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Giuseppe Amato – LA VERA STORIA DI ABRAMO
Noi ci proponiamo di dimostrare la insussistenza di ragioni da parte degli ebrei sul loro diritto (addirittura “divino”) di proprietà del territorio identificato come Palestina e per fare
questo dobbiamo partire come ha fatto Mosé, dal capostipite “storico”, cioè Abramo.
Cercheremo di dimostrare la nostra tesi utilizzando solo i testi sacri agli ebrei ed alla Chiesa
di Roma.
Dovendo muovere dalla nascita di Abramo, che avviene in Ur, non ha molta importanza sapere (o scoprire) dove effettivamente abitarono Noé e i suoi discendenti prima di Abramo.

Di una sola cosa siamo sicuri: che nessun ebreo da Adamo a Noé e da
questi ad Abramo, nessuno(e sottolineo con forza questa affermazione)
aveva abitato prima la Palestina: altrimenti Mosé ne avrebbe ricevuto
accurata documentazione dalle storie che si tramandavano di generazione in generazione, come appunto la storia del Diluvio, e avrebbe immediatamente rivendicato nella “sua” Genesi la priorità
dell’occupazione del territorio della Palestina.
Come vedremo avanti, la prima volta in cui si parla della Palestina come terra che diventerà
(o dovrà diventare) la patria degli ebrei, si identifica nel momento in cui Mosé1 fa parlare
Dio ad Abramo2 (Genesi 12,1):
“Il Signore disse ad Abram: «Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò. Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò
grande il tuo nome e diventerai una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra».

Faccio subito notare che il testo della Genesi contiene una continua ripetizione di questa
promessa di Dio della discendenza di un gran popolo, proprio ad un uomo che ha una sola
moglie legittima, vecchia e sterile, ma che, guarda caso ogni tanto (almeno due volte) viene
considerata “avvenente”, cioè oggi diremmo una “gran gnocca” che può piacere persino ad
un re o ad un faraone..
Ci sembra perciò giusto partire dal testo biblico che ci presenta la genealogia e la nascita di
Abramo in Ur dei Caldei e cioè la Genesi (capitolo 11 dal par. 27 in poi):
“Questa è la posterità di Terach: Terach generò Abram, Nacor e Aran: Aran generò Lot.
Aran poi morì alla presenza di suo padre Terach nella sua terra natale, in Ur dei Caldei.
Abram e Nacor si presero delle mogli; la moglie di Abram si chiamava Sarai e la moglie di
Nacor Milca, ch'era figlia di Aran, padre di Milca e padre di Isca. Sarai era sterile e non aveva figli. Poi Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio cioè del suo figlio, e
Sarai sua nuora, moglie di Abram suo figlio, e uscì con loro da Ur dei Caldei per andare nel
paese di Canaan. Arrivarono fino a Carran e vi si stabilirono. L'età della vita di Terach fu
di duecentocinque anni; Terach morì in Carran.”
Da qui inizia il nostro lavoro e possiamo subito porre dei punti fermi:
Terach è il padre di Abramo (che chiamiamo subito col nome che ci hanno consegnato nella
tradizione ebraica e cristiana).
Terach è nato e sempre vissuto a Ur. Terach perde un figlio, Aran.

1
D’ora in poi troverete citati Mosé o Giosué o “posteri vari” come autori della storia narrata nella Genesi.
2 Attenzione: siamo già al cap. 12, mentre nei capitoli precedenti la “terra promessa” è una precisa scelta
di Terach, padre di Abramo

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