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Binocolo N.34 Dicembre 2014 1 2 .pdf



Nome del file originale: Binocolo N.34 - Dicembre 2014-1-2.pdf
Autore: Gruppo Amici del Binocolo

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N° 34 – Dicembre 2014

Newsletter del Gruppo “Amici del Binocolo” - Imola

Liberal Democratici

Cattolici Democratici

Riformatori

“A fare troppo gli equilibristi in politica si rischia poi di cadere”
(Pietro Odoni, dirigente Dc imolese del secolo scorso, corrente dei Forlaniani)

In questo numero:















L’editoriale di Vittorio Feliciani
L’Osservatore GIZETA
L’angolo della posta
Amarcord
La frase celebre del personaggio
Spettegulez
L’intervento del vicesindaco
Una voce dal coro
Il palazzo racconta
Il caso
La fotonotizia 1/2
I sosia del mese
Le frasi curiose
Pulcis in fundo

Gli “Amici del Binocolo” sono un Gruppo culturale indipendente che si
propone di promuovere e stimolare il dibattito, il confronto e la ricerca su
temi di politica e attualità con particolare riferimento al territorio del Circondario di Imola.
Esso offre uno spazio aperto e plurale di riflessione e incontro per tutti.

L’EDITORIALE DI VITTORIO FELICIANI
Fraterna e cristiana
solidarietà alla martoriata comunità simbolo di Casale Monferrato, annientata dal
cancro
ad
opera
dell’amianto, mentre
la colpa, quella vera
che nasce dalla feroce avidità, va addebitata a quanti hanno
lasciato impunemente
lavoratori e cittadini
inermi alla mercé dei
veleni dell’Eternit.
Nelle aule di giustizia è scritto “La Legge è uguale per
tutti”; speriamo venga presto scolpito “La Giustizia è
uguale per tutti”, affinché alla Giustizia Divina si associ anche quella terrena.
Regionali 2014
Erano in ballo le Regioni Emilia Romagna e Calabria:
il PD ha vinto 2-0. Un bel successo!
Tutti i commentatori hanno versato lacrime autoconsolatorie sull’assenteismo che ha raggiunto il 60% in
Emilia Romagna. Se esaminiamo bene, tutti hanno
votato: o andando al seggio o per messaggio virtuale,
ma chiaro.
Chi non ha compreso il progetto politico di Renzi, chi
non ha condiviso il Jobs Act, chi ha scelto la via della
FIOM, chi ha in mente un PD diverso dalla vecchia
sinistra, chi vorrebbe un PD un po’più operaista, chi
non sopporta il patto del Nazareno, chi teme di trovare la propria casa occupata da estranei, chi teme gli
effetti sulla sicurezza della politica buonista, sono tutti
elettori che si sono espressi anche nella sedentarietà
della casa.
Chi non ha condiviso la caccia alle preferenze trascurando il voto di lista; chi è deluso dalle candidature
non esaltanti, chi è nauseato dalla vicenda rimborsi,
chi è schifato dall’illegalità diffusa, chi è frastornato
dai dibattiti televisivi vocianti e inconcludenti ha fatto
zapping ed ha votato seduto.
Tutti questi “Chi ...”, che sommati fanno un bel po’ di
voti persi dal PD, hanno parlato chiaro sperando di
essere ascoltati. Sarà così?
Certo, se si votasse dopo la triste figura del PD alla
Camera, dove sull’approvazione del Jobs Act ben 30
deputati dem sono usciti, forse i “casalinghi” sarebbero aumentati. E al Senato?
Quando verrà a maturazione il ddl Scalfarotto sull’omofobia, le componenti del PD come reagiranno?
Sull’infiltrazione in alcune scuola della “teoria gender”,
il PD tace o non capisce?
In FI, la guerra di successione a Berlusconi ha creato
non poco sconcerto e disagio, perché i valori iniziali
sono svaniti o sbiaditi. Situazione aggravata dalla difficoltà di affrontare scelte etiche già all’orizzonte: i
cosidetti diritti delle coppie omosessuali, omofobia,

famiglia, testamento biologico, tecnologie procreative.
Ci sarà una FI di lotta con la Lega o di governo con il
PD, oppure riaffioreranno i due forni?
Sono opzioni pesanti che metteranno alla prova la
convivenza delle componenti cattolica, socialista e
liberale nel partito di Berlusconi e che hanno imbarazzato il suo elettorato. Anche in questo caso l’astensione ha parlato chiaro.
E la sinistra? Ha scontato la sua vocazione antagonista mentre l’attualità chiede una interpretazione in
chiave riformista, alla quale la sinistra nel concreto è
storicamente allergica.
La Lega Nord, cessate le grida separatiste, ha rappresentato le ansie di questa epoca e ha vinto. Demonizzarla è un rozzo “dare in là” a sentimenti diffusi in ogni
latitudine politica; meglio affrontare le sue ragioni.
Ora, tutti questi spezzoni andrebbero gestiti con la
razionalità che la situazione generale esige: la nuova
legge elettorale deve essere l’occasione per costruire
una compagine politico-istituzionale il più ampia e
omogenea possibile che affronti la drammatica situazione socio-economica italiana.
Il passaggio dell’elezione del nuovo Presidente della
Repubblica sarà più di una prova del nove.
E Casini che fa? Dal 1983 siede in Parlamento e ha
fatto il Presidente della Camera; appare sufficientemente defilato, oltre che preparato, per aspirare realisticamente a sostituire degnamente Napolitano.
Non è la riedizione oggi fuori tempo della DC, ma una
delle vie per un salutare rimescolamento che dia vita
ad un centrosinistra a vocazione riformista sulle orme
di Dossetti e La Pira (le loro idee vivono tutt’ora una
grande attualità trasversale), una destra d’ordine non
legata all’estremismo e una sinistra operaista depurata da massimalismi ideologici possono convivere e
operare senza traumi.
A Imola?
Come sempre tutto bene: Francesca Marchetti e Roberto Poli sono stati eletti Consiglieri Regionali con un
lavoro a tappeto che i cosiddetti Renziani hanno fatto
a favore dei Cuperliani fin dalle primarie. Il tutto, nel
quadro della più ferma contrarietà alle correnti organizzate. Ciò non toglie che ora abbiamo due santi nel
paradiso regionale, ai quali vanno i più sinceri auguri
di buon lavoro.
Nel libro dei santi c’è posto anche per altri eletti? Chissà! Una raccomandazione ai nostri due: pochi parenti
in anticamera!
Il Segretario Raccagna, contento ma senza eccessi,
vuole convocare “gli stati generali del PD imolese …
dobbiamo discutere su come vogliamo rifondare questo partito e rifondare una nuova classe dirigente ...”
Di fatto, è il Congresso chiesto dal Binocolo; se poi il
PD diventasse metropolitano ...
I prossimi giorni diranno cosa bolle in pentola nella
governance del Circondario e nell’assetto della maggioranza che regge il Comune di Imola.
Vittorio Feliciani

N°34 – Dicembre 2014

pag. 2

L’OSSERVATORE GIZETA

LO SCIOPERO GENERALE
E I TIMORI NEL PD
Il Segretario della Camera
del Lavoro di Imola Paolo
Stefani, in vista dello SCIOPERO GENERALE del prossimo 12 dicembre, ha orgogliosamente rivendicato in
una nota scritta l’autonomia
politica della Cgil rispetto alla
politica e, sottinteso, al Pd.
Per avvalorare questa tesi
egli ha attaccato piuttosto
pesantemente il Segretario
del Pd nonché Presidente del Consiglio Matteo Renzi
“sostenuto dagli industriali e dai faccendieri più spregiudicati contro quella parte di cittadini che si vedono
portare via i diritti”.
La Cgil è senza dubbio una organizzazione libera non
più cinghia di trasmissione come accadeva ai tempi
del grande Pci. Di questo ne siamo più che convinti.
Forse come piccolo appunto potremmo suggerire a
Stefani di riflettere meglio sul bassissimo tasso di partecipazione alle recenti elezioni regionali. Vi potrà anche essere, come asserisce lo stesso Stefani “l’effetto
della frantumazione sociale che sta portando avanti il
Governo.”
Tuttavia una qualche responsabilità sulla disaffezione
dei cittadini potrebbero averla pure i protagonisti politici della Regione Emilia Romagna per le note vicende
balzate agli onori della cronaca. Ma le dimenticanze si
rimediano sempre.

Il problema sorge con lo SCIOPERO GENERALE del
12 dicembre: la Cgil è certamente indipendente nelle
sue battaglie ma purtroppo non pochi dirigenti del Pd
locale, forse per debolezza, hanno nel tempo manifestato “dipendenza” nei confronti della Cgil.
Sappiamo che Civati e Cuperlo sono critici; il primo
peraltro ciclicamente minaccia di andarsene e di fondare un nuovo Partito.
La vera questione pende sui Renziani della prima e
soprattutto della seconda ora perché questi ultimi hanno in mano le leve del Partito.
Sarebbe curioso se i più importanti dirigenti locali del
Pd non difendessero le riforme del governo e del proprio Segretario- presidente confermando le distanze
da uno sciopero giudicato “politico” dal Ministro del
Lavoro Giuliano Poletti.
Peggio ancora sarebbero le reiterazioni ambigue di
dichiarazioni intrise di ignavia e cerchiobottismo intercalate dalla espressione “ma anche”.
Stavolta la chiarezza deve esserci!
Un dirigente locale che vuole rimanere nell’anonimato
ci ha confidato che non pochi esponenti oggi schierati
con Renzi sarebbero poi sempre pronti a cambiare
Freccia Rossa pur di giungere alla loro conveniente
destinazione. Dunque sarebbe consigliabile un atteggiamento ecumenico. Ma se così fosse sarebbe la
morte della politica. Noi invece siamo inguaribili nostalgici di un’idea romantica della politica fondata sulla
passione e sugli ideali.
GIZETA

N°34 – Dicembre 2014

pag. 3

L’ANGOLO DELLA POSTA
 Gent.ma redazione del Binocolo, a chi si riferiva

 Gent. ma redazione del Binocolo, all'indomani

l’ex Capogruppo Pd in Regione Marco Monari
quando ha detto “il Pd è un Partito fatto da molti
idioti”?
Virgilio Bregola

del bel risultato del Pd imolese alle ultime elezioni regionali e del successo dei candidati Poli
e Marchetti sono riapparse, a congratularsi con
i vincitori, persone rimaste silenti per diversi
mesi. Vorrei un suo parere in proposito.

Gent.mo Virgilio Bregola,
se il Pd è un partito nazionale ed onnicomprensivo
possono benissimo starci i saggi, gli intelligenti ed una
naturale fetta di idioti.
Arrivederci e grazie.

 Preg.ma redazione del Binocolo, perché la dirigenza Hera non ha fatto entrare in discarica la
delegazione istituzionale dei Grillini?

Vittoria Furbi
Gent.ma Sig.ra Furbi,
quella delle finte congratulazioni ai vincitori è una liturgia che non passa mai di moda. In politica le vittorie e
le sconfitte non sono mai definitive. Solo chi non gioca
mai apertamente è destinato a recitare sempre e solo
il ruolo di comparsa ai tradizionali buffet.
Arrivederci e grazie.

Stella Rusconi
Preg.ma Stella Rusconi,
probabilmente vi era un pericolo di inquinamento forse reciproco.
Arrivederci e grazie.

Chi volesse partecipare alla rubrica L’angolo della
posta può tranquillamente inviare via e-mail al Binocolo il quesito da sottoporre alla Redazione con certezza di risposta nel numero successivo.
amicidelbinocolo@gmail.com

AMARCORD
dal “NUOVO DIARIO” 23 febbraio 1946

RIPRISTINARE IL CIRCONDARIO
“La Democrazia Cristiana chiede di ripristinare
il Circondario.
Questo impulso di vita e di opere va inquadrato
per noi nel più vasto problema del decentramento e della ricostruzione e del potenziamento del Circondario.

corre addivenire ad una diversa organizzazione amministrativa e politica con la ricostruzione del Circondario e con le autonomie comunali.”

Il fascismo nella sua mania accentratrice, per
poter meglio dominare e per poter meglio amministrare ogni energia che non si ravvivasse
succube dei voleri dittatoriali, ha tutto incorporato nei Capoluoghi di Provincia accentrando
in poche mani tutti i poteri. È successo che la
vita si è insterilita alla periferia e che i Comuni
erano diventati tante piccole colonie ove i ras
provinciali spadroneggiavano indisturbati. Oc-

N°34 – Dicembre 2014

pag. 4

LA FRASE CELEBRE DEL PERSONAGGIO
FRANCO BASAGLIA (1924 - 1980)

“La follia è una condizione umana.
In noi la follia esiste come la ragione.”
SPETTEGULEZ

GLI STATI GENERALI
Gli Stati Generali vennero convocati l’8 agosto 1788
da Luigi XVI allo scopo di raggiungere un accordo tra
le classi sociali idonee a risolvere la grave crisi politica, economica e sociale della Francia di quel tempo. Il
dibattito si accese in tutta la nazione, vennero pubblicati opuscoli e giornali con i quali si denunciavano i
privilegi della nobiltà e del clero, furono convocate
assemblee in tutte le città e comunità dove le famiglie
esponevano le loro lamentele.
Ovviamente il Re non voleva abrogare i privilegi e
tentò di compiere una marcia indietro provocando così la simbolica insurrezione e la presa della Bastiglia il
14 luglio 1789 da parte del popolo parigino.” L’Ancien
Regime” si chiuse poi con il ghigliottinamento di Luigi
XVI.

I regimi allo stato terminale non si autoriformano ma
collassano.
Il Segretario Territoriale del Pd territoriale imolese
Marco Raccagna ha coraggiosamente annunciato la
convocazione degli Stati Generali del Partito. Se si
vogliono celebrare davvero gli Stati Generali, a questo
appuntamento si devono chiamare tutti, dare un grande spazio alla “lamentatio”, al dibattito e al confronto
senza avere la riserva mentale di non cambiare niente.
La condizione del Pd imolese non è certo assimilabile
a quella della Francia di fine Settecento; oggi il ghigliottinamento è solo simbolico ma sarebbe comunque antipatico.

N°34 – Dicembre 2014

IL PETTEGOLO

pag. 5

NELL’INTERVENTO DEL VICESINDACO
L’OPERA DI MONS. KRAJEWSKI
ELEMOSINIERE DI PAPA FRANCESCO
«Padre, non posso venire con
te al ristorante, perché puzzo..». Franco è un barbone
con la barba ispida e grigia, e
la pelle rovinata dal sole. È
stato lui, nei primi giorni d'ottobre, a spiegare al Vescovo
che lo invitava a cena per
festeggiare il compleanno,
quale sia la necessità maggiore per i senza tetto di Roma: «Qui nessuno muore
di fame, un panino si rimedia ogni giorno. Ma non ci
sono posti dove andare in bagno e dove lavarsi».
Quel Vescovo è Konrad Krajewski, l'elemosiniere di
Papa Francesco. Il messaggio viene immediatamente
recepito: lunedì 17 novembre sono iniziati i lavori per
realizzare tre docce all'interno dei bagni per i pellegrini
che si trovano sotto il colonnato di San Pietro. Saranno dedicate ai senza tetto che bazzicano nei dintorni
della basilica. Potranno lavarsi e cambiare la loro
biancheria sotto le finestre del palazzo apostolico. E
su invito dell'elemosiniere del Papa, già una decina
parrocchie romane nei quartieri più frequentati dai
clochard hanno realizzato delle docce da mettere a
loro disposizione.
Monsignor Krajewski, per tutti «don Corrado», da anni
porta viveri e aiuti a chi vive accampato per la strada.
Papa Francesco l'ha scelto proprio per questo, nominandolo vescovo e affidandogli l'Elemosineria: ha il
compito di essere il suo «pronto intervento», di portare piccoli aiuti economici a chi è in difficoltà. Così il
prelato polacco racconta quell'incontro degli inizi di
ottobre, che gli ha aperto gli occhi. «Ero appena uscito dalla chiesa di Santo Spirito, dove vado a confessare. In via della Conciliazione ho incontrato Franco, un
senza tetto. Mi ha detto che proprio quel giorno com-

piva cinquant'anni e che da dieci vive per strada». Il
vescovo lo invita a cena, al ristorante. Si sente rispondere: «Ma io puzzo...». «L'ho portato lo stesso con
me. Siano andati a mangiare cinese. Mentre eravamo
a tavola, mi ha spiegato che a Roma qualcosa da
mangiare si trova sempre. Quello che manca sono i
posti dove lavarsi».
L'elemosiniere del Papa, che fino a quel momento
aveva sempre considerato quello dei pasti come la
necessità primaria dei senza tetto, non perde tempo.
Così decide di visitare una decina di parrocchie romane, nel cui territorio stazionano molti clochard. Entra
nei locali parrocchiali. Se non ci sono già, chiede che
vengano realizzate delle docce, pagate con la carità
del Papa. Ai parroci don Corrado dice: «Paga il Santo
Padre!». E la Provvidenza non manca di farsi sentire
Anche il Vaticano fa la sua parte. Già da tempo il Governatorato stava progettando di ristrutturare i bagni
per i pellegrini che si trovano sotto il colonnato, a poche decine di metri dal Portone di Bronzo, sulla destra
guardando la basilica. Le esigenze manifestate da
Franco, il barbone cinquantenne con dieci anni di vita
di strada e tanti compagni morti di freddo, fanno studiare in tutta fretta una significativa variante al progetto, con la benedizione di Francesco. Tre docce per i
senza tetto sotto l'imponente colonnato del Bernini,
uno dei luoghi più belli e più visitati del mondo. «La
basilica esiste perché custodisce il Corpo di Cristo –
fa notare Krajewski - e nei poveri noi serviamo il corpo sofferente di Gesù. Da sempre, nella storia di Roma, attorno alle basiliche si radunavano i poveri».
“Vorrei una Chiesa povera e per i poveri” disse Papa
Francesco all’inizio del suo pontificato. Un desiderio,
quello del Papa venuto “dalla fine del mondo” che sta
facendo germogliare semi di speranza e di fraternità.
Roberto Visani
Vice Sindaco di Imola

N°34 – Dicembre 2014

pag. 6

UNA VOCE DAL CORO

LA GIORNATA CONTRO
LA VIOLENZA ALLE DONNE
Carissima redazione del
Binocolo,
questo mese di novembre
si è concluso con il Consiglio comunale straordinario, pomeriggio di riflessione e studio in occasione
della giornata contro la
violenza alle donne.

Certe volte non basta gridare allo scandalo o offrire
servizi, pure importantissimi, di protezione, occorre
affrontare il problema alla radice, che è essenzialmente educativa.
Non si cura la violenza con l’ideologia, anche se buona.
Si deve ripartire dalla famiglia, dalla scuola, dalle associazioni, in definitiva dalla comunità, da un fatto:
uomo e donna non sono generi ma persone.

“La donna e l’uomo sono
destinati a rimanere assolutamente differenti, E contrariamente a molti, credo
che sia necessario mantenerle, se non addirittura
esaltarle queste differenze. Perché è proprio da questo scontro-incontro tra un uomo e una donna che si
muove l’universo intero. All’universo non importa niente dei popoli e delle nazioni, l’universo sa soltanto che
senza due corpi differenti e due pensieri differenti, non
c’è futuro”. Sono parole di Giorgio Gaber, l’avreste
mai detto?

Se sapessimo parlare delle donne, se sapessimo parlare degli uomini, se sapessimo l’esistenza dell’altro,
avremmo esattamente capito la realtà, ovvero l’identità di una persona, non la sua strumentalizzazione.

Non basta una volta all’anno ripetere che la violenza
alle donne è un dramma e uno scandalo. Per provare
a vincere, quanto meno a contenere la piaga della
violenza contro le donne, dobbiamo cominciare a
scandalizzarci di fronte alla mercificazione del corpo
femminile che finisce per dare alla donna, a tutte le
donne, nel silenzio colpevole di tutti, il ruolo di oggetto, che quando ci si arrabbia, o irrompe la cattiveria,
ha meno valore di un piatto di ceramica.

Gigliola Poli e Andrea Rossi, rispettivamente presidente ASP e direttore sanitario dell’ASL di Imola, nel
loro intervento hanno ricordato le parole di Massimo
Gramellini su La Stampa del 26 novembre 2014: “Il
sentimento viene confinato alla sfera privata per false
ragioni di pudore. Solo che a furia di confinarlo, nessuno sa più cosa è. (…) L’amore è la più alta forma di
libertà”.

Quando gli uomini e le donne avranno imparato a parlare gli uni degli altri con amore e rispetto , senza
ideologie, senza pregiudizi, nella consapevolezza che
due corpi differenti possono rispettarsi e valorizzarsi a
vicenda potremo iniziare a costruire il presente e il
futuro insieme.

Dobbiamo ricominciare a educare i nostri figli al sentimento.
Concludo con i ringraziamenti, che questa volta voglio rivolgere alla Presidente del Consiglio Comunale,
Paola Lanzon, perché, ponendo con determinazione
il tema della violenza alle
donne alla riflessione del
Consiglio Comunale, ha
esortato ognuno di noi a
fare i conti con la propria
storia, le proprie idee e il proprio rapporto con le persone dell’altro sesso, con l’obiettivo di fare riflessioni
culturali, intellettualmente oneste, oltre ogni ideologia.
Avv. Daniela Spadoni
Consigliera comunale Pd

N°34 – Dicembre 2014

pag. 7

IL PALAZZO RACCONTA (10a puntata)

LA RIUNIONE DI CORRENTE
Nel Palazzo di via Selice 123 era molto difficile che si
svolgessero riunioni di corrente. Qualcuno esterno
avrebbe potuto infatti teoricamente memorizzare l’identità dei partecipanti, ascoltare dietro l’uscio i discorsi pronunziati per poi riportarli “a chi di dovere”. Si
narra addirittura che ad una riunione ristretta presso il
Molino Rosso qualcuno mise un registratore dietro ad
una tenda nella saletta dove l’on. Nicola Maria Sanese
incontrava i “suoi”... registrando il tutto di nascosto. Il
risultato fu un successivo terremoto politico condito da
vendette ed infinite polemiche.
Prendiamo ad esempio una delle riunioni organizzate
all’inizio degli anni Ottanta dal leader Forlaniano locale
Giuseppe Gamberini che si tenevano quasi sempre
presso il Convento dell’Osservanza o all’Istituto Santa
Caterina. Il leader faceva la prolusione e la conclusione mentre il dibattito veniva animato dai partecipanti.
Ma chi avremmo trovato alla riunione promossa dal
Forlaniano Gamberini un tempo Fanfaniano?
Innanzitutto Evaristo Campomori, l’intellettuale del
gruppo, scrittore, consigliere comunale, stimatissimo
personaggio di rilievo dell’associazionismo degli insegnanti cattolici. L’impegno sul fronte culturale lo portò
a contestare duramente la distruzione dell’archivio
storico della Dc imolese: una collezione di preziosi
manifesti, verbali, documenti, odg conservati sin dal
lontano 1945 e scomparsi alla metà degli anni Settanta.
In prima fila avremmo visto Sergio Becca, consigliere
comunale prima e provinciale poi, con la passione per
la pianificazione e per le cose antiche. Forse è per
questo che lo si vedeva spesso al mercatino dell’usato
dei frati Cappuccini. Sergio Becca era un combattente
ed un osso duro per gli avversari. Alla scomparsa della Dc fu uno dei cofondatori e dei consiglieri comunali
della lista civica di opposizione “Progetto Imola”. Al
termine di quel mandato qualcuno gli propose di fare il
cambio di schieramento offrendogli il posto di Assessore a Castel Guelfo; il “nostro” accettò immediatamente suscitando le ire di Gamberini che lo additò in

una lettera pubblicata su un giornalino e avente per
titolo “No, non ci posso credere”.
In sala in quella assemblea di corrente avremmo intravisto Gabriele Penazzi, animatore del Csi, della Cisl e
di tante altre attività associative ma soprattutto leader
assoluto della Dc di Mordano (dove ai Congressi trionfava sempre) paese chiamato da Gamberini “il nostro
santuario”.
Un altro era Pierfranco Santandrea soprannominato
simpaticamente da alcuni “nasone” o anche l’
“elefante” per la presunta somiglianza con il pachiderma africano. Per la considerevole statura fisica egli
veniva utilizzato come apripista in occasione dell’annuale ingresso della Madonna del Piratello in città.
Santandrea era persona molto religiosa; spesso alle
riunioni raccontava di avere avuto un non ben precisato avo missionario in “concetto di santità” perché martirizzato da una tribù di selvaggi nelle Americhe. Per
quasi due mandati il “nostro” ricoprì il ruolo di consigliere comunale per la lista “Progetto Imola”, forte di
un consenso maturato negli anni grazie alla sua meritoria attività di volontariato in favore dei malati e dei
disabili.
Tra i personaggi che potremmo definire “minori”
avremmo visto alla riunione Vincenzo Zappi detto
anche “zappetta” o “Lin Ciao” per via della forma fisica
bassa, tarchiata e per il taglio orientale degli occhi.
Egli era “l’uomo della Casa di Riposo” perché rivestì il
ruolo di consigliere di quell’Opera pia per ben 25 anni.
Alla fine degli anni Ottanta Ezio Scomparcini, fresco
pensionato, ebbe l’idea di concorrere per il cda della
Casa di Riposo, rendendo così inevitabile la competizione con Zappi, che intendeva naturalmente mantenere la sua postazione. Il Segretario di allora, Avv.
Giuseppe Luciano Fiorentini, tentò una mediazione
convocando i due contendenti presso la sede del Partito. Appena la porta dell’ufficio del Segretario venne
chiusa, si udirono subito provenire dall’interno grida
altissime con sgomento dei presenti nell’anticamera.
Uno di questi chiamato da alcuni “la spia” aprì la porta
dell’ufficio del Segretario. Si intravidero all’interno

N°34 – Dicembre 2014

pag. 8

nell’ordine: Giuseppe Luciano Fiorentini pallido e ammutolito, Vincenzo Zappi con la pipa agitata minacciosamente verso il viso di Scomparcini e quest’ultimo,
per nulla intimorito, che agitava i pugni come se fosse
imminente la partenza di un gancio destro. Tra i due
contendenti prevalse un terzo nome: un certo Paolo
Negroni segnalato da padre Flavio, allora superiore
dell’Osservanza, il quale tuttavia ricoprì l’incarico per
un tempo limitato.
Un altro personaggio presente alla riunione di corrente
sarebbe stato Renzo Bandini da Pontesanto pure lui
basso e tarchiato. Bandini amava spesso ripetere il
detto popolare “chi la fa l’aspetti” oppure, come fece
nel 1983 quando Virginiangelo Marabini non venne
rieletto, “è inutile chiudere la stalla quando i buoi (i
voti) sono già scappati”. Una volta ad un incontro di
corrente Bandini insistette con Pier Ferdinando Casini
di volerlo incontrare in privato, aggiungendo tuttavia
che poteva solo il giovedì successivo e non prima delle ore 18. L’onorevole rimase senza parole.
Quello più “a destra” della corrente era forse Umberto
Marani il quale, per paradosso, invocava come riforma del mercato del lavoro la possibilità per gli imprenditori e per gli Enti Pubblici di licenziare senza preavviso i dipendenti. Una sera ad una assemblea di partito

Marani sostenne quasi burlescamente che il Vescovo
e i Canonici non dovevano “dir messa” con vestiti solenni, sottanoni ricamati e mantelli con pizzi bensì in
tuta da ginnastica perché “così si sta in famiglia”. Successivamente, alle riunioni di partito, Umberto Marani
venne visto partecipare spesso in tuta da ginnastica.
All’incontro di corrente avremmo visto anche Emiliano
Ghini brillante sindacalista Cisl scuola, Alberto Marchi pacato bancario, Giuseppe Sambinello dipendente del Consorzio Agrario, Giacomino Cavulla presidente dell’Mcl (associazione concorrente delle Acli)
e Romano Vignini persona impegnata in varie attività.
Il vero collaboratore di Gamberini era però il fidatissimo Pietro Odoni il quale ripeteva sempre che in
“politica occorre scegliere senza compiere trasmigrazioni correntizie perché a fare gli equilibristi anche se
si è bravi nel camminare sul filo si rischia di cadere e
di farsi male”.
I protagonisti di quella riunione di corrente scrissero in
realtà una bella pagina di storia della politica locale.
Oggi molti di quelle persone sono scomparse e questo
ci rattrista molto.
Gabriele Zaniboni

IL CASO

IL FIGLIOL PRODIGO E IL FUGGITIVO
Il tormentone pre-natalizio è servito! Per uno che vorrebbe venire un altro che spererebbe di andare.
Il primo è Giorgio Laghi forse figliol prodigo ed un tempo “feroce” antagonista del Sindaco Daniele Manca e
del Pd. L’ex Franceschiniano riuscì ad ottenere alle
ultime elezioni amministrative uno scranno in Consiglio Comunale anche se confinato all’opposizione nei
banchi collocati a destra dell’emiciclo.
Tuttavia, all’indomani del voto
il “vecchio leone”, raccontano,
andò subito in crisi: una sorta
di “saudade da maggioranza”
molto simile a quella che colpisce i calciatori brasiliani
quando vengono ingaggiati
dalle squadre europee. Il resto
è cronaca con “Imola Migliore”
che si spacca tra filo oppositori e collaborativi e il Partitone
di maggioranza che lascia il
figliol prodigo a bagno maria
fino alla grande svolta del ricevimento solenne in viale Zappi
con la promessa, da parte di
Laghi, di un sostegno ai candidati Pd per le regionali.

sene. Parliamo di Mario Peppi eletto in Consiglio Comunale nella lista del Pd ma con il sogno, forse, di
costruire una nuova gamba a sinistra dello stesso Pd.
Con lui alcune vecchie conoscenze della politica come Ivan Vigna e Iader Salieri con l’innesto del giovane
Simone Righini della fondazione Santa Caterina; tutti
comunque animatori di una nuova associazione: “Idee
per la città”. Il neo gruppo, prima di uscire allo scoperto si è precipitato dal Sindaco
Daniele Manca per presentarsi o, come asseriscono maliziosamente alcuni pettegoli,
per farsi autorizzare. Il risultato sarebbe stato incoraggiante, come hanno riferito alla
stampa i novelli protagonisti.
A Laghi e Peppi ci permettiamo di dare un consiglio: chi ha
chiesto i voti facendosi eleggere sulla base di un programma e in una lista specifica non
deve poi compiere trasmigrazioni verso altri lidi per rispetto
degli elettori. La distanza e la
sfiducia crescente dei cittadini
verso la politica passa anche
da queste cose.

Per uno che vorrebbe tornare
un altro che vorrebbe andar-

L’OPINIONISTA
N°34 – Dicembre 2014

pag. 9

LA FOTONOTIZIA 1

La sede del PD di Via Selice, con la bacheca desolatamente vuota, prima delle elezioni regionali
del 23 novembre scorso.

LA FOTONOTIZIA 2

La sede del PD di Via Selice, con un bel manifesto in bacheca, all’indomani del voto.

N°34 – Dicembre 2014

pag. 10

I SOSIA DEL MESE

Primo Greganti
(ex dirigente Ds)

Gilberto Cavina
(ex capogruppo Pd)

Nello Formisano
(Deputato IdV)

Elis Dall’Olio
(dirigente Pd castellano)

N°34 – Dicembre 2014

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LE FRASI CURIOSE

HANNO DETTO... O SCRITTO!
Si stanno chiudendo il naso
per la puzza della discarica.
Claudia Resta (consigliera comunale
M5S)

Ho un ruolo pubblico e voglio essere bella. Vado dall’estetista ogni settimana.

I miei colleghi consiglieri oltre a
non fare e non capire nulla spendono un sacco di soldi.
Marco Monari (ex capogruppo Pd in
Consiglio Regionale)

Alessandra Moretti (europarlamentare Pd)

Lei consigliere Carapia ha ormai più minuti a disposizione
per parlare che voti.

Poletti tu, poretti noi.

Marcello Tarozzi (capogruppo Pd)

Frase rivolta al Ministro Poletti dal presidio sindacale di Cesi e 3elle

Con Francesca Marchetti non siamo parenti.
Daniele Marchetti (consigliere regionale
Lega Nord)

Sul fenomeno della violenza
di genere poche politiche e
confuse.
Commissione Pari Opportunità Comune di Imola

Per ora non faccio nulla …
Parlerò quando sarà il momento.

Preferisco dare le spalle a
Tarozzi piuttosto che al
pubblico.

Mario Peppi (consigliere comunale Pd)

Manuela Sangiorgi (consigliera
comunale M5S)

N°34 – Dicembre 2014

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PULCIS IN FUNDO

LA SINDROME DI CALIMERO

La madre di Romano Prodi ricordava al figlio che all’epoca della prima guerra mondiale: “tutti i giovani che
partivano avendo paura di morire poi ... morivano sul
serio!”
Anche in politica i pessimisti cosmici attirano le sfortune al pari di Fantozzi con la celeberrima nuvoletta.
Spesso l’afflitto della sindrome di Calimero immagina
cose e situazioni che si verificano puntualmente e inesorabilmente. In questo caso l’incubo si materializza e
diventa sempre realtà.
Ecco perché essi manifestano solitamente comportamenti giudicati dal “volgo” come bizzarri: sfuggono
davanti alle sfide ma pretendono di essere valorizzati;
minacciano di andarsene ma sono presenti in maniera’ assillante là dove sguazzano i maggiorenti. Tradi-

scono ma fanno intendere di non aver tradito anche
se finiscono per essere fucilati come Galeazzo Ciano.
Quando succede un fattaccio tutti guardano a Calimero come se fosse l’autore del misfatto ed egli continua
così a chiedersi “ma perché capitano tutte a me?”.
Tutti comunque lo cercano, lo vogliono e lo invocano.
“Rieccolo” come si diceva per Amintore Fanfani.
Quando parliamo di sindrome di Calimero a noi viene
in mente Burlando: quando era Ministro dei trasporti i
convogli ferroviari deragliavano; poi lo tolsero dal Governo e tutto filò liscio. Oggi è Presidente della Regione Liguria e quasi tutte le città sono allagate. Non sarà
perché Burlando deriva da burla? Forse con le prossime elezioni regionali si sistemerà la situazione.
Come recita il motto latino:

“NIHIL AGERE SEMPER INFELICI EST OPTIMUM”
Per chi è sempre sfortunato fare nulla è quanto di meglio possa fare

N°34 – Dicembre 2014

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