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Lettera Auguri di Natale 2014 .pdf



Nome del file originale: Lettera Auguri di Natale 2014.pdf
Autore: Francesca

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Partenia di Formia
Comunità Cristiana di Base on-line
www.partenia.it
Prof. Salvatore Gentile - Via Vitruvio, 60 - 04023 FORMIA (LT)
tel. +39 339 8854950 – e-mail: info@partenia.it ; salvatore_gentile@yahoo.it

“Dove due o tre sono riuniti nel mio nome,
io sono in mezzo a loro”(Mt.18,20)
Formia 20 dicembre 2014

Carissime e carissimi,
come ogni anno, augurandovi un sereno Natale e un sereno Anno
Nuovo, colgo l’occasione per condividere con voi alcune mie riflessioni
che spero possano far nascere un dibattito ed un confronto tra noi, ma
soprattutto, possano farci sentire più vicini, più fiduciosi e meno soli.
È indubbio che il momento storico in cui ci troviamo non sia per
nulla facile. Ogni giorno siamo chiamati a dover affrontare difficoltà,
disagi, situazioni di ingiustizia sociale, di non meritocrazia, problemi
economici che mettono a dura prova la nostra fiducia e la nostra speranza
per un futuro sereno per noi stessi e per i nostri cari. E paradossalmente a
volte mi pare di percepire una strana sensazione, più quotidianamente
incontriamo difficoltà e ci troviamo a vivere un senso di impotenza, e più
trascorriamo le nostre giornate “individualmente”, in solitudine, assorbiti
dalle nostre ansie e dalle nostre preoccupazioni, quasi alienandoci da chi ci
circonda, facendo venir meno quel sentimento di vicinanza e di solidarietà
che aiuterebbe tutti noi ad alleggerire i nostri pesi. E tale sensazione mi
porta a riflettere e a chiedermi il perché, a constatare quanto individualista
stia diventando la nostra società.
Il Natale è ormai alle porte. Come ogni anno è lì a ricordarci la
venuta di Gesù che ha avuto il coraggio di mettere in discussione
gerarchie, strutture, poteri consolidati e di diffondere il messaggio
dell’amore incondizionato, dell’uguaglianza e della giustizia sociale.
E’ ovvio che penso al Natale come ad una festa cristiana, ma il
Natale in quanto “compleanno” di Gesù che ha trasmesso un messaggio
1

universale di amore e di solidarietà, può essere la festa dell’umanità intera?
Credo di sì.
E la Chiesa è infatti, o perlomeno dovrebbe essere, l’immagine, la
concretizzazione di quanto il Vangelo ci insegna. La Chiesa è e dovrebbe
essere il luogo dell’accoglienza, del conforto e di quel punto di
riferimento, di sostegno che proprio nei momenti più difficili del nostro
vissuto cerchiamo affannosamente, indipendentemente da chi siamo, da
dove proveniamo e cosa facciamo.
E affiorano alla mia mente gli anni meravigliosi ed entusiasmanti
vissuti con le amiche e con gli amici della Comunità di Animazione
Cristiana di Formia da me fondata ed animata. Erano gli anni Settanta, gli
anni del rinnovamento politico, culturale, sociale e religioso.
Nella Comunità di Animazione Cristiana eravamo fermamente convinti (e
lo siamo tutt’ora) che la Chiesa non fosse una comunità chiusa, distinta
dalla società in cui viveva, ma aperta alla società ed ai problemi della
gente. E noi non volevamo essere semplici spettatori o subire in maniera
passiva gli avvenimenti del nostro tempo, ma sentivamo la necessità e la
responsabilità evangelica di esserne i protagonisti attivi per contribuire alla
costruzione di una società più giusta e solidale e per aiutare a lenire le
sofferenze di chi ci era accanto. La Comunità, pertanto, esprimeva la
ricerca di una nuova dimensione di fede che, non volendo dar vita ad
un’altra Chiesa, faceva della riappropriazione dal basso e comunitaria della
Bibbia, del superamento dell’ordinamento gerarchico-autoritario
dell’istituzione-Chiesa, di una reinterpretazione della prassi sacramentale,
l’asse per un profondo rinnovamento ecclesiale. E a farci riscoprire il
valore della vita comunitaria come impegno a liberarci dagli idoli e dalle
schiavitù per servire solo Cristo ed i fratelli fu il Concilio Vaticano II (che
si svolse dal 1962 al 1965, sotto i pontificati di Giovanni XXIII e Paolo
VI) che ci ha dato speranza per una chiesa con le porte e le finestre aperte,
pronta ad accogliere in simpatia senza più condanne, senza più esclusioni.
A testimonianza di tutto ciò, erano le nostre messe. La celebrazione
domenicale della messa era per noi il segno forte del nostro vivere in
comunità, il luogo della nostra amicizia, del nostro vivere
democraticamente senza distinzione alcuna. E spesso capitava di celebrare
la messa anche in assenza di un prete. Ciò non era né trasgressione,
incoscienza o profanazione, né un tentativo di sollevare una questione
teologica al riguardo. Non eravamo la sola comunità a farlo e tutt’oggi
esistono gruppi che celebrano l’eucarestia senza un prete. La scelta
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rispondeva solo ad un senso di responsabilità condivisa, ad una scelta di
impegnarci tutti e democraticamente nella società, rispondeva ad una
visione in cui nessun singolo aveva un potere superiore ad altri, quasi a
significare che il prete non era un mago capace di compiere, attraverso una
formula, delle trasformazioni magiche. Ciò che volevamo era non
svalorizzare il momento dell’Eucaristia riducendolo ad un semplice rito
che creava distanza tra noi e Cristo, e vivere quel momento, attraverso la
condivisione del pane e del vino, come condivisione dei nostri vissuti,
delle nostre gioie e dei nostri dolori, delle nostre sofferenze e dell’amore
che nutrivamo l’uno per l’altro.
Il nostro era un modo di essere fedeli al messaggio di Cristo così
come lo vivevano i primi cristiani:
-“Essi si mostravano assidui all’insegnamento degli apostoli, fedeli alla
comunione fraterna, alla frazione del pane e alla preghiera” (Atti 2,42);
-“Giorno dopo giorno, con un cuore solo, essi frequentavano assiduamente
il tempio e spezzavano il pane nelle loro case, e si nutrivano nella gioia e
nella semplicità di cuore” (Atti, 2,46);
-“Quanto a voi, non fatevi chiamare maestri, perché non avete che un solo
maestro e voi siete tutti fratelli. Non chiamate nessuno Padre, perché non
ne avete che uno: il Padre celeste. Non fatevi più chiamare dottori: perché
non avete che un solo dottore: il Cristo. Il più grande fra voi sarà vostro
servitore; chiunque si innalzerà, sarà abbassato e chiunque si abbasserà,
sarà innalzato” (Mt. 23,8-12);
-“Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a
loro”(Mt.18,20).
Richiamo tali ricordi, condividendo con voi delle foto di quei
momenti, né con nostalgia e né con rimpianto, ma solo per trasmettere la
mia fiducia e la mia speranza che si possa costruire una società davvero
fraterna, solidale, in cui l’uguaglianza civile e sociale sia la regola e non
l’eccezione e perché si possa finalmente vivere quello spirito di solidarietà
che un tempo avevamo iniziato a respirare.
E voglio sperare che questo periodo natalizio sia per noi motivo di
riflessione e momento in cui possiamo recuperare la forza e la fiducia che
sono dentro di noi e verso chi ci è vicino perché possiamo costruire una
comunità viva, propositiva e fiduciosa.
Con affetto e amicizia
Salvatore Gentile
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