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Il Diario di Dimitrov e la svolta di Salerno e l’uso politico della storia.pdf


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Il Diario di Dimitrov e la svolta di Salerno e l’uso politico della storia
Per lunghi decenni chiunque avesse voluto confrontarsi criticamente con la storia del partito comunista
italiano doveva fare i conti con la macchina di propaganda costruita dalla storiografia ufficiale del partito
che si avvaleva di studiosi illustri quali Ragionieri, Spriano, Vacca, Agosti ed altri ancora.
Si trattava di un apparato imponente, che aveva a propria disposizione giornali, riviste, case editrici, e
che incentrava tutto il proprio lavoro attorno all’ obiettivo fondamentale, che era quello di esaltare la
figura di Palmiro Togliatti. Il segretario del PCI era presentato come il dirigente che aveva fatto superare
al PCI la fase dell’estremismo e lo aveva fatto diventare un partito “autenticamente nazionale”, capace di
assumere quella “missione patriottica” che altri (i fascisti, la DC, ecc.) avevano tradito.
Tale fase ha costituito la compiuta affermazione dell’uso politico della storia che si ha quando lo storico
subordina la sua ricerca, la selezione delle fonti e l’interpretazione dei documenti a un obiettivo politico
ed è incapace di muoversi con spirito critico e autonomia di ricerca, rinunciando a priori a modificare la
sua ipotesi di lavoro iniziale se fatti e documenti la contraddicono o non collimano con i suoi interessi
politici e con il suo mondo ideologico.
La storia “altra” del PCI che, ha acquistato un rilievo crescente in questi anni (pensiamo, ad esempio, al
volume “Il piano inclinato” di S. Solano) ha smentito l’impostazione della storiografia legata al PCI,
evidenziandone i limiti strutturali, ricostruendo la storia del PCI fuori dagli schemi ufficiali e dando spazio
a quanti, lavoratori, militanti di base, partigiani non si sono schierati dalla parte di Togliatti, cioè di colui
che porta sulle spalle il peso della rinuncia del partito comunista a esercitare il suo compito storico, per il
quale era stato fondato nel gennaio 1921 a Livorno.
La riprova della debolezza e dell’inconsistenza della storiografia sviluppatasi sotto l’egida di Togliatti è
costituita dalla sua rapida scomparsa all’indomani dello scioglimento del PCI e al conseguente venir meno
delle ragioni fondanti del proprio ruolo propagandistico.
Restava sul campo l’altra storiografia, di stampo conservatore e liberale, il cui massimo esponente è stato
Victor Zaslavsky. Di chi si tratta? Ricostruiamone la figura attraverso alcune testimonianze pubblicate
nella stampa borghese: Secondo «Il tempo» Zaslavsky è il principale esponente della “rada pattuglia degli
storici veri, quelli che gli archivi li frequentano davvero, uno studioso di luce e di verità. Proprio negli
archivi di Mosca, coadiuvato dalla moglie Elena Aga-Rossi, scoprì la documentazione inedita, che dissolse
come neve al sole una delle grandi menzogne del Pci. Zaslavsky, infatti, dimostrò, carte alla mano, che la
famosa «svolta di Salerno» del 1944, per decenni decantata come prova inconfutabile della moderazione e
del patriottismo di Togliatti, fu, in realtà, dettata da un perentorio ordine di Stalin”.i
“La scoperta” di Zaslavsky – scrive «Il corriere della sera» – “si fonda su fonti inedite come i diari di
Dimitrov”ii su cui Zaslavsky ha lavorato. “Il suo nome – completa il quadro «Il Giornale» - balzò alla
ribalta infrangendo la frontiera degli esperti e degli studiosi, quando insieme alla moglie, Elena Aga-Rossi,
trasse fuori dagli archivi dell’ex Urss la documentazione che dimostrava come la famosa «svolta di
Salerno» (la proposta del Pci agli altri partiti antifascisti nel 1944 di entrare nel governo Badoglio) fino ad
allora sventolata come la prova dell’autonomia di Togliatti dall’Urss fosse stata ideata da Stalin e da lui
imposta ai comunisti italiani”.iii
La “scoperta” di quest’esimio docente ha trovato terreno fertile non solo sulla stampa conservatrice ma
anche in qualche sprovveduto che pur si vanta di essere comunista e che recepisce acriticamente le tesi
di Zaslavsky. Ciò non solo per pigrizia intellettuale, per abitudine a formarsi su Bigami preconfezionati da
ripetere all’occasione. C’è di più: una singolare convergenza tra reazionari e “autentici comunisti” per
cui entrambi hanno interesse a sostenere che dietro l’operato di Togliatti ci fosse la longa manus di
Stalin.
Ritorna qui prepotentemente alla ribalta l’uso politico della storia: né il brillante professore né i pedestri
pseudo-rivoluzionari escono dai loro schemi preconfezionati.
Ma davvero le tesi di Zaslavsky meritano l’entusiastica accoglienza che hanno avuto in ambienti pur
apparentemente contrapposti? E’ così attendibile il defunto professore?
Noi qualche dubbio lo avremmo già a leggere le note biografiche esibite dallo stesso professore il quale
non nascondeva di essere “arrivato in Italia grazie ad un accordo segreto fra gli Usa, che davano i soldi a