opportunità di raccogliere recentemente queste esperienze.
Ora Vi racconterò una storiella che sembrerà miracolosa, ma che corrisponde alla pura verità. È veramente sorprendente quanto riesca a compiere quest'erba strisciante lungo il terreno. Un dì mi trovavo
sola a pranzo nel Casinò del Teatro di Linz, quando una signora si sedette al mio tavolo. Nel corso della
conversazione con lei appresi che era preoccupatissima per suo marito, il quale ogni tanto era costretto
a ritornare in ospedale ed ora aveva perduto anche la voce. I medici evitavano sempre di rispondere alle
sue domande, ma ella temeva proprio che si trattasse di cancro laringeo. «Non perda la fiducia», le
dissi, «tenti una volta con le erbe medicinali. Abbiamo la brava Malva come rimedio contro le laringiti.
Con essa, diverse volte al giorno, si fanno dei gargarismi usando successivamente i residui dell'infuso
- mescolati con farina d'orzo - per farne degli impacchi caldi.» Ciò avvenne di giovedì. A tavola
avevamo stretto amicizia e ci s c a m b i a m m o quindi i nostri indirizzi. La settimana seguente, di mercoledì,
mi telefonò la mia commensale di Linz: «Un angelo custode mi ha guidato al Suo tavolo! Mio marito sta
già meglio. Abbiamo fatto esattamente quanto Lei mi aveva consigliato. Ho una figlia medico che vive
a Vienna. Le ho riferito quanto intendevo fare, che dall'ospedale avrei riportato a casa suo padre per
curarlo con le erbe medicinali. «Se ciò ti tranquillizza, m a m m a , fallo, mi ha risposto. Quindi ho parlato
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con il nostro Primario che a sua volta ammetteva di non avere pregiudizi nei confronti delle erbe curative. Così ho riportato a casa mio marito. Faceva i gargarismi ed io gli applicavo i cataplasmi caldi sulla
gola. Da qualche giorno ha persino riacquistato la voce.» Dopo un'altra settimana seguì una seconda
telefonata: «Mio marito sta molto bene; è pieno di speranza di poter riprendere presto l'insegnamento.
Vorrei soltanto comunicarle ancora quanto ha detto il Primario che lo aveva in cura, appena gli ebbi
riferito t u t t o : 'Questa d o n n a si merita davvero una medaglia d'oro!'»
La nostra brava Malva dunque non elimina soltanto le laringiti, ma anche le malattie tumorali della
laringe. In casi del genere si preparano la sera avanti due litri e mezzo, come dose giornaliera (un cucchiaino da dessert colmo di erbe per ogni quarto di litro d'acqua). Riscaldare un poco il tutto la mattina
seguente e conservarlo così in un termos precedentemente sciacquato con acqua calda. Durante la
giornata se ne sorseggiano quattro tazze, il resto va utilizzato per i gargarismi.
La Malva, il cui habitat si trova prevalentemente nelle vicinanze di fattorie, viene vieppiù distrutta. Per
allontanare umidità e sporcizia dalla casa e darle anche esternamente un aspetto gradevole si è diffusa
l'abitudine di circondarla con uno strato di calcestruzzo o con un marciapiede inclinato verso l'esterno.
In questo modo però si toglie alla Malva il suo posto tradizionale. Così scompare questa grande benefattrice dell'umanità, della cui esistenza non possiamo mai essere abbastanza riconoscente al Padre
Eterno.

MODALITÀ DI
Tisana:

PREPARAZIONE

Solo macerazione a freddo! Macerare 1 cucchiaino da dessert colmo di erbe in 1/4 di
litro d'acqua per una notte; la mattina seguente riscaldare leggermente il tutto.

Pediluvi e bagni alle m a n i : Macerare durante la notte quattro manciate abbondanti di Malva in un
recipiente da cinque litri pieno d'acqua fredda. Il giorno seguente riscaldare il tutto
fino ad una temperatura sopportabile alle mani e ai piedi. Immergerli per 20 minuti.
Il liquido, nuovamente riscaldato, può essere riutilizzato altre due volte.
Cataplasmi: Riscaldare leggermente in un po' d'acqua i residui della tisana, mescolarli con farina
d'orzo fino ad ottenerne una poltiglia; spalmarla su un panno di lino ed appoggiare
quest'ultimo a caldo sulla parte.

NOCE

(Juglans regia)

Il Noce fiorisce a maggio prima ancora che si sviluppino le foglie.
Queste si raccolgono fresche a giugno, le noci verdi a metà giugno
quando sono ancora facilmente perforabili, e la scorza verde delle
noci poco prima della maturazione, cioè prima che diventi marrone,
e i frutti maturi a settembre.
La tisana di fiori di Noce è un rimedio efficace contro i disturbi
intestinali, la stitichezza, la mancanza d'appetito e per la depurazione del sangue. Buoni risultati si ottengono inoltre contro il diabete e l'itterizia.
L'infuso di foglie di Noce, come additivo ai bagni, è molto efficace
sia contro la scrofolosi ed il rachitismo che contro la necrosi ossea,
l'iperostosi, e quindi anche contro la suppurazione delle unghie di
mani e piedi. Per combattere il lattime, la tigna del capo e la scabbia
si lavano le zone ammalate con l'infuso di foglie verdi di Noce e la
guarigione non si farà attendere.
Lavaggi o bagni con questo additivo giovano contro l'acne e gli
sfoghi purulenti, il sudore ai piedi e la leucorrea. Contro la stomatite ulcerosa e le malattie delle
gengive, della gola e della laringe si fanno degli sciacqui.
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Un infuso ristretto di foglie di Noce aggiunto all'acqua del bagno guarisce i geloni. Inoltre viene usato
contro la grave caduta dei capelli massaggiando fortemente con esso il cuoio capelluto.
Lo stesso infuso è un eccellente rimedio contro i pidocchi del capo che recentemente sono ritornate a
diffondersi. Le foglie fresche servono ad allontanare pure altri insetti indesiderati.
Con noci verdi (facilmente perforabili) colte prima di San Giovanni, ossia a metà giugno, si prepara un
o t t i m o liquore che disintossica perfettamente stomaco, fegato e sangue, eliminando la debolezza dello
s t o m a c o e le fermentazioni intestinali. Fra l'altro è un buonissimo rimedio contro la pletora sanguigna.

MODALITÀ
Tisana:

DI

PREPARAZIONE

Con Vi di litro d'acqua bollente sbollentare 1 cucchiaino da dessert c o l m o di foglie di
Noce tritate; lasciar riposare il t u t t o brevemente.

Additivo a bagni e lavaggi: 100 g di foglie per bagni totali, per lavaggi 1 cucchiaino da dessert
c o l m o di foglie tritate per Vi di litro d'acqua (vedi Note generali, «Bagni totali»). Per
l'infuso ristretto si raddoppia il dosaggio.
Acquavite di Noce: Tagliare in quattro circa 20 Noci verdi e riempire una bottiglia dal collo largo;
aggiungere un litro di acquavite di grano sì da coprire le Noci di due o tre dita. Mettere la
bottiglia ben chiusa per 15 - 30 giorni al sole o vicino ad una fonte di calore. Successivamente filtrare il tutto e travasarlo in altre bottiglie. Al bisogno prenderne un cucchiaino
da dessert. Otterrete uno squisito liquore di Noce (Nocino) aggiungendo alle Noci 2 o 3
chiodi di garofano, una scorza di cannella, un pezzetto di baccello di vaniglia e la scorza
lavata di una mezza arancia (non chimicamente trattata). Bollire 500 g di zucchero in
Vi di litro d'acqua e raffreddato aggiungerlo all'acquavite filtrata di Noce sopra descritta.

ORTICA

(Urtica dioica)

Durante una conferenza radiofonica, un medico fece notare che l'Ortica
era una delle migliori piante medicinali che possediamo. Se l'umanità
sapesse quant' è grande il suo potere curativo, non coltiverebbe altro.
Purtroppo solo pochissime persone lo sanno.
L'ortica è medicamentosa dalla radice allo stelo, alle foglie fino al fiore.
Sin dall'antichità godeva di grande prestigio. Albrecht Durer (1471 - 1528)
dipinse un angelo che vola verso il trono del Signore reggendo in mano
un'Ortica. Il parroco svizzero Kùnzle osserva nei suoi scritti che l'Ortica
sarebbe già estirpata se non si difendesse producendo quella nota irritazione cutanea a chi ne viene a contatto. Gli insetti ed altri animali l'avrebbero già fatta scomparire.
Mi capitò una volta di consigliare ad una m a m m a di sette figli, che dall'
ultima gravidanza era continuamente t o r m e n t a t a da eczemi, di bere
una tisana di Ortica. In breve tempo scomparvero gli eczemi e anche i
dolori di testa che l'affliggevano. Poiché l'Ortica è indicata nelle malattie
renali e nella renella, pensavo che dall'ultimo parto le si fossero scombussolati i reni; le consigliai quindi di prendere questa tisana. Le malattie
renali sono spesso accompagnate da forti mal di testa. In brevissimo
tempo erano scomparsi sia l'eczema che i dolori di capo. Dal momento che gli eczemi hanno spesso
un'origine interna, occorre trattarli dall'interno con erbe puruficatrici del sangue.
L'Ortica è la nostra migliore pianta medicinale depuratrice del sangue e contemporaneamente antianemica. Avendo inoltre una buona influenza sul pancreas, la tisana di Ortica fa calare il tenore in
zucchero nel sangue. Guarisce inoltre le malattie e le infezioni delle vie urinarie e la ritenzione patologica dell'urina. Avendo nel c o n t e m p o un effetto accelerante del movimento intestinale, è particolarmente indicata nella cura primaverile.
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Da quando mi sono resa conto della virtù terapeutica dell'Ortica, ho preso l'abitudine di fare in primavera una cura di un mese con la tisana preparata con i giovani germogli e in autunno, dopo il secondo
raccolto del fieno, quando si riaffacciano dappertutto le giovani piantine. Di mattina ne bevo a digiuno
una tazza mezz'ora prima della prima colazione, e poi, a sorsetti, una o due tazze durante il resto della
giornata. Anche la tisana prima della prima colazione dovrebbe essere bevuta a piccoli sorsetti per
aumentarne l'efficacia. Dopo una cura di questa tisana mi sento tutte le volte particolarmente bene ed
ho sempre la sensazione di rendere tre volte ciò che rendo normalmente. Da molti anni la mia famiglia
ed io non prendiamo medicine, ed io mi sento elastica e giovanile. Il sapore di questa tisana del resto
non è affatto cattivo. La si beve senza zucchero. Ma le persone un po' delicate possono mescolarvi
anche un tantino di Camomilla o Menta per migliorarne il sapore. La medicina popolare raccomanda di
bere la tisana di Ortica per la durata di diverse settimane contro I disturbi al fegato e alla bile e contro le
malattie della milza, persino nei tumori alla milza, nei catarri gastrici e bronchiali, nei crampi e nelle
ulcere allo stomaco, nelle ulcere all'intestino e nelle malattie polmonari. Per conservare i preziosi
principi attivi, l'Ortica viene soltanto scottata. Nella cura preventiva, durante tutto l'anno, si beve una
sola tazza di tisana di Ortica al giorno. Essa si dimostra di grande aiuto anche nelle malattie virali e
nell'eliminazione batterica.
A partire da una certa età diminuisce il contenuto in ferro nell'organismo. Di conseguenza si manifestano degli stati di stanchezza e di esaurimento, ci si sente vecchi e meno capaci. In questi casi
porterà a degli ottimi risultati l'uso dell'Ortica fresca che contiene del ferro. Essa ci aiuta a superare
questa situazione difficile. Dopo una cura a base di Ortica si ricuperano rapidamente le forze, tornano
l'energia e la voglia di lavorare; anche l'aspetto esterno migliora.
Un giorno mi venne a trovare una giovane donna di Urfahr, anemica e sofferente di stomaco e colecistite, disturbi accompagnati da forti cefalee. Le consigliai la tisana di Ortica. Per caso la rividi dopo
qualche tempo. Felicissima raccontò che l'Ortica l'aveva ristabilita in un batter d'occhio. Tutta la sua
famiglia era votata ora a questa pianta straordinaria.
Nell'idropisia l'Ortica aiuta mediante una forte diuresi. Attraverso le sue sostanze antianemiche essa
giova a chi soffre di clorosi, anemia, e di altre affezioni gravi del sangue. Insieme ad altre erbe medicinali ci si serve con successo dell'Ortica anche nella leucemia (vedi paragrafo sulla «Leucemia»,
pagina 89). Chi soffre di una qualsiasi allergia (come ad esempio raffreddore da fieno), beva per un
periodo prolungato la tisana d'Ortica.
L'Ortica libera dalla predisposizione ai raffreddori e dà sollievo nelle malattie gottose e reumatiche. Una
signora di Eichstätt rimase in cura dal medico per tre anni con una sciatica dolorosa. Nel giro di sei
mesi e dopo sei bagni completi con 200 g di Ortica ciascuno, dimenticò ogni dolore.
Tempo fa conobbi una donna cinquantenne la quale, a causa di una forte perdita di capelli, portava una
parrucca. Andando avanti a quel modo avrebbe certamente perduto anche il resto delle sua chioma. Le
consigliai di lavarsi la testa con una tisana di Ortiche fresche e poi con una di radici (sempre d'Ortica).
Ella seguì il mio consiglio, e di settimana in settimana si potè osservare come la sua capigliatura
ricresceva e si rinfoltiva. La tintura d'Ortica, facile da preparare da soli, scavandone in primavera o in
autunno le radici, è particolarmente benefica per qualsiasi tipo di capello (vedi Modalità di preparazione
«Lavatura di testa» e «Tintura d'Ortica»), lo stessa friziono ogni giorno il mio cuoio capelluto con questa
tintura e me la porto appresso anche durante i miei viaggi di conferenze. Il buon risultato è evidente:
il mio capo è privo di forfora; i capelli sono vaporosi, folti, soffici e lucidi.
Anche nei casi di ostruzione arteriosa (gamba del fumatore) l'Ortica è di grande giovamento. Molte
persone sofferenti di questa malattia potrebbero evitare l'amputazione della g a m b a facendo in tempo
dei pediluvi di radice d'Ortica (vedi Modalità di preparazione).
Qualsiasi crampo o spasmo, indipendentemente dalla sua origine, è dovuto a disfunzioni del flusso
sanguigno. In questi casi sono raccomandati dei bagni e delle abluzioni con tisana d'Ortica. Ciò si
riferisce anche particolarmente alle vasocostrizione delle coronarie. Inchinarsi sull'orlo della vasca da
bagno e lavare, massaggiando leggermente, la zona cardiaca con la tisana d'Ortica.
Una donna bavarese di 51 anni soffriva da 28 anni di una fistola e pativa durante questi anni di disturbi
indescrivibili. Il professore curante riteneva pericolosa un'operazione, dato che la fistola si trovava nel
volto sullo zigomo. Nel 1978 questa infelice si rivolse ad un naturista, il quale soprattutto si dimostrò
molto comprensivo. Egli le prescrisse una alimentazione a base di verdure crude, respirazione curativa
e psicocibernetica. La donna migliorò ma non guariva. Nel 1979 ella raccolse le prime ortiche fresche e
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ne bevve tre tazze di tisana al giorno aggiungendovi sempre un cucchiaino da dessert di Erbe Svedesi.
Poi mi scrisse: «Dopo esattamente 14 giorni la fistola del mio viso si era chiusa ed io ero libera da
qualsiasi dolore. E così sono rimasta fino ad oggi» (28-11-1979).
Con sempre rinnovata soddisfazione vengo a sapere di tanti che hanno potuto constatare di persona il
potere curativo dell'Ortica. In questo senso una donna mi scrisse recentemente di aver bevuto ogni
giorno, e per la durata di diversi mesi, della tisana d'Ortica. Non solo nonostante il duro lavoro quotidiano aveva perduto ogni spossatezza e stanchezza, ma era anche sparito un callo suppurato che le
aveva causato dei dolori fin su nella coscia e che non aveva potuto curare proprio a causa del sovraccarico di lavoro; era scomparsa altresì una micosi dell'unghia che non si decideva mai a far operare all'
ospedale. Ecco come riesce a curare la brava Ortica ematoplastica e depurativa, sulla quale non si può
sufficientemente richiamare l'attenzione. Un'altra donna mi scrisse di essere guarita, attraverso l'uso
dell'Ortica, da un eczema fastidiosissimo durato da anni. Lettere di questo tipo rappresentano i
momenti luminosi nella mia vita. Esse mi dimostrano che le nostre erbe medicinali giovano ogni qual
volta vengono utilizzate.
Un giorno mi venne a trovare un uomo in lacrime. Tre anni prima si era ammalato di influenza. Da allora
le sue urine erano di un bruno scuro ed egli soffriva di insopportabili mali di testa. Furono inutili le
molteplici pillole prescritte e le iniezioni (per ultimo nella zona del capo). Al contrario i dolori alla testa
aumentavano al punto da portarlo fino all'orlo del suicidio. Incoraggiandolo gli consigliai le Ortiche
fresche. Che ne bevesse due litri e mezzo nel corso della giornata. Dopo quattro giorni egli mi telefonò
per dirmi che il mal di testa era completamente scomparso. Più tardi mi fece dire da sua moglie che ora
si sentiva meglio di prima dell'influenza. Servitevi anche Voi dei germogli freschi e giovani dell'Ortica,
soprattutto in primavera, e procedete con essi ad una cura depurativa. Rimarrete sbalorditi del suo
effetto benefico.
Una suora dell'ordine di S. Elisabetta, di Klagenfurt, seguì anch'essa il mio consiglio e rimase stupita
del buon risultato. Le macchie manifestatesi nella zona della pancia e della schiena accompagnate
da un forte prurito e che non si decidevano a scomparire, erano scomparse in un baleno in seguito all'
ingestione di tisana d'Ortica e ad una dieta per il fegato. Anche in un caso molto simile la tisana
d'Ortica aveva giovato rapidamente.
Da una lettera da Dellach nella Carinzia cito il seguente passo: «Un cordiale ringraziamento per l'inestimabile soccorso arrecatomi attraverso le sue raccomandazioni. Nel corso della mia malattia, durata
19 anni, ero stato in molti istituti neurologici d'Austria. Nessun medico mi sapeva dire di che cosa effettivamente soffrissi, nè sapeva darmi alcun sollievo. Per una settimana bevvi la tisana d'Ortica e, come
per incanto, la malattia sparì, come se non ne avessi mai sofferto.» Dai fatti qui riportati si vede con
quanta rapidità possono far effetto le nostre erbe medicinali. In quei casi naturalmente non serve una
tazza sola al giorno: nelle malattie gravi occorre sorseggiarne almeno due litri al dì.
Una commerciante mi raccontò che tutte le volte che si recava in gita, o in qualche viaggio d'affari,
recava con se, in un termos, la tisana d'Ortica. Infatti giura sui suoi buoni effetti. Non solo serve da
dissetante meglio di ogni altra bibita, ma t o n i f i c a e toglie ogni stanchezza.
Un'altra indicazione particolare: nel casi di sciatica, la lombaggine, infiammazioni dei nervi nelle braccia e nelle gambe si massaggia m o l t o l i e v e m e n t e la parte con un'Ortica fresca. Nella sciatica per
esempio si strofina lentissimamente la pianticella fresca sulla pelle, cominciando dal malleolo esterno
del piede su per la g a m b a fino all'anca e di lì lungo la parte interna della g a m b a fino al calcagno. Questo
massaggio va ripetuto due volte e infine si passa ancora dall'anca verso il basso attraverso la natica.
Allo stesso modo si procede per altre parti sofferenti. Si applica quindi del talco sulla zona.
Non dobbiamo forse esser riconoscenti al Signore per la grazia di averci donato tale pianta miracolosa?
In questi tempi di vita effimera, la gente procede distrattamente senza vederla e preferisce servirsi di
farmaci analgesici che vengono ingeriti in misura esagerata. Invece sono un rimedio sicuro soltanto le
nostre erbe curative purtroppo dimenticate.
Infine vorrei aggiungere ancora un'esperienza che mi fece grande impressione. Nella nostra cittadina
conobbi una vecchia signora che mi raccontò che il medico aveva diagnosticato delle aderenze cancerose allo stomaco. A causa della sua età avanzata non si decideva a farsi operare. A questo punto
qualcuno le suggerì di bere della tisana d'Ortica. Tutti i giorni si recò nel giardino lungo il cui recinto
cresceva l'Ortica e tutte le volte se ne portava a casa una manciata. Quando dopo qualche tempo andò
a farsi visitare dal medico, questo le chiese maravigliato: «Ma Lei si è fatta operare? Come ha fatto che
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non si vede nessuna cicatrice?» Il cancro era scomparso completamente e l'anziana signora potè
godersi una bella vecchiaia tranquilla. Se soltanto abbiamo stima della nostra Ortica, e se a distanze
di tempo regolari ne ingeriamo il suo potere meraviglioso sotto forma di tisana, non potrà mai formarsi
un tumore maligno.
Per ultimo ancora un buon consiglio: cominciate sin da oggi con la cura di Ortica. Essiccata la si trova
in qualsiasi farmacia o erboristeria. Facciamo tornare nelle nostre case le erbe medicinali. Armatevi in
primavera di forbici e guanti e recatevi fuori in c a m p a g n a nella libera natura di Dio. È una grande soddisfazione cogliere personalmente le Ortiche sotto l'infinita volta celeste del nostro Signore. Quanto più
fresche vengono utilizzate, tanto maggiore è, come si sa per esperienza, il loro effetto curativo. Ma
ricordatevi di preparare una riserva per l'inverno cogliendo le Ortiche a maggio. Rallegratevi di poter
essere utili voi stessi alla vostra salute.
Un lettore della Westfalia scrive: «Il mio vicino si serve delle Ortiche anche per distruggere gli insetti ed
i parassiti del suo giardino. Egli mette un grosso quantitativo di Ortiche in un fusto contenente circa
300 litri d'acqua (ma se ne può preparare anche un quantitativo minore) e lo lascia macerare per un certo
tempo. Con questa soluzione egli innaffia ripetutamente tutte le sue piante mantenendole in tal modo e
senza mezzi chimici prive da insetti. Anche le carote rimangono indisturbate dai vermi.»
Se dovessero interessarvi altre indicazioni dell'Ortica, leggete il libro «I Successi curativi di Maria
Treben» pubblicato dalla casa editrice W. Ennsthaler, Steyr.
D'altra parte vi sono oggi degli agricoltori che irrorano con i loro erbicidi l'Ortica che cresce lungo gli
immacolati margini verdi dei prati e dei boschi, lontana dalle strade ed gli inquinamenti. In questo modo
i veleni dannosi per l'uomo giungono fino nei più lontani ed incontaminati angoli dei boschi. Ma questi
signori non si rendono conto di uccidere così anche gli uccelli e gli insetti. Molti agricoltori non si
prendono neanche più la briga di tagliare le ortiche con la falce. Come siamo diventati ciechi noi
esseri u m a n i !

MODALITÀ DI PREPARAZIONE
Tisana:

Scottare un cucchiaino da dessert colmo di Ortica con 1/4 di litro d'acqua e lasciare
riposare il tutto per breve tempo.

Tintura:

Spazzolare e tritare le radici scavate in primavera o in autunno e introdurle in una bottiglia fino al collo. Versatavi sopra dell'acquavite di grano di 38 - 40° C la si lascia
in un luogo riscaldato.

Pediluvi:

Sciampo:

Quattro manciate abbondanti di radici ben lavate e spazzolate e rispettivamente di
Ortica fresca (stelo e foglie) vanno lasciate macerare per una notte in 5 litri d'acqua e
riscaldate quindi fino all'ebollizione. Immergetevi i piedi per 20 minuti alla temperatura più alta sopportabile. Le Ortiche rimangono nell'acqua durante il pediluvio. La
soluzione può essere riutilizzata, dopo averla nuovamente riscaldata, altre 2 o 3 volte.
Da 8 a 10 manciate di Ortica fresca o essiccata vanno immerse in 5 litri d'acqua fredda
e portate lentamente ad ebollizione su piccola fiamma. Lasciare riposare il tutto per
cinque minuti. Servendovi invece delle radici, ne mettete due manciate a macerare in
acqua fredda per una notte, riscaldate il tutto fino all'ebollizione il giorno seguente
lasciando quindi riposare per 10 minuti. In questo caso per lo sciampo si dovrebbe
usare sapone marsigliese.

ORTICA GIALLA

(Lamium galeobdolon)

Questa pianta cresce nei boschi e fossi umidi, sotto i cespugli, lungo le siepi e le recinzioni, sulle discariche e nei posti ombrosi e umidi e dappertutto dove si trova anche l'Ortica. Fiorisce in aprile e maggio,
nelle zone montane anche più tardi. Dal rizoma stolonifero partono fusti fino ad un'altezza di 50 c m ;
le foglie sono disposte in croce, ovali cuoriformi, dentellate con i singoli denti arrotondati; i fiori sono
pseudoverticilli ascellari. Si raccolgono foglie e fiori.
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Come quella gialla è un'ottima pianta medicinale anche l'Ortica bianca (Lam i u m album). Fiorisce da maggio ad ottobre come erbaccia lungo i sentieri,
sulle discariche e lungo i terrapieni delle ferrovie. Se ne colgono le foglie,
ma soprattutto i fiori. La tisana di questi ultimi giova contro i gravi disturbi
addominali e mestruali bevendone due tazze al giorno. Il suo effetto inoltre è
depurativo del sangue, combatte l'insonnia nervosa ed è un ottimo medicamento contro i più svariati disturbi ginecologici. Chi soffre di malattie addominali croniche e le giovani dovrebbero apprezzare particolarmente questa
tisana.
I fiori e le foglie dell'Ortica gialla vengono utilizzati oltre che nelle malattie
anzidette, nei disturbi urinari, nelle malattie urinarie e nei bruciori e difficoltà
nella minzione nonché nelle gravi affezioni renali e nel l'idropericardio. I fiori
servono contro i disturbi delia digestione, contro la scrofolosi e le malattie
della pelle. A tale scopo se ne beve una tazza di tisana al mattino. Contro le
ulcere e le vene varicose giovano gli impacchi con lo stesso infuso.
L'Ortica gialla è altamente raccomandata contro la paralisi vescicale delle
persone anziane nonché contro il raffreddamento alla vescica e la nefrite.
È particolarmente benefico un semicupio con l'aggiunta dell'infuso di questa
pianta.
Contro l'atrofia renale, l'irrigazione del rene e durante il collegamento al rene
artificiale l'Ortica gialla, mescolata in parti uguali con Aparine e Verga d'oro,
porta a dei risultati eccellenti.

MODALITÀ DI PREPARAZIONE
Tisana:

Un cucchiaino da dessert colmo su Vi di litro d'acqua; sbollentare e lasciare riposare brevemente.

Impacchi:

Tre cucchiaini da dessert colmi su 1/2 litro d'acqua; sbollentare, lasciare riposare
brevemente. Bagnare delle pezze con tale infuso e farne degli impacchi.

Additivo al s e m i c u p i o : Vedi «Note generali» sotto la voce «Semicupi» (utilizzare la pianta intera).
Miscela per t i s a n a : Mescolare in parti uguali Ortica gialla, Aparine e Verga d'oro. Sbollentare con
Vi di litro d'acqua un cucchiaino da dessert colmo di questa miscela.

PIANTAGGINE

(Plantago lanceolata)

Dall'abbondanza delle nostre erbe medicinali voglio scegliere come prossima
una, che nei tempi passati sembra essere stata tanto diffusa come oggi ed
abbia goduto della stessa f a m a eminente. Una preghiera anglosassone riportata in un manoscritto probabilmente risalente all'undicesimo secolo d. C.
e che invoca nove piante, si riferisce anche alla Piantaggine con i seguenti
versi:
«E t u , Piantaggine,
Madre delle piante,
aperta verso l'oriente,
potente all'interno;
sopra di te cigolavano i
sopra di te cavalcavano
sopra di te cavalcavano
sopra di te sbuffavano i

carri,
le signore,
le spose,
torelli.

A tutti resistevi,
a tutti ti opponevi.
Opponiti quindi anche al veleno,
al contagio
e al male
che infesta il paese.»

Oggi è come allora. Il male infesta il paese e, per combatterlo, ci occorrono piante curative come la Piantaggine esaltata in tutti gli erbari. Sua
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parente, la Piantaggine maggiore (Plantago major), non le è inferiore e
viene utilizzata allo stesso modo. Entrambe, praticamente diffuse nel
mondo intero, si trovano su tutti i sentieri dei prati e sui cigli dei campi,
nei fossati e negli umidi terreni incolti.
La Piantaggine viene utilizzata in primo luogo contro tutte le malattie
degli organi respiratori, soprattutto contro il forte catarro, la tosse, la
tosse canina, l'asma bronchiale e persino contro la tubercolosi polmonare. Il parroco svizzero Kunzle, medico naturista e conoscitore del grande
potere curativo delle nostre piante, scrive: «La Piantaggine e tutte le sue
specie trova impiego in tutte le sue parti, radici, foglie, fiori e semi. Come
nessun'altra erba essa depura il sangue, i polmoni e lo stomaco facendo
quindi un gran bene a coloro che hanno poco o cattivo sangue, polmoni e
reni deboli e l'aspetto pallido; che sono affetti da sfoghi e lichen e tossiscono lievemente; che hanno la voce rauca e rimangono magre come
le capre anche se immerse nel burro. Giova ai bambini malaticci che
malgrado il cibo buono ed abbondante rimangono sempre magri.»
lo stessa sono riuscita ad aiutare diverse persone affette da asma
polmonare e bronchiale servendomi della Piantaggine e del Serpillo,
mescolati in parti uguali (vedi Modalità di preparazione). Una tisana di
questo tipo è altamente raccomandabile contro il male al fegato ed alla vescica. Contro la bronchite,
l'asma polmonare e quella bronchiale la tisana produce un effetto grandioso e va preparata nel modo
seguente: portare all'ebollizione una tazza d'acqua con immerso uno spicchio di limone (senza la buccia, se trattato con antiparassitari) e un cucchiaino da dessert c o l m o di zucchero candito marrone;
alzare il bollore per quattro o cinque volte, toglierla poi dal fornello ed aggiungere soltanto allora un
cucchiaino da dessert c o l m o del miscuglio di tisana. Lasciare riposare il t u t t o per trenta secondi. In casi
gravi la tisana va preparata tre o quattro volte al giorno e bevuta a sorsi il più caldo possibile.
Come si legge negli antichi erbari, il seme della Piantaggine giova contro la formazione dei calcoli se se
ne prendono otto grammi al giorno. In aggiunta se ne beve la tisana. Lo sciroppo di Piantaggine depura
il sangue da tutti i residui e dalle sostanze patogene. Se ne dovrebbe fare una vera e propria cura ingerendone ogni giorno un cucchiaio da tavola prima dei pasti (un cucchiaino da dessert per i bambini)
Nell'ambiente degli agricoltori si sa sin dai tempi più remoti che la Piantaggine è un cicatrizzante
Capitò un giorno che un a g r i c o l t o r e , feritosi gravemente con un arnese mentre era al lavoro sui campi
con mia grande sorpresa prese delle foglie fresche di Piantaggine, le stropicciò e le pose sulla ferita
Malgrado le foglie non fossero state lavate, non si formò alcuna infezione. Le foglie fresche, tritate
sono utili contro screpolature, tagli, punture di vespe e persino contro i morsi di cani arrabbiati, animali
e vipere velenose; contro queste ultime, in casi di emergenza, quando non è possibile ricorrere subito
ad un medico. In un antico erbario è scritto: «Quando un rospo è punto da un ragno, si precipita presso
una Piantaggine: lì trova soccorso.»

Piantaggine
maggiore

Le foglie fresche, stropicciate fra le due mani, mescolate con un po' di sale ed applicate sul collo,
guariscono i gozzi. Le foglie di Piantaggine, infilate nelle scarpe, allontanano le vesciche provocate dal
lungo camminare. Anche il tumore più maligno scompare, se curato con foglie fresche tritate. Così le
foglie applicate sulle zone malate giovano contro le malattie ghiandolari maligne. In questi casi, tuttavia, è opportuno macerare della Maggiorana (Origanum majorana) fresca (in casi di emergenza se ne
può prendere anche di quella essiccata) in olio d'oliva. Si mette della Maggiorana in una bottiglia, vi si
versa sopra dell'olio e si lascia in un luogo riscaldato per dieci giorni. L'olio di Maggiorana così ottenuto
viene spalmato sulle ghiandole ammalate che poi si coprono con foglie di Piantaggine tritate e in ultimo
si fascia con un panno la parte ammalata. In breve tempo avverrà un miglioramento.
In occasione di una conferenza nella casa della chiesa parrocchiale di Linz feci presente che le foglie
tritate della Piantaggine avrebbero guarito qualsiasi piaga anche se vecchia di dieci anni. Quando, cinque mesi dopo, parla nella sala della scuola delle infermiere a Linz, una signora chiese la parola: «A suo
tempo avevo messo in dubbio la Sua affermazione che la Piantaggine avrebbe guarito qualsiasi piaga
anche se di vecchia data. La mia vicina aveva un piede c o n una piaga che durava da 17 anni e le impediva di uscire di casa. Il giorno successivo alla Sua conferenza le portai le foglie e gliele misi sulla
gamba malata secondo le Sue prescrizioni. Debbo ritirare i miei dubbi: la piaga, con grande sorpresa
di noi tutti, si rimarginò presto e durante questi ultimi cinque mesi non si è più riaperta.»
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Ecco un'altro esempio: Un grande invalido di guerra, con una protesi alla gamba, aveva sviluppato delle
piaghe aperte sulla g a m b a amputata dovute al lungo caldo estivo. Non si riusciva a farle rimarginare nè
con pomate, nè con raggi o iniezioni. Non appena vi applicò la Piantaggine, le piaghe guarirono nel giro
di una notte ed egli potette riprendere il suo lavoro consueto.
lo stessa ebbi occasione una volta di trarre del beneficio dal succo fresco della Piantaggine. Anni fa la
mia nipotina di un anno, che stavo portando in braccio, per puro scherzo mi aveva dato un morso nella
guancia sinistra al di sopra dell'angolo della bocca. Il punto morso, per alcuni giorni mi procurò forti
dolori. Toccai la zona dolente leggermente con un batuffolo intriso di essenza di Piantaggine. Ero preoccupata che un giorno potesse formasi un indurimento maligno. Verso la fine di aprile andai con mio
marito a partecipare ad un convegno a Freistadt. Improvvisamente sentii nel vecchio punto del morso
un nodulo indurito della grandezza di un cece. Subito mi precipitai nei prati a cogliere una manciata di
foglie di Piantaggine, le stropicciai fra l'indice ed il pollice, toccando con esse diverse volte al giorno
quel punto. Verso sera l'indurimento era diventato quasi impercettibile; il mattino appresso, con nostra
s o m m a gioia, era sparito del tutto. Pertanto non esagera proprio il parroco Kneipp, quando nei suoi
scritti sostiene che per ogni malattia cresce un'erba. Più approfondisco la medicina naturistica, più
numerosi sono i miracoli in cui m'imbatto. Moltissima gente muore ogni anno di questi tumori cancerosi accompagnati da terribili dolori malgrado l'esistenza delle erbe medicamentose appropriate.
Quanto più sani potremmo essere se comprendessimo meglio il valore delle nostre erbe medicinali che
incontriamo ad ogni pie' sospinto. Agli occhi degli ignoranti esse naturalmente non sono altro che
erbacce. Cominciate ad occuparvene di più e perderete lentamente tutti i Vostri mali.
Queste mie righe vogliono incoraggiare e consolare anche tutti quei vecchi che da anni soffrono di piedi
piagati. Anche le loro piaghe rimargineranno mediante l'applicazione di foglie di Piantaggine. L'età non
incide minimamente. Se la piaga è accompagnata da una tumefazione, si fanno dei pediluvi in una
macerazione di Malva oppure in un infuso di Coda cavallina. I margini delle piaghe vengono successivamente spalmati con pomata di Calendula (vedi «Calendula»). Anche contro le trombosi sono raccomandate caldamente le foglie della Piantaggine. - Questi esempi dimostrano chiaramente: ci si può
fidare della farmacia del Signore anche quando il malato è dato per spacciato dal medico.

MODALITÀ DI PREPARAZIONE
Tisana:

Un cucchiaino da dessert colmo su 1/4 di litro d'acqua, sbollentare soltanto, lasciare
riposare brevemente.

Miscela per tisana (vedi testo): Un cucchiaino da dessert colmo della miscela di foglie di Piantaggine e Serpillo in parti uguali; sbollentare con 1/4 di litro d'acqua (vedi testo).
Impacco di foglie: Lavare le foglie fresche di Piantaggine maggiore o lanceolata; schiacciarle col
matterello sul tagliere fino ad ottenere una poltiglia ed applicarla sulla parte.
Sciroppo, 1° t i p o : Passare al tritacarne quattro manciate abbondanti di foglie lavate di Piantaggine. Alla poltiglia così o t t e n u t a si aggiunga un po' d'acqua, 300 g di zucchero
grezzo e 250 g di miele. Bollire lentamente girando sempre col mestolo fino ad
ottenere un liquido denso che si travasa ancora caldo in vasetti di vetro; una volta
raffreddato, conservare nel frigorifero.
Sciroppo, 2° t i p o : In un vaso di vetro abbastanza ampio si mettono a strati le foglie lavate e lo
zucchero grezzo, poi si comprime energicamente il tutto. La massa si posa. Nei
giorni successivi si ripete l'operazione fino a che non entri più niente nel vaso. Scavare un buco in una zona riparata del giardino e mettervi il vaso chiuso con 4 strati di
pergamena. Collocarvi sopra una tavola, e su questa un sasso. Quindi coprire il tutto
con la terra. La tavola ed il sasso però debbono rimanere in vista. La temperatura uniforme della terra farà fermentare lo zucchero e le foglie, trasformandoli in uno sciroppo. Dopo circa 3 mesi ricuperare il vaso, spremere il succo attraverso una pressa
da frutta (non un panno), portarlo brevemente all'ebollizione e travasarlo in vasi di
vetro a chiusura ermetica. Chi non può effettuare questo tipo di fermentazione, lasci
il vaso al sole o nelle vicinanze di una fonte di calore fino a che non si formi lo
sciroppo. Anche questo sciroppo deve essere portato brevemente all'ebollizione.

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