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Separazioni e divorzi in Italia 27 mag 2013 Testo integrale .pdf



Nome del file originale: Separazioni e divorzi in Italia - 27-mag-2013 - Testo integrale.pdf
Autore: istat

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27 maggio 2013

Anno 2011

SEPARAZIONI E DIVORZI IN ITALIA
 Nel

 Nel

2011 le separazioni sono state 88.797 e i
divorzi 53.806, sostanzialmente stabili rispetto all’anno
precedente (+0,7% per le separazioni e -0,7% per i
divorzi).

19,1% delle separazioni è previsto un assegno
mensile per il coniuge (nel 98% dei casi corrisposto dal
marito). Tale quota è più alta al Sud e nelle Isole
(rispettivamente 24% e 22,1%), mentre nel Nord si
attesta al 16%. Gli importi dell’assegno mensile sono, al
contrario, mediamente più elevati al Nord (562,4 euro)
che nel resto del Paese (514,7 euro).

I

tassi di separazione e di divorzio totale sono in
continua crescita. Nel 1995 per ogni 1.000 matrimoni si
contavano 158 separazioni e 80 divorzi, nel 2011 si
arriva a 311 separazioni e 182 divorzi.

 Nel 57,6% delle separazioni la casa è assegnata alla

 La

moglie, nel 20,9% al marito mentre nel 18,8% dei casi si
prevedono due abitazioni autonome e distinte, ma
diverse da quella coniugale.

 L’età media alla separazione è di circa 46 anni per i

PROSPETTO
1.
PRINCIPALI
CARATTERISTICHE
DI
SEPARAZIONI E DIVORZI. Anni 2007-2011, valori assoluti,
percentuali e per 1.000

durata media del matrimonio al momento
dell’iscrizione a ruolo del procedimento risulta pari a 15
anni per le separazioni e a 18 anni per i divorzi.
mariti e di 43 per le mogli; in caso di divorzio
raggiunge, rispettivamente, 47 e 44 anni. Questi valori
sono aumentati negli anni per effetto della
posticipazione delle nozze in età più mature e per la
crescita delle separazioni con almeno uno sposo
ultrasessantenne.

2007

 La

tipologia di procedimento scelta in prevalenza
dai coniugi è quella consensuale: nel 2011 si sono
concluse in questo modo l’84,8% delle separazioni e il
69,4% dei divorzi.

1,2

 Il 72% delle separazioni e il 62,7% dei divorzi hanno

290,0

278,6 277,7 280,0 280,3 284,4

Divorzi

2011

50.669 54.351 54.456 54.160 53.806

Divorzi consensuali (per 100 divorzi)
Separazioni con affidamento
condiviso (per 100 separazioni con
affidamento di figli minori)
Divorzi con affidamento condiviso
(per 100 divorzi con affidamento di
figli minori)

FIGURA 1. MATRIMONI,
SEPARAZIONI E DIVORZI
Anni 1995-2011,
valori assoluti in migliaia

2010

Divorzi (valori assoluti)
Variazione rispetto all'anno
precedente (%)
Separazioni totali per 1.000
matrimoni

 La

riguardato coppie con figli avuti durante il matrimonio. Il
90,3% delle separazioni di coppie con figli ha previsto
l’affido condiviso, modalità ampiamente prevalente
dopo l’introduzione della Legge 54/2006.

2009

81.359 84.165 85.945 88.191 88.797

Divorzi totali per 1.000 matrimoni
Separazioni consensuali (per 100
separazioni)

quota di separazioni giudiziali (15,2% il dato
medio nazionale) è più alta nel Mezzogiorno (19,9%) e
nel caso in cui entrambi i coniugi abbiano un basso
livello di istruzione (21,5%).

2008

Separazioni (valori assoluti)
Variazione rispetto all'anno
precedente (%)

264,0 270,0 264,1

Separazioni

3,4

2,1

2,6

0,7

2,3

7,3

0,2

-0,6

273,7

286,2

296,9

307,1

310,7

165,4

178,8

180,8

181,7

181,9

86,3

86,3

85,6

85,5

84,8

78,3

77,3

77,1

72,4

69,4

72,1

78,8

86,2

89,8

90,3

49,9

62,1

68,5

73,8

75,6

249,0 247,7 246,0 250,4 246,6

230,6

Matrim oni

217,7

-0,7

204,8

64,9

72,0

75,9

81,7

82,3

80,4

81,4

84,2

88,1 88,8

62,7

85,9

60,3

83,2

57,5

79,6

52,3
27,0

32,7 33,3

33,5

34,3

37,6

40,1

41,8

43,9

45,1

47,0

49,5

50,7

54,4

54,5

54,2 53,8

1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011

Si conferma la crescita dell’instabilità coniugale
Nel 2011 le separazioni sono state 88.797 e i divorzi 53.806. Rispetto al 1995 le separazioni sono
aumentate di oltre il 68% e i divorzi sono praticamente raddoppiati. Tali incrementi, osservati in un
1
contesto in cui i matrimoni diminuiscono , sono imputabili ad un effettivo aumento della
propensione alla rottura dell’unione coniugale (Figura 1).
Per ottenere una misura efficace di questa propensione occorre rapportare le separazioni o i
divorzi registrati in un anno di calendario all’ammontare iniziale dei matrimoni della coorte di
2
riferimento (anno in cui si sono celebrate le nozze) . A partire dalla metà degli anni ‘90 questi
indicatori hanno fatto registrare una progressiva crescita della propensione a interrompere una
unione coniugale: nel 1995 si verificavano in media circa 158 separazioni e 80 divorzi per ogni
1.000 matrimoni, nel 2011 si registrano, rispettivamente, 311 separazioni e 182 divorzi ogni 1.000
matrimoni (Figura 2).
FIGURA 2. NUMERO MEDIO DI SEPARAZIONI E DI DIVORZI PER 1.000 MATRIMONI
Anni 1995-2011, tassi di separazione e divorzio totale
divorzi t. per 1000 matrimoni

separazioni t. per 1000 matrimoni

320
280
240
200

158,3

195,0 203,8
175,4 185,6

160

120

79,7

96,9

99,9 100,9 104,2

228,0

242,6

256,5 250,4

272,6 272,1 268,1 273,7

165,4
151,2 160,6
138,6 143,8
130,6
114,9 123,8

286,2

310,7
296,9 307,1

178,8 180,8 181,7 181,9

80
40

1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011

Separazioni più frequenti al Nord, ma l’aumento è maggiore al Sud
Per l’analisi della geografia e delle principali caratteristiche dell’instabilità coniugale è opportuno
fare riferimento alle separazioni legali, le quali rappresentano in Italia l’evento più esplicativo del
3
fenomeno dello scioglimento delle unioni coniugali considerando che non tutte le separazioni
legali si convertono successivamente in divorzi. A titolo di esempio si consideri che su 100
separazioni pronunciate in Italia nel 1998, poco più di 60 sono giunte al divorzio nel decennio
successivo. Per i divorzi concessi nel 2011 l’intervallo di tempo intercorso tra la separazione legale
4
e la successiva domanda di divorzio è stato pari o inferiore a cinque anni nel 65,2% dei casi.
Il fenomeno dell’instabilità coniugale presenta ancora oggi situazioni molto diverse sul territorio:
nel 2011 si va dal valore minimo di 232,2 separazioni per 1.000 matrimoni che caratterizza il Sud
al massimo osservato nel Nord-ovest (378,6 separazioni per 1.000 matrimoni). I cartogrammi
seguenti consentono di apprezzare l’evoluzione del fenomeno a livello regionale confrontando i
tassi di separazione totale del 2011 con quelli del 1995 (Figura 3).
Nel 1995 solo in Valle d’Aosta si registravano più di 300 separazioni per 1.000 matrimoni mentre
nel 2011 si collocano al di sopra di questa soglia quasi tutte le regioni del Centro-nord (con
l’eccezione del Veneto e del Trentino-Alto Adige) e l’Abruzzo. In Umbria il valore del tasso è
cresciuto di tre volte e mezza e nelle Marche è più che raddoppiato. Gli incrementi più consistenti,
1

Istat, Il matrimonio in Italia. Anno 2011, Statistiche report, 28 novembre 2012 (www.istat.it).
Le separazioni o i divorzi registrati in un anno di calendario t in corrispondenza di ciascuna durata x del matrimonio provengono dalle coorti di
matrimoni celebrati t-x anni prima. Cfr. Glossario (Coorte di matrimoni; Tasso di separazione e divorzio specifico; Tasso di separazione e divorzio
totale)
3
La separazione legale (giudiziale o consensuale) ormai è il motivo principale di richiesta del divorzio (il 99,2% dei divorzi concessi nel 2011 è stato
preceduto da una separazione legale), salvo gli altri casi previsti dall'art. 3 della legge 898/1970, quali: condanna penale o assoluzione per vizio
totale di mente per specifici delitti, rettificazione di attribuzione del sesso, matrimonio non consumato, ecc.
4
Si ricorda che è possibile richiedere il divorzio solo dopo tre anni dalla separazione legale.
2

|1

però, si sono osservati nel Mezzogiorno, dove i valori sono più che raddoppiati (ad esempio, si è
passati da 70,1 a 221,5 per 1.000 matrimoni in Campania e da 78 a 239,7 in Sicilia). Le regioni del
Nord e del Centro – che partivano da livelli sensibilmente più elevati – hanno fatto registrare,
invece, tra il 1995 e il 2011, un incremento più contenuto.
FIGURA 3. NUMERO MEDIO DI SEPARAZIONI PER 1.000 MATRIMONI PER REGIONE
Anni 1995 e 2011, tassi di separazione totale
1995

2011

La crisi colpisce principalmente i quarantenni…
Nel 2011 all’atto della separazione i mariti hanno mediamente 46 anni e le mogli 43. Analizzando
la distribuzione per età si nota come la classe più numerosa sia quella tra i 40 e i 44 anni per le
mogli (19.483 separazioni, il 21,9% del totale) mentre per i mariti le due classi di età più
rappresentate sono la 40-44 e la 45-49 (pari rispettivamente al 20 e al 20,3%). Solo dieci anni
prima il maggior numero delle separazioni ricadeva nella classe 35-39 (Prospetto 2).
Questo innalzamento dell’età alla separazione è il risultato sia della sempre maggiore propensione
allo scioglimento delle unioni di lunga durata, sia di un processo di invecchiamento complessivo
della popolazione dei coniugati, dovuto alla posticipazione del matrimonio. La drastica diminuzione
delle separazioni sotto i 30 anni (sia per gli uomini che per le donne), ad esempio, è la naturale
conseguenza della riduzione dei matrimoni nella stessa fascia di età: meno di un matrimonio su
quattro vede attualmente entrambi gli sposi sotto i 30 anni. Più precisamente si tratta del 22,2% di
tutti i matrimoni celebrati nel 2011, quota che sale al 25,9% se si fa riferimento solo ai primi
matrimoni.

…ma non risparmia gli ultrasessantenni
Parallelamente, sono andate aumentando, sia in valori assoluti sia percentuali, le separazioni delle
classi di età più elevate, con almeno uno sposo ultrasessantenne. Nell’ultimo decennio le
separazioni che riguardano uomini ultrasessantenni sono passate da 4.247 a 9.923 (dal 5,9%
all’11,2% del totale delle separazioni). Per le donne over60, nello stesso periodo, si va dalle 2.555
del 2000 (pari al 3,6%) alle 6.698 del 2011 (6,4%).

|2

PROSPETTO 2. SEPARAZIONI PER CLASSI DI ETÀ DEI CONIUGI ALL’ATTO DELLA SEPARAZIONE
Anni 2000, 2005 e 2011 (valori assoluti e percentuali)
Mariti
Classi di età

2000

Mogli

2005

2011

2000

2005

2011

Valori assoluti
14-24

565

424

245

2.275

1.635

1.040

25-29

4.723

3.418

2.319

9.839

7.832

5.437

30-34

13.157

11.573

7.898

16.161

16.183

12.163

35-39

16.123

17.267

14.923

16.576

19.160

17.454

40-44

13.982

18.197

17.799

10.899

15.748

19.483

45-49

9.063

12.574

18.063

6.698

9.405

14.346

50-54

6.435

7.788

11.026

4.557

5.181

7.853

55-59

3.674

5.002

6.601

2.409

3.291

4.323

60 e oltre

4.247

6.048

9.923

2.555

3.856

6.698

71.969

82.291

88.797

71.969

82.291

88.797

Totale

Valori percentuali
14-24

0,8

0,5

0,3

3,2

2,0

1,2

25-29

6,6

4,2

2,6

13,7

9,5

6,1

30-34

18,3

14,1

8,9

22,5

19,7

13,7

35-39

22,4

21,0

16,8

23,0

23,3

19,7

40-44

19,4

22,1

20,0

15,1

19,1

21,9

45-49

12,6

15,3

20,3

9,3

11,4

16,2

50-54

8,9

9,5

12,4

6,3

6,3

8,8

55-59

5,1

6,1

7,4

3,3

4,0

4,9

60 e oltre

5,9

7,3

11,2

3,6

4,7

7,5

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

Totale

Più separati tra i coniugi con titoli di studio elevati
Tra i separati del 2011, il 40,5% dei mariti ha, come titolo di studio più elevato, il diploma di scuola
media inferiore, il 40,8% quello di scuola media superiore; fra le mogli il 44,3% ha un titolo di
scuola media superiore e il 34,8% uno di scuola media inferiore. Il 15,2% delle mogli possiede un
titolo universitario, contro il 12,8% dei mariti. Tale distribuzione è il risultato, in parte, del
progressivo aumento del livello di istruzione della popolazione generale e, quindi, anche di quella
dei coniugati.
Se si rapporta il numero di separati per sesso e titolo di studio alla popolazione con lo stesso titolo
si ottiene un quoziente che misura la propensione a sciogliere il matrimonio (con una separazione)
per livello di istruzione. Tale propensione è tendenzialmente più elevata per i titoli di studio più alti;
5
ha registrato un aumento a partire dagli anni ‘90 per poi stabilizzarsi nell’ultimo decennio. Si
consideri che nel 2011 si sono registrate 4,7 separazioni per 1.000 uomini tra i 15 e i 64 anni che
possiedono un alto livello di istruzione (laurea o altro titolo universitario) e solo 2,4 per coloro che
hanno al massimo la licenza elementare contro un dato medio pari a 4,2 separazioni per 1.000
uomini della stessa età (Figura 4).
Andamento abbastanza simile si riscontra anche per le donne. Le mogli con un titolo di studio
medio-alto (diploma di scuola media superiore e titolo universitario) mostrano una maggiore
propensione alla separazione (4,5 per 1.000 contro un valore delll’1,7 per 1.000 registrato tra le
donne che hanno al massimo la licenza elementare).
La scarsa diffusione delle separazioni nel segmento della popolazione con il livello di istruzione più
basso contribuisce a mantenere bassi i tassi di instabilità complessivi rispetto alla maggior parte

5

Istat, Separazioni e divorzi in Italia. Anno 2010, Statistica Report, 12 luglio 2012.

|3

6

dei paesi europei dove le persone con un titolo di studio non elevato si rivelano, invece,
maggiormente a rischio di rompere il proprio matrimonio.
Analizzando la distribuzione congiunta per titolo di studio dei separati, si osserva una prevalenza
di coppie con lo stesso livello di istruzione, dovuta alla forte omogamia che caratterizza gli sposi al
momento dell’unione matrimoniale: a presentare lo stesso titolo di studio sono il 60,8% dei
separati nel 2011. La quota di omogamia per titolo di studio si presenta abbastanza stabile nel
tempo.
FIGURA 4. QUOZIENTI DI SEPARAZIONE SPECIFICI PER TITOLO DI STUDIO DEI CONIUGI
Anno 2011 (per 1.000 abitanti tra 15 e 64 anni con lo stesso titolo di studio) (a)
5,0

4,5

Mariti

Mogli

4,3

4,4

4,7
4,2

4,7

4,5
4,2

4,3

4,0
3,5
3,0

2,5
2,0

2,4
1,7

1,5

1,0
0,5
0,0

Licenza elementare o Licenza di scuola media Diploma di scuola media
senza nessun titolo
inferiore
superiore

Titolo universitario

Totale

(a) I quozienti sono calcolati ponendo al denominatore i dati della Rilevazione Forze di Lavoro.

In media ci si separa dopo 15 anni di matrimonio…
Nel 2011, la durata media del matrimonio al momento dell’iscrizione a ruolo del procedimento di
separazione è pari a 15 anni, a 18 per i provvedimenti di divorzio.
L’interruzione dell’unione coniugale riguarda sempre di più anche i matrimoni di lunga durata:
rispetto al 1995 le separazioni sopraggiunte dal venticinquesimo anno di matrimonio in poi sono
cresciute di due volte e mezzo, mentre quelle al di sotto dei cinque anni sono aumentate molto
meno (da 12.752 a 14.084) (Prospetto 3). Aumenta dunque la quota delle separazioni riferite ai
matrimoni di lunga durata (dall’11,3% del 1995 al 18,7% del 2011) e scende, in termini relativi, la
quota di unioni interrotte precocemente – entro i 5 anni di matrimonio – (dal 24,4% del 1995 al
15,9% del 2011).

6

Istat, Evoluzione e nuove tendenze dell'instabilità coniugale, Argomenti, No. 34, 2008.

|4

PROSPETTO 3. SEPARAZIONI PER CLASSI DI DURATA DEL MATRIMONIO AL MOMENTO DELL'ISCRIZIONE
A RUOLO DEL PROCEDIMENTO DI SEPARAZIONE Anni 1995-2011, valori assoluti e composizioni percentuali
ANNI
1995
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011

1995
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011

0-4

5-9

12.752
14.717
15.480
16.133
16.445
16.158
15.420
14.346
13.677
14.447
15.869
15.589
14.084

12.577
17.160
17.917
18.394
18.575
18.292
18.045
17.442
17.421
17.940
18.886
18.514
17.369

24,4
20,4
20,4
20,3
20,1
19,4
18,7
17,8
16,8
17,2
18,5
17,7
15,9

24,0
23,8
23,6
23,1
22,7
22,0
21,9
21,7
21,4
21,3
22,0
21,0
19,6

Durata del matrimonio (anni)
10-14
15-19
Valori assoluti
8.767
6.847
14.138
9.510
15.040
10.116
15.816
10.360
16.739
11.006
17.281
11.499
16.566
12.055
16.102
12.268
15.607
13.123
15.484
13.513
15.237
13.494
15.470
14.256
15.941
14.831
Composizioni percentuali
16,8
13,1
19,6
13,2
19,8
13,3
19,9
13,0
20,5
13,5
20,8
13,8
20,1
14,6
20,0
15,3
19,2
16,1
18,4
16,1
17,7
15,7
17,5
16,2
18,0
16,7

20-24

25 e oltre

Totale

5.468
6.962
7.065
7.549
7.627
7.966
8.014
7.801
8.397
8.689
8.519
9.241
9.973

5.912
9.482
10.272
11.390
11.352
11.983
12.191
12.448
13.134
14.092
13.940
15.121
16.599

52.323
71.969
75.890
79.642
81.744
83.179
82.291
80.407
81.359
84.165
85.945
88.191
88.797

10,5
9,7
9,3
9,5
9,3
9,6
9,7
9,7
10,3
10,3
9,9
10,5
11,2

11,3
13,2
13,5
14,3
13,9
14,4
14,8
15,5
16,1
16,7
16,2
17,1
18,7

100
100
100
100
100
100
100
100
100
100
100
100
100

…ma i matrimoni più recenti durano sempre meno
Per una corretta interpretazione di questi dati si deve considerare che le separazioni registrate in
un anno di calendario corrispondono a diverse durate di matrimonio e sono il risultato del
comportamento di coppie che si sono sposate in anni diversi (coorti di matrimoni). Per capire
come cambia la propensione a sciogliere le unioni in relazione alla durata del matrimonio occorre
spostare l’ottica di analisi dall’anno di rottura a quello di inizio dell’unione, considerando la quota di
matrimoni sopravviventi alle diverse durate per alcune coorti di matrimonio (Figura 5).
Dopo 10 anni di matrimonio sopravvivevano 954 nozze su 1.000 celebrate nel 1975 e 876 su
1.000 celebrate nel 2000; in altri termini le unioni interrotte da una separazione sono più che
triplicate, passando dal 4,6% della coorte di matrimonio del 1975 al 12,4% osservato per la coorte
del 2000.
Si osserva, inoltre, una decisa tendenza all’anticipazione delle separazioni man mano che si
considerano le coorti di matrimonio più recenti. Ad esempio, dopo i primi 5 anni, sopravvivono
942,6 matrimoni su 1.000 celebrati nel 2000; per scendere a un simile livello di matrimoni
sopravviventi – procedendo a ritroso nelle varie coorti – la durata da considerare è di 7 anni per la
coorte del 1990 e di 12 anni per la coorte del 1975.
Riassumendo, l’analisi per coorti di matrimonio mostra che sono in atto due variazioni molto
evidenti: un sempre maggior ricorso alle interruzioni delle unioni coniugali ed una loro progressiva
“anticipazione” rispetto alla durata del matrimonio.

|5

FIGURA 5. MATRIMONI SOPRAVVIVENTI ALLA SEPARAZIONE PER DURATA E COORTE DI MATRIMONIO
Anni 1975-2011, tassi di sopravvivenza per 1.000

Tassi di sopravvivenza per mille

1000
980
960
940
920
900
880
860
840
820
800
780
760

0

2

4

6

2000

8

10

12 14 16 18 20 22 24
Anni di distanza dal matrimonio

1995

1990

26

1985

28

30

1980

32

34

1975

FIGURA 6. MATRIMONI SOPRAVVIVENTI ALLA SEPARAZIONE PER DURATA E COORTE DI MATRIMONIO
LOMBARDIA E SICILIA A CONFRONTO Anni 1980-2011, tassi di sopravvivenza per 1.000

Tassi di sopravvivenza per mille

1.000
980
960
940
920
900
880
860
840
820
800
780
760
0

1980 LOM

2

4

6

1980 SIC

8

10

12
14
16
18
20
Anni di distanza dal matrimonio
1990 LOM
1990 SIC

22

24

2000 LOM

26

28

30

2000 SIC

Naturalmente, i dati a livello nazionale sono la sintesi di comportamenti molto differenziati sul
territorio, evidenti, ad esempio, se si mettono a confronto due regioni come la Lombardia e la
Sicilia. Su 1.000 matrimoni celebrati nel 2000, quelli sopravviventi a distanza di 5 anni sono 919,5
in Lombardia e 969,1 in Sicilia, a fronte di un valore medio nazionale di 942,6. Di contro, la coorte
di matrimoni del 2000 impiega in Lombardia solo poco più di 3 anni per raggiungere quota 942
matrimoni sopravviventi, mentre in Sicilia sono necessari ben 8 anni (Figura 6).
Da notare, infine, la forte somiglianza tra la propensione a separarsi nei primi 11 anni di
matrimonio tra la coorte dei matrimoni celebrati nel 2000 in Sicilia e quella dei matrimoni celebrati
nel 1980 in Lombardia, come se ci fosse un “ritardo” di 20 anni nella diffusione di questi
comportamenti dal Nord al Sud.

|6

Le separazioni di coppie miste: un fenomeno recente, ma in aumento
Merita attenzione anche l’instabilità dei matrimoni fra coniugi di diversa cittadinanza. Si tratta
naturalmente di un fenomeno recente in Italia, così come quello della formazione delle unioni che
coinvolgono cittadini stranieri.
7

Nel 2005 sono state pronunciate nei tribunali italiani 7.536 separazioni riguardanti “coppie miste”
di coniugi, contro 4.266 concesse nell’anno 2000, con un incremento pari al 76,7% (Figura 7).
Successivamente, si è registrata una battuta d’arresto sia in valori assoluti che percentuali: nel
2011, le separazioni sono state 7.144, pari all’8% di tutte le separazioni (contro il 9,2% del 2000).
La discontinuità nell’evoluzione di questa tipologia di separazioni si riscontra in parte anche nei
8
matrimoni che coinvolgono un cittadino straniero e uno italiano . Quasi in sette casi su dieci, la
tipologia di coppia mista che arriva a separarsi è quella con marito italiano e moglie straniera (o
che ha acquisito la cittadinanza italiana in seguito al matrimonio). Questo risultato appare
strettamente connesso con la maggiore propensione degli uomini italiani a sposare una cittadina
straniera.
Per quanto riguarda i divorzi di “coppie miste” la tendenza è in crescita, anche se l’entità del
9
fenomeno è piuttosto contenuta (4.213 nel 2011, pari al 7,8% del totale) .
FIGURA 7. MATRIMONI, SEPARAZIONI E DIVORZI DI COPPIE MISTE. Anni 2000-2011, valori assoluti
25.000

20.000
15.000

20.052 20.402
15.958

0

4.266

1.940
2000

4.540

2.200
2001

21.357
17.169

17.127

Matrimoni

10.000

5.000

21.835

24.548
23.303 24.020 23.560

4.599

2.279
2002

5.834

6.685

Separazioni

7.536

6.453

18.005

Divorzi

5.996

6.685

7.173

5.447

7.144

2.531

2.617

2.883

2.933

2.926

3.246

3.453

4.163

4.213

2003

2004

2005

2006

2007

2008

2009

2010

2011

Consensuale gran parte delle separazioni e dei divorzi
La tipologia di procedimento prevalentemente scelta dai coniugi è quella consensuale: nel 2011 si
sono chiuse con questa modalità l’84,8% delle separazioni e il 69,4% dei divorzi (Figura 8).
Prendendo in considerazione le sole separazioni giudiziali, l’80,2% di queste è concesso per
intollerabilità reciproca della convivenza, il 15,8% con addebito al marito e il 4% con addebito alla
moglie.

7

Si intendono le coppie di coniugi formate da un cittadino italiano per nascita e un cittadino straniero o italiano per acquisizione.
Il calo dei matrimoni di coppie miste registrato dal 2009 è soprattutto da ricondurre all’introduzione dell’art. 1 comma 15 della legge n. 94/2009. Tale
normativa imponeva allo straniero che voleva contrarre matrimonio in Italia l’obbligo di esibire, oltre al tradizionale nulla osta (o certificato di capacità
matrimoniale), anche “un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano”. L’impossibilità di poter attestare tale regolarità
influenzava le decisioni dei nubendi, inducendoli a rinunciare alla celebrazione del matrimonio in Italia e eventualmente facendoli optare per sposarsi
all’estero. Cfr. Istat, Il matrimonio in Italia. Anno 2009 e dati provvisori 2010, Statistiche in breve, 18 maggio 2011 (www.istat.it). Successivamente,
con la sentenza 245/2011, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l'articolo 116, comma 1 del Codice civile, come modificato dall'articolo 1,
comma 15 della legge 94/2009, limitatamente alle parole «nonché un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano».
8

9

Occorre evidenziare che la rilevazione delle separazioni e dei divorzi effettuata dall’Istat considera solo i procedimenti conclusi in Italia. I
procedimenti conclusi all’estero “sfuggono” alla rilevazione, questo fenomeno può essere verosimilmente più frequente nel caso di coppie miste.

|7

FIGURA 8. PROCEDIMENTI DI SEPARAZIONE E DI DIVORZIO PER RITO DI CHIUSURA. Anno 2011, valori assoluti
Separazioni

Divorzi

13.541

16.490

75.256

Consensuali

37.316

Giudiziali

Consensuali

Giudiziali

Più diffusa la separazione giudiziale nel Mezzogiorno …
Le coppie che risiedono nel Mezzogiorno ricorrono al rito giudiziale più frequentemente di quelle
residenti nel Centro-nord (19,9% contro 13,2% per le separazioni e 45,5% contro 26,1% per i
divorzi). Il tipo di procedimento è condizionato da vari fattori, tra cui molto rilevanti sono la durata
della causa e i costi da sostenere. La procedura che porta alla separazione consensuale o al
divorzio congiunto è più semplice, meno costosa e si conclude in minore tempo. Un procedimento
consensuale di separazione si esaurisce mediamente in 156 giorni e uno di divorzio in 160,
mentre se il procedimento si chiude con il rito contenzioso occorrono, in media, rispettivamente
873 e 632 giorni.
Per questa ragione, non sempre una causa di separazione o divorzio termina con lo stesso rito
con cui è iniziata. Nel 2011 il 13,1% delle separazioni e il 14,5% dei divorzi si sono chiusi con un
rito diverso da quello di apertura. Tra i cambiamenti di rito è più frequente il passaggio dal
giudiziale al consensuale e non viceversa. Inoltre, anche il cambio di rito influisce sulla durata
delle cause: il passaggio al procedimento consensuale produce, infatti, un notevole effetto di
riduzione dei tempi complessivi.

… e nelle coppie con titolo di studio basso
Con l’aumentare del titolo di studio diminuisce il ricorso al rito giudiziale. Se a livello complessivo,
infatti, il procedimento giudiziale viene scelto nel 15,2% di tutte le separazioni, tale quota sale al
18,9% e al 20,8% nel caso in cui, rispettivamente, il marito o la moglie abbiano al massimo la
licenza elementare (Figura 9). Questa relazione si osserva anche a parità di ripartizione
geografica e sembra accentuarsi nel Mezzogiorno, dove oltre un procedimento di separazione su
quattro viene esaurito con rito giudiziale se almeno uno dei due coniugi ha conseguito al massimo
la licenza elementare.

|8

89,6

81,1

12,8

Diploma universitario o
laurea breve

Diploma di scuola media
superiore

18,3

18,9

Licenza elementare o privo
di titolo di studio

10,8

Licenza di scuola media
inferiore

12,2
Laurea o dottorato di
ricerca

Consensuali

90,7

87,5

10,4

9,3

12,5

79,9

79,2

20,1

20,8

Giudiziali

Mariti

Licenza elementare o privo
di titolo di studio

81,7

Licenza di scuola media
inferiore

87,2

Diploma di scuola media
superiore

89,2

Diploma universitario o
laurea breve

87,8

Laurea o dottorato di
ricerca

FIGURA 9. SEPARAZIONI PER TITOLO DI STUDIO DEI CONIUGI ALL’ATTO DELLA SEPARAZIONE E RITO DI
ESAURIMENTO DEL PROCEDIMENTO Anno 2011 (valori percentuali)

Mogli

FIGURA 10. SEPARAZIONI ESAURITE CON RITO GIUDIZIALE PER LIVELLO DI ISTRUZIONE DEI CONIUGI
ALL’ATTO DELLA SEPARAZIONE Anno 2011 (valori percentuali sul totale delle separazioni)
Livello istruzione moglie: alto

Livello istruzione moglie: medio

17,2

Livello istruzione marito: alto

21,5

15,7

13,3

10,7

Livello istruzione moglie: basso

12,7

11,2

11,7

9,1

Livello istruzione marito: medio

Livello istruzione marito: basso

A livello medio nazionale, la quota di separazioni esaurite con rito giudiziale è massima nel caso in
10
cui entrambi i coniugi abbiano un livello di istruzione basso (21,5%), mentre le percentuali più
esigue si registrano nei casi in cui a un titolo di studio alto della moglie corrisponde un titolo alto o
medio del marito (rispettivamente 10,7% e 9,1%) (Figura 10).

In metà delle separazioni e in un terzo dei divorzi è coinvolto un figlio minorenne
Nel 2011 63.947 separazioni (il 72% del totale) e 33.719 divorzi (il 62,7% del totale) hanno
riguardato coppie con figli. I figli coinvolti sono stati 109.842 nelle separazioni e 53.129 nei divorzi.
La metà (50,5%) delle separazioni e poco più di un terzo (35,5%) dei divorzi riguardano matrimoni
con almeno un figlio minore di 18 anni. Il numero di figli minori che sono stati affidati nel 2011 è
stato pari a 67.713 nelle separazioni e a 25.212 nei divorzi.
Nelle separazioni, il 55,4% dei figli affidati ha meno di 11 anni. In caso di divorzio i figli sono
generalmente più grandi: la quota di quelli al di sotto degli 11 anni scende al 33,7% del totale.

10

Il livello di istruzione basso considera i coniugi privi di titolo di studio o che possiedono la licenza elementare o la licenza di scuola media inferiore,
quello medio i coniugi con il diploma di scuola media superiore e quello alto i coniugi che hanno conseguito un titolo universitario.

|9

Dall’affidamento esclusivo alla madre all’affido condiviso
Per quanto riguarda il tipo di affidamento, sia nelle separazioni che nei divorzi, negli ultimi anni si è
verificata una netta inversione di tendenza. Infatti, con l’entrata in vigore della Legge 54/2006, è
stato introdotto, come modalità ordinaria, l’istituto dell’affido condiviso dei figli minori tra i due
coniugi. Secondo la nuova legge entrambi i genitori ex-coniugi conservano la potestà genitoriale
(che prima spettava esclusivamente al genitore affidatario) e devono provvedere al sostentamento
economico dei figli in misura proporzionale al reddito.
Fino al 2005, è stato l’affidamento esclusivo dei figli minori alla madre la tipologia ampiamente
prevalente. Nel 2005, i figli minori sono stati affidati alla madre nell’80,7% delle separazioni e
nell’82,7% dei divorzi, con percentuali più elevate nel Mezzogiorno rispetto al resto del Paese. La
custodia esclusivamente paterna si è mostrata residuale anche rispetto all’affidamento congiunto o
alternato, risultando pari al 3,4% nelle separazioni e al 5,1% nei divorzi (Figura 11). A partire dal
2006, in concomitanza con l’introduzione della nuova legge, la quota di affidamenti concessi alla
madre si è fortemente ridotta a vantaggio dell’affido condiviso. Il “sorpasso” vero e proprio è
avvenuto nel 2007 (72,1% di separazioni con figli in affido condiviso contro il 25,6% di quelle con
figli affidati esclusivamente alla madre), per poi consolidarsi ulteriormente. Nel 2011 le separazioni
con figli in affido condiviso sono state il 90,3% contro l’8,5% di quelle con figli affidati
esclusivamente alla madre. La quota di affidamenti concessi al padre continua a rimanere su livelli
molto bassi. Infine, l’affidamento dei minori a terzi è una categoria residuale che interessa meno
dell’1% dei bambini.
La modalità di affido condiviso nelle separazioni scende all’86,1% nel Centro (rispetto a un valore
nazionale pari a 90,3%); mentre nei divorzi la quota più bassa di affido condiviso (66,9) si osserva
nel Mezzogiorno (76% a livello nazionale) (Prospetto 4).
Il ricorso all’affidamento condiviso è legato anche alla scelta del rito con cui si concludono la
separazione o il divorzio. Infatti, questa tipologia di affidamento viene prescelta nel 90,9% delle
separazioni consensuali contro l’86,8% di quelle giudiziali e nel 79,7% dei divorzi consensuali
rispetto a un 62,4% di quelli chiusi con il rito giudiziale.
Infine, l’età del minore non sembra mostrare una particolare influenza sulle scelte dei coniugi e del
giudice con riferimento alla tipologia di affidamento.

FIGURA 11. SEPARAZIONI E DIVORZI PER TIPO DI AFFIDAMENTO DEI MINORI. Anni 2000-2011, valori percentuali
Separazioni

Divorzi

86,7 85,6 84,9 83,9
83,2 80,7

86,2

89,8 90,3

78,8

86,7 85,6 84,9 83,9
83,2 80,7

86,2
78,8

72,1

72,1

58,3

8,0

9,4
4,6

4,5

4,1

3,8

3,6

58,3

38,8 25,6
19,1

15,4
10,5 11,9 12,7

12,2
3,4

2,4

1,6 1,5

9,0

8,5

1,1

0,8 0,7
2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011
Al padre

| 10

Alla madre

89,8 90,3

Congiunto/condiviso

8,0

9,4
4,6

38,8 25,6
19,1

15,4
10,5 11,9 12,7

4,5

4,1

3,8

3,6

12,2
3,4

2,4

1,6 1,5

9,0

8,5

1,1

0,8 0,7
2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011
Al padre

Alla madre

Congiunto/condiviso

PROSPETTO 4. FIGLI MINORI AFFIDATI IN SEPARAZIONI E DIVORZI PER TIPO DI AFFIDAMENTO, RIPARTIZIONE GEOGRAFICA, RITO
DI CHIUSURA DEL PROCEDIMENTO E CLASSE DI ETÀ DEL MINORE AFFIDATO. Anno 2011, valori assoluti e percentuali
Tipo di affidamento nelle separazioni
Totale
minori
affidati

Esclusivo al
padre

Tipo di affidamento nei divorzi

Valori percentuali
Esclusivo
alla madre
Condiviso A terzi

Totale
minori
affidati

Esclusivo al
padre

Valori percentuali
Esclusivo
alla madre
Condiviso A terzi

Ripartizioni geografiche (a)
Nord

31.160

0,6

6,9

92,3

0,2

13.642

1,4

17,2

80,7

0,7

Centro

14.254

1,0

11,7

86,1

1,3

5.002

2,6

21,0

75,2

1,2

Mezzogiorno

22.299

0,8

8,8

90,2

0,2

6.568

2,2

29,7

66,9

1,2

Consensuale

57.316

0,7

8,0

90,9

0,5

17.375

1,5

17,9

79,7

0,9

Giudiziale

10.397

1,3

11,5

86,8

0,4

6.170

2,7

28,8

67,6

0,9

Rito di chiusura

Classi di età del minore in affidamento
0-5 anni

14.374

0,7

6,2

92,3

0,7

812

1,8

22,9

73,4

1,8

6-10 anni

23.108

0,6

8,5

90,3

0,6

7690

1,6

20,1

77,0

1,3

11-14 anni

17.986

0,6

9,5

89,5

0,3

9482

1,8

21,3

76,2

0,8

15-17 anni

12.245

1,1

9,9

88,8

0,2

7228

2,3

22,2

75,0

0,6

Totale

67.713

0,7

8,5

90,3

0,5

25.212

1,9

21,2

76,0

0,9

(a) Ripartizioni nelle quali i tribunali hanno emesso il provvedimento di separazione e divorzio

Più assegni di mantenimento al Sud ma importi maggiori al Nord
In sede di separazione vengono stabiliti tutta una serie di provvedimenti di natura economica a
favore sia del coniuge che viene ritenuto economicamente più debole sia dei figli: questi due
contributi sono tra loro indipendenti e cumulabili. L’importo dell’assegno a favore del coniuge viene
stabilito in proporzione alle circostanze e alle condizioni economiche dell’obbligato. L’ammontare
mensile del contributo per il mantenimento dei figli varia in base al numero dei figli stessi.
Nel 2011 il 19,1% delle separazioni si è concluso prevedendo un assegno per il coniuge di un
importo medio mensile pari a 514,7 euro (nel 98% dei casi l’assegno viene corrisposto dal marito).
La quota di separazioni con assegno è più alta nel Sud e nelle Isole (rispettivamente 24% e
22,1%), mentre nel Nord si assesta sul 16%. La distribuzione territoriale risulta, invece, del tutto
rovesciata se si considerano gli importi medi, più elevati nel Centro-Nord (Prospetto 5).
Sono 6.547 le separazioni che prevedono solo un contributo economico per il coniuge (pari al
7,4% del totale delle separazioni): di queste, 3.962 riguardano coppie con figli (il 6,2% di tutte le
separazioni con figli).
Gli assegni di mantenimento per i figli vengono corrisposti in quasi la metà delle separazioni e nel
65,7% di quelle con figli; anche in questo caso è il padre a versare gli assegni nella quasi totalità
dei casi (96%). Analogamente a quanto già messo in luce per il contributo economico corrisposto
al coniuge, anche gli assegni ai figli sono maggiormente diffusi nel Mezzogiorno (49% del totale
delle separazioni) e meno nel Nord-ovest (45%), mentre gli importi medi sono più elevati al Nord
e, in particolare, nel Nord-est (672,6 euro mensili).
Nel 35,6% delle separazioni l’unico assegno ad essere corrisposto è proprio quello per i figli per
un totale di 31.602 separazioni, il 49,4% delle separazioni con figli.

| 11

PROSPETTO 5. SEPARAZIONI PER CONTRIBUTO ECONOMICO PER IL CONIUGE E PER I FIGLI,
ASSEGNAZIONE DELLA CASA E RIPARTIZIONE GEOGRAFICA. Anno 2011, valori assoluti e percentuali
Nord-ovest

Nord-est

Centro

Sud

Isole

Italia

Separazioni
Totale separazioni (valori assoluti)

25.589

15.910

19.652

18.670

8.976

88.797

Totale separazioni con figli (valori assoluti)

19.034

12.126

14.254

15.191

7.108

63.947

1.671

1.083

1.592

1.470

731

6.547

Valori percentuali sul totale delle separazioni

6,5

6,8

8,1

7,9

8,1

7,4

Valori assoluti nelle separazioni con figli

978

646

978

886

474

3.962

Valori percentuali sul totale delle separazioni con figli

5,6

5,7

6,8

6,4

6,9

6,2

9.256

6.064

6.984

6.234

3.064

31.602

Valori percentuali sul totale delle separazioni

36,2

38,1

35,5

33,4

34,1

35,6

Valori percentuali sul totale delle separazioni con figli

52,6

53,8

48,5

44,8

44,8

49,4

2.253

1.502

2.406

2.997

1.259

10.417

8,8

9,4

12,2

16,1

14,0

11,7

12,8

13,3

16,7

21,5

18,4

16,3

Importo medio per il coniuge (in euro) (a)

562,4

530,2

532,7

466,9

423,5

514,7

Importo medio per i figli (in euro) (a)

631,5

672,6

588,8

379,9

355,4

529,0

Al marito

24,0

25,3

21,0

15,3

15,1

20,9

Alla moglie

54,9

53,6

58,6

63,9

56,8

57,6

Abitazioni autonome e distinte

18,7

19,0

16,8

18,0

25,1

18,8

2,4

2,1

3,5

2,8

3,0

2,7

Contributo economico solo per il coniuge
Valori assoluti

Contributo economico solo per i figli
Valori assoluti

Contributo economico sia per il coniuge sia per i figli
Valori assoluti
Valori percentuali sul totale delle separazioni
Valori percentuali sul totale delle separazioni con figli
Importi medi mensili

Assegnazione della casa

Altro

(a) Per il calcolo degli importi medi sono stati considerati solo gli importi mensili pari o superiori a 25 euro e inferiori a 10.000 euro.

Le separazioni in cui vengono cumulati gli assegni al coniuge con quelli ai figli sono l’11,7% del
totale, il 16,3% delle separazioni con figli.
Infine, il 45,3% del totale delle separazioni non prevede alcun tipo di corresponsione economica;
tale quota subisce una forte riduzione (28,1%) quando si considerano le sole separazioni con figli.
Un caso particolare riguarda le separazioni con figli minori in affido (44.868, 50,5% del totale delle
separazioni e 70,2% delle separazioni con figli). È interessante notare che non sempre quando ci
sono figli affidati viene corrisposto un contributo economico da parte dei genitori: nel 18,5% dei
casi, infatti, l’assegno non è previsto (era circa il 12% nel 2010). Negli ultimi anni questa quota ha
registrato un progressivo aumento riconducibile alla diffusione dell’affidamento condiviso ora
largamente maggioritario.
Altro aspetto di rilievo per valutare l’impatto economico della separazione è l’assegnazione
dell’abitazione nella casa dove la famiglia viveva prima del provvedimento del giudice. Ai fini
dell’assegnazione, il giudice deve anche in questo caso, come già evidenziato per l’attribuzione
dell’assegno, valutare le condizioni economiche dei coniugi e tutelare il più debole. Nel 2011 nel
57,6% delle separazioni la casa è stata assegnata alla moglie (con un picco del 63,9% nel Sud),
mentre appaiono quasi paritarie le quote di assegnazioni al marito (20,9%) e quelle che prevedono
due abitazioni autonome e distinte ma diverse da quella coniugale (18,8%). Mentre l’assegnazione
dell’abitazione al marito è più diffusa al Nord (25%), le abitazioni autonome e distinte appaiono
maggioritarie nelle Isole (25,1%). La distribuzione dell’assegnazione della casa ai coniugi è
abbastanza stabile nel tempo: non si evidenziano, in particolare, variazioni di rilievo rispetto alla
situazione antecedente all’introduzione della legge sull’affido condiviso.

| 12

Per quanto concerne i divorzi, l’entità degli importi versati e la loro distribuzione sul territorio appare
sostanzialmente analoga a quella delle separazioni, ma diminuiscono i casi in cui è prevista questa
corresponsione: il 6,2% solo per il coniuge (5,6 dei divorzi con figli), il 35,8% solo per i figli (il 57,1 dei
divorzi con figli) e il 5,8% per entrambi (il 9,3% dei divorzi con figli) (Prospetto 6).
PROSPETTO 6. DIVORZI PER CONTRIBUTO ECONOMICO PER IL CONIUGE E PER I FIGLI, ASSEGNAZIONE
DELLA CASA E RIPARTIZIONE GEOGRAFICA. Anno 2011, valori assoluti e percentuali
Nord-ovest

Nord-est

Centro

Sud

Isole

Italia

Divorzi
Totale divorzi (valori assoluti)

17.895

11.484

11.865

7.931

4.631

53.806

Totale divorzi con figli (valori assoluti)

10.636

6999

7359

5440

3285

33.719

1.019

565

776

666

296

3.322

Valori percentuali sul totale dei divorzi

5,7

4,9

6,5

8,4

6,4

6,2

Valori assoluti nei divorzi con figli

565

343

460

338

185

1.891

Valori percentuali

5,3

4,9

6,3

6,2

5,6

5,6

6.301

3.874

4.262

3.024

1.797

19.258

Valori percentuali sul totale dei divorzi

35,2

33,7

35,9

38,1

38,8

35,8

Valori percentuali sul totale dei divorzi con figli

59,2

55,2

57,9

55,6

54,7

57,1

Valori assoluti

859

486

600

760

426

3.131

Valori percentuali sul totale dei divorzi

4,8

4,2

5,1

9,6

9,2

5,8

Valori percentuali sul totale dei divorzi con figli

8,1

6,9

8,2

13,9

13,0

9,3

Importo medio per il coniuge (in euro) (a)

424,7

446,1

519,1

361,9

382,7

429,8

Importo medio per i figli (in euro) (a)

466,9

429,9

455,7

370,6

382,7

432,6

Al marito

16,2

16,4

13,1

9,7

8,5

14,0

Alla moglie

36,7

31,9

37,4

49,7

36,0

38,1

Abitazioni autonome e distinte

46,4

50,5

48,3

38,7

54,0

47,7

0,7

1,2

1,2

1,9

1,4

1,2

Contributo economico solo per il coniuge
Valori assoluti

Contributo economico solo per i figli
Valori assoluti

Contributo economico sia per il coniuge sia per i figli

Importi medi mensili

Assegnazione della casa

Altro

(a) Per il calcolo degli importi medi sono stati considerati solo gli importi mensili pari o superiori a 25 euro e inferiori a 10.000 euro.

Nel complesso, il 52,2% dei divorzi e il 28% dei divorzi con figli, non prevedono alcuna forma di
contributo economico.
Nei divorzi la quota di assegnazioni dell’abitazione alla moglie è più bassa rispetto alle separazioni
(38,1% contro 57,6%); risulta maggioritaria, invece, la situazione in cui i coniugi dispongono di due
abitazioni autonome e distinte (47,7%). Tale dato va sicuramente messo in relazione anche al
periodo intercorso tra la sentenza di separazione e quella di divorzio, periodo durante il quale le
condizioni dei coniugi e il contesto familiare possono sensibilmente cambiare.

| 13

Glossario
Affidamento dei figli minori. L’affidamento dei figli minori nei procedimenti di separazione e
divorzio fino al 15 marzo 2006 era disciplinato dal codice civile (art. 155) e dalla legge n. 898 del 1
dicembre 1970 come modificata dalla legge n. 74 del 6 marzo 1987 (art. 6). La Legge n. 54 dell’8
febbraio 2006 (in vigore dal 16 marzo 2006) ha stabilito che, nelle cause di separazione e divorzio,
il giudice deve valutare prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i
genitori oppure stabilire a quale di essi affidarli, determinando i tempi e le modalità della loro
presenza presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi
deve contribuire al mantenimento, alla cura, all'istruzione e all'educazione dei figli. Prende, inoltre,
atto degli accordi intervenuti tra i genitori − se non contrari all’interesse dei figli − e adotta ogni
altro provvedimento relativo alla prole.
Coorte di matrimoni Si definisce coorte di matrimoni l’insieme di matrimoni celebrati nello stesso
anno.
Divorzio. Si tratta dello scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio in caso,
rispettivamente, di matrimonio celebrato con rito civile o di matrimonio celebrato con rito religioso.
Il divorzio è stato introdotto in Italia dalla Legge n. 898 del 1 dicembre 1970; la Legge n. 74 del 6
marzo 1987 ha ridotto da cinque a tre gli anni di separazione necessari per la pronuncia della
sentenza di divorzio.
Durata media del matrimonio. È la differenza, in anni compiuti, tra la data di iscrizione a ruolo
del procedimento di separazione (o la data del provvedimento di divorzio) e la data del
matrimonio.
Quozienti di separazione (o divorzio) specifici per titolo di studio dei coniugi. Sono calcolati
come rapporto tra il numero di separati/e (o divorziati/e) per titolo di studio al momento della
separazione (o del divorzio) e la corrispondente popolazione per titolo di studio e sesso. Sono stati
presi in considerazione i separati/divorziati e le popolazioni di età 15-64 anni. Questi quozienti
misurano la propensione a interrompere l’unione coniugale a seconda del livello di istruzione.
Separazione consensuale. Si basa su di un accordo fra i coniugi con il quale vengono stabilite le
modalità di affidamento dei figli, gli eventuali assegni familiari, la divisione dei beni. Per avere
validità giuridica deve essere ratificata dal giudice.
Separazione giudiziale. È un vero e proprio procedimento contenzioso su istanza di uno dei due
coniugi, successiva istruttoria e pronunciamento di una sentenza di separazione.
Tassi di separazione (o divorzio) specifici per durata del matrimonio. Sono calcolati come
rapporto tra il numero di separazioni o di divorzi registrati in un anno di calendario t in
corrispondenza di ciascuna durata x del matrimonio e il numero di matrimoni celebrati t-x anni
prima (ovvero la coorte dei matrimoni del tempo t-x). Misurano la quota di matrimoni celebrati
nell’anno t-x che finiscono in separazione o divorzio dopo una durata di (t-x) anni.
Tasso di separazione (o divorzio) totale. È l’indicatore ottenuto dalla somma, rispetto alle durate
di matrimonio, dei tassi di separazione o di divorzio specifici descritti alla voce precedente. La
somma esprime la quota di matrimoni che finiscono con una separazione o un divorzio in un anno
di calendario t. È anche definibile come numero medio di separazioni o divorzi per 1.000
matrimoni.

| 14

Nota metodologica
Ogni anno l'Istat diffonde i principali risultati delle rilevazioni sulle separazioni e sui divorzi
condotte presso le cancellerie dei 165 tribunali civili, raccogliendo i dati relativi ad ogni singolo
procedimento concluso dal punto di vista giudiziario nell'anno di riferimento.
Questi dati consentono di aggiornare l'evoluzione temporale dei due fenomeni e di monitorarne le
principali caratteristiche: la durata dei matrimoni e l'età dei coniugi alla separazione, il tipo e la
durata dei procedimenti, il numero di figli coinvolti e l'affidamento di quelli minori.
I principali risultati sono disponibili on line consultando il datawarehouse I.Stat all’indirizzo
http://dati.istat.it/
e
il
sistema
tematico
Demo
all’indirizzo
http://demo.istat.it/altridati/separazionidivorzi/.

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