File PDF .it

Condividi facilmente i tuoi documenti PDF con i tuoi contatti, il Web e i Social network.

Inviare un file File manager Cassetta degli attrezzi Ricerca PDF Assistenza Contattaci



Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle .pdf



Nome del file originale: Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle.pdf

Questo documento in formato PDF 1.4 è stato inviato su file-pdf.it il 21/04/2015 alle 10:28, dall'indirizzo IP 87.0.x.x. La pagina di download del file è stata vista 1374 volte.
Dimensione del file: 2.1 MB (27 pagine).
Privacy: file pubblico




Scarica il file PDF









Anteprima del documento


21/4/2015

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle
Raffaele Giovannelli

02 Aprile 2015

Il ventesimo secolo è stato un secolo di immani
Stampa
tragedie e di grandi progressi. Un decennio dopo non
 Text size
riusciamo neppure a comprendere gli sconvolgimenti
così profondi e radicali che si sono verificati nel secolo passato. Oggi,
da alcuni sintomi premonitori, molti temono che si stiano avvicinando
altre catastrofi. Limitandoci a guardare il periodo che inizia con la
seconda guerra mondiale, ricorderemo quegli avvenimenti gravi che
hanno influito in modo decisivo sulla storia. 
Il primo è stato l’attacco giapponese alla base americana di Pearl
Harbor nelle isole Hawaii, base militare americana sin dal 1900. Il 7
dicembre 1941, finalmente la politica del governo americano fu
coronata da successo perché i giapponesi si decisero ad attaccare la
flotta americana che si trovava nel porto. La base non era in stato di
allerta e quindi l’attacco giapponese ebbe pieno successo. I comandanti
della base: il generale Short e l’ammiraglio Kimmel furono sottoposti
ad una commissione d’inchiesta la cui conclusione fu che i due massimi
responsabili della base non avevano alcuna responsabilità. Restò la
http://www.effedieffe.com/index.php?view=article&catid=20&id=313364%3Arivediamo­il­crollo­delle­torri­gemelle&tmpl=component&print=1&layout=de…

1/27

21/4/2015

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle

colpa di Roosvelt, che non venne mai processato perché gli Stati Uniti
vinsero la guerra e diventarono la prima potenza mondiale. Pearl
Harbor rappresenta anche un episodio fondamentale nel modo di gestire
gli umori del popolo statunitense: sacrificare soldati e civili americani
alla furia del nemico in modo da provocare un risentimento feroce, una
corale volontà di andare in guerra per punire il nemico al quale viene
tolta ogni dignità, viene tolto lo status di uomo per essere equiparato ad
una bestia feroce che necessariamente deve essere eliminata. 
Il secondo è stato lo sgancio delle bombe atomiche (Hiroshima – 6
agosto 1945, Nagasaki – 9 agosto 1945) che stabilì l’inizio del terrore
delle armi nucleari di distruzione di massa. Fu una dimostrazione
davanti al mondo dell’efficienza della nuova arma. Si dice che in
Giappone le spade dei samurai venissero collaudate uccidendo i
condannati a morte. Colpire le due città fu un fatto simile alla pratica
dei costruttori di spade giapponesi.
Il terzo è stato l’assassinio del Presidente Kennedy (1), che ha segnato
il passaggio dallo stato democratico, ereditato dalle utopie
illuministiche antecedenti la rivoluzione francese.
Il quarto si colloca oltre il XX secolo, nel primo anno del secolo
seguente. Fu il massacro dell’11 settembre 2001, con la distruzione
delle torri del WTC e di un’ala del Pentagono con un totale di circa
3000 morti.
Questo fatto ha determinato lo stato di guerra permanente degli
americani contro tutto il resto del mondo ed ha giustificato l’escalation
dei loro armamenti e il loro diritto di spiare e intervenire militarmente
in ogni angolo della Terra in cui, secondo la loro opinione, si stia
annidando una cellula terroristica. Già perché viene dato per scontato
che gi american hanno il diritto­dovere di sindacare su tutto l’universo
mondo, su cui eserciterebbero una sorta di benevolo protettorato,
essendo essi destinati a svolgere il ruolo di guida per tutta l’Umanità.
La strage dell’undici settembre fu dettata dalla necessità di risvegliare
http://www.effedieffe.com/index.php?view=article&catid=20&id=313364%3Arivediamo­il­crollo­delle­torri­gemelle&tmpl=component&print=1&layout=de…

2/27

21/4/2015

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle

negli americani la volontà di combattere. Infatti dopo quella strage
venne intrapresa una serie di guerre, venne invaso l’Iraq e venne ucciso
Saddam, venne devastato ed occupato l’Afghanistan, venne montata la
primavera araba che si occupò di montare una guerra permanente in
Nord Africa. Tutta l’area è stata destabilizzata per tranquillizzare gli
amici israeliani. La Siria, un paese di antichissima civiltà venne
aggredita con la morte di centinaia di migliaia di siriani. Questo
alimentò la fuga di milioni di persone verso l’Italia. Ma combattere
l’Islam con la scusa di combattere gli estremisti islamici ha
conseguenze catastrofiche in tutto l’Occidente, che rimane succube
della politica americana. Non si può combattere una fede religiosa
senza disporre di un’altra fede altrettanto valida e convincente. Se poi
alle spalle abbiamo ateismo conclamato insieme ad una misera e stantia
fede nel progresso materiale la sconfitta è assicurata.
Questa politica dissennata ha dato i suoi frutti: Cina, Russia e India si
sono avvicinate, realizzando l’alleanza tra le potenze continentali contro
quelle marittime. Ed infine l’Islam si è rafforzato mentre i cristiani sono
rimasti senza protezione, destinati ad essere sacrificati per alimentare lo
sdegno degli europei contro l’Islam ed accrescere la loro dipendenza
dagli USA per la protezione militare. Gli Stati Uniti hanno bisogno di
alleati, non tanto per un appoggio militare ma per scaricare e diluire le
loro responsabilità per la politica dissennata che conducono.
Sotto un profilo metastorico la strage dell’undici settembre costituisce il
passaggio dalla democrazia repubblicana ad una dittatura imperiale,
appena mascherata da vecchie istituzioni democratiche. L’assassinio di
Kennedy (1), ordito anche dall’allora vicepresidente Johnson e da una
vasta area di interessi economici speculativi, aveva sancito il dominio
delle lobby, di cui lo stesso Johnson, successore di Kennedy, era il
grigio e fedele rappresentante. La transizione dalla democrazia ad un
regime autocratico per reggere l’impero mondiale è stato un passo
obbligato, che la classe politica americana ha affrontato con la pretesa
di conservare immutati i propri schemi istituzionali. Questo si è tradotto
nel trasformare le istituzioni «democratiche» precedenti in paraventi
formali. 
http://www.effedieffe.com/index.php?view=article&catid=20&id=313364%3Arivediamo­il­crollo­delle­torri­gemelle&tmpl=component&print=1&layout=de…

3/27

21/4/2015

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle

Quando Cesare Ottaviano Augusto realizzò la transizione dallo Stato
repubblicano allo Stato imperiale aveva alle spalle l’uccisione di
Cesare, compiuta apertamente in Senato, nel luogo sacro dello Stato.
Aveva ottenuto la sconfitta politica e poi militare degli assassini: Bruto
e gli altri congiurati. Aveva a suo sostegno una vasta cultura politica. 
Gli americani non hanno voluto capire nulla della transizione, che si
stava svolgendo anche nel resto del mondo, e non hanno avuto il
sospetto che la povertà mentale e culturale del presidente Johnson e
degli altri congiurati, rendesse impossibile assumere il duplice ruolo di
Bruto l’assassino, e di Augusto il creatore dello stato imperiale. Le
classi dirigenti statunitensi sono andate incontro alla trasformazione
ricorrendo a dosi massicce di crudele e sanguinaria ipocrisia. La nascita
dell’impero americano è stata tenuta a battesimo dal sangue di Kennedy
e delle vittime dell’undici settembre. E come corollario di un cumulo
insopportabile di ipocrisie, gli avvenimenti dell’undici settembre
presentano molti lati oscuri.
Infatti mentre i due avvenimenti precedenti: l’attacco a Pearl Harbor e
l’impiego di due bombe atomiche sul Giappone, sono di grande
rilevanza storica, dove tutto è noto (o quasi) e non ci sono dubbi sulla
politica di potenza perseguita dagli Stati Uniti, a cominciare dalle vere
ragioni del loro intervento in Europa nella prima guerra mondiale,
nell’ultimo evento ci sono troppi particolari che non possono essere
accettati in una seria ricostruzione storica.
Non mi voglio soffermare sui tanti aspetti che la versione ufficiale non
riesce a spiegare e che vengono molto contestati. Vorrei mettere in
evidenza il fatto più plateale: il crollo delle torri gemelle è avvenuto in
mondovisione, crollo che la versione ufficiale afferma essere la
conseguenza del prolungato stress termico indotto dall’incendio, mentre
è evidente la somiglianza con una demolizione controllata. La versione
ufficiale, che fa risalire tutto ad un gigantesco attentato, attuato da
organizzazioni terroristiche di radice islamica per colpire gli Stati Uniti,
dispone di ben pochi elementi a suo favore. Con la giustificazione del
http://www.effedieffe.com/index.php?view=article&catid=20&id=313364%3Arivediamo­il­crollo­delle­torri­gemelle&tmpl=component&print=1&layout=de…

4/27

21/4/2015

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle

segreto necessario alla sicurezza della nazione, le prove e le indagini
non sono state rese pubbliche e alla stessa magistratura americana è
stata impedita qualsiasi azione e accertamento della verità. Si era
ritenuto che i pochi fatti emersi da immagini, da filmati e dalle
testimonianze dei presenti, fossero largamente sufficienti a convalidare
la versione ufficiale. Ma non è stato così. Proprio dai pochi elementi
noti ed incontrovertibili, sono emerse le contraddizioni con la versione
ufficiale.
Quando alle critiche è sempre più difficile rispondere, i sostenitori della
versione governativa dei fatti dicono: allora raccontateci che cosa
sarebbe successo? Questo è assurdo. Noi osservatori esterni possiamo e
dobbiamo limitarci a dimostrare solo che la versione ufficiale dei fatti è
falsa. A questo punto è il Governo americano ad andare sul banco degli
accusati e dover raccontare che cosa è realmente successo.
L’occasione per ricominciare la storia
Qualche tempo fa mi sono trovato a girovagare nella libreria aperta a
piano terra nel palazzo della Triennale di Milano. Erano esposti tutti
libri che esaltavano le meraviglie dell’arte moderna e dell’architettura
sua parente. Quello che veniva sciorinato era solo un coro di lodi per
tanta bellezza; no, di bellezza non si può parlare, diciamo invece per
tanto successo. Il successo pare che sia motivo per creare altro successo
e per cancellare chi il successo non lo ha raggiunto. Niente critiche,
nessuna incrinatura, niente che possa turbare l’irresistibile trionfo del
moderno, che poi, oltre che chiamarsi moderno, ha poco o nulla da dire,
anche se la sua modernità, trasformata in eternità, sta diventando
piuttosto noiosa. 
Trovo infine un libro che forse poteva non essere del tutto allineato:
Perché gli edifici cadono (2). Avevo la speranza che tra gli edifici
caduti ci fossero anche le Torri Gemelle crollate quel famoso undici
settembre 2001, con annessa spiegazione delle vicende subite dalle
strutture. Ma il libro era uscito in America nel 1992, quindi la mia
speranza svanì subito appena guardai il retro della copertina.
http://www.effedieffe.com/index.php?view=article&catid=20&id=313364%3Arivediamo­il­crollo­delle­torri­gemelle&tmpl=component&print=1&layout=de…

5/27

21/4/2015

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle

Per un ingegnere la curiosità di vedere perché e come certi progetti
hanno fallito, ebbe il sopravvento e comperai ugualmente il libro, che
ha due autori: Matthys Levy e Mario Salvadori. Il primo è ingegnere
civile di lungo corso, il secondo, il cui nome senza ombra di dubbio
rivela l’origine italiana, è di formazione accademica, già autore del
libro: Perché gli edifici stanno in piedi.
Leggendo si trae una conclusione immediata: gli americani non sono
poi così bravi a costruire (3). La loro ossessione per il guadagno
immediato, la loro mancanza di attaccamento per le cose durature
(conseguenza del loro eterno desiderio di vagabondare), li ha sempre
traditi con risultati deludenti, ma questo non si può dire perché le
critiche non le accettano e nell’occasione tirano fuori un brutto
carattere.
Al secondo capitolo si parla di come un grattacelo, l’Empire State
Building, ben costruito con tecniche consolidate, non cadde pur avendo
subito l’impatto di un grande aereo, un bombardiere B­25. Il grattacelo
venne investito al settantanovesimo piano a 278 metri di altezza. Di
questo urto sappiamo tutto, anche perché il grattacelo in questione
venne accuratamente esaminato dopo l’incidente. 
Quella mattina c’erano nuvole basse sopra New York, sotto i 300 metri.
Il grattacelo è alto 381 metri. Il tenente colonnello Smith sbucò dalle
nuvole a 120 metri di quota quando vide il grattacelo. Tentò di evitarlo
alzandosi e virando, tirò fuori il carrello per ridurre la velocità ma l’urto
fu inevitabile. Le ali si polverizzarono. Dei due motori uno uscì
dall’altro lato del grattacelo, l’altro finì nella tromba delle scale.
Si deve fare un’altra osservazione. I crolli negli USA sono stati molto
numerosi. Come si è detto le cause per lo più sono imputabili alla scarsa
considerazione che gli americano hanno per edifici che durino nel
tempo. Per loro l’edilizia è un campo riservato principalmente alla
speculazione. Oltre il mezzo secolo il valore commerciale di un
immobile tende a zero. Tutto è provvisorio, quindi nulla deve essere
http://www.effedieffe.com/index.php?view=article&catid=20&id=313364%3Arivediamo­il­crollo­delle­torri­gemelle&tmpl=component&print=1&layout=de…

6/27

21/4/2015

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle

fatto per durare a lungo. Ma nel libro troviamo anche la narrazione di
un altro crollo molto importante perché mostra la stessa dinamica
utilizzata per giustificare, secondo la teoria ufficiale, la rapidità del
crollo delle torri del WTC.
Quei pochi secondi che fanno la differenza
Saprete che per giustificare la rapidità con cui crollarono le due torri si
affermò che il fuoco aveva eliminato la resistenza dei pilastri portanti in
modo che, quando la parte degli edifici che era al disopra dell’impatto
degli aerei cadde su quella sottostante, questa sarebbe stata trascinata
senza che la sua struttura offrisse un’apprezzabile resistenza.
Orbene sono giusti venticinque anni da quando si è verificato un crollo
molto simile al modo con cui la versione ufficiale vorrebbe che fossero
crollate le Twin Towers. Si trattava di un edificio in costruzione a
Bridgeport nel Connecticut. Il fatto venne ricordato sulla stampa
americana perché costò la vita a 28 operai, schiacciati orribilmente tra i
piani che si spiattellarono uno sull’altro. Di questi operai dieci erano di
origine italiana.
Ma andiamo con ordine. Parliamo prima della tecnica costruttiva
adottata, una tecnica assolutamente criminale, una tecnica che poteva
essere pensata solo da chi ha un totale disprezzo per la vita umana. La
società ovviamente si chiama lift­slab, Il procedimento era stato ideato
nel 1948 da Youtz e Slick. 
Si tratta di questo: per accelerare la costruzione i singoli piani venivano
preparati a terra nel cantiere. Le grandi superfici dei piani, enormi lastre
in cemento armato post compresso, venivano realizzate al suolo, con
casseforme tutte eguali e venivano impilate una sull’altra mentre
nell’area dell’edificio si gettavano le fondazioni e si realizzavano le basi
dei pilastri. Nel frattempo venivano eretti i pilastri, anzi l’anima dei
pilastri, senza provvedere ad ancorarli lateralmente. Per farsi un
modello mentale, si trattava di una selva di stuzzicadenti verticali
(Fig.1) che dovevano reggere le grandi piastre, che avrebbero costituito
http://www.effedieffe.com/index.php?view=article&catid=20&id=313364%3Arivediamo­il­crollo­delle­torri­gemelle&tmpl=component&print=1&layout=de…

7/27

21/4/2015

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle

i piani dell’edificio.
Questi andavano collocati subito alla loro altezza definitiva, prima che i
pilastri fossero completati. Le lastre venivano sollevate con martinetti
idraulici sino alla loro posizione finale. Quando il cemento delle lastre
si era ben solidificato, venivano messi in tensione dei cavi orizzontali
predisposti all’interno delle piastre stesse prima che il calcestruzzo
venisse gettato.

Fig. 1 

Come noto la compressione elimina le zone della piastra dove il
cemento verrebbe messo in tensione dai carichi previsti. Questo perché
il cemento ha una scarsa resistenza a trazione, mentre al contrario ha
una elevata resistenza a compressione. Il 23 aprile 1987 le lastre erano
tutte pronte ed alcune erano state parcheggiate in alto, al nono livello.
Gli operai stavano inserendo dei cunei tra i pilastri e le lastre per un
posizionamento temporaneo delle lastre stesse (Fig. 2, 3). 
Il sistema aveva già dato segni di malfunzionamento. Era sufficiente
che durante il sollevamento la piastra non rimanesse perfettamente
http://www.effedieffe.com/index.php?view=article&catid=20&id=313364%3Arivediamo­il­crollo­delle­torri­gemelle&tmpl=component&print=1&layout=de…

8/27

21/4/2015

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle

orizzontale perché si rischiasse il crollo.  L’Ambiance Plaza di
Bridgeport avrebbe dovuto essere un edificio di sedici piani per
appartamenti, diviso in due torri decentrate collegate tra loro da una
tromba di ascensori.

Fig. 2 Barra di sollevamento collegata al martinetto

http://www.effedieffe.com/index.php?view=article&catid=20&id=313364%3Arivediamo­il­crollo­delle­torri­gemelle&tmpl=component&print=1&layout=de…

9/27

21/4/2015

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle

Fig. 3 Particolari del collegamento della piastra ad un pilastro 

Nella figura seguente, la Figura 4, viene illustrato come si sganciarono i
dadi di sollevamento e come ebbe inizio il disastro. I Piani
precipitarono uno sull’altro. I testimoni oculari hanno dichiarato che
tutto si concluse in almeno 5 secondi, mentre se il pacco di piani
superiore fosse precipitato in caduta libera il tempo impiegato sarebbe
stato pari a 2.25 secondi. Poiché la resistenza degli agganci delle piastre
ai piloni era di poco superiore al peso delle piastre stesse, quando il
pacco di piastre superiori cadde ogni piastra travolta venne strappata
dagli agganci con una forza trascurabile. Allora che cosa ha ritardato il
crollo? È vero che le piastre erano appuntate con degli spilli, ma le
piastre hanno una massa e la massa tende a mantenere il suo stato di
moto. Se è ferma resiste per inerzia ad una forza che la mette in moto.
http://www.effedieffe.com/index.php?view=article&catid=20&id=313364%3Arivediamo­il­crollo­delle­torri­gemelle&tmpl=component&print=1&layout=d…

10/27

21/4/2015

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle

 Ogni piastra quindi frena la caduta del gruppo di piastre che
sopraggiunge e questa frenatura si sovrappone alla resistenza degli
agganci. Anche se quest’ultima resistenza è assunta nulla, il frenamento
inerziale è ineliminabile.

http://www.effedieffe.com/index.php?view=article&catid=20&id=313364%3Arivediamo­il­crollo­delle­torri­gemelle&tmpl=component&print=1&layout=d…

11/27

21/4/2015

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle

Fig. 4 Illustrato come si sganciò una barra di sollevamento dalla piastra
http://www.effedieffe.com/index.php?view=article&catid=20&id=313364%3Arivediamo­il­crollo­delle­torri­gemelle&tmpl=component&print=1&layout=d…

12/27

21/4/2015

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle

Tutte queste considerazioni dovrebbero valere per il crollo delle Torri
Gemelle. La durata del loro crollo è certificata dalle riprese televisive e
dai sismografi che hanno registrato l’inizio e la fine del crollo. Anzi
Queste registrazioni sismiche rivelano all’inizio un picco che potrebbe
essere interpretato come la registrazione di un gruppo di esplosioni.
La durata del crollo delle due torri è risultata essere più breve di una
caduta tipo pancake, che viene frenata dall’inerzia dei piani che
successivamente vengono coinvolti. Un crollo con un tempo così breve
si può ottenere con le demolizioni, tranciando in sequenza i pilastri in
modo che durante il crollo i piani superiori precipitando trovano i piani
inferiori già in movimento. 

Fig. 5 – Schema del crollo per effetto «pancaking»

Dove andarono a schiantarsi gli aerei 
È opportuno ricordare i particolari dell’impatto degli aerei. La struttura
delle torri era stata concepita per resistere all’impatto di un aereo.
All’esterno una cortina di pilastri sottili, mentre la struttura portante
http://www.effedieffe.com/index.php?view=article&catid=20&id=313364%3Arivediamo­il­crollo­delle­torri­gemelle&tmpl=component&print=1&layout=d…

13/27

21/4/2015

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle

principale era all’interno, attorno alla colonna degli ascensori.

Fig. 6 Zone di impatto per le due torri 

Per demolire questa particolare struttura si dovrà agire sui pilastri
centrali con la conseguenza che all’esterno dei due grattacieli saranno
poco visibili i getti di gas generati dagli esplosivi.
Le opinioni di Griffin (4) 
Gli edifici abbattuti dalle demolizioni controllate collassano in un
tempo vicino alla caduta libera di un corpo che cade dal piano più alto
del’edificio. Ciò accade poiché vengono meno i supporti ai piani
inferiori, cosi che quando i piani superiori crollano non incontrano
alcuna resistenza.

http://www.effedieffe.com/index.php?view=article&catid=20&id=313364%3Arivediamo­il­crollo­delle­torri­gemelle&tmpl=component&print=1&layout=d…

14/27

21/4/2015

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle

Fig. 7 – Schema strutturale delle Torri. La struttura portante principale è
all’interno. L’esterno, come si vede a destra, è costituito da una selva di
pilastri sottili che alla base si raggruppano ogni tre pilastri in uno solo. I
pilastri interni costituiscono la parte più resistente del telaio progettato per
incassare l’impatto con un aereo di linea

Il fatto che i crolli delle Torri abbiano ricalcato questa caratteristica
delle demolizioni controllate è stato menzionato indirettamente anche
nel Rapporto della Commissione 9/11, che ha dichiarato che «La torre
Sud è venuta giù in 10 secondi» (Kean e Hamilton, 2004). Gli autori del
rapporto, evidentemente, non hanno pensato che la rapidità del crollo
potesse contrastare con la versione ufficiale, conosciuta come «effetto
pancake».
Da un’altezza di 417 metri un corpo in caduta libera impiega 9.22
secondi per arrivare al suolo.  Per il grattacielo WTC1 i piani al di sopra
dell’impatto impiegherebbero 8,48 secondi in caduta libera, 12,6 sec. In
caduta frenata.
Quindi un crollo che avviene in un tempo inferiore a quello previsto
dall’effetto pancake rivela con certezza che si tratta di un crollo
provocato da esplosioni.
Secondo questa teoria, i piani al di sopra di quelli che sono stato
indeboliti dall’impatto dell’aereo, sono crollati sui piani inferiori,
http://www.effedieffe.com/index.php?view=article&catid=20&id=313364%3Arivediamo­il­crollo­delle­torri­gemelle&tmpl=component&print=1&layout=d…

15/27

21/4/2015

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle

innescando una reazione a catena, determinando lo schiacciamento di
tutti i piani sottostanti.
Ma se questo fosse ciò che è accaduto, i piani inferiori, con le loro
masse di acciaio e cemento, avrebbero comunque offerto resistenza
anche se i loro appoggi avessero offerto una resistenza nulla. I piani
superiori non sarebbero potuti crollare attraverso quelli inferiori come
se fossero in caduta libera. Comunque, i filmati dei crolli mostrano che
le macerie in linea col profilo dell’edificio crollavano alla stessa
velocità di quelle all’esterno. Come spiega l’architetto e fisico Dave
Heller (2005).
Gli edifici sono crollati troppo velocemente. I solai avrebbero dovuto
cedere simultaneamente, per arrivare a terra in un tempo così ridotto.
Ma in che modo? In quello [conosciuto come la demolizione
controllata], ogni piano di un edificio viene distrutto appena prima che
il piano sopra lo stia per colpire. Dunque, i piani cedono allo stesso
tempo, virtualmente in caduta libera (Garlic e Glass).
Crollo globale: La versione ufficiale è ancora più vistosamente
contraddetta dal fatto che i crolli sono stati totali: queste torri di 110
piani si sono trasformate in ammassi di detriti alti giusto pochi piani.
Com’è stato possibile? Il nucleo centrale di ogni torre era costituito da
una struttura reticolare con 47 imponenti colonne portanti in acciaio.
Secondo l’effetto pancake, sono venute a mancare le travi orizzontali di
acciaio che legavano le colonne verticali. Ma se fosse successo questo,
le 47 colonne verticali del nucleo centrale starebbero ancora in piedi (si
veda Fig. 7).
La Commissione 9/11 se ne è uscita con un’ardita soluzione a questo
problema. Ha semplicemente trascurato l’esistenza delle 47 colonne
d’acciaio, dicendo: «Il nucleo centrale degli edifici era un pozzo
d’acciaio cavo, che conteneva gli ascensori e le scale» (Kean and
Hamilton, 2004). Senza le 47 colonne del nucleo centrale, il problema
principale scompare. Ma il NIST ha pubblicato i disegni delle due
strutture dove si vede che erano proprio quelle 47 colonne a reggere il
http://www.effedieffe.com/index.php?view=article&catid=20&id=313364%3Arivediamo­il­crollo­delle­torri­gemelle&tmpl=component&print=1&layout=d…

16/27

21/4/2015

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle

peso dei due grattacieli.
Il Rapporto del NIST ha provato a spiegare questa che è la questione
più importante, sostenendo che quando i piani sono crollati, hanno fatto
pressione sulle colonne, portando all’instabilità delle colonne
perimetrali. Ciò ha poi aumentato il carico sulle colonne del nucleo
centrale, che erano state indebolite in precedenza da fiamme
terribilmente alte, che, secondo il NIST, hanno raggiunto i 1832°, e
questa combinazione di fattori in qualche modo ha portato al «crollo
globale» (NIST, 2005).
Questa teoria deve affrontare due problemi. Primo, l’affermazione del
NIST riguardante la presenza di incendi molto caldi nel nucleo della
struttura manca completamente di prove. Immediatamente prima del
crollo un fiume di gente scendeva lungo le scale che passavano accanto
ai pilastri verticali. Come abbiamo già visto, i loro studi non presentano
prove riguardo al fatto che le colonne esterne avessero raggiunto
temperature anche solo i 250°C, quindi la loro teoria richiede
un’aggiunta puramente fantasiosa di più di 732 °C. Secondo, anche se
questi eventi fossero avvenuti, il NIST non spiega per quale motivo essi
avrebbero dovuto provocare un crollo totale. Il rapporto del NIST
asserisce che il cedimento strutturale si sia verificato tanto nelle colonne
del nucleo interno, quanto in quelle del perimetro esterno, ma questa
rimane un’asserzione senza alcuna prova. Non c’è alcuna spiegazione
plausibile del motivo per cui le colonne, anche se avessero raggiunto
tali temperature, dovrebbero essersi spezzate o anche solo deformate
tanto da causare un crollo totale ad una velocità quasi pari a quella di
caduta libera.
Acciaio tagliato: nelle demolizioni controllate di edifici a struttura in
acciaio gli esplosivi sono usati per tagliare a pezzi colonne e travi di
questo metallo. Un rappresentante della Controlled Demolition, Inc. ha
affermato che lo RDX, uno degli esplosivi usati normalmente, taglia
l’acciaio «come un rasoio taglia un pomodoro». Oltretutto, l’acciaio
non è semplicemente tagliato, ma è tagliato in pezzi sufficientemente
corti da poter essere gestiti facilmente. Come la Controlled Demolition,
http://www.effedieffe.com/index.php?view=article&catid=20&id=313364%3Arivediamo­il­crollo­delle­torri­gemelle&tmpl=component&print=1&layout=d…

17/27

21/4/2015

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle

Inc. afferma nella sua pubblicità: «I nostri sistemi DREXSTM
segmentano i componenti in acciaio in pezzi di un peso tale da poter
essere sollevato dagli strumenti disponibili».
Polverizzazione del cemento e di altri materiali: un’altra caratteristica
delle demolizioni controllate è la produzione di grandi quantità di
polvere, dato che gli esplosivi abbastanza potenti da tagliare l’acciaio
polverizzano il cemento e la maggior parte degli altri materiali non
metallici in piccole particelle. Hoffman (2003) riporta che «quasi tutti i
componenti non metallici delle torri sono stati polverizzati in polveri
fini».  Questa osservazione è stata fatta anche dal Colonnello John
O’Dowd della U.S. Army Corps of Engineers. Al WTC, ha detto su
History Channel, «sembrava che tutto si fosse polverizzato» (History
Channel, 2002).
Questo fatto crea un problema alla teoria ufficiale, secondo la quale
l’unica energia presente era quella gravitazionale. Quest’energia
sarebbe stata sufficiente a rompere la maggior parte del cemento in
piccoli pezzi, ma certamente non sarebbe stata sufficiente a trasformare
il cemento e quasi tutti i componenti non metallici in minuscole
particelle di polvere.
Nuvole di polvere: un’altra caratteristica comune nelle demolizioni
controllate è la produzione delle nuvole che si vedono quando le
esplosioni gettano le polveri fuori dall’edificio con grande energia. I
crolli delle torri, come si può notare confrontando i vari filmati presenti
sul web, hanno prodotto nuvole molto simili a quelle prodotte dalle
demolizioni controllate di altre strutture, come ad esempio il Seattle’s
Kingdome. L’unica differenza è che le nuvole prodotte durante il crollo
delle torri erano in proporzione molto più grandi e in anticipo sui crolli,
quindi prima che potesse essere chiamata in causa l’energia
gravitazionale. Hoffman (2003), basandosi sull’espansione della nuvola
di polvere della Torre Nord, calcola che l’energia richiesta anche solo
da quest’espansione, ignorando quella necessaria a tagliare l’acciaio e
polverizzare il cemento ed altri materiali, eccedeva di almeno 10 volte
l’energia gravitazionale disponibile.
http://www.effedieffe.com/index.php?view=article&catid=20&id=313364%3Arivediamo­il­crollo­delle­torri­gemelle&tmpl=component&print=1&layout=d…

18/27

21/4/2015

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle

Il resoconto ufficiale, quindi, implica una violazione delle leggi della
fisica. Oltre all’enorme quantità di energia necessaria, un altro
problema della teoria ufficiale è che l’energia gravitazionale non basta a
spiegare la produzione delle nuvole di polvere. Questo è evidente
soprattutto nei primi secondi dell’evento. Hoffman afferma: «Sono
visibili dense nuvole di cemento polverizzato emesse nei primi 2
secondi, quando il moto relativo della cima della torre rispetto alla
porzione intatta era solo di pochi metri al secondo».
Jeff King (2003) similmente dichiara: «[Una grande quantità di]
finissima polvere di cemento è stata emessa dalla cima dell’edificio nei
primi istanti del crollo... [quando] le lastre di cemento [si stavano]
scontrando una con l’altra a [solo] 40­50 km/ora».
L’importanza della dichiarazione di King può essere apprezzata
contrapponendola all’affermazione di Shyam Sunder, investigatore
capo del NIST, secondo il quale, nonostante le nuvole di polvere
prodotte durante i crolli delle Torri Gemelle possano dare l’impressione
di una demolizione controllata, «è l’effetto pancaking dei piani che dà
quest’impressione» (Popular Mechanics, 2005). Il pancaking, secondo
la teoria ufficiale difesa da Sunder, cominciò in corrispondenza del
piano sottostante i fori provocati dall’impatto degli aerei di linea. Come
fa notare King, questa teoria non può giustificare il fatto che, come
rivelato dalle fotografie e dai video, le nuvole di polvere siano state
prodotte molto più in alto delle zone di impatto. Inoltre l’effetto
pancaking non è comparso nei filmati. I piani sono crollati insieme,
senza che venissero prima a contatto tra loro.
Getti orizzontali: un’altra caratteristica comune nelle demolizioni
controllate è l’espulsione orizzontale di altri materiali, oltre alla
polvere, in corrispondenza delle zone dell’edificio nelle quali sono stati
attivati gli esplosivi. Nel caso delle Torri Gemelle, le foto e i video
mostrano che «pesanti pezzi d’acciaio sono stati lanciati in tutte le
direzioni a distanze di 200 metri, mentre i rivestimenti di alluminio
sono stati sparati fino a 300 metri dalle torri» (Paul e Hoffman, 2004).
http://www.effedieffe.com/index.php?view=article&catid=20&id=313364%3Arivediamo­il­crollo­delle­torri­gemelle&tmpl=component&print=1&layout=d…

19/27

21/4/2015

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle

Tuttavia l’energia gravitazionale è, ovviamente, verticale, quindi non
può neanche cominciare a spiegare questi getti orizzontali.
Anelli di demolizione: ancora un’altra caratteristica delle demolizioni
controllate indotte da esplosioni sono gli anelli di demolizione, ossia
una serie di piccole esplosioni che corrono rapidamente attorno
all’edificio. Anche questo fenomeno si è manifestato nel crollo delle
torri. 
Rumori prodotti dalle esplosioni: l’uso degli esplosivi per provocare
crolli ovviamente produce rumori. Come tutte le caratteristiche
precedenti, a parte l’acciaio tagliato, anche questa è stata notata da
testimoni. Infatti, come vedremo più avanti, ci sono molte
testimonianze dell’esistenza di tali esplosioni prima e durante il crollo
delle torri.
Acciaio fuso: l’undicesima caratteristica che sarebbe lecito aspettarsi
solo se degli esplosivi fossero stati utilizzati per tagliare le colonne
d’acciaio sarebbe l’acciaio fuso; la sua presenza sul sito del crollo del
WTC è stata riportata da molti testimoni, incluse le due figure principali
implicate nella procedura di asportazione delle macerie, Peter Tully,
presidente della Tully Construction, e Mark Loizeaux, presidente della
Controlled Demolition, Inc.
Tully ha detto di aver visto pozze di «acciaio letteralmente fuso» al sito
del crollo. Loizeaux ha affermato che molte settimane dopo l’11
settembre, quando si stavano rimuovendo le macerie, sono stati trovati
«hot spots di acciaio fuso in corrispondenza del fondo dei vani degli
ascensori delle torri principali fino al settimo piano interrato» (entrambe
le affermazioni sono riportate in Bollyn, 2004).
Inoltre Leslie Robertson, ingegnere strutturale capo per le Torri
Gemelle, ha affermato: «21 giorni dopo l’attacco, gli incendi stavano
ancora bruciando e l’acciaio fuso scorreva ancora» (Williams, 2001).
Anche se nessuno lo rivela, probabilmente a New York tutti i grattaceli
http://www.effedieffe.com/index.php?view=article&catid=20&id=313364%3Arivediamo­il­crollo­delle­torri­gemelle&tmpl=component&print=1&layout=d…

20/27

21/4/2015

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle

oltre una certa altezza sono minati sin dalla loro costruzione. Infatti se
uno di questi altissimi edifici fosse a rischio di un crollo laterale,
sarebbe necessario demolirlo immediatamente perché, per effetto
domino, verrebbero abbattuti molti altri grattaceli contigui.
Infine un interessante scambio di opinioni con un lettore
# xxx 2010­09­30 Senza fare discorsi lunghi, rimane il fatto che diverse
persone di nazionalità araba si sono impadroniti degli aerei di linea,
che hanno manovrato sino a sbattere contro le facciate delle due torri.
Pensavo in ogni caso, sbagliando, che i grattacieli li costruissero con
tanto acciaio e come detto l’acciaio rammollisce con il caldo. Il resto
della storia si presta a tante intuizioni, anche fantasiose... avanti c’è
posto. Saluti ri.sa.
Risposta: riassumendo xxx dice: alcuni dirottatori suicidi hanno
dirottato degli aerei ed hanno combinato la tragedia. Per tutto il resto si
può dire che si tratta di illazioni e fantasie gratuite.  Essendo stato il
gigantesco attentato un fatto storico di enorme importanza, con
gravissime conseguenze che pagheremo per molti decenni, credo sia
opportuno riflettere su ciò che è realmente accaduto. Ci sono molti
aspetti che non collimano. Il primo è lo scopo. Sembra che gli
attentatori abbiano agito con l’unico scopo di attirare la vendetta
americana contro l’Islam in generale, contro l’Iraq e contro
l’Afghanistan in particolare. Mentre in diretta vedevo crollare le torri ho
pensato che fossero state progettate e costruite in modo pessimo. La mia
formazione di ingegnere risale agli anni in cui in Italia si costruivano gli
edifici solo in cemento armato il cui calcolo è molto più difficile delle
costruzioni in ferro. Scienza e tecnica delle costruzioni in Italia erano
all’avanguardia e i miei professori non risparmiavano qualche sarcasmo
ai progettisti americani. Questo potrà sembrare strano oggi, nell’attuale
nostra condizione di totale e gioiosa subalternità. Quando comparvero
le prime ipotesi che i grattacieli fossero crollati perché minati, non ci
potevo credere per l’enormità del fatto e dei risvolti politici. Quando il
NIST pubblicò le prime relazioni queste non contenevano alcuna critica
al progetto. Eppure il NIST cercava qualsiasi appiglio per giustificare il
http://www.effedieffe.com/index.php?view=article&catid=20&id=313364%3Arivediamo­il­crollo­delle­torri­gemelle&tmpl=component&print=1&layout=d…

21/27

21/4/2015

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle

crollo «naturale», causato solo dall’impatto degli aerei e dal
conseguente incendio. Anzi, nelle pubblicazioni del NIST, ebbi modo di
ammirare le strutture dei due grattacieli interamente in acciaio, ben
protette da strati di isolanti termici in amianto.
Per quanto riguardava i carichi le strutture erano dimensionate con
abbondanza, infatti potevano reggere sforzi cinque volte maggiori di
quelli previsti. E allora perché erano cadute quelle due torri alte più di
400 metri, e poi crollate come se improvvisamente avessero persa
qualsiasi consistenza? In un paese, come il nostro, in cui la tecnica è
considerata una noia insopportabile, cercare di far conoscere i risultati
di un’indagine critica condotta sul filo di riflessioni e considerazioni
basate sulla fisica e sulla chimica della combustione, appare come
un’impresa votata all’insuccesso. Ma nel resto del mondo le cose non
stanno come da noi. Negli stessi Stati Uniti non troverete chi dichiara
con orgoglio di non saper niente della tecnica (e della matematica).  
Eppure l’interpretazione dei fatti, presentata così efficacemente da xxx,
ha prevalso ed alla fine è diventata, contro ogni evidenza, una verità
incontestabile. Forse fra poco verrà proibito per legge metterla in
discussione. Per essere il nostro un mondo che si fonda sulla ragione, e
più ancora sulla ragionevolezza, oltre che sulla tecnica, si tratta almeno
di un paradosso. Quindi la tragedia dell’undici settembre, il fatto più
importante, dopo lo scoppio delle due bombe atomiche sul Giappone,
non potrebbe essere sottoposto a un’analisi condotta con l’uso della
ragione. Perché sono crollate le due Torri del WTC, oltre al grattacielo
numero 7?
Che siano crollate per gli incendi è impossibile, anche per il modo e con
la rapidità con cui sono cadute, davanti agli occhi di tutti. Avere una
risposta compatibile con le leggi della fisica è molto importante perché
il mondo di oggi si regge sulla fisica.
Infine è stato impedito alla magistratura americana di svolgere indagini;
sono state fatte sparire in tutta fretta le macerie delle torri crollate e non
sono stati autorizzati prelievi di campioni per essere analizzati. Quelli
http://www.effedieffe.com/index.php?view=article&catid=20&id=313364%3Arivediamo­il­crollo­delle­torri­gemelle&tmpl=component&print=1&layout=d…

22/27

21/4/2015

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle

che sono finiti in qualche laboratorio sono stati prelevati illegalmente e
quindi i risultati delle analisi non hanno ufficialmente alcun valore di
prova. Questa segretezza è stata giustificata dal fatto che erano in corso
indagini segrete nel supremo interesse della sicurezza nazionale. Per
queste ragioni le conclusioni semplici e sbrigative di xxx sono
sbagliate, e sono sbagliate nella direzione desiderata da chi ha
realmente imbastito la tragedia del 11/9, una tragedia che ha dato inizio
alla storia del nuovo millennio: la conquista del potere mondiale.
Raffaele Giovanelli

1) Robert Gaylon Ross, Sr. «The Elite Serial Killers of Lincoln, JFK,
RFK & MLK». G. Ross giornalista, in passato ha svolto un ruolo di
primo piano nella Army Security Agency, ed è stato anche comandante
in un gruppo di Intelligence nella zona demilitarizzata tra Nord e Sud
Corea. Barry McClellan, «Blood, power and money – How LBJ killed
JFK». Maurizio Blondet «L’altro 11 settembre» EFFEDIEFFE.com,
23/11/2006 Secondo la commissione Warren J. F. Kennedy sarebbe
stato ucciso da Oswald con il suo «miracoloso» fucile Carcano. In realtà
fu colpito da un fucile a pompa per opera di agenti della CIA. Per
amore della cronaca si deve dire che l’assassinio di Kennedy è stato
seguito da una autentica strage. Oswald venne ucciso alla sua
apparizione in pubblico da un tale Ruby, amico della polizia locale.
Ruby in carcere venne fatto dormire a sua insaputa su materiale
radioattivo che ne provocò la morte prima che arrivasse al processo.
Quasi tutti i testimoni morirono per diverse cause così che non fu
possibile istruire un processo. Quarant’anni dopo, nell’anniversario
dell’assassinio, viene fuori la verità, che emerge da una video­intervista
di 80 minuti, raccolta da un ricercatore indipendente e giornalista
Robert Gaylon Ross. Prima di morire nel giugno del 2002 ha parlato
l’amante di Johnson, Madeleine Duncan Brown. La Brown aveva
raccontato la sua relazione con Jonshon già dagli anni ’80; ma,
stranamente nessun grande mezzo di comunicazione l’aveva mai
http://www.effedieffe.com/index.php?view=article&catid=20&id=313364%3Arivediamo­il­crollo­delle­torri­gemelle&tmpl=component&print=1&layout=d…

23/27

21/4/2015

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle

intervistata a fondo su quella notte a Dallas. Lucida, senza alcun odio
per il suo antico amante, oggettiva, la Brown racconta nel video che il
piano per uccidere Kennedy cominciò a prendere forma nel 1960, già
durante la convenzione democratica dove il partito decise di candidare
Kennedy alla presidenza, con Johnson come vicepresidente. Fu H. L.
Hunt, un miliardario texano del petrolio ad imporre Johnson, come
contrappeso al candidato di quella che i maggiorenti texani chiamavano
con dispregio «la mafia cattolico­irlandese», ossia la famiglia dei
Kennedy. La Brown ricorda nel video che H.L. Hunt a Dallas ricordava
il braccio di ferro con Joe Kennedy (il padre del clan) che era riuscito a
imporre il figlio: «Abbiamo perso una battaglia, ma vinceremo la
guerra», disse allora Hunt. Il giorno dell’attentato, tre anni dopo, Hunt
disse: «Ecco, abbiamo vinto la guerra». Per la Brown, il regista
dell’esecuzione era stato lo stesso Hunt. «Avevano quel lodge fuori
Dallas, si incontravano lì», dice: «Lui sceglieva gente diversa che
poteva fare certe cose per lui, e sono sicura che questo cominciò due
anni prima dell’assassinio. È stato un delitto del tutto politico, e Hunt
lo controllava». Una delle persone che facevano «le cose per Hunt» era
Jack Ruby, tenutario di casinò, fornitore di servizi occulti ai
maggiorenti, non esclusi omicidi a contratto; l’uomo che il 24
novembre sparò ad Oswald davanti alle telecamere. Rievoca la Brown:
«Giocavamo al poker al Carousel Club [il night di Ruby] e Jack Ruby
arrivò e disse: Sapete che cosa è questo? Guardai, ed era [la mappa
del percorso] della sfilata di auto… mi colpì che sapesse dove sarebbe
passato il presidente… allora pensavo che fossero intoccabili». La
donna si riferisce spesso a un «8F group» per indicare il gruppo di
individui che gravitava attorno a Johnson e ad Hunt. Ne facevano parte
petrolieri texani, giudici e Edgar Hoover, il direttore dell’FBI. La sera
del 21 novembre ci fu un party a Dallas, nella magione di Clint
Murchison, un altro miliardario con buoni agganci con la famiglia
mafiosa dei Genovese; Hoover era alla festa, e c’era anche Jack Ruby.
La Brown era presente, e ricorda parecchi nomi dei partecipanti. C’era
John McCloy, presidente del Council on Foreign Relations, della Chase
Manhattan Bank, intimo dei Rockefeller, al tempo consigliere politico
di Kennedy. C’era George Brown, della Brown & Root, grande impresa
multinazionale di costruzioni, poi divenuta la Kellogg, Brown & Root,
http://www.effedieffe.com/index.php?view=article&catid=20&id=313364%3Arivediamo­il­crollo­delle­torri­gemelle&tmpl=component&print=1&layout=d…

24/27

21/4/2015

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle

agenzia di infrastrutture che fornisce anche mercenari ed è stata
assorbita dalla Halliburton. C’erano Clyde Tolson vicedirettore
dell’FBI, Richard Nixon, numerosi pezzi grossi della mafia, ed
importanti giornalisti. Gli ospiti manifestarono una certa sorpresa
quando arrivò Lyndon Johnson, il vicepresidente. McCloy convocò una
riunione. «Lyndon non restò a lungo nella sala della riunione»,
racconta la sua amante, «e quando uscì mi afferrò per il braccio e mi
disse: ’Dopodomani quei figli di puttana non mi daranno più guai»…
«Se non fosse avvenuto l’assassinio, probabilmente Lyndon Johnson
sarebbe finito in galera», rievoca Madeleine. Perché, racconta, stavano
venendo fuori particolari scottanti sulle tangenti che il vicepresidente
prendeva per certi programmi agricoli. C’erano molti che erano disposti
a testimoniare contro di lui; stranamente poi questi testimoni finirono
male. Alcuni furono implicati in scandali omosessuali. Altri si
suicidarono, uno di questi sparandosi alla testa cinque colpi! (difficile)
Anche la Brown sostiene di essere stata «avvertita». Suo figlio, il
bambino illegittimo che aveva avuto da Johnson, dice, scomparve
insieme alla baby sitter. A quel punto la donna ritenne che sarebbe stata
più sicura se avesse reso pubblico quel che sapeva della storia (?).
Scoprì che i media non erano interessati. La Brown è apparsa in un libro
(«Blood, power and money – How LBJ killed JFK»), scritto da una
personalità alquanto difficile da screditare: Barry McClellan, padre di
Scott McClellan, il portavoce della Casa Bianca all’epoca dei Kennedy.
Quarant’anni dopo: la verità sul complotto che uccise Kennedy emerge
quando ormai non ha alcun peso politico, non può più cambiare le cose,
è buona al più per i libri di storia.
2) M. Levy, M. Salvadori, PERCHE’ GLI ADIFICI CADONO, RCS
Libri (1997) – Milano Why Builngs Fall Down – How Structures Fail,
(1992)
3) Guasti strutturali degni di nota dall’inizio del XX secolo:
Anno Struttura

Luogo

1907 Quebec Bridge

Quebec City, Canada

Inondazione di melassa a
http://www.effedieffe.com/index.php?view=article&catid=20&id=313364%3Arivediamo­il­crollo­delle­torri­gemelle&tmpl=component&print=1&layout=d…

25/27

21/4/2015

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle

1919 Boston

Boston, Massachusetts

1940 Ponte di Tacoma

Tacoma, Washington, United
States

1968 Collasso di Ronan Point

London, England

1978 Hartford Civic Center

Hartford, Connecticut, United
States

1979 Kemper Arena

Kansas City, Missouri, United
States

1981

Collasso della passerella
dell’Hyatt Regency

Kansas City, Missouri, United
States

1986 Disastro dell’Hotel New World

Little India nei pressi di
Serangoon Road, Singapore

1987 Collasso dell’Ambience Plaza

Bridgeport, Connecticut, United
States

1993 Crollo delle Torri Highland

Kuala Lumpur, Malaysia

1995

Collasso del centro
commerciale Sampoong

2000 Molo 34

Seoul, Corea del Sud
Philadelphia, United States

2001

Collasso della Sala
Ricevimenti Versailles

Jerusalem, Israel

2001

Collasso del World Trade
Center

New York City, United States

Crollo del Terminal 2E
2004 all’Aeroporto di Parigi –
Charles de Gaulle

Parigi, Francia

2007

Collasso del ponte I­35W sul
Mississippi

2007

Crollo del Ponte sul fiume
Hunan province, China
Jiantuo durante la costruzione

Minneapolis, United States

2007 Collasso del Ponte di Can Tho Tây Nam Bộ, Vietnam
Non viene citato il disastro del Vajont perché la diga non crollò. È stata
omesso il crollo di una diga nella Francia del sud.
http://www.effedieffe.com/index.php?view=article&catid=20&id=313364%3Arivediamo­il­crollo­delle­torri­gemelle&tmpl=component&print=1&layout=d…

26/27

21/4/2015

Rivediamo il crollo delle Torri Gemelle

4) David Ray Griffin, The Destruction of the World Trade Center: Why
the Official Account Cannot Be True, pubblicato su www.911truth.org;
29, 01, 2006.

L'associazione culturale editoriale EFFEDIEFFE, diffida dal copiare su altri siti, blog, forum e mailing list i suddetti
contenuti, in ciò affidandosi alle leggi che tutelano il copyright.    

 

http://www.effedieffe.com/index.php?view=article&catid=20&id=313364%3Arivediamo­il­crollo­delle­torri­gemelle&tmpl=component&print=1&layout=d…

27/27


Documenti correlati


Documento PDF rivediamo il crollo delle torri gemelle
Documento PDF esposto paramassi accadimenti successivi
Documento PDF seriecomit
Documento PDF relaz bell
Documento PDF torri di las vegas copia
Documento PDF gds edp 03 02 2013


Parole chiave correlate