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DIPARTIMENTO DI SALUTE MENTALE
UO DI PSICHIATRIA
PSICOLOGIA CLINICA
Direttore Dottor Vincenzo Zindato

DISTURBI DELL’ALIMENTAZIONE:
COSA SAPERE, COSA FARE

STOP

DISTURBI
ALIMENTAZIONE

MANUALE INFORMATIVO
a cura del Centro Disturbi Alimentazione
Ospedale di Esine (BS)

DIPARTIMENTO DI SALUTE MENTALE
UO DI PSICHIATRIA
PSICOLOGIA CLINICA
Direttore Dottor Vincenzo Zindato

DISTURBI DELL’ALIMENTAZIONE:
COSA SAPERE, COSA FARE

STOP

DISTURBI
ALIMENTAZIONE

MANUALE INFORMATIVO
a cura del Centro Disturbi Alimentazione
Ospedale di Esine (BS)

Centro Disturbi Alimentazione
ASL Vallecamonica-Sebino
Sede Ospedale di Esine (Bs)
Per prenotazioni telefonare
dal lunedì al venerdì
dalle ore 8.30 alle 16.30 al numero

0364.369670
www.menopesoalpeso.it
info@menopesoalpeso.it

INDICE

Presentazione: Dr. F. Besozzi Valentini
Introduzione: Dr. V. Zindato e Dott. G. Pini
Autori

PRESENTAZIONE

Psicoterapeuti e psicologi
• Baccanelli Nadia
• Bettoni Paola
• Bianchini Elena
• Guzza Milva
• Massari Elena
• Pellegrini Giorgio
• Pini Giacinta

INTRODUZIONE

10

IL CENTRO DISTURBI ALIMENTAZIONE

13




Quali sono i giorni e gli orari
di apertura al pubblico?

13



Cos’è? Di cosa si occupa?

13



A chi è rivolto?

13



Come funziona?

13

Nutrizionista
• Pastorelli Claudia



Come si accede?

14




Come mai la prima visita
è con lo psichiatra al Centro Psico Sociale?

14

Psichiatra
• Crippa Laura



Chi sono gli operatori?

17

Medici
• Conti Mario
• Farisoglio Camillo

8

UNO ZOOM SULLA VALLECAMONICA

19

CHE COSA SONO
I DISTURBI DELL’ALIMENTAZIONE

27

Come si fa a capire se si soffre di Anoressia? 27
Come si fa a capire se si soffre di Bulimia?
Come si fa a capire se si ha un Disturbo
da Alimentazione Incontrollata?
Pubblicazione 2014

29
31

APPENDICE A

63

35




Criteri diagnostici
dei disturbi dell’alimentazione

63

INDICAZIONI PER FAMILIARI E AMICI

37




Criteri diagnostici
per l’Anoressia Nervosa secondo il DSM 5

64



Come ci sentiamo?

37



Come parlarne?

38




Criteri diagnostici
per la Bulimia Nervosa secondo il DSM 5

65





Criteri diagnostici
per il Binge Eating Disorder (BED)
secondo il DSM 5

67

PENSO DI SOFFRIRE DI UN DISTURBO
DELL’ALIMENTAZIONE:
COSA FARE E A CHI RIVOLGERMI?



La richiesta di aiuto

39



E il trattamento ?

40



E la famiglia ?

41



Come comportarsi in casa ?

42

COME VALUTARE IL PROPRIO PESO

45

69



69

Test autosomministrato

GLOSSARIO 75

IL TRATTAMENTO
DEI DISTURBI DELL’ALIMENTAZIONE

49

Premessa

49




50

Il trattamento offerto dal Centro Disturbi
Alimentazione dell’Ospedale di Esine

APPENDICE B

FALSI MITI
CHE POSSONO CREARE VERI PROBLEMI

52

COMPLICANZE MEDICHE

58

BIBLIOGRAFIA E LETTURE CONSIGLIATE

88

PRESENTAZIONE
L’argomento trattato in questo manuale ci porta
nel contesto dei disturbi emergenti, nello specifico
quelli dell’alimentazione, come anoressia e bulimia
nervosa.
Secondo i dati pubblicati recentemente dal Ministero
della Salute vi è un aumento dei casi che esordiscono
già in tenera età.
La malattia è sempre più diffusa in tutti i ceti sociali.
I Disturbi dell’alimentazione provocano spesse volte
problematiche psichiche e fisiche importanti.
La malattia colpisce non solo la singola persona, ma
l’intera famiglia che vive con dolore e a volte con
impotenza l’evolversi nel tempo del disturbo che, se
non curato, si può cronicizzareÈ.
Cosa si può fare?
Quali risorse sono a disposizione?
Le équipe multiprofessionali che operano nella ASL,
svolgono l’importante funzione di valutare le richieste di aiuto della persona e dei familiari o amici e
insegnanti, proponendo i trattamenti di cura più
idonei e sostenibili, senza doversi allontanare dalla propria famiglia e dal proprio ambiente sociale e
scolastico, come accadeva fino a poco tempo fa.
Rivolgendosi ai servizi offerti dal nostro Dipartimento di Salute Mentale, le persone con il disturbo e i
familiari, possono trovare le risposte alle loro richie-

ste, poiché il problema sarà curato sotto i molteplici
aspetti medici, psicologici e nutrizionali.
La direzione strategica di questa ASL di cui io faccio
orgogliosamente parte, ringrazia il personale che
sta operando su questo argomento e che in maniera
sempre più efficace darà risposte all’utenza.


8

9

Dr. Fabio Besozzi Valentini


Direttore Sanitario
ASL Vallecamonica-Sebino





INTRODUZIONE
Negli ultimi anni si sente frequentemente parlare di
disturbi dell’alimentazione, uno tra i problemi di salute più comuni nei giovani, da noi come in tutti i
paesi occidentali.
Per questo motivo abbiamo pensato di scrivere questo manuale tascabile: per parlare sinteticamente di
tali problematiche alle persone che possono esserne coinvolte, ai genitori,ai familiari e agli insegnanti.
Vorremmo riuscire a dare una speranza concreta
raccontando come si possa superare questo disturbo, che sta prendendo sempre più piede .
Il manuale ha diversi obiettivi: informare riguardo ai
disturbi dell’alimentazione: cosa sono, come si curano, chi li può curare, a chi rivolgersi; presentare
l’offerta della UOP dell’ASL di Vallecamonica-Sebino,
finalizzata ad un’assistenza qualificata caratterizzata da appropriati interventi clinici, strutturali e operativi. II Centro Disturbi Alimentazione eroga infatti
specifici livelli di intervento di natura multidisciplinare; illustrare la diffusione di tali problematiche nel
territorio della Valle Camonica.
Nella seconda parte del volume vengono descritti i
disturbi dell’alimentazione più frequenti, spiegando
quali siano i segnali ai quali prestare attenzione.
Desidero ringraziare i collaboratori psicologi, medici, nutrizionista, tirocinanti e volontari psicologi, che

con passione e professionalità hanno dato forma a
questo manuale.
Un particolare e sentito ringraziamento al Dottor Mario Conti e al Dottor Camillo Franzoni dell’UO Medicina dell’Ospedale di Esine.
Con la speranza che quanto leggerete vi sia in qualche modo d’aiuto, vi auguriamo buona lettura.

10

11

Dott. Giacinta Pini

Dr. Vincenzo Zindato

Responsabile del Centro DA

Direttore della UOP

IL CENTRO DISTURBI ALIMENTAZIONE
Il Centro Disturbi Alimentazione fa parte del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL VallecamonicaSebino.
Dove si trova?
Il Centro si trova presso l’Ospedale Vallecamonica di
Esine, Via Manzoni, 142, Esine (Bs).

Accettazione del servizio

Quali sono i giorni
e gli orari di apertura al pubblico?
Il Centro è aperto dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle
16.30 (previo appuntamento).
Tel. 0364.369670
Cos’è? Di cosa si occupa?
È un Centro ambulatoriale per il trattamento dei disturbi dell’alimentazione, che svolge un servizio di
diagnosi, cura e riabilitazione delle persone con questa tipologia di problema.
A chi è rivolto?
Il Centro è rivolto alle persone dai 16 anni in avanti,
che presentano i sintomi di un disturbo alimentare.

Ambulatorio del Centro Disturbi Alimentazione

Come funziona?
Dopo una prima fase di valutazione del problema,
l’équipe multidisciplinare, composta da medico psi13

chiatra, psicologo e nutrizionista, programma un
trattamento personalizzato per affrontare il disturbi
dell’alimentazione.
Come si accede?
Per prenotare una visita si deve chiamare il numero
0364.369670 del Centro Psico Sociale di Esine, dal
lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 16.30. Specificare
che si richiede una visita presso il Centro Disturbi
Alimentazione.
Non è necessaria l’impegnativa del medico curante.
La prima visita, soggetta a pagamento del ticket, avviene con il medico psichiatra del Centro Psico Sociale di Esine.

Il CPS svolge il ruolo di “asse portante” dell’Unità
Operativa di Psichiatria, in quanto rappresenta il garante della continuità terapeutica ed è deputato al
coordinamento dei programmi di intervento multidisciplinari.
Il CPS è la sede territoriale in cui si attua l’accoglimento degli utenti che avviene con precise modalità:

Come mai la prima visita è con lo psichiatra
al Centro Psico Sociale?
I disturbi dell’alimentazione sono curati da un gruppo di lavoro multidisciplinare, di cui fa parte anche
il medico psichiatra del Centro Psico Sociale (CPS)
che, secondo il regolamento interno, deve necessariamente essere il primo operatore a visitare il paziente.
Il Centro Psico Sociale è il primo punto di accesso per
il cittadino, secondo la Regione Lombardia, nell’ambito delle politiche e delle strategie per la promozione e la tutela della salute mentale della popolazione
adulta.

1. ACCOGLIENZA:
il primo contatto avviene con l’infermiere che raccoglie alcune informazioni e fissa una prima visita
con il medico psichiatra.
2. VALUTAZIONE:
serve per rilevare i bisogni dell’utenza, formulare
una diagnosi e definire la necessità di cure.
La fase di valutazione viene sempre effettuata dal
medico psichiatra ed è l’attività che, attraverso la
conoscenza e l’approfondimento del caso, permette di giungere ad una diagnosi clinica ed a una
valutazione funzionale necessarie per stabilire il
percorso di cura. Ciò avviene attraverso: anamnesi, esame obiettivo psichico, colloquio psichiatrico, analisi critica dell’eventuale documentazione
clinica in possesso dell’utente.
3. PERCORSO DI CURA:
al termine della valutazione viene attribuito dal
medico psichiatra il percorso di cura più idoneo ai
bisogni espressi dall’utenza:

14

15

a) Consulenza:
il paziente non necessita di cure continuative.
b) Assunzione in cura:
il paziente necessita di cure specialistiche protratte nel tempo con intervento psichiatrico e/o psicologico.
c) Presa in carico:
per il paziente è necessario articolare un progetto
terapeutico che preveda un intervento multidisciplinare con costituzione di una microéquipe e formulazione di un Piano di Trattamento Individuale
(PTI) volto a condividere, coordinare e monitorare
il programma di cura.
Per garantire sia la continuità terapeutica che una
costruttiva collaborazione con le risorse presenti sul
territorio (Medici di Medicina Generale, Servizi Sociali, ecc.) ad ogni medico psichiatra è attribuita una
specifica zona del territorio dell’ASL VallecamonicaSebino.
All’utente viene assegnato il medico psichiatra in
base al suo comune di residenza.
In seguito il trattamento per il disturbo dell’alimentazione viene svolto dallo psicologo, con l’eventuale
consulenza della nutrizionista. Tale percorso non richiede il pagamento del ticket.

16

Chi sono gli operatori?
L’équipe multidisciplinare del Centro è formata da:
• Responsabile del Centro, Psicologo-psicoterapeuta
dott. Giacinta Pini
• Psicologo-psicoterapeuta
dott. Elena Massari
• Psicologo
dott. Nadia Baccanelli
dott. Paola Bettoni
• Psicologo tirocinante
dott. Mila Bellicini
dott. Elena Bianchini
dott. Giorgio Pellegrini
• Psicologo-psicoterapeuta tirocinante
dott. Milva Guzza
• Dietista-nutrizionista
dott. Claudia Pastorelli
• Biologo nutrizionista
dott. Laura Imperadori
• Medico psichiatra
è assegnato in base alla residenza del paziente
• Neuropsichiatria Infanzia e Adolescenza
responsabile dr. Francesco Rinaldi
psicoterapeuta dott. Selena Salvetti
17

UNO ZOOM SULLA VALLECAMONICA
L’ambulatorio “Centro Disturbi Alimentazione” è
diventato operativo nel giugno del 2009, grazie al
finanziamento per i Programmi Innovativi della Regione Lombardia. Tale ambulatorio, con sede presso
l’Ospedale di Esine, ha come obiettivo la diagnosi
e il trattamento dei disturbi dell’alimentazione (tra
i più conosciuti anoressia, bulimia e alimentazione
incontrollata).
Dopo una prima fase di sperimentazione, il progetto è diventato un’attività routinaria del Servizio di
Psicologia Clinica dell’Unità Operativa di Psichiatria
dell’Ospedale di Esine, e sta tuttora proseguendo ed
ampliandosi, prefiggendosi nuove sfide.

Riunione d’ équipe presso il centro

Dall’avviamento dell’ambulatorio, il numero annuale di nuovi accessi per disturbo dell’alimentazione
si è aggirato tra il venti e il trenta, e quasi tutti gli
utenti hanno intrapreso il percorso psicologico per
il trattamento di tale problema. Questi numeri sono
decisamente al di sopra delle aspettative, in quanto
i dati di letteratura rilevano 11-12 nuovi casi all’anno per 100.000 abitanti. In particolare, nel 2013, la
percentuale è stata 3 volte superiore alle attese (vedere grafico n.1). La riflessione in merito a quest’affluenza è che l’apertura di un Centro per i disturbi
19

dell’alimentazione in Vallecamonica ha permesso la
rilevazione di un sommerso che prima non trovava
risposta se non spostandosi verso altre ASL.

M aschi e Femmine 2009 - 2013
30
25

Grafico
n.1

caric
o al
Servi
zio

31

30
23

25

10

15
10

22

20
15

19

20

35
30

Degli
utent
i in

26

24

22

Numero Utenti
10

5

10
1

3

2

1

0

2009 F = 10
2010 M = 1
2010 F = 22
2011 M = 3
2011 F = 24
2012 M=1
2012 F=19
2013 M=2
2013 F=26

Grafico n.2

5

Grafico n.2

0
2009 2010 2011 2012 2013

Grafico n.1

Da giugno 2009 a dicembre 2013 il numero totale di
contatti che il Centro per i disturbi dell’alimentazione ha avuto è stato di 116 persone.

(Dati verificabili attraverso il grafico n.2 nella pagina
successiva)

La fascia d’età più frequente degli utenti è quella tra
i 31 e i 40 anni. L’affluenza degli utenti d’età compresa tra i 21 e 30 anni, dal 2009 ad oggi, è rimasta
più o meno invariata, con una buona percentuale
di accesso (circa il 25% dei pazienti ambulatoriali),
mentre la fascia d’età inferiore a 20 anni tende ad
essere molto ridotta, non superando mai l’8% degli
utenti in carico al Servizio. Questo dato rappresenta
per il nostro Centro un’ulteriore sfida, che consiste
nel riuscire a comunicare con ragazze e ragazzi che

20

21

Degli utenti in carico al Servizio troviamo circa un
maschio su dieci pazienti, particolare che rientra nei
dati epidemiologici della letteratura scientifica.

soffrono di un disturbo alimentare. Proprio per questo abbiamo da poco attivato il sito internet
www.menopesoalpeso.it
e la casella di posta
info@menopesoalpeso.it
per utilizzare i mezzi di comunicazione favoriti dai
giovani.

6%
pazienti

Per quanto riguarda la realtà territoriale della Vallecamonica, dall’apertura dell’ambulatorio per i disturbi dell’alimentazione ad oggi, si è rilevata una
maggiore affluenza da parte degli abitanti della
Media Valle (territorio compreso tra Esine e Capo di
Ponte) con una percentuale del 53% del totale dei pazienti, seguita dal 37% degli utenti provenienti dalla
Bassa Valle (territorio compreso tra Pisogne e Angolo Terme) e dal 6% degli utenti abitanti in Alta Valle
(territorio compreso tra Sellero e Ponte di Legno).
Gli utenti provenienti dalle altre ASL costituiscono infine circa il 4% del totale dei pazienti afferenti all’ambulatorio per i disturbi dell’alimentazione.

53%
pazienti

37%
pazienti
Cartina Vallecamonica:
affluenza territoriale al Centro delle persone con DA

22

23

Il 14 ottobre 2013 ha preso avvio un ulteriore progetto che, se nel 2012 rappresentava un’ambita “sfida
futura”, oggi costituisce una “sfida reale”, denominata Ambulatorio Intensivo.

Questo progetto è rivolto ai pazienti che non ottengono beneficio dal trattamento ambulatoriale e che,
di conseguenza, dovrebbero rivolgersi a strutture
esterne alla Valle. Grazie all’ambulatorio intensivo, i
pazienti possono essere assistiti al pranzo, dal lunedì al venerdì, da un’équipe multidisciplinare, avere
un supporto psicologico e colloqui individuali con la
nutrizionista due volte a settimana e una pianificazione dei pasti da consumare a casa e durante il fine
settimana.

L’Ambulatorio Intensivo permette alla persona di seguire un trattamento specifico e intensivo appunto,
senza tuttavia dover sospendere e compromettere
le attività lavorative o scolastiche, familiari e relazionali.

Ambulatorio del Centro Disturbi Alimentazione

Incontro con gli studenti nel Centro Disturbi Alimentazione

24

25

CHE COSA SONO I DISTURBI
DELL’ALIMENTAZIONE
I disturbi dell’alimentazione (di seguito DA) sono
uno dei problemi più comuni negli adolescenti e nei
giovani adulti dei Paesi Occidentali. I più conosciuti
sono l’Anoressia Nervosa (AN), la Bulimia Nervosa
(BN) ed il Disturbo da Alimentazione Incontrollata
(Binge Eating Disorder).
Come si fa a capire se si soffre di Anoressia?
Una persona che soffre di Anoressia dovrebbe riconoscersi nei punti successivi:
A) Presenza di un peso molto basso, a causa di una
dieta rigida, che non permette di assumere la
quantità di cibo necessaria in base all’età, all’altezza e allo sviluppo psico-fisico.
B) Intensa paura di ingrassare o di aumentare di
peso, anche se quest’ultimo è molto basso.
C) Comportamenti che non consentono l’aumento
di peso.
D) Vivere il peso e la forma del corpo in modo alterato, al punto che essi influenzano in modo eccessivo l’autostima.
E) Difficoltà a riconoscere che si ha un problema,
nonostante le persone vicine facciano notare che
si è cambiati e che qualcosa non va.
27

La storia di Claudia
Ho 14 anni e un anno fa ho iniziato a mangiare di
meno perché mi sentivo grassa, soprattutto alle cosce ed alla pancia.
Inizialmente pesavo 56 kg e sono calata fino ad arrivare a 48 kg. Perdere peso mi dà una sensazione
fantastica, mi sento forte e la fiducia in me cresce,
mentre mia madre inizia a preoccuparsi per questo.
L’incubo più grande è quando mio padre mi costringe a mangiare: più lui mi obbliga e più io mi oppongo.
Quando devo per forza ingoiare qualcosa inizio a
correre su e giù per le scale di casa come rimedio
contro il mio terrore di ingrassare. Mi preoccupo
molto del mio peso e del mio aspetto fisico. Non riesco nemmeno ad immaginare di mangiare quello
che i miei genitori vogliono. Quando sono a scuola va
tutto bene, tutto è semplice: la merendina o il pasto
finiscono puntualmente nell’immondizia, mentre la
sera, a casa, è una lotta continua. Più passa il tempo
e più, specchiandomi, mi vedo grassa. Il mio pensiero è sempre lì: l’ansia per il cibo non mi lascia mai!
Tutte le persone intorno a me sembrano sempre più
preoccupate, ma io non capisco le loro ragioni: a
quanto pare il modo in cui mi vedono loro è molto diverso da come mi percepisco io. Continuo a perdere
peso, mentre gli altri mi parlano di morte: li penso
tutti pazzi.

Come si fa a capire se si soffre di Bulimia?
Una persona che soffre di Bulimia dovrebbe riconoscersi nei punti successivi:

28

29

A) Frequenti abbuffate (almeno una alla settimana
per tre mesi).


Un’abbuffata è:
- mangiare, in un periodo definito di tempo (ad
es. due ore), una quantità di cibo eccessiva
rispetto a quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili;
- sensazione di perdere il controllo durante
l’episodio (ad es. sensazione di non riuscire a
smettere di mangiare o non riuscire a tenere
sotto controllo che cosa o quanto si sta mangiando).

B) Ricorrenti e inappropriati comportamenti, messi
in atto successivamente all’abbuffata, per prevenire l’aumento di peso (ad es. provocarsi il vomito, usare lassativi, diuretici o altri farmaci, digiunare, fare esercizio fisico in modo eccessivo).
C) Questi comportamenti devono verificarsi almeno
una volta a settimana per tre mesi.
D) L’autostima è eccessivamente influenzata dalla
forma e dal peso del corpo.

La storia di Francesca
Ho 23 anni. Da bambina ero notevolmente grassa:
ricordo quanto il cibo mi tenesse compagnia, specialmente davanti alla televisione.
Sono cresciuta e non ho avuto un ragazzo, nessuno
mi voleva. Mi sentivo brutta e, quando mi guardavo
alla specchio, spesso mi mettevo a piangere. Avrei
voluto prendere i rotoli di ciccia e persino strapparmeli di dosso con le unghie.
Vedevo le mie compagne di classe così magre, belle
e ammirate. Io invece ero sola, timida e non mi stimavo. Ho iniziato a mangiare sempre di più ed ogni
abbuffata mi faceva sentire peggio.
Davanti al cibo perdevo il controllo e dopo mi sentivo malissimo, mi consideravo una fallita. Cercavo di
fare finta di essere normale, ma il mio pensiero era
sempre rivolto al cibo.
Ad un certo punto ho deciso che, per avere successo
ed essere accettata, dovevo assolutamente dimagrire. Facevo delle enormi abbuffate, nascosta dagli
sguardi di familiari ed amici. Mangiavo tutto quello
che mi capitava sotto mano e poi lo eliminavo vomitando o usando lassativi.
Nessuno era al corrente di tutto ciò, fino a quando
un giorno mia madre ha aperto la porta del bagno
scoprendomi: era da qualche tempo che sospettava
che vomitassi tutto quello che mangiavo ed aveva
ragione.

Come si fa a capire se si ha un Disturbo
da Alimentazione Incontrollata?
Se una persona soffre di un Disturbo da alimentazione incontrollata dovrebbe riconoscersi nei punti
successivi:

30

31

1) Frequenti abbuffate (almeno una alla settimana
per tre mesi).
2) Presenza di un forte disagio in relazione alle abbuffate.
3) Le abbuffate sono associate con tre o più dei seguenti aspetti:
• mangiare più rapidamente del normale;
• mangiare fino a sentirsi spiacevolmente pieni;
• mangiare grandi quantità di cibo quando non ci
si sente fisicamente affamati;
• mangiare da soli perché ci si sente imbarazzati
dalla quantità di cibo che si sta mangiando;
• sentirsi disgustati di se stessi, depressi o molto in colpa dopo l’abbuffata.
4) Le abbuffate non sono seguite da comportamenti messi in atto per prevenire l’aumento di peso,
come invece nella bulimia.

La storia di Elisa
Ho 35 anni e da quando ne ho 14 anni il cibo è diventato la mia ossessione.
Passavo dal periodo in cui mi sentivo onnipotente e
credevo di poter rinunciare a mangiare, al momento in cui mi ritrovavo a ingurgitare qualunque cosa.
Ricordo quando, non trovando niente nel frigorifero,
mi mettevo a mangiare il burro con il cucchiaino.
Qualunque cosa commestibile poteva andare bene!
Dopo queste grandi e frequenti abbuffate non ho
mai vomitato o preso lassativi e l’esercizio fisico era
l’ultimo dei miei pensieri.
Quando cercavo di controllarmi, c’era sempre la
morsa della fame a dominarmi. Ho iniziato ad avere una percezione distorta del mio corpo: pesavo 55
chili per un 1,50 e mi sentivo obesa. Ho avuto da
sempre un’alimentazione incontrollata, spizzicando
di continuo invece di consumare pasti regolari. Le
abbuffate sono via via aumentate soprattutto con l’inizio della scuola superiore. Ed io stavo sempre peggio. Ho chiesto aiuto ad uno psicologo, perché il cibo
era diventato il mio unico pensiero. Ero disperata al
punto di pensare al suicidio. Mi sono resa conto di
avere un vero e proprio problema e negli anni sono
arrivata a pesare più di cento chili. Aiutata, sono
riuscita a ridurre le abbuffate e ad accettare la forma del mio corpo. Ho deciso così che dovevo perdere
chili, non per il mio aspetto, ma per la mia salute.

Se si pensa di poter avere un disturbo dell’alimentazione, consigliamo di compilare il test in Appendice
B

32

33

PENSO DI SOFFRIRE DI UN DISTURBO
DELL’ALIMENTAZIONE:
COSA FARE E A CHI RIVOLGERMI?
Di seguito sono proposte alcune indicazioni utili a
rispondere a questa domanda.
• Riconoscere di avere un problema legato all’alimentazione è il primo e fondamentale passo per
affrontarlo.
• La consapevolezza del problema a volte è difficile da raggiungere e può richiedere molto tempo e
costare sofferenza.
• Sensazioni di timore (“cosa mi succederà se mi
curo?”), di ambivalenza (“voglio curarmi o no?”)
o di negazione (“io non ho alcun problema”) sono
normali e comuni prima di intraprendere un trattamento.

Colloquio con lo psicologo

• Spesso le persone credono di potercela fare da
sole. È invece importante sapere che i disturbi
dell’alimentazione richiedono un trattamento
specifico.
• Esistono dei trattamenti attraverso i quali è possibile affrontare efficacemente i problemi dell’alimentazione. Ovvero… Si può guarire!
35

• È preferibile contattare Centri specializzati nella cura dei disturbi dell’alimentazione, piuttosto
che centri generici di psicoterapia o dietologia.
• È consigliabile scegliere un Centro in grado di garantire trattamenti adeguati (in particolare trattamenti basati sull’evidenza scientifica).
• Intervenire precocemente è importante: chiedete aiuto quanto prima!
• Non ricevere un trattamento o riceverne uno inadeguato può peggiorare o cronicizzare il problema.
• Se avete dei dubbi (sul problema, sul trattamento
o su altro), affrontateli con una persona esperta
nella cura dei disturbi dell’alimentazione, così da
potere scegliere in modo informato, consapevole e responsabile cosa fare.
• Ognuno è responsabile per sé: scegliere di ricevere un trattamento e aderirvi è responsabilità
della persona con il problema.

INDICAZIONI PER FAMILIARI E AMICI
Quando una persona a noi cara soffre di un disturbo dell’alimentazione, viene naturale porsi delle domande su quanto sta accadendo e su come dovremmo comportarci.
Bisogna costringere una figlia a mangiare? Cosa
fare di fronte ad una partner che si abbuffa? Come
possiamo parlare del problema? Come regolarsi in
casa con la spesa, con la preparazione dei cibi, con
i pasti?
La premessa fondamentale a qualsiasi domanda è
che non ci sono regole valide per ogni situazione
e per ogni persona coinvolta in un disturbo dell’alimentazione. Questo non significa che non esistano
la soluzione al problema e la strategia utile al vostro caso; anzi, è possibile e fondamentale trovare
le cose da dire e da fare più adatte alla singola
persona e situazione.
Di seguito forniamo alcune indicazioni, che possono
guidare familiari ed amici di una persona con un
disturbo dell’alimentazione.

• Anche parlare con il proprio Medico di Medicina
Generale (medico di base) potrebbe essere d’aiuto per risolvere i dubbi sulla propria situazione e
su cosa fare.

Come ci sentiamo?
• Un disturbo dell’alimentazione costituisce un
problema complesso che può disorientarci:
spesso è difficile comprendere e dare un senso a quanto accade e capire come una persona

36

37

arrivi a negarsi il bisogno di mangiare.
• Sentimenti di impotenza, di frustrazione, di
inutilità, di tristezza e di rabbia sono comuni di
fronte al disturbo di un familiare o di un amico
• Questi sentimenti sono reazioni normali e comprensibili che tutti possiamo provare di fronte ad
un problema alimentare.

biti della relazione non legati al cibo, al peso e al
corpo.

Come parlarne?
• Parlare del problema spesso è difficile.
• Questo argomento richiede molta sensibilità da
parte vostra, attraverso cui dimostrare vicinanza
alla persona che vive il problema.
• Un atteggiamento equilibrato, fermo, comprensivo e senza ricatti farà capire alla persona che
fate sul serio e che siete preoccupati.
• Il problema dovrebbe essere affrontato senza assumere l’atteggiamento di chi sale in cattedra o
sul patibolo.
• Le reazioni della persona potrebbero essere diverse e magari inaspettate: ella potrebbe ammettere di stare male e di avere bisogno di un
aiuto, potrebbe essere evasiva e negare l’importanza del problema o potrebbe assumere atteggiamenti aggressivi e di contrattacco.
• In generale è appropriato non limitare il rapporto
con questa persona esclusivamente al problema;
è infatti importante mantenere tutti gli altri am-

La richiesta di aiuto
• Chiedere aiuto, curarsi e cambiare sono una
scelta ed una responsabilità della persona
stessa.
• Una persona con un problema alimentare è indipendente ed autonoma.
È normale preoccuparsi, ma non possiamo sostituirci a lei.
• È importante dimostrare fiducia alla persona: fidarsi significa pensare che l’altro sia abbastanza
autonomo e responsabile per chiedere aiuto e per
farcela.
• Chiedere aiuto è un passo che può necessitare
molto tempo e fatica e richiedere, da parte di familiari o amici, di un sostegno paziente, comprensivo, dolce e fermo insieme.
• È importante essere fermi e sicuri sul fatto che vi
sia la necessità di un’accurata valutazione medica e psicologica.
• La necessità del trattamento non deve essere
messa in discussione.
• Temporeggiare e posticipare l’inizio del trattamento può costituire una pericolosa perdita di
tempo, può rendere più difficile l’esito dell’intervento ed aumentare il rischio di cronicizzazione.

38

39

E il trattamento?
• Se la persona ha deciso di affrontare il problema,
potete aiutarla a cercare e chiedere l’intervento
di un professionista, privilegiando Centri specializzati nella cura dei disturbi dell’alimentazione.
• Il terapeuta è un alleato nel perseguire la guarigione ed il benessere; dovreste fidarvi e collaborare con lui.
• Il terapeuta vi aiuterà a definire il ruolo che potete assumere.
• A volte la cosa più utile è rimanere dietro le quinte e rendervi disponibili in caso di bisogno.
• Questo ruolo può essere impegnativo, potreste
infatti essere tentati di intervenire quando questo
non è opportuno o richiesto.
• Cercate di non sabotare il trattamento e lasciate
da parte i dubbi o le vostre convinzioni su come
comportarvi se non concordano con le indicazioni terapeutiche.
• È opportuno che eventuali difficoltà possano essere discusse in terapia, sia dai familiari sia dal
soggetto. Nel dubbio, infatti, é sempre meglio
non mettersi nei panni del terapeuta e non dare
consigli che non si è sicuri siano corretti.
• È necessario attendere in modo paziente e collaborativo i risultati della terapia.
• È importante riconoscere ed accettare che il pro-

E la famiglia?
• Quando un familiare, magari un figlio, soffre di
un problema alimentare spesso si va alla ricerca
del perché. Non serve dare la colpa ai genitori
o ai figli: un disturbo dell’alimentazione non è il
risultato della cattiva volontà di qualcuno e non si
può risolvere con la semplice forza di volontà, ma
necessita di interventi terapeutici specifici.
• Non dobbiamo quindi chiederci “di chi è la colpa?”.
• Gli interrogativi da porsi sono altri: “come affrontare il problema?”, “quale è la cosa migliore
da fare adesso?”, “come possiamo aiutare nostro
figlio?”.
• Il cibo non deve attirare su di sé tutta l’attenzione della famiglia.
• All’interno della famiglia è quindi importante riuscire a parlare anche di altre cose.
• Un’eccessiva attenzione o sollecitudine sul mangiare potrebbe avere un effetto contrario. Quando il figlio avrà iniziato il trattamento, potrà
essere necessario sospendere, almeno in parte,
l’attenzione particolare che veniva data al cibo.
• I ragazzi dovrebbero imparare a mangiare per

40

41

blema non si risolve all’istante: non esiste la
bacchetta magica, anzi il cambiamento può essere lungo e graduale, ma non scoraggiatevi!

se stessi e non per rendere felici i familiari o i
terapeuti. Sono da evitare frasi quali “se mangi ci
renderai felici”, “non mangi perché vuoi egoisticamente farci dispetto”.
• La famiglia non dovrebbe allontanarsi o isolarsi
dagli altri, né vergognarsi, ma piuttosto allearsi
e cercare appoggi e comprensione.
• I sintomi del disturbo non dovrebbero condizionare interamente i rapporti familiari, generare
eccessiva ansia o demoralizzazione e portare a
trascurare le normali occupazioni.
• Salvaguardate il vostro benessere così da poter
essere realmente di aiuto alle persone che amate.
Come comportarsi in casa?
• Quando si condivide la casa con una persona con
disturbo dell’alimentazione si dovranno affrontare i problemi quotidiani relativi al cibo ed ai
comportamenti alimentari.
• È importante stabilire insieme delle regole (anche sulla base delle indicazioni del terapeuta) che
dovranno essere rispettate da tutti.
• A volte i familiari, i partner o gli amici provano
a risolvere il problema cercando di modificare o
controllare il comportamento dei loro cari. Questa strategia non funziona.
• Evitate quindi in generale di accollarvi l’onere di
controllare il comportamento della persona col
42










problema (evitate, ad esempio, di mettere il cibo
sotto chiave o di restare a casa con lei solo per
evitare che si abbuffi). Questo aiuterà la persona
ad avere un proprio controllo sul comportamento
e a prendersi la responsabilità del problema.
Lasciate che ogni membro della famiglia decida
da sé cosa vuole o non vuole mangiare, senza
costringere, né limitare nessuno nelle sue scelte
alimentari (purché siano rispettate le regole stabilite).
Non trasformare il pranzo in un campo di battaglia, cercate di lasciare il problema del paziente fuori dagli argomenti di conversazione a tavola.
Se anche il paziente non vuole mangiare può essere importante che si sieda comunque a tavola.
Cercate di accordarvi sulle mansioni domestiche
riguardanti il cibo. Ad esempio: se la persona
con il problema è anche la responsabile degli acquisti e della preparazione del cibo e se questo le
crea dei problemi, è opportuno offrirle il cambio
lasciandole altre mansioni domestiche che non
abbiano a che fare con il cibo.
In casa anche la persona con il disturbo deve essere responsabile dei propri comportamenti
(soprattutto se questi possono danneggiare gli
altri). Non è utile che qualcun altro si assuma le
responsabilità della persona con il problema o
43

cerchi di alleggerirlo delle conseguenze dei suoi
comportamenti; anzi, questo tipo di aiuto le impedisce di prendere consapevolezza dei suoi problemi.

COME VALUTARE IL PROPRIO PESO
Per valutare in modo obiettivo il proprio peso è necessario calcolare il proprio indice di massa corporea. L’indice di massa corporea o BMI (dall’inglese
Body Mass Index) è un dato biometrico, espresso
come rapporto tra peso e quadrato dell’altezza di un
individuo, utilizzato come un indicatore dello stato
di peso forma.
Come calcolare il vostro BMI
È semplice calcolare il vostro BMI, basta una calcolatrice.
1. Prendete il vostro peso in chili
2. Dividetelo per la vostra altezza al quadrato
3. Il valore che ne risulta è il vostro BMI
Un esempio:
Siete alti 1,70 m e pesate 62kg.
1,70 X 1,70 = 2,89
62 : 2,89 = 21,45
Il vostro BMI è 21,45 (il vostro peso è normale)

44

45

L’Organizzazione Mondiale della Sanità suggerisce
di classificareMondiale
il peso corporeo
utilizzando
tale in-di
L'Organizzazione
della Sanità
suggerisce
dice.
classificare il peso corporeo utilizzando tale indice.
classificazione
essere
sintetizzata
nella
taTale Tale
classificazione
può può
essere
sintetizzata
nella
tabella
bella
che
segue;
che segue;

B.M.I.

Classe di peso

classificazione stabilita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Attenzione, è da precisare che questa classificazione
classificazione stabilita dall'Organizzazione Mondiale
ha un importante significato solo per gli adulti.
della Sanità.
Inoltre le persone particolarmente allenate come atAttenzione, è da precisare che questa classificazione ha
leti, professionisti del fitness, o altre figure che praun importante significato solo per gli adulti.
ticano abitualmente esercizio fisico, possono avere
Inoltre le persone particolarmente allenate come atleti,
un BMI leggermente superiore o inferiore alla media,
professionisti del fitness, o altre figure che praticano
senza per questo
essere
in soprappeso
o sottopeso.
abitualmente
esercizio
fisico,
possono avere
un BMI
leggermente superiore o inferiore alla media, senza per

Inferiore a

< 18,5

Sottopeso

Ecco un ulteriore
chiarificazione
ai diversi
questo
essere
in
soprappeso rispetto
o
sottopeso.
valori che il BMI può indicare:

Ecco un ulteriore chiarificazione rispetto ai diversi valori
che il BMI può indicare:

18,5 – 24,9

Normopeso

25 – 29,9

Sovrappeso

Uguale o superiore a

≥ 30

Obesità
Indici BMI e corrispondenti classi di peso

Indici BMI e corrispondenti classi di peso

Riferendosi
tabella
è quindi
possibilecalcolare
calcolare il
Riferendosi
alla alla
tabella
è quindi
possibile
il
proprio
BMI
e
collocare
il
risultato
all’interno
proprio BMI e collocare il risultato all'interno della
della
46
44

45

47

IL TRATTAMENTO DEI DISTURBI
DELL’ALIMENTAZIONE
Premessa
Il trattamento dei disturbi dell’alimentazione richiede strutture e personale specializzati, che assicurino
alla persona una presa in carico da più punti di vista.
L’accesso ai Centri specializzati solitamente è diretto, ovvero la persona può rivolgersi personalmente
per se stessa; anche familiari o conoscenti di una
persona che presenta il disturbo possono richiedere
eventuali consulenze, se la persona stessa fornisce
il consenso.
In molti casi può essere fondamentale il ruolo del
medico di base o del pediatra, come guida e supporto per l’invio presso strutture specializzate.
I livelli di intervento previsti sono diversi: ambulatoriale, ambulatoriale intensivo, day-hospital e ricovero. Gli specialisti individuano ed indicano quello
più appropriato in base alle condizioni fisiche, psicologiche e familiari della persona che presenta il
problema.
Il trattamento ambulatoriale costituisce il livello
di intervento più adeguato - nonché quello più utilizzato - nella maggior parte dei casi; in particolare
49

perché esso consente di non interrompe la vita del
paziente (come accade invece con il day-hospital o il
ricovero) e perché i cambiamenti ottenuti tendono a
mantenersi, proprio perché conseguiti dalla persona
nel proprio ambiente abituale di vita.

Il trattamento offerto dal Centro Disturbi Alimentazione dell’Ospedale di Esine
Sia la ricerca scientifica, sia le indicazioni fornite
dal Ministero della Salute, sostengono che uno dei
trattamenti più efficaci nella cura dei disturbi dell’alimentazione sia la psicoterapia cognitivo-comportamentale; si tratta del trattamento che anche il nostro
Centro adotta al fine di aiutare i pazienti a superare
il disturbo dell’alimentazione.
Questo intervento psicoterapeutico è finalizzato alla
modificazione degli specifici comportamenti e dei
modi di pensare che mantengono il problema della
persona. Esso prevede il coinvolgimento di diversi
professionisti (medico psichiatra, psicologo/psicoterapeuta e nutrizionista) che collaborano fra loro
condividendo obiettivi specifici, quali:

• l’interruzione dei comportamenti di controllo del
peso (ad esempio il vomito autoindotto);
• l’interruzione degli episodi di abbuffata;
• la modificazione di fattori psicologici e relazionali
che mantengono il problema;
• l’ampliamento delle aree di vita in cui la persona
è coinvolta.
Per alcune persone il trattamento ambulatoriale può
rivelarsi non sufficiente ad affrontare pienamente il
disturbo dell’alimentazione. Per questi pazienti può
essere utile intraprendere, per un determinato periodo, un trattamento ambulatoriale intensivo, con
lo scopo di affrontare gli specifici ostacoli incontrati
durante il trattamento ambulatoriale precedente. In
particolare, il trattamento intensivo offre alla persona l’ulteriore possibilità di effettuare alcuni pasti direttamente presso il Centro di cura, con l’assistenza
di operatori specializzati.
Il trattamento intensivo costituisce una delle possibilità di intervento del nostro Centro.

• il raggiungimento di uno stato nutrizionale sano;

Nei casi più gravi, ad esempio quando subentrano
gravi complicanze fisiche, può essere necessario,
per lo meno inizialmente, un ricovero in ospedale
o in Centri specializzati residenziali per i disturbi
dell’alimentazione.

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51

• il raggiungimento di un peso corporeo adeguato;
• il ripristino di comportamenti alimentari salutari;

FALSI MITI CHE POSSONO CREARE
VERI PROBLEMI
Esistono molte credenze sull’alimentazione. Per dimagrire o anche solo per rimanere “in forma” si tende a credere a tutto: dai presunti miracoli dei cibi
light all’abolizione totale dei carboidrati.
È importante essere critici rispetto ai falsi miti riguardanti gli alimenti. Vediamone qualcuno.
1. “Per dimagrire
si devono eliminare il pane e la pasta”
I carboidrati (contenuti in pane e pasta) dovrebbero
essere i nutrienti principali dell’alimentazione umana. Eliminarli non fa perdere peso in modo equilibrato, anzi, porta, in breve tempo, ad affaticamento,
stipsi e irritabilità. Meglio scegliere gli alimenti con
farina integrale, che per il loro contenuto di fibra saziano di più, rispetto a quelli “raffinati”, cioè confezionati con la comune farina tipo 00.
2. “I cibi ‘dietetici’ fanno perdere peso”
È giusto puntualizzare che dietetico non vuol dire
dimagrante, così come dieta non vuol dire necessariamente un regime alimentare che fa dimagrire.
Un prodotto dietetico è un alimento notificato come
tale dal Ministero della Salute, ideato per far fronte alle specifiche esigenze nutrizionali di individui
52

in condizioni fisiologiche o patologiche particolari.
Per fare un esempio: non è vero che le fette tostate
senza glutine o in generale i prodotti senza glutine,
formulati per l’alimentazione dei celiaci, fanno dimagrire, anzi, spesso sono più calorici dei corrispettivi
alimenti non dietetici.
3. “I cibi light non fanno ingrassare”
Spesso si eccede nel consumo di questi prodotti,
pensando che abbiano poche calorie. Così facendo
invece si superano facilmente le calorie dell’analogo
prodotto tradizionale ritenuto troppo calorico per
essere consumato. Inoltre la riduzione dei grassi
negli alimenti light diminuisce l’effetto saziante del
cibo e spinge a mangiarne di più.
Al di là del contenuto inferiore di calorie (quasi ininfluente sull’apporto calorico di un’intera giornata),
questi prodotti rischiano di essere poco salutari se
consumati in eccesso, in quanto, nella loro produzione, vengono sostituiti i grassi con addensanti,
sale e altri additivi non presenti nel corrispettivo
prodotto non light.
4. “L’olio extravergine di oliva
è più grasso e calorico dell’olio di semi”
Niente di più errato: le calorie dell’olio di oliva e di
tutti gli altri oli vegetali sono esattamente le stesse,
in quanto è medesimo il contenuto quantitativo di
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grassi (quello che varia è la composizione qualitativa, cioè la composizione in acidi grassi dei diversi
oli). Anzi, essendo l’olio extravergine più “saporito”,
quando lo si utilizza, si rischia meno di eccedere,
come spesso succede invece con l’olio, magari anche “dietetico”, ma poco aromatico, di mais o di soia.
5. “I grassi e le margarine vegetali
sono più ‘salutari’ del burro”
La margarina deriva dalla lavorazione industriale di
oli economici, spesso tropicali, resi solidi per l’utilizzo in cucina e pasticceria come sostituti del burro.
Durante l’addizione chimica di idrogeno (processo
di solidificazione), alcuni doppi legami passano dalla
forma “naturale” CIS alla forma TRANS, che il nostro
organismo non riesce a metabolizzare. Questi grassi
idrogenati trans si depositano facilmente sulle nostre arterie e sono quindi molto più rischiosi del colesterolo contenuto nel burro.

di mangiare di più, ma in sostituzione di altri cibi,
quali carni rosse e formaggi (che sono sempre più
grassi del pesce e contengono acidi grassi saturi
dannosi).
7. “L’ananas brucia i grassi del pasto”
L’utilizzo dei grassi alimentari nel nostro corpo è
regolato dal metabolismo e non è influenzato dal
consumo di ananas a fine pasto. È vero però che
l’ananas contiene un enzima (la bromelina) che può
aiutare la digestione.
8. ”La frutta deve essere mangiata sempre
e solo lontano dai pasti”
A meno che non si soffra di particolari disturbi gastrici o di reflusso gastroesofageo, la frutta può tranquillamente essere consumata dopo un pasto, anzi,
i frutti ricchi in vitamina C (tra cui agrumi e fragole)
possono facilitare l’assorbimento del ferro contenuto negli alimenti consumati durante il pasto.
Naturalmente la frutta è anche un eccellente “spuntino” tra un pasto e l’altro.

6. “Certi pesci sono da evitare
perché molto grassi”
Alcuni pesci (come il pesce azzurro) sono più grassi
di altri, ma il grasso dei pesci è “buono” in quanto
ricco di acidi omega-3, protettivi nei confronti delle
patologie cardiovascolari.
Non ci deve essere nessuna preoccupazione di ingrassare per l’utilizzo di pesce “grasso”: non si tratta

9. “Saltare i pasti e le diete fortemente ipocaloriche
fanno dimagrire meglio e più in fretta”
Fare tre pasti al giorno (colazione, pranzo e cena) fa
“consumare” più calorie rispetto a un solo pasto, pur
avendo lo stesso apporto calorico. Inoltre i tre pasti

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55

sono meno rischiosi per la salute e per le... abbuffate! Infatti chi trascorre tante ore senza mangiare
arriva poi all’unico pasto (di solito la cena) molto affamato e introduce più calorie del dovuto, nonostante la sua idea sia di aver introdotto le calorie di un
solo pasto! Anche mangiare troppo poco a ciascun
pasto non è utile per perdere peso in modo duraturo. Scendendo sotto le 1200 calorie giornaliere per
lunghi periodi, il metabolismo rallenta, diminuisce
soprattutto la massa muscolare e si rischia di compromettere seriamente la salute.
È accertato che chi segue diete molto restrittive rischia maggiormente di instaurare un disturbo del
comportamento alimentare.
Meglio allora perdere peso in modo più graduale,
riscoprendo un’alimentazione equilibrata, che non
escluda alcun cibo, ma eviti gli eccessi. Può essere
utile aggiungere un’attività fisica piacevole e costante, che attiva il metabolismo e aiuta l’umore.
10. “Sono intollerante a determinati cibi,
è per quello che ingrasso”
Prima di escludere un determinato cibo (o più cibi)
dall’alimentazione è importante che l’effettiva intolleranza a quell’alimento sia accertata (esistono specifici test di laboratorio da effettuare). Se la persona
intollerante esclude rigorosamente quel o quei cibi,
spesso dimagrisce, non tanto perché ha eliminato il
56

cibo in questione, ma perché probabilmente è più
attenta alla sua alimentazione e il cibo a cui è intollerante è presente in numerosi alimenti che prima
mangiava in grande quantità (brioche, cioccolato,
gelato,ecc.).
11. ”Le diete iperproteiche sono le migliori
se si vuole perdere peso”
Come tutte le diete sbilanciate, anche le diete iperproteiche non sono da consigliare per perdere peso
in modo duraturo e salutare.
Anzi, una dieta fortemente iperproteica, che escluda quasi totalmente i carboidrati, è molto pericolosa
per la salute, se non per un periodo molto limitato e
sempre sotto controllo medico.
Anche riuscendo a perdere 5-10 kg con una dieta
iperproteica, numerosi studi hanno dimostrato l’elevata probabilità di riacquistarli una volta smesso
il programma dietetico. Il controllo a lungo termine
del peso corporeo richiede invece una modificazione
duratura delle abitudini alimentari.

57

COMPLICANZE MEDICHE
Le manifestazioni cliniche di anoressia e bulimia
L’anoressia e la bulimia presentano una serie di manifestazioni cliniche, nonché dermatologiche, che
sono prevalentemente correlate ad un quadro di
malnutrizione derivante dalle patologie stesse.
In entrambe esiste un rallentamento del metabolismo. Le conseguenze sono innanzitutto l’intolleranza al freddo e la stipsi. Alcune donne riferiscono una
interruzione del ciclo mestruale.
Possono essere presenti bradicardia, cioè diminuzione della frequenza cardiaca, ipotensione e ipotermia
cioè calo della temperatura corporea.
Talora, per il calo di produzione dell’albumina che
è una proteina prodotta da fegato, si possono avere
edemi soprattutto alle gambe.
Per la alterata introduzione di sostanze essenziali
per la maturazione del globulo rosso, come il ferro, è frequente il riscontro negli esami del sangue di
una anemia microcitica ipocromica, cioè caratterizzata da globuli rossi piccoli e pallidi.
Allo stesso modo il soggetto può avere anche un deficit di produzione di globuli bianchi, la cosiddetta
leucopenia, con conseguente maggiore alterazione
delle difese immunitarie e maggiore facilità a contrarre infezioni anche banali.
I valori di glicemia possono essere bassi perché il

fegato accumula poco zucchero e ne libera poco.
La motilità gastro - intestinale è rallentata, lo svuotamento gastrico è rallentato, i liquidi introdotti talora
sono pochi e conseguentemente può essere presente la stitichezza di cui si parlava all’inizio.
Nelle pazienti che fanno uso di diuretici e con vomito
autoindotto possono essere presenti alterazioni significative degli elettroliti plasmatici, soprattutto del
potassio e del cloro. L’uso dei diuretici porta infatti
frequentemente a una diminuzione significativa del
potassio (ipokaliemia) e il vomito porta frequentemente ad una diminuzione del potassio e soprattutto del cloro (ipocloremia).
All’inizio abbiamo detto che le donne lamentano
spesso amenorrea, cioè interruzione del ciclo mestruale e questo dipende dal fatto che l’ipotalamo,
che è la struttura del cervello che produce le sostanze che stimolano la produzione di ormoni, diminuisce la produzione dell’ormone che rilascia le gonadotropine (GnRH).
Se non vengono prodotte le gonadotropine si ha
nelle donne una diminuzione del tasso di estrogeni
plasmatici e negli uomini una diminuzione del tasso
di testosterone.
Nell’anoressia è spesso presente anche un quadro
di demineralizzzazione ossea, anch’esso legato al
deficit nutrizionale.
Quando l’anoressia si sviluppa nel periodo della

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59

crescita , cioè durante l’adolescenza, può portare al
mancato raggiungimento dell’altezza attesa in età
adulta.
Anche il cuore può risentire di un quadro di malnutrizione con anomalie nell’elettrocardiogramma,
bradicardia, cioè frequenza bassa, bassi voltaggi e
altre alterazioni elettriche.
Nei soggetti bulimici, il vomito autoindotto comporta una alterazione della acidità nella bocca con
continua esposizione della superficie dei denti alla
acidità dei succhi gastrici e conseguenti alterazioni
dello smalto dentale.
Un capitolo importante è anche quello che riguarda
le alterazioni dermatologiche talora presenti nei soggetti anoressici e bulimici.
Le caratteristiche fondamentali dermatologiche di
questi pazienti sono la cute sottile e pallida con segni talora di precoce invecchiamento, solitamente
secca e desquamante e i capelli tendenzialmente diradati, fragili e opachi.
Come si diceva all’inizio, il rallentamento di tutti i
processi metabolici porta ad un cute quasi sempre
fredda con frequenti fenomeni di acrocianosi (marezzature della cute).
Va ricordato che nei soggetti con malnutrizione
(anoressia e bulimia) possono essere presenti deficit
di vitamine (vitamina D, C, del gruppo B) e questi
deficit possono far peggiorare i quadri cutanei pa60

tologici.
Nei pazienti bulimici nei quali abbiamo già detto
sono frequenti le alterazioni dentali legate all’ iperacidità presente in bocca ed indotta dal vomito, spesso si associano quadri di stomatite angolare, proprio
da deficit vitaminici.
Nei pazienti con l’abitudine all’induzione del vomito
si possono osservare callosità sulle nocche o sul dorso delle dita delle mani per il contatto con l’arcata
dentaria superiore.
Tutto quanto sopradetto testimonia che l’approccio
psicologico è essenziale ma non è svincolato dal fatto che si debbano conoscere le ripercussioni che tali
patologie hanno su tutto l’organismo.

Mario Conti
Dirigente Medico U.O. Medicina Esine

Camillo Farisoglio
Consulente Dermatologo ASL di Vallecamonica

61

APPENDICE A
Criteri diagnostici
dei disturbi dell’alimentazione
Di seguito vengono illustrati i criteri diagnostici per
l’Anoressia Nervosa (AN), la Bulimia Nervosa (BN) e
il Disturbo da Alimentazione Incontrollata (BED, binge eating disorder) previsti nella quinta edizione del
Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali
(DSM -5).
In questa nuova edizione del manuale, pubblicata
nel maggio 2013, l’amenorrea non figura più tra i
criteri di diagnosi dell’AN e la frequenza delle abbuffate e delle condotte compensatorie richieste per la
diagnosi di BN è stata ridotta da due ad una volta alla
settimana. Il BED compare per la prima volta sulla
sezione dei disturbi dell’alimentazione. Nel DSM-5
vengono proposti sottotipi di disturbi dell’alimentazione basati sulla gravità (in rapporto all’indice di
massa corporea per l’AN, alla frequenza delle condotte compensatorie per la BN e alla frequenza delle
abbuffate per il BED. Nel Manuale compare anche
una nuova categoria diagnostica denominata Disturbo da evitamento/restrizione dell’assunzione di cibo
(avoidant/restrictive food intake disorder), caratterizzata da un’apparente mancanza di interesse per il
cibo, da un evitamento dello stesso basato sulle sue
caratteristiche sensoriali.
63

Criteri diagnostici per l’Anoressia
Nervosa secondo il DSM 5
A) Restrizione dell’apporto energetico rispetto al
necessario, che conduce ad un peso corporeo
significativamente basso tenendo conto dell’età,
del sesso, della traiettoria evolutiva e dello stato
di salute fisica della persona. Per peso significativamente basso si intende un peso corporeo
inferiore al minimo normale o, per i bambini ed
adolescenti, inferiore a quello minimo atteso.
B) Intensa paura di acquistare peso e di diventare
grasso o persistente comportamento che interferisce con l’aumento di peso, anche in presenza di
un peso significativamente basso.
C) Alterazione del modo in cui il soggetto vive il
proprio peso o la forma del proprio corpo, eccessiva influenza del peso e della forma del corpo sui livelli di autostima, o persistente rifiuto di
ammettere la gravità della attuale condizione di
sottopeso.

la dieta, il digiuno o l’esercizio fisico eccessivo.
- Crisi bulimiche o condotte di eliminazione: durante gli ultimi tre mesi, l’individuo ha avuto ricorrenti crisi bulimiche o condotte di eliminazione (vomito autoindotto o uso inappropriato di lassativi,
diuretici o enteroclismi).
Livello attuale di gravità:
Il livello minimo di gravità è basato, per gli adulti,
sull’attuale indice di massa corporea o, per i bambini
o gli adolescenti, sul percentile dell’indice di massa
corporea. Il livello di gravità può essere aumentato
tenendo conto dei sintomi clinici, del grado di disabilità funzionale e del bisogno di supervisione.
Lieve:
Indice di massa corporea ≥ 17 kg/m2
Moderato: Indice di massa corporea 16-16,99 kg/m2
Grave:
Indice di massa corporea 15-15,99 kg/m2
Estremo: Indice di massa corporea <15 kg/m2

Criteri diagnostici per la Bulimia Nervosa
secondo il DSM 5

Due sottotipi:
- Restrittivo: durante gli ultimi tre mesi l’individuo
non ha avuto ricorrenti crisi bulimiche o condotte
di eliminazione (cioè vomito autoindotto ed uso
inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi). Questo sottotipo descrive i casi in cui la perdita di peso è ottenuta primariamente attraverso

A) Ricorrenti crisi bulimiche. Una crisi bulimica è rappresentata da entrambi gli aspetti seguenti:
- mangiare, in un periodo definito di tempo (ad
esempio un periodo di 2 ore), una quantità di cibo
significativamente maggiore di quella che la maggiore parte delle persone mangerebbe nello stes-

64

65

so tempo ed in circostanze simili;
- sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (ad esempio: sensazione di non riuscire
a smettere di mangiare o di non controllare che
cosa o quanto si sta mangiando).
B) Ricorrenti e inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso (come vomito
autoindotto, uso di lassativi, diuretici o altri farmaci, esercizio fisico eccessivo).
C) Le abbuffate e le condotte compensatorie inappropriate si verificano entrambe, in media, almeno una volta alla settimana per 3 mesi.
D) I livelli di autostima sono inappropriatamente influenzati dalla forma e dal peso del corpo.
E) Il disturbo non si manifesta esclusivamente nel
corso di episodi di anoressia nervosa.

Grave:
Una media di 8-13 episodi di condotte c

ompensatorie inappropriate

per settimana;
Estremo: Una media di 14 o più episodi

di condotte compensatorie

inappropriate per settimana.

Criteri diagnostici per il Binge EatingDisorder
(BED) secondo il DSM 5

Livello attuale di gravità:
Il livello di gravità è basato sulla frequenza delle condotte compensatorie inappropriate. Il livello di gravità può essere aumentato tenendo conto degli altri
sintomi e del grado di disabilità funzionale.
Lieve:
Una media di 1-3 episodi di condotte

compensatorie inappropriate

per settimana;
Moderato: Una media di 4-5 episodi di condotte

compensatorie inappropriate

per settimana;

A) Ricorrenti crisi bulimiche. Una crisi bulimica è caratterizzata da entrambi i seguenti aspetti:
- mangiare, in un periodo definito di tempo (ad
esempio un periodo di 2 ore), una quantità di cibo
significativamente maggiore di quella che la maggiore parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo ed in circostanze simili;
- sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (ad esempio: sensazione di non riuscire
a smettere di mangiare o di non controllare che
cosa o quanto si sta mangiando).
B) Le abbuffate sono associate con tre (o più) dei
seguenti aspetti:
1) mangiare molto più rapidamente del normale;
2) mangiare sino a sentirsi spiacevolmente pieno;
3) mangiare grandi quantità di cibo quando non ci
si sente fisicamente affamati;
4) mangiare da solo perché ci si sente imbarazzati
dalla quantità di cibo che si sta mangiando;

66

67

5) sentirsi disgustato di se stesso, depresso o assai in colpa con l’abbuffata.
C) È presente un marcato disagio in rapporto alle
abbuffate.
D) Le abbuffate si verificano, in media, almeno una
volta alla settimana ed almeno per tre mesi.
E) Le abbuffate non sono associate con l’attuazione
ricorrente di condotte compensatorie inappropriate come nella bulimia nervosa e non si verificano esclusivamente durante il decorso della bulimia nervosa o dell’anoressia nervosa.
Livello attuale di gravità:
Il livello minimo di gravità è basato sulla frequenza
delle crisi bulimiche. Tale livello può essere aumentato tenendo conto degli altri sintomi e del grado di
disabilità funzionale.
Lieve:
1-3 crisi bulimiche per settimana;
Moderato: 4-7 crisi bulimiche per settimana;
Grave:
8-14 crisi bulimiche per settimana;
Estremo: 14 o più crisi bulimiche per settimana.


68

APPENDICE B
Test autosomministrato
A cura del Centro Disturbi Alimentazione
Ospedale di Esine

Leggi attentamente le seguenti affermazioni.
Riferendoti all’ultimo mese decidi quale risposta corrisponde meglio alla tua situazione scegliendo tra:
• Mai o Raramente
• Spesso
• Sempre
Rispondi in maniera sincera, prestando attenzione al
significato di ciascuna frase.
Dopo aver completato le 22 affermazioni, leggi attentamente le indicazioni fornite al termine del test.
Analizza le tue risposte e rifletti sui suggerimenti
corrispondenti.

69

Mai o
raramente

1

Ho avuto una precisa paura di perdere il controllo
sulla mia alimentazione.

2

Il mio peso ha influenzato
fortemente la mia autostima.

3

Mi sono sentita/o estremamente in colpa dopo
aver mangiato.

4

Mi sono impegnata/o a
ridurre le porzioni di cibo.

5

Mi sono impegnata/o in
intensi esercizi fisici allo
scopo di bruciare più calorie possibili.

6

La mia forma del corpo ha
influenzato fortemente il
mio modo di rapportarmi
agli altri.

7

Mi sono indotta/o il vomito dopo aver mangiato.

8

Ho mangiato in maniera eccessiva sentendo di
aver perso il controllo.

70

Spesso

Sempre

9

Ho cercato di nascondere
il più possibile il mio corpo e le mie forme.

10

Ho assunto dei lassativi
e/o dei diuretici per cercare di controllare il mio
peso e la forma del mio
corpo.

11

Ho mangiato quello che
altri
considererebbero
una quantità di cibo evidentemente abbondante,
sentendo di aver perso il
controllo.

12

Ho evitato di pesarmi o mi
sono pesata più volte durante la settimana.

13

Il mio peso ha influenzato
fortemente il mio modo di
rapportarmi agli altri.

14

Ho mangiato quello che
altri
considererebbero
una quantità di cibo estremamente ridotta.

15

Il pensiero del cibo ha occupato tutta la mia giornata.

71

16

La forma del mio corpo ha
influenzato fortemente la
mia autostima.

17

Ho controllato attentamente il mio corpo individuandone terribili difetti.

18

Il pensiero costante del
mio peso mi ha rovinato
completamente la giornata.

19

Ho prestato talmente tanta attenzione al mio peso
e a ciò che ho mangiato
che concentrarmi su altro
è risultato difficile.

20

Ho confrontato il mio corpo con quello di altre persone, anche sconosciute,
concentrandomi attentamente sui miei difetti.

21

Mi assilla il desiderio di
essere più magra.

22

Mi sono imposta/o delle
rigide regole alimentari
ed ho cercato di rispettarle, nonostante abbia avuto difficoltà.

72

Indicazioni
Ora che hai completato il test, puoi analizzare al meglio la tua situazione.
Rileggi tutte le frasi a cui hai assegnato come risposta le affermazioni “Spesso” o “Sempre”, facendo particolare attenzione alle risposte corrispondenti alle
frasi n°: 2-7-8-12-13-15-20.
Se i tuoi comportamenti corrispondono a quelli indicati dalle affermazioni sopra citate, potresti soffrire
di un determinato disturbo dell’alimentazione; analizza quindi con attenzione le tue risposte e rifletti
in merito a quanto osservato, valuta la possibilità di
condividere alcuni aspetti con un professionista o
attraverso il contatto con una struttura specialistica.

73

GLOSSARIO
Abbuffata: è un episodio alimentare caratterizzato dall’assunzione, in breve tempo, di una grande
quantità di cibo (abbuffata oggettiva), accompagnata dalla sensazione di perdere il controllo sull’atto
del mangiare (ad esempio: si ha la sensazione di non
riuscire a smettere di mangiare o di non riuscire a
controllare quanto e cosa si sta mangiando). Le abbuffate possono anche essere soggettive, quando la
perdita di controllo è associata all’assunzione di una
modesta quantità di cibo.
Operatori al lavoro

Adolescenza: fase della vita che si situa tra l’infanzia e l’età adulta, caratterizzata da importanti cambiamenti fisici (in particolare lo sviluppo sessuale) e
psicologici (tra cui la ricerca della propria identità).
Alimentazione posticipata: posticipare l’alimentazione con lo scopo di controllare il peso corporeo e
di resistere all’impulso ad abbuffarsi.
Alterazioni elettrolitiche: alterazioni di alcune sostanze presenti nel sangue (quali Potassio, Cloro e
Sodio), che possono essere conseguenza di un disturbo dell’alimentazione e possono causare danni
fisici anche gravi.
Anoressia nervosa: disturbo dell’alimentazione descritto a pag. 27
75

Amenorrea: interruzione ed assenza del ciclo mestruale. Questa alterazione può essere causata anche dal raggiungimento di un peso corporeo eccessivamente basso a seguito di comportamenti di
restrizione alimentare.
Autostima: corrisponde al giudizio che ogni persona ha nei confronti di se stesso e comprende la capacità di valutare positivamente le proprie risorse.
Nelle persone con disturbi dell’alimentazione spesso
si rileva la presenza di una bassa autostima, che genera una scarsa fiducia in se stessi e sentimenti di
inadeguatezza, di incapacità e di inferiorità.

zioni, delle calorie e delle etichette nutrizionali).
Comorbidità (o comorbilità): compresenza nella
stessa persona di due diverse malattie.
Complicanza o complicazione: evento che avviene
nel corso di una malattia e che ne rende più problematica la cura.
Compulsione: condizione in cui una persona percepisce una costrizione a fare qualcosa ed un’impossibilità di esimersi dal farlo.

Check del peso: controllo ripetuto e frequente del
proprio peso corporeo.

Condotte di eliminazione (o condotte purgative):
indica i comportamenti che hanno come scopo l’eliminazione del cibo per controllare il peso e la forma
corporei. Tra questi: il vomito auto-indotto e l’uso
eccessivo di lassativi e diuretici. I comportamenti
eliminativi possono essere compensatori (finalizzati a compensare le quantità di cibo ingerite durante
episodi di abbuffata) o non compensatori (comportamenti eliminativi attuati non come conseguenza di
episodi di abbuffata).

Check della forma del corpo: controllo ripetuto e
frequente della forma del corpo (ad esempio allo
specchio, attraverso misurazioni varie e confrontandosi con altri).

Day hospital: ospedalizzazione giornaliera in regime di ricovero semiresidenziale: il paziente sta nel
reparto di cura durante la giornata ma pernotta al
di fuori.

Check dell’alimentazione: controllo ripetuto e frequente del cibo da mangiare (ad esempio delle por-

Dieta ipocalorica: alimentazione ridotta in calorie,
mirata al calo di peso.

76

77

BMI (Body Mass Index – Indice di Massa Corporea): indice che indica il livello di peso corporeo, vedere pag. 45
Bulimia nervosa: disturbo dell’alimentazione descritto a pag. 29

Dieta ferrea: assumere e seguire regole dietetiche
rigide ed estreme.
Disidratazione: carenza di liquidi, perdita di liquidi
dell’organismo.
Dispercezione corporea: percezione alterata del
proprio peso e delle proprie forme corporee. Ad
esempio alcune persone, nonostante la loro magrezza, si vedono grasse o percepiscono come “troppo
grasse” alcune parti del corpo.
Disturbo da Alimentazione Incontrollata: disturbo
dell’alimentazione descritto a pag. 31
Diuretici: farmaci che favoriscono la diuresi, ovvero
la quantità di urina prodotta.
Eccessiva valutazione del peso, della forma del
corpo e del loro controllo: giudicare il proprio valore in modo predominante o esclusivo in termini di
peso e forma del corpo e del loro controllo.
Eccessiva valutazione del controllo dell’alimentazione: giudicare il proprio valore in modo predominante o esclusivo in base alla capacità di controllare
l’alimentazione.

ma del corpo. La durata, la frequenza e l’intensità
dell’esercizio appaiono smodati e superano quanto
è necessario per ottenere benefici per la salute.
Esercizio fisico compulsivo: praticare esercizio fisico eccessivo avendo la sensazione di essere obbligato a compierlo, dando a tale esercizio la priorità
rispetto ad altre attività della giornata e sperimentando sensi di colpa o ansia se viene rimandato.
Evitamento del cibo: evitare di proposito determinati cibi (solitamente perché sono ritenuti grassi o
perché potrebbero portare ad abbuffarsi).
Fattori di rischio generali: condizioni non modificabili (ad esempio sesso ed età) che aumentano in
generale il rischio di sviluppare un disturbo dell’alimentazione
Fattori di rischio specifici: condizioni che colpiscono in modo specifico gli individui che sviluppano un
disturbo dell’alimentazione.

Emaciato: magro, smunto.

Fattori scatenanti: Si tratta di situazioni della vita
che, se si presentato ad un individuo con determinate caratteristiche, possono scatenare, fare iniziare
o precipitare lo sviluppo di un Disturbo dell’Alimentazione.

Esercizio fisico eccessivo: praticare esercizio fisico
intenso ed eccessivo per controllare il peso e la for-

Fattori di mantenimento: fattori che favoriscono il
mantenimento e la cronicizzazione di un disturbo

78

79

dell’alimentazione (tra cui comportamenti alimentari
e non, pensieri, emozioni, condizioni fisiche ed altro).
Immagine corporea: modo in cui la persona si vede
fisicamente, indipendentemente dal suo peso.
Indice di massa corporea: vedere BMI.
Insoddisfazione corporea: insoddisfazione nei confronti della forma del proprio corpo.
Ipocalorico: alimento o pietanza con ridotto contenuto di calorie, atto a far dimagrire.
Malnutrizione: alterazione funzionale, strutturale
e di sviluppo dell’organismo, conseguente ad uno
squilibrio fra l’introito calorico ed il dispendio energetico. Nei Disturbi dell’Alimentazione si possono
verificare condizioni di malnutrizione, conseguenti
ad una alimentazione insufficiente ed ad una grave
perdita di peso; tali condizioni sono associate a numerosi sintomi fisici, psicologici e sociali.
Motivazione: fa riferimento ad un complesso di motivi, di fattori e di ragioni che spingono le azioni in
una determinata direzione, che rappresentano il motore di un possibile cambiamento, la spinta a modificare il proprio comportamento.
Multifattoriale: dipendente da più fattori.
80

Obesità: condizione medica generata da uno squilibrio tra l’assunzione di cibo ed il dispendio energetico con conseguente accumulo di un eccesso di calorie ed aumento del peso corporeo. Si parla di obesità
quando il BMI è superiore al 29,9 kg/m2, ovvero la
massa grassa è superiore al 25% del peso nell’uomo
o al 35% nella donna). È la condizione medica più frequentemente osservata nelle persone con disturbo
dell’alimentazione e può anche costituire un fattore
di rischio per lo sviluppo di un tale disturbo.
Ossessione: eccessiva preoccupazione che può generare angoscia e che occupa gran parte dei pensieri.
Perfezionismo: la persona giudica se stessa in modo
esclusivo o quasi sul fatto di riuscire a raggiungere dei livelli molto elevati in uno o più ambiti della
propria vita. Si distingue un perfezionismo normale
da uno patologico: in quest’ultimo le caratteristiche
sono spinte all’estremo con l’effetto di impedire
all’individuo, angosciato dal timore di sbagliare o di
non riuscire, di condurre una vita normale.
Piluccare: tendenza a piluccare, a mangiucchiare, ad
assaggiare cibo più o meno costantemente.
Psichiatra: è un professionista medico con specializzazione in psichiatria che si occupa della valutazione e diagnosi dei disturbi mentali, nonché del loro
81

trattamento attraverso modalità e strumenti medici,
innanzitutto attraverso terapie farmacologiche.

Purgativo (o purging): si veda Condotte di eliminazione.

Psicologo: è un professionista laureato in psicologia
ed iscritto all’albo degli psicologi. Lo psicologo può
svolgere attività di valutazione dei problemi psicologici ed eventualmente di diagnosi di un disturbo
mentale. Non è abilitato al trattamento di tali problematiche, per le quali è chiamato ad inviare la persona ad uno specialista abilitato alla psicoterapia. Lo
psicologo può svolgere infatti solo attività di consulenza e di sostegno.

Restrizione dietetica alimentare: ipoalimentazione, ovvero comportamento alimentare con ridotto
apporto di nutrienti.

Psicoterapeuta: è uno psicologo iscritto all’albo (o
un medico) che ha conseguito una successiva specializzazione in psicoterapia e che dunque ha le competenze e l’abilitazione per esercitare la pratica della
psicoterapia.

Restrizione dietetica cognitiva: tentativo di limitare l’assunzione di cibo per controllare il peso e la
forma del corpo (indipendentemente dal fatto che
tale tentativo riesca o meno).
Rigurgito: ritorno del cibo dallo stomaco e dall’esofago alla bocca.
Vomito autoindotto: provocarsi volontariamente il
vomito con lo scopo di controllare il peso e la forma
del corpo.

Psicoterapia: trattamento delle difficoltà e dei disturbi psichici attraverso tecniche psicoterapeutiche
che utilizzano l’interazione verbale a partire dalla relazione tra il paziente ed uno psicoterapeuta;
obiettivo del trattamento psicoterapeutico è il raggiungimento di un cambiamento, nella direzione del
benessere della persona. Esistono diverse scuole di
psicoterapia, tra cui quella cognitivo-comportamentale, quella sistemico-relazionale e quella psicoanalitica.
82

83

APPUNTI

BIBLIOGRAFIA

American Psychiatric Association, (2014). Manuale
diagnostico e statistico dei disturbi mentali - Quinta
edizione DSM-5. Raffaello Cortina Editore.
Dalle Grave, R. (2008). Alle mie pazienti dico. Verona: Positive Press.
Dalle Grave, R. (2012). Come vincere i disturbi dell’alimentazione. Verona: Positive Press.
Fairburn, C. G. (1998). Come vincere le abbuffate.
Verona: Positive Press.
Fairburn, C. G. (2008). Cognitive Behavior Therapy
and Eating Disorders. New York: Guilford Press. Versione italiana – Fairburn, C. G. (2010). La terapia
cognitivo comportamentale dei disturbi dell’alimentazione. Firenze: Eclipsi di IPSICO.
Favaro, A., & Santonastaso, P., (2002). Anoressia e
bulimia. Verona: Positive Press.
Quaderni del Ministero della Salute n.17/22, luglioagosto 2013. Appropriatezza clinica, strutturale e
operativa nella prevenzione, diagnosi e terapia dei
disturbi dell’alimentazione.

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