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2014 10 26 Viaggio in alcuni conti di sistema Partire con i migranti approdare off shore finale .pdf



Nome del file originale: 2014 10 26 - Viaggio in alcuni conti di sistema - Partire con i migranti approdare off-shore finale.pdf
Titolo: Microsoft Word - 2014 10 26 - Viaggio in alcuni conti di sistema - Partire con i migranti approdare off-shore.doc
Autore: CA

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Viaggio in alcuni conti di sistema.
Stato, Paese, Mondo,
corrente l’anno 2014.

Partire con i migranti; approdare off-shore.

C’e sempre un’altra via.

Claudio Aroldi

Pag 1 di 253

1

INDICE DELLE GIORNATE DI VIAGGIO E RELATIVI TEMI AFFRONTATI

1 
2 
3 
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7 
8 
9 
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14 
15 
16 
17 
18 
19 
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28 
29 

Indice delle giornate di viaggio e relativi temi affrontati ....................................................................................................... 2 
Introduzione ........................................................................................................................................................................... 3 
2014 05 19 - I migranti sono una risorsa. ............................................................................................................................... 4 
2014 05 24 - Transumanar, organizzar e legalizzar. Più PIL per tutti.................................................................................. 11 
2014 06 08 – Considerazioni sui Conti dello Stato .............................................................................................................. 16 
2014 06 15 – Sceriffi, taglie e tweet-law contro il lato oscuro del sistema. ......................................................................... 35 
2014 06 18 – Libertà è partecipazione ? Le partecipazioni dello Stato................................................................................ 44 
2014 06 29 – Struttura, costi dello Stato e spending review ................................................................................................ 55 
2014 07 02 – Tweet law : consecutio istantanea reato-confisca. ......................................................................................... 79 
2014 07 06 – Evasione e recuperi ........................................................................................................................................ 82 
2014 07 12 - I conti dello Stato : le regioni .......................................................................................................................... 97 
2014 07 15 – Bilancio criminale ........................................................................................................................................ 111 
2014 07 16 – Primo intermedio : avanzo + 160. ................................................................................................................ 113 
2014 07 22 – Progressività e idea di sviluppo .................................................................................................................... 119 
2014 07 23 – Bilancia corrente dei pagamenti e Convenzioni per il Turismo ................................................................... 127 
2014 07 26 – Quando il lavoro manca ce lo si deve anche inventare. Turismo, Sell Centers e Personal Trainers ............ 132 
2014 08 26 – Sistema Italia. La trilogia PIL Occupazione Investimenti. 1° = PIL ............................................................ 143 
2014 08 26 – Sistema Italia. PIL, Capitale Investito e Investimenti. ................................................................................. 149 
2014 08 16 – Sistema Italia. Import e export. .................................................................................................................... 157 
2014 08 20 – Sistema Italia. Occupazione e tessuto piccole medie imprese ..................................................................... 161 
2014 08 21 - Le pensioni. Dalla welfare review alla dignità minima. ............................................................................... 168 
2014 08 24 – Imperialismi, imperi e insiemistica imperiale .............................................................................................. 174 
2014 08 29 – Italia – Export (e import) nell’insiemistica imperiale e reti di vendita (sell centers) ................................... 182 
2014 08 30 – Geopolitica, insiemistica imperiale, commercio e guerre. ........................................................................... 191 
2014 09 21 – Breviario di guerra ....................................................................................................................................... 195 
2014 10 14 - Rassegna stampa (solo titoli) fino al 14 10 2014 .......................................................................................... 219 
2014 10 15 – Ricchezze, finanze e monete ai tempi della rivoluzione. Il Dio danaro è morto. Que viva el Cybratto. ..... 221 
2014 10 25 – Quanto vale la cassaforte off-shore? ............................................................................................................ 244 
Epilogo : la teoria dello scoiattolo...................................................................................................................................... 253 

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2

INTRODUZIONE

C’è sempre un’altra via
Gli scritti di seguito raccolti sono nati per scommessa.
Quando ho iniziato a scrivere non avevo alcuna consapevolezza di dove sarei arrivato e di cosa avessi in mente.
Solo il desiderio di provare a vedere se si potesse capire qualcosa di più su come funziona il sistema in cui viviamo.
E renderne partecipe il mio prossimo.
A posteriori, riguardando cosa ho scritto, mi accorgo di avere prodotto una serie di “snapshots” che insieme :
1. testimoniano lo stato di fatto, il come funziona, del nostro mondo;
2. offrono possibili visioni alternative e praticabili per un mondo diverso.
Da qui nasce il riferimento alla citazione in copertina : “c’è sempre un’altra via”.
Interconnessione e osticità
Mi rendo conto, rileggendo il tutto, che per quanto mi sia sforzato di essere divulgativo, spesso la lettura risulta
ostica .
Densa di numeri e riferimenti incrociati, di fatto si indirizza per forza di cose verso chi con i numeri sia abbastanza
dimestico.
Il tutto tralasciando i riferimenti ad altri simultanei scritti “non economici” di cui al Blog Claudio Aroldi .
In particolare, le prime sezioni sui conti dello Stato, rischiano di fare perdere la voglia di proseguire la lettura.
Si tenga conto, però, che uno degli obiettivi degli scritti è quello di dare un’idea generale sui temi trattati. Così, non
è scopo quello di renderci tutti pronti per lavorare alla Ragioneria di Stato, bensì quello di darci familiarità con gli
argomenti e relativi ordini di grandezza. Ad esempio, sarà dunque sufficiente capire che lo Stato è organizzato in 13
ministeri che costano in totale 450 miliardi di euro, articolati come descritto nelle singole tabelle.
La conoscenza del problema è già metà soluzione.
Relatività complessa
Credo sia interessante osservare tutto il sistema nel complesso. E in questa logica si succedono anche gli scritti.
Non c’è possibile soluzione di continuità tra realtà micro e realtà macro. Tutto è interconnesso. Per cui se parlo di
“migranti” non posso prescindere da “ministero degli interni”, “censimento agricolo italiano” o sistema mondo già
dentro alla “terza guerra mondiale”, come detto anche dal Papa.
Per questo gli scritti sono calati, e traggono spunti, dagli eventi nel corso dei quali sono nati.
E’ quindi opportuno tenere sempre a mente gli eventi: 2014 10 15 – Cronologia rassegna stampa da settembre 2014
Un determinato fenomeno assume maggiore o minore peso relativo a seconda del contesto circostante.
Gli scritti, pertanto, hanno senso in quanto scritti “corrente l’anno 2014”.
Approccio reale
Un valore aggiunto che credo di potere affermare esista, è quello di prescindere da enunciazioni teoriche astratte.
Quindi un valore aggiunto che penso esista, è il fatto che ogni tema è trattato nelle sue manifestazioni concrete, reali.
Rendendo così comprensibile la sua effettiva dimensione pratica.
E rendendo così anche comprensibile come si muove il contesto circostante, in primo luogo quello politico.
Tutto ciò va a scapito di una possibile universalità temporale.
Perché molte cose, se venissero lette nel 2020, probabilmente non avrebbero senso.
Mentre alcune altre, fortunatamente, manterranno l’universalità e, forse, potrebbero addirittura risultare profetiche.
Destinatari
Se dovessi individuare una categoria di lettori preferenziale, non avrei dubbi : gli studenti universitari. Poveretti.
Se ai miei compagni e a me avessero insegnato in maniera pratica quello che sono riuscito a imparare da solo nei 25
anni post laurea, avremmo risparmiato alcuni decenni.
E con alcuni, forse, l’altra via l’avremmo già imboccata.
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3 2014 05 19 - I MIGRANTI SONO UNA RISORSA.
Si dovrebbe cercare di pensare a come farli entrare e non a come tenerli fuori.
Io sono un privilegiato.
Alcuni migranti li ho potuti conoscere di persona. E non soltanto di sfuggita in qualche centro di accoglienza come
Lampedusa. Ma vivendoci insieme.
Ne arrivarono una ventina presso le varie sedi dell’Associazione Comunità il Gabbiano Onlus quando ero ospite
anche io. Da Burkina Faso, Bangladesh, Nigeria e non ricordo più da dove altro.
Tutti erano partiti dalla Libia, dove c’era la guerra, dopo giorni ad aspettare sulla spiaggia senza cibo ne acqua.
Molti su quella spiaggia ci erano arrivati dopo settimane di viaggi indescrivibili attraverso varie porzioni d’Africa.
Tutti avevano storie simili di povertà e di terrore.
E tutti avevano lo stesso miraggio della terra promessa, ma senza alcuna illusoria speranza. Erano tutti
rassegnatamente, eppur dignitosamente, consapevoli della loro disperazione.
Dei circa 20 che furono allocati al Gabbiano, 5 gravitarono sulla struttura dove risiedevo anche io, e ci trovammo a
vivere nello stesso appartamento per 3 o 4 mesi.
E’ stato bello. E molto istruttivo. Come per tutte le cose, un conto è la teoria e un altro conto è la pratica. Viverci
insieme è stato un bagno di umiltà e una fonte di ispirazione.
La prima cosa che mi colpì fu che nonostante fossero rimasti alcune settimane a Lampedusa, nessuno si era degnato
di insegnare loro una parola di italiano. Non sapevano dire nemmeno cose banali, come ho fame, ho sete e simili.
Nessuno aveva pensato a dedicare un soldato, un infermiere, un volontario qualsiasi ad insegnare loro i rudimenti
linguistici della terra promessa.
Voleva dire che già in partenza tutti, tutto il sistema, davano per scontato che fossero intrusi e che in un modo o
nell’altro dovevano sparire.
Mi inventai dunque un corso improvvisato di italiano. Tutti erano avidi di quelle poche parole che iniziai a spiegare
loro. Ricordo che fogli e penne sembravano un enorme dono. Ci intendevamo a gesti o in francese con alcuni di
loro. Le grottesche “lezioni” si tenevano sui prati della comunità.
Io ero anche scostante. Li guardavo e mi chiedevo cosa sperassero di trovare in Italia. Non c’è speranza per tanti
italiani figuriamoci per loro. In ogni caso per mia natura ero un insegnante “cattivo” : mi incazzavo con chi non
stava attento o con chi non imparava in fretta. Il che tutto sommato mi sembra un atteggiamento “paritario” senza
false ed ipocrite indulgenze, di per se razziste.
Comunque dopo qualche tempo, essendosi un po’ meglio adattati ed ambientati, si decise che potevano partecipare
ai lavori della comunità. Tutti lavori manuali: da pratiche agricole a manutenzioni degli immobili.
E a quel punto io, e molti altri ospiti, ricevemmo il giusto contrappasso da nemesi razziale.
Mi ricordo che un giorno stavo zappando l’orto e Nufu, dal Burkina Faso, mi guardava.
Mi accorsi che sorrideva.
Dopo un po’ mi si avvicinò e a gesti, perché avendo circa 40 anni era uno degli allievi più recalcitranti del corso di
italiano, mi spiegò che voleva fare lui. Che voleva zappare lui.
Io gli diedi la zappa e mi misi a guardare.
Gambe parecchio divaricate, ginocchia piegate e baricentro basso, prese la zappa e iniziò a “mitragliare” zappettate
ad una velocità incredibile. In 10 minuti finì quello che io avrei fatto in un’ora. Certo: io non sono un contadino, ma
garantisco che anche rispetto ai contadini italiani che ho conosciuto in vita mia, Nufu era un “fuori categoria”.
E così tutti gli altri.
Tempo dopo, quando iniziammo a capirci meglio, mi spiegò che fare il contadino era il suo mestiere.
E ne era ben fiero. Come dimostra il fatto che mi volle far vedere come si faceva.
Un sano e commovente “orgoglio zappatore”.
Mi raccontò che a casa, sua per potere coltivare, doveva scavare a mano un pozzo profondo parecchi metri ogni
settimana. Lo aiutavano i suoi bambini. Non gli pareva vero di potere innaffiare con la pompa. Il che è una bella
dimostrazione di relativismo: quello che per noi è scontato per lui era un sogno.
E mentre lui, nel suo “paradiso irriguo”, innaffiava, innaffiava, innaffiava, io iniziai a capire due cose.

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La prima era che il mio atteggiamento iniziale improntato a “cosa sperano di trovare in Italia” era intrinsecamente
etnocentrico: ragionavo con le mie “categorie” che per loro erano assolutamente incomprensibili e inadeguate. Per
loro il paradiso era l’acqua corrente, tanto per capirci.
La seconda era che tanta “perizia”, oltre alla forza, resistenza e adattabilità, erano un dono del cielo. Che bisognava
almeno provare a capire come metterla a frutto perché per noi italiani oramai era “storia dimenticata”.
Il “nostro” occidente tende sempre più a “smaterializzarsi”, ma la civiltà materiale è pur sempre la base su cui
poggia tutto il resto.
Da queste riflessioni nascono gli spunti seguenti. Credo innanzitutto che sia utile circostanziare la questione, perché
troppi proclami vengono “sparati” senza che siano supportati dai fatti. Anche se presumo che i dati siano noti ai
nostri governanti, a noi gente comune non vengono quasi mai comunicati nel loro quadro di insieme.
Le fonti sono tutte ufficiali : Istat per lo più. I grafici e tabelle sono tutte a fine scritto.
Infine una precisazione: migranti e stranieri non sono lo stesso concetto. I dati disponibili riguardano la seconda
categoria.
Molte cose sono note se non banali, ma ciònonostante vederle tutte insieme può forse contribuire a fornire un quadro
diverso.
Si tralascia qui ogni aspetto etico, seppur fondamentale.
Si tralascia anche ogni considerazione su una pur benefica “mescolanza genetico-razziale” che i flussi in entrata
portano alla nostra cultura ed “etnia”.
Ci si concentra su questioni di fatto comunemente ritenute pregiudizievoli. E si ipotizza una possibile soluzione.
1. Gli stranieri compensano il calo demografico nazionale
http://www.istat.it/it/immigrati
Dal 2002 al 2014, la popolazione straniera residente in Italia è passata da 1,3 a 4,4 milioni di persone.
Nello stesso periodo la popolazione italiana totale è risalita da 57 milioni a quasi 60.
Il trend di immigrazione ha quindi bilanciato il calo demografico “nazionale”.
2. Gli stranieri sono relativamente integrati
http://www.istat.it/it/immigrati/indicatori-sintetici/confronto-italiani-stranieri
Dalla tabella CONFRONTO ITALIANI-STRANIERI - FONTE ISTAT, riportata integralmente in coda emergono
alcuni dati significativi evidenziati in rosso.
La tabella è per altro riportata per intero a fine di possibile comparazione “sociologica” da parte di chiunque.
Il quadro che emerge è, a giudizio di chi scrive, di relativa integrazione e relativa comparabilità di larga parte di
questi indicatori.
Ciò testimonia la “capacità di accoglienza” Italia che in dieci anni ha assorbito 3 milioni di stranieri.
3. Gli stranieri generano reddito e imposte
Spesso si dice quanto al paragrafo seguente : “ci pagheranno le pensioni”. Di reddito e tasse non si parla mai. Con
riferimento ai dati in rosso della tabella a fine scritto emerge che i 4 milioni di stranieri sono aggregati in circa 1,6
milioni di famiglie (stante la famiglia media di 2,44 persone).
Con un reddito familiare di 12.400 euro circa (anche se il dato è del 2008), gli “stranieri” producono reddito per
circa 20 miliardi di euro.
Assumendo un livello di imposizione medio del 20%, che tra imposte dirette e indirette appare prudenziale, ciò vuol
dire che gli “stranieri” hanno prodotto entrate fiscali allo Stato per oltre 4 miliardi di euro.
In un contesto in cui si fanno manovre per importi anche molto inferiori è un dato che si dovrebbe tenere più
presente.
4. Gli stranieri sono giovani
L’età media degli stranieri è di 32 anni contro 45 degli italiani e la percentuale di over 65 è di appena il 2% contro il
22% italiano.

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Questo dato “alimenta” il luogo comune che gli stranieri ci pagheranno le pensioni. Come tutti i luoghi comuni è
fondato su dati reali.

5. Gli stranieri non sono delinquenti
Con 78.000 condanne rispetto alle 150.000 italiane gli stranieri sono evidentemente a maggior tasso di criminalità,
ma :
ï‚· marginale rispetto al totale (78.000 / 4.000.000 = 2%)
 probabilmente se si considerassero solo le fasce più disagiate di italiani, la situazione italiani/stranieri
apparirebbe più simile.
6. Una possibilità di accoglienza agricola ?
Prendendo spunto dal racconto iniziale e riferendosi alla situazione agricola nazionale si osserva che dal 1982 al
2010 in Italia si sono persi 5,3 milioni di ettari di Superficie Agricola Totale (SAT) e quasi 3 milioni di Superficie
Agricola Utilizzata (SAU). (Istat – Censimento Agricolo).
Territorio ‐ SAU ‐ HA 
 Italia TOTALE 
Territorio SAT ‐ HA 
 Italia TOTALE 
SAU/SAT 

SAU 1982 
 15.832.613  
 
 
SAT 1982 
 22.397.832  
 
 
SAU/SAT 
1982 
 
70,7% 

SAU 1990
SAU 2000
 15.025.954   13.181.859 

SAU 2010
 12.856.048 

SAT 1990
SAT 2000
 21.627.667   18.766.583 

SAT 2010
 17.078.307 

SAU/SAT 
1990
69,5%

SAU/SAT 
2000
70,2%

SAU/SAT 
2010
75,3%

 2010 ‐ 1982 
‐2.976.565  
 
 2010 ‐ 1982 
‐5.319.525  
 
 
 

Dei 17,078 milioni di ettari di SAT del 2010, 647.789 sono classificati come Superficie Agricola non Utilizzata.
Se si ipotizzasse di suddividerli in appezzamenti da 10 ettari ciascuno, si avrebbero quasi 65.000 potenziali nuove
aziende agricole.
10 ettari potrebbe essere una dimensione plausibile di sussistenza. In coda si riportano anche i dati di distribuzione
delle aziende italiane per classe di dimensione.
Si consideri che il reddito medio familiare degli stranieri, come evidenziato in tabella Istat, è di 12.000 euro.
Replicarlo nel contesto agricolo delle aziende da 10 ettari vorrebbe dire ricavare 1.200 euro ad ettaro. Possibile.
I terreni potrebbero anche essere condotti in affitto da proprietari privati, considerando che gli affitti dei terreni
agricoli non sono particolarmente onerosi, e spesso sono risibili.
Se tali aziende fossero condotte da famiglie di 3 persone si avrebbero quasi 200.000 possibili “posti” di accoglienza.
Se poi si ampliassero le superfici disponibili, anche utilizzando terreni demaniali o terreni non già classificati come
“non utilizzati” il potenziale si amplierebbe ulteriormente.
La tabella seguente ipotizza alle ultime 3 righe di impiegare 4 milioni di ettari. Le persone “accoglibili”
diventerebbero 1,3 milioni.
Azzardo anche un paradosso volutamente iperbolico: per un’Italia multirazziale da 70 milioni di persone si potrebbe
anche disboscare un po’ di demanio. Un po’ di disboscamento in più forse Madre Natura Rediviva riuscirebbe a
sopportarlo e compensarlo.
647.789
64.779
194.337

SAT Non utilizzata
Nr. aziende da 10 ha
3 persone per azienda

4.222.259

Differenza SAT-SAU

422.226

Nr. aziende da 10 ha

1.266.678

3 persone per azienda

Si tenga presente che i benefici possibili sarebbero in termini di :
Pag 6 di 253

ï‚· qualificazione e utilizzo del territorio
ï‚· generazione di reddito e imposte
 produzione agricola nazionale e minor importazioni dall’estero
7. La questione abitativa
Il deflusso dalle campagne, oltre ai terreni inutilizzati, lascia anche abbandonato un patrimonio immobiliare spesso
di valore storico.
Una possibilità da considerare sarebbe quella di dare in uso ai neo-coloni strutture abbandonate, che vengano
ristrutturati da essi stessi “in economia”. Come già detto queste persone sono spesso brave in tutto quello che è
manuale.
Anche in questo caso i vantaggi sarebbero innanzitutto di riqualificazione del territorio che attualmente appare
spesso “desertificato”.
Come per i terreni anche gli immobili potrebbero essere condotti in affitto da proprietari privati, considerando che
gli affitti agricoli non sono particolarmente onerosi, se non risibili. Con l’ulteriore vantaggio di trovarsi le proprietà
“rivitalizzate”.
8. Far west e pionieri italiani
Come sarà evidente, quanto sopra non è un’idea nuova. Il più lampante esempio pregresso è la corsa al west del
Nordamerica.
Ovviamente il contesto italiano è molto più piccolo e iniziative di “ripopolamento” delle campagne sono già
giustamente patrocinate a favore dei cittadini italiani. A titolo esemplificativo si riporta qui di seguito un articolo del
2013.
Ciò rende necessaria una valutazione di “capacità ricettiva” per tutti da parte delle nostre campagne.
E’ pur vero che non molti italiani riescono poi di fatto a percorrere il cammino del “controesodo”, come testimonia
il fatto che la maggior parte dei lavori di manovalanza agricola è già oggi realizzata da personale straniero.
E’ quindi auspicabile pensare ad una convivenza pacifica.
9. Un business plan

Fonte : http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2013/06/assalto-al-demanio-agricolo/
Sembra che la Cassa Depositi e Prestiti stia prendendo il posto che la Protezione Civile ricopriva (e forse ricopre ancora) qualche anno fa,
cioè quello di ente soprannaturale, al quale affidare ogni tentativo di “strategia di sviluppo e ripresa” nazionale. Come andò a finire per
la Protezione civile è ormai chiaro a tutti: abusi, truffe e grandi regali agli amici di amici. Quante sono le possibilità che la Cdp viaggi su
binari diversi ?

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Dal Manifesto del 31 maggio 2013, articolo di Marco Bersani:
Secondo l’Agenzia del Demanio, che utilizza i dati del Censimento per l’ Agricoltura 2010, l’estensione dei terreni agricoli demaniali in
Italia ammonta ad oltre 338.000 ettari, per un valore che oscilla fra i 5 e i 6 miliardi di euro.
Un patrimonio importante che, grazie alla sua equa distribuzione geografica, consentirebbe la messa a punto di un progetto
nazionale per una diversa agricoltura, per una conseguente salvaguardia e manutenzione idrogeologica del territorio e per il
rilancio di nuova occupazione, in particolare giovanile, durevole e di qualità.
Riflessioni che non sfiorano l’attuale Ministra dell’Agricoltura De Girolamo, che ha recentemente incontrato i vertici dell’Associazione
bancaria italiana (Abi) e il presidente della Cassa Depositi e Prestiti, Franco Bassanini, per mettere a punto un programma di
“valorizzazione” e (s)vendita dell’immenso patrimonio agricolo demaniale.
Replicando quanto sta già proponendo agli enti locali in merito alla svendita del patrimonio immobiliare, Cassa Depositi e Prestiti avrebbe
la funzione di assegnare un prezzo ai terreni demaniali, di acquisirli consentendo allo Stato di fare cassa e di metterli successivamente sul
mercato.
Incredibile l’obiettivo dichiarato dalla Ministra De Girolamo : «(..) un’occasione per sbloccare la situazione e mettere nuovi terreni
a disposizione soprattutto dei giovani, perché senza terra da lavorare non è possibile pensare ad un vero rilancio del comparto».
Altrettanto incredibile è che per questo ulteriore processo di colossale espropriazione di patrimonio pubblico si utilizzino le risorse del
risparmio postale affidato dai cittadini alla Cassa Depositi e Prestiti.
Davvero si pensa che i giovani disoccupati (oltre il 35%) siano provvisti di capitale e non attendano altro, per trasformarsi in futuri
agricoltori, che divenire proprietari dei terreni da coltivare?
Davvero si pensa che privare la collettività del bene terra, di inestimabile valore pubblico e sociale, corrisponda a «servizio di interesse
economico generale», qualifica cui dovrebbe attenersi ogni investimento di Cassa Depositi e Prestiti (art. 10, D. M. Economia 6/10/1994)?
Possibile che non si pensi ad un piano per un’agricoltura di qualità e per una nuova occupazione giovanile attraverso il
mantenimento della proprietà collettiva del demanio agricolo, l’affidamento dei terreni ai giovani con affitti calmierati e
l’intervento di Cassa Depositi e Prestiti per il sostegno dell’avvio di attività (start up di impresa) e dei primi investimenti in mezzi,
tecnologie, impianti e sementi per consentire alle diverse nuove aziende un funzionamento a regime?
Ancora una volta l’obiettivo è quello di consegnare patrimonio pubblico alle banche e beni comuni alla speculazione finanziaria, con il
paradosso di renderlo possibile attraverso l’utilizzo dei risparmi dei cittadini.
La socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti e la sua gestione territoriale, democratica e partecipativa diventa un obiettivo sempre più
urgente, che da oggi dovrà vedere coinvolte in prima fila tutte le esperienze e reti dell’altra economia, dei gruppi di acquisto solidale,
dell’agricoltura autogestita e di qualità, del commercio equo e solidale.
*Attac Italia
Su Agro Notizie compare un’alternativa alla s-vendita del demanio agricolo, così come presentata dalla De Girolamo:
” (…) Posta come unica strada possibile, quella della vendita dei terreni agricoli demaniali avrebbe diverse alternative. Tra queste, la
possibilità di affidare, come da più parti proposto, i terreni a quanti, magari giovani sprovvisti di capitale iniziale ma ricchi di capacità,
preparazione universitaria specifica e idee spesso all’avanguardia, in grado di restituire ai terreni una funzionalità non solo agricola ma
anche sociale e paesaggistica. In tal modo, grazie ad affitti calmierati, allo sviluppo di nuova occupazione e alla nascita di nuove attività
imprenditoriali che andrebbero a contribuire al rilancio economico del paese, lo Stato otterrebbe un beneficio economico duraturo ma,
soprattutto, non si priverebbe del bene terra, di inestimabile valore pubblico e sociale, strappandolo alle fauci della cementificazione da cui,
con la sua vendita, prima o poi potrebbe essere azzannato. “

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Fonte : http://www.istat.it/it/immigrati

Fonte : http://www.istat.it/it/immigrati/indicatori-sintetici/confronto-italiani-stranieri
CONFRONTO ITALIANI-STRANIERI - FONTE ISTAT
Popolazione e famiglie - caratteristiche socio-demografiche
popolazione residente (v.a.) (?)
percentuale di popolazione con meno di 18 anni (?)
età media (?)
percentuale di popolazione con 65 anni e più (?)
Popolazione e famiglie - famiglia e minori
matrimoni (v.a.)1 (?)
età media al parto (?)
Tasso di fecondità totale (numero medio di figli per donna) (?)
nati (v.a.) (?)
separazioni (v.a.)3 (?)
divorzi (v.a.)3 (?)
dimensione media della famiglia (?)
percentuale di famiglie con minori (?)
percentuale di famiglie con anziani (?)
Popolazione e famiglie - dinamiche migratorie
trasferimenti di residenza interni sul totale della pop.res (per mille residenti)
Istruzione e formazione
iscritti alla scuola primaria (v.a.) (?)
iscritti alla scuola secondaria di I grado (v.a.) (?)
iscritti alla scuola secondaria di II grado (v.a.) (?)
iscritti all'università (v.a.) (?)
immatricolati all'università (v.a.) (?)
laureati (v.a.) (?)
tasso di ripetenza (scuola secondaria di 1° grado) (?)
tasso di ripetenza (scuola secondaria di 2° grado) (?)
quota di diplomati su tot popolazione (?)
quota con titolo universitario su tot popolazione (?)
Lavoro
tasso di attività (?)
tasso di occupazione (?)
tasso di disoccupazione (?)
% di neet (Not in Education, Employment or Training) (?)
Condizioni economiche delle famiglie e disuguaglienze
reddito medio familiare da lavoro (?)
individui a rischio di povertà relativa (?)
percentuale di famiglie per titolo di godimento dell'abitazione :proprietà (?)
Percentuale di famiglie in condizione di grave deprivazione materiale (?)
Percentuale di famiglie che hanno ricevuto aiuti in natura o in denaro da
amici/vicini/conoscenti (?)
Percentuale di famiglie che hanno ricevuto aiuti in natura o in denaro da
genitori/suoceri (?)

ITALIANI

TOTALE
STRANIERI

DATA

55.340.608

4.053.599

01/01/2012

16,5

21,7

01/01/2011

44,7

32

01/01/2012

21,8

2,3

01/01/2011

178.213

22.605

2011

32

28,3

2011

1,3

2,04

2011

467.346

79.261

2011

81.653

7.144

2011

49.593

4.213

2011

Nr di famiglie

2,38

2,44

2009

1.661.311

26,1

29,8

2009

38,6

2,8

2009

20,1

55,3

2011

2.572.911

254.653

2010/2011

1.629.908

157.559

2010/2011

2.515.073

154.116

2010/2011

1.719.712

62.074

2010/2011

276.400

11.886

2010/2011

281.970

7.160

2010/2011

3,8

9,1

2010/2011

6,8

9

2010/2011

34

40,5

2010/2011

11,3

9

2010/2011

62,9

70,6

2012

56,4

60,6

2012

10,3

14,1

2012

21,5

32,8

2011

18.281

12.413

2008

17,4

49,1

2008

71

15,1

2009

6

19

2009

9

46,5

2009

58,7

15,8

2009

Salute e Sanità
morti (v.a.) (?)
interruzioni volontarie di gravidanza (v.a.) (?)

582.364

5.124

01/01/2011

75.705

38.806

2009

Criminalità
Condannati per delitto con sentenza irrevocabile (nati all'estero) (v.a.) (?)
detenuti (v.a.) (?)

151.649

78.164

2010

42.723

24.174

01/01/2012

Fonte : http://censimentoagricoltura.istat.it/inbreve/?lang=it
Pag 9 di 253

Reddito

Imposte (20%)

20.621.854.257

4.124.370.851

Pag 10 di 253

Anno 2010

55.596

Friuli-Venezia Giulia

276.240

616.505

901.387

Marche

Lazio

722.640

Campania

706.438

Italia

Territorio

Sardegna
393.638

1.074.332

155.976

312.596

651.405

268.101

142.782

181.657

1.712.516

321.593

374.856

211.263

479.888

1.387.600

830.571

162.237

569.259

3.102

4.045

7.147

1.569.215

715.263

6.796

341

543.249

1.265.648

65.776

450.075

250.984

51.610

526.894

157.486

21.780

80.469

1.089.223

122.300

37.346

46.247

177.069

382.962

129.631

25.625

109.583

22.781

24.627

47.408

312.247

36.484

14.345

828

94.604

146.261

1.290

3.464

1.579

1.042

3.940

3.512

1.066

2.425

13.564

2.057

2.109

890

2.490

7.545

1.451

482

2.061

199

201

400

4.394

487

764

101

1.577

2.930

31.896

275.406

0,01-0,99
ettari
451.588

1-1,99
ettari

Tipo dato superficie utilizzata - ettari

Anno 2010

1.153.691

2.541.211

549.254

519.127

1.285.290

549.532

197.517

453.629

3.554.349

638.602

471.828

326.877

754.345

2.191.651

1.064.214

218.443

811.440

137.219

Classe di superficie agricola utilizzata

1.470.562

3.019.881

Calabria

Isole

669.038

Basilicata

1.388.845

252.303

Molise

Puglia

687.096

Abruzzo

4.426.360

536.655

Umbria

Sud

1.294.968

3.349.515

1.360.762

Toscana

Centro

Emilia-Romagna

1.007.485

408.864

Provincia Autonoma Trento

Veneto

484.070

240.535

377.755

892.934

Trentino Alto Adige / Südtirol

Provincia Autonoma Bolzano / Bozen

986.826

43.784
2.471.852

1.229.207

98.043

1.010.780

2.096.985

3.537.421

Nord-est

Lombardia

Liguria

119.366

1.298.514

Piemonte

Valle d'Aosta / Vallée d'Aoste

2.745.129

Nord-ovest

2.380.769

410.433

2-2,99
ettari

692.987

1.013.341

140.715

153.879

103.052

120.434

31.888

189.078

739.046

192.653

57.516

68.477

94.899

413.545

102.561

30.098

130.537

111.137

211.663

322.800

585.996

234.591

21.879

54.326

371.350

682.146

3.434.073

101.628

709.414

3-4,99
ettari

8.848

13.116

7.137

2.848

843

4.008

1.814

2.538

19.187

3.047

3.385

5.002

9.473

20.907

6.063

4.358

4.417

44

11

56

14.894

18.796

84

3

14.642

33.525

2.901.038

boschi
annessi ad
aziende
agricole

1.295.295

226.128

278.609

110.765

108.539

48.411

131.584

37.613

175.170

612.082

198.155

96.182

177.672

425.624

897.633

165.488

35.406

87.868

251.298

200.649

451.947

740.709

141.675

47.516

11.561

171.255

372.006

1.663.483

10-19,99
ettari

8.574

12.504

6.142

2.726

742

3.273

1.720

2.308

16.911

2.247

2.990

4.656

7.803

17.695

3.040

755

1.465

19

9

28

5.288

6.181

76

2

3.663

9.922

62.320

altra
arboricoltur
a da legno
annessa ad
aziende
agricole

5-9,99 ettari

275

612

995

121

101

735

94

231

2.277

801

394

346

1.670

3.211

3.024

3.603

2.951

26

2

28

9.606

12.615

8

1

10.979

23.603

39.308

pioppeti
annessi ad
aziende
agricole

arboricoltura da legno
annessa ad aziende
agricole

647.789

superficie
agricola
non
utilizzata

571.804

altra
superficie

funghi in
grotte,
sotterranei o
in appositi
edifici

1.128.980

20-29,99
ettari

42.842

111.284

23.479

30.113

32.392

19.343

11.625

32.726

149.678

30.856

23.451

14.512

67.312

136.131

34.528

5.718

31.451

6.330

19.314

25.644

97.342

35.874

5.401

49.400

62.680

153.354

1.556.922

30-49,99
ettari

39.054

75.662

15.803

8.412

21.910

18.173

3.734

23.032

91.064

30.727

21.661

12.593

38.214

103.194

90.469

12.314

72.310

13.972

23.561

37.532

212.625

46.037

1.258

2.807

39.157

89.259

1.994.065

14

23

27

140

138

26

21

30

381

725

712

454

575

2.466

4.598

752

1.881

9

1

10

7.241

4.681

15

..

2.210

6.907

17.018

coltivazioni
energetiche

3.370.461

100 ettari e
pi·

80.715

900.526

82.788

67.294

181.712

543.590

2.858

33.293

911.535

368.591

20.253

7.343

90.576

486.762

79.075

9.168

221.098

2.988

3.617

6.605

315.946

179.483

73.089

429

79.240

332.241

2.947.011

i

serre

50-99,99
ettari

840

2.977

828

1.077

3.350

1.637

119

358

7.369

3.331

65

111

2.461

5.969

1.365

98

5.482

10

0

10

6.956

1.151

0

..

338

1.489

24.760

7.009.311

coltivazioni orti familiari
prati
legnose
permanenti
agrarie
e pascoli

arboricoltura
da legno
annessa ad
aziende
agricole

superficie totale (sat)

i

12.856.048

seminativi

superficie agricola utilizzata (sau)

Italia

17.078.307

superficie
agricola
utilizzata (sau)

Territorio

Utilizzazione dei terreni

superficie
totale (sat)

Tipo dato superficie - ettari

3 persone per azienda

Nr. aziende da 10 ha

SAT Non utilizzata

3 persone per azienda

Nr. aziende da 10 ha

SAT-SAU

12.856.048

totale

194.337

64.779

647.789

1.266.678

422.226

4.222.259

2014 05 24 - TRANSUMANAR, ORGANIZZAR E LEGALIZZAR. PIÙ PIL PER TUTTI
Il primo titolo : Transumanar, organizzar e legalizzar.
Il primo riferimento è a Pier Paolo Pasolini : “transumanar e organizzar”. Rinvio a Wikipedia
http://it.wikipedia.org/wiki/Pier_Paolo_Pasolini da cui traggo la breve sintesi che segue.
« Smetto di essere poeta originale, che costa mancanza di libertà: un sistema stilistico è troppo esclusivo. Adotto
schemi letterari collaudati, per essere più libero. Naturalmente per ragioni pratiche. »
Trasumanar e organizzar è l'ultima raccolta di versi di Pasolini. Uscita nel 1971 raccoglie le poesie scritte durante
la lavorazione di Medea e alcuni versi precedentemente pubblicati sulla rivista "Nuovi Argomenti".
Come in "Poesia in forma di rosa" la raccolta accumula poesie di vario tipo non organizzate lungo una linea
tematica e stilistica.
Con "Transumanar e organizzar" si chiude un ciclo ben preciso; dalla certezza che è impossibile per l'uomo
adattarsi alla Società, alla convinzione che l'uomo non può vivere senza la Società.
Nei versi di questa raccolta Pasolini si lascia andare all'oratoria con una denuncia aggressiva che riguarda la
difficoltà di "trasumanar", cioè di uscire dalle condizioni umane date.
Ecco il punto. Forse quanto osservato di seguito può contribuire ad aprire una porta per transumanare.
4

10. Il secondo titolo : Più PIL per tutti
Si riferisce allo slogan elettorale del personaggio di Cetto La Qualunque, politico calabrese cinico, corrotto, e
depravato, creato da Antonio Albanese. http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Albanese
Mai nessuna parodia si rivelò più profetica del suo Cchiù pilu per tutti.
Addirittura, come circostanziato di seguito, penso si possa affermare che “’U pilu ci salverà”.
11. La notizia : Istat, dal 2014 anche droga e prostituzione nel calcolo del Pil
Questa si che è una notizia. Perlomeno a me così è sembrata.
Mi pare che sia passata un po’ inosservata.
A me pare una “svolta epocale”, o almeno una opportunità per una svolta epocale.
12. I numeri e il buon padre di famiglia
In primo luogo non so se siano ben chiari i termini “economici” della questione. Se lo fossero probabilmente si
ridurrebbero anche eventuali sterili polemiche.
L’Ansa riporta che il sommerso vale tra 255 e 275 miliardi di euro. Il peso dell'economia sommersa è quindi
stimato tra il 16,3% e il 17,5% del Pil.
Reintegrare il sommerso vorrebbe dire che tutto d’un tratto finiscono i problemi di rispetto dei parametri europei.
Il deficit e il rapporto debito/pil sarebbero sistemati d’incanto.
Certo, poi si dovrebbe smettere di alimentarli, di spendere troppo, tanto per intenderci.
Ma partendo da una base più solida basta applicare la logica del “buon padre di famiglia”, come si diceva una volta :
gestire entrate e uscite dello Stato in maniera sostenibile non è diverso da quanto deve fare ogni operaio, impiegato o
pensionato tutti i mesi.
E se ce la fanno loro perché mai non ce la dovrebbe fare un governo?
13. Controlli e imposte
Ma il dato che trovo più interessante è che il riconoscimento ufficiale dell’esistenza dei fenomeni potrebbe, o forse
dovrebbe, precludere ad una loro qualche forma di “cooptazione sistemica”.
Negarne l’esistenza è ipocrita e addirittura inutilmente “castrante”.
Così facendo si rinuncia :
 al governo di processi e dinamiche reali, il che è in buona parte causa della loro relativa “degenerazione” eticosociale. Transumanar, appunto.
 alla tutela di determinate intere classi di persone. Potrà essere fastidioso sentirne parlare, ma puttane, travestiti e
pusher sono esseri umani anche loro. Organizzar, appunto
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 ad assoggettare tali attività alle normali imposizioni fiscali, che potrebbe potenzialmente generare ben oltre 50
miliardi di euro all’anno, in teoria almeno 100. Legalizzar, infine.
14. Prostituzione e droga
Come sempre, per potere parlare di qualcosa sarebbe auspicabile conoscerla e possibilmente parlarne in termini
oggettivi.
Mi lasciano sgomento quelle reazioni moralistiche il cui tono lascia presumere che siano state rilasciate da campioni
di purezza, mai andati a puttane tanto per capirci.
Io invece ho un discreto curriculum sia come puttaniere che come cocainomane.
Fortunatamente oggi quelle devianze o degenerazioni hanno smesso di esercitare il loro appeal, e mi ritrovo in una
condizione di maggior sereno distacco.
Mi piace pensare che io abbia praticato gli insegnamenti di “Zorba il greco” di Nikos Kazantzakis
http://it.wikipedia.org/wiki/Zorba_il_greco che mi pare dicesse qualcosa del tipo “l’unico modo per eliminare un
vizio è praticarlo fino alla nausea”.
Ma non è solo così.
Il punto è che anche nei vizi ci sono vari gradi di sprofondamento.
Sempre ammettendo che si trattasse di vizi, il risultato non è sempre uguale.
E se si è fortunati si riesce a “ricevere” qualcosa anche in situazioni di totale annichilimento.
15. Prostituzione
In tema di puttane io ricordo bene 4 cose (ma in realtà ne avrei molte altre da raccontare), che mi si sono impresse
nell’anima e alla fine hanno aperto la porta alla nausea.
La prima è stata una mia amica rumena. Mi raccontò di botte, ossa rotte, stupri e altre situazioni insopportabili per
una persona qualunque. Io credevo di aiutarla con i soldi che le davo, spesso assai in eccesso. Mi diede una sonora
lezione di morale : “tu credi di aiutarmi, ma mi stai uccidendo”. Il nocciolo non era solo che i soldi andavano ai
papponi, ma soprattutto lei era certa che nell’annosa questione di se fosse nato prima l’uovo o la gallina, la risposta
era che ero nato prima io.
Il cliente. Senza clienti non ci sarebbero nemmeno le puttane.
La seconda fu una escort russa chiamata via internet. Arrivò a casa mia e devo dire che con ogni sforzo che cercai di
fare (in fondo io volevo solo scopare), non riuscii a togliermi dalla testa che era minorenne. Anche se lei negava.
Non riuscivo a toccarla. Ogni tanto facevo un tiro di coca. Ad un certo punto lei mi guardò e mi disse sarcastica:
“ma che uomo interessante. Adesso me ne vado.”. Sul comodino avevo un libro sulla storia della mafia.
Lei mi disse : “regalami quel libro, così almeno avrò di te un ricordo interessante”.
La terza fu sempre una escort russa chiamata via internet. Era molto bella. Appena arrivata iniziò a spogliarsi. Io le
dissi di aspettare, non so bene perché. Come prima, in fondo io volevo solo scopare. Restammo seduti di fronte per
un po’. Lei era in imbarazzo. Era fuori ruolo, non sapeva cosa fare. Ad un certo punto mi disse”forse vuoi il culo ?”.
Mentre facevo segno di no con la testa lei scoppiò in un pianto irrefrenabile a dirotto. La abbracciai d’istinto,
sussurrandole “schh” all’orecchio. Mi raccontò che arrivava da non so quale città dove era stata chiusa in una casa
sette giorni con dieci uomini che tra coca e viagra non avevano mai smesso di farle qualsiasi cosa.
Mi feci veramente schifo da solo. Ricordo che le preparai latte caldo e biscotti. Quando finì il tempo a disposizione
lei uscì di casa, si voltò e mi sorrise. Forse una cosa buona l’avevo fatta. Tempo dopo mi scrisse chiamandomi “Mr
latte e biscotti”. Mi commuove ancora.
La quarta e ultima cosa è un film. Me lo regalò una persona “informata sui fatti”. Si chiama “la promessa
dell’assassino” http://it.wikipedia.org/wiki/La_promessa_dell%27assassino
Non racconto la trama, ma è molto interessante. Si parla dei “Ladri nella legge”.
http://it.wikipedia.org/wiki/Vor_v_zakone
Dopo questo film la “perversione sessuale” (virgolettato perché rispetto alle storie che ho sentito io credo di essere
uno dei clienti meno perversi già disponibili sul mercato) finì di esercitare il suo fascino.
Aveva ragione Zorba.
Ma il punto è un altro.

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Credo che sia fuori di dubbio che legalizzare la prostituzione, riaprire le case chiuse, gestire il fenomeno con
controlli sanitari, supporto psicologico, protezione in senso lato e quant’altro, non potrebbe che portare benefici ed
eviterebbe il perdurare di fenomeni come quelli che ho raccontato.
Sul tema non ho davvero molti dubbi, ne credo che nessuno in buona fede possa averne.
Resterebbe da capire a chi affidare le “patenti di bordello”, sul qual tema ho una idea “corsara”, non del tutto mia
ma piuttosto diffusa, di cui più avanti.
16. Droga
Sulla droga è più difficile.
Perché ne ho già parlato altre volte: la droga, ogni droga, è devastante sotto il profilo psicologico, della personalità.
La cocaina la conosco bene e riassumo il mio pensiero così: “diventi un’altra persona. Pensi e fai cose diverse”.
Ma per le altre droghe è uguale. Anche se non sono state la mia “preferenza” le ho assunte e ho conosciuto tante
persone che le assumevano. E sempre, in ogni circostanza, ne risultavano deviate.
Mi ricordo che tanto tempo fa, quando ero ancora un novizio della coca, mi colpì una controcopertina di un libro di
Freud, dove lessi qualcosa del tipo “e tu bambina, preferisci il signore gentile o l’omone cattivo in preda ai fumi
della cocaina ?”
Forse la frase non era proprio così, non ricordo bene. Ma di sicuro trovo che renda bene l’idea. Anche se apre
qualche dubbio sulla sanità dell’autore.
D’altronde che le droghe siano anche strumento di destabilizzazione sociale è risaputo.
Se la religione è l’oppio dei popoli io credo, e nessuno potrà mai convincermi del contrario, che sia infinitamente
meglio dell’oppio vero. O “similia”
Quindi pensare a legalizzare mi riesce già più difficile.
Certo ci sono le esperienze di altri paesi che possono dare un riferimento.
E allo stesso tempo per chiunque sia dotato di intelletto, non possono non valere le considerazioni precedenti.
Per cui penso che ci si debba comunque ragionare.
Forse si dovrebbe pensare a legalizzazioni “parziali” o quantitativamente limitate, il che in realtà già avviene se si
considera che le sostanze “immesse sul mercato” sono di fatto già “a bassa concentrazione di principi attivi” e
quindi a “basso danno fisiologico e alto consumo potenziale”. Insomma, testimoniano già l’esistenza di un principio
di “alimentazione controllata del mercato del consumatore finale.”
Si dovrebbero poi tenere in conto alcune precisazioni aggiuntive, intrinsecamente banali, ma pur sempre indicative.
La prima è che una parte dell’appeal della droga, soprattutto per i giovani, è in generale la trasgressione. Informare,
certo, ma non solo terrorizzando. Anche cercare di “svalutare” e rendere “banale” la questione forse può aiutare a
eliminare quel’”allure” di finto alternativo.
Cantava Vinicio Capossela : “Per cento sacchi alla serata facciamo una vita sregolata” “E’ il grande mito che ci ha
fregato, che sei un eroe se sei suonato” .
Una volta capito questo, forse è più facile passare oltre.
La seconda è che legalizzare le droghe permetterebbe comunque di limitarne i quantitativi accessibili.
Anche considerando la questione dell’accesso ai farmaci annessi o collaterali.
Tanto per fare alcuni esempi chi fa uso di cocaina e poi vuol dormire usa, tra gli altri, il Minias. In alcune categorie,
come quella dei travestiti, è un must. Se non esistesse tale antidoto all’insonnia, o almeno il facile accesso ad esso,
forse sarebbe un fattore di deterrenza.
Analogamente chi fa uso di cocaina e vuole fare attività sessuale (cioè tutti) usa il viagra o analoghi. Quest’ultimo,
che nonostante ciò che forse alcuni credono è disponibile facilmente con medici o farmacisti compiacenti o con
ricette false o via internet, è più delinquenziale della stessa cocaina.
E’ la porta a dei cicli “non-stop” che vano avanti ad oltranza. Sotto il profilo di marketing (o meglio di
“marchetting”) è stata una invenzione “storica”. Tanto che a me fa pensare che i maggiori azionisti della casa
produttrice devono essere per forza colombiani. Anche in tale caso controllarne meglio l’accessibilità e la
disponibilità di certo non farebbe male.
C’è poi la questione della “manovalanza” del settore della droga. Quante persone ci “lavorano”? In che condizioni
vivono ? Quanto sono “sfruttate”?.
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Al riguardo vorrei riferirmi solo a qualche esempio delle notti milanesi.
Dagli spacciatori neri una volta operativi a piedi agli angoli di viale Monza a quelli in bicicletta in zona Certosa, a
quelli del “fortino” di viale Bligny o della “casa della droga” sempre di Certosa.
E ce ne sono molti altri, tutti per lo più localizzati in posti noti a chiunque.
Sono davvero un esercito sterminato che invece di armi usa palline perfettamente sigillate nella plastica da tenere tra
palato e gola.
E testimoniano l’esistenza di una organizzazione strutturata della quale loro sono la rete di vendita
In questo caso quanto sono diversi dagli schiavi ? E come possono venirne fuori ?
In sintesi, forse con una provocazione, oltre a pensare alle tasse, mi chiedo quanti attuali disoccupati potrebbero
risultare occupati nell’ipotesi di una qualche forma di legalizzazione delle droghe ?
17. Pirati e Corsari
In tutto questo discorso, quindi, ricorre in entrambi i temi della prostituzione e della droga il fattore comune di
alcune “organizzazioni” ben strutturate e organizzate.
Prescindere da questo dato di fatto, a mio giudizio, non si può.
Vorrebbe dire ricadere nel paradosso di Jannacci : “quelli che la mafia…..non ci risulta.
Penso quindi che si dovrebbe ragionare con qualche forma di “ipotesi cooptativa”.
Di sicuro vale per la prostituzione dove si potrebbero “aprire le porte” ad una sorta di “pentitismo organizzativo”
concedendo licenze a fronte di investimenti in strutture adeguate sia sotto il profilo immobiliare che organizzativo.
Naturalmente a patto di una reale interruzione di altre pratiche, sempre se possibile.
In fondo la storia è quella del proibizionismo e della sua fine.
Ma ancora prima quella dei corsari, che da pirati fuorilegge diventavano servitori di un governo grazie alla “lettera
di corsa”.
http://it.wikipedia.org/wiki/Corsaro : Il corsaro era una persona al servizio di un governo, cui cedeva parte degli
utili, ottenendo in cambio lo status di combattente (lettera di corsa) e la bandiera (il che lo autorizzava a rapinare
solo navi mercantili nemiche, e ad uccidere persone ma solo in combattimento).
18. Il mondo sta cambiando : Investimenti e non costi.
Infine vorrei fare una notazione traendo spunto dalla notizia Ansa.
Il 2014 segna il passaggio ''ad una nuova versione delle regole di contabilità'', tanto in Italia come in gran parte dei
paesi Ue. Il cambiamento interesserà anche il Pil. Lo comunica l'Istat, spiegando che le spese per ricerca e
sviluppo saranno considerate investimenti e non più costi, un cambiamento che ''determina un impatto positivo''
anche ''sul Pil''. L'aggiornamento potrebbe portare per l'Italia, si stimava a gennaio a Bruxelles, a una revisione al
rialzo del livello del Pil tra l'1% e il 2%.
Forse se le spese di ricerca e sviluppo saranno finalmente considerate investimenti e non costi, il mondo sta
veramente cambiando.
Forse siamo davvero entrati nella civiltà dell’intelletto.
E forse in questa civiltà anche le puttane i travestiti e i pusher avranno un posto per il loro intelletto.
.
-------------------------------------ALLEGATO
19. Istat, dal 2014 anche droga e prostituzione nel calcolo del Pil – 2014 05 22
http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2014/05/22/droga-e-prostituzione-in-calcolo-pil_853dfe27-9410-451fab22-134bd9d1b3e8.html
Istat, dal 2014 anche droga e prostituzione nel calcolo del Pil

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Tutti i Paesi Ue, compresa l'Italia, inseriranno ''una stima nei conti (e quindi nel Pil)'' delle attività illegali, come
''traffico di sostanze stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando (di sigarette o alcol)''. La novità sarà
inserita a partire dal 2014 nei conti, in coerenza con le linee Eurostat. Lo rileva l'Istat.
Il 2014 segna il passaggio ''ad una nuova versione delle regole di contabilità'', tanto in Italia come in gran parte dei
paesi Ue. Il cambiamento interesserà anche il Pil. Lo comunica l'Istat, spiegando che le spese per ricerca e sviluppo
saranno considerate investimenti e non più costi, un cambiamento che ''determina un impatto positivo'' anche ''sul
Pil''. L'aggiornamento potrebbe portare per l'Italia, si stimava a gennaio a Bruxelles, a una revisione al rialzo del
livello del Pil tra l'1% e il 2%.
Si tratta di una novità che rientra nelle modifiche condivise a livello europeo e connesse, evidenzia l'Istat, al
''necessario superamento di riserve relative all'applicazione omogenea tra paesi Ue degli standard già esistenti''.
Nello specifico, tra le riserve trasversali avanzate ce ne è una, sottolinea l'Istituto, che ''ha una rilevanza maggiore'',
in quanto, appunto, riguarda l'inserimento nei conti delle attività illegali, che già il precedente sistema dei conti
nazionali, datato 1995, aveva previsto, ''in ottemperanza al principio secondo il quale le stime devono essere
esaustive, cioè comprendere tutte le attività che producono reddito, indipendentemente dal loro status giuridico''.
L'Istat riconosce come la misurazione delle attività illegali sia ''molto difficile, per l'ovvia ragione - spiega - che esse
si sottraggono a qualsiasi forma di rilevazione, e lo stesso concetto di attività illegale può prestarsi a diverse
interpretazioni''. Ecco che, aggiunge, ''allo scopo di garantire la massima comparabilità tra le stime prodotte dagli
stati membri, Eurostat ha fornito linee guida ben definite. Le attività illegali di cui tutti i paesi inseriranno una stima
nei conti (e quindi nel Pil) sono: traffico di sostanze stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando (di
sigarette o alcol)''.
Quindi viene almeno circoscritto il range per mettere a punto una stima del peso di quest'area. A riguardo può essere
utile ricordare come l'Istat già inserisca nel Pil il sommerso economico, che deriva dall'attività di produzione di beni
e servizi che, pur essendo legale, sfugge all'osservazione diretta in quanto connessa al fenomeno della frode fiscale e
contributiva.
Le ultime stime dedicate risalgono al 2008, e indicano come il valore aggiunto prodotto nell'area del sommerso sia
compreso tra un minimo di 255 e un massimo 275 miliardi di euro. Il peso dell'economia sommersa è quindi stimato
tra il 16,3% e il 17,5% del Pil
CONSUMATORI ALL'ATTACCO - ''Rimaniamo interdetti di fronte alla notizia che l'Eurostat abbia deciso di
annoverare attività criminali come la prostituzione, il traffico di stupefacenti e il contrabbando tra le attività che
contribuiscono al calcolo del Pil''. Così Federconsumatori e Adusbef commentano, in una nota, le novità sulla
contabilità comunicate ieri. ''Una trovata di cattivo gusto, che eleva le attività illegali in mano alle mafie al rango di
produttrici di ricchezza nazionale'', proseguono le due associazioni. ''Oltre che dal punto di vista statistico, l'errore
appare intollerabile soprattutto dal punto di vista etico'', aggiungono Rosario Trefiletti, presidente di
Federconsumatori, ed Elio Lannutti, a capo dell'Adusbef.

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5 2014 06 08 – CONSIDERAZIONI SUI CONTI DELLO STATO
Fonte : Ragioneria Generale dello Stato Bilancio dello Stato semplificato 2013 2014 2015
In principio fu il comunicato. Quello stampa.
Osservo oramai da anni che ogni forma di comunicazione istituzionale relativa ai conti dello Stato e al sistema paese
in genere è a dir poco destrutturata.
Ogni giorno vengono diffuse alcune “informazioni”, senza che le stesse siano inquadrate con le altre variabili
sistemiche rilevanti. Ne’ tantomeno avviene che i dati “rilasciati” e quelli di insieme siano confrontati con gli
analoghi di altri paesi.
Oggi un dato di disoccupazione, una settimana prima la produzione industriale, giorni dopo il debito pubblico, e così
via.
In questo modo si ottiene il deliberato risultato di produrre confusione. Appoggiato su di una riconosciuta base
teorica di cui più avanti.
In tutto questo discorso sull’economia di sistema, ovviamente basilare è la questione del bilancio dello Stato.
Senza conti in ordine non si ha nemmeno spazio di manovra.
Non esiste la possibilità di adottare politiche economiche espansive, di fare investimenti o di rilanciare
l’occupazione.
Né basta proclamare “fine austerity”.
Credo perciò che sia utile cercare di inquadrare il discorso.
Penso comunque che un elemento distintivo innovativo sarebbe quello di adottare una “comunicazione sistemica”
sistematica, trasparente e formativa che sia :
1. Omnicomprensiva
2. Prodotta a cadenza regolare, ad esempio trimestrale, come si fa per le aziende in borsa.
3. Che venga illustrata, spiegata e resa chiara e intelligibile per chiunque.
Dal pensionato, all’operaio, all’impiegato, alla casalinga.
Tra un comunicato stampa e l’altro, solo silenzio.
La tabella
Esiste uno strumento che funge perfettamente allo scopo informativo di cui sopra. Non è particolarmente difficile da
realizzare, anzi.
Né servono eccelsi matematici od economisti per approntarlo. Basta un ragioniere con qualche nozione di
aritmetica. Se ricordate il ragioniere di Schindler’s list, rende bene l’idea. L’algebra è già superflua.
E’ lo strumento “tabella”.
E’ basato sull’idea di mettere in fila in primo luogo numeri in valore assoluto e non solo percentuali o indicatori, in
modo tale che chiunque possa vedere insieme tutti i dati e trarne le considerazioni che vuole. Con l’andare del tempo
le considerazioni diventeranno sempre più esperte e pertinenti.
Fa parte di una modalità di comunicazione sinottica, che risulta sempre efficace. E’ ciò che ho potuto riscontrare di
persona in numerose esperienze dirette.
Frazionamento informativo
Il fatto che quanto sopra non venga comunemente recepito ed eseguito dai governanti è a mio modo di vedere chiara
testimonianza dell’applicazione del principio del “frazionamento informativo”.
Quando in facoltà di economia si studiano politica economica e scienza delle finanze, agli studenti viene
chiaramente insegnato che uno Stato quando vuole riscuotere imposte senza che i contribuenti capiscano
esattamente quanto stanno pagando, deve applicare il “frazionamento impositivo”.
Deve cioè ripartire il carico fiscale totale fra tante diverse imposte, in modo che il contribuente non riesca a
calcolare quanto paga effettivamente.
Chapeau ! Questa si che è trasparenza.
In ogni caso la teoria funziona altrettanto bene con l’informazione.
Sembra di sapere cosa succede, ma in realtà non si capisce niente.
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Perlomeno io non ci capisco niente, il che potrebbe già essere indicativo, considerato che per alcuni sono
particolarmente dotato per i numeri. Se non ci capisco niente io cosa devono pensare i “soliti” pensionati, operai,
impiegati e casalinghe ?
E’ per questo motivo che ho deciso di cercare di mettermi in ordine, io per me stesso, innanzitutto il tema di conti
pubblici. I dati sono tratti dal sito della Ragioneria dello Stato, tra i quali :
http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Attivit-i/Bilancio_di_previsione/Bilancio_semplificato/Dicembre-2012/BilancioSemplificato-DLB-2013-2015.pdf
Sono stati poi riaggregati o rielaborati per renderli comprensibili e confrontabili
Il sistema è complesso ma non adattivo.
1. Sistema in biologia è l’insieme di più parti o apparati che concorrono allo svolgimento della stessa funzione.
Ad esempio la sopravvivenza.
2. Complesso vuol dire “che risulta dall'unione di varie parti o diversi elementi, o che si manifesta sotto
molteplici e contrastanti aspetti”.
3. Adattivo vuol dire che è capace di “adattarsi” al contesto in cui si trova.
Uno Stato corrisponde bene a questa triplice definizione.
Al nostro però manca in primo luogo la corrispondenza alla sotto-definizione numero 3.
La nostra adattabilità infatti è pari a zero.
Il che è un bel problema perché senza adattabilità non c’è speranza di sopravvivenza evoluzionistica.
Come risulta dalla tabella sottostante , crescono le entrate (e non poco) e crescono di conseguenza le uscite.
E siccome questo “algoritmo perverso” è presente anche nelle previsioni per il 2015 non si può non dedurne che
siamo in preda a una generalizzata compulsione alla spesa. Si rinvia a quanto di seguito.
In sintesi, si da per scontato già nelle previsioni che non cambierà nulla. Mentre è risaputo che quando si fa un
budget o un piano pluriennale le previsioni vengono “pompate” se non altro per indurre i manager a cercare di
raggiungerle.
Qua si sta dicendo: “va bene così. Tanto poi ve la contiamo su come ci pare”
Di seguito si riportano per completezza sia i dati per “cassa” che per “competenza”. Al riguardo non mi è chiaro
come su un arco temporale di 3 anni gli stessi possano differire sempre e così tanto. Con il passare degli anni le
differenze (ad esempio ritardi di pagamento simili) dovrebbero allinearsi.
Ma per ora è irrilevante. In ogni caso per maggior chiarezza mi riferisco per lo più ai dati di cassa, in teoria “certa”
per definizione. Restano esclusi gli aspetti previdenziali, e quindi i contributi e le pensioni.
(dati in milioni di euro) 
Entrate 
Tributarie 
Extra Tributarie 
Alienazione di beni patrimoniali e risc. crediti   
TOTALE ENTRATE 
Spese 
Spese correnti (netto interessi) 
Spese in conto capitale 
TOTALE SPESE 
  
ENTRATE ‐ SPESE 
  
Interessi sul debito 
RISULTATO ECONOMICO 
  
Rimborso prestiti ‐ Debito in scadenza 
  
DA FINANZIARE ‐ Escluso altre voci 

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cassa
2013

cassa
2014

418.978
46.759
1.317
467.054

427.195
43.598
1.338
472.131

‐404.151
‐46.932
‐451.084

‐406.876
‐38.423
‐445.300

15.970

26.832

‐89.661
‐73.691

‐95.215
‐68.383

‐204.568

‐206.002

‐278.259

‐274.385

cassa
2015
 
442.373
39.336
1.357
483.065
 
‐410.119
‐36.815
‐446.933
 
36.132
 
‐99.808
‐63.676
 
‐237.449
 
‐301.125

compet.
2013
 
452.614
66.086
1.317
520.016
 
‐392.815
‐43.726
‐436.541
 
83.475
 
‐89.660
‐6.185
 
‐204.556
 
‐210.742

compet. 
2014 
460.831 
63.029 
1.338 
525.198 
‐396.849 
‐36.637 
‐433.486 
91.712 
  
‐95.215 
‐3.503 
  
‐206.002 
‐209.505 

compet.
2015
 
476.009
58.888
1.357
536.254
 
‐400.171
‐36.145
‐436.316
 
99.937
 
‐99.808
129
 
‐237.449
 
‐237.319

Le considerazioni del presente scritto non sono solo a carattere contabile. Si accennano alcuni aspetti psicologici,
altri logici, altri comportamentali e così via. Ovviamente sono solo accenni, ma credo necessario ricordare che
affrontare qualsiasi tema su di un sistema adattivo complesso richiede un approccio altrettanto adattivo e complesso.
Infine molte considerazioni sembrano banali, e forse lo sono. Ciò nondimeno vale la pena di tenerla a mente, e tutte
insieme, perché oggi non mi sembra che lo si faccia.
MOL dello Stato italiano - Grandezze economiche e grandezze patrimoniali
Della tabella soprastante risulta chiaramente che pur con tutto il suo corredo di sprechi e disfunzioni lo Stato Italia
produce un MOL positivo (Riga ENTRATE-SPESE). E nemmeno tanto basso ! 36 miliardi su circa 500 fa il 7%. In
confronto a tanti dati aziendali siamo su buoni livelli.
Non sto parlando dell’azienda Italia nel suo complesso, quella che genera il Pil tanto per capirsi.
Parlo solo del nostro tanto bistrattato Stato.
Il MOL e’ il primo indicatore di redditività aziendale. Quello generato dall’attività tipica o caratteristica. Se fosse
un’azienda industriale sarebbe un primo “margine industriale”.
Dopo di che si deve :
1. pagare gli interessi sul debito
2. ricollocare il debito pubblico che scade.
Ma queste due istanze nascono da una struttura patrimoniale sovraccarica, non dalla attività operativa.
In ogni caso fintanto che i mercati si fidano di noi, riusciamo a fare sia quanto al punto 1 che al punto 2.
Collegata a quanto sopra c’è poi un’altra questione. Quando si ragiona di conti dello Stato bisogna tenere ben chiaro
cosa va a conto economico e cosa a stato patrimoniale.
Ad esempio di seguito si evidenzia che tutte le dismissioni sono elementi patrimoniali, che riducono il nostro
patrimonio, e che non ha senso realizzarle per pagare ulteriori “uscite” correnti, ma eventualmente solo per ridurre il
debito.
Proprio perché sono iniziative una tantum. Una volta fatte non si potranno ripetere.
E’ un po’ come se i “soliti” pensionati, operai, impiegati e casalinghe si vendessero la casa. Se poi spendessero i
soldi per andare in vacanza al rientro si ritroverebbero ancora il mutuo da pagare.
Eppure loro non lo fanno. Riescono a capire che sarebbe un suicidio.
Lo Stato invece no.
Lo Stato è bello.
Non sono uno statista e non sta a me magnificare quello che lo Stato fa per tutti noi.
Ma mal sopporto il qualunquismo generalista da “lo Stato è ladro” .
Suggerisco solo di scorrere le voci delle tabelle seguenti relative alle spese per rinfrescarsi la memoria su quali
siano i “servizi” che riceviamo e quindi i benefici di vivere in un grande Stato quale il nostro. Istruzione, sanità,
strade, infrastrutture, sicurezza, etc.
Personalmente non concordo con visioni “privatistiche” estreme. Non potranno mai essere socialmente garantiste.
Ovviamente però, scorrendo le tabelle salteranno agli occhi anche le voci e gli importi di spesa, dove è davvero
ragionevole pensare che ci siano ampi margini di correzione.
Ma sempre cercando di tenere conto di soluzioni strutturali, non tanto e non solo di contenimento della spesa. Direi
che il migliore risultato possibile sarebbe ottenuto se si riuscisse a riorganizzare e ristrutturare completamente la
struttura reddituale e patrimoniale.
Non solo e non tanto contenendo la spesa, quindi. Ma cercando di trovare ed eliminare duplicazioni e sacche di
inefficienza. Facendo in modo che lo Stato possa funzionare meglio, e non contraendone le uscite tout court.
Ordini di grandezza: noccioline all’elefante.
Si certo, lo pensano tutti. Roma ladrona, governo ladro et cetera.
Ma si dovrebbe cerare di capire quando è vero, in che misura e in che senso.
Il dato fondamentale che deve apparire chiaro a tutti è che quando si sente parlare di manovre da 5 o da 10 miliardi
si sta parlando di noccioline.
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Ma inoltre, e forse ancora peggio, ognuna di queste manovrine è un gran casino da mettere in piedi che in più si sa
già dall’inizio che non servirà a niente.
I dati della tabella precedente sono eloquenti. Facendo un esempio, 10 miliardi su 500 di entrate o uscite sono il 2%.
E’ un po’ come dire che il pensionato da 500 euro al mese mette in piedi un colossale casino procedurale,
approvativo e attuativo per risparmiare 10 euro.
Il fattore tempo
In programmazione e controllo un altro elemento fondamentale, oltre alla questione del discernimento tra grandezze
economiche e patrimoniali e a quella degli ordini di grandezza, è il tempo.
Quando si costituisce un’azienda in statuto si prevede una durata pluridecennale per conseguire l’oggetto sociale.
Ma oltre un orizzonte temporale di 3-5 anni , quando non prima, ogni previsione è un puro esercizio di stile. Ciò
nonostante è normale fare piani decennali almeno per darsi delle linee guida da cercare di seguire.
Questa logica dovrebbe essere applicata anche per lo Stato. E in questo caso si che dovrebbe essere bipartisan, o
meglio ancora “panpartizan”. La questione economica o di programmazione strutturale economica è il vero
nocciolo. Tutto il resto ci ruota intorno.
Così per esempio se si facesse un piano da 50 miliardi di euro annui di avanzo di cassa, dopo 10 anni si avrebbe
minor debito o maggiori investimenti per 500 miliardi. I singoli 50 miliardi non risolvono alcun problema. 500 sono
già un altro conto.
Il punto è che oggi si potrebbe ancora intervenire, ma tra 5 o 10 anni come sarà il mondo a cui rapportarsi ?
A Napoli si dice “Dicette ‘o pappice vicino alla noce : damme ‘o tiempo ca te spertuso”. Ecco, a furia di far passare
tempo lo Stato è sempre più “spertusato” (bucato).
Ma la cosa peggiore è che si è “bucato” in decenni di perdurante inerzia criminale.
E ora il tempo disponibile potrebbe essersi approssimato alla fine. Mentre scivoliamo sempre più in basso nella
graduatoria dei Grandi Paesi si assottigliano sempre più le possibilità di manovra.
Quando saremo il ventesimo paese industrializzato o oltre, e molto probabilmente è inevitabile che succederà, molte
delle leve su cui oggi si può ancora agire non ci saranno più. Saremo definitivamente relegati nella periferie del
mondo.
Statistica, questione culturale e sindrome “vorrei ma non posso”. I governanti hanno un buco nella tasca.
E’ statisticamente impossibile che nessuno riesca a fare qualcosa.
Se ci si potesse scommettere un euro sopra, la quota per la “vincita” sarebbe tendente a infinito.
Parliamo di decenni.
Non può essere un problema di difficoltà attuative.
Ci deve essere un altro motivo.
Secondo me è culturale.
Quanti personaggi della politica sono veramente in grado di svolgere il ruolo a cui sono preposti ? Quanti burattini
ci sono tra loro? Quanto velocemente vengono “fatti girare” in modo che non possano nemmeno imparare ? Quanti
di loro se ne rendono conto ? E quanto litigiosi sono tra di loro, pensando di dovere fare valere le ragioni del loro
singolo piccolo elettorato rispetto a quelle di tutti ?
John Nash vinse un Nobel tra l’altro perchè capì che la teoria di Adam Smith che il mercato massimizza il risultato
totale quando ogni singolo persegue il suo massimo utile, era incompleta. Si vince se si massimizza insieme sia il
risultato del singolo che quello degli altri. E la sua non era un’idea etica, ma quanto mai utilitaristica, quanto mai
“economica”. Oggi lo chiamano in vari modi. Uno dei più efficaci è “profitto allargato”.
Inoltre a mio giudizio esiste una buona quota di questi governanti che esercita afflitta dalla sindrome “vorrei ma non
posso”. Una buona parte rimane inebriata dal proprio piccolo potere e trae godimento dalla possibilità di “spendere”
che altrimenti non avrebbe.
Il che mi pare plausibile proprio perché molto umano. D’altronde è quello che accade anche a molti manager
aziendali.
E’ come quando si vince alla lotteria. E’ diffusa la prassi di “spendere tutto” proprio perché prima non si poteva.
E’ poi anche noto che il politico opportunista debba restituire in un qualche modo il voto ricevuto, restituzione che
nella sua forma più tangibile deve essere qualcosa che diventi danaro.
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Si instaura così un circolo vizioso. Per mantenere il consenso devo comperarmelo. E il modo più semplice è
spendere. E questa è una banalità.
Non credo nemmeno che sia un problema di “rubare”, che ovviamente è un bel problema. Non basta a giustificare
decenni di deriva inerziale.
Penso proprio che molti siano affetti da una sorta di “spending compulsivo”.
Più che una spending review ci vuole una terapia di psicologia comportamentale che li sottoponga a un reimprinting da inversione di paradigma.
Ci vuole una classe dirigente che sia affascinata, e nemmeno solo educata, dalla sobrietà e dal risparmio.
Finchè continueremo ad essere guidati da “fan” dell’immagine, del lusso, del made in Italy glamour, della moda
“haute couture”, non se ne uscirà.
Sono troppi
La sensazione che ho io è che, nella molto diffusa arroganza, non siano molti ad avere chiaro cosa debbano fare.
Tanti si dedicano a mettere veti, urlare, inveire, intralciare e via dicendo.
Ho sentito di quello che credo sia un nuovo record: quasi 4.000 emendamenti a un provvedimento del governo in
carica.
Ma cosa credono, di lavorare ? Cantavano i Dire Straits : “Money for Nothing”.
Ma che vengono pagati per emendare a “gragnuolate”? Un tot a emendamento ? Io credevo che stessero li per
legiferare, anche quelli all’opposizione, invece qui il gioco è sempre quello del tiro al piccione mai della
costruzione.
Dovrebbero multarli salatamente, altro che pagarli.
Non bastava lo “spending compulsivo”. Dovevamo anche ritrovarci affidati ad una banda di psicopatologici afflitti
da “delirio di emendamento”. Trovo che il tema sia strettamente correlato alla “sindrome vorrei ma non posso”.
L’irrefrenabile impulso ad emendare testimonia il bisogno di farsi notare a qualsiasi costo, proprio di una
frustrazione profonda.
In sintesi: “volevo ma non potevo, ma adesso che posso, non solo ti spendo fino all’osso, ma emendo a più non
posso.”
Stante dunque la generale inadeguatezza culturale a questo punto io procederei in maniera drastica.
Il taglio totale del Senato non basta.
Con una provocazione, ma non troppo, io immagino solo una Camera da 100 deputati. Si obietterà che non sarà
rappresentativa, ma tanto non lo è nemmeno quella attuale. Magari la si fa per 4 anni e poi ci si ragiona.
E comunque sarebbero circa 5 deputati per regione. Se ipotizziamo un prototipo di deputato “dedito e consapevole”
forse potrebbero bastare.
E li obbligherei alla trasparenza forzata 24/24 ore. Dalle note spese, alle frequentazioni, alle abitudini private.
Secondo me in 100 forse riuscirebbero a mettersi d’accordo.
E in ogni caso se qualcuno “facesse lo stronzo” sarebbe pubblicamente svergognato in streaming.
Non dismettere niente fino alla ristrutturazione di conto economico. Dopodiché, prima gli asset improduttivi.
Prima di procedere con alcune considerazioni ulteriori sulla struttura del bilancio dello Stato, mi preme fare una
precisazione importante.
Se prima l’Italia non sarà guidata da questa nuova classe fiera di essere sobria, trovo che assolutamente non si debba
vendere più nessuno dei “gioielli di famiglia”.
In particolare ho in mente le aziende. Quelle che creano occupazione e generano tasse, per intenderci. Ma in
generale anche gli altri assets, tra cui gli immobili.
Ogni vendita di azienda o immobile sarà incontrollabilmente spesa. Questo è scientificamente dimostrato.
E prima o poi finiranno.
A quel punto si che non ci sarà più scampo.
Tra l’altro la “passione immobiliare”, termine con il quale mi riferisco alla predisposizione a vendere aziende
rispetto agli immobili i quali sono ancora considerati bene rifugio o target a cui ambire anche personalmente, è
un’altra testimonianza della crisi culturale di cui sopra.
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A mio parere, conferma la scarsa attrattiva per le attività produttive generatrici tra l’altro di tessuto sociale in senso
lato, alle quali si preferiscono beni “non fastidiosi” cioè che non richiedano “gestione e lavoro”.
Insomma, secondo me la “preferenza immobiliare” conferma che siamo nell’era del “Parassitesimo”.
La sudditanza psicologica nazionale
Noi siamo una colonia, la Liberazione non è stata gratuita e in più l’italiano medio è da secoli storico-geneticamente
vassallo. Meglio sarebbe tenerlo sempre a mente.
Ciò premesso esistono dei limiti entro cui si dovrebbe o si potrebbe essere più rigidi. Penso in particolare ai rapporti
infraeuropei.
Si dovrebbe sempre ricordare che siamo comunque uno dei grandi paesi.
Che il nostro debito pubblico è alto, ma l’ordine di grandezza di quello degli altri paesi europei e/o occidentali è
analogo. Come quando si dice che la nostra imposizione fiscale è troppo alta. Al 43% forse è vero, ma in Francia,
Germania e altri paesi non sono mica al 10%. Sono solo alcuni punti percentuali, non decine, più in basso.
Si dovrebbe poi ricordare che il sistema Italia comunque regge. Che il Mol dello Stato è positivo. Che in tante cose
siamo un modello: dal sistema economico misto, al tessuto (seppur massacrato) di piccole medie imprese,
all’eccellenza nella ricerca e sviluppo, al patrimonio artistico-culturale, al turismo potenziale, e così via.
Certo si dovrebbe prima dotarsi di classe dirigente e programma di politica economica “presentabile”.
Ma una volta fatto questo, si dovrebbe anche ricordare che il nostro debito, come quello di tutti i paesi
“industrializzati”, è innanzitutto gestibile e in ogni caso è un problema di tutti. Di tutta la collettività internazionale
occidentale.
Si provi a immaginare se l’Italia non si adoperasse per farcela e “defaultasse”. Germania e Francia seguirebbero a
stretto giro. E Usa e Giappone dietro. Il mondo è riuscito per miracolo ad assorbire, seppur con tante catastrofi
sociali, il crack Lehman, i cui debiti valevano un quarto di quelli italiani.
Il 15 settembre 2008 la società ha annunciato l'intenzione di avvalersi del Chapter 11 del Bankruptcy Code
statunitense[1] (una procedura che si attua in caso di bancarotta) annunciando debiti bancari per US$ 613
miliardi, debiti obbligazionari per US$ 155 miliardi e attività per un valore di US$ 639 miliardi.[2] Quella
annunciata è la più grande bancarotta nella storia degli Stati Uniti.[3] La società è ancora esistente, fino al
completamento della procedura di bancarotta. http://it.wikipedia.org/wiki/Lehman_Brothers
Si salverebbero solo i paesi senza debito o con debito contenuto : Cina e Russia in primo luogo..
Allora il punto è : cara Unione Europea, siamo tutti sulla stessa barca.
E meno male, perché la salvezza può venire solo dal mercato interno Eurasiatico.
Ma ora si cerchino soluzioni e non si faccia politica nazional-demagogica.
In fondo non è diverso dal problema “Lampedusa”, se non per una differenza sostanziale : 1.000.000 teorico di
migranti ripartiti in tutta la UE non fanno male a nessuno. 1.000/2.000 miliardi di “buco Italia” farebbero vedere i
“sorci verdi” a mezzo mondo.
“Too big to fail” o “Too big not to fail”?
La ricerca della sostenibilità deve essere complessa.
Anche da quanto scritto spero risulterà che non esiste una sola singola soluzione al problema di ottenere la
sostenibilità dei conti pubblici.
Non basta eliminare le provincie, non basta accorpare regioni, non basta rivedere alcune voci di spesa.
Ogni soluzione, perché sia effettivamente produttiva, dovrà necessariamente collegarsi a molti altri aspetti e
contemporaneamente dovrà essere dimensionalmente significativa.
Così, ad esempio, è innegabile che sia opportuna una spending review, ma perché abbia senso questa dovrà essere
non solo articolata, ma anche significativa negli importi.
E’ inutile sprecare il lavoro per pochi spiccioli.
E dovrà poi essere accompagnata da altre iniziative.
Riassumendo e prima di addentrarci in alcuni dettagli e considerazioni su entrate e spese, alcune ipotesi di linee
guida per la sostenibilità potrebbero essere le seguenti.
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1. rendere strutturale un MOL da almeno 150 miliardi di euro all’anno (nella versione di cassa sono 36 nel
2015), che reggerebbe anche i 100 miliardi di interessi sul debito, che pure andranno ridotti.
2. Per fare questo servono :
- minori spese
- nuove entrate.
Alcune idee sono illustrate di seguito
3. Vendere patrimonio immobiliare inerte, assicurandosi che ciò avvenga a prezzi di mercato e non come per
Telecom o Banca d’Italia, tanto per citare due casi che ricordo. Ipotizzo 100/200 miliardi di euro.
4. Realizzare una patrimoniale off-shore, e/o inshore su grandi patrimoni, con un impatto ideale tra 250 e 500
miliardi di euro. Sembra un numero campato in aria ma non credo lo sia. Il ragionamento che faccio io è che
con almeno 250/300 miliardi di sommerso annui, senza considerare l’evasione da “emerso”, considerando
che questi soldi concorrono “in accumulo” alla formazione di capitali off-shore e ipotizzando solo 10 anni
passati di accumulo, esisterebbe una “banca offshore” da almeno 2.500/3.000 miliardi. E questo senza
considerare che 10 anni sono un periodo breve, rispetto alla storica predisposizione ad esportare capitali del
nostro paese.
5. I punti 3 e 4 consentirebbero di ridurre sensibilmente il debito anche con un risparmio di 25-35 miliardi di
euro all’anno di interessi, e/o di realizzare investimenti che seppur non riducessero gli interessi,
aumenterebbero i redditi e il Pil.
6. Il restante debito sarebbe sostenibile e ammortizzabile con parte della nuova cassa, programmando su di un
arco temporale di 10 anni un mix tra minor debito e maggiori investimenti. Forse meglio la seconda,
considerando che a quel punto il debito sarebbe sostenibile comunque.
A fine scritto c’è un riepilogo quantitativo, che seppur teorico da delle indicazioni di direzione.
Entrate dello Stato
Innanzitutto una premessa metodologica.
Le tabelle sono uno strumento importante. Devono però essere lineari e comprensibili. Quelle che seguono nascono
da quelle del bilancio semplificato dello Stato, come reso pubblico dalla Ragioneria dello Stato.
Sono state oggetto delle seguenti iniziative.
1. Semplificazione tesa ad evitare sottototali, voci “di cui” e alti dettagli parziali che rendevano farraginosa la
lettura.
2. Sono stati posti a confronto 3 anni di seguito, senza ricorrere ad una singola tabella per anno. In questo modo
sono immediatamente evidenti le tendenze.
3. E’ stata inserita una colonna con il peso percentuale sul totale di ogni voce d’entrata.
4. E’ stata inserita una colonna con le differenze, in euro, tra 2015 e 2013.
5. E’ stata inserita una colonna con il valore percentuale di tali differenze rispetto al 2013.
6. E’ stata prodotta una tabella finale dove le entrate 2015 sono ordinate in base alla grandezza assoluta.
La struttura di ricavi
Con riferimento alla composizione delle entrate, cioè alla struttura di ricavi dello Stato, si evidenzia quanto segue. Si
tratta solo di alcune macro questioni, assolutamente non esaustive, ma utili a prendere confidenza con l’argomento.
439 su 483 miliardi di euro del 2015 derivano dalle entrate tributarie che sono il 91% del totale. Di questi 439
miliardi, 173, 107 e 40 sono rispettivamente di IRES, IVA e IRE. Che queste 3 voci siano quelle “portanti” è noto.
Meno nota in termini numerici forse è la costante crescita. Come già anticipato, sui 3 anni in oggetto, le entrate sono
aumentate di 30 miliardi, in parte compensati da 7 miliardi in meno di condoni. 30 miliardi su 439 sono quasi il 7%.
Osservo che per me la leva principale per aumentare le entrate resta quella della lotta all’evasione.
1. Con un sommerso stimato in 300 miliardi di euro, ci si perdono fino a 100 miliardi all’anno.
2. A questa va aggiunta l’evasione non da sommerso.
3. Infine credo che sia sempre opportuna una verifica di effettiva progressività impositiva. Il rischio che i
“ricchi” non gradiscano ed emigrino mi pare quasi un’opportunità più che un rischio. Fino ad oggi direi che
hanno fatto più danno che beneficio. (E’ una provocazione).

Pag 22 di 253

Con riguardo a tutte le altre voci “extratributarie”, si noti che sono ben 27, seppur di importo relativamente
contenuto, a parte altre forme di entrate sempre da monopoli e giochi (già presenti nelle indirette per 25 miliardi)
che incidono per altri 15 miliardi (40, in totale).

Una riflessione che sorge è che queste 27 voci richiederanno comunque una struttura per essere incassate. Sarebbe
imbarazzante scoprire che per incassare 1 miliardo di ritenute (quelle tra le imposte dirette) se ne spendono 2 di
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personale (si vedrà più avanti che il personale dello Stato costa 85 miliardi di euro all’anno). Si dovrebbe capire se
queste strutture, questi centri di ricavo o di costo o i relativi sottoinsiemi che li compongono, sono in utile.
Potrebbe darsi che il frazionamento impositivo, così evidente dal fatto che esistono ben 40 voci di entrate, alla fine
sia improduttivo ?
Paradossalmente potrebbe darsi che se si cancellasse buona parte di dazi, bolli, balzelli, monopoli e accessori vari e
si portasse l’IVA al 25% (tanto per dare un numero, che equivarrebbe a circa 10 miliardi) si risparmierebbero costi,
tra personale, consulenze, uffici e così via, in misura più che proporzionale ?
Di seguito si riporta una tabella finale dove le entrate del 2015 sono ordinate in base alla grandezza assoluta.
Il dato che salta all’occhio è che le prime 10 voci coprono il 93% del totale.
450 miliardi su 480.
La semplificazione burocratica dovrebbe riguardare si i problemi del cittadino ma anche una spesso delirante
bizantina organizzazione della burocrazia stessa.
Riprendendo il “paradosso IVA 25%”, che farebbe incassare circa 10 miliardi in più, resterebbero da coprire 20
miliardi (480-450 +10). Potrebbe essere verosimile che siano coperti proprio dal taglio delle parti superflue
dell’apparato Statale.

Le spese dello Stato
Devo premettere che come spesso accade un conto è la teoria e un conto la pratica. Quando mi sono accinto ad una
macro analisi dei conti dello Stato pensavo di riuscire a trovare velocemente delle soluzioni. Mi fidavo
probabilmente troppo della mia sensibilità numerica.
In ogni caso credo che sia utile sempre provare a realizzare in pratica quello che ci si immagina. Solo in questo
modo si può verificare se le proprie idee sono corrette o no.
Credo comunque che alcune indicazioni siano sensate,
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Come per le entrate, serve una premessa metodologica. Le tabelle originarie della Ragioneria dello Stato sono state
oggetto delle seguenti iniziative.
1. Semplificazione tesa ad evitare sottototali, voci “di cui” e alti dettagli parziali che rendevano farraginosa la
lettura
2. Sono stati scelti i dati a confronto su 3 anni in modo da rendere evidenti le tendenze.
3. E’ stata inserita una colonna con il peso percentuale sul totale di ogni voce di spesa.
4. E’ stata inserita una colonna con le differenze, in euro, tra 2015 e 2013.
5. E’ stata inserita una colonna con il valore percentuale di tali differenze rispetto al 2013.
6. L’analisi di dettaglio è stata fatta sulle Spese Correnti, escluse quindi quelle in conto capitale che rispondono
in primo luogo alla logica degli investimenti.
7. Come accennato non c’è un’analisi per “centri di costo” per cui ad esempio il personale è per totali.
La struttura di costi

A parte le considerazioni sulle singole voci, risulta evidente come la struttura rimanga costante. L’incremento totale
di 6 miliardi è riconducibile alla previdenza.
Per il resto si nota una strategia di mantenimento senza nessuna revisione sostanziale. I pochi risparmi ottenuti sono
compensati da altri incrementi.
Si conferma l’idea che un processo di revisione di spesa dovrebbe essere significativo. Come già detto 10 miliardi
teorici sono noccioline.
Comunque le prime tre voci coprono il 75% del totale. 304 miliardi su 410.
Ma per meglio rendersi conto della complessità sottostante, si rinvia alle tabelle di dettaglio. Sono circa 200 voci di
spese correnti, a cui aggiungerne circa altre 150 in conto capitale.
Sulle singole voci non è possibile entrare nel merito più di tanto. Si fanno solo alcune osservazioni di massima.
Personale.
E’ pari a 86 miliardi annui pari al 21% del totale. In merito si osserva che il recente provvedimento di contenimento
degli stipendi dei manager è in principio una buona iniziativa.
Al tempo stesso si dovrebbe tenere conto anche di dirigenti quadri e impiegati “non top manager”. Probabilmente
non è rappresentativa del totale, ma io ricordo dall’analisi fatta per la CGIL che in Rai il costo medio del personale
era prossimo agli 80.000 euro, quando in un’azienda media non pubblica la media è sensibilmente più bassa.
A rischio di rendermi “occupazionalmente scomodo” questa dovrebbe essere comunque considerata come una
possibile area di risparmio.
A fini di “ipotetico piano finale” ipotizziamo fino a 10 miliardi di risparmio. Il 12%.
Regioni
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Costano 96 miliardi, il 24% del totale.
Questo è un tema ampiamente dibattuto. Io penso che le Regioni abbiano delle funzioni reali. Non è quindi
verosimile pensare di eliminarle. Ma razionalizzarle o accorparle penso di si. Come di recente annunciato in
Germania.
Ammettiamo per assurdo anche in questo caso che si possono risparmiare fino a 10 miliardi di euro. Il 10%.
Comuni
C’è poi la questione Comuni, e non soltanto quella delle Provincie. A me è capitato di recente di imbattermi in un
paese “che fa comune” con 200 votanti.
E’ innegabile che situazioni del genere potrebbero essere accorpate.
Partecipazione alla riduzione dei costi
Su tutte le altre voci dopo le prime 3 non ho sufficienti ragioni per esprimermi. In realtà non mi sono espresso
nemmeno sulla previdenza.
E’ però certo che su 100 miliardi di spesa dei margini dovranno esserci. E’ il tema della spending review in corso.
In azienda quando si fa un budget si può seguire un approccio top-bottom (la direzione da gli obiettivi e la struttura
si adegua) o bottom-up (si raccolgono le voci dalla base della struttura e poi si “assemblano”).
A me piace la seconda. Spesso, se non quasi sempre, sono le persone che lavorano che possono sapere come
lavorare meglio.
Un’idea che si potrebbe perseguire, stante sia la “parcellizzazione” delle voci di spesa (che sono 200) che la loro
conoscenza da parte della base, è quella di indire delle specie di “concorsi al risparmio”.
Anche retribuendo le soluzioni più efficaci e/o praticabili.
Per concludere, di seguito si riportano le tabelle di dettaglio delle voci di spesa.
Quand’anche non fosse chiaro cosa tagliare, almeno inizieremo a renderci conto personalmente di due cose :
1. con cosa abbiamo a che fare e
2. se quello che ci raccontano ha un senso oppure no.

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La Grande Tabella
Si riassumono le ipotesi di linee guida per la sostenibilità già indicate al paragrafo “La ricerca della sostenibilità
deve essere complessa”.
A queste sono aggiunte alcune ulteriori considerazioni.
Si osservi che il piano in teoria prefisso al paragrafo di cui sopra prevedeva un MOL strutturale di 150 miliardi di
euro all’anno. Nella tabella finale si arriva ad un totale di 136 miliardi, ma già includendo 25 miliardi annui di
investimenti. Le ipotesi di seguito, pertanto, totalizzano 161 miliardi.
1. Maggiori entrate da evasione. Si ipotizzano 10 miliardi, che considerata una base totale di entrate IRE +IVA
+IRES pari a 173, 107 e 40 = 320 miliardi sarebbe meno del 3% in più. Ragionevole.
2. Maggiori entrate da sommerso. Con 250/300 miliardi di sommerso si potrebbero avere fino a 100 miliardi in
più in caso di emersione. Qui se ne stanno ipotizzando 50, cioè la metà.
3. Revisione di progressività. Si ipotizzano 5 miliardi. Anche rispetto ai dati di cui al punto 2 appare
ragionevole.
4. Revisione di centri di costo. Razionalizzazione della struttura di entrate e costi relativi. Si rinvia a quanto già
detto.
5. Revisione costi Personale. Si rinvia a quanto già detto.
6. Revisione costi Regioni. Si rinvia a quanto già detto.
7. Revisione costi Comuni. Si rinvia a quanto già detto.
8. Revisione da proposte su spending. Si rinvia a quanto già detto.
9. Ritorno di investimenti. E’ una delle voci aggiunte in questa tabella finale. Non si è proceduto ad analizzare
in dettaglio le spese in conto capitale. E’ però evidente che le stesse sono in netta contrazione sui 3 anni,
passando a 47 a 36 miliardi. Qui si ipotizzano almeno 25 miliardi annui strutturali di investimenti, che
rispetto alla prassi in uso è un bel salto. Ovviamente gli investimenti devono essere profittevoli, e quindi si
da per assunto che rendano un 20% annuo (5 miliardi).
10. Ritorno da turismo. Questa è una mia “fissa”. Il nostro mix di patrimonio artistico, culturale, storico e
naturalistico è unico. Si potrebbe cercare di realizzare accordi internazionali non tanto nell’ambito degli enti
preposti ma direttamente a livello governativo, “al vertice”. In modo da fare in fretta. Sostenevo qualche
tempo fa che si dovrebbe dare in concessione ai cinesi per 200 anni il centro-sud Italia in modo che loro lo
“sistemassero” e poi ci mandassero in vacanza un piccola fetta della loro popolazione. Senza il paradosso
della “concessione” si immaginano qui accordi governativi con i nuovi grandi, in primo luogo Cina, Russia e
India. Nella tabella si ipotizzano 50 milioni di turisti che portino 1.000 euro ciascuno per un totale di 50
miliardi di reddito nazionale che quindi generi un 30% di imposizione tra diretta e indiretta. Un buon affare
per noi, ma anche per i turisti che di certo potrebbero fare una bella vacanza in qualche posto memorabile.
11. Dismissioni. Si rinvia a quanto già scritto. Qui si ipotizza di usarle interamente in conto riduzione debito. 200
miliardi al 5% di interesse comporterebbero minori oneri per 10 miliardi.
12. Off-Shore. Si rinvia a quanto già scritto. Qui si ipotizza di usarle interamente in conto riduzione debito. 500
miliardi al 5% di interesse comporterebbero minori oneri per 25 miliardi.

Per concludere
I totali mi sembrano auto esplicativi.
Se fossero troppo ambiziosi si potrebbe sempre ripartirli su di un piano pluriennale.
Ma in ogni caso questo è il modo di ragionare che si dovrebbe adottare: omnicomprensivo, trasparente e
innovativo.
E su questa base si dovrebbe fornire il “reporting” trimestrale di cui all’inizio.
In principio fu il comunicato stampa. In conclusione, la sopravvivenza.

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10

11

12

Da Personale 

Da Regioni 

Da Comuni 

Da proposte su spending 

Da dismissioni 

50 

5

5

50 

5

5

Anno 

10 
  

(dati in milioni di euro) 
Tributarie 
Extra Tributarie 
Alienazione pat. e risc. 
Cred.  
TOTALE ENTRATE 
Spese correnti  
Spese in conto capitale 
TOTALE SPESE 
  
ENTRATE ‐ SPESE 

442 
39 
1 
483 
‐410 
‐37 
‐447 
  
36 

  
10 
  
  
0 
  
10 

  
Interessi sul debito (tutti9 
RISULTATO ECONOMICO 

  
‐100 
‐64 

  
  
10 

  

  

2.100 

  

  
DEBITO 

5

15

5

15

0 

0

0 

TOTALE FINALE 

9

TOTALE VARIAZIONI 

8

Da patrimoniale off‐shore 

7

Da turismo 

6

Da ritorno di investimenti 

5

Da centri di costo 

4

Da Progressività 

3

Da Sommerso 

2

Da Evasione 

1

  
  

90
0

532
39

0
90
35
‐25
10
 
100

1
573
‐375
‐62
‐437
 
136

0 

0

0

10

10

5

10

‐25
‐25

50 

5

5

10

10

5

10

‐20

15

0 

  
0 
  
  
0 
  
0 

‐20

0
15

10 
10 

  
25 
25 

 
35
135

 
‐65
71

  
‐
‐
  200  500 

 

 

‐700

1.400

50 

  

5

 

5

 

0
10

10

 

0
10

10

 

0
5

5

 

0
10

10

 

 

ALLEGATO
Seguono alcune definizioni tratte da Wikipedia
Deficit pubblico - Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. http://it.wikipedia.org/wiki/Deficit_pubblico
In economia, all'interno della contabilità di Stato e del bilancio statale, il deficit o disavanzo statale è l'ammontare
della spesa statale non coperta dalle entrate, ovvero quella situazione economica dei conti statali in cui, in un dato
periodo, le uscite dello Stato superano le entrate. Il disavanzo è dunque una eccedenza delle uscite sulle entrate, al
contrario del surplus o avanzo statale, che è un risparmio netto del settore statale (quando le entrate superano le
spese); in tal caso, però, l'avanzo pubblico va distinto dal cosiddetto avanzo primario, che considera la differenza tra
entrate ed uscite al netto della spesa per interessi sul debito statale.
Il deficit statale può essere il risultato voluto dal governo di politiche di bilancio (manovre finanziarie o strategie
economico-finanziarie di lungo periodo (DPEF)) di tipo espansivo a sostegno della domanda aggregata e quindi
della crescita economica grazie all'aumento della spesa statale o dei trasferimenti e/o riduzione delle imposte.
Viceversa manovre restrittive, con riduzione della spesa statale o dei trasferimenti, e/o in un aumento delle imposte,
hanno effetto di riduzione del deficit statale, pareggio di bilancio o generazione di avanzo statale ottenendo dunque
un saldo positivo nei conti dello Stato grazie a politiche di rigore deflazionistiche.
Concorre alla generazione di deficit pubblico indesiderato il fenomeno dell'evasione fiscale e/o una diminuzione del
PIL con diminuzione delle entrate dovuta a minor introiti da tassazione sui redditi.
5.1

Indice
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ï‚·

1 Descrizione
o 1.1 Spesa statale, deficit e debito statale
 1.1.1 Cause
 1.1.2 Misurazione
 1.1.3 Copertura
 1.1.4 Deficit, politica economica e crescita economica
2 Trattazione matematica del rapporto deficit/PIL
3 Voci correlate
4 Altri progetti

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5.2

Descrizione

5.2.1

Spesa statale, deficit e debito statale

5.2.1.1

Cause

La spesa statale è costituita dagli acquisti di beni e servizi da parte del settore governativo/statale e dai trasferimenti
alle amministrazioni locali, alle imprese e ai singoli (sotto forma di retribuzioni, pensioni e altri tipi di sussidi, come
quelli di disoccupazione). A fronte di tali uscite lo Stato incassa un cosiddetto gettito fiscale dalle imposte di sua
competenza, quali le imposte DIRETTE come quelle sul reddito dei singoli (IRPEF) e sul reddito delle società
(IRES), e INDIRETTE, come l'IVA. Il saldo negativo tra entrate ed uscite rappresenta dunque il deficit o disavanzo.
La presenza di un deficit si può dunque attribuire ad un incremento di spesa (causata eventi come una guerra o una
catastrofe naturale, da scelte di politiche economiche di sostegno ad un decremento della domanda generato da
aumento del tasso di disoccupazione e da stagnazione o recessione economica all'interno del settore privato-non
governativo) e/o a diminuzione delle entrate (ad esempio politiche fiscali di sostegno alla domanda, alta evasione
fiscale, bassa crescita economica che genera diminuzione nel gettito fiscale.
5.2.1.2

Misurazione

Anche se il deficit statale viene misurato in termini assoluti, indicando il suo ammontare in euro o nella moneta in
cui è espresso, gli economisti preferiscono valutarne le dimensioni relative, rapportando il deficit al Prodotto interno
lordo del paese. Tale rapporto costituisce, peraltro, il parametro essenziale con cui sono valutati gli Stati Membri
dell'Unione Europea, che rientrano nell'eurozona, per il rispetto del Patto di stabilità e crescita.
5.2.1.3

Copertura

La presenza di un deficit contabilizzato nei conti dello Stato, anche se voluto da politiche espansive di crescita
economica, pone allora la questione cruciale della sua copertura finanziaria. E, quindi, necessariamente bisogna
suddividere gli Stati a moneta sovrana (monopolisti della moneta) dagli Stati utilizzatori di moneta non sovrana (ad
esempio gli Stati dell'Eurozona e gli Stati con una moneta agganciata ad un tasso fisso con una moneta estera di
riferimento). Stati a moneta sovrana (USA, Giappone, Cina, etc.) sono sempre solvibili ed in quanto monopolisti
della moneta non hanno bisogno del prelievo fiscale per la loro spesa a deficit (le tasse hanno come fine
l'accettazione della moneta dello Stato come mezzo di scambio nell'economia del settore privato-non governativo,
mentre l'emissione dei titoli di Stato ha come scopo il mantenimento del tasso overnight, ovvero il tasso di interesse
interbancario). Stati che utilizzano una moneta non sovrana hanno invece il problema di reperire le risorse finanziare
per la propria spesa a deficit. Questa avviene solitamente con l'emissione di titoli di stato come BOT e CCT, che
vanno dunque a costituire, in aggregato, il cosiddetto debito statale. Lo Stato emittente paga necessariamente degli
interessi che contribuiscono a loro volta ad un ulteriore quota delle uscite statali.
In quanto derivante dal disavanzo tra entrate e uscite, le politiche restrittive di colmamento/riduzione del deficit
statale presente e futuro possono ottenersi necessariamente attraverso attuazione di una o più delle seguenti misure:
ï‚· diminuzione delle uscite statali ovvero con tagli alle spese pubbliche: in genere tale misura se da una parte
può portare a tagli di inefficienze (spending review), dall'altra se drastica può portare con sé una diminuzione
della qualità dei servizi pubblici offerti dallo Stato al cittadino;
ï‚· aumento delle entrate statali attraverso:
o emissione e vendita di titoli di stato con conseguente aumento del proprio debito pubblico
(tipicamente utilizzato per colmare il deficit già presente);
o un riallineamento della politica fiscale con aumento della tassazione sui contribuenti (stretta fiscale)
ed inevitabile aumento della pressione fiscale o del cuneo fiscale: tale misura se drastica può portare
con sé una diminuzione dei consumi ovvero della domanda e degli investimenti con effetti deleteri
sulla crescita economica;
o diminuzione dell'evasione fiscale: la sua realizzazione non può dare risultati deterministici in quanto
dipendente dall'efficacia o meno dei provvedimenti intrapresi in tal senso;
o vendita di beni pubblici sotto forma di privatizzazioni;
o condoni (es. edilizio);
ï‚· vincolo del cosiddetto pareggio di bilancio.
5.2.1.4

Deficit, politica economica e crescita economica

Una divisione tradizionale delle posizioni in materia di deficit e politica economica tra forze politiche conservatrici e
progressiste, attribuisce alle prime la volontà di ridurre quanto più possibile il deficit dello stato o addirittura di
chiudere in pareggio di bilancio i conti pubblici allo scopo di mantenere ordine nei conti, di contenere la spesa
pubblica e di preservare il ruolo di controllo dello stato nell'economia, mentre alle seconde verrebbe attribuito il
Pag 32 di 253

desiderio di accettare deficit pubblici strutturali purché finalizzati a sostenere la domanda e in consumi o a
preservare le fasce sociali più deboli.
In particolare le posizioni che si rifanno alle idee keynesiane attribuiscono allo stato il compito di sostenere, quando
necessario, la domanda di beni e servizi ricorrendo alla spesa pubblica anche in condizioni di deficit stimolando la
crescita economica, che di per sé in linea teorica sarebbe anche in grado di aumentare/sostenere le entrate statali nel
medio-lungo periodo per tassazione sui maggiori profitti di aziende e lavoratori.
Bilancio dello Stato - Da Wikipedia,. http://it.wikipedia.org/wiki/Bilancio_dello_Stato
Il bilancio dello Stato, nella contabilità di Stato, è un documento contabile di previsione previsto dall'art. 81 della
Costituzione da approvare con scadenza annuale, indicante le entrate (imposizione fiscale) e le uscite
dell'amministrazione statale (spesa pubblica) relative ad un determinato periodo di tempo ovvero i cosiddetti conti
pubblici.
In esso si rispecchiano le scelte della finanza pubblica relative ai bisogni della collettività, alle priorità dei diversi
obiettivi preposti nella politica economica quali ad esempio il livello di pressione fiscale imposto a carico dei
contribuenti e così via. Il bilancio è redatto in termini di competenza e di cassa.
Il bilancio di competenza indica l'ammontare delle spese che lo Stato prevede di dover pagare e delle entrate che
prevede di poter riscuotere nell’anno di riferimento (nascita dell’obbligazione). Il bilancio di cassa indica invece le
spese che effettivamente verranno liquidate e le entrate che effettivamente saranno incassate (adempimento
dell’obbligazione).
Il bilancio ha diverse funzioni: contabile, di garanzia, politica, giuridica ed economica.
5.3

Indice
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1 Funzioni
o 1.1 Funzione contabile
o 1.2 Funzione di garanzia
o 1.3 Funzione politica
o 1.4 Funzione giuridica
o 1.5 Funzione economica
2 Situazioni contabili possibili
3 Voci correlate
4 Collegamenti esterni

ï‚·
ï‚·
ï‚·
5.4

Funzioni

5.4.1

Funzione contabile

La prima funzione è quella di un documento contabile che permette di conoscere la situazione contabile dell'ente e
di regolarne l'attività futura. Il bilancio veniva predisposto anche nello stato assoluto, quando la finanza pubblica si
identificava con il patrimonio del re, ma la sua funzione era soltanto quella di un mezzo tecnico di conoscenza ed il
suo valore era quello di un atto amministrativo interno, redatto per un'esigenza di ordinata gestione.
5.4.2

Funzione di garanzia

Quando gli stati assumono caratteristiche più vicine a quelle dello Stato moderno, il bilancio assume anche una
funzione di garanzia per i cittadini nei confronti dell'amministratore pubblico: il governo ha meno possibilità di
arbitrio quando deve rispettare le voci e le cifre esposte in bilancio.
Il diritto di approvare il bilancio, successivamente rivendicato dalla collettività attraverso i suoi rappresentanti,
segna l'evoluzione dello Stato verso forme costituzionali.
5.4.3

Funzione politica

Il bilancio è ormai molto più che un semplice strumento di rilevazione contabile e ha acquistato una funzione
politica nel rapporto tra governo e parlamento. Dal momento che i fini da raggiungere sono sempre enormemente
superiori alle possibilità economiche di uno stato (piena occupazione, riduzione del debito pubblico, miglioramento
dei servizi pubblici, etc.), il bilancio è utile per vedere quali il governo intenda privilegiare, e perciò quali siano le
sue reali intenzioni politiche; il tutto salvo approvazione del parlamento. Inoltre, attraverso questo documento si
vedono le entrate e le uscite effettivamente sostenute nel periodo d'esercizio.
5.4.4

Funzione giuridica

L'approvazione del bilancio diventa un atto giuridico di autorizzazione, senza o contro il quale gli organi del potere
esecutivo non possono gestire la spesa pubblica né riscuotere le entrate. Gli stanziamenti del bilancio segnano
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giuridicamente il limite entro cui deve svolgersi la gestione amministrativa: il bilancio ha forza di legge e vincola
alla sua osservanza l'attività della pubblica amministrazione.
È limitato però, dal fatto di non poter modificare le vigenti leggi: non può riadattare un'imposta piuttosto che
un'altra, con lo scopo di far quadrare i conti. Per questo motivo sono state introdotte le leggi affiancate, che ne
adattano il quadro giuridico fiscale: la più importante è la finanziaria.
5.4.5

Funzione economica

La funzione del bilancio, infine, si amplia nello stato contemporaneo, quando alla finanza pubblica si comincia ad
attribuire un ruolo attivo in funzione dell'equilibrio economico generale. Il bilancio diventa allora uno strumento di
programmazione, che permette di valutare gli effetti dell'attività finanziaria sui vari aspetti della vita economicosociale e di orientare gli interventi di politica economica verso gli obiettivi desiderati (un aumento o una
diminuzione della cifra stanziata in bilancio significa, in sostanza, una maggiore o minore possibilità di attuazione
per qualunque scelta politica).
Gli obiettivi e gli interventi possono essere coordinati in modo organico e razionale, in quanto l'intero quadro della
finanza pubblica è esposto in un unico documento contabile (seppur di consistenza mastodontica).
Anche il bilancio dello Stato deve essere redatto nel rispetto di alcuni principi fondamentali:
 Annualità, ai sensi dell'art. 81 Cost., il bilancio deve essere redatto dal Governo e approvato dalle Camere
con frequenza annuale;
 Unità (Unicità), ai sensi dell'art. 24, comma 4, L. 196/2009 le entrate devono affluire ad un unico fondo, il
quale serve a finanziare le spese;
 Universalità, tutte le spese e le entrate devono trovare opportuna collocazione in bilancio e non sono
ammesse gestioni fuori bilancio, se non espressamente autorizzate;
 Integrità, ogni voce deve essere inserita al "lordo", senza compensazioni tra voci in entrata e voci in uscita;
 Veridicità, deve essere "vero", senza sopravvalutazioni di entrate o sottovalutazioni di uscite, al di fuori di
eventuali reati commessi dai suoi compilatori;
 Pubblicità, il bilancio deve essere pubblicato in G.U.;
ï‚· Specificazione, ciascuna voce di entrata e di spesa deve essere iscritta in bilancio al fine di evidenziarne la
natura contabile;
ï‚· Tendenziale equilibrio nel medio periodo, gli Stati appartenenti all'area Euro, sono obbligati ad avere un
pareggio di bilancio o al massimo un disavanzo pubblico che non deve però superare il 3% del PIL.
5.5

Situazioni contabili possibili

In generale, in relazione alla differenza tra entrate e uscite (saldo primario), sono possibili 3 diverse situazioni o
scenari contabili, comuni peraltro anche alle situazioni aziendali:
ï‚· Avanzo primario, ovvero saldo positivo tra entrate e uscite;
ï‚· Deficit pubblico, ovvero disavanzo o saldo negativo tra entrate e uscite al netto degli interessi sul debito
pubblico (es. disavanzo primario) oppure con essi inclusi con ricorso quindi ad indebitamento (vedi Debito
pubblico);
ï‚· Pareggio di bilancio, ovvero saldo in pareggio tra entrate e uscite.
In relazione a queste situazioni sono possibili conseguenti misure a livello di politica economica (politiche di
bilancio) da parte del Governo finalizzate a ridurre l'eventuale deficit (es. spending review, tagli alla spesa pubblica
o aumento della tassazione sui contribuenti) oppure a finanziare la crescita economica.
5.6

Voci correlate
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ï‚·

Assestamento di Bilancio
Contabilità di Stato
Deficit pubblico
Debito pubblico
Fisco
Finanza neutrale
Nota di variazione
Pareggio di bilancio
Politica di bilancio
Revisione della spesa pubblica

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6 2014 06 15 – SCERIFFI, TAGLIE E TWEET-LAW CONTRO IL LATO OSCURO DEL SISTEMA.
Nel precedente “Considerazioni sui conti dello Stato si è data una prima occhiata alle spese dello Stato ordinate per
classe di spesa. Così ad esempio si sono viste classi come “redditi da lavoro, trasferimenti, consumi intermedi” e
così via.
Sfogliando le tabelle si sono così potuti osservare circa 200 titoli di spesa in merito ai quali si era lanciata l’idea di
indire “concorsi al risparmio”.
Si è anche accennato alla necessità di una analisi per centro di costo che potesse indicare se ci fossero aree di
inefficienza.
Qui di seguito si fanno delle ulteriori considerazioni.
Dettaglio delle spese per missione
Più esplicativo del totale per tipo di spesa (di cui sopra e al precedente scritto) è il dettaglio per cosiddetta
“Missione”. Questa classificazione risponde ad una logica funzionale che permette di osservare i macrotemi, intesi
come ambiti di attività dello Stato, in cui si articolano le uscite.
(dati in milioni di euro)
Descrizione Missioni
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
32
33

Relazioni finanziarie con le autonomie territoriali
Politiche previdenziali
Politiche economico‐finanziarie e di bilancio
Istruzione scolastica
Diritti sociali, politiche sociali e famiglia
L'Italia in Europa e nel mondo
Fondi da ripartire
Difesa e sicurezza del territorio
Ordine pubblico e sicurezza
Diritto alla mobilita'
Sviluppo e riequilibrio territoriale
Politiche per il lavoro
Istruzione universitaria
Giustizia
Infrastrutture pubbliche e logistica
Competitivita' e sviluppo delle imprese
Soccorso civile
Ricerca e innovazione
Organi costituzionali, a rilev. Costit. e Presidenza CdM
Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti
Tutela e valorizzazione dei beni e attivita' culturali e paesaggistici
Servizi istituzionali e generali delle amministrazioni pubbliche
Agricoltura, politiche agroalimentari e pesca
Tutela della salute
Giovani e sport
Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente
Comunicazioni
Amm. gen e supp. alla rappr. Gen. di Governo e dello Stato sul terr.
Casa e assetto urbanistico
Comm. Intern. ed internaz. del sistema produttivo
Turismo
Regolazione dei mercati
Energia e diversificazione delle fonti energetiche
TOTALE GENERALE SPESE

Cassa 2013
102.236
88.393
69.192
40.962
32.288
28.808
19.425
20.380
10.437
14.481
7.115
7.474
7.842
7.579
4.156
5.350
4.550
2.852
2.733
1.547
1.390
1.466
1.008
810
619
716
972
523
685
210
28
26
6
486.258

Cassa 2014
96.027
93.155
70.678
40.507
32.001
27.705
20.669
18.204
10.279
10.948
5.898
8.516
7.507
7.581
4.048
4.841
4.183
2.827
2.739
1.516
1.373
1.306
749
716
618
602
794
515
395
142
28
13
6
477.083

Cassa 2015
97.440
94.403
70.053
40.243
32.549
28.137
21.130
18.425
10.193
9.219
8.607
8.118
7.454
7.451
4.085
3.654
3.624
2.763
2.746
1.473
1.348
1.300
739
707
617
615
584
513
337
147
28
13
6
478.722

% su tot.
20,35%
19,72%
14,63%
8,41%
6,80%
5,88%
4,41%
3,85%
2,13%
1,93%
1,80%
1,70%
1,56%
1,56%
0,85%
0,76%
0,76%
0,58%
0,57%
0,31%
0,28%
0,27%
0,15%
0,15%
0,13%
0,13%
0,12%
0,11%
0,07%
0,03%
0,01%
0,00%
0,00%
100,00%

% su tot. 
Prog.
20,35%
40,07%
54,71%
63,11%
69,91%
75,79%
80,20%
84,05%
86,18%
88,11%
89,91%
91,60%
93,16%
94,72%
95,57%
96,33%
97,09%
97,67%
98,24%
98,55%
98,83%
99,10%
99,25%
99,40%
99,53%
99,66%
99,78%
99,89%
99,96%
99,99%
100,00%
100,00%
100,00%

2015‐2014
‐4.795
6.011
860
‐719
262
‐671
1.705
‐1.955
‐244
‐5.263
1.492
644
‐388
‐127
‐71
‐1.696
‐926
‐89
13
‐74
‐42
‐165
‐268
‐103
‐2
‐101
‐387
‐10
‐348
‐63
0
‐12
0
‐7.536

Messa in questi termini però non è ancora possibile capire se esistano aree di spreco, anche se appare certamente
probabile.
E’ comunque interessante vedere come le prime 10 voci coprano il 90% del totale. E’ quindi fuori luogo, oltre che
inutile, immaginare che interventi sulle singole altre 23 voci possano essere risolutivi. Se non nella già citata logica
che facciano parte di interventi più articolati e complessi.
Ma ecco che già entrando a livello di dettaglio delle singole componenti delle missioni qualche considerazione si
potrebbe azzardare. Basta guardare alcune descrizioni, come approvvigionamenti, servizi o altre e subito viene in
mente che ci si possa trovare dentro qualcosa di “storto”.
Per ora basti sfogliare le circa 200 righe per rendersi conto di due fatti:
1. quante cose fa lo Stato
2. quante possibili aree oscure vi si nascondano
Tanto per giocare, si è aggiunta una colonna con l’importo in milioni al giorno per ciascuna di questa “spese di
missione”.
E’ evidente che per alcune macrovoci, ad esempio quelle che racchiudono al loro interno intere strutture
organizzative, il totale giornaliero non vuol dire nulla, se non addirittura rischi di diventare populisticamente
strumentalizzabile.
Pag 35 di 253

Ma per singole voci di dettaglio invece magari aiuta a riflettere.
(milioni di euro)

Tavola 5.4 ‐ Analisi delle spese per missioni e programmi ‐ Previsione  2013 ‐ 2015  ‐ LB 2013
Programma
Organi costituzionali, a rilevanza  Organi costituzionali
costituzionale e Presidenza del  Organi a rilevanza costituzionale
Presidenza del Consiglio dei Ministri
Consiglio
Organi costituzionali, a rilevanza costituzionale e Presidenza del Consiglio dei ministri
Amministrazione generale e 
Attuazione da parte delle Prefetture ‐ Uffici Territoriali del Governo delle missioni del Ministero dell'Interno sul territorio
supporto alla rappresentanza 
generale di Governo e dello  Supporto alla rappresentanza generale di Governo e dello Stato sul territorio e amministrazione generale sul territorio
Stato sul territorio
Amministrazione generale e supporto alla rappresentanza generale di Governo e dello Stato sul territorio
Erogazioni a Enti territoriali per interventi di settore
Interventi, servizi e supporto alle autonomie territoriali
Elaborazione, quantificazione, e assegnazione dei trasferimenti erariali; determinazione dei rimborsi agli enti locali anche in 
Relazioni finanziarie con le  via perequativa
Federalismo
autonomie territoriali
Regolazioni contabili ed altri trasferimenti alle Regioni a statuto speciale
Concorso dello Stato al finanziamento della spesa sanitaria
Rapporti finanziari con Enti territoriali
Gestione dell'albo dei segretari comunali e provinciali
Relazioni finanziarie con le autonomie territoriali
Protocollo internazionale
Cooperazione allo sviluppo
Cooperazione culturale e scientifico‐tecnologica
Cooperazione economica e relazioni internazionali
Cooperazione in materia culturale
Promozione della pace e sicurezza internazionale
Integrazione europea
Italiani nel mondo e politiche migratorie
L'Italia in Europa e nel mondo
Promozione del sistema Paese
Partecipazione italiana alle politiche di bilancio in ambito UE
Politica economica e finanziaria in ambito internazionale
Presenza dello Stato all'estero tramite le strutture diplomatico‐consolari
Rappresentanza all'estero e servizi ai cittadini e alle imprese
Coordinamento dell'Amministrazione in ambito internazionale
Comunicazione in ambito internazionale
Cooperazione economica, finanziaria e infrastrutturale
L'Italia in Europa e nel mondo
Approntamento e impiego Carabinieri per la difesa e la sicurezza
Approntamento e impiego delle forze terrestri
Approntamento e impiego delle forze navali
Difesa e sicurezza del territorio Approntamento e impiego delle forze aeree
Funzioni non direttamente collegate ai compiti di difesa militare
Pianificazione generale delle Forze Armate e approvvigionamenti militari
Missioni militari di pace
Difesa e sicurezza del territorio
Amministrazione penitenziaria
Giustizia civile e penale
Giustizia
Giustizia minorile
Giustizia tributaria
Giustizia
Sicurezza democratica
Concorso della Guardia di Finanza alla sicurezza pubblica
Sicurezza pubblica in ambito rurale e montano
Ordine pubblico e sicurezza Sicurezza e controllo nei mari, nei porti e sulle coste
Contrasto al crimine, tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica
Servizio permanente dell'Arma dei Carabinieri per la tutela dell'ordine e la sicurezza pubblica
Pianificazione e coordinamento Forze di polizia
Ordine pubblico e sicurezza
Interventi per soccorsi
Organizzazione e gestione del sistema nazionale di difesa civile
Soccorso civile
Prevenzione dal rischio e soccorso pubblico
Interventi per pubbliche calamita'
Protezione civile
Soccorso civile
Politiche europee ed internazionali nel settore agricolo e della pesca
Sostegno al settore agricolo
Agricoltura, politiche 
Vigilanza, prevenzione e repressione frodi nel settore agricolo, agroalimentare, agroindustriale e forestale
agroalimentari e pesca
Sviluppo e sostenibilita' del settore agricolo, agroindustriale e mezzi tecnici di produzione
Sviluppo delle filiere agroalimentari, tutela  e valorizzazione delle produzioni di qualita' e tipiche
Agricoltura, politiche agroalimentari e pesca
Energia e diversificazione delle 
Gestione, regolamentazione, sicurezza e infrastrutture del settore energetico
fonti energetiche
Energia e diversificazione delle fonti energetiche
Incentivi alle imprese
Regolamentazione, incentivazione dei settori imprenditoriali, riassetti industriali, sperimentazione tecnologica, lotta alla 
Competitivita' e sviluppo delle  contraffazione, tutela della proprieta' industriale.
Promozione, coordinamento, sostegno e vigilanza del movimento cooperativo
imprese
Incentivazione per lo sviluppo industriale nell'ambito delle politiche di sviluppo e coesione
Incentivi alle imprese per interventi di sostegno
Interventi di sostegno tramite il sistema della fiscalita'
Competitivita' e sviluppo delle imprese
Regolazione dei mercati
Vigilanza sui mercati e sui prodotti, promozione della concorrenza e tutela dei consumatori
Competitivita' e sviluppo delle imprese
Sviluppo e sicurezza della mobilita' stradale
Autotrasporto ed intermodalita'
Sviluppo e sicurezza del trasporto aereo
Diritto alla mobilita'
Sviluppo e sicurezza del trasporto ferroviario
Sviluppo e sicurezza della mobilita' locale
Sostegno allo sviluppo del trasporto
Sviluppo e sicurezza della navigazione e del trasporto marittimo e per vie d'acqua interne
Diritto alla mobilita'
Sistemi idrici, idraulici ed elettrici
Opere pubbliche e infrastrutture
Infrastrutture pubbliche e 
Sicurezza, vigilanza e regolamentazione in materia di opere pubbliche e delle costruzioni
logistica
Opere strategiche, edilizia statale ed interventi speciali e per pubbliche calamita'
Sistemi stradali, autostradali, ferroviari ed intermodali
Infrastrutture pubbliche e logistica

Pag 36 di 253

Milioni
€ gg 2015
4,987
1,387
1,150
7,524

2013
1.822
501
410
2.733

2014
1.814
505
420
2.739

2015
1.820
506
420
2.746

521

512

511

1,399

2
523
615
25

2
515
538
23

2
513
538
23

0,006
1,405
1,473
0,063

7.708
57.178
27.178
9.170
318
43
102.236
6
294
127
42
8
476
25
43
166
24.206
2.535
61
603
14
15
187
28.808
5.732
4.569
1.966
2.459
553
4.098
1.004
20.380
2.833
4.394
152
200
7.579
600
1.410
157
712
5.926
235
1.397
10.437
131
9
1.779
118
2.513
4.550
440
137
45
386
0
1.008

6.124
56.419
27.075
5.737
68
43
96.027
6
180
127
42
8
480
23
43
160
24.806
961
58
603
14
14
180
27.705
5.664
4.527
1.933
2.447
562
3.068
4
18.204
2.737
4.329
316
199
7.581
605
1.399
155
703
5.848
234
1.336
10.279
125
6
1.762
118
2.172
4.183
248
143
43
315
0
749

5.591
58.237
27.068
5.887
58
40
97.440
6
177
127
42
8
477
23
43
155
25.406
806
57
602
14
14
180
28.137
5.689
4.714
2.043
2.605
577
2.735
61
18.425
2.732
4.369
151
199
7.451
610
1.398
155
698
5.846
234
1.253
10.193
123
6
1.761
118
1.615
3.624
245
142
43
310
0
739

15,318
159,553
74,159
16,128
0,158
0,108
266,960
0,016
0,486
0,348
0,115
0,021
1,307
0,064
0,117
0,426
69,606
2,208
0,156
1,650
0,038
0,038
0,493
77,089
15,587
12,916
5,597
7,138
1,582
7,492
0,167
50,480
7,486
11,970
0,414
0,545
20,414
1,671
3,831
0,423
1,911
16,017
0,640
3,432
27,926
0,336
0,016
4,826
0,325
4,426
9,929
0,670
0,389
0,117
0,848
0,000
2,025

6
6
0

6
6
0

6
6
0

0,017
0,017
0,000

2.888
12
541
280
1.630
5.350
26
26
325
551
274
51
5.578
6.917
784
14.481
37
59
6
2.899
1.155
4.156

2.686
7
438
279
1.430
4.841
13
13
274
134
126
49
5.566
4.098
701
10.948
37
2
6
2.882
1.121
4.048

2.673
7
17
279
678
3.654
13
13
273
126
117
49
5.478
2.487
688
9.219
37
2
6
2.432
1.608
4.085

7,324
0,020
0,047
0,764
1,858
10,012
0,036
0,036
0,748
0,345
0,322
0,135
15,008
6,815
1,884
25,256
0,103
0,004
0,015
6,664
4,405
11,191

Comunicazioni

Programma
Servizi postali e telefonici
Sostegno all'editoria
Pianificazione, regolamentazione, vigilanza e controllo delle comunicazioni elettroniche e radiodiffusione
Regolamentazione e vigilanza del settore postale
Servizi di comunicazione elettronica e di radiodiffusione

Comunicazioni
Commercio internazionale ed  Politica commerciale in ambito internazionale
Sostegno all'internazionalizzazione delle imprese e promozione del made in Italy
internazionalizzazione del 
Commercio internazionale ed internazionalizzazione del sistema produttivo
Ricerca in materia ambientale
Ricerca in materia di beni e attivita' culturali
Ricerca nel settore dei trasporti
Ricerca scientifica e tecnologica applicata
Ricerca scientifica e tecnologica di base
Ricerca tecnologica nel settore della difesa
Ricerca e innovazione
Sviluppo, innovazione e ricerca in materia di energia ed in ambito minerario ed industriale
Ricerca di base e applicata
Ricerca per la didattica
Innovazione Tecnologica e ricerca per lo sviluppo delle comunicazioni e della societa' dell'informazione
Ricerca per il settore della sanita' pubblica
Ricerca per il settore zooprofilattico
Ricerca e innovazione
Prevenzione e riduzione integrata dell'inquinamento
Sviluppo sostenibile
Tutela e conservazione della fauna e della flora e salvaguardia della biodiversita'
Sviluppo sostenibile e tutela del  Vigilanza, prevenzione e repressione in ambito ambientale
territorio e dell'ambiente
Prevenzione e riduzione dell'inquinamento elettromagnetico e impatto sui sistemi di comunic. elettronica
Coordinamento generale, informazione ed educazione ambientale; comunicazione ambientale
Tutela e conservazione del territorio e delle risorse idriche, trattamento e smaltimento rifiuti, bonifiche
Tutela e conservazione della fauna e della flora, salvaguardia della biodiversita' e dell'ecosistema marino
Sostegno allo sviluppo sostenibile
Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell'ambiente
Edilizia abitativa e politiche territoriali
Casa e assetto urbanistico
Politiche abitative, urbane e territoriali
Casa e assetto urbanistico
Prevenzione e comunicazione in materia sanitaria umana e coordinamento in ambito internazionale
Sanita' pubblica veterinaria, igiene e sicurezza degli alimenti
Tutela della salute

Programmazione sanitaria in materia di livelli essenziali di assistenza e assistenza in materia sanitaria umana
Regolamentazione e vigilanza in materia di prodotti farmaceutici ed altri prodotti sanitari ad uso umano e di sicurezza delle 
cure
Vigilanza, prevenzione e repressione nel settore sanitario

Tutela della salute

Cassa 2013
556
214
48
4
150
972
51
159
210
83
45
4
52
1.906
50
157
134
2
9
411
0
2.852

Cassa 2014
499
174
48
4
69
794
6
136
142
82
35
4
52
1.903
43
156
133
2
9
408
0
2.827

Cassa 2015
306
175
48
3
51
584
6
141
147
81
35
4
2
1.894
59
156
131
2
9
390
0
2.763

€ gg 2015
0,839
0,481
0,131
0,010
0,141
1,601
0,017
0,385
0,402
0,223
0,096
0,012
0,004
5,188
0,162
0,427
0,360
0,004
0,024
1,067
0,001
7,569

30
65
198
17
1
21
225
122
37
716
304
381
685
81
59

7
45
194
17
1
14
140
146
37
602
293
102
395
81
58

8
49
194
17
1
18
133
156
37
615
238
98
337
80
58

0,023
0,134
0,532
0,047
0,003
0,050
0,366
0,428
0,103
1,684
0,653
0,269
0,923
0,220
0,159

183

170

164

0,450

481
7
810

400
7
716

397
7
707

1,089
0,020
1,938

429
6
204
130
122
271
23
6
200
1.390
71
6.120
45
502
16
11.543
8.706
13.770
16
173
40.962
279
434
7.129
7.842
2
6
4.318
95
22
20
875

424
6
201
128
110
268
6
5
223
1.373
71
6.075
45
277
16
11.488
8.657
13.693
16
168
40.507
78
430
6.998
7.507
2
7
4.319
95
22
21
875

418
6
201
128
110
267
6
5
206
1.348
71
6.018
44
273
15
11.395
8.611
13.638
15
163
40.243
76
427
6.951
7.454
2
7
4.319
95
23
21
872

1,146
0,015
0,551
0,351
0,301
0,733
0,017
0,014
0,563
3,692
0,195
16,488
0,121
0,749
0,041
31,218
23,591
37,364
0,042
0,446
110,256
0,208
1,169
19,044
20,421
0,007
0,019
11,834
0,260
0,062
0,058
2,389

26.949
32.288
12.654
75.738
88.393
6
7.102
4
12

26.659
32.001
12.855
80.301
93.155
6
8.150
4
10

27.210
32.549
12.854
81.549
94.403
6
7.754
4
10

74,548
89,176
35,217
223,422
258,639
0,016
21,245
0,011
0,028

30
10
307

29
8
306

29
8
304

0,081
0,023
0,832

2
7.474
377
7
6
9
1.148
1.547

2
8.516
354
5
6
2
1.148
1.516

2
8.118
312
5
6
2
1.148
1.473

0,004
22,241
0,855
0,013
0,017
0,005
3,146
4,036

Sostegno, valorizzazione e tutela del settore dello spettacolo
Vigilanza, prevenzione e repressione in materia di patrimonio culturale
Tutela e valorizzazione dei beni  Tutela dei beni archeologici
e attivita' culturali e 
Tutela dei beni archivistici
paesaggistici
Tutela dei beni librari, promozione e sostegno del libro e dell'editoria
Tutela delle belle arti, dell'architettura e dell' arte contemporanee; tutela e valorizzazione del paesaggio
Valorizzazione del patrimonio culturale
Coordinamento ed indirizzo per la salvaguardia del patrimonio culturale
Tutela del patrimonio culturale
Tutela e valorizzazione dei beni e attivita' culturali e paesaggistici
Programmazione e coordinamento dell'istruzione scolastica
Istruzione prescolastica
Iniziative per lo sviluppo del sistema istruzione scolastica e per il diritto allo studio
Istituzioni scolastiche non statali
Sostegno all'istruzione
Istruzione scolastica
Istruzione primaria
Istruzione secondaria di primo grado
Istruzione secondaria di secondo grado
Istruzione post‐secondaria, degli adulti e livelli essenziali per l'istruzione e formazione professionale
Realizzazione degli indirizzi e delle politiche in ambito territoriale in materia di istruzione
Istruzione scolastica
Diritto allo studio nell'istruzione universitaria
Istruzione universitaria
Istituti di alta cultura
Sistema universitario e formazione post‐universitaria
Istruzione universitaria
Terzo settore: associazionismo, volontariato, Onlus e formazioni sociali
Lotta alle dipendenze
Protezione sociale per particolari categorie
Diritti sociali, politiche sociali e  Garanzia dei diritti dei cittadini
Sostegno alla famiglia
famiglia
Promozione e garanzia dei diritti e delle pari opportunita'
Sostegno in favore di pensionati di guerra ed assimilati, perseguitati politici e razziali
Trasferimenti assistenziali a enti previdenziali, finanziamento nazionale spesa sociale, promozione e programmazione 
politiche sociali, monitoraggio e valutazione interventi
Diritti sociali, politiche sociali e famiglia
Previdenza obbligatoria e complementare, sicurezza sociale ‐ trasferimenti agli enti ed organismi interessati
Politiche previdenziali
Previdenza obbligatoria e complementare, assicurazioni sociali
Politiche previdenziali
Infortuni sul lavoro
Politiche attive e passive del lavoro
Coordinamento e integrazione delle politiche del lavoro e delle politiche sociali, innovazione e coord. Ammi
Politiche di regolamentazione in materia di rapporti di lavoro
Programmazione e coordinamento della vigilanza in materia di prevenzione e osservanza  delle norme di legislazione sociale 
Politiche per il lavoro
e del lavoro
Servizi e sistemi informativi per il lavoro
Servizi territoriali per il lavoro
Servizi di comunicazione istituzionale e informazione in materia di politiche del lavoro e in materia di politiche sociali
Politiche per il lavoro
Garanzia dei diritti e interventi per lo sviluppo della coesione sociale
Gestione flussi migratori
Rapporti con le confessioni religiose e amministrazione del patrimonio del Fondo Edifici di Culto
Flussi migratori per motivi di lavoro e politiche di integrazione sociale delle persone immigrate
Rapporti con le confessioni religiose
Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti
Immigrazione, accoglienza e 
garanzia dei diritti

Pag 37 di 253

Programma
Sviluppo e riequilibrio territoriale Politiche per lo sviluppo economico ed il miglioramento istituzionale delle aree sottoutilizzate
Sviluppo e riequilibrio territoriale
Regolazione giurisdizione e coordinamento del sistema della fiscalita'
Programmazione economico‐finanziaria e politiche di bilancio
Prevenzione e repressione delle frodi e delle violazioni agli obblighi fiscali
Regolamentazione e vigilanza sul settore finanziario
Politiche economico‐finanziarie 
Regolazioni contabili, restituzioni e rimborsi d'imposte
e di bilancio
Analisi e programmazione economico‐finanziaria
Analisi, monitoraggio e controllo della finanza pubblica e politiche di bilancio

Cassa 2013
7.115
7.115
22.128
0
2.623
219
42.252
254
1.507

Cassa 2014
5.898
5.898
22.031
0
2.583
216
43.736
238
1.665

Cassa 2015
8.607
8.607
22.069
0
2.578
216
44.088
238
655

€ gg 2015
23,580
23,580
60,462
0,000
7,063
0,592
120,789
0,652
1,795

209
69.192
611
7
619
28
28
0
210
601
527
128
1.466
4.803
14.622
19.425

209
70.678
610
8
618
28
28
0
208
585
383
130
1.306
5.873
14.795
20.669

208
70.053
609
8
617
28
28
0
210
585
377
128
1.300
6.162
14.968
21.130

TOTALE GENERALE

486.258

477.083

478.722

Oneri per il servizio del debito statale
Rimborsi del debito statale

Debito pubblico

89.582
204.328
293.910

95.145
205.817
300.963

99.746
237.292
337.039

0,571
191,925
1,668
0,022
1,690
0,077
0,077
0,000
0,574
1,604
1,033
0,352
3,562
16,883
41,007
57,891
0,000
1.311,568
0,000
273,277
650,116
923,393

TOTALE

780.168

778.046

815.761

2.234,962

Supporto all'azione di controllo, vigilanza e ammin. generale della  Ragioneria generale dello Stato sul territorio
Politiche economico‐finanziarie e di bilancio
Attivita' ricreative e sport
Giovani e sport
Incentivazione e sostegno alla gioventu'
Giovani e sport
Turismo
Sviluppo e competitivita' del turismo
Turismo
Servizi generali, formativi, assistenza legale ed approvvigionamenti per le Amministrazioni pubbliche
Servizi istituzionali e generali  Indirizzo politico
Servizi e affari generali per le amministrazioni di competenza
delle amministrazioni pubbliche
Servizi generali, formativi ed approvvigionamenti per le Amministrazioni pubbliche
Rappresentanza, difesa in giudizio e consulenza legalea Amministrazioni dello Stato e degli enti autorizzati
Servizi istituzionali e generali delle amministrazioni pubbliche
Fondi da assegnare
Fondi da ripartire
Fondi di riserva e speciali
Fondi da ripartire
Totale Generale
Debito pubblico

Il coefficiente di semplificazione
I dati seguenti provengono anche da un documento, chiamato “Conto del patrimonio dello stato testo completo. pdf
2012”.
Lo cito perché si tratta di uno di quei documenti improntati alla frammentazione informativa.
Sono 1071 pagine, con varie duplicazioni e dispersioni.
L’ho utilizzato a riferimento perché volevo informazioni anche patrimoniali, e non solo economiche, di cui parlerò
in seguito. Una volta scoperto che erano 1071 pagine ho voluto provare a scorrerle tutte per capire cosa
contenessero.
Ne ho tratto alcune tabelle di sintesi da cui credo trasparirà il “fattore di semplificazione” che calcolo essere pari a
20/1071 pagine, includendo nelle 20 pagine anche quelle future su altri temi. Praticamente 2/100, il che vuol dire
che il reciproco, pari a 98/100, sarebbe il dato rappresentativo del “confusiometro”.
Non posso trattenermi da osservare che è l’approccio che si segue in azienda quando arrivano i revisori o la Finanza:
la prima istruzione che si da ai dipendenti è “affogateli di carta”.
Con una differenza sostanziale, però. E cioè che io non sono ne un revisore ne un finanziere nei confronti dello
Stato. Semmai sono il proprietario.
Credo dunque che questo approccio tabellare sintetico sia utile, proprio per capire come gestiscono la mia proprietà.
Spero che in poche tabelle tutti possano avere un quadro più chiaro.
Scorrendo poi alcune notizie su web in merito alla spending review in corso ho riscontrato spesso un generalista
populismo tutto improntato a “con quello che ci costano, tagliate tagliate tagliate” .
Spesso tali considerazioni partono da un assunto del tipo “il ministero xxx ci costa 10 miliardi all’anno”. Ma questo
non è il modo di procedere. Nell’esempio, gli xxx miliardi di spese non sono il “costo-ministero” ma la spesa
pubblica gestita da quel Ministero, la quale ha una funzione sociale oltre a far girare l’economia e quindi in ultima
analisi generare imposte.
Trovare soluzioni definitive non è quindi così semplice.
I ministeri – dati 2012
Le aree di “missione” sul 2012 sono allocate tra i 14 Ministeri. I totali delle tabelle seguenti sono quindi diversi da
quelli nelle precedenti, riferite al triennio successivo. Sfortunatamente nel triennio successivo i totali sono ancora
più alti.
Tornando però alla ripartizione delle missioni di spesa per ministero traspare soprattutto un dato.
Nella tabella che segue i ministeri sono ordinati da sinistra verso destra in ordine calante di spese totali.
I ministeri dominanti sono i primi 5. I restanti accorpano i residui.
Pag 38 di 253

Organi costituzionali, a rilevanza cost e Pres CM
99.697,5
Amministrazione generale e supporto rappres Gover
12.715,2
Relazioni finanziarie con le autonomie terr.
59.366,4
L'Italia in Europa e nel mondo
 
Difesa e sicurezza del territorio
5.235,3
Giustizia
22.864,3
Ordine pubblico e sicurezza
 
Soccorso civile
1.994,8
Agricoltura, politiche agroalimentari e pesca
 
Energia e diversificazione delle fonti energetiche
5.241,5
Competitivita' e sviluppo delle imprese
 
Regolazione dei mercati
10,7
Diritto alla mobilita'
1.183,5
Infrastrutture pubbliche e logistica
1.255,4
Comunicazioni
2.755,8
Commercio internazionale ed internalizz del sistema  
Ricerca e innovazione
134,4
Sviluppo sostenibile e tutela del territorio e ambient
2.875,3
Casa e assetto urbanistico
1.161,3
Tutela della salute
989,9
Tutela e valorizzazione dei beni e attività culturali e p
1.173,6
Istruzione scolastica
10,5
Istruzione universitaria
154,9
Diritti sociali, politiche sociali e famiglia
101,1
Politiche previdenziali
787,2
Politiche per il lavoro
33,0
Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti
623,0
Sviluppo e riequilibrio territoriale
 
Politiche economico‐finanziarie e di bilancio
271,6
Giovani e sport
 
Turismo
 
Servizi istituzionali e generali delle Amministrazioni p 
Fondi da ripartire
25,1
Totale
220.661,4

 

 
67.817,2  
 
 
 
42.375,1
25.543,8  
 
171,4
 
 
 
 
 
8.181,9
 
 
 
 
5.597,7  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
2.003,5
 
 
49,6
63,0
11,6
450,5
16,5  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
99.036,4 53.245,5

15.936,7

180,0
21.898,7
8.297,1

722,1
2.896,0
7.586,8
3.791,4
3.710,3

1.963,7
81,9

3.340,4
252,8

 
 
 
 
 
1.680,9  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

4,3

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
85,6

 
201,9
16,9
484,1

73,0
269,9

46,0
10,2

72,2
3,9

28,4
33,7

89,2
10,3

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

577,4
227,8
206,0
192,4
66,7
22.323,5

8.049,6

7.897,7

7.648,9

1.780,5

 
60,0
18,7

 

223,6
1,3

27.477,7

 
1.613,2  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
1.777,5

 
 
 
 
 
 
 
161,4
 
 
 
 
 
 
146,9
 
469,4  
 
63,7
19,6
 
 

87,1
19,6
3,8

22,2
2,8

940,5
957,4  
 
213,0

532,8

1.485,1

644,9

 
 
 
 
 
 
 
1.510,1

TOTALE

AMBIENTE  E MARE

POL. AGRICOLE 
ALIMENTARI E 
FORESTALI

SALUTE

CULTURA

ESTERI

GIUSTIZIA

INFRASTRUTTURE E 
TRASPORTI

SVILUPPO 
ECONOMICO 

DIFESA

INTERNO

ISTRUZIONE

LAVORO

MEF

USICTE PER 
MISSIONE

Si consideri inoltre che le entrate sono al 99% di pertinenza del Ministero di economia e finanze (MEF), per cui
appare a mio giudizio evidente che fare politica non può prescindere da fare economia.
Con ciò intendendo confermare che tutta l’informazione, o presunta tale, “politica” non vale nulla senza adeguata ed
estensiva “copertura” numerica.
E con una unità di misura su cui devono ragionare che è “i 500 miliardi”. Tutto il resto è conversazione.
Questa analisi per Ministero dovrebbe comunque assomigliare ad un’analisi per centro di costo, anche se 9 di questi
centri di costo sono marginali e forse raggruppabili.

115.634,2
80.532,4
59.366,4
42.375,1
30.779,1
24.896,6
21.898,7
11.175,3
8.181,9
8.137,5
7.586,8
5.608,4
4.974,9
4.965,8
4.866,4
3.340,4
3.119,1
2.875,3
1.950,1
1.841,9
1.674,1
1.623,7
1.095,4
1.058,5
1.010,7
780,1
623,0
577,4
499,4
206,0
192,4
66,7
25,1
453.538,8

Per l’analisi per centro di costo, inoltre, appare più utile e significativa la seguente tabella di dettaglio dove sono
indicate tutte le sottovoci di spesa componenti le singole voci missione.
E’ molto simile a quelle delle pagine precedenti con una differenza secondo me importante. Le tabelle precedenti
erano ordinate per missione e per anno di spesa, senza dettaglio per ministero.
Quella che segue è ordinata per ministero e le voci di missione risultano quindi più chiaramente allocate a
determinati responsabili.
Come già detto in precedenza, entrando a livello di dettaglio delle singole componenti delle missioni qualche
considerazione si potrebbe azzardare. Basta guardare alcune descrizioni, come approvvigionamenti, servizi e altro. E
ricordiamoci sempre di controllare le “consulenze”: sono uno dei “must”.
Con il livello di dettaglio seguente si può già immaginare di potere andare a chiedere conto a chi di dovere. E’
verosimile che ogni riga di spesa sia responsabilità di qualcuno.

Pag 39 di 253

Pag 40 di 253

12,8
59,4

28,4

10,6
78,6

450,5

16,9

269,9

10,2
206,0
2.572,5
19,3
1.118,6
66,7
61,1
5,2
157,3
45,4
147,0
242,5
10,3
1,3
3.340,4

3,9

33,7

10,3

2.907,0
4.520,0
159,7
6,3
242,3
50,1
486,1
26,9
43,8

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
7,4
12,2
 
 
3,8
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

POL. AGRICOLE 
ALIMENTARI E 
FORESTALI

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
9,5
54,2
 
 
19,6
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

9,4
12,8

2,8

Al gg

17,3
28,7

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
9,1
50,8
 
 
18,7
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

TOTALE

23,5
49,5

SALUTE

31,7
170,2

AMBIENTE  E MARE

ESTERI

GIUSTIZIA

INFRASTRUTTURE E 
TRASPORTI

SVILUPPO ECONOMICO 

DIFESA

INTERNO

14,4
48,7

CULTURA

1.962,3
 
507,0
 
405,9
 
742,0
 
62.619,0
 
25.073,0
 
9.525,1
 
1.738,4
 
22.196,4
 
667,9
 
612,4
 
1.382,4
 
133,2
 
2.622,6
 
154,9
 
39,5
 
510,0
 
705,9
 
5.241,5
 
1.183,5
 
553,0
 
234,1
 
134,4
 
33,0
 
271,6
 
101,1
 
10,5
 
10,0
 
4.343,7
 
80,3
 
16,7
 
21,7
 
762,9
 
12.715,2
 
10,7
 
1.173,6
 
5.820,3
 
2.590,0
 
7.179,7
 
43.146,2
 
175,1
 
455,2
 
615,7
 
7,3
 
25,1
 
21,0
9,2
202,6
40,4
759,1
 
178,6
 
989,9
11,6
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
33,4
  25.510,4
  67.817,2
  5.233,6
 
3,6
 
19,1
 
34,9
 
13,4
 
291,5
 
1,6
 
16,5
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

ISTRUZIONE

LAVORO

MEF

Missione
Organi costituzionali
Organi a rilevanza costituzionale
Presidenza del Consiglio dei Ministri
Erogazione a Enti terr. interventi di settore
Federalismo interventi
Trasferimenti a Regioni a statuto speciale
Concorso spese a Spesa sanitaria
Spese enti territoriali
ITA nel mondo Partecipazione a politiche bilancio UE
Politica internazionale eco‐fin
Sicurezza democratica
Concorso Gdf a sicurezza pubblica
Soccorso civile calamità pubbliche
Protezione civile spese
Sostegno agricoltura interventi
Competitività incentivi imprese spese
Competitività incentivi imprese per sostegno investimenti investim
Competitività via fiscalità imprese per sostegno
Mobilità: sostegno sviluppo trasporto
Opere pubbliche e infrastrutture pubbliche
Servizi postali e telefonici
Sostegno editoria
R&D
Sostegno sviluppo sostenibile investimenti
Edilizia abitativa e politiche territoriali spese
Sanità essenziale
Sostegno istruzione spese
Diritti sociali ‐ Lotta alle dipendenze spese
Diritti sociali ‐ Protezione x categorie
Diritti sociali ‐ Garanzia diritti cittadini
Diritti sociali ‐ Sostegno famiglia
Diritti sociali ‐ Pari opportunità
Diritti sociali ‐ Pensione di guerra e perseguitati politici e razziali
Previdenza ‐ trasferimenti a enti 
Lavoro infortuni
Immigrazione accoglienza e diritti ‐ confessioni religios
Pol ecofin ‐ Regolazione giurisdizione e coord sistema fiscalità funz
Prev e repressioni frodi e fisco
Vigilanza settore finanziario
Reg contabili restituzioni e rimborsi
Analisi e programmazione eco fin 
Analisi e ctrollo finanza pubblica
Attività ricreative e sport
Sostegno gioventù
Sviluppo e competitività turismo
Servizi istituzionali e gen delle AP ‐ indirizzo politico
Servizi istituzionali e gen delle AP ‐ affari generali per le AP funz
Servizi istituzionali e gen delle AP ‐ approvvig. Formazio e generali 
Difesa legale cause
Fondi da assegnare/ripartire
Gestione e regolamentaz.infrastrutture energia
Competitività ‐ regolamentazione riassetti, sperimenazioni ‐ lotta c
Competitività ‐ Promo, coordinam, sostegno e vigilanza movim. Co
Competitività ‐ Incentivazione in politiche di sviluppo e coesione
Regolazione dei mercati ‐ vigilanza su mercati, concorrenza e tutela
Comunicazioni ‐ pianif. E vigilanza comunicazioni e radio
Comunicazioni ‐ regolament. Settore postale
Comunicazione ‐ servizi com elettronica e radiodiffusione
Commercio internazionale ‐ politica comm internazionale
Commercio internazionale ‐ sostegno a internazionalizzazione prom
R&D in energia minerario e industriale
R&D per comunicazioni e informazione
Sviluppo sostenibile inquinamento elettromagnetico 
Sviluppo e riequilibrio territoriale ‐ aree sottoutilizzate
Diritti sociali e famiglia ‐ terzo settore associazionismo e onlus
Trasferimenti a previdenza, spesa sociale, monitoraggio
Previdenza obbligatoria, assicurazioni sociali
Politiche attive e passive del lavoro
Coordinamento politiche lavoro
Politiche di regolamentazione su rapporti lavoro
Vigilanza norme di legislazione sociale e lavoro
Servizi e sistemi informativi per il lavoro
Servizi territoriali per il lavoro
Comunicazione su politiche del lavoro e sociali
Flussi migratori ‐ Integrazione accoglienza e diritti
Amministrazione penitenziaria
Giustizia civile e penale
Giustizia minorile
Protocollo internazionale
Cooperazione allo sviluppo
Cooperazione economica e relazioni internazionali
Promozione pace e sicurezza internazionale
Integrazione europea
Politche migratorie

1.962
507
406
742
62.619
25.073
9.525
1.738
22.196
668
612
1.382
133
2.623
155
39
510
706
5.241
1.184
553
234
134
33
272
101
11
10
4.344
80
17
22
763
12.715
11
1.174
5.820
2.590
7.180
43.146
175
455
616
7
25
204
808
759
179
1.842
206
2.572
19
1.119
67
61
5
157
45
147
243
10
1
3.340
33
25.510
67.817
5.234
4
19
35
13
292
2
17
2.907
4.520
160
6
242
50
486
27
44

5,4
1,4
1,1
2,0
171,6
68,7
26,1
4,8
60,8
1,8
1,7
3,8
0,4
7,2
0,4
0,1
1,4
1,9
14,4
3,2
1,5
0,6
0,4
0,1
0,7
0,3
0,0
0,0
11,9
0,2
0,0
0,1
2,1
34,8
0,0
3,2
15,9
7,1
19,7
118,2
0,5
1,2
1,7
0,0
0,1
0,6
2,2
2,1
0,5
5,0
0,6
7,0
0,1
3,1
0,2
0,2
0,0
0,4
0,1
0,4
0,7
0,0
0,0
9,2
0,1
69,9
185,8
14,3
0,0
0,1
0,1
0,0
0,8
0,0
0,0
8,0
12,4
0,4
0,0
0,7
0,1
1,3
0,1
0,1

7.898

7.649

1.780

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
161,4
146,9
179,5
46,9
642,3
71,7
213,0
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
1.485

POL. AGRICOLE 
ALIMENTARI E 
FORESTALI

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
449,2
20,2
131,4
104,2
260,3
451,4
10,0
1.510

87,1
34,9
67,5
19,0
23,5
253,9
134,0

645

Al gg

8.050

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
85,6
448,7
6,3
230,7
141,5
156,8
320,6
28,8
8,8
271,0
 
 
 
 
 
 
 
1.777

TOTALE

22.323

SALUTE

5.967,1
5.413,9
2.145,4
2.745,7
617,4
5.009,2
81,9

AMBIENTE  E MARE

ESTERI

GIUSTIZIA

INFRASTRUTTURE E 
TRASPORTI
180,0
722,1
323,8
294,5
133,1
48,6
825,6
1.270,3
62,1
7,1
2.581,7
1.140,4
4,3
227,8

Questa è un’emergenza nazionale. Non c’è più tempo.
Contestualizziamo.
Pag 41 di 253

SVILUPPO ECONOMICO 

158,3
81,4
545,3
25,7
14,6

CULTURA

 
 
 
 
 
 
164,9
 
6,6
 
8,1
  1.988,0
 
7,5
 
68,4
  4.877,1
 
21,8
 
499,1
  13.030,8
  9.254,4
  14.387,1
 
2,1
 
234,3
 
257,5
 
450,7
  7.473,6
 
575,1
 
2,3
 
30,8
 
15.905,9
 
6.279,9
 
437,9
 
1.579,2
 
6,5
 
1.957,2
 
465,5
 
12,4
 
6,2
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
99.036 53.245 27.478

DIFESA

INTERNO

ISTRUZIONE

LAVORO

MEF

Missione
Promozione del sistema Paese
 
Strutture diplomatico‐consolari
 
Rappresentanza all'estero e servizi ai cittadini
 
Coordinamento dell'Amministrazione in ambito internazionale
 
Comunicazione in ambito internazionale
 
Cooperazione culturale e scientifico tecnologica
 
Cooperazione culturale
 
Ricerca scientifica e tecnologica applicata
 
Ricerca scientifica e tecnologica di base
 
Ricerca per la didattica
 
Istruzione scolastica ‐ programmazione e coordinamento
 
Istruzione prescolastica
 
Istruzione ‐ Iniziative per lo sviluppo del sistema di istruzione scola
 
Istruzione ‐ Istituzioni scolastiche non statali
 
Istruzione primaria
 
Istruzione secondaria di primo grado
 
Istruzione secondaria di secondo grado
 
Istruzione post‐secondaria, degli adulti e livelli x istruzione e forma
 
Istruzione ‐ realizzazione indirizzi e politiche territoriali
 
Diritto allo studio nell'istruzione universitaria
 
Istituti di alta cultura
 
Sistema universitario e formazione post universitaria
 
Attuazione da Prefettura e Uffici Territoriali del Governo di mission
 
Supporto alla rappresentanza di Governo e Stato su territorio
 
Interventi, servizi e supporto alle autonomie territoriali
 
Quantificazione dei trasferimenti erariali e rimborsi a enti locali
 
Contrasto al crimine, tutela dell'ordine e della sicurezza
 
Servizio permanenete carabinieri
 
Pianificazione e coordinamento forze di polizia
 
Organizzazione e gestione delsistema nazionale di difesa civile
 
Prevenzione rischio e soccorso pubblico
 
Immigrazione accoglienza e diritti ‐ garanzia diritti e interventi 
 
Immigrazione accoglienza e diritti ‐ gestione flussiinterventi 
 
Rapporti con le confessioni religiose e estione Fondo Edifici Culto
 
Ricerca ambientale
 
Prevenzione e riduzione integrata inquinamento
 
Sviluppo sostenibile
 
Vigilanza e repressione ambientale
 
Coordinamento generale, informazione ed educazione ambientale
 
Tutela e conservazione terriotrio, risorse idriche, rifiuti, bonifiche
 
Tutela fauna e flora, biodiversità e ecosistema marino
 
Cooperazione eco‐fin infrastrutturale internaz.
 
Sicurezza e controllo mari porti e coste
 
Mobilità sviluppo ‐ sicurezza stradale
 
Autotrasporto ed intermodalita'
 
Sviluppo e sicurezza del trasporto aereo
 
Sviluppo e sicurezza del trasporto ferroviario
 
Sviluppo e sicurezza della mobilità locale
 
Sviluppo e sicurezza trasporto marittimo e acque interne
 
Infrastrutture pubbliche e logistica ‐ sistemi idrici idraulici e elettric
 
Sicurezza e vigilanza opere pubbliche e costruzioni
 
Opere strategiche, edilizia statale ed interventi speciali e per pubb
 
Sistemi stradali, autostradali, ferroviari e intermodali
 
Ricerca e sviluppo nel settore dei trasporti
 
Politiche abitative, urbane e territoriali
 
Approntamento e impiego Carabinieri per difesa e sicurezza
 
Approntamento e impiego forza terrestri
 
Approntamento e impiego forza navali
 
Approntamento e impiego forza aeree
 
Funzioni non collegate a difesa militare
 
Pianificazione Forze armate e apporvigionamenti
 
R&D difesa
 
Sicurezza pubblica in ambito rurale e montano
 
Interventi per soccorso civile
 
Politiche europee e  einternazionali nel settore agricolo e della pes
 
Vigilanza e repressione frodi
 
Sviluppo e sostenibilità settore agricolo
 
Sviluppo filiere agroalimentari e produzioni di qualità tipiche
 
Tutela fauna flora e biodiversità
 
R&D in beni e attività culturali
 
Sostegno, valorizzazione e tutela del settore dello spettacolo
 
Vigilanza e repressione frodi su patrimonio culturale
 
Tutela dei beni archeologici
 
Tutela dei beni archivistici
 
Tutela dei beni librari, promozione e sostegno editoria
 
Tutela delle belle arti, architettura e arte contemporanea + valoriz
 
Valorizzazione del patrimonio culturale
 
Coordinamento x la salvaguardia del patrimonio culturale
 
Tutela del patrimonio culturale
 
R&D per sanità pubblica
 
R&D per settore zooprofilattico
 
Prevenzione e comunicazione in materia sanitaria umana + coord i
 
Sanita' pubblica veterinaria, igiene e sicurezza alimenti
 
Programmazione sanitaria livlli essenziali
 
Regolamentazione e vigilanza in materia di prodotti farmaceutici
 
Vigilanza e prevenzioni repressioni sanità
 
Totale
220.661

158
81
545
26
15
165
7
8
1.988
7
68
4.877
22
499
13.031
9.254
14.387
2
234
258
451
7.474
575
2
31
15.906
6.280
438
1.579
6
1.957
465
12
6
87
35
67
19
23
254
134
180
722
324
295
133
49
826
1.270
62
7
2.582
1.140
4
228
5.967
5.414
2.145
2.746
617
5.009
82
161
147
180
47
642
72
213
86
449
6
231
141
157
321
29
9
271
449
20
131
104
260
451
10
453.539

0,4
0,2
1,5
0,1
0,0
0,5
0,0
0,0
5,4
0,0
0,2
13,4
0,1
1,4
35,7
25,4
39,4
0,0
0,6
0,7
1,2
20,5
1,6
0,0
0,1
43,6
17,2
1,2
4,3
0,0
5,4
1,3
0,0
0,0
0,2
0,1
0,2
0,1
0,1
0,7
0,4
0,5
2,0
0,9
0,8
0,4
0,1
2,3
3,5
0,2
0,0
7,1
3,1
0,0
0,6
16,3
14,8
5,9
7,5
1,7
13,7
0,2
0,4
0,4
0,5
0,1
1,8
0,2
0,6
0,2
1,2
0,0
0,6
0,4
0,4
0,9
0,1
0,0
0,7
1,2
0,1
0,4
0,3
0,7
1,2
0,0
1.243

Il debito pubblico ad aprile è arrivato a 2.146 miliardi di euro.
Non si cerchi di fare analisi. Non servono.
Basta un dato molto più semplice. Il dato precedente (marzo, mi pare) era 2.120.
Non ci vuole un genio a capire che 25 miliardi in più al mese sono 300 all’anno.
Qua galoppiamo senza freni nella prateria, dritti verso la Frontiera del default.
Far West. Abbiamo lo sceriffo. Mettiamo le taglie.
Mai metafora fu più azzeccata? Hanno appena nominato lo sceriffo anticorruzione. Ma la domanda che mi pongo è
cosa possa mai fare, e velocemente, in questo gigantesco dedalo di rivoli e rivoletti ?
Ho trovato alcuni dati sulle proprietà dello Stato derivanti da confisca. Sono solo alcune centinaia, poche migliaia
forse, per altro frutto di anni di lavoro. Ne parlerò in seguito, ma per ora basti chiedersi come possa lo sceriffo
ottenere risultati in fretta.
Perché secondo me in tema di corruzione e corredo di sprechi e appalti siamo davvero nel Far West.
E di seguito cercherò di circostanziare meglio l’affermazione. Sembra che basti pensare ai recenti scandali.
Ma il problema è molto più capillare.
Solo alcuni esempi micro
Qualche tempo fa una persona che reputo intelligente continuava a chiedermi come mai davanti casa sua avessero
cominciato un pezzo di strada in tutta evidenza inutile, tagliato alberi secolari e infine lasciata la strada incompiuta.
E quand’anche l’avessero terminata sarebbe stata comunque del tutto inutile.
Lo si può definire “il paradigma della Salerno-Reggio Calabria”, replicabile su ogni ordine di scala.
Penso che tutti notino come ogni tanto vengano asfaltate delle strade in buono stato mentre altre molto più malconce
sono lasciate distrutte o quasi.
Ho notato personalmente alcune aiuole molto ben dotate (irrigazione, recintini, pianticelle e altro) spuntate a caso,
come funghi, in alcune zone della città. Senza alcuna logica perché di fianco ce ne sono altre lasciate in stato di
steppa.
Ho visto di recente una fantastica staccionata in legno attorno a una sola delle decine di aiuole dei Giardini Pubblici
di Milano di cui una delle belle caratteristiche era appunto quella di non avere “barriere”.
E si potrebbe continuare così, sul livello micro.
E solo alcuni esempi macro
A livello macro si fa un salto di scala, e la rimozione diventa padrona.
Partendo proprio dal file di 1071 pagine, alla fine ci sono delle schede sulle società partecipate statali. Quotate e
non. Queste sono spesso partecipanti a o partecipate da società estere in posti che non possono lasciare dubbi.
Le olandesi, le lussemburghesi, le austriache. E così via. Sono tutte location che grazie ai “trattati contro le doppie
imposizioni” sono scelte perche meno costose per portare i soldi all’estero “vero”, cioè dove non esistono controlli o
vincoli. Ad esempio, se ricordo bene, dall’Olanda si va alle Mauritius e così via. Nessuno apre bocca, nascosti dietro
“a qualcosa serviranno”. Dimentichi dell’aggravante che sono aziende pubbliche, che vuol dire dello Stato, che vuol
dire dell’Italia. Non delle Mauritius.
Sempre dall’estero si acquistano beni o meglio servizi immateriali come consulenze o brevetti o programmi
televisivi che in quanto immateriali non richiedono nemmeno lo “sbattimento” di “taroccare” un magazzino.
Ricordo i bilanci Rai: vengono comprati per centinaia di milioni di euro all’anno programmi a presunta utilità futura
che in realtà spesso non venivano nemmeno mai trasmessi, ma che comunque non potevano avere per loro natura
nessuna molteplice utilità futura. E’ tutta roba che va in onda una volta sola. Sono spese non investimenti. Li
chiamano investimenti per nasconderli in altre pieghe del bilancio. Nell’attivo patrimoniale che nessuno va a
guardare, essendo concentrato sul conto economico. E ricordo quasi con commozione alcuni dipendenti che
addirittura difendevano il management che li aveva manipolati convincendoli della necessità di investire. Ma quali
investimenti !
Ricordo poi di un tizio che mi raccontò di essere dovuto scappare da una fiduciaria di Lugano perché appena assunto
gli diedero da organizzare i bilanci di alcune delle società in gestione. La prima: fattura di consulenza da 5 milioni di
euro a un Ministero senza alcuna spiegazione. La seconda: stesso concetto. E così via. Il titolare della fiduciaria fu
arrestato per riciclaggio. E chissà cosa altro avesse combinato.
Pag 42 di 253

D’altronde ricordo bene che quando analizzai i bilanci Telecom c’erano miliardi di euro all’anno di servizi e
consulenze senza una riga di spiegazione.
Malvivenza e rimozione
Il punto è che sono fermamente convinto che dove non c’è logica c’è la “malvivenza”.
Ma inoltre secondo me la malvivenza si nutre del meccanismo psicologico della “rimozione”.
Tutti noi vediamo, eppure poi nel nostro subconscio diciamo: “ma no, non è possibile! Ci sarà un motivo”.
Invece non cercate un senso. Non c’è.
E’solo un appalto. Pagato 100 invece di 10.
Così talmente trasparente perché oramai pensano tutti di restare impuniti.
E infatti li beccano al telefono, quando norma di base che conosce anche un bambino è non parlare mai.
Nemmeno “in codice”.
Dal “Parassitesimo” al “Rimozionesimo”.
Sono queste le religioni del nostro tempo.
Insomma, quello che voglio dire è che siamo tutti in preda ad un virus “rimozionista”.
Ma a me un’idea è venuta. Ho concepito una terapia “antirimozione”.
Nulla di psicologico, per carità!
La rimozione ce la rimuoveremo a botte di euro.
Perché allora, se siamo nel Far West, comportiamoci di conseguenza.
Ho già scritto di concorsi al risparmio, ma qui ho in mente qualcosa di più diretto.
Sceriffi, taglie e tweet-law
Ho in mente che si mettano delle taglie.
Non incitando ad andare a denunciare in magistratura i fatti, come sento fare da parte di alcuni politici. Fino a che si
dovesse recuperare qualcosa siamo in tempo a fare scadere le prescrizioni. Eppoi i magistrati mica possono
occuparsi delle aiuole e delle staccionate.
Penso invece a costituire una task force, al comando dello sceriffo plenipotenziario, che raccolga le segnalazioni su
web. Altro che i referendum a raffica che oramai vanno di moda.
E che operi in maniera nuova nell’ambito della nuova plenipotenziarietà da sceriffo.
Cioè che operi inquadrata in un suo proprio diritto di rito abbreviatissimo.
Una nuova tweet-law.
Che abbia come focus ultimo le confische senza più strumentali garantismi.
E che operi stimolata dal basso. Dal tessuto sociale.
“Tu che ti sei svegliato e hai aperto gli occhi segnalami cosa vedi.
E allena la tua mente a riconoscere le storture.
Non porre limiti alla tua spazialità mentale.
Tutto quello che di peggio puoi immaginare molto spesso sarà vero.
Puoi farlo anonimo per senso civico.
Oppure puoi identificarti, sempre restando anonimo al pubblico, e se lo sceriffo acchiappa i cattivi e recupera il
bottino, a te ne da il 25% .”
Con tanto di reporting live in streaming su: www.Itaglie.it

Pag 43 di 253

7

2014 06 18 – LIBERTÀ È PARTECIPAZIONE ? LE PARTECIPAZIONI DELLO STATO

Così cantava Giorgio Gaber. Al singolare. Senza punto di domanda. E senza articoli, preposizioni o congiunzioni.
Qua mi sa che qualcuno ha fatto confusione.
Devono avere frainteso e capito “Libertà è partecipazioni” o “di partecipazione” al posto di “partecipazione” tout
court.
E così ci ritroviamo in un partecipazionismo da delirio.
Di partecipazioni ne abbiamo ben 30.000. Quasi un mezzo stadio. (Fonte MEF)
E sono distribuite per tipologia di amministrazione, come di seguito riepilogate. I comuni ne detengono il 74%.
21.900 partecipazioni. Più che Comuni sembrano delle holding finanziarie.
Amministrazione 
Province 
Regioni 
Comuni 
Unioni di Comuni e Comunità 
Montane 
Consorzi 
Enti Locali del Servizio Sanitario 
Università 
Altre Amministrazioni Locali 
TOTALE AMMINISTRAZIONI LOCALI 

Partecipazioni

% su tot.

Media per 
ammin. 

581
2.679
21.900

2,0%
9,1%
74,0%

29,1 
24,6 
7,2 

417
62
156
1.562
2.226
29.583

1,4%
0,2%
0,5%
5,3%
7,5%
100,0%

4,5 
2,4 
3,1 
25,2 
27,5 
8,5 

Dispersioni e percolazioni
Il dato di 30.000 (29.583 o 30.133 a seconda degli anni di riferimento) conta tutte le partecipazioni, incluse quelle
multiple, cioè quelle da parte di più enti pubblici nella stessa partecipata.
Le società partecipate sono in realtà “solo” 7.300 circa.
Ma non consolatevi, questo non vuol dire meno confusione. Anzi.
Immaginate che ogni ente partecipante voglia dire la sua, o partecipare al Consiglio di Amministrazione,
verosimilmente remunerato o rimborsato. O semplicemente che debba essere convocato in Consiglio per
raccomandata. Tutto ciò fa parte del “costo poltrona”, riferendosi al famoso luogo comune della politica dedita a
spartirsi poltrone, appunto.
Senza considerare le difficoltà di governance (mettete d’accordo 50 o 100 soggetti) che inevitabilmente
determineranno sprechi, inefficienze e così via .
Insomma, per me il coefficiente di confusione è comunque 30.000, oltre il 400% più alto di 7.300 .
A titolo esemplificativo riporto di seguito l’elenco delle prime 35 “multi partecipate”. L’elenco continua fino alla
fine delle 7.300.
Quelle con un solo partecipante sono circa 3.900.
Quelle con meno di 5 partecipanti sono 5.900
Quelle pluri-partecipate, con oltre 5 soci sono, per differenza, 1.400 circa.

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Il patrimonio dello stato.
Perché è importante tutto ciò ?
Le partecipazioni (tutte) valutate a quota di patrimonio netto delle partecipate sulla base dei dati reperiti, e sempre se
non ho commesso errori di calcolo (30.000 righe excel sono comunque complesse da gestire), dovrebbero valere in
bilancio dello Stato circa 120 miliardi di euro. Il dato è calcolato moltiplicando il patrimonio netto della partecipata
per ogni singola percentuale di partecipazione. Dovrebbero quindi essere escluse, per metodo, eventuali
duplicazioni.

Pag 45 di 253

Inoltre questo dato è solo parte dell’aspetto patrimoniale complessivo. Non considera infatti altri elementi
patrimoniali come avviamenti e capacità di produrre utili in futuro rimasti latenti o inespressi dal Patrimonio Netto
tal quale.
Sul totale di attività dello Stato a valore di bilancio (approssimato in 1.000 miliardi di euro), sarebbe più del 10%.
Poi si dovrà andare a vedere come è composto il resto dell’attivo totale per capire se il dato di circa 1.000 miliardi di
euro abbia senso.
Ma per ora basti capire che queste partecipazioni sono una bella fetta della nostra proprietà.
E dovrebbero essere un asset, un bene ad utilità futura, il risultato di una decisione di investimento che essendo tale
produrrà utili in futuro.
E’ come se il nostro solito pensionato si ritrovasse proprietario di un appartamento da 90.000 euro e di 10.000 euro
investiti in azioni. Da queste si aspetterebbe giustamente dei dividendi.
Molto bene, dunque ?
Manco per niente.
Una premessa positiva, seppur con qualche ombra.
Questa volta ho trovato due informative principali.
1. Il primo è un bel documento del Ministero Economia e Finanze che mi ha sorpreso. Vuol dire che quando
vogliono, le cose le fanno bene. Anche se trovo che sarebbe ulteriormente compattabile con tanto di
beneficio sia mnemonico che, in caso qualcuno lo stampasse, ambiental-forestale.
http://www.dt.tesoro.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/programmi_cartolarizzazione/patrimonio_p
a/DT_Rapporto_Partecipazioni_-_Anno_2011.pdf
Al tempo stesso sono rimasto sorpreso dal fatto che tale documento sia frutto di una sorta di censimento
partecipativo fatto per la prima (e ultima ?) volta nel 2011. E prima ? E dopo ?
Inoltre altra cosa sorprendente è che mi par di capire che non tutti gi enti sollecitati abbiano risposto.
Ma come è possibile? Lo Stato chiama e il Comune o altro Ente non rispondono ? E che aspettiamo a
licenziarli ?
2. Il secondo è un bellissimo database, di quelli che oggigiorno si trovano spesso in rete. E che con qualche
piccola nozione di base di excel diventano utilizzabili per molti. Insomma nelle considerazioni che seguono
non c’è nessuna perizia particolare. Potrebbe farle davvero un sacco di gente. E speriamo che con il tempo lo
facciano davvero.
http://www.dt.tesoro.it/it/cartolarizzazioni/patrimonio_pa/dati_partecipazioni/dati_partecipazioni.html
Tracciateci tutti
Comunque tra tutte e due le cose, ciò che mi ha impressionato è la dimostrazione della possibilità di “tracciabilità
totale” (tanto per capirsi nel database ci sono ragioni sociali, codici fiscali, dati di patrimonio e utile e tanto altro per
ogni partecipata) la quale è premessa o strumento necessario per interventi di tanti tipi.
Con un “codice fiscale persona giuridica” posso sapere quanti “codici fiscali persone fisiche” stanno in consiglio di
amministrazione, quante altre partecipazioni hanno, quante consulenze compra la società e quante ne mettono loro o
loro familiari e conoscenti in dichiarazione dei redditi e in ultima analisi se questi dati sono coerenti con le spese
della carta di credito o con le proprietà di immobili o automobili.
Il dato davvero interessante dunque è quello della possibile ricostruzione di intere reti di malaffare, a partire dal dato
puntuale di una singola società o persona.
Questo concetto mi fu mostrato per la prima volta anni fa da un personaggio oggi piuttosto noto politicamente. Una
specie di guru del web. Non è dunque una mia idea. Ma di certo è buona davvero.
Tracciateci tutti, dunque. Tanto la privacy serve a chi ha qualcosa da nascondere.
La mina vagante
Tutto ciò premesso, rispetto ai documenti di cui sopra, vorrei comunque fare qualche ulteriore considerazione, che
forse è giusto venga delegata a soggetti terzi e non alle istituzioni “concerned”.
Forse la “mina vagante” ha un ruolo che l’”accusando” non potrebbe ricoprire, visto che starebbe giudicando se
stesso e che tale posizione sarebbe per definizione in “conflitto di interesse”.
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La distribuzione delle partecipazioni per codice ATECO
Rispetto ai documenti del MEF, preferisco mantenere un livello minore di aggregazione in termini di tipo di attività
delle partecipate.
Preferisco mantenere un livello basato sul “codice Ateco” che determina 87 tipologie di attività rispetto alle 20 circa
in cui vengono riaggregate dal MEF.
Questo per un motivo molto semplice e cioè che i codici ATECO sono in molti casi “self-explicative”.
Riordinando quindi il database, ho prodotto la tabella seguente che riaggrega le 30.000 partecipazioni in ordine
decrescente di importo totale per codice Ateco e , da sinistra verso destra, di Regione.
Giusto per curiosità alcune considerazioni. Questa volta m affido al mio istinto e azzardo anche delle ipotesi.
Ho segnato in rosso i codici Ateco oscuri per loro intrinseca natura.
Nell’ultimo scritto suggerivo verifiche a tappeto sulle attività di consulenza in quanto categoria spesso prediletta per
“auto-escrezioni di cassa” .
Manco a farlo apposta ritrovo 2.485 partecipazioni in società di consulenze. Quante di queste hanno fatto consulenze
allo Stato stesso ? E per che importi ?
La prima voce-Ateco, con 2.804 punti però è “Raccolta, trattamento e fornitura d’acqua”. Il bello, come già detto, è
che chiunque volesse andare a giocare con il database excel troverebbe ragione sociale e codice fiscale di tutte le
2.804 partecipazioni.
Se esistesse davvero il portale “Wanted” per lo sceriffo (www.itaglie.it), immaginate la caccia al ladro che si
potrebbe scatenare.
Tra le ulteriori voci in rosso segnalo, tanto per fare qualche esempio:
ï‚· Trattamento e smaltimento rifiuti (2.329)
 Attività di supporto e funzioni di ufficio e altri servizi alle imprese (1.443)
 Attività di studi di architettura, ingegneria, collaudi etc. (849)
ï‚· Software e consulenza informatica (574)

Pag 47 di 253

Partecipazioni non consulenze
Si deve ricordare che questi dati si riferiscono allo Stato Patrimoniale.
Non sono quindi dati di spesa come le consulenze, semmai sono indicatori di aree di spreco, o peggio contropartite
da corruzione, non contabilizzati a conto economico.
La domanda legittima infatti è : “perché mai lo Stato avrebbe investito in migliaia di società di consulenza ?
Ricordiamoci del paradigma “dove non c’è logica c’è malvivenza”.
Per i dati di spesa si deve andare all’ulteriore analisi di conto economico, ma certamente queste grandezze di
“investimento” sono molto probabilmente in buona parte simili a quelle degli “investimenti” in programmi della
Rai.
Nascosti tra gli investimenti ci sono o si celano uscite di cassa storicamente accumulate che molto probabilmente
non servono a nulla.
Si deve sempre ricordare, infatti, che un dato per essere iscritto a patrimonio deve produrre utili futuri.
Nello specifico si vedrà come ciò non succeda. Il che è segnalato anche dal MEF, che produce significative tabelle
ordinate per risultato economico delle partecipate.
Pag 48 di 253

Partecipazioni: non personale.
Altra considerazione fondamentale da tenere presente è che i dipendenti pubblici sono 3,2 milioni.
Possibile che servisse anche partecipare a questo mare di società ?
E per ricavarne cosa che non potesse essere prodotto dall’esercito dei dipendenti statali ?
Sorpresa. I buoni sono i terroni.
Delle 30.000 partecipazioni ordinate per regione (tabella precedente), 24.000 sono nelle prime 7 regioni e, udite
udite, non ce ne è nemmeno una meridionale.
Questa si che è una sorpresa.
Vuoi vedere che i ladri sono savoiardi e lombardi (ai primi due posti della classifica) e non cafardi (termine
meridionale tra cafone e truzzo) ?
Si certo, si ruba dove ci sono i soldi e dopo i recenti “exploit” di Expo e Mose direi che i conti tornano, ma una
rinfrescata di memoria fa sempre bene.
Dimensione di Patrimonio netto – La predilezione per le nano-società.
Noi ce l’abbiamo piccola.
Questo è un altro indice di strumentalità, per usare un eufemismo.
Delle 30.000 partecipazioni 12.400 sono in società con un patrimonio netto inferiore a 500.000 euro. Se si “taglia” il
database a quelle minori di 1.000.000 di euro il dato diventa di quasi 15.000. Di seguito si prende a riferimento il
primo taglio. A 500.000 euro.
Questo è un dato indicativo. 500.000 euro è un riferimento patrimoniale che potrebbe essere rappresentativo di un
bar, di una edicola urbana o di una qualsiasi altra piccola attività.
Cosa faranno mai di così importante queste nano-società ?
Manco a farlo apposta, riordinando la tabella per ordini di grandezza, indovinate che categoria vince il campionato ?
Le consulenze !
E devo dire, purtroppo, seguite a ruota da “Ricerca e sviluppo”.
Ma non abbiamo già delle strutture interne allo Stato, spesso eccellenti nel mondo, preposte alla ricerca e sviluppo?
E poi per la ricerca e sviluppo non servono investimenti in conto capitale ? Cosa inventeranno mai queste società
con patrimonio per l’equivalente di un bancone da bar, qualche frigorifero e una macchina da caffè ?
Per il resto, lascio il “divertimento” di scorrere la tabella a chi vorrà farlo. Se non facesse incazzare, verrebbe da
piangere.

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