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Tonio Tondo Sergio Mattarella 2 .pdf


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LETTERE E COMMENTI 25

Sabato 31 gennaio 2015

PARTIPILO

IL GUASTAFESTE

Il giorno più lungo del premier Io auto-scatto
di LINO PATRUNO

>> CONTINUA DALLA PRIMA

U

na prima risposta arriverà proprio
oggi. Se il candidato che ha indicato per la presidenza della Repubblica dovesse superare la fatidica soglia dei 505 voti, allora le ambizioni
del premier potranno spiccare il volo. Perché
in un sol colpo avrà dimostrato di saper gestire una partita difficilissima come l’elezione del Capo dello Stato; di essersi liberato
dall’abbraccio scomodo di Berlusconi mandando al macero il cosiddetto Patto del Nazareno o, quanto meno, modificandolo radicalmente a proprio vantaggio; di aver ricompattato e rilanciato un partito fin qui apparso
impreparato a gestire il Paese. Chapeau.
Sulla carta non sembrano esservi ostacoli a
che tutto questo si realizzi e – detto francamente – per noi semplici cittadini potrebbe
essere la soluzione più utile, perché un governo stabile con un partito di maggioranza
finalmente consapevole delle sue possibilità
non avrebbe certamente difficoltà a procedere più speditamente sulla via delle riforme,
soprattutto di quelle più urgenti come in materia di giustizia, trasparenza e organizzazione della macchina statale. I segnali positivi

che proprio ieri sono arrivati dall’Istat non
solo ringalluzziscono Renzi, ma danno anche
un po’ di speranza ai milioni di italiani senza
lavoro e ai giovani costretti a emigrare, alla
pari dei loro bisnonni. Ma, diceva un uomo
concreto e franco come Vujadin Boskov, rigore è quando arbitro fischia. Gli italiani,
geneticamente modificati col cromosoma del
calcio, sanno bene quanto siano vere le parole
dell’allenatore serbo. Avere sulla carta un
margine di 50-60 voti rispetto ai 505 richiesti
significa affrontare col brivido lo scrutinio di
oggi. Soprattutto se, come prospettato, Forza
Italia uscirà dall’aula per evitare che più che i
«franchi tiratori» siano protagonisti i «segreti soccorritori».
Se Sergio Mattarella dovesse restare sotto i
505 voti, allora il premier potrebbe pericolosamente ritrovarsi nella stessa situazione
del suo predecessore Pierluigi Bersani, costretto a bruciare nomi su nomi, fino ad ammettere la sconfitta e a implorare Giorgio
Napolitano di restare ancora al Colle. Perché
in caso di fumata nera sarebbe improbabile
una riproposizione di Mattarella a oltranza,
contrariamente a quanto dichiarato da Renzi
in questi giorni. Primo, perché non lo consentirebbe lo stesso candidato, persona seria,

schiva e indisponibile a mettere a repentaglio
la sua dignità; secondo, perché si moltiplicherebbero gli interessi a fare il tiro al bersaglio sull’uomo del premier.
Se sciaguratamente così fosse, allora Renzi
dovrebbe ripiegare su altre ipotesi, ben sapendo però che buona parte del suo prestigio e
del successo delle sue manovre sarebbero andati già in fumo. E in più col rischio – come già
accennato – di avvitarsi come nel 2013 nella
ricerca di un candidato possibile. Potrebbe
tornare in auge qualcuno dei nomi già circolati, ma soprattutto tornerebbe in auge Berlusconi, il quale avrebbe dimostrato che, nonostante condanne, legge Severino e tutto il
resto, la sua stagione politica non è ancora
conclusa. Il Patto del Nazareno – con buona
pace delle opposizioni interne al Pd e a Forza
Italia – riprenderebbe vigore riproponendo in
grande stile il tira e molla cui abbiamo assistito in questi mesi. Addio allora alle speranze di cavalcare la ripresa e il momento
economico meno ostile.
Comunque o per fortuna, la Storia – neppure quella secondo Matteo – si fa con i se.
Poche ore e, attraverso gli aruspici del Quirinale, conosceremo quale futuro ci aspetta.
Michele Partipilo

TONDO

Una scelta di vita morotea
Angelino Alfano, siciliano anche lui, decida addirittura di non
presentarsi al seggio, da ministro dell’interno, può essere iniersanti Mattarella, sei anni in più, lo portava con sé alle sensato. La politica è anche un gioco di specchi, alla fine le sue
riunioni a Roma. Aveva un atteggiamento protettivo. diverse rappresentazioni sono continuità di potere o di promessa
Neanche quando la minaccia mafiosa divenne incom- del potere: questa realtà può sembrare contraddittoria quando
bente coinvolse il fratello. «Mi raccomando, non dica invece è solo gioco di tattica, provvisoria per natura.
La prevedibilità è la forza di Mattarella. De Mita, che lo volle
nulla né a mia moglie né a Sergio», fu la richiesta al suo capo di
gabinetto Maria Grazia Trizzino dopo averle confidato le que- deputato nel 1983 e poi commissario della Dc a Palermo nella
stagione dei «colonnelli», lo ha considerato un «forlaniano» di
stioni del terribile scontro di potere a Palermo.
Ma la Sicilia è anche terra di mimèsi e di promesse di sinistra. Mite, semplice, moderato. I ruoli però cambiano le
redenzione. Quella mattina di domenica sei gennaio 1980, con il persone e possono far risorgere il meglio o il peggio degli eletti. Il
potere ha bisogno comunque delle novità
corpo sanguinante di Piersanti sulle giper poter alimentare il consenso. E ha
nocchia, si rafforzò nel fratello il seme
bisogno di moralità conclamata quando è
dell’imitazione. Non la banale riproduin difficoltà.
zione del fare, ma la forza profonda del
Piersanti e Sergio hanno studiato
valore che risorge con la sua energia e
all’istituto San Leone Magno a Roma, una
potenza. Questi sentimenti, del resto, cirfucina di classe dirigente. Il motto del
colavano già da molti anni in casa Matfondatore,
Marcellino
Champagnat
tarella. Il padre Bernardo (1905-1971), oltre
(1789-1840), era <senza pretese né calcoli>.
ad essere stato fondatore della Democrazia
In particolare, Sergio ha sempre curato la
cristiana insieme a De Gasperi, Spataro,
<pedagogia della presenza, preventiva e
Scelba e Gonella, era molto amico di Igino
discreta>. Una sola volta ha perso la paGiordano, un leader spirituale e politico.
zienza, nel 1992, per difendere la memoria
Prima ancora che ministro per una vendel padre e del fratello. Il Guardasigilli
tina di anni, Bernardo Mattarella aveva
Claudio Martelli, socialista, eletto in Silavorato con Moro conosciuto nell’azione
cilia, aveva sostenuto che «secondo gli atti
cattolica, fin dalla Costituente. Insieme,
della commissione antimafia, Bernardo
nel 1944 avevano partecipato al congresso
Mattarella nel dopoguerra aveva traghetdi Bari dei comitati di liberazione dell’Itatato la mafia siciliana dal fascismo e dalla
lia meridionale. Da questo momento co- CANDIDATO Sergio Mattarella, 73 anni
monarchia alla Dc». E che Piersanti <può
mincia un sodalizio fino alla morte di
darsi si sia riscattato da quella storia
Bernardo. Il testimone fu preso da Piersanti, anche lui fedelissimo di Moro. I due fratelli erano <in- familiare e per questo sia caduto>.
Sergio, all’epoca vice segretario del partito democristiano,
timamente> morotei, affascinati dalla sua elaborazione e soprattutto dall’ispirazione religiosa della sua politica. Con l’uc- reagì con durezza: «Martelli la deve smettere con questa incivile
cisione dello statista ad opera delle Brigate rosse un mondo finiva, abitudine di insultare le persone morte da tempo…E poi sono
tutte menzogne. Mio padre era notoriamente antifascista, contro
sconvolte le relazioni in un’Italia sempre più cattiva e cinica.
Nella turbolenza della battaglia per il Quirinale prevalgono la mafia che era monarchica e separatista, fu repubblicano e il
sempre i tatticismi e le furbizie, le false promesse e i veti fiero avversario del separatismo in Sicilia».
Non era solo posizione politica scontata: l’ultimo dei Mattarella
incrociati. Può essere anche verosimile che la candidatura di
Mattarella sia stata pensata per bloccare Prodi: gli uomini della aveva ribattuto appellandosi a una legge morale vivente nella
politica non dimenticano le loro convenienze, anzi. Spesso de- famiglia. Quella che oggi sta incuriosendo e anche affascinando
cidono trascinati dalla convinzione di coltivare meglio i propri una parte dei grandi elettori. Chi lo ha frequentato negli ultimi
interessi scegliendo la soluzione più empatica. Ma poi a vincere tempi (Mattarella, rimasto vedovo, aveva sposato Marisa Chiazsono sempre le ragioni profonde della continuità della politica e zese, sorella di Irma, a sua volte consorte di Piersanti, ndr), parla
dello stato. E’ il filo del potere a ispirare e guidare gli uomini e non di un uomo che conduce una <vita monastica>, fatta di letture e di
pochi incontri, lontana dalla politica.
viceversa.
Il Quirinale non si fa occupare facilmente, anzi è una maLa forza della canditura di Sergio Mattarella è nella sua
promessa di mantenere unito il Pd, creatura fragile e per molti ledizione per chi ci pensa o lo sogna soltanto. Al Quirinale si sale
destinato a scomporsi, garantendo la minoranza di sinistra. per chiamata. E a volte chi va a occuparlo dimentica chi l’ha
L’unità del Pd oggi significa stabilità del potere di Renzi, ma anche voluto o proposto. Amicizie, disegni di potere, progetti. Il libro più
dello stato e delle sue proiezioni interne e internazionali. Che un citato da Mattarella è l’Ecclesiaste. «Tutto è vanità e un correre
esponente della borghesia cattolica siciliana sia considerato dai dietro il vento». Ecco, lui si dice «pronto» al grande onore, pur
post comunisti il salvatore del loro partito può essere solo un essendo il potere destinato alla polvere.
paradosso apparente. E che un democristiano orgoglioso come
Tonio Tondo
>> CONTINUA DALLA PRIMA

P

tu auto-scatti

S

elfie delle mie brame, chi è il più bello del
reame? L’ultimo è stato Francesco Totti, uno
che fa di tutto per farci odiare ancòra di più
Roma e la romanità. Dopo il secondo gol alla
Lazio, inforca un cellulare e immortala la sua faccia
burina miliardaria. Che poi diffonde urbi et orbi, manco fosse la benedizione pasquale del papa. E l’arbitro
che fa? Invece di ammonirlo perché non stanno a Hollywood, fa finta di niente magari pensando di farsi un
selfie pure lui a fine partita, perché no col capitano
giallorosso.
EPIDEMIA DI SELFIE - Per lo 0,000001 per cento del
mondo che non lo sa, selfie vuol dire autoscatto. Al 99,9
per cento dei giovani che non lo sa, diciamo che non è
una novità. Avveniva anche nell’Era mesozoica di una
decina di anni fa. Si piazzava la macchina sul treppiede, si faceva mettere il gruppo in posa, si diceva
attenzione e il fotografo si fiondava verso il gruppo che
aveva lasciato un buco per lui. Ovviamente non si
vedeva lo scatto prima di scattare come ora. Nella
preistoria dei genitori dei ragazzi di oggi bisognava
andare a sviluppare la foto dal fotografo, un tipo rimasto ora solo per i matrimoni (gli ultimi che si celebrano).
Oggi invece si cresce a merendine obesizzanti e selfie.
Secondo gli esperti, l’autoscatto è una nuova forma di
egoismo, anzi di narcisismo. Addirittura erotica, visto
che ciascuno si dà l’erotismo che più l’erotizza. Esperti
detti “social influencer”: quelli che con i loro post,
cinguettii e scatti riescono a influenzare chi usa Facebook, Twitter, WhatsApp, Instagram. Insomma riescono a portarseli dietro come una mandria. A fargli
mettere “mi piace” dove vogliono, a farli diventare
“fan” di chi vogliono, a creare i miti che vogliono, a far
aumentare di valore chi vogliono. Perché gira e gira, la
storiella è sempre quella.
Ogni giorno Instagram (l’archivio dei selfie) ne immagazzina 60 milioni di nuovi. E non puoi andare in
giro senza essere attorniato da questi cellulari branditi
su facce sorridenti come imbecilli o smorfieggianti
come clown. Perché, manco a dirlo, anche il selfie è
quasi sempre una istigazione a dare il peggio di noi
stessi, come il Totti Francesco dimostra. L’incubo quotidiano di non apparire, quindi di non esserci. Lo ha
capito anche uno come Renzi, anzi soprattutto lui, che
vive più in televisione o nei selfie che nella vita reale.
Seguendo la prima legge della pubblicità secondo cui
più ripeti che quel dentifricio è buono, più è buono e lo
comprano. Si dice, wow, iterazione del messaggio.
CACCIA AL FAMOSO -Secondo i sopradetti esperti,
è una patologia contemporanea. E h24/7 (24 ore su 24
per 7 giorni su 7), non come il raffreddore che viene
solo a gennaio e febbraio. Un rimedio ovviamente alla
solitudine, diffondo un po’ di selfie e mi faccio compagnia con compagni che non vedo. Un popolo di “indistinti”, dicono sempre quelli che più parlano difficile
più si credono. E patologia che colpirebbe sempre più
gli uomini che le donne. Tanto che negli ultimi due
anni in America gli interventi maschili di plastica alla
faccia sono aumentati del 25 per cento, magari proprio
per farsi i selfie (pensa tu).
Ovvia la sempre più vertiginosa epidemia di cacciatori di selfie. Basta che uno sia diventato qualcuno
magari per un giorno (chessò, perché la sera prima la
tv lo ha casualmente inquadrato in strada) per volersi
fare un selfie con lui. Con una contiguità rabbrividente
di capelli a corto di shampoo. Ma anche il selfie
no-guancia-a-guancia, tanto che il “selfie stick” (il bastone per farlo a un metro di distanza) è stato inserito
dalla rivista americana “Time” fra le 25 grandi invenzioni del 2014.
Ma siccome la reazione è sempre in agguato (tanto
quanto l’esagerazione) ecco fioccare anche i Proibito
Selfie. I nazionali di calcio iraniani non possono farlo
con le tifose. No sulla spiaggia francese di Antibes
(dove un cartello dice “Zona vietata agli spacconi”). No
nelle camere a gas di Auschwitz (e ci mancherebbe),
davanti alla Mecca sacra all’Islam, allo Zoo di New York
(potrebbero incazzarsi neri leoni e tigri), no anche allo
stadio inglese del Tottenham (magari perché le foto se
le vogliono vendere loro). L’ex sindaco di Bari, Emiliano, si limitò a proibire gli “sguardi di sfida”.
Siccome selfie vuol dire anche “c’ero anch’io”, uno
selfiato alla grande è papa Francesco. Il quale non si
sottrae, figuriamoci. Tanto, se qualcuno si allarga, come sappiamo c’è sempre un bel pugno pronto.


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