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SCEGLIERE IL DENTISTA.pdf


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scegliendo una soluzione temporanea come lo scheletrato, e cioè una protesi mobile. Poi
appena le risorse economiche lo permetteranno si adotteranno soluzioni più sofisticate.

Low Cost
L’avvento del nel “mercato” dell’odontoiatria italiana ha generato paure e sospetti che io ritengo in
gran parte ingiustificati: il sospetto che si tratti di attività deontologicamente discutibile e la paura
che possa avere conseguenze negative per i nostri bilanci.
Per questo ho deciso di scrivere qualche riga sull’argomento, dopo averne discusso in molte con
amici e colleghi, di persona e sul web.
A titolo di premessa diciamo subito che non si tratta di legittimare o delegittimare nulla: l’esercizio
dell’attività odontoiatrica in forma societaria e attraverso forme aggressive di concorrenza basate sul
prezzo è perfettamente lecito senza alcuna ombra di dubbio, che ci piaccia oppure no. È un
argomento che non può neppure essere affrontato se si è dotati di un minimo di onestà intellettuale.
Si tratta piuttosto di rispondere ad altri tipi di domande:




È eticamente accettabile per un dentista praticare l’odontoiatria low cost?
È economicamente sostenibile un’attività odontoiatrica low cost?
È pericolosa o dannosa per un dentista “normale” la concorrenza della odontoiatria low
cost?

Alla prima domanda è difficile rispondere in modo assoluto, perché i valori individuali di ciascuno di
noi sono molto eterogenei e variamente combinati tra loro in termini di priorità e di peso specifico.
Posso solo affermare che l’esecuzione di prestazioni sanitarie a pazienti bisognosi di cure ha secondo
me una cifra etica superiore se, a parità di qualità della prestazione, ha un costo più basso per chi lo
sostiene. Se inquadriamo la prestazione odontoiatrica nell’ambito di tutte le prestazioni mediche è
facile concordare sul fatto che il valore etico di una prestazione medica è inversamente
proporzionale all’interesse economico del medico che la effettua, al punto che i “migliori” tra di noi
sono quelli che prestano la propria opera gratuitamente nei confronti dei soggetti bisognosi.
Occorre poi fare un’osservazione imparziale: se è vero che non tutti quelli che fanno low cost hanno
una qualità troppo bassa è altrettanto vero che non tutti quelli che non fanno il low cost hanno una
qualità sufficientemente alta. Detto che dal punto di vista strategico entrambe le strade sono
fallimentari, la questione etica, come si vede, potrebbe essere allargata a tal punto da
ricomprendere anche coloro che la pongono sul tavolo della discussione. Tralasciando questi ultimi,
che non sono oggetto di discussione (anche se dovrebbero riflettere molto su se stessi e sul proprio
gruppo di appartenenza), possiamo ammettere che se il low cost è associato ad una qualità minima
accettabile (non parliamo di eccellenza, ma di una qualità “onesta”) della prestazione, allora
eticamente non solo è accettabile, ma addirittura “migliore” della nostra pratica corrente, per i
motivi appena detti.
Questa conclusione ci porta diritti alla seconda domanda: se sia o meno economicamente
sostenibile una attività odontoiatrica low cost, o meglio, una attività low cost con qualità alta, o
almeno sufficiente. Nella quasi totalità dei casi l’odontoiatria low cost nasce da progetti
imprenditoriali pianificati da manager per conto di portatori di capitali che investono nel nostro
mercato con lo scopo dichiarato (e legittimo) di ricavare dei profitti. Il fatto che investano
nell’odontoiatria privata è assolutamente incidentale, casuale. Avrebbero potuto fare lo stesso
investimento nelle coltivazioni dei cereali, ma se hanno scelto questo mercato possono avere fatto
solo due tipi di calcolo (escludendo implicitamente l’ipotesi umanitaria): il primo è che i margini di
utile sulle prestazioni odontoiatriche sono sufficientemente ampi da permettere una loro
contrazione, abbassando semplicemente la tariffa (low cost etico con leva sulla marginalità). In
questo modo favoriscono l’affluenza di pazienti compensando i minori singoli profitti con l’aumento
del numero delle prestazioni e la saturazione delle agende. Il secondo calcolo è che,