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Report Sanità 2014 WEB BLOG Gennaro OLIVIERO .pdf



Nome del file originale: Report Sanità 2014 - WEB - BLOG - Gennaro OLIVIERO.pdf
Titolo: Report Sanità 2014_Defintivo
Autore: PierLuigi Marchegiano

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Indice

pag. 1

1. Introduzione

pag. 2

2. Lo stato dell’arte in Provincia di Caserta

pag. 7

3. Conclusioni

pag. 24

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1. Introduzione
In Campania, il comparto Sanitario assorbe circa i 2/3 del Bilancio Regionale. Cifre che ad una prima impressione - potrebbero sembrare proporzionate, ma non è così: il
prezzo pagato dai cittadini per il raggiungimento del pareggio dei conti nel settore, è
estremamente gravoso in termini di salute.
Una prima conferma a questa premessa deriva dall’analisi dei costi del Servizio
Sanitario Regionale (2009-2011): sulla base dei conti consolidati delle Aziende Sanitarie
Locali e delle Aziende Ospedaliere rilevati dal Sistema Informativo Sanitario, nella
media del triennio 2009-2011, la spesa sanitaria pro-capite in favore dei residenti in
regione è stata pari a 1.786 Euro, un dato inferiore alla media delle altre Regioni a
Statuto Ordinario ed a quella italiana (rispettivamente 1.845 e 1.857 €). Nello stesso
periodo la spesa è diminuita in media dell’1,0% annuo, mentre è cresciuta nel resto del
Paese (+1,2%). Gli investimenti fissi, pro-capite, in sanità ed assistenza sociale,
continuano ad essere i più bassi in Italia: 83,61 €, contro 126,09 (ISTAT, “Rapporto sulla
vita quotidiana”; 2014). Si tenga presente che, secondo il “Rapporto Sanità” del
Ministero della Salute (2013), le regioni con spesa inferiore non configurano una
maggiore efficienza, quanto il possibile rischio di una significativa carenza di servizi.
Una seconda riprova viene fornita dal CEIS dell’Università Roma Tor Vergata, il quale
nel recente (2012) “VIII Rapporto Sanità”, nell’analizzare l’influenza del contesto socioeconomico sulle perfomance sanitarie regionali, individua la situazione particolarmente
svantaggiata in Regione Campania. Questa risulta essere costantemente ultima nelle
tre macrovariabili considerate: capitale umano (risorse non finanziarie a disposizione
degli individui, principalmente determinate da istruzione ed informazione), capitale
sociale (fondamentalmente, una risorsa fondata sull’esistenza di un qualche tipo di
relazioni e/o di norme sociali) e indice di deprivazione (una misura che,
approssimativamente, esprime e rispecchia le condizioni di vita, sia intermini di disagio
economico-materiale, sia in termini di svantaggio culturale, sociale e di classe).
La cattiva gestione Caldoro e del centrodestra, che continua a mostrarsi del tutto
inerte e con scarse capacità amministrative in tema di salute pubblica - come del resto
in altri servizi essenziali - rischia di inasprire le ristrettezze che tante persone devono
quotidianamente fronteggiare.
Quanto si viene a considerare, non rappresenta il frutto di una comunicazione politica
di parte, quanto la lettura di uno scenario desolante causato dalle logiche fallimentari
del centrodestra campano. Il 48° Rapporto Annuale - Anno 2014 - del Censis, espone di
una regione prima in ben 3 dei 6 fattori usati per la misurazione dell’incertezza socioeconomica: insicurezza occupazionale, mancata partecipazione femminile al lavoro e
disoccupazione 25-34 anni. Nessuno può negare, a questo punto che la Campania
venga oggettivamente percepita, dai suoi stessi cittadini, una scialuppa che navighi a
vista, senza una meta definita. Ciò che si espone, ha delle ripercussioni
immediatamente misurabili, esempio lampante la più bassa aspettativa di vita dei

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cittadini campani, rispetto alla media nazionale. Infatti, per gli uomini è 77,70 anni,
contro i 79,40 e, per le donne, di 83,00, a fronte di 84,50 (ISTAT, cit.).
A quanto appena descritto, vanno aggiunti i dati, quanto meno anomali, del più alto
rapporto, esistente in Italia, di infermieri e medici per posto letto (1,76 Vs. 1,56, i primi e
0,82 Vs. 0,64 i secondi), a cui si contrappone il peggior valore medio nella produzione
di ricoveri per acuti (2.221 Euro, rispetto ai 2.703 del Paese). Questi numeri, se correlati
fra loro, portano in maniera sintomatica ad una conclusione, difficilmente
controvertibile: erronea allocazione delle risorse e scarsa fiducia nell’accesso all’Alta
Specialità da parte del paziente-utente (CEIS, “IX Rapporto Sanità”; 2013). Tale assunto
viene condiviso anche dal “Rapporto 2014 - Il Sistema Sanitario in controluce” (Censis),
ove si rinviene un deciso scostamento tra le risposte del sottocampione campano,
rispetto al globale, per la variabile “persone che ritengono di essere state curate nel
miglior modo possibile”: 67,4%, verso 73,5%.
Oltre alle statistiche di natura economica e demografiche, diviene importante
analizzare gli aspetti qualitativi connessi con la fornitura dei Livelli Essenziali di
Assistenza. Al fine di misurare tale aspetto si può fare riferimento alle valutazioni del
Comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei LEA, che ne certifica
l’adempimento così come previsto nell’Intesa Stato-Regioni del 23 marzo 2005. Il
Comitato ha valutato la Regione Campania inadempiente rispetto agli standard
nazionali, nel 2009, nel 2010, così come nel 2011. Infatti, relativamente alla griglia di
valutazione per indicatori, ottiene un punteggio pari a 101 (su un possibile range da 25 a
225) che la colloca in una situazione definita critica.
Nonostante che per l’assistenza collettiva, venga destinata una quota relativamente
più elevata di risorse, questa presenta una valutazione inferiore alla soglia ottimale
definita dal Ministero della Salute. L’assistenza distrettuale e quella ospedaliera, hanno
valutazioni inferiori alla media delle altre regioni. Si rileva, anche, come non sia stata
portata a compimento la riorganizzazione della rete ospedaliera. Le valutazioni fornite
dai pazienti sulla qualità del servizio sanitario regionale e sui servizi resi presso le
strutture ospedaliere sono peggiori rispetto alla media delle altre regioni, nonché di
tutte quelle sottoposte ad un Piano di rientro.
Di seguito le tabelle sintetiche, pubblicate nel lavoro dello scorso anno, degli indicatori
che forniscono la fotografia sulle scarse valutazioni date alla sanità campana, in merito
alla mancata applicazione dei LEA.
Certamente risulteranno di agevole lettura, in quanto i fattori considerati non
confacenti al Protocollo siglato tra Stato e Regioni, vengono contrassegnati dalla
parola “NO” e da uno sfondo più scuro.

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Nonostante il velleitario impegno profuso dal centrodestra campano, il quale verso la
fine del 2014 ha ampiamente sbandierato dell’avvenuto rientro dal disavanzo, si può
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agevolmente ribattere, come questo sia avvenuto a scapito della qualità: la Regione
Campania - nel 2012 - rimane l’unica in Italia con una valutazione definita nuovamente
critica, a causa di un range lievemente migliorato, ma non sufficientemente
significativo, rispetto l’anno precedente, di 117.

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Il rigido Piano di Rientro dal debito, e la perdurante inefficienza hanno inciso
profondamente nella nostra Provincia avvalorando, indiscutibilmente, la tesi che i
cittadini di Terra di Lavoro siano più svantaggiati di tutti gli altri: a Caserta, più che
altrove, si rinuncia anche alle spese sanitarie a causa dell’insostenibilità dei costi e per
la carenza di un’adeguata offerta di assistenza pubblica. Diretta conseguenza, che il
Censis (cit.), mostri un giudizio negativo sulle ristrettezze imposte
dall’Amministrazione Caldoro: 2/3 dei cittadini pensano che le politiche di
contenimento della spesa siano servite ad acuire le diseguaglianze sociali. Questa
percentuale sale oltre il 71% se si considerano i soli nuclei con reddito medio e mediobasso. In questa logica, le risposte che reputano il fattore economico più importante
per consentire cure mediche adeguate (55,7%).
Quanto si continua ad asserire, non solo è frutto di ricerche empiriche che verranno
successivamente confutate, ma anche ciò che studi socio-sanitari dimostrano essere il
sentire comune dei cittadini in Terra di Lavoro. Il riferito lavoro del Censis, mette in
mostra come a Caserta, più che nel resto del territorio regionale, il 30% dei residenti
convenga sul fatto che la copertura del sistema sanitario regionale, sia insufficiente per
le proprie esigenze familiari. Ancora, appare pienamente percepito dall’effettiva
utenza un mancato miglioramento delle possibilità di cura. Il dato maggiormente
sconcertante, però, è riferibile ai 2/3 dei residenti, i quali giudicano “peggiorata”
l’eventualità di potersi curare.
Non unicamente il progressivo impoverimento dei nuclei familiari casertani a colpire,
ma anche il giudizio che questi hanno dei servizi sanitari offerti: 1/3 reputa di non
essere stato curato nel miglior modo possibile quando ha avuto necessità di rivolgersi
al SSR. Inoltre, ancora una volta primi - tra gli ultimi - nei confronti delle altre quattro
provincie, i pazienti casertani pensano di aver subito un episodio rappresentabile come
ingiustizia.

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2. Lo stato dell’arte in Provincia di Caserta
Secondo l’ISTAT (Censimento 2011), nella Provincia di Caserta risiede circa il 16% della
popolazione campana, che registra - già da tempo - un progressivo invecchiamento:
l’incidenza degli over 65 è intorno al 15%, con oltre 135.244 anziani.
A conferma dell’invecchiamento della popolazione provinciale, la maggiore incidenza
di ricoveri per patologie dell’apparato cardiovascolare (17,71%, a fronte di un costo pari a
68,25mln di Euro), seguite dalle patologie muscolo scheletriche (11,93%, per 45,95mln di
Euro) e dal sistema nervoso (8,89%; 34,25mln). Inoltre, un ricoverato su 3 ha più di 65
anni (32,0%), dato in aumento nei confronti del precedente 30,5%.
A tutto questo, va aggiunto l’incidenza negativa (ampiamente dimostrata in campo
scientifico, e più volte rimarcata dall’O.M.S.) di: scarsa istruzione, basso reddito procapite, qualità scadente dell’ambiente, dei servizi, dei trasporti, disoccupazione,
associati a stili di vita insalubri (l’incidenza di sovrappeso, percentuale fumatori e
sedentarietà si presenta sistematicamente superiore a tutte le altre province italiane).
Si badi bene che le precedenti aggravanti non bastano e non devono essere individuate
come le sole cause potenziali di attentati alla salute che stili di vita scorretti possono
comportare. Infatti, non ci si può sottrarre dal fare un veloce accenno alla cd. “Terra
dei Fuochi”: una landa (estesa quasi esclusivamente su quella che, ormai può
tranquillamente definirsi: ex Terra di Lavoro) in cui Stato e Politica hanno mostrato e
mostrano tutta la loro debolezza, inefficienza ed incompetenza, tanto che ancora non
si conosce né la composizione, né la provenienza di quanto sversato nel sottosuolo,
utile soltanto per consentire la ribalta mediatica a personaggi dal dubbio passato, i
quali godono della pubblica protezione. Un dramma percepito anche dai nostri
concittadini, i quali - unici in tutta la Campania - pongono al primo posto, tra i fattori
minaccianti la salute, “l’inquinamento” (Censis, cit.).
Va anche detto, per quanto attiene questo argomento così preoccupante, di come
esistano preoccupanti ripercussioni negative, anche e soprattutto economiche: infatti,
vanno radicandosi paure incontrollate nei confronti delle produzioni agroalimentari
campane, tese a favorire bieche speculazioni commerciali. Uno possibile rimedio è
stato proposto ed approvato nella finanziaria 2013, da chi cura questo report:
l’istituzione del marchio di qualità sanitaria ambientale; ci sarebbe solo la necessità
dell’emanazione di un apposito disciplinare, da parte degli organi di Giunta regionale,
competenti. A tutt’oggi non se ne rinviene ancora traccia (sic!)
A rendere ancora più fosco e preoccupante questo scenario, il blocco del turn-over che
perdura da almeno cinque anni, che ha l’unica conseguenza di ridurre ulteriormente la
qualità di un’offerta sanitaria, di per sé, già scadente.
Nonostante la sospensione delle assunzioni, notizie riguardo provvedimenti tesi alla
riallocazione funzionale delle risorse esistenti non se hanno.
La tabella che segue espliciterà in maniera chiara quanto si è appena scritto: mancano i
letti per i nostri pazienti.
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Tabella 1

PROSPETTO POSTI LETTO ATTUALI E PROGRAMMATI
AI SENSI DEL DECRETO 49/2010 e s.m.i.
Provincia di Caserta
OSPEDALI

POSTI LETTO PROGRAMMATI
POSTI LETTO ESISTENTI
Decreto 49/2010

Caserta

380

540

Sessa Aurunca

97

130

Aversa

204

231

Santa Maria Capua Vetere

82

121

Piedimonte

154

156

San Felice

46

80

Marcianise

87

84

Maddaloni

135

154

Posti letto Pubblici

1.185

1.490

Posti letto Accreditati

1.099

1.133

Totale posti letto

2.284

2.623

2,5

2,8

Posti letto/1,000 abitanti

Fonte: Nostra Elaborazione dati DCA 49/2010 e s.m.i., oltre a Dati forniti da A.S.L. CE

Spostando l’attenzione sulle cifre, si nota come il percorso attivato finora dalle
direzioni strategiche delle AA.SS.LL. e dell’AA.OO. territoriale abbia prodotto, su
indicazioni del Commissario Straordinario regionale, Caldoro, una politica di tagli lineari
del tutto iniqui, che hanno comportato: drastica riduzione dei posti letto, già di per sé
insufficienti; ulteriore abbassamento dei Livelli Essenziali di Assistenza sanitaria e
sociale, come già precisato sopra; soppressione di alcuni presidi di Pronto Soccorso;
riduzione e peggioramento della qualità delle attività ambulatoriali; allungamento
insostenibile delle liste di attesa; progressivo deterioramento di apparecchiature,
strutture e dei mezzi; mancata attivazione e/o potenziamento dei Poli oncologici
provinciali (come se, in Regione e soprattutto a Caserta, il cancro fosse un emerito
sconosciuto).
Il risultato di queste scelte dissennate ha comportato che, a fronte di una media
nazionale di 4 posti letto per 1.000 abitanti, la media regionale campana è di 3,4
mentre.
Ciò che davvero colpisce, è la situazione - ancora più disastrosa - in provincia di Caserta,
in cui esistono 2,9 posti letto ogni mille abitanti (almeno sulla carta, come
programmato dal DCA n. 49/2010, successivamente integrato dal 46/2011).
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La realtà dei fatti è ancora più desolante, come dimostra la tabella sovrastante. Posti
letto fantasma, non attivati in maniera compiuta, fanno arrivare Caserta ad un
angosciante media di 2,5 posti letto ogni 1000 abitanti.
Oltre quanto rappresentato, il grafico sottostante porta a riconoscere
immediatamente la singolarità nella distribuzione dell’offerta sanitaria regionale in
Terra di lavoro: tra posti pubblici e privati accreditati, in pratica, non vi è una chiara e
netta distinzione. Il 48,12%, dei posti letto è allocato in cliniche.
Grafico 1

Esempio emblematico, di come Caserta venga costantemente trascurata dal Governo
regionale è fornito dal ruolo che l’Azienda Ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano
dovrebbe rivestire, considerata l’interminabile attesa nei confronti del tanto agognato
Policlinico (i cui lavori, sono attualmente sospesi) e stante il ridotto numero di posti
letto in dotazione.
Purtroppo, con gli esigui numeri a disposizione diventa davvero difficile parlare di Polo
attrattivo di importanza regionale. Infatti, a Caserta, non esiste una sola struttura di
grandi dimensioni, che è bene precisare, per la letteratura di settore, significa un
nosocomio con almeno 400 posti letto.
Certamente non sarebbe la panacea alle croniche carenze di Terra di Lavoro, ma la
realizzazione del Policlinico comporterebbe l’aggiunta di ulteriori 500 posti letto: una
boccata d’ossigeno ad un asfittico settore, prossimo al collasso.
Ulteriore dimostrazione del fatto che ci stiamo rapportando con scelte effettuate
tramite la logica dell’assurdo, il caso del prossimo accorpamento del presidio di
Maddaloni in quello di Marcianise: difficilmente si è visto la struttura di dimensioni
minori inglobare quella più grande. Vero che a Marcianise erano stati programmati
lavori di ampliamento e sarebbe stato insensato gettare il denaro impiegato al vento,
vero che le due cittadine non sono particolarmente distanti e quindi potrebbero
divenire doppioni l’una dell’altra, vero che il Distretto sanitario marcianisano è
leggermente più grande (circa un migliaio di unità); ma è altrettanto incontrovertibile
che: si tratta di una zona con il più grande bacino di utenza provinciale (per stessa
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ammissione dell’A.S.L. Ce, nell’atto di gestione aziendale 2014 e 2013), si trova al centro
della Terra dei Fuochi, la zona circostante al nosocomio di Maddaloni ben si presta ad
un ampliamento edilizio, il fabbisogno salute dei residenti intasa il già incerto S. Anna e
San Sebastiano escludendo - di fatto - la possibilità di accesso al resto della
popolazione provinciale, inoltre, Maddaloni serve fruitori provenienti anche
dall’hinterland napoletano, come si preciserà in seguito.
Le scelte scellerate non si fermano a quanto appena esposto: nell’estate ed all’inizio
dell’autunno del 2014, abbiamo prodotto due interrogazioni consiliari ed un diffida alla
revoca per scongiurare la chiusura del punto nascita presso il P.O. di Maddaloni.
Probabilmente Caldoro ed il centrodestra mirano a ridurre l’A.O. di Caserta a mero
centro per le partorienti. Non sarebbe altrimenti interpretabile la scelta di portare a
chiusura tutte le possibili strutture esistenti - a questo dedicate - di Santa Maria Capua
Vetere, Capua e Maddaloni. Si potrebbe quasi ipotizzare che esista una logica per
sminuire ogni tentativo di portare Alta Specialità al Sant’Anna e San Sebastiano.
Noi ci siamo sempre schierati contro queste scelte: le interrogazioni e la diffida per la
revoca della chiusura Unità Breast Unit; quelle per l’inspiegabile mancanza della
Medicina Nucleare; quelle per le cattive condizioni igienico sanitarie delle camere
operatorie, sono una chiara dimostrazione di quanto ci si batta per evitare di
inquadrare Caserta a “ruota di scorta” partenopea.
Oltre al danno sui cittadini, questo è causa di conseguenze negative: l’incertezza
dimostrata nella concreta attuazione dei posti che necessiterebbe Terra di Lavoro, tra
l’altro, viene considerata estremamente deleteria per quanto attiene le variabili “posti
letto” e “attuazione Piano Ospedaliero”, dal Ministero della Salute, all’interno della
complessiva valutazione dei LEA.
A tutto questo, i pazienti-utenti della nostra provincia, rispondono con un alto tasso di
mobilità extraregionale (ricoveri effettuati in strutture sanitarie al di fuori dei confini
della Campania), con il risultato di un aggiuntivo aggravio sul budget familiare
dell’ammalato, oltre l’ovvio costo per il SSR.
Nonostante la recente casistica prodotta dalla A.S.L. di Caserta finalizzata ad analizzare
i ricoveri dell’anno 2012, riporti una modesta riduzione dei ricoveri extra Regione,
imputabile ad un miglioramento qualitativo dei servizi prestati, sarebbe più corretto
sostenere che questa fenomenologia si presta a diverse interpretazioni.
Se l’azienda sanitaria parla di una maggiore appropriatezza di ricoveri unitamente ad
una migliorata attrattività delle strutture di cura (sia pubbliche che private), forse più
opportuno parlare di chiaro segnale causato dal forte impoverimento delle famiglie
che, come confermato da diverse indagini statistiche accreditate, hanno rinunciato a
curarsi per mancanza di risorse economiche (in questo senso il CENSIS, cit.).
Uscire fuori regione costa, sia in termini di tempo e denaro, beni sempre più scarsi in
Terra di (Lavoro?)!

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Si sfida un qualunque cittadino a presentarsi ad un qualsiasi pronto soccorso della
provincia o della regione per richiedere un ricovero, senza sentirsi dire, nella quasi
totalità delle volte, che il posto letto non è disponibile. Quanto si descrive, inoltre,
diviene un’insormontabile causa per un effetto “collo di bottiglia”. In tutti lavori di
ricerca riportati, i tempi di attesa sono la seconda causa di preoccupazione nel caso si
abbia a che fare con la sanità pubblica casertana.
Anche l’ISTAT nel rapporto “Aspetti della vita quotidiana” (2014), condanna senza
attenuanti i tagli illogici ai servizi sanitari: se nel resto del Paese il 56,4% degli abitanti
giudica difficile raggiungere il più vicino Pronto Soccorso, dalle nostri parti gli scontenti
sono oltre i 2/3 (69,7%).
Inoltre, il report dell’A.S.L. nel giustificare quella che è una vera e propria emorragia di
ricoveri nei due distretti sanitari dell’Alto Casertano (Teano, con il 34,02% di tasso di
fuga extra-regionale e Piedimonte Matese con il 14,02%), si riferisce ad una supposta
maggiore vicinanza di questi territori con le regioni Lazio e Molise. Non è così! Si tratta
di territori che vedono - tra offerta pubblica e privata accreditata - un indice PP.LL. pari
ad un misero 1,7‰. Inoltre, giustificare con tanta sufficienza dei comportamenti
estremamente diffusi, si tratta di una scelta metodologica davvero opinabile,
certamente di comodo: infatti la stessa letteratura dell’Age.Na.S., in un recentissimo
studio (del 2012) sulla mobilità sanitaria, cita come motivazione principale nella scelta
di un presidio extraregionale “[...] la ricerca da parte dei pazienti di un certo tipo di
sicurezza, percepita come maggiore nella struttura ospedaliera prescelta, rispetto ad altri
servizi sanitari vicini, che si valutano qualitativamente inferiori.”
Due volte su tre (66,2%), la scelta a favore della mobilità viene effettuata con
motivazioni che attengono la cd. “area della qualità”, molto di rado per una maggiore
vicinanza dell’ospedale (6,0%). Le scelte riguardanti la propria salute, in sintesi,
vengono effettuate secondo logiche emotive, piuttosto che di ponderata razionalità.
Probabilmente, oltre la carenza di posti, causata da una riorganizzazione male
orchestrata, esiste anche una problematica derivante da ridotta capacità di attrazione.
Confrontando quanto scritto, con le risposte prevalenti nel motivare la scelta di una
ospedalizzazione fuori regione: “eccessiva lunghezza delle liste d’attesa” e “scarsa
qualità dell’offerta medica” (fondamentale nei ¾ risposte fornite dagli intervistati), si
può tranquillamente affermare - senza timore di smentita - che ci troviamo di fronte ad
un’offerta salute notevolmente fuori target.
Ancora l’ISTAT, fornisce una sicura validazione a quanto si asserisce in queste righe.
Tabella 2

Indicatori di gradimento del servizio ospedaliero

Campania

Assistenza
medica
24,6%

Assistenza
infermieristica
19,5%

Vitto
11,5%

Servizi
igienici
13,9%

Media Nazionale

36,4%

36,3%

20,6%

29,6%

Fonte: ISTAT, “Aspetti della vita quotidiana” (2014)

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Qualsiasi commento a questa tabella appare superfluo, tanto eclatante è la conferma
della scarsa qualità percepita da parte degli utenti campani.
Sempre nella stessa direzione il CEIS (cit.), il quale attesta un basso livello di
soddisfazione dell’utenza per i servizi ospedalieri forniti dalle regioni Campania, Sicilia e
Puglia.
Se la vicinanza con le regioni confinanti viene usata per motivare l’elevata mobilità
extra regionale nei distretti settentrionali, curiosità imporrebbe di sapere cosa i vertici
dell’A.S.L. hanno a concepire per giustificare tassi costantemente oltre il 10% in quelli
facenti capo a Capua e Castel Volturno (rispettivamente, il 10,10% e 10,16%), non
adiacenti ad alcuna altra regione.
Quanto appena spiegato, comporta anche dei costi difficilmente sostenibili, che
verrebbero ripagati prontamente da un aumento degli investimenti nel settore
sanitario; in altre parole, un effettivo aumento della dotazione di posti letto.
Basta dare un’occhiata alle cifre del 2012 per rendersene conto: dei 388.788.627,32 €
spesi dalla Regione Campania in ricoveri, per i cittadini di Terra di Lavoro, ben
61.848.455,77 (il 15,91%) vengono corrisposti ad altre regioni italiane. Per capirci meglio,
ogni 17 Euro impiegati in ricoveri, 3 vengono pagati fuori dai nostri confini.
La tabella sottostante elenca le cifre che la Regione Campania impiega per il
pagamento dei ricoveri ospedalieri dei residenti nel territorio facente capo all’A.S.L. CE.
Tabella 3

Spesa per ricoveri Regione Campania - A.S.L. CE Tipo spesa per ASL che ha effettuato ricovero
Ricoveri Presso Strutture ASL CE
Ricoveri in Mobilita Intra Regionale
Ricoveri in Mobilità Extra Regionale
TOTALE

Importo

Valore
Percentuale

€ 165.974.032,10
€ 160.966.139,45
€ 61.848.455,77
€ 388.788.627,32

42,69%
41,40%
15,91%
100,00%

Fonte: A.S.L. CE - Report Attività Aziendale 2012

Il rapporto diviene drammatico se si confronta la spesa extra-regionale (61.848.455,77
Euro), con la spesa per le degenze effettuate all’interno di presidi afferenti al territorio
provinciale (165.974.032,10 Euro). Si arriva all’assurdo di dover impiegare ben 1 Euro per
la mobilità, ogni 3 utilizzati a favore delle strutture (pubbliche e private) nostrane.
I 165.974.032,10 (neanche il 50% del totale) che la spesa regionale destina ai ricoveri
effettuati all’interno dei confini dell’A.S.L. Caserta, sono - se mai vi fosse necessità di
ulteriore riprova - il segnale più lampante di come la nostra provincia non possegga
strutture di rilevanza, realmente adeguate al proprio bisogno di salute. Illogico e senza
alcuna giustificazione che il valore più della metà (57,31%) delle degenze venga
effettuata altrove. Non è casuale che l’A.S.L. esponga un preoccupante indice di fuga
del 53,11% (percentuale in continuo aumento nel corso degli ultimi cinque anni).

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A tal proposito, non sono assolutamente da condividere i toni trionfanti che si
riscontrano nel report dei ricoveri 2012 dell’Azienda Sanitaria riguardanti l’operato
dell’A.O. di Caserta. Intollerabile che questa - è bene ribadirlo, dovrebbe essere
l’attrattore specialistico di tutta la provincia - eroghi i ¾ (il 74,3%, per la precisione)
delle ospedalizzazioni soltanto a cinque Distretti Sanitari (Caserta, Maddaloni,
Marcianise, S. Maria C. V. e Capua) rappresentanti appena il 46,15% della popolazione
provinciale. Come a dire che i distretti periferici sono condannati all’oblio delle cure
mediche e non hanno diritto ad una assistenza sanitaria qualificata. In queste
condizioni appare scontato il ricorso a strutture non autoctone.
Proseguendo in questa direzione, bisogna essere altrettanto critici nel valutare il
presunto potere di attrazione intra regionale da parte delle strutture pubbliche e
esistenti in Terra di Lavoro. Appare chiara l’esistenza un serio problema nel dare
un’appropriata soluzione al bisogno salute dei residenti nell’A.S.L. Napoli2, i quali non
si può certo dire abbiano svariate possibilità di scelta, trovandosi costretti a optare tra
la congestionata Napoli città e l’adiacente provincia di Caserta. Solo con tale
argomentazione - nient’affatto lusinghiera - si può interpretare il motivo per cui il 44,7%
del valore dei ricoveri effettuati dal P.O. di Aversa (a cui va aggiunto il 6,3% proveniente
dalla Napoli1) ed il 9,6% di quelli eseguiti presso il P.O. di Maddaloni proviene
dall’azienda sanitaria partenopea citata all’inizio. Altrettanto preoccupante che questo
fenomeno si ripeta con una casistica del 19,6% presso la Clinica Pineta Grande di Castel
Volturno (con un aggiuntivo 10,1% originario della A.S.L. Napoli1) e del 10,9% (oltre un
ulteriore 7,3% riferibile alla Napoli3) nella San Michele di Maddaloni.
Per l’ennesima volta, Caserta - si ribadisce, provincia con il più basso numero di posti
letto di tutta la Campania - viene chiamata a fare la sua parte nel sopperire le croniche
mancanze del capoluogo partenopeo. Non è ammissibile che presidi casertani,
insufficienti per gli stessi locali, vengano saturati ancor di più dalle limitatezze e dalla
disorganizzazione delle aziende sanitarie napoletane. Tutto questo accade e continua a
succedere con la placida complicità dell’Amministrazione regionale che nulla fa per
cercare di individuare adeguati rimedi, anzi, impone una situazione tesa ad una cd.
“guerra dei poveri” di pasoliniana memoria.
Con questi presupposti diventa davvero difficile lodare l’immaginata capacità di
attrazione da parte degli Ospedali pubblici in Terra di Lavoro.
Il vero dato pregnante in fatto di mobilità, non sufficientemente evidenziato dall’ASL,
poiché l’ammontare della mobilità attiva extra regionale originata da ospedali pubblici
è una cifra che sfiora il ridicolo (€ 1.363.762,59), è la capacità attrattiva riferibile alle
strutture private accreditate.
Le cliniche casertane, sulla mobilità attiva extra regione - nel 2012 - hanno fatturato un
importo di € 8.020.881,70. Considerato che l’ammontare totale dei tetti di spesa per i
privati convenzionati ammontava, nel 2012, ad € 123.863.400,00 si può tranquillamente
affermare che la Regione Campania abbia un ritorno economico con un tasso annuo
effettivo del 6,48%. Di questi tempi, considerato il minimo storico del tasso d’interesse
determinato dalla BCE, non può assolutamente definirsi un premio da non tenere in
considerazione.
13
13

A questo numeri va associato la quota della mobilità attiva intraregionale
(47.816.885,74Euro) che ridicolizza letteralmente la cifra generata dai PP.OO. pubblici
(9.702.062,45 Euro).
Ecco documentato chi sono le vere artefici del tanto sbandierato indice di attrazione
regionale al 27,57%: le cliniche private accreditate. Nonostante ciò, si continuano a
prevedere bilanci - per i privati - utili ad erogare prestazioni soltanto fino agli inizi
dell’autunno di ogni anno solare.
L’altro dato, in tema di mobilità, troppo spesso trascurato o volutamente messo da
parte dall’attuale governo regionale di centrodestra, riguarda il ruolo strategico che
gioca la mobilità passiva extra regionale nell’ambito del SSR: il CEIS (cit.), in maniera
incontrovertibile, ha dimostrato che, se da un lato la Campania si pone l’obiettivo di
ridurre la mobilità passiva, dall’altro deve scontrarsi con l’amara realtà: se mai
raggiungesse tale risultato, allo stato dei fatti, risulterebbe carente di posti letto.
L’insufficienza di posti, è attualmente palese: si riscontra un eccessivo tasso di
utilizzazione nei ricoveri ordinari, tanto che senza l’esistenza della mobilità passiva
extra regionale, andrebbe in crisi l’intera offerta salute regionale.
A costo di diventar ripetitivi, ma sono i numeri ad offrire lo stesso scenario desolante,
si riscontrano altrettante diversità di trattamento, anche nell’ambito socio-sanitario
(Riabilitazione, RSA, Hospice ed FKT). La media per abitante, di quanto destinato alle
varie provincie campane, vede - ancora una volta - Caserta come fanalino di coda. Tutto
questo continua ad accadere nonostante l’Age.Na.S., all’interno del “Programma
Operativo Assistenza - 2007/2013”, avesse evidenziato forti squilibri territoriali nella
distribuzione delle somme destinate e nel consumo medio di prestazioni sociosanitarie. Si continua a destinare per Terra di Lavoro, cifre molto al di sotto della media
regionale e di quanto si necessiterebbe effettivamente.
Tutto questo ha un costo economico e sociale nient’affatto indifferente; in tal modo,
non viene assicurata - a persone particolarmente svantaggiate - né la continuità
assistenziale, stante il precoce esaurimento dei volumi prestazionali assegnati, ed
ancor meno la possibilità di accesso, considerate le lunghissime liste d’attesa esistenti.
Allo stato dei fatti, il raggiungimento dei livelli uniformi di assistenza, appare ben
lungi dall’essere raggiunto, acuendo la possibilità di emarginazione e disparità sociale
per soggetti particolarmente bisognosi. Con ben tre interrogazioni, proposte nell’anno
2014, si è sollecitato il Governatore ad una decisa revisione degli attuali ed inadeguati
criteri di riparto della spesa.
Tabella 4

Rapporto Budget Riabilitazione/abitanti provinciali della Regione Campania
Provincia
Avellino
Benevento
Caserta
Napoli
Salerno
TOTALE

Budget di Spesa 2014
€ 26.991.000
€ 19.842.000
€ 56.635.000
€ 219.524.000
€ 80.866.000
€ 403.858.000

Abitanti
421.523
283.651
916.784
3.055.339
1.093.453
5.770.750

Media per Abitante
64,03
69,95
61,78
71,85
73,95
69,98

Fonte: Nostra elaborazione dati D.C.A. n. 90, dell’11/08/2014

14
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Proseguendo l’analisi di quanto viene riportato dalla sintesi dell’A.S.L. Ce, viene ad
evidenziarsi un’altra criticità: non soltanto quella complessiva, basata sull’insufficienza
di posti letto, ma anche gestionale. Incrociando il rapporto di produttività, sui costi per
i letti disponibili, nell’anno 2012, sembrerebbe palesarsi una cattiva gestione degli
ospedali pubblici. La differenza tra il costo medio annuale di un posto letto nelle
strutture pubbliche (€ 265.688,74) e di uno in quelle private convenzionate (€
112.705,55) è più che doppia, nonostante si svolga lo stesso tipo di attività. A questo
punto delle due l’una: o le cliniche private erogano prestazioni - per puro spirito
caritatevole - senza tendere al raggiungimento di un utile, oppure gli ospedali pubblici
del casertano sono contraddistinti da un irragionevole impiego dei fondi regionali
erogati.
Tabella 5

Costo Medio Posto Letto Strutture Pubbliche e Private ASL CE

Nome

Posti
Letto

Costo Annuale

Costo Medio
Annuale

Tetto di Spesa

Posto Letto

A.O. Caserta
P.O. Sessa Aurunca
P.O. Aversa
P.O. Santa Maria Capua Vetere
P.O. Piedimonte
P.O. San Felice a Cancello
P.O. Marcianise
P.O. Maddaloni

380
97
204
82
154
46
87
135

€ 155.304.000,00
€ 21.243.957,15
€ 56.287.062,09
€ 25.592.320,34
€ 31.430.892,41
€ 12.071.946,99
€ 22.198.297,85
€ 25.393.998,78

€ 408.694,74
€ 219.009,87
€ 275.916,97
€ 312.101,47
€ 204.096,70
€ 262.433,63
€ 255.152,85
€ 188.103,69

TOTALE Presidi Pubblici

1185

€ 349.522.475,61

€ 265.688,74

Casa di Cura S. Anna
Casa di Cura Villa del Sole
Casa di Cura Villa Fiorita - Aversa
Casa di Cura San Paolo
Casa di Cura Villa Fiorita - Capua
Casa di Cura San Michele
Casa di Cura Santa Maria della Salute
Casa di Cura Villa dei Pini
Casa di Cura Villa Ortensia
Casa di Cura Villa degli Ulivi
Casa di Cura Villa delle Magnolie
Casa di Cura Padre Pio
Clinica Pineta Grande

48
130
34
50
60
150
50
60
55
82
150
80
150

€ 4.049.970,00
€ 11.866.060,00
€ 2.977.320,00
€ 3.811.560,00
€ 10.008.940,00
€ 25.100.560,00
€ 4.444.350,00
€ 3.994.650,00
€ 1.572.180,00
€ 3.938.550,00
€ 12.092.520,00
€ 8.266.740,00
€ 31.740.000,00
€ 123.863.400,00

€ 84.374,38
€ 91.277,38
€ 87.568,24
€ 76.231,20
€ 166.815,67
€ 167.337,07
€ 88.887,00
€ 66.577,50
€ 28.585,09
€ 48.031,10
€ 80.616,80
€ 103.334,25
€ 211.600,00
€ 112.705,55

TOTALE Presidi Privati

1099

Fonte: Nostra elaborazione dati “Report Attività Aziendale 2012” - A.S.L. CE

Nel dettaglio, si possono notare differenze, tra pubblico e privato, le quali risultano di
difficile comprensione. Inoltre, tenuto conto della singolarità di Pineta Grande che
15
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svolge funzioni eccezionali di emergenza e Pronto Soccorso nell’ambito della rete
SIRES – 118, più un reparto speciale dedicato alle terapie intensive, il costo medio per
posto letto più caro delle cliniche non eguaglia l’equivalente meno caro degli ospedali.
Raffigurare la precedente tabella sul grafico aiuta a rafforzare la percezione di come la
differente attenzione alla gestione aziendale, abbia permesso di ripartire in maniera
totalmente discorde le risorse economiche a disposizione per ogni posto letto.
Da un lato (il pubblico) sembra confrontarsi esclusivamente con le diffuse inefficienze,
dall’altro le strutture private devono scontrarsi con risorse a disposizione, di volta in
volta, ridotte per mezzo di criteri non sempre condivisibili.
Grafico 2

Fonte: Nostra elaborazione dati “Report Attività Aziendale 2012” - A.S.L. CE

Bisogna aggiungere anche la totale assenza di una valida politica market oriented nella
programmazione dei posti letto: in nessuna delle principali branche mediche, dedicate
alla cura delle principali patologie che affliggono i cittadini di Terra di Lavoro, si riesce a
soddisfare almeno la metà della domanda.

16
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Tabella 6

Distribuzione Ricoveri per Principali Specialità in Provincia di Caserta
A.S.L. CE

Strutture Campania

Extra Regione

Cardiovascolare

45,31%

41,36%

13,33%

Ortopedia

45,38%

25,54%

29,08%

Neurologia

34,65%

35,76%

29,59%

Gastroenterologia

48,95%

38,07%

12,98%

Pneumologia

48,54%

41,12%

10,34%

Fonte: Nostra elaborazione dati “Report Attività Aziendale 2012” - A.S.L. CE

Usando una maggiore precisione, si può rilevare dove conducono i flussi migratori che i
cittadini del nostro territorio sono costretti ad affrontare per cercare di alleviare la
propria sofferenza.
Per quanto attiene la migrazione verso strutture delle altre AA.SS.LL. campane, la
quota non risulta particolarmente evidente: si tratta dell’11,10% sul totale dei ricoveri
(17258/155415). Facilmente ipotizzabile che il 62,08% della popolazione considerata si
diriga verso la Provincia di Napoli.
Tabella 7

Mobilità Passiva Intraregionale - AA.SS.LL. Campania
Frequenza

Percentuale

A.S.L. Avellino

1.575

9,13%

A.S.L. Benevento

4.285

24,83%

A.S.L. Napoli1

5.672

32,87%

A.S.L. Napoli2

3.780

21,90%

A.S.L. Napoli3

1.262

7,31%

A.S.L. Salerno

684

3,96%

TOTALE

17.258

100,00%

Fonte: Nostra elaborazione dati “Analisi dei Ricoveri 2012” - A.S.L. CE

Va ancora aggiunto, il fatto che l’Azienda Ospedaliera del capoluogo provinciale
assorbe una quota di mobilità decisamente non sostenibile: il 18,41% dei ricoveri
ordinari effettuati nel 2012 non proviene dall’A.S.L. CE. Dati che vengono sottratti alle
17
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già scarse risorse messe a disposizione dei cittadini casertani, come scritto
precedentemente.
Nel capoluogo partenopeo, i due Policlinici universitari riescono ad ospitare oltre la
metà (il 62,01%) della domanda. Ci si chiede quando la II Università sarà dislocata a
Caserta, anche grazie all’apertura del tanto agognato Policlinico (nonostante tutti
sappiamo bene dell’infelice scelta attuata per quanto attiene la dislocazione di questa
opera assolutamente necessaria, non si giustificherebbe altrimenti la battaglia portata
avanti per la chiusura di cave e cementifici nel casertano).
Si tratterebbe di un piccolo rimedio, per porre un minimo freno ai disagi che i pazienti
di Terra di Lavoro sono chiamati ad affrontare per vedere soddisfatto il loro diritto alla
salute.
Tabella 8

Mobilità Passiva Intraregionale - Strutture di rilievo regionale
Frequenza

Percentuale

A.U.P. Federico II

7.916

39,42%

A. O. Cardarelli

3.047

15,17%

A. O. Monaldi

3.619

18,02%

A.U.P. S.U.N.

4.536

22,59%

ISTITUTO NAZIONALE TUMORI

2.466

12,28%

A. O. Santobono/Pausillipon

3.919

19,52%

IRCCS D.P. Fondazione MAUGERI

245

1,22%

A. O. Rummo

1.150

5,73%

A. O. Moscati

784

3,90%

A. O. Ruggi D'Aragona

315

1,57%

TOTALE

20.081

100,00%

Fonte: Nostra elaborazione dati “Analisi dei Ricoveri 2012” - A.S.L. CE

La palese difficoltà nell’effettuare una concreta programmazione sanitaria, per quelle
che sono le reali necessità di salute del territorio oggetto di analisi, emergono quando
si confrontano le dotazioni di posti letto per le prime cinque macroaree mediche che
inglobano le principali cause di patologie che affliggono i cittadini considerati.
Il confronto tra dati empirici e l’idealtipo basato sulle concrete necessità della
popolazione oggetto di analisi è ben lontano dalla perfetta aderenza. Le discrepanze
18
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risultano abnormi negli ospedali, relativamente ridotte per quanto attiene l’A.O. di
Caserta, relativamente conformi se si prendono in considerazione le cliniche.
Come si può notare, gli ospedali pubblici sembrano del tutto estranei ad una sana
logica di programmazione aziendale, basata sulla ricerca dell’equilibrio tra domanda ed
offerta.
Grafico 3

Fonte: Nostra elaborazione dati “Analisi dei Ricoveri 2012” - A.S.L. CE e Dati ARSAN

Le cose sembrano andare leggermente meglio quando si prende in considerazione il S.
Anna e San Sebastiano. In questo caso, sembra che ci si sforzi, peraltro in maniera non
del tutto efficace, nell’offrire servizi maggiormente mirati ai bisogni dell’utenza.
Grafico 4

Fonte: Nostra elaborazione dati “Analisi dei Ricoveri 2012” - A.S.L. CE e Dati ARSAN

Una maggiore rispondenza alle esigenze dell’utenza si riscontra nella distribuzione
posti letto delle cliniche private. L’unica carenza si evidenzia nella branca della
19
19

pneumologia, ma - del resto - visti i continui tagli ai tetti di spesa (effettuati sempre con
almeno 8 mesi di ritardo, rispetto a quanto pattuito all’inizio di ogni anno), che
costringono a sospendere l’erogazione di prestazione convenzionate già dalla metà di
settembre, appare una chimera il solo immaginare investimenti aziendali finalizzati
nella direzione di una maggiore rispondenza alle effettive necessità dei pazienti
casertani.
Grafico 5

Fonte: Nostra elaborazione dati “Analisi dei Ricoveri 2012” - A.S.L. CE e Dati ARSAN

Scelte sbagliate che vanno a pesano in maniera determinante sulla salute dei cittadini
residenti nel territorio riferito a Terra di Lavoro.
Sembra quasi che per il Governo regionale la medicina non sia mai evoluta nel creare
un appropriato offerta di sistema sanitario, oggigiorno, sempre più variegato. Per
quanto attiene gli ospedali della nostra A.S.L., i classici ed intramontabili (sempre
indispensabili, sia chiaro) reparti di Medicina e Chirurgia rappresentano il 29,07% del
totale ed il percorso nascita (Ostetricia e Ginecologia, Nido e Patologie Neonatali) il
23,38% (nonostante questo, per stessa ammissione dei vertici sanitari vi è un
“inspiegabile” eccessivo ricorso al parto cesareo, che costa il 3% delle risorse
utilizzate). Anche l’Age.Na.S. nota una inusuale incidenza dei parti cesarei (47,44%). Nel
resto d’Italia si ricorre a questa procedura, soltanto 26 volte su 100.
Pensare di raggiungere il target della riduzione della fuga dei residenti casertani con
atti, quale il DCA n. 156, del 31/12/2012, che individua l’obbligo di una preventiva
autorizzazione, da parte di un’apposita commissione, per ottenere determinate
prestazioni da ricovero in Puglia, Molise, Lazio e Basilicata, sa molto di stantio
proibizionismo. Il reale traguardo da raggiungere, è costituito dal porre le strutture
pubbliche (soprattutto) e private, in condizioni da poter effettuare i servizi sanitari
richiesti in maniera ottimale ed efficiente. Si tratta di dover investire per migliorare i
servizi pubblici, da un lato, e prevedere adeguamenti per i tetti di spesa dall’altro. Non
si sta predicando un incontrollata aumento della spesa pubblica, perché quanto si
20
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espone, sarebbe bilanciato da un deciso crollo della uscite extra regionali. Si tenga
presente, che - eccezion fatto per alcune prestazioni di Alta Specialità - la maggior
parte dei DRG effettuati oltre confine, sarebbe stato possibile eseguire anche dalle
strutture presenti in Terra di Lavoro. Ebbene sì: con la mobilità extra regionale,
l’aggravio è doppio: quello per il cittadino-utente, il quale deve sostenere spese
aggiuntive per gli spostamenti e quanto altro connesso, e per la comunità, la quale si
trova a pagare, notevolmente in più, prestazioni altrimenti effettuabili in loco, a tariffe
minori, prestabilite.
Va aggiunto, che una migliore erogazione - qualitativa e quantitativa - delle stesse
prestazioni mediche, magari consentirebbe anche alle nostre strutture pubbliche di
confine il ruolo di attrattori per i potenziali pazienti limitrofi, generando - in tal modo una significativa mobilità attiva.
Purtroppo la direzione intrapresa da Caldoro ed il suo centrodestra, è quella meno
condivisibile: il DCA 91/2013 ed il successivo 100/2013 - per l’ennesima volta - continuano
in quella che è una sistematica e dura revisione dei tetti di spesa assegnati all’inizio di
ogni anno, con una tempistica successiva di, ormai, quasi un anno, compromettendo
gravemente l’equilibrio economico-finanziario delle uniche strutture (quelle private,
ovviamente) che cercano di fornire prestazioni eccellenti all’utenza.
Per di più, si preferiscono impiegare fondi pubblici regionali per la cassa integrazione a
cui sono costrette a ricorrere le case di cura, data la continua riduzione di risorse,
piuttosto che prevedere un serio piano di investimenti che porterebbe una migliore
qualità dei servizi, unitamente nuovi posti di lavoro di cui si avrebbe tanta necessità.
Decisamente paradossale il risultato a cui perviene il Decreto 91 nella parte in cui cerca
di creare una metodologia scientificamente corretta per l’individuazione futura del
budget ascrivibile ad ogni clinica convenzionata, denominato “budget teorico
potenziale di riferimento”. Ebbene, quanto messo in campo sfiora il ridicolo. L’iniziale
determinazione del numero esatto di posti letto esistenti per ciascuna struttura,
attingeva a tre fonti pubbliche: AA.SS.LL., So.Re.Sa. ed ARSAN, tuttavia nell’appendice
si recita testualmente, che i numeri forniti non sempre sono stati univoci. Immaginiamo
che una semplice verifica empirica sarebbe stata troppo complicata da mettere in atto.
Inoltre, nel tener conto dei fatturati precedenti, come base del calcolo, si ravvisa una
grossolana inesattezza: non si tiene conto che alcune AA.SS.LL., come quella di
Caserta, nel valutare le operazioni eseguite, le classificano secondo l’iniziale normativa
che regolava l’apertura delle cliniche, ragion per cui, tutti gli interventi effettuati
vengono codificati come pertinenti la chirurgia generale, specialità meno
remunerativa, e meno idonea all’aumento del fatturato. Va anche aggiunto, di come a
Caserta i puntali controlli sulle reali attività eseguite non consentono la presenza di
ricoveri sovrastimati, anomali o falsati. L’eccessiva lentezza riguardante il
funzionamento delle altre aziende sanitarie regionali, invece, non farebbe ipotizzare la
puntuale applicazione di una imparziale oggettività nei confronti di tutte le strutture
del territorio campano.

21
21

Non sorprende che i principi appena espressi, siano stato gli stessi ispiratori del DCA n.
144, del 18/11/2014: l’individuazione dei limiti di spesa, per le cliniche accreditate,
relativo all’anno 2013.
L’impressione che si ricava, nell’analizzare questa situazione ai limiti del grottesco, è
quella di una tacita costrizione, per l’utenza, ad un’emigrazione forzosa, creando
percorsi prestabiliti verso i pazienti sono inconsapevolmente costretti ad incanalarsi.
Non sarebbe estraneo ad un supposizione simile, rimarcando quanto esaminato sopra:
se anche fosse risolta la mobilità extra-regionale, non ci sarebbero posti sufficienti e
quelli esistenti, hanno un indice di utilizzazione ben al di sopra della media nazionale.
Con questa strumentalizzazione messa in atto, non diventa difficile comprendere dove
conducano questi percorsi, non propriamente occulti. Basta dare un occhiata al grafico
sottostante per farsi una chiara idea dello stato dell’arte.
Grafico 6

Fonte: Nostra elaborazione dati “Analisi dei Ricoveri 2012” - A.S.L. CE

Soltanto in questa ottica si possono spiegare le ragioni che vedono la Regione Molise
assorbire il 19,22% (pari ad € 11.530.749,00) dell’intera Mobilità Extra Regionale e
l’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS) - con € 5.551.815,01 - primo creditore, per prestazioni
sanitarie, della nostra Regione. Si rammenta, che si tratta di valori percentuali in
continua crescita negli ultimi cinque anni: un’emorragia a cui non si riesce a porre un
confacente rimedio.
Una struttura, questa ultima, che avendo riconosciuta l’importanza a livello nazionale,
non è soggetta ad alcuna censura sui propri interventi. Ha sempre e soltanto diritto al
rimborso - insindacabile - del valore richiesto sulle prestazioni effettuate.
Al secondo posto, il Complesso Ospedaliero di Isernia (4.273.653,50 Euro). Una vera e
propria nicchia che Caserta, tra l’atro sede di una Facoltà Universitaria di Medicina, con
i pochi ed inadeguati mezzi messi a disposizione, non riesce validamente a contrastare.
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22

Poco conta argomentare del più alto numero molisano di tecnologie moderne in
rapporto alla popolazione (primi in Italia), con 299,2 apparecchiature per milione di
abitanti, mentre la Campania è la peggiore d’Italia con 125,9 apparecchiature per
milione di abitanti.
Questi numeri non devono essere una facile scappatoia per giustificare una situazione
non altrimenti condivisibile, ma devono servire da concreto stimolo per sorreggere
l’inderogabile necessità di potenziare ed effettuare incisive scelte in materia di
politiche sanitarie sul nostro territorio. Una programmazione ed una gestione
economica, a tutt’oggi, del tutto prive di logica.
Nell’era dell’austerity, non si può condividere il cattivo impiego di denaro pubblico a
spese della salute pubblica, unicamente per favorire i “soliti noti”. Non si può rimanere
indifferenti, di fronte al concetto emergente in economia di: investimenti pubblici
mirati. La stessa Apple, dei conclamati liberisti statunitensi, con l’affermazione dei suoi
consumer goods, ne è stata beneficiaria, dando dimostrazione di come un’attenta e
specifica spesa pubblica possa portare ricadute economiche concrete e durevoli.

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3. Conclusioni
Quanto emerso con questo lavoro, escursus sullo stato di salute della Sanità in
Provincia di Caserta, generato dalla passione politica con cui - quotidianamente cerchiamo di intervenire per migliorare le sorti di una Terra, troppo spesso considerata
di serie B, troppo spesso vittima di speculazioni che vanno ad intrecciare interessi tra i
più disparati, troppo spesso perseguitata dai fantasmi creati da Essa stessa.
Le abnormi criticità rilevate, consentono di affermare - senza timore di alcuna smentita
- come, ai cittadini in Terra di Lavoro venga negato l’inviolabile diritto alla salute,
previsto dall’articolo 32 della Costituzione.
Se il framework di partenza è un contesto socio-economico oltremodo svantaggiato,
l’Ente Regione non fa altro che aggravare la situazione a causa di politiche, le quali non
consentono una corretta ed uniforme erogazione dei LEA, di posti letto
numericamente inadeguati ed al limite delle loro capacità produttive, risorse tese a
favorire le strutture del capoluogo partenopeo, ripartizione dei fondi non
proporzionali al numero di abitanti ed alle loro esigenze, programmazione effettuata
con la logica della casualità non della causalità, scarso livello qualitativo della medicina
ad Alta Specializzazione, inadeguato controllo dei costi nei confronti delle strutture
facenti capo alle altre aziende sanitarie campane, continui tagli per la sanità privata
erogatrice della metà delle prestazioni eseguite in Terra di Lavoro, continuo e costante
ricorso alla mobilità extra regionale come risorsa funzionale al sistema.
Abbiamo difficoltà a credere, che possibili rimedi individuati alle tante criticità
individuate in queste poche pagine possano sfuggire a chi è adesso al Governo
regionale. Non vi è necessità di alcun dato né esperienziale, né competenziale per
comprendere che degli investimenti mirati, tesi alla riduzione di un’anomala mobilità
extra regionale, debbano dirigersi per il riconoscimento di ulteriori accreditamenti,
nonché per aumentare decisamente i posti letto pubblici, quanto meno per le
discipline di: ortopedia, oculistica, chirurgia vascolare, urologia e gastroenterologia;
inoltre apparirebbe equa ed improcrastinabile una decisa ridefinizione degli importi
riservati alle prestazioni socio-sanitarie, in quanto questi, oltre ad essere
significativamente sottodimensionati rispetto alla domanda della effettiva utenza, non
sono affatto allineate a quanto destinato per le altre provincie della Regione. Non
siamo noi ad affermarlo, bensì la tangibile richiesta dei nostri cittadini in cerca di cure
adeguate.
Probabilmente è giunto il momento per una decisiva inversione di rotta, i tempi sono
maturi e le scadenze inderogabilmente vicine. Il Governatore e Commissario per la
Sanità Caldoro ne prenda atto. Le scelte sue e del centrodestra, hanno trasformato - di
giorno in giorno - Caserta nella terza provincia molisana.

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