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vera storia abramo .pdf



Nome del file originale: vera_storia_abramo.pdf
Titolo: Microsoft Word - LA VERA STORIA DI ABRAMO copia x sito
Autore: Giuseppe

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LA VERA STORIA DI ABRAMO
di Giuseppe Amato

Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO

INDICE

Cap. 1 La prima apparizione di Abramo nel testo
della Genesi
pag. 3
Cap. 2 Ur, la città in cui nasce Abramo
“ 5
Cap. 3 Mosé e l’influsso egiziano
“ 6
Cap. 4 Ripartiamo da Ur con Abramo
“ 8
Cap. 5 Le basi storiche e giuridiche dei veri proprietari
della terra di Palestina
“ 11
Cap. 6 L’invasione della terra di Canaan e l’annuncio di
una successiva carestia
“ 13
Cap. 7 Abramo in Egitto
“ 14
Cap. 8 Abramo torna nella terra dei Cananei
“ 17
Cap. 9 La “terra promessa” e i tempi effettivi di proprietà
Ebraica sul totale della storia
“ 21
Cap. 10 La circoncisione
“ 22
Cap. 11 La nascita di Isacco
“ 24
CONCLUSIONE

“ 25

2

Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO

LA VERA STORIA DI ABRAMO
di Giuseppe Amato
PREMESSA
Ho deciso di analizzare a fondo le fonti bibliche per capire tutto quello che si può su Abramo ma soprattutto sulla legittimità e il diritto morale che il capostipite di ben tre religioni
avrebbe acquisito nei secoli.
Forse intorno a questa figura si è creato un mito per colpa di chi ha scritto il primo libro
dell’Antico Testamento, la “GENESI”.
Questo autore, forse Mosé, forse Giosué (forse altri ancora, non si sa), ha cercato di creare
con questo primo libro la continuità senza interruzione dalla creazione dell’Universo da
parte di un solo Essere supremo, Dio, fino a Mosé, cioè al primo personaggio sicuramente
storico e che avrebbe potuto lasciare una testimonianza autentica della sua vita e delle sue
gesta.
Era un’esigenza necessaria per dare l’impronta “divina” a tutto quello che Mosé andava istituendo per gestire in modo ordinato, giuridicamente e teologicamente valido, con norme
logiche e costringenti un popolo che all’inizio era solo una banda di straccioni, ex schiavi
degli egiziani, senza patria e senza una precisa serie di comandamenti che regolassero la loro vita morale e sociale. Alle spalle l’autore aveva solo un’esperienza: la vita da schiavi in
mezzo ad un popolo che era giunto ad alti livelli di civiltà ed aveva una vita con tanti difetti
ma soprattutto con leggi precise e con Dei assoluti ed indiscutibili.
Ma prima di Mosé abbiamo un misto di storie fumose e di leggende e più si risale nel tempo
più le leggende sono permeate della dolce nebbia della fantasia delle fiabe.
Gli autori della Genesi, per poter scrivere quello che hanno scritto, hanno attinto a piene
mani da fonti extrabibliche esistenti molti secoli prima di Mosé e di cui oggi abbiamo documentazioni certe grazie a scoperte archeologiche avvenute negli ultimi due secoli. Queste
testimonianze narrano, anche se con altri nomi e con altri dettagli e intenti, gli stessi fatti
che ritroviamo nella Genesi. Un esempio per tutti, il cosiddetto Diluvio Universale e il protagonista, che si chiami Noé o Gilgamesh o Ea.
Capitolo 1: La prima apparizione di Abramo nel testo della Genesi
Prima di Abramo la bibbia racconta da Adamo in poi i vari accadimenti e le genealogie di
nomi che ci dicono ben poco sia per poter capire i legami di parentela sia per calcolare le
generazioni. Del resto è la cosa che ci importa di meno.
Riteniamo di poter saltare da Adamo a Noé e, dopo il diluvio, da Noé alla finale della genealogia che dà i natali ad Abramo.
Dobbiamo però anche ricordare cha il libro della Genesi ci racconta dei luoghi come il “Paradiso terrestre”, la zona della grande alluvione identificata come “diluvio universale” e la
regione in cui alcuni popoli decisero di costruire la torre di Babele, luoghi che ci piacerebbe
identificare su una carta geografica di allora.
Ma Mosé ha voluto toglierci d’impaccio stabilendo lui luoghi e inizio della genealogia che
dà origine al popolo ebraico.

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Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
Noi ci proponiamo di dimostrare la insussistenza di ragioni da parte degli ebrei sul loro diritto (addirittura “divino”) di proprietà del territorio identificato come Palestina e per fare
questo dobbiamo partire come ha fatto Mosé, dal capostipite “storico”, cioè Abramo.
Cercheremo di dimostrare la nostra tesi utilizzando solo i testi sacri agli ebrei ed alla Chiesa
di Roma.
Dovendo muovere dalla nascita di Abramo, che avviene in Ur, non ha molta importanza sapere (o scoprire) dove effettivamente abitarono Noé e i suoi discendenti prima di Abramo.

Di una sola cosa siamo sicuri: che nessun ebreo da Adamo a Noé e da
questi ad Abramo, nessuno(e sottolineo con forza questa affermazione)
aveva abitato prima la Palestina: altrimenti Mosé ne avrebbe ricevuto
accurata documentazione dalle storie che si tramandavano di generazione in generazione, come appunto la storia del Diluvio, e avrebbe immediatamente rivendicato nella “sua” Genesi la priorità
dell’occupazione del territorio della Palestina.
Come vedremo avanti, la prima volta in cui si parla della Palestina come terra che diventerà
(o dovrà diventare) la patria degli ebrei, si identifica nel momento in cui Mosé1 fa parlare
Dio ad Abramo2 (Genesi 12,1):
“Il Signore disse ad Abram: «Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò. Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò
grande il tuo nome e diventerai una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra».

Faccio subito notare che il testo della Genesi contiene una continua ripetizione di questa
promessa di Dio della discendenza di un gran popolo, proprio ad un uomo che ha una sola
moglie legittima, vecchia e sterile, ma che, guarda caso ogni tanto (almeno due volte) viene
considerata “avvenente”, cioè oggi diremmo una “gran gnocca” che può piacere persino ad
un re o ad un faraone..
Ci sembra perciò giusto partire dal testo biblico che ci presenta la genealogia e la nascita di
Abramo in Ur dei Caldei e cioè la Genesi (capitolo 11 dal par. 27 in poi):
“Questa è la posterità di Terach: Terach generò Abram, Nacor e Aran: Aran generò Lot.
Aran poi morì alla presenza di suo padre Terach nella sua terra natale, in Ur dei Caldei.
Abram e Nacor si presero delle mogli; la moglie di Abram si chiamava Sarai e la moglie di
Nacor Milca, ch'era figlia di Aran, padre di Milca e padre di Isca. Sarai era sterile e non aveva figli. Poi Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio cioè del suo figlio, e
Sarai sua nuora, moglie di Abram suo figlio, e uscì con loro da Ur dei Caldei per andare nel
paese di Canaan. Arrivarono fino a Carran e vi si stabilirono. L'età della vita di Terach fu
di duecentocinque anni; Terach morì in Carran.”
Da qui inizia il nostro lavoro e possiamo subito porre dei punti fermi:
Terach è il padre di Abramo (che chiamiamo subito col nome che ci hanno consegnato nella
tradizione ebraica e cristiana).
Terach è nato e sempre vissuto a Ur. Terach perde un figlio, Aran.

1
D’ora in poi troverete citati Mosé o Giosué o “posteri vari” come autori della storia narrata nella Genesi.
2 Attenzione: siamo già al cap. 12, mentre nei capitoli precedenti la “terra promessa” è una precisa scelta
di Terach, padre di Abramo

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Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
Abramo si sposa dopo la morte del fratello Aran con Sarai, che “era sterile e non aveva figli”.
Questa affermazione messa all’inizio della storia già puzza di posticcio: siamo all’inizio del
matrimonio e potrebbe trattarsi di una sterilità momentanea. Perché dunque anticipare il
motivo che dominerà il seguito della storia?
L’altro fratello, Nacor, sposa Milca.
Milca ha un padre di nome Aran: è lo stesso fratello di Abramo o è una omonimia? Per fortuna non è rilevante ai nostri fini. Questo Aran (chiunque esso sia) è padre di Milca e di Isca.
Ma il passo più importante è questo:

Poi Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio cioè del suo figlio, e Sarai sua nuora, moglie di Abram
suo figlio, e uscì con loro da Ur dei Caldei per andare nel paese di Canaan. Arrivarono fino a Carran e vi si stabilirono.
L'età della vita di Terach fu di duecentocinque anni; Terach
morì in Carran.
Già qui si deduce che il resto dei figli e nuore rimase a Ur.
E certamente Abramo, nato a Ur e vissuto in quella città fino all’età di adulto (si è sposato a
Ur, non sembra né dopo né in altro luogo), si trasferisce al seguito del padre e con il figlio
del fratello morto, cioè il nipote Lot.
Dunque tutto conferma che il ceppo familiare di Abramo, antenati compresi, ha origine nella città di Ur. E questa certezza ci fornisce una solida base per i ragionamenti che seguiranno.
Capitolo 2 Ur, la città in cui nasce Abramo
UR: dov’è?
Se prendete una carta geografica dell’Iraq scoprirete che Ur sorgeva lungo l’Eufrate, più
precisamente lungo un braccio oggi secco del fiume, nel sud dell’Iraq.
Le rovine di Ur, strane coincidenze storiche, sono a pochi chilometri da Nassiria dove sono
andati a morire i nostri ragazzi militari con il pretesto dei nostri politici di essere un contingente di pace.
In quali anni (meglio secoli) si sta svolgendo la vita di Abramo a Ur, sua città natale?
Abbiamo la possibilità di documentarci su Ur in maniera più che soddisfacente dopo le scoperte archeologiche degli ultimi due secoli.
Ci sono anche autori che hanno profuso fatiche enormi per dimostrare discendenze aliene di
antenati non terrestri o, forse, appartenenti a civiltà lontanissime nel tempo e poi scomparse3.
Di fatto i testi tradotti dalle tavolette ritrovate a migliaia rivelano storie, episodi, epopee,
norme giuridiche, abitudini giornaliere di notai e di commercianti e simili della civiltà di Ur
che danno una descrizione impressionante per la dimensione quantitativa ma soprattutto
qualitativa della civiltà di questa grande città.
Vorremmo approfondire questo lato della storia di Abramo ma sconfineremmo in mondi
che esulano dal nostro scopo. Tuttavia è utile raccogliere qui almeno alcuni importanti appunti del mondo in cui Abramo e i suoi antenati vissero a Ur.
3

Vedi ad esempio gli studi di Zecharia Sitchin che io non condivido ma che sono una fonte importante
di informazioni sulle civiltà dei sumeri e sui loro antenati.

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Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
E’ interessante l’aver verificato che Gilgamesh ed Ea non sono personaggi leggendari; anzi
la descrizione delle loro gesta e di come si svolge la loro vita coincide con la storia di Noé
narrata da Mosé nel libro della Genesi.
Non si tratta di coincidenze ma di dimostrazioni inequivocabili che Mosé dovette (e non poteva fare altrimenti) attingere alle storie dei popoli che lo precedettero e che già molto prima venivano tramandate di generazione in generazione abbellite di modifiche e di aggiunte
dovute alla fantasia dei narratori. Tuttavia si deve dare atto che il lavoro di chi ha scritto la
Genesi (sia Mosé o suoi contemporanei) dimostra una notevole fedeltà con i testi extrabiblici scoperti negli ultimi decenni del novecento.
Se poi verifichiamo quanto tempo trascorse da Abramo a Mosé non dobbiamo meravigliarci
di nulla: quasi un millennio. Per noi oggi i fatti di mille anni fa sono recenti e storicamente
dimostrati ma grazie a tante fonti che ci sono giunte con i mezzi della civiltà moderna. Ma
ai tempi di Mosé che cosa c’era a disposizione?
Ai tempi di Noé non c’erano né scrivani né Gazzette ufficiali; tuttavia i testi extrabiblici sono una fonte preziosa per fare confronti e riscontri.
Dato il merito a Mosé per lo sforzo compiuto dobbiamo però ora leggere il testo della Genesi con la necessaria razionalità.
E la prima verità che scopriamo è che la religione dei contemporanei di Abramo non si riferisce al Dio che poi Mosé si “inventa” come “Dio di Abramo”.
L’antica religione del popolo dei Sumeri è la fotografia di quella che ritroveremo, anche se
più “raffinata” tra gli Elleni. Questi ultimi infatti ereditarono le caratteristiche comportamentali degli dei Sumerici.
Abramo vive in mezzo a gente che credeva in una folla di dei che hanno combattuto battaglie e guerre tra di loro, che hanno agito e agiscono influendo sulla vita dei poveri esseri
umani con le stesse caratteristiche degli dei Ellenici di alcuni secoli dopo.
In fondo la differenza tra gli dei sumerici e il “Dio di Abramo” (che Mosé fa sorgere dagli
albori della civiltà come un mito misterioso ma che di Lui il “grande” Mosé sa tutto) è solo
nella quantità.
Rileggendo la bibbia troviamo un Dio inventato da Mosé che ha il pregio di essere uno solo
ma che si arrabbia e si pente delle proprie incazzature esattamente come i molteplici dei
della religione che vive nelle menti e nei cuori delle generazioni che precedono o che sono
contemporanee ad Abramo.
Allora il Dio di Abramo sarebbe il medesimo degli dei sumerici? Quindi potrebbe darsi che
il “DIO vero”, quello in cui la chiesa di Roma ci chiede di credere, nei contemporanei di
Abramo avesse subito solo un clonazione in più dei ma fosse veramente il Dio originario, il
creatore del mondo? Non credo proprio, anzi credo il contrario.
E’ qui che si spiega che cosa è accaduto: Mosé, per un preciso influsso di cui parleremo tra
poco, nell’inventare l’origine di Dio, dell’universo e della religione che poi sarà il testo indiscutibile della religione ebraica e successivamente di quella della chiesa di Roma, non ha
fatto altro che raccontare i miti e le leggende antiche che aveva ascoltato dalle generazioni
che lo avevano preceduto. Ecco la causa della somiglianza tra le due diverse religioni e soprattutto come Mosé sia riuscito a dare una sequenza senza interruzione tra un Dio originario che “crea l’universo e crea Adamo” con tutti i suoi discendenti.
Forse mi esprimo in modo farraginoso e troppo lento ma in realtà cerco di ragionare come
ragionerebbe chiunque di fronte a certi fatti che richiedono un continuo confronto, una serie
di tentativi e di prove, una ricerca continua della verità che non può essere accettata al primo risultato raggiunto.
E’ un’elaborazione che si deve basare su tutti gli elementi a disposizione in modo che il “tiro incrociato” dia alla fine un risultato univoco ed indiscutibile.
Capitolo 3: Mosé e l’influsso egiziano.

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Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
Per un momento andiamo avanti di un millennio circa e chiediamoci chi fosse Mosé.
La sequenza delle generazioni da Abramo a Mosé è cadenzata più volte dalle migrazioni in
Egitto: prima Abramo, poi Giacobbe ed infine con Mosé una “migrazione” al contrario.
Mosé nacque a Goshen, nell'antico Egitto. In quel tempo gli ebrei vivevano in Egitto sotto
l'autorità del faraone. Poco prima della nascita di Mosé il faraone ordinò che tutti i bambini
ebrei di sesso maschile venissero uccisi; per salvarlo, la madre pose Mosé in un cesto di
vimini e lo abbandonò alle acque del Nilo (Esodo 2:4;) da cui lo salvò la figlia del faraone,
che lo crebbe come figlio suo. Ed intanto assorbì nella sua educazione alla corte del Faraone tutto ciò che era la religione egiziana.
Qualcuno nota la strana somiglianza (poi non tanto strana) con la storia della strage degli
innocenti da parte di Erode alla nascita di Gesù? E, guarda caso, ancora una volta altri tre
ebrei (Giuseppe, Maria e il piccolo Gesù) devono riparare in Egitto.
Quindi Mosé, ebreo nel proprio DNA ma con un’educazione tutta egiziana, compreso il suo
credo religioso (o meglio le sue abitudini religiose acquisite con un’idea tutta particolare), è
un egiziano in tutto: e soprattutto nelle credenze religiose.
Non è facile stabilire sotto quale faraone visse Mosé. Forse Ramses II (intorno al 1350 a.
C.) o Merneptah che fu il suo successore.
Ma l’influenza di un faraone da poco scomparso e molto importante dovette lasciare un segno profondo nel giovane Mosé: mi riferisco ad Akhenaton il faraone che introdusse
per primo in Egitto il culto di un dio unico.
Faraone dell’Egitto, passato alla storia come il faraone eretico che intorno al 1300 a.C. contrappose un culto monoteista a quello politeista che era stato in vigore in tutto il suo regno.
La vera svolta religiosa in senso monoteista fu messa in atto da Amenophis III, il padre di
Akhenaton, che cominciò a combattere il potente clero tebano di Amon contrapponendogli
un nuovo ente divino, il dio Aton.
Ma la rivoluzione operata da Akenaton non ebbe successo e soprattutto non modificò la abitudini religiose del popolo egiziano, saldamente ancorato ai propri dei.
E’ interessante notare alcuni particolari di questa vicenda almeno “anomala”: Akhenaton,
con l'intento di avvalorare il suo credo, decide di abbandonare l'allora capitale Tebe, in favore di una nuova capitale fondata in onore del dio Aton.
Il popolo, di fronte ad una rivoluzione di questa portata, restò fedele agli antichi dei, rifiutando il nuovo culto monoteista. Dopo 10 anni di potere, Akhenaton, alla morte della regina
madre, sostenitrice delle divinità tebane, emanò un editto nel quale tutti gli antichi dei venivano sconsacrati: i nomi delle divinità vennero cancellati dalle iscrizioni, il clero di Amon
venne disperso, i templi chiusi ed i beni confiscati. Incaricati del faraone andarono per tutto
il paese a cancellare il nome delle divinità di Tebe dai templi, dalle steli, dalle tombe, dai
papiri e da tutte le altre iscrizioni. Si sente come un’eco lontana la stessa abitudine ebraica
(in realtà tramandata proprio da Mosé) di non avere immagini di figure divine nei propri
templi.
A questo punto si deve seguire la vita del giovane Mosé, educato alla corte del Faraone ma
che non dimentica le proprie origini, con l’autorità concessagli dall’alto sugli operai che però lo invidiano e vorrebbero rifiutarlo come capo, quasi fosse un “ebreo rinnegato” e venduto ai padroni” (sembra un discorso da sindacalisti). Di fatto la popolazione ebraica in Egitto
lavora in schiavitù, con la pancia piena ma pur sempre schiava.
E’ anche vero che dal racconto biblico si deducono due comportamenti contraddittori da
parte della popolazione egiziana: chi considera gli ebrei solamente mano d’opera (come
oggi noi in Italia consideriamo gli albanesi e gli altri extracomunitari), chi li considera solo
degli schiavi e chi invece nel tempo ha allacciato rapporti commerciali tanto intensi da trovarsi presto indebitato con i “finanzieri-usurai” ebrei al punto che, quando avviene il famoso esodo organizzato da Mosé, arrivano perfino a “regalare” (e possiamo immaginare in che
senso) alle famiglie in partenza oggetti utili, di valore, d’oro e d’argento.

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Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
Qualcuno potrebbe anche pensare che le donazioni della popolazione residente fu un modo
di ringraziare gli dei perché finalmente gli ebrei se ne stavano andando. Ma questo la bibbia
non lo dice.
E veniamo ai fatti. La storia racconta che Mosé uccise un uomo; a parte ogni considerazione su questi capostipiti che si rendono colpevoli di omicidi ed altre gravi colpe, questo episodio segnò per sempre il destino di Mosé (fuga in quella che oggi è l’Arabia Saudita, ritiro,
conoscenza della famiglia della futura moglie e del suocero, ritorno in Egitto ed organizzazione dell’esodo del popolo ebraico, ecc).
Mi chiedo quanto l’idea rivoluzionaria religiosa di Akhenaton influì su Mosé e sulla sua
scelta di “inventarsi” un “dio Unico”, cioè una religione monoteista.
Sarebbe ingenuo pensare che un vero Dio come quello di Abramo e poi anche di Mosé decidesse di dare agli ebrei il titolo di “popolo eletto”. Che cosa avevano in meno gli altri popoli di allora? E non mi riferisco alle popolazioni del bacino del Mediterraneo ma alle decine di nazioni e di popoli che vivevano allora anche in altri continenti (Asia e America).
La scelta naturale di un solo Dio, di una religione monoteista da parte di Mosé influirà sul
futuro degli ebrei ma anche sulla ricostruzione “storica” da parte di Mosé (o dei suoi successori o di scribi incaricati allo scopo) di tutto quello che era accaduto prima di Abramo a
partire addirittura dalla Creazione in poi fino alla generazione contemporanea a Mosé.
Insisto su questa affermazione tipicamente laica e razionale: Dio non dettò le sue memorie
a Mosé e nemmeno ad altri; è stato Mosé (o chi per esso) che ha voluto tracciare un collegamento certo, di validità “storica” degli eventi che si susseguirono dalla creazione del primo uomo in poi. D’altronde Mosé non aveva a disposizione le teorie di Darwin (né aveva
avuto molta dimestichezza con le scimmie per fare degli eventuali “2 più 2” sulla nostra
probabile discendenza).
In questo modo si spiega in maniera soddisfacente l’ apparizione di un Dio unico negli eventi che precedono Mosé ma soprattutto che gestiscono il rapporto tra la deità e i vari capostipiti (Adamo, Caino, Noé fino a Abramo).
Forse la nostra digressione è stata un po’ troppo lunga e laboriosa ma non era facile seguire
il filo conduttore che ci porta a spiegare come Abramo (sempre secondo lo scrittore della
Genesi, cioè Mosé o suoi successori) impostò la religione per i suoi familiari e la sua tribù
sul credere in un Dio unico.
Capitolo 4. Ripartiamo da Ur con Abramo
Ripartiamo da Ur con Abramo e ci chiediamo ancora perché Abramo lascia Ur: è ricco, la
famiglia ha mezzi economici più che discreti, la città offre forti possibilità di incrementare
il commercio del bestiame e dei prodotti: lana, formaggi e tutto ciò che il bestiame può rendere.
Abbiamo letto molti testi che descrivono minutamente il momento storico sia pure a larghe
bordate di decine d’anni ma non abbiamo trovato altre particolari motivazioni. Resta il sospetto che alla base dell’abbandono di Ur ci fossero dissapori di carattere politico, specialmente dopo l’invasione di popolazioni provenienti da ovest e di cui accenno più avanti.
Mosé, che abilmente mescola reminiscenze storiche con qualunque buona occasione per
buttarla sulla religione, approfitta per cercare la causa della partenza della famiglia di Abramo in una specie di “richiamo” da parte di Dio, di un’ansia che in realtà in nessun punto
della Genesi viene posta in evidenza.
Si deve a questo punto ripetere un fatto incontestabile: non è Abramo che decide di partire per Canaan, la terra che, solo dopo, verrà indicata dal “Dio di Abramo”, ma suo
padre Terach.
Quindi, e lo ripetiamo per essere sicuri, di essere capiti, la scelta della terra di Canaan non
viene suggerita da Dio e non viene decisa da Abramo ma da Terach, suo padre.

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Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
La sosta (non certo di qualche giorno a Carran) va considerata con attenzione: se i dati delle ricerche archeologiche sono esatti ed attendibili, Carran si trovava in quella che oggi è la
provincia turca di Kahraman Maras; i nomi propri si assomigliano non per una semplice
coincidenza: la radice Kara- è diffusa in tutta questa provincia.
Allora mi chiedo perché Terach aveva deciso di spingersi tanto a Nord se aveva intenzione
di insediarsi successivamente più a sud – sud-est nella terra di Canaan?
Forse seguiva itinerari carovanieri. La destinazione di Carran coinciderebbe con un itinerario di risalita lungo il fiume Eufrate, intuizione con una certa logica se si pensa che Terach
possedeva grandi armenti di pecore e capre e perciò aveva bisogno di foraggi e quindi di
pascoli e di fonti di acqua.
Ma è inutile romperci la testa per una serie di dettagli che solo Mosé potrebbe spiegarci e
che invece non ci spiega nel testo della Genesi (faccio sempre riferimento ad un Mosé che
può essere sempre il vero Mosé come un suo successore, comunque mi riferisco all’autore
che pretende di essersi fatto mandare un fax da Dio con il resoconto della creazione e di tutto quello che accadde dopo, fino al nostro Abramo.)
Di fatto Terach voleva andare nella terra di Canaan ed Abramo decise, dopo la morte del
padre, di rimanere fedele alla scelta paterna.
A questo punto però non si capisce perché chi sta raccontando con tanti particolari la vita di
Abramo decide di far intervenire Dio.
Ma fermiamoci per un breve ripasso dei fatti che riassumiamo qui di seguito:
Dopo gli scavi archeologici all’inizio del novecento e la decifrazione delle migliaia di tavolette trovate sepolte, possiamo senz’altro elencare i seguenti elementi storici:
- i primi elementi più lontani ci indicano Ur come un centro già esistente nel 6°- 5° millennio a. C. (periodo Obeid).
- Ur diventa importante e si sviluppa però alla fine del 3° millennio, più precisamente dal
2100 a. C. in poi.
Alcuni secoli dopo è documentata storicamente la 3° dinastia (con il re UR-NAMMU ed il
suo successore SULGI) che segna un notevole incremento nello sviluppo della civiltà dei
Caldei dell’epoca.
- circa due secoli dopo però Ur subisce l’attacco e la distruzione di orde provenienti
dall’Iran (forse gli Elamiti).
Oggi, dopo la scoperta del 1928, resta la testimonianza dell’imponente manufatto detto la
ZIQQURRAT, una specie di piramide tronca che in origine era costituita da due piani, con
una notevole superficie, immensa reggia-fortezza per quell’epoca.
Forse l’invasione dagli iraniani (allora Elamiti) da est spinge Terach a ovest? Sarebbe più
logico e più semplice per tutti attribuire la scelta di Terach a queste cause.
Forse questo è il motivo vero per cui (Genesi 11, 31):
“Poi Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio cioè del suo figlio, e Sarai
sua nuora, moglie di Abram suo figlio, e uscì con loro da Ur dei Caldei per andare nel paese
di Canaan”.

E qui ripetiamo due importanti affermazioni:
Primo: la decisione di abbandonare Ur e di avviarsi verso occidente è presa da Terach e non
da Abramo.
Secondo: la destinazione finale sarà la terra di Canaan, in Palestina, cioè a mille chilometri
di distanza.
E ritorniamo ad arrovellarci il cervello perché non siamo convinti:
- perché Terach abbandona Ur?
- perché decide di raggiungere una terra così lontana come Canaan, percorrendo ben mille
chilometri?

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Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
- perché nel capitolo successivo (Genesi 12, 1) il testo commette un errore banale e marchiano?
- perché Terach si ferma a Carran?
“Poi Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio cioè del suo figlio, e Sarai
sua nuora, moglie di Abram suo figlio, e uscì con loro da Ur dei Caldei per andare nel paese
di Canaan. Arrivarono fino a Carran e vi si stabilirono.”

All’ultima domanda credo si possa rispondere facilmente pensando alla distanza tra Ur e la
terra di Canaan (circa mille chilometri) ed alla necessità di tutta la tribù di fare delle soste.
Ma dal contesto si capisce anche che a Carran tutta la discendenza di Terach si ferma per
molto tempo, forse anche anni. E qui Terach termina il suo cammino terreno e viene sepolto.
Quindi fino a questo momento Abramo non ha ricevuto né incarichi né tanto meno “promesse o donazioni” da parte di un Dio che non si sa se Abramo creda che esista e che non
viene collegato direttamente ed esplicitamente in un legame stretto Dio-Abramo.
Perché, sempre tenendo conto del testo biblico e dei contesti extrabiblici, è molto probabile
che eventuali entità spirituali cui credere da parte di cittadini caldei di Ur non corrispondessero per niente al Dio di Adamo e di Noé ma a qualche cosa di molto indefinito e soprattutto decisamente antropomorfizzato e superstizioso al punto da essere uno degli dei che ogni
popolo si inventava all’origine e come causa di tutto, con forti identificazioni di tipo panteistico.
E questo soprattutto perché dal presunto primo uomo (Adamo) a Noé erano passate tante
generazioni da far diventare leggenda ogni eventuale avvenimento al punto da permettere a
Mosé di poterla raccontare solo come leggenda, come tradizione orale che nulla aveva di
“sacro” o di “religioso perché dettato da un ipotetico Dio”, come pretenderebbero le istituzioni di oggi delle due religioni esistenti, quella ebraica e quella di Roma (e in parte anche
quella musulmana).
E lo stesso si può dire per il periodo leggendario che va da Noé a Terach, sia pure con la testimonianza di una genealogia di generazioni che erano passate attraverso un diluvio universale, una ripresa di una vita decente (costituita almeno di alcuni secoli) da parte dei successori, un successivo contatto con molte altre genti (nomadi anch’essi come i primi nostri
progenitori che vagavano per le terre alla ricerca di cibo e di protezione) al punto di arrivare
a pensare ad una torre di Babele che rivela un Dio geloso e preoccupato che gli rubino non
si sa che cosa: il potere o la saggezza?
Allora che significato ha la successiva “promessa” di Dio? E’ solo un falso?
Prima di rispondere a queste domande, cerchiamo di capire perché Terach esce da Ur, capitale ricca di una nazione ricca e colta.
E’ quasi certo che Terach non doveva essere povero ma è probabile che le invasioni del secolo precedente cui abbiamo più sopra accennato avessero mutato i costumi e le abitudini
degli abitanti di Ur al punto da dover diventare forse schiavi di un regime che era completamente diverso da quello in cui erano cresciuti i loro antenati.
Questo fa pensare che sia da escludere ogni chiamata “divina” per Terach verso altri lidi (ed
infatti nel testo biblico non si parla minimamente di un’ipotesi del genere).
Che la fermata a Carran non sia definitiva lo dice lo stesso testo:
“e uscì con loro da Ur dei Caldei per andare nel paese di Canaan. Arrivarono fino a Carran e
vi si stabilirono.”

E’ chiaro che la destinazione finale, la terra di Canaan, sia fin dall’inizio del viaggio la meta
scelta da Terach.
E solo alcuni devoti della divina Provvidenza possono a questo punto sperare di poter credere in una specie di “ispirazione divina” giunta a Terach a mezzo fax o via internet.

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Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
La logica ci fa pensare invece che la scelta di Terach fosse legata a considerazioni di tipo
economico ed utilitaristico, avendo notizie piuttosto precise sulle terre della Palestina, in
particolare la terra dei Cananei.
Gli scambi commerciali con carovane erano molto frequenti in quell’epoca ( vi è una ricca
documentazione in moltissimi testi extrabiblici).
Terach sapeva dunque che la terra dei Cananei sarebbe stata ottima per la sua famiglia e per
i suoi discendenti.
Per una strana coincidenza l’autore presunto di tutta la Genesi, Mosé, farà la stessa fine di
Terach: non entrerà nella terra “Promessa”.
Capitolo 5 Le basi storiche e giuridiche dei veri proprietari della terra di Palestina
Abramo alla morte del padre si trova a dover fungere da “paterfamilias”, da capotribù di
tutte le sue genti (che allora dovevano consistere ancora in un numero esiguo di persone).
Ha con sé, oltre alla moglie, il figlio di suo fratello, Lot, con moglie e discendenti. E Lot gli
sta particolarmente a cuore (come dimostrato da episodi successivi in cui corre a salvarlo)
forse perché rappresenta l’unica discendenza della famiglia, “avendo Abramo la moglie sterile”.
L’altro fratello è infatti rimasto a Ur e là forse avrà procreato figli e generazioni di quella
terra senza per altro lasciare traccia interessante nel racconto biblico.
Abramo, o perché voleva mantenere fede al progetto del padre e rispettare la sua volontà o
perché comunque a Carran non riusciva a vivere bene, decide di ripartire per la meta che a
suo tempo era stata scelta dal padre Terach: la terra di Canaan.
Devo ammettere che le mie considerazioni sembrano una lunga ripetizione ma ho ripetuto apposta più volte le stesse motivazioni proprio per ottenere la massima attenzione
critica da parte dei lettori; che potranno così meglio distruggere tutte le mie supposizioni o tenerne il dovuto conto.
La terra di Canaan: mi sembra giusto andare a vedere che cosa fosse questa meta agognata.
Era semplicemente all’incirca l’attuale stato di Israele, lo stesso che nel 1948 con una “lungimiranza” tutta anglosassone alla fine della seconda guerra mondiale fu riservata agli ebrei
provenienti da tutto il mondo al fine di creare uno stato cuscinetto in mezzo agli arabi di allora, lo stesso territorio che era nel 1948 abitato da legittimi abitanti non ebrei prima che arrivassero gli ebrei, lo stesso stato d’Israele che Mosé volle riprendersi dopo tanti secoli al
ritorno dall’Egitto, lo stesso territorio che era abitato, ai tempi di Abramo, dai Cananei.
Voi potreste considerare legittima la “invasione” della Polonia nel settembre 1939 da parte
dei tedeschi? Un’occupazione legittima o un’azione di guerra che non rispettò i diritti più
elementari dei polacchi?
E come interpretate lo sterminio degli abitanti indigeni delle pianure dell’America del nord,
detti “pellerossa” da parte dei “conquistatori “ provenienti dall’Europa ad “alto livello culturale e religioso” rispetto alla terribile (ma solo presunta) “ignoranza” degli abitanti locali?
O come considerate lo sterminio degli Armeni da parte dei turchi intorno al 1915 (da uno a
due milioni di persone uccise)?
E come considerate lo sterminio del popolo curdo da parte di Saddam ?
E le invasioni dei “barbari” Visigoti o dei Longobardi? O quelle di Attila? O ancora gli
stermini e gli stupri delle orde comandate da Gengis Khan?
E infine come giudicate lo sterminio degli ebrei da parte di Hitler e di Stalin?
Ora vi prego di valutare con lo stesso metro quello che Abramo e compagni prima e Giosuè
qualche secolo dopo attuarono nella terra di Canaan.

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Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
Ma per questi ultimi c’è un’aggravante: la bestemmia di mettere in bocca ad un loro Dio
onnipotente parole blasfeme e menzognere.
Riprendiamo il passo della Genesi cui mi riferisco (Genesi 12, 1 e segg.):
“Il Signore disse ad Abram: «Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo
padre, verso il paese che io ti indicherò. Farò di te un grande popolo e ti benedirò,
renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra».
Il contenuto delle parole riportate nel testo approvato da Santa Madre Chiesa contiene due
errori evidenti, uno filologico-temporale e uno psicologico che ne consegue.
Errore filologico-temporale: Il Dio di Abramo gli ordina di andarsene dal suo paese (UR o
Carran?) verso il paese che gli indicherà. Quindi a questo punto Abramo ancora non saprebbe dove deve andare? Ma se suo padre aveva già deciso di andare nella terra dei Cananei! E’ evidente che chi ha scritto il testo ha combinato un bel pasticcio tradendosi da solo.
L’errore psicologico che ne consegue consiste nel cercare un’impronta, una giustificazione
“divina” alla decisione di Abramo di invadere una nazione, un territorio occupato e, se vogliamo essere più pignoli giuridicamente, di proprietà per usucapione ultra secolare da parte
di altre genti.
Ma non basta: il testo è stato scritto da Mosé e rimaneggiato da Giosuè e compagni per far
risalire a Dio la piena giustificazione dei loro misfatti (misfatti che gli Ebrei prima nella loro tradizione religiosa menzognera e la chiesa di Roma poi ancor più stupida e colpevole
elevano a eroici atti di guerra dichiarandoli voluti da Dio per potersi impadronire di terre
degli altri).
Per meglio comprendere la mia tesi sono costretto ad anticipare qui i testi che riguardano le
azioni “militari” di Giosuè e compagni (Deuteronomio 7, 12 e segg.)
“Quando il Signore, Iddio tuo, ti avrà fatto entrare nella terra alla quale sei diretto per
prenderne possesso, e ne avrà cacciate d'innanzi a te molte nazioni ... e quando il Signore,
Iddio tuo, te le avrà date in potere e tu le avrai sconfitte, dannale allo sterminio, non venire
a patti con loro e non conceder loro grazia.
Non imparentarti con loro, non dare le tue figlie ai loro figli e non prendere le loro figlie per
i tuoi figli...
Ma trattali così: demolite i loro altari, spezzate i loro cippi, abbattete le loro Asceroth, date
alle fiamme i loro idoli...
Distruggi tutti i popoli che il Signore, Iddio tuo, ti dà: non si impietosisca il tuo occhio per
loro...

E, come se non bastasse, ecco il seguito della bestemmia: (Deuteronomio 12, 2 - 3)
“Distruggete tutti i luoghi, nei quali quelle nazioni a cui voi ne toglierete il possesso, hanno
servito ai loro dei, sopra i monti e sopra i colli o sotto ogni albero frondoso; abbattete i loro
altari, spezzate le loro statue, incendiate i loro boschi, fate a pezzi i simulacri dei loro dei,
cancellate il loro nome da quel luogo.

Queste non sono solo raccomandazioni ma precise istruzioni puntualmente rispettate con
stragi, genocidi e stupri, uccisioni di gente innocente, di donne e bambini da parte degli ebrei durante la conquista della “terra promessa”..
E’ evidente che chi mette in bocca al suo Dio queste bestemmie lo fa per uno scopo ben
preciso. E non tanto per giustificare eventuali e forse anche veramente accadute stragi ad
opera di Abramo e dei suoi parenti nelle terre che vogliono conquistare ma per dare

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Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
un’impronta divina, per trasformare addirittura in un comandamento di Dio l’operato nefando, cinico, bestiale ed ipocrita di Abramo e, a questo punto lasciatemelo dire, della sua
banda di invasori abusivi.
Qualcuno poco più di cinquant’anni fa applicò il comandamento “occhio per occhio e dente
per dente” e iniziò il più grande sterminio: il genocidio degli ebrei perpetrato da Hitler dalla
Germania e da Stalin dalla Russia: si calcola che sei milioni di morti gridano vendetta al cospetto di Dio. Ma di quale Dio? Forse dello stesso che ha dato le istruzioni che abbiamo riportato qui sopra? O forse è un altro Dio, quello che si occupa di dare istruzioni per la presa
di possesso e della messa in schiavitù dei popoli vicini (Deut. 20) ?:
“Quando ti avvicinerai ad una città per combatterla, chiamala prima a trattative di pace. E
se ti risponde pace e ti apre le porte, tutto il suo popolo ti sia tributario e soggetto.
Ma se essa non vuol far pace con te, anzi attacca a far guerra, assediala: il Signore, Iddio tuo, te la darà nelle mani, e allora metti a fil di spada tutti i maschi; ma le donne, i bambini e il
bestiame e tutto ciò che sarà nella città, tutto quanto il bottino, portalo via con te e goditi del
bottino dei tuoi nemici.
Fa così a tutte le città, che sono molto lontane da te, e che non sono città di queste genti. Però nelle città di questi popoli, che il Signore Iddio tuo, ti dà in retaggio, non ci lascerai anima
viva; ma dannerai allo STERMINIO gli Hittei, gli Amorrei, i Cananei, i Ferezei, gli Hivvi e i
Gebusei...

Notate quali alternative lasciano ai loro “nemici” (perché qui non si parla di popoli semplicemente confinanti che desiderano solo condurre la loro pacifica vita di sempre senza essere assaliti, invasi e distrutti):
O accetti le mie condizioni di pace, che ti ridurranno in schiavitù o ti ammazzo.
In teoria si sarebbe potuto scegliere anche una terza via: noi figli di Abramo o figli di Mosé
ce ne andiamo a cercarci un’altra terra, possibilmente disabitata, una terra di nessuno, che
possiamo considerare nostra se nessun altro la reclama e se siamo capaci di trasformarla in
una “buona terra”, una “madre terra che dia nutrimento a noi e ai nostri figli”.
Secondo chi ha scritto questi testi nei due momenti storici più importanti per Israele (ai
tempi di Abramo prima e di Giosuè dopo) Dio avrebbe dato istruzioni tutt’altro che pacifiche. Direi anzi che sono semplicemente delle vere bestemmie perché messe in bocca ad un
Dio che poi, nei secoli dopo Cristo dovrà diventare il Dio di Paolo e di Pietro, il Dio di tutti
i cristiani, il Dio misericordioso, padre di Cristo: vi rendete conto di che razza di assurdità
sia il dover accettare che testi così cinici, malefici e diabolici sarebbero stati “dettati da Dio” come afferma la CEI nelle prefazioni alle varie edizioni della Bibbia?
Capitolo 6 l’invasione della terra di Canaan e l’annuncio di una successiva carestia
Ma torniamo al nostro Abramo e riprendiamo il testo dal quale abbiamo dirottato per le necessarie considerazioni collaterali:
“Il Signore disse ad Abram: «Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò. Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò
grande il tuo nome e diventerai una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra».

E Abramo avrebbe “obbedito” a Dio come segue (Genesi, 12, 4):
“Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot. Abram aveva
settantacinque anni quando lasciò Carran. Abram dunque prese la moglie Sarai, e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che avevano acquistati in Carran e tutte le persone che lì si
erano procurate e si incamminarono verso il paese di Canaan. Arrivarono al paese di Canaan e Abram attraversò il paese fino alla località di Sichem, presso la Quercia di More. Nel
paese si trovavano allora i Cananei.

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Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
Tre particolari mi hanno colpito:
… e tutti i beni che avevano acquistati in Carran
… e tutte le persone che lì si erano procurate
… Nel paese si trovavano i Cananei.
Dal che si deduce che a Carran, grazie alla sua abilità commerciale, Abramo riuscì ad arricchirsi ed ottenne perfino di acquistare degli schiavi, “abitudine” che avevano gli ebrei dei
tempi di Abramo come dei tempi di Mosé.
Come si può considerare il “popolo eletto” un popolo che si organizza utilizzando degli
schiavi, tenendo conto di che cosa significa la vita da schiavo: la riduzione della persona
umana ad un animale, l’eliminazione della sua anima e della sua dignità di uomo, cioè di un
figlio di Dio esattamente come ogni ebreo? Che razza di Dio avevano che permettesse loro
di avere degli schiavi? In realtà gli ebrei avevano degli schiavi come la maggior parte delle
popolazioni che vivevano sulle sponde del Mediterraneo.
E, terzo elemento con cui si fotografa la situazione al momento in cui Abramo entra nella
terra di Canaan, “nel paese si trovavano i Cananei”.
L’ipocrisia di Mosé arriva al punto di usare per il testo una frase “neutra”: “si trovavano”.
O forse qualcuno ha usato un verbo molto “neutro” al momento della traduzione?
Se fosse stato onesto, Mosé avrebbe dovuto dire che la terra di Canaan era “abitata” o
meglio che “era di proprietà” dei Cananei mentre dire che “si trovavano” fa quasi pensare che fossero lì per caso di passaggio o in vacanza o per un week-end!
Abbiamo già letto come Dio istruisce gli uomini di Abramo e, alcuni secoli dopo, gli uomini di Giosuè e compagni circa il modo di trattare i Cananei: o accettano l’invasione degli
ebrei, l’imposizione della loro religione e del loro Dio o devono essere soppressi.
C’è una differenza in realtà: Abramo non riceve l’ordine di uccidere o sopprimere, mentre
Giosuè sì. Ma è una differenza fasulla ed obbligata.
Mi spiego meglio: il racconto viene scritto ai tempi di Mosé e successori che (vedi il Deuteronomio) di fatto si creano una “giustificazione” divina per poter impunemente sopprimere
i Cananei, mentre ai tempi di Abramo non era successo nulla di simile essendo i Cananei
sopravissuti all’invasione della gente di Abramo (Genesi 12,7 e segg.):
“Il Signore apparve ad Abram e gli disse: «Alla tua discendenza io darò questo paese». Allora Abram costruì in quel posto un altare al Signore che gli era apparso. Di là passò sulle
montagne a oriente di Betel e piantò la tenda, avendo Betel ad occidente e Ai ad oriente. Lì
costruì un altare al Signore e invocò il nome del Signore. Poi Abram levò la tenda per accamparsi nel Negheb

Strano che un Dio tanto “protettivo” di Abramo e della sua gente fosse tanto cinico e crudele con altri popoli, al punto da autorizzare gli ebrei a commettere tutte le atrocità immaginabili: omicidi, stupri, violenze ecc. Non può accadere che un dio in circa mille anni (tanti
ne trascorrono da Abramo a Mosé) cambi il proprio carattere al punto da diventare un Dio
di morte e di cattiveria inaudita.
Ma ancora più strano è che un Dio che “regala” ad Abramo un intero stato, non riesca ad
evitare ad Abramo e discendenti la triste esperienza di una forte carestia (Genesi 12, 10):.
“Venne una carestia nel paese e Abram scese in Egitto per soggiornarvi, perché la carestia
gravava sul paese”.

Capitolo 7 Abramo in Egitto

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Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
E qui inizia un nuovo capitolo della storia di Abramo che richiede un’attenta analisi dei fatti
che vengono raccontati nei “testi ritenuti sacri dalla religione della chiesa di Roma”.
Esaminiamo la situazione in Egitto al momento in cui Abramo decide di andarci in seguito
ad una carestia.
Sono passati circa sette/ottocento anni da quando è morto Cheope. E prima di lui la civiltà
egiziana ha alle spalle almeno un altro millennio di storia e di alta civiltà. Da pochi anni
Abramo si è insediato nella terra di Canaan con un’accozzaglia stracciona e superstiziosa
non ostante arrivi da Ur dove ha lasciato una civiltà di livello non indifferente.
Il confronto tra i due livelli di civiltà è impossibile ed evidenzia come Mosé, che mille anni
dopo cresce alla corte del faraone, preferisce tacere sul livello etnico, culturale, civile, storico dei suoi antenati, piuttosto che dire di loro tutta la verità:
E’ probabile che Terach dovette lasciare Ur perché non gradito dai suoi concittadini per
molti motivi, forse gli stessi per cui gli ebrei, con tutta la loro intelligenza e capacità imprenditoriale riescono sempre a rendersi antipatici e odiosi in ogni paese in cui si insediano.
Ma lasciamo perdere questi commenti che potrebbero essere considerati anche semplici e
malevole insinuazioni per occuparci di Abramo in Egitto (Genesi 12, 10-20):
“Venne una carestia nel paese e Abram scese in Egitto per soggiornarvi, perché la carestia
gravava sul paese. Ma, quando fu sul punto di entrare in Egitto, disse alla moglie Sarai:
«Vedi, io so che tu sei donna di aspetto avvenente. Quando gli Egiziani ti vedranno, penseranno: Costei è sua moglie, e mi uccideranno, mentre lasceranno te in vita. Di' dunque che
tu sei mia sorella, perché io sia trattato bene per causa tua e io viva per riguardo a te».
Appunto quando Abram arrivò in Egitto, gli Egiziani videro che la donna era molto avvenente. La osservarono gli ufficiali del faraone e ne fecero le lodi al faraone; così la donna fu
presa e condotta nella casa del faraone. Per riguardo a lei, egli trattò bene Abram, che ricevette greggi e armenti e asini, schiavi e schiave, asine e cammelli. Ma il Signore colpì il faraone e la sua casa con grandi piaghe, per il fatto di Sarai, moglie di Abram. Allora il faraone
convocò Abram e gli disse: «Che mi hai fatto? Perché non mi hai dichiarato che era tua moglie? Perché hai detto: È mia sorella, così che io me la sono presa in moglie? E ora eccoti tua
moglie: prendila e vattene!». Poi il faraone lo affidò ad alcuni uomini che lo accompagnarono fuori della frontiera insieme con la moglie e tutti i suoi averi.

Poche righe alla fine del capitolo 12 sono piene di significati e di fatti imprevedibili.
Abramo scese in Egitto per soggiornarvi: non possiamo far altro che accettare il racconto
così come ci viene inviato da Mosé (o dal suo scriba personale).
Ciò significa che Abramo si trasferì con tutta la sua gente perché per soggiornare dobbiamo
intendere un periodo piuttosto lungo. Poco dopo la descrizione della moglie “piuttosto avvenente” fa pensare che il suo trasferimento in Egitto sia avvenuto poco tempo dopo essere
giunto da Carran nella terra che Dio gli avrebbe promesso.
E già incominciamo a considerare uno strano Dio che promette una terra che può offrire solo una miserevole carestia (mentre a Ur prima, a Carran dopo ed ora in Egitto stanno bene e
si riempiono la pancia. In Egitto in particolare sebbene ci vivano alcune centinaia di migliaia di abitanti da sfamare, schiavi compresi si riesce a mangiare e a sopravvivere): è un
dio taccagno o con pochi mezzi a disposizione? O forse più probabilmente è sempre la stessa figura inventata da Mosé?
Che Dio può essere? Forse vale il principio tanto millantato che Dio fa così apposta per
provare gli uomini e temprarli? Ma non ditemi altre sciocchezze!
Di fatto Abramo entra in Egitto. E si conquista subito l’attenzione positiva dei militari (gli
ufficiali del faraone) che erano molto attenti a chi entrava ne loro territori, dovendo temere
invasioni dal nord da popoli ben più pericolosi, numerosi ed agguerriti.
Come fece Abramo ad accattivarsi la benevolenza del faraone? Forse con doni? Non credo,
perché proveniva da un paese in piena carestia. Forse aveva un curriculum come manager

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Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
talmente interessante da promettere chissà quali miracoli al faraone? Forse riuscì a convincerlo di essere in possesso di chissà quali poteri?
L’autore non fa alcun cenno su questo argomento. Piuttosto è da rileggere attentamente in
che cosa consiste l’iniziativa di Abramo e quali fossero i suoi veri scopi.
Ma, quando fu sul punto di entrare in Egitto, disse alla moglie Sarai: «Vedi, io so che tu sei
donna di aspetto avvenente. Quando gli Egiziani ti vedranno, penseranno: Costei è sua moglie, e mi uccideranno, mentre lasceranno te in vita. Di' dunque che tu sei mia sorella, perché io sia trattato bene per causa tua e io viva per riguardo a te».

Voi potete dedurre quello che volete. Io interpreto così: perché Abramo non ha lasciato Sara a casa con le poche provviste rimaste?
Perché non poteva nascondere la bellezza “fulminante” di sua moglie anziché temere che il
faraone venisse a sapere che Sara era un gran gnocca? Ma come poteva essere attraente se
era ormai in età avanzata, tanto che aveva dovuto dimostrare al marito che era sterile?
Perché Abramo era un puttaniere, furbo e magnaccia.
O forse era sua moglie la furbetta della famiglia? Conoscendo le abitudini di allora riservate
alle donne nelle famiglie viene da pensare che sia più valida la prima ipotesi.
Altrimenti come Abramo riuscì a ricevere in regalo dal faraone:
“greggi e armenti e asini, schiavi e schiave, asine e cammelli”?

E tutto evidentemente in un tempo relativamente breve! Era forse riuscito a fare delle magie? No; semplicemente aveva offerto la propria moglie al Faraone, comportandosi come
un magnaccia e costringendo la moglie a fare la figura di una sorella prostituta.
E’ giusto quello che fa? Ammesso e non concesso che sia una scelta furba, non è un gesto
immorale? E Dio che gli ha promesso la terra questa volta non interviene? Non è lo stesso
Dio che, adirato con il mondo intero, lo ha distrutto con un diluvio universale qualche generazione prima e ora gli permette un gesto così subdolo che tradisce l’eventuale amicizia sorta tra Abramo e il Faraone?
Abramo per me è colpevole di avviamento alla prostituzione della moglie e traditore
dell’amicizia che il Faraone gli ha concesso.
E il Faraone, quando scopre la verità si incazza e di brutto. Ad Abramo va di culo perché se
io fossi stato il Faraone avrei ridotto Abramo in schiavitù e la moglie a disposizione per le
mie notti insonni (se è vero che era avvenente!).
Invece il Faraone si limita ad agire come segue:
Ma il Signore colpì il faraone e la sua casa con grandi piaghe, per il fatto di Sarai, moglie di
Abram. Allora il faraone convocò Abram e gli disse: «Che mi hai fatto? Perché non mi hai
dichiarato che era tua moglie? Perché hai detto: È mia sorella, così che io me la sono presa
in moglie? E ora eccoti tua moglie: prendila e vattene!». Poi il faraone lo affidò ad alcuni
uomini che lo accompagnarono fuori della frontiera insieme con la moglie e tutti i suoi averi.

E qui ci casca l’asino: fino ad ora non ne ho parlato perché volevo ottenere l’effetto meraviglia da parte del lettore.
Per forza che il Faraone scopre la tresca: perché Dio decide di punirlo per “il fatto di Sarai”! E, secondo Mosé, Dio colpisce il Faraone e la sua casa con grandi piaghe!
O Sarai era contagiosa e portava con sé lebbra o sifilide o già l’Aids o il Dio di Abramo in
quell’occasione si era bevuto il cervello: quello da punire era Abramo, mentre il Faraone
era stato solamente ingenuo e si era fatto fregare dall’ebreo Abramo.
Il faraone è sinceramente meravigliato:
“Che mi hai fatto? Perché non mi hai dichiarato che era tua moglie?

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Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
Perché hai detto: È mia sorella, così che io me la sono presa in moglie?”

Abramo viene espulso e portato alla frontiera dai soldati insieme alla moglie e a tutti i suoi
averi. Gli è andata fin troppo bene: giunto in Egitto come uno straccione e morto di fame ,
se ne torna a casa ricco e la moglie…..ma qui nascono alcuni dubbi che dovremo al più presto dipanare.
Capitolo 8 Abramo torna nella terra dei Cananei
Dalla Genesi, cap. 13, 1 e seg. :
“Dall'Egitto Abram ritornò nel Negheb con la moglie e tutti i suoi averi; Lot era con lui.
Abram era molto ricco in bestiame, argento e oro.

Poche parole ma molto importanti: “Con la moglie e tutti i suoi averi” e “Lot era con lui.”
E’ ovvio che ritornò a casa con la moglie: il faraone l’aveva ripudiata! Ma il fatto che qui
viene esplicitamente detto che tornò alla sua terra con lei fa pensare che Abramo avrebbe
potuto ripudiarla. E perché? Se era stato lui stesso ad avviarla alla prostituzione, sia pure
con un Faraone!
Forse il motivo era ben diverso. E questo fa ricordare un episodio di molti secoli dopo,
quando Giuseppe voleva rifiutare di prendere come moglie Maria la futura madre di Gesù: e
forse per lo stesso sospetto?
Qui ci troviamo in una situazione molto complessa: quando si racconta una storia antica e il
ricordo non è lucido può anche succedere che la sequenza temporale dei fatti venga modificata o involontariamente o proprio con un intento preciso.
Mi spiego meglio: e se Sara fosse rimasta incinta per opera del faraone? Questo fatto spiegherebbe tante cose accadute dopo.
Oppure poteva essere successo che la “sterile”, grazie al cambiamento d’aria arrivando in
Egitto, o per aver conosciuto a corte dalle “pie donne egiziane” delle tecniche nuove per
riuscire a rimanere incinte4, fosse rimasta incinta proprio per opera di suo marito Abramo.
Ma Abramo, che ormai, sapendola sterile, andava “a ruota libera”, non poteva sospettare di
averla messa incinta.
Morale: Sara probabilmente era ripartita dall’Egitto incinta o per opera del Faraone e per
opera di suo marito.
E Abramo non era certo impotente perché, come vedremo più avanti, mette incinta la schiava ed ha come figlio un bel bimbo colorato di nome Ismaele.
Ma per Mosé un eventuale verificarsi degli eventi nel modo più naturale non gli va bene:
deve giustificare perché gli è stata tramandata la storia che ad un certo punto Abramo vuole
ammazzare il figlio di Sara: Isacco. Perché ucciderlo? Pensateci sopra un po’!
E come può raccontarla ai posteri senza far fare a Dio una figuraccia da cioccolataio? Basta
invertire i tempi in cui accadono i fatti ed il gioco riesce.
Ma vediamo con calma cosa potrebbe essere accaduto: il Faraone si porta a letto Sara che o
per ignoranza o perché affascinata dall’idea di essere scopata dal Faraone (sì, proprio “scopata”, è inutile che arricciate il naso e preferiate frasi più eufemistiche e ipocritamente delicate, “scopare” in questo caso ”c’azzecca bene”).
Forse Sara per paura non ha il coraggio di dirlo al marito oppure lo dice al marito che approva le corna che gli stanno per crescere in testa. Ma non fanno in tempo a spuntare perché
il faraone non sa che farsene di una donna incinta.

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E’ noto e documentato da studi moderni che le donne in Egitto conoscevano particolari tecniche sia per rimanere gravide
sia per raggiungere più facilmente l’orgasmo, tecniche conosciute da secoli anche in India.

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Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
Secondo me è assolutamente irrilevante per il faraone scoprire che si tratta della moglie di
Abramo (con il quale ha nel frattempo intrapreso molti affari economici, altrimenti non si
spiegherebbe questa strana e rapida amicizia solo perché Abramo arrivava dalle terre di Palestina). E lo dimostra il fatto che scoparsi le mogli degli amici o collaboratori nell’antico
testamento è di moda: vedere l’esempio di quel puttaniere di Davide con Betsabea (che per
liberarsi del marito concorrente lo manda a morire in guerra!).
Mosé non trova di meglio che tenere nascosta la maternità di Sara fino a che ….ma torniamo alla storia come è raccontata nella Genesi, anche perché, secondo il narratore non si capisce bene quanto tempo trascorre dal momento della cacciata dall’Egitto al momento in cui
iniziano ben due gravidanze (Genesi 13, 1-4).
“Dall'Egitto Abram ritornò nel Negheb con la moglie e tutti i suoi averi; Lot era con lui.
Abram era molto ricco in bestiame, argento e oro. Poi di accampamento in accampamento
egli dal Negheb si portò fino a Betel, fino al luogo dove era stata già prima la sua tenda, tra
Betel e Ai, al luogo dell'altare, che aveva là costruito prima: lì Abram invocò il nome del Signore”.

(Genesi 13, 14-17):
“Allora il Signore disse ad Abram, dopo che Lot si era separato da lui: «Alza gli occhi e dal
luogo dove tu stai; spingi lo sguardo verso il settentrione e il mezzogiorno, verso l'oriente e
l'occidente. Tutto il paese che tu vedi, io lo darò a te e alla tua discendenza per sempre.
Renderò la tua discendenza come la polvere della terra: se uno può contare la polvere della
terra, potrà contare anche i tuoi discendenti. Alzati, percorri il paese in lungo e in largo,
perché io lo darò a te»

Lo scrivano che ha stilato questi paragrafi deve aver avuto lo stesso problema mio e quindi
si è ripetuto ed ha fatto parlare per la seconda volta il presunto Dio che promette la terra ad
Abramo: c’era bisogno di questa riconferma ad Abramo da parte di Dio al suo rientro
dall’Egitto?
Forse sì: anche se era passato poco tempo, la terra era pur sempre rimasta di proprietà dei
Cananei, i veri proprietari che forse nel frattempo avevano ripreso le loro terre.
In realtà è Giosuè (o suoi successori) che porta indietro di mille anni i problemi che aveva
in corso d’opera mentre cercava di conquistarsi monti e vallate, applicando le istruzioni che
lui stesso aveva messo in bocca a Dio:
“e allora metti a fil di spada tutti i maschi; ma le donne, i bambini e il bestiame e tutto ciò
che sarà nella città, tutto quanto il bottino, portalo via con te e goditi del bottino dei tuoi
nemici”.

Ma entriamo nei particolari: molto ricco in bestiame, argento e oro! Come aveva accumulato tanta ricchezza? Forse solo cedendo la moglie al Faraone? Eppure era partito dalla terra
di Canaan a causa di una carestia. Queste continue contraddizioni confermano che Mosé (o
chi per lui) si era incasinato nel racconto che aveva come unico scopo quello di inventare
una verità storica di discendenza di generazioni che dall’eternità avrebbero abitato la terra
dei Cananei e che ai tempi di Mosé (ed ai giorni nostri) si chiama Palestina.
E per meglio delineare e descrivere le genealogie delle famiglie, descrive come Abramo avrebbe diviso con il nipote Lot le terre abusivamente occupate (Genesi 13, 5 e segg.):
“Ma anche Lot, che andava con Abram, aveva greggi e armenti e tende. Il territorio non
consentiva che abitassero insieme, perché avevano beni troppo grandi e non potevano abitare insieme. Per questo sorse una lite tra i mandriani di Abram e i mandriani di Lot, mentre i
Cananei e i Perizziti abitavano allora nel paese. Abram disse a Lot: «Non vi sia discordia tra
me e te, tra i miei mandriani e i tuoi, perché noi siamo fratelli. Non sta forse davanti a te tut-

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Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
to il paese? Separati da me. Se tu vai a sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò
a sinistra».

Notare il particolare: Il territorio non consentiva che abitassero insieme, perché avevano beni troppo grandi. Secondo Mosé (o chi per esso) mille anni prima ci furono le ovvie
litigate tra parenti per questioni di interessi materiali (alla faccia dell’ispirazione divina!)
E meno male che Abramo, uomo saggio, sa dividere le proprietà in maniera equa e civile in
modo da accontentare Lot. Ma come la mettiamo con la frase: mentre i Cananei e i Perizziti abitavano allora nel paese?
Ai Cananei, titolari delle loro terre ora si aggiungono, anche se solo come informazione,
anche i Perizziti. Come mai i due gruppi etnici esistenti sul territorio prima dell’invasione
di Abramo coesistevano pacificamente (altrimenti il narratore ce ne avrebbe certamente data la dovuta informazione)?
Invece, come si affacciano alla frontiera Abramo e parenti vari ecco che nascono le discussioni e non solo tra i parenti stessi ma anche con gli abitanti originari, tant’è che mille anni
dopo sarà di nuovo discussione e guerra (e duemila anni dopo Cristo siamo sempre allo
stesso punto di partenza tra palestinesi ed ebrei!).
Ma l’occasione per dare a Dio la parola della promessa non è un premio per Abramo ma la
punizione per altre genti:
“Abram si stabilì nel paese di Canaan e Lot si stabilì nelle città della valle e piantò le tende
vicino a Sodoma. Ora gli uomini di Sodoma erano perversi e peccavano molto contro il Signore. Allora il Signore disse ad Abram, dopo che Lot si era separato da lui: «Alza gli occhi
e dal luogo dove tu stai spingi lo sguardo verso il settentrione e il mezzogiorno, verso l'oriente e l'occidente … ecc.”
Ecco: il peccato di Sodoma è l’occasione che farebbe muovere Dio per la donazione delle
terre ad Abramo? E’ chiara l’artificiosità di chi ha scritto ed “inventato” questo passaggio.
Come si possono collegare i problemi degli abitanti di Sodoma con una promessa (meglio
“presunta” promessa) di Dio?
Dopo una lunga digressione sulle guerre tra popoli della zona per poter spiegare l’azione
fulminea con trecento e diciotto uomini per liberare il nipote Lot, fatto prigioniero perché
alleato con una delle parti, ecco al capitolo 15 la promessa del figlio futuro.
Ma prima viene raccontata in poche parole la storia di Melchisedek, “re di Salem e sacerdote del Dio altissimo”. Abramo, dopo essersi sentito lodare da questo re gli dona la”decima
di tutto”.
E così nasce per gli ebrei l’obbligo perenne di dare la “decima” di tutto ai sacerdoti per tutte
le generazioni future, tradizione immediatamente e furbescamente recepita anche nella religione di Roma sia nelle parole della consacrazione dei sacerdoti (Tu es in aeternum sacerdos secundum ordinem Melchisedek), sia nel pretendere la “decima” da parte dei lavoratori
dei campi, degli allevatori di bestie o di ogni altro tipo di lavoro (in Italia sono fortunati
quelli che ancora ritengono giusto foraggiare i preti perché sono obbligati “solo” all’otto
per mille).
Pensate: è stato sufficiente per il “sacerdote del Dio altissimo” leccare il c… ad Abramo per
ottenere un futuro assicurato quanto a rifornimenti alimentari e non.
Ma veniamo alla promessa del figlio ed esaminiamo non tanto i fatti, quanto i tempi.
Quando Abramo parte da Carran ha settantacinque anni (Genesi, 12, 4):
“Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot. Abram aveva
settantacinque anni quando lasciò Carran”

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Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
Mentre al capitolo 16, 15 il testo dice:
“Agar partorì ad Abram un figlio e Abram chiamò Ismaele il figlio che Agar gli aveva partorito. Abram aveva ottantasei anni quando Agar gli partorì”

Mentre poco prima (Genesi, 16,3) il testo dice:
“Così, al termine di dieci anni da quando Abram abitava nel paese di Canaan, Sarai, moglie
di Abram, prese Agar l'egiziana, sua schiava e la diede in moglie ad Abram, suo marito.

E dal capitolo 11 sempre della Genesi apprendiamo (Gen. 11, 26 e 32):
Terach aveva settant'anni quando generò Abram, Nacor e Aran
L'età della vita di Terach fu di duecentocinque anni; Terach morì in Carran.

Se i dati fossero veri, Abramo avrebbe avuto 135 anni quando morì il padre e decise di ripartire per raggiungere la terra di Canaan, Ma poco fa abbiamo letto che aveva settantacinque anni quando arrivò nella terra di Canaan.
Dal che si deduce che il calcolo dei tempi è completamente sbagliato e chi ha scritto la Genesi ha commesso l’ingenuità di non verificare un errore che sarebbe irrilevante se non servisse a noi per dimostrare un fatto molto importante: i tempi in cui accadono i vari fatti sono alterati per poter sostenere alcune tesi che invece si dimostrano sbagliate.
Facciamo un breve excursus temporale: Abramo ha settantacinque anni quando lascia Carran. Quanto tempo passa mentre andiamo al primo insediamento nella terra di Canaan e poi
all’anno della carestia e al successivo trasferimento in Egitto?
E quanto dura la permanenza presso il Faraone? Non deve essere durata certo pochi mesi
per lasciare un “segno storico” nel racconto.
Si aggiunge il tempo del ritorno nelle terre di Canaan (di accampamento in accampamento
furono le varie tappe come dice il testo, quindi per periodi variamente lunghi)5.
Seguono le “lotte tra i mandriani di Abram e di Lot”, e le trattative di come dividersi le terre per non litigare.
E, come se non bastasse, abbiamo le guerre in seguito alle “Invasioni dei re di Oriente”, alla
successiva cattura di Lot ed alla liberazione da parte di Abramo con una missione sia pure
fulminea (evidentemente gli ebrei sono particolarmente portati a questo tipo di missioni rapide e notevolmente efficienti).
La guerra che Abramo vince dura un tot (non credo ventiquattro ore!) ed al ritorno il nostro
eroe viene lodato da parte di Melchisedek che così si accaparra le decime.
Segue poi la vicenda con il re di Sodoma di cui rifiuta i regali dei beni conquistati, e finalmente arriva la promessa di un figlio da parte di Dio e la decisione quanto meno strana della moglie Sara di dare Agar, la schiava, in moglie al proprio marito perché “forse da lei potrò avere figli”.
Dopo tutti questi lunghi e complicati fatti, Abramo ha “solo” ottantasei anni. Sarebbero trascorsi solo undici anni per tutto quello che qui abbiamo riassunto solo come intestazioni di
capitoli di vicende molto lunghe e laboriose?
E’ chiaro che i narratori antichi avevano una concezione del tempo tanto elastica da anticipare e posticipare fatti e vicende a seconda di come gli faceva comodo.
E questo ci permette di tornare a quanto avevamo già anticipato: Sara è furba e nasconde al
marito la sua “imprevista” ed “imprevedibile” maternità (il cui autore maschile è chiaramente più probabile il faraone con buona pace delle corna più o meno accettate – almeno
5

Viene spontaneo confrontare la “pseudo-brevità” di questo viaggio con i 40 anni trascorsi
nel deserto da Mosé. E aggiungo: ma come riuscì Mosé a sfamare non tanto la popolazione,
quanto tutti gli animali che si portava dietro (migliaia di capi tra pecore, capre ed affini):

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Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
per il momento - da parte di Abramo). Del resto che motivo avrebbe Sara di invitare Abramo all’età di ottantasei anni a fare un figlio con una schiava quando poteva pensarci molto
prima per poi trovare una scusa molto stupida per allontanarla? Io credo che tutta questa
manovra servì per distrarre Abramo dalla incipiente maternità di Sara che da un momento
all’altro avrebbe dovuto rivelare che non era per niente sterile.
Certo, se si potesse fare un’analisi del DNA del Faraone e di quello di Abramo, avremmo
una certezza che toglierebbe ogni dubbio.
E sarebbe abbastanza ridicolo (o deprimente) scoprire che il figlio di Abramo e i suoi discendenti (cioè tutti gli ebrei) potrebbero essere stati generati da un “non ebreo” per giunta
“egiziano” e “faraone”.
Qualcuno potrebbe pensare che l’autore della Genesi si sia inventato una figura come Abramo ma si sbaglierebbe di grosso: Abramo non è una copia clonata di Mosé e riportata
indietro mille anni prima. Abramo esiste concretamente e i dettagli ed i particolari del racconto della sua vita e delle sue vicende ne dimostrerebbero la veridica esistenza.
Però lascia perplessa la ripetizione della promessa di Dio, prima generica (Genesi, 12, 1 e
segg.), poi specifica (Genesi 13, 14-17):
“Allora il Signore disse ad Abram, dopo che Lot si era separato da lui: «Alza gli occhi e dal
luogo dove tu stai spingi lo sguardo verso il settentrione e il mezzogiorno, verso l'oriente e
l'occidente. Tutto il paese che tu vedi, io lo darò a te e alla tua discendenza per sempre.
Renderò la tua discendenza come la polvere della terra: se uno può contare la polvere della
terra, potrà contare anche i tuoi discendenti.

Ed infine al capitolo 15 (da 1 e seg.) molto precisa:
“Dopo tali fatti, questa parola del Signore fu rivolta ad Abram in visione: «Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande». Rispose Abram: «Mio Signore Dio, che mi darai? Io me ne vado senza figli e l'erede della mia casa è Eliezer di Damasco». Soggiunse Abram: «Ecco a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà
mio erede». Ed ecco gli fu rivolta questa parola dal Signore: «Non costui sarà il tuo erede,
ma uno nato da te sarà il tuo erede». Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e
conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza».

Capitolo 9: la “terra promessa” e i tempi effettivi di proprietà ebraica sul totale della
storia.
Riprendo i calcoli dal mio “datario storico”6 che evidenzia bene i tempi storici relativi
all’occupazione ed al possesso da parte degli ebrei della Palestina, cioè la terra di Canaan,
la “cosiddetta terra promessa”.
Primo periodo: Abramo visse 175 anni (Genesi 25,7):
La durata della vita di Abramo fu di centosettantacinque anni.

Dobbiamo togliere i settantacinque anni che Abramo trascorse prima di entrare nella “terra
promessa”. E dobbiamo ancora togliere il periodo di tempo in Egitto (dai cinque ai dieci
anni? Forse). Seguono le generazioni di Isacco, i suoi figli Esaù e Giacobbe che potranno
aggiungere ai 95 anni netti di Abramo un massimo di altri cento anni (forse anche molto
meno).
Giacobbe, chiamato in Egitto dal figlio Giuseppe venduto dai fratelli, interrompe la proprietà e il possesso, l’occupazione e la titolarità del territorio della Palestina per circa quattro
6

Vedi sul sito “www.cristotranoi.it il mio commento generale all’antico testamento ed in particolare al libro
della Genesi, nel capitolo che elenca le date storiche a nostra disposizione dalla Genesi all’arrivo di Gesù.

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Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
secoli, fino a Mosé ed alla sua fuga dall’Egitto. E siamo giunti intorno al 1200 circa. E a
questa data gli ebrei sono rimasti proprietari della Palestina per un massimo di 195 anni circa. Sappiamo che Mosé non mette piede nella “terra promessa”; quindi i conti proseguono
direttamente con Giosuè e con i suoi discendenti.
E precisamente altri 70 anni con cui si arriva a Davide (970 a. C., e con Salomone fino al
926 a. C.). raggiungiamo perciò anni 265.
A questi aggiungiamo il periodo che arriva fino alla deportazione (anno 586) e abbiamo un
totale di 340 anni da aggiungere al periodo precedente: arriviamo perciò ad anni 605.
Il rientro dalla deportazione è datato intorno al 537 (quando Ciro il Grande concede l’editto
agli ebrei deportati in Babilonia per il loro libero rientro in Palestina).
Da quell’anno si possono contare altri cinque secoli circa di vita degli ebrei in Palestina
prima della nascita di Gesù ma con altre vicissitudini, guerre e dominazioni da parte di altri
popoli.
E siamo ad un totale di circa 1142 anni prima dell’arrivo del Messia e dell’inizio dell’era
cristiana.
Da questo primo calcolo (piuttosto generoso nei loro confronti) non mi sembra che gli ebrei
possano vantarsi di essere stati i titolari della Palestina per un tempo superiore al 50% del
periodo storico di riferimento, partendo da dove vogliamo o da Adamo o da Abramo.
E, bontà nostra, se abbiamo incluso nel periodo di possesso da parte degli ebrei anche quelle decine di anni in cui gli ebrei rimasero, è vero, nelle loro terre ma dovettero continuamente combattere con i vicini per buttarli prepotentemente fuori dai loro territori, in nome
di un dio chiaramente di parte che li incitava ad ogni genere di violenza contro i popoli confinanti o che avevano l’unico torto di vivere nelle terre che gli ebrei volevano prendersi avanzando una proprietà che non avevano né potevano pretendere come propria.
Tuttavia dobbiamo anche aggiungere a questo capitolo una considerazione sul calendario
ebraico.
Siamo nell’anno “domini” 2006 che per gli ebrei è l’anno 5767 a partire dallo scorso “nostro” 23 settembre (primo giorno dell’anno ebraico).
Andando a ritroso, 2006 anni fa gli ebrei si consideravano quindi nel loro anno 3761. Allora
i conti vanno corretti: gli ebrei hanno occupato (e abusivamente!!) la terra di Canaan, la cosiddetta terra promessa ad Abramo, solamente per un periodo pari a poco più del 30%
dell’intera loro storia che va da Abramo a Gesù.
Se poi vogliamo aggiungere il periodo antecedente Abramo, risalendo via via fino a Noé ed
anche più indietro, allora il periodo in cui gli ebrei occuparono la “terra promessa” fino
all’arrivo del Messia, si riduce ad una percentuale proprio misera. Tanto misera che le pretese ebraiche sui territori appaiono chiaramente ingiustificate, ridicole e meschine.
Capitolo 10: La circoncisione
Col capitolo 17 si ha l’impressione che il narratore abbia l’ossessione delle promesse di Dio. In realtà è l’ossessione di Mosé e dei suoi successori che riempiono il libro della Genesi
di ripetizioni quasi sempre uguali della cosiddetta “promessa” da parte di Dio ad Abramo.
E questa insistenza (vi risparmio i testi, potete consultare voi in prima persona i vari passi
cui mi riferisco dal capitolo 16 in poi) prelude all’episodio più sconcertante dell’antico testamento per la sua vigliaccheria, il suo cinismo, l’incredulità che provoca in chi legge il
racconto a meno che non riesca a leggere tra le righe quali sono le vere cause di un gesto
così assurdo ed inverosimile.

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Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
Mi riferisco al tentativo di infanticidio da parte di Abramo nei confronti di Isacco. Ma prima dobbiamo leggere attentamente in che modo e a quali condizioni Dio avrebbe concluso
la “alleanza” con gli uomini attraverso il taglio del prepuzio (la circoncisione).
Questa novità ha talmente dell’incredibile che merita la citazione dei testi in maniera integrale (Genesi 17, 9 e segg.):
“Disse Dio ad Abramo: «Da parte tua devi osservare la mia alleanza, tu e la tua discendenza
dopo di te di generazione in generazione. Questa è la mia alleanza che dovete osservare, alleanza tra me e voi e la tua discendenza dopo di te: sia circonciso tra di voi ogni maschio. Vi
lascerete circoncidere la carne del vostro membro e ciò sarà il segno dell'alleanza tra me e
voi. Quando avrà otto giorni, sarà circonciso tra di voi ogni maschio di generazione in generazione, tanto quello nato in casa come quello comperato con denaro da qualunque straniero che non sia della tua stirpe. Deve essere circonciso chi è nato in casa e chi viene comperato con denaro; così la mia alleanza sussisterà nella vostra carne come alleanza perenne. Il
maschio non circonciso, di cui cioè non sarà stata circoncisa la carne del membro, sia eliminato dal suo popolo: ha violato la mia alleanza».

Qui è necessario fare almeno un elenco ordinato dei vari problemi che sorgono, seri o faceti: l’alleanza rinnovata tra Dio e il “suo” popolo, l’ordine di tagliarsi il prepuzio, l’obbligo
per ogni ebreo presente e futuro della circoncisione, l’atto della circoncisione, riservato solo
ai maschi, ovviamente, come se fosse un sacramento che, se non rispettato, si beccherà la
seguente punizione (Genesi 17, 14):
“Il maschio non circonciso, di cui cioè non sarà stata circoncisa la carne del membro, sia eliminato dal suo popolo: ha violato la mia alleanza”.

Gli autori (ora passiamo ad un ipotetico plurale per nascondere la loro vergogna) mettono in
bocca a Dio quest’idiozia (che non è né la prima né l’ultima dell’antico testamento): Dio
avrebbe costretto un’intera popolazione alla circoncisone, un atto cruento, fisicamente inutile, rischioso per i molti casi di infezione che si verificavano spesso.
Io capisco se Dio avesse chiesto una sacrificio di animali o di offerte di beni della terra, o
un rito incruento basato su atti di per sé innocui per la salute delle persone, ma proprio la
circoncisione eletta a simbolo, se vogliamo essere volgari, di “un’alleanza del cazzo”
nel senso letterale della parola!
E le regole che devono essere rispettate sono particolarmente severe (e degne della migliore
superstizione ritualistica):
“La milà deve essere compiuta all’ottavo giorno dalla nascita durante le ore diurne: se per
errore la circoncisione è stata effettuata prima dell’ottavo giorno o durante la notte, non è
valida e si deve procedere a stillare una goccia di sangue a guarigione avvenuta (hatafàt
dam brit). Sul piano del conteggio si considera il giorno della nascita già come primo giorno,
sì che di fatto la milà avviene lo stesso giorno settimanale della nascita nella settimana successiva. La milà consiste nel compimento di tre atti, normalmente distinti: milà propriamente detta, che consiste nella recisione del prepuzio, cioè della pelle che ricopre il glande; peri’à, rivoltamento della mucosa sottostante; metzitzà, succhiamento del sangue della
ferita.

Ma leggete quello che segue come spiegazione dell’origine della circoncisione:
La tradizione spiega la scelta dell’organo genitale come sede della circoncisione con il fatto
che, in concomitanza con il precetto della milà, Dio aveva comandato ad Abramo di essere
integro (Genesi 17,1) e il prepuzio maschile è l’unica parte del corpo che può essere rimossa
senza procurare mutilazione. Ciò ci insegna implicitamente che soltanto dopo la milà l’uomo
può dirsi davvero integro! Un’altra spiegazione riconduce la milà alla volontà di moderare
gli appetiti sessuali.

Mi sono chiesto se altri popoli dell’epoca di Abramo, ed in particolare gli Egiziani eseguis-

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Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
sero la circoncisione come un rito o come misura chirurgica per ragioni igieniche. Sembra
che la circoncisione presso gli Egiziani fosse eseguita come misura igienica profilattica per
consentire una buona igiene. Questo ne spiegherebbe la descrizione nel papiro di Ebers il
quale infatti è in realtà un trattato strettamente di chirurgia e non di religione. In realtà però
non sembra che la pratica fosse del tutto priva di implicazioni ritualistiche tanto che in un
primo periodo sembra fosse riservata solo ai sacerdoti, ai nobili e, ovviamente, ai maschi
della casa reale.
Abbiamo precise documentazioni che ci permettono di affermare che il rito della circoncisione Abramo se lo è portato come eredità, tra le tante cose, dalla sua permanenza in Egitto.
Se dopo mille anni qualcuno ha voluto “inventarsi” la volontà di Dio alla base di uno dei
tanti patti con i discendenti di Abramo (e soprattutto di Mosé) la cosa ci riguarda ben poco,
salvo aver trovato un’altra prova delle “invenzioni religiose” di un Dio al quale vengono
appioppate tante sciocchezze, alla faccia del rispetto religioso nei suoi confronti.
E poco dopo Dio annuncia ad Abramo che presto diventerà papà di un dolce virgulto e il
bello è che preannuncia anche il nome del nascituro (Genesi. 17,19):
“E Dio disse: «No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e lo chiamerai Isacco. Io stabilirò
la mia alleanza con lui come alleanza perenne, per essere il Dio suo e della sua discendenza
dopo di lui.7

Questo mette un tale entusiasmo verso Dio che Abramo si precipita a circoncidere tutti i
maschi del “casato”, compreso Ismaele, per il quale Mosé mette in bocca a Dio parole che
nel futuro di allora (oggi il presente) autorizza gli arabi a pretendere diritti religiosi e relativi precedenti ed ascendenti storici almeno pari a quelli pretesi dagli ebrei (Genesi, 17, 20):
“Anche riguardo a Ismaele io ti ho esaudito: ecco, io lo benedico e lo renderò fecondo e molto, molto numeroso: dodici principi egli genererà e di lui farò una grande nazione. Ma stabilirò la mia alleanza con Isacco, che Sara ti partorirà a questa data l'anno venturo». Dio terminò così di parlare.

A questo punto la precisazione sui tempi della effettiva circoncisione di Abramo e dei discendenti crea ancora molta confusione perché il testo riporta che Abramo si sarebbe circonciso a 99 anni e Ismaele a tredici, il che pone Ismaele nato con notevole anticipo rispetto
a Isacco. Ancora una volta il voler fare precisazioni sui tempi e sull’età dei personaggi provoca errori su errori da parte dell’autore.
L’arrivo degli angeli per la conferma a Sara che diventerà madre rovina la purezza del racconto dell’annunciazione alla Madonna alcuni secoli dopo.
E il brano successivo trasforma in modo definitivo il Dio del popolo eletto in un pupazzo
manovrato dagli autori (Genesi 18, 17):
“Il Signore diceva: «Devo io tener nascosto ad Abramo quello che sto per fare, mentre Abramo dovrà diventare una nazione grande e potente e in lui si diranno benedette tutte le
nazioni della terra? Infatti io l'ho scelto, perché egli obblighi i suoi figli e la sua famiglia dopo di lui ad osservare la via del Signore e ad agire con giustizia e diritto, perché il Signore
realizzi per Abramo quanto gli ha promesso». Disse allora il Signore: «Il grido contro Sodoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. Voglio scendere a vedere
se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!».

7

Scorrendo l’antico testamento vi accorgerete che il maschilismo imperversa dappertutto; nell’annuncio
delle nascite ad esempio sembra che allora nascessero solo figli maschi)

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Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
E gli autori si inventano tutto un dialogo tra Abramo e Dio, dove Abramo prova ad intercedere la misericordia di Dio per gli uomini di Sodoma e Gomorra cercando di commuovere
il Padreterno, patteggiando sulla quantità di uomini giusti superstiti e simili corbellerie.
Capitolo 11: la nascita di Isacco
Saltiamo volutamente la parte relativa alla distruzione di Sodoma e Gomorra, quella della
fuga di Lot, salvato da Abramo, quella della moglie trasformata in una statua di sale per aver disobbedito all’ordine del Signore ed alla fine il fatto che le due figlie di Lot fanno in
cesto per rimanere incinte e mantenere la discendenza di sangue8 per arrivare alla nascita di
Isacco.
Se dovessimo aprire il capitolo “Sodoma e Gomorra” dovremmo affrontare altri temi che
sfociano nella fantascienza pura o nelle supposizioni archeologiche che possono fare luce
su che cosa veramente sia accaduto.
Il fatto che la moglie di Lot solo per essersi voltata si trasforma in una statua di sale fa pensare a certe “ombre” su alcuni muri di Hiroshima, provocate dall’onda di calore dopo
l’esplosione della prima bomba atomica. Da qui quante ipotesi e quante illazioni!
Ma andremmo fuori dal tema che ci siamo proposti: la vera storia di Abramo.
Se dovessimo soffermarci a allargare il discorso su ogni passo oscuro della bibbia una vita
non basterebbe9.
Quello che non capisco è il capitolo 20 in cui si ripete la storiella della moglie passata per
sorella, questa volta con un altro re, Abimelech, presso il quale Abramo (che ha evidentemente il pallino dei trasferimenti continui, questa volta a Gerar, dove Isacco, divenuto adulto, si rifugerà in occasione di un’altra carestia) intraprende nuovi affari commerciali..
Che Abramo avesse delle brutte abitudini, ormai lo abbiamo capito, ma che fosse diventato
un magnaccia di professione, usando la moglie come la prostituta da lui protetta non mi va
giù.
E leggete cosa dice questa volta il re che restituisce ad Abramo la “moglie” Sara (Genesi
20, 9 e 14) :
“Poi Abimèlech chiamò Abramo e gli disse: «Che ci hai fatto? E che colpa ho commesso
contro di te, perché tu abbia esposto me e il mio regno ad un peccato tanto grande? Tu hai
fatto a mio riguardo azioni che non si fanno».
Allora Abimèlech prese greggi e armenti, schiavi e schiave, li diede ad Abramo e gli restituì
la moglie Sara. Inoltre Abimèlech disse: «Ecco davanti a te il mio territorio: va' ad abitare
dove ti piace!». A Sara disse: «Ecco, ho dato mille pezzi d'argento a tuo fratello: sarà per te
come un risarcimento di fronte a quanti sono con te. Così tu sei in tutto riabilitata».

E qui salta fuori non solo l’enormità del “risarcimento danni” da parte del re (doveva essere
un povero deficiente se non si era accorto della tresca organizzata da Abramo forse anche
coinvolgendo la moglie nell’ordire l’inganno per succhiare soldi) ma anche la possibilità
8

: “Vieni, facciamo bere del vino a nostro padre e poi corichiamoci con lui, così faremo sussistere una
discendenza da nostro padre». Quella notte fecero bere del vino al loro padre e la maggiore andò
a coricarsi con il padre; ma egli non se ne accorse, né quando essa si coricò, né quando essa si alzò.
All'indomani la maggiore disse alla più piccola: «Ecco, ieri io mi sono coricata con nostro padre:
facciamogli bere del vino anche questa notte e va' tu a coricarti con lui; così faremo sussistere una
discendenza da nostro padre».
9
Un esempio per tutti: quando Mosé incontra gli angeli sul Sinai che gli dicono di tener lontana la gente
altrimenti rischiano di morire, leggete con attenzione la descrizione dei rumori di fuoco e delle colonne
di fumo legate alla loro discesa: un’astronave, uno Shuttle? Hanno vesti argentee perché sono tute di volo?
Temono che la radioattività legata al loro mezzo possa contaminare la folla? Sono tutte illazioni ma hanno
un fondamento di verità: la stranezza dei dettagli qui riportati. E l’apparizione dei tre “profeti” a Gesù sul
monte Tabor? E’ forse uno scopiazzamento dei tre angeli di Lot o degli angeli di Mosé?

25

Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
che Sara fosse rimasta incinta. I tempi non consentirebbero una simile prospettiva ma
nemmeno il fatto che Sara, ormai vecchia, potesse essere particolarmente attraente per un
re, anche se piuttosto rincoglionito, almeno come appare dal racconto biblico.
E finalmente nasce Isacco, dopo tante peripezie, arriva l’erede promesso tante volte in tante
pagine della Genesi da Dio e dagli autori posteriori, contemporanei di Mosé.
Abbiamo già insinuato che la paternità potrebbe non essere attribuibile ad Abramo ma al
Faraone; ora nasce il sospetto che Isacco sia figlio del re Abimelech. Forse direte che io sono troppo maligno per pensare ad una così grave? Pensatelo pure, io non riesco a togliermelo dalla testa.
Dopo aver raccontato di nuovo che Sara, una volta assicurato un figlio ad Abramo, solleva
la cresta per cacciare Agar la schiava, finalmente arriviamo al capitolo 22 in cui Dio ordina
ad Abramo di offrirgli il figlio Isacco come offerta cruenta, uccidendolo (Genesi cap. 22 1 e
segg.):
“Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose:
«Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va' nel territorio di
Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò». Abramo si alzò di buon mattino, sellò l'asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l'olocausto e si
mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato.”

E da qui in poi sarò molto più duro di prima e la mia critica sarà estremamente severa. Ma
prima preferisco citare il testo completo di tutto il triste, assurdo e quasi incomprensibile
episodio ( Genesi 22, 4 e segg.):
Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo. Allora Abramo disse ai
suoi servi: «Fermatevi qui con l'asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi
ritorneremo da voi». Abramo prese la legna dell'olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese
in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutt'e due insieme. Isacco si rivolse al padre
Abramo e disse: «Padre mio!». Rispose: «Eccomi, figlio mio». Riprese: «Ecco qui il fuoco e
la legna, ma dov'è l'agnello per l'olocausto?». Abramo rispose: «Dio stesso provvederà l'agnello per l'olocausto, figlio mio!». Proseguirono tutt'e due insieme; così arrivarono al luogo
che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l'altare, collocò la legna, legò il figlio Isacco e
lo depose sull'altare, sopra la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!».
Rispose: «Eccomi!». L'angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio». Allora
Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò
a prendere l'ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio. Abramo chiamò quel luogo: «Il Signore provvede», perciò oggi si dice: «Sul monte il Signore provvede». Poi l'angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo
del Signore: perché tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio, io
ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle
città dei nemici. Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce». Poi Abramo tornò dai suoi servi; insieme si misero in
cammino verso Bersabea e Abramo abitò a Bersabea.

Non è facile commentare tutto l’accaduto, anche se, leggendo tra le righe, si scoprono alcuni difetti di narrazione che fanno dubitare che le cose siano andate proprio come vengono
raccontate.
Ad esempio:
“Fermatevi qui con l'asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi”.

Quel “poi torneremo da voi” potrebbe essere interpretato come un’affermazione volta ad
ingannare gli accompagnatori ma anche ad un lapsus calami ben preciso da parte del narra-

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Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
tore. Ma queste sono sottigliezze ridicole di fronte alla gravità degli eventi: Dio chiede ad
Abramo che gli uccida il figlio, offrendolo come “olocausto”10.
Anche se poi Dio cambia idea (o meglio non l’ha mai cambiata; sembra invece, credendo al
racconto, che abbia solo voluto vedere fino a che punto poteva arrivare l’obbedienza di Abramo), il solo fatto di ordinare ad un padre una simile assurdità fa del Dio degli ebrei uno
stupido egoista che di divino non ha assolutamente nulla o, meglio ha tutto di diabolico.
Se scorrete la bibbia, il libro che dovrebbe essere la voce di Dio, l’autentica voce del Cielo,
la voce che dovrebbe insegnarci qualcosa, troverete casi simili non frequenti ma comunque
spesso presenti. Vedi ad esempio il libro di Giobbe in cui Dio permette al diavolo di tentare
un povero disgraziato che, pur essendo uomo probo, è costretto a subire ogni sopruso da un
diavolo che, osate ascoltare la bestemmia degli autori, ha ottenuto il permesso proprio da
Dio di perseguitare con ogni soperchieria malefica Giobbe e tutto ciò solo per una scommessa che viene formulata ben due volte.
Ma che Dio è? E’ un fantoccio che gli autori pongono ad ogni inizio di storia per fregare i
lettori che, ossequienti peccatori, si chineranno ed adoreranno queste scemenze?
E torniamo all’episodio.
Altra considerazione: non viene riferita alcuna parola di Isacco che è ormai un ragazzo maturo e non è certo così cretino da non capire che sarà offerto a Dio. Chiede a suo padre:
“Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov'è l'agnello per l'olocausto?»

E il padre dove trova il coraggio di rispondergli così:
«Dio stesso provvederà l'agnello per l'olocausto, figlio mio!».

Cercate di immaginare quei momenti tragici: Che cosa sta provando Abramo nel suo cuore?
Come può accettare un comandamento così assurdo, non “anche se viene da Dio” ma “proprio perché viene da Dio”.
Come mai non si ribella al “suo Dio”?
Tutte domande inutili perché non è Abramo che sta raccontando ma un cinico Mosé che
mille anni dopo “inventa” anche questa storia tanto per far capire al suo popolo che a
Dio si deve obbedire a occhi chiusi, anche e soprattutto se Dio manda i suoi ordini attraverso il suo “ufficiale rappresentante in terra”. Capite dove va a parare Mosé? O Giosué? O
chi per loro? Ma la cosa più grave è che la chiesa di Roma recepisce molto volentieri questo
episodio dell’antico testamento perché è emblematico del principio di obbedienza assoluta
che si deve al rappresentante di Dio (o del Figlio di Dio) in terra, cioè al papa, specialmente
da quando si è inventato il concetto di infallibilità quando parla “ex-cathedra”.
E perché il ragazzo non reagisce e non si ribella, quanto meno spinto dall’istinto di conservazione che ad ogni uomo non manca in momenti così tragici? Possibile che non tenta di difendersi?
E’ tutto freddo e assurdo, non si descrivono emozioni di nessun genere, come è possibile
che Isacco non implori o non imprechi? Perfino dopo, negli anni seguenti mai una volta Isacco ricorda questo momento così tragico. Perché? Non è mai accaduto? Non ostante le
considerazioni esposte sopra non possiamo credere che gli autori si siano inventati tutto.
Qualcosa deve essere successo. Ma resta un mistero che apre la porta a tanti dubbi ed uno
10

A proposito della parola “olocausto” come ebbi a scrivere in altri miei saggi, la parola “olocausto” qui è ben
utilizzata perché Abramo offre intenzionalmente come ebreo un sacrificio a Dio. Il genocidio degli ebrei attuato
da Hitler non può essere chiamato “olocausto” mancando la volontà dell’ebreo che si offre come sacrificio.
A meno che non vogliamo sostituire all’ebreo che fa l’offerta il signor Hitler. Quindi orribile genocidio,
terribile distruzione di un popolo, pazzia diabolica degli uomini ma non parlate di “olocausto”, per favore!
Molti autori di Israele oggi tendono a cancella re la parola “olocausto” e a usare la parola “shoah”.

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Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
più cattivo degli altri mi arrovella il cervello da quando per la prima volta mi sono imbattuto in questo episodio.
Mi sono messo nei panni del ragazzo ed ho provato solo orrore. Poi ho provato a mettermi
nei panni del padre e qui ho provato un brivido di grande tristezza pensando ad un altro motivo: perché non potrebbe essere Abramo che vuole uccidere Isacco? Senza alcun ordine
dall’alto, anzi inventandosi l’ordine di Dio come alibi per un omicidio che, se realizzato sarebbe peggiore di quello di Caino ma che ne discenderebbe come una macchia del DNA
della famiglia di Adamo.
Altro che peccato originale: un tentativo di omicidio che oggi uno psichiatra potrebbe facilmente identificare nella lotta eterna tra padre e figlio, lotta e conflitto inconsapevole ma
che esiste nascosto e serpeggiante dentro di noi maschi: la stessa lotta che esplode tra maschi del branco per la conquista della femmina quando a primavera gli ormoni esaltano il
desiderio della riproduzione.
Sto andando troppo lontano? Non credo, ma il motivo che spingerebbe Abramo ad uccidere
Isacco non potrebbe essere legato al fatto della scoperta che Isacco non è suo figlio?
Quante volte durante il racconto di questa lunga (e spesso noiosa e ripetitiva storia) qualcuno ha volutamente ripetuto ed insistito sulla promessa di Dio di una lunga progenie? E perché tanta insistenza? Non è che Abramo cercava di convincersi o effettivamente Dio cercava di convincerlo che valeva la pena di accettare questo strano figlio, strano perché frutto di
un ventre sterile come quello di Sara?
Avvenente e vecchia nello stesso tempo, ceduta prima al faraone poi ad un altro re per ottenere favori e denaro, oro ed altre ricchezze materiali sotto la scusa della paura di essere ucciso?
Perché non potremmo dire che Isacco è un figlio di puttana? Troppo grave l’insulto (non
per Isacco ma per Sara?).
Ecco, ora il mistero si è così amplificato anziché ridursi: Isacco come figlio di un faraone o
di un re non ebreo e comunque non figlio di Abramo.
Provate a pensare come prima conseguenza, in questi giorni non grave ma gravissima: gli
arabi potrebbero a questo punto rivendicare la vera discendenza da Dio attraverso Ismaele
mentre cadrebbe la tradizionale discendenza degli ebrei (e poi dei cristiani) attraverso Isacco, come vorrebbe far credere l’antico testamento.
CONCLUSIONE:
La Palestina non è stata promessa ad Abramo e agli ebrei da alcun Dio
Sara forse resta incinta per opera del Faraone prima o forse di un altro re dopo
Crolla il castello costruito da Mosé e discendenti per raccordare in una storia unica i fatti a
lui contemporanei con quelli effettivamente accaduti ad Abramo ed ai suoi antenati
Mi fermo per ora qui perché la tesi che Isacco non è figlio di Mosé sarebbe molto difficile
da sostenere. Ma non deve essere esclusa. Merita almeno una meditazione natalizia, come
io mi accingo a fare: ci vedremo dopo Natale e dopo aver purificato ogni malevola intenzione. Buon Natale.
Terminato la sera del 24 dicembre 2006, in attesa della nascita del Figlio di Dio, in una
grotta, al freddo e al gelo, nel dolce ricordo di una pura e felice infanzia piena di fede nelle
fiabe e nelle leggende su un Dio che ci ama.

Giuseppe Amato, Assisi 24 dicembre 2006
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Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
P.S. La durata della vita di Abramo fu di centosettantacinque anni. Poi Abramo spirò e morì
in felice canizie, vecchio e sazio di giorni, e si riunì ai suoi antenati. Lo seppellirono i suoi
figli, Isacco e Ismaele, nella caverna di Macpela, nel campo di Efron, figlio di Zocar, l'Hittita, di fronte a Mamre. È appunto il campo che Abramo aveva comperato dagli Hittiti: ivi furono sepolti Abramo e sua moglie Sara. Dopo la morte di Abramo, Dio benedisse il figlio di
lui Isacco e Isacco abitò presso il pozzo di Lacai-Roi.
Amen.

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