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Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
che Sara fosse rimasta incinta. I tempi non consentirebbero una simile prospettiva ma
nemmeno il fatto che Sara, ormai vecchia, potesse essere particolarmente attraente per un
re, anche se piuttosto rincoglionito, almeno come appare dal racconto biblico.
E finalmente nasce Isacco, dopo tante peripezie, arriva l’erede promesso tante volte in tante
pagine della Genesi da Dio e dagli autori posteriori, contemporanei di Mosé.
Abbiamo già insinuato che la paternità potrebbe non essere attribuibile ad Abramo ma al
Faraone; ora nasce il sospetto che Isacco sia figlio del re Abimelech. Forse direte che io sono troppo maligno per pensare ad una così grave? Pensatelo pure, io non riesco a togliermelo dalla testa.
Dopo aver raccontato di nuovo che Sara, una volta assicurato un figlio ad Abramo, solleva
la cresta per cacciare Agar la schiava, finalmente arriviamo al capitolo 22 in cui Dio ordina
ad Abramo di offrirgli il figlio Isacco come offerta cruenta, uccidendolo (Genesi cap. 22 1 e
segg.):
“Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose:
«Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va' nel territorio di
Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò». Abramo si alzò di buon mattino, sellò l'asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l'olocausto e si
mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato.”

E da qui in poi sarò molto più duro di prima e la mia critica sarà estremamente severa. Ma
prima preferisco citare il testo completo di tutto il triste, assurdo e quasi incomprensibile
episodio ( Genesi 22, 4 e segg.):
Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo. Allora Abramo disse ai
suoi servi: «Fermatevi qui con l'asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi
ritorneremo da voi». Abramo prese la legna dell'olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese
in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutt'e due insieme. Isacco si rivolse al padre
Abramo e disse: «Padre mio!». Rispose: «Eccomi, figlio mio». Riprese: «Ecco qui il fuoco e
la legna, ma dov'è l'agnello per l'olocausto?». Abramo rispose: «Dio stesso provvederà l'agnello per l'olocausto, figlio mio!». Proseguirono tutt'e due insieme; così arrivarono al luogo
che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l'altare, collocò la legna, legò il figlio Isacco e
lo depose sull'altare, sopra la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!».
Rispose: «Eccomi!». L'angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio». Allora
Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò
a prendere l'ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio. Abramo chiamò quel luogo: «Il Signore provvede», perciò oggi si dice: «Sul monte il Signore provvede». Poi l'angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo
del Signore: perché tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio, io
ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle
città dei nemici. Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce». Poi Abramo tornò dai suoi servi; insieme si misero in
cammino verso Bersabea e Abramo abitò a Bersabea.

Non è facile commentare tutto l’accaduto, anche se, leggendo tra le righe, si scoprono alcuni difetti di narrazione che fanno dubitare che le cose siano andate proprio come vengono
raccontate.
Ad esempio:
“Fermatevi qui con l'asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi”.

Quel “poi torneremo da voi” potrebbe essere interpretato come un’affermazione volta ad
ingannare gli accompagnatori ma anche ad un lapsus calami ben preciso da parte del narra-

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