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itinerario, rappresentazione2 .pdf



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Qualcosa di più sul
Barocco
Barocco è il termine utilizzato
dagli storici dell'arte per indicare
lo stile dominante del XVII
secolo. Il suo significato
originario,
dallo
spagnolo
barrueco,
di
"irregolare,
contorto, grottesco e bizzarro", è
stato ora ampiamente riveduto.
Lo stile barocco ha fondamenti
negli ultimi anni del XVI secolo,
ma nasce a Roma intorno al
terzo decennio del Seicento. La
culla dell'architettura barocca è
appunto la nostra capitale, e
l'origine è chiaramente fondata
sull'opera dei quattro maestri
Carlo
Rainaldi
da
alcuni
considerato ancora manierista,
Gian Lorenzo Bernini, Francesco
Borromini e Pietro da Cortona.

ROMA BAROCCA
È la veste più “sfacciata” della città, la meno nascosta e la più
sfolgorante. Non è possibile camminare per il centro di Roma senza
imbattersi in uno dei capolavori dell’arte barocca. Sfarzo, oro e
soprattutto esagerazione sono alla base di questo magnifico percorso
turistico.

Elementi e Luoghi da visitare

Fontana dei 4 fiumi

Chiesa Sant'Agnese in Agone

Chiesa del Gesù

Palazzo Altieri

Il Barocca in Italia

Il Bernini lavorò alla Fontana dei Fiumi negli anni 1648-1651, su incarico di papa Innocenzo X, della
famiglia Pamphilj. Il suo progetto unitario fu realizzato con l’aiuto degli scultori Giacomo Antonio
Fancelli (il Nilo), Claude Poussin (il Gange), Antonio Raggi (il Danubio), Francesco Baratta (il Rio
della Plata).

Gange

I fiumi sono così rappresentati:
-il Nilo con un leone ed una palma a simbolizzare l’Africa e con gli occhi bendati ad indicare che
non si conoscevano ancora le sue sorgenti;
-il Rio della Plata, con le monete d’argento che simbolizzano il colore argentino delle acque (dallo
spagnolo plata=argento); è totalmente falsa la ripetuta affermazione che con il gesto della statua
lo scultore volesse indicare la sua avversione contro il Borromini alludendo ad una supposta
instabilità della Chiesa di S. Agnese, poiché il Borromini vi lavorerà dal 1653 al 1657, quando la
Fontana dei Quattro Fiumi sarà già ultimata

Nilo

Rio della Plata

-il Danubio con un cavallo ed i fiori che richiamano le fertili pianure danubiane
-il Gange con un lungo remo ad indicare la navigabilità del fiume.
Danubio

Storia della chiesa
Santa Agnese in Agone è l'edificio di maggior spicco
di piazza Navona, esistente fin dal secolo VIII fu eretta
per il culto a Santa Agnese direttamente dove la
tradizione riporta che la santa bambina venne
esposta nuda alla gogna ed avvenne il prodigioso
accrescimento dei suoi capelli affinché la
ricoprissero. L'aspetto attuale, come quasi tutta la
restante Piazza Navona, è dovuto a Papa Innocenzo X
Pamphili che incaricò di ristrutturare tutta la piazza,
sede dell'antico circo di Domiziano, a Carlo e
Girolamo Rainaldi. Ai Rainaldi quindi fu affidato
l'incarico di ricostruire la chiesa in luogo dell'antica
cappella di S. Agnese ma le lentezze e le incertezze
degli architetti spinsero Papa Innocenzo X, alcuni
asserirono su intervento dell'influentissima Donna
Olimpia, ad affidarne nel 1653 la realizzazione al
Borromini. Quest’ultimo non poté cambiare il
progetto a croce greca ma modificò la facciata,
rendendola concava, in tre parti di cui la centrale
aggettante ed inserì nel progetto due agili
campaniletti ai fianchi, ottenendo quindi l'effetto di
far risaltare maggiormente la cupola, va detto che
dopo la morte di Papa Innocenzo X gli eredi Pamphili
rimossero dall'incarico Borromini restituendo a Carlo
Rainaldi il lavoro che terminò nel 1672 sotto la
supervisione di una commissione di architetti.

Caratteristiche strutturali
L'interno di Santa Agnese in Agone restituisce
l'impressione di una maggiore vastità a causa della luce
diffusa dalle finestre della cupola, la decorazione è
ricca di stucchi dorati e marmi pregiati, per l'altare
Borromini impiegò colonne di verde antico provenienti
da S. Giovanni in Laterano. La pala marmorea
dell'altare maggiore è opera di Domenico Guidi ebbe la
commissione per realizzare la pala che venne esposta
ufficialmente il 13 luglio 1688.Il grande rilievo in
marmo bianco rappresenta la Sacra Famiglia con Santa
Elisabetta, San Giovanni e Zaccaria. La cupola fu
affrescata da Ciro Ferri (1689), i pennacchi dal Baciccia
(1665) e sugli altari tutti i lavori furono eseguiti dai
principali allievi del Bernini.

.

.

Interno

La costruzione della chiesa, che si affaccia su piazza del Gesù, è
considerata come una svolta importante nella storia dell'arte, perché fu
costruita secondo lo spirito dei decreti del Concilio di Trento: è stata
progettata a navata unica, perché l'attenzione dei fedeli fosse concentrata
sull'altare e sul celebrante. Costruire la chiesa era stato, già nel 1551, un
desiderio di Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù ed attivo
durante la riforma protestante e la successiva riforma cattolica. Papa
Paolo III nel 1540 aveva autorizzato la costituzione della Compagnia di
Gesù. All'epoca Paolo III viveva a Palazzo Venezia ed offrì ai primi gesuiti
la cappella, vicina alla sua residenza, che si trovava sull'attuale sito della
chiesa. Ma per mancanza di mezzi finanziari i lavori della chiesa non
furono iniziati durante la vita di Ignazio. I lavori cominciarono solo nel
1568. I primi progetti della chiesa, erano stati disegnati da Nanni di Baccio
Bigio, un architetto fiorentino. Nel 1554, il progetto fu rielaborato da
Michelangelo e poi dal Vignola (1568), con due esigenze: una grande
navata con un pulpito laterale; un altare centrale per la celebrazione
dell'Eucarestia.

Interno chiesa con vista della navata
centrale, abside e cappella

Accenni sulle decorazioni interne
Sarebbe interessante puntare lo sguardo su ciascuno dei dipinti per
poterne studiare i particolari, osservare il movimento dei personaggi,
trarne il loro specifico e significativo messaggio; ci limiteremo soltanto
a dare uno sguardo d’insieme a tutte le opere. Dalla considerazione di
ciascuna rappresentazione è facile trarre degli elementi che ci
riportano decisamente ad attribuire ad artisti fiamminghi la fattura.
Infatti, è tipico dell’arte fiamminga il gusto dell’analisi del particolare
che risalta chiaramente nella tavola di San Francesco che predica agli
uccelli, dove la minuzia con cui sono raffigurati gli uccelli è
straordinaria; così anche i vari paesaggi sono presentati con profondità,
senso atmosferico e con colori splendidi, luminosi, trasparenti tanto da
sembrare quasi smalti, perché poco carichi di olio e più di vernice. Le
figure e gli oggetti non trovano, a volte, il loro giusto rapporto
proporzionale per la mancanza di quella unità e sintesi di visione che
solo le leggi della prospettiva lineare potevano dare e che il pittore
fiammingo ignorava

Piantina chiesa e facciata

Palazzo Altieri
Il palazzo occupa un grande isolato del
centro di Roma. Il suo prospetto principale
si affaccia su via del Plebiscito e su Piazza
del Gesù. All'interno la struttura racchiude
due grandi cortili. Il suo primo nucleo
progettato
dall'architetto
Giovanni
Antonio De Rossi risale al 1650 quando il
cardinale Giovanni Battista Altieri
commissionò i lavori ed essi interessarono
alcuni edifici di tipo medievale. Il secondo
nucleo venne attuato con l'ampliamento
che si fece tra il 1670 e il 1673, per
interessamento del pontefice e sotto il
controllo del cardinale Paluzzo Paluzzi
Altieri degli Albertoni, che da lui adottato,
diventò il cardinal-nipote. Nel 1673 fu
completato il grande salone. Il cardinale
Camillo Massimo raccomandò Carlo
Maratta come pittore e Giovanni Bellori lo
aiutò nell'iconografia. La Clemenza (dal
nome del papa) è circondata dalla Felicità
Pubblica e dalle altre virtù cardinali. Le
vastissime dimensioni del palazzo ne
favorirono, nel tempo, gli usi più svariati:
solo per riferirsi al secondo dopoguerra, fu
usato fra l'altro come set cinematografico,
come sede commerciale, come sede delle
medie inferiori del Liceo Visconti. Vi
abitarono, anche, l'attrice Anna Magnani; e
lo scrittore Carlo Levi, che vi fece
riferimento nel romanzo L'orologio. Il
palazzo è stato anche sede dell'Ambasciata
giapponese in Italia.

Benché gli arredi siano stati parzialmente dispersi nelle
vicissitudini della famiglia, il palazzo contiene ancora
rilevanti opere d'arte e decorazioni, tra cui dipinti di Luca
Giordano, Bernardo Strozzi, Pieter Mulier, Domenico Maria
Canuti, Lionello Spada, Fabrizio Chiari, Felice Giani, Vincenzo
Camuccini, Francesco Zuccarelli, Giovanni Andrea Carlone e
Giuseppe Bonito.
L'edificio è attualmente un condominio occupato in parte
dall'Associazione Bancaria Italiana (ABI), e da altre due
banche (la FINNAT e la Banca Popolare di Novara) e in parte
da proprietari privati, tra le altre cose, è ancora conservato
l'Archivio della Famiglia collocato nella "Librària Altieri".

Interni del palazzo


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