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Articolo x Mike Morabito nascita SBT .pdf



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Storia ed evoluzione dello SBT

"Questa lunga storia della vita che gradualmente si perfeziona è proprio la creazione
del mondo vivo. E’ l’attività di Dio, che tutto programma e prepara, guida e porta"
Friedrich Von Huene
I cani Molossoidi e la loro origine
La storia dei cani di tipo Molossoide inizia con la
formazione di un gruppo razziale comparso sugli altipiani
dell'Asia centrale e conosciuto da quelle popolazioni
locali come “cane Indiano”. Il Vandoni ci suggerisce
come si svilupparono i primi tentativi di ottenere,
attraverso una rozza forma di selezione, soggetti di tipo e
carattere “molosso”, ipotesi che amo pensare vicino alla
realtà storica:
“Lentamente l’uomo dovette accorgersi che i cani a
cranio più ampio, con musi forti, di grande mole, erano
anche quelli che più facilmente perdevano l’istinto di
indipendenza, che meglio si prestavano a incutere terrore
ai predatori e che più erano idonei alla lotta contro di essi. Ecco dunque che si inizia
(sugli altipiani dell’Asia centrale?) la selezione di un cane dalla taglia possente, dal
pelo folto ed ispido, dal cranio possente, dal muso forte... Ecco dunque nato il
“possente Tibetano, progenitore dell’Assiro, del gran cane d’Epiro, del Molossum
romano” come con giustificata enfasi dice Scanziani.”.
Megastene (ambasciatore del re assiro Seleuco I Nicotare) scriveva, nel 327 a.C., che
questi cani “possedevano orecchie pendenti, ossa colossali, muscoli ben sviluppati,
testa grossa e muso ampio” ed una loro rappresentazione si trova nell’antica India,
sull’arco di un portone di Sanchi Tope (costruito nel III secolo a.C.). Come poi, dal
Mastino del Tibet, si siano sviluppate e diffuse nel mondo le altre razze di molossoidi
non ci è dato sapere con assoluta certezza. Possiamo soltanto ipotizzare che, grazie
alle spontanee migrazioni ed agli scambi commerciali, con il passare dei secoli si
diffusero, anche in Europa e nel resto d’Oriente, gruppi etnici che finirono per avere
caratteristiche genotipiche diverse dal loro lontano progenitore anche grazie agli
incroci con razze locali, alla sempre nuova selezione funzionale ed infine per
l'influenza ambientale e climatica che essi trovarono lontano dal paese di origine. Tra
questa collezione di Molossi, spiccava certamente il Mastino dell’Epiro, cane che
aveva racchiuse nel suo patrimonio genetico tutte le numerose ed utili virtù che resero
famosi questi cani da lavoro sin dalla loro nascita. Parallelamente, sempre da questi

cani, importati in Britannia e qui forse incrociati con soggetti locali, nacque il
Pugnaces Britaniae che si impose come nuovo ed invincibile combattente. Scriveva, a
questo proposito il Tron:
”Quando, 55 anni prima di Cristo, i Romani pensarono che valesse la pena di
impadronirsi della Britannia, gli abitanti di quelle isole ebbero validissimi
collaboratori, per difendersi contro le armate di Giulio Cesare, i propri cani, alla cui
ferocia ed aggressività anche i legionari romani, che avevano bensì protetti dagli
scudi i petti ma non le gambe, non potevano rimanere insensibili. Avuto campo di
notare le magnifiche qualità combattive e l’indomabile coraggio dei cani Britannici,
i Romani ne portarono in patria numerosi esemplari e ne continuarono
l’allevamento, adoperandoli per combattere negli anfiteatri in sostituzione dei
molossi d’Epiro, fino allora impiegati, ai quali i cani provenienti dalla Britannia
vennero unanimemente riconosciuti superiori per bellicosità, coraggio, resistenza
fisica, stoicismo nel dolore”.
La nascita dei Bulldogs
Proprio dal sangue del Pugnaces Britaniae
sorsero, con il passare delle generazioni, i
Bandogges, i Mastiff (sia di grande che di
piccola taglia) e gli Alaunts, tutti utilizzati in
svariati lavori, dalla guardia delle case isolate,
sino alla caccia grossa. Tra la fine del 1000 e gli
inizi del 1200, il Bull Baiting (combattimento
con il toro) ed il Bear Baiting (combattimento
con l’orso) divennero tra gli sport preferiti della
nobiltà e della aristocrazia Inglese. Per questi
combattimenti erano utilizzati soggetti accomunati da una combattività (gameness) ed
una resistenza al dolore (durezza) molto accentuata. Gli
Alaunt, i Bandogge e i Mastiff di media e piccola taglia furono
tutti “testati” in questi sport, ed è facile pensare che ogni buon
soggetto da lavoro, indipendentemente dalla “razza” di
appartenenza, fosse poi adibito alla riproduzione. Con il
passare dei decenni e attraverso svariati incroci tra tutte le
tipologie presenti, questi cani da toro (chiamati a partire dal 1640 Bull-dog in onore
della loro utilizzazione) si uniformarono sia nella
tipologia che nel carattere per la pressione
selettiva degli allevatori attenti a massimizzare,
tramite una rigorosa selezione, il rendimento
lavorativo dei loro soggetti. La comune
utilizzazione delle molte stirpi (Strain) create,
portò
all’affermazione
di
caratteristiche
morfologiche
esclusivamente
funzionali
all’interno di questo gruppo di cani ormai

specializzatesi nel combattimento corpo a corpo. Le teste con i masseteri ben
sviluppati, i musi forti e pieni (per consentire una presa efficace ed una respirazione
perfetta) ed una costruzione agile e scattante divennero caratteristiche fissate nel
patrimonio genetico dei Bulldogs. Non soltanto nel Regno Unito erano presenti razze
utilizzate per il combattimento contro altri animali. Ad esempio, in un vecchio
manuale edito a Lipsia nel 1719 si trova una bellissima descrizione del Bullenbeisser
(morditore di tori) il progenitore del moderno Boxer e, a sua volta, derivato dagli
antichi bulldog da arena tanto apprezzati in Inghilterra anche per la guardia e la
caccia alla gran selvaggina;
“Oltre ai cani inglesi di grande statura si trova in altri paesi una speciale razza di
media grandezza… a petto largo, testa corta e massiccia, orecchie erette e tagliate a
punta, fronte spaziosa tra gli occhi. Questi cani si eccitano fino al parossismo,
tremano e si accaniscono nell’afferrare la preda sicché è assai difficile richiamarli,
proprio come quelli di vario tipo che si trovano nelle botteghe dei beccai di Danzica.
Si ritiene che queste razze provengano dalla Moscovia ed è mia opinione che
derivino da cani di razza tartara o da altre razze feroci. Stizzosi, arcigni e aggressivi
hanno qualcosa che li differenzia dagli altri cani. Generalmente vengono adoperati
per la caccia al bufalo di Podolia e d’Ungheria e talvolta anche per cacciare l’orso:
sono utilissimi invero in questa specie di caccia ove si richiede la lotta.“
A questo punto della storia però (agli inizi del 1800), proprio nel pieno del loro
splendore, i Bulldog dovettero affrontare i cambiamenti sociali che influirono, - come
vedremo più avanti - sulla loro evoluzione. Secondo le tesi della cinofilia espositiva,
proprio in questo periodo i Bulldog iniziarono a mostrare i primi segni di un declino
che li portò, nel giro di alcuni decenni, sull’orlo dell’estinzione incalzati dal mutare
delle condizioni socio-economiche (sino allora propizie alla loro diffusione) e da una
progressiva perdita della variabilità genetica (diminuita vitalità). Una domanda però
sorge spontanea: come fu possibile che questa antica stirpe di “gladiatori” venisse
abbandonata da molti degli appassionati dei
combattimenti perchè ritenuta non più
funzionale? Gli storici “ufficiali” rispondono al
quesito con una argomentazione talmente assurda
che pare incredibile essere stata poi accettata e
presa per vera dalla cinofilia legata al mondo
delle esposizioni di bellezza. Secondo questi
ultimi, il Bulldog da combattimento è infatti
ritenuto una copia leggermente più agile del
caricaturale Bulldog Inglese da esposizione,
quindi la favola tramandatasi tra i meno esperti è
che, con il divieto dei combattimenti tra gli
animali emanato dal parlamento inglese nel 1835,
gli sportmen si specializzarono nei combattimenti
tra cani, che potevano essere organizzati
clandestinamente
senza
troppi
problemi.

Identificando (vuoi per ignoranza, vuoi per interessi economici) i Bulldogs da lavoro
con quello Inglese da esposizione, gli “storici” cinofili legati ai Kennel Clubs presero
per scontata l'idea che i Pit-dog ancora utilizzati nel Dog-Fighting dovessero per
forza essere dei “meticci” ottenuti con l'immissione di sangue estraneo (Terriers). La
beffa è che i nobili Bulldog da combattimento così agili, resistenti e funzionali furono
relegati allo status di “cane meticcio”, mentre lo show Bulldog, prodotto
selezionando i cani da combattimento entro tipologie estreme e grottesche, venne
eletto a tutti gli effetti come un cane “purissimo” e degno della più nobile tradizione
selettiva Inglese. Per giustificare la conformazione aberrante di questi cani da
esposizione, molti allevatori e dirigenti di Club ed Enti cinofili inventarono strane
teorie sulla presunta funzionalità della conformazione dei loro bulldog: così avvenne
che l'assenza di canna nasale ed il tartufo rincagnato (che impediscono al cane anche
il solo respirare da fermo) fossero utili al “Bulldog” nella presa consentendogli di
respirare liberamente! Oppure che un corpo basso, sproporzionato e statico era il
risultato massimo della evoluzione (sic!) per un cane da combattimento perchè,
grazie a tale corpo, il cane non sarebbe stato mai sbilanciato dall'avversario durante il
combattimento! Potrei continuare a lungo ma è troppo doloroso elencare tutte le
storie inventate da questi “esperti”, così come è doloroso il constatare che, ancora
oggi, molti credono a queste favole “fantacinofile” a tal punto da considerare con
estremo sospetto chi tenta di portare alla luce la verità su questo scottante argomento
(vedi anche gli interessanti scritti di Mauro Salvador). Per questi motivi i game
Bulldog (allevati da secoli in assoluta purezza dai loro selezionatori) dopo essere
sopravvissuti a guerre e combattimenti d’ogni tipo, stavano perdendo la battaglia più
importante, quella contro un nemico più forte e spietato di qualsiasi toro o orso che
avesse mai calpestato il suolo polveroso ed insanguinato di un’arena: stavano
soccombendo per colpa degli interessi personali e all’ignoranza degli uomini…
I Country Bulldog
In Inghilterra, sin dal 1600, erano presenti varie
tipologie di Bulldog allevate con pesi,
morfologie e temperamenti diversi tra loro date
le svariate necessità di impiego che erano di
volta in volta ricercate dai loro allevatori. Tra
queste forme di specializzazioni troviamo il
combattimento con orsi e tori, la caccia alla
grossa selvaggina, la conduzione del bestiame e
la difesa delle fattorie isolate nella sterminata
campagna Inglese. In questi impieghi erano
preferiti soggetti di buona mole, cioè quella
compresa generalmente tra i 25 e i 45 kg, ma con
il cambiare delle condizioni economiche e la
scomparsa di alcuni di questi lavori specializzati
(come ad esempio la conduzione e difesa dei

bovini semi-domestici o la guardia delle fattorie isolate) queste linee di Bulldogs
cominciarono a farsi sempre più rare sino a scomparire dal suolo Britannico. Eppure
non tutto il patrimonio genetico andò perduto poiché molti soggetti di “Country
Bulldog” furono esportati nelle varie colonie inglesi dove ancora erano richiesti cani
con queste particolari predisposizioni lavorative. Da essi discendono in linea diretta
(anche se non purissima) varie razze Bulldogs ancora oggi allevate più o meno
diffusamente nel mondo come il Bulldog Campeiro Brasiliano e il Bully Kutta
Pakistano. Nonostante l'alto numero delle colonie Inglesi nel mondo, fu soltanto in
America che si mantenne la più pura stirpe di Country Bulldog di origine Britannica,
in particolar modo nelle sperdute e isolate regioni del Sud (Alabama, ecc.). In questi
luoghi selvaggi e difficili i Bulldogs Inglesi di taglia maggiore trovarono un rifugio e
una accoglienza tali da riuscire a sopravvivere sino ai nostri giorni in assoluta
“purezza” lavorativa. Infatti è sorprendente notare come le raffigurazioni dei Bulldog
da lavoro Inglesi di maggior peso siano identiche ai soggetti attuali di questa razza
appartenenti alle linee più pure, razza conosciuta in tempi non molto remoti (anzi alle
volte chiamato cosi ancora oggi dai vecchi breeders) con i nomi di American Pit
Bulldog (suo primo nome ufficiale), Old Country White, English White e Old Time
Bulldog. Dal 1930 ad oggi e naturale supporre che molto del materiale genetico
conservatosi in America si sia perso, o sia stato inquinato da incroci più o meno felici,
ma senza ombra di smentita esistono ancora molti American Bulldog (soprattutto di
linea Standard) ancora di ottimo carattere, unici e degni discendenti dei Bulldog da
fattoria Inglesi di secolare memoria.
I Pit Bulldog
Come abbiamo visto, nel 1835 e dopo forti
pressioni da parte dell’opinione pubblica e delle
Associazioni
animaliste
dell’epoca,
il
Parlamento Inglese promulgò delle leggi intese
a vietare ogni tipo di combattimento organizzato
fra animali (ad esclusione del Ratting, dichiarato
illegale solo nel 1912) e che portarono ad una
svolta
obbligata
nella selezione del Bulldog da lavoro. Se prima del 1835,
nei combattimenti con il toro e con l’orso, erano preferiti
i soggetti di taglia medio-grande (25-45 kg), con l’entrata
in vigore delle nuove leggi e la sopraggiunta clandestinità
delle competizioni agonistiche, si preferì utilizzare
soggetti più piccoli e maneggevoli, soggetti che d'altro
canto già erano selezionati da lungo tempo parallelamente
ai loro più grandi parenti. Il Dog Fighting (combattimento
tra cani), il Badger Baiting (gara di presa sul tasso) ed il
Ratting, pur se praticati da lungo tempo, raggiunsero
livelli di popolarità insospettabili sino a pochi anni
addietro. Si pensò allora di concentrare l’allevamento

soprattutto sui Bulldog di taglia più piccola, Bulldog che nascevano da linee
formatesi utilizzando soggetti puri di taglia inferiore che sempre mantenevano la
costruzione funzionale ed il gameness di quelli di maggior peso. Altra necessità che
spinse gli allevatori ad incrementare l'allevamento di questi piccoli Bulldog fu quella
di allevare soggetti contenuti nelle dimensioni corporee per ridurne i costi di
mantenimento, e poterne allevare in buon numero pur con limitate disponibilità di
spazio.
I Bulldog Terrier
Arriviamo così alla storia recente dei
Bulldogs di taglia più contenuta e alle teorie
attuali sui presunti incroci con i Terriers.
Iniziamo dal nome: sono convinto che il
termine “Bull and Terrier” provenga
inizialmente da una contrazione linguistica
del termine “Bulldog of a Terrier size” usato
non per descrivere il frutto di un incrocio
(incrocio che non avrebbe portato a nessun
miglioramento della funzionalità in un cane
da lotta) ma bensì riferito ai soggetti puri
della taglia di un Terrier ed utilizzati per gli sport minori quali il Ratting o il Badger
Baiting. Infatti, nel 1903, così scriveva W. Drury:
“Il Bulldog di oggi (1903) è totalmente diverso, sia mentalmente che fisicamente, dal
Bulldog di 50 anni fa; infatti questo era alto sulle gambe, TERRIER-LIKE (simile al
terrier), attivo, rozzo e con un istinto al combattimento attentamente ricercato e
selezionato...”
Successivamente il termine Bull and Terrier fu cambiato nel suo significato quasi da
tutti gli allevatori per motivi commerciali, poichè il Bull Terrier bianco allevato da
Hinks era divenuto molto popolare e di gran moda, e questo spinse la maggior parte
degli allevatori a cambiare il nome dei loro pit Bulldog pur di poter vendere i cani
facilmente, e a buon prezzo, fuori dal circuito dei cani da lavoro. Tornando al nostro
discorso iniziale, molto è stato detto e scritto sulle possibili origini di questi Bulldog,
così come sono numerose (forse sin troppo) le teorie divulgate in passato sulla loro
formazione. La più diffusa, come abbiamo appena
visto, è quella che li vuole frutto di un incrocio tra i
vecchi Bulldog di media taglia (25-30 kg) con dei
Terriers a gamba lunga di piccola taglia. Da questi
meticci, sarebbero nati i Bull and Terriers, meglio
conosciuti oggi come Terriers di tipo Bull. Altri
affermano, in contrapposizione alla prima teoria, che
questi cani non presentano altro sangue all’infuori di
quello del Bulldog da lavoro, ritenendoli (a ragione)

il risultato di una selezione mirata unicamente a ridurne la taglia, mantenendo nel
contempo la “purezza” del sangue. Tanti allevatori di Game-dog sono favorevoli a
quest’ultima ipotesi e da sempre chiamano i loro cani con il nome di Pit Bulldog.
Oggi, grazie alle moderne tecniche di analisi genetica, è stato possibile tracciare la
reale linea evolutiva di questi cani. Quindi risulta ormai chiarito che nella formazione
dei Game-dog, troviamo soprattutto i Bulldog da lavoro, con infinitesimali innesti di
sangue Terriers e Lurcher. E’ quindi ovvio che i game Bulldog moderni siano
sostanzialmente il frutto di una selezione che li ricollega ai puri Bulldog da lavoro, e
che quindi sono una autentica e pura stirpe ridotta poi nelle loro proporzioni
attraverso la selezione e un giudizioso uso delle linee di sangue adatte agli scopi che
si dovevano raggiungere.
Riassunto sulla evoluzione dei Bulldog di piccola taglia
Come ogni altra ricostruzione di fatti storici, anche in
cinofilia possiamo esclusivamente basare le nostre
ricerche sulle poche prove giunte sino a noi e su quello
che vediamo oggi con i nostri occhi, senza cedere però a
campanilismi e/o teorie fantastiche cucite ad arte pur di
giustificare una teoria ritenuta alla moda. Certamente, nel
corso dei secoli, alcuni cross tra razze diverse furono
effettuati con i Bulldog ma in modo marginale, tanto da
essere insignificanti nello sviluppo delle genealogie più
importanti. Considerando poi che i Bull-dog furono creati
unendo Bandogges, Mastiff (sia di grande che di piccola
taglia) e Alaunts, certamente anche in un periodo
successivo saranno avvenuti accoppiamenti con altre
“razze”, senza per questo cambiare la genetica e le performance di questi cani da
combattimento. Non dobbiamo cadere poi nell'errore di credere che tutti gli allevatori
dell'epoca fossero uguali. Come oggi, esistevano i competenti e gli incompetenti, i
seri ed i meno seri, i puristi e i sostenitori dei working cross... ogni appassionato
aveva le sue idee e utilizzava cani diversi in riproduzione e la realtà è che mai
sapremo con certezza cosa avvenne nei loro allevamenti e con quali (o come) le varie
linee furono sviluppate nel corso dei decenni. Detto questo, è anche normale però
chiedersi come un Terrier possa migliorare un cane selezionato per il combattimento:
la mia risposta è che questa è una convinzione priva di ogni logica zootecnica.
Infatti, ancora oggi, è prassi consolidata per gli allevatori di working Terriers
immettere il sangue dei working Bulldog nelle loro linee per migliorare queste
ultime, ma mai il contrario. Ora, se i moderni allevatori di Bulldog da lavoro
ritengono assurdo "tagliare" le loro linee con il sangue di un piccolo Terrier da caccia,
non vedo il motivo per cui gli allevatori del 1800 dovettero invece considerarlo un
taglio utile per migliorare i loro di Bulldog. La verità è sotto gli occhi di tutti, basta
volerla trovare.

Come si arriva allo Staffordshire Bull Terrier
Lo Staffordshire Bull Terrier è il risultato di una
selezione molto precisa: esso è infatti il diretto
dicendente dei primitivi Bulldog Inglesi da lavoro
di piccola e media taglia (conosciuti come
Bulldog Terrier) che compongono circa il 90% del
suo patrimonio genetico. Ma non furono soltanto
questi Bulldog i "responsabili" della fissazione
della razza così come la conosciamo oggi. Nel
corso delle generazioni furono immessi, anche se
in modo saltuario e casuale, anche il Bull Terrier e
i Lurchers. Tutti loro hanno contribuito, in un
modo o nell'altro, alla sua evoluzione ed al suo perfezionamento anche se la sua
"essenza" e la sua genetica rimane quella di un "puro" Bulldog da lavoro. Agli albori
della selezione, gli allevatori dello Staffordshire Bull Terrier erano concentrati
soprattutto nel migliorare le doti psico-fisiche dei loro cani, e questo ha influenzato
molto le scelte fatte da questi "primi" appassionati della razza, indirizzando la
selezione verso riproduttori dotati di maggior resistenza fisica e mentale (gameness):
certamente ogni maschio e ogni femmina non idonei per il lavoro venivano scartati
per mantenere pura e sana la razza. L'utilizzo lavorativo principale degli antenati
dello Staffordshire era sicuramente il combattimento anche quello tra cani, anche se i
suoi parenti più vicini, cioè i pit Bulldog, erano impiegati anche per il BadgerBaiting, sport che era usanza organizzare, in tutto il Regno Unito, sino alla fine del
1800. I soggetti più piccoli e leggeri venivano impiegati nelle competizioni di
Ratting, cioè l'uccisione a tempo dei Ratti dentro una piccola arena. Le linee di
Staffordshire maggiormente utilizzate per i combattimenti tra cani, o si estinsero
(tranne poche eccezioni) o furono esportate negli Stati Uniti d'America, mentre quelle
da "tasso" sopravvissero per più tempo, sopratuttoin Irlanda. Prima del 1928 i Game
dog Inglesi venivano chiamati nei modi più disparati: Bull and Terrier, Working
Bulldog, Pitbull, ecc. Gli allevatori della Black Country, tra i più appassionati ed
accaniti cultori di questi cani, li designavano come Staffordshire Bulldog o Bulldog
Terrier. Soprattutto nei distretti di questa regione, oltre che in Irlanda, si
moltiplicarono le linee di sangue più funzionali: le cittadine di Halesowen,
Brockmoor, Harts Hill, Lye, Cradley Heath, Bilston, Darlaston, Quarry Bank,
Gornal, Black Heath e Netherton divennero i centri di allevamento più importanti per
la qualità e quantità dei soggetti prodotti. Non era cosa rara, in quegli anni, vedere gli
operai delle industrie dell’acciaio recarsi al lavoro accompagnati dai loro cani che,
pazienti, attendevano legati ad una catena la fine del turno di lavoro dei loro padroni.

Joe Dunn così scriveva nel 1950:
“Tra i più importanti allevatori degli anni
compresi tra il 1910 ed il 1934 posso
ricordare i Skidmores di Brockmoor, i Woods
di Ablecote, i Timmingtons di Halesowen, i
Gowers di Netherton, i Robinsons di Dunns
Bank, i Ness’s di Mushhroom Green, gli
Smiths di Dudley Wood, i Grews di Bilston,
gli Smiths di Cradley Heath e Lye ed i
Garrats di Old Hill. Molte di queste famiglie
erano ben note come allevatori anche prima
del 1910...”
Durante gli anni compresi tra il 1928 ed il 1934 la razza fu spesso menzionata su
riviste e periodici dedicati alla cinofilia. In quei giorni i pedigree dei cani non
venivano scritti, ma si ricordavano a mente i nomi dei genitori o degli antenati
ritenuti più importanti. A partire dal 1928, Joe Dunn prese ad acquistare intere
cucciolate ed occasionalmente giovani adulti per rivenderli agli appassionati e, al
tempo stesso, per cercare di far conoscere la razza fuori dalla cerchia dei cani da
lavoro. Solo verso il 1930 questi cani cominciarono ad essere chiamati regolarmente
con il nome di Staffordshire Bull Terrier. Possiamo quindi suddividere l’evoluzione
della razza in fasi ben distinte, fasi che hanno avuto un vero e proprio impatto sulla
selezione degli Staffordshire:
Fase 1) Dalla fine del 1700 al 1900 cane funzionale
Durante questo periodo i Bulldog erano chiamati con svariati nomi ed erano utilizzati
quasi esclusivamente come Game-Dog.
Fase 2) Dal 1900 al 1935 periodo di transizione
Possiamo definirlo un periodo in cui si cominciano a selezionare i Bulldog non
soltanto per il lavoro, ma anche per delle precise caratteristiche razziali legate al tipo
morfologico.
Fase 3) Dal 1935 al 1980 cane da show, trial e da lavoro
nel 1935 “Nasce” lo Staffordshire Bull Terrier a livello “ufficiale” e si stila il primo
standard della razza (poi per ben due volte modificato). Da questo momento inizia la
storia espositiva di questi cani ormai non più allevati solo per il lavoro. Alcuni
Staffordshire vengono però ancora impiegati nel lavoro, soprattutto in Irlanda nelle
competizioni di presa sul tasso (Masor test Irlandese), meno diffusamente nei
combattimenti tra cani.

Fase 4) Dal 1980 ad oggi cane da show, compagnia e trial
Dalla fine degli anni 80, alla metà degli
anni 90, solo poche linee di SBT sono
ancora utilizzate per il lavoro. A partire
dalla fine degli anni 90, purtroppo la
situazione precipita ulteriormente tanto
che la razza, a livello mondiale, viene
quasi esclusivamente allevata per gli
show e per la compagnia: la morfologia
dei soggetti da esposizione è divenuta
ormai estrema e il carattere modificato,
spesso in modo irrimediabile. Il risultato
di tanta cecità zootecnica è che ormai
sono rimasti pochi soggetti impiegati nel
lavoro, ed ancora meno sono gli
allevatori interessati a selezionare il carattere tipico dello Staffordshire, e la mancanza
di selezione in questo settore, rende sempre più difficile preservare lo SBT originario.
Negli ultimi anni però, alcuni appassionati della razza (soprattutto in Italia, Olanda, e
Irlanda) quasi tutti non legati al circuito FCI, hanno iniziato il recupero del poco
materiale genetico rimasto e proveniente dalle vecchie linee di sangue più sane e
funzionali, avviando così un tentativo di ricostruzione a “ritroso”, cioè tentando di
ottenere soggetti simili a quelli diffusi negli anni passati tra i vecchi working
breeders. Solo il tempo ci dirà se questo lavoro genetico andrà a buon fine.
Daniele Santoni


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