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Lato B. Matteo Renzi GOLDEN (1) .pdf



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incoeRenzi
Le ultime parole famose
Berlusconi va mandato in pensione
Dichiarazioni
■ «Berlusconi sa che se vinciamo noi, lui è il 1° rottamato.
Normale dunque che faccia il tifo per Bersani o Vendola.
Ma noi vinciamo lo stesso.»
(tweet di Matteo Renzi, 16 settembre 2012)
■ «Caro Silvio, le cose si possono comprare, le persone
no. Non tutte, almeno. Io no. Hai le porte aperte per me?
Chiudi pure, fa freddo!»
(tweet di Matteo Renzi, 10 dicembre 2012)
■ «Per un partito come il mio sarà un grande giorno
quando riuscirà a far capire che Berlusconi va mandato in
pensione #oltrelarottamazione»
(tweet di Matteo Renzi, 21 maggio 2013)
■ «Finito il teatrino di Berlusconi, il Governo ha l’occasione di voltare pagina, finalmente. Non la sprechi!»
(tweet di Matteo Renzi, 3 ottobre 2013)
Fatti
In contraddizione con quanto detto, Matteo Renzi, il
18 gennaio 2014, incontra Silvio Berlusconi nella sede
storica del Partito Democratico a Roma, la prima volta
in cui Berlusconi, “politico di destra”, si è recato nella sede del PD, che è un partito di “sinistra”. Renzi e
Berlusconi nell’occasione fissarono il cosiddetto “Patto del Nazareno” che includeva il progetto della nuova
legge elettorale meglio nota come “Italicum”.

Il finanzimaneto pubblico
va abolito o drasticamente ridotto
Dichiarazioni
«Il finanziamento pubblico va abolito o drasticamente ridotto e in ogni caso commisurato al solo rimborso delle effettive spese elettorali, condizionandolo al fatto che i partiti abbiano statuti democratici, riconoscano effettivi diritti
di partecipazione ai propri iscritti e selezionino i candidati
alle cariche istituzionali più importanti con le primarie.
Favorire il finanziamento privato sia con il 5 per mille, sia
attraverso donazioni private in totale trasparenza, tracciabilità e pubblicità.»
(I 100 punti per l’Italia di Matteo Renzi, n. 7)
Fatti
Diversamente dal Movimento 5 Stelle, il PD ha incassato rimborsi elettorali per 45 milioni di euro nel
2013 e prevede di continuare a incassarli almeno fino
al 2017.
2

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Le elezioni diano potere ai cittadini
non ai segretari di partito
Dichiarazioni
«Le elezioni diano potere ai cittadini non ai segretari di
partito. Per ridare autorevolezza al Parlamento bisogna innanzitutto abolire il “Porcellum”, l’attuale legge elettorale
che consente la nomina dei parlamentari da parte delle segreterie dei partiti, tornando ai collegi uninominali.»
(I 100 punti per l’Italia di Matteo Renzi, n. 2)
Fatti
L’accordo con Berlusconi prevede le liste bloccate decise dai segretari di partito: “ogni lista, all’atto della presentazione, è composta da un elenco di candidati, presentati secondo un ordine numerico.” (Dalla proposta
di testo base della nuova legge elettorale “Italicum”)

La lotta alla criminilatà
organizzata è la priorità del governo
Dichiarazioni
«So che tu, insieme a tutte queste persone, vi aspettate che
la lotta alla criminalità organizzata diventi per davvero la
priorità del governo e delle Istituzioni. Questo impegno io
lo assumo.»
(“I miei cinque punti per fermare Mafia SpA”, risposta di
Matteo Renzi su «Repubblica» all’appello di Roberto Saviano)
Fatti
La Camera dei Deputati, dove il PD detiene la maggioranza assoluta, il 17 aprile 2014 ha approvato la riduzione delle pene per i politici nello scambio elettorale
tra i politici e le mafie.
L’articolo 416-ter del codice penale è sostituito dal seguente: «Art. 416-ter. (Scambio elettorale politico-mafioso):
chiunque accetta la promessa di procurare voti mediante
le modalità di cui al terzo comma dell’articolo 416-bis in
cambio dell’erogazione o della promessa di erogazione di
denaro o di altra utilità è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. La stessa pena si applica a chi promette
di procurare voti con le modalità di cui al primo comma
[modalità mafiose, ndr].» (Legge del 17 aprile 2014, n. 62).
La pena precedente per chi promette di procurare voti con
modalità mafiose era invece stabilita dal comma 2 del 416bis “Associazione di tipo mafioso” il quale citava: «Coloro
che promuovono, dirigono o organizzano l’associazione
sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da sette a dodici
anni.»
Il Lato B. di Matteo Renzi

06/05/14 10:57

L’antefatto
O CAMBIO FIRENZE,
O CAMBIO MESTIERE
Renzi Firenze non l’ha cambiata per niente!

Un uomo solo al comando?

Crollo del gradimento dei fiorentini

Tre vizi: fretta, ambizione, incoerenza

Era il 29 settembre 2008 e Matteo Renzi (allora Presidente uscente della Provincia di Firenze) annunciava la
sua candidatura alle primarie del Partito Democratico
per la corsa a Sindaco di Firenze, con lo slogan “O cambio Firenze o cambio mestiere e torno a lavorare”. Già
sei anni fa, per far capire che faceva sul serio, Renzi declamava come un mantra la sua intenzione di cambiare
il comune fiorentino: in caso contrario sarebbe tornato a lavorare (detto così, sembra che si sia preso una
vacanza lunga un decennio). Uno dei tanti slogan che
l’attuale premier ha riciclato dall’esperienza fiorentina e
che ora è diventato, «O cambio il Paese o cambio mestiere». E in fondo, il mestiere l’ha proprio cambiato: da
sindaco è diventato Presidente del Consiglio; un modo
per dimostrare che lui i patti li mantiene, anche se in
un modo tutto suo.
È mutato però anche l’affetto che i fiorentini nutrivano
per lui: dal primo posto nella classifica di gradimento dei sindaci italiani nel 2010 de «IlSole24Ore» in
due anni Renzi è scivolato al 62° posto.
Qualcosa, quindi, si è incrinato, spingendo il nostro ad
andare di fretta, forse per non rischiare di ripresentarsi
alle amministrative: qualcuno dei suoi avversari in Comune vocifera che avrebbe infatti trovato difficoltà... e
avrebbe dovuto revisionare la macchina delle promesse
elettorali sul territorio fiorentino.

Di lui sappiamo, infatti, davvero poco. C’è l’aneddotica
che ci ha tramandato (trasfigurandola) la sua esperienza
nei boy scout, il matrimonio, i figli, la passione sfrenata
per la politica, le pedalate green in bici, la missione di
Rottamatore. Ma poi?
Fa parte del cosiddetto “Ciclo dell’eroe”: per proporre
alle masse un figura vincente, si deve rielaborare e romanzarne la biografia, in modo da offrire un eroe, un
salvatore. Solo che in genere lo schema prevede l’incontro con un Mago dispensatore di consigli e almeno l’uccisione di un drago. Tutto ciò manca nella biografia del
nostro. Dal temperamento accentratore, Renzi tiene
per sé tutte le deleghe, sia quelle delle pari opportunità nel Governo, sia quella di compiere miracoli:
non ha bisogno di maghi, semmai di amici imprenditori che lo aiutino a macinare soldi e consensi.
Lo scopo di questo dossier è scavare nella biografia
politica di Matteo Renzi per scoprire il lato “nascosto” del premier. Analizzando anche i “vizi” del nostro:
fretta, ambizione, incoerenza. Secondo l’etimologia
cristiana a cui il premier è legato, un peccato è tale se
avviene in piena consapevolezza e deliberato consenso;
quando viene reiterato con ciclica costanza, esso diventa un “vizio”. ■

Che ricordo ha lasciato Renzi
dopo 10 anni di governo a Firenze?

Renzi è diventato premier dopo aver amministrato la
Provincia e poi la città di Firenze. Che ricordo ha lasciato? Ma, soprattutto, che cosa ha realizzato delle
promesse elettorali? Qual è la sua biografia politica?
Chi l’ha sostenuto e finanziato? Che cosa sappiamo di
lui oltre alla capacità di bucare lo schermo, di comunicare con tutti in maniera bipartisan, di abbattere la distanza col pubblico e di mostrarsi sicuro e determinato
in ogni situazione? Come si giustificano certe incoerenze come il fatto che si muova in bicicletta (giusto quando ci sono i giornalisti appostati per scattargli una foto)
ma al contempo sostenga il nucleare e gli inceneritori?

Il Lato B. di Matteo Renzi

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incoeRenzi

I fatti e i documenti che evidenziano le
contraddizioni e le mancate promesse.
Il tetto del rapporto
Deficit/PIL

Matteo Renzi parla di superare “l’anacronistico”
tetto del 3% per favorire la ripresa economica,
poi il suo Governo nei documenti ufficiali fa l’esatto contrario.
PRIMA: «Il tetto del rapporto deficit/PIL al 3% è
evidente che si può sforare: si tratta di un vincolo
anacronistico che risale a 20 anni fa» (Matteo Renzi, 2 gennaio 2014, «Il Fatto Quotidiano»)
DOPO: «Per il 2014 e il 2015 l’indebitamento
programmatico viene indicato rispettivamente al
2,6 e all’1,8 per cento del PIL (2,0 per cento a legislazione vigente).» (Documento di Economia e
Finanza del Governo Renzi, Sez. 1, p. 20, 9 aprile
2014)

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Matteo Renzi come
Enrico Letta e Mario Monti

I Presidenti del Consiglio prescelti da Napolitano vanno in pellegrinaggio dalla Cancelliera
tedesca Angela Merkel
✔ Mario Monti: in carica dal 16 novembre 2011; si
reca dalla Merkel il 24 novembre 2011.
✔ Enrico Letta: in carica dal 28 aprile 2013; si reca
dalla Merkel il 30 aprile 2013.
Renzi in perfetta continuità con i suoi predecessori:
✔ Matteo Renzi: in carica dal 22 febbraio 2014; si
reca dalla Merkel il 17 marzo 2014.
E dopo la visita dalla Merkel Renzi rivede le sue idee
in merito al tetto del 3% debito/PIL.

Il Lato B. di Matteo Renzi

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UN GIOCATORE
D’AZZARDO
CHE VA DI FRETTA
Televenditore, prestigiatore, illusionista?
«Gambler in a rush»1», un giocatore d’azzardo che va di
fretta.
È il titolo dell’articolo che The Economist ha dedicato
il 22 marzo 2014 a Matteo Renzi. I riflettori europei
sono infatti concentrati sulle sfide che il premier italiano deve affrontare, sia a livello interno che internazionale, per dimostrare di avere davvero quegli assi nella
manica che ha garantito di possedere. Le promesse al
primo Consiglio dei Ministri, ribadite nelle visite a
FranÇois Hollande e ad Angela Merkel, hanno suscitato
non pochi dubbi sulla concretezza delle future mosse
del neogoverno italiano: la stampa ha sposato la satira dipingendo il premier come un televenditore, un
prestigiatore, un illusionista.
Il settimanale britannico scrive infatti che «Mr Renzi»
è noto per essere uno che si assume il rischio, impegnato a bussare alle porte dei colleghi dell’Eurozona per
chiedere di «scommettere» sull’Italia. Messa così sembrerebbe un’elemosina: rosicchiare tempo e soprattutto
margine a quella maledetta soglia del 3% nel rapporto
tra deficit e PIL.

inciampare»3 (nel senso di non compiere passi falsi),
suggerisce il settimanale inglese.
In Italia questo monito era già stato sollevato all’indomani della famigerata “staffetta”: non tutti avevano gradito la modalità aggressiva con cui era stato silurato Enrico Letta e il dubbio che Renzi potesse bruciarsi con le
sue stesse mani iniziò presto a serpeggiare. Come in un
gioco in scatola, il Rottamatore ha doppiato il percorso
e si è aggiudicato la poltrona di Palazzo Chigi senza,
però, passare dal via (le urne...).
Ecco palesarsi all’orizzonte il primo vizietto del nostro:
la fretta. Quella stessa fretta che l’ha portato in soli dieci
anni a scalare le vette del potere politico nazionale.
Ne è ben consapevole lo stesso Renzi, che dal salotto di
Fabio Fazio a Che Tempo che fa, aveva esordito: «Io rischio l’osso del collo perché o cambio il Paese o cambio
mestiere». Frase ribadita successivamente: «Se il Senato
non viene superato, se non finisce il bicameralismo, se
non va a casa un certo modello istituzionale e politico
smetto di fare politica e vado io per primo a casa». ■

Ma Renzi non è un tarlo, né tantomeno
la piccola fiammiferaia. Il Rottamatore
sembra semmai impegnato in una lotta
contro il tempo, in una sorta di gioco a
ostacoli in cui ogni tappa del suo tour, ha
lo stesso obiettivo: «avere qualche margine
di tipo fiscale per il suo piano che punta a sostenere la fragile ripresa economica
italiana»2.
Eppure, come in ogni gioco d’azzardo, il
rischio di esporsi troppo e di bruciarsi è
dietro l’angolo: «correre può andar bene,
ma Renzi dovrebbe star attento a non
1 http://www.economist.com/news/europe/21599391-italian-prime-minister-hopes-be-let-some-europes-fiscal-austerity-gambler-rush
2 Ibidem.
Il Lato B. di Matteo Renzi

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3 Ibidem.
5

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LE INVASIONI RENZIANE
Tante promesse irrealizzabili?

Che al premier non piacciano le mezze misure è noto:
è un turbinio di promesse che dispensa con sicurezza e
proponendo date così ravvicinate da far girare la testa.
E nella fase delle vertigini ci si scorda di quanto aveva
assicurato un attimo prima. Se poi se ne dimentichi anche lui e sia una coazione a ripetere, rimane un mistero.
Qualcuno, vedremo, sostiene che non si innamora delle
cose che dice.

Cento promesse alla volta

Renzi non si accontenta di fare una sola promessa alla
volta, ne fa due, tre, dieci, cento, «a raffica»1 (alcuni le
hanno battezzate “sparate”). In questo modo rafforza la
sua immagine e dall’altra confonde l’interlocutore che
non può che rimanere interdetto dai dettagli di ciascuna promessa, inclusa la data di scadenza. Per non parlare del contenuto di tali promesse: più sono “grandi”,
irrealizzabili – se non addirittura anacronistiche – più
il premier ama elargirle, ricevendo così l’attenzione dei
media. Lui propone, la sua squadra di collaboratori deve
trovare il modo di concretizzarle, quasi il suo ruolo si
concludesse con l’esposizione stessa della nuova trovata.

Firenze fa scuola

A Firenze ne ha fatto un’arte, proponendo di costruire
ex novo la facciata della Basilica di San Lorenzo o di bucare un affresco del Rinascimento del Vasari. Uno meno
arrogante sarebbe stato sbranato vivo dai media: invece
lui, novello Berlusconi, si diletta con i mezzi di comunicazione e alimenta la propria immagine con le diavolerie
tecnologiche. Ne conosce il meccanismo e lo sa piegare a
proprio uso e consumo.

Salvatore della patria o giocatore d’azzardo?

La domanda, però, ora che siede a Palazzo Chigi, sorge
spontanea: bleffa o ha davvero le carte che sostiene di
avere? È un abile giocatore d’azzardo, o è il salvatore della patria? Ci satura con la sua presenza dal tubo catodico
per anestetizzarci e farci soccombere al suo vortice di
promesse o perché ha davvero le armi che dice di possedere? Ormai le sue capacità dialettiche sono note anche
oltreoceano; così come le doti di incantare (e confondere) le masse. Presentandosi come l’incarnazione (italiana) della speranza, egli propone un aut aut: o me o la
fine. O cambio il Paese o cambio mestiere. Non offre,
cioè, un’alternativa. L’interlocutore rimane così spiazzato perché gli viene suggerito che non esiste una terza via.
In questo modo sono molti a crederlo realmente l’ultima possibilità per cambiare e salvare l’Italia e lui non
fa nulla per contraddire tale (plausibile o immotivata?)
aspettativa. Anzi, la alimenta. La “speranza” è infatti la
chiave del suo successo mediatico: non si può ancora parlare di successo elettorale perché per arrivare alla
Presidenza del Consiglio sono state disertate le urne. Il
peccato “originale” sotto cui è nato il governo Renzi: il
Letticidio. Ma, si sa, in ogni mitologia che si rispetti,
la fondazione di qualcosa di nuovo richiede un tributo
anche cruento, un sacrificio. Romolo non fondò mica
Roma offrendo una tazza di caffè al fratello... ■

Cento volte in TV alla settimana

Non è un caso se in 15 giorni è riuscito a macinare ben
68 ore di apparizioni televisive, 29 delle quali in prima
persona, e 39 in servizi a lui dedicati dai vari TG...2 Secondo i dati della ricerca commissionata da «La Stampa», tra il 17 e il 31 marzo, il premier ha imperversato
da un canale televisivo all’altro, “occupando” (o saturando?) di fatto telegiornali e talk show. Un’operazione da
reality show che mostra come Renzi abbia imparato la
lezione impartitagli dall’ex direttore di Italia 1 e Magnolia, Giorgio Gori, suo ex sostenitore e consulente, presto
rottamato dallo stesso Renzi.

1 http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/26/perche-renzi-fa-tante-promesse-con-tanta-sicurezza/926763/
2 http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/2014/notizia/matteo-renzie-l-invasione-delle-tv-quasi-cinque-ore-al-giorno-in-video_2037379.shtml
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Il Lato B. di Matteo Renzi

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L’AMBIZIONE,
IL MARCHIO
DEL ROTTAMATORE
È stata l’ambizione (a dir poco sfrenata) che ha permesso a Matteo Renzi di asfaltare nella sua corsa al Pantheon della politica avversari e colleghi, il tutto senza
troppi problemi. Così è accaduto a livello locale con
Lapo Pistelli e Michele Ventura, nel PD con Pier Luigi
Bersani, Massimo D’Alema, Stefano Fassina e Gianni
Cuperlo, nel governo con Enrico Letta. La sua ambizione ha licenza di uccidere (politicamente, s’intende!):
si ammanta della parola “speranza”, declinata nei sinonimi “rottamazione” e “cambiamento”.

Obama è il suo modello

La frustrazione della popolazione chiede infatti un’inversione di rotta e una personalità forte che traghetti il
Paese fuori dalla crisi. E su questo Renzi ricalca in pieno
il modello americano di Barack Obama che nella prima
corsa alla Casa Bianca, nel 2008, aveva fatto della “speranza” la sua bandiera: «Yes we can», «Hope», «Gli Stati
Uniti sono il posto dove tutto è possibile», «We need
change» (“Abbiamo bisogno del cambiamento”). Anche
il presidente americano godeva dell’appoggio di star, registi e cantanti (Will.I.Am gli compose il brano musica-

le Yes We Can e il videoclip venne girato da Jesse Dylan,
figlio dell’intramontabile Bob), così come Renzi vanta
il supporto del gotha dello spettacolo italiano: a Milano lo stilista Jerry Tommolini, designer del marchio
di costumi Pin Up Stars, ha mandato in passerella tre
modelle con la scritta sugli slip, We want Renzi. Non è
da tutti vantare il proprio nome scolpito sui posteriori
di marmoree modelle...

La televisione il suo strumento

Abbandonati i seri loden del Professor tecno-Monti e
silurato l’amico Enrico “sta sereno” Letta, la speranza
è così sbarcata anche a Palazzo Chigi. Ha il volto e lo
charme di Renzi, stretto in un giubbotto di pelle. Sarebbe stato difficile immaginare Monti calcare il sipario di
Amici di Maria De Filippi, ma Renzi l’ha fatto. La cura
a base di banane e il nuovo taglio di capelli l’hanno
lanciato nell’Olimpo dei divi nostrani, vezzeggiato dai
media come un attore e ammirato persino dalle signore
di destra (noti gli apprezzamenti di Nicole Minetti, Daniela Santanchè e Iva Zanicchi che solo recentemente
hanno ritrattato). ■

© Maurizio Maule/Fotogramma

Il Lato B. di Matteo Renzi

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incoeRenzi

I fatti e i documenti che evidenziano le
contraddizioni e le mancate promesse.
“FARE IL SINDACO È IL MESTIERE PIù BELLO DEL MONDO”
E POI NON PARTECIPA AI CONSIGLI COMUNALI!
Renzi afferma che fare il sindaco sia “il mestiere più bello del mondo”, tuttavia non si
direbbe proprio dal momento che, dati alla
mano, dopo Gianni Alemanno (l’ex sindaco di Roma) risulta il primo cittadino più
assenteista d’Italia, arrivando al 70% di assenze (vedi l’intervista a Tommaso Grassi).
«Il sindaco è il mestiere più bello del mondo. Quando fai il sindaco niente ti è estraneo di una città. Sei il custode della città.»
(Matteo Renzi, 1 giugno 2013)
«E Renzi? Tra le sgroppate in camper, le
corsette e le maratone, i comizi nelle feste di partito, le comparsate nei talk show,
l’incalcolabile numero di interviste, quanto

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tempo ha dedicato il sindaco di Firenze per
partecipare alle assemblee del parlamentino cittadino eletto con lui? Nel 2012 il suo
nome compare tra i presenti soltanto in 8
delle 45 riunioni. Una ogni sei. Un po’ meglio è andata nella prima parte del 2013,
quando evidentemente il Rottamatore si è
sentito gli occhi addosso: 7 su 17, equivalenti a quattro su 10.» (5 settembre 2013, Il
Giornale)
Che Renzi intenda dire che fare il sindaco e
al tempo stesso avere i contributi pensionistici pagati dal Comune (e dalla Provincia
in precedenza) per ricevere la seconda pensione da dirigente in aspettativa dell’azienda di famiglia sia molto gratificante?

Il Lato B. di Matteo Renzi

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COSA FARAI DA GRANDE?
IL PRESIDENTE A VITA
Professione: politico democristiano

Matteo Renzi nasce a Firenze l’11 gennaio 1975.
Dopo la maturità a 19 anni, nel 1994, entra in politica
impegnandosi nei «Comitati per l’Italia che vogliamo»,
a sostegno di Romano Prodi. Il padre Tiziano, con una
storia democristiana alle spalle, alimenta la passione e le
velleità politiche del figlio, sostenendolo nell’attività politica locale.

La carriera nella Margherita

Nel 1996 Matteo s’iscrive al PPI (Partito Popolare Italiano) e nel 1999 ne diventa segretario provinciale. Passa poi
alla Margherita e ne diventa coordinatore fiorentino nel
2001, infine segretario provinciale nel 2003.
Presidente della Provincia di Firenze a 29 anni
L’anno successivo, il 13 giugno 2004, all’età di 29 anni,
sotto il Simbolo dell’Ulivo, viene eletto il più giovane presidente di Provincia con il 58,8% dei voti.

Sindaco di Firenze

Dopo aver sconfitto alle primarie Michele Ventura, è il
candidato del centrosinistra e il 9 giugno 2009, alle elezioni amministrative, Renzi ottiene il 47,57% dei voti,
contro il 32% del candidato del centrodestra Giovanni
Galli, con il quale finisce al ballottaggio. Il 22 giugno viene eletto sindaco di Firenze riportando il 59,96% dei voti.

Le primarie del PD: prima sconfitto
da Bersani, poi stravince su Cuperlo e Civati

Nel 2012 Renzi si candida per la guida della coalizione
di centro-sinistra per le successive elezioni politiche. Al
primo turno arriva secondo con il 35,5% dopo Pier Luigi
Bersani che ottiene il 44,9% (a seguire Nichi Vendola,
Laura Puppato e Bruno Tabacci). Al successivo ballottaggio viene definitivamente sconfitto da Bersani che ottiene
il 60,9%.
Nel 2013, dopo l’incarico a Enrico Letta e le dimissioni di
Bersani, Renzi ci riprova contro Gianni Cuperlo e Beppe
Civati e l’8 dicembre con il 67,5% dei consensi vince le
Primarie divenendo così Segretario del PD.

Presidente del Consiglio a 39 anni

Il 22 febbraio 2014 dopo aver costretto Enrico Letta alle
dimissioni, Matteo Renzi diventa il più giovane Capo del
governo italiano, pari solo a Benito Mussolini e secondo a
Napoleone (30 anni) e Fidel Castro (32).
Renzi riesce così a passare in 10 anni dalla Presidenza della
Provincia di Firenze alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Un’ascesa fulminea al pantheon del potere a coronamento di vent’anni di attività politica, di una sfrenata
ambizione e di una squadra di consulenti, pubblicitari,
politici e imprenditori che ne hanno favorito e finanziato
la scalata al Governo Italiano. ■

CHI BEN COMINCIA…
La prima “furbata”
Nel 1993 Renzi comincia a lavorare nell’azienda di famiglia per oltre dieci anni, inquadrato come collaboratore. Per una “strana” coincidenza viene assunto come
dipendente e inquadrato come dirigente il 27 ottobre
2003, solo 11 giorni prima di essere scelto dall’Ulivo
come candidato alla presidenza della Provincia. E Renzi
per i successivi 10 anni da presidente della provincia
e da sindaco continuerà a ricevere i contributi come
dirigente in aspettativa dell’azienda di famiglia, oltre a
ricevere i contributi per i suoi incarichi di Presidente
della Provincia e poi di Sindaco e tuttora di Presidente
del Consiglio.
Il Lato B. di Matteo Renzi

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Doppia pensione di ottimo livello a spese
della Provincia e del Comune di Firenze:
oltre 350.000 Euro a carico dei fiorentini

In questo modo si assicurerà, a spese dellla Provincia e
del Comune di Firenze una doppia pensione: infatti,
nel periodo di aspettativa, per motivi politici sono gli
enti locali, e non l’azienda, a pagare i contributi per il
“lavoratore” in aspettativa. Qualcosa come 3.200 euro
al mese, oltre 350.000 euro in 10 anni. ■

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Dal PD: Partito Democratico
al PdR: Il Partito di Renzi
La Politica dell’inganno

Al giorno d’oggi, non serve più macchiarsi del sangue del
nemico per conquistare il potere: esistono gradi infiniti
di macchinazioni, strategie, ipocrisie e trattative che fanno parte del “gioco” politico. Anche per chi assicurava di
non aspirare alla poltrona di Palazzo Chigi e che scriveva
di preferire «collaborare [piuttosto] che sabotare»1.
Ci ricorda Massimo Cacciari che «la maschera fa parte del
gioco politico e anche l’inganno qui è l’elemento dell’arte»: insomma, a dispetto delle dichiarazioni più o meno
rassicuranti (#enricostasereno) nella politica è sempre
attuale il motto dell’homo homini lupus. Continua il filosofo veneziano: «[Renzi] ha messo in campo una spregiudicatezza decisionistica, un gusto per la sfida e l’arrischio,
che ha sorpreso e spiazzato tutti (me compreso). Doti
essenziali dell’animale politico: smisurata ambizione, volontà di potere, capacità di afferrare per il ciuffo l’Occasio
quando passa, senza riflettere troppo sulle conseguenze»2.
E qua torniamo a Machiavelli secondo il quale il Principe
deve essere «simulatore e gran dissimulatore» e deve saper
ricorrere a mezzi spietati e fraudolenti. Ovviamente se la
“ragion di Stato” lo impone. Se Cacciari rimane speranzoso nell’operato del neopremier («la speranza è l’ultimo
dei mali che ci hanno riservato gli dèi»3), l’ex amico, poi
avversario alle Primarie, Beppe Civati, rappresenta l’unica
voce apertamente polemica interna al Partito (per quanto
sterile), osservando che quella che si è consumata con la
complicità dei colleghi del PD, «più che una staffetta pare
uno scontro all’ultimo sangue, su posizioni rigidissime,
puntellate da ambiguità di fondo che si trascinano dai
tempi del Congresso»4.

Dal Pd al PdR (Partito di Renzi)

Un azzardo per il Paese ma soprattutto per lo stesso Renzi, secondo Civati, che denuncia «l’incoerenza»5 di chi,
come Cuperlo e la sua minoranza, «prima difendeva la
stabilità di Enrico Letta e ora tifa perché se ne vada»6.
E poi scherzando rimanda alla tendenza accentratrice
dell’ex sindaco: «Dopo l’operazione Matteo a Palazzo
Chigi il PD non esiste più. Al suo posto esiste il PdR:
il Partito di Renzi»7.
1 Ibidem.
2  «L’Espresso», 27 febbraio 2014, pag. 42.
3  Ivi, pag. 43.
4   h t t p : / / w w w. c i v a t i . i t / s t a f f e t t a % E 2 % 8 0 % 8 B s i - o staffetta%E2%80%8Bno/
5 Ibidem.
6 http://espresso.repubblica.it/palazzo/2014/02/11/news/giuseppe-civatiavvisa-matteo-renzi-la-staffetta-con-enrico-letta-senza-elezioni-non-fa-bene-al-paese-e-al-pd-1.152626
7  «L’espresso», 27 febbraio 2014, pag. 41.
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Matteo I

Non a caso le battute sulle modalità da “imperatore”
del nostro si sprecano e «L’espresso» ha dedicato al neopremier la copertina del
numero del 27 febbraio
2014 con un fotomontaggio del celebre quadro
di Jacques Louis David
che immortala Napoleone a cavallo... con la
faccia di Renzi. Titolo:
«Matteo I».
Meno sarcastiche e “gloriose” le accuse all’interno dello stesso PD di coloro che, ancora in tempi
non sospetti, additavano il primo cittadino fiorentino di
essere un “qualunquista”, un “populista” o addirittura un
“fascistoide”. Accusa quest’ultima riproposta da Beppe
Grillo che il 5 marzo dalla sua pagina facebook, commentando la visita del premier in una scuola di Siracusa
in cui i bambini hanno intonato una filastrocca dedicata
allo stesso Renzi, ha scritto: «La scena del Venditore di
Pentole che incontra i bambini delle elementari Raiti di
Siracusa che lo ricevono allineati e addestrati con un coretto di benvenuto per concludere con “Matteo! Matteo!
Matteo!” ricorda, in peggio e in grottesco, gli incontri di
Mussolini con i figli della Lupa». La replica non si è fatta
attendere e si è consumata come ormai d’uso su facebook: «Beppe Grillo è nervoso. Non vuole che io vada nelle
scuole, mi vorrebbe rinchiuso nel palazzo. Ma io sto con
gli studenti, le insegnanti, le famiglie e i sindaci. Mentre i
suoi stanno fuori ad urlare con Forza Nuova.
Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei!»8.
Anche la leader della CGIL, Susanna Camusso, ha espresso i suoi dubbi sul renzismo: «Matteo Renzi rischia di
confondere un’azione di riavvicinamento della politica al Paese con il culto della personalità», mentre sulla
riforma del lavoro proposta dall’esecutivo la bocciatura
è inequivocabile: «Si è fatto esattamente l’opposto di
quello che lo stesso premier dichiarava: si è creata
un’altra forma di precarietà»9. ■

8  https://www.facebook.com/matteorenziufficiale?fref=ts, 5 marzo 2014.
9 http://www.repubblica.it/politica/2014/03/14/news/misure_governo_
renzi-80971361/
Il Lato B. di Matteo Renzi

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IL TERZO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
NON ELETTO (MA PRESCELTO)
DELL’ERA NAPOLITANO
E i cittadini? Quelli che sono da sempre lontani
dai giochi di palazzo e dalle strategie di potere?
Tra molti serpeggia la delusione per l’anomalia
di un terzo Governo non eletto (sia esso tecnico, politico o delle larghe intese). Per non
parlare del fatto che Renzi è diventato presidente del Consiglio senza essere parlamentare.
Chi parla di congiura di palazzo, chi urla al golpe,
chi si lamenta, chi spera: l’esasperazione brontola sotto la cenere della crisi ormai incancrenita e
alcuni schieramenti politici - i Gufi, come li ha
soprannominati Renzi, rubando l’espressione a
Berlusconi - ne approfittano per fare campagna
elettorale, mentre le solite Cassandre prevedono
imminenti catastrofi (ed essendo moderne sacerdotesse di Apollo dotate di un senso critico semplicemente più sviluppato della media, le previsioni tendono
ad avversarsi...). Un malessere che metterà a dura prova
i provvedimenti futuri del Rottamatore che, secondo
Andrea Scanzi si sente (e soprattutto si presenta) come

l’incarnazione della speranza, mentre gli altri sono la
personificazione del disfattismo. In questa visione manichea, senza sfumature nel mezzo, «lui è il bene e gli altri
il male. Lui è l’uomo del fare, gli altri quelli che nulla
hanno fatto e fanno»1. Tutta colpa della speranza. ■
1  Andrea Scanzi, «Il Fatto Quotidiano», 13 marzo 2014, pag. 8.

MORS TUA... GOVERNO MIO
La locuzione latina medievale mors tua vita mea, a cui
accenna Renzi in Oltre la rottamazione, resa celebre in
epoca moderna dal filosofo inglese Thomas Hobbes
nel suo Leviatano, allude al comportamento opportunistico dell’uomo nel cosiddetto “stato di natura”, che
impone di passare metaforicamente sopra il cadavere
di un avversario per raggiunge l’obiettivo designato.
Atteggiamento che secondo quanto scritto dallo stesso
Renzi non sarebbe eticamente «giusto» né tantomeno
«conveniente».

Astuzia e spregiudicatezza

Con il suo Principe, Niccolò Machiavelli ci ha invece
donato il perfetto manuale per conquistare e mantenere
il potere, ben sapendo che, nel caso non si possano conciliare i due aspetti, più che essere “amati” dal popolo e
dagli avversari, è preferibile essere “temuti” (ma si badi
bene, non odiati)1. Nel capitolo XVIII, Machiavelli
spiega che troppo prudenza e integrità possono nuocere: in politica ci vogliono spregiudicatezza e astuzia,
“qualità” che Matteo Renzi ha dimostrato di possedere.
Concittadino del filosofo rinascimentale, Renzi ha infatti dato prova di sapersi fare amare dalle masse e al
contempo temere e rispettare dai colleghi. Nei fatti ha
dimostrato di essere in grado di eliminare l’avversario
(sia esso anche in apparenza un “amico” o un collega di
partito) al di là delle rassicurazioni sbandierate a mezzo stampa (o cinguettate via twitter): costoro sono stati
semplicemente “rottamati” per fare spazio alle aspirazioni politiche del Sindaco. ■

1  Niccolò Machiavelli, Il Principe e Discorsi, Feltrinelli, Milano, 1960,
pagg. 69,70.
Il Lato B. di Matteo Renzi

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06/05/14 10:58

#enricostaisereno
Mors tua vita mea

«Nella politique politicienne il mors tua vita mea è un valore indiscutibile. Per cui se vogliamo farci spazio dobbiamo
fregare quello che sta davanti a noi. No, grazie. È uno
stile che non mi appartiene. Non è cosa per noi. Io mi
ostino a credere che i tempi siano cambiati. Sarà una mia
beata ingenuità, ma credo che essere leali non soltanto
sia eticamente giusto. Ma sia anche conveniente. Non
è solo per amicizia personale verso Enrico Letta che
mai accetterei di fare il segretario del Pd per avere in
mano la vita o la morte del suo governo. Ma è anche
per una questione di dignità. Qui in ballo non ci sono
semplicemente le carriere politiche o le ambizioni – del
tutto legittime, s’intende – di singoli esponenti politici.
Qui in ballo c’è l’Italia, che è il mio, il nostro Paese. Fare
il tifo per l’Italia impone oggi di fare il tifo per Letta»1.
È maggio del 2013 quando Mondadori pubblica l’ultimo
saggio di Renzi, Oltre la rottamazione. Nove mesi dopo,
come auspicato dall’autore (a quell’epoca ancora sindaco
di Firenze), «i tempi» sono effettivamente cambiati, ma
hanno imboccato una direzione opposta a quella indicata
nel testo.

Incoerenza cronica

Se è vero che la ripetizione dello stesso peccato genera “vizio”, analizzando la storia politica di Renzi, emerge la sua
incoerenza cronica. Se stessimo a contare quante volte ha
rassicurato Letta di non mirare alla sua poltrona, o quante
volte aveva sottolineato di voler restare a Firenze a fare
il sindaco... sarebbe inutile: il motto latino dello “scripta
manent” non vale per Renzi. I tweet si perdono nell’etere
con la stessa velocità con cui macina promesse: fa parte
dell’era contemporanea in cui la virtualità sta soppian-

tando la quotidianità. Ne avrebbe molto da dire George
Orwell: come predetto nel suo romanzo distopico, 1984,
la virtualità contemporanea ha il potere di riscrivere la storia. Non c’è più bisogno che gli si perdonino le promesse
mancate, i voltafaccia o le contraddizioni perché si è proiettati verso il futuro, in cui tutto è possibile, in cui deve esserlo, perché Renzi si presenta come l’ultima speranza:
è il profeta del cambiamento, a cavallo tra due epoche,
il passato della crisi, del malgoverno, della politica degli
eccessi, e il futuro del “nuovo” e della svolta.

Un popolo di smemorati

I contorni del passato scemano, si confondono e la memoria dell’uomo medio, anestetizzato a reality e bombardato
di pubblicità e videoclip assomiglia sempre più a quella di
un pesce rosso... (concedetemi il paragone, una leggenda
metropolitana narra che la memoria dei pesci rossi duri
in media tre secondi). Se poi, oltre ai reality, ci appare il
viso del premier ogni volta che accendiamo il televisore, il
rischio di indigestione è davvero alto. Così, con l’ultimo
dei suoi equilibrismi politici, l’Italia ha visto consumarsi
tra le mura del PD la sfiducia di Letta e la consegna della
poltrona a un altro membro dello stesso partito, quel suo
stesso Segretario che fino all’ultimo rassicurava l’amico
Enrico di «stare sereno».
Che fine ha fatto la lealtà sbandierata dal Rottamatore?
E la coerenza? Sono state rottamate?
L’uomo Renzi ha così dimostrato di avere le zanne del
lupo dietro le sembianze ammaliatrici dell’agnello:
la spregiudicatezza in politica provoca il biasimo ma al
contempo origina rispetto e timore da parte di colleghi e
avversari. La storia insegna, infatti, che i tradimenti più
dolorosi avvengono per mano dei presunti “amici” (se non
addirittura parenti). Un tweet al giorno d’oggi può ferire
più di 23 pugnalate o di una dose di cicuta. ■

1  Matteo Renzi, Oltre la rottamazione, Mondadori, 2013, pag. 28

Fare il tifo per
l’Italia oggi impone
di fare il tifo per
Letta

Creiamo un hashtag
“enricostaisereno”,
nessuno ti vuole
prendere il posto,
vai avanti, fai qual
che devi fare, fallo

maggio 2013

18 gennaio 2014

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La staffetta
Letta-Renzi non
è assolutamente
all’ordine del
giorno. Se Enrico
ha fretta di fare il
rimpasto lo dirà
e lo farà lui.
Io, sia chiaro, sto
fuori da tutto
5 febbraio 2014

Matteo Renzi fa
approvare alla
direzione del PD
il documento che
chiede “una fase
nuova con un nuovo
esecutivo” ossia la
rottamazione
di Letta.

13 febbraio 2014
Il Lato B. di Matteo Renzi

06/05/14 10:58


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