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17 ottobre 2014
Forum nazionale delle Associazioni studentesche

Documento unitario – “La buona scuola”
PREMESSE
Il “Forum delle associazioni studentesche maggiormente rappresentative” ha
analizzato e discusso il Rapporto “La buona scuola”. Il presente documento, con cui
esponiamo alcune considerazioni unitarie, nasce in verità non solo dal confronto su
“La buona scuola”, ma anche dall’attività che questo tavolo ha proficuamente svolto
negli anni. Il Forum lavora su tematiche che toccano da vicino migliaia di studenti,
sulla base delle sollecitazioni raccolte quotidianamente dai nostri gruppi nei territori
di tutta Italia. Le sette associazioni presentano tra loro grandi differenze per ideali e
modalità d’azione. Tuttavia, siamo giunti a sintesi su alcuni punti a nostro parere
essenziali per una “buona scuola”. Con questo testo, dunque, portiamo alla sua
attenzione delle tematiche largamente condivise, di cui ci auguriamo vivamente vorrà
prendersi cura.
All’inizio del periodo di consultazione, abbiamo avuto modo di incontrare l’Ufficio di
Coordinamento Nazionale delle CPS per condividere le modalità di coinvolgimento
degli studenti. Speriamo che la sinergia tra Consulte e associazioni possa proseguire
anche dopo il 15 novembre, per una sintesi quanto più ampia delle opinioni emerse
tra gli studenti.
“La buona scuola”: tempi e metodi
Ci teniamo a chiederle dei chiarimenti riguardo al processo di riforma attivato dal
governo.
·      In primis, esprimiamo rammarico per il mancato ascolto degli studenti durante il
periodo di elaborazione del Rapporto “La buona scuola”. Abbiamo avuto modo di
incontrare il ministro in una sola occasione, lo scorso 14 maggio: le nostre proposte di
allora (relative al diritto allo studio, all’alternanza scuola/lavoro, alla partecipazione
studentesca) non sono state accolte nel documento, e non abbiamo avuto altre
opportunità di confronto.
·      In secondo luogo, vorremmo capire quali sono le intenzioni del governo riguardo
alla fase successiva alla consultazione. In che modo verranno selezionati i contributi
che integreranno “La buona scuola”? Ci auguriamo che questa fase possa avvenire alla
luce del sole, mediante la condivisione dei contenuti raccolti online e offline dal
governo nel periodo di consultazione. Sarebbe l’unico modo per dare vera attuazione

ai principi di trasparenza e ascolto condiviso che sono alla base di un processo
davvero partecipativo.
·           Infine, ci chiediamo quale sarà il percorso attuativo che il governo intende
prevedere. Noi auspichiamo che un progetto tanto cruciale per la vita del Paese trovi
sviluppo in seno al Parlamento, garantendo un ampio e adeguato dibattito nelle sedi
designate. Qualora ad esempio venisse previsto l’utilizzo di una legge delega,
temiamo che si riducano parecchio le possibilità di confronto.
I fondi della “buona scuola”
La prima condizione per realizzare “la buona scuola” è investire maggiori risorse. Si
può discutere della loro razionalizzazione, delle modalità con le quali spenderli, ma
non su un dato oggettivo: il nostro Paese spende poco in Istruzione e riduce gli
investimenti pubblici da circa vent’anni. Solo il 4,8% della spesa pubblica italiana
rispetto al Pil è indirizzato all’istruzione. La Finlandia, la migliore scuola europea, è
sopra di 2 punti esatti. Gli obiettivi di Europa 2020 ci chiedono di abbassare al 10%
l’abbandono scolastico, portare al 40% il livello della popolazione adulta laureata e
costruire un vero sistema di formazione permanente. Per farlo vanno recuperate
quelle risorse e serve procedere con un’iniezione di spesa pari agli obiettivi fissati nel
programma europeo, a partire dalla destinazione del 3% del Pil in ricerca e sviluppo.
Riforma dei saperi, riforma dei cicli?
Tutte le associazioni ritengono che una riforma davvero significativa dovrebbe farsi
carico di alcune questioni che il Rapporto non tratta. In particolare, non c’è traccia di
una diversa strutturazione del percorso scolastico. Le scuole medie continuano a
rappresentare un momento critico dell’esperienza scolastica; la trasmissione dei
saperi è spesso male organizzata tra biennio e triennio delle scuole superiori; siamo
uno dei pochi Paesi in cui il termine delle scuole superiori è previsto a 19 anni, e non
a 18. Per questi motivi ci chiediamo se non sia il caso, ora che il governo intende
intervenire sulla scuola, di pensare a una riforma dei cicli che riorganizzi davvero
l’istruzione italiana. Senza di essa, non potremo dare una risposta a gravi problemi
strutturali del sistema italiano cui facevamo riferimento. Qualora venisse istruita una
discussione sulla riforma dei cicli, avremmo piacere di portare un contributo
mediante un tavolo tecnico in seno al Forum.
CINQUE TEMI CONDIVISI
Nelle differenti sensibilità delle singole associazioni, alcune tematiche risultano per
tutti centrali nella costruzione di una “buona scuola”. Si tratta di:
1.     Diritto allo studio
2.     Organi collegiali e rappresentanza
3.     Valutazione e autovalutazione

4.     Competenze di cittadinanza
5.     Statuto degli studenti in stage
1. Una legge quadro nazionale sul diritto allo studio
Il diritto allo studio era al primo posto anche nel precedente incontro dello scorso 14
maggio. In quell’occasione presentammo la nostra proposta di legge quadro – che
torniamo a consegnare – e chiedemmo se il ministro intendesse assumere un impegno
politico sulla tematica del diritto allo studio. Ci fu risposto di sì. Che cosa è cambiato
in questi mesi? Come mai ne “La buona scuola” non si parla di diritto allo studio? Per
noi, “la buona scuola” comincia proprio dal diritto allo studio: comincia dalla
possibilità di assicurare una scuola di qualità a tutti gli studenti. Oggi il diritto allo
studio è materia di competenza regionale: pertanto, in assenza di una legge quadro
nazionale, assistiamo a gravi sproporzioni tra le Regioni. Gli studenti italiani non
possono avere “più o meno diritto allo studio”, a seconda della Regione in cui si
trovano ad abitare. Così si ledono gli articoli della nostra Costituzione (numeri 3, 33 e
34) che fanno appunto dello studio un diritto di ogni cittadino. Il tema si fa ancora più
urgente davanti alla richiesta di revisione della spesa che la legge finanziaria ha
imposto alle Regioni per i prossimi mesi: diventa imprescindibile che lo Stato preveda
dei livelli di prestazioni minimi.
Per questo nella nostra proposta di legge quadro stabiliamo alcuni servizi essenziali,
divisi tra “servizi sussidiari” e “servizi alla persona”, che una legge quadro nazionale
dovrebbe stabilire, ovviamente previa discussione nella Conferenza Stato-Regioni.
Insistiamo su questo punto, sul quale da tempo il nostro Forum si esprime: non esiste
“buona scuola” senza una legge quadro nazionale sul diritto allo studio.
2. Organi collegiali e rappresentanza: per un potenziamento della partecipazione
studentesca
Ne “La buona scuola” viene accennata una nuova composizione degli organi collegiali,
ma non si fa menzione delle assemblee studentesche. Speriamo che il governo non
abbia intenzione di ridurre gli attuali spazi di partecipazione studentesca
(assemblee di classe, assemblee d’istituto, comitato studentesco…), e su questo
chiediamo un chiarimento. Altro tema sul quale ci teniamo ad avere delucidazioni:
l’aggiornamento del Testo Unico del 1994. Vorremmo avere la certezza che il nuovo
T.U. non metterà in discussione le rappresentanze studentesche, fondamentali per la
vita democratica della comunità scolastica. Rappresentanze studentesche che sono un
diritto, e pertanto vanno anch’esse stabilite a livello nazionale. Ancora, ci sono
aspetti di cui vorremmo sapere di più: quali saranno i poteri di controllo del Consiglio
d’Istituto sull’operato del Dirigente, figura molto potenziata nell’idea di “La buona
scuola”? È possibile definire le modalità d’interazione tra reti di scuole? Quale sarà la
sorte dei livelli decisionali extra-scolastici (per esempio gli ex U.S.T.)?

Siamo convinti che “la buona scuola” abbia bisogno di studenti protagonisti,
consapevoli, responsabili. Per questo il nostro desiderio è che venga potenziato il
D.P.R. 567/96. Cominciamo dal presentare di nuovo la proposta di modifica del D.P.R.,
che apporta accorgimenti per noi importanti. Potremmo mettere in campo altre
proposte: dalla regolamentazione del referendum studentesco alla messa in atto di
corsi per la formazione alla partecipazione e alla rappresentanza; dalla presenza dei
rappresentanti della Consulta Provinciale in Consiglio d’Istituto alla definizione
univoca dei ruoli di Comitato studentesco e Organo di garanzia. Per questo chiediamo
di istituire un tavolo tecnico, con la partecipazione anche di docenti, genitori e
Consulte, che dovrà concludere i suoi lavori entro il mese di gennaio (in tempo per
l’eventuale traduzione legislativa de “La buona scuola”).
3. Valutazione (e autovalutazione) diacronica e partecipata
Il tema della valutazione è al centro del progetto di “La buona scuola”.
Sull’argomento, le nostre associazioni hanno posizioni molto diverse. Ad esempio
riguardo alla valutazione dei docenti: alcuni sono favorevoli a processi valutativi e
autovalutativi direttamente legati a una premialità anche economica per docenti e
scuole – come ipotizzato in “La buona scuola”; altri invece non condividono questa
visione. Tuttavia, il punto che ci ha trovato di comune accordo riguarda le modalità
degli eventuali processi valutativi e autovalutativi – che nel Rapporto non vengono
esplicitati: ci aspettiamo forme di valutazione diacronica e partecipata. La
valutazione a nostro parere non può fare riferimento a delle fotografie istantanee
(per esempio il test INVALSI sotto forma di prova singola in un dato momento
dell’anno); e siamo a favore di processi valutativi che coinvolgano anche la voce degli
studenti e delle loro famiglie. Precondizione necessaria è una rivisitazione del Sistema
di Valutazione Nazionale, così che:
·      INVALSI e INDIRE siano resi indipendenti dal MIUR
·           L’intero SNV goda di risorse adeguate, affinché possa sviluppare processi
valutativi che siano di lungo periodo e finalizzati a un vero miglioramento delle
potenzialità educative di sistema
Le forme dei processi valutativi andranno dunque implementate e aggiornate, per
poter davvero disporre di una valutazione diacronica e partecipativa.
4. Competenze di cittadinanza
La scuola non è “buona” se non prepara gli studenti a essere cittadini autentici. Oggi,
la scuola italiana fatica molto a trasmettere competenze di cittadinanza. Un’ora
settimanale di “Cittadinanza e Costituzione”, ma priva di monte ore autonomo, è del
tutto insufficiente e anzi viene spesso evasa. Nel documento “La buona scuola” si
parla di una necessaria alfabetizzazione economica, e si nomina “Cittadinanza e
Costituzione” solo per suggerirvi l’inserimento della educazione al digitale.

Riteniamo che il piano di azione sia duplice: da un lato occorre prevedere agli
studenti la trasmissione delle conoscenze basilari riguardo alla vita democratica del
Paese e del sistema europeo in cui viviamo; dall’altro, è importante che le scuole
sviluppino attività integrative sul territorio, in cui proporre ai ragazzi esperienze di
cittadinanza attiva. Pertanto chiediamo:
·          come s’intende promuovere le competenze formali di cittadinanza? Come dare
veramente corpo all’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione”?
E proponiamo:
·           di introdurre la previsione di esperienze territoriali di cittadinanza attiva
nell’offerta formativa degli studenti, secondo l’autonomia dei singoli istituti.
5. Statuto delle studentesse e degli studenti in stage
Di nuovo siamo a riproporre una proposta già presentata nel Forum del 14 maggio.
Riteniamo decisivo uno “Statuto delle studentesse e degli studenti in stage” affinché
la formazione prevista secondo l’alternanza scuola/lavoro sia realmente equiparata
alla formazione in classe, anche nei diritti e doveri degli studenti. Alla luce delle
proposte di potenziamento dell’alternanza scuola/lavoro, prospettate ne “La buona
scuola”, lo Statuto diviene ancora più necessario. Nell’incontro del 14 maggio ci fu
proposta la traduzione dello Statuto in un Regolamento, di cui cominciammo a
discutere alcuni punti critici. Da allora la discussione non ha però avuto seguito.
Dunque chiediamo di poter riprendere il confronto con la dottoressa Paumbo; inoltre,
auspichiamo che – come da idea originaria – lo “Statuto delle studentesse e degli
studenti in stage” possa essere integrato al D.P.R. 249/98, che istituì lo “Statuto delle
studentesse e degli studenti”: così avremmo davvero una parità anche formale delle
due metodologie di formazione.
Allegati:
- proposta legge quadro Diritto allo studio
- proposta modifica DPR 567
- ultima versione Statuto studenti in stage


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